I Mangiapolvere. C.48 P.711 15 Aprile 2018

Col pensiero ad errar per strade polverose alla ricerca di un passato anche se non troppo remoto.  Meglio se nei ricordi affiora un passato intrigante, o forse peggio ma nei due passaggi l’intrigo la fa sempre da padrone.

Siamo talmente invischiati dal l’intrigo da non renderci conto del suo perfido fascino e che lo si voglia o meno, inesorabilmente si subisce… il fascino dell’intrigo, quello che innocentemente ci avvince in un una storia e ci fa dire e dare almeno tre soluzioni diverse al finale del libro ovviamente senza averlo letto sino alla fine.

Oppure l’intrigo ci prende sulle discussioni politiche, e non succede come nella storia narrata in un libro o nel cinema perché il risultato finale non ha mai un termine,  è un eterno rincorrere una vecchia poltrona inglese a rotelle antica quanto il mondo stesso che una volta inseguita e raggiunta, la trattieni per poco perché ancora scivola via e va ad un altro “veloce” nel prenderla e tenersela, magari aggrappato con le unghie ma, quel tanto che gli basta per assicurarsi un futuro da ricco a discapito di altri mangiapolvere.

Camminar per strade polverose e adesso sono parole che servono.  Le strade polverose ricordano il popolo in tutte le sue epoche, sempre tra la polvere che sta a guardare il prossimo che scalderà una sedia.  Nel l’epoca medievale i signori perlopiù erano regnanti e politicanti e venivano trasportati con eleganti portantine sorrette da servi che chi più ne avesse avuto era di certo la persona più vicina al re. Una meravigliosa portantina pulita borchiata con fregi d’oro alle estremità  che li sorreggeva da fango e polvere della strada che era esclusiva del popolo.

Nessuno e a favore di strade polverose e non vorrebbe essere un povero del popolo, e pochi vorrebbero essere dalla parte del re, tanto di meno dei suoi gregari politicanti. Semplicemente basterebbe dividere tutto con tutti e nessuno più morirebbe di fame nel mondo ed ognuno avrebbe  benessere, rispettabilità e dignità come chiunque altro meriti.

Su questa terra bisognerebbe ignorare la parola re perché significa potere, e per gli affetti da questo male la cura è la stessa del malato pedofilo e andrebbero curati come si cura la pedofilia.  Il potere è la perversione dell’intelletto che ti spinge al possesso senza fine ad ogni costo e con ogni mezzo.  Spesso pagato atrocemente con tributi pesanti di innocenti vite dove di certo non si risparmiano bambini,  e non c’è nulla di più perverso pur sapendo che un giorno ancora in corsa per il millesimo traguardo inutilmente da raggiungere, si lascia tutto qua perché è finito il brevissimo tempo in cui si poteva dare molto, ed invece troppo spesso s’e’ tolto tutto a tutti.  È lo stesso crimine pedofilo dell’Anima che ti fa cogliere un fiore non ancora sbocciato ma malgrado ci si divincoli, non basta per scrollare di dosso l’intrigo del potere da considerare come il cancro.

Vale a dire che chi pensa di vivere fuori dagli intrighi, fa come quello delle storie tese, (che di teso non c’è niente)  uguale che il leader del partito del l’hotel stellato che ha saputo trasformare cacca in oro pur rimanendo un giullare da pubblico.  Si ripetono instancabili nel denunciare situazioni di malessere generale senza combinare niente di utile e di buono per scongiurarne il nefasto proseguo.  Si chiama opposizione e la fanno in vari programmi televisivi anche in giacche di serie e cravatte con nodi sottili, così come le donne che si intubano in abiti sciatti privi di eleganza per dare una parvenza di uguaglianza con gente da strade polverose ma hanno conti correnti gonfi di denaro che li dovrebbero far vergognare ogni volta che intendono perorare la causa del debole impolverato.

Cento volte meno ipocriti uomini con abiti firmati con camicie e cravatte a nodo grosso con donne al fianco in tailleur e scarpe con tacchi a spillo, anche se mille volte più infidi nel riuscire ad ottenere il massimo dal loro ego, quindi in questo punto di vista, tutti con lo stesso pensiero, tutti uguali… servitori del re a bordo di carrozze ‘blu’ con lanterne accese la vita  è tutto un intrigo. Per il popolo da strada, i mangiapolvere, la vita anche se dura è rimasta intrigante. Meglio polvere sulla pelle che petrolio nel cuore.

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