Il tempo cambia. C.14 P.739 13 Agosto 18

Aria di pioggia.  Il mio Tempo preferito. Frastuoni di tuoni brontoloni e bagliori improvvisi di lampi accecanti in cielo, riportano al l’ordine ogni velleità. Tutto si ridimensiona. L’uomo si fa piccolo e ora comanda la vita.  Dietro tutto ciò si può notare l’assoluta dominanza della natura è si sta piccini piccini al rifugio di un riparo domestico e al nascosto di brutte cose.. Oggi, adesso comanda il tempo. Rumoreggia tutto attorno e le tenebre anticipano la loro venuta calando un sipario sopra i nostri pensieri. Piove. Ora goccioloni d’acqua trasportata dal vento si fanno sentire sulla pelle. Basta sole. Non è il suo momento. Il sole ha stancato con la sua asfissiante presenza. Si è capito il senso, del resto noi abbiamo alzato la temperatura, noi abbiamo sconvolto l’eco esistenza, ora sale in cattedra il vento che benigno travestito da maligno, adombra i cuori intimorendoli di un sano rispetto. Ricordo di quel l’anno in Calabria che moto parcheggiate ai bordi di una rudimentale tettoia fatta di bambù, nonostante il loro peso aumentato dai bagagli, le moto barcollavano sui loro cavalletti ubriache, a volte  cullate, a volte strapazzate da folate di vento impetuoso, mentre noi affannosamente si bucava con coltelli la volta di cellophane posta sopra le arelle perché  gonfie di pioggia pesante rischiavano di crollarci in testa.  Ma ricordo che anche in Puglia ai piedi di una torre Saracena il tempo bestemmiava la sua rabbia al mondo, e si cercò rifugio sotto un anfratto diroccato e si stette tremanti ad aspettare la clemenza di Eolo.

In Scozia, i fiumi si fecero più scuri di torba e nel bed & breakfast  si riposava sonnecchiando svegliati da rumori assordanti e guardando dalle piccole finestre si poteva vedere il nero arrivare minaccioso dal lago di Lochness che brandiva alle spalle il castello di Highlander. Si stava su lettucci separati ad aspettare l’ora di cena.  Ancora, sul l’Adamello un giorno arrivò furente una bufera estiva che ghermì tutti i reparti delle giovani marmotte, glorioso gruppo di boy scout. Così che sotto un anfratto di roccia ci rifugiammo abbracciati ad attendere la sfuriata degli elementi che ci aveva colto con vestigia leggere.

Come non è diverso il maltempo quando si abbatte sopra i tetti delle case di una parte della foresta che avvolge le zone di confine tra la Romania e la Moldavia. In una capanna di cacciatori, bagliori di lampi accecanti invadevano ogni pertugio di spazio libero, le coperte puzzolenti di capra si tiravano fin sopra la bocca, proprio sotto il naso, a sentirne meglio il maleodorante odore che emanavano, quasi ci volessimo nascondere da tutto quella caciara temporalesca.

Si stava navigando verso l’isola d’Elba. Una mareggiata improvvisa si presentò con fulmini e tuoni che alzavano le onde innanzi noi di sei, sette metri. Non si poteva attraccare perché avremmo rischiato di naufragare impiastricciati tra i rottami contro gli scogli e si rimase uniti sotto coperta a sperare che Nettuno esaurisse la sua rabbia. Quando il tempo si guasta sulle vette dei monti, i rifugi si riempiono la bocca del loro stesso nome e riparano cuori e anime scaldandoli con abbondanti bevute alcoliche che stordiscono per infondere coraggio. Come quando in Abruzzo scoppió un temporale e noi si andò a cercare di recuperare le pecore impaurite sparse nel bosco che sotto gli alberi speravano di trovare riparo dalle intemperie, ignare che  in realtà erano bersaglio facile per saette capricciose. Tre ore per radunare tutti i batuffoli di lana grezza e poi vin brûlé a volontà. La pioggia mi ha regalato uno dei più bei compleanni che abbia avuto modo di festeggiare la mia adorabile compagna. Eravamo in viaggio, io con la mia moto e Susy con la sua mentre Luca e Daniela facevano da apripista nel viaggio.  Stanchi, assettati e affamati. L’Inghilterra ci aveva messo alla prova sin dalle scogliere di Dover, dapprima per la guida a sinistra e poi per un vento che a malapena ci faceva stare in sella. Nubi nere come la pece e pioggia scrosciante ci obbligò ad una sosta a Londra. Una sosta forzata ma non troppo, poco dopo si era al riparo tra le mura di un albergo che ospitò i nostri corpi e diede una ventata di freschezza ai nostri spiriti. La pioggia arriva imbronciata o quieta, annunciata o improvvisa, intima come una poesia che si insinua nelle strade delle città così come tra mari e monti dove riporta la vita. La pioggia… il mio tempo preferito.

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