Un’altra estate smette di illuminare C.32 P.503 26 Agosto 2018

Un altra estate, smette di illuminare.

È quasi la fine di questa estate, le caldissime temperature hanno sfiorato l’impossibile, le fontane sono state gremite e usurpate dal solito manipolo di turisti senza rispetto per altre persone e per se stessi. Così come mari fiumi e laghi sono stati inquinati di immondizia e maleducazione. Un ponte è crollato, si contano mestamente vittime e danni, e si cercano disperatamente i colpevoli per responsabilizzare un qualcuno che a questo punto non potrà di certo resuscitare le vittime del crollo, ma si assumerà la responsabilità dei soldi da sborsare per riparare a persone e cose, che questo è pensiero primario per chi ci governa…i soldi. Il lato umano lo lasciamo ai sopravvissuti di un terremoto o a una famiglia affamata. Che a dirla in questo modo vengono alla mente pecore che vengono ricoverate nel l’ovile dopo un giorno di pascolo… e a dirla in un altro modo immagino sempre pecore ricoverate e non solo per la notte.

Il sole tramonta un ora prima degli ultimi due mesi, la canicola è spezzata da pioggia e fulmini. Due contro uno e i temporali vincono la sfida di “braccio di ferro” con il caldo.  Il sole è sovrano con la calura, ma è solo. La pioggia ha con sé fulmini, lampi, tuoni e saette che tradotte son due. Due contro uno, e la pioggia vince a braccio di ferro con il sole. Il fuoco si ferma… l’acqua non la ferma nessuno.  Intanto una nave zeppa di profughi attracca sulle rive italiane e chi ci governa non scarica il carico di vite umane, perché anche loro si stanno sfidando a “braccio di ferro” con altri governi. Poco importa se a bordo della Diciotti la gente si ammala o si stuprano giovani donne. Qualcuno deve pur vincere. Nel frattempo il cancello che richiude le pecore dell’ovile al cui viene assicurato un buon lucchetto perché nessuna scappi, affinché passate le vacanze estive vengano tosate prima di Natale, che porterà tasse vecchie e nuove, appena sfornate dal fuoco perpetuo dal forno statale. La lana tosata, tutta la lana servirà per pagare le tasse, il resto é storia di vita comune.

Di domenica sulle ciclabili, uomini con la faccia un poco imbronciata e donne che sfoggiano l’abbronzatura di una vacanza appena trascorsa, stanno in sella sulle loro bici pedalando annoiati. Pedalano con facce scure di chi deve ricominciare a lavorare o tribolare, e gambe senza peli color del miele di castagno che sbiadiranno presto negli uffici o tra le mura domestiche. Le chiese di montagna si svuotano così come i negozi al mare. Pesche, meloni, albicocche scarseggiano così come anche bibite fresche, e le pecore vengono contate una ad una ogni sera in modo non ne manchi alcuna sino ad un altra Pasqua, finché non si riapriranno i portali degli ovili, e qualcuna verrà sacrificata a colpi di… ipocrisia, a partire dalla mia. L’estate sta finendo e un anno se ne va… è il solito rituale… sto diventando grande, lo sai che non mi va.

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