Desiderio.

Desiderio.

A volte si attende un momento particolare. Il momento di imprimere un ricordo nelle menti molto distratte. È arrivato, è arrivato il momento che più si cerca e meno si trova, per questo è un momento speciale.

Ho tre nuovi desideri da cercare di far miei, inseguirli e raggiungerli. Sono desideri riposti nel l’angolo delle cose meno importanti per cui si debba averne cura particolare, quindi in grande maggioranza, i desideri pur futili possano apparire non sono mai banali. L’obbiettivo vuol dire il centro di un desiderio, e per fare centro bisogna che il cuore sia connesso, senza di lui non ha senso prefiggersi la ragione vitale di tirare dal l’arco una freccia sperando sia centro. Ho tre nuovi desideri da raggiungere, uno l’ho già raggiunto… partire da casa e arrivare sulla collina e ridiscenderla quel poco. Il secondo desiderio che mi sono prefisso è di partire da casa, salire sulla collina, scenderla e attraversando vie e paesi ritornare al punto di partenza, il focolare.

Il terzo desiderio è nato oggi, adesso, dopo una voce sentita. La voce di un amico. Un amico è colui che oltre il bicchiere di vino, si divide il sentimento di sentire sulla propria pelle lo stato d’animo della persona che ha di fronte. Amico è chi si interessa tanto di un altro amico a tal punto di permettersi di giudicarlo… ed è un errore. Un battibecco, forse iniziato per eccesso di giudizio, senz’altro mosso da ideali di vera amicizia. Mi son sentito di dare e non ricevere. Mi son sentito di non riuscire a lenire il dolore di un amico, e ferito, ho indossato l’armatura di difesa del giudizio… che non mi spetta, e si creò un diverbio tra noi, due amici. Non mi spetta l’arroganza del giudizio, non spetta a nessun umano. E si è creato un dissapore. Qualche messaggio via etere, sintetico e a tratti sprezzante. I pollici alzati al l’insú di internet non sono un saluto sincero. Una rottura, poi d’incanto l’amico scrive senza pollice alzato, e in attimo è tutto finito. Il rancore svanisce in un essenza di pace. Ho da ringraziare per questo miracolo d’amore. Siamo ancora più amici di ieri con il tacito accordo di lasciare che ognuno sia ciò che ha scelto di essere… volente o nolente. Che ognuno sia chi appare sul palcoscenico della vita presentando la sua maschera di scena. Dietro le quinte si strappano a due mani facce false dal viso, per far apparire rughe di speranze e sogni.

Il terzo desiderio è di percorrere quel sentiero che mi porta alla meta ma, non solitario come una tigre dopo la monta, mi farebbe piacere fosse con il mio amico ritrovato. Un tardo pomeriggio d’inverno, sarebbe bello partire con lui su per la china. Torce accese su per il sentiero irto come la nostra voglia d’arrivare, e guadagnata la cima per sederci uno accanto l’altro su di una roccia con un bicchier di vino in una mano, e un sigaro nel l’altra. Magari senza scendere a valle, tant’è che il sogno si può interrompere in qualsiasi momento. E questo è il mio ultimo desiderio.

 

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