Nuovole, sassi e lucida follia.

Nuvole di sassi e sventagliate di follia. Robe strane anche solo da immaginare. Ma, son sassi che tiriamo al pianeta con sventagliate di follia. Ora è stato scoperto un buco grande come il quartiere di Manhattan. Una grotta grande come un paese che nasce corrosa dall’innalzamento dei mari, al di sotto della calotta artica. Sarebbe che per una strana associazione, ci si può immaginare il volto di una madre che partoriva sotto il fragore di bombe sganciate nella seconda guerra mondiale che scriverlo in minuscolo apostrofa la convinzione che nessuna guerra venga mai titolata con Gloria.
E in un sogno di un passato ancora presente, si può vedere lo sguardo disperato di quella madre che vuole difendere ad ogni costo quella figlia appena data alla luce. Quella donna difendeva sua figlia dall’uomo che la ghermiva di rumori inquieti e pensierosi. Lo sguardo di una mamma orsa polare spicca serioso dalla tana. Il suo piccolo si è avventurato ad un metro dalla tana, e lei l’orsa, sta a guardare vigile come una vedetta lombarda. I suoi occhi sono piccoli perché affrontano la luce dopo tanto tempo trascorso in letargo. Occhi piccoli e seri che scrutano guardinghi ogni movimento del proprio cucciolo… l’orsa non deve temere nulla, non ha predatori che la possano impensierire. Eppure in quegli occhi si legge il terrore. Paura del l’uomo, che non è un predatore, lui è Il predatore per eccellenza. È l’uomo che inquinando ha permesso il disgelo dei ghiacci dei poli, e così facendo s’é formata una grotta scavata nel ghiaccio grande come Manhattan. È sempre l’uomo che nel nome di una guerra ha terrorizzato l’arrivo di una vita nuova stampandolo tragicamente sul volto di una giovane partoriente.

Da qui è facile l’amore condiviso tra e fra la gente che troppo spesso è fatto di diattribe, futili quanto inutili, vanesie come l’origine stessa della loro natura. E dall’amore si passa all’odio, per grazia in rari casi dove una o più persone non accettano di perdonare ammettendo la loro “dose” di colpe. La croce è fatta di due legni che si svvrappongono, uno è sempre più lungo del l’altro, ma senza quello più corto, non sarebbe una croce. Offerta per la richiesta, c’è chi offre è c’è chi suo malgrado accetta quello che non dovrebbe accettare con il senno di poi… sovente troppo ‘poco poi’. Perdonare e passare oltre è l’unica soluzione. Perdonare è un dono di gran lunga più grande del coraggio. Il perdono va oltre il coraggio. Da un impulso coraggioso si può cogliere autostima e nobili intenti per il futuro, ed è un bel star bene ma non del tutto soddisfacente. Dal l’impulso del perdono si scavalca ogni atto di coraggio esso d’importanza sia. Saper Perdonare é la liberazione dell’animo, per questo è tanto difficile la sua verità. Saper perdonare, prima pareggia e poi vince sul l’atto di coraggio più grande che è immolarsi per un fratello. Lo pareggia e di merito lo supera, perdonare non è ‘solo’ donare la propria vita per altri, significa continuare a saper vivere la propria con dignità per aiutare gli altrui fratelli. Un modo come un altro per colmare il grande buco dei ghiacci e non vedere più l’ignoto nel futuro di un bimbo che nasce.

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