Gruppi di luce e uomini sparpagliati.

 

Davanti agli occhi macchie scure che si ergono nel mezzo del blu della notte, clivi e colli a formare monti.    Visti di fronte con una tazzina di grappa che risciaqua il fondo del caffè già bevuto e una sigaretta tra mano e bocca, è lo stesso che fosse un paesaggio fatto di cartone accartocciato con lo sfondo di un foglio blu luminescente tempestato da stelle argentee, come si vedesse un presepe fatto di mani e cuore. Sono alture che guardo ogni sera mentre cerco di liberarmi dai pensieri ombrosi di un giorno trascorso e rivedo scritte parole scolpite nella mente, di cui ero padrone quando stavano in bocca ma quando sono uscite mi hanno reso loro schiavo. Vedo colline e su di loro molte luci, a volta bianche, altre color salmone,  sparse, a decine come fossero state rilasciate a grandi falciate dalla mano aperta di un contadino che sta spargendo semina nei campi.

Sotto ogni una di queste luci, tante vite, tante storie che respirano su quelle colline, e li vivendo si elevano ad un grado di umiltà forse maggiore a chi invece vive nelle città di pianura. Vivere sul colle in una casa di pietra con camino sempre acceso, significa pane e pietanza sempre ben cotti da un generoso fuoco, per ciò  elevano lo spirito di ogni abitante di quel focolare. Vivere in città con un calorifero sempre acceso… non è la stessa cosa, è grigio come mangiare una sottomarca della Nutella o bere una Coca light, sarebbe credere che chi sa amare sia disposto a farlo con e per chiunque, mentre chi sa bere vino non berrá mai Tavernello, nemmeno se offerto.

Uguale succede al mare, questa volta non è la manciata di semi sparsa a dita aperte dalle mani del fattore o magari una bizzarra e nervosa pennellata spruzzata da un pittore.

Al mare le luci viste dall’alto di una collina sono ordinate e diligenti come Boy-scout che in fila indiana costeggiano le battigia di un golfo. Serpeggiando, quei puntini luminosi raggiungono gli angoli più estremi alla vista e le luci nel guardarle intensamente si fanno vicine vicine come lucciole piccine in una calda sera d’estate. Lampioni corrosi dal sale che illuminano altri cuori con altre vite. E nuovamente si ripete il rituale di gente che vive sui colli e guarda più in basso il mare. Lo vedono calmo baciato dalla luna in una umida sera d’inverno, lo vedono arrabbiato in una sera di primavera e dall’alto possono vedere il mare che brilla sotto i raggi del sole, gremito di gente voluttuosa di virtù nascoste e molta accaldata allegria. L’uomo di collina che volge sul mare, dona frutti di stagione e ortaggi di prim’ordine per lo star bene del vacanziero, e l’uomo giù alle spiagge vende ironia orgoglioso di mostrare il suo mare che non è, niente, è tutto. Ancora una volta vinto l’appalto per il  ‘grigio’ di chi vive a valle o su spiagge assolate.

Il ‘grigio’ ai monti ha da ridire, e a valle dice che non ha tempo di alimentare un camino a tutte l’ore del dí per mangiare pane e pietanza a pranzo e cena, e sulla spiaggia dice che senza ironia non sopporterebbe sorridere a tutti i clienti, alcuni cretini. L’ umiltà in egual misura per tutti, e ognuno possa prediligere il proprio star bene estasiandosi nel guardare una notte da una pianura che termina tra le montagne con dietro oceani infiniti, così che infinita sia la nostra sete di vivere auspicando sempre il desiderio di farlo. Umilmente, sempre ubriachi di luci in gruppi sparpagliati di vita.

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