Perché arrabbiarsi.

Poi, ripensandoci non è l’unica cosa che avremmo potuto fare per evitare per un “arrabbiatura” fuori luogo. A cominciare dagli onnipresenti invadenti lavavetri ai semafori. Antipatici, ti annaquano il parabrezza con la velocità della lingua di un cobra che saggia l’aria e nel mentre le loro mani si tendono schiuse per una moneta. Paiono piante grasse carnivore ma in realtà sono primule sparse agli elementi del mondo. Anche al povero lavavetri si doveva e si poteva riservare qualche “vaffa” in meno. E dovrà pur finire la storia di farsi fregare il parcheggio da quella morettina la’… fosse almeno bella! No è bruttina e pure antipatica… ma è la figlia del ‘capo’.

E se ancora bene più a fondo si vuole spalare nella sabbia torbida dei ricordi delle arrabbiature, capita di rivederci ingrugniti per quella stupida macchina del caffè che ruba sempre soldi. Oggi poi giornata negativa con aggiunta di parolacce e bestemmie, più del solito, ma quando ce vò ce vò, quando non ci vorrebbero mai. Toccando il fondo della banalità, ci arrabbiamo se l’auromobilista che ci sta davanti ad un semaforo non scatta al verde, bastano pochi secondi in più dopo il segnale di partenza a scatenare il putiferio mentale di una persona… che strombazza dall’auto al pari di chi spara una raffica di mitra per esortare la ripartenza di chi gli sta davanti. Nei paesi nordici il problema non esiste, all’apparire del segnale di semaforo verde il norvegese che sta in prima fila e parlotta con il compagno di viaggio, non interrompe il suo dialogare finché non ha espresso appieno il concetto del suo pensiero al viaggiatore di fianco. Difficile dopo questa lezione di civiltà inferta dai paesi più a nord, riuscire a capire il perché gli stessi paesi, abbiano il triste primato nel mondo di chi si toglie la vita per disperazione.

Ancora, ci siamo inutilmente arrabbiati di andare a pranzo in quel solito ristoro che del resto è il più vicino al posto di lavoro, e cosi volenti o nolenti ci tocca di sopportare quell’antipatica cameriera, che se la tira oltre misura, la ‘gatta morta’ amante fissa del proprietario che se la fa, sotto gli occhi di quella scorbutica di sua moglie, e per ciò lei si sente protetta dal suo modo sfrontato di ostentare bellezza arricchita da molta fiducia e tanta ingenuità personale.

E con un lungo sospiro, il giorno finisce ma di smettere di arrabbiarsi nemmeno se ne parla. Che barba i suoceri a cena. Lei, la suocera a dito puntato, blatera che non si deve fare questo e quello, sempre pronta ad ammonire figlia e genero di come si devono educare i figli, come se lei avesse educato con perfezione i suoi. Mentre il suocero fa il gran filosofo su qualsiasi argomento si intavoli, bravo solo lui che si è guadagnato la sua fetta di nobiltà negli anni migliori del progresso dopo guerra, e sputa sentenze su ciò che ci ha lasciato in eredità, e allora, zitti tutti ad ascoltare, un po’ per dovere, un po’ per rispetto. Stasera, mio figlio Riccardo era insopportabile, e mia figlia Serena quando fa capricci inutili, bisognerebbe gli si mollasse due ceffoni ben assestati. Poi ripensandoci, non vedo perché dovrei arrabbiarmi con mia figlia e Riccardo che frigna per un nonnulla ma si stanno comportando quanto è stato insegnato dai loro genitori… mal che si vuole, non duole… e non deve dolere, sennò l’errore è doppio. Arrabbiamoci di meno e amiamoci di più.

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