In una notte d’amore, di mezza estate, c’era anche la luna.

mUNA NOTTE D’AMORE DI MEZZA ESTATE.

Era una afosa giornata d’estate, disciolte studentesse poco più che adolescenti trascorrevano le vacanze in un campeggio in riva alla quiete del lago.

Lascia stare il buio della notte disse Caterina alle sue amiche, divertiamoci e andiamo a scatenarci al pigiama party di Rebecca e la sua gheng, cosa potrà mai succedere! La sua amica Betty replicò che l’anno prima i soliti ragazzi poco ignoti e molto idioti ci provarono, arrivando a motore spento ad attraccare sulle rive della casa di Rebecca, per fortuna furono scorti da un padre insonne che amava la pesca notturna alle anguille.  Per fortuna o per sfortuna aggiunse Carlotta, non possiamo dire come sarebbe andata quella volta. Come caspita pensi sarebbe andata disse Caterina, nel modo in cui noi si decide vada, o baci o schiaffi… eppoi perchè preoccuparsi così tanto per due kilometri da fare a piedi nella pineta, stasera c’è anche la luna piena e il sentiero e ben illuminato sino ad arrivare alla casa di Rebecca, andremo alla sua festa di compleanno costi quel che costi.  Non siamo preoccupate per la strada rispose Betty anche a nome di Carlotta, non è quella che ci spaventa, forse l’anno passato sarebbero bastati dei semplici baci, ma se i raga ci dovessero riprovare, non credo s’accontenterebbero solo di quelli e di qualche ‘carezza’.  O ragazze, fate un po come vi pare, tanto io ho deciso di “farlo”, gli idioti non sono più tanto ignoti, sapete bene che ci sarà Adelmo, che guai a chi me lo tocca, e poi verrà Stefano, che cara Betty non sembra ti dispiaccia, e tu Carlotta potresti lasciarti un pochino andare con Alberto… anche non ne sei innamorata, è tutto l’anno che ti fa la corte a scuola, e non fare quella faccia che lo stesso la vostra regola può continuare a essere o baci o schiaffi.

Betty al sentir nominare Stefano si sentì pervadere da una strana sensazione di euforica smania e saltellando nel mentre batteva le mani per applaudire la situazione gridò in faccia alle amiche; lo “faccio anch’io”, lo “faccio anch’io”. Ma cosa volete fare stupide oche giulive disse a voce alta Carlotta, e Caterina rispose, hai capito benissimo cosa abbiamo deciso di fare, questa sera andremo al pigiama party di Rebecca e se i ragazzi ci raggiungeranno sarà festa per tuttiiii!  Quando ci ricapita un altra occasione come questa dove possiamo dormire la notte fuori dal campeggio senza l’assillo di quella vecchia megera di Giuditta la capogruppo che ci controlla a vista, replicò Betty per dare man forte all’amica. L’adrenalina saliva con l’eccitazione e gioca pesante in certe situazioni, basta una scintilla di buonumore per scatenare l’apoteosi di sensi confusi, ed è un niente che accada l’imprevedibile. Carlotta intanto s’era fatta pensierosa e non ostentava più tanta sicurezza nel voler dissuadere le amiche, infatti d’improvviso gridò, al diavolo,  lo farò anch’io, non voglio ritornare tra i banchi a settembre con voi due smorfiose che ve la tirate perchè credete di essere diventate donne, non voglio rimanere la ragazzina sfigata delle tre, lo farò anch’io…  e finì in un urlo generale di gioia con braccia alzate al cielo.

Il solito rituale dei giovani di tutti i campeggi del mondo, ogni anno a turno nascevano nuove amicizie, nuovi amori perciò gioie e a volte cocenti delusioni, l’eterno dondolio sull’altalena della vita che ad ogni passaggio accende e spegne i cuori.  E la sera scese lasciando che i suoni della notte passassero accarezzando le tende dei campeggiatori, e le tre amiche, truccate di tutto punto, vestite con poveri pezzi di stoffa che lasciavano intravedere il rigoglio della pubertà sopita dalle curve sinuose di giovani seni con fianchi e cosce che mostravano la loro strabiliante primavera, si incamminarono giù dal clivo per raggiungere la casa di dove si sarebbe fatto festa armate di borse che contenevano pigiami e camice da notte, che forse non si sarebbero nemmeno tolti dalla borsa che ognuna portava appresso.  Rebecca le aspettava in compagnia di altre amiche che le si sentirono a distanza schiamazzare festose in quel bordello di euforica maliziosa innocenza, molte di loro avevano in animo grandi cose da fare, parecchie di loro aspettavano la visita di qualche pimpante giovanotto che incuriosisse la serata magari con un finale del tutto speciale.  Carlotta, Betty e Caterina non erano le uniche speranzose di far rimanere nel cuore il ricordo di quella splendida promettente indimenticabile “prima volta”, il colore più bello che un fiore possa mai dare. La ‘prima ‘volta’ che forse non sarà di puro consapevole amore, ma celato nel cuore è speranza sia il più dolce dei momenti da ricordare per sempre.

Intanto, sull’altra riva nella parte che le acque di Sarnico si mischiano con quelle del lago d’Iseo, sul confine tra il territorio bergamasco e quello bresciano, come previsto, Memo, Stefano e Alby, stavano ‘carburando’ bevendo una birra più del solito, forse per darsi coraggio nell’attesa di una notte che forse li avrebbe visti diventare “uomini”… Alby bevve più di una birra, e il timore non era solo per stemperare l’estenuante attesa di poter stare finalmente con Carlotta tutta la notte, cercava anche di mandare giù il rospo di dover portare con se la sorella minore Patrizia, imposizione forzata dei genitori di entrambi che erano in vacanza al mare. Patty aveva la stessa età del trio d’amiche che aspettavano i ragazzi. Una biondina niente male con l’unico cruccio di quella onnipresente velata tristezza che attraversava il suo viso. Un malinconico marchio  che non la favoriva di certo dall’essere corteggiata a scuola dai compagni di corso, che non se la filavano proprio quella ragazza. Difficile escludere si potesse trattare di una bencelata indifferenza al “maschio”, fatto sta che lo stesso dominare con amore la scena in presenza di donne e fuggire dal voler stare anche solo qualche attimo da passare con un uomo, lasciava non pochi dubbi alle tendenze sessuali di Patrizia.

Doveva essere una folle spensierata serata d’amore per Mamo, Alby e Stefano, una notte dove non ci fosse il tempo ne la voglia di contare le stelle, una notte che entrasse dentro come aver piantato il primo pilastro di sostegno nel cuore. In realtà fu per loro un angosciante pensiero al non si sa che si sarebbe potuto e dovuto fare, e il dopo terrorizzava ancor piu. Cercavano sicurezze nelle birre gli ignari giovincelli, non potendo certo ammettere fra di loro di avere paura della notte brava che li attendeva. Le ragazze, dal canto loro, nemmeno si ponevano il problema di affrontare una tale entusiasmante ed eccitante avventura, la paura l’avevano di già vinta il momento di cosciente incoscienza con la quale decisero di “farlo”, e tanto doveva bastare, al resto ci avrebbe pensato il sesso cosiddetto forte.

I tre baldi giovani con Patty al seguito, salirono in barca, s’era fatta l’ora e memori della precedente stagione, a trecento metri dall’approdo Rebecca, spensero il motore e a remi raggiunsero la riva, nessun pescatore nei paraggi e fu subito festa. Tutte e tutti dentro quella bolgia di sano piacere di germoglio quasi innocente. La padronanza di ognuno era nelle mani di una beatitudine alcolica che governava le fila, la musica sparava forti note arrabbiate che confondendo stordivano i sensi, e a notte inoltrata iniziarono i primi accoppiamenti appartati.

La più decisa sembrava Betty, nonostante l’iniziativa del “farlo” fosse nata da Caterina… prese Stefano per mano e si diresse ai piani superiori, la camera da letto dei genitori proprietari di casa, a quell’età è la meta ambita dai più intraprendenti rampolli in amore, e vi si appartarono. Anche Carlotta superò d’istinto la Caterina invitando il suo Alby ad uscire sul prato in riva al lago, non sembrava felice di farlo, più che altro era ubriaca di birre e sigarette mangiate senza senso, trascinava il già pesante Alby che poverello di avvenente aveva la gran simpatia… un po’ poco per la ‘prima volta’.  Poi, finalmente fu la volta di Caterina la promotrice di verginità perdute che al contrario non invitò sinuosamente il suo lui, ma Memo prese l’iniziativa stordito da mille scuse e pretesti per darsi il coraggio necessario e facendole strada la condusse nella ricerca di una qualche cameretta libera, e così poco dopo avvenne. Patty non centrava nulla in tutto questo garbuglio dapprima platonico di un palpabile sogno anche se un poco contorto. Patty era sparita, forse inghiottita da quel gruppo di ragazze che il pigiama lo portavano davvero mentre saltavano sulle reti del letto,  si erano solo che ‘spaccate’ di musica e bevande troppo gassate, forse Patty finì lì, in quel posto. Stravaganze, cose mai fatte, emozioni che uscivano da tutte le tasche, un groviglio di belle esperienze che odoravano d’interno d’auto nuova, come il pagare la pizza per la prima volta ad una ragazza o sentire se profumi di buono prima di uscire di casa, forse cose che appaiono vanesie, lo stesso che vedere tra il giallo paglierino di una costa di monte arsa da un inverno senza neve, con un unico abete rosso dal colore sempre verde, che spiccava con alle spalle il blu del cielo, cose  che servono per mettere insieme la mente nel prepararla a cose più importanti come una notte di promesse d’amore scambiate tra ragazzi in esplosione di vita.

Una notte d’estate malandrina per Betty e il suo Stefano. Si è sentito aggredito dalla morettina, da far scomparire in un attimo tutta la sicurezza di quattro birre e due alcolici, inibito dalla ragazza tutto pepe, cocciutamente timido si è fermato ai preliminari fatti di baci e carezze, finché Betty, dolcemente fece riemergere la bambina che ancora v’era in lei e realizzò che in quel modo non poteva succedere. Non quella volta. Non quella notte con Stefano nella camera più bella. Nemmeno Alby riuscì ad avere il premio più bello, Carlotta vi si accovacciò vicina e si lasciò sbaciucchiare in modo maldestro senza il minimo cenno di partecipazione e quando si decise a dargli il primo bacio, non durò che qualche istante, Carlotta di scatto respinse a braccia tese il povero Alby e corse fuori dalla stanza senza dire una parola. Corse giù dalle scale a rottadicollo e spalancando la porta d’ingresso in un lampo era seduta in riva al lago rannicchiata su se stessa con il viso in mezzo alle ginocchia che singhiozzava parole sconnesse ma era chiaro il loro significato di disperazione per una situazione che nemmeno lei aveva ben capito, non aveva capito quella isterica repulsione ad Alby… un ragazzo, un uomo, fu terribile quel bacio, la sconvolse dentro. Poco più in là sulla riva, Patty stava parlottando con due ragazze in pigiama che erano uscite con lei dalla casa per prendere una boccata d’aria, niente corteggiatori per loro o forse semplicemente non erano desiderati. Alché Patty sentí singhiozzare mestamente Carlotta e congedandosi frettolosamente dalle amiche, la raggiunse e le si sedette accanto cingendogli le spalle con braccia amorevoli.

Memo era il più ‘fico’, il più sicuro, il maschio alfa, quello che non avrebbe avuto problemi ad impalmare la sua bella. Talmente ‘fico’ e sicuro che invece che carburare all’inizio della serata limitandosi a qualche birra, s’era portato una ‘canna’… non da pesca, quella che sballa e se sbagli la dose, ‘sballa troppo’ e finisce che prima vomiti e poi t’addormenti con pensieri di draghi e streghe che ti girano attorno. Caterina andò anch’essa in bianco, nemmeno loro si fece nulla, neppure quell’ape imporporó quel bel fiore.

Meglio così, in questa storia non c’era vero amore, solo innocente stoltezza e ingenua voglia di diventare grandi. Forse la prossima occasione sarebbe stata la migliore per tutte e per tutti… l’amore doveva attendere ancora un poco… Adelmo il giorno dopo si rese conto di avere sciupato un bel sogno, si ripromise di non fumare più e come per chiedere scusa a Caterina, la riempí di attenzioni per tutto il resto delle vacanze estive… la prossima volta per loro sarebbe stato il momento giusto per tutto. Stefano amava Betty, non resse la gioia di tanto gaudio, non resse la grande prova d’amore che Betty era pronta a ricevere, fu solo una questione di tempo e i due non si sa quando poi lo fecero, si sa invece che non si lasciarono più e nel mezzo il resto non conta.  Alby, rivide Carlotta e dapprima timoroso e impacciato riuscì a confessarle che in realtà quella notte aveva capito di non essere interessato al sesso femminile… Alby le disse di essere Ghay, non si aspettava di certo la reazione di Carlotta che si mise a ridere dapprima quasi nervosamente, poi scoppiò in un dolce sorriso liberatorio. Alby trasalì, i suoi occhi erano pieni di stupore e la meraviglia di quel ridere lo stava strozzando in gola,  fu allora che Carlotta decise di porre fine a quella tortura di idee confuse nella povera testa dell’amico e disse candidamente di non essere etero nemmeno lei è che lo scoperse in riva al lago quella notte mentre piangeva e fu consolata dalla sorella dello stesso Alberto, Patrizia, la ragazza molto carina con il viso sempre velato da un pizzico di malinconia, che adesso fissa compagna di Carlotta quel velo era diventato un perenne sorriso.

In questa storia non è vero che non c’era amore, c’era eccome… ce n’e stato molto a partire dalla luna che illuminava il sentiero per scivolare sulle acque placide del lago di Sarnico che si divertiva con lei a far brillare mille stelle che luccicavano in una danza delicata di pace. Non è vero che in quella notte non ci fosse amore, c’era rispetto e cioè  amore allo stato puro, e se il rispetto a volte non si vede perché un fiore non si schiude nel giorno che si vuole,  in riva al lago il mattino dopo era tempestato di margherite che sono fiorite nella notte insieme all’amore di due donne innamorate. C’era l’amore… c’era, c’era anche la luna.

Sono passati parecchi anni da quell’estate malandrina, Caterina e Adelmo continuarono a frequentarsi, Lei cassiera in un supermercato di Torre Boldone e Lui muratore pendolare tra Bergamo e Milano, sfegatati Atalantini della curva nord. Anni dopo convissero insieme e nel rivederli nel tempo, jeans strappati e malcurata vestigia del rimanente, mi lasciarono supporre che le canne poi se le fumassero entrambi, non ricordo avessero avuto dei figli e comunque persi le loro tracce. Anche Betty e Stefano continuarono a frequentarsi, e pochi anni dopo convolarono a giuste nozze. Giuste perché i due si amarono da subito veramente e da questo bell’amore nacquero due splendidi marmocchi che ora saranno già in età di essere a loro volta protagonisti di qualche bella avventura nel campeggio dove mamma e papà continuarono ad andare con loro, anno dopo anno senza stancarsi mai di quel magnifico posto pieno d’incanto. Alberto ora è un avvocato stimato e di certo non si accompagna con donne, come Carlotta che anch’essa non si accompagna con uomini ma solo con l’unico amore della sua vita, Patrizia la sorella dello stesso Alby, e tutt’e due le amanti lavorano con discreto successo nel mondo della moda. Rebecca non so più se è ancora la proprietaria di quella magnifica grande casa bianca sul lago, so di certo che si è affermata come preparatrice e organizzatrice di matrimoni, in pratica pensa Lei a una giovane coppia che si voglia sposare, dal l’auto che li accompagna in chiesa o in municipio, al viaggio di nozze, è tanto famosa che è richiesta anche al l’estero per matrimoni gay… una bella e soddisfacente carriera.

 

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