Volare.

 

Volare lassù, tra le nuvole scure di un fine serata di un giorno di pioggia. Volarci un mezzo con un casco in testa e sorvolare colli monti e pianure per arrivare al mare con il profumo di salsedine che t’assale dentro immaginando sabbia sotto i piedi. Volare come Superman isolati da insani propositi, liberi come un uccello che nemmeno chiede cibo all’uomo eppur si libra voluttuoso tra le ormai nubi scure, ma non tanto cupe da non vedere la primavera di sotto che reclama il suo venire con multiformi colori, e ancora volare insieme alla beatitudine di un bel vedere di conifere che germogliamo verdognoli timidi aghi dalle cime dei loro rami.
Volare tra le nuvole dei pensieri della gente, ora senza passarci in mezzo per non confonderli ma, sfiorarli delicatamente come accarezzare i petali di una rosa. Il fiore della gente è il più bello pensiero, e sentirne l’essenza è volare tra le braccia di Eolo che soffia su frotte di pecorelle bianche che si disperdono in ogni dove nel firmamento,

Volare nel cuore della notte in un sogno quando ti senti sollevare e riesci a sfuggire ad un leone che a fauci spalancate stava per compiere il balzo fatale, fuggire da una paura sognando di librarsi nelle nuvole che lo stesso non si riesce mai a raggiungere per salvarti da bestie feroci rifugiate nei meandri della mente, a volte capita di salire in volo sulla la sommità di un albero, o di raggiungere un balcone e altre volte ancora di riuscire a sollevarti sulla cima di un monte al riparo di una capanna fatta di solidi tronchi. Non è mai un volo sereno come quello che i tuoi occhi aperti guardano vedendo le nuvole, i sogni sono capricciosi e dispettosi, mostrano la via del piacere come il volare, ma lasciano l’insidia di un leone che ti rincorre nel vano delle scale e dopo una corsa disperata  per il rotto della cuffia si riesce ad introfularsi nell’ascensore… appena in tempo. Meglio volare ad occhi aperti sul cielo di una serata all’imbrunire, con un casco da motociclista in testa… per rimanere con i piedi per terra e arrivare sino ai colori del mare come fanno le rondini nel loro migrare.

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