Ho visto anatre in volo nel buio di una tarda sera.

Dopo aver litigato con la persona che amo, ho visto volare delle anatre nella notte, e ho capito di aver commesso uno sbaglio perché navigare con cuore amaro nel mare del più grande dei sentimenti è come remare contro l’avversa corrente della baia di S. Francisco che ti riporta sempre ad Alcatraz.

Un malinteso per un motivo non futile ma di certo non abbastanza importante da rovinare l’armonia che lega le due metà di una mela. È molto importante far felice la persona che ami, solo allora ci si può immergere in quel niente di egoismo che regna in ognuno di noi e lasciarci andare in libertà a qualche momento privato di vera pace interiore.

Litigare animosamente con la compagna o con l’amico del cuore o con il resto del  mondo lascia l’amaro in bocca, ma torna il sereno con la pace interiore e puoi essere felice di gustare certi momenti ritrovando forza, saggezza e coraggio nel chiederne il perdono, allora ritorna la serenità. Una distrazione del nostro modo di vivere, quindi una gran colpa non è, anzi non v’é colpa alcuna, ognuno cerca di vivere secondo il suo disegno.

Chiunque non indulga al perdono, si illude di avere il quadro della vita dipinto davanti a se, ma in realtà non ha nemmeno iniziato ad intingere il pennello nel l’impasto dei colori e quando lo farà imbratterà senza ben tracciare il sentiero veritiero.

Allora volli chiederle perdono dicendole che l’amo più di me stesso. Cioè… per il vero, prima di farlo scesi in giardino accompagnando il cagnolino Roccia a fare la pipì.

Mi ritrovai in un prato prima delle dovute scuse, colpa del Rocia, colpa di me che per pretesto lo portavo a fare pipì, mi servì tempo per passare dal l’impulsivo presuntuoso momento di uno sbaglio alla pacata realtà a cui appartenevo, pregustandomi in prestito il perdono.

Accendo una sigaretta e sento starnazzare una coppia di anatre che mi volano sulla testa. Starnazzavano freneticamente, e in un nonnulla sbattendo nervosamente le ali sorvolavano lo spazio di essere viste e ascoltate. Sembrava stessero fuggendo. Forse sono state scacciate dalla loggia del loro ruscello da altre anatre, sennò perché dovrebbero volare chiassose con tanto furore all’ora tarda della sera, che di lì a poco calò il sipario sul l’ade del giorno e un anatra di città  mai si sognerebbe di viaggiare migrando nelle tenebre.

Distratto dal frusciare di quel volo, ancora non pensai a che parole “usare” per farmi perdonare dal l’amata ma mi bastò  aver capito la “lezione”, quindi compreso di avere sbagliato, il resto avrebbe fatto il suo giusto corso.  Intanto rubai un momento di pace prima del perdono che ancora mi fosse stato concesso. Ormai è fatta mi dissi, e vidi le anatre in volo mentre fumavo, e fui pervaso da un senso di soave sicurezza al piacere terreno che sapeva di grappa, in un intruglio d’emozioni che mescolavo distillandone nettare di soave mite saggezza.

La raggiungerò e le dirò quanto l’amo, e il “resto”… non avrebbe più avuto alcuna importanza.  Forse le anatre erano in estro e si rincorrevano forsennate scusandosi vicendevolmente in un rituale d’amore. Forse è perciò che chiederei scusa mille volte ancora alla persona che amo e così ho fatto, così feci, amandoci  ancor più  e i miei momenti di pace interiore sono arrivati alle stelle numerosi come loro pitturate nel firmamento.

Ci vuole la stessa ‘tonalità’ di coraggio nel chiedere scusa e perdonare, raggiunto da entrambi l’accordo d’amore si può ammirare l’incanto di un dipinto felice.

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