Sulla ruota dei ricordi.

Sulla ruota dei ricordi.

Son partito per un viaggio nei ricordi, in sella alla moto, senza correre, così che si ammiri ciò che vedo e i pensieri si facciano memorie nel guardare posti e luoghi che hanno visto una buona parte della mia vita. All’inizio di questo spensierato viaggio con meta il lago di Sarnico e poi d’Iseo per far ritorno sulla vecchia statale che da Sovere porta all’altipiano di Clusone e scendere sino a Bergamo attraversando la valle Seriana.

Con pensieri che si fan ricordi, son di già intrippato a Scanzo, con il mitico Bla Bla, una discoteca nel sotterraneo dell’edificio del ristorante Giardinetto che all’epoca era gestito dalla Grazia, una signora bionda, truccatissima e curatissima nell’agghindarsi, ma la sua peculiarità era il tacco 12 che portava puntualmente tutti i santi giorni, senza traballi o sconnessioni nella camminata, l’avvenente biondissima Grazia si muoveva fra i tavoli da servire con tacco 12 e la leggerezza che portava il suo stesso nome di battesimo.    Di suo Marito non ricordo il nome, si vedeva poco, lavorava in cucina, quando appariva, era sempre di ora tarda che fumando una sigaretta, bonfacchiava quattro parole di circostanza quasi sempre condite da non poca rudezza è perché no, anche da un po’ di ignoranza. I figli vennero poi, oltre i miei ricordi di oggi, due maschi, ricordo solamente che uno prese dal padre e uno dalla madre.

La famosa, mitica discoteca del Bla, il Bla Bla condotta dal Mussita, altro mitico personaggio dell’epoca che ancora oggi fa parlare di se come fosse un sopravvissuto dei Nomadi. Mille storie, mille facce in quello scantinato con tanto fumo e rumore. Erano gli anni 80 i ragazzi che frequentavano il Bla, portavano capelli lunghi e jeans stracciati di almeno due taglie più grandi, maglia idem e giaccone quasi sempre di renna che se un po’ sporco era meglio. Ai piedi stivali a punta spagnoli che quando si andava in giro con la Vespa Primavera, “regolarmente truccata”, si lasciavano strisciare penzoloni sull’asfalto in modo si rovinassero un poco come fossero vissuti e lisi come i jeans, e per reggere i calzoni larghi, un cinturone con fibbia enorme di ottone fuso a forma di testa d’aquila o di teschio quando non di facce di Indiani d’America. Nella testa dei ragazzi, solo voglia di fumare canne, bere birre, lavorare poco e andare spesso al mare perché sulle sue rive lo sballo e fare all’amore veniva meglio.

Più di trent’anni dopo i ragazzi portano i capelli corti quasi rasati alla “mojcana”, ci si veste con calzoni stretti e corti sulla caviglia che sembra siano di due taglie in meno, magliette firmate attillate per far risaltare gli addominali e giacche corte e strette che ricordano quelle che portava Totò e Peppino nei loro film sessant’anni prima. Scarpe da tennis rigorosamente griffate che in genere costano quanto un mese d’affitto in una casa periferica, e quando si viaggia a bordo di potenti scooter ci si guarda bene da anche solo sporgerle dalle pedane, immacolate come i pantaloni di Ridolini, e in vita spesso nessuna cintura e quando si, di coccodrillo o pellami raffinati con fibbia classica d’acciaio. Nella testa dei ragazzi d’oggi non c’è più il desiderio di canne, ma di polvere e pasticche, si beve di tutto e di più purché alcolico, il lavoro non c’è quasi più per cui non ci si pone nemmeno il problema e di conseguenza al mare ci si va sempre di meno, anche perché si sballa a casa e a fare all’amore sulla spiaggia rimangono gli stupratori di ogni “colore” che aumentano ogni anno che passa. Cambiano mode e abitudini e gli imbecilli non fanno che aumentare. Sono appena partito con la mia moto in quel del lago. Ho percorso tre kilometri e son già malinconicamente fermo con i miei ricordi… una rotonda la supero, sgaso e vado oltre.

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