Quell’uomo.

Quell’uomo.

C’é pioggia fina che scende dal cielo. È pioggia leggera come un soffio di vento e trasporta con se malinconici ricordi d’un tempo che nella vita dell’uomo si dividono in decenni, fatta eccezione dei primi due che ci sfuggono scivolosi tra le dita, arsi da sete di vita. Dopo i primi vent’anni i ricordi delle persone si consolidano e a chi più, a chi un po’ meno insieme alla più matura consapevolezza del saperli vivere si fortificano, e per renderli più solidi ed imparare ad eliminare il meno, in genere ci si siede dopo i famosi “anta” a chiedersi  cosa si è fatto, dato e ottenuto dalla vita. Per quell’uomo ancora un po’ troppo con la testa di un ragazzone, i pesci tirati in barca non erano molti, le reti erano miseramente vuote nonostante si credesse un gran pescatore. Qualcuno a reti rotte s’arrende, e non pesca più, finendo in una stiva con loro. Lui capì di aver esagerato con l’autostima e prima dei cinquanta si sedette a riparale, del resto i buchi nella rete non erano molti e qualche carpa l’aveva presa insieme a qualche trota che aveva saputo donare a chi aveva fame.

A quel punto può capitare che dopo qualche errore riconosciuto, che un abbondante decennio a venire lo si viva con tale convinzione e cuor leggero che ci si lascia andare… anche troppo e si ritorna felicemente un po’ più giovani. D’incanto si rivivono belle esperienze che per distrazione s’erano dimenticate, e all’uomo capitó di sentirsi parte integrante di un graziosissimo paese di montagna sano come il suo bosco e i suoi sentieri che salgono fino alle cime innevate attraversate da corsi d’acqua limpida, un paese anche sano di persone con scarpe grosse e camice di lana con principi e moralità apparentemente ineccepibili. Un paese che all’uomo sembrava regnare un antico andare dei tempi dove poter rintemprare lo spirito e poter riparare le reti lontano da città piene di ingannevoli sensazioni di benessere. Ci si lascia andare in questo paradiso ritrovato, talmente tanto da abbandonare le proprie abitudini per abbracciare indistintamente tutte quelle dei paesani per non offendere morale e abitudini di nessuno di loro.

Le allegre sbicchierate offerte alla ora dell’aperitivo dopo una giornata di lavoro o dopo la messa serale con gli anziani del posto, erano inezie in termini onerosi in confronto al piacere di vedere sorridere divertiti tra una battuta e l’altra i compagni di bevuta, anche perché un calice di vino bevuto in un paesino sul monte costa un terzo che berlo in città, quindi era facile per l’uomo esagerare. E ancora rendersi utile portando nuove stoffe per i costumi di Natale, così che la Madonna con Gesù tra le braccia in groppa a un asinello fosse più bella, e così S. Giuseppe, magari anche rappresentandolo di persona nella consueta recita della ricerca di un albergo che li potesse ospitare.  Come quell’uomo dalle reti buche non mancava mai di portare un fiore in chiesa o di  servire i tavoli e sparecchiarli alle sagre paesane indossando una maglietta di colore diverso di appartenenza ideologica o politica, l’uomo lo faceva esclusivamente per il piacere di compiacere, il bicchiere di vino bevuto mangiando pane e cotechino in compagnia a sagra conclusa non cambiava colore per Lui, fosse un nero, un rosso o un bianco, amava e ama solo Dio., colui che gli insegnò a riparare (e ancora e per sempre insegna a riparare reti da pesca di ogni tipo…)

Serví spontaneamente anche costine e polenta alle feste degli Alpini, tesserandosi per anni come simpatizzante pur non avendo fatto “naya” e pur essendo tesserato da anni con i Bersaglieri, ricordo di un padre avuto orgogliosissimo di appartenervi. Aiutava non per aderire ad una forma di militarismo per grazia quasi scomparso che l’uomo rifiutava a priori, ma per un ulteriore tentativo d’inserimento di quel contesto sociale. Del resto i gloriosi inconsapevoli soldati d’un tempo, sono di fatto i volontari di oggi al servizio di tutti, quindi convinto di questa sana ‘trasformazione’ del presente anche per onorare nel contempo la memoria di persone che hanno combattuto per la libertà del suo Paese. Era e pareva bella, pulita la realtà di quel piccolo accogliente paese di montagna. Tornei di calcio ‘balilla’ con omini di baccalite o tornei in notturna di calcio sul campo sterrato dell’oratorio organizzato per giovani e per gente con ‘pancetta’ dove altrettanto giovani donne e ragazzini  venivano coinvolti facendo da spettatori urlanti e da cheer leader scatenate, il tutto annaffiato a fine partite da abbondanti bevute di birra e vino che inzuppavano nelle torte preparate da mamme del luogo. Non di rado il parroco partecipava imparziale alle premiazioni. Sembrava tutto facesse luccicare il cuore in quel grazioso paese. Divertenti karaoke improvvisati dai gestori dei bar, pranzi e cene organizzati tra baite per commemorare eventi sacri o privati, ma anche ricorrenze commemorative d’ogni tipo. Di rigore, l’uomo per rispetto di tutto e di tutti si recava per un buon pranzo da Tizio, per una pizza con birra da Caio e una bella bevuta da Sempronio, e per il cappuccino del mattino sempre lo stesso posto con il caffè migliore. Ci si lascia andare in un posto simile, forse troppo. Lunghe chiacchierate al bar dell’oratorio gestito a turno da volontari di “vecchi saggi” e giovani nipoti. Nonni del paese con cui si parlottava per ore in compagnia e tra uno sprizt e una sigaretta, raccontavano il loro passato, chi di taglialegna in Francia, chi di minatore e chi di contadino rurale, nel mezzo i racconti che lasciavano più a bocca aperta l’uomo che stava imparando a pescare, quello dei Partigiani che avevano servito la grande guerra.

Mesi e mesi passati ad ammassare ciottoli e pietre per farne muretti che abbellissero se possibile, ancor più i bei sentieri boschivi di quei monti. Matrimoni vissuti con viva partecipazione e funerali pianti con sincera commozione per la scomparsa anche solo di un ‘conoscente’.  La storia di dove molto più di un decennio vissuto da quell’uomo tra quei monti che non si risparmiò nel servire la comunità in modo completamente disinteressato, mettendoci sempre e solo del suo… come due anni e mezzo su e giù per la valle per cercare di insegnare a degli adolescenti con ormoni bollenti, i crismi principali del Santo Rosario, perché prima d’allora per quei giovincelli, Maggio era solo primavera, diventando in seguito il mese della Madonna. Ai Cresimandi l’uomo regalò ad ognuno un dipinto che li rappresentasse immortalandoli in un bel ricordo di gioventù. Ci si lascia andare in quel pondo irrorato di luce. L’uomo si abbandonò ad un bel passato mai vissuto prima. Troppo si abbandonò.

Poche centinaia d’anime vivevano e vivono in quel luogo incantato, molti pareri apertamente mai detti tra loro e dopo alcuni anni molti dissapori accumolati, così che il nucleo lentamente forse senza consapevolezza si ridusse a gruppi sempre più esigui di pensieri e cuori. Separati in casa, e l’uomo rispettoso stava a guardare incurante di appartenere a qualcuno in particolare perché per Lui ognuno aveva qualcosa di buono da dire e da dare, sempre al servizio di chi in qualche modo avesse bisogno di un qualche cosa. Bastavano le montagne e l’amore della sua donna a quell’uomo, il resto era uno splendido contorno, gli bastava guardare fuori dalle grate di quella finestra per scorgere la verità tra le nubi che si diradassero dopo un temporale lasciando arrivare un bellissimo arcobaleno, il camino acceso e nel mentre bevesse un buon bicchiere di vino finalmente vedeva le cime dei monti più alti all’orizzonte che ora lasciavano vedere chiaramente il bianco scialle di neve appoggiato sulle loro spalle. Il camino sempre acceso e le passeggiate con i suoi cani adorati nel bosco prima facesse buio pesto. Era entrato in quel bellissimo mondo quell’uomo, e si lasciò andare per riparare con calma le sue reti. Si lasciò troppo andare.

Quell’uomo che di certo non era ne migliore ne peggiore di nessun altro, visse felicemente il suo tempo in quel bellissimo paese tra terra e cielo fra pace e serenità ma… un bel brutto giorno si permise costruissero delle autorimesse nel borgo storico dove viveva quell’uomo deturpando la piccola piazza antistante e togliendo l’unico fazzoletto di terreno a disposizione dello stesso uomo, la sua gente e i suoi cani. Glieli costruirono in faccia quei box maledetti togliendo quel niente di verde a disposizione per la quasi esclusiva di persone che in quel grazioso paese dopo tanti anni non hanno mai bevuto un solo caffè al bar e hanno sempre disdegnato qualunque manifestazione folcloristica di qualsiasi genere, perché nella loro città sono considerate pagliacciate di tempi andati, feste religiose comprese.

Ma la sfortuna quando arriva è sempre accompagnata da un amica e non bastasse, qualche giorno dopo che i lavori di deturpazione paesaggistica e dei cuori fu avviata, si presentò a casa dell’uomo un povero vecchio a bordo di un automobile di media cilindrata, possidente di multiproprietà in Italia e all’estero che recepiva una pensione più che soddisfacente. Si presentò armato di mano e nel cuore per pretendere la restituzione del doppio di quanto si era pattuito per un affare andato a male per entrambi. Ovviamente per legge venne condannato pecuniariamente il “povero vecchietto” perché in carcere a 80anni non si va, ma per la legge degli uomini il mascalzone era quell’uomo che sembrava tanto bravo, adesso ci si spiegava il perché delle allegre innumerevoli “sbicchierate” offerte al bar quindici anni prima. Qualcuno pensò che adesso si capiva da dove venissero i soldi per i quadri regalati dieci anni prima, con il doppio dei soldi pretesi ma mai dati per un affare andato a male per entrambi 15 anni dopo, caspita!

Un gran mascalzone mistificatore quell’uomo che riparava la sua rete… e ben gli stette se in 15 giorni si brució 15 anni d’amore che aveva tentato di dare e avere. Quell’uomo credeva che il solo portare rispetto per scarpe grosse e camicie di lana bastasse per integrarsi, ma si sbagliava, aveva confuso l’amore della natura con quello degli uomini. Non c’è l’amore necessario dove si getta cemento in un antico borgo, non c’è sufficente amore dove uno strozzino viene osannato. Il cuore di quell’uomo non ce la fa più a tornare, ci ha provato ma non ce la fa più e non certo per paura di qualcuno o di qualcosa ma per immensa inguaribile delusione.

Quell’uomo cercherà altri boschi senza permessi di orrori urbani, altra gente con cui parlare tenendosi ben stretto nel cuore il ricordo di alcune persone che fortunatamente in quel grazioso paese conoscono l’amore, un posto nuovo bello uguale con monti, neve e sole. Non piove più, è sparito il buio è tornato a risplendere il sole. I ladri scappano, l’uomo non è scappato, senza rancore ma con un altro buco nella rete del suo cuore in più da rammendare, è solo alla ricerca di un posto migliore.

 

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