Sgombrare il fango della vita.

Essere in uno spazio di cemento o in un prato appena rasato, in posizione rivolta al celo, roteare su se stessi con gli occhi chiusi a mani e braccia tese come a catturare l’aria che ti fa sentire la pancia piena solo se frizzantina ti stuzzica la pelle accarezzandola. Insieme al girar di testa in un vortice che si mischia ai pensieri librandosi nello spazio leggera come lui, e sale al celo il brutto per far rispedire il bello sulla terra. Una botte  è colma quando non può contenere più vino, il Celo è l’infinito come il più grande Mistero della Fede, non si riempie mai. Un polmone sano che rigenera il sangue con ossigeno, riceve il male per trasformarlo in bene.

Il rigenerare la mente prima che comandi lei, e per ciò usare il cuore intanto che si rotea su se stessi ritti in piedi come stoccafissi… su di un piazzale di cemento o in mezzo ad un prato appena tosato a braccia e mani aperte. Rivolgerti al Cielo per parlare con te stesso e avere il coraggio di affrontare ciò che sei, umilmente ammettendolo. È sempre dura riconoscere le proprie debolezze. La verità fa male… ma è necessaria come un respiro o battito di cuore. L’intanto gira, la testa gira vorticosamente in un turbinio di sensazioni variopinte, non sei più bambino e nemmeno un uomo, sei in analisi con un entità suprema, che divina o meno, lo deciderà il cuore, a lui ci si affida chiudendo gli occhi… un cavallo con paraocchi si affida al suo ‘padrone’ che glielo ha messo per non guardare il burrone che insidia il costeggiare della strada che porta alla cima del monte. Era necessario che quel cavallo non potesse vedere, doveva aver fede nel ‘padrone’ perché guardando in basso, non avrebbe avuto il coraggio di proseguire il suo cammino.

Il cammino della vita piena di gioie e dolori… gioie quanto si possano accumulare e dolori si possano evitare, meglio vivere per morire che morire per vivere e se non fosse possibile per avversione del fato ingrato, si può sempre vivere bene per poi morire e risorgere. Pensieri che sembrano nuvole, ma girare sulle punte dei piedi assaporando il vento che le spinge spargendole nel vuoto e come aver trovato finalmente casa. È tutto vero, purché si faccia ad occhi chiusi… sognando, riaprirli e scoprire che ciò che desideri sia reale perché i nostri sogni sono le nostre speranze, e non c’è nulla di più reale che continuare a credere che si avverino.

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