Beata ignoranza.

BEATA IGNORANZA.
Osservare un giorno che si spegne è un trionfo di colori, e la vittoria dei sensi, la delizia di essere vivi, nessun tramonto può essere dipinto nella sua completa interezza. Non ci si ferma più a salutare un giorno che va al riposo, è retrogrado, démodé, antiquato, superato, per molti inutile, siamo avanti perciò possiamo osservare i tramonti più belli del mondo guardando un monitor, ci siamo evoluti perciò più intelligenti.

Guardare un tramonto è sempre una cosa spettacolare, guardarlo dietro un pino di otto anni che si pavoneggia tronfio dei propri germogli che si sono vestiti alle estremità dei rami, con il verde più intenso ci sia, è come appuntarsi una medaglia al petto, come a dire son giovane ma già ti rubo l’immagine.
Allora non resta che guardare oltre, su di un lato si scorgono una fila d’alberi che nel loro scomporsi paiono fatte su esatte misura nel rigoglio del lor verdeggiare.
Sopra la punta del pino, una luce accecante, è il sole che da dietro il mondo é tramontato, spara i suoi ultimi raggi d’arrivederci, d’altro lato, più in basso, una siepe che pare un anguilla adagiata sul prato, di un verde squillante, talmente chiaro da sembrare un evidenziatore da carta. Più in là, sempre in basso, un pezzo di prato appena falciato che pare un aiuola inglese, sul suo finire una fila d’alberi multiformi di tonalità diverse dell’unico verde a disposizione variegate anche per altezza e dimensioni, ma anch’esse come quelle composte dell’altro lato, è come fossero un tutt’uno, sopratutto quando si abbracciano costrette da un vento tiranno, pare si accarezzino a volte, per questo l’insieme non si scompone di una virgola nella tavola del firmamento.

In fondo, i due alberi maestosi del circondario, un enorme Platano e un imponente Quercia. È come vedere due enormi Sfingi che difendono una piramide, di dietro, un maestoso monte e imponenti colline da contorno. Una meraviglia. Le cime sono riccioline e i fianchi sembrano rivestirsi di comoda pelliccia e mangiano tutto ciò che l’uomo abbia costruito.

Bisogna aspettare la fine del tramonto quando bacia la notte per andarsene, solo allora timide luci di lampioni sfuocati dalla vegetazione, faranno capire l’esatta ubicazione dei tetti per i cuori umani e animali. Per tutto il resto è alzare la testa e guardare verso l’alto… ma non troppo, le nuvole arrabbiate di questa giornata di pioggia coprono già l’orizzonte del cielo, e prevale la striscia di azzurro sporcato da nuvole bianche, grigie e nere. La volta celeste e come un gigantesco palcoscenico che mai nessun uomo così bello potrà mai allestire. Le nuvole paiono giganteschi ammassi di cotone sparso all’insù, subito sei in un dipinto di Michelangelo e ne assapori l’immensità.

L’intanto il frastuono intimorente dei tuoni, continua minaccioso i suoi propositi, anche se sembrano più scoregge lontane, come dicesse me ne vado, ma “occhio” che ritorno quando voglio. Ma la volta del cielo è incantevole con quel celeste che si sta spegnendo in un giallo incerto che scemano nel nero delle nubi cattive che di tanto in tanto, traspaiono trafitte da un lampo improvviso, che scuote anche il cuore. Poi, pian piano non c’è più blu ne giallo, c’è solo un magnifico arancione che fa a gomitate con tutto ciò lo voglia sorbire. Un magnifico tramonto è meglio vederlo che parlare di lui, beata ignoranza.

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