Playboy della vita (parte finale)

Mery era Massimo nella parte femminile del suo animo. Mario non era Mario ma fu scelto questo nome dal vero protagonista perché il suo nome è da ‘condottiero’ e in questa vicenda si sentì di condurre solo dal bene a bersaglio dei suoi intenti, e pochi possono eguagliare un ‘Mario’ quando si parla di bene azzurro.

Salvo era un ”rifugio” nella mente di Massimo e il mare tempestoso era uno dei suoi momenti dove guardando il celo, stringeva a se il bavero della giacca con una mano, e nel l’altra non stringeva una tazzina regalo di nozze quasi colma di grappa ma nel pugno chiuso racchiudeva tristezze e dolori che accentuavano il loro timore con i bagliori di lampi improvvisi e sonanti percosse alla volta celeste che si trasformavano in tuoni fragorosi.

Giuliana era ed é ‘vera’, vive la sua vita con quel che gli riserba, Arnaldo fu una parte della vita e visse come poi morì. I suoi fratelli perseguitarono (senza esagerare) il povero Mario dando sfogo ai loro dubbi di quando Arni gli prestava denaro e loro non erano esattamente d’accordo… forse furono gelosi che Mario gli rivolgesse il suo interesse, quindi il suo carisma che desse esclusivamente al l’amico passando a miglior vita. Flavio e Cristina erano i suoceri del ‘condottiero’ e di vero avevano fatto ciò che è scritto, comprese  le sillabe iniziali e vocali finali dei loro veri nomi. Katubia la cavalla araba morì qualche mese dopo per colpa della guida scellerata di “Piero il Cico”, e si ferì ad uno zoccolo che si infettò senza più guarire.

Patrizia è Patrizia, quella che aveva lavorato in un bar gestito dal l’amica di Massimo prima che sistemasse il suo Montecarlo. È quella che ha accettato di dividere il suo uomo con un altra donna….

Finale del finale…

Meno di un mese ed è un altra volta Natale. Qualcuno si prepara a gozzovigliare di cibo e di vita, molti ‘Qualcuno’ semplicemente passerà momenti di spicciola serenità imposta dal momento, Altre persone alzeranno al massimo il volume che da voce allo spirito.

Sarà Natale, ancora una volta saranno dolci e luci colorate in ogni dove e in ogni dove, In ogni posto ci sarà sole, pioggia e neve.

In Florida si festeggerà indossando un berretto di Babbo Natale di cotone rosso con bordo bianco in testa, maglietta rossa e calzoncini bianchi corti.
Brinderanno al Natale con gioie e dolori… i più di ‘speranze’, lo faranno ballando a piedi nudi sulle spiagge dorate irrorate di sole.

In Lapponia finalmente Elfi e Gnomi si potranno riposare, una breve pausa prima che il fabbricar giocattoli per il mondo intero debba ricominciare con l’anno nuovo che già bussa alle porte. Qualche giorno ancora per potersi gustare in pace un buon Lonkero che almeno rimane il gusto in bocca di limone.

In Italia saranno strade festanti e colorate, confessioni per i fedeli che il ‘Venticinque’ mangeranno polenta con la neve, o capitone con mare mosso, Brinderanno al Natale di gioia o di tristezze… e i più di ‘speranze’.

E tutt’intorno un brulicare di buone intenzioni, perlopiù, celate, volte al proprio tornaconto. Gente che serve alla tavola della mensa dei poveri e Altri che nemmeno hanno da mangiare ma hanno sempre un sorriso dai più dimenticato… e sarà un altra volta Natale… a dire dove abbiamo sbagliato per poter rimediare, e dove abbiam’ ben fatto per ancora aumentare il volume per dar voce allo spirito.

Altri alberi di Natale da addobbare e presepi da abbellire.
Lui è la.
Intorno contadine e fabbri, l’une che danno mangime ai polli o trasportano sulle spalle al villaggio acqua fresca di fonte e fasce di fieno mietuto, gli altri a batter di martello da mane a sera per far arnesi da guerra e ferri da zoccolo.
C’è anche l’asino che per quel giorno, finalmente riposa, deve solo sbuffare. Il bue non fa altro che ruminare nel mentre anch’egli sbuffa dal naso un caldo sospiro che raggiunge il volto di Gesù… per favola… o fervida credenza.
E ancora mugnai, falegnami, lavandaie, e in fondo, molto in fondo al l’orizzonte, tre puntini neri a cavallo di creature del deserto dalle gambe lunghe che si stagliano in penombra ai confini del vedere.

Lui è la, su di un lato del presepe, sotto quella grotta, o sotto quella capanna accanto. Intanto non si vede, è coperto da un piccolo lembo di lino bianco.
Per tradizione non sa da vedere Gesù prima che nasca nei cuori di chi lo commemora come il più bel giorno del l’anno.
Non è ancora due millenni e diciannove primavere, non è ancora inverno, non è ancora nato… per favola o per credenza che tutt’e due ti fanno sognare. E Lui è la, e ora Massimo lo può vedere senza lembo anche se non è ancora Natale.

Mario é suo amico per la vita e per sempre. Vicende della vita che non si fermano nel tempo in cui vengono vissute e vanno oltre. Ogni uomo ha il suo cammino da fare sulla terra, e Mario nel suo,  non ha memoria di aver incontrato nessuno che avesse il carisma di Massimo che era tinto di altri colori, ma era lo stesso di Annibale… il Mario. E Massimo era ed è Massimo.

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