Piove. A.C.

Piove.

È quasi Natale e piove. Fosse neve accontenterebbe i monti e scontenterebbe le città.
Invece piove a dirotto con sferzate di vento che fa tremare l’abete ricolmo di sfere e luci colorate… le palle di Natale… e non è contento nessuno.
Fa caldo.
Fa troppo caldo negli ultimi anni e quando arriva il freddo è il momento in cui si sente voglia di primavera.
È tutto scombussolato come lo sono gli animi della gente.
Le castagne arrivano a settembre piuttosto che a ottobre, e si va a prenderle senza giacca, nei boschi o al supermercato, ancora non si è messo a riposo la due ruote, fa caldo.
I cachi arrivano sulle mensole della cucina un mese prima che a novembre, e i fichi secchi ‘arrivano’ in bella confezione di un colore che del sole ne hanno visto gran poco.
A dicembre il melograno trionfa a condizione lo si lasci ‘riposare’ un paio di settimane in un luogo asciutto.

La gente una volta nel periodo natalizio si riuniva in grandi banchetti conviviali tra le mura domestiche, ora è alla ricerca del locale “in” che prepara cibi che sanno di burro, e vino che costa dieci volte di più di sempre.
Però si ha l’occasione di vedere quel “tipo fico” che sta con la sua “tipa fica” e se va bene, si riesce pure ad ammiccare un sorriso nella loro direzione dopo attimi interminabili di snervante attesa, dopo che stanchi occhi sbirciavano malcelati per cogliere il momento propizio.
Un semplice saluto in un sorriso rubato tra una portata e l’altra che “serve” all’autostima ormai tanto spenta di chi si accontenta di un così misero vigore.

Quando i mesi eran giusti e la luce artificiale non c’era, le fragole eran rosse a marzo inoltrato, le prime pesche eran gialle a luglio e le mele a ottobre e poi era bello riunirsi in serate di famiglia tra le mura di casa.
Due o tre mamme si ‘immollavano’ alla cucina, e chi preparava il coniglio arrosto con patate al forno, e chi pensava al contorno e l’immancabile polenta, la torta era esclusiva delle nonne e quella alle mele era un ‘classico’, le nonne più giovani, le più ‘sprint’, aggiungevano noci e abbondavano con il velo di zucchero.
Agli uomini era riservato l’onore della scelta del vino che come solito veniva servito come ai tempi di Gesù… si serviva prima quello buono e quando i commensali erano in un altra visione del mondo in cui venivano trasportati da fumi alcolici, si serviva vino di ogni giorno.

Poi si rideva, si scherzava senza malizia deridendo la donna o l’uomo del gruppo ancora scapoli a trent’anni o perché una giovane coppia di sposi non aveva avuto figli dopo ben tre anni di matrimonio e si consigliava al l’uomo di indossare gli scarponi da neve prima di un amplesso…

Si rideva del bimbo che stupiva a bocca aperta quando il nonno gli rivolgeva gioviali parole che uscivano rauche e parevano severe da dietro quei lunghi baffi bianchi.
A tarda sera gli ultimi bicchieri e il saluto ai nonni di casa che preferivano coricarsi, non prima gli si avesse augurato altri cent’anni di vita… e loro rispondevano sospirando, magari!

Serate al posto giusto nel mese giusto, perché al tempo non nevicava a febbraio e marzo, e nessuno elemosinava sorrisi…
O è ora il posto giusto al momento giusto!?
È Natale, e lo scopriremo al dessert… mangeremo panettone o colomba pasquale…

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