Ciao Massimo 5

Domenica delle Palme. Sono colpite dal virus maledetto quasi tutte le Nazioni del mondo. L’Italia ha rallentato l’avanzata della pestilenza, il Sud dello stivale è stato toccato appena ma mostra impertinenza al problema. Si renderanno conto ben presto di come ha dovuto affrontare la situazione con Bergamo, dove vive Mario e dove ha vissuto Massimo. Epicentro Alzano e Nembro che sono tra i quattro e i sei chilometri dalla città. Brescia molto provata, la Lombardia intera con la sventurata Val d’Aosta che l’ha persino superata per numero di vittime. Adesso sono molti a fare i conti con questa pandemia, l’America sta pagando un durissimo prezzo per questo disastro immane, il loro sistema di accumulo assicurativo prevede che se non hai l’equivalente di un anno di stipendio di un Medico rinomato, non puoi accedere alle cure del caso contro il virus. E in America c’è “democrazia”, figuriamoci in paesi come l’Asia, l’Africa o i paesi Arabi, o ancora i più remoti e sconfinati territori della Russia, per non parlare dei paesi del ‘terzo mondo’. All’inizio pandemico, con tono un poco razzista il presidente inglese ebbe adire, che era un nonnulla. Un semplice di-compartimento demografico e quindi nulla di particolarmente preoccupante, una “normale” selezione umana… il più debole soccombe e il più ‘forte’ vince.

Adesso la vita rallenta. I suoi ritmi vengono stemperati da esigenze di prima necessità, e la vita rallenta. Si ha più tempo per riflettere e perciò prevale su tutto il sostentamento, primo ‘accessorio’ per la salute corporea. A seguire quella della coscienza prima, e con il senno di poi, all’anima. Per necessità virtù, bisogna si pensi necessariamente anche a luce, gas e acqua che due mesi di scadenza tra una bolletta e l’altra, in Italia fan presto a passare. Per questa emergenza umanitaria si doveva contare sull’aiuto della nostra comunità Europea, che ‘non ci ha lasciato a piedi, non siamo stati scaricati’, ma non s’è vista nemmeno l’unità che ci saremmo aspettati, solo parole e i fatti un altra volta… forse.  Ferro fuso e ceramica son saltati per l’industria italiana, alcuni paesi come Russia e Cina, non hanno ancora osservato la restrizione di stare tutti in casa… per tutti.   Quattro miliardi su sette della popolazione mondiale rispetta le norme. Le regole giustamente imposte, e “qualcuno le evade” come quei paesi che continuano a produrre a discapito dei loro lavoratori e di chi possano a loro volta infettare. L’Italia al proposito si è pronunciata rispondendo che Noi italiani, abbiamo il settanta per cento della cultura mondiale, se non bastasse il restante trenta per cento lo deteniamo da sempre per le nostre offerte vacanziere sulle splendide rive dei nostri mari e dei nostri laghi, dei nostri monti e verdeggianti pianure, gli avidi irresponsabili si tengano ferro e ceramica. C’è la faremo tutti, anche chi ora non vuol capire. Capirà.

Oggi 7 marzo di quel “20 20”, (che sembrava “suonasse” bene)Johnson o come diamine si scrive  il nome del primo ministro Inglese ora ricoverato per corona virus in un ospedale londinese. Ebbe a dire che il suo “gregge” inteso per il popolo, non doveva preoccuparsi più di tanto per quella “naturale selezione”. si sarà reso conto e fatto retromarcia sulle sue assurde conclusioni al problema covid19, adesso ancora di più penserà a quanto siano state sciocche le sue affermazioni. La politica non è Bella perché devi sempre additare ‘qualcuno’. Non è bello additare qualcuno. Spesso lo si fa per non additare se stessi. Ne sa qualcosa il ministro italiano Conte, tacciato di incapacità, quando in realtà si è trovato di fronte a una realtà che sconvolgerebbe chiunque, e altri al suo posto avrebbero potuto fare una ‘virgola’ in più, ma anche fare di peggio. È toccata al ministro Conte, Lui la sta vivendo con pensieri e parole che confortano l’animo, altro non può fare. Sono Mario che appartiene a se stesso e scrive a voi, non è più solo un racconto triste dell’ultimo saluto a Massimo, si aggiunge una situazione di vita che non lascia molto spazio a fantasia e ricordi. Tutto il tempo di una giornata, questo flagello virale si impossessa di corpi e menti. Ma finirà. Finirà e sconvolti nelle nostre abitudini ripartiremo con un bagaglio di valori che avevamo dimenticato dietro le nostre velleità umane.

Quattro miliardi su sette della popolazione mondiale rispetta le norme. Le regole giustamente imposte, e “qualcuno le evade” come quei paesi che continuano a produrre a discapito dei loro lavoratori e di chi possano a loro volta infettare.  Non siamo stati scaricati, siamo ignorati e l’Italia al proposito si è pronunciata rispondendo che Non era così un tempo, ma purtroppo c’è ne rendiamo conto solo ora, ma come diceva quel maestro alla Rai negli anni “60”, ‘non è mai troppo tardi per imparare’.

In questo frammento di disumana verità, il corpo sta fermo e la mente spazia libera nell’aria veloce come il vento, leggera come una piuma, e irrorata da dolci emozioni si libra serena in un futuro incerto. La guida è quella dello spirito e rimarrà per sempre per scongiurare che nessuno mai nasca per il solo morire. Vivo perché respiro e penso, sospiro, e mi dileguo nei meandri dei sogni più luminosi di una fantasiosa realtà che affascina l’anima che mi sarà d’importante sostegno. Volo, e sogno per creare la quiete di un sogno pulito. Voliamo per dare colore ai sogni, voliamo liberi nell’aria che non è solo nostra e perciò si accompagna a un mischiarsi di cose brutte e belle sottili come lei, tanto sottili da essere invisibili ed insieme le arrivano al cuore per ferirlo o per guarirlo. Fu il mercoledì delle ‘ceneri’ che nessun Cristiano poté recarsi in chiesa per ricevere dal sacerdote le ceneri sul capo ricordandoti che polvere eravamo e polvere diventeremo, Pasqua, dopo quaranta giorni dall’inizio pandemico, oggi i più fortunati hanno pranzato all’aperto nel loro giardino a debita distanza uno dall’altra, i più sfortunati invece non hanno mangiato per niente come molti altri giorni della loro esistenza.  Oggi dodici Aprile è ancora una volta Pasqua e la fervida speranza è che non risorga solo Cristo ma tutti insieme dalle ceneri di questa terribile pestilenza. Stiamo già risorgendo, nessuno ricorda di aver ricevuto tanti auguri per questo lieto giorno. Oggi è Pasqua e dall’Africa giunge la triste notizia che Padre Francesco, il prete Missionario amico di Mario e di tutti ci ha lasciati, forse il suo forte cuore non ha retto al numero delle vittime che nella sua amata Valle Seriana sono state falcidiate dal coronaV… è morto quell’uomo tanto buono che tornava agli Spiazzi di Boario ogni qualche anno portando con se graziosissimi manufatti che la gente del suo villaggio preparava perché il ‘Don’ raggranellasse qualche soldo da portare a casa per poter comprare libri e quaderni per i bambini di quel luogo. Ciao Padre Francesco, oggi non t’è bastato festeggiare la resurrezione del Signore, te ne sei andato da questa terra per seguirlo a casa sua. Buona Pasqua a Voi.

Ma la vita per grazia, o per disgrazia, continua, e Mario che ricordava perfettamente i valori dell’amicizia che imparò anche frequentando l’amico Massimo continuò il suo racconto e gli venne alla mente un altra storia del suo vitale amico. Che poi, al solito si tratta ancora di una donna. ‘La rossa’. Quella tipa che aveva ingaggiato al Montecarlo. Sostituì Simonetta, la ‘vecchia’ come amava scanzonare Massimo. Dopo qualche mese dall’apertura del locale, Massimo probabilmente per ragioni economiche ebbe a discutere con Simonetta, decise allora di ‘sostituirla’ con la rossa, che poi di anni non ne aveva molti di meno della ‘vecchia’, si può solo aggiungere che la rossa con il suo presentarsi al pubblico era ‘invitante’ nonostante aveva il broncio stampato sulla faccia dal mattino alla sera. Ma era ed è un ‘tipa’, non per i “gusti” di Mario che amava vedere sul viso di una donna un pizzico di naturale freschezza. Massimo conobbe la rossa in via Giorgio Paglia in quel caseggiato fine di fine ottocento quando era agli arresti domiciliari commutati dopo un breve periodo in cui finì per la prima volta in carcere. In via Paglia in quel caseggiato di fine ottocento, un magnifico palazzo con balconi colonnati dove Massimo visse il suo periodo obbligato in una mansarda e proprio sotto di Lui, a un angolo d’ingresso c’era il bar gestito dalla rossa.

Si sono conosciuti così Massimo e Sara, tra un cappuccino e l’altro, tra un aperitivo e qualche pranzo che gli veniva consegnato da un giovane aiuto barista. L’imbronciata perenne la chiamava Mario, senza avesse mai capito il perché una donna così piacente avesse il viso scuro in ogni ora del giorno. Poi Mario seppe e collegò il tutto… Sara era gelosa di tutte le donne che avvicinavano Massimo e ancor più di Simonetta che era anche la socia in affari del Montecarlo. Era gelosa e talmente incattivita da non riuscire nemmeno a esprimere una sorriso di circostanza per gli avventori del bar. Probabilmente alla ‘rossa’ tornava il sorriso la sera tardi quando Massimo era con Lei che l’aiutava a servire ai tavoli del bar fino a notte fonda, poi stanchi, ognuno andava a casa sua e il fare l’amore era praticamente impossibile, il mattino seguente come sempre Sara sfoggiava la smorfia fissa di chi è appena tornato dal dentista e Simonetta al suo bar Orchidea mostrava il più bel sorriso di sempre per ogni caffè servito e così fino a sera.

Sara, la ‘rossa’ era in chiesa quel giorno e il suo viso si mostrava come Mario non l’aveva mai vista prima. Non era allegra certo, questo mai, ma non aveva il solito aspetto arrabbiato. Non allegra, triste si, ma sotto i baffi sembrava di notare un sorrisetto sornione e delicatamente beffardo, fu come volesse intendere che Massimo non sarebbe stato più “suo” ma nemmeno di… Lo stesso sorrisetto beffardo e malizioso Mario lo riconobbe sulle sue labbra come uguale a quello di Margherita la brava persona che avanzava rate insolute che Massimo gli aveva lasciato sul gobbo e era lì a rivendicare nel posto e nel momento più sbagliato si potesse fare il suo credito. Lo stesso sorrisetto falso che avevano tra le pieghe delle labbra due mariti di donne che al funerale di Massimo piansero molto… sorrisetti non sinceri, pieni di ormai inutile rivalsa e cattiveria, l’ignoranza dilaga e al cuor non si comanda ne quando ci si innamora e nemmeno quando si odia, del resto Massimo era sempre il bersaglio di chi ama e chi no… senza mezze misure, un uomo sempre al centro dell’attenzione.

Se amava una donna era disprezzato da altre persone, odio nei suoi confronti da parte di mariti o fidanzati ufficiali che scaturiva per la loro stessa impotenza nell’aver fallito come amanti e compagni, perciò meglio additare l’uomo che si scopava la moglie o la fidanzata, era più semplice che ammettere il proprio fallimento, anche perché Massimo non aveva mai legato qualcuna al letto per fare l’amore con Lui, erano tutte felici e consenzienti, quindi compagni e mariti dovevano solo fare un ‘mea culpa’ di dove avessero sbagliato con la propria donna.  Anche Mario la pensa tuttora in questo modo, anche la sua vita è stata costellata da donne che non ha mai dovuto legare al letto per poter fare all’amore con Loro, e anche Lui ha vissuto sorrisetti maliziosi nei suoi confronti, meno di Massimo semmai esista una ‘classifica’ al riguardo e comunque è sempre relegata a un certo spazio di tempo in cui non si è ancora conosciuto il vero Amore, poi ci si rende conto che un solo “vero Amore” è più che sufficiente a rendere felice una persona, e i ‘numeri’ non contano più. Quella volta Mario era nella sua casetta da separato dalla prima moglie Luisa, “arriva, lava, stira, cucina e pulisce casa e se ne va”.

Era in compagnia di una decina di ragazze e ragazzi, tanto per non cambiare si festeggiava un qualcosa, che qualsiasi cosa a trent’anni è un valido motivo per festeggiare. Finché Corrado si avvicina a una finestra e girandosi di scatto verso di noi gridò… qualcuno ha acceso un grosso fuoco giù in giardino, Mario mentre accorreva a guardare cosa stesse succedendo disse, macché fuoco e fuoco chi vuoi che accenda un fuoco nel giar… gli si spense in gola la voce al che vide il suo potente fuoristrada che andava in fiamme. Che poi ‘suo’ non era ma in realtà un regalo che fece a Panna che passò dalla 126 a una gip doppio passo di dimensioni enormi. Allora, per Mario era ancora il tempo di ’apparire’ prima che di essere persone oneste e quindi dalle stalle alle stelle in un attimo, quattro assegni postdatati o due ”cambialette”, rogne per anni nel tentativo di pagarle e il gioco era fatto. Una splendida gip con uno dei primi telefoni a bordo con antenna che smontata poteva essere usata come canna da pesca tanto era lunga, una bella “gippona” che stava bruciando.

Tutti giù a corse nel giardino tenendoci a distanza di sicurezza perché il rogo aveva assunto proporzioni preoccupanti, infatti intervennero i vigili del fuoco che impiegarono quasi un ora per domare l’incendio e subito dopo arrivarono anche i Carabinieri. Del fuori strada non rimasero che quattro pezzi di lamiera deforme e il culo di un bidone di benzina carbonizzato, per questo i Carabinieri anch’essi intervenuti stabilirono che si trattò di incendio doloso e quindi l’assicurazione non rispose di nulla e apersero una denuncia contro ignoti con Mario primo indagato. Per altri tre anni cambiali e assegni pagati con immensa fatica e a volte in cambio di qualche “favore” che Mario dovette fare a Massimo che gliel’aveva  venduta tramite Doris, un suo amico proprietario di un autosalone che vendeva auto e fuoristrada di grossa cilindrata. Incendio doloso… solo dopo qualche anno Mario seppe con chi avrebbe dovuto prendersela per quel bel regalino, Renato un ex amico che si era visto portar via la donna da Mario anche se in verità la storia tra Lui e Donatella era già finita da qualche mese. Renato era uno di quei sorrisetti maliziosi che non si vedono molto sulle labbra ma sembra di vederli chiaramente come si vedevano bene sul sagrato di quella chiesa.

Sembra che Sara la rossa, Massimo non se la sia ‘fatta’, per usare un termine volgare ma efficace… ma questa affermazione pare lo dicano le ‘lingue’ di altre donne da Lui frequentate, perciò opinabile quanto discutibile. Alquanto improbabile che Massimo abbia tralasciato di avere una relazione anche con Sara… però! quel muso sempre imbronciato, magari adesso Sara sorride, non di gioia, semplicemente di ‘pace’. Lo stesso sorriso di Katia ma non di pace bensì un sorriso dolce che aveva sulle labbra quando parlò con Mario quel giorno dopo un autunno e un inverno passato dalla perdita di Massimo.

Katia non c’era quel giorno al funerale disse a Mario che lo seppe in ritardo da Danilo, il poeta nullafacente “portaborse” di Massimo. Danilo era appena uscito dal carcere francese dove era stato rinchiuso per un malinteso ( dice lui, perché in carcere sono tutti innocenti) che lo vedeva protagonista di una storia di ‘roba’ che a suo dire fu per aver “parato il culo” al fratello di Massimo, avrebbe preso il posto di Roby per un accusa di detenzione di stupefacenti… Lui disse, lui dice. Roby l’uomo perennemente nei guai, l’uomo che abbracciando Mario nella navata della chiesa, con le lacrime agli occhi gli disse a voce alta… côsa n’farai ades, côsa forôi mê… Cosa faremo adesso, cosa farò io? Katia fu contattata da Danilo che conobbe molti anni prima, anni “80”.

Come non ti ricordi Mario?, mi hai presentato tu Massimo. Io!? Certo e per fortuna andò così disse Katia a Mario, così sanò il debito che aveva con lo stesso Mario. Debito! Non ricordo ma so per certo che mi sarò sdebitato nei confronti di Massimo. Era uno degli ‘aiuti’ che i due amici avevano in comune. Probabilmente fu una delle tante volte che Massimo aiutò Mario, non certo di meno di quanto Mario poi fece in futuro per Massimo… anzi… quando Mario era disperato, chiedeva aiuto a Massimo e viceversa. Katia in quella occasione parlò di Massimo e ammise che tra di loro ci fu una breve ma intensa storia. Figuriamoci se poteva essere altrimenti, e Katia continuò dicendo solo che Massimo era un gran ‘signore’. Mario non chiese più nulla, capì che Katia che è una donna molto riservata e non volesse più dire nulla. Ma tanto bastò… Massimo era un gran ‘signore’, e in una frase del genere c’è racchiuso tutto un significato di vita. L’ennesima donna che fu di Massimo, che non aveva rimpianti da una relazione finita. Ognuna di Loro aveva capito che Massimo non poteva essere che di se stesso. Un paladino dell’amore non può e non deve riversare il suo amore per poche anime.  Parve strana a Mario questa affermazione di Katia. Lei non era uno strozzino e sembrava davvero insolito quanto avesse detto a Mario. Di solito, i due amici erano avvezzi ad aiuti da parte di  persone di basso lignaggio umano, alquanto strano si fossero accordati per un risarcimento a Katia. Una ragazza gentile che non disturbava nessuno nel suo negozio, dove vendeva biancheria intima non poteva essere coinvolta in un prestito senza una ‘controparte’. Mario, come Massimo, non si sarebbe mai approfittato di Lei. Tant’è che Massimo saldò il debito, e Mario ringraziò e ringrazia.

Fu come quella volta che Mario si trovò per la centesima volta nei guai. Aveva comperato una Jaguar nera con interni panna. Era usata e pur  nonostante costasse 18 milioni di lire, la volle, come suo solito imperativo di sciupone a tutti i costi. Allora Mario chiese un prestito in banca. Con la sola insolita variante, che il prestito fu si erogato, ma senza pratiche burocratiche. Venne erogato direttamente dal direttore di banca che manipolava i conti correnti di persone perlopiù anziane che incautamente lasciavano che il signor direttor tal dei tali, si occupasse a loro insaputa dei loro investimenti. Uno strozzino con i guanti bianchi. Pochissima differenza da quella con i guanti sporchi. È una storia lunga ma sintetizzandola, Mario chiese quel ‘prestito’ a usura, per acquistare la fuoriserie ma quando l’ebbe, i soldi erano già arrivati da Barbara, così che li tenne da tutt’e due i “babbo natale”.  Era la sua ragazza di metà dei suoi anni. Barbara disse a Mario che gliel’avrebbe regalata Lei la lussuosa automobile, ma lui non le credette pensando che una ragazza di 18 anni non potesse disporre di una così forte somma di denaro. Mario con il tempo di circa due anni, restituì più di metà della somma a Barbara, ma non poté assolutamente sanare il debito con il direttore di banca strozzino avendo usato il denaro per sistemare altre losche faccende.

Al che non sapeva più dove sbattere la testa per sistemare il tutto, e si rivolse al solito amico Massimo. Questi però non era più a Bergamo e comunque non avrebbe potuto sanare il debito così grande. Aveva preso in gestione un bellissimo ristorante a Cecina che gestiva con Teresa che fu poi la mamma di Rebecca e altro non poté fare che invitare l’amico a trascorrere un fine settimana ospite gradito con Compagna al seguito. Così andò che Mario parti di un venerdì con Panna a bordo della loro automobile nuova nuova, una fiammante 500 color verde pastello che chiamava verde speranza. Mario e Panna andarono da Massimo e Terry, partirono d’un venerdì e tornarono di un lunedì di tre mesi dopo con un altra automobile e un motorino nuovo. Una specie di “coronavirus” che però aveva colto solo Mario, un periodo di allontanamento forzato da una situazione che non riusciva più a gestire con il direttore di banca, che peraltro dopo pochissimi giorni aveva mollato la presa e si era detto disponibile a una lunga trattativa per stemperare il dissento economico. Ma, la compagnia di Massimo era quella di sempre, rassicurante e spensierata e l’amico Mario non fece che approfittare della gradevole compagnia e dell’alloggio confortevole di un appartamento messogli a disposizione anch’esso gratis come cibo e divertimenti vari.

Stessa storia di Katia con Mario che non si “ricordava” del debito che aveva nei suoi confronti, con la differenza che stavolta Mario si ricordava molto bene del debito con il direttore di banca… strozzino, ma il finale fu lo stesso. Mario chiese aiuto a Massimo e questi gli diede ospitalità e amicizia gratuita e in cambio Mario fece conoscere il direttore di banca perché si addossasse il debito dell’amico, il finale fu che anni dopo Mario saldò il suo debito con il bancario, mentre Massimo con “l’aiuto” di un facoltoso personaggio bergamasco, ripulirono le tasche del malcapitato “tal dei tali” che dopo un paio d’anni lamentò un ammanco di circa quattro miliardi delle vecchie lire… anche se Massimo a sua discolpa disse che di suo non gli rimase che il dieci per cento del maltolto e il resto lo intascò l’egregio rispettabile facoltoso “signore” con i guanti bianchissimi.

Massimo era un gentiluomo con tutte, non si può dire la stessa cosa con gli uomini, ma vivendo di quasi soli espedienti a parte qualche lavoro onesto di “copertura” era logico che le sue “operazioni”, come Lui stesso amava chiamare i presunti “affari”, spesso naufragavano in “bidonate” che a volte finivano anche male… molto male, ma sempre e solo con uomini e mai donne che spessissimo aiutava anche senza che tra loro ci fossero rapporti carnali. Così come aiutò Giuliana la donna di Arnaldo il suo amico che era morto in circostanze a dir poco terribili, cosi come aiutò Panna quella volta ad Albenga. Altro locale, ma questa volta notturno, Massimo lo rilevò a Albenga con Terry la donna che poi divenne la mamma della sua Rebecca per pochi giorni… Panna in quel brutto periodo che anticipava di poco l’arrivo di un nuovo millennio, ebbe a discutere pesantemente con Mario per molti motivi. Stanca di uno stile di vita dissoluto e incerto decise di troncare la relazione con Mario. Era stanca di avere in tasca un giorno un milione di lire, e il giorno appresso nemmeno i soldi per le sigarette, così lasciò il povero Mario che solo allora capì di avere sbagliato tutto e si pentì amaramente che ciò fosse accaduto. Era stanca Panna e ben sapeva che se fosse rimasta a casa Mario l’avrebbe tormentata perché tornasse con Lui, così chiese a Massimo se aveva bisogno di una ragazza che servisse i tavoli del suo locale notturno. Nove lunghissimi interminabili mesi in cui venne amorevolmente ospitata da Massimo che nel frattempo rassicurava Mario dicendogli che Panna stava bene con loro. Stava benissimo Panna, tanto bene che si fidanzò con un disc jockey di un locale vicino, e quando Mario lo seppe indagò su chi fosse e gli venne detto chiaramente che era uno sciupa femmine. Non glielo disse Massimo, una delle sue più grandi virtù era la discrezione, Massimo era un signore anche per questo, non amava parlare delle sue avventure che tanto parlavano da sé, e tantomeno parlava delle cose altrui.

Mario lo venne a sapere da altre persone che Panna si era messa con il “tipo” del giradischi, ed era infastidito non tanto per il fatto che avesse un altro uomo, era furibondo perché certo che frequentasse uno da una scopata e via. Un giorno Mario accecato da gelosia e rabbia, prese la sua biturbo e a 200km. all’ora, si recò sulla riviera ligure, da Massimo per parlare con Panna. Quel mattino non erano ancora le 10.30 e giunto fuori da dove alloggiava per il riposo Panna, l’aspettò pochi minuti e vide aprirsi la porta d’ingresso. Era Panna, bella come Mario non l’aveva mai vista, abbronzata con un vestito a fiori leggero, appena scese qualche gradino notò Mario appostato con la sua automobile che ancora scoppiettava a motore spento perché si stava raffreddando dopo la forsennata corsa in autostrada. Notò Mario e si accigliò di colpo, si avvicinò al finestrino abbassato di Mario e gli disse che cazzo stesse facendo lì… Mario non ebbe parole e preso alla sprovvista per quel suo comportamento alquanto duro, gli uscirono solo poche parole… ti rendi conto che mi hai lasciato me per uno stronzo che ti “usa” solo per i suoi comodi? Certo che si, rispose seccata Panna, e allora? Non ti è venuto in mente che a me sta bene così!? Può darsi che anche a me stia bene di farmi solo qualche scopata… mica lo devo sposare… e poi a Te non devo più nessuna spiegazione… e si girò sui suoi tacchi per risalire dai gradini che aveva fatto per scendere. Il tutto durò tre/quattro minuti. Erano le dieci e trenta o poco più, a mezzogiorno e mezzo Mario era di nuovo a Bergamo, vi fece ritorno a 220km.orari e non poche volte chiuse gli occhi mentre guidava a quella folle velocità nel tentativo di non riaprirli mai più, magari perché spiaccicato su un paracarro lui è la macchina.

Così come dopo 9 mesi lo stesso Massimo nel momento di chiusura del locale per i tre mesi invernali, fece in modo che Panna andasse a Salice Durso per la stagione invernale come cameriera in un grande albergo di quella città, e ancora l’anno dopo che Massimo fece in modo che Panna fosse collocata sempre come ragazza che servisse in un locale esclusivo in Sardegna gestito dal nipote di Angelo Branduardi. Due anni d’inferno per Mario che poi finalmente finirono con Panna che tornò da Mario, e i due da allora si amarono e ancora si amano. Aiutava tutte Massimo e se fossero stati ‘veri’ amici, aiutava anche gli uomini e Massimo aiutava lo sventurato amico Mario ricevendo in cambio un “inserimento” nella situazione debitoria al fine di trarre a sua volta beneficio per essere diventato il paladino che salvava l’amico. Massimo è Mario non hanno mai inventato una situazione pianificandola a tavolino. Erano cose nate così come il destino si divertisse ogni volta  a giocare con loro.

Massimo non era meglio o peggio di Mario negli affari, semplicemente all’epoca aveva più carisma e convincimento Massimo che prendeva le situazioni in mano come fosse Robin Hood  l’arciere della foresta di Sherwod che scagliava le sue frecce contro il nemico ricco per donare al povero e nel contempo lo faceva, rimanevano sempre delle monete d’oro sul fondo delle sue grandi tasche, sempre e comunque più monete d’oro a Lui che al povero della gleba cui donava. Però era bello per Mario sapere di avere un amico anche solo per sentirsi protetto, poi le cose cambiarono e ci fu il rovescio della medaglia. Massimo divenne il povero e Mario il giustiziere, con la variante che non gli venne mai restituito nulla da Massimo perché  non ha più avuto il tempo di farlo, ma la vita è fatta a scale, un po’ si scende, un po’ si sale… nel dare e nel ricevere e tutto un, oggi a me, domani a Te.

Mery era Massimo nella parte femminile del suo animo. Mario non era Mario ma fu scelto questo nome dal vero protagonista perché il suo vero nome è di un indomito ‘condottiero’ di soldati in groppa agli elefanti, e in questa vicenda si sentì di farsi condurre solo dal bene a bersaglio dei suoi intenti, e pochi possono eguagliare un ‘Mario’ quando si tratta di mirare a un bene dalle tinte pulite. A volte può capitare di vedere sul necrologio del giornale, il nome di battesimo di una persona defunta, e sotto tra due parentesi, il soprannome che non era l’abbreviativo del nome stesso ma il nome di (Mario) per descriverne la bontà d’animo di quella persona. Mario è lo zio buono di molte famiglie. Mario è un nome che difficilmente è usato per girare un film nella cui parte il protagonista sia cattivo… Mario è sempre il buono che lo stesso non significa lo stupido o lo stolto, molti Mario figurano nei nomi più altisonanti della scienza e della politica. Scienziati e politici buoni.

Salvo era un ”rifugio” nella mente di Massimo e il mare tempestoso era uno dei suoi momenti dove guardando il cielo, stringeva a se il bavero della giacca con una mano, e nel l’altra non stringeva una tazzina regalo di nozze quasi colma di grappa ma nel pugno chiuso racchiudeva tristezze e dolori che accentuavano il loro timore con i bagliori di lampi improvvisi, e sonanti percosse al tamburo della volta celeste che si trasformavano in tuoni fragorosi.

Giuliana era ed é ‘vera’, vive la sua vita con quel che gli riserba, Arnaldo fu una parte della sua vita e gli fece il regalo più bello, Martina, per il resto  visse nel tormento stesso di come morì. I suoi fratelli perseguitarono (senza esagerare) il povero Mario dando sfogo ai loro dubbi di quando Arni gli prestava denaro e loro non erano esattamente d’accordo… forse furono solo gelosi che Arnaldo rivolgesse il suo interesse all’amico e non ai fratelli. Flavio e Cristina erano i suoceri del ‘condottiero’ e di vero avevano fatto ciò che è scritto, comprese  le sillabe iniziali e vocali finali dei loro veri nomi. Katubia la cavalla araba morì qualche mese dopo per colpa della guida scellerata di “Piero il Cico”, e si ferì ad uno zoccolo che si infettò senza più guarire sino ad incancrenire e perciò morì.

Patrizia è Patrizia, quella che aveva lavorato in un bar gestito dal l’amica di Massimo, Simonetta, questo nel mentre che Massimo sistemasse il suo Montecarlo. Marghe è semplicemente il nome abbreviato per simpatia di chissà chi gliela concesse di Margherita, destinare un nome di fantasia a quella donna, significherebbe offendere un altra persona innocente. Patrizia è  quella che ha accettato di dividere il suo uomo con un altra donna per quasi vent’anni.  Claudio, è Lui il fortunato o sfigato possessore di due amori, Patrizia una ragazza che vive con i rimasugli di qualche amica separata o non ben vista dai figli o quant’altro di ‘disordinato’ nella loro vita, briciole di pane sparse nel prato della vita che servono a sfamare le formiche e non a rinfrancare l’animo di una persona. Claudio è Claudio, che con il suo nome s’é tappezzato un grattacielo perciò rimane uno dei mille Claudio nel mondo e Lui è “il Vigà” con il cognome accorciato.

Patrizia, una ragazza non più ragazza che per atteggiarsi a tale e non lasciarsi andare, frequenta locali trendy e partecipa spesso ad eventi mondani di quelli da supermercato quando viene presentato un nuovo prodotto e dato ad ognuno un gagliardetto e un pasticcino, e di tanto in tanto, per sentirsi a casa, va a ballare il ‘liscio’ dove finalmente è se stessa… Patrizia ha molto tempo libero, ogni suo datore di lavoro è un santo al momento dell’assunzione, pochi giorni dopo se il titolare e un maschio diventa uno stronzo, se è una donna diventa una tr..a. Patrizia ha mooolto tempo libero! forse non è bello stare rinchiusi in una stanza, soli ad aspettare il proprio turno.

Ospedali in ogni luogo del mondo per i molteplici ricoveri di Mario, ma lo stesso il più distante fu a pochi chilometri da casa sua, Esine nel bresciano. A Sharm El-Sheikh potente attacco d’asma e fiato corto per tutta la durata della vacanza e perché no, per Mario anche un poco di mal di pancia per non farsi mancare nulla ed entrambi i disturbi se li riportò in patria. In Romania con Nello preferì far ritorno in Italia e sostare ogni 150 km. in un area di servizio per potersi recare in bagno, nessuna crisi d’asma, in compenso tutto il mal di pancia che non aveva avuto in Egitto.

Nello, abbreviativo vero del suo nome per intero. Bravo ragazzo, idee precise sul ciò che vuole, talmente precise che sembra molto a un dittatore, quel che fa Lui è corretto, giusto e sopratutto indiscutibile. Per i difetti l’elenco è un poco lungo e basti per tutti la sua proverbiale avarizia, del resto potrebbero essere descritti minuziosamente da Attilio, altra vittima in Spagna della sua infinita “bontà”. In realtà Nello in quella occasione non aveva avuto niente a che fare con Attilio, che era ancora Mario, è stato rappresentato (forse un po’ troppo duramente) per similitudine caratteriale.   Mentre il ‘vero Nello’ della storia era una persona tanto disgustosa che Mario l’ha rimosso dalla mente, lasciando spazio solo al suo viso da legionario francese in missione “eroica” di guerra, magari quando si fanno largo a raffiche di mitra sparate a un metro da terra tra i bambini africani che per la paura corrono fuggendo all’impazzata tra le capanne… la sua faccia ricordava questo. Come è stata rimossa dalla mente la sua compagna lasciando spazio nella memoria non al viso di cui il ricordo si ferma al colore dei suoi luoghi e folti capelli neri che lo cingevano, ma alla volgarità di tutto il suo insieme come donna che sembrava fosse tutto fuorché un avvocato.

Sono tutti lì chi con il cuore chi con l’anima, Denise é Dominique di papà bergamasco e mamma sudamericana. A massssimo son sempre piaciute le Sudamericane, fu tra le prime file. L’ultima fidanzata ufficiale di Massimo. Quella di facciata. La  bellissima ragazza che si servì di Mario tramite Massimo, per avere qualche spinello. Da quella volta non si è più rivolta a Giovanni, che non è il suo nome battesimale ma di fatto si chiama Alberto,  il ragazzo che aveva detto a Mario “ma chi cazzo gli aveva fatto arrivare” al suo cospetto, come se tanta avvenenza non gli doveva essere presentata… peccato, ora che Massimo non c’è più gli potrebbe chiedere la mano ma il coronavirus  di questi tempi non stringe la mano a nuessuno… e Lei comunque la rifiuterebbe perché ‘Giovanni’ è un bravo ragazzo e non è momento ancora per Denise di frequentare una persona che lavora come dipendente parastatale con un appartamento di sua proprietà di cui sta pagando le rate del muto per il suo acquisto. Dominique è stata l’ultima fiamma di una torcia appena accesa da Massimo, peccato solo la sua fiamma abbia arso il suo lume in così breve tempo. Sicuramente una bella immagine tra le quattro mura bianche dov’è Massimo avrà certamente fatto uno dei suoi ultimi pensieri.

Clorinda e Astolfo e Concetta, alias Clory e Asto, e Concy,  sono frutto di fantasia solo per i loro rispettivi nomi, è stato solo un ricreare una delle tante storie di ordinarie emozioni senza simpatia per l’ordine. Una delle tante storie in cui Massimo si trovò a dover sostenere pur non cercando un avventura di proposito. Una di quelle storie che hanno fatto piangere delle mogli sorrette dal braccio del marito che invece non piangeva ma sorrideva maligno. Luisa dove sei? Dove sarà stata Luisa che così si chiama per davvero la donna di prime nozze per Mario, un suo ricordo che gli rimbalza addosso, un grosso errore di viaggio, non era scattato il deviatore di scambio del binario che partiva dal bene e arrivava alla stazione dell’amore, troppo lucido in cucina e nel bagno talmente tanto che di certo era proibito fumare in camera da letto anche fosse il proprio compleanno. Troppe regole da rispettare e le regole Mario a vent’anni così come Massimo, preferiva dettarle che subirne ”l’impartitura”, la differenza tra i due fu che Massimo non ebbe mai il coraggio di confessare a se stesso che era pronto ad assumersi la responsabilità di cento, ma non di una sola persona con cui convivere. Forse sarebbe stato meglio per Lui di sbagliare lo “scambio dei binari” deragliare a volte vuol dire ritrovare la forza di rialzarsi e sulle ceneri di un vecchio amore, spalancare il cuore a nuove realtà.

Massimo aveva una predilezione per la Mamma, aveva un rispetto che andava oltre ogni più rosea previsione d’amore per la sua mamma. Non aveva che trent’anni e aveva già procurato l’avvio dell’acquisto di una bella villetta a schiera in una zona tranquilla e verdeggiante nelle vicinanze di Bergamo per la sua mamma che al funerale non venne, le sue condizioni cagionevoli di salute non gli avrebbero permesso di uscire viva dalla chiesa. Non si inventa oggi l’acqua calda nel dire che una mamma non dovrebbe certo sopravvivere ai figli, e Lei la signora Maria, (che è un nome inventato) non sarebbe sopravvissuta quel 21 di settembre. Ivano è Ivano che è il suo nome di battesimo, il resto delle sue storie narrate sono autentiche come lo è il fatto che sia un grande pittore,  e non solo per la sua grande passione per l’arte in generale, ma è un grande personaggio che si distingue facilmente nel mondo filosofale e intellettuale. Ivano, la “testa di legno” che Massimo usò pensando fosse un disperato dei tanti, mentre Lui fece tutto ciò che fece per amicizia e null’altro. Poi si capirono e rimasero e furono veri amici di rispetto.

Serena era quella gran gnocca di Serena, la soubrette che adesso è meno “gnocca” ma le tette non le si sono sgonfiate, la sua manager bionda era ancora più bella e intrigante, il Benvenuto era e ancora certamente sarà il proprietario del famoso locale bergamasco. Luca Scaramello si chiama Luca per davvero e Scaramello che è il nomignolo che gli era stato affibbiato dall’allegra combriccola di “piccoli mascalzoni”, ed era il suo abituale secondo nome. Molto probabilmente il nomigliolo Scaramello era legato al suo modo esagerato di vivere la vita come tutto gli fosse dovuto per la sua avvenenza ma in realtà quella serviva solo per avere belle donne che se ne andavano dopo una scopata perché con un bambino viziato nessuna ama stare se non per soldi, e Luca di soldi ne aveva tanti ma nella sua bacata è malata fantasia.

Otto amici quel giorno. Panna, Milena, Laura, Massimo, Scaramello, Mario, Giorgio e Bigio. Otto, ma in realtà erano sette, Susanna, Simonetta,Teresa, Massimo, Luca, Corrado e Mario… che non è Mario nemmeno in questa parte di racconto “verità”.   Il racconto e in tutti sensi vero, solamente addolcito nella parte del terrore di trovarsi al largo della costa in balia di una tempesta che a giudicarla come un terremoto fu di forza sei/sette, ed è anche variato il nome di chi in realtà, dopo lo scampato pericolo, una volta giunti a riva, nella rada del porto a motoscafo attraccato, voleva affondarla a picconate… era Mario. Anche Lui aveva contribuito a firmare cambiali per l’acquisto del fuoribordo per l’esatto terzo della somma complessiva e aveva preso uno spavento tanto grande per sé e ancor più per Panna sua compagna, e il resto della combriccola, che se non fosse stato fermato da Massimo, avrebbe voluto almeno smorzare il dolore di quell’orribile giornata di mare affondando a picconate l’innocente imbarcazione.

Danilo il garbato e gentile Danilo che altro vezzeggiativo per il suo nome non v’è, bisognerebbe si chiamasse “ filosofo fannullone scroccone approfittatore” ma non c’è un nomignolo che suoni bene adatto a raggruppare tutto quanto, e si chiama direttamente come mamma e papà gli diedero quel giorno di una cinquantina d’anni prima.  Danilo che diresse se così si può dire, il ristorante di Formentera, dove Ale che potrebbe chiamarsi Alessandra piuttosto che Alessia o Alice e altro, aveva finanziato il tutto con i soldi di Giò che potrebbe chiamarsi in realtà Giovanni, GiovanBattista, Giorgio o GiovanMaria. Il beneficiario era Massimo che aveva assunto il ruolo di pianificare una perdita sicura in un suo tornaconto. Ma come al solito le cose non andarono così. Danilo andò a gestire il locale di ristorazione in Spagna con una Mini Cooper decappottabile del povero Giò, si ruppe e allora in un viaggio di ritorno in Italia tornò in Spagna con una Bentley nera sempre di proprietà di Giò, con a bordo due splendidi cagnolini  una di loro partoriente.  Danilo stette in quel posto, bevve champagne e mangiò carne di prima scelta e si divertì con tutto quello che di extra ci potesse essere oltre il sole di Spagna e il suo mare. A Giò rimasero le corna, che alla fine non furono tali perché tra Lui e la sua donna esisteva un tacito accordo di ordinaria libertà reciproca, ma ad approfittarne di tale “contratto” fu solo Ale e Giò si accollò debiti vecchi, presenti e futuri.  Per Massimo tanto per non cambiare furono solo scopate e pochi spiccioli grattati via dallo sperpero di Ale e Danilo.

Tre mesi sono passati dalla dipartita del buon Massimo, meno di un mese e si era di nuovo a Natale con abeti da addobbare e presepi da allestire. Massimo era ancora in attesa davanti a un grande cancello ovattato di luce, che lo si facesse passare oltre la soglia di una pace infinita. I ghiacciai si sciolsero e ancora si sciolgono grazie all’opera d’inquinamento indiscriminato dell’uomo, così come i polmoni verdi della terra falcidiate da selvaggia deforestazione. E se si fosse in una difficile situazione in cui il serpente insinua continuamente il calcagno del mondo, figuriamoci dopo che un male insidioso e malefico come un virus, non potesse ulteriormente invalidare lo stato dell’attuale situazione di quel maledetto Gennaio di dopo Natale.

CoronaVirus, o covid19 perché di fatto è nato e “sfuggito” nei laboratori cinesi prima della fine del 2019. CoronaV, la terza guerra mondiale e si allarga paurosamente a macchia d’olio in tutto il globo. Un milione di ipotesi al riguardo, accuse con il dito puntato verso tutti, burocrazia del nostro Stato a livelli allucinanti ma incredibilmente veri che hanno e ancora stanno ostacolando il modo per aiutare la gente che nel tanto soccombe e qualcuno assale per protesta a calci e pugni, le vetrate delle banche e delle agenzie delle tasse senza sistema di ordine per fare i nomi distintamente perché facenti parte di un sistema burocraticamente malato e corrotto. Milioni di dita puntate contro un qualche responsabile e il caos regna sovrano nelle case dove si è costretti in “quarantena” agli arresti domiciliari… senza lavoro, che già non c’era prima, senza soldi, senza pane, senza speranza. Milioni di voci che dicono la ‘loro’ in mezzo a un mare di menzogne e ignobili governati di ogni Paese.

Fra tutte queste voci la  più accreditata per merito acquisito è senz’altro quella di Luc Montagnier, premio Nobel della medicina nel campo della virologia ad aver scoperto per primo al mondo, l’esistenza del HIV che si trasmetteva corporalmente al contrario di questa nuova “bella invenzione” il Cv19 (con la complicità di tutti gli emeriti cialtroni del mondo che hanno partecipato alla sua diffusione ) che si assume per vie orali… preservativi per “sala giochi” prima e mascherine per il ‘buco’ della bocca dopo, alla fine non è cambiato nulla sempre di pandemie si tratta. Questo egregio signore sostiene che la Natura si riprenderà al più presto i suoi spazi, non permettendo a nessun virus creato in laboratorio di attecchire senza il suo ‘consenso’ in quanto non compatibile con elementi naturali… quindi, questo virus, destinato è a vita breve.

Le parole più accreditate per merito… e molti invece puntano il dito sui pipistrelli che avrebbero infettato i milioni di animali esotici in parte importati dall’Africa e in parte allevati in cattività per essere poi macellati sotto gli occhi degli acquirenti nei mercati all’aperto cinesi, a partire da quello di dove si è sviluppato il diavolo maledetto, a Whuan… ovviamente con l’aggiunta di uno sterminio senza fine di cani e gatti che sono abitudini alimentari comuni nei paesi cinesi e asiatici. Quindi per queste molte persone Luc Montagnier è solo un volgare mistificatore che per scoprire il virus dell’HIV, ha infettato per primo milioni di persone. E la lista del “dito puntato” è lunghissima, e si conclude con l’inquinamento perpetrato da ogni singola persona vivente anche solo quando pigia il bottone della cassetta del water o accende il motore della sua auto.

Le uniche parole sensate ascoltate, sono state pronunciate da Papa Francesco nella piazza deserta di San Pietro a Roma. Parole Sante di conforto che si associano al ‘passaggio’ della parte di racconto dove nulla può importare a nessuno di noi ciò che ha fatto Gesù. Parole che convergono all’unisono dirette al cuore della gente, parole di fiducia e speranza, come quelle che ancora una volta abbiamo  ‘disturbato’ la Natura, che verrà comunque in nostro soccorso, senza distinzioni per nessuno e nessun privilegio per credenti o non credenti perché Dio. ama tutti, sopratutto chi non crede. Liberaci o Signore da tutti i mali, porta in Cielo tutte le Anime, sopratutto le più bisognose della Tua Misericordia.

Francesco lo scienziato strampalato, è sempre Francesco ha fatto tutto quanto è stato scritto e ora si cura per un cancro al colon. Chissà se riprenderà i suoi esperimenti medicamentosi e ancor prima umanitari. Chissà che rapporto avrà ora con Dio., adesso che lo sta osservando nel suo dolore terreno, adesso che gli parla con gli occhi che supplicano clemenza per la sua bimba affetta di cancro al cervello e di sua moglie il cancro al seno. Mario lo risentì dopo molti giorni dalla loro ultima telefonata dove Francesco disse prima di riattaccare che avrebbe telefonato il giorno dopo, e nel parlare del più e del meno, Mario gli fece sfacciatamente una domanda… ma se tu dici di conoscere molte cure sopratutto contro il cancro, perché tutta la tua famiglia ne è affetta? Semplice rispose, tra le altre cose ho pronto anche la cura efficace per debellare questo maledetto morbo che ci sta decimando, e a certe “grandi industrie farmaceutiche” la cosa da molto fastidio, allora è sicuro che vogliano eliminarmi… qualcuno ci ha deliberatamente contaminati, ma con le mie cure siamo riusciti tutti a rimanerne fuori e siamo sopravvissuti, anzi caro Mario, a questo proposito approfitto per dirti ora, adesso in questo momento che si è al telefono, che semmai mi dovresti trovare sul necrologio di un giornale, sappi fin d’ora che non sarei deceduto di morte naturale, bensì mi avrebbero assassinato.

Qualche secondo di pausa e Mario non sapendo cosa aggiungere, quasi per stemperare la tensione telepatica che si era creata disse all’amico… dai, dai, stai esagerando! e comunque adesso il Nobel Luc Montagnier assicura che il covid19  a breve termine così come è venuto scomparirà essendo un virus prodotto in laboratorio e non organico. La Natura lo sta di già rigettando dice il Nobel che ha scoperto per primo l’HIV… Francesco non fece nemmeno terminare la frase che sbottò replicando, quello è un buffone, ha “incancrenito” mezzo mondo per curare se stesso dall’HIV, sfido che sia stato il primo a scoprirlo… è stato il primo a infettare mezzo mondo. Altra volta che Mario si trovava senza parole, dall’alto della sua molta intelligenza ma poca istruzione di cultura in genere, non seppe più cosa rispondere… Bene Francesco e quanto costa la tua cura? È circa di un ettogrammo di peso ed è di sostanza farinosa che si deve distribuire a dosi di un cucchiaino diluito in un bicchiere di acqua ogni giorno per due mesi e costa 750€… haa! Ora capisco perché dici che ti vogliono “eliminare”! rispose Mario, e i due si salutarono affettuosamente dandosi appuntamento magari ancora dopo qualche anno come quelli trascorsi dall’ultima volta che si erano sentiti. Mario, ancora imbarazzato per le confidenze di Francesco e prima ancora sgomento per le affermazioni che aveva fatto sul famoso virologo Nobel, spera e prega che intervengano ancora quei due Angeli che hanno temporaneamente rifiutato il Paradiso a Francesco, perché dovesse ‘servire’ agli uomini qui sulla terra. Poi in automatico il pensiero di Mario per associazione di idee, va al suo amico Plus, un sarto cinese che opera nel settore della sartoria proprio accanto al suo paese… È un bravo ragazzo Plus, con moglie e figlio, rammenda e cuce qualunque cosa con una maestria impeccabile e a prezzi davvero abbordabili.

Mario ha fatto amicizia con il sarto Cinese. Si chiama Plus, tradotto in italiano scritto direttamente dal mio amico. Plus non capisce ancora bene l’italiano e lo parla con il classico, io molto piacele lavolale pel Te.

Però capisce che una giacca larga e lunga di maniche, non può essere accorciata dalla fine delle stesse, perché ci sono i bottoni, tre per le giacche casual, quattro per quelle signorili e cinque per le giacche “importanti”. Non potele taliare botoni, tocco qua, su spalla… e la mia sahariana in jeans di quattro bottoni, era bel è pronta su misura per gli otto, nove kl. che si era perso perso , camminando, lavorando, scrivendo, vivendo, amando.
Plus, aveva già affascinato Mario molto tempo fa.

Un anno prima gli diede dei calzoncini bermuda per un intervento al ‘cavallo’, perché la cinta non poteva in alcun modo essere rimossa essendo elasticizzata in modo irripetibile con strumenti sartoriali. Plus gli accorciò il cavallo quel tanto che potesse fare, ma il suo stupore più grande fu quello che innescò loro amicizia… Plus gli disse che le bermuda gli piacevano moltissimo ed erano fichissime. Mario si stupì molto, e apprezzò il fatto che fece un complimento per un prodotto che dai disegni e colori proveniva dal Mexico. Plus non chiude mai, se non nelle feste comandate. In un anno ha chiuso i battenti tre giorni per accompagnare sulla riviera ligure il figlio bellissimo per un intervento delicatissimo alla spalla che gli impediva corretti movimenti, e tre settimane per tornare in Cina a salutare i suoi parenti, onorare i defunti di quel l’anno e festeggiare in ritardo matrimoni e compleanni. 76 giorni al l’anno per Plus di riposo e 289 di lavoro, ogni giorno per almeno 10 ore di lavoro al giorno.

Mario desiderò conoscere meglio un uomo che viene dalla Cina e lavora benissimo per tante ore al giorno e non disdegna nelle poche ore di libertà di andare sui monti bergamaschi per ritemprarsi con la sua famiglia al seguito. Mario desidera conoscere qualsiasi uomo che abbia qualcosa da insegnargli perché ha molto da imparare da chiunque gli sia d’esempio per correttezza  e rettitudine e oggi impara da Plus, che anche provenga da un popolo di culture arcaiche quanto scientificamente avanzato che solo adesso dopo aver provocato la pestilenza ha proclamato che cani e gatti sono animali domestici, certamente non lo assocerà a chi del suo paese non merita stima. Mario dice che non si deve mai fare di tutta un erba un sol fascio, il maggengo non va associato all’erba gramigna e  appena gli sarà consentito rivedere l’amico, porterà i calzoni nuovi che hanno bisogno dell’orlo ritoccato, e gli farà sapere con un abbraccio che tra di loro non è cambiato nulla. Massimo non la pensava in questo modo purtroppo, tanto per rimanere in tema di uno stile di vita disordinato quale Mario oramai per fortuna aveva un sol piede dentro, conobbe dei cinesi a Milano che non erano sarti, cucivano si… la bocca a quelli che non pagavano regolarmente il prestito a usura che erogavano a chiunque ne facesse richiesta… a Massimo non erano simpatici i cinesi… un altro modo di vedere le cose.

Sei lune piene sono trascorse da quando Massimo è partito per l’ultimo viaggio, si è evitato il Cv19 o come cavolo l’anno denominato ‘sto’ merda di virus che per buona sorte, inizia a dare qualche segnale di cedimento e siccome non è di certo grazie alla negligenza degli abitanti della terra, che perlopiù sono incoscientemente indisciplinati, di nuovo giungono spontanee le parole di Papa Francesco che interpretate dal personalissimo pensiero di Mario, in pratica dicono che è inutile puntare il dito contro qualcosa o qualcuno per questo disastro ambientale perché per far questo bisognerebbe prima pensare singolarmente ad ognuno di noi… da quanto si pigia il tasto del water e fa scorrere l’acqua che si porta con sé disinfettanti e carta sintetica o semplicemente quando si gira la chiave dell’accensione dell’auto.

Gli strozzini senza nome, che è inutile nominare singolarmente perché avranno sempre volti e voci nuove, invece non intendono demordere e rompono le palle ai poveri malcapitati, ma anche per loro non è che una questione di tempo perché a ognuno venga presentato il conto… e più avranno infierito su degli agnelli indifesi, più verrà infierito su di loro l’indifferenza di non considerarli esseri degni di dignità e carità. Ora è momento di pensieri profondi, la resa dei conti dove si tirano le somme della vita vissuta, e la gente sul sagrato della chiesa piange per Massimo.

Sei mesi nel “dopo Massimo”, ed è solo il momento di fare la conta dei morti per coronaV nel mentre Mario nel commemorare il caro Amico, aveva negli occhi la drammatica situazione in cui tutto il globo si ritrova, e non bastasse,  in aggiunta il tristissimo fatto di vivere in Italia, precisamente in Lombardia, la regione più colpita dal terribile Virus, precisamente  Bergamo con l’ancor più Triste e desolante primato di aver superato per numero di morti lo stesso Wuhan da dove in Cina si è sviluppato il maledetto virus, o almeno così ci è stato dato d’intendere considerata la scarsissima trasparenza di quel paese comunista… che fosse fascista non cambierebbe niente… solo una “questione dittatoriale” differente.

Gli eroi del momento non sono più i vigili del fuoco, che peraltro fanno semplicemente il loro dovere e rischiano di entrare nel fuoco vivo di un incendio con la stessa caparbietà e coraggio di un muratore che lavora su un impalcatura alta trenta o più metri da terra, i veri eroi adesso sono di pieno diritto i medici, gli infermieri e personale addetto, non ultimi i volontari, e ognuno di loro sfida quotidianamente la morte nel portare soccorso agli ammalati infetti da covid19… che il solo scriverlo disturba ma è necessario per dare un nome a un diavolo… perché i diavoli hanno mille nomi, così come gli Angeli pur essendo su due sponde del fiume opposte.

Mario sfoglia il giornale e fa la conta dei morti e fra le centinaia di immagini che ritraggono ogni giorno,  vede il signor Felice che si chiama Felice e Kate, Caterina sua moglie, non cucineranno più per Lui e Panna favolosi manicaretti caserecci nel loro agriturismo. Non vedrà più Marco, l’infermiere che lo soccorse e lo consolò per un incidente motociclistico di Mario, non vedrà più il signor Giovanni quel simpatico signore attempato che periodicamente “bloccava” per ore il Mario chiedendo informazioni per poter continuare e finalmente finire il libro che aveva iniziato a scrivere trenta e più anni prima. Il libro commemorava la memoria del fratello eroe che a tredici anni era al lago e vide in difficoltà una famiglia composta da mamma e due figli che annaspavano trascinati dalla corrente troppo impetuosa del fiume nel quale incautamente erano entrati per fare il bagno. Il caro fratello si tuffò ed eroicamente trasse in salvo i due figli maschi, ma la madre gli si aggrappò troppo forte al collo, trascinandolo con Lei sul fondo. Quasi quarant’anni per scrivere un libro… quasi quarant’anni per tenere viva la memoria del fratello eroe.

Mario non vedrà e non parlerà più in video conferenza Don Francesco che è morto in Africa il giorno di Pasqua, e non parlerà mai più con Felice che abitava all’inizio del bosco e nemmeno parlerà ancora con la signora Angela mamma di Pier, non andrà più al ricovero per trovare la zia che a 102 anni nemmeno era più in grado di riconoscerlo quando le faceva visita, e poi ancora non vedrà più la mamma di… e il papà di… Mario non vedrà più parecchia gente, parecchi parenti, amici e conoscenti. Sperava comunque di rivedere almeno Luisa e Manilia, le due sorelle con il loro nome battesimale che erano state ricoverate d’urgenza all’ospedale per essere poste in sala di rianimazione. Mario non parlerà più con Massimo, che non fu colpito dal coronaV che è arrivato dopo che Lui se n’era andato… non parlerà più con Massimo… o forse lo vedrà e gli parlerà ancora nei sogni e di certo lo rivedrà senza parole che non saranno più necessarie dopo che tutti e due avranno attraversato quel grande bianco ovattato cancello piantonato da due Angeli.

Adesso è come sentire il rimbombare di un elicottero di soccorso che sorvola sopra il tetto, e di fatto non lo vedi. Senti solo vibrare le mura di casa e con la fantasia che ti avvince l’animo in quei momenti, avere timore che possa caderti addosso invece che prestare soccorso. È come essere impotenti davanti a un semplice ‘rumore’ e si aspetta solo che passi. Il Coronavirus è così e non rimane che un ‘mea culpa’ per avere questa bella macchina inventata e a disposizione dell’uomo, non resta altro la speranza che non cada… sul tetto di casa tua…  e un uomo che rimase solo per la perdita della sua amata scrisse…

Sei un bosco di pensieri nella mia mente che il sole non fa passare
Sei un fiume di parole che l’attraversa,
Sei l’aria che tutt’intorno respiro.

Eri mia e lo sarai per sempre, ero tuo e lo sarò fino alla fine del mondo, amore mio.
Ora la tua luce non passa tra le fronde e io non vedo più il colore dei tuoi occhi
Sei l’aria che tutt’intorno respiro, eri mia e ti ho perso tra i rovi spinosi della vita dove adesso ti sei rifugiata.

Abbiamo colto fragole nel giardino sbagliato, mai frutto molto dolce è ancora amaro come il sapere che non troverò il tuo sorriso tra le lenzuola di questa casa ormai vuota anche del tuo profumo.

Forse un giorno mi perdonerai e sarò qui ad aspettarti e il bosco dei miei pensieri, tornerà a risplendere nel cuore, avrò un fiume di parole da dire al mondo che m’ascolta perché… sei l’aria che tutt’intorno respiro.
Sei l’amore che non ho mai conosciuto, l’amore che trasforma tutto in una magica follia che ti fa vedere le stelle brillare come non s’erano mai viste…
Anche non tornassi più a rivedere la luce, Tu eri e Tu Sei.

Forse molte nazioni non hanno ancora capito la gravità della situazione, o l’hanno capita ma per loro va bene così, anche perché a rimetterci sono quasi sempre e solo la povera gente, con la straordinaria eccezione di qualche personaggio di “spicco” nel mondo dell’economia mondiale o della moda o dello spettacolo piuttosto che della politica che accidentalmente è incorso nel virus e richiama più di chiunque altro l’attenzione dell’opinione pubblica facendo parlare di se tutto il mondo… come se una persona “valesse” più di un altra, in pratica il rapporto è “povera gente”  ‘1000’ morti, gente “famosa” ‘1’… la solita tiritera di sempre che si presenta in caso di catastrofi ambientali e virali come in questo frangente. Beati gli ultimi, che certamente saranno i primi agli occhi di Dio. Per i sopravvissuti più fortunati, la “pancetta degli uomini aumenta e i fianchi delle donne si allargano e la vita prosegue per chi resta.

Il ricordo di Massimo, un amico che ha toccato il cuore di molte donne, quello di tanti uomini e di alcuno di loro il portafogli che svuotava per riempire il suo che a sua volta dopo aver trattenuto ciò che serviva per il suo “personaggio, si svuotava per il bene di altre persone. Un paladino non della giustizia che ha infranto innumerevoli volte, ma bensì dell’amore che ne ha distribuito a destra e manca senza sosta, il suo compito di vita. Una vita intrigante, avvolgente, e sopra tutto affascinante. Il ricordo di Massimo, di mille peripezie e mille espedienti che Lui amava chiamare “operazioni”, un lavoro che di lavoro non aveva nulla ma era spesso più duro di qualunque altro lavoro. Un lavoro che molte mattine insieme a Mario avrebbero scambiato volentieri con il manovale dei muratori all’epoca di quando invece che le gru per sollevare pesi c’erano braccia e al posto delle scale c’erano gambe. Avrebbero spesso scambiato l’orario di lavoro con le 5.30 dell’alba del manovale con le 8.30 di mattino all’apertura delle banche per le consuete “corse” affannate per cercare di pagare quell’assegno o quella cambiale, e la sera sarebbero tornati volentieri a casa dopo 12 ore tra travaglio invece che aver finito di tribolare 8 ore al giorno con l’amarezza in corpo. Forse Massimo con il senno di poi, avesse avuto la possibilità di scegliere, in un altra vita preferirebbe avere una, due tuttalpiù tre avventure amorose prima di trovare quella che sarebbe invecchiata con Lui, la donna con cui scambiare un solo vero Amore per tutta la vita, invece che la vita usasse Lui come è poi accaduto. Forse andrebbe diversamente la sua storia, ma ci vorrebbe un altro Massimo per tenere insieme le storie di tante persone che hanno avuto bisogno del suo aiuto, del suo conforto, del suo Amore, tantissime persone che senza il Playboy della vita avrebbero avuto un triste epilogo, perché anche chi si è ritrovato con il portafogli alleggerito ha imparato qualcosa di Lui, persone avide, persone che volevano arricchire più di quanto già non fossero, persone spregevoli al quale Massimo e spesso Mario, hanno dato una lezione di vita. Massimo che ha infranto la giustizia degli uomini e per questo è stato giudicato, Massimo che ha regalato tanto Amore a tutte e tutti senza infrangere mai una sola volta la giustizia che non è di questa terra… e non giudica…

Mario é stato un grande amico e ammiratore di Massimo.  Vicende della vita che non si fermano nel tempo in cui vengono vissute e vanno oltre. Ogni uomo ha il suo cammino da fare sulla terra, e Mario nel suo,  non ha memoria di aver incontrato nessuno che avesse il carisma di Massimo che era tinto di un arcobaleno sgargiante come gli stessi colori di Annibale… il Mario.   E Massimo quell’amico di tutti e sopratutto di tutte, quell’animo buono e gentile travestito da alieno dei nostri tempi, era ed è ancora Massimo. Mi manchi, ci manchi, da quel giorno infausto che ci hai lasciato. Grazie per tutto ciò che hai rappresentato per me, adesso e oltre, ti vorrò bene per sempre Massimo.

…e da un grande albero, una delle sue foglioline chiese alla foglia più grande, diventerò grande come Te? Si, proteggerai dal sole e dalla pioggia i frutti che nasceranno dal germoglio di quest’albero, farai ombra ai viandanti che ti passeranno di sotto e rallegrerai lo sguardo di chi ti vede annunciando la primavera e poi l’estate. È poi? E poi in autunno cambierai di colore, cadrai cullata da un vento frizzante, ti accoglierà la terra, la concimerai e un altr’anno rinascerai come linfa vitale per il grande albero… Ciao Massimo.

 

 

 

 

 

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