GENNAIO. Solo per oggi (completo)

01 GENNAIO 2015 S. Maria Madre di Dio. S.Telemaco, S.Concordio, S.Fulgenzio

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… I LOVE LONDRA… l’ALTRO MEZZO PENSIERO…

La parte riservata al 29 Febbraio ogni due anni.

Magnifica la cattedrale di Westminster, dove entrando ti senti nel mezzo di una parte importante della storia del mondo, a partire del primo sovrano che nel 1066 vi fu incoronato, Guglielmo il conquistatore, e in tempi più recenti, Re Giacomo, e la Regina Elisabetta I .     E poi ancora ho avuto modo di vedere e di calpestare le tombe commemorative di illustri nobili ivi sepolti da, Lord Byron, Charleston Dichens, William Shakespeare, Oscar Wilde, Winston Churchill e fermiamoci che se ne nomino altri che nemmeno saprei chi fossero stati,  che l’ultimo triste ricordo di questa cattedrale, per me comune mortale, va all’indimenticabile Principessa del Galles Lady Diana Spencer, perché vi furono svolti i suoi tristi omaggi funebri.   La stessa splendida Principessa di cui visitai anche la residenza da divorziata e i magazzini del suocero pro tempore  Alfayed, “da Harrods”, anche se in verità mi pareva di essere in una banca centrale tante erano le guardie addette alla sua sicurezza, e tanti erano gli articoli esposti che i più comuni andavano dai reparti Rolex agli show room degli stilisti di alta moda nel mondo.

E ancora Portobello Road, con le sue vie multicolore e i suoi negozi stracolmi di souvenir e curiosità di ogni genere, e li vicino, un castello meraviglioso, residenza estiva dei reali, dove si era aperto un ala, per la visita dei turisti, e non ne ricordo il nome, diversamente l’avrei scritto. Immancabile una capatina nel più prestigioso locale dei Beatles, un longe bar con al suo interno una sorta di museo allestito per il famoso gruppo musicale, l’Abbei road NW8 city of Westminster, dove di questo locale mi impressionò vedere uno dei reggiseni da scena di Veronica Ciccone, che pronunciarne il nome d’arte, mi da’ fastidio, e mille altre curiosità e accessori per vip.

Una bella coda di almeno tre quarti d’ora, c’è la siamo fatta pure per entrare nel locale allestito per Hard Rock café, ma non comprai una sua mitica maglietta, 140 mila lire, preferii spenderle diversamente.   Facce strane, come quelle degli Ebrei con barba e cappello a tesa dritta, che non davano nemmeno troppa confidenza, fu bello invece veder passeggiare uomini elegantissimi di origine africana, con capelli lunghissimi a treccine come il ‘rastafariano’, rimanevo esterrefatto nel vedere donne con chioma rasata da una parte, e capelli lunghi e fluenti dall’altra, per il colore dei capelli stessi poi, non ne parliamo, era normale vederne almeno due di questi colori, su che variavano dal biondo-viola al nero-bianco, capelli portati con una indifferenza che mi lasciava basito.

Una città Londra, che ben si sposa con il promiscuo razziale, nel rispetto di ogni tendenza sessuale, religiosa e politica se vogliamo, una città che vale la pena di vedere e visitare per la sua straordinaria moltitudine di stranezze e ambiguità, che comunque vivono di fatto in uno dei posti più conservatori del mondo, E sarà perciò che affascina, e sarà per questo che invade gli occhi e i sensi… e rimango qui a Bergamo a far ‘vasche’ sul Sentierone. I Love Londra.

02 GENNAIO 2015 S. Basilio, S.Gregorio, S.Adelardo, S. Odilone, S. Macario, S. Basileo

img_0281È un riunire del tempo per capire da quanto ti Amo, per ricordare quando è scaturita la scintilla in Noi, …  è un indagine d’Amore.

Che quella sera di 28 anni or sono, con l’irruenza della mia giovane età, non immaginavo certo di festeggiare anche oggi una ricorrenza così lunga, così duratura, così piena d’Amore, essenziale per continuare a vivere con il vero senso di farlo. Non immaginavo di fare tanto cammino con a fianco l’altra esatta metà di me, destinata nel tempo a diventare lo specchio della mia Anima il clone del mio Amore.

Sono state mille le volte che ho rischiato di perderti, mille le volte che ti ho detto ti Amo, che forse da principio lo dicevo perché si doveva dire, oggi te lo dico perché lo dice ogni centimetro della mia pelle, lo dice ogni mio primo pensiero, lo dice ogni mio respiro, lo dice il mio cuore. Ti Amo compagna di tante avventure. Ti Amo compagna di gioie e dolori. Ti Amo ogni giorno di più di quello che l’ha preceduto, e domani per importanza  annullerà quello presente …  e ora non te lo dico per dire, te lo dico dico per Amore perché senza di Te il respiro si fa corto,  e l’angoscia lentamente si insinua come nebbiolina leggera, raffreddando aspettative e speranze, congelando  gioie e risposte. La casa senza la tua presenza non è casa,  è un involucro di nulla, non serve a niente, ripara dalla pioggia ma non emana calore, non scalda il cuore.

Come quando accendo il fuoco nel camino e vi getto molta legna e carbone, ma una casa senza Amore è una casa con il gelo nel cuore, e Tu per me sei la fiamma  che fa ardere quello che da sempre anelo, il sentimento più puro e più vero, come la scintilla che brillò quella sera di un freddo inverno che invano tentava di raffreddare i corpi, ma nulla poté nel domare l’incendio dei nostri sentimenti.

E fu il due di un lontano Gennaio a sprigionare la scintilla che scatenò il più grande degli incendi dentro me, e non ci sarà acqua sufficiente nei mari per spegnerlo, ne sabbia nei deserti per domarlo, … non basterà tutto il freddo vento del nord, ne il ghiaccio dei poli più estremi a placare l’ardore che provo per Te mio Amore.

Io ti proteggerò con la spada forgiata dal coraggio che attingo da Te e ti proteggerò dalle insidie di questo mondo. Ti porterò con me oltre il buio di certe notti, verrai con me in quella valle di Luce dove non esistono confini che ci possano in alcun modo dividere, e insieme non conteremo più gli anni che passano, ogni momento sarà sempre quello giusto per dirti ti Amo mio infinito bene, e per ciò che ancora non ho saputo darti, vivrò il resto dei miei giorni per poterlo fare … ti Amo Susanna.

03 GENNAIO 2014 S.s.Nome di Gesù  Santa Genoveffa

Chissà se il Tempo vuol bere un caffè o un tè con me. Come vorrei bere un caffè con Te, nella tempesta dei Cieli, nella burrasca dei Mari e nella quiete dei tuoi giorni che riscaldi con il sole.

Vorrei bere un caffè con Te, tempo del mio tempo nell’anno che freddo si affaccia nei molti dubbi e delle poche certezze che infondi nei cuori… Lo stesso voglio dirti che credo ancora in Te anno nuovo. Non ho molte scelte, volessi annullarmi, non mi sarebbe possibile che andare via da questo mondo, e questo a Dio piacendo lo sento lontano, riposiziono la croce sulla spalla e cammino in mezzo al viale di tutti.

Vorrei bere un caffè con Te anno nuovo che non sei altro che mesi, giorni, ore e minuti… non sei altro che tempo, e il tempo lascia spazio a ciò che trova… Altro tempo che trascorre  senza emozioni, senza esultare o sbottare, ma alla fine il tempo è vita, e si prende tutto quello che produce chi la vive, privando o donando su questa terra di bene eterno a donne, uomini e animali.

Per questo gli uomini desiderano raggiungere i Cieli, per bearsi dell’alternativa Celeste che promette altresì l’eternità, ma in aggiunta al bello, senza alcun affanno o dovere per viverla… Gli Animali dal momento che nascono non sono dotati di intelligenza perciò non possono sbagliare, ne peccare, sono già di diritto acquisito in Paradiso senza dare prove ulteriori al loro battito di cuore.

Vorrei bere dodici caffè con Voi, mesi che scandite nel cuore pulsazioni che mutano con i vestiti che indossate e hanno i colori dei vostri umori. Si pensa sia la Luna la protagonista di tutto ciò che accade. Questo pensiamo che da sempre ne siamo convinti, pur senza prove che non c’è mai interessato cercare, beati dal solo ammirare per scopi di cuore.

È una comune convinzione d’Amore, ma la Luna è responsabile solo di arrivare e ripartire negli stessi giorni, più o meno alle stesse ore, Lei non deve necessariamente ‘servire’ ad altro che essere bella… il suo compito finisce con l’inizio del suo splendore.

Al contrario, il compito dell’Inverno è renderci buoni con i colori grigi del Cielo e bianchi della Neve… fin tanto che la Primavera prende il testimone ispirando nuovi Amori e fortifica quelli dove Cupido aveva già fatto centro con il suo magnifico Arcobaleno di colori… E ancora l’estate che splende d’oro, fa un sol lingotto d’Amore di ciò che hanno ispirato le Primule. Infine l’autunno non è ultimo per importanza, e se lo si inverte di posizione mette Pace e infonde negli Animi una tregua di tutto, dove i pensieri si fanno carne e gli intenti sono duri come la roccia.

Metto nella vecchia borsa di pelle la Bontà che porta la sciarpa al collo, sette colori nel cuore che lo fanno pulsare, l’oro che fa maturare il grano, e poi l’Autunno che avanza claudicando con un bastone ricurvo che aiuta a sorreggere un vecchio saggio.              Nelle tasche capienti vi ripongo una dose d’umiltà per l’ascolto dei messaggi degli anni che passano. A gradi si impara a conoscere i mesi con le loro stagioni, e si apprende il messaggio più importante… la Vita. magari bevendoci un caffè, … Noi e Lei, per diventare un tutt’uno, Lei e Noi. Sia un Buon Anno a tutti i battiti di cuori nel mondo che bevono caffè  e siccome che nessuno ha ragione dal momento che nessuno ha torto, Buon Anno anche a chi beve del te’.

04 GENNAIO 2020 S.Ermete, S.Caio, Santa Benedetta, Santa Elsa

Sarà quel che sarà. Aggrapparti alle ali di un Angelo, le serate volano nello spazio insieme ai nostri pensieri per incontrare i giorni e le albe che verranno. L’aurora raccoglierà il rossore riflesso di un sole che spunta da una parte del mondo, e se sarà pioggia, ombrelli, se neve cappotti e guanti di lana. C’è sempre un rimedio nella vita e l’unica volta che non c’è si va in un posto migliore, dove non fa mai ne troppo caldo né troppo freddo.

Fra le piume d’ali che svolazzano nell’etere dello spazio infinito, gli uomini sono alla ricerca di emozioni d’un giorno o di un ora… di minuti, lo spazio di un respiro greve come un giorno d’arsura quanto lieve come violette che sbocciano a primavera… sono pochi attimi intensi vissuti con gli occhi rovesciati dietro le palpebre rivolte al cielo, e lo ringraziano.

Sarà quel che sarà e intanto si vola. Si vola sul mondo che fa immaginare quello che si desidera. Un viaggio nella pace dei sentimenti di ognuno, dove le ‘cose’ che si vedono dall’alto hanno tinte di colori vivaci che sanno accendere lo spirito, e per questo vedere quella luce che serve per illuminare il cammino della nostra vita, e Dante perdoni lo storpio dell’uso delle sue parole, ma a fin di bene ogni ‘cosa’ può essere perdonata.

Si perdona per chi ha sbagliato per necessità, si perdona una bugia che suo malgrado e servita a far del bene, si perdona un amico e si perdona un amore fallito perché si è capito che la croce è fatta di due bastoni… il bastone corto, e quello lungo… ogni uno con la sua precisa parte per comporre la croce che ognuno deve portare in spalla per dare un senso alla propria esistenza… e quindi, al proprio cammino d’amore.

Si perdona il tempo che a volte dispettoso ci perseguita e altre benigno ci rende partecipi di seminare grano e coltivare patate. Si perdona spesso, molto, ma il problema più grande rimane saper perdonare se stessi. Sarà quel che sarà perché nessuno può guidare il suo destino… ad eccezione di Mandela, l’invincibile che disse… “Non importa quanto stretto sia il passaggio, quanto piena di castighi la vita, io sono il padrone del mio destino: io sono il capitano della mia anima.”

Il comandante del nostro destino, e cosa grande da dire, più ‘comodo’ abbandonarsi al fato a volte grato o ingrato senza misura di chi arriva prima per importanza… bianco e nero si sovrapporranno come il sole sorga in una parte lasciando nel buio l’altra metà di mondo, e allora senza arrendersi, continuando tra nubi scure e bagliori di speranza, la lotta nella trincea della vita, ancora una volta e per sempre sarà quel che sarà.

05 GENNAIO 2014 S.Edoardo e S. Emiliana, S.Astolfo, S. Amelio

Gli anni non vanno sprecati. E’ iniziato da poco un nuovo anno, duemila quattordici, mamma mia! Ricordo quando ci pensavo anni fa’ quando la vita era nelle mie mani quando ne ero il padrone incontrastato o mi illudevo fosse così  come tutti i giovani nel pieno del loro vigore, della loro alterigia, del loro essere tali, giovani, semplicemente giovani.  Mi torna alla mente quando in qualche rara occasione  mi divertivo a pensare quanti anni avessi avuto oggi, forse per gioco forse per schernire il fato  dall’alto della mia invulnerabilità, come se a me non potesse mai accadere di avere gli anni che ora ho. Sempre  facevo un rapido calcolo per sapere quanti anni mi separavano da quella età a questa, erano talmente tanti gli anni che mi separavano da quella data futura, che inevitabilmente sorridevo tra me e andavo oltre col pensiero, talmente era assurdo preoccuparsi…

Solo al raggiungimento di un nuovo decennio mi preoccupavo, e puntualmente ricalcolavo, ma ne rimanevano sempre molti di anni da trascorrere e dopo una breve crisi esistenziale riprendevo ad essere il comandante indiscusso della mia vita. Bei tempi, qualunque difficoltà era facile, qualunque problema risolvibile, e per uno come me  incosciente ottimista quello che non risolvevo lo aggiravo a mio vantaggio, per cui rendevo tutto bello tutto semplice.  Non mi sono mai piaciuti i problemi, ne per me, ancor meno per chi mi è stato vicino, e siccome  sono stato dotato dal buon Dio. di un altissimo grado di ottimismo e buonismo con conseguente animo caritatevole che ha sempre cercato di semplificare tutto, anche l’apparente impossibile, ciò mi ha sempre agevolato.

Pensieri comuni a noi tutti, gli anni che passano, lentamente velocemente scorrono e ti ritrovi inesorabilmente alla triste realtà che non ci sono più, allora facciamo un resoconto della nostra vita e ci chiediamo se ancora ci riserverà emozioni, gioie, dolori, se ancora potremo dire la nostra nel lavoro, ‘nell’amore’, ‘digerire’ il tutto e trovare spazio per noi.

Un consiglio e non un monito, si tornasse ad essere ottimisti, il tempo che rimane per molti si è assottigliato, non lo sprechiamo in inutili polemiche,  e invece di lamentarci in continuazione proviamo a pensare come quando da ragazzi pensavamo di avere tutto ancora davanti a noi.

Tutto ciò che noi ancora vogliamo, non necessariamente un conto in banca  ben pasciuto e un automobile nuova più bella di quella del vicino, o degli abiti firmati o che altro, c’è  rimasto di poter passeggiare nel bosco senza pensieri bui, nuotare al mare, mangiare e bere, giocare a carte, a bocce, al pallone, a scacchi.

Potremmo piantare del l’insalata, potare un albero, adottare un cane un gatto un cinghiale una zebra,  coltivare un hobby sopito, inventarsi un lavoro che non abbiamo mai avuto il coraggio di fare. Volersi bene, amarsi, fa’ bene amare, molto più che odiare, fa’ bene ridere, molto più che piangere, non sprechiamo tutto il tempo a lamentarci delle persone più ‘fortunate’ o “furbe”.

I più fortunati non ci è dato sapere esattamente perché, e se lo siano, e i più “furbi” devono fare i conti con la loro coscienza e non vanno sereni nei boschi o a nuotare al mare, devono sempre stare all’erta da quelli più “furbi” di loro con la coscienza più opaca ancora, e la serenità non ha misura, non ha prezzo. La nostra vita, vale più di ogni altra cosa al mondo e per quanto mi riguarda ne ho già sprecata troppa a lamentarmi di questo e di quello, quel che Dio. deciderà che ancora io viva lo vivrò il più felice possibile, come quando da ragazzo dicevo… che brutto avere …anta, ma si che mi importa ho ancora tanti anni prima di arrivare li’… ma non ci penso più, non li conto più, adesso me li godo uno per uno, non li spreco più.

06 GENNAIO 2020  Epifania S.Gaspare, S. Melchiorre, Santa Raffaella

Sei come l’aria di primavera che respiro ad ogni suo germoglio. Sei come un Alba che sorge con il sole, Sei il beato tormento dei miei sogni, Sei la vita che anelo rincorrendo, Sei il mio presente e il mio futuro. Sei Tu mia fiamma sempre giovine. Compagna di vita, mi correggi quando inciampo, mi sostieni con il tuo amore. Può essere il sole o il Cielo che t’ha creato, può essere il profumo della tua presenza. Sei Tu, mio Amore… Ti amo anche quando piove. L’Epifania tutte le feste porta via, ritorneranno un altr’anno dopo un volo di rondine ma Tu  rimani Sei il mio unico vero Amore.

07 GENNAIO 2015.  S. Luciano, S. Raimondo, S. Crispino, Santa MariaTeresa

imageSono stato iniziato a nuova vita, e da subito mi hanno detto senza dirmelo, come dovevo vivere. Ad ognuno alla sua nascita, vengono insegnati e impartiti compiti e doveri, mentre i diritti sono mere chimere da inseguire e mai realmente possedere, e i valori, realtà da rievocare ad ogni ricorrenza di commemorazione. Le società forgiano le persone con religione e politica, e anche se pensi di essere indipendente e autosufficiente nel prendere le tue decisioni, lo stesso e senza te ne renda conto sei condizionato  dal credere ad una presunta entità superiore che amministri la tua anima nel modo terreno, e non di meno sei influenzato e in tal casi peggio, costretto ad appartenere a  questo o quel partito perché così fan tuttiper il quieto vivere e non ci si esime.

Se non accetti questo modo di essere,  sei un rivoluzionario, un disfattista,  un anti clericale, una persona non degna di stima e fiducia, come se per questi due “valori” ci sia qualcuno che possa erigersi a sommo giudice e decidere che posto avrai nella società con il relativo grado acquisito.

Ed e’ a questo proposito che voglio essere risarcito, in primis perché nessuno poteva e doveva condizionarmi e per secondo ma non in ordine di importanza, poteva in alcun modo giudicare e conseguentemente affidarmi  un ruolo tra gli uomini.

In tenera età mi dissero che esisteva il diavolo che mi avrebbe portato tra le fiamme dell’inferno se non avessi ubbidito alla mamma, così che per combinare ingenue marachelle del tipo di rubare un biscotto invece che chiederlo, andavo oltre per sfidare la sorte, mi facevo maliziosamente furbo per eludere una giusta sorveglianza, mancandole di rispetto ripetutamente e conseguentemente peccare ad oltranza.

Mi avessero spiegato di chiederli i biscotti, consigliandomi di non abusarne perché mi sarebbe venuto il mal di pancia, avrei semplicemente capito ciò che era giusto e sbagliato, senza confondermi le idee sul bene e il male.

08 GENNAIO 2015 S. Massimo, S. Erardo

Da grande le cose per me non cambiarono,  mi sposai a 21 anni, confondendo il voler bene con il vero amore, e  quasi subito capii che in pratica non avevo una moglie ma una sorella in più.

Me ne resi conto perché dopo nemmeno un anno avevo un amante extra coniugale,  e senza vanto ne seguirono altre. Così cercai il coraggio che non avevo, trovai onesto e giusto che la mia ex moglie potesse rifarsi una vita l’intanto che era ancora giovanissima, e ovvio la stessa cosa anche per me,  e ci separammo.

Finalmente arrivo’ anche l’amore con la A maiuscola, e dopo circa venti anni di convivenza, ritenemmo fosse giusto sposarsi in chiesa davanti a Dio la mia amata, così che chiesi alla Sacra Rota l’annullamento del primo matrimonio. Mi imposero di scegliermi un avvocato ecclesiastico, e scelsi un ragazzone di bell’aspetto sui quaranta anni, e quello fu il mio primo errore inconsapevole, dovevo da subito immaginare che non poteva avere l’esperienza necessaria per raggiungere l’agognato scopo, e comunque non sarebbe mai stato all’altezza della situazione essendo facilmente fallibile per lo scarso peso legale legato alla sua giovane età, ma mi fidai confidando nelle mie legittime ragioni.

Iniziarono le lunghe, estenuanti, logorroiche e a volte umilianti visite dall’esimio avvocato della fede, ( che è blasfemo il solo dirlo ) ovviamente accompagnandomi con lauti e sonanti acconti in denaro spiegai le mie ragioni, che di migliori ancora oggi non ne so trovare, a partire dal fatto che all’epoca del mio primo fidanzamento con la ex moglie, la donna spesso desiderava arrivare illibata all’altare, non fosse che poi, dopo quattro anni di fidanzamento, avemmo imbarazzo e inesperienza tali da non farci “consumare” per altri otto mesi da sposati.

Non bastasse, aggiunsi che in seguito ad una cura cortisonica subita da piccino, ero totalmente sprovvisto di spermatozoi, quindi incapace ( per mia fortuna ) di procreare, e dulcis in fundo la ragione più semplice, più sincera e veritiera, fu quella, come già detto, che mi resi conto per tragica inesperienza data l’età, di non amare la persona sposata,  e piuttosto che passare con lei una vita di indifferenza e non rispetto, mi sembro’ giusto e doveroso interrompere una farsa tanto triste e deludente, senza per questo che ci sia stata colpa alcuna da entrambe le parti.

Intanto l’esimio avvocato del foro clericale, mi sconsiglio’ vivamente di “usare” l’ultima mia ragione, scartò pure la sterilità, e lo stesso, non mi considero’  nemmeno l’aver “consumato” dopo parecchi mesi, con le conseguenti difficoltà psicologiche che deteriorarono il nostro proseguo sessuale per il resto della durata del matrimonio stesso.

Mi fu invece consigliato ( che quando si consiglia in quel modo, la parola giusta e’ IMPOSTO ) da far pressione sul fatto che io contravvenni più volte al mio impegno matrimoniale accoppiandomi in relazioni extraconiugali, adducendo inoltre che l’alta corte giudicante del clero, ne avrebbe tenuta la giusta considerazione, assicurandomi di fatto il risultato vincente finale.

E allora accettai con riluttanza e tanta vergogna di portare a testimonianza un amico di “scappatelle” e addirittura una amante ora mia amica, e lascio all’immaginazione di chi legge l’insulto sopportato per amore dalla mia compagna, promessa sposa…

Voglio essere risarcito per questo danno alla mia Anima, e per tutte le volte che un presunto emissario di Dio mi ha ‘anche’ ingannato, tentando di darmi una immagine distorta di quel Dio che il mio cuore vede per grazia ricevuta, Unico e Perfetto, negli uomini, tra gli uomini, sopra di loro. Voglio essere risarcito per tutte quelle volte che mi sono vergognato di mangiare alla faccia di milioni di persone che sono morte per fame, per colpa di qualche politicante,  che ha e spreca molto di più di quanto necessità, rendendomi contro la mia volontà un complice silente e impotente spettatore, sotto i falsi colori della sua bandiera.

Voglio essere risarcito per le innumerevoli ingiustizie che lo stesso mondo politico mi ha propinato, indorandomi la pillola  con falsità, malignità, e ipocrisie. Voglio essere risarcito da un mondo che si è appropriato della riserva d’amore che mi era stata regalata alla mia nascita… e mi sarà tutto debitamente restituito, pezzo per pezzo, quando  sulla bilancia della giustizia Divina, si contrapporranno i due pesi di ciò che ho dato, e ciò che mi è stato tolto. A quel punto ognuno risponderà ( me compreso ) delle proprie responsabilità, allora e solo allora vedremo chi si è comportato con cuore puro o cupo…e non ci sarà somma al mondo che possa far tornare qualcuno sui suoi passi, ed io sarò ricco, d’amore e di giustizia, non per una vita, ma per l’eternità. Voglio essere risarcito da questo mondo, desidero, chiedo e prego, di essere risarcito dal Cielo.

09 GENNAIO 2014 S. Giuliano, S.Adriano, Santa Alessia  S.s.Nome di Gesù  Santa Genoveffa

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… Altro denaro da versare, e sentiti a testimoniare in una sede di Milano, con avvocato, giudice ecclesiastico e un prete come scrivente. Tutti abbiamo dato la stessa versione dei fatti,  nessuna discordanza anche se siamo stati sentiti uno ad uno in separati momenti della giornata, del resto non c’era nulla da inventare, la verità e’ facile da ricordare, per la natura stessa del significato della sua parola, ergo tutto perfetto.

Verdetto finale comunicatomi alcuni giorni dopo, … La domanda di annullamento del mio matrimonio era stata respinta, motivo i testimoni erano stati giudicati sinceri, mentre io no, pur rilasciando  la stesa identica versione dei fatti. Dopo quasi tre anni, esterrefatto, incredulo e deluso, con le lacrime agli occhi sto per uscire mesto mesto dall’ufficio del esimio avvocato, che mi ferma sull’uscio del suo ufficio consolandomi e rassicurandomi, mi disse che se ci fossimo appellati con altre 4500.00 euro di spese, di sicuro avremmo vinto la causa.

La stessa causa che fu vinta da gente che ha compiuto nefandezze inenarrabili ma con il portafoglio ben più fornito del mio. Ovviamente disgustato me ne andai, e ancora oggi a distanza di molti anni, mi vergogno io per i rappresentanti della giustizia divina in terra, e mi dispiaccio allo stesso tempo perché io in Dio ci credo veramente, e avrei portato al Suo cospetto l’immenso amore e rispetto che unisce me e la mia compagna da ormai venticinque anni. Il matrimonio che ho celebrato in municipio… un’altra stupida e inutile invenzione convenzionale di questa terra, che disprezzo sempre con più convinzione, come consiglio e comandamento di Nostro Signore.

Questa e’ l’educazione cattolica, questo e’ l’indirizzo umano che ci dovrebbe avvicinare a Dio. …  che ci perdoni tutti quanti per storpiare in modo tanto blasfemo la Sua parola e i suoi insegnamenti, e sempre Sia Lodato per avermi dato il Santo Dono della Fede, in modo da distogliermi totalmente dall’insegnamento umano, e sempre Sia Lodato per illuminarmi e indicarmi la strada in mezzo al buio dell’ avidità, della ipocrisia, della cupidigia, della stoltezza, e di farmi Luce con il bene nel torpore del male. E ancora ringrazio Dio Trino, la Madonna e tutti i Santi, di avermi insegnato che i biscotti si può chiedere di averli, piuttosto che ottenerli con sotterfugi e inganni, chiedi e ti sarà dato.

10 GENNAIO 2020 ARA.  S. Aldo, s.Valerio, S. Aldo, Santa Domitilla, S.Domiziano

…Voglio essere risarcito per questo danno alla mia Anima, e per tutte le volte che un presunto emissario di Dio mi ha anche ingannato, tentando di darmi un’immagine distorta di quel Dio che il mio cuore vede per grazia ricevuta, Unico e Perfetto, negli uomini, tra gli uomini, sopra di loro.
Voglio essere risarcito per tutte quelle volte che mi sono vergognato di mangiare alla faccia di milioni di persone che sono morte per fame, per colpa di qualche politicante che ha e spreca molto di più di quanto necessita rendendomi, contro la mia volontà, un complice silente e impotente spettatore, sotto i falsi colori della sua bandiera.

Voglio essere risarcito per le innumerevoli ingiustizie che lo stesso mondo politico mi ha propinato, indorandomi la pillola  con falsità, malignità, e ipocrisie. Voglio essere risarcito da un mondo che si è appropriato della riserva d’amore che mi era stata regalata alla mia nascita… e mi sarà tutto debitamente restituito, pezzo per pezzo, quando sulla bilancia della giustizia Divina, si contrapporranno i due pesi di ciò che ho dato, e ciò che mi è stato tolto.

A quel punto ognuno risponderà (me compreso) delle proprie responsabilità, allora e solo allora vedremo chi si è comportato con cuore puro o cupo… e non ci sarà somma al mondo che possa far tornare qualcuno sui suoi passi, ed io sarò ricco, d’amore e di giustizia, non per una vita, ma per l’eternità. Voglio essere risarcito da questo mondo, desidero, chiedo e prego, di essere risarcito dal Cielo.

11 GENNAIO 2019  ARA  S. Igino, Santa Onorata, S. Ortensio  ARA

E’ una sera speciale. Siam quasi avanti di un anno. I cani sono ancora più grassi e viziati e gli uomini accanto ancor più storditi d’amore preso, le speranze sono ancora certezze dell’animo e le illusioni rimangono scoregge del destino.
L’innocenza dei bimbi li rende felici perché han fretta di crescere.
Gli adolescenti sentono che è tempo di dare il bacio al primo amore, e per qualcuno con qualche anno di più sulle spalle è tempo di dimostrare d’esser guerriere e cavalieri o saranno donne su vie perse e uomini senza colpo in canna.
Un anno è nulla di fronte al tempo, segna solo il mutar delle stagioni e le rughe sul viso di chi lo vive.
Qualcuno inizierà a vivere in un mondo onnipotente fatto di quercia, e avrà molti anni a venire dove esisterà il solo essere se stessi.

Perché un anno passi bisogna pestare la neve e dare fieno ad asini e buoi. Bisogna che uno sciame di fiori (di fiori o api?)faccia sentire in bocca il sapore del miele. Bisogna si asciughi la fronte sudata e si respiri il profumo di una messe di grano, e ancora bisogna vedere lo spogliarello degli alberi che si cambiano il vestito.
Camminare, dare, ricevere e vedere, mordendosi la coda l’un con l’altro, perché le stagioni amiche hanno un anno in più.

Ci vuole il passare di un anno per qualcuno per arrivare a capire di non cercare oltre ma saper mantenere ciò che si ha nel cuore, che quelli legati alla moneta di scambio, non sono legami ma nodi inestricabili. Rafforzare le speranze e attingere a nuove esperienze con un senno più vivo e guardingo.
Tagliare rami secchi che non producono energia per l’impulso indispensabile al cuore.

Un altro anno è trascorso, molte lune l’hanno invaso, gelose di un sole tanto lodato.
Un altro anno e qualcuno non pensa più niente se non di essere felice o infelice per il cammino che ha percorso, l’amore che ha saputo dare, ricevere, e che ha potuto vedere, persone che aspettano ciò che sarà quando dev’essere sia.
Un altro anno , un’altra storia, un’altra vita.
Benvenuto 2019, sperando in con flatulenze e più leale speranza.

12 GENNAIO 2018 ARA  S. Bernardo, S. Arcadio, S. Modesto, S.Tatiana, S. Cesarina, S. Cesira, Santa Tania

É un nuovo anno, che quando da ragazzo pensavo a questo presente, rabbrividivo al pensiero di avere un’età così pesante. Al tempo, come tutti i giovanotti, ero invulnerabile, avvolto dalla boria di onnipotenza giovanile, ed era impensabile vedermi, dopo 40 anni, bianco di capelli con innumerevoli ricordi belli e brutti. Al tempo bastava dare di spalle per scacciare ogni pensiero che potesse turbare il resto della giornata. La vita trascorreva con i suoi ritmi e Lucio Battisti faceva innamorare sulle note delle sue canzoni persone che, come me, non resistevano al fascino di Giardini di Marzo o La Luce dell’Est. All’epoca, nascevano gruppi rock che in segno di protesta per la guerra del Vietnam o per altri motivi la “facevano” sul palco. John Travolta con Saturday night Fever infiammava le sale cinematografiche per la sua innocente e pulita interpretazione di una vita da vivere con il cuore ma, allo stesso tempo, si giravano film di basso contenuto morale e alto contenuto demenziale. La politica italiana spandeva a piene mani le briciole del solito maltolto per tranquillizzare il popolo. Lo Stato subì duri colpi, atti terroristici che misero alla prova la stessa stabilità democratica. L’onore lo lasciamo per le vittime. La religione era una costante speranza per un gran numero di persone nel mondo, quindi non di meno in quei passati anni si era timorati ma, in nome dell’innovazione, si sono fatte filosofie di vita “alternative”. La fede non va spiegata, o c’è o non c’è, nasce nel cuore di chi lo desidera. Tra la fine 70 e buona parte degli anni 80, i ragazzi vestivano da “Luna strass” un negozio che importava balle di jeans che provenivano da Firenze o così ci fecero credere. Si trattava di jeans logori e sdruciti pieni di buchi e tagli. Rigoroso indossarli di almeno due taglie in più del dovuto, stretti in vita da un cinturone con fibbia che in genere raffigurava un’aquila. Clarks ai piedi o stivaletti strausati e malconci con la punta tipo cowboy rivolta all’insù, maglietta anch’essa di almeno due taglie superiori al necessario e una giacca di renna di taglia extra large.

Ma la droga in quegli anni non lasciò in pace questo spensierato modo di apparire. Si presentò con innocenti spinelli che ben presto si trasformarono in eroina, quella non perdona perché ti uccide o ti invalida. Inventarono il metadone, altro tipo di stupefacente travestito da medicinale calmante, il gatto che si morde la coda. É  furba la droga, ti fa stare tanto bene da non capire più quanto in realtà tu stia molto male. É furba la droga, cerca e spesso trova gonzi e sognatori che non hanno ancora imparato a volare. Il 2000, il fatidico “mille o non più mille” si pensava fosse l’anno che aprisse le porte ad una libertà maggiore. Il 2017 ci sta lasciando cantanti esordienti che faranno innamorare molti altri cuori, mentre un gran numero di rapper si è unito ai rockettari. Il 2017 ci saluta con una politica che non elargisce più briciole di maltolto, è diventata imparziale, non elargisce più nulla. Il terrorismo ha solo cambiato il colore della bandiera, non è più casereccio ma arriva da ogni dove. Le religioni non sono cambiate che nel numero dei loro apostoli in continua diminuzione. In compenso stiamo avvicinando il cristianesimo alle supposte verità aliene e spesso lo associamo a semplici quanto belle filosofie di vita, ancora la fede o c’è o non c’è. Si pensava di essere ridicoli nel rivederci agghindati per la posa di una foto o in un filmato degli anni 70, ora quel modo di vestire ci viene riproposto sistematicamente in fasi annuali alterne e non ci sembra più ridicolo…

La droga ha cambiato faccia assumendo altri nomi e non veste più trasandata, adesso si usa in giacca e cravatta. Il 2018 al momento lascia trasparire null’altro che i propositi iniziali di speranza. Sperare in un biglietto vincente della lotteria, sperare in un amore. Sperare di non avere bisogno di medicine, sperare in un mondo migliore con sempre meno confini e colori di pelle. Sperare che si inceppino tutti i cannoni nel mondo. Benvenuto 2018, riservaci ciò che abbiamo saputo meritare e lasciaci sperare. La speranza è non smettere mai di sognare.

13 GENNAIO 2017 ARA.  S. Ilario, Santa Liana, S. Icaro, S. Eliano

La neve quest’anno ci ha regalato una sola emozione, peraltro preannunciata dai notiziari.  Il mattino seguente la previsione tutti eravamo pronti all’evento, e alle nove aveva iniziato a nevicare, con estrema puntualità aveva finito alle sedici del pomeriggio. I camini e le stufe quel giorno avevano fatto gli straordinari, non tanto per essere efficienti in quel particolare giorno, ma per essere il giusto contorno a quello splendido scenario. In realtà si sperava sbagliassero su quella previsione meteorologica, pensavamo che si potesse protrarre almeno di poco, e allora via a grandi fiammate di speranza, ma ci dovemmo accontentare dell’esattezza informatica del tempo. Gli operatori del settore sciistico avevano tirato un sospiro di sollievo,  pensando così di risollevare una già magra stagione, e si diedero da fare per profittare di quell’esiguo momento di speranza, per salvare almeno quel poco che rimaneva della stagione quasi oramai al suo termine.

Qualche giorno più tardi, arrivò la tragica risposta di un bel più sette gradi, smorzando definitivamente le aspettative e le speranze di molti, compresi chi di neve non ci vive. E allora che fare? La si prese così come si prende tutto ciò che ci può nuocere, come la nostra situazione politica, come il lavoro in generale, come una disgrazia comune, con quanto più ottimismo si possa. E allora accendemmo i “cannoni spara neve”, stappammo una bottiglia di vino, e prendemmo in giro la mala sorte, e poi chissà chi la vince. Fin tanto che la pancia non ci farà male, saremo noi, gente di montagna, a dominare. Noi non ci arrendiamo mai difronte a nessuna avversità della vita, la stessa che ci riserva continue sfide, e saremo in grado di vincerle sempre fronteggiandole a testa alta. Ciao neve, arrivederci, fa un po’ come ti pare, che il tempo fa sempre come gli pare, una delle poche cose giuste e oneste rimaste nel nostro mondo.

E mentre noi aspettiamo il tuo ritorno, ci daremo da fare per invitare la gente a venire sulle nostre montagne, a passeggiare nei nostri bellissimi boschi, ad ammirare le stelle nei nostri cieli più lucenti che altrove, a bere l’acqua fresca e pura dei nostri ruscelli, ad ammirare i nostri bei fiori, a perdersi nel verde delle nostre valli, a sorridere alla vita per ridare quell’entusiasmo e quel coraggio che le città spengono. E offriremo ai nostri visitatori del formaggio immerso nella polenta, resteremo lì ad attendere insieme a chi la vuole la benedetta neve… e invece forse sarebbe meglio “desiderarla sta benedetta neve”.

Mi immagino cosa pensavano, cinquanta anni or sono, i nostri ‘vecchi’, quando la neve era solo un disagio perché scendeva a metri, e ci si doveva rintanare nelle case al “calduccio” del tepore dei camini. Sicuramente desideravano che ne scendesse meno, e sospirando e aspettando che se ne andasse, facevano quello che facciamo noi ora che speriamo ne scenda di più, stappavano una bella bottiglia di vino. Non è cambiato molto, perciò a che serve angustiarci? Arrivederci neve, quando vuoi scendi, noi siamo qui ad aspettarti sospirando se non ci sei, che dopo la pioggia, arriva sempre il sereno, è solo una questione di tempo, intanto… un bicchiere di vino…

14 GENNAIO 2015 S.Felice, Santa Bianca, Santa Dacia, Santa Felicita, S. Dacio

Scendo dal tratturo che porta alla “Madonnina”, quella che è stata posata sulla fine di quel sentiero che il buon Tullio, con piccozza e tanta pazienza, pian piano nel tempo ha tracciato. Ci siamo visti a metà del percorso e lui la piccozza l’aveva in spalla. Ci fermiamo per un saluto, lui mette la mano in tasca, prende un fazzoletto e, intanto che si asciuga la fronte madida di sudore, inizia a parlarmi: ò apena gjöstàt ol senter, chèl che l’ porta a la tò Madunina… (ho appena sistemato il sentiero che porta su alla “tua” Madonnina). Quale sentiero? dico io. Só ‘n dacc inante amò ü tòc, (sono andato avanti ancora un pezzo) dice lui, ah bene, allora vado a vederlo, sì, ribadisce, dopo al spiassöl, to ederét che a ü certo punto, söla tò destra al cuminsa ól senterulì che al va sö ‘mpe, e l ria a la Madunina, ma ada che l’è ‘mpé tant…Go de ‘ndà a metil a post, magare ‘ndomà. (Vai avanti dopo lo spiazzolo, vedrai che a un certo punto, sulla tua destra inizia un sentierino che va su ma è molto ripido, e arriva alla Madonnina, bada che è molto ripido, domani magari lo vado a sistemare). Bravo Tullio sempre a far qualcosa. Sta a ca a fa? Dè televisiù a ‘nno èst assè, di càles ‘nno piö òia, e alura fa cosè? (Stare a casa a fare? Di televisione ne ho abbastanza, di calici di vino non ne ho più voglia, e allora che fare?) Bravo, bravo! E ci salutiamo. Torno sui miei passi e ne percorro un bel po’ di metri, cercando con lo sguardo il sentiero che saliva a destra, quello nuovo, quello del Tullio, lì in realtà è tutto suo per il fatto che lui sistema i sentieri, picconando qua e là, mettendo pietre che arginano il terreno friabile. Il bosco, in quella che è la sua zona, è di un pulito che lascia esterrefatti da tanto è bello. Egli taglia rami secchi e alberi abbattuti dalle intemperie, pulisce fogliame secco, insomma è un piacere passeggiare in quell’angolo di paradiso nel bosco, la nostra piccola Yellowstone, ol doss’, il Dosso, luogo dove vive quel brav’uomo del Tullio.

Dopo un centinaio di metri scorgo quello che mi sembrava un sentiero che saliva ripido, non era molto “segnato” ma il Tullio mi aveva detto che lo doveva ancora sistemare. Guardo l’orologio e vedo che non mi rimane molto tempo, inteso per luce, allora richiamo con un fischio i cagnolini e torno indietro. Arrivo nei pressi della casa del Tullio e lui è lì una buona mezz’ora dopo, già lavato di fresco. Indossa infatti la sua giacca blu sopra alla tuta da lavoro a due pezzi. Per lui significava cambiarsi per la festa. Mi chiede se ho visto il sentiero, certo Tullio, e spiego dove. No che non è quello, devi andare oltre il canalone, dice lui, allora ho sbagliato, rispondo io, ci andrò domani, ciao, buona sera anche a te, fa il Tullio…

15 GENNAIO 2016 ARA. S. Mauro, S. Abaco, S. Efisio, Santa Ida

Il giorno dopo vado verso il nuovo sentiero che era poco più dell’una ma, molto strano, noto gente che lo sta già percorrendo. Normale penso, con queste splendide giornate tutti ne approfittano, e vado oltre. Pochi passi e vedo altri due ragazzi, strano, sono due nipoti del Tullio, ci incrociamo e uno di loro mi dice trafelato, mio zio è caduto giù dalla rupe, lo andiamo a soccorrere…

Un colpo al cuore. Una tristezza incredibile mi lascia di stucco. Chi mi dirà ora che le rocce di quel monte, quando sono bianche, c’è un tempo ‘strano’ che chiama neve. Chi mi avvertirà di fare attenzione alle foglie secche che fanno scivolare quando il tempo insiste al bello! Quando risentirò quei colpi di accetta giù nel bosco, gli stessi che, quando passo di lì, non mi fanno sentire solo con i miei pensieri? Chi mi riempirà di quella semplice saggezza che mi faceva sentire di appartenere a quel bel mondo? Chi ancora mi dirà che cominciano i mesi della R, setèmbeR, utùeR, noèmbeR, desèmbeR, genéR, fevréR…

È volato via il Tullio, con quella zanzara ha sorvolato il cielo dei vivi, che l’altro è un po’ più su per il momento. Con tutto il cuore, vorrei sperare di sentire presto abbaiare i miei cagnolini là, su quel sentiero vicino alla Madonnina. Loro mi avvertono sempre della presenza del Signor Tullio. Già, il Tullio era un “Signor” in tutti i sensi, una “Bella persona”. Ogni volta che lo incontravo mi sentivo di chiamarlo così. Ora mi manca.

 

16 GENNAIO ARA 2015  S. Marcello, S. Accursio, Santa Liberata, S. Marcello, S. Berardo

Sto seduto dietro un tavolo dirimpetto ad una finestra a grate, che non è quella di un carcere ma quella di casa nostra in montagna. Le finestre son così in montagna, dai tempi dei tempi, probabilmente uno dei più antichi sistemi antifurto inventati. Il camino se la ride scoppiettando e fuori l’imbrunire incalza ma ancora si vedono, a quadri composti, le montagne mezze innevate da una recente nevicata, sono avvolte da un gelido abbraccio di nuvole, mentre di tanto in tanto, il sole che tramonta dietro le cime, illumina i bizzarri giochi di vento che sollevano la neve giocando con esse.
Non so se continuare la lettura di un Kerouac, iniziato la notte prima, o scrivere qualcosa, come del resto ho già iniziato a fare. Sorrido guardando oltre le montagne, oltre tutto, e faccio un viaggio nel tempo.
Era primavera, io non avevo trent’anni, e Susy, la mia donna, non ancora venti. Ci eravamo conosciuti da pochi mesi, le dissi che ce ne saremmo andati a fare un viaggetto veloce, in realtà volevo vedere un Gran Premio di moto. Non volevo perdermi la grande sfida finale di quell’anno, tra Marco Lucchinelli, Eddie Lawson, Kevin Schwantz, Wayne Rainey, Pierfrancesco Chili, e Freddie Spencer e altri ancora che non ricordo. Glielo proposi a mezzogiorno e alle tre eravamo già in strada, al volante della mia Jaguar, vecchia ma bella come il sole, destinazione Austria, circuito di Salzburgring.

Qualche ora di viaggio e fummo alla frontiera. I documenti della Jaguar non erano del tutto in regola. Che fare? Niente paura, io di incoscienza ci vivevo.

Lasciammo l’auto in un parcheggio e accettammo un passaggio da un camionista, pochi minuti di marcia e, una volta giunti in Austria, ci fermammo in un posto di ristoro per camionisti.
Appena entrati nel locale si girarono tutti verso di noi, Susanna era l’unica donna, loro tutti omoni, con tanto di tatuaggi e catene che partivano dai passanti dei pantaloni per finire dietro, nelle tasche posteriori a difesa dei portafogli. Qualcuno le gridava qualcosa da lontano in lingua straniera, era come s’io non ci fossi nemmeno. Confesso che non provai solo imbarazzo ma anche un po’ di timore, ma il camionista che ci aveva accompagnato sorrideva divertito e mi tranquillizzai…

17 GENNAIO ARA 2014 S. Antonio, Santa Alba, S. Antero, S. Diodoro, Santa Nadia, Santa Iole, S. Antonello

…Tornammo a riprenderci l’auto al parcheggio. Cercai un altro ingresso doganale sperando in una sorveglianza dei documenti meno rigorosa. E andò così. Riuscimmo ad entrare, la sera eravamo all’interno del circuito, nella zona riservata al parcheggio degli spettatori. Non avevo con me molti soldi, feci intendere a Susy che preferivo dormire in auto per non lasciarla incustodita, seppur non giovanissima era pur sempre una Jaguar, ed io sornione e un po’ beffardo ne approfittai, del resto a quell’età avremmo dormito nel letto di un fiume vivo e inoltre i sedili reclinati erano pure comodi.

Purtroppo, verso le cinque del mattino, l’Austria si presentò con il suo biglietto da visita, gelida come del resto è in primavera da quelle parti, e siccome il riscaldamento dell’auto era spento, pensai di nuovo di unire l’utile al dilettevole e ci scaldammo tra di noi…

La gara fu uno spettacolo nello spettacolo, ed era entusiasmante vedere lo stupore negli occhi di Susy, che non aveva mai visto prima di allora un GP. La sera di quel giorno, contate le lire rimaste, decisi che ci potevamo fermare una notte ancora, ma in una modesta pensione, questa volta, Salisburgo.

Il mattino seguente andammo ad un mercatino dell’usato, regalai a Susanna una sveglia a carica manuale, che ancora oggi conserviamo gelosamente in bella mostra sul camino di casa, a ricordo di quella fantastica gita, arrivammo a casa con la benzina contata, appena in tempo.

Torno a guardare le mie montagne, in fondo per vivere bene ci vuole solo un pizzico di incoscienza.

18 GENNAIO 2015 Santa Margherita, S. Zenone, S. Beatrice, S.Fazio, S. Prisca, S. Priscilla, S. Bice, S. Carlotta

Sogno gennarino. Una sera, da poco s’è fatto buio, stiamo viaggiando con l’auto, dapprima pensavo fossi solo, ma in seguito scoprirò che con me c’era anche mia moglie, la mia compagna. Stiamo percorrendo le vie della città Alta di Bergamo, la parte posta in collina della nostra città, le strade non sono le stesse, invece che apparire come di solito, cioè in un contesto di ciottolato cinquecentesco… era diverso pur sembrandomi comunque il tutto affascinante anche cambiassero profondamente nel loro insieme.

Le  sue vie sono comode, spaziose, e non strette e anguste, a lato dei bei lampioni di alluminio le illuminano con il colore dell’alba quando ‘fa bello’ e più in là ancora ampi spazi verdi. Non è la mia antica città, non quella che sono abituato a vedere, ma io mi ci vedo e mi ci sento dentro a mia misura, e sono ancora solo per ora, perché non ci sono con me Susanna, ma neppure i miei cagnolini, che anche loro arriveranno in seguito.

Però, la senzazione di trovarmi in quel posto, a quell’ora non è mai venuta meno, e con la mente gironzolo vagando allegramente. È ben chiara la foto stampata nella mia memoria, una sola fotografia della mià città è quella che stavo vivendo non era la mia ma mi ci trovavo comunque di un gran bene, finché, non so dopo quanto tempo, ridiscendo la collina che ospita Città Alta, e mi ritrovo davanti ad una delle porte di ingresso alla cittadina… parte opposta, sita all’inizio delle mura di cinta, porta S, Agostino,  quella con l’effige sul fronte che raffigura il leone alato, posto a rappresentare la città di Venezia a cui eravamo sottoposti al suo dominio nel lontano 500.

Ebbene, stavo per attraversarla, per fare ritorno a casa mia, dopo un po di girovagare, ma una immensa voragine, di dimensioni gigantesche, mi si para davanti, lì, proprio dietro il grande portale di pietra. Posso addirittura vederne le dimensioni, perché oltre la voragine alta qualche kilometro, riesco anche ad avere un idea della sua larghezza, che non è meno di due o tre paesi più in la della citta bassa, ne vedo la fine, con l’inizio di altri paesi più piccoli presepi ai miei occhi. Ed è impossibile proseguire, una lunga fila di auto dietro di me, e ferma come ad aspettare una mia risposta che non darò mai loro, e improvvisamente ecco Susanna, con cui girando il capo verso lei seduta al mio fianco, divido il mio stupore.

Poi, poco dopo, come se qualcuno ci avesse dato una precisa indicazione, facciamo retromarcia per andare in una direzione che ci faccia raggiungere la nostra meta che comunque distava 5/6 km. da dove ci trovavamo, evitando l’enorme cratere che si prostrava innanzi… l’obbiettivo era aggirare l’ostacolo di quel grande cratere che di maestoso aveva solo la dimensione. Arrivati, ci accostammo ad un cartello stradale dalle buone proporzioni  posto sulla nostra destra in direzione di marcia, che non ci lasciò nessun dubbio sulla direzione giusta da scegliere per il ritorno a casa.

E ce lo illustrò pure, con tanto di cartina fotografica a colori, i km. da fare per aggirare il ‘mostro’ erano… non ricordo bene se 150 o 250, comunque tanti, troppi, e lo stesso in quel momento nemmeno comprendo perché debba andare completamente ad ovest, tra vallate e falsi piani, arrivando a sfiorare il lago di Lecco. Vediamo tutto, io e Susanna, il cartello con le indicazioni per il ritorno, e siamo già in marcia per il ritorno, ma ciò nonostante, ci ritroviamo fermi parcheggiati sempre sulla strada di una delle vie di Città Alta, perché abbiamo deciso di far buon viso a cattivo gioco, e ci siamo fermati per fare l’amore in auto, cosi, forse per scongiurare la malasorte. E siamo nudi con la capotte abbassata della macchina che ora s’è fatta cabrio. Di li a poco passa una persona distinta, che porta a passeggio due magnifici cani da pastore tedesco, almeno nelle fattezze, o ciò che io credo di aver visto, ma uno di colore tutto nero, che se ben ci ripenso era un pastore Alsaziano, di quelli con il pelo un po’ lungo, e l’altro marrone a pelo raso, puntellato di bianco che sembrava un grazioso animaletto del bosco, anche se le dimensioni rimanevano quelle di un pastore tedesco, entrambi con il loro padrone, incedevano tranquillamente verso di noi, sul lato del marciapiede…

19 GENNAIO S. Mario, Santa Marta, Santa Pia, Santa MariaPia

… Improvvisamente, mentre noi si amoreggia nei preliminari vestiti di sola pelle, il cane marrone puntellato di bianco come la schiena di un  cerbiatto, salta in macchina e si accomoda sul sedile posteriore, cosi come nulla fosse. Indescrivibile la ferocia con cui Roccia, il mio chihuahua lo aggredisce, non so se per difenderte l’auto, piuttosto che io e Susy, o la sua Minnie, l’altra nostra cagnolina, o tutto insieme.  Già, pure loro all’improvviso sono apparsi, o erano sempre stati con noi e non li avevo notati, o semplicemente non facevano parte della storia precedente, non so, quello che ben so e ricordo, sono l’abbaiare accanito di Roccia, che mordeva ripetutamente il muso del cane intruso, praticamente aveva scelto una parte del corpo del pastore tedesco, che fosse grande quanto lui, per combattere alla pari.

Nel frattempo, l’uomo che accompagnava i due cani a passeggio con calma si avvicina, e con gesti pacati, recupera il suo cane, sporgendosi a mezzobusto nell’auto, e agganciando al collare del cane maculato un guinzaglio, lentamente lo invita ad uscire dall’abitacolo, e nel contempo, non ci risparmia un monito a tener a freno la troppa esuberanza del nostro Roccia.

Io sgrido il mio cane, ma non so con quanta convinzione perché ne vado fiero, ha un coraggio da leone. Il Roccia pesa 4 chili avvolti in un telaio da ‘pulce’,  il cane pomellato come il culo di un quarter hors pesava almeno 7 volte di più, e poi perché mai l’avrei dovuto sgridare, ci stava difendendo da un possibile pericolo, visto l’intruso!

E qui finisce tutto, la gita in Città Alta, il baratro gigantesco, il ritorno in auto verso il lago, io e Susy vestiti da Adamo ed Eva, i tre a passeggio, i miei cani… finisce tutto, mi sveglio…, non sereno, un po’ eccitato, un po’ da brutto sogno, più che da bel sogno, vorrei continuare a dormire perché ho ancora sonno, sono le 6.30, ma mi è già successo, poi mi risveglio e non ricordo nulla, o quasi, che allora mi alzo e lo scrivo, ok sono le 7.30, torno a letto mezz,ora che sono ancora in giorni di mezza vacanza, quando mi rialzerò, cercherò di dare un senso a questo sogno, che cosi sommariamente potrebbe significare… Ero li, avevo tutto a portata di mano, ma c’era da percorrere 150 o 250 kilometri, nel frattempo sulla strada del ritorno ho cazzeggiato fermandomi per fare l’amore, e sono stato punito dall’interruzione dell’ aggressione del mio Roccia… oppure piuttosto che un occasione mancata, sarà un treno che passa per me, per noi, ancora una volta forse passa e speriamo, che stavolta si riesca a non perdere la corsa, che ne ho già perse troppe, e non mi resta molto tempo da sprecare, che una prerogativa c’è… Lasciamo perdere ci penso più tardi, mi sono stancato, torno a letto, lascio fare al destino, che con me in fondo è sempre stato amico, forse perché si veste nell’ atelier di Dio, ed io mi illudo di essere amico del ‘Direttore’ suo Figlio Gesù.

20 GENNAIO 2015 ARA?  S. Sebastiano, S. Fabiano

Dieci motivi per amare una Donna.

La violenza sulle Donne è manifesta vigliaccheria di un uomo. Non fate mai piangere una Donna…. Dio conta le sue lacrime.

Se un uomo chiede aiuto ad una Donna, arriverà dove vuole arrivare, se un uomo sfrutta una Donna, è già fermo nell’inferno dei vivi, in attesa di quello dei morti senza più risveglio.

Alle spalle di un grande uomo, c’è sempre una grande Donna, alle spalle di una grande Donna, con molta probabilità, c’è quasi sempre un piccolo uomo bisognoso d’aiuto.

Una Donna è felice se viene trattata come un fiore, è felice se gli si tiene ben alimentata la fiamma della passione, è felice se si soffia su di lei… il vento dell’amore. Spesso l’uomo non si ricorda di innaffiare il fiore, e lo fa appassire, dimentica di aggiungere legna al fuoco facendolo spegnere e se soffia per alimentarlo è solo perché annoiato.

La Donna, è il fiore più bello, il più colorato, il più profumato che si sia mai visto nei giardini del Creato. La Donna è il fiore più delicato, più soave, più strabiliante che si possa coltivare nel giardino di un cuore innamorato.

All’inizio dei tempi, Dio ha creato l’uomo, poi ha creato la Donna. L’uomo, per Ringraziare Dio in segno di ossequiosa riverenza, gli ha donato una costola. La Donna, per Ringraziare Dio in segno di ossequiosa riverenza, per tutto il resto dei tempi sino ad oggi, e come farà per il futuro, ha creato, crea, e creerà per sempre l’uomo.

L’amore che una Donna ha nel cuore è di color rosso. La sua allegria, è di colore arancione. Il suo sorriso irradia come il giallo raggio del sole. Il verde è in tinta con la sua gioia di vivere. La sua fortezza è pari al blu del cielo. La sua tenerezza è paragonabile alla luce bianca dello Spazio infinito. La sua delicatezza riflette l’indaco che tinge il fiore a cui vien dato il suo nome. La Donna è un meraviglioso Arcobaleno di colori.

Quando si barcolla tra le insicurezze e le incertezze della vita, insoddisfatti e non appagati della quotidianità, se si ha tutto ma manca il meglio, lo si cerchi in una Donna, si avrà tutto ciò che si va cercando, in aggiunta come premio finale si potrà ottenere la miglior ragione per vivere su questa terra.

Donna, fonte inesauribile di gioia, costante presenza, dogma di vita, Amica dell’Amore, felicità senza confini e dolcezza inesauribile. Donna, Diamante regalato da Dio. per il fidanzamento con il mondo.

Donna. Dono. Orgoglio. Buona Novella. Naturalezza. Acqua fresca. Grazie di esistere.

21 GENNAIO 2020 Santa Agnese, Santa Giuseppa, Santa Ines, S. Patroclo

Una preghiera è uguale ad un Altra pur sia con parole diverse. È il cuore che parla, se si apre veramente dirà parole d’amore e non importa chi le abbia scritte… la Fonte è solo Una… che poi le acque si disperdano in un pantano o arrivino al mare sarà motivo per chi le dirà. Una preghiera può essere scritta da chiunque sulla terra, ma poiché prima di noi c’è stato qualcun altro, possono essere distorte in malafede o buonafede. Il messaggio che giunge al cuore nell’ascoltare e ripetere una preghiera è cosa ‘personale’ e non si discute. La Fonte ha parlato all’inizio dei tempi e che si ripeta la sua Parola travisata dal male, quest’ultimo sarà sempre in minoranza davanti allo strapotere del bene. Allora si sbagli qualche parola nel pregare, o non si sbagli per nulla ma si sbagli comunque nell’aver riposto fiducia in chi la Parola l’ha riportata… ci penserà il cuore a metterla al posto giusto… purché in buona Fede.  Valeri Balduzzi

22 GENNAIO 2020  S. Gaudenzio, S.Domenico, Santa Linda, Santa Teodolinda, S. Vincenzo, s. Gaudenzio

«Siamo consumatori! Siamo sottoprodotti di uno stile di vita che ci ossessiona».«Esatto, siamo consumatori. Siamo i sottoprodotti di uno stile di vita che ci ossessiona».

Omicidi, crimini, povertà. Queste cose non mi spaventano. Quello che mi spaventa sono le celebrità sulle riviste, la televisione con cinquecento canali, il nome di un tizio sulle mie mutande, i farmaci per capelli, il viagra…
A second coffee with… 18 agosto e secondo caffè in compagnia di Edward Norton.

Tyler: «Sai cos’è un piumino?».
Protagonista: «Una trapunta».
Tyler: «Una coperta, solo una coperta. Perché due come te e me sanno cos’è un piumino? È essenziale alla nostra sopravvivenza nel senso cacciatore raccoglitore? Allora cosa siamo?»
Protagonista: «Siamo… Che ne so? Siamo consumatori?»
Tyler: «Siamo consumatori! Siamo sottoprodotti di uno stile di vita che ci ossessiona».

«Le cose che possiedi alla fine ti possiedono». (Fight Club)

23 GENNAIO 2015 Santa Emerenziana, S. Durante, Santa Messalina, S. Armando

Signore di quel posto, vieni via con me, ti prego non lasciarmi tornare da solo in quel luogo di mille finestre e luci che mi crea paure, insicurezze e angosce. Signore di quel posto piccolo, là sulla montagna, domani vieni con me, e già che ci sei, se vuoi accontentarmi del tutto, porta la tua Mamma con te. Per venire da Te io prima passo da Lei, prima prego Lei. Tu le dai retta, chi non dà retta alla sua mamma? Chi non lo fa è solo perché è dentro ad una particolare situazione in cui si è messo o l’hanno messo, ma è cosa certa che ogni figlio ami la sua mamma più di ogni altra persona.

E tu Signore, vieni con me domani. Ti ho trovato qua ad aspettarmi qualche giorno fa, che quando io arrivo ti incontro. Lo so, in verità non sei mai mancato, ma amo pensare che qui ti sento di più. Sarà perché ti cerco nel bosco, e qua ti ritrovo. Ogni momento in cui volgo lo sguardo in ogni dove, tu ci sei. Sei con la bellezza infinita degli alberi, del sole che spunta dalle loro cime spoglie che vestono ancora l’inverno, o nel semplice crepitio del fogliame che calpesto col mio incedere. E mi sento protetto da quel mondo che non ha quello stesso ritmo, il ritmo per cui ti senti costretto a dover fare qualcosa. Sarà perché solo qui mi sono procurato quel riparo che ognuno cerca tra i suoi dubbi. Sarà quel che sarà, ma tu domani vieni con me Signore, non mi lasciare in ciò che io penso non essere in grado di risolvere, perché io senza Te ho paura, e sono insicuro. Signore di quel posto, domani vieni con me in città, che senza Te non parto, rimango qui, non ce la posso fare da solo ad affrontare quello che, se ora ci penso, mi sembra troppo grande. È tutto troppo grande senza di Te, Signore di quel posto, vieni con me, porta la tua Mamma. Ti prego.

24 GENNAIO ARA 2020  S. Francesco, Santa Babila, S. Feliciano, S. Metello, Santa Vera, S. Artemio, S. Semia

◊L’alba raccoglie il resto delle mie malinconie sparse nelle lenzuola e per dispetto mi riportano fra queste quattro mura bianche che non parlano di niente. Il sole sorge laggiù, dove vivi tu, e appena sveglio, scalda tiepido come i cuori che versano luce senza ardore.

Il mio amore si mostra giovane tra il vecchiume di una città che ancora dorme, e spinto a manciate di semi sparsi da mani aperte in ogni solco, spavaldo spazia tra le dune di un deserto di pensieri per cercare di arenare in una landa sicura.

Vedo tra luci stanche e un poco addormentate della mente, il sorriso sulle tue labbra che ha la forma di un bacio senza tempo che ogni volta riesce a stupire. È l’alba, e di nuovo mi nutro di sogni che parlano di Te che giochi a nascondino al di là sole che nasce… ed io vorrei ‘gridare liberi tutti’ ‘per ‘poterti salvare’.

Ad occhi aperti, bagnati da quel velo di tristezza di quando mi manchi che a Te mi incatena. Non so cosa fare quando la botte che mi racchiude vien buttata giù dalla cascata del fiume delle parole e dei giorni vissuti con Te. Ho paura di morir d’amore dopo un tuffo nel tuo cuore… paura di riaffiorare in una pozza d’acqua senza veda il tuo sguardo sulle rive.

Sei al di là del sole, sei oltre le cime dei monti al di là del mare. Sei tutto ciò che desidero sia con me ora, e pur sei tanto lontana, io t’aspetto da sempre e vorrei fosse per sempre. Devi fare un gran salto e scavalcare il sole e lo potrai fare solo con l’amore. Io t’aspetto intanto che abbraccio il mio cuscino e ti rivedo nel mondo che vorrei… dove vivi Tu.

 

25 GENNAIO ARA 2019.  Conversione di S.Paolo, S. Agape, Santa Artemia

Una lunga fila di automobili, di buon mattino, morde la strada, indicando che il mondo si muove con servile coraggio nel perpetuo lavoro del dare per avere, che avere per dare non lo fa nessuno. Al volante di ogni quattroruote ci sono persone che, dietro ai finestrini, respirano in maniera uguale ma con realtà di vita che si ramificano disuguali come infiniti tralci di vite sulle immense colline della vita. Ognuno di loro pensa alla giornata che l’aspetta, non dimentico dei doveri e dei piaceri passati o presenti, e ogni cuore sa che il ricordo di uno aiuta l’altro. Tante facce, tante storie dietro ai finestrini di un mezzo a motore che striscia incolonnato sulla strada grigia fregiata di bianchi segnali. Tante emozioni da mettere insieme, magari in pausa pranzo, dopo aver trascorso un mattino con l’oro in bocca o, per disdetta, esserti lavato i denti con dentifricio che sa di piombo.  Un pick-up avanza singhiozzando verso un rondò, al suo interno sono seduti la ‘squadra’ e il capo cantiere alla guida. Sono muratori e viaggiano dietro a finestrini che sembrano vetrine sul mondo, piazzate su furgoni quasi sempre di color bianco come l’animo di quella bella gente.

Fare il muratore non è mica facile e ancor meno lo è per un manovale che fatica ancor più. Sono ore di duro lavoro con inizio degli estenuanti viaggi da casa per il cantiere. I giovanotti del gruppo appena saliti a bordo del furgone, si sbracano sui sedili dietro e, poggiando il capo dove capita, ricercano un angolo dove assaporare ultimi attimi di intima solitudine. Sonnecchiano traballanti di sotto le tese del berretto tirato sugli occhi, cercando il regalo di un ricordo beato di una sera passata a bere quelle vogliose birre ghiacciate servite da sguardi che hanno stregato, lasciando a fior di pelle il prurito del dubbio di un’amara o forse dolce conquista, intanto spengono lo sguardo sull’orologio che regala gli ultimi momenti di quiete.

Dietro il furgone dei muratori, una ‘500’ con a bordo due biondine, singhiozza insieme a loro. Due manici di scopa spuntano dal lunotto e, data l’ora di un’alba,  visi senza trucco e i capelli raccolti in una coda, il che fa supporre di donne che di lì a poco puliranno i locali di una banca o le scale di un condominio. Un brulicare di ruote e persone che indaffarate nel turbinio di pensieri sonnecchianti, macinano kilometri per fare ciò che devono.

Avvocati, studenti, impiegati, senza lavoro e fannulloni arrivano dopo, quando le donne da dietro i finestrini hanno labbra dipinte di rosso e non traspare il pallore delle loro guance, gli uomini sono vestiti a festa anche di lunedì. I mal viventi arrivano dopo ancora sul nastro asfaltato, spaparanzati con baldanza nelle loro poltrone, inforcano il volante di una fuoriserie con una sola mano a braccio teso, nell’altra manouna sigaretta che si fumano con boria a pieni polmoni, emettendo nugoli di fumo che escono dal finestrino abbassato. Appaiono come segnali di fumo che trascinano con sé il frastuono di una musica assordante… persone difficili da posizionare nell’immaginario di un curioso che osserva la sfilata degli umani sui grigi sentieri del mondo. Una sniffata si fa anche in giacca e cravatta e ‘rubare’ alla povera gente non è esclusiva di chi frequenta più la notte che il giorno. Facce stanche o sveglie, preoccupate o serene, persone che faranno del bene o del male, ma che le ruote riportino i muratori a casa per rivedere quel bagliore negli occhi che ieri sera sembrava amore, per tutti le altre persone che percorrono strade, sia prospettiva di un giorno migliore.

 

26 GENNAIO ARA 2018.  S. Tito e S.Timoteo, S. Alberico/a, S. Paola, S. Timoteo, S. Tito, S. AnnaPaola

Anche ad occhi chiusi posso vedere tutto ciò che voglio, mi affaccio al balcone e lascio guardare il cuore. La pioggia scende fina trasportata da un vento bagnato che dai monti alla pianura spolvera ciò che incontra sul suo cammino. Da vicino si sente scoccar di battacchi e subito dopo spenti i loro rintocchi, da lontano s’odono altri din don dan di campana… Un altro campanile dello stesso paese che bizzarro suona le ore in ritardo o in anticipo o forse bizzarro è quando dà l’ora esatta. La pioggia s’è fatta soda, il vento non la regge e rilascia a frotte lacrime di cielo. All’alba altre piume nere con becco giallo, arando d’unghia avranno il loro daffare al pelo d’erba in cerca di cibo che nell’umida terra per misericordia avranno. I venti spingono nubi di pioggia obbedendo alla luna nascosta che comanda loro di bagnare il mondo, mentre il sole trasformerà il suo pianto germoglio di vita. Cielo che ti incupisci nello sguardo e non mostri stelle, avaro di luce e tronfio, fai sentire la tua voce, continua testardo a mietere la notte finché l’alba non ti sconfigge gli uccelli si nutrono ancora, così ch’io possa riempire gli occhi e i miei pensieri in verità di placida natura. E… sto a rimirar le luci tenui diffuse in un bagliore discreto che rende ovattato il gelo dell’inverno con quel loro soffuso tonno? color salmone. Sono i lampioni che ornano la strada nei giorni nostri e la illuminano come fosse un presepio di tutti i tempi, un piacevole le modo di osservare la vita respirando poesia. È la strada che è a ridosso della casa da dove sto a guardare. Le campane che ora si sentono fioche, un tempo non furono del tutto gradite, pochi metri dividevano i nostri sogni. Ugualmente le amo, anche se ora le sento di rado, di frequente invece sento stridulo lo strisciare di auto che sfrecciano veloci… e così la vita passa. Dopo il mezzo secolo girato la fatidica pagina dove il capitolo appena letto mi spiegava che è un cambiamento era inesorabile quanto il cambio di un paio di mutande al giorno. Incurante a continuato ad osservare cieli, piazze, tetti e una strada color mandarino che emana un sottofondo sonoro di latrati di cani da caccia che giungono lamentosi persino dai monti lontani. È bello osservare la strada e di lato un incantevole giardino. Si sente il perpetuo scrosciare di un ruscello che ha sempre voglia di chiacchierare. Vedo la notte che si veste di un serioso abito blu scuro che lascia vedere solo le stelle più grandi, una fredda notte buia che illumina alberi con dita nude che cercano il cielo. Quando queste immagini entrano dagli occhi, vanno dritte al cuore lasciandomi senza età. È questo è ciò che voglio la sera, continuare a guardare i tetti, le piazze e le strade illuminati dalle luci e dalla notte, perché riesco a volare dove voglio. Replay.

27 GENNAIO ARA 2017 Santa Angela, Santa Devota, Santa Elvira, S. Palladio, Santa Mariangela

Un fico secco non produce che legna da ardere, che lo stesso serve alla vita. Il fuoco è vita, come l’acqua, il vento, la folgore, il sole, la luna e le stelle. Quando ci si sente un fico secco che non dà più frutti, ci si rialza sapendo che puoi ancora ‘ardere’, e la speranza indispensabile condimento perché tutto avvenga. Ci si ‘rialza’ tutti, prima o poi. Tutti quelli che cadono e tutti quelli che non cadono, ma non hanno ancora avuto il bene di sapere cosa significa “cadere” perché chi a malapena sta in piedi, vive giorni insipidi, che a fatica supera con l’ottimismo che ha sempre la spia della riserva accesa, rimane quel tanto che basta per riportare a casa le membra e la mente stanca. Mentre chi sta cadendo e poi cade, non ha nemmeno il tempo di rendersi conto che la sua vita è piatta. Troppo impegnato a difendersi dalla noia del sentire il suo flebile respiro che, nonostante tutto, gli ricorda che bisogna continuare a vivere… con l’obbligo poi di sfoggiare il meglio del suo amor proprio. Purtroppo il respiro degli altri non si sente proprio e si spreca quasi tutto il tempo, riservandone quel poco che avanza per gustare dei momenti magici che si divide solo con chi si ama, è il suo compendio per un’esistenza a volte amara e… insipida. Bisogna fermare il mondo e dirgli che hai ancora qualcosa da dargli. Hai ancora qualcosa per cui lui t’accolga. Bisogna farglielo sapere pensando che lo fai per qualcuno… Se non hai l’immensa fortuna di avere un amore da difendere, basta un cane, perché vivere per qualcuno è vivere per qualcosa. Perché pregare per gli altri è imparare la sublime arte del perdono, un’arma indispensabile per saper vivere in questo mondo. A tutt’oggi mi stupisco al pensiero di quanto mi appaia  facile scrivere queste parole, quanto è difficilissimo metterle in piazza… Più facile il dirlo che il farlo. È una lotta continua dove non si deve mai mollare. Forse per qualcuno è solo un insano modo di passare del tempo ad inseguire una falsa chimera di speranza… Buon per loro, dico io, ma… continuo a ‘sperare’ mi sembra il modo vicino per raggiungere la realtà che posa della verità… Perché un fico secco serve ancora a qualcosa, può ardere per te.

28 GENNAIO ARA??? .  S. S. Tommaso d’Aquino, S. Amedeo, S. Manfredo, S. Tommaso

Dio c’è anche quando non c’è. Sembra scomparso, quasi a dar ragione a chi ha sempre detto che non c’è. Periodi bui ci sono sempre stati, che il culmine di una serie di nefandezze umane ha sempre caratterizzato la sua temporanea scomparsa.

Quando la gente non sa più cosa pensare per quel che di grave accade, Dio scompare, viene meno.

A quel punto l’uomo ha paura e non gli basta più niente, nemmeno la Misericordia Divina riesce a contenere le paure, lo sgomento non fa ragionare e allora anche il semplice pensiero è superfluo… ed è facile il perdersi, non impegna e dà una risposta ai perché, proprio in ragione di non chiederti più nulla e ciò ti regala quella effimera e distorta sorta di pace che credi aver raggiunto. Streghe e draghi insinuano l’esistere delle persone e assumono mille colori come le bandiere che accendono i focolai delle guerre, e molti altri sono senza colore poiché non sai che sfumatura dare al terrorismo, al disfattismo e al vuoto nei cuori.

Non si riesce più a distinguere Dio nelle strade, ci si confonde con persone impettite, con sguardi altezzosi e fieri che camminano freneticamente in un viale mescolandosi assieme ad altre persone che, con aria dimessa e spaurita, marciano lente e indossando mucchi di stracci.  Ora non si capisce. Tutti i cento e i mille nello stesso viale, e allora si prova sgomento, incertezza, paura e, non trovando una risposta soddisfacente ecco che Dio scompare. Semplice, se ci fosse, ognuno starebbe al suo posto, i cento a farsi ammirare dalla loro brama speranzosi di essere imitati e i mille nelle fogne che non si è mai conosciuto.

Del resto anche Santa madre Teresa di Calcutta per tantissimi anni è stata tormentata dal dubbio che per lei Dio non esistesse pur predicandolo ogni giorno con la sua grandiosa opera umanitaria. Un fotografo disse dei suoi occhi che non aveva mai visto una luce d’amore così intensa in uno sguardo e lei rispose che se lui avesse provato ogni giorno ad asciugare le lacrime di chi soffriva e gli moriva tra le braccia, avrebbe capito il perché di quel brillare di luce.

San Francesco d’Assisi ebbe un periodo di buio nell’anima in cui pensava di essere abbandonato da Dio, ritenendo che non esistesse. Dei suoi occhi nessuno ha parlato ma tutti sanno quale fu la risposta che ricevette nel mezzo della sua profonda e desolata disperazione data dalle stigmate. Come quelle ricevute da San Pio che un giorno si rivolse a un giovane prete polacco di nome Carol, venuto a fargli visita, dicendogli di studiare tutte le lingue che avrebbe potuto perché un giorno avrebbe guidato la Chiesa del mondo. Forse anche a San padre Pio qualche volta sarà venuto il dubbio sull’esistenza di Dio. 

Recenti importanti ricerche sociali sulla nuova teoria di pensiero riguardo le religioni affermano che dai tempi remoti della loro nascita sino ad ora, siano state il “fermo psichico” alle lussurie più sfrenate, alle ingiustizie più efferate, insomma un potente freno alla cattiveria e al male in genere. Adesso la gente si eleva dall’alto della propria superbia a pensare di essere un dio, forse è anche per questo che si pensa non ci sia più un Vero Dio.

29 GENNAIO ARA 2016.  S. Costanzo, S. Gildo, Santa Gilda, Santa Sabrina

L’indagine mediatica prosegue poi con notizie ancora più sconcertanti, si calcola che fra soli trenta-trentacinque anni il novanta percento delle religioni e filosofie scomparirà e con loro quel Dio che già ora non si sa più dove sia, quel poco che rimane di Lui sta per essere spazzato via dalla scienza che lo spodesta dal trono con una serie di prove che stanno prendendo corpo in errata risposta alle nostre paure. Infatti si è propensi a pensare che gli alieni siano tra noi in sembianze umane ma con un’intelligenza molto più sviluppata della nostra e per fortuna impostata su sentimenti di pace e serena convivenza. Addirittura qualche cristiano di nuova generazione li sta già posizionando in postazioni strategiche nella propria fantasia di credo spirituale. Gli stessi alieni interverranno positivamente sul futuro sempre più nero del mondo che sta assumendo caratteristiche disumane e autodistruttive… e se questi alieni fossero mandati e coordinati da un Dio che esiste in questa forma suprema sin dall’inizio dei tempi?

Ecco qua, arriva un altro Dio, nuovo che più di così non si può. Egli accontenta gli stanchi del passato e i giovani del futuro che non ne possono più di preti e suore. Il vecchio e il nuovo testamento li buttiamo via, il Vangelo lo archiviamo insieme a quel Gesù che l’ha ispirato. Sì, è verissimo tutto ciò che è stato detto, ma puzza tutto di favola e ora le favole non ci piacciono più, adesso comunichiamo con i computer, figuriamoci se crediamo ancora che si sia aperto il mare davanti a Mosè e i ai suoi martiri fuggiaschi, o alle dieci piaghe d’Egitto o allo stesso Gesù che, nel suo primo miracolo chiesto da Maria, trasforma l’acqua in vino o moltiplica poco pane e pesci per sfamare una folla che lo seguiva… e poi ancora e ancora.

A meno che si interpreti il modo in cui Dio e Gesù dicessero e compissero determinate azioni in modo alieno, cioè un significato diverso al modo in cui i profeti e gli apostoli hanno descritto i loro atti e le loro parole dando una spiegazione più consona, intelligente e attuale. Ecco che abbiamo piazzato gli alieni anche nell’antico passato ma lasciamo stare che adesso è tutto da rifare e quindi Dio non deve più esistere, siamo superati dai tempi. Che nostalgia quando esisteva il timore di Dio, dove il paradiso era tutto bianco con sfumature azzurre e ti veniva detto che se facevi il bravo da piccolo e l’onesto da grande lo avresti raggiunto nella beatitudine di vivere in eterno, in una pace eterea con tutte le persone care che avevi amato sulla terra. Che bello quando esisteva ancora il timore di Dio… erano ancora mamma, papà e fratelli che facevano famiglia, era ancora indossare la camicia bianca della festa, era ancora domenica.

Ora c’è più tempo per tutti, niente messa, niente religione o dottrina e catechismo, così che si passa più tempo da soli con i computer che, se non sei pauroso o insicuro lo diventi di certo. C’è più tempo per altri che si svagano diversamente e spazio per esperienze piccanti ed eccitanti, del tipo che ti puoi fare delle canne in compagnia e se credi di essere furbo passi ad altro così ti sei “fatto” per davvero in tutti i sensi…

Senza la noia di quel Dio. buono a tutti i costi, hai più tempo per pensare a come ‘fregare’ il prossimo, con la coscienza diventata un optional che nemmeno senti più perché fa parte di passato retorico.  Nell’insieme di questo nuovo e gratificante modo di vedere le cose, prospettiva di ciò che di conseguenza si crea con le proprie mani, nascono malintesi, prepotenze, disordini, malcostume e maleducazione che generano paure angosce che sfociano in inevitabili atrocità, oscenità e barbarie di ogni tipo, guerre di potere coadiuvate dal più moderno modo di chiamarle, il terrorismo fisico e mediatico… quindi è normale chiedersi dov’è quel Dio che se ci fosse non dovrebbe permettere che tutto ciò accada.

Quando non sappiamo più cosa dobbiamo fare, dopo che da soli ci siamo ingarbugliati la vita, qualcuno va colpevolizzato, un colpevole che non siamo noi deve esistere, qualcuno deve pagare i nostri errori. Allora, quando in una disgrazia muore un bravo giovane e invece un anziano cattivo vive oltre misura, Dio c’è, per poter dire che non c’è. Su quella strada dove la gente si prostituisce e si droga senza ritegno e qualcuno di loro ruba, spaccia e ammazza e nessuno fa nulla per impedire che ciò accada di nuovo Dio c’è, per poter dire che non c’è.

La Chiesa non è Dio. e Dio. non è la chiesa, quella è stata affidata a degli uomini e ne hanno fatto uno scempio, un’accozzaglia di turpi interessi, e stiamo tornando ai tempi di Gesù che scaccia i mercanti dal tempio. Tante cose  insegnate in un modo ma significavano tutt’altro, ma non si riesce a capire perché non ci sia più Dio.

Vai pure avanti mondo, ho deciso, io resto indietro, sono troppi i miei anni per seguirti, e poi sinceramente non lo trovo né giusto né sensato il venirti dietro. Voglio farmi ancora il segno della croce prima di dormire e al mattino appena sveglio, mi fa sentire di avere chiesto una protezione speciale per quando sogno e per il resto della giornata che ha da venire.

Voglio ancora pentirmi di un errore ed essere uomo nel saper chiedere perdono. Voglio piangere ancora di disperazione nella solitudine di un momento di grande sconforto, quando proprio non ce la faccio più ad andare avanti nel non facile cammino del vivere, mentre chiedo ancora una volta disperatamente aiuto allo Spirito Santo che mi avvolge. Voglio morire con la convinzione e certezza confortante di non avere vissuto una inutile vita per il solo morire. Voglio rimanere ciò che sono anche se per molti… non c’è più Dio.

30 GENNAIO 2015  Santa Giacinta, Santa Martina, Santa Batilda

Di bello in questo brano c’è Guernica… e nulla più

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In realtà è possibile si possa rimuovere dalla memoria alcune parti di vita e per poterlo fare, è necessario sopratutto chiedersi se veramente sia necessario.  Ciò non nuoccia ai sentimenti propri e ancor meno altrui. Se nell’ angoscia latente del sub conscio giunge il suggerimento di uno stato obbligato di allarmante malessere per una situazione mentale che si debba cancellare animo dovrebbe essere il netto contrario, meglio immergersi in piacevoli ricordi che portano ad un recente passato che si pensava scomparso.

Nel contesto sei combattuto, ora sei ciò che sei, e lascia che riaffiori quel sottile velo di trasporto che ti esalta, basta solo che rimani nel presente con il corpo, la mente lasciala viaggiare, tanto si ferma alla situazione attuale, sta solo fluttuando leggera verso l’oblio del passato, ma è ben ferma nel presente. E per qualche momento che può anche diventare una situazione di ore, diventi ciò che eri, che in fondo non ti dispiaceva, l’hai fatto per anni, sapendo probabilmente di sbagliare, ma a quello ci pensavi dopo, il mattino seguente, che una soluzione la trovavi, e lo stesso eri stato di un bene che valeva la pena di sentirti fuori posto.

E adesso stai bene, sei di nuovo quello che non volevi, ma sei, senza peccare, senza sbagliare, solo ti devi accontentare, stavolta non andrai all’eccesso, ora non ti fai di più, ti accontenti e godi di quel che hai che e’ molto, ma è un’altro problema e non te lo poni, non te lo devi porre.

Tutta sta “menata” per un bicchiere di rhum, e dell’ottimo vino, che serviva ben altro per sballare, ma anche allora come ora, e’ la psiche che la fa da padrona, e se hai raggiunto lo stadio ottimale di star bene perché si è creata la giusta situazione, tanto vale un bicchiere di vino, quanto una dose massiccia di altre porcherie, una ti annebbia la mente, sporcandoti lo stomaco, l’altra ti annebbia i pensieri, sporcandoti i polmoni, che tutte due hanno lo stesso il ben o malaugurato duplice effetto. Che è uno groviglio di cazzate precise nel suo insieme, o domattina, risulterà solo un nodo insolvibile, inestricabile, una cagata pazzesca, ed io cercherò di ricordare perché l’ho scritto, e se di nuovo tutto per me avrà un senso, lascerò che voi diate una spiegazione, un po’ come quando un artista pittorico, cerca di esprimersi con quattro scarabocchi, e con gli stessi vuole dire mille cose, per i migliori e’ pure dato riuscirci,  insieme che esprimere un concetto con un senso logico. Adesso so cosa provavo mentre scrivevo questa accozzaglia di parole mischiate tra loro, domani divertiamoci insieme a trovarne un senso.  Apro questa parentesi per ricordarmi il perché ho scritto di me quella sera, … Mi sono ritrovato con due belle persone, anni dopo a casa loro per cena.  Con me c’era mia moglie, che quando li frequentavamo non eravamo sposati, e loro non avevano due figli, ed io ero con loro, dicevo le stesse o quasi cose di questa sera, ma ero un’altra persona, e finito un discorso non pensavo di aver detto ciò che dico ora, e non mi sentivo, o non volevo sentirmi dentro come sto adesso, i miei intenti andavano oltre, tutto era differente. In pratica volevo solo dire di essere stato bene, senza il bisogno di star male e non solo fisicamente…. Buonanotte…….

 

31 GENNAIO ARA 2021   S. Giovanni Bosco, S. Ciro, Santa Ludovica, S. Saverio, Santa Marcella

Porca miseria! È l’unica imprecazione usata dagli italiani, che non è un’imprecazione. Suona più di buon augurio che dire offensivo. Siamo ancora mascherati e stanno esplodendo gli animi lacerati di molte categorie di lavoratori e gestori di bar, ristoranti, centri estetici, abbigliamento concesso per la sola età delle neonate e bambini… altro misterioso interrogativo politico in cui ogni persona, proprio non si capacita di una anche qualunque risposta almeno plausibile. 

Perché è concesso invadere in massa un supermercato e non permettere che bar e ristoranti non lavorino almeno per un numero di ore limitate del giorno è davvero poco comprensibile… si fosse potuta comprendere, probabilmente non sarebbe nemmeno stata imposta, meglio non saperla mai tutta la verità, un popolo ignorante si domina, un po’ più intelligente crea disordini interni, due galli in un pollaio non vanno bene, e le pecore, la sera è meglio siano tutte nell’ovile.

Vado al bar che mi serve il cappuccio in un involucro di carta, entro, e Battista il barista, a mani conserte appoggiato alla macchina da caffè in posizione di chi aspetta annoiato che entri un coraggioso cliente d’asporto, mi accoglie con due parole che non sono “porca miseria” ma ben peggio, subito seguite dal mio nome… e aggiunge “n’sè rüinac”, siamo rovinati. Il tono era di un leone ferito ma che ancora ruggisce.

Bevo, compro del tabacco, pago e saluto con un “porca miseria” “sperem che la cambie”… speriamo cambi! Ciao. 

Allora ho cambiato le scarpe e ho messo quello grosse e sono andato nel bosco. L’aria era fredda e fina, ma arrivava alle nari come un dolce sollievo naturale. 

Non era l’aria del bar di Battista che non era fredda ma gelida come chi respira solo tribolazioni, io ero con lui e mescolavo le sue tribolazioni alle mie. Una nuova prova, una nuova sfida al nostro vivere… e perciò sono andato nel bosco, baciato da un freddo vero ma riscaldato da un sole che mi diceva di avere fiducia… perché tornerà a scaldarci. 

È la nostra guerra, ai nostri padri hanno dato dei fucili, a noi la mascherina. Sto lì sbracato addosso a un grosso faggio, appoggiato sul suo cuscino di muschio che adesso non odora di niente, guardo la valle coperta da una coltre di nebbia sottile che taglia il cielo e mi riporta a me…che mi beo di aver capito che vale la pena di lottare ancora, lottare per la vita. Combatterò anche questa battaglia per i miei amori più cari, per l’uguaglianza e la fraternità. Combatterò ancora questa battaglia in onore a mio papà Giuseppe che per me e per Noi ha combattuto nei deserti con l’inganno più subdolo del male… il potere, ma credeva di farlo per la Patria. 

Combatterò ancora perché la pace che c’é in questo bosco d’inverno è il centro della serenità, e sarebbe meraviglioso vincere la guerra provando queste sensazioni anche al bar del Battista. Porca miseria!    

 

Il Brusio delle città luminose ha smesso di vociare così come gli uomini rintanati in casa che brindano a voce bassa per non disturbare l’arrivo di un nuovo anno. qualcosa si muove nell’aria. E’ qualcosa di nuovo, forse il vento, forse un idea perchè non fa rumore, si sente solo percepito dal cuore. E’ un pensiero che parte solitario e si fa spazio nel silenzio per arrivare a un grande amore. E’ stato bello iniziarlo non sapendo che doveva finire, nel mezzo momenti belli e brutti… a volte tristi, altre dolci come il miele di castagno che profuma d’amaro e salato, come un rapporto naufragato.

Da sempre qualcosa si muove nell’aria, qualcosa che rende felici e infelici. Non fa rumore, sembra di respirare un emozione che va dritta al cuore. Dolce e salato, chi fa ridere ha bisogno d’amore e sarà consolato, chi fa piangere, piangerà, ogni lacrima che scende per amore dai solchi di un viso, il Cielo le conterà una ad una e le riporterà al mittente sulla terra… non per rancore o per vendetta ma, vita che restituisce il doppio di ciò che riceve in bianco e in nero.

Si muove qualcosa nell’aria… è la vita che reclama un altra storia d’amore e bussa insistente alla porta di chi non crede più possa nascere ancora un fiore nel giardino del proprio cuore. E’ un altro anno, saranno altre gioie e meno dolori perchè chiusa una porta, la speranza spalanca un portone per un orizzonte migliore.

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