GENNAIO. Solo per oggi (completo)

01 GENNAIO 2015 S. Maria Madre di Dio. S. Telemaco, S. Concordio, S. Fulgenzio

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Gennaio si è affacciato alle porte del tempo. Il Brusio delle città luminose ha smesso di vociare così come gli uomini rintanati in casa che brindano a voce alta per disturbare l’arrivo di un nuovo anno. qualcosa si muove nell’aria. E’ qualcosa di nuovo, forse il vento, forse un idea perchè non fa rumore, si sente solo percepito dal cuore. E’ un pensiero che parte solitario e si fa spazio nel silenzio per arrivare a un grande amore. E’ stato bello iniziarlo non sapendo che doveva finire, nel mezzo momenti belli e brutti… a volte tristi, altre dolci come il miele di castagno che profuma d’amaro e salato, come un rapporto naufragato.
Da sempre qualcosa si muove nell’aria, qualcosa che rende felici e infelici. Non fa rumore, sembra di respirare un emozione che va dritta al cuore. Dolce e salato, chi fa ridere ha bisogno d’amore e sarà consolato, chi fa piangere, piangerà, ogni lacrima che scende per amore dai solchi di un viso, il Cielo le conterà una ad una e le riporterà al mittente… non per rancore o per vendetta ma vita, che restituisce il doppio di ciò che riceve in bianco e in nero.

Si muove qualcosa nell’aria… è la vita che reclama un altra storia d’amore e bussa insistente alla porta di chi non crede più possa nascere ancora un fiore nel giardino del proprio cuore. E’ un altro anno, saranno altre gioie e meno dolori perchè chiusa una porta, la speranza spalanca un portone per un orizzonte migliore.

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02 GENNAIO 2015 S. Basilio, S. Gregorio, S. Adelardo, S. Odilone, S. Macario, S. Basileo

img_0281È un riunire del tempo per capire da quanto ti Amo, per ricordare quando è scaturita la scintilla in Noi, …  è un indagine d’Amore. Che quella sera di tanti anni or sono, non immaginavo certo di festeggiare una ricorrenza così duratura, così piena d’Amore, essenziale per continuare a vivere con il vero senso di farlo. Non immaginavo di fare tanto cammino con a fianco l’altra esatta metà di me, destinata nel tempo a diventare lo specchio della mia Anima, il clone del mio Amore.

Sono state mille le volte che ho rischiato di perderti, mille le volte che ti ho detto ti Amo, che forse da principio lo si doveva dire, oggi te lo dico perché lo dice ogni centimetro della mia pelle, lo dice ogni mio primo pensiero, lo dice ogni mio respiro, lo dice il mio cuore. Ti Amo compagna di tante avventure. Ti Amo compagna di gioie e dolori. Ti Amo ogni giorno di più di quello che l’ha preceduto, e domani per importanza  annullerà quello presente, te lo dico dico per Amore, senza di Te il respiro si fa corto, e angosciato si raffreddano aspettative e speranze, congelando gioie e risposte. La casa senza la tua presenza non è casa,  è un involucro di nulla, non serve a niente, ripara dalla pioggia ma non emana calore, non scalda il cuore.

Come quando accendo il fuoco nel camino e vi getto molta legna e carbone, e Tu per me sei la fiamma  che fa ardere quello che da sempre anelo, il sentimento più puro e più vero, come la scintilla che brillò quella sera di un freddo inverno che invano tentava di raffreddare i corpi, ma nulla poté nel domare l’incendio dei nostri sentimenti.

E fu il due di un lontano Gennaio a sprigionare la scintilla che scatenò il più grande degli incendi dentro me, e non ci sarà acqua sufficiente nei mari per spegnerlo, ne sabbia nei deserti per domarlo… non basterà tutto il freddo vento del nord, ne il ghiaccio dei poli più estremi a placare l’ardore che provo per Te mio Amore.

Io ti proteggerò con la spada forgiata dal coraggio che attingo da Te e ti proteggerò dalle insidie di questo mondo. Ti porterò con me oltre il buio di certe notti, verrai con me in quella valle di Luce dove non esistono confini che ci possano in alcun modo dividere, e insieme non conteremo più gli anni che passano, ogni momento sarà sempre quello giusto per dirti ti Amo mio infinito bene, e per ciò che ancora non ho saputo darti, vivrò il resto dei miei giorni per poterlo fare… ti Amo Susanna.

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03 GENNAIO 2014 S. s. Nome di Gesù  Santa Genoveffa

Chissà se il Tempo vuol bere un caffè o un tè con me. Come vorrei bere un caffè con Te, nella tempesta dei Cieli, nella burrasca dei Mari e nella quiete dei tuoi giorni che riscaldi con il sole.

Vorrei bere un caffè con Te, tempo del mio tempo nell’anno che freddo si affaccia nei molti dubbi e delle poche certezze che infondi nei cuori… Lo stesso voglio dirti che credo ancora in un anno nuovo. Non ho molte scelte, volessi annullarmi non mi sarebbe possibile che andare via da questo mondo, e questo a Dio. piacendo lo sento lontano, riposiziono la croce sulla spalla e cammino in mezzo al viale di tutti.

Vorrei bere un caffè con Te anno nuovo che non sei altro che mesi, giorni, ore e minuti… non sei altro che tempo, e il tempo lascia spazio a ciò che trova… Altro tempo che trascorre  senza emozioni, senza esultare o sbottare, ma alla fine il tempo è vita, e si prende tutto quello che produce chi la vive, privando o donando su questa terra di bene eterno a donne, uomini e animali.

Vorrei bere dodici caffè con Voi, mesi che scandite nel cuore pulsazioni mutanti vestiti indossando i colori dei vostri umori. Sia un Buon Anno a tutti i battiti di cuori nel mondo che bevono caffè  e siccome nessuno ha ragione dal momento che nessuno ha torto, Buon Anno anche a chi beve del tè.

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04 GENNAIO 2020 S. Ermete, S Caio, Santa Benedetta, Santa Elsa

Sarà quel che sarà. Aggrapparti alle ali di un Angelo, le serate volano nello spazio insieme ai nostri pensieri per incontrare i giorni e le albe che verranno. L’aurora raccoglierà il rossore riflesso di un sole che spunta da una parte del mondo, e se sarà pioggia, ombrelli, se neve cappotti e guanti di lana. C’è sempre un rimedio nella vita e l’unica volta che non c’è si va in un posto migliore, dove non fa mai ne troppo caldo né troppo freddo.

Fra le piume d’ali che svolazzano nell’etere dello spazio infinito, gli uomini sono alla ricerca di emozioni d’un giorno o di un ora… di minuti, lo spazio di un respiro greve come un giorno d’arsura quanto lieve come violette che sbocciano a primavera… sono pochi attimi intensi vissuti con gli occhi rovesciati dietro le palpebre rivolte al cielo, e lo ringraziano.

Sarà quel che sarà e intanto si vola. Si vola sul mondo che fa immaginare quello che si desidera. Un viaggio nella pace dei sentimenti di ognuno, dove le ‘cose’ che si vedono dall’alto hanno tinte di colori vivaci che sanno accendere lo spirito, e per questo vedere quella luce che serve per illuminare il cammino della nostra vita, e Dante perdoni lo storpio dell’uso delle sue parole, ma a fin di bene ogni ‘cosa’ può essere perdonata.

Si perdona per chi ha sbagliato per necessità, si perdona una bugia che suo malgrado e servita a far del bene, si perdona un amico e si perdona un amore fallito perché si è capito che la croce è fatta di due bastoni… il bastone corto, e quello lungo… ogni uno con la sua precisa parte per comporre la croce che ognuno deve portare in spalla per dare un senso alla propria esistenza… e quindi, al proprio cammino d’amore.

Si perdona il tempo che a volte dispettoso e altre benigno ci rende partecipi di seminare grano e coltivare patate. Si perdona spesso, molto, ma il problema più grande rimane saper perdonare se stessi. Sarà quel che sarà perché nessuno può guidare il suo destino… ad eccezione di Mandela, l’invincibile che disse… “Non importa quanto stretto sia il passaggio, quanto piena di castighi la vita, io sono il padrone del mio destino: io sono il capitano della mia anima.”

Il comandante del nostro destino, e cosa grande da dire, più ‘comodo’ abbandonarsi al fato a volte grato o ingrato senza misura di chi arriva prima per importanza… bianco e nero si sovrapporranno come il sole sorga in una parte lasciando nel buio l’altra metà di mondo, e allora senza arrendersi, continuando tra nubi scure e bagliori di speranza, la lotta nella trincea della vita, ancora una volta e per sempre sarà quel che sarà.

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05 GENNAIO 2014 S. Edoardo e S. Emiliana, S. Astolfo, S. Amelio

Gli anni non vanno sprecati. E’ iniziato da poco un nuovo anno, ‘mamma mia!’  Ricordo anni fa quando la vita era nelle mie mani e ne ero il padrone incontrastato o mi illudevo fosse così  come tutti i giovani nel pieno del loro vigore, della loro alterigia, del loro essere tali, giovani, semplicemente giovani.  Mi torna alla mente quando in qualche rara occasione  mi divertivo a pensare quanti anni avessi avuto oggi, forse per gioco forse per schernire il fato dall’alto della mia invulnerabilità, come se a me non potesse mai accadere di avere gli anni che ora ho. Facevo un rapido calcolo per sapere quanti anni mi separavano da quella età a questa che ho adesso, erano talmente tanti  che mi separavano da quella data futura che inevitabilmente sorridevo tra me e andavo oltre col pensiero, talmente era assurdo mi dovessi  preoccupare.

Solo al raggiungimento di un nuovo decennio mi preoccupavo, e puntualmente ricalcolavo, ma ne rimanevano sempre molti di anni da trascorrere e dopo una breve crisi esistenziale di qualche giorno riprendevo ad essere il comandante indiscusso della mia vita. Bei tempi, qualunque difficoltà era facile, qualunque problema risolvibile, e per uno come me inguaribile istintivo incosciente quello che non risolvevo lo aggiravo a mio vantaggio, per cui rendevo tutto bello tutto semplice. Non mi sono mai piaciuti i problemi, ne per me, ancor meno per chi mi è stato vicino, e per controsenso c’ho sguazzato come un anatra sul lago ma siccome  sono stato dotato dal buon Dio. di un altissimo grado di ottimismo e buonismo con conseguente animo caritatevole che ha sempre cercato di semplificare anche l’apparentemente impossibile, ciò mi ha sempre agevolato e reso la vita piena di sogni e speranze.

Gli anni che passano sono pensieri comuni a noi tutti, lentamente quanto velocemente scorrono inesorabilmente verso la triste realtà che non ci sono più, allora facciamo un resoconto della nostra vita e chiediamoci se ancora ci riserverà emozioni, gioie, dolori, se ancora potremo dire la nostra nel lavoro e per faccende di cuore, miscelare il tutto e trovare spazio per noi e modo da averne anche per gli altri… che il passare del tempo insieme allegramente fa dimenticare di invecchiare.

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Un consiglio e non un monito, si tornasse ad essere ottimisti, il tempo che rimane per molti si è assottigliato, non lo sprechiamo in inutili polemiche,  e invece di lamentarci in continuazione proviamo a pensare come quando da ragazzi pensavamo di avere tutto ancora davanti a noi.

Tutto ciò che noi ancora vogliamo, non necessariamente un conto in banca  ben pasciuto e un automobile nuova più bella di quella del vicino, o degli abiti firmati o che altro, c’è  rimasto di poter passeggiare nel bosco senza pensieri bui, nuotare al mare, mangiare e bere, giocare a carte, a bocce, al pallone, a scacchi.

Potremmo piantare del l’insalata, potare un albero, adottare un cane un gatto un cinghiale una zebra,  coltivare un hobby sopito, inventarsi un lavoro che non abbiamo mai avuto il coraggio di fare. Volersi bene, dire ti voglio bene ad una persona a cui non si è mai riuscito a dire, fa bene amare, molto più che odiare, fa’ bene ridere, molto più che piangere, non sprechiamo tutto il tempo a lamentarci delle persone più ‘fortunate’ o “furbe”.

I più fortunati non ci è dato sapere esattamente perché, e se lo siano, e i più “furbi” devono fare i conti con la loro coscienza e non vanno sereni nei boschi o a nuotare al mare, devono sempre stare all’erta da quelli più “furbi” di loro con la coscienza più opaca ancora, e la serenità non ha misura, non ha prezzo. La nostra vita, vale più di ogni altra cosa al mondo e per quanto mi riguarda ne ho già sprecata troppa a lamentarmi di questo e di quello, quel che Dio. deciderà che ancora io viva lo vivrò il più felice possibile, come quando da ragazzo dicevo… che brutto avere …anta, ma si che mi importa ho ancora tanti anni prima di arrivare li’… ma non ci penso più, non li conto più, adesso me li godo uno per uno, non li spreco più.

06 GENNAIO 2020  Epifania S. Gaspare, S. Melchiorre, Santa Raffaella

Sei come l’aria di primavera che respiro ad ogni suo germoglio. Sei come un Alba che sorge con il sole, Sei il beato tormento dei miei sogni, Sei la vita che anelo rincorrendo, Sei il mio presente e il mio futuro. Sei Tu mia fiamma sempre giovine. Compagna di vita, mi correggi quando inciampo, mi sostieni con il tuo amore. Può essere il sole o il Cielo che t’ha creato, può essere il profumo della tua presenza. Sei Tu, mio Amore… Ti amo anche quando piove. L’Epifania tutte le feste porta via, ritorneranno un altr’anno dopo un volo di rondine ma Tu rimani Sei il mio unico vero Amore.

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07 GENNAIO 2015.  S. Luciano, S. Raimondo, S. Crispino, Santa Maria Teresa

Sono stato iniziato a nuova vita, e da subito mi hanno detto senza dirmelo, come dovevo vivere. Ad ognuno alla sua nascita, vengono insegnati e impartiti compiti e doveri, mentre i diritti sono mere chimere da inseguire e mai realmente possedere, e i valori, realtà da rievocare ad ogni ricorrenza di commemorazione. Le società forgiano le persone con religione e politica, e anche se pensi di essere indipendente e autosufficiente nel prendere le tue decisioni, lo stesso e senza te ne renda conto sei condizionato  dal credere ad una presunta entità superiore che amministri la tua anima nel modo terreno, e non di meno sei influenzato in peggio, costretto ad appartenere a  questo o quel partito perché così fan tutti per il quieto vivere e non ci si esime.

Se non accetti questi modi d’essere,  sei un rivoluzionario, un disfattista,  un anti clericale, una persona non degna di stima e fiducia, come se per questi “valori” ci sia qualcuno che possa erigersi a sommo giudice e decidere che posto avrai nella società con il relativo grado acquisito.

In tenera età mi dissero che esisteva il diavolo che mi avrebbe portato tra le fiamme dell’inferno se non avessi ubbidito alla mamma, così che per combinare ingenue marachelle del tipo di rubare un biscotto invece che chiederlo, andavo oltre per sfidare la sorte, mi facevo maliziosamente furbo per eludere una giusta sorveglianza, mancandole di rispetto ripetutamente e conseguentemente peccare ad oltranza.

Mi avessero spiegato di chiederli i biscotti, consigliandomi di non abusarne perché mi sarebbe venuto il mal di pancia, avrei semplicemente capito ciò che era giusto e sbagliato, senza confondermi le idee sul bene e il male.

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08 GENNAIO 2015 S. Massimo, S. Erardo

Si sposò a 21 anni, confondendo il voler bene con il vero amore, e  quasi subito capi che in pratica non aveva una moglie ma una sorella in più e se ne rese conto perché dopo nemmeno un anno aveva un amante extra coniugale,  e senza vanto ne seguirono altre. Così cercò il coraggio che non aveva e trovò onesto e giusto che la ex moglie potesse rifarsi una vita l’intanto che era ancora giovanissima, e ovvio la stessa cosa anche per lui,  e si separarono.

Finalmente arrivò  anche l’amore con la A maiuscola, e dopo circa venti anni di convivenza, quell’uomo e l’amata ritennero fosse giusto sposarsi in chiesa davanti a Dio. così che chiesero alla Sacra Rota l’annullamento del primo matrimonio. Gli imposero di scegliere un avvocato ecclesiastico, e scelsero un ragazzone di bell’aspetto sui quaranta anni, e quello fu il primo errore inconsapevole dovendo da subito immaginare che non poteva avere l’esperienza necessaria per raggiungere l’agognato scopo, e comunque non sarebbe mai stato all’altezza della situazione essendo facilmente fallibile per lo scarso peso legale legato alla sua giovane età, ma i due confidarono nelle legittime ragioni.

Iniziarono le lunghe, estenuanti, logorroiche e a volte umilianti visite dall’esimio avvocato della Fede, ovviamente accompagnandosi con lauti e sonanti acconti in denaro spiegarono le loro ragioni che di migliori ancora oggi non ne saprebbero trovare, a partire dal fatto che all’epoca del primo fidanzamento di lui con la ex moglie, dovette sottostare al desiderio di lei che desiderava arrivare illibata all’altare, non fosse che poi, dopo quattro anni di fidanzamento, avrebbero avuto imbarazzo e inesperienza tali da non fargli “consumare” per altri otto mesi da sposati.

Non bastasse, l’ex sposo aggiunse che in seguito ad una cura cortisonica subita da piccino, era totalmente sprovvisto di spermatozoi, quindi incapace di procreare, e dulcis in fundo la ragione più semplice, più sincera e veritiera fu quella, come già detto, che si rese conto per tragica inesperienza data l’età, di non amare la persona sposata, e piuttosto che passare con lei una vita di indifferenza e non rispetto, gli sembrò giusto e doveroso interrompere una farsa tanto triste e deludente, senza per questo che ci sia stata colpa alcuna da entrambe le parti.

Intanto l’esimio avvocato del foro clericale, lo sconsigliò vivamente di “usare” l’ultima sua ragione, scartando di fatto la sterilità, e lo stesso non venne considerato  nemmeno l’aver “consumato” dopo parecchi mesi post matrimonio con le conseguenti difficoltà psicologiche che deteriorarono il loro proseguo sessuale per il resto della durata del matrimonio stesso.

Fu invece consigliato ( che quando si consiglia in quel modo, la parola giusta è imporre ) di far pressione sul fatto che, sempre l’uomo  contravvenne più volte all’ impegno matrimoniale accoppiandosi in altre relazioni extraconiugali, adducendo inoltre che l’alta corte giudicante del clero, ne avrebbe tenuta la giusta considerazione, assicurando di fatto il risultato vincente finale.

E allora accettò con riluttanza e tanta vergogna di portare a testimonianza un amico di “scappatelle” e addirittura una ex amante ora sua amica, e lascio all’immaginazione di chi legge l’insulto sopportato per amore dalla sua ‘nuova’ compagna, promessa sposa… Fece tutto quanto gli fu chiesto quell’uomo e il risultato fu che al cospetto di Dio. non si sarebbero potuti sposare…  non fu accettata la sua deposizione del cuore, ci sarebbe voluta un altra sentenza con l’aggiunta di altri soldi altre bugie e umiliazioni per sè e la sua compagna di vita… ma tutto ciò lo dissero degli uomini,  ed è perciò che il matrimonio venne celebrato indissolubilmente nei loro cuori innamorati e quel giorno come tutti gli altri a venire cera anche Dio. perchè Lui è l’Amore stesso.

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09 GENNAIO 2014 S. Giuliano, S. Adriano, Santa Alessia  S. s. Nome di Gesù  Santa Genoveffa

Un consiglio e non un monito, si tornasse ad essere ottimisti dopo la pestilenza che ha colpito il mondo… il tempo che rimane per molti si è assottigliato, non lo sprechiamo in inutili polemiche,  e invece di lamentarci in continuazione proviamo a pensare come quando da ragazzi pensavamo di avere tutto ancora davanti a noi.

Tutto ciò che noi ancora vogliamo, non necessariamente un conto in banca  ben pasciuto e un automobile nuova più bella di quella del vicino, o degli abiti firmati o che altro, c’è  rimasto di poter passeggiare nel bosco senza pensieri bui, nuotare al mare, mangiare e bere, giocare a carte, a bocce, al pallone, a scacchi.

Potremmo piantare del l’insalata, potare un albero, adottare un cane un gatto un cinghiale una zebra,  coltivare un hobby sopito, inventarsi un lavoro che non abbiamo mai avuto il coraggio di fare. Voler bene e dirlo ad una persona a cui non si è mai riuscito a dire, fa bene amare, molto più che odiare, fa bene ridere, molto più che piangere, non sprechiamo tutto il tempo a lamentarci delle persone più ‘fortunate’ o “furbe”.

I più fortunati non ci è dato sapere esattamente perché, e se lo siano, e i più “furbi” devono fare i conti con la loro coscienza e non vanno sereni nei boschi o a nuotare al mare, devono sempre stare all’erta da quelli più “furbi” di loro con la coscienza più opaca ancora, e la serenità non ha misura, non ha prezzo. La nostra vita, vale più di ogni altra cosa al mondo e per quanto mi riguarda ne ho già sprecata troppa a lamentarmi di questo e di quello, quel che Dio. deciderà che ancora io viva lo vivrò il più felice possibile, come quando da ragazzo dicevo… che brutto avere… anta, ma si che mi importa ho ancora tanti anni prima di arrivare li… ma non ci penso più, non li conto più, adesso me li godo uno per uno e non li spreco più.

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10 GENNAIO 2020 ARA.  S. Aldo, S. Valerio, S. Aldo, Santa Domitilla, S. Domiziano

Stimolante quanto qualcuno nel vederti assorta nei pensieri e quindi distratta ti chiede… ”a cosa stai pensando”?
Vien da dire ogni volta, sto pensando a… come penso io ora ricordando uno scorcio dei miei trent’anni.
A quel l’epoca, parlare di lavoro è meglio si stenda un velo pietoso sul l’argomento perché si faceva di tutto fuorché farlo, praticamente un ritaglio di tempo nel resto della giornata.
Il risveglio al mattino era sempre il più grande dei problemi, dopo una notte di bagordi e smisurate cazzate compiute in discoteca o in altro luogo di rincoglionimento la colazione di quelli veri all’alba delle cinque, doveva essere di un cappuccino con cornetto appena sfornato. Il tutto mescolato con due birre rosse, un paio di cocktail, due coppette di quello giusto e magari una “sigaretta” in più fumata nel corso della notte, non poteva che avere un solo risultato, vomitata dignitosa fatta a casa mezz’ora dopo essermi lasciata con il ‘tipo’ e amici.
 
Ieri sono tornata dalle vacanze, stamane ho dato una controllata a tutti i miei fiori e le piante grasse. Dopo la Messa, sono andata dal fiorista e ho sostituito due bellissime petunie che aimè avevano finito il loro tempo, disdetta non ne trovai altre allora decisi di cambiare fiore… ne presi due vasi di cui alla fioraia nemmeno ho chiesto il nome, o forse me lo ha detto ma non mi interessava di saperlo. Quando scelgo un fiore uso il cuore, e se mi darà altre meravigliose sensazioni nel conoscerlo, vorrò sapere il suo nome per esteso, perché ne prenderò altri in futuro.
 
Il resto del giorno ho pranzando con carne dopo quindici giorni di solo pesce, ho sonnecchiato e scritto, e nel tardo pomeriggio ho tagliato l’erba tenera delle aiuole, ho pulito i fiori da foglie secche e appassite, ho cenato, e subito dopo sono scesa in giardino con i cani e mi sono recata a quella che affettuosamente chiamo baracca degli attrezzi. Presi il trattore tosaerba e sono partita a razzo nel taglio di tutto il prato. Sembravo braccio di ferro che solcando i mari con la sua bagnarola che di tanto in tanto sbuffava una nuvola di fumo dalla sua pipa… e io sul trattore. Alle 9 di sera ho finito, non stanca, e felice di avere nel naso il profumo dell’erba appena tagliata. Rientro in casa e dopo essermi lavata le mani per bene, mi mangio delle prugne dolcissime appena colte dall’albero.
Scrissi e lessi qualche pagina di un libro, poi si fece l’ora di dormire… 11.30, 12.30… si dorme… giusta giusta l’ora in cui a trent’anni iniziava la mia vera “serata”… o la mia grande stronzata… che dir si voglia.
Due epoche, due stili di vita per due età diverse. Son felice di aver fatto l’una e l’altra perché non distinguo la differenza, ho amato quel tempo che fu, amo quella che sono e son sicura che amerò chiunque un domani sarò. Mi amerò per il semplicissimo motivo che ho stima di me stessa e senza non si può vivere nel mondo che ci siamo creati.
É stato bello, è bello e sarà bellissimo, basta crederci.

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11 GENNAIO 2019  ARA  S. Igino, Santa Onorata, S. Ortensio  ARA

E’ un altro giorno. Siam quasi avanti di un anno. I cani sono ancora più grassi e viziati e gli uomini accanto ancor più storditi d’amore preso, le speranze sono ancora certezze dell’animo e le illusioni rimangono ‘scoregge’ del destino.
L’innocenza dei bimbi li rende felici perché han fretta di crescere.
Gli adolescenti sentono che è tempo di dare il primo bacio per amore, e per qualcuno con qualche anno di più sulle spalle è tempo di dimostrare d’esser guerriere e cavalieri o saranno donne su vie perse e uomini senza colpo in canna.
Un anno è nulla di fronte al tempo, segna solo il mutar delle stagioni e le rughe sul viso di chi lo vive.
Qualcuno inizierà a vivere in un mondo onnipotente fatto di quercia, e avrà molti anni a venire dove esisterà il solo essere se stessi, altre persone saranno fragili betulle o rovi spinosi.

Perché un anno passi bisogna pestare la neve e dare fieno ad asini e buoi. Bisogna che uno sciame di api sui fiori  faccia sentire in bocca il sapore del miele. Bisogna si asciughi la fronte sudata e si respiri il profumo di una messe di grano, e ancora bisogna vedere lo spogliarello degli alberi che si cambiano il vestito perché le stagioni amiche hanno un anno in più.

Ci vuole il passare di un anno per qualcuno per arrivare a capire di non cercare oltre ma saper mantenere ciò che si ha nel cuore, che i sentimenti legati alla moneta di scambio, non sono legami ma nodi inestricabili. Rafforzare le speranze e attingere a nuove esperienze con un senno più vivo e guardingo. Tagliare rami secchi che non producono energia per l’impulso indispensabile al cuore.

Un altro anno è trascorso, molte lune l’hanno invaso, gelose di un sole tanto lodato.
Un altro anno e qualcuno non pensa più niente se non di essere felice o infelice per il cammino che ha percorso, l’amore che ha saputo dare, ricevere, persone che aspettano ciò che sarà quando dev’essere sia.
Un altro anno , un’altra storia, un’altra vita e ben venga, con meno ‘flatulenze’ e leale speranza.

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12 GENNAIO 2018 ARA  S. Bernardo, S. Arcadio, S. Modesto, S. Tatiana, S. Cesarina, S. Cesira, Santa Tania

É un nuovo anno, che quando da ragazzi il pensiero ricorreva a questo presente, si rabbrividiva al pensiero di avere un’età così pesante. Al tempo, come tutti i giovani, eravamo invulnerabili, avvolti dalla boria di onnipotenza giovanile, ed era impensabile rivederci dopo 40 anni bianchi di capelli per chi ancora ne avesse o con cellulite sui fianchi.

Al tempo bastava ‘dare di spalle’ per scacciare ogni pensiero che potesse turbare il resto della giornata. La vita trascorreva con i suoi ritmi e Lucio Battisti faceva innamorare sulle note delle sue canzoni persone che non resistevano al fascino di “Giardini di Marzo” o “La Luce dell’Est”. All’epoca, nascevano gruppi rock che in segno di protesta per la guerra del Vietnam o per altri motivi,  la “facevano” sul palco.  John Travolta con Saturday night Fever infiammava le sale cinematografiche per la sua innocente e pulita interpretazione di una vita da vivere con il cuore ma, allo stesso tempo, si giravano film di basso contenuto morale e alto contenuto demenziale.

La politica italiana spandeva a piene mani le briciole del solito maltolto per tranquillizzare il popolo, ne più ne meno di quello che succede anche oggi. Lo Stato subì duri colpi, atti terroristici che misero alla prova la stessa stabilità democratica. L’onore lo lasciamo per le vittime. La religione era una costante speranza per un gran numero di persone nel mondo, quindi non di meno in quei passati anni si era timorati ma, in nome dell’innovazione, si sono create filosofie di vita “alternative” e per grazia la fede non va spiegata, o c’è o non c’è, nasce nel cuore di chi lo desidera.

Tra la fine 70 e buona parte degli anni 80, i ragazzi vestivano di jeans logori pieni di buchi e tagli. Rigoroso indossarli di almeno due taglie in più del dovuto, stretti in vita da un cinturone con fibbia d’ottone, Clarks ai piedi o stivaletti strausati e malconci con la punta tipo cowboy rivolta all’insù, maglietta e una giacca di renna di taglia extra large.

Ma la droga in quegli anni non lasciò in pace questo spensierato modo di apparire. Si presentò con innocenti spinelli che ben presto si trasformarono in eroina, quella non perdona perché ti uccide o ti invalida. Inventarono il metadone, altro tipo di stupefacente travestito da medicinale calmante, il gatto che si morde la coda. É  furba la droga, ti fa stare tanto bene da non capire più quanto in realtà tu stia molto male. É furba la droga, cerca e spesso trova gonzi e sognatori che non hanno ancora imparato a volare. Il 2000, il fatidico “mille o non più mille” si pensava fosse l’anno che aprisse le porte ad una libertà maggiore. Il 2017 ci sta lasciando cantanti esordienti che faranno innamorare molti altri cuori, mentre un gran numero di rapper si è unito ai rockettari. Il 2017 ci saluta con una politica che non elargisce più briciole di maltolto, è diventata imparziale, non elargisce più nulla, tiene tutto pe sè. Il terrorismo ha solo cambiato il colore della bandiera, non è più casereccio ma arriva da ogni luogo del mondo. Le religioni e le filosofie si sono moltiplicate arrivando ad essere quasi 800 in tutto il mondo. In compenso stiamo avvicinando il cristianesimo alle supposte verità aliene e spesso lo associamo a semplici quanto belle filosofie di vita, per grazia, ancora la fede o c’è o non c’è. Si pensava di essere ridicoli nel rivederci agghindati per la posa di una foto o in un filmato degli anni 70, ora quel modo di vestire ci viene riproposto in fasi annuali alterne e non ci sembra più ridicolo ma fa “figo”.

La droga ha cambiato faccia assumendo altri nomi e non veste più trasandata, adesso si usa in giacca e cravatta. Il 2018 al momento lascia trasparire null’altro che i propositi iniziali di speranza. Sperare in un biglietto vincente della lotteria, sperare di non avere bisogno di medicine, sperare in un mondo migliore con sempre meno confini e colori di pelle. Sperare che si inceppino tutti i cannoni nel mondo, sperare in un amore. Benvenuto 2030, riservaci ciò che abbiamo saputo meritare e lasciaci sperare di non smettere mai di sognare.

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13 GENNAIO 2017 ARA.  S. Ilario, Santa Liana, S. Icaro, S. Eliano

La neve quell’anno regalò pochi giorni d’emozione, peraltro preannunciati dai vari notiziari. I camini e le stufe avevano fatto gli straordinari, non tanto per essere efficienti in quei giorni, ma per essere il giusto contorno a quello splendido scenario. In realtà si sperava sbagliassero almeno alcuna di quelle previsioni meteorologiche, e allora via a grandi fiammate di speranza. Gli operatori del settore sciistico avevano tirato un sospiro di sollievo, pensando così di risollevare una già magra stagione invernale, e si diedero da fare per profittare di quell’esiguo momento di speranza, per salvare almeno quel poco che rimaneva della stagione giunta al termine… ma qualche giorno più tardi, arrivò la tragica risposta di un bel più sette gradi, smorzò definitivamente le aspettative e le speranze di molti, e la gente si dovette accontentare dell’esattezza informatica del meteo. 

 E allora che fare? La gente di montagna non si arrende mai di fronte a nessuna avversità della vita, continue sfide che fronteggia a testa alta. La  ‘presero’ così come si prende tutto ciò che  nuoce, come la nostra situazione politica, come il lavoro in generale, come una disgrazia comune… la si ‘prese’ con quanto più ottimismo possibile. E allora fecero partire i “cannoni spara neve” e stapparono una bottiglia di vino burlandosi della  mala sorte, e poi chissà chi la vinse. 

Ciao neve, arrivederci, fa un po’ come ti pare, che il tempo fa sempre come gli pare, e mentre noi aspettiamo il tuo ritorno, i montanari si daranno da fare per invitare la gente a venire sulle montagne, a passeggiare nei bellissimi boschi, ad ammirare le stelle nei cieli più lucenti che altrove, a bere l’acqua fresca e pura dei ruscelli, a perdersi nel verde delle valli e ammirare i bei fiori… a sorridere alla vita per ridare quell’entusiasmo e quel coraggio che le città spengono.  Offriranno ai visitatori del formaggio immerso nella polenta nel mentre resteranno lì ad attendere insieme a chi vuole la neve… e invece che pretenderla si limiteranno con umiltà a desiderarla questa benedetta neve.

Mi immagino cosa pensavano, cinquanta anni or sono, i nostri ‘vecchi’, quando la neve era solo un disagio perché scendeva a metri, e ci si doveva rintanare nelle case al “calduccio” del tepore dei camini. Sicuramente desideravano che ne scendesse meno, e sospirando  aspettando che si sciogliesse, facevano quello che facciamo noi ora che speriamo ne scenda di più, stappavano una bella bottiglia di vino. Arrivederci neve, quando vuoi scendi, noi siamo qui ad aspettarti sospirando, che dopo la pioggia arriva sempre il sereno, è solo una questione di tempo, intanto… un bicchiere di vino…

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14 GENNAIO 2015 S. Felice, Santa Bianca, Santa Dacia, Santa Felicita, S. Dacio

Scendo dal tratturo che porta alla “Madonnina”, quella che è stata posata sulla fine di quel sentiero che il buon Tullio con pala, piccozza e tanta pazienza, pian piano nel tempo ha tracciato. Ci vedemmo a metà di quel percorso e ci fermammo per un saluto, lui mise la mano in tasca, prese un fazzoletto e, intanto si asciugava la fronte madida di sudore.  Iniziò a parlarmi:  ò apena gjöstàt ol senter, chèl che l’ porta a la thò Madunina… (ho appena sistemato il sentiero che porta su alla “tua” Madonnina). Ma dai, bravo dico io. Só ‘n dacc inante amò ü tòch, (sono andato avanti ancora un pezzo) dice lui, a bene, allora vado a vederlo, sì, ribadisce, dopo òl spiassöl, to ederét che a ü certo punto, söla tò destra al cuminsa ól senterulì che al va sö m’pe, e al ria ala Madunina, ma sta atent, ada che l’è ‘mpé tant… go de n’dà a metil a post, magare n’domà. (Vai avanti dopo il piccolo spiazzo, vedrai che a un certo punto, sulla tua destra inizia un sentierino che va sù ma è molto ripido e arriva alla Madonnina, bada che è molto ripido, domani magari lo vado a sistemare). Bravo Tullio sempre a far qualcosa. Sta a ca a fa? Dè televisiù a n’ho èst asè, di càles n’ho piö òia, e alura fa cosè? (Stare a casa a fare? Di televisione ne ho vista abbastanza, di calici di vino non ne ho più voglia, e allora che fare?) Bravo, bravo! E ci salutammo.

Torno sui miei passi e ne percorro un bel po’ di metri, cercando con lo sguardo il sentiero che saliva a destra, quello nuovo, quello del Tullio che in realtà è tutto suo per il fatto che lui sistema i sentieri, picconando qua e là, mettendo pietre che arginano il terreno friabile o tronchi sulle rive di piccoli burroni del bosco, in quella che è la sua zona, è di un pulito che lascia esterrefatti da tanto è bello. Egli taglia rami secchi e alberi abbattuti dalle intemperie, pulisce fogliame, insomma è un piacere passeggiare in quell’angolo di paradiso nel bosco, la nostra piccola Yellowstone, ol doss’, ( il ‘Dosso’), luogo dove vive quel brav’uomo del Tullio.

Dopo un centinaio di metri scorgo quello che mi sembrava un sentiero che saliva ripido, non era molto “segnato” ma il Tullio mi aveva detto che lo doveva ancora sistemare. Guardo l’orologio e vedo che non mi rimane molto tempo inteso per luce, allora richiamo con un fischio i cagnolini, torno indietro. Arrivo nei pressi della casa del Tullio e lui è lì da una buona mezz’ora, già lavato di fresco. Indossa infatti la sua giacca blu sopra alla tuta da lavoro a due pezzi. Per lui significava cambiarsi per da festa. Mi chiede se ho visto il sentiero, certo Tullio, e spiego dove. No che non è quello, devi andare oltre il canalone, dice lui, allora ho sbagliato, rispondo, ci andrò domani, ciao, buona serata… anche a te…

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15 GENNAIO 2016 ARA. S. Mauro, S. Abaco, S. Efisio, Santa Ida

… Il giorno dopo vado verso il nuovo sentiero che era poco più dell’una dopo pranzo ma, molto strano, noto gente che lo sta già percorrendo. Normale penso, con queste splendide giornate tutti ne approfittano, e vado oltre. Pochi passi e vedo altri due ragazzi, di nuovo strano… sono due nipoti del Tullio, ci incrociamo e uno di loro mi dice trafelato, mio zio è caduto giù dalla rupe del sentiero che stava accomodando, lo andiamo a soccorrere.

Un colpo al cuore. Una tristezza incredibile mi lascia di stucco. Chi mi dirà ora le rocce di quel monte cosa vogliono dire quando sono bianche, c’è un tempo ‘strano’ che chiama neve. Chi mi avvertirà di fare attenzione alle foglie secche che fanno scivolare quando il tempo insiste al brutto! Quando risentirò quei colpi di accetta giù nel bosco, gli stessi che, quando passavo di lì, non mi facevano sentire solo con i miei pensieri? Chi mi riempirà di quella semplice saggezza che mi faceva sentire di appartenere a quel bel mondo quando a fine agosto mi diceva che cominciavano i mesi della R… setèmbeR, utùeR, noèmbeR, desèmbeR, genéR, fevréR… (SettembRe, OttobRe, NovembRe, DicembRe, ZeneR e FebbRaio)

È volato via il Tullio, con quell’elicottero ha sorvolato il cielo dei vivi, che l’altro cielo è un po’ più su per il momento. Con tutto il cuore vorrei sentire ancora abbaiare i miei cagnolini là, su quel sentiero vicino alla Madonnina. Loro mi avvertivano sempre della presenza del Signor Tullio. Già, il Tullio era un “Signor” in tutti i sensi, una ‘bella persona’ e ogni volta che lo incontravo mi sentivo di chiamarlo così. Ora mi manca e mancherà al suo bosco.

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16 GENNAIO ARA 2015  S. Marcello, S. Accursio, Santa Liberata, S. Marcello, S. Berardo

Dietro un tavolo dirimpetto ad una finestra a grate, che non è quella di un carcere ma quella di casa in montagna che dai tempi dei tempi sono probabilmente uno dei più antichi sistemi antifurto inventati. Il camino se la ride scoppiettando e fuori l’imbrunire incalza ma ancora si vedono a quadri composti le montagne mezze innevate, sono avvolte da un gelido abbraccio di nuvole, mentre di tanto in tanto, il sole che tramonta dietro le cime, illumina i bizzarri giochi di vento che sollevano la neve giocando con esse. 

Primavera, non avevo trent’anni, e Susy, la mia donna, non ancora venti. Ci eravamo conosciuti da pochi mesi, le dissi che ce ne saremmo andati a fare un viaggetto veloce, in realtà volevo vedere un Gran Premio di moto. Non volevo perdermi la grande sfida finale di quell’anno, tra Lucchinelli, Lawson, Schwantz, Rainey, Chili, Papi, Spencer e altri ancora. Glielo proposi a mezzogiorno e alle tre eravamo già in strada, al volante della mia Jaguar, vecchia ma bella come il sole, destinazione Austria, circuito di Salzburgring. Qualche ora di viaggio e fummo alla frontiera. I documenti della Jaguar non erano del tutto in regola. Che fare? Niente paura, io di incoscienza ci vivevo.

Lasciammo l’auto in un parcheggio e accettammo un passaggio da un camionista, pochi minuti di marcia e, una volta giunti in Austria, ci fermammo in un posto di ristoro per camionisti. Appena entrati nel locale si girarono tutti verso di noi, Susanna era l’unica donna, loro tutti omoni, con tanto di tatuaggi e catene che partivano dai passanti dei pantaloni per finire dietro, nelle tasche posteriori a difesa dei portafogli. Qualcuno gridava un qualcosa da lontano in un altra lingua per la sua avvenenza, era come s’io non ci fossi nemmeno, imbarazzato e anche un con po’ di timore, ma il camionista che ci aveva accompagnato sorrideva divertito e mi tranquillizzai…

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17 GENNAIO ARA 2014 S. Antonio, Santa Alba, S. Antero, S. Diodoro, Santa Nadia, Santa Iole, S. Antonello

…Tornammo a riprenderci l’auto al parcheggio. Cercai un altro ingresso doganale sperando in una sorveglianza dei documenti meno rigorosa. Riuscimmo a valicare il confine, la sera eravamo all’interno del circuito, nella zona riservata al agli spettatori. Non avevo con me molti soldi, feci intendere a Susy che preferivo dormire in auto per non lasciarla incustodita, seppur non giovanissima era pur sempre una Jaguar, ed io sornione e un po’ beffardo ne approfittai, del resto a quell’età avremmo dormito nel letto di un fiume vivo e inoltre i sedili reclinati erano comodi.

Purtroppo, verso le cinque del mattino, l’Austria si presentò con il suo biglietto da visita, gelida come del resto è in primavera da quelle parti, e siccome il riscaldamento dell’auto era spento, pensai di nuovo di unire l’utile al dilettevole e ci scaldammo tra di noi…

La gara fu uno spettacolo nello spettacolo, ed era entusiasmante vedere lo stupore negli occhi della mia donna, che non aveva mai visto prima di allora un GP. La sera di quel giorno, contate le lire rimaste, decisi che ci potevamo fermare una notte ancora, ma in una modesta pensione a Salisburgo.

Il mattino seguente andammo ad un mercatino dell’usato, regalai a Susanna una sveglia a carica manuale, che ancora  fa bella mostra sul camino di casa a ricordo di quella fantastica gita, arrivammo a casa con la benzina ‘contata’… necessario per vivere bene solo un pizzico di incoscienza e per vivere bene basta solo guardar fuori una grata e vedere il mare e i monti.

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18 GENNAIO 2015 Santa Margherita, S. Zenone, S. Beatrice, S.Fazio, S. Prisca, S. Priscilla, S. Bice, S. Carlotta

Sogno “gennarino”. Da poco s’è fatto buio, sto viaggiando in l’auto, al momento sono solo. Sto percorrendo le vie della Bergamo Alta, la parte posta in collina della nostra città. Le strade non sono le stesse, invece che di catrame erano di un ciottolato cinquecentesco… era diverso quel luogo, pur sembrandomi comunque il tutto affascinante.

Le  sue vie sono comode, a lato dei lampioni le illuminano con il colore dell’alba quando ‘fa bello’ e più in là ancora ampi spazi verdi. Non è la mia antica città, non quella che sono abituato a vedere, ma mi ci sento dentro a mia misura, sono solo e con la mente gironzolo vagando allegramente, finché, ridiscendo la collina che ospita Città Alta, e mi ritrovo davanti a una sua porta d’ingresso, S. Agostino,  quella con l’effige in pietra del ‘500’ che raffigura il leone alato della Serenissima.

Ebbene, stavo per attraversarla, per fare ritorno a casa mia, ma all’improvviso una immensa voragine mi si para davanti, lì, proprio dietro il grande portale di pietra, e dietro ella, città bassa con l’inizio di altri paesi, piccoli presepi negli occhi. Impossibile proseguire, una “nervosa” fila d’auto dietro me  suona il clacson e improvvisamente ecco apparire Susanna, con cui girando il capo verso lei seduta al mio fianco, divido il mio stupore nell’osservare quel grande buco nero.

Poi, poco dopo, come se qualcuno ci avesse dato una precisa indicazione, facciamo retromarcia per aggirare il grande buco nero e andare in una direzione che ci potesse far giungere nei pressi di casa. Arrivati ci accostammo ad un cartello stradale che non lasciò nessun dubbio sulla direzione giusta da prendere, ce la illustrò con tanto di cartina fotografica a colori e ci disse che mancavano ancora 150Km. da percorrere a ovest tra valli e montagne fino ad intravedere le rive del lago di Lecco, quando noi si pensava mancassero alcune centinaia di metri.

Vediamo tutto, io e Susanna, il cartello con le indicazioni per il ritorno, ma ciò nonostante, d’incanto ci ritroviamo fermi parcheggiati sempre sulla strada di una delle vie della Città. Decidemmo di far buon viso a cattivo gioco, e spento il motore, ci fermammo per fare l’amore in auto, cosi, forse per scongiurare la malasorte. E siamo nudi con la capotte abbassata dell’auto. Di li a poco sul marciapiede passa una persona distinta, che porta a passeggio due magnifici cani da pastore tedesco, uno di colore tutto nero, e l’altro marrone a chiazze nere puntellato di bianco. 

Improvvisamente, mentre noi nei preliminari si amoreggia vestiti di sola pelle, il cane marrone puntellato con la schiena di un cerbiatto, salta in macchina e si accomoda sul sedile posteriore, cosi come nulla fosse. Nel sogno all’improvviso comparvero Roccia e Minnie i nostri due cagnolini di tre chili l’uno e con incredibile ferocia aggredirono il grosso cane per scacciarlo dall’abitacolo. L’abbaiare accanito di Roccia che mordeva ripetutamente il muso del cane intruso, scegliendo una parte del corpo che fosse grande quanto lui, per combattere alla pari.

Nel frattempo, l’uomo che accompagnava i due cani a passeggio, con calma si avvicina e con gesti pacati, recupera il suo cane agganciandolo al collare  lentamente lo invita ad uscire dall’abitacolo, e nel contempo, non ci risparmia un monito a tener a freno la troppa esuberanza del nostro Roccia e del nostro ‘far l’amore impudico’. Sgrido il mio cagnolino, ma non so con quanta convinzione perché ne vado fiero, è grande come una pulce ma ha un coraggio da leone e ha difeso i suoi beni. 

Suona la sveglia, finisce tutto, la gita in Città Alta, il baratro gigantesco, io e Susy vestiti da Adamo ed Eva, l’uomo con i cani a passeggio, i miei cani… stavo sognando, finisce tutto, mi sveglio. Cercherò di dare un senso a questo sogno, che potrebbe significare… Ero li, avevo tutto a portata di mano, ma quando credevo d’esserci riuscito c’era ancora da percorrere150K. Torno a letto, lascio fare al destino che riordinerà tutto forse perché si veste nel cielo in mezzo alle nuvole nell’atelier di Dio, ed io lo so senza sognare perchè sono cliente e amico del ‘Direttore’, suo Figlio Gesù.

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19 GENNAIO 2021 S. Mario, Santa Marta, Santa Pia, Santa Mariapia

Se il ciel m’aiutasse sarei aria sparsa a comporla, sarei luce tra le ombre del mio vivere, sarei ciò che vorrei essere e non sono. Sono aria che non si vede ma si sente, come non vedo Dio. ma sento nella pelle e mi scorre nell’anima.
Se il ciel m’aiutasse darei vita a tutti i miei sogni ad occhi aperti, desideri sopiti sempre pronti al risveglio di ogni primavera. Vorrei che i sogni che hanno illuso ogni volta il mio cuore con piccole bugie per darmi il coraggio di credere ancora in qualcosa di buono, divenissero un fiore che sta appassendo risorgere a vita nuova.
Se il ciel m’aiutasse desidererei la tua felicità chiunque Tu sia.

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20 GENNAIO 2015   S. Sebastiano, S. Fabiano

Alcuni motivi per amare una Donna.

La violenza sulle Donne è manifesta vigliaccheria di un uomo. Non fate mai piangere una Donna…. piangereste le stesse lacrime che non si vedono moltiplicate per mille. Se un uomo chiede aiuto ad una Donna, arriverà dove vuole arrivare, se un uomo sfrutta una Donna è già fermo nell’inferno dei vivi, in attesa di quello dei morti senza più risveglio. Alle spalle di un grande uomo, c’è sempre una grande Donna, alle spalle di una grande Donna, con molta probabilità, c’è quasi sempre un piccolo uomo bisognoso d’aiuto.

Una Donna è felice se viene trattata come un fiore, è felice se in lei è ben alimentata la fiamma della passione, è felice se gli si soffia addosso il vento dell’amore.  Spesso l’uomo non si ricorda di innaffiare il fiore, e lo fa appassire, dimentica di aggiungere legna al fuoco e soffia per alimentarlo per dovere o solo per noia facendolo spegnere.

La Donna, è il fiore più bello, il più colorato, il più profumato che si sia mai visto nei giardini del Creato. La Donna è il fiore delicato, più soave e strabiliante che si possa coltivare nel giardino di un cuore innamorato.

All’inizio dei tempi, Dio. ha creato l’uomo, poi ha creato la Donna. L’uomo, per Ringraziare Dio. in segno di ossequiosa riverenza, gli ha donato una costola per creare la Donna.  La Donna, per Ringraziare Dio in segno di ossequiosa riverenza, per tutto il resto dei tempi sino ad oggi, e come farà per il futuro, ha creato, crea, e creerà per sempre l’uomo.

L’amore che una Donna ha nel cuore è di color rosso. La sua allegria, è di colore arancione come il nascere del giorno e il suo sorriso irradia come il giallo raggio del sole. Il verde è la sua gioia di vivere, il blu è la sua fortezza travestita di cielo. La sua tenerezza è luce bianca dello spazio infinito. La sua delicatezza riflette l’indaco che tinge il fiore a cui vien dato il suo nome. La Donna è un meraviglioso Arcobaleno di colori.

Quando si barcolla tra le insicurezze e le incertezze della vita una Donna può dare tutto ciò che si va cercando, in modo si ottenga la miglior ragione per vivere su questa terra. Donna, fonte inesauribile di gioia, costante presenza, dogma di vita, Amica dell’Amore, felicità senza confini e dolcezza inesauribile. Donna, Diamante regalato da Dio. per il fidanzamento con il mondo. Donna. Dono. Orgoglio. Buona Novella. Naturalezza. Acqua fresca. Grazie di esistere.

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21 GENNAIO 2020 Santa Agnese, Santa Giuseppa, Santa Ines, S. Patroclo

Una preghiera è uguale ad un altra pur sia con parole diverse. È il cuore che parla, se si apre veramente dirà parole d’amore e non importa chi le abbia scritte… la fonte è solo Una… che poi le acque si disperdano in un pantano o arrivino al mare sarà l’eterno dubbio di chi le dirà. Una preghiera può essere scritta da chiunque sulla terra, ma poiché prima di noi c’è stato qualcun altro, possono essere distorte in malafede o buonafede. Il messaggio che giunge al cuore nell’ascoltare e ripetere una preghiera è cosa ‘personale’ e non si discute. La Fonte ha parlato all’inizio dei tempi e che si ripeta la sua Parola travisata dal male, sarà sempre in minoranza davanti allo strapotere del bene. Allora si sbagli qualche parola nel pregare, o non si sbagli per nulla ma si sbagli comunque senza colpa nell’aver riposto fiducia in chi la Parola l’ha riportata… ci penserà il cuore a metterla al posto giusto… purché in buona Fede. 

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22 GENNAIO 2020  S. Gaudenzio, S. Domenico, Santa Linda, Santa Teodolinda, S. Vincenzo, s. Gaudenzio

«Siamo consumatori! Siamo sottoprodotti di uno stile di vita che ci ossessiona. Esatto, siamo consumatori e perciò carne da macello per l’avidità di pochi cialtroni arricchiti. Siamo i sottoprodotti di uno stile di vita che ci ossessiona.

Omicidi, crimini, povertà. Queste cose non ci spaventano… ci abbiamo fatto il callo. Quello che spaventa sono le celebrità sulle riviste, la televisione con mille canali, il nome di un tizio sulle mie mutande, i farmaci per capelli, stimolanti sessuali e rave party dove i ragazzi si portano i cani da casa e dopo giorni muoiono di stenti perchè abbandonati al loro destino intanto che pensieri drogati non permettono di ricordarsi di loro. Quello che mi spaventa è vedere dei video pedo pornografici con protagonisti innocenti creature a cui verrà deturpata irrimediabilmente la vita che resta loro da vivere, spaventa che il mondo rimanga indifferente davanti al morire di fame o guerre mai vinte dove i perdenti sono sempre e solo le vittime. Spaventa che qualche imbecille in gonnella o calzoni lunghi, dica cosa, come e quando devi mangiare o bere un prodotto che reclamizza diventando ricchi ma lasciando noi consumatori più poveri di valori. Quello che spaventa è che ormai nessuno ha più timore e rispetto di niente e di nessuno perciò, nessuno si spaventa.

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23 GENNAIO 2015 Santa Emerenziana, S. Durante, Santa Messalina, S. Armando

Signore di quel posto, vieni via con me, ti prego non lasciarmi tornare da solo in quel luogo di mille finestre e luci che mi creano paure, insicurezze e angosce. Signore di quel posto piccolo, là sulla montagna, domani vieni con me, e già che ci sei, se vuoi accontentarmi del tutto, porta la tua Mamma con Te che ho pregato Lei prima di chiedertelo, Tu le dai retta, e so che verrai con me domani. Ti ho trovato qua ad aspettarmi anche qualche giorno fa, che ogni volta arrivo ti incontro. Lo so, in verità non sei mai mancato, ma amo pensare che qui ti sento di più.

Sarà perché ti cerco nel bosco tra lo scorrere della purezza d’acqua fresca di un ruscello, il frusciare di uccelli che spiccano il volo dai rami più alti, ti cerco e qua ti ritrovo, in ogni momento in cui volgo lo sguardo in ogni dove, Tu ci sei. Sei con la bellezza infinita degli alberi, del sole che spunta dalle loro cime spoglie che vestono ancora l’inverno, o nel semplice crepitio del fogliame che calpesto col mio passo. E mi sento protetto da quel mondo che non ha quello stesso ritmo di vita in cui ci si sente costretti a dover fare e dire per forza qualcosa.

Sarà perché solo qui mi ritrovo quel riparo che ognuno cerca tra le trame oscure dei suoi dubbi. Sarà quel che sarà, ma Tu domani vieni con me Signore, non mi lasciare in ciò che io penso non essere in grado di risolvere, perché senza Te ho paura, e sono insicuro. Signore di quel posto, domani vieni con me in città, che senza Te non parto, rimango qui, non ce la posso fare da solo ad affrontare quella salita troppo ripida da affrontare a piedi scalzi.  È tutto troppo grande senza di Te, Signore di quel posto, vieni con me in città non mi lasciare solo, porta la tua Mamma, ho un cero e una rosa anche per Lei.

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24 GENNAIO ARA 2020  S. Francesco, Santa Babila, S. Feliciano, S. Metello, Santa Vera, S. Artemio, S. Semia

L’alba raccoglie il resto delle mie malinconie sparse nelle lenzuola e per dispetto mi riportano fra queste quattro mura bianche che non parlano di niente. Il sole sorge laggiù, dove vivi tu, e appena sveglio, scalda tiepido come i cuori che versano luce senza ardore.

Il mio amore si mostra giovane tra il vecchiume di una città che ancora dorme, e spinto a manciate di semi sparsi da mani aperte in ogni solco, spavaldo spazia tra le dune di un deserto di pensieri per cercare di arenare in una landa sicura.

Vedo tra luci stanche e un poco addormentate della mente, il sorriso sulle tue labbra che ha la forma di un bacio senza tempo che ogni volta riesce a stupire. È l’alba, e di nuovo mi nutro di sogni che parlano di Te che giochi a nascondino al di là sole che nasce… ed io vorrei ‘gridare liberi tutti’ ‘per ‘poterti salvare’.

Ad occhi aperti, bagnati da quel velo di tristezza di quando mi manchi che a Te mi incatena. Non so cosa fare quando la botte che mi racchiude vien buttata giù dalla cascata del fiume delle parole e giorni vissuti con Te. Ho paura di morir d’amore dopo un tuffo nel tuo cuore… paura di riaffiorare in una pozza d’acqua senza veda il tuo sguardo sulle rive.

Sei al di là del sole, sei oltre le cime dei monti al di là del mare. Sei tutto ciò che desidero sia con me ora, e pur sei tanto lontana, io t’aspetto da sempre e vorrei fosse per sempre. Devi fare un gran salto e scavalcare il sole e lo potrai fare solo con l’amore. Io t’aspetto intanto che abbraccio il mio cuscino e ti rivedo nel mondo che vorrei… dove vivi Tu.

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25 GENNAIO ARA 2019.  Conversione di S. Paolo, S. Agape, Santa Artemia

Una lunga fila di automobili, di buon mattino, morde la strada, indicando che il mondo si muove con servile coraggio nel perpetuo lavoro del dare per avere, che avere per dare non lo fa nessuno. Al volante di ogni automobile ci sono persone che dietro ai finestrini, respirano in maniera uguale ma con realtà di vita che si ramificano disuguali come infiniti tralci di vite sulle immense colline della vita. Ognuno di loro pensa alla giornata che l’aspetta, tante facce, tante storie dietro ai finestrini di un mezzo a motore che striscia incolonnato sulla strada grigia fregiata di bianchi segnali. Tante emozioni da mettere insieme, magari in pausa pranzo, dopo aver trascorso un mattino con l’oro in bocca o, per disdetta, esserti lavato i denti con dentifricio che sa di piombo.  Un pick-up avanza singhiozzando verso un rondò, al suo interno sono seduti una squadra di muratori e il capo cantiere alla guida, viaggiano dietro a finestrini che sembrano vetrine sul mondo, piazzate su furgoni bianchi come l’animo di quella bella gente.

Fare il muratore non è mica facile e ancor meno lo è per un manovale che fatica ancor più, ore di duro lavoro con inizio degli estenuanti viaggi da casa per il cantiere. I giovanotti del gruppo appena saliti a bordo del furgone, si sbracano sui sedili dietro e, poggiando il capo dove capita, ricercano un angolo dove assaporare ultimi attimi di intima solitudine. Sonnecchiano traballanti di sotto le tese del berretto tirato sugli occhi, cercando il regalo di un ricordo beato di una sera passata a bere quelle vogliose birre ghiacciate servite da sguardi che hanno stregato, lasciando a fior di pelle il prurito del dubbio di un’amara o forse dolce conquista, intanto spengono lo sguardo sull’orologio che regala gli ultimi momenti di quiete.

Dietro il furgone dei muratori, una ‘500’ con a bordo due biondine ‘singhiozza’ insieme a loro. Due manici di scopa spuntano dal lunotto, è l’ora di un’alba,  visi senza trucco e i capelli raccolti in una coda di donne che di lì a poco puliranno i locali di una banca o le scale di un condominio. Un brulicare di ruote e persone che indaffarate nel turbinio di pensieri sonnecchianti, macinano kilometri per fare ciò che devono.

Avvocati, studenti, impiegati, senza lavoro e fannulloni arrivano dopo, quando le donne da dietro i finestrini hanno labbra dipinte di rosso e non traspare il pallore delle loro guance, gli uomini sono vestiti a festa anche di lunedì. I malviventi arrivano dopo ancora sul nastro asfaltato, spaparanzati con baldanza nelle loro poltrone, inforcano il volante di una fuoriserie con una sola mano a braccio teso, nell’altra mano una sigaretta che si fumano con boria a pieni polmoni, emettendo nugoli di fumo che escono dal finestrino abbassato. Appaiono come segnali di fumo che trascinano con sé il frastuono di una musica assordante… persone difficili da posizionare nell’immaginario di un curioso che osserva la sfilata degli umani sui grigi sentieri del mondo, una sniffata si fa anche in giacca e cravatta e ‘rubare’ alla povera gente non è esclusiva di chi frequenta più la notte che il giorno. Facce stanche o sveglie, preoccupate o serene, persone che faranno del bene o del male, ma che le ruote riportino i muratori a casa per andare al pub e rivedere quel bagliore negli occhi che la sera prima sembrava amore. Che anche le ruote della ‘500’ riportino a casa le due belle biondine, affinchè dopo cena possano anche loro truccarsi e uscire a divertirsi, per tutte le altre persone che percorrono strade, sia prospettiva di un giorno migliore.

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26 GENNAIO ARA 2018.  S. Tito e S. Timoteo, S. Alberico/a, S. Paola, S. Timoteo, S. Tito, S. Anna Paola.

Anche ad occhi chiusi posso vedere tutto ciò che voglio, mi affaccio al balcone e lascio guardare il cuore. La pioggia scende fina trasportata da un vento bagnato che dai monti alla pianura spolvera ciò che incontra sul suo cammino. Da vicino si sente scoccar di battacchi e subito dopo spenti i loro rintocchi, da lontano s’odono altri din don dan di campana… Un altro campanile dello stesso paese che bizzarro suona le ore in ritardo o in anticipo o forse dà l’ora esatta. La pioggia s’è fatta soda, il vento non la regge e rilascia a frotte lacrime di cielo.

All’alba altre piume nere con becco giallo arando d’unghia avranno il loro daffare al pelo d’erba in cerca di cibo che nell’umida terra per misericordia avranno. Cielo che ti incupisci nello sguardo e non mostri stelle, avaro di luce e tronfio fai sentire la tua voce, continua testardo a mietere la notte finché l’alba non ti sconfiggerà e gli uccelli si nutrano ancora, così ch’io possa riempire gli occhi e i miei pensieri in verità di placida natura. E… sto a rimirar le luci tenui diffuse in un bagliore discreto che rende ovattato il gelo dell’inverno di color salmone, lampioni che ornano la strada nei giorni nostri e la illuminano come fosse un presepio di tutti i tempi, un piacevole le modo di osservare la vita respirando poesia.

La strada che è a ridosso della casa da dove sto a guardare che emana un sottofondo sonoro di latrati di cani da caccia che giungono lamentosi persino dai monti lontani. Le campane che ora si sentono fioche ma che un tempo non furono gradite, pochi metri dividevano i nostri sogni da una immane catastrofe ambientale e così la vita passa in un cambiamento inesorabile quanto il cambio di un paio di mutande.  È bello osservare la strada e di lato un incantevole giardino. Sento il perpetuo scrosciare di un ruscello che ha sempre voglia di chiacchierare. Vedo la notte con la luna che gioca a nascondino e lascia vedere solo le stelle più grandi, una fredda notte buia che illumina alberi con dita nude che cercano il cielo. Immagini che entrano dagli occhi e vanno dritte al cuore lasciando senza età. È questo è ciò che voglio la sera, continuare a guardare i tetti, le piazze e le strade illuminati dalle luci e dalla notte irrorate da suoni familiari perché riesco a volare dove voglio. 

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27 GENNAIO ARA 2017 Santa Angela, Santa Devota, Santa Elvira, S. Palladio, Santa Mariangela

E dai e dai, che una pietra oggi, due domani, il muretto che ho costruito ai piedi di una tribulina dedicata a Maria è finito. Sarà che di cose che non servono a nulla ne faccio a bizzeffe, e per una volta che può servire ad accompagnare la beltà della Madonna, sento di avere fatto qualcosa di buono. Ho deposto ai Suoi piedi, sotto il Suo manto, una pietra per ogni peccato che ho commesso, così da trasformarli in cosa buona, con l’intento che mi serva guardare questo ammasso di pietre strisciante a monito del futuro che mi rimane. Un qualcosa che materializzi le buone intenzioni e imponga al mio animo, almeno di provare a cambiare in meglio, sempre, e nel più totale rispetto nel prossimo mio, colui che ha fatto si io costruissi questo muretto. La Madonnina svetta, sulle mura di pietre accatastate, spero non si sia offesa per le rose nere che ho posto ai Suoi piedi, certo che con il Suo aiuto divengano ben presto di candido biancore. Lei non lascia mai inascoltate le suppliche dei suoi fedeli. Per credere se dico il vero, vi capitasse di arrivare da quelle parti, provate a dire un Ave Maria per vedere l’effetto che fa. Cercate di tenere lo sguardo fisso sulla Madonna, evitate con cura di guardare in basso, li ci sono i miei errori.
 
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28 GENNAIO ARA .  S. S. Tommaso d’Aquino, S. Amedeo, S. Manfredo, S. Tommaso

Dio c’è anche quando non c’è. Sembra scomparso, quasi a dar ragione a chi ha sempre detto che non c’è. Periodi bui ci sono sempre stati, che il culmine di una serie di nefandezze umane ha sempre caratterizzato e la sua temporanea scomparsa è di quando la gente non sa più cosa pensare per quel che di grave accade, Dio. vien meno, ed è a quel punto che l’uomo ha paura e non gli basta più niente, nemmeno la Misericordia Divina riesce a contenere le sue angosce, lo sgomento non fa ragionare e allora Dio. scompare. Streghe e draghi insinuano l’esistere delle persone e assumono mille colori come le bandiere che accendono i focolai delle guerre, e molti altri sono senza colore poiché non si sa che sfumatura dare al terrorismo, al disfattismo e al vuoto nei cuori.

Non si riesce più a distinguere Dio. nelle strade, ci si confonde con persone impettite con sguardi altezzosi e fieri che camminano freneticamente in un viale mescolandosi assieme ad altre persone che con aria dimessa e spaurita, marciano lente e indossando mucchi di stracci.  Tutti camminano nello stesso viale, e allora si prova sgomento, incertezza, paura e, non trovando una risposta soddisfacente ecco che Dio. non c’è più.

Anche Santa madre Teresa di Calcutta per del tempo è stata tormentata dal dubbio che per lei Dio. non esistesse più pur predicandolo ogni giorno con la sua grandiosa opera umanitaria. Un fotografo disse dei suoi occhi che non aveva mai visto una luce d’amore così intensa in uno sguardo e lei rispose che se lui avesse provato ogni giorno ad asciugare le lacrime di chi soffriva e gli moriva tra le braccia, avrebbe capito il perché di quel brillar di luce.

San Francesco d’Assisi ebbe un periodo di buio nell’anima in cui pensava di essere abbandonato da Dio. ritenendo che forse non ci fosse e per risposta ricevette le stigmate, come quelle ricevute da San padre Pio che anch’egli avrà dubitato, fino a quel giorno che si rivolse a un giovane prete polacco di nome Carol, venuto a fargli visita da un paese lontano e gli disse di studiare tutte le lingue perché un giorno avrebbe guidato la Chiesa del mondo, e così fu.

Una nuova teoria di pensiero riguardo le religioni, afferma che dai tempi remoti della loro nascita sino ad ora, siano state il “fermo psichico” alle lussurie più sfrenate, alle ingiustizie più efferate un potente freno alla cattiveria e al male, ma adesso la gente si eleva dall’alto della propria superbia a pensare di essere se stessi un dio, per questo si pensa non ci sia più Dio. ma per gli umani bastano due linee di febbre in più e uno starnuto di troppo e Dio. è tornato. 

L’indagine mediatica prosegue poi con notizie ancora più sconcertanti, si calcola che fra soli trenta-trentacinque anni il novanta percento delle religioni e filosofie scomparirà e con loro quel Dio. che già ora non si sa più dove sia, quel poco che rimane di Lui sta per essere spazzato via dalla scienza che lo spodesta dal trono con una serie di prove che stanno prendendo corpo in errata risposta alle nostre paure.

Infatti si è propensi a pensare che gli alieni siano tra noi in sembianze umane  con un’intelligenza molto più sviluppata della nostra e per fortuna impostata su sentimenti di pace e serena convivenza. Addirittura qualche cristiano di nuova generazione li sta già posizionando in postazioni strategiche nella propria fantasia di credo spirituale. Gli stessi alieni interverranno positivamente sul futuro sempre più nero del mondo che sta assumendo caratteristiche disumane e autodistruttive… e se questi alieni fossero mandati e coordinati da un Dio. che esiste in questa forma suprema sin dall’inizio dei tempi.

L’indagine mediatica prosegue poi con notizie ancora più sconcertanti, si calcola che fra soli trenta-trentacinque anni il novanta percento delle religioni e filosofie scomparirà e con loro quel Dio. che già ora non si sa più dove sia, quel poco che rimane di Lui sta per essere spazzato via dalla scienza che lo spodesta dal trono con una serie di prove che stanno prendendo corpo in errata risposta alle nostre paure.

Infatti si è propensi a pensare che gli alieni siano tra noi in sembianze umane  con un’intelligenza molto più sviluppata della nostra e per fortuna impostata su sentimenti di pace e serena convivenza. Addirittura qualche cristiano di nuova generazione li sta già posizionando in postazioni strategiche nella propria fantasia di credo spirituale. Gli stessi alieni interverranno positivamente sul futuro sempre più nero del mondo che sta assumendo caratteristiche disumane e autodistruttive… e se questi alieni fossero mandati e coordinati da un Dio. che esiste in questa forma suprema sin dall’inizio dei tempi?

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29 GENNAIO ARA 2016.  S. Costanzo, S. Gildo, Santa Gilda, Santa Sabrina

Ecco qua, arriva un altro Dio, nuovo che più di così non si può. Egli accontenta gli stanchi del passato e i giovani del futuro che non ne possono più di preti e suore. Il vecchio e il nuovo testamento li buttiamo via, il Vangelo lo archiviamo insieme a quel Gesù che l’ha ispirato. Sì, è verissimo tutto ciò che è stato detto, ma ‘puzza’ tutto di favola e ora le favole non ci piacciono più, adesso comunichiamo con i computer, figuriamoci se crediamo ancora che si sia aperto il mare davanti a Mosè e i ai suoi martiri fuggiaschi, o alle dieci piaghe d’Egitto o allo stesso Gesù che, nel suo primo miracolo chiesto da Maria, trasforma l’acqua in vino o moltiplica poco pane e pesci per sfamare una folla che lo seguiva… e poi ancora e ancora.

A meno che si interpreti il modo in cui Dio. e Gesù dicessero e compissero determinate azioni in modo alieno, cioè un significato diverso al modo in cui i profeti e gli apostoli hanno descritto i loro atti e le loro parole dando una spiegazione più consona intelligente e attuale. Ecco che abbiamo piazzato gli alieni anche nell’antico passato ma lasciamo stare che adesso è tutto da rifare e quindi Dio. non deve più esistere, siamo superati dai tempi. Che nostalgia quando esisteva il timore di Dio. dove il paradiso era tutto bianco con sfumature azzurre e ti veniva detto che se facevi il bravo da piccolo e l’onesto da grande lo avresti raggiunto nella beatitudine di vivere in eterno, in una pace eterea con tutte le persone care che avevi amato sulla terra. Che bello quando esisteva ancora il timore di Dio… erano ancora mamma, papà e fratelli che facevano famiglia, era ancora indossare la camicia bianca della festa, era ancora domenica.

Ora c’è più tempo per tutti, niente messa, niente religione o dottrina e catechismo, così che si passa più tempo da soli con i computer che, se non sei pauroso o insicuro lo diventi di certo. C’è più tempo per altri che si svagano diversamente e spazio per esperienze piccanti ed eccitanti, del tipo che ti puoi fare delle canne in compagnia e se credi di essere furbo passi ad altro così ti sei “fatto” per davvero in tutti i sensi…

Senza la noia di quel Dio. buono a tutti i costi, hai più tempo per pensare a come ‘fregare’ il prossimo, con la coscienza diventata un optional che nemmeno senti più perché fa parte di un passato retorico.  Nell’insieme di questo nuovo e gratificante modo di vedere le cose, prospettiva di ciò che di conseguenza si crea con le proprie mani, nascono malintesi, prepotenze, disordini, malcostume e maleducazione che generano paure e angosce che sfociano in inevitabili atrocità, oscenità e barbarie di ogni tipo, guerre di potere coadiuvate dal più moderno modo di chiamarle, il terrorismo fisico e mediatico… quindi è normale chiedersi dov’è quel Dio. che se ci fosse non dovrebbe permettere che tutto ciò accada.

Quando non sappiamo più cosa dobbiamo fare, dopo che da soli ci siamo ingarbugliati la vita, qualcuno va colpevolizzato, un colpevole che non siamo noi deve esistere, qualcuno deve pagare i nostri errori. Allora, quando in una disgrazia muore un bravo giovane e invece un anziano cattivo vive oltre misura, Dio c’è, per poter dire che non c’è. Su quella strada dove la gente si prostituisce e si droga senza ritegno e qualcuno di loro ruba, spaccia e ammazza e nessuno fa nulla per impedire che ciò accada di nuovo Dio. c’è, per poter dire che non c’è.

La Chiesa non è Dio. e Dio. non è la chiesa, quella è stata affidata agli uomini e ne hanno fatto uno scempio, un’accozzaglia di turpi interessi, e stiamo tornando ai tempi di Gesù che scaccia i mercanti dal tempio. Tante cose  insegnate in un modo ma significavano tutt’altro, ma non si riesce a capire perché non ci sia più Dio.

Vai pure avanti mondo, ho deciso, io resto indietro, sono troppi i miei anni per seguirti, e poi sinceramente non lo trovo né giusto né sensato il venirti dietro. Voglio farmi ancora il segno della croce prima di dormire e al mattino appena sveglio, mi fa sentire di avere chiesto una protezione speciale per quando sogno e per il resto della giornata che ha da venire.

Voglio ancora pentirmi di un errore ed essere uomo nel saper chiedere perdono. Voglio piangere ancora di disperazione nella solitudine di un momento di grande sconforto, quando proprio non ce la faccio più ad andare avanti nel non facile cammino del vivere, mentre chiedo ancora una volta disperatamente aiuto allo Spirito Santo che mi avvolge. Voglio morire con la convinzione e certezza confortante di non avere vissuto una inutile vita per il solo morire. Voglio rimanere ciò che sono anche se per molti… non c’è più Dio.

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30 GENNAIO 2015  Santa Giacinta, Santa Martina, Santa Batilda.

Porca miseria! È l’unica imprecazione usata dagli italiani, che non è un’imprecazione. Suona più di buon augurio che un dire offensivo. Siamo ancora mascherati e stanno esplodendo gli animi lacerati di molte categorie di lavoratori e gestori di bar, ristoranti, centri estetici, abbigliamento concesso per la sola età delle neonate e bambini… altro misterioso interrogativo politico in cui ogni persona, proprio non si capacita di una anche qualunque risposta almeno plausibile. 

Perché è concesso invadere in massa un supermercato e non permettere che bar e ristoranti non lavorino almeno per un numero di ore limitate del giorno è davvero poco comprensibile… si fosse potuta comprendere, probabilmente non sarebbe nemmeno stata imposta, meglio non saperla mai tutta la verità, un popolo ignorante si domina, un po’ più intelligente crea disordini interni, due galli in un pollaio non vanno bene, e le pecore, la sera è meglio siano tutte nell’ovile.

Vado al bar dove mi vien servito il cappuccio in un involucro di carta, entro, e Battista il barista, a mani conserte appoggiato alla macchina da caffè in posizione di chi aspetta annoiato che entri un coraggioso cliente d’asporto, mi accoglie con due parole che non sono “porca miseria” ma ben peggio, subito seguite dal mio nome… e aggiunge “n’sè rüinac”, siamo rovinati. Il tono era di un leone ferito ma che ancora ruggisce.

Bevo, compro del tabacco, pago e saluto con un “porca miseria” “sperem che la cambie”… speriamo cambi! Ciao. 

Allora nell’attesa che le cose cambino ho cambiato le scarpe ho messo quello grosse e sono andato nel bosco. L’aria era fredda e fina, ma arrivava al naso come un dolce sollievo naturale. 

Non era l’aria del bar di Battista che non era fredda ma gelida come chi respira solo tribolazioni, io ero con lui e mescolavo le sue tribolazioni alle mie. Una nuova prova, una nuova sfida al nostro vivere… e perciò sono andato nel bosco, baciato da un freddo vero ma riscaldato da un sole che mi diceva di avere fiducia… perché tornerà a scaldarci. 

È la nostra guerra, ai nostri padri per difendersi hanno dato dei fucili, a noi la mascherina. Sto lì sbracato addosso a un grosso faggio, appoggiato sul suo cuscino di muschio che adesso non odora di niente, guardo la valle coperta da una coltre di nebbia sottile che taglia il cielo e mi riporta a me…che mi beo di aver capito che vale la pena di lottare ancora, lottare per la vita. Combatterò anche questa battaglia per i miei amori e valori più cari, per l’uguaglianza e la fraternità. Combatterò ancora questa battaglia in onore a mio papà Giuseppe che per me e per Noi ha combattuto nei deserti con l’inganno più subdolo del male… il potere, ma credeva di farlo per la Patria. 

Combatterò ancora perché la pace che c’é in questo bosco d’inverno è il centro della serenità, e sarebbe meraviglioso vincere la guerra provando queste sensazioni anche al bar del Battista. Porca miseria!    

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31 GENNAIO ARA 2021   S. Giovanni Bosco, S. Ciro, Santa Ludovica, S. Saverio,

Bella l’Inghilterra, conservatrice a tutto campo, preserva bellezze che raccontano la storia. Magnifica la cattedrale di Westminster, dove entrando si è nel mezzo di una parte importante della storia del mondo, a partire del primo sovrano che nel 1066 vi fu incoronato Guglielmo il conquistatore, e in tempi più recenti, Re Giacomo, e la Regina Elisabetta I. Negli androni del seminterrato si possono vedere e di calpestare le lapidi commemorative di illustri nobili ivi sepolti da, Lord Byron, Charleston Dichens, William Shakespeare, Oscar Wilde, Winston Churchill, e molti altri personaggi che hanno fatto la storia d’Inghilterra e del mondo intero.  Ultima ma non per importanza, l’indimenticabile Principessa del Galles Lady Diana Spencer, che nella cattedrale stessa vi furono svolti i suoi tristi omaggi funebri.

 Alfayed, alias da Harrods, anche se in verità più che ai grandie magazzino pare di essere in una banca centrale tante le guardie addette alla sua sicurezza, e tanti erano gli articoli esposti che i più comuni andavano dai reparti di orologi da sogno e show room degli stilisti di alta moda nel mondo.

E ancora Portobello Road, con le sue vie multicolore e i suoi negozi stracolmi di souvenir e curiosità di ogni genere, e li vicino, un castello meraviglioso, residenza estiva dei reali, dove si era aperta un ala, per la visita dei turisti.  Immancabile una capatina nel più prestigioso locale dei Beatles, un lange bar con al suo interno una sorta di museo allestito per il famoso gruppo musicale, l’Abbei road NW8 city of Westminster, dove di questo locale si può ammirare uno dei reggiseni da scena di Veronica Ciccone, che pronunciarla con il nome d’arte, infastidisce. 

Una bella coda di almeno tre quarti d’ora, per entrare nel locale allestito per Hard Rock café, dove una maglietta autobiografica costa tre giorni di lavoro.  Facce strane, come quelle degli Ebrei con barba e cappello a tesa dritta, che non regalano troppa confidenza e uomini elegantissimi di origine africana che passeggiano con capelli lunghissimi a treccine da ‘rastafariano’, donne con chioma rasata da una parte, e capelli lunghi e fluenti dall’altra, colorati come fosse un carnevale di plastica.

Una città Londra, che ben si sposa con il promiscuo razziale, nel rispetto di ogni tendenza sessuale, religiosa e politica, una città che vale la pena di vedere e visitare per la sua straordinaria moltitudine di stranezze e ambiguità, che comunque vivono di fatto in uno dei posti più conservatori del mondo, e anche per perciò affascina, e sarà per questo che invade gli occhi e i sensi. Da Bergamo… a casa, su viale Papa Giovanni a “far vasche”, pensando a te. I Love Londr

muove nell’aria. E’ qualcosa di nuovo, forse il vento, forse un idea perchè non fa rumore, si sente solo percepito dal cuore. E’ un pensiero che parte solitario e si fa spazio nel silenzio per arrivare a un grande amore. E’ stato bello iniziarlo non sapendo che doveva finire, nel mezzo momenti belli e brutti… a volte tristi, altre dolci come il miele di castagno che profuma d’amaro e salato, come un rapporto naufragato.

Da sempre qualcosa si muove nell’aria, qualcosa che rende felici e infelici. Non fa rumore, sembra di respirare un emozione che va dritta al cuore. Dolce e salato, chi fa ridere ha bisogno d’amore e sarà consolato, chi fa piangere, piangerà, ogni lacrima che scende per amore dai solchi di un viso, il Cielo le conterà una ad una e le riporterà al mittente sulla terra… non per rancore o per vendetta ma vita, che restituisce il doppio di ciò che riceve in bianco e in nero.

Si muove qualcosa nell’aria… è la vita che reclama un altra storia d’amore e bussa insistente alla porta di chi non crede più possa nascere ancora un fiore nel giardino del proprio cuore. E’ un altro anno, saranno altre gioie e meno dolori perchè chiusa una porta, la speranza spalanca un portone per un orizzonte migliore.

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