GENNAIO. Solo per oggi (completo)

01 GENNAIO 2015 S. Maria Madre di Dio. S. Telemaco, S. Concordio, S. Fulgenzio.

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Gennaio si è affacciato alle porte del tempo. Il Brusio delle città luminose ha smesso di vociare così come gli uomini rintanati in casa che brindano a voce alta per disturbare l’arrivo di un nuovo anno. Qualcosa si muove nell’aria. E’ qualcosa di nuovo, forse il vento, forse un idea perchè non fa rumore, si sente solo percepito dal cuore. E’ un pensiero che parte solitario e si fa spazio nel silenzio per arrivare a un grande amore. E’ stato bello iniziarlo non sapendo che doveva finire, nel mezzo momenti belli e brutti… a volte tristi, altre dolci come il miele di castagno che profuma d’amaro e salato, come un rapporto naufragato.
Da sempre qualcosa si muove nell’aria, qualcosa che rende felici e infelici. Non fa rumore, sembra di respirare un emozione che va dritta al cuore. Dolce e salato, chi fa ridere ha bisogno d’amore e sarà consolato, chi fa piangere, piangerà ogni lacrima che scende per amore dai solchi di un viso, il Cielo le conterà una ad una e le riporterà al mittente… non per rancore o per vendetta ma vita, che restituisce il doppio di ciò che riceve in bianco e in nero.

Si muove qualcosa nell’aria… è la vita che reclama un altra storia d’amore e bussa insistente alla porta di chi non crede più possa nascere ancora un fiore nel giardino del proprio cuore. E’ un altro anno, saranno altre gioie e meno dolori perchè chiusa una porta, la speranza spalanca un portone per un orizzonte migliore.

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02 GENNAIO 2015 S. Basilio, S. Gregorio, S. Adelardo, S. Odilone, S. Macario, S. Basileo.

img_0281È un riunire del tempo per capire da quanto ti Amo, per ricordare quando è scaturita la scintilla in Noi, …  è un indagine d’Amore.  Non immaginavo di fare tanto cammino con a fianco l’altra esatta metà di me, destinata nel tempo a diventare lo specchio della mia Anima, il clone del mio Amore.

Sono state mille le volte che ho rischiato di perderti, mille le volte che ti ho detto ti Amo, che forse da principio lo si doveva dire, oggi te lo dico perché lo dice ogni mio respiro. Ti Amo compagna di tante avventure. Ti Amo compagna di gioie e dolori. Ti Amo ogni giorno di più di quello che l’ha preceduto, e domani per importanza  annullerà quello presente, te lo dico dico per Amore. La casa senza la tua presenza non è casa,  è un involucro di nulla, non serve a niente, ripara dalla pioggia ma non emana calore, non scalda il cuore.

Come quando accendo il fuoco nel camino e vi getto molta legna e carbone, e Tu per me sei la fiamma  che fa ardere quello che da sempre anelo, il sentimento più puro e più vero, come la scintilla che brillò quella sera di un freddo inverno che invano tentava di raffreddare i corpi, ma nulla poté nel domare l’incendio dei nostri sentimenti.

E fu il ‘due’ di un lontano Gennaio a sprigionare la scintilla che scatenò il più grande degli incendi dentro me, e non ci sarà acqua sufficiente nei mari per spegnerlo, ne sabbia nei deserti per domarlo…  

T proteggerò con la spada forgiata contro le insidie di questo mondo. Ti porterò con me oltre il buio di certe notti, verrai con me in quella valle di Luce dove non esistono confini che ci possano in alcun modo dividere, e insieme non conteremo più gli anni che passano, ogni momento sarà sempre quello giusto per dirti ti Amo mio infinito bene, e per ciò che ancora non ho saputo darti, vivrò il resto dei miei giorni per poterlo fare… ti Amo Susanna.

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03 GENNAIO 2014 S. s. Nome di Gesù  Santa Genoveffa, S. Fiorenzo

Chissà se il Tempo vuol bere un caffè o un tè con me. Come vorrei bere un caffè con Te, nella tempesta dei Cieli, nella burrasca dei Mari e nella quiete dei tuoi giorni che riscaldi con il sole.

Vorrei bere un caffè con Te, tempo del mio tempo nell’anno che freddo si affaccia nei molti dubbi e delle poche certezze che infondi nei cuori… Lo stesso voglio dirti che credo ancora in un anno nuovo. Non ho molte scelte, volessi annullarmi non mi sarebbe possibile che andare via da questo mondo, e questo a Dio. piacendo lo sento lontano, riposiziono la croce sulla spalla e cammino in mezzo al viale di tutti.

Vorrei bere un caffè con Te anno nuovo che non sei altro che mesi, giorni, ore e minuti… non sei altro che tempo, e il tempo lascia spazio a ciò che trova… Altro tempo che trascorre  senza emozioni, senza esultare o sbottare, ma alla fine il tempo è vita, e si prende tutto quello che produce chi la vive, privando o donando su questa terra di bene eterno a donne, uomini e animali.

Vorrei bere dodici caffè con Voi, mesi che scandite nel cuore pulsazioni mutanti vestiti indossando i colori dei vostri umori. Sia un Buon Anno a tutti i battiti di cuori nel mondo che bevono caffè  e siccome nessuno ha ragione dal momento che nessuno ha torto, Buon Anno anche a chi beve del tè.

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04 GENNAIO 2020 S. Ermete, S Caio, Santa Benedetta, Santa Elsa, Santa Angela.

Sarà quel che sarà. Aggrapparti alle ali di un Angelo, le serate volano nello spazio insieme ai nostri pensieri per incontrare i giorni e le albe che verranno. 

Fra le piume d’ali che svolazzano nell’etere dello spazio infinito, gli uomini sono alla ricerca di emozioni d’un giorno o di un ora, il momento di un respiro greve come un giorno d’arsura quanto lieve come violette che sbocciano a primavera… sono pochi attimi intensi vissuti con gli occhi rovesciati dietro le palpebre rivolte al cielo, e lo ringraziano.

Sarà quel che sarà e intanto si vola. Si vola sul mondo che fa immaginare quello che si desidera. Un viaggio nella pace dei sentimenti di ognuno, dove le ‘cose’ che si vedono dall’alto hanno tinte di colori vivaci che sanno accendere lo spirito, e per questo vedere quella luce che serve per illuminare il cammino della nostra vita, e Dante perdoni l’uso delle sue parole.

Si perdona per chi ha sbagliato per necessità, si perdona una bugia che suo malgrado e servita a far del bene, si perdona un amico e si perdona un amore fallito perché si è capito che la croce è fatta di due bastoni… corto e lungo… ed ognuno può sbagliare, ma mai fallire.  

Si perdona il tempo che a volte dispettoso e altre benigno dove grano e patate non mancheranno.  Si perdona spesso, molto, ma il problema più grande rimane saper perdonare se stessi. Sarà quel che sarà perché nessuno può guidare il suo destino… ad eccezione di Mandela, l’ “invincibile” che disse… “Non importa quanto stretto sia il passaggio, quanto piena di castighi la vita, io sono il padrone del mio destino: io sono il capitano della mia anima.”

Il comandante del nostro destino, e cosa grande da dire, ma dell’anima non s’è padroni.  Bianco e nero sono il sole che sorge in una parte lasciando nel buio l’altra metà di mondo, e allora senza arrendersi, continuando tra nubi scure e bagliori di speranza, la lotta nella trincea della vita, ancora una volta e per sempre sarà quel che sarà.

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05 GENNAIO 2014 S. Edoardo e S. Emiliana, S. Astolfo, S. Amelia.

Gli anni non vanno sprecati. E’ iniziato da poco un nuovo anno, ‘mamma mia!’  Ricordo anni fa quando la vita era nelle mie mani e ne ero il padrone incontrastato o mi illudevo fosse così  come tutti i giovani nel pieno del loro vigore, della loro alterigia, del loro essere tali, giovani, semplicemente giovani.  Mi torna alla mente quando in qualche rara occasione  mi divertivo a pensare quanti anni avessi avuto oggi, forse per gioco forse per schernire il fato dall’alto della mia invulnerabilità, come se a me non potesse mai accadere di avere gli anni che ora ho. Facevo un rapido calcolo per sapere quanti anni mi separavano da quella età a questa che ho adesso, erano talmente tanti  che mi separavano da quella data futura che inevitabilmente sorridevo tra me e andavo oltre col pensiero, tanto era assurdo mi dovessi  preoccupare.

Solo al raggiungimento di un nuovo decennio mi preoccupavo, e puntualmente ricalcolavo, ma ne rimanevano sempre molti di anni da trascorrere e dopo una breve crisi esistenziale di qualche giorno riprendevo ad essere il comandante indiscusso della mia vita. Bei tempi, qualunque difficoltà era facile, qualunque problema risolvibile, e per uno come me inguaribile istintivo incosciente quello che non risolvevo lo aggiravo a mio vantaggio, per cui rendevo tutto bello tutto semplice. Non mi sono mai piaciuti i problemi, ne per me, ancor meno per chi mi è stato vicino, e per controsenso c’ho sguazzato come un anatra sul lago ma siccome  sono stato dotato dal buon Dio. di un altissimo grado di ottimismo e buonismo con conseguente animo caritatevole che ha sempre cercato di semplificare anche l’apparentemente impossibile, ciò mi ha sempre agevolato e reso la vita piena di sogni e speranze.

Gli anni che passano sono pensieri comuni a noi tutti, lentamente quanto velocemente scorrono inesorabilmente verso la triste realtà che non ci sono più, allora facciamo un resoconto della nostra vita e chiediamoci se ancora ci riserverà emozioni, gioie, dolori, se ancora potremo dire la nostra nel lavoro e per faccende di cuore, miscelare il tutto e trovare spazio per noi e modo da averne anche per gli altri… che il passare del tempo insieme allegramente fa dimenticare di invecchiare.

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06 GENNAIO 2020  Epifania S. Gaspare, S. Melchiorre, Santa Raffaella. S. Giuliano e Santa Basilissa.

Sei come l’aria di primavera che respiro ad ogni suo germoglio. Sei come un Alba che sorge con il sole, Sei il beato tormento dei miei sogni, Sei la vita che anelo rincorrendo, Sei il mio presente e il mio futuro. Sei Tu mia fiamma sempre giovine. Compagna di vita, mi correggi quando inciampo, mi sostieni con il tuo amore. Può essere il sole o il Cielo che t’ha creato, può essere il profumo della tua presenza. Sei Tu, mio Amore… Ti amo anche quando piove. L’Epifania tutte le feste porta via, ritorneranno un altr’anno dopo un volo di rondine ma Tu rimani Sei il mio unico vero Amore.

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07 GENNAIO 2015.  S. Luciano, S. Raimondo, S. Crispino, Santa Maria Teresa. S. Natale Ortodosso.

Sono stato iniziato a nuova vita, e da subito mi hanno detto senza dirmelo, come dovevo vivere. Ad ognuno alla sua nascita vengono insegnati e impartiti compiti e doveri, mentre i diritti sono mere chimere da inseguire e mai realmente possedere, e i valori, realtà da rievocare ad ogni ricorrenza di commemorazione. Le società forgiano le persone con religione e politica, e anche se pensi di essere indipendente e autosufficiente nel prendere le tue decisioni, lo stesso e senza te ne renda conto sei condizionato  dal credere ad una presunta entità superiore che amministri la tua anima nel modo terreno, e non di meno sei influenzato in peggio, costretto ad appartenere a  questo o quel partito perché così fan tutti per il quieto vivere e non ci si esime.

Se non accetti questi modi d’essere,  sei un rivoluzionario, un disfattista,  un anti clericale, una persona non degna di stima e fiducia, come se per questi “valori” ci sia qualcuno che possa erigersi a sommo giudice e decidere che posto avrai nella società con il relativo grado acquisito.

In tenera età mi dissero che esisteva il diavolo che mi avrebbe portato tra le fiamme dell’inferno se non avessi ubbidito alla mamma, così che per combinare ingenue marachelle del tipo di rubare un biscotto invece che chiederlo, andavo oltre per sfidare la sorte, mi facevo maliziosamente furbo per eludere una giusta sorveglianza, mancandole di rispetto ripetutamente e conseguentemente peccare ad oltranza.

Mi avessero spiegato di chiederli i biscotti, consigliandomi di non abusarne perché mi sarebbe venuto il mal di pancia, avrei semplicemente capito ciò che era giusto e sbagliato, senza confondermi le idee sul bene e il male. Mia mamma me lo voleva dire, ma non ne era capace… allora ha “usato” la lingua universale dell’amore, ma io l’ho capito solo ora.

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08 GENNAIO 2015 S. Massimo, S. Erardo. S. Lorenzo, S. Severino, S. Massimo.

Quell’uomo si sposò a 21 anni, confondendo il voler bene con il vero amore, e  quasi subito capi che in pratica non aveva una moglie ma una sorella in più e se ne rese conto perché dopo nemmeno un anno aveva un amante extra coniugale,  e senza vanto ne seguirono altre. Così cercò il coraggio che non aveva e trovò onesto e giusto che la ex moglie potesse rifarsi una vita l’intanto che era ancora giovanissima, e ovvio la stessa cosa anche per lui,  e si separarono.

Dopo del tempo, per l’uomo arrivò  l’amore con la A maiuscola, e dopo circa vent’anni di convivenza, lui e l’amata ritennero fosse giusto sposarsi in chiesa davanti a Dio. così che chiesero alla Sacra Rota l’annullamento del primo matrimonio. Gli imposero di scegliere un avvocato ecclesiastico, e scelsero un ragazzone di bell’aspetto sui quaranta anni, primo errore. Troppo giovane.

Iniziarono le lunghe, estenuanti, logorroiche e a volte umilianti visite dall’esimio avvocato della Fede, accompagnandomi con lauti acconti in denaro spiegando le nostre ragioni… dovetti sottostare al desiderio della fidanzata che desiderava arrivare illibata all’altare… dopo quattro anni di fidanzamento, avremmo avuto imbarazzo e inesperienza tali da non “consumare” per altri otto mesi da sposati.

Non bastasse, l’ex sposo aggiunse di essere sterile e l’esimio avvocato del foro clericale, lo consigliò vivamente di scartare di fatto la sterilità, e lo stesso nemmeno l’aver “consumato” dopo parecchi mesi deteriorando il proseguo sessuale del matrimonio stesso. L’avvocato impose invece di far pressione sul fatto che l’uomo  era infedele assicurando di fatto il risultato vincente. L’uomo accettò con riluttanza e vergogna di portare a testimonianza un amico di “scappatelle” e addirittura una ex amante.  Fece tutto quanto gli fu chiesto quell’uomo e il risultato fu che non venne  accettata la sua deposizione del cuore, ci sarebbe voluta un altra sentenza con l’aggiunta di altri soldi, altre bugie e umiliazioni per sé e la sua compagna di vita… ma tutto ciò lo dissero degli uomini,  ed è perciò che il matrimonio venne celebrato indissolubilmente nei loro cuori innamorati davanti a Dio. Lui è l’Amore stesso.

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09 GENNAIO 2014 S. Giuliano, S. Adriano, Santa Alessia  S. S. Nome di Gesù  Santa Genoveffa, Santa Agata.

Un consiglio e non un monito, si tornasse ad essere ottimisti dopo la pestilenza che ha colpito il mondo… il tempo che rimane per molti si è assottigliato, non lo sprechiamo in inutili polemiche,  e invece di lamentarci in continuazione proviamo a pensare come quando da ragazzi pensavamo di avere tutto ancora davanti a noi.

Tutto ciò che noi ancora vogliamo, non necessariamente un conto in banca  ben pasciuto e un automobile nuova più bella di quella del vicino, o degli abiti firmati o che altro, c’è  rimasto di poter passeggiare nel bosco senza pensieri bui, nuotare al mare, mangiare e bere, giocare a carte, a bocce, al pallone, a scacchi.

Potremmo piantare del l’insalata, potare un albero, adottare un cane un gatto un cinghiale una zebra,  coltivare un hobby sopito, inventarsi un lavoro che non abbiamo mai avuto il coraggio di fare. Voler bene e dirlo ad una persona a cui non si è mai riuscito a dire. Fa bene amare, molto più che odiare, fa bene ridere, molto più che piangere, non si sprechi il tempo a lamentarci delle persone più ‘fortunate’ o “furbe”.

I più fortunati non ci è dato sapere esattamente perché, e se lo siano, e i più “furbi” devono fare i conti con la loro coscienza e non vanno sereni nei boschi o a nuotare al mare, devono sempre stare all’erta da quelli più “furbi” di loro con la coscienza più opaca ancora, e la serenità non ha misura, non ha prezzo. La nostra vita, vale più di ogni altra cosa al mondo inutile sprecarla lamentandoci di questo e di quello, quel che Dio. deciderà che ancora io viva lo vivrò il più felice possibile, come quando da ragazzo dicevo… che brutto avere… anta, ma non ci penso più, non li conto più, me li godo uno per uno e non li spreco più.

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10 GENNAIO 2020. S. Aldo, S. Valerio, S. Aldo, Santa Domitilla, S. Domiziano, S. Gregorio, S. Guglielmo, Santa Francesca.

Elisabetta nel vederti assorta nei pensieri e quindi distratta, ti chiede… ”a cosa stai pensando”?
Vien da dire sto pensando a… come penso io ora ricordando uno scorcio dei miei trent’anni.
A quel l’epoca, parlare di lavoro è meglio si stenda un velo pietoso sul l’argomento perché si faceva di tutto fuorché farlo, praticamente un ritaglio di tempo nel resto della giornata.
Il risveglio al mattino era sempre il più grande dei problemi, magari dopo una notte di bagordi e smisurate cazzate compiute in discoteca o in altro luogo di rincoglionimento.  Ieri sono tornata dalle vacanze, stamane ho dato una controllata a tutti i miei fiori e le piante grasse. Dopo la Messa, sono andata dal fiorista e ho sostituito due bellissime petunie che aimè avevano finito il loro tempo.
 
Il resto del giorno ho pranzato, ho sonnecchiato e scritto, e nel tardo pomeriggio ho tagliato l’erba tenera delle aiuole, ho pulito i fiori, ho cenato, e subito dopo sono scesa in giardino con i cani e mi sono recata alla baracca degli attrezzi. Presi il trattore tosaerba e partii a razzo nel taglio di tutto il prato. Sembravo Olivia che su di una bagnarola solca i mari a vele sciolte in compagnia di Braccio di Ferro che ogni tanto sbuffava una nuvola di fumo dalla sua pipa… e io, senza sola senza il ‘mangia spinaci’ sul trattore. Alle 9 di sera finito, non stanca, e felice di avere nel naso il profumo dell’erba appena falciata.
 
Rientrai in casa, di nuovo scrissi, poi si fece l’ora di dormire… 11.30, 12.30… si dorme… giusta giusta l’ora in cui a trent’anni iniziava la mia vera “serata”… o la mia grande stronzata…
Due epoche, due stili di vita per due età diverse.
Son felice di aver fatto l’una e l’altra perché non distinguo la differenza, ho amato quel tempo che fu, amo quella che sono e son sicura che amerò chiunque un domani sarò. Mi amerò per il semplicissimo motivo che ho stima di me stessa e senza non si può vivere nel mondo che ci siamo creati.
É stato bello, è bello e sarà bellissimo, basta crederci.

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11 GENNAIO 2019.  S. Igino, Santa Onorata, S. Ortensio, S. Paolino.

E’ un altro giorno. Siam quasi avanti di un altr’anno. I cani sono ancora più grassi e viziati e gli uomini accanto ancor più storditi d’amore preso, le speranze sono ancora certezze dell’animo e le illusioni rimangono ‘scoregge’ del destino. L’innocenza dei bimbi li rende felici perché han fretta di crescere.
Gli adolescenti sentono che è tempo di dare il primo bacio per amore, e per qualcuno con qualche anno di più sulle spalle è tempo di dimostrare d’esser guerriere e cavalieri o saranno donne su vie perse e uomini senza colpo in canna.
Un anno è nulla di fronte al tempo, segna solo il mutar delle stagioni e le rughe sul viso di chi lo vive.
Qualcuno inizierà a vivere in un mondo onnipotente fatto di quercia, e sarà solo se stesso, altre ‘seconde’ persone saranno fragili betulle o rovi spinosi e saranno nell’umiltà di tutti.  Beati gli ultimi, perchè saranno i primi in un posto migliore.

Perché un anno passi bisogna pestare la neve e dare fieno ad asini e buoi. Bisogna che uno sciame di api sui fiori  faccia sentire in bocca il sapore del miele. Bisogna si asciughi la fronte sudata e si respiri il profumo di una messe di grano, e ancora bisogna vedere lo spogliarello degli alberi che si cambiano il vestito perché le stagioni amiche hanno un anno in più.

Un altro anno è trascorso, molte lune l’hanno invaso, gelose di un sole tanto lodato.
Un altro anno e qualcuno non pensa più niente se non di essere felice o infelice per il cammino che ha percorso, l’amore che ha saputo dare, ricevere, persone che aspettano ciò che sarà quando dev’essere sia.
Un altro anno , un’altra storia, un’altra vita e ben venga, con meno ‘flatulenze’ e leale speranza.

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12 GENNAIO 2018. S. Bernardo, S. Arcadio, S. Modesto, S. Tatiana, S. Cesarina, S. Cesira, Santa Tania.

É un nuovo anno, che quando da ragazzi il pensiero ricorreva a questo presente, si rabbrividiva al pensiero di avere un’età così avanzata. Al tempo, come tutti i giovani, si era invulnerabili, avvolti dalla boria di onnipotenza giovanile, ed era impensabile rivedersi dopo 40 anni bianchi di capelli, per chi ancora ne avesse, o con la cellulite sui glutei.

All’epoca bastava ‘dare di spalle’ per scacciare ogni pensiero che potesse turbare il resto della giornata. Lucio Battisti faceva innamorare sulle note di “Giardini di Marzo”,  John Travolta con Saturday night Fever infiammava le sale da cinema e balere con la sua ‘pulita’ interpretazione di una vita da vivere con il cuore.

La politica italiana spandeva a piene mani le briciole del solito maltolto per tranquillizzare il popolo. Lo Stato subì atti terroristici che misero alla prova la stabilità democratica. L’onore lo lasciamo per le vittime. La religione era una costante speranza per moltissime persone nel mondo, quindi si era ancora ‘timorati’.  La droga in quegli anni non lasciò in pace questo spensierato modo di apparire. Si presentò con innocenti spinelli che ben presto per ignoranza si trasformarono in eroina, quella non perdona, uccide o invalida.    La droga è furba, fa stare tanto bene da non capire più quanto in realtà si stia male. É furba la droga, cerca e spesso trova gonzi e sognatori che non hanno ancora imparato a volare. 

Adesso i cantanti esordienti incitano alla trasgressione e menefreghismo totale dei valori. La politica non elargisce più briciole di maltolto, è diventata imparziale, non da più nulla, tiene tutto pe se. Il terrorismo ha solo cambiato il colore della bandiera, non è più casereccio ma arriva da ogni luogo della terra. Le religioni e le filosofie si sono moltiplicate ad essere quasi 800 in tutto il mondo e il cristianesimo viene ‘sporcato’ con supposte verità aliene che vengono associate a presunte filosofie di vita. 

La droga ha cambiato faccia assumendo altri nomi e non veste più trasandata, adesso si usa in giacca e cravatta e per contrastarla hanno inventato il metadone che non è altri che un altra droga legalizzata. Non rimane che sperare che si inceppino tutti i cannoni nel mondo e sperare nell’ amore. Benvenuto 2030, riservaci ciò che ci sapremo meritare e lasciaci sperare di non smettere mai di sognare.

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13 GENNAIO 2017. S. Ilario, Santa Liana, S. Icaro, S. Eliano.

La neve quell’anno regalò pochi giorni d’emozione, peraltro preannunciati dai vari notiziari. I camini e le stufe avevano fatto gli straordinari, non tanto per essere efficienti in quei giorni, ma per essere il giusto contorno a quello splendido scenario.  Gli operatori del settore sciistico avevano tirato un sospiro di sollievo, pensando così di risollevare una già magra stagione invernale, e si diedero da fare per profittare di quell’esiguo momento di speranza, per salvare almeno quel poco che rimaneva della stagione giunta al termine… ma qualche giorno più tardi, arrivò la tragica risposta di un bel più sette gradi. 

 E allora che fare? La gente di montagna non si arrende mai di fronte a nessuna avversità della vita, continue sfide che fronteggia a testa alta. La  ‘presero’ così come si prende tutto ciò che  nuoce, come la nostra situazione politica, come il lavoro in generale, come una disgrazia comune… la si ‘prese’ con quanto più ottimismo possibile. E allora fecero partire i “cannoni spara neve” e stapparono una bottiglia di vino burlandosi della  mala sorte, e poi chissà chi la vinse. 

Ciao neve, arrivederci, fa un po’ come ti pare, che il tempo fa sempre come gli pare, e mentre noi aspettiamo il tuo ritorno, i montanari si daranno da fare per invitare la gente a venire sulle montagne, a passeggiare nei bellissimi boschi, ad ammirare le stelle nei cieli più lucenti che altrove, a bere l’acqua fresca e pura dei ruscelli, a perdersi nel verde delle valli e ammirare i bei fiori… a sorridere alla vita per ridare quell’entusiasmo e quel coraggio che le città spengono.  Offriranno ai visitatori del formaggio immerso nella polenta nel mentre resteranno lì ad attendere insieme a chi vuole la neve… e invece che pretenderla si limiteranno con umiltà a desiderarla questa benedetta neve.

Mi immagino cosa pensavano, cinquanta anni or sono, i nostri ‘vecchi’, quando la neve era solo un disagio perché scendeva a metri, e ci si doveva rintanare nelle case al “calduccio” del tepore dei camini. Sicuramente desideravano che ne scendesse meno, e sospirando  aspettando che si sciogliesse, facevano quello che facciamo noi ora che speriamo ne scenda di più, stappavano una bella bottiglia di vino. 

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14 GENNAIO 2015 S. Felice, Santa Bianca, Santa Dacia, Santa Felicita, S. Dacio.

Scendo dal tratturo che porta alla “Madonnina”, quella che è stata posata sulla fine di quel sentiero che il buon Tullio con pala, piccozza e tanta pazienza, pian piano nel tempo ha tracciato. Ci vedemmo a metà di quel percorso e ci fermammo per un saluto, Lui mise la mano in tasca, prese un fazzoletto e, intanto si asciugava la fronte madida di sudore.  Iniziò a parlarmi:  ò apena gjöstàt ol senter, chèl che l’ porta a la thò Madunina… (ho appena sistemato il sentiero che porta su alla “tua” Madonnina). Ma dai, bravo dico io. Só ‘n dacc inante amò ü tòch, (sono andato avanti ancora un pezzo) continua… a bene, allora vado a vederlo, sì, ribadisce, “dopo òl spiassöl, to ederét che a ü certo punto, söla tò destra al cuminsa ól senterulì” che al va sö m’pe, e al ria ala Madunina, ma sta atent, ada che l’è ‘mpé tant… go de n’dà a metil a post, magare n’domà. (Vai avanti dopo il piccolo spiazzo, vedrai che a un certo punto, sulla tua destra inizia un sentierino che va sù ma è molto ripido e arriva alla Madonnina, bada che è molto ripido, domani magari lo vado a sistemare). Bravo Tullio sempre a far qualcosa. Dè televisiù a n’ho èst asè, di càles n’ho piö òia, e alura fa cosè? (Stare a casa a fare? Di televisione ne ho vista abbastanza, di calici di vino non ne ho più voglia, e allora che fare?) Bravo, bravo! E ci salutammo.

Torno sui miei passi cercando con lo sguardo il sentiero che saliva a destra, quello nuovo del Tullio. Lui sistema i sentieri, picconando qua e là, mettendo pietre e tronchi che arginano il terreno friabile sulle rive di piccoli burroni del bosco. Egli taglia rami secchi e alberi abbattuti dalle intemperie, pulisce fogliame, insomma è un piacere passeggiare in quell’angolo pulito di paradiso nel bosco, la piccola Yellowstone, ol doss’, ( il ‘Dosso’), dove vive quel brav’uomo del Tullio.

Dopo un centinaio di metri scorgo un sentiero che saliva ripido, non era molto “segnato” ma il Tullio mi aveva detto che lo doveva ancora sistemare. Guardo l’orologio e vedo che non mi rimane molta luce, allora richiamo con un fischio i cagnolini, torno indietro…

15 GENNAIO 2016. S. Mauro, S. Abaco, S. Efisio, Santa Ida.

… Arrivo nei pressi della casa di Tullio e lui è lì da una buona mezz’ora, già lavato di fresco. Indossa infatti la sua giacca blu sopra alla tuta da lavoro a due pezzi. Per lui significava essere cambiato per da festa. Mi chiede se ho visto il sentiero, certo Tullio, e aggiunge che il giorno dopo sarebbe andato oltre il “canalone” per l’urgenza di sistemare un sentiero cui aveva ceduto un tratto d’argine. Il giorno dopo vado verso il nuovo sentiero che era poco più dell’una dopo pranzo ma, molto strano, noto gente che lo sta già percorrendo. Normale penso, con queste splendide giornate tutti ne approfittano, e vado oltre. Pochi passi e vedo altri due ragazzi, di nuovo strano… sono due nipoti del Tullio, ci incrociamo e uno di loro mi dice trafelato, mio zio è caduto giù dalla rupe del sentiero che stava accomodando, Antonio ha sentito i lamenti e arrivò un elicottero in soccorso. Troppo tardi,

Un colpo al cuore. Una tristezza incredibile mi lascia di stucco. Chi mi dirà ora le rocce di quel monte cosa vogliono dire quando sono bianche, c’è un tempo ‘strano’ che chiama neve. Chi mi riempirà di quella semplice saggezza che mi faceva sentire di appartenere a quel bel mondo quando a fine agosto mi diceva che cominciavano i mesi della R… setèmbeR, utùeR, noèmbeR, desèmbeR, genéR, fevréR… (SettembRe, OttobRe, NovembRe, DicembRe, ZeneR e FebbRaio)

È volato via il Tullio, con quell’elicottero ha sorvolato il cielo dei vivi, che l’altro cielo è un po’ più su per il momento. Con tutto il cuore vorrei sentire ancora abbaiare i miei cagnolini là, su quel sentiero vicino alla Madonnina. Loro mi avvertivano sempre della presenza del Signor Tullio. Già, il Tullio era un “Signor” in tutti i sensi, una ‘bella persona’ e ogni volta che lo incontravo mi sentivo di chiamarlo così. Ora mi manca e mancheranno i suoi sentieri, il suo bosco.

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16 GENNAIO 2015  S. Marcello, S. Accursio, Santa Liberata, S. Marcello, S. Berardo.

Dietro un tavolo dirimpetto ad una finestra a grate, che non è quella di un carcere ma quella di una casa in montagna che dai tempi dei tempi sono probabilmente uno dei più antichi sistemi antifurto inventati. Il camino se la ride scoppiettando e fuori l’imbrunire incalza ma ancora si vedono a quadri composti le montagne mezze innevate, sono avvolte da un gelido abbraccio di nuvole, mentre di tanto in tanto, il sole che tramonta dietro le cime, illumina i bizzarri giochi di vento che sollevano la neve giocando con esse. 

Primavera, non avevo trent’anni, e Susy, la mia donna, non ancora venti. Ci eravamo conosciuti da pochi mesi, le dissi che ce ne saremmo andati a fare un viaggetto veloce, in realtà volevo vedere un Gran Premio di moto. Non volevo perdermi la grande sfida finale di quell’anno, tra Lucchinelli, Lawson, Schwantz, Rainey, Chili, Papi, Spencer e altri ancora. Glielo proposi a mezzogiorno e alle tre eravamo già in strada, al volante della mia Jaguar, vecchia ma bella come il sole, destinazione Austria, circuito di Salzburgring. Qualche ora di viaggio e fummo alla frontiera ma i documenti della Jaguar non erano del tutto in regola. Che fare? Niente paura, io di incoscienza ci vivevo.

Lasciammo l’auto in un parcheggio e accettammo un passaggio da un camionista, pochi minuti di marcia e, una volta giunti in Austria, ci fermammo in un posto di ristoro per camionisti. Appena entrati nel locale si girarono tutti verso di noi, Susanna era l’unica donna, loro tutti omoni, con tanto di tatuaggi e catene che partivano dai passanti dei pantaloni per finire dietro, nelle tasche posteriori a difesa dei portafogli. Qualcuno gridava un qualcosa da lontano in un altra lingua per la sua avvenenza, era come s’io non ci fossi nemmeno, imbarazzato e anche un con po’ di timore, ma il camionista che ci aveva accompagnato sorrideva divertito e mi tranquillizzai…

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17 GENNAIO 2014 S. Antonio, Santa Alba, S. Antero, S. Diodoro, Santa Nadia, Santa Iole, S. Antonello.

…Tornammo a riprenderci l’auto al parcheggio. Cercai un altro ingresso doganale sperando in una sorveglianza dei documenti meno rigorosa. Riuscimmo a valicare il confine, la sera eravamo all’interno del circuito, nella zona riservata al agli spettatori. Non avevo con me molti soldi, feci intendere a Susy che preferivo dormire in auto per non lasciarla incustodita, seppur non giovanissima era pur sempre una Jaguar, ed io sornione e un po’ beffardo ne approfittai, del resto a quell’età avremmo dormito nel letto di un fiume vivo e inoltre i sedili reclinati erano comodi.

Purtroppo, verso le cinque del mattino, l’Austria si presentò con il suo biglietto da visita, gelida come del resto è in primavera da quelle parti, e siccome il riscaldamento dell’auto era spento, pensai di nuovo di unire l’utile al dilettevole e ci scaldammo tra di noi…

La gara fu uno spettacolo nello spettacolo, ed era entusiasmante vedere lo stupore negli occhi della mia donna, che non aveva mai visto prima di allora un GP. La sera di quel giorno, contate le lire rimaste, decisi che ci potevamo fermare una notte ancora, ma in una modesta pensione a Salisburgo.

Il mattino seguente andammo ad un mercatino dell’usato, regalai a Susanna una sveglia a carica manuale, che ancora  fa bella mostra sul camino di casa a ricordo di quella fantastica gita, arrivammo a casa con la benzina ‘contata’… necessario per vivere bene solo un pizzico di incoscienza e per vivere meglio basta solo guardar fuori una grata e vedere mare e i monti.

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18 GENNAIO 2015 Santa Margherita, S. Zenone, S. Beatrice, S. Fazio, S. Prisca, S. Priscilla, S. Bice, S. Carlotta.

Stavo viaggiando in l’auto, al momento ero solo. Sto percorrendo le vie della Bergamo Alta, la parte posta in collina della nostra città. Le strade non sono le stesse, invece che di catrame erano di un ciottolato cinquecentesco… era diverso non era la mia antica città. Vagando spensieratamente mi ritrovo davanti al portale d’ingresso, S. Agostino con l’effige in pietra del ‘500’ che raffigura il leone alato della Serenissima.

Ebbene, stavo per attraversarla per fare ritorno a casa mia, ma all’improvviso una immensa voragine mi si para lì davanti.  Impossibile proseguire, improvvisamente ecco apparire la mia compagna, e con lei seduta al mio fianco, divido il mio stupore nell’osservare quel grande buco nero. Faccio retromarcia per aggirare la grande fossa e andare in una direzione che ci potesse far giungere nei pressi di casa,  accostammo ad un cartello stradale che ci disse che mancavano ancora 150Km. da percorrere a ovest tra valli e montagne, quando noi si pensava mancassero alcune centinaia di metri.

Ciò nonostante, d’incanto ci ritroviamo fermi parcheggiati sempre sulla strada di una delle vie della Città. Decidemmo di far buon viso a cattivo gioco, e forse per scongiurare la malasorte ci fermammo per fare l’amore in auto. Siamo nudi con la capotte abbassata dell’auto. Di li a poco sul marciapiede passa una persona distinta con due magnifici cani da pastore tedesco, e mentre noi si amoreggiava, uno dei suoi cani salta in macchina e si accomoda sul sedile posteriore. Comparvero Roccia e Minnie i nostri due cagnolini di tre chili l’uno grandi come pulci, coraggiosi come leoni e con incredibile ferocia aggredirono il grosso cane per scacciarlo dall’abitacolo.

Nel frattempo, l’uomo recupera il suo cane agganciandolo al collare e lo invita ad uscire dall’abitacolo, ma nel contempo non ci risparmia un monito a tener a freno l’esuberanza delle nostre ‘pulci’ e del nostro ‘far l’amore impudico’.  Suona la sveglia, finisce tutto, la gita in Città Alta, il baratro gigantesco, io e Susy vestiti da Adamo ed Eva, l’uomo con i cani e i nostri… stavo sognando, mi sveglio. Cercherò di dare un senso a questo sogno. Torno a letto, lascio fare al destino che riordinerà tutto perché si veste nel cielo  nell’atelier di Dio, ed io lo so senza sognare perchè sono cliente e amico del ‘Direttore’, suo Figlio Gesù.

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19 GENNAIO 2021 S. Mario, Santa Marta, Santa Pia, Santa Mariapia.

Se il ciel m’aiutasse sarei aria sparsa a comporlo, sarei luce tra le ombre del mio vivere, sarei ciò che vorrei essere e non sono. Sono aria che non si vede ma si sente, come non vedo Dio. ma sento nella pelle e mi scorre nell’anima.
Se il ciel m’aiutasse darei vita a tutti i miei sogni ad occhi aperti, desideri sopiti sempre pronti al risveglio di ogni primavera. Vorrei che i sogni che hanno illuso ogni volta il mio cuore con piccole bugie per darmi il coraggio di credere ancora in qualcosa di buono, divenissero un fiore che sta appassendo risorgere a vita nuova.
Se il ciel m’aiutasse desidererei la tua felicità chiunque Tu sia.

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20 GENNAIO 2015   S. Sebastiano, S. Fabiano.

La violenza sulle Donne è manifesta vigliaccheria di un uomo. Non si faccia mai piangere una Donna, Dio. conta le sue lacrime.  Se un uomo chiede aiuto ad una Donna, arriverà dove vuole arrivare, se un uomo sfrutta una Donna è già fermo nell’inferno dei vivi. Alle spalle di un grande uomo, c’è sempre una grande Donna, alle spalle di una grande Donna, c’è quasi sempre un piccolo uomo bisognoso d’aiuto. Una Donna è felice se viene trattata come un fiore, è felice se in lei è ben alimentata la fiamma della passione, è felice se gli si soffia addosso il vento dell’amore.  

La Donna, è il fiore più bello, il più colorato, il più profumato che si sia mai visto nei giardini del Creato. La Donna è il fiore delicato che si possa coltivare nel giardino di un cuore innamorato. All’inizio dei tempi, Dio. ha creato l’uomo, poi ha creato la Donna. L’uomo, per Ringraziare Dio. in segno di ossequiosa riverenza, gli ha donato una costola per creare la Donna.  La Donna, per Ringraziare Dio. per tutto il resto dei tempi sino ad oggi, ha creato, crea, e creerà per sempre l’uomo.

L’amore che una Donna ha nel cuore è di color rosso. La sua allegria, è arancione come il nascere del giorno e il suo sorriso irradia come il giallo del sole. Il verde è la sua gioia di vivere, il blu è la sua fortezza travestita di cielo. La sua tenerezza è luce bianca nello spazio infinito. La sua delicatezza riflette l’indaco. La Donna è un meraviglioso Arcobaleno di colori e può dare tutto ciò che si va cercando, così che si ottenga la miglior ragione del vivere. Donna, fonte inesauribile di gioia, dogma di vita, Amica dell’Amore, felicità senza confini e dolcezza inesauribile. Donna, diamante regalato da Dio. per il fidanzamento con il mondo. Donna. Dono. Orgoglio. Buona Novella. Naturalezza. Acqua fresca. Grazie di esistere. alcuni motivi per amare una Donna.

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21 GENNAIO 2020 Santa Agnese, Santa Giuseppa, Santa Ines, S. Patroclo.

Una preghiera è uguale ad un altra pur sia con parole diverse. È il cuore che parla, se si apre veramente dirà parole d’amore e non importa chi le abbia scritte… la fonte è solo Una… che poi le acque si disperdano in un pantano o arrivino al mare sarà l’eterno dubbio di chi le dirà. Una preghiera può essere scritta da chiunque sulla terra, ma poiché prima di noi c’è stato qualcun altro, possono essere distorte in malafede o buonafede. Il messaggio che giunge al cuore nell’ascoltare e ripetere una preghiera è cosa ‘personale’ e non si discute. La Fonte ha parlato all’inizio dei tempi e che si ripeta la sua Parola travisata dal male, sarà sempre in minoranza davanti allo strapotere del bene. Allora si sbagli qualche parola nel pregare, o non si sbagli per nulla ma si sbagli comunque senza colpa nell’aver riposto fiducia in chi la Parola l’ha riportata… ci penserà il cuore a metterla al posto giusto… purché in buona Fede. 

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22 GENNAIO 2020  S. Gaudenzio, S. Domenico, Santa Linda, Santa Teodolinda, S. Vincenzo.

«Siamo consumatori! Siamo sottoprodotti di uno stile di vita che ci ossessiona. Esatto, siamo consumatori e perciò carne da macello per l’avidità di pochi cialtroni arricchiti. Siamo i sottoprodotti di uno stile di vita che ci ossessiona.

Omicidi, crimini, povertà. Queste cose non ci spaventano… ci abbiamo fatto il callo. Quello che spaventa sono le celebrità sulle riviste, la televisione con mille canali, il nome di un tizio sulle mie mutande, i farmaci per capelli, stimolanti sessuali e rave party dove i ragazzi si portano i cani da casa e dopo giorni muoiono di stenti perchè abbandonati al loro destino intanto che pensieri drogati non permettono di ricordarsi di loro. Quello che spaventa è vedere dei video pedo pornografici con protagonisti innocenti creature a cui verrà deturpata irrimediabilmente la vita che resta loro da vivere, spaventa che il mondo rimanga indifferente davanti al morire di fame o guerre mai vinte dove i perdenti sono sempre e solo le vittime che mai l’hanno iniziata e voluta. Spaventa che qualche imbecille in gonnella o calzoni lunghi, dica cosa come e quando devi mangiare o bere un prodotto che reclamizza diventando ricco ma lasciando noi consumatori più poveri di valori. Quello che spaventa è che ormai nessuno ha più timore e rispetto di niente e di nessuno perciò, nessuno si spaventi.

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23 GENNAIO 2015 Santa Emerenziana, S. Durante, Santa Messalina, S. Armando.

Signore di quel posto, vieni via con me, ti prego non lasciarmi tornare da solo in quel luogo cittadino di mille finestre e luci che creano paure, insicurezze e angosce. Signore di quel posto piccolo, là sulla montagna, domani vieni con me, e già che ci sei, se vuoi accontentarmi del tutto, porta la tua Mamma con Te che ho pregato Lei prima di chiedertelo, Tu le dai retta, e so che verrai con me domani. Ti ho trovato qua ad aspettarmi anche qualche giorno fa, che ogni volta arrivo ti incontro. Lo so, in verità non sei mai mancato, ma amo pensare che qui ti sento di più.

Sarà perché ti cerco nel bosco tra lo scorrere della purezza d’acqua fresca di un ruscello, il frusciare di uccelli che spiccano il volo dai rami più alti, ti cerco e qua ti ritrovo, in ogni momento in cui volgo lo sguardo in ogni dove, Tu ci sei. Sei con la bellezza infinita degli alberi e del sole che sbircia dalle loro cime spoglie che vestono ancora l’inverno, o nel semplice crepitio del fogliame che calpesto col mio passo. E mi sento protetto da quel mondo che non ha quello stesso ritmo di vita in cui ci si sente costretti a dover fare e dire per forza qualcosa.

Sarà perché solo qui mi ritrovo quel riparo che ognuno cerca tra le trame oscure dei suoi dubbi. Sarà quel che sarà, ma Tu domani vieni con me Signore, non mi lasciare in ciò che io penso non essere in grado di risolvere, perché senza Te ho paura, e sono insicuro. Signore di quel posto, domani vieni con me in città, che senza Te non parto, rimango qui, non ce la posso fare da solo ad affrontare quella salita troppo ripida da affrontare a piedi scalzi.  È tutto troppo grande senza di Te, Signore di quel posto, vieni con me in città non mi lasciare solo, porta la tua Mamma, ho un cero e una rosa anche per Lei.

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24 GENNAIO 2020.  S. Francesco, Santa Babila, S. Feliciano, S. Metello, Santa Vera, S. Artemio, S. Semia.

L’alba raccoglie il resto delle mie malinconie sparse nelle lenzuola e per dispetto mi riportano fra queste quattro mura bianche che non parlano di niente. Il sole sorge laggiù, dove vivi tu, e appena sveglio, scalda tiepido come i cuori che versano luce senza ardore.

Il mio amore si mostra giovane tra il vecchiume di una città che ancora dorme, e spinto a manciate di semi sparsi da mani aperte in ogni solco, spavaldo spazia tra le dune di un deserto di pensieri per cercare di arenare in una landa sicura.

Vedo tra luci stanche e un poco addormentate della mente, il sorriso sulle tue labbra che ha la forma di un bacio senza tempo che ogni volta riesce a stupire. È l’alba, e di nuovo mi nutro di sogni che parlano di Te che giochi a nascondino al di là sole che nasce… ed io vorrei ‘gridare liberi tutti’ ‘per ‘poterti salvare’.

Ad occhi aperti, bagnati da quel velo di tristezza di quando mi manchi che a Te mi incatena. Non so cosa fare quando la botte che mi racchiude vien buttata giù dalla cascata del fiume delle parole e giorni vissuti con Te. Ho paura di morir d’amore dopo un tuffo nel tuo cuore… paura di riaffiorare in una pozza d’acqua senza veda il tuo sguardo sulle rive.

Sei al di là del sole, sei oltre le cime dei monti al di là del mare. Sei tutto ciò che desidero sia con me ora, e pur sei tanto lontana, io t’aspetto da sempre e vorrei fosse per sempre. Devi fare un gran salto e scavalcare il sole e lo potrai fare solo con l’amore. Io t’aspetto intanto che abbraccio il mio cuscino e ti rivedo nel mondo che vorrei… dove vivi Tu.

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25 GENNAIO 2019.  Conversione di S. Paolo, S. Agape, Santa Artemia.

Una lunga fila di automobili, morde la strada di buon mattino, indicando che il mondo si muove con servile coraggio nel perpetuo lavoro del dare per avere. Al volante di ogni automobile ci sono persone che respirano in maniera uguale ma con realtà di vita che si ramificano disuguali come infiniti tralci di vite sulle colline della vita. Tante facce, tante storie dietro ai finestrini che sembrano vetrine sul mondo, tante emozioni da mettere insieme, magari in pausa pranzo. Un pick-up avanza singhiozzando verso un rondò, al suo interno sono seduti una squadra di muratori e il capo cantiere alla guida. 

Fare il muratore non è mica facile e ancor meno lo è per un manovale, ore di duro lavoro con inizio degli estenuanti viaggi da casa per il cantiere. I giovanotti del gruppo appena saliti a bordo del mezzo si sbracano sui sedili dietro e, poggiando il capo dove capita, ricercano un angolo dove assaporare ultimi attimi di intima solitudine, sonnecchiano traballanti di sotto le tese del berretto tirato sugli occhi, cercando il regalo di un ricordo beato di una sera passata a bere quelle vogliose birre ghiacciate servite da sguardi che hanno stregato, lasciando a fior di pelle il dubbio di un’amara o forse dolce conquista.

Dietro il pick-up dei muratori, una ‘500’ singhiozza con a bordo due biondine. Insieme a loro due manici di scopa spuntano dal lunotto, è l’ora di un’alba,  visi senza trucco e capelli raccolti in una coda di donne che puliranno i locali di una banca o le scale di un condominio. Un brulicare di ruote e persone che indaffarate nel turbinio di pensieri sonnecchianti, macinano kilometri per fare ciò che devono.

Avvocati, studenti, impiegati, senza lavoro e fannulloni arrivano dopo, vestiti a festa anche fosse lunedì.  Inforcano il volante di una fuoriserie con una sola mano a braccio teso, nell’altra mano una sigaretta che si fumano con boria a pieni polmoni, emettendo nugoli di fumo che escono dal finestrino abbassato.  Le donne hanno labbra dipinte di rosso e non traspare pallore dalle loro guance. Facce stanche o sveglie, preoccupate o serene, persone che faranno del bene o del male, ma che le ruote riportino i muratori a casa per andare al pub e rivedere quel bagliore negli occhi che la sera prima sembrava amore. Che anche le ruote della ‘500’ riportino a casa le due belle biondine, affinchè dopo cena possano anche loro truccarsi e uscire a divertirsi, per tutte le altre persone che percorrono strade, sia prospettiva di un giorno migliore.

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26 GENNAIO 2018.  S. Tito e S. Timoteo, S. Alberico/a, S. Paola, S. Timoteo, S. Tito, S. Anna Paola.

Anche ad occhi chiusi posso vedere tutto ciò che voglio, mi affaccio al balcone e lascio guardare il cuore. La pioggia scende fina trasportata da un vento bagnato che dai monti alla pianura spolvera ciò che incontra sul suo cammino. Da vicino si sente scoccar di battacchi e subito dopo spenti i loro rintocchi, da lontano s’odono altri din don dan di campana… Un altro campanile dello stesso paese che bizzarro suona le ore in ritardo o in anticipo o forse dà l’ora esatta. La pioggia s’è fatta soda, il vento non la regge e rilascia a frotte lacrime di cielo.

E… sto a rimirar le luci tenui diffuse in un bagliore discreto che rende  il gelo dell’inverno di color salmone, lampioni che ornano la strada nei giorni nostri e la illuminano come fosse un presepio di tutti i tempi, un piacevole le modo di osservare la vita respirando poesia.

La strada a ridosso della casa da dove sto a guardare emana un sottofondo sonoro di latrati di cani da caccia che giungono lamentosi persino dai monti lontani. Le campane che ora si sentono fioche ma che un tempo non furono gradite, pochi metri dividevano i nostri sogni da una immane catastrofe ambientale e così la vita passa in un cambiamento inesorabile quanto il cambio di un paio di mutande.  Sento il perpetuo scrosciare di un ruscello che ha sempre voglia di chiacchierare. Vedo la notte con la luna che gioca a nascondino e lascia vedere solo le stelle più grandi, una fredda notte buia che illumina alberi con dita nude che cercano il cielo. Immagini che entrano dagli occhi e vanno dritte al cuore lasciando senza età. È questo è ciò che voglio la sera, continuare a guardare i tetti, le piazze e le strade illuminati dalle luci della notte irrorate da suoni familiari… è bello perché riesco a volare dove voglio. 

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27 GENNAIO 2017 Santa Angela, Santa Devota, Santa Elvira, S. Palladio, Santa Mariangela.

E dai e dai, che una pietra oggi, due domani, il muretto che ho costruito ai piedi di una tribolina dedicata a Maria è finito.
Sarà che di cose che non servono a nulla ne faccio a bizzeffe, e per una volta che può servire ad accompagnare la beltà della Madonna, sento di avere fatto qualcosa di buono.
Ho deposto ai Suoi piedi, sotto il Suo manto, una pietra per ogni peccato che ho commesso, così da trasformarli in cosa buona, con l’intento che mi serva guardare questo ammasso di pietre strisciante a monito del futuro che mi rimane.
Un qualcosa che materializzi le buone intenzioni e imponga al mio animo, almeno di provare a cambiare in meglio, sempre, e nel più totale rispetto nel prossimo mio, colui che ha fatto si io costruissi questo muretto.
La Madonnina svetta, sulle mura di pietre accatastate, spero non si sia offesa per le rose nere che ho posto ai Suoi piedi, certo che con il Suo aiuto divengano ben presto di candido biancore.
Lei non lascia mai inascoltate le suppliche dei suoi fedeli.
Per credere se dico il vero, vi capitasse di arrivare da quelle parti, provate a dire un Ave Maria per vedere l’effetto che fa.
Bisogna si tenga lo sguardo sulla Madonna, evitate con cura di guardare in basso, li ci sono i miei errori.
 
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28 GENNAIO 2017 S. S. Tommaso d’Aquino, S. Amedeo, S. Manfredo, S. Tommaso.

Dio c’è anche quando non c’è. Sembra scomparso. Periodi bui ci sono sempre stati, che il culmine di una serie di nefandezze umane ha sempre caratterizzato e la sua temporanea scomparsa e quando la gente non sa più cosa pensare per quel che di grave accade, Dio. vien meno, ed è a quel punto che l’uomo ha paura e non gli basta più niente, nemmeno la Misericordia Divina riesce a contenere le sue angosce, lo sgomento non fa ragionare e allora Dio. scompare. Streghe e draghi insinuano l’esistere delle persone e assumono mille colori come le bandiere che accendono i focolai delle guerre, e molti altri sono senza colore poiché non si sa che sfumatura dare al terrorismo, al disfattismo e al vuoto nei cuori.

Non si riesce più a distinguere Dio. nelle strade, ci si confonde con persone impettite con sguardi altezzosi e fieri che camminano freneticamente in un viale mescolandosi assieme ad altre persone che con aria dimessa marciano lente e indossando mucchi di stracci.  Tutti camminano nello stesso viale con i loro pensieri di sicurezze, incertezze e non trovando risposte soddisfacenti ecco che Dio. non c’è più.

Anche Santa madre Teresa di Calcutta per del tempo è stata tormentata dal dubbio che per lei Dio. non esistesse più. San Francesco d’Assisi ebbe un periodo di buio nell’anima in cui pensava di essere abbandonato da Dio. ritenendo e per risposta ricevette le stigmate, come quelle ricevute da San Padre Pio che anch’egli avrà dubitato, ma non quando si rivolse a un giovane prete polacco di nome Carol, in visita da un paese lontano a cui gli predisse che sarebbe stato a capo della Chiesa Cattolica.

Una nuova teoria di pensiero riguardo le religioni afferma che dai tempi remoti della loro nascita sino ad ora, siano state un potente freno alla cattiveria e al male, ma per agli umani bastano due linee di febbre in più e uno starnuto di troppo e Dio. è tornato.  L’indagine mediatica prosegue sconcertante, si calcola che fra soli trenta-trentacinque anni il novanta percento delle religioni e filosofie scomparirà e con loro quel Dio. che già ora non si sa più dove sia, quel poco che rimane di Lui sta per essere spazzato via dalla scienza che lo spodesta dal trono con una serie di prove che stanno prendendo corpo in errata risposta alle nostre paure.

 Infatti si è propensi a pensare che gli alieni siano tra noi in sembianze umane  con un’intelligenza molto più sviluppata della nostra e per fortuna sembrerebbe impostata su sentimenti di pace e serena convivenza… e se questi alieni fossero mandati e coordinati da un Dio. che esiste in questa forma suprema sin dall’inizio dei tempi?… Dio. c’è.

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29 GENNAIO 2016.  S. Costanzo, S. Gildo, Santa Gilda, Santa Sabrina.

Era la fine degli anni 60.  L’epoca delle mie “elementari”, noi maschietti ci vestivano con un grembiule nero e un fiocco di colore blu, le bimbe, grembiule bianco con fiocco rosa. Ricordo che annualmente venivamo visitati in classe di un otorino laringoiatra e da un oculista.   Per me fu subito una curata pulizia delle orecchie e occhiali da vista per miopi.  Altro ricordo indelebile di quel periodo fu quando ci fecero fare un compito in classe che ci avrebbe collegato alla natura.  Ci coinvolsero nel dovere accudire a dei bellissimi bachi bianchi da seta per tutta la durata della loro metamorfosi.   Si doveva procurare il fogliame dei Gelsi, l’albero dei Moroni.   Avevo otto anni, mi arrampicavo su quell’albero solitario in un grande campo, era come rifugiarsi in alto, e di sotto ci vedevo il resto del mondo perché il mio mondo lo stavo vivendo sopra quei tre metri di albero nodoso, un guscio, un rifugio dalle mie problematiche ancora innocenti. Mi sentivo di quel bene dentro, che quando dovevo scendere dal ‘morone’ ricominciavano le mie paure di bambino.

Mi ricordo la scuola elementare, il maestro Manara, doveva badare a 31 scalmanati. sembrava di avere il Duce buono in classe che portava delle Lacoste, mi piaceva la sua faccia seria e bonaria.  Trascorrevo i miei pomeriggi in quel campo dove troneggiava in un angolo l’albero dei ritiri con me stesso, il Gelso, il ‘morone’, il mio albero dei moroni… si giocava al calcio con i compagni, due paletti piantati parallelamente erano la porta, una sola perchè i giocatori non erano mai più di cinque o sei ragazzi, e con del gesso si tracciavano righe che di andar dritte non ne avevano nemmeno la parvenza.  

Era la fine degli anni 60, era il momento della spensieratezza ma i problemi per piccoli fossero, facevano a botte per avermi in esclusiva per loro… o semplicemente i pasticci me li sono sempre creati per la mia smania di vita, la mia smania di bruciare le tappe.  Ecco che io avevo tre metri da terra verso il Cielo che poi divenne la soffitta di casa o come ora, un angolo sperduto di mondo dove di tanto in tanto ancora mi rifugio da cattiverie e angosce. Tutti abbiamo un posto speciale nello spirito che si fa due conti con il presente per dirgli cosa abbiamo combinato in passato, laggiù in un angolo di cuore dove ognuno di noi ha  il proprio “Albero dei Moroni”.

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30 GENNAIO 2015  Santa Giacinta, Santa Martina, Santa Batilda.

Porca miseria! Siamo ancora mascherati e stanno esplodendo gli animi lacerati di molte categorie di lavoratori. E’ concesso invadere in massa un supermercato e non permettere che bar e ristoranti lavorino con le dovute precauzioni qualche ora al giorno è davvero poco comprensibile… si fosse potuto comprendere, non sarebbe stata imposto.  Meglio non saperla mai tutta la verità, un popolo ignorante si domina, più intelligente crea disordini, e le pecore la sera è meglio siano tutte nell’ovile. 

Vado al bar dove mi vien servito il cappuccio in un involucro di carta, entro, e Battista il barista, a mani conserte appoggiato alla macchina da caffè in posizione di chi aspetta annoiato che entri un coraggioso cliente d’asporto, mi accoglie con due parole che non sono “porca miseria” ma ben peggio, subito seguite dal mio nome… e aggiunge “n’sè rüinac”, siamo rovinati. Il tono era di un leone ferito ma che ancora ruggisce. Bevo, compro del tabacco, pago e saluto con un “porca miseria” “sperem che la cambie”… speriamo cambi! Ciao. 

Non era fredda l’aria del bar di Battista ma gelida come chi respira solo tribolazioni, io ero con lui e mescolavo le sue tribolazioni alle mie. Una nuova prova, una nuova sfida al nostro vivere… e perciò  sono andato nel bosco baciato da un freddo vero in cerca d’aria fina.  

È la nostra guerra, ai nostri padri per difendersi hanno dato dei fucili, a noi la mascherina.  Addosso a un grosso faggio, appoggiato sul suo cuscino di muschio che adesso non odora di niente, guardo la valle coperta da una coltre di nebbia sottile e mi beo di aver capito che vale la pena di lottare ancora, lottare per la vita. Combatterò anche questa battaglia per i miei amori e valori più cari, per l’uguaglianza e la fraternità. Combatterò ancora questa battaglia in onore a mio papà Giuseppe che per me e per Noi ha combattuto nei deserti con l’inganno più subdolo di un virus… il potere, ma credeva di farlo per la Patria.  Combatterò ancora perché la pace che c’é in questo bosco d’inverno è il centro della serenità, e sarebbe meraviglioso vincere la guerra provando queste sensazioni anche al bar del Battista. Porca miseria!    

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31 GENNAIO 2022   S. Giovanni Bosco, S. Ciro, Santa Ludovica, S. Saverio.

Scaglie di cielo, sprazzi di Paradiso, lo sguardo si impregna di luce partorendo emozioni di vario colore.Si è spenta la notte con le sue perle luminose nascondendosi in un tuffo nella luce chiara del giorno, il sole di timido e casto colore invade mezza mela dietro un orizzonte, comandante del volere della natura e così come la luna, degli umori della gente.Aria più calda soffia sul mantello dell’inverno, annuncia primavera che non ha ancor voglia di mostrare annichilite primule sbadiglianti al suo richiamo. Sarà ciò che dev’essere abbia voluto l’uomo, così come l’acqua scende e scorre irrispettosa e i deserti quatti quatti divorano il mondo. Scaglie di cielo, sprazzi di Paradiso… si sappia guardare le stelle prima che scompaiano nei giorni, si sappia ammirare lo sbocciar di primula prima di una inaspettata notte ghiacciata. Si sappia avere un cielo davanti agli occhi per vedere la scala da salire per il Paradiso.

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