MARZO. Solo per oggi (completo)

01 MARZO 2020 S.Albino, S.Silvio.

♦Marzo è pazzerello… era ‘pazzerello’, ora è pazzo come ‘Noi’ e son trenta giorni che passano con pioggia violenta e piccole bufere improvvise, ma rimane pur sempre… i giardini di marzo si vestono di nuovi colori, e le giovani donne si vestono di nuovi amori… Lucio lo sapeva e lo sappiamo anche Noi che il ventun Marzo inizia la Primavera.

Vento, vento che vieni da ponente e mi sbatti in faccia l’umidità della notte che ancora mi tormenta di pensieri e parole, vento portati via promesse mai mantenute e l’ipocrisia della gente, portale nei deserti là, dove solo serpenti e scorpioni se ne possano servire.

Vento, vento di maestrale, accarezzami la pelle senza farmi male e chiudendo l’occhi sentirò il profumo del mare invece che l’odore del male, vento, sarà come fossi su una barca da te cullato, lasciando a riva falsi sorrisi e sguardi invidiosi.

Vento, vento che vieni da chissà dove penetrandomi sin dentro, fammi quel poco rabbrividire e portami con te in un altro mondo, un mondo dove i sogni son realtà e nella valigia del mio viaggio ci sia tutto il necessario ma privato di avidità e potere.

Vento, soffiami addosso sinuoso e leggero come quando accompagni una foglia che cade da un albero e delicatamente la posi a terra, e se altro per me non puoi fare, fai di me ciò che vuoi ma lasciami l’amore, senza di lui non so stare.

02 MARZO 2018 Santa Agnese, Santa Delinda, Santa Gennaro, S. Ulrico.

♦Quell’allegrone del tempo. Il tempo sembra, ma non è bizzarro, fa ciò che deve quando deve, e se il suo comportamento pare scombinato quando scarica bombe d’acqua al suolo, altro non si ha più quanto non si meriti di aver voluto avere.

Il tempo non è pazzo e comanda alle viscere della terra, che ha la pancia piena di magma, di riversarla sulle pendici del monte, eruttandola, sennò il mondo intero scoppierebbe.
Ovvio che se la lava incontra ostacoli costruiti sul suo cammino non li può evitare. Il tempo è innocente quando butta giù neve a palate gigantesche, normale che al disgelo si formino valanghe, anormale sfidare la sorte nonostante la forte possibilità di risultare degli incoscienti e per questo perirne.

Il tempo crea tornado di intensità tale da spazzare via tutto ciò che incontra sulla sua strada, forse bisognerebbe fare come il porcellino più furbo che costruisce la sua casa di roccia, anche il vento più forte ha paura di ciò che non fa nascere un fiore se non la sola Stella Alpina.

Il tempo è anche terremoto in terra e tsunami in mare. Essi non guardano in faccia a nessuno, e pure loro ti consigliano fondamenta solide per quanto possano bastare e servire a far continuare una vita. Perché il sacco è ancora pieno, un sacco pieno di vita.

È come fosse un enorme sacco di farina per fare il pane. La vita è un sacco di farina che il gran Mugnaio ha confezionato per il mondo. Da quel sacco proviene la vita, se ne attinge a piene mani ogni giorno e chi tiene le dita più strette ottiene più doni. Tutti prendono a piene mani ciò che contiene il sacco della vita, anche il clochard che meschino ha molti buchi nei guanti di lana e non trattiene che poche briciole.

Golosamente molte mani si immergeranno in altre infinite storie di vita rimestando e annaspando tra la farina perché, invece che polenta, possa essere una fonte ispiratrice per colorare il palcoscenico del vivere di ognuno per trasmettere emozioni ai cuori. Solo Babbo Natale svuota il sacco che porta sulle spalle ma lo riempie ogni anno e ancora regala la neve che contiene pane… sotto la neve c’è pane, lo sanno anche gli uccellini che si scambiano cinguettii nascosti tra le foglie dei sempreverdi.

Il tempo non è mai più bizzarro di quanto lo siamo noi, si adegua, è accomodante il tempo, ma quando si arrabbia fa ricordare di essere il padrone.

03 MARZO 2020 S. Marino, S. Asterio Santa Camelia Santa Cunegonda S. Innocenzo S. Tiziano

♦Malattia dell’anima. Sono passati molti giorni da quando abbiamo ripreso con vigore a pregare. Altro probabilmente non c’era da fare, pregare il fato, pregare che il destino sia celeste, pregare Dio.

Altro non c’era da fare. Arrivavano le notizie sul numero dei morti per CoronaV come fossero una raffica di mitra e, peggio che ucciderti, ti ferivano non mortalmente, ma in modo che la tua pena potesse proseguire. Chissà cosa si chiede un carcerato all’ergastolo, chissà quante volte s’è posto la domanda del morire suicida o per una condanna a morte piuttosto che essere recluso a vita.

Allora non rimane che pregare, ognuno il suo ego, ognuno il suo Credo. Che poi il “Credo”, non è un voler rifuggire dalla realtà per immergersi in una fiaba, è seguire semplicemente il percorso di vita o di fantasia che una persona si sceglie senza costrizione alcuna. È la consapevolezza che le fiabe son sogni, e senza sogni una persona muore prima ancora di morire. L’insegnamento terreno di Gesù Cristo lo si può vedere come un racconto immaginario o come interpretazione della propria Anima, in ogni caso io lo leggerò sempre come messaggio di pace.

Cerco “alleati” della vita, li cerco e non li trovo più. Gli “alleati” che avevo lo erano per interesse, e ora vogliono solo riscuotere e non più per interesse aiutare. Tutti implacabilmente comprensivi.

Trovare la forza e il coraggio di rimettersi ad una entità divina per il significato stesso della parola Divina, Amore, semplicemente Amore. Riporlo per poi riceverlo centuplicato. È difficile in un mare di guai, è quasi impossibile. L’unica cosa che può renderlo possibile è il contatto con il Cielo, là c’è Amore, là c’è Dio.

04 MARZO 2015 S. Casimiro, S.Nestore, S. Lucio, S.Casimiro

♦Finale di un capitolo di vita. Da quella casa riparto, quel cascinale nella città, che era fuori moda già ai tempi della mia fanciullezza. Uno degli ultimi baluardi di quel capitolo che si era abbarbicato in quella fase di vita, forse speranzoso ma di certo spavaldo di non cedere all’incalzare del tempo, che inesorabile rubava spazio ed essenza. Come un vecchio mausoleo che sta lì a ricordare come si viveva nei primi del novecento.

E noi, io e la mia famiglia, con un piede dentro e uno fuori da questa realtà, perché ci piaceva vivere in due condizioni, la prima soddisfaceva i miei genitori, o almeno uno di loro, e la seconda era rincorsa da noi figli con quella smania che ti fa desiderare tutto e subito, dettame di un età “virgultavirile?.
Smania e desiderio di tutto, che poi spesso per chi ne abusa non dà niente. E per grazia degli altri cinque fratelli solo io esagerai.

Per determinate persone la vita è rincorsa alla velocità del suono, e quando meno te ne accorgi, si è già presa una bella fetta di te, lasciandoti l’amaro in bocca nel dire… avrei potuto fare, avrei potuto dire, non avrei dovuto fare o dire.

I più saggi dicono che non si vive di rimpianti, ed io con loro ma non del tutto, ancora sto analizzando ed elaborando questo importante messaggio, per potergli attribuire una mia risposta.
In fondo sono rimasto ciò che ero, un inguaribile inseguitore di sogni, alcuni ne ho realizzati, ma molti no.
I sogni sono tanti, e i più non son sogni, ma spesso scomode realtà, come trovare l’amore con la A maiuscola, che ringrazio Dio. di avermene fatto dono.
Segue, appiccicata come un francobollo, una bella famiglia, dei figli di cui si possa essere orgogliosi, il lavoro, non inteso come mero stipendio (per me ad esempio non è mai stato lo scopo principale), ma come qualcosa che a te piace fare e non ti faccia sentire di sprecare il tuo tempo. Ne abbiamo ‘uno’ di tempo, non ‘due’, ‘uno’, e va vissuto a mille, sennò non ha senso nulla, vivere per morire è un concetto, vivere e poi, solo poi morire, è tutto un altro modo di vedere la faccenda.

Da qui il mio “ni” al non avere mai dei rimpianti, e spero con il tempo di farlo diventare un sì, ma pur ottimista, dubito.
Di una cosa son certo, dell’amore che ho per i miei respiri, di quello che ho per tutta la gente, e per questo ringrazio mia madre di avermi saputo trasmettere amore allo stato Puro, e mio padre di avermi fatto conoscere usi e costumi di gran parte del Sud della nostra bella Italia.

Quando tornavo al nord dove abitavo non mi riusciva di capire perché ci fosse della stupida disparità tra settentrione e meridione, le differenze per me erano ridicole, perché proprio non esistevano, ma qui “se la gioca” ancora oggi l’ignoranza e la destabilizzazione voluta da qualcuno per meri interessi, perlopiù politici…

05 MARZO 2015.  S. Lucio, S. Adriano

♦…Ma sono altri discorsi. Ero immerso nel mio gran viaggiare, metà da turista, e metà da ospite in terra “straniera” che la seconda è l’unica che ritengo valida veramente, o perlomeno con un significato più forte della prima.

Quando a sette anni ero in giro con Papà, nei suoi tanti viaggi per lavoro, mica potevo seguirlo sulle navi attraccate al porto di Brindisi, dove lui di fatto lavorava, o di Taranto, o di Lecce. C’era sempre il guardiano di “turno” che mi intratteneva durante il giorno, e mi faceva giocare nel porto, con conchiglie e pietruzze di pirite che, agli occhi di un bambino com’io ero, erano pezzi d’oro facenti parte del tesoro dei pirati.

L’alternativa era quella di imbarcarmi con i pescatori del luogo per una istruttiva partita di pesca. Ancora ricordo come, ritornati in porto, battevano decine di volte a terra i poveri polpi catturati sia per finirli sia per rendere la loro carne più morbida. Io mi sforzavo di capire il loro strano e bel dialetto mentre parlando tra di loro rivolgevano lo sguardo al mio timido sorriso.

Anche a Bari non si capiva nulla di ciò che dicevano quando si aprivano quelle bocche rugose arse dal sole ma era comunque simpatico il loro dialetto. ’Plateale’ e importante il Napoletano, ‘serioso’ il Siculo e chi più ne ha ne metta per il dialetto Sardo che se non ci fosse, bisognerebbe inventarlo. Se un meridionale avesse potuto sentire il nostro dialetto, a prescindere da quanto si potesse capire, non gli sarebbe risultato certo orecchiabilmente migliore del proprio, e sicuramente non più simpatico.                Alla fine son tutti uguali, semplice!

E ancora quando nei miei viaggi di gioventù con fame di sapere e di avere, ho avuto modo di gustare la squisita ospitalità Calabrese, con le signore vestite di nero senza età, che se chiedevo una zucchina, me ne andavo con la sporta piena di tutti gli ortaggi possibili. I Sardi e i  Corsi, due civiltà dissimili profondamente, ma entrambe rispettose ed attente all’accoglienza del prossimo, ti basta riempire lo sguardo nel verde azzurro dei loro mari, e se non ci devi vivere, altro non serve.

Il mare di Sardegna, lo ritengo a mio personale giudizio il più bel mare che abbia mai visto, e ho avuto la fortuna di vederne almeno una decina. allo stesso modo sono legato a bei ricordi di mille estati folli passate in innumerevoli paesi della Costa Adriatica, la nostra “Las Vegas” che con i suoi 150 km di spiagge e tradizione alberghiera non è da meno a nessun luogo al mondo che abbia le stesse caratteristiche. Come non è da meno a nessun’altra città, la splendida Venezia che per quanto l’abbiano ad imitare, è e rimane sempre unica. Non nutro in realtà di questa città un particolare piacevole ricordo, forse perché il mio approccio era legato ad una triste strana storia d’amore che ha condizionato le visite future alla bella città lagunare.

Piazza S. Marco è l’unico posto che non mi rende tristezza nel suo insieme, ma se penso al suo famoso carnevale, al contrario che rallegrarmi mi provoca sconforto, e il quadro grigio è completo. In tutta la mia esistenza, tante volte mi sono chiesto perché il carnevale non mi piaccia, e siccome non mi sono mai dato una risposta soddisfacente al riguardo, ci rinuncio e vado oltre, che si vive anche senza maschere.

06 MARZO Santa Coletta, S.Ezio

♦Il paradosso del nostro tempo nella storia è che abbiamo edifici sempre più alti, ma moralità più basse, autostrade sempre più larghe, ma orizzonti più stretti.

Spendiamo di più ma abbiamo meno. Compriamo di più, ma godiamo meno. Abbiamo case grandi e famiglie più piccole, più comodità, ma meno tempo per godersela.

Abbiamo più istruzione, ma meno buon senso, più conoscenza, ma meno giudizio, più esperti e ancor più problemi, più medicine ma meno benessere, beviamo troppo, fumiamo troppo, spendiamo senza ritegno, ridiamo troppo poco, godiamo troppo veloci, ci arrabbiamo spesso, facciamo le ore piccole e ci alziamo stanchi, vediamo troppa tv e preghiamo di rado.

Abbiamo migliorato le nostre priorità ma ridotto i nostri valori. Parliamo troppo, amiamo poco e odiamo spesso. Abbiamo imparato come guadagnarci da vivere ma non come vivere. Abbiamo aggiunto anni alla vita, ma non vita agli anni. Siamo andati e tornati dalla luna, ma non riusciamo ad attraversare la strada per incontrare un nuovo vicino di casa. Abbiamo conquistato lo spazio esterno, ma non lo spazio interno, abbiamo creato cose più grandi ma non migliori. Abbiamo sporcato l’aria e inquinato l’anima. Abbiamo dominato l’atomo, ma non i pregiudizi.

Scriviamo di più ma impariamo di meno, pianifichiamo di più ma realizziamo meno. Abbiamo imparato a sbrigare, ma non ad aspettare. Costruiamo computer più grandi per contenere più informazioni, per produrre più copie di ciò che si scrive e comunichiamo sempre meno. Questi sono i tempi del fast food e della digestione veloce, grandi uomini e piccoli caratteri, ricchi profitti e povere relazioni. Questi sono i tempi di due redditi e più divorzi, case più belle ma famiglie distrutte. Questi sono i tempi dei viaggi veloci, e degli usa e getta, della moralità per produrre delle relazioni di una notte. È un tempo in cui ci sono tante cose in vetrina e non in magazzino, un tempo in cui la tecnologia può farti arrivare questa lettera, in cui puoi scegliere di condividere queste considerazioni con altri, o di cancellarle. La vita non si misura da quanti respiri si fanno, ma da quanti ti tolgono il respiro.

07 MARZO  2016 S.s.Perpetua Felicita

♦È il giorno prima, la sera prima, ma voglio ‘bruciare’ al traguardo della mezzanotte tutti gli uomini perché sono geloso di tutti… perché  non vorrei mai che si sprecassero Tesori e la Donna è il Tesoro più ambito di ogni Persona voglia condividere parte dell’esistenza con il meglio del meglio si possa avere, quindi è un bellissimo Sogno…

Non ho mai capito perché una Donna non offici una Messa, tanto meno posso capire perché non sia Papa. Senza di Lei non ci sarebbe nessun dio… nemmeno il Mio.

Se desidero avere un figlio, devo prima desiderare una Donna. Se desidero avere un Amore devo sperare di essere compagno di una Donna.

La Donna reagisce in misura molto più decisa quando si ha bisogno di cure domestiche. Non capisco perché i migliori chirurghi sono maschi, come continuo a non capire perché la Donna, che è la Regina della casa e in genere della cucina molto più dell’uomo,  assuma in modo minore il titolo di chef.

Qua c’è lo zampino del gatto che fa le fusa.  Mi vien da pensare che non sia possibile relegare sempre al secondo posto la Donna. Ma in fondo mi sono risposto da solo… non è possibile! Significa che “qualcuno” fa in modo che la Donna si releghi al secondo posto, e dicendo qualcuno mi riferisco al maschio. Non è cosa giusta, non è cosa buona.

Ma oggi che sarà anche domani e i giorni a venire, mi auguro che l’uomo si inchini alla vostra Femminilità e umilmente vi sia vicino nel tentare di eguagliare un po’ del vostro essere Donne, del vostro essere Femminili, del vostro essere Madri, che chi non lo diventa, non è meno degna di essere chiamata Donna.

Siete talmente superiori che non dovete dimostrare per forza di sapere fare un figlio. Parlo pensando alla mia Compagna alla quale non ho potuto dare figli, ma l’Amo ogni giorno più dell’altro. Auguri Stupende Creature, possiate passare il più bello dei giorni.

Viva le Donne!

08 MARZO Festa delle Donne Santa Beata 2019 ARA

♦Aprendo l’uscio di casa, si sente profumo di torta margherita, e da subito si immagina la farcitura di marmellata, qualcuno spera sia di cioccolata. La vita è fatta di profumi e odori. L’uno inebria e l’altro puzza ma entrambi sanno dirti qualcosa.

La città all’alba si muove, si riempie di frenesia e voglia di fare, anche per chi si sbatte per la dose giornaliera o per chi va in ufficio a rubare del tempo alla vita, e per altri ancora che raccolgono pomodori da mane a sera per 10 euro. Intanto il mondo gira, e nel suo roteare mescola profumi e odori mettendo alla prova ognuno di noi. Un’armoniosa sfida in cui ci imbattiamo ad ogni risveglio.

È il fare dei ragionamenti che alla fine sceglie tra il profumo inalato per sublimare lo spirito o l’odore che pizzica salendo su per le narici. Si muovono città con rumori e frastuoni, così come il mare quieto che poi magari se gli gira storta s’agita e regala ventate di salmastra imponenza, si sente l’odore del pesce e la freschezza del mare.

Il bosco si riempie di zampilli di luce che si fanno largo nell’ingordigia delle fronde, il muschio ai piedi degli alberi sembra faccia un gran respiro per poi emanare un effluvio di maschi sapori arborei. Le pianure si vestono di verde speranza e tra le boscaglie di betulle una brezza leggera trasporta con sé essenze profumate inumidite dalla rugiada delicata di un mattino in stagione lieve.

Nel mezzo di tutto ciò, si sentono profumi e odori che sono l’antipasto dei sapori, come sentire il gusto di tinca ripiena pensando ai laghi, e di trote pensando ai fiumi. Indelebili sapori che riportano alla mente ricordi di momenti del proprio passato e fanno discernere il buono dal cattivo e il bene dal male in un miscuglio di sensi che vengono separati con il senno di poi.

Nel caos di queste emozioni ogni giorno il mondo si confronta, e nascono accese discussioni sulla quantità di profumi e odori che si possono inalare ogni giorno. Si apre l’uscio di casa, si sente il profumo di torta margherita…invece è di mondine. Varcando la soglia, avanzando quel poco, si sente il profumo di quelle castagne essiccate sul solaio, e ora bollite. Non c’è torta margherita, né con marmellata né con cioccolata, ci sono solo le mondine cotte con un pizzico di zucchero. Un imprevisto del pensiero. Un’altra possibilità di separare i profumi dagli odori perché troppo profumo stordisce, troppa puzza avvilisce, sensazioni da provare ricordando sempre che il destino non è stato scritto da noi.

09 MARZO Santa Francesca S.Paciano, S.Domenico Savio 2018 ARA

C’è già al 2 marzoIl tempo non è bizzarro, fa ciò che deve fare al momento giusto e se il suo comportamento pare scombinato quando scarica bombe d’acqua al suolo, non si ha niente di più di quanto non si meriti di avere. Il tempo non è pazzo e comanda alle viscere della terra, che ha la pancia piena di magma, di riversarla sulle pendici del monte eruttandola, sennò il mondo intero scoppierebbe. Ovvio che se la lava incontra ostacoli costruiti sul suo cammino non li possa evitare. Il tempo è innocente quando butta giù neve a palate gigantesche… normale che al disgelo si formino valanghe, anormale sfidare la sorte nonostante la forte possibilità di risultare incoscienti. Il tempo crea tornadi di intensità tale da spazzare via tutto ciò che incontra sulla sua strada, forse bisognerebbe fare come il porcellino più furbo che costruisce la sua casa sulla roccia, perché anche il vento più forte ha paura di chi non fa nascere un fiore. Il tempo è anche terremoto in terra e tsunami in mare, essi non guardano in faccia nessuno, eppure loro ti consigliano fondamenta solide per quanto possano bastare e servire a far continuare una vita perché il sacco è ancora pieno, un sacco pieno di vita. È come se fosse un enorme sacco di farina per i per fare il pane. La vita è un sacco di farina che il gran Mugnaio ha confezionato per il mondo. Da quel sacco proviene la vita, se ne attinge a piene mani ogni giorno e chi tiene le dita più strette ottiene più doni. Tutti prendono a piene mani ciò che contiene il sacco della vita, anche il clochard che, meschino, ha molti buchi nei guanti di lana e non trattiene che poche briciole. Golosamente molte mani si immergeranno in altre infinite storie di vita rimestando e annaspando tra la farina perché invece che polenta possa essere una fonte ispiratrice per colorare il palcoscenico del vivere di ognuno, per trasmettere emozioni ai cuori. Solo Babbo Natale non svuota ma riempie il sacco che porta sulle spalle e ancora regala la neve che contiene pane… sotto la neve c’è pane, lo dicevano anche gli antichi e lo sanno anche gli uccellini che si scambiano cinguettii nascosti tra le foglie dei sempreverdi. No, il tempo non è bizzarro, non è impazzito, fa il suo lavoro… e lo fa sempre bene.

10 MARZO S. Vittore, S. Crescente, S. Gaio, 2017  ARA

♦Ognuno costruisce il suo modo e il suo mondo da vivere. Si “fabbrica” con immagini impresse fisse nella memoria. Si entra in una casa dove un piccolo atrio con sfondo bianco, accoglie, con maestà di porte in legno, l’ingresso scuro contrapposto ai chiari muri.

C’è un disegno dipinto sulla parete e una finestra che ha visto cento inverni, con una grata vera di ferro che sembra essere stata in fondo al mare per almeno cento anni. È stata lì per il tempo che ha impiegato l’acqua salata a corrodere il ferro.

Ancora, una meravigliosa Tribulina che sorregge sicura la Madonnina con un Rosario dipinto che sembra sgranarsi tra le mani. È la Madonna, è una persona di casa, di fatto è la proprietaria, perché lei è stata coronata regina dei Cieli e della Terra e, ad incoronarla, il più grande degli uomini che abbia toccato e mai toccherà la terra in quel modo, nessun altro che lui, Gesù, il Cristo.

Se si volesse o si desiderasse tramutare il Vangelo in una favola, non cambierebbe il fascino che scaturisce dalla parola di Dio, che è stato uomo fra noi in questa Terra, che ritengo l’unica esistente. Non mi interessa ne possa esistere un’altra, questa mi basta.

Dopo aver varcato per molte volte quella soglia, non assapori più l’intenso desiderio che un tempo ti emozionava nel muovere quei pochi passi. Ora, dopo anni, non vedi l’ora di entrare in quella casetta attirato dal caldo del camino d’inverno e dalla frescura emanata dalle mura in pietra, che respingono il calore d’estate. Varcando con tre passi un piccolo atrio, i miei occhi vedono prima con la mente e danno libero passaggio al corpo.

Siedo su di una sedia impagliata e, dopo aver stappato una bottiglia di prosecco, gusto il risultato. Sotto, una manciata di casupole unite come per scaldarsi nei lunghi inverni montani, sopra, un cielo plumbeo che accarezza le cime dei monti innevati. La pioggia scende dispettosa, come ti aspettasse dietro l’angolo con una pistola d’acqua in mano, solo ogni tanto viene solennemente richiamata al suo nobile scopo e si riprende assumendo un’aria seria, e scende copiosa e fragorosa, e poco dopo smette per riprendere a giocare.

E me ne sto qui a pensare, o forse non penso proprio a niente. Oltre quella porta sono me stesso e faccio con rispetto ciò che voglio, gustarmi una vita che ancora non ho capito ma spero ben presto mi sia chiara, come la luce di ogni alba d’amore.

11 MARZO S. Costantino, S.Ramiro 2016 ARA

♦Quella volta, nel paese da dove venivi, in quel meraviglioso albergo con stanze enormi e un camino all’interno di ognuna, con quel bagno infinito e quelle piastrelle mancanti sul muro.

Una povertà di quelle grandi come i locali, lì a Brasov in Romania, sembrava che come il resto di tutto quel paese, il tempo si fosse fermato a quando il principe di Valacchia Vlad Tepes III, ovvero il poi Conte Dracula per la fantasia dei suoi inventori scrittori, vi regnasse.

Era tutto vellutato, strano, il paesaggio si mischiava a quel sinistro affascinante albergo, e lei sembrava una principessa da sposare, non tanto per la sua bellezza, ma ancor più per la sua giovanissima età. E solo quella aveva, di molto giovane. L’esperienza invece, forse per necessità che in quei posti diventa virtù, era di gran lunga superiore a quella di Roberto che di anni ne aveva più del doppio dei suoi. Con il tempo la sua storia con quell’uomo si rivelò una bugia, tutto era costruito su delle falsità.

Del resto era costruita su menzogne anche la storia del Conte Dracula, che non era conte ma principe, non era Dracula ma Vlad III, che non succhiava sangue a nessuno, ma faceva “impalare” la gente a lui ostile anche per futili motivi. Il paese dove vi era il castello era Bran e non Brasov, non era il castello dove aveva vissuto ma uno dei castelli da lui posseduti e gestito per suo conto da altri regnanti governatori.

Quanto avesse poi pesato il rapporto tra realtà e finzione, non è dato sapere. Tutto serve, amalgamato dal sapere e dalla conoscenza del bene e del male. Tutto occorre che sia, così come viene presentato nel disegno dell’esistenza, la composizione del mosaico del vivere futuro. È utile sapere dove si trovi la mela marcia nel cesto, tolta quella, le altre si salveranno e non marciranno. Il vero amore nasce sulle ceneri degli errori precedenti, il vero amore è, dopodiché si ha la consapevolezza di ciò che è sbagliato.

Perciò una storia d’amore va vissuta sempre, nonostante tutte le sofferenze che può comportare, bisogna solo sapersi fermare al momento giusto, per poter tentare di dire la prossima volta ti amo sapendo di essere contraccambiati, e se ancora non fosse quello con la A maiuscola, allora migliore sarà il successivo, perché chiusa una porta se ne aprono altre cento… e la vita continua ogni volta che incrocio uno sguardo nuovo, o il colore di quegli occhi. I tuoi di occhi. Sara.

12 MARZO 2015 S. Luigi Orione, S. Innocenzo, S.Aureliano

♦Non è tuo, quell’Amor non è tuo. È di un altro, o di nessuno, ma non è tuo. Ti sei dichiarato e non è stato accettato che il tuo cuore batta solo per lei, o non hai ancora avuto il coraggio di farlo, ed è ancor peggio, perché vivi nell’angoscia che qualcuno lo faccia prima di te, intanto quell’Amor non è tuo. Mangi, e non sai perché lo fai, dormi, quando ti riesce, ti svegli al mattino con il pensiero di lei e vivi come se non se ne fosse mai andato, era lì che ti tormentava nel dormiveglia a ricordarti che senza di lei non vivi, non vuoi vivere!

E intanto passano. Giorni tutti uguali senza sale, e quel peso tra stomaco e gola, non se ne va, ti opprime sempre più, tanto che a volte disperatamente chiedi al cielo aiuto, chiedi una pausa, un po’ come se non ti passasse un brutto mal di denti che non ti dà tregua. E a chi ti chiede come va, dici bene, non male, cosa vuoi che in fondo importi del tuo dolore ad un altro, se è donna chi ti ascolta, forse capisce, ma se è un maschio, rischi solo di farti prendere in giro. La ragione è semplice, l’uomo di solito, in questioni d’amore, non sa che cosa rispondere, e allora scatta il meccanismo di prenderti per i fondelli, che altro non può fare, finché non toccherà a lui, e sarà cento volte più petulante dell’amico che ha scanzonato.

E continui a trascinarti nel vivere che altro non ti importa, ti rifugi nel lavoro che dura solo un terzo della giornata, e per il resto vorresti morire. Se vedi o senti quella persona, fingi indifferenza mentre bruci dentro, ed è quasi impossibile che lei non se ne renda conto, e tu ti dimostri ancora più debole di quanto non lo sia. L’amore fortifica se sei contraccambiato, oppure debilita lo spirito, che funziona così purtroppo, in Amore vince chi non ama… “quella volta”…

Ogni tanto trovi il coraggio di scrollarti di dosso il tutto e fanculo anche lei, esci bardato da conquista, auto pulita, un po’ più soldi del solito in tasca e chi ti ferma più. Ti fermano mille cose, una tipa che somiglia alla persona che ami, due che si baciano, l’amico che ti saluta per strada con sottobraccio la sua ragazza o una qualsiasi stupidaggine che interrompe la tua sicurezza da macho che ti eri a forza creato, una bella canzone che diventa di colpo la cosa più triste che ti potesse capitare di sentire, e il più delle volte finisce con una bella sbronza in compagnia di alcuni sfigati, come o più di te.

Ma il giorno appresso non ti arrendi e vai avanti a sperare, e ti formuli mille idee di cosa puoi dire o fare per conquistare ciò che vorresti fosse del tuo cuore. Nel frattempo tratti male una malcapitata che, al contrario, di te si è innamorata o meglio che per tua comodità hai lasciato che si innamorasse, ed egoisticamente non ti viene in mente ciò che tu stai provando! La tradisci in ogni momento che vivi con lei, non con il corpo ma con la mente, che è peggio. E giungi magari anche al gran passo, così la frittata è fatta, ecco creata una bella famiglia di niente, ecco creata un’altra situazione dove il male prevale sul bene. Da qui una lunga interminabile catena di cose negative a partire dai figli, che se non sentono l’amore vero aleggiare in famiglia, non comprenderanno a loro volta cosa significa amarsi veramente, e il ciclo prosegue in una catena di moto perpetuo che raramente si spezza.

È così che finiscono tanti matrimoni, quindi meglio soli che male accompagnati, meglio con un groppo alla gola che prima o poi se ne andrà invece di due amori distrutti che, se sai attendere, l’amore è lì dietro l’angolo e a chi non è dato di vederlo e di assaporarlo, rimangono altre soddisfazioni. Queste si concretizzano se hai il cuore puro di chi non ha deluso nessuno, nemmeno se stesso. L’amore è bello se si manifesta in tutta la sua magnificenza, ed è bello anche se ti fa soffrire, io tornerei volentieri a quei tempi che trepidavo al sol vederla, al sol sentirla, non tornerei mai indietro a veder soffrire una donna per la mia stupidità maschile. L’amore è bello anche quando ti fa soffrire, smette di essere bello solo quando fai crollare i sogni di chi pensa di averlo trovato.

13 MARZO Santa Patrizia, Santa Eufrasia, S. Fedele, Santa Letizia, S.Rodrigo, S. Salomone 2014 ARA

◊Mi manca il vento. L’ossigeno che sbatte sulla pelle e diventa battito di cuore. Mi manca. Da sempre. Ed è la sua mancanza che mi dà vita.

Nasco in via Lunga a Villa di Serio, ma i miei ricordi insieme alla mia vita stessa iniziano a Seriate in un cascinale in via della Libertà, che se ci fosse stato un nome azzeccato per scatenare lo zingaro che c’è in me, ecco che di più non ce n’era. Da quel posto ho cominciato a vedere e conoscere il mondo, da lì mi sono sempre affascinato nel conoscere usi e costumi altrui, non fosse che per il piacere di imparare a rispettare il mio prossimo, e ancora vado a lezione. Lezioni che proseguono all’infinito. Io, rimandato ogni anno di vita, per prenderne altra, il più possibile. Bocciature di anima per farla sbocciare ancora di più ora che è marzo. E di tutto il mio girovagare, ancora mi manca di sentire il ruggito di una tigre, che si immerge col suo manto nei colori della sua terra e si mischia ai suoi profumi speziati. Mi manca di essere ospite, coperto di pelli in una capanna lappone che mi scaldo al fuoco di una stufa, per poi rincorrere e governare le renne. Mi manca di essere su una rompighiaccio diretta al Polo Nord, e vedere la transumanza delle balene e il loro migrare. Mi manca di essere sulla cima del Monte Bianco, e spaziare lo sguardo per ore ed ore nel mare infinito dei monti, con le nuvole che giocano come onde spumeggianti. Mi manca di navigare tra i fiordi norvegesi, per poi fermarmi in un faro a guardare il mare davanti a me, in tutte le vesti delle quattro stagioni, per vedere quando sorride, quando è triste, quando è beato e calmo, ma soprattutto quando è arrabbiato, ed io li, al sicuro dietro il vetro, in alto, vederlo infrangersi contro di me, in basso. Mi manca la terra culla dell’umanità, con i suoi colori, con le sue bestie meravigliose a partire dal re della savana, il leone, con il suo popolo fiero, mi manca il mal d’Africa. E poi mi manca tanto e di più, ed insieme a tutto mi manca il mio passato, sarà che nonostante tutto mi è piaciuto, sì, nonostante tutto mi è molto piaciuto. Ma ciò che mi manca di più di ogni altra cosa, e di vedere, e di fare, in tutti i posti del mondo, è di stringere la mano di un bimbo che muore di fame, e chiedergli scusa per tutto ciò che io ho avuto, e perdono per il suo meno di niente.

14 MARZO 2019 Santa Matilde, S. Lazzaro

♦Augurio sincero. Vedrai. Vedrai che primavera verrà. Sarà un esplosione di piante in fiore. Fioriranno il pesco e fiorirà il ciliegio e le fragole faran capolino a mostrar il pallore delle loro guance rosse. Arriverà la primavera che con il cuore gli uomini desiderano venga prima, e per ciò son già con la testa a viole.
Che i bucaneve sono attesi dai montanari con la neve fresca sotto la suola degli scarponi, lo stesso tempo in cui gli animi dei marinai attendono i germogli delle aiuole sul lungomare e sarà per loro il segnale che i loro pescherecci in porto salpino a nuove messi.

Vedrai succederà ancora così che il mondo nuovo invada innanzi i pensieri d’augurio di un ritrovato benessere al nostro intelletto. I nostri cuori si nutriranno ancor prima del germoglio del fiore e ne sentiranno il profumo vitale. Assaporeranno lo star bene di un alba boreale fra i ghiacci o al tramonto, in fronte al curvo orizzonte del mare, dopo scemato un temporale. E se con il sentimento non andremo così lontano, i cuori rimangano sparsi tra clivi e colli, pianure attraversate da fiumi e bagnati da laghi, che il far del mattino e della sera non son meno belli di nessun nascere o addormentarsi del giorno.

Vedrai, sarà ancora primavera, altri amori nasceranno insieme alle primule, e quel giallognolo ardore ornerà di colore un’altra storia. Altri amori e altri dolori, nell’eterno dissapore tra il male e il bene, necessario perché esista l’indispensabile.
E sarà ancora primavera per molte volte a venire, il quanto rimanga di rispetto dell’uomo in natura.
Tante primavere quanto rimane al mare per vomitare altra plastica e alle vette più alte sputare bombole vuote d’ossigeno incuria della maleducazione e nel trionfo di nuove conquiste anelando altre sonore sconfitte.

Sarà un’altra primavera dove giganteschi aloni di stornelli sbandati non migreranno, orche confuse spiaggeranno, altre donne saranno immolate nella bestemmia di un dichiarato menzoniero amore.
Sarà ancora il tempo di sfoderare l’arma migliore a disposizione del male, la differenza del colore della pelle degli uomini che alcuni sapranno fare e altri disfare, così che in ogni caso l’equilibrio non venga disturbato da troppo benessere o da eccessivo malessere, un guadagnarsi il dono della vita che prevarrà su tutte le stagioni del cuore.

Vedrai con i tuoi occhi il Cielo e sentirai con la pelle la testarda nebbiolina del dubbio che si insinuerà nell’animo a cercar di confondere le emozioni in un rimescolare i ricordi sul fuoco vivace, ma arriverà il deliziarsi del sapore in bocca di dolci timide fragole e saprai che è di nuovo primavera.
Aliti d’anima per spingere con forza la porta che apre il vedere e sentire di lontano la calda estate che se ne sta spaparanzata a sonnecchiare nel mentre aspetta il suo risveglio mentre l’autunno sta a guardare.
Lui è la stagione che veste in doppio petto grigioverde, lui è la parte di tempo dentro il mondo che serve ad incollare tutto. L’autunno è la sera fresca che prende a braccetto una gelida notte d’inverno e insieme vanno a far visita ad un’alba frizzantina di primavera.

Vedrai, sarà ancora primavera e sarà ancora un dare per avere e più si darà, più si avrà. Vedrai, sarà ancora un giorno nuovo e ad ogni risveglio vedrò ancora il chiarore nei tuoi occhi per poter dire che sarà ancora un bel giorno.

15 MARZO 2017 Santa Luisa, Santa Lucrezia, S. Tranquillo, S. Zaccaria.

◊Gente che conta e altra no. Garibaldi fu ferito, fu ferito ad una gamba, Garibaldi che comanda i Bersaglier… Si è fatto male sul cantiere anche Battista il muratore ma si è parlato di Lui solo qualche volta per un breve periodo… Di Garibaldi e la sua gamba ne stiano parlando un sacco d’anni dopo.

Michael  Jackson non c’è più in questo mondo perché ha avuto un eccesso di suo… nei farmaci di cui abusava, c’era tutto il suo ego che reclamava onnipotenza, e nel mondo dello spettacolo si è creato un nuovo martire… farà parlare di se ancora per molto, moltissimo tempo. Chissà come sarebbe stata Marilyn Monroe accanto alla sua controfigura al maschile… cioè invece di essere ‘usata’… ‘usare’… forse non l’avrebbero uccisa.

Anche Gesualdo era amante del l’essenza della vita terrena…bello come il fuoco ma non gli è bastato. Lui era un mio conoscente e quella notte che non eran le cinque, mi chiese di accostare l’auto al ciglio della strada, mi fece ‘spegnere’ il motore e mi chiese di aprire il cofano del motore. Così feci, Lui scese andò davanti il muso della mia Simca Ti 1300, aprì il cofano e armeggiò al tappo del radiatore che aprendolo mandò uno spruzzo potente di vapore… colse un po’ di quel liquido refrigerante direttamente con una siringa senza l’ago, poi rimise l’ago e si inietto’ in vena il liquido raccolto… disse che quella notte non aveva niente altro per ‘farsi’. Passarono alcuni anni ‘Aldo’ non si faceva più, poco dopo le 5 di mattina andava a lavorare in bici quel giorno e pressappoco allo punto della strada in cui ci fermammo quella notte, venne investito da un camion e trovò la morte. Nessuno ha più parlato di Gesualdo.

Bob Marley ha fumato tanti di quei “puretti” che c’è schiattato di cancro alla gola. Ne muoiono decine se non centinaia al giorno per cancro da fumo, e se ne parla solo sui pacchetti di sigarette che tutti ignorano disgustati… del re del Reggae se ne parlerà ancora e ancora sopratutto con una canna tra le dita di una mano e nell’altra una birra…

Charlie era un bellissimo ragazzo biondo. Elegante, con una buona parlantina e due mani d’oro che con un paio di forbici faceva miracoli con le acconciature. Un vero artista, grande trascinatore, Charlie ‘scopriva’ i locali più trendy e ne diveniva di fatto il protagonista dopo un paio di visite. Si innamorò di una prostituta e per dimostrarle amore non usò mai preservativi per non farla sentire un ‘oggetto’ e si prese l’HIV, e iniziò a bucarsi. La sua donna morì e Lui fece innamorare molte altre donne da allora. Non si bucava più, fumava solo canne e beveva birra. A cinquant’anni andò in ospedale per una presunta cosa da nulla e dopo qualche giorno vi uscì senza più respirare. Nessuno parla più di Charlie.

Marilyn Monroe bella e affascinante e sexy bionda, venne scoperta in una fabbrica dove vi lavorava come operaia e diventò famosa. Chi la scoprì se la ‘fece’ di sicuro così come hanno fatto nomi illustri con cui Marilyn si accompagnò, per ultimo il presidente di allora degli Stati Uniti, poi una dose massiccia di barbiturici interruppe prematuramente la sua vita. Sono passati moltissimi anni e ancora si possono comperare delle tazze da latte al supermercato con sopra la sua immagine sorridente… ancora si parla di Lei.

Una volta ho pisciato sul balcone di casa, intanto che la facevo un poco sbronzo pensavo al mio cagnolino Roccia, lui delimita i suoi spazi e quella volta lo feci anch’io.  Meno male ho pisciato io sul balcone… L’avesse fatto Justin Bieber si sentirebbe ancora la puzza di pipì in tutto il mondo.

16 MARZO S. Eriberto, S. Abramio, S. Agapito, S. Eriberto, S. Tatiano, S. Natale

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◊L’amore è una sorpresa unica, ogni giorno, ogni momento ti prepara un copione da seguire e siamo tutti attori su questo immenso palcoscenico che è la vita. Ognuno con i suoi problemi, con le sue gioie e dolori, soddisfazioni e delusioni, una mescolanza di emozioni, calde e fredde. Capire le persone di cui ti circondi è uno dei problemi principali, più ti piacciono per chissà quale motivo e più ti arrovelli per volerle capire.

Per amore ami, gioisci e soffri, per odio ti disperi, per simpatia fai buffonate, per amicizia ti scotti le dita in continuazione. In un solo giorno ti possono capitare mille situazioni che ti sconvolgono, o ti lasciano indifferente, dipende che grado di livello può raggiungere il tuo essere sensibile, anch’egli  legato al grado di educazione e chissà quali altre turbe ostiche ti possa trovare a spartire con la persona con cui hai a che fare.

Più sei buono e più perdi la partita,  perché ti impegni forse inutilmente a cercare di capire chi invece ti ferisce per ignoranza o vuole farlo per eccesso di alterigia e sprecata superbia.  Che poi vincere la battaglia della vita denigrando e umiliando una persona,  è una battaglia completamente persa sotto il profilo umano, forse non sarà una cosa piacevole essere considerato un perdente se la si mette sul lato pratico del vivere, ma il premio più grande  è compiangere nel silenzio una persona che pensa essere vincente anche se irrazionalmente ‘inabbordabile’.

Invece onore e rispetto per qualcuno che si propone con totale onestà di pensiero e parola e lasci il denaro con la sua “molto relativa importanza” al di là di tutto…  il suo cuore giustifica eventuali mancanze di conoscenza elevandolo ad uno stadio di bonaria incolpevolezza.  Ma la battaglia dei sentimenti si combatte affilando la spada ogni giorno… per difendersi, mai per offendere.

Escludendo problemi d’Amore che giusti o sbagliati siano, sono sempre questioni di cuore personale dove il risultato finale è pur sempre scontato. sembrerebbe che le situazioni dove ci si deve confrontare con altre complicanze quanto imbarazzanti e spesso deludenti o demoralizzanti, sono quelle che vedono protagonista l’amicizia tra le persone. Chi trova un amico trova un tesoro, ma è un tesoro che non si trova quasi mai, o ci si illude spesso di averlo trovato.  Ci vuole troppa indulgenza, tolleranza, bontà, disinteresse, umiltà e amore per riempire un forziere colmo di amicizia.

Bisogna saper lasciar perdere su alcune cose e essere fermi su altre per saldare un legame amichevole, non urtare la sensibilità  e quindi rispettare la persona che ti sta di fronte, e come coniare una per una le mille monete del tesoro contenuto nel forziere,  avendo a disposizione per liquefarlo un cucchiaio e pochi fiammiferi. Tenere salda un amicizia e mettersi sullo stesso piano anche quando sai di essere superiore per qualche ragione materiale e ammettere con te stesso quando al contrario sei ‘inferiore’, sopratutto nei Sentimenti. Non è difficile se si parte dal dato di fatto che nessuno è ‘superiore’ ad un altro per l’uguale motivo che nessuno è ‘inferiore’. Sovente si confonde la vera amicizia per il tempo in cui ci si conosce, può bastare un giorno o non servire una vita intera, se non si conosceranno i loro cuori.

Per essere buoni amici bisognerebbe cercare per prima cosa di far contenti entrambi cercando di capire al meglio cosa possa recargli un dispiacere o cosa possa farlo il più felice possibile.  Essere buoni amici è un po come essere innamorati, prima del tuo bene vuoi sia felice l’altro solo così sei contento Tu.   Se non esistono queste prerogative, non esiste vera amicizia, si tratterà sempre e solo di una persona o più persone che…si ‘conoscono’. Trovare un tesoro e’ raro, per questo è molto difficile trovare l’isola dove è stato nascosto, la mappa che serve a ritrovarlo per sicurezza è divisa in due pezzi ed è costudita nel cuore di due persone, difficile ricomporla con precisione… a meno che i due cuori si uniscano a dire … chi trova un amico, trova un tesoro.

17 MARZO 2018.  S. Patrizio

♦Affacciato sul mio sguardo, sigaretta, tazzina da caffè con risciacquo di grappa tra le dita delle mani, osservo passare una donna che non cammina per passeggiare. Il suo passo sembra preciso tanto d’esser monotono e anche un poco stanco. Fa pensare ad una persona che zainetto in spalla rincasa dopo una giornata trascorsa alla cassa di un supermercato.

Ecco che allora, un po’ per gioco, un po’ evadere la mente da pensieri tristemente noiosi, cerco di capire il perché del passo di quella donna. Torna a casa, quasi certo, impossibile immaginare cosa pensa mentre cammina, nessun supporre può essere d’aiuto se non per fantasia. Ed è con la fantasia che a volte cerco di capire anche il bello di ciò che mi circonda, il bello del Creato dico io. Ogni sera quando guardo il cielo, lo vedo in mille volti diversi, e il tempo sia bello o brutto, mi fa arrivare immagini che si formano nella mente con nuvole dagli aspetti umanamente mitologici  ma sempre figure che riempiono l’animo di benessere se il cuore le vede con gioia.

Così come strappare erbacce intorno a un fiore in un giardino. Altrimenti se il cuore è angustiato da pensieri, si possono vedere miriadi di stelle che richiamano l’infinito, e questo incute timore e rispetto, a me e a tutti. L’infinito fa pensare di non essere che un moscerino in una piscina vuota, e la paura è che d’improvviso si venga sommersi da una valanga d’acqua che la riempia.

Cerco anche di capire altre cose, come il perché un principe Inglese prende per sposa una donna Afro-Americana. Sicuramente ha prevalso il cuore che è rosso come quello di tutti,  Animali compresi, è il naturale processo di integrazione mondiale in cui siamo coinvolti. Ci sarà una sola razza umana che mischierà nel rispetto altrui le proprie culture di appartenenza. Il colore della pelle è e sarà uguale per tutti. Come le stelle che a miliardi si sfiorano nell’universo e molto raramente si scontrano tra loro, e se lo fanno è per generare altra vita, come al contrario, per scopi diversi, fanno gli uomini con le guerre che purtroppo generano l’opposto della vita..

Cerco di capire, e arrivo ad aver capito almeno una cosa. La violenza è la fine delle trattative, è il principio del male. È come pensare alla donna che passeggiava con passo sicuro ma stanco e infelice nel suo cupo incedere. Mentre magari era immersa nei suoi pensieri felice dopo una giornata di lavoro.

Il perdono, è l’inizio di nuove trattative. È da lì che bisogna ricominciare, dal perdono che non dev’essere rassegnazione, al contrario deve essere uno stimolo di rinascita. Certo, una punta di rancore il cuore la trattiene lo stesso per un torto subito, soprattutto se si pensa di essere nel giusto. Ma nel giusto credono di essere entrambe le parti coinvolte in un alterco, da qui ecco di nuovo la parola perdono. Il primo dei due contendenti che riuscirà a perdonare, sarà il vincitore indiscusso, comunque vadano le cose, avrà mostrato più muscoli. Come a dire che il bene prevarrà sempre sul male. Il male può costringere alla fonte il suo cavallo ma non potrà mai costringerlo a bere se lui non vuole.

Ed è la fine di quattro giorni di quiete, ricomincio a dire la mia e la smetto nel pensare a cosa stesse pensando quella donna che passeggiava, mi porrò un altro dubbio, per sapere che esisto.

18 MARZO 2015 S. Salvatore, S. Christian

♦Ciao signor Modesto, ti ricordi di quelle belle sere di primavera, che dopo aver cenato al tuo hotel Fernanda, io, te, Francesco Giusy e Susy, ci mettevamo in veranda, e tu iniziavi i tuoi racconti sulla guerra del “45” ? Ci raccontavi delle tue battaglie all’invasore nemico in quella cascina a metà monte, dove dividevi con altri partigiani una strenue resistenza…e dopo lunghi mesi, ad un certo punto sentisti volare su di te gli aerei americani e capisti che la guerra era finita.

Come quando ci raccontavi dei tuoi grandi sacrifici in quel di Francia, a fare il duro mestiere del boscaiolo, ed eri bravo con quel camion a macinare chilometri su chilometri a far da capo cantiere, per poter accumulare quel denaro che serviva a te e alla tua Sposa per realizzare il grande sogno di far sorgere quel ristorante agli Spiazzi di Gromo, lassù tra i pini a “mille e tre” dove poi noi si mangiava in tua allegra compagnia.

Adesso riposa che è giunto il tempo, ricongiungiti alla tua amata Angela che da un po’ ti sta aspettando, ma non dimenticarti di noi, e benigno assistici con il tuo… An sè chê! Mè ta dighe a tè, tè tà ma dighet a mè… siam qui, tu parli con me, io parlo con te.

Intanto che sollevi le mani al cielo, in segno di sommaria sopportazione e ringraziamento. Grazie di averci allietato con la tua presenza, è stato bello essere accanto a te. Arrivederci signor Modesto.  Annibale e Susanna.

19 MARZO 8090 festa del papà S. Giuseppe, S. Quinto, S. Quintiliano,Santa Sibilla

♦C’eri Tu. Avevo due anni e mi fasciavi le braccia malate con bende e cartone. Qualche anno dopo, il ricordo mi fa rivedere come in un film, quando a calzoni arrotolati sopra le caviglie e piedi nudi immersi in una pozza del fiume, sorvegliavi che non mi facessi del male intanto che pagaiavo in quella canoa che con tanta fatica mi gonfiavi d’aria.

Tante le volte in cui si andava al lago a pescare e mi lasciavi sempre la canna da pesca e ogni volta che il galleggiante scompariva sott’acqua, eri più felice di me quando abboccava un’alborella, l’unica tua condizione era che ti lasciassi andare al bar di tanto in tanto per farti un ‘bianchino’… o due.

Impossibile dimenticare di quando mi portasti a Brindisi, o un altr’anno a Taranto e poi ancora ad Alberobello dove per casa avevo un Trullo. Ogni volta molto tempo trascorso con Te e uomini che battevano i polipi sul selciato del porto o donne che riempivano ceste di frutti e peperoncini appena colti, e Te che tornavi la sera dopo una giornata di duro lavoro, e prima di cena mi rassettavi per bene, acconciandomi i ricci capelli con le dita delle mani aperte, le ungevi con brillantina e te le passavi a tua volta sulla chioma. Si scendeva nella saletta della trattoria la “Lampara” per cenare. Capii molto presto di vivere in un paese unico e non diviso da stupidi pregiudizi tra Nord e Sud, e anche se ciò mi costò il ripetere due anni di scuola elementare, ringrazio come ricompensa perché ancor oggi non conosco confini nel mio cuore.

Era sempre primavera quando mi portavi con Te in quel cascinale nel mezzo delle colline in cui Ti gustavi pane e salame annaffiati con abbondanti bicchierate di vino rosso, mentre io preferivo pane e sarde sotto sale con prezzemolo e aglio che accompagnavo con una bottiglietta d’aranciata. Negli anni a venire ho mangiato mille sarde comprate in mille posti diversi, ma non ho più risentito quel gusto unico di quei panini con l’aranciata e…c’eri Tu.

Mille le volte che mi accompagnasti da nonno Annibale e nonna Maria. Ogni volta il nonno mi dava qualche monetina da 5 o 10 lire prese a fatica dal comodino, e la nonna subito dopo puntualmente metteva le mani nelle capienti tasche del suo grembiule nero tempestato di fiorellini colorati e dando di spalle al nonno mi allungava una grossa 100 lire di ferro, bisbigliandomi che il nonno non conosceva più il valore del denaro.

Semmai il nonno avesse mai potuto conoscere il valore del denaro, impegnato come fu sempre a raccogliere patate e mungere le mucche del padrone. Una stretta di mano, un bacio sfiorato su una sola guancia, al tempo fosse consentito baciare, e dopo andavamo al bar dove io spendevo la mancia in castagnaccio e spuma nera, mentre per Te iniziavano interminabili partite al biliardo tra un bicchiere di vino o un campari col bianco, il tutto condito con qualche alzata di voce e una bestemmia che spesso di blasfemo non aveva nulla, era solamente un modo ignorante di voler avere ragione.

Per volere del nonno ero Annibale anch’io da tredici anni e Tu papà Giuseppe mi comprasti la mia prima adorata motocicletta. Non avevo diciotto primavere negli occhi che un auto mi attendeva con il fiocco annodato sul cofano, e mi aiutasti anche a ventun’anni quando me ne andai sbagliando la sposa…

Non avevo trent’anni, e non riuscivo ancora a stabilire un rapporto vero con Te. Ero troppo impegnato a cercare di essere il migliore per compiacerti, invece si rivelò solo un ingannevole stratagemma di ingenua furbizia da strada che mi insegnasti pensando fosse la cosa giusta. La stessa strada che capii poi che puzzava d’asfalto e non di piscio di cavallo.

Hai fatto molti errori nel riempirmi di tutto ciò che allora realmente non serviva ma sono convinto Tu li abbia fatti con il cuore di padre e, come non bastasse hai sposato ‘una mamma’ che Chiunque sogna d’avere e con Lei di errori ne hai fatti a bizzeffe, forse perché nel nome di un’ingiusta guerra che hai combattuto, non sei potuto tornare l’innocente virulento contadino di quando ti conobbe.

Per questo, mentre bevo grappa di ciliegia marasca, brindo a che ti arrivi lassù il mio più sincero ti voglio bene Papà. Non ho saputo dirtelo prima, te lo dico ora. C’eri Tu, ci sei ancora, ti Amo Papà.

20 MARZO  2017 S. Alessandra, Santa Claudia

♦All’inizio della valle, sul piccolo terrazzo della casa dove vivo, quello che dà sui tetti, sto appoggiato con i gomiti sul parapetto, proprio di fianco al vaso di fiori.

Di fronte a me, un milione di tegole che pur di un colore simile, paiono il vestito sporco di Arlecchino.

Sto lì, pensando alle mie montagne, intanto sorseggio un goccio di cognac portandolo alla bocca con una mano, e con l’altra nel frattempo stringo tra le mani il telefonino e il portafogli con dentro denaro e carte di credito, “rigorosamente” ricaricabili.

Il denaro è una cosa brutta, il denaro è lo sterco del diavolo e, insieme al telefono portatile, sono cosa da dimenticare nei momenti di quiete. Allora ripongo portafogli e telefono spento nella tasca posteriore dei pantaloni, poi le riporrò nel vano portaoggetti dell’auto, oggetti fra altri oggetti, cose futili e spesso inutili.

Ritorno con il pensiero alle mie montagne, una fuga dal mondo che mi soffoca con scialli di seta fresca.

Agogno sospirando il giorno del nostro ritorno tra i monti. Odore di bosco, odore di un passato necessario al futuro, odore di ‘dura’ onestà, verità rimasta.

Valicheremo quella valle respirando il profumo del fiume Serio, e mi riempirò lo sguardo nel meglio che conservo nel cuore, o almeno ciò che ne rimane, dopo l’incanto presente della mia adorabile Compagna di vita.

Rumoreggia, e non è “agli irti colli rumoreggia il mar”…  Parlo al presente perché la mente viaggia veloce quanto è più della Luce, e noi siamo già arrivati, dove desideravamo essere.
Qui tra le montagne si sente l’eco dei tuoni che riflette sui dorsali degli irti monti che aumentano d’intensità, ed è come se il tempo ti dicesse, ora comando io, sono stanco di sentire le vostre lagnanze umane. Troppe le notizie che passano via etere senza chiedere il permesso al tempo, e ora lui, il tempo, non ci sta e si impone.

E il tuono continua a parlare borbottando e a volte urla per meglio farsi sentire. Il vento rincara con folate che gridano di fare silenzio. Adesso si ascolta il tempo che con la sua più che palpabile presenza si impone imprecando. Ora è salita in cattedra una voce più grande di noi uomini, parla il Tempo, parla l’onnipotenza di chi l’ha creato…

21 MARZO  2017  S. Serapione, S.Nicola

… Non resta che raccogliere le chiarezze e le sfumature di tanta potente bellezza, inchinare il capo socchiudendo gli occhi in segno di reverenza e respirarla a pieni polmoni con grossi sorsi d’aria, una delle sorelle naturali del fratello tempo.

I primi goccioloni non tardano ad arrivare, e battono sui tetti con prepotenza sferzando ancor più sui vetri delle piccole finestre di case rupestri di montagna.  Allora, a quei tempi, non serviva una grande vista con luce all’interno dei casolari, le finestre dovevano servire solo per un ricambio d’aria, per questo le finestre erano più che piccoli pertugi.

Non serviva si godesse il panorama per le poche ore del giorno e della notte in cui le persone consumavano pasti frugali e sonni corti come i loro calzoni di velluto che si erano ritirati dopo mille lavaggi giù al ruscello con sapone di Marsiglia.

Il contadino montanaro di vedere monti e orizzonti sconfinati ne aveva ben donde, la luce invadeva i suoi occhi sin dalle prime luci dell’alba quando mungeva il latte da vacche stracche del loro alpeggio, perciò solo l’aria andava ‘respirata’, da quelle piccole finestre.

Con i cuori un poco intimoriti di uomini e animali, si stava su per baite.  I cani sotto i portici stavano seduti accanto al “padrone” e di tanto in tanto piegavano il capo volgendo lo sguardo verso lui per vedere che non gli servisse alcunché.

L’ uomo con una mano si stringeva intorno al collo il bavero della giacca di velluto grosso appoggiata sulle spalle e con l’altra stringeva tra le dita una mezza cicca di toscano che di tanto in tanto si portava alle labbra per imbrattare la bocca di un unico vizio oltre a due bicchieri di vino.

Si stava ad ammirare la potenza del tempo l’intanto che il buio diveniva sovrano di tutto, e intanto il montanaro contadino digeriva con calma il pasto serale e ringraziava supplichevole chiedendo in cuor suo clemenza alla furia degli elementi che incombevano sui loro campi, sui loro monti, nel suo cuore…

Le capre negli alti alpeggi ben sapevano dove si trovava quel fitto cespuglio scavato dalla loro famelica vorace ingordigia in modo si fosse formato un tetto al di sopra del loro riuscire a brucare… e li vi si riparavano.

Mentre le mucche hanno solo la loro pelle per riparo dalle intemperie di tarda primavera
Solo quelle gravide portavano un coperta in canovaccio di yuta avvolto tra reni e collo… bagnata di pioggia fumava con il calore reattivo del corpo.

Mentre le pecore furbe e più piccole, sapevano entrare nel bosco senza timori per ripararvici ed uscirne con la stessa disinvoltura di come fossero entrate… senza troppa furia del vento e pioggia addosso.

Allora come ora silenzio!… parla il Tempo che è stanco di stare ad ascoltare solo noi…
Dai tetti di questa città con un sorriso… dagli Spiazzi con Amore.

22 MARZO Santa Lea, Santa Nilde, Santa Pasqua, S. Benvenuto 2019 ARA

◊Non una faccia d’uomo è uguale ad un’altra, non un palco di renna è identico ad un altro e tra milioni e milioni di foglie ognuna è diversa da un’altra.  Un fulmine non cade mai nello stesso punto anche se Zeus perennemente arrabbiato ne scaglia in grande quantità ogni giorno su questo mondo. Non esiste un monte che somigli ad un altro, così come nessun fiume in terra scorrendo percorre lo stesso tratto, i mari si somigliano molto ma sono salati in modo differente come diverso è il loro colore. Non si è mai vista una nuvola della stessa forma di un’altra né un cielo con parimenti tonalità di azzurro. Il clima cambia da mane a sera a seconda dei ritmi stagionali di ogni nazione, adesso è sicuro sia aumentata dappertutto la temperatura sul nostro universo e Greta, una sedicenne che proviene da uno dei paesi svedesi con il tasso più alto di suicidi del pianeta per l’insofferenza al saper vivere, alza la voce e grida a squarciagola il suo messaggio dall’allarme al surriscaldamento globale. I suoi comizi sono seguiti da migliaia di persone che invadono le strade, che percorrono a piedi con cartelli per inneggiare alla salvaguardia di ciò che rimane di questo vivere e immondano il suolo di sporcizia e maleducazione civile. Intanto, oggi camminando nel bosco si nota un televisore anni 80 con tubo cattolico gettato nella scarpata: ieri non c’era. Chi l’ha fatto non ha sentito Greta. Adesso, passeggiando sulla spiaggia tra gli effluvi di un’aria salmastra, gli occhi si socchiudono in un piacevole respiro di pace, e quando ahimè si riaprono, vedono bottigliette di plastica e cellophane sospinti a riva da onde deboli mattutine. Chi ha gettato rifiuti che sono arrivati al mare non ha sentito Greta. Ora, fiumi e ruscelli hanno acque che assumono i colori varianti tra il violaceo e un verdognolo che sa di putrido, inquinamento di scarichi industriali, laghi con proibizione alla balneazione… responsabili di aziende e gente comune sicuramente non hanno sentito Greta. Forse per il semplice motivo che Greta è in ritardo per essere ascoltata. Forse perché non era una ragazzina di 16 anni che si doveva mettere in cattedra per ammonirci severamente sulla incombente catastrofe ambientale. Bisognerebbe che quando mamma e papà vanno a fare una passeggiata nel bosco e danno la merendina i figli, non permettano che questi gettino la confezione sul sentiero e gli spieghino anche il perché non farlo. Gli stessi genitori che ai fiumi e al mare proibiscano ai figli di gettare in acqua o sulla spiaggia qualunque genere di oggetto di scarto non biodegradabile e anzi gli facciano imparare rispetto dell’ambiente e di chi lo vive, insegnando loro che qualora vedranno in futuro ruscelli fiumi e mari schiumanti di luridume ne denuncino la provenienza per colpire l’imbecille che toglie il respiro alla vita oltre che a se stesso. Bisognerebbe, ogni volta che si fuma una sigaretta, conservare in tasca il mozzicone spento sino gettarlo nel cestino apposito. Tutto dipende dall’ insegnamento di mamma e papà. Non un solo viso, albero o elemento in natura è stato creato uguale ad un altro, solo la stupidità umana è rimasta tale e quali, e mille Greta affamate non ce lo possono solo che ricordare punto… nulla più.

23 MARZO S. Rebecca, 2018 ARA

◊Salgo sul salgo sulle nuvole del tempo e navigo verso nuovi orizzonti da raggiungere… altri traguardi da consolidare e difendere con spade sempre più affilate di giustizia ed amore, altre storie da raccontare ai piccoli e grandi di casa. Salgo sulle nuvole del destino e anche se spesso ne dubito, non potrei fare niente per cambiare le cose. Il mantello bianco di una soffice coltre mi porterebbe dove il vento la porta, così che anche le nuvole obbediscano al destino o fato che lo si voglia chiamare. Per questo mi sono fatto persuaso sia tutto scritto scolpito nella roccia del firmamento… e come dice Andrea, quando nasci ti danno un biglietto indecifrabile, dentro il quale c’è scritto tutto il tuo avvenire. Le malattie, il successo, l’insuccesso, gli incontri importanti, c’è scritto tutto lì. Anche il giorno e l’ora della tua morte. Non ci puoi fare nulla se volando tra le nuvole esageri e voli più in alto di loro e le vedi in basso, piccole, a grappoli, come fossero pecorelle prima della tosa. Che tutto ciò si veda in sogno o per un soffio di tempo dal finestrino di un aereo, il dipinto che ho negli occhi non cambia d’un sol colpo di pennello. Se è impossibile credere in un sogno è possibile credere che un uccello d’acciaio voli tra i cieli ma allora mi chiedo il perché trovare risposte per degli oggetti e non cercare di avere certezze per un fiore che nasca coltivato in un giardino. Salgo sulla carrozza dei miei pensieri e penso che, se fossi arrivato pochi secondi dopo, non avrei potuto salirci perché qualcun altro avrebbe viaggiato al posto mio trainato da una pariglia di cavalli, che di certo spronati al galoppo non avrebbero udito le mie urla disperate che supplicavano i desideri di tornare indietro. Non si faccia mai tardi ad un appuntamento con il destino, sarebbe come non avere olio nelle lampade per quando arriva il padrone di casa.

24 MARZO 2015  S. Romolo, Santa Attilia

◊Il mio Paradiso. Vorrei la mia vita si fermasse nel momento in cui butto lo guardo in una sera di fine inverno, il sole tramontare dietro le colline, intanto che gioca con riflessi di colore, e tutto pervade di rosso che sul cline si attenua  e diventa arancio mischiato dal chiaror di luce che se ne va, lasciando posto all’imbrunire, che saluterà l’amica notte, che porterà con se la sorella luna.

E’ in tali istanti che una sensazione di atmosfera primaverile mi pervade, il dolce soave ricordo della mamma, che di li a poco in quelle sere, mi cucinava le lumache arrostendole molto, e me le accompagnava con le cicorie condite appena colte. Sono brevissimi instanti, in cui sento un soffio nell’anima, una bellissima senzazione di  innocente fanciullezza, che si fonde in un sol corpo con una beatitudine romantica, dove al di la vedo mia madre che cucina paziente, e al di qua dell’immagine, io e mio padre che sorseggiamo del vino impazienti nell’attesa.

E’ come se in quegli istanti tutto dovesse finire, e rivedi il film della tua vita che si ferma a quei fotogrammi di eterea gioia. Sollevo lo sguardo un po più su, per vedere dove il rosso del cielo si tuffa e va a morire, e vedo il nero crinale della collina, e vi immagino la mia casetta in quella radura nel bosco, con me che vi ritorno la sera, immaginando di sentire il profumo del cibo cucinato con amore dalla mia compagna di vita, e che invitante m’accoglie.

E vorrei proseguire oltre con questo dolce fiabesco ricordo per vedere i miei in cucina, ma è troppo tardi, sono pochi secondi di sogno ad occhi aperti, sono pochi istanti di uno star bene senza pari, tutto è già svanito nel nulla. Era un bel pensiero, una fantastica visione surreale, che ogni tanto mi viene a trovare, ma nella realtà, e esattamente cosi’ che vedo spesso… sempre… il mio Paradiso.

25 MARZO 2014  Santa Annunziata, Santa Ave.  2016/17 ARA

(controllare se questo è ripetuto perché risulta doppio, oppure compare doppio nel calendario Araberara e quindi va controllato testo x testo se si verifica un doppione si scarta, se sono due testi diversi, riempirà il numero di una casella vuota di pensieri.)

Sto seduto dietro un tavolo dirimpetto ad una finestra a grate, che non è quella di un carcere, ma quella di casa nostra in montagna, che le finestre son così in montagna, da tempo immemore, probabilmente uno dei più antichi sistemi anti furto inventati.

Il camino se la ride scoppiettando, e fuori l’imbrunire incalza, ma ancora ben si vedono, a quadri composti, le montagne mezze innevate da una recente nevicata, sono avvolte da un gelido abbraccio di nuvole, mentre di tanto in tanto, il sole che tramonta dietro le cime, illumina i bizzarri giochi di vento che sollevano la neve giocando con essa.  Non so se continuare la lettura di un Kerouac, iniziato la notte prima, o scrivere qualcosa come del resto ho già iniziato a fare. Poco fa passeggiando nel bosco con la mia compagna e i nostri due cagnolini, stavamo non so perché, parlando del primo viaggio che io è Susanna facemmo insieme, parecchi anni or sono, troppi per precisarli.

Si era di primavera, io non avevo trent’anni, E Susy non ancora venti, ci eravamo conosciuti da pochi mesi, ed io forse per impressionarla, forse e senza forse, perché ero e sono così, un mezzogiorno di venerdì gli proposi di andare a vedere un gran premio di moto delle “mezzo litro due tempi” che si disputava il giorno appresso con le prove di rito, per poi di seguito la domenica nella gara vera e propria. Naturalmente a Susy dissi che si trattava di un viaggio di piacere, ma in realtà univo l’utile al dilettevole, mi “paraculai” le sue grazie, ma in cuor mio a quell’epoca, non volli perdermi la grande sfida finale di quell’anno, tra Eddie Lawson, Kevin Schwanctz, Waine Rainey, Pier Francesco kili, e Freddy spencer, il mio mito Campione del mondo, Marco Lucchinelli, e altri ancora che non ricordo.

Così che se a mezzogiorno decisi la partenza, alle tre del pomeriggio si era di già in viaggio con tutto quel che avevo in tasca e non solo, al volante della mia Jaguar  di dieci o forse più anni, ma bella come il sole, destinazione Austria, circuito di Salzburgring.

Qualche ora di viaggio a velocità sostenuta ed eccoci alla frontiera non saprei più dire quale, e li, la prima spiacevole sorpresa, i documenti della Jaguar non erano del tutto in regola, o meglio loro si, ma non avevo ancora espletato tutte le regolari pratiche del passaggio. Che fare? Niente paura che io di incoscienza ci vivevo, lasciammo l’auto in un parcheggio, e accettammo un passaggio da un camionista di passaggio, che non so bene nemmeno cosa dissi per la circostanza, poche minuti di marcia, e una volta giunti in Austria, ci fermiamo in un posto di ristoro praticamente per soli camionisti…

26 MARZO 2014. S. Emanuele

… Appena entrammo nel locale, il rumoroso chiacchierio di qualche attimo prima, si interruppe, di botto guardandomi in giro, notai che Susanna, la mia compagna, era l’unica donna del luogo, ed era bella, ancor più bella con l’avvenenza dei suoi vent’anni, loro tutti omoni, con tanto di tatuaggi e catene che partivano dai passanti dei pantaloni per finire dietro, nelle tasche posteriori a difesa dei portafogli. Qualcuno addirittura in lingua straniera gli gridava qualcosa da lontano, complimenti presumo, era come io non ci fossi nemmeno. Confesso che non provai solo imbarazzo ma anche un po’ di timore, per fortuna mi sentivo rassicurato dal nostro gentile amico camionista, che intanto sorrideva divertito dalla situazione, ma rimaneva il fatto che lui poco dopo ci avrebbe scaricato in qualche posto, per farci poi proseguire il viaggio di nostro.

Un po’ spaventato, decisi allora di ritornare sui nostri passi, e tornammo a riprenderci l’auto al parcheggio. Ma non mi scoraggiai, chiesi di un’altro ingresso doganale, sperando in una sorveglianza dei documenti meno rigorosa. E andò così. Riuscimmo ad entrare in un’altro posto doganale, non chiedetemi dove, non lo ricordo, ricordo che la sera eravamo entrati all’interno del circuito, ovviamente nella zona riservata al parcheggio degli spettatori, e siccome non avevo con me granché di soldi, feci intendere a Susy che preferivo dormire in auto per non lasciarla incostudita, se pur non giovanissima era pur sempre una Jaguar , e lei acconsentì di buon grado, quella situazione, penso fu per Susy la prima volta nella sua vita che ci si trovava, e io sornione e un po’ beffardo ne profittai, del resto a quella età avremmo dormito nel letto di un fiume vivo, qualora l’avessimo deciso.

Del resto i sedili reclinati erano comodi, purtroppo verso le cinque del mattino, l’Austria si presentò con il suo biglietto da visita, gelido come del resto e’ in primavera da quelle parti, e siccome il riscaldamento dell’auto era logicamente spento, pensai di nuovo di unire l’utile al dilettevole, e lascio immaginare come ci si scaldo’ vicendevolmente.

Nulla ormai ci poteva fermare, o farci desistere. Fummo ricambiati al mattino del giorno seguente, perché la gara fu uno spettacolo nello spettacolo, e non solo perché io vidi dal vivo i miei campioni in competizione, ma era entusiasmante vedere lo stupore negli occhi di Susy, che non aveva mai avuto modo prima di allora di guardare un Gran Premio. La sera di quel giorno, contate le lire rimaste, decisi che ci potevamo fermare una notte ancora, ma in una modesta pensione questa volta, e per la bisogna ci recammo alla vicina Salisburgo. Il mattino seguente ricordo che andammo ad un mercatino dell’usato che era di strada per il ritorno, nei pressi di Innsbruck, dove dettato dalla mia sana incoscienza, volli regalare a Susanna una sveglia a carica manuale, che ancora oggi conserviamo gelosamente in bella mostra sul camino di casa, a perenne ricordo di quella fantastica gita, ovviamente il tutto aumentava notevolmente il rischio di rimanere senza il denaro per la benzina di ritorno, ma tante’ che andò così, del resto, io,  ero abituato a sfidare il destino, quando il problema era solo il vil denaro.   Solo pochi giorni or sono al bar del mio paesello di montagna, in compagnia di alcuni ragazzi, parlavo di alcuni miei avventurosi viaggi con loro, e guardandomi ammirati mentre li raccontavo, questi si interrogavano sul fatto di poter a loro volta farli, di tanto in tanto, ma poi sbottavano pensando che ci vuole denaro e tempo. No aggiungevo io, ci vuole solo un pizzico di incoscienza, e tanta voglia di vivere!

27 MARZO S. Reperto S. Arcibaldo, Santa Augusta   2015 ARA

◊Devo prenderlo come mi viene il momento, sono attimi che mi ispirano a quel che mischio dei miei sogni con una realtà che non amo del tutto, e mi ritrovo con l’ultima sigaretta in bocca, accanto alla finestra aperta, per farne uscire il fumo. Fuori ha iniziato a piovere ed io sono lì in un angolo e la osservo scendere leggera, intanto che la mente mi va altrove. Da quel punto i miei occhi si riempiono di tanto spazio in quella stanza, e ne vedo i contorni confortevoli delle mura illuminate dal buio, disturbato dai tenui bagliori della fiamma del camino che si fa spazio fiocamente tra i lampi irriverenti del televisore acceso che trasmette un film di una guerra combattuta tra tedeschi e il fiero indomito popolo russo di Stalingrado, impegnato in una strenua difesa comandata dall’anima prima che da qualunque comandante in capo, e nel bel mezzo di tutta la storia, due situazioni d’amore sbocciano nella disperazione del momento. L’amore, quella forza sconvolgente che entra in tutti i cuori di tutte le bandiere, l’amore che anche in mezzo alla guerra rimane l’unico vento che trasforma tutto in ossigeno. Forse sarà per questo che immagino di essere in un periodo di guerra, anche se di fatto non la vorrei, ma mi piace pensare per gioco, e fin dove non so quanto sto giocando, che difenderei volentieri e chissà con quale ardore la mia casa, la mia donna, la mia vita, i miei affetti. Come un guscio da proteggere per non far mai smettere di soffiare quell’ossigeno che mantiene il cuore incontaminato. Sarebbe bello riprendersi quei valori che nemmeno so di avere mai posseduto se non nella più fervida immaginazione di una mente frizzante che me li ripropone come perduti. Sarebbe bello tornare ad aiutarsi l’un l’altro, senza per questo chiedere nulla in cambio, pensare esclusivamente di vivere di quel che ci serve all’estremo della pura necessità. Tornare a gustare una tazza di latte appena munto, zuccherato con del miele, o far festa con pane e formaggio e nel giorno di Natale e Pasqua, mangiare tacchino e agnello, e brindare con un bicchiere di vino. E rimango nel mio angolo di casa che sarà mia sempre troppo tardi, quel tanto da gustarmi quel niente che mi rimarrà da vivere. E sarebbe bello tornare a vestirci perché serve a coprirci se inverno, con le scarpe grosse ai piedi, ed essere leggeri e liberi con due pezze, quando la calura spadroneggia, con gli zoccoli per calzari. Ci vuole la guerra alla tv, per far sì che il mio fantasioso volare mi dia pensieri puliti, come partecipare sinceramente al dolore di un amico, o del vicino per la sua malattia, o con il rosario in mano per la perdita di un suo caro che io immagino sempre di ritrovarmi da qualche altra parte, in qualche altro posto, con un sorriso che diventa finalmente eterno. Dentro di me sto sempre con la luce accesa. Tutto il resto del buio me lo procura il mondo. Ma il mondo non è mai per sempre.

28 MARZO S. Prisco, S. Doroteo 2014 ARA

◊Viaggio. Che la primavera sembra benzina all’anima. Devi solo girare la chiave del cuore e metterti in moto. Il mio primo viaggio fu in Francia, nei pressi di Dijon, a sud della Francia esattamente a km 316 da Parigi. Eravamo negli anni tra il 1972 e 1973, a poco meno di quindici anni non fu semplice convincere i miei genitori a lasciarmi infilare in quell’avventura, ma dopo aver battagliato qualche giorno, riuscii a convincerli. Partimmo da Alzano Lombardo io, Ugo e Vittorio il francese, così lo chiamavano per via delle sue origini, e infatti quella era una mini vacanza ospiti graditi di alcuni suoi parenti nel grazioso paesino di Chenove. Era la primissima volta che sentivo parlare un’altra lingua ed ero entusiasmato dal tentare di farmi capire quando semplicemente mi recavo in boulangerie a comperare le classiche baguettes, quel fragrante filone di pane croccante e leggero al palato. A proposito, sapete il perché di quella forma? Semplicemente perché non so in quale epoca i francesi decisero di sfornarlo in questo modo per la comodità del suo trasporto, era comodo tenerlo sotto braccio per avere le mani libere per la sporta. Poi ricordo anche che nei pasti il cibo veniva servito nelle pirofile abbondanti per tutti i commensali, un po’ come facciamo noi con l’arrosto o con le lasagne o altro con la differenza che loro non ne relegavano l’utilizzo solo a qualche cibaria in particolare, ma ne facevano uso per tutto. Un altro bel ricordo di quella vacanza è legato quel giorno in cui venni invitato ad una festicciola popolare vicino a Chenove, e anche se parlo di quarant’anni fa, mi parve davvero insolito vedere dei baracconi con fucili ad aria compressa con “turaccioli” alla loro estremità che dovevano colpire dei fantoccini di carta posti a pochi passi, o delle palle cucite ripiene di segatura che venivano indirizzate con poderosi colpi di braccia all’indirizzo di alcune latte vuote di pomodoro poste a pochi metri di distanza. E fu anche strano allora per me vedere delle persone che ti invitavano provare la tua forza non con tori meccanici come già si faceva da noi ma provando a batterti con la sola forza delle tue braccia, insomma il classico “braccio di ferro”. Altri giochi di una semplicità estrema, come la “pentolaccia di coccio” con dentro la sorpresa, appesa ad una certa altezza da rompere con dei bastoni, ovviamente tu, bendato. Cose che già il tempo qui non vedevo più. Mi sembrò di tornare indietro anni luce, di vivere un’epoca remota, magari semplicemente perché ci trovavamo in un paesino sperduto della Francia, cosa che sarebbe potuta succedere anche nel nostro Paese in qualche paesino sparso lontano dalle città. E che meraviglia era vedere il trasporto di cose, non con camion come solitamente facciamo, noi ma con enormi barconi che transitavano su dei canali, equivalente di quello che doveva succedere nel nostro Naviglio a Milano nell’ottocento e nei primi del novecento. I pochi pomeriggi trascorsi in quel paesino, li passammo poi a nuotare in pozze naturali a ridosso dei canali adibiti a trasporto. Lì conobbi Marie Chantal una graziosissima ragazzina di cui mi ero invaghito, e confesso ci scappò pure qualche bacetto che proporzionale alla nostra età mi fece toccare il cielo con un dito, la mia prima cotta. Fui tristemente sconsolato alla ripartenza per l’Italia, in treno, dormendo nei corridoi perché non avevamo prenotato il biglietto di ritorno, segno di quella “sana” incoscienza dell’età, peraltro mai cambiata nel tempo, che sempre mi ha spinto dal desiderio di partire più che quello di arrivare… Non ho più rivisto Vittorio il francese, che dopo un lungo passato di droga è tornato in Francia per tentare gli di disintossicarsi, con il triste risultato di diventare un alcolizzato cronico. Ugo invece l’ho rivisto un anno fa e scoprii che aveva fatto il geometra presso il comune dove risiedeva, ma ora che da tre anni era in pensione, girava il mondo in viaggi organizzati per alcuni mesi, a volte in bicicletta o con treni e gran parte a piedi. Questo fu il mio primo meraviglioso viaggio da adolescente, il primo di una lunga straordinaria serie di viaggi, nel mio mondo, quello dove ogni volta è la prima… volta. Viaggio con me stesso, con la mia fantasia, con l’amore che ho per la gente che incontro e per i luoghi nuovi che conosco.

29 MARZO  2016   S. Secondo

◊L’alba del primo giorno di Primavera e bello come questo giorno che mi sveglia un pensiero di Te…  Primavera. Amica del mondo che amo di più, avrei da chiederti tre desideri…

il primo desiderio è che non mi si cancelli Mai memoria di sogni che furono e sogni che sono, come quando con i miei due fratelli e tre sorelle, si stava a pranzo sotto la pergola d’uva con l’Adorata mamma Marianna e papà Giuseppe.

Non possa svanire Mai il ricordo di quella lontana sera fredda del due Gennaio, quando aprendo quella porta vidi l’Amore della mia vita bella che illuminava la stanza, ne scompaia mai come ora sino all’ultimo mio respiro, il poter guardare Susanna accanto a me beatamente fare il sonno dei giusti.                                                                                                                 Sia Sempre presente nel mio cuore il grande Amore che nutro per la vita e per chi la vive, e l’angoscia per chi l’avvilisce e la svilisce bestemmiando al bene inneggiando al male con l’esistere, possa continuamente usare il primo sentimento per sconfiggere l’altro.

Il secondo desiderio che ho da chiederti è anche l’unico che vorrei Tu stessa cancellassi, cioè quel giorno che non posso maledire perché non mi appartiene come non uno solo dei miei capelli, quell’infinitamente triste pomeriggio in cui il fato crudele ci fece poi vivere in due mondi diversi, il Tuo Celeste, il mio ancora e per altro tempo più scuro.

Il terzo desiderio che ti chiedo Primavera, e  che mi perdoni quell’incolpevole gesto terreno, e tenga un posticino per me accanto a Te Gloria, uno anche per i miei cari e per Tutte le persone che Amo comprese chi no, che li finalmente saremo tutti uguali. Penso a Te in questo giorno perché oggi è Primavera, penso a Te perché Sei la Primavera… del mio cuore. Ciao Gloria.

“Non c’è 2 senza 3 e il 4quarto desiderio vien da se, ma meglio non chiedere troppo alla provvidenza, ci pensa Dio. a mettere insieme ciò che manca dal puzzle della vita. Benvenuta Primavera.

30 MARZO S. Leonardo, S. Decimo, S. Regolo, S. Decio, S.Decio, S. Beniamino

◊L’amore non ha confini non ha età e non è mai tabù. L’espressione dell’amore e forse uno degli argomenti più variegati tra i sentimenti associati. Certo e’ quantomai complesso, ed ognuno in base alle sue esperienze ha la sua in merito da dire, che poi paiono tutte uniche e complesse ma sono banalmente e inesorabilmente tutte uguali tra loro. Il comune denominatore e’, che nonostante tutto e’ una esperienza da vivere, perché l’amore e naturalmente “vita”, la tua vita, la mia vita, la vita di Tutti, l’amore e’ di per se vita. Dio e’ Amore. Ci sono molti modi di amare, tutti quanti amiamo chi in un modo chi nell’altro. Si può amare l’altrui sesso, o una persona dello stesso sesso, che differenza c’è? E’ forse diverso il modo di amare qualcuno, l’amore e’ amore quando viene trasmesso con rispetto, con gioia, con… Amore.

Ricorderò sempre quel ragazzo. Si era in un cantiere di Torino per lavoro, e nella pausa pranzo, seduti su di una latta vuota rovesciata, si mangiava un panino e si beveva una birra. Spesso mi parlava di quella ragazza. Giorno dopo giorno mi parlava di quella ragazza…ne era innamorato perso, si capiva chiaramente. Dopo qualche giorno che lo ascoltavo, chiesi da quanto durava la loro storia, Luca mi rispose che non era mai iniziata, al che giustamente stupito gli dissi, ma stai scherzando? Sono giorni che mi parli di Lei e tu nemmeno ci stai insieme… Luca mi rispose, io vorrei ma lei non è convinta, non ancora. Quindi? Dico io… E lui di nuovo, la amo talmente tanto che se le facessi pressione la condizionerei… Non è così che funziona, amare una persona riprende Luca, vuol dire prima di tutto rispettarla, quando, e se sarà, me lo farà sapere. E’ se non prendesse mai la decisione a tuo favore, ribadisco io! Non importa continuerò ad amarla senza pretendere nulla, stando nell’ombra, come ora del resto, amandola e rispettandola.

Rimasi basito, Luca all’ora aveva diciotto anni, e’ stata una lezione di vita sull’amore che non dimenticherò mai per il resto della mia vita. Ecco perché l’amore non è mai tabù, chiunque può e ha il diritto di amare, anche un prete, un vescovo, un cardinale, una suora, l’amore non è mai peccato. Cosa può fare un prete per reprimere quel sentimento che è proprio di Dio. e perché lo deve fare, chi gli impedisce di Amare. Se corrisposto abbandonerà la veste, o se vuole continuare ad essere di Cristo, potrà continuare a coltivare il suo amore in segreto tra se’ e se’ pagando il fio del suo amore negato evitando il lato materiale, tenendo fede al suo voto di castità, ancor più onorando una sacra promessa di fede, ancora non v’è affatto la necessità di reprimere un amore platonico che è nato dal cuore, dall’anima.

31 MARZO 2014. S. Guido

… Del resto e’ semplice… Perché Dio permetterebbe che una manifestazione d’amore scaturisca nel cuore di quel prete, di quel vescovo, di quel cardinale o di quella suora se fosse peccato. L’amore non è mai peccato, non può in alcun modo esserlo, Dio. stesso e’ amore, impossibile che la sua stessa essenza sia male, sia peccato. Impossibile. Il peccato semmai e conseguenza delle azioni che seguono l’innamoramento e si determinano a seconda delle situazioni. Un caso particolarmente delicato, come l’innamorarsi della persona che già è legata sentimentalmente ad un altra persona, sposata o meno che sia… Ebbene se ad entrambi succede di innamorarsi, per brutta si presenti la situazione, vuol solo dire che l’amore che stanno lasciando, non era vero Amore, non è mai esistito non essendo amore vero, alla fine e’ assolutamente giustificabile il dolore che purtroppo questa nuova coppia debba recare all’ex compagna o compagno, la sincerità è verità e richiedono sempre un tributo pesante a chi desideri essere della loro congrega di guerrieri veritieri.

I due nuovi innamorati saranno felici, e con il tempo se i loro ex sapranno comprendere, come e’ giusto sia, avranno la possibilità di ricrearsi a loro volta una nuova vita, un nuovo amore, sicuramente migliore del precedente. Papa Francesco ha aperto un nuovo tipo di dialogo, rivolgendosi alle coppie divorziate e alle coppie gay, in un suo recente famoso discorso ha clamorosamente detto testuali parole: Chi sono Io per poter giudicare!…. Grande Papa, grande uomo, grandissimo ministro di Dio., per rimanere in tema religioso, ma non solo perché il tema e’ di moralità e di etica ed entrambe vanno oltre ogni credenza, costume o religione. Nonostante ciò, l’esempio è prettamente religioso… Il demonio tenta gli uomini su e per azioni che loro stessi dovranno compiere, e tenta di indurli così in peccato attraverso subdoli illusioni e inganni terreni per potergli carpire l’anima. E’ difficile che il male raggiunga l’Anima e quando raramente succede è colpa di uno starnuto malandrino del l’ Arcangelo Gabriele che, distraendosi regala un secondo di troppo alle fiamme del fuoco furtivo. E di nuovo l’amore incalza sovrano. Innamorarsi di per se’ non è ancora un azione compiuta, e’ chiaro che nessuno possa evitare di innamorarsi, quindi nessuno sta peccando nel momento stesso che questa cosa accade a discapito della propria volontà perché comandata dai sentimenti.

E’ il modo successivo di porsi che determinerà o meno il peccato. E’ il proseguo che fa’ l’uomo peccatore o retto sia. Chiunque può e ha il diritto di innamorassi di chicchessia. E’ nostro piacere comportaci da persone come Luca, aspettare pazientemente di essere contraccambiati o avere la forza di desistere, la dove si sta peccando nel l’insistere se non si è contraccambiati… l’Amore non è mai uno sbaglio, non è mai peccato, il vero Amore non è comandato da nessuna decisione, il vero Amore si deve vivere sempre, con il corpo e con il cuore e se ancora non è possibile si vive con l’Anima… che basta e avanza per saper Amare ogni volta che il cuore batte più forte.

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