MARZO. Solo per oggi (completo)

01 MARZO 2020.  S. Albino, S. Silvio.

il vento di Marzo è pazzerello, era ‘pazzerello’, ora è pazzo come ‘Noi’ e son trenta giorni che passano con pioggia violenta e piccole bufere improvvise, ma rimane pur sempre… “i giardini di marzo si vestono di nuovi colori, e le giovani donne si vestono di nuovi amori”. Lucio lo sapeva e lo sappiamo anche Noi che il ventun Marzo inizia la Primavera.

Vento, vento che vieni da ponente e mi sbatti in faccia l’umidità della notte che ancora mi tormenta di pensieri e parole, vento portati via promesse mai mantenute e l’ipocrisia della gente, portale nei deserti là, dove solo serpenti e scorpioni se ne possano servire.

Vento, vento di maestrale, accarezzami la pelle senza farmi male e chiudendo l’occhi sentirò il profumo del mare invece che l’odore del male, vento, sarà come fossi su una barca da te cullato, lasciando a riva falsi sorrisi e sguardi invidiosi.

Vento, vento che vieni da chissà dove penetrandomi sin dentro, fammi quel poco rabbrividire e portami con te in un altro mondo, un mondo dove i sogni son realtà e nella valigia del mio viaggio ci sia tutto il necessario ma privato di avidità e potere.

Vento, soffiami addosso sinuoso e leggero come quando accompagni una foglia che cade da un albero e delicatamente la posi a terra, e se altro per me non puoi fare, fai di me ciò che vuoi ma lasciami l’amore, senza di lui non so stare.

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02 MARZO 2018. Santa Agnese, Santa Delinda, Santa Gennaro, S. Ulrico.

Quell’allegrone del tempo. Il tempo sembra, ma non è bizzarro, fa ciò che deve quando deve, e se il suo comportamento pare scombinato quando scarica bombe d’acqua al suolo, altro non si ha più quanto non si meriti di aver voluto avere.

Il tempo non è pazzo se comanda alle viscere della terra con la pancia piena di magma, di riversarla eruttandola sulle pendici delle montagne, sennò il mondo intero scoppierebbe.
Ovvio che se la lava incontra ostacoli costruiti sul suo cammino non li può evitare. Il tempo è innocente quando butta giù neve a palate gigantesche ed normale che al disgelo si formino valanghe, anormale sfidare la sorte nonostante la forte possibilità di risultare degli incoscienti e per questo perirne.

Il tempo ti consiglia fondamenta solide per la propria casa, quanto possano bastare a far continuare una vita. Perché il sacco è ancora pieno, un sacco pieno di vita è come fosse un enorme sacco di farina per fare il pane. La vita è un sacco di farina che il gran Mugnaio ha confezionato per il mondo, da quel sacco proviene la vita, se ne attinge a piene mani anche il clochard che meschino ha molti buchi nei guanti di lana e non trattiene che poche briciole.

Golosamente molte mani si immergeranno in altre infinite storie di vita rimestando e annaspando tra la farina anche Babbo Natale svuota il sacco che porta sulle spalle ma lo riempie ogni anno e ancora regala la neve che contiene pane… sotto la neve c’è pane, lo sanno anche gli uccellini che si scambiano cinguettii nascosti tra le foglie dei sempreverdi. Il tempo non è mai più bizzarro di quanto lo siamo noi, si adegua, è accomodante il tempo, ma quando si arrabbia fa ricordare di essere il padrone.

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03 MARZO 2020. S. Marino, S. Asterio Santa Camelia Santa Cunegonda S. Innocenzo S. Tiziano.

Malattia dell’anima. Si è ripreso con vigore a pregare. Altro probabilmente non c’era da fare, pregare il fato, pregare che il destino sia clemente, pregare Dio.

Altro non c’era da fare. Arrivavano le notizie sul numero dei morti per Corona V come fossero una raffica di mitra e, peggio che ucciderti, ti ferivano non mortalmente, ma in modo che la tua pena potesse proseguire. Chissà cosa si chiede un carcerato all’ergastolo, chissà quante volte s’è posto la domanda del morire suicida per una condanna a morte piuttosto che essere recluso a vita.

Allora non rimane che pregare, ognuno il suo ego, ognuno il suo Credo. Che poi il “Credo”, non è un voler rifuggire dalla realtà per immergersi in una fiaba, è seguire semplicemente il percorso di vita o di fantasia che una persona si sceglie senza costrizione alcuna. È la consapevolezza che le fiabe son sogni, e senza sogni una persona muore prima ancora di morire. L’insegnamento terreno di Gesù Cristo lo si può vedere come un racconto immaginario o come interpretazione della propria Anima, in ogni caso lo si legge sempre come messaggio di pace.

Trovare la forza e il coraggio di rimettersi ad una entità divina per il significato stesso della parola Divina, Amore, semplicemente Amore. Riporlo per poi riceverlo centuplicato. È difficile in un mare di guai, è quasi impossibile. L’unica cosa che può renderlo possibile è il contatto con il Cielo, là c’è Amore, là c’è Dio.

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04 MARZO 2015.  S. Casimiro, S. Nestore, S. Lucio, S. Casimiro.

Finale di un capitolo di vita. Da quella casa riparto, quel cascinale nella città che era fuori moda già ai tempi della mia fanciullezza. Uno degli ultimi baluardi di quel capitolo che si era abbarbicato in quella fase di vita, forse speranzoso ma di certo spavaldo di non cedere all’incalzare del tempo, che inesorabile rubava spazio ed essenza. Come un vecchio mausoleo che sta lì a ricordare come si viveva nei primi del novecento.

E noi, io e la mia famiglia, con un piede dentro e uno fuori da questa realtà, perché ci piaceva vivere in due condizioni, la prima soddisfaceva i miei genitori, o almeno uno di loro, e la seconda era rincorsa da noi figli con quella smania che ti fa desiderare tutto e subito, dettame di un età “agitata”, mania e desiderio di tutto, che poi spesso per chi ne abusa non dà niente. E per grazia degli altri cinque fratelli solo io esagerai nell’esuberanza del vivere.

I più saggi dicono che non si vive di rimpianti, ed io con loro ma non del tutto, ancora sto analizzando ed elaborando questo importante messaggio, per potergli attribuire una degna risposta.
In fondo sono rimasto ciò che ero, un inguaribile inseguitore di sogni, alcuni ne ho realizzati, ma molti no.
I sogni sono tanti, e i più non son sogni, ma spesso scomode realtà, come trovare l’amore con la A maiuscola, che ringrazio Dio. di avermene fatto dono.
Segue, appiccicata come un francobollo, una bella famiglia, dei figli di cui si possa essere orgogliosi, il lavoro, non inteso come mero stipendio ma qualcosa che piace fare e non faccia sentire dentro di avere sprecato del tempo. Ne abbiamo ‘uno’ di tempo, non ‘due’, ‘uno’, e va vissuto a mille, sennò non ha senso nulla, vivere per morire è un concetto, vivere e poi, solo poi morire, è tutto un altra faccenda.

Un “ni” al non avere mai dei rimpianti, e spero ottimisticamente di farlo diventare un sì.
Di una cosa son certo, dell’amore che ho per i miei respiri, di quello che ho per tutta la gente, e per questo ringrazio di aver corso troppo e essermi fermato in tempo facendomi capire che nella vita si può sempre ricominciare.

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05 MARZO 2015.  S. Lucio, S. Adriano

Quando a sette anni girovagavo con Papà, nei suoi tanti viaggi per lavoro, mica potevo seguirlo sulle navi attraccate al porto di Brindisi, dove lui di fatto lavorava, o di Taranto, o di Lecce. C’era sempre il guardiano di “turno” che mi intratteneva durante il giorno, e mi faceva giocare nel porto con conchiglie e pietruzze di pirite che, agli occhi di un bambino, erano pezzi del tesoro dei pirati.

L’alternativa era quella di imbarcarmi con i pescatori del luogo per andare a pescare ma non ero contento quando si ritornava al porto, battevano decine di volte sulla battigia i ‘poveri’ polpi catturati così che le loro carni fossero più morbide. Io mi sforzavo di capire lo strano dialetto dei marinai mentre parlando tra di loro rivolgevano lo sguardo al mio timido sorriso ma lo stesso ci si intendeva con altri sorrisi che mi venivano rivolti.

Anche non si capiva nulla di ciò che dicevano quando si aprivano quelle bocche rugose arse dal sole era comunque simpatico sentirli parlare, “del rest al so mia come iavres fac a capì ol me de dialet!” (del resto io non so come avrebbero fatto a capire il mio dialetto) tutti uguali i dialetti a volte simpatici a volte no.

E ancora quando nei viaggi di gioventù con fame di sapere e di avere, ho avuto modo di gustare la squisita ospitalità del sud con le signore senza età vestite nero con manciate di fiorellini sparsi, che se chiedevo una zucchina, me ne andavo con la sporta piena di tutti gli ortaggi possibili del loro orto, gente attenta all’accoglienza del prossimo, basta riempire lo sguardo nel verde azzurro dei loro mari, e se da ospite non ci vivi, altro non serve.

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06 MARZO 2015. Santa Coletta, S. Ezio.

Il paradosso del nostro tempo nella storia è che abbiamo edifici sempre più alti, ma moralità più basse, autostrade sempre più larghe, ma orizzonti nell’intimo difficili da raggiungere.

Spendiamo di più ma abbiamo meno. Compriamo di più, ma godiamo meno. Abbiamo case grandi e famiglie più piccole, più comodità, ma meno tempo per godersela.

Abbiamo più istruzione, ma meno buon senso, più conoscenza, ma meno giudizio, più esperti e ancor più problemi, più medicine ma meno benessere, beviamo troppo, fumiamo troppo, spendiamo senza ritegno, ridiamo troppo poco, godiamo troppo veloci, ci arrabbiamo spesso, facciamo le ore piccole e ci alziamo stanchi, vediamo troppa tv e preghiamo di rado.

Abbiamo migliorato le nostre priorità ma ridotto i nostri valori. Parliamo troppo, amiamo poco e odiamo spesso. Abbiamo imparato come guadagnarci da vivere ma non come vivere. Abbiamo aggiunto anni alla vita, ma non vita agli anni. Siamo andati e tornati dalla luna, ma non riusciamo a trovare il tempo per attraversare la strada per incontrare un nuovo vicino di casa. Abbiamo conquistato lo spazio esterno, ma non lo spazio ‘interno’, abbiamo creato cose più grandi ma non migliori. Abbiamo sporcato l’aria e inquinato l’anima. Abbiamo dominato l’atomo, ma non i pregiudizi.

Scriviamo di più ma impariamo di meno, pianifichiamo di più ma realizziamo meno. Abbiamo imparato a sbrigare, ma non ad aspettare. Costruiamo computer più grandi per contenere più informazioni, per produrre più memoria di ciò che si scrive e comunichiamo sempre meno. Questi sono i tempi del fast food e della digestione veloce, grandi uomini e piccoli caratteri, ricchi profitti e povere relazioni. Questi sono i tempi di due redditi e più divorzi, case più belle ma famiglie distrutte. Questi sono i tempi dei viaggi veloci, e degli usa e getta, della moralità per produrre delle relazioni di una notte. La vita non si misura da quanti respiri si fanno, ma da quanti ti tolgono il respiro.

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07 MARZO  2016.  S. s. Perpetua Felicita.

È il giorno prima, la sera prima, ma voglio ‘bruciare’ al traguardo della mezzanotte tutti gli uomini perché sono geloso di tutti… perché  non vorrei mai che si sprecassero tesori e la Donna è il Tesoro più ambito di ogni Persona che voglia condividere parte dell’esistenza con il meglio del meglio si possa avere, quindi è un bellissimo sogno ad occhi aperti.

Se si desidera avere un figlio, si deve prima desiderare una Donna. Se si desidera avere l’Amore si deve sperare di essere il compagno di una Donna, alquanto strano non possa officiare una Messa, tanto meno capire perché non sia mai stata eletta Papa. Senza di Lei non ci sarebbe stato nessun Dio. in terra, nemmeno il Mio.

La Donna reagisce in misura molto più efficace e decisa quando si ha bisogno di cure ma i più accreditati chirurghi sono maschi, come continuo a non capire perché la Donna che è la Regina della casa e della cucina, assuma in modo molto minore il titolo di chef rispetto al maschio.

Qua c’è lo zampino dell’uomo che fa le fusa e sornione non vuole il “secondo posto”, forse non ha ancora capito che non esiste nessun numero nella classifica umana.

Ma oggi che sarà anche domani e i giorni a venire, vi auguro che l’uomo si inchini alla vostra Femminilità e umilmente vi sia vicino nel tentare di eguagliare un po’ del vostro essere Donne, del vostro essere Femminili, del vostro essere Madri, che chi non lo diventa, non è meno degna di essere chiamata Donna, siete talmente indispensabili che non dovete dimostrare per forza di sapere fare un figlio. Auguri Stupende Creature, possiate passare il più bello dei giorni. Viva le Donne!

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08 MARZO 2019. Festa delle Donne Santa Beata.

Aprendo l’uscio di casa, si sente profumo di torta margherita, e subito si immagina la farcitura di marmellata, qualcuno spera sia di cioccolata. La vita è fatta di profumi e odori. L’uno inebria e l’altro puzza ma entrambi sanno dirti un qualcosa che serve al corpo e allo spirito.

La città all’alba si muove, si riempie di frenesia e voglia di fare, anche per chi si sbatte per la ‘dose’ giornaliera o per chi va in ufficio a rubare del tempo alla vita, e per altri ancora che raccolgono pomodori da mane a sera per pochi euro. Intanto il mondo gira, e nel suo roteare mescola profumi e odori mettendo alla prova ognuno di noi. Un’armoniosa sfida in cui ci imbattiamo ad ogni risveglio.

Si muovono città con rumori e frastuoni, così come il mare che regala ventate di salmastra imponenza facendo sentire l’odore del pesce e la freschezza profumata del mare.

Il bosco si riempie di zampilli di luce che si fanno largo nell’ingordigia delle fronde, il muschio ai piedi degli alberi sembra faccia un gran respiro per poi emanare un effluvio di maschi odori arborei. Le pianure si vestono di verde speranza e tra le boscaglie di betulle una brezza leggera trasporta con sé essenze profumate inumidite dalla rugiada delicata di un mattino in stagione lieve.

Nel caos di queste emozioni ogni giorno il mondo si confronta e in mezzo di tutto ciò, si sentono profumi e odori che sono l’antipasto della vita, indelebili ‘sapori’ che riportano alla mente ricordi di momenti del proprio passato e fanno discernere il buono dal cattivo e il bene dal male in un miscuglio di sensi che vengono separati con il senno di poi.

Varcando la soglia, avanzando quel poco, si sente il profumo di quelle castagne essiccate sul solaio, e ora bollite. Non c’è torta margherita, né con marmellata né con cioccolata, ci sono solo castagne mondine cotte con un pizzico di zucchero. Un imprevisto del pensiero. Un’altra possibilità di separare i profumi dagli odori perché troppo profumo stordisce, troppa puzza avvilisce, sensazioni da provare ricordando sempre che il destino non ha ne profumi ne odori.  

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09 MARZO 2021 Santa Francesca S. Paciano, S. Domenico Savio.

Ci sono momenti in cui non si ha più niente da dire, si è detto già troppo di molto bello e anche inutile, non si ha voglia di dire altro.
Dev’essere un momento che ti porta a vivere nuove emozioni.
Nella vita scema tutto, dall’adolescenza al diventare ‘maturi’, si macinano esperienze con la velocità di un appetito ventenne, qualcuna digerita e altre vomitate. Errori e cose ben fatte. E adesso è il momento di non dire nulla, lasciarsi alle spalle un passato per inventare un nuovo presente. Altre aspettative, altre speranze e altri sogni che anche al momento non si ha niente da dare, per fortuna ti vengono sempre a trovare… e ci saranno altre cose da dire. Mai smettere di sognare.
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10 MARZO 2017 S. Vittore, S. Crescente, S. Gaio.

Ognuno costruisce il suo modo e il suo mondo da vivere, la sua casa, e nella mia vi entro con immagini impresse nella memoria dove un piccolo atrio accoglie con maestà una Tribulina che ospita la statua della Madonna. Un camino sempre acceso per fare polenta e tanta allegria.

C’è un disegno dipinto sulla parete e una finestra che ha visto cento inverni, con una grata di ferro che sembra essere stata in fondo al mare per almeno cento estati.

Una finestra davanti e al di la d’essa una manciata di casupole di pietra unite come per scaldarsi nei lunghi inverni montani, sopra, un cielo plumbeo che accarezza le cime dei monti innevati. La pioggia scende dispettosa, come ti aspettasse dietro l’angolo con una pistola d’acqua in mano, solo ogni tanto viene solennemente richiamata e si riprende assumendo un’aria seria, e scende copiosa e fragorosa, e poco dopo smette per riprendere a giocare con le nostre paure.

Siedo su di una sedia impagliata e, dopo aver stappato una bottiglia di prosecco ne gusto le inebrianti bollicine e me ne sto lì a pensare, o forse non penso proprio a niente. Oltre quella porta, dietro quelle mura sono me stesso e faccio con rispetto ciò che voglio, gustarmi una vita che ancora non ho capito ma spero ben presto mi sia chiara, come la luce di ogni alba che nasce con il sole dopo la pioggia.

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11 MARZO 2016. S. Costantino, S. Ramiro.

Quella volta, nel paese da dove venivi ragazza, in quel meraviglioso albergo con stanze enormi e un camino all’interno di ognuna, con quel bagno infinito e quelle piastrelle mancanti sul muro.

Una povertà di quelle grandi come i loro abitanti, lì a Brasov in Romania, sembrava che come il resto di tutto quel paese, il tempo si fosse fermato a quando il principe di Valacchia Vlad Tepes III, ovvero vi regnasse il poi Conte Dracula per la fantasia futura dei suoi inventori scrittori.

Era tutto vellutato, strano, il paesaggio si mischiava a quel sinistro affascinante albergo, e lei sembrava una principessa da sposare, non tanto per la sua bellezza, ma ancor più per la sua giovanissima età. E solo quella aveva, di molto giovane. L’esperienza invece, forse per necessità che in quei posti diventa virtù, era di gran lunga inferiore a quella di Roberto che di anni ne aveva più del doppio dei suoi. Con il tempo la sua storia con quell’uomo si rivelò una bugia, tutto era costruito su delle falsità… forse non volute, di certo premeditate e Roberto se ne rese conto.

Del resto era costruita su menzogne anche la storia del Conte Dracula, che non era conte ma principe, non era Dracula ma Vlad III, che non succhiava sangue a nessuno, ma faceva “impalare” la gente a lui ostile anche per futili motivi. Il paese dove vi era uno dei suoi castelli era Bran e non Brasov, non era il castello dove aveva vissuto ma uno dei castelli da lui posseduti e gestito per suo conto da altri regnanti governatori.

Realtà e finzione. Tutto serve, amalgamato dal sapere e dalla conoscenza del bene e del male. Tutto occorre che sia, così come viene presentato nel disegno dell’esistenza, la composizione del mosaico di un vivere futuro.  Il vero amore nasce sulle ceneri degli errori precedenti, il vero amore è, dopodiché si ha la consapevolezza di ciò che è sbagliato, e Lei Sara, ancora non lo sapeva.

Perciò una storia d’amore va vissuta sempre, nonostante tutte le sofferenze che può comportare, allora migliore sarà il successivo, perché chiusa una porta se ne aprono altre cento… e la vita continua ogni volta che incrocio uno sguardo nuovo, o il colore di quegli occhi. I tuoi di occhi Sara.

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12 MARZO 2015 S. Luigi Orione, S. Innocenzo, S. Aureliano.

Non è tuo, quell’Amor non è tuo. È di un altro, o di nessuno, ma non è tuo. Ti sei dichiarato e non è stato accettato che il tuo cuore batta solo per lei, o non hai ancora avuto il coraggio di farlo, ed è ancor peggio, perché vivi nell’angoscia che qualcuno lo faccia prima di te, intanto quell’Amor non è tuo. Mangi, e non sai perché lo fai, dormi, quando ti riesce, ti svegli al mattino con il pensiero di Lei e vivi come se non se ne fosse mai andato, era lì che ti tormentava nel dormiveglia a ricordarti che senza di lei non vivi.

E intanto passano i giorni tutti uguali, senza sale, e quel peso tra stomaco e gola, non se ne va, ti opprime sempre più, tanto che a volte disperatamente chiedi aiuto al cielo, chiedi una pausa, un po’ come se non ti passasse un brutto mal di denti che non dà tregua.

E continui a trascinarti nel vivere che altro non ti importa, ti rifugi nel lavoro e fingi indifferenza mentre bruci dentro. Ogni tanto trovi il coraggio di scrollarti di dosso il tutto, e fanculo anche Lei, esci bardato da conquista, auto pulita, un po’ più soldi del solito in tasca e chi ti ferma più.

Ti fermano mille cose, una tipa che somiglia alla persona che ami, due che si baciano, l’amico che ti saluta per strada con sottobraccio la sua ragazza o una qualsiasi stupidaggine che interrompe la tua momentanea sicurezza o ti ferma una bella canzone che diventa di colpo la cosa più triste che ti potesse capitare di sentire in quei momenti, e il più delle volte finisce con una bella sbronza in compagnia di alcuni sfigati, come o più di te. Ma il giorno appresso non ti arrendi e vai avanti a sperare, e ti formuli mille idee di cosa puoi dire o fare per conquistare ciò che vorresti fosse del tuo cuore.

L’amore è bello se si manifesta in tutta la sua magnificenza, ed è bello anche se ti fa soffrire, io tornerei volentieri a quei tempi che trepidavo al sol vederla, al sol sentirla, non tornerei mai indietro a veder soffrire una donna per la mia stupidità maschile. L’amore è bello anche quando ti fa soffrire, smette di essere bello solo quando fai crollare i sogni di chi pensa di non riuscire più ad averlo.

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13 MARZO 2014. Santa Patrizia, Santa Eufrasia, S. Fedele, Santa Letizia, S. Rodrigo, S. Salomone.

Mi manca il vento. L’ossigeno che sbatte sulla pelle e diventa battito di cuore. Mi manca. Da sempre. Ed è la sua mancanza che mi dà vita. Nasco in via Lunga a Villa di Serio, ma i miei ricordi insieme alla mia vita stessa iniziano a Seriate in un cascinale in via della Libertà, che se ci fosse stato un nome azzeccato per scatenare lo zingaro che c’è in me, ecco che di più non ce n’era.

Da quel posto ho cominciato a vedere e conoscere il mondo, da lì mi sono sempre affascinato nel conoscere usi e costumi altrui, non fosse che per il piacere di imparare a rispettare il mio prossimo, e ancora vado a lezione. Lezioni che proseguono all’infinito.  Io, rimandato ogni anno di vita, bocciature di anima per farla sbocciare adesso che è marzo.

E di tutto il mio girovagare ancora mi manca di sentire il ruggito di una tigre, che si immerge col suo manto nei colori della sua terra e si mischia ai suoi profumi speziati.  Mi manca di essere ospite, coperto di pelli in una capanna lappone per scaldarmi al fuoco di una stufa, per poi rincorrere e governare le renne. Mi manca di essere su una rompighiaccio diretta al Polo Nord, e vedere la transumanza delle balene e il loro migrare. Mi manca di essere sulla cima del Monte Bianco, e spaziare lo sguardo per ore ed ore nel mare infinito dei monti, con le nuvole che giocano come onde spumeggianti. Mi manca di navigare tra i fiordi norvegesi, per poi fermarmi in un faro a guardare il mare davanti a me, per vedere quando sorride, quando è triste, quando è beato e calmo, ma soprattutto quando è arrabbiato, ed io lì, al sicuro dietro il vetro in alto, vederlo infrangersi contro di me, in basso.

Mi manca la terra culla dell’umanità, con i suoi colori, con le sue bestie meravigliose a partire dal re della savana, il Leone e il suo popolo fiero, mi manca il mal d’Africa. E poi mi manca tanto e di più, ed insieme a tutto mi manca il mio passato, sarà che nonostante tutto mi è piaciuto, Ma ciò che mi manca di più di ogni altra cosa, sia di vedere e sia da fare in tutti i posti del mondo, è di stringere la mano di un bimbo che muore di fame, e chiedergli scusa per tutto ciò che io ho avuto, e perdono per il suo meno di niente.

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14 MARZO 2019 Santa Matilde, S. Lazzaro.

Facessimo come i cani, avremmo memoria di pochi secondi di un torto subito.  A Loro è stato dato l’istinto che supplisce quasi immediato sulla ragione, e poco dopo un cane non si ricorda del torto subito, sia fisico che all’idea che hanno dell’amore. Quel grande amore che hanno dentro tutti gli Animali del mondo che attaccano solo in caso estremo di difesa, per sé o per i propri cuccioli… e lo fanno in silenzio perché una cattiveria è tale solo se annunciata. C’è buio è c’è silenzio, da rompere i timpani di chi vorrebbe ascoltare e non ode, e allora facciamo parlare i cuori che quelli comunicano fra loro e sanno trasmettere speranza e Amore, fiduciosi che tutto finisca con il buon senso di tutti… Ci voleva il silenzio per allontanare la gente e avvicinare i cuori perché “Un bel tacer non fu mai scritto”… nemmeno oggi che è un Marzo di un altro anno e fra poco sarà ancora primavera.

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15 MARZO 2017 Santa Luisa, Santa Lucrezia, S. Tranquillo, S. Zaccaria.

Michael Jackson non c’è più in questo mondo perché ha fatto uso eccessivo di farmaci di cui abusava perchè il suo ego reclamava onnipotenza, e nel mondo dello spettacolo si è creato un nuovo martire. Farà parlare di sé ancora per moltissimo tempo.  Bob Marley ha fumato tanti di quei “puretti” che c’è schiattato di cancro alla gola. Muoiono centinaia di persone ogni giorno per cancro da fumo, e se ne parla solo sui pacchetti di sigarette che tutti ignorano disgustati, del re del Reggae se ne parlerà ancora.

Marilyn Monroe bella e affascinante e sexy bionda, da operaia diventò famosa. Chi la scoprì la “usò”, così come tra gli altri fece il presidente degli Stati Uniti di quel tempo, poi stanca di essere “usata” inghiottì una dose massiccia di barbiturici e interruppe prematuramente la sua vita. Sono passati molti anni e ancora si possono comperare delle tazze con sopra la sua immagine sorridente e ancora si parla di Lei.

Garibaldi fu ferito, fu ferito ad una gamba e lo ha saputo mezzo mondo. Si è fatto male sul cantiere anche Battista il muratore, ma si è parlato di Lui solo qualche volta per un breve periodo. Charlie era un bellissimo ragazzo biondo, elegante, buona parlantina e due mani d’oro che con un paio di forbici faceva miracoli con le acconciature. Si innamorò di una prostituta tossica e per amore non usò mai preservativi per non farla sentire un ‘oggetto’ e si prese l’HIV, e iniziò. Lei morì. A cinquant’anni andò in ospedale per una cosa da nulla e dopo qualche giorno vi uscì senza più respirare. Nessuno parla più di Charlie.

Anche Gesualdo era amante della vita… bello come il fuoco ma non gli  bastava. Usciti da una discoteca una notte che era quasi l’alba, mi chiese di accostare l’auto al ciglio della strada, mi fece aprire il cofano del motore, al che svitò il tappo del radiatore, colse un po’ di quel liquido refrigerante direttamente con una siringa e se lo iniettò in vena.  Passarono alcuni anni, Aldo non si faceva più. Un mattino stava andando a lavorare in bici, pressappoco al punto della strada in cui ci eravamo fermati quella notte, venne investito da un camion e trovò la morte. Nessuno ha più parlato di Gesualdo. Una notte ero sbronzo e ho pisciato sul balcone. Fortuna che ho pisciato io sul balcone…l’avesse fatto Justin Bieber si sentirebbe ancora la puzza di pipì in tutto il mondo. Gente che ‘conta’ e altra no! Ma non siamo tutti uguali?

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16 MARZO 2017. S. Eriberto, S. Abramio, S. Agapito, S. Eriberto, S. Tatiano, S. Natale.

L’amore è una sorpresa unica, ogni giorno, ogni momento ti prepara un copione da seguire.  Tutti attori su questo immenso palcoscenico che è la vita. Ognuno con i suoi problemi, con le sue gioie e dolori, soddisfazioni e delusioni, una mescolanza di emozioni, calde e fredde così che si cerca di capire le persone di cui ci si circonda. Per amore ami, gioisci e soffri, per amicizia ti scotti le dita in continuazione.

Escludendo problemi d’Amore che giusti o sbagliati siano il risultato finale è scontato per ogni situazione, ci sono quelle che vedono protagonista l’amicizia tra le persone. Chi trova un amico trova un tesoro, ma è un tesoro che non si trova quasi mai, o ci si illude spesso di averlo trovato. Ci vuole troppa indulgenza, tolleranza, bontà, disinteresse, umiltà e amore per riempire un forziere colmo di amicizia.

Bisogna saper lasciar perdere su alcune cose ed essere fermi su altre per saldare un legame amichevole, non urtare la sensibilità e quindi rispettare la persona che ti sta di fronte. È come coniare una per una le mille monete d’oro del tesoro contenuto nel forziere dell’ amicizia, avendo a disposizione per liquefarlo, un cucchiaio e pochi fiammiferi.
Tenere salda un’amicizia e mettersi sullo stesso piano anche quando si sa di essere superiori per qualche ragione materiale e ammettere a se stessi quanto al contrario si è ‘inferiori’, soprattutto nei Sentimenti.

Sovente si confonde la vera amicizia per via del tempo in cui ci si conosce, in realtà può bastare un giorno o non servire una vita intera. Essere buoni amici è un po’ come essere innamorati, prima del tuo bene vuoi il bene dell’altro, solo così si è contenti. Se non esistono queste prerogative, non esiste vera amicizia, si tratterà sempre e solo di una persona o più persone che si ‘conoscono’. Trovare un tesoro è raro, perciò chi trova un amico, trova un tesoro.

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17 MARZO 2018.  S. Patrizio.

Affacciato sul mio sguardo, sigaretta, tazzina da caffè con risciacquo di grappa tra le dita delle mani, osservo passare una donna che non cammina per passeggiare. Il suo passo sembra preciso tanto d’esser monotono e anche un poco stanco. Fa pensare ad una persona che zainetto in spalla rincasa dopo una giornata trascorsa alla cassa di un supermercato.

Ecco che allora, un po’ per gioco, un po’ evadere la mente da pensieri  noiosi, la mia mente cerca di capire il perché del passo di quella donna.

Così come strappare erbacce intorno a un fiore in un giardino. Altrimenti se il cuore è angustiato da pensieri, si possono vedere miriadi di stelle che richiamano l’infinito, e questo incute timore e rispetto, a me e a tutti. L’infinito fa pensare di non essere che un moscerino in una piscina vuota, e la paura è che d’improvviso si venga sommersi da una valanga d’acqua che la riempia.

Cerco di capire, e arrivo ad aver capito almeno una cosa che non centra nulla con quello che stavo pensando… La violenza è la fine delle trattative, è il principio del male. Ritorno con il pensiero alla donna che passeggiava con passo sicuro ma stanco e infelice nel suo cupo incedere. Mentre magari semplicemente immersa nei suoi pensieri, felice dopo una giornata di lavoro.

… E ancora riprendo il pensiero che non centra nulla. Il perdono, è l’inizio di nuove trattative. È da lì che bisogna ricominciare, dal perdono che non dev’essere rassegnazione, al contrario deve essere uno stimolo di rinascita. Certo, una punta di rancore il cuore la trattiene per un torto subito, soprattutto se si pensa di essere nel giusto. Ma nel giusto credono di essere entrambe le parti coinvolte in un alterco, da qui ecco di nuovo la parola perdono. Il primo dei due contendenti che riuscirà a perdonare, sarà il vincitore indiscusso, comunque vadano le cose, avrà mostrato più muscoli. Come a dire che il bene prevarrà sempre sul male. Il male può costringere alla fonte il suo cavallo di battaglia ma non potrà mai costringerlo a bere se lui non vuole.

Ricomincio a dire la mia e la smetto nel pensare a cosa stesse pensando quella donna che passeggiava, mi porrò un altro dubbio, così, tanto per sapere che esisto.

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18 MARZO 2015 S. Salvatore, S. Christian.

Ciao signor Modesto, ti ricordi di quelle belle sere di primavera, che dopo aver cenato al tuo hotel Fernanda, io, Te, Francesco Giusy e Susy, ci mettevamo in veranda, e tu iniziavi i tuoi racconti sulla guerra del “45”? Ci raccontavi delle tue battaglie all’invasore nemico in quella cascina a metà monte, dove dividevi con altri partigiani una strenue resistenza…e dopo lunghi mesi, ad un certo punto sentisti volare su di te gli aerei americani e capisti che la guerra era finita.

Come quando ci raccontavi dei tuoi grandi sacrifici in quel di Francia, a fare il duro mestiere del boscaiolo, ed eri bravo con quel camion a macinare chilometri su chilometri a far da capo cantiere, per poter accumulare quel denaro che serviva a Te e alla tua Sposa per realizzare il grande sogno di far sorgere quel ristorante agli Spiazzi di Gromo, lassù a “1300m” dove poi noi si mangiava in tua allegra compagnia.

Adesso riposa che è giunto il tempo, ricongiungiti alla tua amata Angela che da un po’ ti sta aspettando, ma non dimenticarti di noi, e benigno assistici con il tuo… An sè chê! Mè ta dighe a tè, tè tà ma dighet a mè… siam qui, tu parli con me, io parlo con te intanto che sollevi le mani al cielo, in segno di sommaria sopportazione e ringraziamento. Grazie di averci allietato con la tua presenza.  Arrivederci signor Modesto, ci ritroveremo in quel posto dove ci sono solo Partigiani senza guerre maligne da combattere.

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19 MARZO 2018. festa del papà S. Giuseppe, S. Quinto, S. Quintiliano, Santa Sibilla.

C’eri Tu. Avevo due anni e mi fasciavi le braccia malate con bende e cartone. Qualche anno dopo ricordo che giù al fiume, pantaloni arrotolati sulle caviglie mi controllavi intanto che pagaiavo in quella canoa che con tanta fatica mi gonfiavi d’aria, così come al lago ti divertivi a vedermi pescare. Mi portasti ad Alberobello dove per casa avevo un Trullo. Vedevo uomini che battevano i polipi sul selciato del porto e donne che riempivano ceste di frutti e peperoncini appena colti. Era sempre primavera quando mi portavi in quel cascinale sulle colline in cui gustavi pane e sarde salate con aglio e prezzemolo un bicchier di vino rosso, e per me pane, salame e aranciata.

Mille le volte che mi accompagnasti da nonno Annibale e nonna Maria. Ogni volta il nonno mi dava qualche monetina da 5 o 10 lire mentre la nonna mi allungava una grossa moneta, da100 lire di ferro, bisbigliandomi che il nonno non conosceva più il valore del denaro. Un bacio sfiorato sulla guancia ai nonni, poi si andava al bar dove spendevo la mancia in castagnaccio e spuma nera, mentre Tu iniziavi interminabili partite al biliardo.

Non avevo 14 anni e Tu papà Giuseppe mi comprasti la mia prima adorata motocicletta. Non avevo diciotto primavere negli occhi che un auto mi attendeva con il fiocco annodato sul cofano, e mi aiutasti anche a ventun anni quando me ne andai sbagliando la sposa. A trent’anni non avevo ancora stabilito un rapporto sincero con te, impegnato a cercare di essere il migliore per compiacerti, ingannevoli  stratagemmi di furbizia da strada, la stessa che capii poi che puzzava d’asfalto e non di piscio di cavallo.

Hai sposato una mamma per cui ancor oggi non conosco confini nel cuore, ma nel nome di un’ingiusta guerra che hai combattuto, non sei tornato il contadino di quando ti conobbe. Per questo, mentre bevo grappa, brindo a che ti arrivi lassù il mio più sincero ti voglio bene Papà. Non ho saputo dirtelo prima che ti voglio bene, c’eri Tu, ci sei ancora, ti Amo Papà.

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20 MARZO  2017 S. Alessandra, Santa Claudia.

All’inizio della valle, sul piccolo terrazzo della casa dove vivo che dà sui tetti, sto appoggiato al  parapetto. Di fronte a me, un milione di tegole che di un colore simile, paiono il vestito sporco di Arlecchino. Sto lì, pensando alle mie montagne, intanto sorseggio un goccio di cognac e mi fumo un ‘toscano’. E penso.

Il denaro è una cosa brutta, il denaro è lo sterco del diavolo e, insieme al telefono portatile, sono cosa da dimenticare nei momenti di quiete. Allora ripongo portafogli e telefono  nel vano portaoggetti dell’auto, oggetti fra altri oggetti, cose futili e spesso inutili. Ritorno con il pensiero alle mie montagne, una fuga dal mondo che mi soffoca con scialli di seta fresca. Agogno sospirando il giorno del nostro ritorno tra i monti. Odore di bosco, odore di un passato necessario al futuro, odore di ‘dura’ onestà, verità rimasta.

Valicheremo quella valle respirando il profumo del fiume, e riempiremo lo sguardo di nuova meraviglia. Parlo al futuro presente perché la mente viaggia veloce quanto è più della Luce, e noi siamo già arrivati, dove desideravamo essere… tra le montagne. Si sente l’eco dei tuoni che riflette sui dorsali degli irti monti che aumentano d’intensità, ed è come se il tempo ti dicesse, ora comando io, sono stanco di sentire le vostre lagnanze umane. Troppe le notizie che passano via etere senza chiedere il permesso al tempo, e ora lui, il tempo, non ci sta e si impone.

E il tuono continua a parlare borbottando e a volte urla per meglio farsi sentire. Il vento rincara con folate che gridano di fare silenzio. Adesso si ascolta il tempo che con la sua più che palpabile presenza si impone imprecando. Ora è salita in cattedra una voce più grande di noi uomini, parla il Tempo, parla l’onnipotenza di chi lo creò. Dai tetti di questa città con un sorriso. Dai monti con Amore.

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21 MARZO  2021  S. Serapione, S. Nicola.

L’alba è bella come questo giorno che mi sveglia con un un pensiero di Te, Primavera. Amica del mondo che amo, avrei da chiederti tre desideri.

Il primo è che non mi si cancelli mai la memoria dei sogni che furono e di quelli che sono, come quando con i miei  fratelli e sorelle, si stava a pranzo sotto la pergola d’uva con l’adorata mamma Marianna e papà Giuseppe.

Il secondo desiderio è che non possa svanire mai il ricordo di quella lontana sera fredda di quel ‘2’ Gennaio quando, aprendo quella porta, vidi l’Amore della mia vita, bella che illuminava la stanza, né scompaia mai come ora sino all’ultimo mio respiro il poterla guardare svegliarsi ogni mattino accanto a me, e sia sempre presente nel mio cuore il grande Amore che nutro per la vita e per chi la vive, e l’angoscia per chi l’avvilisce e la svilisce bestemmiando al bene e inneggiando al male con l’esistere.

Il terzo desiderio che ti chiedo Primavera, è di non dimenticare mai quell’incolpevole gesto terreno, e per questo si tenga un posticino per me accanto a Gloria e un ‘posticino’ anche per i miei cari e per tutte le persone che amo comprese chi no, che lì con Te finalmente saremo tutti uguali. Penso a Te in questo giorno perché oggi è Primavera, penso a Te perché sei la Primavera del mio cuore. Ciao Gloria.

“Non c’è due senza tre e il quarto desiderio vien da sé, ma meglio non chiedere troppo alla provvidenza, ci pensa Dio a mettere insieme ciò che manca dal puzzle della vita. Benvenuta Primavera.

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22 MARZO 2019 Santa Lea, Santa Nilde, Santa Pasqua, S. Benvenuto.

Non una faccia d’uomo è uguale ad un’altra, non un palco di renna è identico ad un altro e tra milioni e milioni di foglie ognuna è diversa da un’altra. Un fulmine non cade mai nello stesso punto anche se Zeus, perennemente arrabbiato, ne scaglia in grande quantità ogni giorno su questo mondo. Non esiste un monte che somigli ad un altro, così come nessun fiume in terra, scorrendo, percorre lo stesso tratto. I mari si somigliano molto ma sono salati in modo differente come diverso è il loro colore e non si è mai vista una nuvola della stessa forma di un’altra né un cielo con parimenti tonalità di azzurro.

Il clima cambia da mane a sera a seconda dei ritmi stagionali di ogni nazione, adesso è sicuro sia aumentata dappertutto la temperatura sul nostro mondo e Greta, una sedicenne che proviene da uno dei paesi svedesi con più alto tasso di suicidi del pianeta per l’insofferenza al saper vivere, alza la voce e grida a squarciagola il suo messaggio dall’allarme al surriscaldamento globale. I suoi comizi sono seguiti da migliaia di persone che invadono le strade lorde di sporcizia e di maleducazione, Greta li percorre a piedi con in mano cartelli che inneggiano la salvaguardia di ciò che rimane di questo smodato vivere mondano.

Greta ha parlato, ma si scaricano frigoriferi esausti e televisori obsoleti nel bosco, le spiagge sono cosparse di bottiglie di plastica e le pianure sono lorde di immondizia di tutti i generi. Le acque dei fiumi e dei ruscelli assumono  colori violacei e molti pesci galleggiano a pancia in su,  non hanno sentito né tantomeno ascoltato Greta… sono gli imbecilli che tolgono il respiro della vita degli altri oltre il toglierlo a se stessi. Forse per il semplice motivo che Greta è in ritardo per essere ascoltata. Forse perché non doveva essere una ragazzina autistica di 16 anni che si doveva mettere in cattedra per ammonirci severamente sulla incombente catastrofe ambientale.  Tutto dipende dall’insegnamento di mamma e papà. Non un solo viso, albero o elemento in natura è stato creato uguale ad un altro, solo la stupidità umana è rimasta tale e quale, e mille Greta affamate di giustizia ce lo possono solo ricordare, del resto anche Lei fa ogni passo l’uno diverso dall’altro.

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23 MARZO. 2018 S. Rebecca.

Salgo sulle nuvole del tempo e navigo verso nuovi orizzonti da raggiungere… altri traguardi da consolidare e difendere con spade sempre più affilate di giustizia ed amore, altre storie da raccontare a piccoli e grandi di casa.

Cavalco il destriero del destino anche se spesso ne dubito non potrei fare niente per cambiare le cose. Il mantello bianco di una soffice coltre mi porterebbe dove il vento la sospinge, così che anche le nuvole obbediscano al destino o al fato che dir si voglia. Per questo mi sono fatto persuaso che tutto sia scritto e scolpito nella roccia del firmamento e, come dice Andrea, quando nasci ti danno un biglietto indecifrabile, dentro il quale c’è scritto tutto il tuo avvenire. Le malattie, il successo, l’insuccesso, gli incontri importanti, c’è scritto tutto lì. Anche il giorno e l’ora della tua morte.

Che tutto ciò si veda in sogno o per un soffio di tempo dal finestrino di un aereo, il dipinto che ho negli occhi non cambia d’un sol colpo di pennello. Se è impossibile credere in un sogno è possibile credere che un uccello d’acciaio voli tra i cieli. Allora mi chiedo il perché trovare risposte per degli oggetti e non cercare di avere certezze per un fiore che nasce coltivato in un giardino.

Salgo sulla carrozza dei miei pensieri e penso che, se fossi arrivato pochi secondi dopo, non avrei potuto salirci, perché qualcun altro avrebbe viaggiato al posto mio trainato da una pariglia di cavalli, che di certo spronati al galoppo non avrebbero udito le mie urla disperate che supplicavano il desiderio di tornare indietro. Non si faccia mai tardi ad un appuntamento con il destino, sarebbe come non avere olio nelle lampade per quando arriva il padrone di casa.

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24 MARZO 2015.  S. Romolo, Santa Attilia.

Il mio Paradiso. Vorrei la mia vita si fermasse nel momento in cui butto lo guardo in una sera di fine inverno. Vedere il sole tramontare dietro le colline, intanto che gioca con riflessi fino a farli colorare di rosso che sul crine si attenua e sbiadisce mischiato al chiarore di luce che se ne va, lasciando posto all’imbrunire, che saluterà l’amica notte, che porterà con sé la sorella luna.

È in tali istanti che una sensazione di atmosfera primaverile mi pervade, il dolce soave ricordo della mamma, che di lì a poco in quelle sere, mi cucinava le lumache arrostendole molto, e me le accompagnava con le cicorie condite appena colte. Sono brevissimi instanti, in cui sento un soffio nell’anima, una bellissima sensazione di innocente fanciullezza, che si fonde in un sol corpo con una beatitudine romantica, dove al di là vedo mia madre che cucina paziente, e al di qua dell’immagine, io e mio padre che sorseggiamo del vino impazienti nell’attesa.

E vorrei proseguire oltre con questo dolce fiabesco ricordo per vedere i miei in cucina, ma è troppo tardi, sono pochi secondi di sogno ad occhi aperti, sono pochi istanti di uno star bene senza pari, tutto è già svanito nel nulla. È un bel pensiero, una fantastica visione surreale che ogni tanto mi viene a trovare, ma nella realtà, è esattamente così che vedo spesso… il mio Paradiso.

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25 MARZO 2017  Santa Annunziata, Santa Ave.

Ciò che si legge per molte volte non si è capaci di ripeterlo parola per parola una sola volta anche dopo anni della stessa lettura. È come che l’asino per sua volontà girasse in tondo a far rotare la macina da mane a sera per tutta la vita, non accadrà mai. Si fanno polente di farina gialla tutti i giorni dell’anno in terra bergamasca, ma ogni giorno vien diversa di gusto e compattezza per ognuno che la cuoce… così che come in terra sicula, una triglia cucinata nello stesso identico modo per due volte dallo stesso cuoco… sarà un triglia ‘diversa’. Ciò che si legge ogni giorno per giorni e giorni a venire, il giorno dopo non si è in grado di ripeterlo per intero senza sbagliare… il Prete sfoglia pagine di Sapere nell’officiare la S. Messa… anche se la dice ogni giorno da anni. Forse non è la ‘quantità’ che conta, ma la ‘qualità’ di ciò che rimane nel cuore. Nessun essere umano è predisposto a fare sempre le stesse cose… cercherà sempre di migliorare… come l’asino che si rifiuta.

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26 MARZO 2014. S. Emanuele

No ‘global’, no ‘tav’, no vax. C’è sempre un ‘no’ nella nostra vita a partire da quando la mamma ti dice ‘no torta’… è appena sfornata, dopo, più tardi la mangerai.
Chi può dire che è sbagliato dire no!, di certo chi dice sì, e lo stesso non si può dire di loro che sbagliano.
Nella infinita diatriba tra il bene e il male si insinua il dubbio di chi ha detto in un modo o nell’altro, è perciò che ci si incanala testardi nel sentiero scelto evitando il confronto con chi di sicuro non ha torto, dal momento che nessuno dei due ha ragione da vendere.
Basterebbe che i pensieri camminassero insieme su sentieri che uniti, diverrebbero una strada senza segnali che indichino si e no… basterebbe fare come dice la mamma, consultarsi con il papà e se anche lui dice ‘no!’ aspettare che la torta si raffreddi per poi poterla mangiare.
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27 MARZO 2015, S. Reperto S. Arcibaldo, Santa Augusta.

Si coglie come viene l’attimo, sono momenti che mi ispirano a quel che mischio dei miei sogni con una realtà che non amo del tutto, e mi ritrovo con l’ultima sigaretta in bocca, accanto alla finestra aperta. Piove ed io sono lì in un angolo a osservare le gocce scendere mentre i pensieri fuggono altrove.

Gli occhi si riempiono di tanto spazio in quella stanza, tenui bagliori di fiamma del camino si fanno spazio fiocamente tra i lampi irriverenti del televisore acceso che trasmette un film di una guerra combattuta tra i tedeschi e il fiero indomito popolo russo di Stalingrado, impegnato in una strenua difesa comandata dal cuore, prima che da qualunque comandante in capo. Nel bel mezzo di tutta la storia, due situazioni d’amore sbocciano nella disperazione del momento tra soldati germanici e donne russe.

L’amore, quella forza sconvolgente che entra in tutti i cuori di tutte le bandiere, l’amore che, anche in mezzo alla guerra, rimane l’unico vento che trasforma tutto in ossigeno. Forse sarà per questo che immagino di essere in quella situazione di guerra.

Sarebbe bello riprendersi quei valori che nemmeno so di avere mai posseduto se non nella più fervida immaginazione che me li ripropone come perduti. Sarebbe bello tornare ad aiutarsi l’un l’altro, senza per questo chiedere nulla in cambio, pensare esclusivamente di vivere di quel che ci serve per pura necessità. Tornare a gustare una tazza di latte appena munto addolcito con del miele, o far festa con pane e formaggio e brindare con un bicchiere di vino.

Ci vuole un film di guerra alla tv, per far sì che il mio fantasioso volare mi dia pensieri puliti, come partecipare sinceramente al dolore di un amico che ha perso un amore, o con il Rosario in mano pregare che il vicino di casa  guarisca  dalla sua malattia. Immagino sempre di ritrovarmi da qualche altra parte, in qualche altro posto, con un sorriso che diventa finalmente eterno. Dentro di me sto sempre con la luce accesa. Tutto il resto del buio me lo procura il mondo. Ma il mondo non è mai per sempre.

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28 MARZO 2014. S. Prisco, S. Doroteo.

Chenove, direzione Francia, il mio primo viaggio verso un paesino nei pressi di Dijon Ville a 316 km da Parigi. Era il tempo fra il 1972 e il 1973. A meno di quindici anni non fu semplice convincere i miei genitori, ma riuscii a persuaderli. Partimmo dal nostro paese, io, Ugo e Vittorio il francese, così lo chiamavamo per via delle sue origini, infatti ci recavamo per una minivacanza ospiti graditi di alcuni suoi parenti nel grazioso borgo di Chenôve. Arrivammo. Fu bello sentir parlare un altra lingua, e ancor più il cercare di conoscerla.

Fummo invitati ad una festicciola popolana vicino a Chenôve, insolito e antiquato per noi vedere dei “baracconi” con fucili ad aria con turaccioli per proiettili che dovevano colpire dei fantoccini di carta a pochi passi. Palle cucite, ripiene di segatura, che venivano lanciate con poderosi colpi di braccia verso lattine vuote… si poteva addirittura provare la forza a braccio di ferro contro un ‘omone’ in carne ed ossa.

Altri pomeriggi li trascorremmo in quello sperduto piccolo paese francese, nuotavamo in pozze naturali a ridosso dei canali. Lì conobbi Marie Chantal, una graziosissima ragazzina di cui mi invaghii al primo sorriso, la prima cotta.

Fui amareggiato alla ripartenza per l’Italia, che ahimè avvenne di lì a pochi giorni. Viaggiammo in treno, dormendo nei corridoi perché non avevamo prenotato il biglietto di ritorno, segno di quella “sana” incoscienza della nostra età. Non ho più rivisto Vittorio “il francese”, purtroppo seppi di lui che, dopo un lungo passato di droga, tornò in Francia per cercare di disintossicarsi, ma il triste risultato fu di diventare un alcolizzato cronico.

Ugo fece il geometra presso il comune dove risiedeva, e adesso in pensione, gira il mondo organizzando per se viaggi sponsorizzati, ognuno della durata di alcuni mesi, a volte in bicicletta, a volte a dorso di un cavallo e gran parte a piedi. Questo fu il mio primo meraviglioso viaggio da adolescente, il primo di una lunga straordinaria serie di viaggi nel mondo, ora che viaggio meno, nel mio mondo, quello dove ogni volta è la prima volta.

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29 MARZO  2016   S. Secondo

Mi manca il vento. L’ossigeno che sbatte sulla pelle e diventa battito di cuore. Mi manca. Da sempre. Ed è la sua mancanza che mi dà vita. Nasco in via Lunga a Villa di Serio, ma i miei ricordi insieme alla mia vita stessa iniziano a Seriate in un cascinale in via della Libertà, che se ci fosse stato un nome azzeccato per scatenare lo zingaro che c’è in me, ecco che di più non ce n’era.
Da quel posto ho cominciato a vedere e conoscere il mondo, da lì mi sono sempre affascinato nel conoscere usi e costumi altrui, non fosse che per il piacere di imparare a rispettare il mio prossimo, e ancora vado a lezione. Lezioni che proseguono all’infinito. Io, rimandato ogni anno di vita, per prenderne altra il più possibile. Bocciature di anima per farla sbocciare ancora di più ora che è marzo.
E di tutto il mio girovagare ancora mi manca di sentire il ruggito di una tigre, che si immerge col suo manto nei colori della sua terra e si mischia ai suoi profumi speziati. Mi manca di essere ospite, coperto di pelli in una capanna lappone per scaldarmi al fuoco di una stufa, per poi rincorrere e governare le renne. Mi manca di essere su una rompighiaccio diretta al Polo Nord, e vedere la transumanza delle balene e il loro migrare. Mi manca di essere sulla cima del Monte Bianco, e spaziare lo sguardo per ore ed ore nel mare infinito dei monti, con le nuvole che giocano come onde spumeggianti.
Mi manca di navigare tra i fiordi norvegesi, per poi fermarmi in un faro a guardare il mare davanti a me, in tutte le vesti delle quattro stagioni, per vedere quando sorride, quando è triste, quando è beato e calmo, ma soprattutto quando è arrabbiato, ed io lì, al sicuro dietro il vetro di una finestra  vederlo infrangersi contro di me, in basso.
Mi manca la terra culla dell’umanità, con i suoi colori, con le sue bestie meravigliose a partire dal re della savana, il Leone e il suo popolo fiero, mi manca il mal d’Africa. E poi mi manca tanto e di più, ed insieme a tutto mi manca il mio passato, sarà che nonostante tutto mi è piaciuto, sì, nonostante tutto mi è molto piaciuto. Ma ciò che mi manca di più di ogni altra cosa, sia di vedere e sia da fare in tutti i posti del mondo, è di stringere la mano di un bimbo che muore di fame, e chiedergli scusa per tutto ciò che io ho avuto, e perdono per il suo meno di niente.

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30 MARZO 2014 S. Leonardo, S. Decimo, S. Regolo, S. Decio, S. Decio, S. Beniamino

Dio. è Amore. L’amore non ha confini, non ha età e non è mai tabù.
L’espressione dell’amore è forse uno degli argomenti più variegati tra i sentimenti associati.
Certo è quanto mai complesso, e ognuno in base alle sue esperienze ha qualcosa da dire. ‘Ragioni’ che singolarmente paiono tutte uniche e intricate ma sono banalmente e inesorabilmente uguali tra loro.
Il comune denominatore è che, nonostante tutto, ogni esperienza sia da vivere.  L’esperienza dell’amore è naturalmente “vita”, la vita di Tutti. Ci sono molti modi di amare, tutti quanti amiamo, chi in un modo chi nell’altro. Si può amare l’altrui sesso, o una persona dello stesso sesso, che differenza c’è? si tratta sempre di indiscusso Amore. È forse diverso il modo di amare qualcuno? L’amore è amore quando viene trasmesso con rispetto, con gioia, con… amore. È il modo successivo di porsi determinerà o meno il ‘peccato’, che prima che verso Dio. si fa verso se stessi.

Ecco perché l’amore non è mai tabù, chiunque può e ha il diritto di amare, anche un prete, un vescovo, un cardinale, una suora, l’amore non è mai peccato. Cosa potrebbero fare quei canonici di quel sentimento che è proprio di Dio., e perché lo dovrebbero fare, nessuno gli può impedire di Amare.

Del resto è semplice, perché Dio. permetterebbe che una manifestazione d’amore scaturisca nel cuore di quelle persone Consacrate se fosse peccato?  L’amore non è mai peccato, non può in alcun modo esserlo, Dio. stesso è amore, figuriamoci se la sua stessa essenza è peccato.
Il peccato semmai è conseguenza delle azioni che seguono l’innamoramento, che si determinano a seconda delle situazioni.

E di nuovo l’amore incalza sovrano. Innamorarsi di per sé non è ancora un’azione compiuta, è chiaro che nessuno può evitare di innamorarsi, quindi nessuno sta peccando nel momento stesso che questa cosa accade a discapito della propria volontà. L’Amore non è mai uno sbaglio, non è mai peccato, il vero Amore non è comandato da nessuna decisione, il vero Amore si deve vivere sempre, con il corpo e con il cuore e se ancora non è possibile si vive con l’Anima. Non è miliardi di miliardi il numero più grande che ci sia, un numero grande è anche solo due anime che si incontrano.

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31 MARZO 2014. S. Beniamino.

Chi sono Io per poter giudicare!  Ricorderò sempre quel ragazzo. Eravamo in un cantiere di Torino per lavoro, e nella pausa pranzo, seduti su di una latta vuota, si mangiava un panino e si beveva un chinotto.
Spesso mi parlava di quella ragazza. Giorno dopo giorno mi parlava di quella ragazza, ne era innamorato perso, si capiva chiaramente.
Dopo qualche giorno che lo ascoltavo, chiesi da quanto durasse la loro storia, Luca mi rispose che non era mai iniziata, al che giustamente stupito, gli dico ma stai scherzando? Sono giorni che mi parli di Lei e tu nemmeno ci stai insieme? Luca mi rispose, io vorrei ma lei non è convinta, non ancora.
Quindi?, dico io, e lui di nuovo, la amo talmente tanto che se le facessi pressione la condizionerei. Non è così che va, amare una persona vuol dire prima di tutto rispettarla, quando, e se sarà, me lo farà sapere.
E se non prendesse mai la decisione a tuo favore? Non importa continuerò ad amarla senza pretendere nulla, stando nell’ombra, come ora del resto, amandola e rispettandola. Luca al tempo aveva 18 anni.

È il prosieguo che fa l’uomo peccatore o retto. Chiunque può e ha il diritto di innamorassi di chicchessia. È nostro piacere comportaci da persone come Luca, aspettare pazientemente di essere contraccambiati o avere la forza di desistere, là dove si sta peccando nell’insistere se non si è contraccambiati.

parole vanno oltre ogni credenza, costume o religione, ma ciò nonostante, l’esempio è prettamente religioso. Il demonio o il male tenta gli uomini per azioni che loro stessi dovranno compiere, e tenta di indurli così in peccato attraverso subdoli illusioni e inganni terreni per poter loro carpire l’anima. Il demonio è la tentazione, il denaro… altre sue parole.

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