AGOSTO. Solo per oggi (completo)

01 AGOSTO 2015   S. Alfonso, Santa Esmeralda, S. Ruben, Santa Maristella

Agosto, moglie mia non ti conosco, recitava uno scherzoso modo di dire del passato, adesso la moglie si conosce molto bene perché non si va più da nessuna parte senza di Lei, sono finiti i tempi spensierati di quando partiva con mamma e figli per le lunghe vacanze d’Agosto. Ora è tutto take away… si parte il venerdì sera e si torna la domenica… con la moglie i figli e la suocera.

Nei primi anni cinquanta, immediato dopo guerra, il popolo Italiano si preparava alla rinascita. C’era tutto da ricostruire, da riorganizzare, l’industria si preparava al grande salto economico e si organizzava per divenire leader in molteplici settori primo fra tutti quello automobilistico. Il prestigioso marchio Ferrari riprendeva a “correre”, mentre il gruppo Fiat, di suo, rilanciava con una produzione imponente il settore delle utilitarie che presto nel mondo ebbero un enorme successo. Non di meno mille altri settori decollarono, dagli elettrodomestici, alla metal meccanica, all’industria chimica a quella alberghiera, successo nell’industria tessile al nord e delle acciaierie al sud, migliaia di posti occupati dagli artigiani in svariati “campi” e primo assoluto fra tutti ci fu il boom edilizio, che vedeva protagonista un esercito di operatori, dal manovale muratore al “palazzinaro” imprenditore. Tutti godevano di un lavoro impiegatizio o manuale, le vacanze si svolgevano con regolarità a Natale, Pasqua e ad Agosto e in quelle occasioni principalmente, le grandi industrie chiudevano i battenti per ferie. Poi pian piano le cose cambiarono, i politici dell’ultimo ventennio del millenio scorso, ‘presero’ a man bassa quanto più potevano al popolo, corrotti e collusi di ogni specie fecero la loro comparsa infierendo sul poco rimasto, e si sa, l’esempio vien dall’alto, così che anche un nugolo di cittadini seguirono a ruota i malfattori riducendo l’Italia a ciò che rimane.

Ce ne accorgemmo nelle prime estati in poi,  quando ad Agosto andammo tutti in ferie e il paesaggio desertico delle aziende e delle fabbriche non mutò d’aspetto nemmeno a Settembre… nemmeno a Ottobre, nemmeno ora… moltissimi non riaprirono più e tantissima gente si ritrovò ad inventarsi una nuova vita e un nuovo lavoro, e per molti altri la disperazione del nulla. Ma Agosto, rimane sempre nei cuori come sole, mare, monti e gioia.

//////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////

02 AGOSTO  2020 Santa Maria degli Angeli, Santa Alfreda

Quanta strada percorsa dai tempi delle cantine e i solai dove già Celentano cantando ci metteva in guardia: “la dove c’era l’erba ora c’è una città e quella casa in mezzo al verde dove sarà aaaa”… Ma allora  importava solo di diventare grandi in fretta, avere un compagno di vita subito, un buon lavoro all’istante, tanti soldi presto, successo in tutto immediatamente, rendendoci conto molto poi che avevamo già tutto perché avevamo vent’anni.

Ora il caffè scende nella tazzina dopo pochi attimi in cui si è inserita la cialda e premuto un bottone… il bucato non viene più steso ma direttamente asciugato da una macchina, il cibo è confezionato ed è solo da riscaldare nel microonde.

La nostra tecnologia è sofisticata a tal punto di robotizzare e meccanizzare gran parte dei nostri lavori manuali ma ancora non sappiamo arginare per tempo un fiume che esonda o fermare prima di grossi danni un incendio boschivo, un terremoto e molte altre situazioni simili dove siamo inermi di fronte alla forza della natura nonostante il nostro spavaldo saper fare.

Adesso vorremmo diventare più ‘piccoli’ e tornare ai vent’anni, avere un compagno o compagna per la vita il più tardi possibile così che al denaro ci si pensi più in là, il successo lasciarlo nelle mani del destino… e vorremmo dimenticarci ogni giorno di aver già consumato gran parte di vita, vorremmo… ma abbiamo il muso coperto da una mascherina. 

//////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////

03 AGOSTO 2018 ARA. S. Pietro di Anagni, S. Dalmazio, Santa Lidia, Santa Mara, S. Nicodemo

Non avevo mai visto un’Italia così bella. La sto guardando adesso, in una di quelle foto prese dal satellite che riempiono i social. L’ho vista come guardo la vita ogni giorno per benedizione di Dio. e non con il consueto modo comodo di vedere le cose che altro non è che nascondere alla vista la mela nella parte in cui è marcia.

Bella l’Italia vista così, è palpabile, la senti tra le dita, vedi monti, pianure e mari, vedi tutto chiaramente, non devi fingere ottimismo o peggio ostentare sicurezza. Si è se stessi, felici di appartenere ad un tesoro tanto bello, la nostra Italia. Forse per questi visionari ma sinceri motivi, sorrido quando sento la parola governanti politici. Come può una qualsiasi miserabile mente umana pensare di governare infallibilmente una cosa tanto grande.

Bisogna possedere un amore che non avremo mai il bene di conoscere per poter dire di non governare ma di collaborare, coesistere, condividere. Se si guarda l’Italia dall’alto, significa essere in cielo in cui ci si rende conto che nessuno ha avuto mai il diritto di appropriarsene. L’Italia, nessuna guerra a nessun titolo è valsa la pena di essere combattuta per conquistarla. Nessuno ha mai conquistato nulla, semplicemente a tratti qualcuno si è appropriato di una terra a disposizione di tutti e fra questi per primi gli animali. È bella la nostra Italia, guardiamola dall’alto, non per fuggire dalla realtà ma per stare dalla parte del frutto sano.

//////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////

04 AGOSTO 2017 ARA    S. Giovanni Maria, S. Agabio, S. Cherubino

Il cortile polveroso si mangia l’azzurro del cielo e lascia sul selciato la voglia di giocarmi la vita, che in fondo il mondo era tutto lì, dentro un pugno di emozioni senza forza di gravità che facevano volare la vita. L’odore di piombo intasava la vecchia cucina e le urla di mia madre intasavano invece il mio umore che però non si scalfiva di un millimetro, preso com’ero a giocarmi il mondo, dentro a un piattello che doveva inseguire figurine. Ero alto un metro e tanta voglia di crescere ma la voglia di vivere stava già lassù in cima, dove corrono le nuvole e dove io correvo con loro.

Era la fine degli anni ’60, gli scodellini del lucido da scarpe di mia mamma sembravano fatti apposta, io e i miei amici li aprivamo avidamente come ci fosse dentro un tesoro, in realtà era un tesoro da far uscire, da buttare via per farlo tornare all’origine. Li svuotavamo in fretta e furia, completamente liberi da quel pastoso e odioso lucido da scarpe, poi la corsa ai tubi del sifone in piombo del lavandino che tagliavamo con dei coltelli, ma prima mi armavo della provvidenziale vaschetta da infilare sotto il lavandino, un fiotto d’acqua si precipitava dentro ma io avevo già la testa altrove.

La testa era intenta a sciogliere il piombo nelle scatoline vuote del lucido da scarpe, puzza di piombo sciolto dappertutto, da far girare la testa, ma a me a farla girare era il gioco che stava per cominciare. Piombo fuso, scodellino e piattelli pronti, lasciandoli non sarebbero più scivolati, molto meglio dei sassi piatti, ero già raffinato allora sul gioco mi piacevano le cose perfette o quasi. 100 lire, 200 lire, 500 lire, sempre di più per me che ero alto poco più di un metro ma l’adrenalina del gioco dentro svettava già molto più in alto.

Perdevo e rigiocavo e per rimediare agli errori aumentavo la posta, tutto normale ma a non essere normale era l’età, ero un pischello. Cominciò subito a non bastarmi più la mia paghetta settimanale, 500 lire, 800 lire andava via tutto così. Ero pischello ma l’anima ce l’avevo già bella tosta. L’anima mi faceva rotolare di rimorsi e di angoscia e allora andavo da lui, dal mio albero dei Moroni.

Ho sempre avuto un albero dei Moroni dove rifugiarmi e star solo nella vita. Io amo stare solo quando ho qualcosa e anche quando non ho niente, giusto per svuotarmi, per ripartire o almeno per provare a farlo. L’albero dei Moroni che lì, nella cascina, era il mio rifugio e poi me lo sono sempre ritrovato in tutti i posti dove sono finito, e magari era un pezzo di bosco o un fienile, ma per me ogni rifugio era sempre il mio albero dei Moroni, lì mi ritrovavo. Io e basta, e ora che è un altra volta agosto vorrei essere lì. In fondo sono ancora lì.

//////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////

05 AGOSTO 2016 ARA  S. Osvaldo, S. Paride S. Abele, Santa Nives, S. Paride, S. Checco, S. Emidio

Automobili lussuose, Mercedes, Jaguar, Porsche e, perché no, si cambia, o meglio si aggiunge.  allora in un affare mi venne proposto una parte in denaro e per il saldo un cavallo. Già, il mio primo cavallo arrivò così, ti do tre milioni di lire e Ulisse, un cavallo mezzo sangue italiano e arabo mi disse “Gige”, un amico che ora è passato a miglior vita. Costui mi assicurò che il cavallo Ulisse era bravo, docile e mansueto e che non avrei avuto particolari difficoltà a cavalcarlo, anche se ero totalmente privo di esperienza.

A mie spese imparai, già da quella prima volta, a non fidarmi mai di chi mi vende un cavallo avanti negli anni. Ulisse era, come si dice in gergo, “rotto in bocca”, e una volta preso il galoppo non si fermava mai. Avevo con il tempo imparato a buttarmi “giù di groppa” in corsa, come gli indiani, a quel punto Ulisse si fermava e tornava docile. Solo mesi dopo venni a sapere che Gige me lo aveva dato perché un giorno, in prossimità di un funerale, si scagliò a spron battuto tra la folla, facendo cadere rovinosamente la bara con feretro annesso.

Oramai la passione mi aveva preso la mano, cedetti Ulisse a un altra persona, e andai al mercato più importante per la vendita di cavalli in Italia. Mi avvicino a un grosso importatore di cavalli Argentini, e lo vedo lì quel cavallo, in mezzo a cento, bello, impetuoso, nervoso, fiero, lo voglio, dev’essere mio. A nulla valsero i tentativi del capo mandriano, il gaucho che mi diceva implorante, no buono per te, troppo matto, cavallo per grande cavaliere.
Bene se voleva convincermi che non fosse il cavallo per me, doveva proprio dire così e lo comprai, 2,5 milioni delle vecchie lire e fu mio. Era di un baio scuro, bello. Ricordo che spesi la stessa cifra del suo ‘acquisto’ per agghindarmi a tono, nelle gare di provincia. Sembrava che io e Kenzo dovessimo partecipare alle finali dei campionati del mondo di Dressage.
Poi presi a frequentare la ragazza che ora è mia moglie, e guarda caso lei possedeva una splendida cavalla arabo-polacca, ma dopo poco si stancò trasmettendo la passione al papà, ora mio suocero. Fu così che conobbi una persona a Ossimo, un ridente paesino montano nel bresciano. Da Piero desiderai Solita, una bella argentina maculata. Questa era incinta e ci diede pure uno splendido puledro, che purtroppo morì poco dopo la nascita. Sempre da Piero acquistai un cavallo del Don, Bauwer e, anche se Flaminio, mio suocero, mi sconsigliò di prenderlo perché era “intero” cioè con gli attributi, io non sentii ragione e lo volli.
Due giorni dopo lo riportammo dall’ex proprietario, aveva demolito la stalla a suon di calci tanto era impetuoso, ed era pure impossibile cavalcarlo tanto era brioso e incontenibile, fu l’unica volta che non me la sentii di “domare” un cavallo. Dopo quella esperienza, un amico, ex maestro di cavalli, mi consigliò una magnifica cavalla tedesca, alta due metri al garrese, bianca, con macule leopardate (Ubero). Il suo nome mai fu più appropriato, si chiamava Signora, era semplicemente stupenda, non fosse che era un’ex “saltatrice d’ostacoli” e dopo una lunga carriera, non ne voleva giustamente sapere più di cavalcare a ritmi forsennati e nemmeno di fare tutto quello che un esuberante cavaliere come me volesse, e allora dopo poco tempo, ciao Signora…

//////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////

06 AGOSTO    Santa Mafalda, ARA 2020. S. Afro

… Sempre dall’amico di Ossimo fui infatuato di un cavallo del Don, così chiamati perché provenienti dalla Russia, questa volta “castrone” ma comunque con la sua bella problematica. Il proprietario infatti se ne liberò perché non si faceva ferrare e si spaventava per un nonnulla. Io e Flaminio scoprimmo presto il perché.  Zadunwichy era stato ricoverato, prima che fosse con me, in una stalla bassa quanto la sua stessa altezza, così che viveva nel terrore toccando con la punta delle orecchie il soffitto. Bastò tanto amore e fiducia in quantità e naturalmente una stalla più ampia, per avere il più docile e affidabile dei cavalli, con grande stupore del suo ex proprietario che non credeva ai suoi occhi al cambiamento di Zadum.

Fu poi l’ora di Ruyo, cavallo argentino, finalmente un cavallo con lo “stomaco largo” come piacciono a me, peccato solo non fosse altissimo, in compenso era “smazzettato” come mai avevo potuto avere sino ad allora. Bastava “l’appoggio delicato delle redini sul largo collo” perchè cambiasse direzione. Ricordo che con Ruyo mi recai in quel di Volterra in un agriturismo, ospite di un amico. Mi accompagnarono Flaminio con Katubya e Arnaldo con Rambo, un bellissimo cavallo da Polo. Ora Arnaldo non c’è più, prematuramente passato a miglior vita, lui era un mio grande amico ex rapinatore degli anni ’70. Ricordo che proprio per il suo poco trasparente passato, lo pregai di non farne parola con Flaminio, che all’epoca non era ancora mio suocero. Detto fatto, la prima notte che ci trovammo con una grappa in più in un prato con i nostri cavalli, ci sedemmo per ammirare le stelle e nell’oscurità Arnaldo, guardando delle luci da lontano esclamò… C…o, ma quelle sono le luci del carcere dove sono stato io!!! Perfetto, qualche minuto di silenzio e nell’imbarazzo  totale risalimmo a cavallo, con Ruyo davanti che vedeva perfettamente dove metteva gli zoccoli pur essendo nel buio totale, guidandoci sani e salvi all’agriturismo.

La storia dei miei “destrieri” inizia con Ulisse, cavallo pazzo degli anni 80 e finisce nel ’98 con Lampone, detto Lampo, magnifico maremmano “migliorato”, cosiddetto perché mantiene le possenti caratteristiche di questa razza, ma con testa più “leggera” quindi più armonica e meno tozza. Ricordo perfettamente la baldanza e la possenza di quel magnifico quadrupede, in gruppo era impossibile tenerlo, al punto che al Lagorai, un tour di 420 km in quota sui monti del Trentino, mi era concesso dal capogruppo di stare davanti ai più di 60 cavalieri partecipanti, perché non riuscivo a frenare l’impeto di competitività di Lampo, che pur sanguinante dalla bocca, non desisteva dal voler stare davanti a qualunque altro cavallo.

Dovessi raccontare nei dettagli cosa mi hanno dato in fatto di emozioni, dedizione e amore, in oltre 15 anni, Ulisse, Kenzo, Solita, Bauwer, Zadunvichy, Signora, Ruyo, Lampone, non basterebbe un libro, sono animali superbi e meravigliosi, la cosa più interessante che ho notato in tanti anni con loro, e la caratteristica comune a tutti gli altri animali, fanno tutto quello che vuoi, ti danno tutto incondizionatamente, basta solo ricambiarli con rispetto e amore.

//////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////

07 AGOSTO 2015 ARA.   S. Gaetano, S. Donato, S.Benedetto XI

E poi la crisi del lavoro di proporzioni mondiali e l’immigrazione di massa di povera gente che non sa più dove stare e dove andare per assicurare un pasto alla propria famiglia. Ed è di nuovo lunedì, e ci ritroviamo in molti al mercato del paese ma, a differenza del passato, prima di uscire di casa, dobbiamo armarci di un’enorme dose di menefreghismo e fingere di non vedere e sentire le suppliche di stranieri che chiedono l’elemosina perché hanno fame, oppure al contrario, di tasche piene di monetine per fare la carità e sistemarci le coscienze, una vergogna di cui dobbiamo rispondere ancora una volta noi, semplici cittadini del mondo, perché gli speculatori non vanno al mercato a fare la spesa, la fanno… ‘sui’ mercati e regolarmente si scordano di pagare il conto.

//////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////

08 AGOSTO 2014 ARA S. Domenico di Guzmán S. Ciriaco

La gente si diverte, è agosto, è estate ma i più son rimasti senza soldi e con vacanze corte. Il covid19 non ha risparmiato nessuno che già ‘tirasse’ a campare. In alcuni paesi di altre parti del mondo, stanno vivendo la stessa guerra contro nessuno che abbiamo passato Noi. Ma preferiamo stare in Italia, con pochi soldi ma al riparo di ciò che abbiamo già pagato a caro prezzo per le vittime di tale catastrofe “mentale”… che “andarsela a cercare” è proprio da imbecilli, e Noi tutti ce la siano cercata… e l’abbiamo pure trovata! Difficile dimenticare quel corteo di camion militari che trasportavano vittime alcune senza nome. Difficile ricordare una striscia di mezzi verdi che ci hanno riportato indietro alla seconda guerra mondiale di ottant’anni fa, questa di guerra invece è combattuta senza mandatari, solo per la stupidità umana.

Agosto, un sole cocente e di tanto in tanto una bufera incombente. Non esiste più la via di mezzo, non c’è più tepore nei cuori, solo ansie e preoccupazioni. O ci si ubriaca da non capire dove siamo, o si è miti come un passerotto a primavera. Facciamo tutto come il tempo… perché Noi siamo il tempo… Noi siamo il virus. Ma è tempo di barbecue, tempo di vacanza dopo che si è trascorso tre mesi nell’ozio, tempo di quel che dev’essere il mese che rappresenta l’estate, la gioia, il sole. Il covid19 ci ha detto stai a casa, anche il Sud Italia ci ha detto state a casa… il Nord Italia delle Alpi non ci ha detto di restare a casa, ci ha semplicemente ‘selezionati’ più di quanto già non facevano prima. Rimarremo a casa con pochi spiccioli sufficienti per andare ai laghi o ai monti che abbondano, barbecue in giardino ma in compagnia di nuovi amici… il vicino di casa che prima salutavi a malapena, l’amico che si è rincontrato dopo molti anni, sarà un po’ come si fosse a Rimini nei bei tempi della riviera romagnola, meta di un tempo felice di persone a tutte le età, con la sostanziale differenza che ora se vedi un amico per strada lo saluti cordialmente, se lo vedevi allora, al mare, sbuffavi dicendo, ma anche qui lo dovevo trovare? É agosto, lasciamoci andare quel poco, e tempo di vacanza e senza fare troppi chilometri, ci sono nuovi amici a portata di mano.

//////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////

09 AGOSTO 2019 ARA   Santa Teresa Benedetta della croce, S. Romano

2014. Mi sveglio, mi butto giù dal letto, se ho riposato quanto basta mi sento stanco ma sveglio di testa, quindi mi riprendo. Esco, non voglio pensare all’oggi, sono un perfezionista, ho già pensato il da farsi il giorno prima. Posso godermi il cappuccino con mezza brioche, mi leggo qualche riga di giornale, le cose più stupide che non impegnino la mente, deve e può rimanere sgombra ancora un po’, ancora un pochino. Il rito di due parole con chi ti capita a quell’ora, che c’entra sempre la situazione metereologica e quanto ha rotto le palle la pioggia o più raramente quanto sei stanco di portare gli occhiali scuri.

Lo scambio di un’idea con il barista, al momento di pagare il dovuto, ed è meglio se finisce il tutto con una frase ironica e simpatica. Devo proprio andare e, mentre mi dirigo verso l’auto, mi concentro su cosa per prima devo fare. Come meglio, comincio dal peggio, quello che solo di primo pomeriggio preferirei evitare, e se devo viene male. Sono carico, il peggio viene lieve, vieni toro che ti prendo per le corna, di certo ti atterro, che se perdo m’angoscio. Ma è mattino, basta che metta il giusto spazio, quello che ci vuole per me quel giorno, non so, non lo so mai. Come posso saperlo, ogni giorno per me e per tutti è un altro giorno. Arriva un altro toro, ci metto un pelino di sale aggiunto, che anche lui morde polvere.

Poi a mezza giornata, se ancora devo toreare, mangio poco e meno ancora bevo uva pigiata, con buon margine di bello vinco di nuovo. Arriva l’ora del tè per certa gente, e finalmente mi si presenta davanti una capra, che per incazzata sia, ha le corna più corte del toro. È più agio schivarla, e se anche finisce lei a casa con tre punti, la mia donna la sera non dirà che brutto livido hai amore! Il giorno si è scurito, potrei persino evitare, ma dai che ti frega! Oramai si vede bene che il colore è bianco sporco, non c’è dubbio, non devo faticare, si tratta solo di un agnello e di vincere quasi mi vergogno.

Quando rivedo l’uscio, al contrario, do un grosso bacio alla mia vita, una complimentosa carezza al quattro zampe, quel giorno ne ho vinte tante di battaglie. Che non mi si allontani mai l’Eterno, ch’io non debba far succedere tale guaio, che albeggi ancora, il cappuccino lo preferisco zuccherato.

2019. Non ho più da combattere contro molti tori. I più si sono fatti capre, e i più delle capre sono diventati agnelli. Quando la vita ti dà segnali inequivocabili che il conto alla rovescia è già iniziato da un pezzo, lei ti sfugge rinfacciandoti il traguardo che non hai saputo raggiungere. Non rimane che tentare di afferrare disperatamente per la coda i valori che non hai mai considerato prima… e da tori si diventa agnelli. Riscriverei tutto con parole diverse, forse migliori per sintonia con l’animo, ma il concetto non cambia di una sola virgola. 

//////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////

10 AGOSTO  2026 Ara. S. Lorenzo

Scende a ritmo del tempo l’acqua cristallina che viene dai monti, lei conosce tutto, perché nel lungo percorso tra valli e pianure, ha sentito la voce del vento e il frastuono del mondo, ha visto la faccia della luna e il sorriso del sole che la faceva brillare, gli hanno pianto addosso le nubi e si è arricchita di pioggia, tutto questo sapere lo deve sfociare nel mare.  Non si ferma, ancora frivola l’acqua del fiume, ora fissandola, pare un immagine ferma mentre scende copiosa a rivoli che paiono passati al pettine, da quel dolce salto che il suo grembo le fa fare.  Io la guardo incantato nel presente e intanto abbozzo il disegno del domani, come lei sembro fermo,  ma scorre incessante come il sangue nelle vene, scivola via con la stessa frenesia con cui assaporo la vita, dimentico che ho avuto in dono un altro giorno, ed è in questi momenti che capisco che non vale la pena di usare continuamente gradazioni di colore strani o diversi che possono solo imbrattare la tela del mio posto nel mondo.  I colori dell’anima sono sempre e solo quelli che ti fanno stare bene, come il guardare la saggia acqua di una fonte che scende accompagnata da un orchestra sinfonica di vita.

//////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////

image

11 AGOSTO 2014    Santa Chiara, Santa Degna, Santa Lelia, Santa Ruffina, Santa Susanna, Santa Clara, Santa Clarissa

E sto li, di fronte a questo immenso mare vuoto. Ai lati dello sguardo dei bellissimi monti verdeggianti, solcati da torrenti e rigagnoli in punti che non s’erano mai visti prima, molta è la pioggia caduta quest’anno, e nel suo mezzo lo sguardo volge al grande vuoto della valle, attraversata dal serpeggiare del fiume  che rumoreggia misto al frastuono lontano del quotidiano scorrere del lavorio umano. Le chiese di montagna sono sempre poste strategicamente nella migliore posizione del paese e sul suo piccolo piazzale antistante la vista spazia e corre via veloce. E non ci stavo pensando prima, ma aiutando Don Osvaldo a trasportare una damigiana di buon vino in casa sua, uscendo mi trovo di fronte uno spettacolo che mi toglie il fiato, una vista che di colpo mi mette in pace con il mondo, non è la prima volta, ma spesso si guarda senza vedere, e si sente senza ascoltare, e in quegli istanti altro non c’è che rimirare si tanta bellezza nel bel mezzo dell’estate come da calendario, e di sole, nemmeno l’ombra!

Respiro con calma in modo lungo, quasi sembra un sospiro, come a dire che chi ha creato tutto ciò, non può essere che l’amore, l’onnipresente amore che di anno in anno fa germogliare a nuova vita la vita. E’ maestoso tutto ciò che mi si presenta innanzi gli occhi, è spavaldo e imponente come la vita stessa, come il palpitare frenetico del tempo, che non conosce ostacoli ne limiti, è grandioso come l’oceano che ha per solo limite l’orizzonte che si piega circolare nei confini del nostro mondo.  E nell’immenso sfavillio di forme e colori, mi abbandono a pace interiore sentendomi piccolo piccolo davanti al Creato, quasi mi spiace del dopo, del domani, che mio malgrado mi riporterà  inesorabile in città al presente fatto di tutto, ma che a me non serve a nulla.

E sono quei monti, quelle valli lussureggianti, quell’enorme brulichio d’alberi, quel cielo che si fa pulito dopo l’ennesimo temporale, che fermano il mio pensiero, rendendolo assorto, incantato. Tutta quella luce mi pervade in un oblio che penetra dentro, mi acceca i sensi, inibisce la mente, e mi lascio trasportare da mille sensazioni che si mescolano tra loro portandomi diritto al mio cuore, alla mia anima, al mio cielo, e alzo lo sguardo, ancora un po’ più su, e ringrazio… Di colpo tutto il resto è senza senso, non ha nessuna importanza ciò che è stato fatto e detto, non ha nessuna importanza ciò che ho sentito e visto, in questa o quella situazione, dove ho dato ragione a lui, e criticato lei, quasi mi vergogno un poco di aver anche solo sprecato del prezioso tempo e buon senso giudicando e sentenziando, per lo sciocco interesse di compiacere uno, a discapito di un altro, creando solo confusione più di quella che già per se esiste nei cuori della gente.

Al cospetto del onnipotente spettacolo della Natura  e come se di colpo la mia coscienza volesse diventare linda come quella incantevole visione, e per questo quasi mi vergogno, essermi frapposto a si tanta naturale bellezza, e di essere stato un meschino giudicante, io che non sono nemmeno in grado di far nascere per mia volontà un filo d’erba, che non ho potere di far cadere una goccia di pioggia dal cielo, io, che non posso comandare un solo battito del mio cuore. All’improvviso dalla porta laterale, esce Tino, il sagrestano , che a voce forte mi saluta, ridestandomi dal mio dolce sogno ad occhi aperti; contraccambio il saluto, e con un soffocato sospiro, mi avvio verso casa, lasciandomi alle spalle quei soavi momenti, ma portandomi addosso un animo più pulito, e predisposto ad un futuro di certo meno ipocrita, che l’ipocrisia la detesto in tutte le sue forme.

//////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////

12 AGOSTO 2020 Santa Lelia, Santa Giovanna, Santa Francesca,  S. Ercole, S. Colombo.

È un estate calda, afosa a tratti torrida. Molte persone convengono che l’inverno è meglio. Certo che è meglio l’inverno, i ghiacciai si sciolgono e i disgeli prematuri non si contano più tanti sono, perciò la temperatura è clemente e a tratti mite. Sono cambiate molte cose da quel tempo in cui tanto stavamo bene che nemmeno sapevamo di vivere tanto benessere. C’era ancora ego e ottimismo in quantità da sprecare persino, c’era tanta incoscienza gratuita che ci faceva fare cose assurde che ci accompagneranno per tutta la vita nei ricordi. Temporali a primavera, qualche pioggia violenta d’estate ma senza grandine,  caldo che non ti dava tregua per qualche giorno di fine luglio e inizio agosto… poi “la prima “piüidà d’agost la rinfresca ôl bosch”… la prima ‘piovuta d’ agosto rinfresca il bosco… è tutto finiva lì, senza bombe d’acqua, uragani, tornado e violenti nubifragi. Intanto noi ‘allora’ eravamo incoscientemente e felicemente grati di tutta la nostra  instabilità mentale. Ci rendeva felici tutto quell’intrigo fatto di sguardi e di parole mai dette. Era relativamente facile guadagnare denaro per il necessario e il di “più”, quindi non rimaneva che occupare il tempo creandoci dei guai per cui poter dire quanto si era ‘sfigati’.

Eravamo spensierati e felici e non avevamo trent’anni, un percorso di vita tutt’altro che scialbo nel suo insieme, il fine regalava sempre emozioni irripetibili qualunque fosse la Natura del suo intento. Allora non esisteva nessuna restrizione che ci obbligasse a indossare mascherine e tempeste e tornado che sapevamo fossero negli oceani più remoti. Quando c’era un temporale, era l’occasione giusta per dire quanto amavi la persona che ti stava accanto, stretti stretti sotto le coperte a veder lampi e sentir tuoni che lo stesso facevano borbottare la terra e Lei o Lui cercavano un abbraccio rassicurante e nel conforto, uno dei due se ne approfittava, poi il temporale passava e il mattino ti ritrovavi in quello scomodo letto alla francese avvinghiato all’amore di “turno”.

Ma era bello, è stato bello, sono ricordi indelebili nella memoria di chi ha cuore. Non si cancelleranno mai, anche ora, tanti anni dopo che non ci si dà la mano e ci si saluta con lo sguardo.

Semplicemente, sono cambiati i tempi, le mode, gli usi e i costumi. Altre etnie hanno mescolato le loro usanze con i mille motivi ancora di vita diversa che spingono la nave a riva invece che al largo, ciò non toglie e non toglierà mai che un gradito è bellissimo ricordo sia stata e rimanga Tu… tempo di un tempo passato.

//////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////

13 AGOSTO  2020  S. Ponziano, S. Ippolito, Santa Concordia

Sei mai stata/o in un cespuglio di rovi spinosi? Chi c’è stato dice che è meglio che stare abbracciati a un cactus del deserto.
Bisogna si sappia ripartire da zero per capire quale spina punga di più la pelle, e quando lo si capisce si sa anche quando cogliere more o ammirare uno splendido fiore spuntato da una delle piante più ostili… ma bisogna saper ripartire da “zero”, questo se una persona ha sbagliato il sentiero… chi ha imboccato il giusto sentiero, comunque ha patito altri mille lamenti pur non avendo mai toccato spine, nemmeno di rose perchè la vita è fatta di gioie e dolori.

La vita riserva a tutti un percorso e raramente qualcuno sfugge dal pungersi con una spina. Chi ha sbagliato qualcosa in vita, avrà incontrato more e cactus confondendo spesso il periodo di coglierne i frutti. Chi non ha ‘sbagliato’ vita, avrà portato la sua croce quotidiana lo stesso perché se non di mora o di cactus, s’è punto con una spina di rose… e non fa meno male che cercare per ‘qualcuno’ di ‘rialzarsi’.

La vita è uguale per tutti e ognuno ha quella che gli è stata assegnata, e la “croce” che si deve portare ogni giorno, è pesante per Tutti. Lo stesso, Dio. non da mai un peso superiore che noi non si possa portare.

Le persone fragili che non sono riuscite a esporsi al pericolo di spinarsi le dita, si sono suicidate, sono anime elette che hanno sofferto come Martiri e saranno sicuramente perdonati dal Dio. che è Amore è non può trascendere dall’essere il più alto e nobile sentimento esista nell’universo e oltre… Verranno perdonati anche “loro”, persone che comunque ci hanno provato pagando i loro vani tentativi di aggrapparsi alla vita, dando la loro vita stessa.

Senza pensarci troppo la vita scorre via con tante di quelle strane coincidenze che sembra impossibile sia noi che le provochiamo…se ci si pensa bene ci sono mille e ancora mille modi in cui le cose potrebbero andare… ma tra milioni di spine è meglio ci si affidi a chi le ha Create.
Sei mai stato o sei mai stata in un cespuglio di rovi?

//////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////

14 AGOSTO  2015  S. Massimiliano Maria Kolbe, S. Anastasia, s. Alfredo

Dove il fiume trova un salto, i pensieri giocano con i colori della vita.  Tutto entra in un vortice che scema in un mulinello che rilasciando le acque, si riunisce al resto dello scorrere e va a finire nella culla marina.  Che tutto parte dal cielo e va al mare infinito nel perpetuo riciclo vitale della vita. Si può ripartire a vivere di tinte nuove, puoi ridipingere tutto a mano libera, o almeno riprovarci in un rinnovato impulso di vitale speranza, in una ricarica linfatica e auspicio di bene augurante riuscita. Nascono nuove innocenti illusioni, mescolando realtà a fantasia che certo non guasta, quel che ne esce sarà sempre meglio del nulla, e lo spirito ne giova ringiovanito nelle attese, dimentico delle esperienze passate che non ti farebbero azzardare alcunché tentativo, e se non provi non vedi, se non vedi non credi, se non credi non vivi, oppure sei già morto senza morire.

Il pescatore sul greto del fiume spera paziente di catturare una preda che lo faccia divenire predatore e non gli importa o forse non vuole ricordare che molte volte non ha pescato niente, ogni volta ci riprova con rinnovato interesse, che se a nulla vale il suo tentativo, almeno si è trattato di provare, sicuro ancora che prima o poi come e quando qualche pesce entrerà nella sua rete, lui prepara le sue esche, le cambia e le affina, finché riuscirà nell’intento.

Così siamo tutti noi pescatori che la vita scorre senza senso se non si prova a tingerla con i colori che il suo cuore immagina, la sua mente è solo un supporto, è il cuore che da il comando di essere contenti di ciò che si ha, sfociando nei migliori dei casi in uno splendido arcobaleno che nessun colore tralascia al più intimo del suo dentro a dipingere di rosa le storie d’amore, di rosso il tuo tramonto, di giallo sole la tua smania di vivere, di azzurro il tuo cielo, di bianco candido ogni tuo gesto volto al bene, di lillà  il divino, di verde la speranza in te e per te che diventa sicura fortezza. Dove il fiume trova un salto, l’acqua lo salta come fosse un ostacolo come noi si deve fare nella nostra vita.

//////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////

15 AGOSTO  7098  S. Alfredo, S. Achiropita, S. Arduino, S. Napoleone, S. Assunto

Io qui, al di la del mio sguardo che scruta il nulla di una fascia di cielo, e in quello spazio la mente in estasi fa riposare i pensieri sparpagliandoli in un altra dimensione, come una madre portasse i suoi figli al nido.
Io qui, fermo in un punto con il corpo e le mie convinzioni che pur aggrappandosi all’appiglio del bene, vogliono fuggire via, insieme ai pensieri che fluttuano pacificamente nell’aria, io immobile, ma nessun zavorra può ormeggiare le mie convinzioni, sono libere in quel momento di vita e vogliono giocare con l’infinito che può prosciugare menti e pensieri il solo cercare di comprendere.
E sto qui, sereno, senza pensare a niente che è il futuro di tutta la gente, penserò dopo a questo ‘ferragosto’ che è alla vigilia dell’ennesimo anno della mia vita.
Penserò dopo a perchè questo giorno è tanto speciale nei cuori come fosse Natale, penserò dopo perchè in quel giorno dovrò portare una rosa rossa alla persona che amo, penserò dopo il perchè quel giorno mezzo mondo si muove sfidando calure mai sentite sulla pelle.
Penserò all’importanza del 15 Agosto… penserò poi… intanto mi sono perso nel nulla insieme ai miei pensieri… poi spero tanto che le mie ‘convinzioni’ che stanno giocando con il vento, tornino da me, anche se qualcuna non tornerà più, arrabbiata dal mio comportamento che festeggia un giorno qualunque senza nessuna ragione apparente se non quella reale dell’Assunzione di Maria in Cielo.

//////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////

16 AGOSTO 2020  S. Rocco, Santa Serena, Santa Petra

Una farfalla vola attorno agli oleandri come se due giocatori stessero a giocare a ping pong con lei. Il suo volo è distratto come gli animi della gente che si palleggiano i sentimenti per divertimento in questo Agosto. Passiamolo bene e per far vedere un bel sorriso, abbassiamo le mascherine per un brindisi.

Il mio ardore non si spegne come questo sole “agostino” e basta il pensiero amaro di una tua breve vacanza, perché mi manchi di colpo tutto ciò di cui ho bisogno per vivere. Organizzerò la mia vita senza di Te Amore mio, per qualche giorno penserò io agli sguardi indifesi dei nostri cagnolini che si chiederanno guardandomi dove sei.

Li rassicurerò, gli dirò la “mamma” arriva presto, non abbiate timore… io vi amo… ma lo so, non basta… non basterà per loro e non basterà per me che già vivo l’ansia uguale come di dover prendere un aeroplano l’indomani, a me che ho terrore di volare. Oggi agosto il giro di boa da un caldo asfissiante, ad un caldo che da torrido assume toni più lievi. Adelio un giorno di mille anni or sono, mi disse che era il giorno per donare una rosa rossa alla propria innamorata. Ho regalato dozzine di rose che si sono appassite quando ora ne ho “Una” solamente in casa, con me, nel mio cuore e rifiorisce ogni giorno a nuova vita.

Agosto vuol dire Estate, vuol dire il culmine delle vacanze estive, delle passeggiate nei boschi e dei tramonti al mare. Agosto vuol dire, spensieratezza e sollazzo che vien da dentro… vuol dire che passerò malinconiche serate contando minuti e ore che mi separano dal mio grande bene, la rosa che non appassisce mai. Auguri a Tutti i cuori che battono in questo giorno.

//////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////

17 AGOSTO   2020 S. Chiara di Montefalco, S. Giacinto, S. Settimo, S. Liberato

É un giorno così, assolato in pianura, bagnato da un piscio perenne sui monti, alternato il tempo al mare. È un giorno come un altro ma non è quello dello scorso anno, è un altro giorno. Son pensieri di fine estate, sono rimasugli di un periodo dopo aver trascorso una vacanza forzata di tre mesi e ancora si indossa una mascherina protettiva sul viso nel suo ricordo… che purtroppo è ancora presente.

Un tempo si era semplicemente reduci da mesi di lavoro e le vacanze d’agosto erano di rigore. Le fabbriche chiudevano tutte in quel periodo e lavorava solo la ‘manutenzione’ addetta. I più giovani invadevano le spiagge romagnole in cerca d’avventure amorose e chi non vi riusciva, si faceva di sbronze colossali e bagni nel mare di notte con tutti i vestiti addosso. I meno giovani avevano prenotato la vacanza nel loro albergo preferito, almeno quattro mesi mesi prima… qualcuno si era preso pure la medaglia per il più anziano villeggiante di sempre… anche venticinque anni di permanenza in quel posto, allo stesso giorno di ogni anno, le ‘nozze d’argento’.

Si poteva programmare una vacanza mesi prima, ci si poteva lamentare del posto in fabbrica e cambiare lavoro seconda delle proprie capacità. Si poteva decidere se stare al centro di un partito, o a sinistra o a destra dello stesso senza perciò diventare ‘moderati’ o ‘estremisti’. Adesso è tutto condito dal ‘capitalismo’, che è la vera causa dei nostri mali moderni.

Si poteva essere felici di fare un tuffo nella pozza di un fiume, rincorrer le farfalle per gioco senza mai riuscire a prenderle… come cercare di prendere una gallina nel pollaio. Ci si poteva inventare la vita a quei tempi, male che potesse finire, avevi fatto ciò che desideravi fare. Adesso sei contento se vivi, e al passato da pochissimo remoto ci pensi il meno possibile, ciò che preoccupa è il futuro. Forse non tanto per ciò che ci aspetta, il mondo è sempre stato assillato da eventi nefasti, sin ora son serviti sacrifici di Martiri umani a rafforzare e temprare le nostre forze contro il male, e abbiamo sempre vinto la nostra battaglia e la vinceremo ancora e ancora. Per farlo ogni cuore deve volgere lo sguardo al cielo che è si inquinato di smog e rottami, ma non ancora di falsità e spergiuri d’ogni genere come accade sulla terra.

Vent’anni or sono, oggi in una giornata di fine estate si sarebbe scritto di quella magnifica vacanza fatta nel sud d’Italia, “114” Trebisacce in Calabria, o di Val di Fassa in Trentino, oggi serve per riviverla nei sogni. Si poteva fare di tutto… e non abbiamo fatto niente per impedire di non poter prenotare l’albergo quattro mesi prima della permanenza.

//////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////

18 AGOSTO  2020   Santa Elena, S. Aimone

La verità vien sempre a galla… come si suole dire, e nel fango si imprigiona il falso. La verità emerge nell’acqua stagna di una palude, uguale come un cadavere non ancorato sul fondo melmoso che riaffiora gonfio e violaceo. La verità non è la morte, Lei e l’uomo non c’entrano niente del come “il venire a galla” ma lo stesso hanno similitudini di vita. La morte è la fine del corpo ma sta’ a pennello nella verità di una credenza ultra terrena… alla fin fine, stanno tutt’e due a “galla”. Nel fango rimane l’inganno con sorella ‘bugia’ e la sorella ‘perfidia’ che annaspano per liberarsi dalla melma, nel mentre caotico per salvarsi dai miasmi del fondo paludoso, calpestano i cugini ‘invidia’ che a loro volta non rispettano neppure i loro neonati “ansia” e “timore”… frutti del nostro secondo millennio.

La verità vien sempre a galla. “Un bel tacer non fu mai scritto” recitò un ‘tale’, ma puoi tacer tutta la vita tenendoti in grembo una band di musicisti scatenati… vuol dire che sei nella melma. Affrontare la verità è riuscirne a godere i vantaggi fino a esserne sazi è cosa da Dio.  Riuscire almeno a capire che si deve lottare per difendere la verità a costo di mille ostacoli che si pongono sul proprio cammino e cosa da uomini, inteso per tutti i sessi… e ‘cosa’ di persone che si mettono in gioco anche a 96 anni come Giuseppe Paternò il laureato più “vecchio” d’Italia.

Diversamente si possa pensare sul “capitolo verità”, si nuota nella piscina di una lussuosa villa con acqua che pare trasparente agli occhi di chi la vede, ma giunge al cuore come se si stesse nuotando nel pantano… non per tutti, fatta eccezione per ‘qualcuno’ che è passato dalla cruna di un ago prima del cammello… perché è più facile che passi un cammello dalla cruna di un ago, che un ricco nel paradiso del Cielo.

C’è posto per Tutte e per Tutti nella “verità”, ricchi e poveri… anche se il vantaggio per una volta tanto è dalla parte dei poveri che dopo una vita di stenti, non hanno altro da fare che aggrapparsi alla “verità” come unico scopo di vita terrena, costa tempo, fiducia e speranza ma ripaga nel vedere più in là di ville, super car, barche e piscine… che per capirlo bisogna si abbiano possedute e si arriva a capire che non sono servite a nulla.

La verità è scomoda come un foruncolo tra le natiche… poi con il tempo guarisce e fa sentir bene come mai si è stati. Parte della verità su questa terra è ciò che abbiamo, da “un altra parte”, sarà ciò che non abbiamo interamente mai avuto.

//////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////

19 AGOSTO 2020  S. Ludovico d’Angiò, Santa Italia, S. Mariano, S. Italo, Bertolfo

Santa Italia. Oggi, tra gli Altri, si festeggia Santa Italia nome di persona femminile, Italia. Un nome riesumato dalle ceneri dell’ultima guerra mondiale. Santa Italia ‘Benedetta’ che non si parla di un cuore ma di milioni di cuori… tutti quelli che stanno nello stivale. Adesso sono mascherati quei cuori, a carnevale hanno messo la maschera, ad Agosto non se la sono ancora tolta e la prospettiva è che non si tolga nemmeno con in testa la berretta rossa con fiocco bianco sulla cima. Del resto è del tutto impensabile che il mondo intero si isoli da un carnevale che non vuole finire, qualcuno la maschera la toglie per respirare e altri nemmeno la indossano, perlopiù dall’alto della loro onnipotenza giovanile.

Italia, nome Nobile, importante, anche la contadina degli anni “60” era rispettata se portava quel nome. Significava difendere un nome con un ciglio severo qualunque cosa dicesse il cuore, il marito anch’egli bracciante, era uno dei pochissimi uomini che dopo la cena rassettava la tavola aiutato dai nonni… un segno di rispetto per la sua bella Italia. Loro non portavano la maschera… nemmeno a carnevale, tuttalpiù per i bimbi il babbo prestava loro  il mantello perché divenisse il simbolo di essere temuto per chi lo indossasse, il trucco era disegnato con un pezzo di carbone avanzato nelle ceneri di un camino, e la maschera era un sacchetto che conteneva il pane e una volta calcato in testa veniva perforato all’altezza degli occhi, del naso e della bocca… si respirava comunque e quando il bimbo si stancava del gioco, alle 9 di sera d’estate e alle 8 d’inverno, andava a letto e si toglieva quella fastidiosa maschera che avrebbe indossato di nuovo solo il prossimo anno.

Funzionava così allora… negli anni “60”, non si aveva nulla, ma si aveva tutto, oggi si ha tutto e abbiamo le “mascherine” anche ad Agosto. Siamo andati avanti, o siamo tornati indietro!? Siamo dove abbiamo scelto di essere, e il nostro nuovo tratto distintivo sono le “maschere”… siamo diventati Tutti politici.

Alda Merini. Amo le cose vere, non amo le parrucche… figuriamoci le maschere! L’unica maschera concessa nella vita è nascondere il proprio dolore dietro a un sorriso per non perdere la propria dignità!

//////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////

20 AGOSTO  2018 S. Bernardo, S. Filiberto

In un mondo di luce ovattata dal buio che l’abbraccia, Maria esce di casa. Servirà ai tavoli di un punto di ristoro. L’autista di un un filobus versa l’ultimo tributo del suo orario di lavoro. La città assume colori di pace. È un momento in cui tutto tace. È sera tarda, poi, la notte aggredirà la penombra e la tregua svanirà con schiamazzi e vomiti che contorneranno i pochi rintocchi delle ore corte della notte.  Giorgio, l’autista di bus, conserva nella mente quel viale alberato che ha appena percorso per ricoverare il suo mezzo… sono le 10 e poco più.

Maria inizia il turno di notte, lavora duro e a quell’ora inizia il suo sculettare tra i tavoli. Ha avuto una figlia, ma da quel grande amore che pareva, ora non rimane che un mucchio di tristi ricordi, escluso il più bel fiore di mamma, Gloria. Carlo, il padre di Gloria principe ‘forse’ azzurro, s’é sbiadito di brutto, probabilmente la sua nuova compagna sbaglia il tipo di sapone nel lavargli i panni.

Di fatto Carlo e Maria non stanno più insieme con i corpi ma solo con i cuori che sono rivolti alla loro cucciola…  Maria ci mette il cuore, anche Carlo, ma però per disdetta e codardia non mette soldi per il loro sostentamento allora Maria prende la prima comanda al tavolo 7, e dietro le finestre incalzano le tenebre.

Giorgio è un uomo di trent’anni  passati e ancora una volta vive con la adorata mamma Adele. Una storia d’amore in passato l’autista di bus l’ha avuta ma Luisa non perdona. Luisa era la ex moglie del cuor per Giorgio, era un continuo non riuscire a starle dietro. Per quanto Giorgio facesse e si impegnasse, Luisa non pareva gradire gli sforzi da lui profusi anche con amore… o forse Luisa fingeva… e dunque non è bello. Per questo la contesa in singolar tenzone che si voglia dire, ebbe ad essere come logico pensare che ci fu un solo vincitore, Giorgio, che finalmente decise di tornare a vivere una vita serena con la madre, piuttosto che non essere corrisposto con il cuore.

Quella sera tarda, Giorgio decide di “farsi” una pizza. È il giorno in cui se la può permettere secondo i suoi canoni di gestione economica e si avvia alla tavola calda dove guarda caso, lavora Maria. Ed è lei che poco dopo si reca al tavolo di Giorgio e con fare gentile chiede cosa voglia per cena… una pizza alla marinara con mozzarella e una birra media. 

I due si incontrarono con uno strano sguardo. Maria guarda Giorgio con il distacco che riserba ad un un cliente, e poi guardandolo meglio gli risulta simpatico quel viso di mammone. Giorgio al contrario è affascinato. Folgorato. Non può nemmeno capire perché una ragazza tanto bella possa servire ai tavoli tra mille quotidiani immaginabili commenti sulla sua avvenenza, che i perlopiù sono “spinti”. Fu come volesse portarla subito via dagli sguardi indiscreti, da chi non la merita… ma gioco forza rimase impotente.

Così ruppe la routine del suoi risparmi e frequentò  spesso quel locale dove lavorava Maria. Da allora dovette mangiare tante pizze di tutti i gusti prima che l’amata cominciasse a degnarlo di attenzione che fosse oltre il “cliente”.

Maria non era abituata a tante tenere effusioni d’amore quale una rosa rossa che Giorgio innamorato perso donava ogni ‘volta’ alla sua bella, e 100 pizze dopo, si arrese e capitolò.  Forse per Lei Giorgio non era il più affascinante degli uomini, ma nessun uomo prima andava a prendere Gloria all’asilo. Nessuno prima d’ora aveva portato in riva al mare Maria sussurrandole dolci parole d’amore. E da cosa nasce cosa ed entrambi ritrovarono il gusto della vita di coppia, così che molto presto nacque Luca il fratellino di Gloria che adesso andava accompagnata a scuola.

Carlo se n’è andato anche dalla “nuova” compagna e Luisa ha trovato chi la ‘comandava a bacchetta’… sarebbe una storia a lieto fine non fosse che due persone rimasero infelici. Ma come si fa si riceve perché come si semina si raccoglie… quindi ad ognuno i suoi frutti,  a qualcuno fragole rosse e succose a qualcun altri una mela bacata.

//////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////

21 AGOSTO  2020 S. Pio X, S. Baldovino, Santa Malvina

Sotto un tendone improvvisato per il disastro pandemico, trovo Dio. la Madonna lì al suo fianco. Ho fatto tanti chilometri in una vita per andarLo a cercare. Ho attraversato valli mari e confini per raggiungerlo qua in terra. Ancora non sapevo che era superfluo lo cercassi in ogni dove. Oggi era qui, alla Messa sotto la tenda con mascherina in faccia e io che chiedo scusa al Don per aver ricevuta in bocca l’Ostia direttamente dalle sue mani consacrate. Ho cercato Dio. e l’avevo in casa che mi ascoltava anche quando bestemmiavo dubitando del suo essere Amore Infinito. Dio. è Amore ed è ovunque nell’universo, se non ci fosse, molte stelle sarebbero sulla rotta di altre, esploderebbero al loro impatto e riempirebbero lo spazio di giganteschi detriti che cadendo sulla terra la distruggerebbero in un batter d’occhio.

Dio. c’è anche se non c’è perché Dio. è Amore… quindi Dio. c’è perché l’Amore esiste sennò non esisterebbe nessun mondo… e ognuno uomo o donna sia, si compiaccia di chiamare l’Amore con il nome che più gli aggrada. Oggi io l’ho “Visto” sotto un tendone bianco, e nel mentre sentivo l’acqua di un temporale che scrosciava violento battendo sul telo di gomma quasi volesse incupire la sua Parola… era lì, a casa mia, senza fare chilometri è sufficiente che il cuore sia collegato all’Anima… e il ‘gioco e fatto’, Dio. c’è.

//////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////

22 AGOSTO  2020  Santa Maria Regina, S. Aldobrando, S. Fabrizio, S. Ildebrando, Santa Incoronata

La domenica mi “lascia sempre stare”, faccio quello che voglio e solitamente significa vivere la giornata in ‘santa pace’ con chi amo. Il lunedì è l’inizio di una settimana dove o si lavora o si sopravvive… ma la sera è bello gustarsi un film in compagnia di una birra a condizione che non mi guardi allo specchio, rovinerebbe tutto. Il martedì mi guardo allo specchio, è difficile sopportare un cambiamento sul viso sempre continuo dopo i “cinquanta”, ogni anno ti devi confrontare con un volto nuovo. Mi specchio mentre mi rado, e c’è una ruga nuova da un parte della faccia… ieri non c’era. Le cellule mi abbandonano senza il consenso del mio ‘Spirito’, se ne fregano del mio orologio che gira al contrario…

il mercoledì è un giorno di stasi, non si “condanna” e non si gioisce, si vive la vita di sempre. Il giovedì è il giorno dei matti, l’imparai in un ‘paese grande’, era il paese degli Asini e il primo di Maggio si festeggiava con il palio degli Asini, il giorno dei lavoratori a quel tempo. Forse perché li sorgeva un manicomio, un posto dove si riuniscono persone destabilizzate che adesso non c’è più… adesso sono tutte libere quelle persone, anche quelle che non erano in manicomio circolano Tutti insieme liberamente, a che nessuno abbia l’arroganza di dire chi è più destabilizzato di un altro. Venerdì il giorno dei ricchi, loro fanno il fine settimana anticipato perché il giorno dopo possono dormire fino a tarda mattina. Il sabato sera è dei ‘poveri’ giovani, la domenica è l’unico giorno in cui possono dormire un ora in più ed è anche il giorno dei ‘poveri’ meno giovani che si riuniscono in grandi tavolate a mangiare e bere. La domenica mi lascia sempre stare in pace. Ma sono tutti belli i giorni della settimana, se non ci fosse l’uno, non ci sarebbe l’altro che segue… non ci fosse stato Papa Giovanni XXIII non ci sarebbe stato Papa Bergoglio. Son tutti belli i giorni di una settimana, peccato che le rughe aumentino insieme ai giorni di gioia e agli interrogativi.

//////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////

       

23 AGOSTO  2018  S. Rosa, S. Benito, Santa Novella, Santa Rosanna

É un’altra estate che se ne va, piano piano meno chilometri da macinare dietro la visiera scura del casco. Ogni volta mi chiedo quanto avrò il piacere di ritenermi ancora come ora, un motociclista, un bikers, un ‘bastardo’ su due ruote con tatuaggi sui bicipiti. Che se i tatuaggi dovrebbero  intimidire e affascinare, a me rimane la Madonna delle Grazie su una spalla, e una Croce cinta d’Alloro sull’altra che dopo un ventennio sbiadiscono sulla pelle ma mi si imprimono saldamente nell’Anima… al riparo dalle cazzate che ancora combino.

Ma alla fine sono un motociclista ‘bastardo’, un bikers ormai solitario che sogna come quando aspettavo con ansia mi si sostituisse un carburatore “14” Bing con un “16” Dell’Orto… due cavalli in più aggiunti al motore mio ‘cinquantino’ Gerosa Zundāpp…
La moto è un pezzo di ferro e non ci si può innamorare ma ci si può innamorare del senso di libertà che  ti regala il vento in faccia e tanta innocente spavalderia. Quel sentirsi a posto anche dopo trecento kilometri macinati di fresco tra strade di molta polvere, sporchi sul giubbotto di pelle ma puliti e liberi dentro da pensieri indesiderati.

È una vera passione la moto, anche se non può minimamente competere con l’amore che si prova per una Persona che ci possa innamorare, e ‘lei’ gelosa si vendica ricordandoti che quando ti sei presentato a cavalcioni sulla sua sella, hai fatto palpitare il cuore di chi hai amato o di chi ami.

Con il passare del tempo il tuo corpo ti suggerisce di frequentare meno la palestra e fare più passeggiate nei boschi o in riva al mare. Avanti nel tempo non si beve e non si mangia più senza conoscerne la quantità, quando si esagera lo stomaco suona l’allarme di una sirena che non s’era mai sentita prima, stride a tal punto di essere più lamentosa di un segnale di pericolo. Mille cose hanno assunto una dimensione diversa del solito modo d’essere di una persona con molte primavere che si è  caricata sulle spalle… è tutto come prima ma al rallentatore. Ecco la spiegazione del perché  si amino tanto le due ruote, forse perché invece che rallentare, si apre sempre più la manetta del gas, e ti fa rimanere un “giovane vecchio bikers” testardo e indomabile ‘bastardo’.

//////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////

24 AGOSTO   2018   S. Santa Anita, S. Bartolomeo, S. Tolomeo, Santa Michela, S. Orio

Poi passò quel brutto periodo e nel frattempo non feci altro mio malgrado di combinare altri guai in quantità innumerevoli. Ora ‘leggo’ il tutto come un percorso che ho dovuto fare per arrivare a Dio. non trovo altre spiegazioni che mi riempiano l’animo di pace per come mi sento dentro nonostante tutti i miei innumerevoli sbagli. Forse, era tutto dovuto… è tutto dovuto. È il proprio percorso di vita, si deve raggiungere lo stato mentale di accettare tutto ciò che avviene, per grazia dico io ‘credente’, lo stesso per chi ‘crede’ ad altro e per chi non ‘crede’ in niente ma solo in se.

La vita va presa come viene… e noi predisposti ad accettarla cercando sempre instancabilmente di compiacerla nel cercare di migliorarla… non commiserarsi, non vivere di ricordi sgradevoli e permettere di vivere quelli che noi permettiamo loro di esistere, il passato è bello se è bello il presente, quindi si devono tagliare rami secchi e godersi i frutti  della pianta verde foglie comprese… senza “mai” dire “mai”. Ciò che importa è che una persona nel cuore senta profondamente di averci provato, che ci stia provando e ancora ci proverà.

//////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////

25 AGOSTO 2017 ARA.  S. Luigi IX re, S. Clodoveo, S. Ebe, Santa Erminia, S. Genesio, Santa Patrizia, S. Ludovico

Si sente di lontano il frastuono soffocato di un aereo che, chissà a quale altezza è. Avvicinandosi sempre più, sembra il ronzio amplificato di uno grosso calabrone che rimbalza tra la cima di un monte un altro, tanto che pare la terra tremi. Da un altro luogo dell’etere giunge il vociare di persone festanti che arriva dall’oratorio di un paese montano, e quando si fa festa, la voce si fa grossa così come quelle dei bimbi felici si fanno stridule.

All’orizzonte incalza non prepotente il buio che lascia ancora intravedere nubi che si stratificano una sull’altra con tonalità di colore sempre più intense. Nel loro scurire sembra abbiano la forma delle balze di una sottana francese dell’ottocento. I suoni, i rumori, si mescolano assieme e consolidano la visione di un borgo antico con la sua storia che si storpia sempre di più con gli anni che passano.

Quel borgo era di contadini, ora è di persone impegnate a sopravvivere in questo caotico e complicato mondo che chiede un prezzo sempre più alto per viverci, e certi valori alla fine scemano anche tra le beatitudini dei monti.

E’ una pace interiore, sembra dire che è sera e l’animo riposa, così come il corpo, e la mente di conseguenza rinfranca così come lo spirito. All’improvviso, una serie di lampi accendono le facciate delle case e mettono a nudo le loro pietre che per cento volte in un minuto si irrorano di violaceo bagliore che incute rispetto.

Sembra che Zeus, invece che scagliare fulmini, sia lì a giocare con l’interruttore della luce, e da sotto la sua barba bianca se la ride del timore che suscita negli uomini, perché dopo i lampi giungono i tuoni, quelli non sono un rumore lontano di calabroni, e non sembra tremi la terra. Trema tutto per davvero. Trema anche il cuore dei cani. Il ticchettio martellante di goccioloni di pioggia pesante batte sull’ardesia consumata dei tetti ad annunciare una tempesta di grandine che subito dopo si presenta accompagnata da violente folate di vento che la sparge a vanvera, come il contadino semina a mani aperte il campo arato con semi di grano.

I lampioni che emanano luce color salmone si spengono lenti sulle strade dopo un lampo potente seguito dal tuono, così come tutte le luci che illuminano i focolari domestici. A tentoni, annaspando mani protese in avanti, si cerca nel buio qualche cero votivo dimenticato chissà dove, perché si possa essere confortati da una fioca luce che ci permetta di guardarci in viso. Intanto piove a dirotto e noi si ha quel leggero insidioso timore di leggera impotenza.

Dopo aver inciampato nel tappeto e aver urtato un paio di scarpe, si trova un cero, lo si accende ma il fragore del temporale sovrasta ogni sicurezza nonostante la fioca luce si sparga anch’essa timorosa per casa. È uno di quei momenti in cui l’uomo si ridimensiona. L’uomo si sente piccolo piccolo, tanto piccolo da essere una goccia di acqua nei mari del mondo di fronte alla maestà della natura. È uno dei momenti in cui le dimensioni assumono le giuste proporzioni. Noi sette miliardi, e più gocce a comporre un piccolo lago di montagna, gli oceani tre quarti del mondo dove si vive. Sono felice di dimenticare spesso ciò che in realtà non mi interessa e riporlo nel cassetto della memoria. Tra del tempo ci saranno altri temporali da vedere e sentire in silente e timorosa devozione, e altre albe e aurore da ammirare con animo rilassato di chi non ha nulla da temere.

//////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////

26 AGOSTO 2016 ARA   S. Alessandro,  S. Oronzo, S. Sandro

Ci sono sempre cose nuove da conoscere, e loro, i pensieri vecchi, sono solo ricordi che intralciano la realtà. Bisogna quindi si dia spazio a nuovi pensieri, nuove idee, nuove emozioni. Il “vecchio” destabilizza quel poco che basta dal distrarre dal voler desiderare una nuova avventura, quindi privarsi di nuove emozioni che possano riempire la vita da non renderla piatta ed inutile, come un’autostrada che collega e ricollega gli affanni.

I ricordi sono belli se considerati tali purché non ostacolino il presente. È malinconicamente dolce ricordare ma l’odierno riserva emozioni da vivere quotidianamente, intensamente come fosse sempre un dono, anche quando un dono pare non sia. Dietro le nubi più intense il sole brilla comunque, per questo non si deve stare al mondo per il solo scopo di viverci. Tutto il resto sono solo commenti.

//////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////

27 AGOSTO 2020  Santa Monica.

La mia mente si intreccia in un turbinio di pensieri, molteplici, innumerevoli nell’andare del vivere. Fa fatica a spegnersi anche quando il giorno volge al termine, stanca il fisico, lo spossa, lo umilia fino allo sfinimento, poi in un attimo del non aver ben capito, intontita, l’anima pare si addormenti assieme al mio corpo.

In realtà veglia ancora miscelandosi tra sogno e realtà. Io invece mi addormento e sogno, o son sveglio e mi illudo di dormire, spesso senza me ne renda conto. La mente non è mia, mi appartiene per affidamento e lo capisco guardandomi allo specchio che ho molti più anni di lei. Che se le chiedo quanti anni ha, la risposta è sempre la stessa da quarant’anni ad ora… “15” mi risponde, ho quindici anni. Come se la mia anima non avesse tregua, fine, morte, sembra proprio che il dilemma non la tocchi e nemmeno se lo ponga. 

Com’è possibile dico io! Ce ne dobbiamo andare insieme noi due! Fra cent’anni, ma insieme. Che inverso se i miei occhi s’adombrano, la mente si fa “aquila., che se il mio udito è manchevole, ella ode facile. Che se le mie membra sono stanche, lei è ancor più pimpante. La mia mente è strafottente, superba, a tratti arrogante, è un eterna , adolescente, è una “quindicenne”. Non ne vuole sapere di lasciarmi in pace, m’aguzza l’ingegno, stimola di continuo la mia fantasia, mai latente per colpa sua.

Le emozioni dell’animo son cosa congiunta, l’amore è sempre vivo e il lavoro sembra sia sempre il primo, quello pensavo fosse per sempre e lo tramuta in piacere di fare, non v’è infatti impegno, non c’è costrizione alcuna, solo piacere d’operare e per questo ringrazio.

Quando mi verrà posto l’altolà, non credo che la mia anima mi seguirà, io sarò ‘caput’ e lei viva e molto felice. La mia mente cosi come la mia anima non mi appartengono, mi sono solo state affidate temporaneamente. Entrambe se ne andranno altrove quando giungerà il ‘bel momento’, una, la mente nel corpo di un altra persona, l’altra, l’anima al cospetto di Colui e Coloro in cui credo per rendere conto di quanto ho saputo fare, dire, amare. La mia mente e viva, come la mia Anima, non moriranno mai.

//////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////

28 AGOSTO 2015 ARA e 2020 ARA da mettere al 27  S. Agostino, S. Ermes. Santa Gioacchina, S. Viviano, Santa Adelina, S. Ermete

Siamo in tre persone, una gita per funghi ma non è la stagione giusta o semplicemente non è il momento, qualcosa si è visto ma quel poco è stato depredato dalla miriade di gitanti che con sete “fungaiola”, hanno fatto man bassa di quel poco che mamma natura ci ha donato quest’anno. E va bene così, che si trasformi l’andare per boschi in un’escursione in cui ci si aspetti di vedere posti e luoghi nuovi, finché l’amico capo-guida Carlo ci porta di proposito di fronte a quell’albero che fra tutti spicca maestoso e imponente come la sua veneranda età, ed io e Gigi rimaniamo a bocca aperta di fronte a tanto orgoglio della natura. L’enorme abete bianco è lì, di fronte a noi a valle si presenta più immenso di quanto non sia. “Era stato lasciato stare dal padre di mio padre – racconta Carlo – un monumento inneggiante al suo inviolabile ciclo”. Io e Gigi ci si interroga, e allora, la mente fa i suoi conti, avrà almeno duecentocinquant’anni. Il vento e le tempeste non l’hanno vinto, le tormente, il gelo e la siccità non sono riusciti a creare imbarazzo. Lui, l’abete bianco, è rimasto lì a ricordare al mondo che tutta la potenza economica e il potere umano a nulla possono innanzi alla natura. Quanti governi, quante guerre e quante lotte sociali, quante vittorie, quante sconfitte sono passate in questi duecentocinquant’anni? Zitti e muti di fronte a ciò, non ci sono calcoli, somme e studi di nessun genere che possano anche solo minimamente confutare tanta incredibile potenza, tanta esplosione di prepotente vita a farci perennemente ricordare quanto siamo piccoli e ridicoli nel nostro affannarci per una esigua parte della vita stessa.

Ci fermiamo di fronte, ritti, in piedi come soldatini di piombo, pensiamo a tutto ciò che la nostra fervida mente ci lascia immaginare. Intanto abbassiamo lo sguardo a terra e piano piano cominciamo ad alzare la testa fino a che ci fa male il collo, ma non basta e indietreggiamo per vedere la cima di tanto imponente splendore, poi con riverenza la aggiriamo e lentamente ce ne andiamo, intimoriti dal nulla che ci rendiamo conto di essere, al confronto del grande albero saggio.

//////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////

29 AGOSTO 2014 ARA   S. Adelfo, S. Sabino N. B. Da spostare perché questo numero è riservato a un matrimonio …..

Sto lì con me, di fronte a questo immenso mare vuoto. A farmi da scudo, monti solcati da torrenti, rigagnoli che non avevo mai visto prima. Troppa la pioggia caduta quest’anno, e nel mezzo il grande vuoto della valle attraversata dal serpeggiare del fiume che rumoreggia, misto al frastuono lontano del quotidiano scorrere del lavorio umano. Sono qui, sul piccolo piazzale di una chiesetta di montagna strategicamente posizionata in paese. E non ci stavo pensando prima ma, aiutando il Don a trasportare in casa sua una damigiana di buon vino, esco e mi trovo di fronte uno spettacolo che mi toglie il fiato, una vista che di colpo ti mette in pace con il mondo, che poi non è la prima volta, ma spesso si guarda senza vedere e si sente senza ascoltare.

In quegli istanti non hai altro da rimirare che tanta bellezza, e sei nel mezzo dell’estate, come da calendario, e di sole nemmeno l’ombra. Respiro con calma e, forte, mi riempio di vento che quasi sembra un sospiro, come a dire che chi ha creato tutto ciò, non può essere che l’amore che di anno in anno fa germogliare a nuova vita la vita. È maestoso quello che ho davanti agli occhi, è spavaldo, imponente come la vita stessa uguale come il palpitare frenetico del tempo che non conosce ostacoli né limiti, grandioso come l’oceano che ha per solo limite l’orizzonte che si piega al circolare dei confini del mondo. E nell’immenso sfavillio di forme e colori mi abbandono a una pace interiore sentendomi piccolo piccolo, impotente nella mia sicurezza davanti al creato, quasi mi dispiace del dopo, del domani, che mio malgrado mi riporterà inesorabile al presente fatto di tutto, ma che a me non serve a nulla.

E sono quei monti, quelle valli lussureggianti, quell’enorme brulichio d’alberi, quel cielo che si fa pulito dopo l’ennesimo temporale, che fermano il mio pensiero rendendolo statico, assorto, incantato. Tutta quella luce mi porta un oblio che penetra dentro, mi acceca i sensi, inibisce la mente e mi lascio trasportare da mille sensazioni che si mescolano tra loro portandomi diritto al mio cuore, alla mia anima, al mio cielo. Alzo lo sguardo, ancora un po’ più su e ringrazio.

Di colpo tutto il resto è senza senso, non ha nessuna importanza. Quello che ho fatto e detto non ha nessun valore e ciò che ho sentito e visto in questa o quella situazione, dove ho dato ragione a lui e criticato lei, quasi mi vergogno un poco di avere anche solo sprecato del prezioso tempo e buon senso, giudicando e sentenziando per lo sciocco interesse di compiacere uno a discapito di un altro, creando solo confusione al cospetto dell’onnipotente spettacolo della natura.

È come se di colpo la mia coscienza volesse diventare pulita come questo vento che mi attraversa e mi rende trasparente l’anima. Quasi mi vergogno di essermi frapposto a tanta naturale bellezza. Io che non sono nemmeno in grado di far nascere per mia volontà un filo d’erba, che non ho il potere di far cadere una goccia di pioggia dal cielo. Io che non posso comandare un solo battito del mio cuore.  Dalla porta laterale esce Tino il sacrestano che, a voce forte, mi saluta ridestandomi dal mio dolce sognare ad occhi aperti. Sorride con un soffocato sospiro, mi avvio verso casa lasciandomi alle spalle quei momenti ma portandomi addosso un animo più pulito. Mi sento nuda l’anima di fronte a tutto questo che non ho creato ma che posso avere anche senza possedere.

//////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////

30 AGOSTO 2019 ARA   Santa Gaudenzia, S. Pammacchio

Questa volta lei mie dure ruote mi hanno portato a  Gorlago, un paese che considero di passaggio, se non il ricordo di quella pizza fatta da un napoletano che era un preludio del resto della nottata  che dovevo ancora vivere, altrettanto allettante quanto il gustarla. Vino Bianco per accompagnare la pizza da Ninì che all’epoca doveva essere rigorosamente in bottiglia di marca nota. Si capisce ‘cadendo’ in una delle molte volte della nostra vita, quanto sia migliore un mezzo di bianco spinato con bollicine, quando si ha la fortuna di sapersi rialzare e continuare a lottare, e si capisce da che meno si lotta contro il male, più si ottiene. Il male non va ostacolato, va aggirato con l’indifferenza che è la peggior arma offensiva a disposizione dell’uomo. 

Saper gustare il meglio della vita al minimo del costo è aver raggiunto un buon traguardo per riuscire almeno a capire perché si sta su questa terra, ma… bisognerebbe non sprecare troppo tempo! Non basta mai quello che serve per cercare di capire cosa c’è oltre questo veloce passaggio delle nostre vite. Ognuno con le sue risposte si darà pace… meglio per chi Crede, dico io.
E lo dico dal balcone di casa, mentre mi gusto il panorama della natura che ho davanti agli occhi… vedo le fronde degli alberi che tentano invano di offuscare i confini delle colline alle loro spalle, la prospettiva inganna… non ce la faranno mai. Dietro tutto lo sguardo, il cielo e le nuvole che vi scorrazzano beate. Una, l’unica che vedo nel mio quarto di mondo sembra abbia la forma di un coccodrillo. Mi ricorda il coccodrillo appeso nel Santuario della Madonna delle Lacrime a Ponte Nossa ma è un’altra storia…

//////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////

31 AGOSTO 2018 ARA   Santa Aida, S. Aidano, S. Aristide, S. Raimondo, S. Vala, S. Bonagiunta

È quasi la fine di questa estate. Le caldissime temperature hanno sfiorato l’impossibile, le fontane gremite e usurpate dai soliti turisti senza rispetto per gli altri e per loro, così che mari, fiumi e laghi sono stati inquinati di immondizia e maleducazione. Un ponte è crollato, si contano mestamente vittime e danni e si cercano disperatamente i colpevoli, per responsabilizzare qualcuno che, a questo punto, non potrà di certo risuscitare le vittime del crollo.

Il sole tramonta un’ora prima degli ultimi due mesi, la canicola spezzata da fulmini e pioggia, due contro uno, e i temporali vincono la sfida a braccio di ferro con la calura.

Intanto una nave zeppa di profughi attracca sulle rive italiane, altro braccio di ferro, stavolta tra i nostri governanti. Poco importa quel che succede su quella nave ma qualcuno a terra deve pur vincere, e nel frattempo il cancello che richiude le pecore nell’ovile viene assicurato con un buon catenaccio perché nessuna scappi in modo che, passate le vacanze estive, vengano tosate prima che arrivi Natale, il quale porterà tasse vecchie e nuove appena sfornate dal forno statale che non chiude mai, e loro, le pecore, spogliate di tutta la lana che avevano. Nude, senza niente come mamma le ha fatte.

Di domenica sulle ciclabili uomini con la faccia un poco imbronciata e donne che sfoggiano l’abbronzatura di una vacanza appena trascorsa, insieme alle loro bici pedalano annoiati. Facce scure di chi deve ricominciare a lavorare, gambe color del miele castagno che sbiadiranno presto negli uffici o tra le mura domestiche. L’ennesimo torrente ha rotto gli argini e ha inondato, travolgendo con acqua, fango e detriti, le case e le persone. L’ennesima disgrazia annunciata, che almeno in parte si sarebbe potuta evitare con una più rigorosa sorveglianza del territorio da parte dei governanti, ma sono troppo occupati a sorvegliare il recinto delle pecore. Le chiese di montagna si svuotano, così come i negozi al mare. Pesche, albicocche e meloni scarseggiano.  L’estate sta finendo e un anno se ne va, è il solito rituale, sto diventando grande, lo sai che non mi va.

//////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...