APRILE Trecentosessantacinque & MEZZO Pensiero

01 APRILE 2020  Santa Dora, Santa Irene, S. Ugo, Santa Bartolomea

Aprile… ‘suona’ di nobile in tutti i sensi. Aprile, sembra dire Apri la porta, Apri il cuore… Apri… ti. Trenta giorni di serenità, le vacanze di Natale sono finite da tre mesi e le prossime vacanze estive in arrivo saranno fra altri tre mesi, si è nel mezzo, si sta in pace a guardare i primi germogli fioriti del pesco e del ciliegio. Questo giorno ci si aspetta un ‘pesce d’Aprile’ come quando negli anni della scuola elementare, con una pacca sulla spalla si attaccava un pesce di carta appiccicaticcio a forma di pesce d’Aprile.

 

02 APRILE 2020 S. Abbondio, Santa Ginevra, Santa Igina, Santa  Irminia, Santa Isacco, Santa Isotta, S. Miriam, S. Urbano S. Francesco da Paola

Miopia. Per immaginare cosa significa  ‘il vedere’ per una persona miope, bisogna ricordare il passaggio che è trascorso tra un televisore e un altro nuovo che abbiamo posseduto. Partendo dal 1950, anno di nascita dell’apparecchio televisivo in cui le immagini erano in bianco e nero, ogni 7 anni successivi il televisore prodotto, migliorando corrispondeva a una diottria acquisita per l’occhio umano. Il netto contrario è il ‘vedere’ come una persona miope cioè perdere una diottria circa ogni 7 anni “sgranando” sempre più l’immagine e usando sempre più altri sensi per vedere. E se gli occhi sono lo specchio dell’anima, per un non vedente è l’anima lo specchio degli occhi. Bisogna sempre si faccia bene attenzione a ciò che si guarda, con gli occhi e con il cuore.

 

 

03 APRILE 2019 S. Riccardo, S. Sisto

Una storia a lieto fine. Un mondo di luce ovattata trapassa il buio che l’abbraccia, Maria esce di casa. Servirà ai tavoli di un punto di ristoro. Giorgio, l’autista di un filobus versa l’ultimo tributo del suo orario di lavoro timbrando il ‘cartellino’. La città si scurisce assumendo colori di pace. È un momento in cui tutto tace. È sera tarda. Poi, la notte aggredirá la penombra e la tregua svanirà con schiamazzi e vomiti di chi ha abusato nel cercare di voler star bene… contorneranno i pochi rintocchi delle ore corte della notte.  Giorgio, l’autista, conserva nella mente quel viale alberato che ha appena percorso per ricoverare il suo mezzo… forse perché quella immagine è l’unica compagna di vita che… ha.  Sono le 22 e poco più, Maria inizia il turno di notte e a quell’ora inizia il suo sculettare tra i tavoli. Maria lavora duro, ha avuto Gloria, sua figlia, ma da quel grande amore che pareva avere da ….Carlo, ora non rimane che un mucchio di tristi ricordi, escluso il più bel fiore di mamma, Gloria. Carlo, il padre di Gloria, principe forse azzurro, s’é sbiadito di brutto, forse la sua nuova compagna sbaglia il tipo di sapone nel lavargli i vestiti.

Di fatto Carlo e Maria non stanno più insieme con i corpi ma solo con i cuori che sono rivolti alla loro ‘cucciola’. Ma se Carlo come Maria ci mette il cuore, per disdetta e codardìa non ci mette i soldi, allora Maria prende la prima comanda al tavolo 7 e dietro le finestre incalzano le prime tenebre.

Giorgio è un uomo di trent’anni  passati e ancora vive con la adorata mamma Adele. Una storia in passato l’ha avuta quel Giorgio, ma Luisa non perdona. Luisa era la ghuisa del cuore, anche per Lui una triste storia d’amore fallita miseramente in un continuo non riuscire a starle dietro. Per quanto Giorgio facesse e si impegnasse, Luisa non pareva gradire gli sforzi da Lui profusi che anche fosse ricambiato dal bene, non era amore… forse Luisa fingeva… e dunque non è bello. Per questo la ghuisa o la contesa in singolar tenzone che si voglia dire, ebbe ad essere come logico pensare che ci fu nessun vincitore, solo vinti. Si era finalmente deciso a vivere una vita serena con la madre, piuttosto che non essere corrisposto con il cuore.  Giorgio quella sera tarda decide di farsi una pizza. È il giorno in cui se la può permettere, secondo i suoi canoni di gestione economica, e si avvia alla tavola calda dove guarda caso, lavora Maria…

 

04 ARILE 2017 S. Isidoro, S. Platone

 

…Ed è lei poco dopo che con fare gentile chiede cosa Giorgio voglia per cena, e Giorgio vuole una pizza alla marinara con mozzarella e molti “ciuffetti di mare” il tutto innaffiato con mezzzo litro di vino sfuso frizzante, e per non fare brutta figura, una mezza bottiglia di minerale con gas con cui riempirà l’ultimo bicchiere per lasciarlo pieno. I due si incontrano con uno strano sguardo. Maria guarda Giorgio con il distacco che riserba ad un un cliente, e poi, guardandolo meglio gli risulta simpatico quel viso di ‘mammone’. Giorgio al contrario è affascinato. Folgorato. Non può nemmeno capire perché una ragazza tanto bella possa servire ai tavoli tra mille quotidiani immaginabili commenti sulla sua avvenenza, che i perlopiù son volgari. E come se Giorgio volesse portarla subito via dagli sguardi indiscreti, da chi non la merita… ma è impotente.

Così rompe la routine del suoi risparmi e frequenta spesso quel locale dove lavora Maria. Mangia tante di quelle pizze da passare dalla marinara alle quattro stagioni senza disdegnare la quattroformaggi che di più montano non v’è. Ingrassa di qualche kilo e Maria non per tutto questo daffare comincia a degnarlo di attenzione. Maria non è abituata a tante tenere effusioni d’amore quale una rosa rossa che Giorgio innamorato perso dona ogni volta prima della comanda della pizza. Forse non è per Lei il più affascinante degli uomini, ma nessun uomo prima andava a prendere Gloria all’asilo. Nessuno prima d’ora aveva portato in riva al mare Maria sussurrandole parole d’amore. È da cosa nasce cosa, entrambi ritrovarono il gusto della vita di coppia così che nacque Luca il fratellino di Gloria che adesso aveva l’età per essere accompagnata a scuola. Carlo se n’è andato anche dalla “nuova” compagna e Luisa aveva trovato quasi subito un sostituto che potesse comandare a bacchetta. Sarebbe una storia a lieto fine non fosse che due persone rimasero infelici. Ma chi fa del male riceve altrettanto perché come si semina si raccoglie… quindi ad ognuno i suoi frutti,  a qualcuno fragole rosse e succose a qualcun altri una mela bacata.

 

O5 APRILE 2019 ARA  S. Diogene, Santa Irene, S. Vincenzo

 

06 APRILE 2018 ARA   S. Celestino, S. Prudenzio, Santa Celine, S. Guglielmo

 

07 APRILE 2017 ARA   S. Cristiano, S. Ermanno, S. Giovanni Battista

 

08 APRILE 2016 ARA   S. Dionigi, S. Macaria, Santa Giulia

 

09 APRILE 2020 ARA   S. Cleo, Santa Cleofe, Santa Ilda, S. Tancredi, S. Demetrio

 

10 APRILE 2015 ARA e 10 APRILE 2020 ARA che andrà al 09 APRILE. S. Ezechiele, Santa Maddalena

 

11 APRILE 2014 ARA  S. Angelo, S. Stanislao,

 

12 APRILE 2020  S. Alfiero, S. Zeno, S. Zenone, S. Giulio

LA VITA RALLENTA.

Adesso la vita rallenta. I suoi ritmi vengono stemperati da esigenze di prima necessità, e la vita rallenta. Si ha più tempo per riflettere e perciò prevale su tutto il sostentamento, primo ‘accessorio’ per la salute corporea. A seguire quella della coscienza prima, e con il senno di poi, all’anima. Per necessità virtù, nei paesi per così dire ‘sviluppati’ bisogna si pensi necessariamente anche a luce, gas e acqua che ogni due mesi presentano inesorabilmente il conto. Per questa emergenza umanitaria si doveva contare sull’aiuto economico della nostra comunità Europea, che ‘non ci ha lasciato a piedi, non siamo stati scaricati’, ma non s’è vista nemmeno l’unità che ci saremmo aspettati, solo parole, fatti e soldi un altra volta… forse. Ferro e ceramica son saltati per l’industria italiana, surclassati da alcuni paesi come Russia e Cina, non hanno ancora osservato la restrizione di stare tutti in casa. Quattro miliardi su sette della popolazione mondiale rispetta le norme. Le regole giustamente imposte, e “qualcuno le evade” come quei paesi che continuano a produrre a discapito dei loro lavoratori e di chi possano a loro volta infettare. Non siamo stati scaricati, siamo ignorati e l’Italia al proposito si è pronunciata rispondendo che Noi italiani, abbiamo il settanta per cento della cultura mondiale, se non bastasse il restante trenta per cento lo deteniamo da sempre per le nostre offerte vacanziere sulle splendide rive dei nostri mari e dei nostri laghi, sulle cime dei nostri monti e verdeggianti pianure attraversate da fiumi, gli avidi irresponsabili si tengano ferro e ceramica. C’è la faremo tutti, anche chi ora non vuol capire. Capirà. Non era così un tempo, ma purtroppo c’è ne rendiamo conto solo ora, ma come diceva quel maestro alla Rai negli anni “60”, ‘non è mai troppo tardi per imparare’…

 

13 APRILE 2020  S. Marzio

… In questo frammento di disumana verità, il corpo sta fermo e la mente spazia libera nell’aria veloce come il vento, leggera come una piuma, e irrorata da dolci emozioni si libra serena in un futuro incerto. La guida è quella dello spirito e rimarrà per sempre per scongiurare che nessuno mai nasca per il solo morire. Vivo perché respiro e penso, sospiro, e mi dileguo nei meandri dei sogni più luminosi di una fantasiosa realtà che affascina l’anima che mi sarà d’importante sostegno. Volo, e sogno per creare la quiete di un sogno pulito. Voliamo per dare colore ai sogni, voliamo liberi nell’aria che non è solo nostra e perciò si accompagna a un mischiarsi di cose brutte e belle sottili come lei, tanto sottili da essere invisibili ed insieme le arrivano al cuore per ferirlo o per guarirlo. Fu il mercoledì delle ‘ceneri’ che nessun Cristiano poté recarsi in chiesa per ricevere dal sacerdote le ceneri sul capo ricordandoti che polvere eravamo e polvere diventeremo, Pasqua, dopo quaranta giorni dall’inizio pandemico, oggi i più fortunati hanno pranzato all’aperto nel loro giardino a debita distanza uno dall’altra, i più sfortunati invece non hanno mangiato per niente come molti altri giorni della loro esistenza. Oggi dodici Aprile è ancora una volta Pasqua e la fervida speranza è che non risorga solo Cristo ma tutti insieme dalle ceneri di questa terribile pestilenza. Stiamo già risorgendo, nessuno ricorda di aver mai ricevuto tanti auguri da amici e parenti per questo lieto giorno. Oggi è Pasqua del 2021, domani è un altro giorno.

 

14 APRILE 2019  S. Ermenegildo, S. Valeriano

NON CONTARE GLI ANNI DELLA TUA VITA

Conti gli anni della tua vita? Mettiti davanti ad un tramonto sul balcone di casa tua, o siediti su di un sasso in mezzo ad un prato. La giornata e’ da poco passata, e tu, ti sei prodigata o prodigato nel viverla, che è quello ciò che fai ogni giorno, onori il tuo essere davanti a ciò e chi ami, di fronte al mondo a volte e benigno a volte ostile, ma tu vai avanti… E guardi le montagne che si fan nere piano piano, guardi il mare che si fa scuro, saluti il sole che se ne va dietro l’orizzonte pianeggiante, che ovunque tu ti trovi, al momento non conta nulla, c’è il tramonto che saluta il giorno che hai trascorso, e pensi e ripensi se quello che hai fatto e bello e onesto, o non pensi niente perché sei nella beatitudine del giusto.

Perché tu sei stata grande, piccola, piccolo, immensa, immenso, poco, tanto, mille le tue varianti, una la tua costante, credere nel domani, cercare di amare anche chi non ami, credere sempre in un futuro migliore, ma anche uguale, che nessuno può scalfire una persona se crede in se stessa, ammesso che non venga demolita da un ‘credo’ fasullo altrui, e a te non successe, la tua integrità ne è testimone fulgida. E trovi il tempo per altri tramonti, e trovi la misericordia che ti avanza spicciola per chi ne ha di bisogno, e trovi una parola per chi ne abbisogna, rifugiata li, nel tuo castello che ti sei costruita e costruito con nuove realtà, che mattone dopo mattone continui a costruire con gente nuova, che coinvolgi, che stimoli, che irradi con il tuo sorriso. Perché il mondo e’ dove te lo costruisci, la vita nasce e rinasce dove tu desideri sia la culla, che muore chi vuole morire, vive chi vuole vivere, e spazio e ombre non fanno paura, non si temono se la forza che alimenta tutto e’ l’amore. E sei di nuovo di fronte a un tramonto che ti chiede conto di chi sei, cosa sei e dove vuoi andare, e tu, rispondi con un sospiro e un sorriso a labbra chiuse e cuore aperto, l’aria frizzante di questo mese ti confonde e insieme ti ristora, il bello che entra nei tuoi occhi chiari ti inebria di luce tua, perché ti invade l’anima che ti crea la calma e la pace interiore. A te donna o uomo dai tanti volti dal lungo passato un bel presente e un radioso futuro, questo tramonto ti parla con i suoi colori e i suoi profumi di un tiepido germoglio di primavera, a te si presenta per dirti che sei più giovane di ieri, perché oggi la vita e sbocciata nuova nel tuo cuore, con tutta la forza illuminante della tua voglia di esistere e di regalare un nuovo sorriso a chiunque incroci il tuo sguardo. I tuoi pensieri volano nell’immensità del tramonto che intanto si vela di scuro per salutare sorella notte che con le sue stelle aspetterà una nuova alba per festeggiare un nuovo giorno che ti vedrà protagonista di un altro giorno di gioia e di bellezza.

 

15 APRILE 2017 S. Annibale, Santa Anastasia, S. Prisco

S. ANNIBALE

Annibale era un ragazzo di origini siciliane, figlio di nobili origini, rimase orfano a meno di due anni d’età del padre Cavaliere stimato e molto abbiente. Annibale a sette anni fu affidato ad un convento collegiale dove si distinse subito per generosità e impegno sociale. Un giorno si presentò al suo convento un giovane orfano che fatto il suo ingresso in sala mensa, venne deriso da tutti gli astanti perché lercio negli indumenti che indossava e sporco come uno spazzacamino, piedi scalzi e viso scavato dai solchi della fame. Annibale si alzò dal suo posto e porse la sua razione di cibo al malcapitato ora ben capitato.

Da quel giorno Annibale si pose al servizio di tutti i barboni stremati da una terribile pestilenza che all’epoca ammorbo’ la Sicilia e quindi abbisognavano di cibo e cure più che sempre.  Nel palssare degli anni a venire di quel inizio 900 inizio’ gli studi teologici per poter divenire un uomo di Dio, un giorno appena preso le vesti di Padre Annibale, si recò in una località per un pellegrinaggio Spirituale in compagnia di un suo confratello. Nel mentre che erano seduti sulle panche del vagone del treno dove stavano viaggiando, entrò un miserabondo che chiese l’elemosina adducendo di averne bisogno per sfamare la sua famiglia. Subito Padre Annibale mise la mano in tasca ed estrasse due monete da Cinquanta Lire, avendo donato tutto il suo cospicuo patrimonio al servizio dei poveri era tutto ciò che possedeva, nulla più.

Il compagno di viaggio con Lui, altro Padre dello stesso Ordine lo ammonì dicendogli che almeno avrebbe potuto dargli solo una moneta da Cento Lire, e lo sgridò in malo modo… era tutto ciò che possedevano in quel momento.  Qualche giorno dopo, appena di ritorno al loro convento di appartenenza, a Padre Annibale fu consegnata in busta anonima contenente la somma di Mille Lire, andò dall’amico prete e gli disse, hai visto! Abbiamo avuto dieci volte quanto donato, se ti avessi dato retta avremmo solo la metà, cioè Cinquecento Lire. Non fu che uno dei tanti episodi caritatevoli che caratterizzò il cammino di Padre Annibale, intelligente uomo di Fede e grande carità.  Venne consacrato Santo nel 2004 da Papa Giovanni Paolo II in seguito ad alcuni miracoli attribuiti alla Sua persona e da allora, dopo la sua morte, fu annoverato nel calendario liturgico di tutti i Santi il 15 Aprile di ogni anno a venire.

Io, per pura “coincidenza”  porto il suo nome, Annibale. All’epoca di quando nacqui, nel lontano 1958, ero il quinto genito di una numerosa famiglia, al tempo si usava dare, (anche contro la volontà dei genitori naturali) il nome di un parente stretto da poco defunto. Mio nonno Annibale, non era defunto quando impose di darmi il suo nome, era in procinto di morire in seguito ad una grave malattia, a metà  del novecento, bastava una polmonite a compromettere il futuro vitale di una persona, così che mi fu dato il suo nome per sua esplicita volontà. Il nonno buon anima, si spense al mondo al compimento del mio quindicesimo anno di età, ed io ebbi con largo anticipo la sua eredità nominale. Certo, la mia mamma non poteva minimamente immaginare dell’esistenza passata di Padre Annibale, non ne sentì mai fare alcunché di parola al riguardo,  così che tantomeno fosse conosciuto dai genitori del nonno alla fine degli anni 800, data della sua nascita, e ancor meno la mia mamma poteva mai anche lontanamente immaginare che fu proclamato Santo Annibale nel 2004 da Papa Woytyla, e quindi annoverato nei calendari Italiani.  Ma cosa davvero straordinaria e’ il fatto che ora, il 15 Aprile, data di calendario in cui si festeggia Sant Annibale, nasceva nel 1927 Marianna, la mia mamma.

Coincidenza!? Non penso, mi beo dell’ illusione sia altro che trascende dal naturale per sfociare nel mondo non del tutto fantastico che con il tempo mi sono costruito,  e tanto per rimanere in tema aggiungo pure che oggi si commemora la conversione di San Paolo sulla via di Damasco. Altro personaggio biblico in cui mi identifico nel somigliarli, certo non ho mai perseguitato dei Cristiani, ma lo stesso in passato non sono stato un grande Amico di Nostro Signore.  Convertito San Paolo e Sant’ Annibale, convertito io che non sarò mai santo…se non agli occhi di DIO, se saprò meritarlo, perché TUTTE/I siamo in “odore” di Santità, basta lasciare una strada incerta per la Maestra.

 

 

16 APRILE 2014  Santa Grazia, S. Lamberto, S. Gioacchino, Santa Bernadette/a

Riavvolgere il nastro della vita e pensare a quando giovani e meno giovani, si pensava solo a fare tacche sul calcio della pistola per ogni cuore conquistato, per ogni cuore infranto, per ogni falso amore accumulato, preoccupandosi solo di superare in numero questa o quell’amico, o presunto tale, perché quando esiste questo tipo di rivalità, l’amicizia si è ben nascosta. Il rifugio  nei meandri della stupidità che spadroneggia a si giovine età. ‘Bisognava’ esagerare, andare oltre, entrare nel proibito della libidine, nel desiderare la donna o l’uomo altrui, cosicché tutto fosse più esaltante ed eccitante, ovviamente il tutto contornato da libagioni sfrenate, gigantesche bevute, e pure qualcosa che superasse il tutto, e che mettesse una bella firma alla stupidità d’ognuno con allucinanti e svariate forme di libido, in modo fosse tutto a “mille”.

Che il corpo sopporta tutto, tanto troppo ma non per sempre, prima o poi ti presenta il conto, il mio per fortuna non è stato salato. La mente sopporta molto meno, e il conto te lo presenta subito, mandando a spasso voglia di fare, voglia di lavorare, voglia di creare, per lasciare solo il vuoto della mera carne. E per chi va troppo oltre rischia di non rendersi conto che il suo tempo inesorabilmente finisce e spesso non ne rimane abbastanza per rimediare. Per provare a ricominciare, per gustare le semplici meravigliose cose che la vita ti può offrire. Un amore vero, o l’amore vero, verso gli altri, che smetti di pensare di ‘fregare’ per un miserabile tornaconto. Al contrario si inizia a costruire un dialogo confrontandoti. Si vive insieme, ed insieme costruisci una nuova realtà, poco forse, ma sempre meglio del nulla che ti distrugge, del niente che ti annulla facendoti amico di quel satana, che ti ha fatto diventare quel grande latin lover, quello più intelligente di tutti, il migliore nelle file dell’esercito del male, non nell’esercito di quel Cristo, che voleva per te , quell’amore puro, sublime, innocente che gratifica l’anima e lo spirito elevandoti ad ambire al più bello dei premi, l’eterna beatitudine. Riavvolgere il nastro e sbagliare ancora… con moderazione.

 

 

17 APRILE 2014  S. Aniceto, S.Arcangelo, Santa Vanda, Santa Isidora, S. Roberto

COERENZA

La coerenza è il più bel sogno irrealizzato al mondo. E ben pensandoci, sarebbe bello capire da chi e perché è stata “coniata” tal parola, probabilmente da sempre il significato più attendibile del “monito” e non propriamente una affermazione o un dato di fatto. La coerenza è quella tal parola il cui significato per logica è da affiancare al genere umano. Non è possibile dire che quel frigorifero è stato coerente con il libretto di istruzioni, che lo dava funzionante per venti anni almeno, mentre sarebbe corretto dire quell’uomo e stato coerente con se stesso, nel corso della sua vita ha sempre lavorato e badato alla sua famiglia senza perdere un giorno, mai. E qui casca l’asino nessun uomo può parlare per se o per altri usando la parola coerenza che significa costanza, in pratica è una definizione che non esiste, o meglio esiste ma inutile.

Essere coerenti significa fare le stesse cose che ci ripromettiamo di fare, sempre, metodicamente, continuamente e nessuno ma proprio nessuno a partire da me sa tener fede alla coerenza, quindi la facciamo la proposta di togliere la parola coerente dal dizionario Italiano?  No… rimaniamo cosi. Illudiamoci di essere tutti uniti, insieme, compatti, fingiamo di compiere sempre azioni non contradditorie rispetto alle proprie azioni e idee, teniamocela ancora, se perdiamo anche la speranza e la conseguente illusione che la coerenza non c’è, è finita. Tiriamocela ancora quella parola anche se serve poco. Coerenza.

 

18APRILE 2015 S. Galdino

Un sentiero si fa largo tra gli alti fusti dei pini, percorrendolo con fiato grosso in miscela con battiti vigorosi del cuore, insieme distratti dal vento che alterna sibili di nenie lontane, ora lievi, ora di padronanza e rispetto.

I pensieri si alternano susseguendosi l’un con l’altro per non lasciar libera la mente dal pensare alla fatica del tuo incedere, normale fermarsi in fasi distaccate per riprendere fiato, perché la mente aiuta e regge fin dove puro sulla fatica che velatamente ingannevole ha vinto.

Si accorcia di molto il respiro che s’è fatto affannoso, e in quei frangenti, solo gli occhi operano senza interruzioni, e butto lo sguardo tra gli abeti, i pini ed i faggi, che per quanto faccian scura la visione a te dinanzi, lasciano loro malgrado spazi aperti che non posson colmare di verde e marrone.

Sollevando di poco il capo, la luce prende a farsi largo tra le fronde, e rivela di contorno le macchie scure che compongono le montagne alte e maestose con le sue cime necate da un inverno che sta litigando con sorella primavera che arriva e non la vuole ancora, montagne che si stagliano protese come a voler abbracciare il cielo in un vano tentativo di riuscirvi continuando a scivolare nel vetro celeste.

Le nuvole corrono veloci e si inseguono nel tentativo di ricomporsi, il sole dietro di loro padrone incontrastato di tutto lo scenario, con prepotente iridescenza sferza il cielo, sbiancandolo fin dove impone la sua onnipotenza con i colori dell’oro.

Mi trovo nel protettivo caldo abbraccio dell’amico bosco, che mi da appuntamento ad un prossimo incontro perché lui sa che domani torno al fiume, l’ha capito dal mio sguardo sconsolato, e mi saluta con i suoi colori, con i suoi profumi, con i suoi suoni.

Ma io gli chiedo di regalarmi di nuovo qualche momento, che il sole non è ancora andato nell’altra metà del mondo a rallegrarlo e a farlo rivivere di luce propria con la sua presenza, ancora qualche istante con lo spettacolo della vita nell’anima, ancora qualche minuto prima di riprendere con gli affanni del vivere imposto, aspetta natura, ancora un poco prima che intinga l’indice sulla punta della lingua per cambiar pagina con questo giorno, sii buono con me bosco, lasciami ancora un pò della tua presenza nel cuore, sarà lo stesso sole, che quando smette di irradiare di luce mi avvertirà, perché non avrò più negli occhi, l’oro della sera.

 

19APRILE 2018 ARA  Santa Emma

 

20APRILE 2018  Santa Sara, Santa Agnese Santa Adalgisa, Santa Odetta, Santa Ildegonda

Si sente solo l’allegro chiacchiericcio del torrente accompagnato da un armonioso  starnazzare di rumori sul mondo che ancora respira profondamente, solo quando s’addormenta è clemente all’udito.  Ogni tanto la soave composizione dei suoni viene interrotta da qualche rumore di marmitte che scorrono sull’asfalto o nell’incantesimo succede di sentire il fastidiosissimo ululare di una  sirena stridula di perfezione, ed è un guaio per il pensiero che lo sente finché sfuma spegnendosi come fosse entrato in un enorme cono vuoto di gelato.

L’intanto osservi il cielo per ricollegarti con lui. Ed ecco riaffiorare pensieri buoni, un “ti prego” per l’anima a bordo di quella autoambulanza e sei di nuovo a guardar le stelle.  Succede spesso, molto spesso, anche quando le stelle sono coperte da un capriccio del tempo, il suo padrone.  Forse perché le stelle le cerchi nel cielo e anche si nascondessero al nostro sguardo, si guarda il cielo dove c’è ‘qualcuno o qualcosa’ che per fare star bene il cuore non è necessario si veda,  e allora se non si vedono le stelle, pazienza.  Beato sia chi le vede senza vederle.

E ritorna il pensiero che vien più gradito se frivolo.  Intanto l’ora tarda della sera, si mischia di nuovo con il suono del ruscello e continua ad ammaliare stordendo in una soave omelia quanto chi la predica, e per questo conta molto la “faccia” di chi ascolta perché dietro il viso c’è il cuore di una persona.  Quella musica torrenziale da sogno fa pensare ad un gigante che rumoreggia per farsi sentire, un guardiano di casa che mostra i muscoli avanzando senza sosta nello scrosciare al fiume che lo porterà con se sino al mare che lo restituirà all’infinito.

Perciò è ancora un sentir fluir d’acqua con un orchestra di suoni che le fa da stuolo lungo quanto il più bello dei sogni di una donna all’altare. E ancora un udir di forte ruscello primaverile che corre, salta e si accavalla intrecciandosi in un ballo, finché sul far della notte quell’acqua  sembra danzare fra cristalli di luce irrorati dai raggi di una luna che li bacia nonostante si debba far largo tra la moltitudine di rami e foglie di fresco esplose alla vita. Il pensiero s’e’ fatto cheto e sereno tanto da far capir che ci vuole un niente per stare bene, anche solo saper ascoltare lo scrosciare di un piccolo fiume.

 

21 APRILE 2017 ARA  S. Anselmo, S. Caio

 

22APRILE 2016 ARA   S.Leonida, S. Muzio, S. Virginio

 

23 APRILE 8990  S. Adalberto, S. Giorgio, Santa Norina

 

24 APRILE 2015 ARA  Santa Melissa, S. Tiberio, S. Onorio, S. Fedele

 

25 APRILE 2014 ARA  S. Baldassarre, S. Doda, Santa Franca, S. Marco, S.Erminio

 

26 APRILE 9090  Santa Alida, S. Anacleto

 

27 APRILE 3562   S. Antimo, Santa Zita, S. Simeone

 

28 APRILE 5577  Santa Valeria, S. Pierluigi

 

29 APRILE 4422  Santa Caterina, Santa Rina

 

VECCHI LO SAREMO TRA CENT’ANNI 2017

Io di sentirmi vecchio non ne ho voglia   Per primo perché sono solamente un uomo maturo e di essere vecchio non ne voglio sapere, e comunque non attribuisco al mio aspetto fisico la responsabilità di una mia eventuale decadenza psicologica

Secondo il pensiero che mi viene dall’esperienza e quel poco dalla sapienza, invecchia prima chi vuole invecchiare… e di acqua ce ne corre in quel fiume… che io tramuto in un volersi rifugiare in un mondo che non si riesce più ad affrontare

Certo che si invecchia, tutti si invecchia prima o poi…
ma tra il giusto meritarsi gli ultimi dieci presunti anni di vera Pace e trascorrerne più del doppio pensando di essere invecchiato… Se ci si sente vecchi 20 anni prima di quanto in realtà non dovrebbe essere, penso a persone che non vogliono più lottare ma solo borbottare

Invecchiare è bello,… ma con dignità perbacco!
Invecchiare è come quando i ricordi di bambino raggiungono i traguardi dell’adolescenza… Oppure quando dall’essere adolescente diventi un presunto uomo… o Donna, che parlo al maschile non irriverente ma perché parlo di me

Tutti traguardi intriganti, tutti passaggi di vita che lasciano magnifici ricordi
Non meno belli di quelli che hanno da venire.

Nella maturità c’è la consapevolezza, (almeno quella che sai di aver guadagnato) c’è sicuramente più Amore che odio… e poi… e poi…
Nella maturità la valigia è piena di quel che serve… e la valigia non si butta mai via… anche fosse solo che per i ricordi

La mia faccia conta le storie che ho vissuto e anche preferissi la faccia dei vent’anni, difficilmente sceglierei quel periodo della mia vita per sostituirmi ad ora…

Almeno chiederei di sostituirmi nel l’immediato con il corpo, ma con la ‘testa di almeno il doppio dei vent’anni… Eviterei molte cazzate… troppe stronzate fatte perché mi sentivo un padreterno, che le stupidaggini si fanno anche dopo i “40”, comunque non sconsiderate

Invecchiare non è così brutto… almeno per ora… Sono del 58 e ho 58 anni, a Dio. piacendo fra vent’anni conoscerò l’ultimo atto girato sul palcoscenico della vita

Sono le mie montagne che mi fanno fare pensieri forse bislacchi che io confondo come fossero verità   O forse è verità che è confusa con i più frivoli pensieri

Certo l’ottimismo aiuta tutti, anche il pessimista cronico    Nella giusta misura, l’ ottimismo aiuta  tutti    Mi sorge un dubbio… ma allora cos’è  che stimola di più il mio ottimismo, le montagne o la vita a valle?  Penso sia semplicemente il fatto ch’io viva

Invecchiare non è così brutto, all’unica condizione di non porsi troppi perché, le risposte arrivano da sole… vivendo, non vegetando

Questo era tre anni fa, adesso di anni ne ho “61”, vivo ancora, non vegeto… senza punto perché la vita non ha nessun punto d’arresto

 

30 APRILE 3132. Santa Rosamunda, S. Lodovico, S.Pio

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