DICEMBRE. Pensiero solo per oggi.

01 DICEMBRE 2017 Ara da mettere al 8 dicembre  S. Eligio

Dicembre se la fa comoda con Gesù che nasce e se la neve gli fa da contorno, i suoi ‘31’ giorni sono ricordi che dureranno per tutte le volte che la tenerezza invaderà gli animi di chi la reclama.  Dicembre ti riporta alla vita un po’ bruscamente ma allo stesso tempo esorta il ritorno di un tempo più clemente, non perciò saranno lustrini e luci in strada e nel cuore, il freddo è pungente nei giorni del Signore, che in realtà è nato d’estate, o forse no. Importa solo ciò che ha fatto il Signore su questa terra… il resto siano anche fantasie popolari, è solo sceneggiatura manipolata dagli uomini.

Dicembre è il mese del candore per eccellenza, vuol dire inverno con tutti i suoi magnifici colori sbiaditi, vuol dire serenità e culmine delle speranze di un anno appena trascorso… o appena iniziato. Dicembre porta candore negli animi e li avvicina di più alla vera luce quella da cui una volta irrorati saremmo luminosi. Scenda la bianca neve sui nostri cuori.

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02 DICEMBRE 2014  Santa Bibiana, Santa Viviana, Santa Evelina.

Erano belli quei tempi degli anni “80”, forse anche perchè io e Claudio avevamo poco più di trent’ani, e si viveva spensierati di quella sana ‘menefregaggine’ che l’età imponeva. Insieme gestivamo un allevamento di cani che con il tempo diventò anche un maneggio con un piccolo gruppo di cavalli, e facevamo pure qualche gara provinciale. Ad aiutarci ad accudir i cavalli c’ea pure Giacomo, fratello minore di Marina la fidanzata di Claudio. Giacomino aveva all’epoca circa 13,14 anni, un bellissimo ragazzino biondo, vivace come pochi e oltre che a dare una mano con pulire, dar da mangiare e strigliare per bene i cavalli, li montava con grande passione e bravura, al tal punto che Claudio l’aveva destinato ad essere il fantino che rappresentava la nostra piccola scuderia, con discreti e incoraggianti risultati, al punto che Jak, (così io chiamavo simpaticamente Giacomo, ma per tutti Giacomino) divenne ben presto l’orgoglio di suo papà Aldo, brava persona, grande lavoratore, paziente ed indulgente padre di famiglia, brontolone ma solo per gioco, solo per darsi un tono di capofamiglia, ma con un cuore grande come l’amore che aveva per i suoi quattro figli, e per sua moglie Pierina fiera anch’essa del suo Giacomino e delle altre sue tre figlie.

Qualche anno passa per Jak, ed insieme la sua grande passione per i cavalli, forse per qualche piccola incomprensione con Il cognato Claudio e con noi… forse per via degli ormoni che scalpitavano per altre esperienze o semplicemente per voglia d’altro… che i cavalli a quell’età vengono dopo molte altre cose. Giacomino si allontanò da quel mondo, che in fondo era più nostro che suo, e si incamminò in quello che volle diventasse il suo mondo personale non condizionato da consigli e passioni di altra gente. Cosa poi sia successo in quello spazio di tempo che precedette i suoi vent’anni, ancora non ci è dato sapere con precisione ne ai suoi genitori ne alle sorelle e tantomeno a noi che ancora oggi non riusciamo a capire. Invece purtroppo quello che noi abbiamo tristemente capito e constatato, è che la strada da Lui scelta era infida e tortuosa, piena di insidie, compagnie e amicizie che era meglio non incontrasse mai, falsi miti da emulare che portarono Giacomino a fare un uso smodato di sostanze inebrianti, troppo grandi per Lui, troppo grandi per chiunque quell’infame miscuglio di droghe… forse così voleva diventare uomo, forse così credeva di esserlo, in realtà si costruì una prigione imprigionato in una serie di errori da cui ormai Giacomo non ne sapeva più uscire…

03 DICEMBRE 2014   S. Francesco Saverio, S. Cassiano.

E mille volte ha gridato aiuto, e mille volte cercava di farci capire che non ce la faceva più con le sue forze, ma quando lo faceva mandava segnali troppo forti per noi come quando minacciava, picchiava, terrorizzava , anche se avremmo dovuto intendere che non era lui a fare e dire determinate cose, in verità era colui, coloro o ‘cosa’ si era impossessato di lui, quel maledetto demone che non si accontenta di rovinare una vita, ma la riduce in schiavitù, e costringe a far star male anche chi sta vicino affettivamente alla persona colpita, così da mietere più vittime, in un completo tripudio di disperazione e devastante impotenza di fronte agli eventi.

Chi sta vicino alla persona colpita da questo sfortunato e disperato modo di vivere da principio aiuta come può, consola di tanto in tanto, poi con il tempo sfibrato molla, un po’ per viltà, un po’ per menefreghismo, lascia perdere, dicendosi che comunque s’è l’è voluta lui, che non è colpa nostra, di nessuno, e lascia l’incombenza e la diperazione ai genitori, alla mamma quella che non mollerà mai per nessun motivo al mondo… per il proprio figlio è disposta a morire se necessario.

Ma altri mollano, a noi dopo un po’ non importa più cercare di capire, e non ci interessa più il volerlo fare e abbandoniamo quella ‘cosa’ più grande di noi, lasciando soli queste persone disperate. Finche’ una sera, una orribile brutta sera arriva una telefonata, ci arrivò improvvisa con tutta la sua brutalità in cui ci venne detto che Giacomo, non ce la faceva più a lottare, non ce la faceva più ad uscire da quel maledetto tunnel senza uscita, e decise di farla finita con quella vita troppo ostile che non riusciva in alcun modo ad addomesticare, che non capiva come renderla più mite nei suoi confronti… la vita che non l’ha voluto, l’ha rifiutato. Allora rimane l’immenso vuoto dentro di te che forse avresti potuto fare di più, il rimpianto che ora con il senno di poi si sarebbe potuto fare.. Mille domande senza risposta e l’angoscia che si mescola all’impotenza che ci prenderà ogni volta si pensi a Te Giacomo. Ora ognuno se la vedrà a modo suo, da parte mia senza retorica ne falsi ormai inutili moralismi, non mi resta che pregare per Te Giacomino, e continuare a sperare in ciò che credo, in quel Dio. misericordioso che sicuramente non terrà conto del tuo gesto inconsulto dettato dalla disperazione. ma al contrario verrai accolto in quel mondo migliore che non hai mai avuto su questa terra, ed insieme ci ritroveremo a cavalcare i nostri cavalli tra le nuvole, e rivedrò quel bel sorriso che avevi, bello com’eri, bello come sei, e stai sicuro il tuo amico Annibale non ti dimenticherà mai, sei solo andato avanti e se puoi perdonami per quel che avrei potuto e non ho saputo fare per Te. Ciao Jak.

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04 DICEMBRE 2014  Santa Barbara, Santa Ada, Santa Isa, S. Addo, S. Cirano-

Non esiste alcun uomo al mondo che non preghi. Prega anche chi pensa di non pregare.

Non esiste persona al mondo che non desideri un qualche cosa nel proprio cuore… e prega, auspica a se stesso che si avveri il suo desiderio, piccolo o grande sia… prega. Forse non prega un ‘Dio.’, ne Santi, ne Sante, ma comunque spera si avveri ciò che chiede dalla vita e prega… Dio., la buona sorte, una risposta filosofica, l’islamismo, il Buddismo, l’Induismo,  e ancora più di settecento altre credenze religiose o semplici ‘usanze di costume’ nel mondo come il “terra piattismo” addirittura il satanismo, e  per finire a chi crede solo in se stesso che pregherà per la possibilità di unire il suo cuore ad un altro… a altri, ma è una scelta, pertanto priva di ‘giudizio’… e che si possa giudicare un Altra persona con il diritto sacrosanto di farlo io non conosco.

La preghiera è chiedere un qualcosa a qualcuno, alla Natura, alla vita, e da qualunque parte del globo “parta” la preghiera, lo stesso sarà sempre dal cuore anche più acido, perché una preghiera è “chiedere” e non può venire che da lì. Il cuore è comandato dal sentimento dell’amore e Dio. è Amore, questa è la mia risposta di preghiera, ognuna e ognuno Persone possono cambiare la risposta in mille modi, ma all’Amore ci credono tutti. Preghiera.

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05 DICEMBRE 2014 ARA S. Dalmazio, Santa  Crispina.

Cari Amici mi scrivo.  Siamo tra il rumore dei giorni, mai uguali ma lo stesso simili, che quando un giorno non fai questo o quello, un altro giorno ci si ripete. La vita, infondo, è un rituale perpetuo, che se ti nutri, se dormi e ti svegli, lo si fa ritmicamente, come tutti, anche se in modi diversi. Così come si è impegnati nel quotidiano, ognuno con il suo modus operandi, tutti con un lavoro o un impegno diverso, ma la noia si mescola in una miscela che alla fine dà lo stesso impasto di problemi. Piccole soddisfazioni e gioie che pur inferiori di numero compensano, o ti ci si illude compensino le problematiche che si susseguono. E per ogni persona è importante il suo fare, e per ogni individuo è dato pensare che la propria responsabilità sia maggiore di quella di chiunque altro che è giusta nella sua semplicistica forma, perchè se si usa impegno e a volte disperazione per guadagnarsi il pane quotidiano, per altri il problema è accumulare più denaro possibile, che quello che ha non gli basta mai e ecco occupata la maggior parte del tempo, non per se stessi, ma per soddisfare delle esigenze materiali.

Quel che cambia è il tempo che si dedica per noi, alle nostre gioie, ai nostri amori, alle nostre disperazioni, ai pensieri più intimi… sempre meno rimaniamo con il nostro io a chiedere aiuto nel nostro silenzio, come quando da piccoli si chiedeva aiuto al papà o alla mamma, o a chiedere aiuto a Dio. o a ringraziarlo per la vita donata, magari gridandolo al vento, urlando dentro di noi, gettando la voce nel nulla che poi è il nostro tutto in quell’istante. Il bosco, dall’alto, insieme al fiume in basso, sono sempre lì che ci aspettano così come il mare e i monti, ci osservano nel nostro scenario, sul palco di una vita caotica che ci siamo inutilmente creati, e se la ridono del nostro sciocco affanno, del nostro continuo inseguire la vita che nemmeno ci si accorgere di vivere appieno e uno dopo l’altro festeggiamo anniversari e compleanni.

Eppure il bosco il fiume, il mare e i monti sono lì a portata di mano con i loro odori e colori che ti invitano ogni volta che il vento accarezza le foglie sui rami o la cresta dell’onda. Ti chiamano, ti invitano a calpestare sentieri e navigare verso orizzonti per rifocillare lo spirito… chiamano, in continuazione, basterebbe alzare lo sguardo e staccare la spina con un mondo vuoto. Anche il fiume rumoreggia al di la della strada e ci chiama instancabilmente ad ogni ora del giorno e della notte, ma anche lui si ignora nel nostro daffare, incuranti del fatto che potrebbe placare le pene e aggiungere armonia all’animo. Tutto ci appare come sirene fatue nel deserto dei nostri occhi che guardano ma non vedono, tutto si sente senza in realtà non si senta nulla. Scrivo a Voi per ricordare a me che il bosco ogni anno si rinnova a nuova verdeggiante vita, il fiume si alimenta ad ogni primavera con il disgelo rigenerando il mare che sempre evaporerà facendo salire le sue nubi ai monti per dar loro vita nuova. Scrivo a Voi per ricordare a me.

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06 DICEMBRE 2019 ARA   S. Nicola di Bari, Santa Angelica, S. Terzo, S. Fortunato, S. Emiliano

Più di una volta Mario non volle essere ricoverato in “officina” per riparazioni umane, la prima era ‘marcata’ Romania.
A Bucarest rifiutò di farsi visitare in una struttura ospedaliera dove gli dissero che doveva portare lenzuola pulite, e la sera chiudere a chiave le medicine nel proprio comodino, un ricordo del 2001 ora probabilmente diverso. Mario preferì portarsi a casa in Italia una “bella” infezione intestinale.

Un altra volta fu in Egitto a Sharm el-Sheikh, Mario nemmeno si informò se esistesse una struttura di cura, e ancora si portò a casa una crisi d’asma, che però incoscientemente come di suo uso comune, non gli impedì di effettuare una immersione nell’acquario di Allah.

Anche con il fiato corto Mario riuscì ad avere il muso di una murena a pochi centimetri dal viso, come di vedere sguazzare allegramente una piccola razza, e centinaia di altre splendide creature nuotanti di Dio., di Allah che sono la stessa meravigliosa simbiosi d’amore sparso anche nel mar Rosso.
Sono tutte storie di vita comune, dove ci si rinfranca il corpo, la mente e lo spirito.

Due volte se ne andò dal l’ospedale del suo paese, ancora sanguinante dopo un altro grave incidente di moto, firmò e se ne andò.
Due, anche tre ore d’attesa, capì da sé di non essere fratturato e non avere bisogno di punti sutura per semplici escoriazioni, in altre occasioni successe il contrario e fu ben curato da crisi polmonari d’ogni sorta.
Mario sa che tutto ciò non è il peggio… una capatina nei reparti di oncologia di ogni ospedale, dove ragazzini pelati sgranano gli occhi guardandoti con un perché, e noi ci si lamenta di cose futili e inutili che non abbiamo o che vorremmo avere…

Visitare qualche reparto terminale dove la gente viene ospitata per l’ultimo tentativo di salvezza terrena, il malato non alza lo sguardo per vedere chi sei, perché sinceramente non gliene importa più nulla di saperlo, e la lista prosegue tra quei tristi reparti ospedalieri ma non cambierebbe in alcun modo pensare che Mario si considera fortunato ad aver visitato quelle oasi di speranza e esserne felicemente uscito senza troppi danni.

Fortunati o meritevoli, e solo una linea sottile che divide le due teorie, la verità sta nel mezzo… come sempre.  E ora Mario sa che altra gente sofferente bisognosa di ‘riparazioni’ aspetta paziente, ancora una volta a pregare e ringraziare Dio. o qualunque entità divina o ultra terrena in cui si creda… compreso il nulla per ciò che possa infondere nei cuori facendo visitare il lato migliore dell’ “officina” delle riparazioni umane.

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07 DICEMBRE 2018 ARA    S. Ambrogio.

Gettare lo sguardo nello scuro della notte intanto che la rugiada bagna le fronde degli alberi. Essere in cerca di pace, non cercare altro che quella. È buffo pensare di possederla tramite l’avere delle “cose”, inverso la realtà insegna a possederne il meno possibili, ma gli scolari del mondo spesso non stanno attenti alle lezioni.

Se si ascoltasse attentamente il maestro o la maestra dietro la cattedra della vita rimarrebbe più spazio di serenità per ognuno e ne consegue per gli altri… un po’ come pregare, si dovrebbe fare per altre Anime… diversamente verrebbe a mancare l’inizio del fine ultimo d’ambire con la preghiera, essere umili. Umiltà porta la pace ed io e il mondo ne abbiamo un immenso bisogno perciò anche non possa venire la pace universale, vale comunque il provarci per quel poco o quel tanto che ognuno di noi ha a disposizione nel proprio cuore.  I nostri tentativi saranno goccia d’acqua nel mare, ma tutte quelle gocce diverrebbero un impetuoso ruscello al disgelo della primavera per dopo trasformarsi in un potente e maestoso fiume. Un fiume d’amore che non cancellerà tutto il male del mondo, ma lo conterrà sempre di più sino a farlo vergognare.

Siamo alla ricerca costante dal l’avere il buon senso di saper rinunciare all’affanno di “possedere” cose inutili, quali la vanità e lo spreco. Siamo alla ricerca della Pace, di quella che non ti fa pensare a null’altro che a respirare sentendoti farlo.

Che ognuno porti la sua croce con il massimo delle proprie forze al fine di rendere più lieve il peso della stessa. Al fine, “la croce” non sarà un fardello ma uno stimolo di vita, un tenersi sempre all’erta concedendosi momenti di vera Pace.

Siamo ancora qui tra il buio della notte e mille smeraldi di rugiada che si sono posati sulle foglioline del Glicine e hanno ammantato i prati. I Cani latrano, abbaiano, ululano, si scambiano messaggi perlopiù dal loro territorio che orinano spesso per delimitare gli spazi affidati dall’uomo, difendono quei confini facendo sentire gli echeggi in ogni dove della loro voce.

Il cane da pastore non abbaia mai per intero, inizia a far uscire dalla gola un “vvuuff” che si smorza di botto, vuol dire stai zitto che voglio dormire… ho governato pecore tutto il giorno e ho avuto il mio pezzo di pane adesso ho voglia di Pace.

I randagi non cercano la pace, l’hanno già trovata, vivono di stenti ma sono liberi.

Il buio è meno buio.  Gli occhi ora vedono un poco di più e il buio è divenuto blu come il resto del celo, sta arrivando la Pace… e Pace sia, per me e chiunque la cerchi. Anche i Cani hanno voglia di Pace così come il resto del mondo.

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08 DICEMBRE 2017  Santa Immacolata concezione, Santa Concetta, Santa Immacolata, Santa Conchita.

Immacolata Concezione. E chi ci pensa più, e chi ha presente un concetto tanto puro e grande. Che poi non è colpa di nessuno, a nessuno si è inaridito il cuore a tal punto, è solamente una S. Santa  che non ci appartiene più per una serie di sfortunate avveniristici accadimenti fatta eccezione della simbologia del Natale che incalza. Che la vita si è presentata sotto altro aspetto dinnanzi ai nostri occhi. E non c’è più spazio per sentimentalismi puri, e non è più cosa pensare o lasciarsi trasportare da velleità dell’anima, non c’è più tempo, non c’è più l’armonia necessaria, il mondo in cui viviamo ha asciugato l’umore delle nostre anime, ci ha prosciugato delle riserve idriche di sana bontà. I fatti nudi e crudi come si presentano, il problema dell’integrazione razziale, che non dovrebbe essere un problema se l’umanità non l’avesse trasformato tale, fatti criminosi di ignominia degradante, eclatanti storie di mala sanità, degrado sociale, disoccupazione in costante aumento, problemi socio-economico di svariato genere, mafia, camorra, cupole di ogni tipo, insomma stato nello stato, corruzione e ultima ma non per importanza la fame nel mondo.  E Lei li, paziente a tentare di aggiustare ciò che rompiamo in continuazione. Lei, l’immacolata concezione,  che sembra sempre più impotente davanti al trionfo del nostro male, imperterrita davanti ai secoli, in paziente e silente aspettativa, che prima o poi tutto finisca, e qualcuno, sempre meno, a sostenerla in questa estenuante lotta, o forse sempre più come io amo pensare.

Che Lei l’immacolata l’ha promesso, che i momenti saranno duri e a volte brutali nella loro smarcante attualità, ma Vinceremo assicura, non abbiate paura, Vinceremo. Il bene prevarrà sul male, il bene trionfa sempre sul male, e nel frattempo noi abbiamo perso il puro e sano concetto dell’ immacolata Concezione, distratti dal tutto che non serve a niente se non a far sorridere il male.

E allora Madonna Santa, perdonaci, non perdere la calma, tu Regina dei cieli e della terra, continua con il tuo incessante aiuto, ignorando che noi sempre più ti ignoriamo, o verresti meno a ciò che ci hai promesso… Che vinceremo con il Tuo aiuto, e verrà di nuovo il tempo in cui riprenderemo a Venerarti come tu meriti, si rafforzeranno gli animi e di nuovo entreremo in possesso di quel ormai flebile etereo pensiero che ci accomunava, e di nuovo abbasseremo lo sguardo per terra, immeritevoli d’altro, ogni volta che nomineremo il tuo nome Maria Vergine Santa, sospiro di Dio, Immacolata Concezione.

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09 DICEMBRE 2017  S. Siro, S. Amleto, S. Cesare, S. Sirio

Non è facile dire a parole ciò che ti passa davanti agli occhi, sarebbe come chiedere al cuore di fermare un emozione che ti ha fatto stare bene. È facile dire a parole ti amo, il difficile è metterlo in pratica, ci sono mille modi per dire ti amo, uno solo è quello giusto, è quello vero.  Per qualcheduno, non è facile capirne le differenze che ci si illude di conoscere. Pretendere di conoscere l’Amore è pretendere di possedere il cielo ed io ne possiedo solo una parte per questo mi illudo.

Non è facile sfuggire a se stessi, è scappare da una realtà che ci è stata cucita addosso, ma molti non amano gli si faccia un abito per una cerimonia a cui non vorrebbero partecipare. Imperativo e fuggire per primo da ipocrisie e falsità, delle maldicenze non ci si deve preoccupare perché si ritorcono sempre sulla bocca che le dice. Poche le persone che non scappano dal quotidiano, e forse nessuna che non voglia tenersi per se qualche momento di privata solitudine.

È facile che il cuore si colleghi in un abbraccio con l’Anima, come è facile vedere uno stormo di rondini che migrano per dirti che il sole quel giorno tramonterà prima per andare altrove portandosi con se i nostri pensieri che variano con la stagione che si sta cambiando l’abito.

Facile… difficile, basta saper mescolare le carte e tutto diventerà ciò che vogliamo sia, quell’intreccio di fatti e cose che segna il tempo incipiente del nostro trascorrere che tanto confà con il facile fare e difficile metterlo in pratica… Alla fine rimane che è facile vivere ma ci vuole molto più coraggio per sopravvivere.

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10 DICEMBRE 2017.   S.V.B. Di Loreto, S. Amanzio, S. Boris, Santa Loredana, S. Nazareno.

Quel gomitolo di filo d’Arianna che si sa solo quando ha iniziato ad avvolgere i nostri corpi ma non si sa quando, e se saremo in grado uscire da quel groviglio di fili…

Uno spazio di intimità personale ottenuto dal fuggire dalla realtà per qualche periodo di tempo… quel tanto che basta per tentare di sgarbugliare l’intricata matassa della vita. Quel gomitolo di filo d’Arianna che si sa solo quando ha iniziato ad avvolgere i nostri corpi ma non si sa quando, e se saremo in grado uscire da quel groviglio.

Quel gomitolo che troppo frequentemente è avvolto a più di due mani ed è difficile sapere quando sono mani sincere, o invece imbrogliano la matassa. Allora bisogna che ci si prenda il giusto tempo per cercare di capire e comprendere, possibilmente senza addossare colpe ad… altre mani.

Mani che si intrecciano in supplichevole preghiera congiungendosi in segno di pace e serenità. Mani che implorano e mani che amano, le mani si stringono o si salutano, mani che dicono chi sei.
Mani nude e mani con guanti che non vorrebbero, mani che gesticolano per convincere o per insegnare.

Mani tranquille e mani che fremono e procurano sensazioni di erotismo supposti e poi consumati… Mani pulite che mentono perché possono dire molte cose, mani sporche di terra che possono dire solo verità.

Le mani lavorano, le mani amano, le mani soffrono, le mani oziano oppure si difendono. Il futuro è nelle nostre mani… per questo dobbiamo portare rispetto al presente non scordando il passato, solo in questo modo si “fanno i calli”, e che il mondo possa vivere un altro bel giorno illudendosi sia tale.

Scappare dalla realtà quotidiana ma solo momentaneamente e con la consapevolezza di ritornare con i piedi per terra per mettere in pratica il sollievo ricevuto da pochi attimi di tregua cercata nell’intimo del proprio animo che allegro volteggia tra i meandri della beatitudine.

Un intreccio di pensieri e di mani perché tutti si prendano qualche momento per sé e al cominciar del giorno, il pensiero sia solo positivo che il negativo lo si affronta con la luce del sole in modo si vedano meglio le buche in strada. La sera e poi la notte, servono per portare consiglio e lasciare che la mente ci porti per qualche tempo nel posto che desideriamo sia.

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11 DICEMBRE  2019  S. Damaso, S. Sabino,

Pu YI, all’età di tre anni siede sul trono come l’ultimo Imperatore della Manciuria, un piccolo ometto a cui venne tolta la madre e il padre perché “divinizzato” e segregato in un magnifico nido d’oro, con al seguito migliaia tra eunuchi, ciambellani, balie, guardie, insegnanti e servitori. Il suo compito era di governare un popolo senza di fatto averne il potere perché altri per lui decidevano cosa doveva dire e fare, e alla fine, una enorme porta rossa sbarrava la strada per uscire dalla sua città, tenendolo di fatto prigioniero di se stesso.

Mario a tre anni viene mandato all’asilo del suo paese, Villa di Serio un paese della Lombardia,  assistito e sorvegliato da un nugolo di persone tra suore, cuochi, maestre e assistenti sociali. Il suo compito nel mondo se lo scelse da solo crescendo e decise di fare l’imprenditore, nessuno lo comandava o gli diceva ciò che doveva fare, a parte qualche particolare episodio in cui doveva chiedere prestiti alle banche per finanziare la sua impresa.

Mario era davvero una persona libera e non aveva nessun “portone rosso” chiuso davanti a se, a condizione che avesse i documenti in regola con la questura per poter espatriare, nessuna pendenza economica con l’agenzia delle tasse e la Guardia di Finanza non avesse nulla da eccepire, del resto anche i Carabinieri non creavano situazioni di ostacolo se non fosse anche solo sospettato ingiustamente di qualche reato di carattere civile.  Certo, alle elezioni politiche, era meglio che votasse per il partito di maggioranza, mettendo da parte le sue convinzioni e ideologie, del resto per ottenere gli appalti per far lavorare i suoi operai, doveva pur fare un piccolo sacrificio di rinuncia. Nessuno ha mai deciso per Mario, si doveva solo attenere ad una estenuante burocratica e onerosa condizione di vita dettata, ma niente più.

Pu YI, l’ultimo Imperatore della Cina decadde così come il suo impero, finì la sua vita povero in canna e gli fecero  curare i giardini di Mao Zsetung dopo aver trascorso dieci anni di prigionia in un carcere riabilitativo comunista.

Mario, ora settantenne, vive del minimo della pensione statale in un monolocale di periferia, dopo aver scontato qualche mese di carcere per non essere riuscito a pagare le tasse imposte dal suo paese.

Pu YI l’ultimo Imperatore sempre con un “Portone rosso” che gli sbarrava la strada davanti a se. MARIO, l’ultimo imprenditore Italiano con la porta sempre aperta sul l’inferno dei vivi. L’ultimo figlio del Cielo e l’ultimo artigiano della terra.

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12 DICEMBRE  2020  S. B.V. Maria di Guadalupe, Santa Lena , S. Rosalinda

Di là del balcone, seduto vedo la nebbia che scende a coprire le case. I lampioni sembrano palle luminose color delle arance, sospese nel buio velato da una coltre nebulosa. Sale la nebbia agli irti colli… come sale uno stato d’estasi celestiale. È virgulto incontenibile per lo spirito, è come stare nella ‘dimensione’ che più desidero. Il momento per ognuno di Noi. Il momento che dura il tempo di un momento per ritrovare se stessi in una disamina dello spirito per poter continuare a sperare… a vivere, un momento di quiete, un momento serenità con il mondo, un momento dove il mondo non esiste.

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13 DICEMBRE  2019.  Santa Lucia, S. Antioco, S. Oreste

Essere un buon Cristiano, non significa conoscere questo o quel passaggio della Bibbia alla perfezione, non significa “andare alla messa” con ritmi incessanti, non è necessario essere puri e immacolati, non è indispensabile pregare molto e sempre, non è obbligatorio essere casti, tutto ciò e consigliabile, non categorico. Per essere un buon Cristiano o semplicemente una bella persona, basta seguire un Comandamento che il Signore ci ha insegnato, rispettare il Prossimo tuo come te stesso. C’è dentro tutto l’impasto delle religioni e credenze, quello che ci serve. Io non ci sono ancora arrivato, ci sto provando… E voi? Buona vita al mio prossimo anche a chi non è Cristiano purché creda in qualcuno o qualcosa volto al bene, ugualmente tutto riconduce alla scala che porta in cielo. Santa Lucia oggi ne è testimone con gli occhi in mano.

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14 DICEMBRE  2016  S. Giovanni della Croce, S. Pompeo

Un po’ come sentirmi addosso troppe responsabilità, senza contare il disagio mentale in cui mi pongo. E credo che ognuno si ponga come interrogativo il fatto di sentirsi troppe responsabilità addossate. È una questione di misura, come mangiare o bere troppo, lo stesso che sentire il peso dei doveri sempre più grevi che con l’età aumentano, quando che la tua mente e il tuo corpo non li vuole sopportare e o si è obbligati a sopportare mal volentieri.

Come a dirsi che sei colmo di ‘imparare’, sei pieno di ‘imparare’, hai dato e per quel poco o tanto che puoi, darai… e mi basta un bicchiere di vino al circolo dei giovani  “anziani” che così chiamo il posto dove mi ritrovo dopo Messa alle cinque e mezzo, la su a Boario, che tanto per non cambiare è il mio ‘Albero dei Moroni’, il mio rifugio dalla quotidianità, il mio rifugio dalla normalità, dalla consuetudine che appiattisce lo spirito e qualche volta può  distruggere gli animi.

Iniziano i discorsi da bar e io che non taccio mai,  inizio con il dire che il pernod che mi offrono, lo assaggiai  per la prima volta in Francia, lo stesso che vidi per la prima volta la baguette, il pane “lungo” francese che scherzando si dica sia nato per forma dall’essere trasportato con assoluta comodità sotto le ascelle, permettendo di leggere comodamente un giornale mentre si cammina al ritorno verso casa… sennò finisce come quello scienziato che va all’ edicola con il bimbo in carrozzina, compra il giornale, lo spiega e sbirciando freneticamente si incammina sulla via del ritorno… dimentico del bimbo che ha abbandonato e inizia a strillare… la baguette sotto l’ascella torna sempre a casa sulla tavola.

Il mio ricordo viene spento nel raccontarlo a Gidio, (Gidio) Salvatore, Bortolo, Mone, (Simone), Ivo, Ferdy, (Ferdinando) che poi è arrivato anche l’Eva che sta per Evaristo… chi la visto… scherziamo noi, insomma, non dura più di qualche minuto e vengo tacciato di bullismo, perché all’epoca del mio racconto di ben più di quarant’anni passati,  alcuni di loro ebbero a schernirmi  dicendo che fossero “sul campo” molto prima di me, e non per sapere di che sapore fosse il pernod che tutti sanno sia un liquore francese al sapore dell’anice, ne come è fatto e perchè il pane francese, ma per duro lavoro, e quindi orgogliosamente mi raccontarono…

15 DICEMBRE .  Santa Virginia, Santa Cristiana, Santa Noemi, Santa Naomi, S. Crocefisso.

… Loro facevano i turni da boscaiolo, ascia alla mano si comportavano da tali con il diritto di essere migranti in terra straniera, non come ora con i “nuovi migranti” che sono perlopiù poveri, disperati sbandati, e hanno il solo diritto di essere ripudiati da tutti.  Una sera il Gidio, (Egidio) disse al bel Luciano, senti un po’ stasera si fa la minestra per cena però la legna scarseggia, per cui visto che sei il più giovane, vai con la carretta giù alla osteria della sciùra Gina e ne porti un bel po’ al fuoco che se ne ha di bisogno…

… Ok, il Luciano parte per l’osteria con la sua folta chioma che piaceva molto alle ragazze del luogo, per Lui era l’età della “stupidera” (stupidaggine) come diciamo noi, che a diciassette anni non puoi che vivere tra le nuvole. Luciano si attarda, la legna non giunge, il Gidio arrabbiato lo va a cercare, e Lui, il tipo, è li che si dimena dallo scappare via da quella ragazzina che lo insegue tra i tavoli  perché lo voleva tutto per se Alice, voleva il Luciano per fidanzato… e Lui scappa e il Gidio gli dice… acka dō marsu’, se ta riet mia sobet cô la legna, a tè là fo et me a te birbant dō birbant  acka dō marsü… se non arrivi subito con la legna, te la faccio vedere io a Te birbante… acka d’o’ marsù meglio non tradurlo.

Salvatore cambia discorso e incalza nel ribadire che è stata dura, però ora prendono anche la pensione francese…ben €48 mensili che accumulati alla pensione italiana, non fanno che far danno sforando  il budget programmato per la nostra sopravvivenza dai politici che ci governano e pensano basti e avanzi una pensione annua non superiore a quello che  “loro” percepiscono mensilmente e quindi presi in Italia, 48€ vanno a far perdere altri privilegi di ben maggiore misura economica.

Son discorsi così, a volte  senza capo né coda, come quello del Mone, (Simone) che per sdrammatizzare dice, la Belen mi confonde perché ora è a Striscia la Notizia insieme a Michelle e adesso sono quattro le tette che vedo e mi confondo perché non so più da che parte guardare…. poi aggiunge parlando con me guardandomi negli occhi, non sto dicendo nulla di male…  sono Creature di Dio… Io alzo il calice al cielo e …brindo con un Viva Dio.

Sono momenti così che dopo quattro calici, due sarde e quattro patatine non sai più bene cosa dire e pensare, resta il fatto che trovarti in mezzo a quel gruppetto, allieta l’animo, quindi ognuna parola e piena di significato, degna di una storia da ascoltare, degna di un posto meraviglioso da vivere come tra la gente sincera di montagna.

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16 DICEMBRE 2016 ARA.  Santa Adelaide, Santa Adelaide, S. Adone, Santa Albina.

Quando i momenti di serenità invadono lo spirito, vengono alla mente i tanti abbracci non dati e quante volte non si è saputo dire ti amo, così come non si è mai riusciti abbastanza a chiedere perdono.
Troppe volte non si è detto ti voglio bene alla mamma e tante altre non si è detto sei il miglior papà del mondo.
Tornando fastidiosamente nella realtà del mondo di tutti, di rimbalzo si può invadere lo spazio del cielo e viaggiare con il vento e le sue nuvole, la c’è Dio. che ti assicura di trasmettere con la forza del cuore chi vuoi Amare, voler bene… abbracciare.
D’incanto si vola con tutto ciò di meglio si abbia dentro con il più bello dei messaggi d’amore che arriveranno diritti al cuore di chi desideri persona… viva o più viva ancora, ovunque sia.
E se fiaba possa sembrare non c’è nulla di male a sognare, si rimane bambini… per qualche bellissimo attimo innocenti graziosi batuffoli che reclamano a gran voce la loro poppata di Fede. Sono bei momenti.
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17 DICEMBRE  2020.   Santa Olimpia, S. Modesto, S. Lazzaro, Santa Olimpia

S’era fatto tardi quella sera. Si è cominciato con dei ‘bianchini’ come aperitivo e si è finita la serata a pane e salame e vino rosso.
Eravamo tutti allegri in quell’osteria fuori porta. C’era gente che s’era ritrovata per caso.
Gente che aveva fatto la passeggiata nel bosco e perlopiù anziani delle case vicine che trascorrevano più ore dal Remigio che nella loro casa. Guardai l’orologio e m’accorsi dell’ora tarda. Alzai il culo da quella seggiola impagliata nei pressi del bancone, con uno sforzo non indifferente sollevai il braccio in segno di saluto a tutti gli astanti al che mi aiutasse con la voce che oramai mi si era affievolita in flebile raucedine. Salutai, senza poter dire di aver riconosciuto realmente un qualcuno guardandoli in faccia uno per uno mentre quasi barcollante raggiunsi la porta d’ingresso dell’osteria.
Fuori, un aria frizzante mi fece rinvenire quel poco dal torpore di vino bianco e tinto che avevano innaffiato in abbondanza pane salame e sarde con l’aglio.
Mi ripresi camminando sul sentiero che portava alla mia auto giù a valle. Pur molto allegro, guidai a fari accesi nella notte è feci un felice e sereno ritorno a casa.
Adesso non frequento più osterie, perché molte non esistono più e altre non possono aprire i battenti. Non posso più guidare l’auto in stato di ebrezza, anche se ‘controllata’ e non posso farlo di notte perché c’è il coprifuoco alle 22. Non posso più uscire di casa. Non posso più respirare a pieni polmoni perché una pezza in faccia me lo impedisce. Niente da dire, mi sono proprio ‘procurato’
una bella eredità dal mio passato, dalle allegre ‘sbicchierate’ a oggi che vivo con i rimpianti e indosso la mascherina.

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18 DICEMBRE 2015 ARA… e 2020 da riportare al n.17   S. Graziano.

In questo ‘Natale’ dove si indossano mascherine, coraggiosamente la gente si è ostinata ad illuminare balconi e abeti nel giardino in segno di ben augurante segno di fiducia e speranza che questa pestilenza con buona diligenza da parte di tutti, abbia a cessare.

Il municipio di ogni paese e città ha illuminato a festa i loro viali più belli, ad auspicio di un futuro migliore. Luci colorate o color del ghiaccio in ogni dove, avvolte da un silenzio interrotto solo da qualche automobile che sfreccia veloce su strade semi deserte prima del coprifuoco delle 22.

La risposta più adeguata alle circostanze che ogni ‘primo cittadino’ di ogni paese e città che intenda arrivare ad un incontro di cuori… che molto altro non c’è da fare, la pestilenza via etere va vinta con il buon senso e null’altro.  In questo caos di eventi straordinari natalizi si fa presto a perdere il lume della corretta ragione e comunque esiste sempre chi merita che la Befana gli porti carbone perché ha “puntato il dito” verso qualcosa o ‘qualcuno’ invece che pensare di “puntarlo” su se stesso e cercare di risolvere il problema.

Sarà ancora Natale, questo con mascherina, e la gente si rifugerà nella coltre nebulosa… intimità dei cuori, pace dei sensi, armonia di vita rubata a ‘spiccioli’, il manto di foschia che ci avvolge ci culla come suoi, ci ama come noi abbiamo nostro malgrado a volte amata la nebbia. La neve non c’è più, o lo stesso è poca, e quella poca, arriva per beffa in anticipo alle le vacanze di questo Natale che faremo chiusi nelle nostre case.

Bisogna si veda il Natale che arriverà con una nuova prospettiva di pace, dobbiamo ricordare questo ‘olocausto’ per sempre perché ogni volta ci faccia capire quanto stavamo bene senza. Dobbiamo credere in un futuro migliore, un’altra opportunità che nasce dalle ceneri di una guerra senza colpevoli se non la stupidità umana.

Tutte le persone di buona volontà auspichino per una rinascita globale, per essere forti nell’affrontare il futuro, che non sarà inclemente nel presentarsi in nuove insidiose vesti, ma finché avremo Santa Lucia, San Nicola e Gesù che hanno un lasciapassare ad ‘onorem’ e sempre una riposta di ripagata speranza, riusciremo a vincere tutte le avverse situazioni che ci preparerà il mondo… che alla fin fine ci “prepariamo” da Noi.

Abbracciamoci con l’amore, copre distanze senza limiti, trafora monti e attraversa i mari, niente e nessuno può fermare l’Amore. Buone feste natalizie, allegri… in maschera come fosse sempre carnevale.

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19 DICEMBRE 2014  ARA. S. Dario m., S. Anastasio.

Ecco qua, arriva un altro dio, nuovo,  che più di così non si può. Egli accontenta gli stanchi del passato e i giovani del futuro che non ne possono più di preti e suore. Il vecchio e il nuovo testamento li buttiamo via, il Vangelo lo archiviamo insieme a quel Gesù che l’ha ispirato. Sì, è verissimo tutto ciò che è stato detto, ma ‘puzza’ tutto di favola e ora le favole non ci piacciono più, adesso comunichiamo con i computer, figuriamoci se crediamo ancora che si sia aperto il mare davanti a Mosè e i ai suoi martiri fuggiaschi, o alle dieci piaghe d’Egitto o allo stesso Gesù che nel suo primo miracolo chiesto da Maria, trasforma l’acqua in vino o moltiplica poco pane e pesci per sfamare una folla che lo seguiva… e poi ancora e ancora.

A meno che si interpreti il modo in cui Dio. e Gesù dicessero e compissero determinate azioni in modo alieno ed ecco che abbiamo piazzato gli alieni anche nell’antico passato ma lasciamo stare che adesso è tutto da rifare e quindi Dio. non deve più esistere, siamo superati dai tempi. Che nostalgia quando esisteva il timore di Dio. dove il paradiso era tutto bianco con sfumature azzurre e ti veniva detto che se facevi il bravo da piccolo e l’onesto da grande lo avresti raggiunto nella beatitudine di vivere in eterno, in una pace eterea con tutte le persone care che avevi amato sulla terra. Che bello quando esisteva ancora il timore di Dio… erano ancora mamma, papà e fratelli che facevano famiglia, era ancora indossare la camicia bianca della festa, era ancora domenica…

20 DICEMBRE 2019  S. Liberato.

… Ora c’è più tempo per tutti, niente S. Messa, niente religione o dottrina e catechismo, così che si passa più tempo da soli con i computer che, avvolti nella loro solitudine se non sei pauroso o insicuro lo diventi di certo. C’è più tempo per altri che si svagano diversamente e danno spazio per nuove esperienze costruttive con la coscienza che è diventata un optional, e che nemmeno ‘senti’ più perchè fa parte di un passato retorico, senza la noia di quel Dio. buono a tutti i costi.  Nell’insieme di questo nuovo e “gratificante” modo di vedere le cose nasceranno delle prospettive di ciò che di conseguenza si crea con le proprie mani.  Nasceranno malintesi, prepotenze, disordini, malcostume e maleducazione che genereranno paure e angosce per sfociare in inevitabili atrocità, oscenità e barbarie di ogni tipo, guerre di potere coadiuvate dal più moderno modo di chiamarle, il terrorismo fisico e mediatico… quindi è normale chiedersi dov’è quel Dio. che se ci fosse non dovrebbe permettere che tutto ciò accada…

Quando non sappiamo più cosa dobbiamo fare, dopo che da soli ci siamo ingarbugliati la vita, qualcuno va colpevolizzato, un colpevole che non siamo noi deve esistere, qualcuno deve pagare i nostri errori. Allora, quando in una disgrazia muore un bravo giovane e invece un anziano cattivo vive oltre misura, Dio c’è, per poter dire che non c’è. Su quella strada dove la gente si prostituisce e si droga senza ritegno e qualcuno di loro ruba, spaccia e ammazza nessuno fa nulla per impedire che ciò accada di nuovo Dio. c’è, per poter dire che non c’è.  La Chiesa è Dio. ma Dio. non è la chiesa, quella è stata affidata agli uomini e ne hanno fatto uno scempio, un’accozzaglia di turpi interessi, e stiamo tornando ai tempi di Gesù che scaccia i mercanti dal tempio.

Vai pure avanti mondo, ho deciso, io resto indietro, sono troppi i miei anni per seguirti, e poi sinceramente non trovo né giusto né sensato il venirti dietro. Voglio farmi ancora il segno della croce prima di dormire e al mattino appena sveglio, mi fa sentire di avere chiesto una protezione speciale per il resto della giornata che ha da venire. Voglio ancora pentirmi di un errore ed essere uomo nel saper chiedere perdono. Voglio piangere ancora di disperazione nella solitudine di un momento di grande sconforto, quando proprio non ce la faccio più ad andare avanti nel non facile cammino del vivere, mentre chiedo ancora una volta disperatamente aiuto allo Spirito Santo che mi avvolge. Voglio morire con la convinzione e certezza confortante di non avere vissuto una inutile vita per il solo morire. Voglio rimanere ciò che sono anche se per molti… non c’è più Dio. Per me c’è.

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21 DICEMBRE 2018 ARA  S. Pietro Canisio, S. Temistocle

L’Amore è quando dopo una burrasca arriva il sereno e c’è un sole in cielo che non è uguale agli altri giorni ma di una lumine infinita.   È il confine dell’Amore, è dove inizia un nuovo magico splendore della luce. Quella luce che fa capolino dietro alle immense distese di mare o accarezza i clivi e i monti sfociando dilagante nelle pianure. È luce che irradia lo spirito, è Amore che viene distribuito a larghe manciate sparse a mano aperta in ogni dove, come fosse un contadino geloso che non vuole perdere un sol seme, non un sol chicco di grano.

L’Amore è il confine tra il bene e il male… è un film visto e rivisto e anche noioso, vince sempre Lui.  Come quando una storia d’Amore sboccia in un  bocciolo di una rosa bianca di maggio o quando fiori non ce ne sono perché una storia finisce, anche non si voglia ostinatamente ammettere sia finita.  Una storia finisce  perché non aveva senso il continuarla e quindi è sempre positivo avere la possibilità di vedere sbocciare un altra rosa bianca in maggio, per questo è un film noioso, vince sempre l’Amore.

Parlare d’Amore e esserne consapevoli almeno in minima parte… perché ogni giorno si potrebbe dare di più. La nostra sfida quotidiana, la nostra sfida terrena. Tutti Amano, anche i più duri di cuore.  Loro, semplicemente non sanno manifestarlo, o il loro ruolo nella vita non gli consente di farlo.  È una sfida per tutti, belli e brutti, è la sfida della continua ricerca dell’Amore perché il male non abbia mai a sconfiggere la nostra volontà.

In questa ricerca ci si arrabatta ognuno per quel che può, l’importante non manchi mai la voglia di desiderare vedere e parlare con alcuna  persona, fosse per Amore, fosse per affetto, fosse per condividere perdite o fosse anche per umana pietà, in qualunque modo si deve cercare l’Amore che viene da un gesto, un sorriso, una condivisione, un banale ritrovarsi per un caffè.

E questo tramonto lo dice in un canto di malinconico sussurrar di brezza, contrastato da una sferzata di luce nuova irradiata da un sole rosso che saluta mezzo mondo utilizzando l’emozione della malinconica sinfonia del vento, per trasformarlo in poesia per gli occhi di chi guarda. E in mezzo a questo guardare che si trova l’Amore.

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22 DICEMBRE 2017.  S. Demetrio, S. Remo, S. Spartaco, S. Dimitri.

Il veliero va’, e mi porta via, in alto mare,  e già, sei meno mia. Inevitabile ora mai ma come faccio ad immaginare che sarai di un altro uomo. ( Grande Lucio ) Il veliero va e ti porta via, dalla mia mente, dai miei pensieri che sciolte le vele, si gonfiano d’aria e danno forma a un idea.  L’ idea… prendere forma, immaginare un risultato positivo, pensare di avere ancora una volta, trovato la soluzione migliore ai propri affanni.

Il veliero che trasporta i nostri pensieri sembra voli sospinto nell’aria.
Non serve altro, basta solo che il veliero voli, il resto lo fa la nostra mente che innesca pensieri per belle idee che forse saranno non sempre dal finale felice, ma son servite a credere in ciò che stavamo facendo, a credere in noi, che altro non serve.

Allora veleggiamo su di questo veliero, lo si immagini grigio e scuro come quello dei pirati con un vessillo issato che ricorda la morte… o lo si voglia immaginare color del faggio ornato di bianco con bordature azzurre, e sui pennoni più alti di questo veliero, svettare orgogliosi dei drappi di candida stoffa.

Ognuno lo immagini del colore che preferisce ma si veleggi insieme a lui, sarà la culla dei desideri e delle speranze. Il veliero è un pensiero e il sogno lo abbraccia. Tanto fa che mi ritrovo nell’immaginario a  sognare e non ho nessuna intenzione di svegliarmi sia adesso giorno che notte… è troppo bello sentirsi così.

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23 DICEMBRE 2017   S. Ivo, S. Giovanni da Key, S. Dagoberto

Nei sogni ci sono colori e sfumature che si uniscono tra loro. Si vedono persone “chiare” come nitido è il loro sentimento, al contrario figure contorte grigie e nere come il malumore.  Non mancano quasi mai mari e monti, sfuocati dai loro intenti, e venti che da caldi d’un tratto diventano gelidi… son sogni.

Se in sogno vedo ‘bestie’ feroci che mi vogliono aggredire, la speranza in quei terribili momenti è trovare rifugio arrampicandomi su di un albero o un muro abbastanza alto così che nonostante denti e artigli arrivino quasi a ghermirmi i piedi. Ripenso al sogno sperando di ricordare che muso avevano le bestie feroci… nessun muso d’animale… solo ‘facce’ di uomini travestiti da animali… e poi il sogno svanisce con il primo sbadiglio e “stirata” di risveglio.

Sogno che la inutile brutalità  delle guerre possa finire. Sogno che tutta la gente possa avere quel poco di serenità che gli consenta di vivere felice, e sogno che quelle poche persone che non vogliono la felicità degli Altri, possano arrivare a capire che la cacca la fanno come tutti e prima o poi smetteranno per sempre di farla… come tutti… inutile comperare un Water d’oro.

Il sogno più bello mi riporta a Te Compagna di vita, ed è di volare trasportato dalle ali di un drago sopra questa giungla intrisa di nastri asfaltati per poterti raggiungere… Sono grandi falcate quelle che fendendo l’aria mi spingono a Te. Sono grandi falcate d’ali di drago ciò che sento nel mio cuore quando il mio sguardo t’incontra. Il drago che io minuscolo cavalco sul suo dorso e che sputa fuoco su chi vuole farti del male mio Amore, sa vedere nei cuori e non sbaglia un sol colpo… e nel mio di cuore, ha letto che ti Amo.  Si dice di non essere ‘sognatori’ ma realisti… se scappare da un destino ingiusto che ti insegue è un “mal agire” accetto di delinquere per Amore. Preferisco sentirmi a cavallo di un drago in tua difesa che saperti infelice mio Amore, e così spero per tutti gli altri miei sogni.

Firmato, il tuo Principe Azzurro.

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24 DICEMBRE 2016.    Santa Paola Elisabetta Cerioli, Santa Adele, Santa Irma, Santa Adelia, S. Adelio

È un altra serata… e ho voglia di Pace… quando ero piccolo e veniva sera, non vedevo l’ora venisse il chiarore del giorno dopo… il Carosello finiva sempre troppo presto ed io a letto non riuscivo a dormire.

Pensavo a come avrei potuto fare il fucile di legno più bello, e non di meno studiavo il sistema per renderlo più offensivo possibile… ma le mollette migliori rimanevano quelle di legno perché quelle di plastica non erano ancora state inventate, gli elastici, i “proiettili” erano solo di un tipo… camera d’aria rossa di bicicletta.

Continuavo a pensare in quel lettuccio arrancato nello stipite cieco di un muro… per metà dentro il muro stesso e per l’altra metà fuori… che fuori è dove mi risvegliavo il mattino dopo, perché per pensare al mio ‘schioppo’ nuovo, mi giravo e rigiravo nell’angolo chiuso, quello che custodiva i miei desideri, una tana… un altro mio “Albero dei moroni”, un rifugio.

Altri giorni, in più tarda età quella dell’onnipotenza dei vent’anni, non speravo venisse il giorno dopo, speravo arrivasse la sera, per me stesso, per gli amici, per gli amori o presunti tali che ci si confonde spesso tra l’Amore e il Bene,… sono due belle definizioni di nobile sentimento ma ben distinte nei loro ruoli.

Le serate di adesso, sono un altro tipo di serata.
Le desidero come quando avevo la bella età della “stupidera” che significa una cosa a metà tra la stupidità e lo stupore.
E un altra serata desiderata è arrivata, e me la godo nel modo più sereno, consapevole di aver fatto anche oggi quanto possibile per la mia famiglia e per le altre persone o forse non ho fatto abbastanza, il dubbio è bene rimanga, così domani farò di più.

Serata tranquilla come molte altre, a parte il liquore serale quotidiano che per scelta religiosa non berrò per i prossimi 40 giorni… un altra serata… e ho solo voglia di Pace,  la stessa che trovo nello sguardo di belle persone e che trovo negli occhi delle mie adorate nipoti e dei miei amati nipoti, tutti belli come la luna e il sole, l’orgoglio dei loro genitori… mie Sorelle, miei Fratelli con consorti che anche se con qualche innocente dissenso di tanto in tanto, Amo dal profondo del cuore.

Sono la mia Famiglia, sono ciò che siamo riusciti a mantenere da un passato con ‘valori’ sicuri ad un presente che di sicuro non ha nemmeno il domani… intanto nell’orticello del mio cuore coltivo anche un nutrito numero di persone che non sono della mia famiglia ma appartengono al mondo, quindi ancora di me, del mio sangue… gli Amici sinceri, quelli che non pensano di essere migliori di Te perché consapevoli che non esiste nessuno migliore di un altro… Più passa il tempo e più ho voglia di Pace perché dietro l’angolo c’è l’Amore.

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25 DICEMBRE  2020   San Natale di Gesù, S. Nerea, Santa Eugenia.

È arrivato un altra volta Natale. Un ‘Christmas’ di tutto il mondo, è arrivata S. Lucia con gli occhi in mano e ha raccolto migliaia di migliaia di letterine poste ai suoi piedi. Letterine di bimbi benestanti e di ‘poveri’… che altre categorie del settore non son rimaste… le ha lette e le ha soddisfatte tutte quante, perché se un bimbo crede in un sogno lo rincorrerà per tutta la vita.

Poi è arrivato anche Babbo Natale o San Nicola di tutto il mondo, sta riposando seduto sulla slitta dopo aver ben rifocillato le sue adorate e servizievoli renne in attesa della consegna degli ultimi doni ai bimbi buoni e ai meno buoni, perché per il carbone ci pensa la befana il ‘6’ di Gennaio a darlo ai cattivi.

La pestilenza via etere va vinta con il buon senso e null’altro.
In questo caos di eventi straordinari natalizi si fa presto a perdere il lume della corretta ragione e comunque esiste sempre chi merita che la Befana gli porti carbone perché ha “puntato il dito” verso qualcosa o ‘qualcuno’ invece che pensare di “puntarlo” su se stesso e cercare di risolvere il problema.

Natale arriva ancora con l’eterna rinascita di Gesù e quest’anno ci saranno più pastori e contadine ad adorarlo, il bue e l’asinello faranno meno fatica a riscaldare quella piccola Immensa creatura adagiata in lembi di stracci e paglia, il fiato di altre anime adoranti si è unito all’esiguo numero di partecipanti di prima covid… un vecchio adagio Cristiano recita a monito… “Quando nessuno mi vuol più, mi rivolgo al buon Gesù…che non se n’e Mai andato, ed è un altra volta Natale.

Luci colorate o color del ghiaccio in ogni dove, avvolte da un silenzio interrotto solo da qualche automobile che sfreccia veloce su strade semi deserte prima del coprifuoco delle 22.

Tutte le persone di buona volontà auspichino per una rinascita globale, per essere forti nell’affrontare il futuro, che non sarà inclemente nel presentarsi in nuove insidiose vesti, ma finché avremo Santa Lucia, San Nicola e Gesù che hanno un ‘lasciapassare’ eterno avremo sempre riposta e ripagata speranza, riusciremo a vincere tutte le avverse situazioni che ci preparerà il mondo, così come al fin coglieremo gioie.
Abbracciamoci con l’amore, copre distanze senza limiti che trafora monti, attraversa mari, niente e nessuno può fermare l’Amore.

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26 DICEMBRE  2018.  S. Stefano

Stefano non dormiva. Proprio non ce la faceva a prender sonno. Allora mesto si avviò all’uscio della baita seguito dal fedele cane peloso che trascinava con se taccole che gli scendevano lungo tutto il magro corpo. Magro perché agile e pronto a recuperar la mucca che varca i confini del prato, e a ridosso c’è il bosco e là dentro è facile perdersi.

Una stuoia di taccole pelose per quel fedele cane con la sua coperta che lo ripara dal sole, dalla pioggia e la luna. Che lassù sui monti splende più che mai la luna che irrora con la sua bianca luce le chiazze di terra incolta nel mezzo delle conifere, là dove l’uomo miete erba magra per farne del fieno, erba rivoltata più volte con fatica di braccia e gambe su e giù per le ripe agitando il rastrello in un andirivieni che pare estenuantemente perpetuo.

Ma lo stesso quest’erba magra da lui raccolta è molto generosa perché scoppia di vita. Stefano si accomoda a guardare il firmamento su di una panca di pietra che altri non è che la fondamenta stessa della baita che si poggia tra le poderose braccia di una grande roccia.

Bayus, il suo fedele cane da pastore, gli si accoccola tra le gambe, le altre due femmine pastore sono rimaste accanto al fuoco acceso per la polenta, il pane fresco quotidiano per uomini e cani. Tabacco forte, cartine e una “slinguacciata”  in punta, ed ecco apparire tra le dita di Stefano una sigaretta bianca che si distingue nel blu della notte.

Una sferzata di fiammifero  sulla roccia della panca e dopo un poderoso respiro di fumo l’uomo lo rilascia come una piccola nuvola minacciosa a ciel sereno. Offusca la vista, annebbia la mente, rilassa il corpo. Gli occhi di Stefano vedono oltre il soffio di fumo scrutando curiosi tra le nebbie a cercar le stelle più belle, e Lui, silente ascolta i suoni della valle. Ascolta l’enorme eco che si spande in uno scrosciar di torrente impetuoso ma non troppo perché l’estate ancora dilaga.

Un torrente come un toro senza corna. Quel suono di scroscio a valle  lontano che si acutizza nel mentre che Stefano si abbandona alla pace socchiudendo di quel poco gli occhi nella più bella delle beatitudini umane… il sognare ad occhi aperti. Intanto pensa al paese dove ha detto arrivederci ad una moglie e una bellissima adorata bambina. Quel giorno di giugno, ha promesso a Maria e Elisa che sarebbe tornato da loro non più tardi di metà settembre. Nei monti più alti è meglio che non ci si fermi oltre.

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27 DICEMBRE  2013   Santa famiglia di Nazareth, S. Giovanni ap. Santa Delfina, Santa Fabiola.

Dedicata a due giovani unioni. Un Amore che nasce deciso, sicuro, certo, e dalle colline come fosse lo scrosciare  di un ruscello che ha rubato disgelo, questo amore  sfocia dolcemente verso la pianura in una sinfonia di suoni soavi che vogliono dire speranza tinta con i colori della gioia,  e dopo il loro incontrarsi eccolo divenire un impetuoso fiume in piena che straripa tutto l’affetto che porta con se…

Un Amore tra un mucchio di riccioli neri e una chioma scura come il bel buio di una notte senza luna che non importa non ci sia perché la luce è nel cuore di questa dolce creatura che non bastasse è donna.

Un Amore bello come un pino che nasce sul fianco di una montagna e si aggrappa con tutta la forza le sue radici alla pochezza della pur generosa terra cercata e trovata tra le aride rocce della vita.

Un magnifico pino che sfida il vento, il sole, la pioggia e la neve stando lì, abbarbicato con la forza di quel sentimento. L’intanto cresce dal timido e piccolo arbusto sempre verde qual era. Cresce sino a essere un maestoso albero che in un decennio è baluardo del viandante solitario.

E dopo dieci anni vissuti, i folti riccioli neri si sdoppiano sul volto di un Angelo e le chiome scure come la notte anch’esse adornano di quanto più bello si possa il viso di Benedetta che nacque prima per garantire con il suo stesso nome, protezione al l’adorato fratellino.

Così come ha fatto il pino con le sue aghiformi cime in continuo germoglio per poi spargerne i semi in ogni dove perché l’Amore quello vero non ha confini ne per la natura, ne per gli uomini ed è per questo che oggi Mariangela e Massimiliano festeggiano il primo traguardo importante della loro vita consolidato nel l’Amore.

Dieci anni or sono si unirono intrecciando le loro radici nel terreno fertile e profondo del loro animo e si promisero davanti a Dio. fedeltà nel bene e nel male, così che nessuna tempesta li potesse cogliere in fallo, così che il loro Amore fosse sempre sorvegliato dal più alto dei cieli da quel Testimone che farà sempre crescere un fiore in tutte le stagioni nel giardino dei loro cuori. Dieci anni d’Amore e altri dieci per far nascere primule in primavera e una stella alpina d’inverno, proprio lì, accanto al pino che profuma di resina e augura a Mariangela Massimiliano Benedetta e Angelo un mondo di felicità serenità  e Amore.

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28 DICEMBRE  2018  Santissimi Innocenti martiri, Santa Donna, S. Innocente, Santa Iolanda

Destino e Nuvole. Per ogni cometa che si vede passare nel cielo, una stella sta morendo. Ogni volta che spunta il sole torna a vivere il mondo. Così è come la vede uno spacciatore di sogni. È il punto di vista di chi nota un ramo secco e più in là un germoglio che sboccia.

Salire sulle nuvole del tempo e navigare verso nuovi orizzonti da raggiungere… altri traguardi da consolidare e difendere a spada tratta sempre più affilata di giustizia e amore, altre storie da raccontare al fornaio o al barista… e quando si è bevuto un bicchiere di vino in più, anche a piccoli e grandi di casa.

A salire sulle ali del destino anche se sorgono dubbi ma non se ne può fare a meno per cercare di cambiare le cose. Il destino passa inesorabile e dice ciò che si deve fare, e si voglia o meno, si sta ad ascoltare.

Risalire sul mantello bianco di una soffice coltre di neve dove mena il vento che anch’essa la porta, così che pure le nuvole obbediscano al loro destino, persuase sia tutto scritto scolpito nella roccia del firmamento… e come disse Andrea, quando nasci ti danno un biglietto indecifrabile, dentro il quale c’è scritto tutto il tuo avvenire.
Le malattie, il successo, l’insuccesso, gli incontri importanti, c’è scritto tutto lì, in quel biglietto tutto stropicciato. Anche il giorno e l’ora della tua morte, ed allora non ci puoi fare nulla se volando tra le nuvole esageri e voli più in alto di loro e che dall’alto al basso si vedono piccine a grappoli come fossero pecorelle prima della tosa… lo stesso con il pensiero  non si stanno dominando, si stanno ammirando con il rispetto dovuto… anche se si sta sognando.

Che tutto ciò si veda in sogno o per un soffio di tempo rubato dal finestrino di un aereo, il dipinto negli occhi non cambia d’un sol colpo di pennello. Ma se è impossibile credere in un sogno perchè è possibile credere che un uccello d’acciaio voli tra i cieli, ma allora mi chiedo il perché trovare risposte per degli oggetti e non cercare di avere certezze per una margherita che nasca in un giardino senza che nessuno ce l’abbia seminata. Scendere dalle nuvole e salire sulla carrozza dei  pensieri pensando che se fossimo arrivati pochi secondi dopo, non avremmo potuto salirci perché qualcun altro avrebbe viaggiato al posto nostro trainato da una pariglia di cavalli spronati al galoppo, di certo chi ci era salito non avrebbe udito le urla disperate di chi supplicava i destrieri di tornare indietro per farli salire a bordo. Non si faccia mai tardi ad un appuntamento con il destino, sarebbe come non avere olio nelle lampade per quando di notte arriva il “padrone” di casa.

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29 DICEMBRE  2017   S. Tommaso Beket, S. Davide re.

L’ALBERO DEI MORONI 

Era la fine degli anni 60.  Era l’epoca delle mie “elementari”, ci vestivano con un grembiule nero e un fiocco di colore blu, le bimbe grembiule bianco e fiocco rosa, più grande del nostri faccini.

Ricordo che annualmente venivamo visitati in classe di un otorino laringoiatra e da un oculista.   Mi fu detto di essere miope e per essere coerente con la sfortuna, diedi lavoro anche all’otorino per l’udito, ’60’anni fa ci si lavava con un catino due volte la settimana.

Altro ricordo indelebile di quel periodo fu quando ci fecero fare un compito in classe che ci avrebbe collegato alla natura.  Ci coinvolsero nel dovere accudire a dei bellissimi bachi bianchi da seta in cassette di legno da verdura per tutta la durata della loro metamorfosi.   La natura veniva coinvolta nella misura in cui si doveva procurare il fogliame dei Gelsi, l’albero dei Moroni   Mi arrampicavo su quell’albero solitario in un grande campo, era come rifugiarsi in alto, e di sotto ci vedevo il resto del mondo perché il mio mondo lo stavo vivendo sopra quei tre metri di albero nodoso, un guscio, un rifugio dalle mie problematiche ancora innocenti. Mi sentivo di quel bene dentro, che quando dovevo scendere dal ‘morone’ ricominciavano le mie paure di bambino.

Ho più di quattro foto nella memoria che mi ricordano la scuola.   Mi viene in mente il maestro Manara, sembrava di avere il Duce buono in classe che portava delle Lacoste, mi piaceva la sua faccia era seria e buona. Poi ricordo le grandi aule gremite di almeno più di trenta alunni, solo nella nostra aula cassette con i bachi.

I miei pomeriggi venivano trascorsi in parte con i compagni in quel campo dove troneggiava nell’ angolo dove cera l’albero dei ritiri con me stesso, il Gelso, il ‘morone’, il mio albero dei moroni. Si giocava al calcio, piantavamo parallelamente due rami più o meno dritti che fungevano dalla sola porta per pochi giocatori, e per meglio fossero visibili vi si appendeva alle loro estremità maglie e giubbetti.

Dopo cena, nelle belle serate estive si scorrazzava felici con le biciclette per il perimetro di quattro vie che facevano quadrato intorno alle abitazioni di ognuno di noi piccole pesti.   I più fortunati con me compreso, avevano la bici da cross con sella lunga e fiocchi di filamenti in gomma variopinti inseriti ai terminali del manubrio anch’esso specialmente ricurvo a corna d’alce e lo stesso importava che facessero una grande scena. Cartoline incastrate dalle forcelle ai raggi delle bici facevano il martellante rumore di una specie di motore che aumentava di intensità a seconda del vigore della pedalata e noi si godeva di tanto inutile frastuono… al nostro passare ci dovevano ben sentire, nel mentre si urlava, e le strade si riempivano di schiamazzi mentre cantavamo qualche strofa di Baglioni o di Celentano.

Era la fine degli anni 60, era il momento della spensieratezza ma i problemi per piccoli fossero, facevano a botte per avermi in esclusiva per loro… o semplicemente i pasticci me li sono sempre creati per la mia smania di vita, la mia smania di bruciare le tappe.  Ecco che io avevo tre metri di Cielo che poi divenne la soffitta di casa o come ora, un angolo sperduto di mondo dove di tanto in tanto ancora mi rifugio da cattiverie e angosce. Tutti abbiamo un posto speciale per lo spirito per fare due conti con il presente per dirgli cosa abbiamo combinato in passato, laggiù in un angolo di cuore ognuno di noi ha il proprio “Albero dei Moroni”.

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30 DICEMBRE  2017 S. Ruggero, S. Raniero.

Soffio. Qualcosa si muove nell’aria. È qualcosa di nuovo, forse il vento, forse un’idea perché non fa rumore, si sente solo percepito dal cuore.
È il pensiero che parte solitario e arriva ad un grande amore. È stato bello cominciare non sapendo che doveva finire, nel mezzo momenti belli e brutti, tristi o dolci come il miele di castagno che profuma d’amaro. Dolce e salato come un rapporto naufragato. Da sempre qualcosa si muove nell’aria, qualcosa che rende felici e infelici. Non fa rumore, sembra di respirare un’emozione che va diritta al cuore. Dolce e salato, chi fa ridere ha bisogno d’amore e sarà consolato, chi fa piangere, piangerà… ogni lacrima che scende per amore dai solchi di un viso, il Cielo le conterà una ad una e le riporterà sulla terra al mittente… non per rancore o vendetta ma, vita che restituisce il doppio di ciò che riceve in bianco e in nero. Si muove qualcosa nell’aria… è la vita che reclama un’altra storia d’amore e bussa insistente alla porta di chi non crede più possa nascere un fiore nel giardino del l’animo.
La vita non molla, si sente nell’aria, bussa, bussa alla porta e quando finalmente si apre, alita addosso un profumo di speranza. La vita chiude la porta da dove è entrata e ne apre sempre un’altra più grande… e si muove qualcosa nell’aria… forse è nato un nuovo amore.

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31 DICEMBRE   2016.   S. Silvestro I Papa, Santa Fiore, Santa Ilaria, Santa Melania, S. Sesto, Santa Donata, S. Fiorello

Sono ricco perché non ho niente, e  il  niente ora è tutto per me. Si è veramente ricchi quando non si ha nulla e si pensa che il giorno che ha da venire, comunque verrà.  La certezza sta nel vedere che la bottiglia che osservi mentre si stringe tra le labbra l’ultimo bicchiere di vino, non è ancora vuota,  contiene ancora vino per il pranzo di domani… l’arte del saper approvvigionarsi del necessario, il ‘consumo superfluo’ sono tutti problemi che andiamo cercando sovente senza potercelo permettere.

Se credi nel domani hai capito che non lo devi sprecare per mantenere un tenore di vita che non ti puoi permettere e che nemmeno ti serve realmente.   La vita è una realtà tanto evidente che non è fatta di sogni ma al momento stesso è impossibile vivere senza sognare. Si sogna se si crea la possibilità di colmare uno spazio vuoto nel presente per gli affetti e abbandonare l’inutile utilità del superfluo e la ricerca dell’effimero.

Qualunque cosa si desideri dalla vita, deve partire dal cuore, se non parte da lì, inutile proseguire.  Se si desidera una “cosa” inteso per disinteressato amore, ognuno avrà ciò che più ha desiderato con il cuore.  Un cuore veramente aperto o almeno cercare il modo di aprirlo con tutta la volontà possibile. Se parla il cuore, parla il successo personale, che non vuol dire necessariamente il possedere delle  “cose” ma avere coscienza dei propri sentimenti e appieno gioirne.

Ognuno che chieda un qualcosa al mondo, quindi a noi stessi,  sa bene se la sua richiesta è lecita.  Ognuno in cuor suo, conosce dapprima la risposta, compreso chi si trova nella condizione di non aver scelto il suo ruolo di vita,  quindi sempre buon viso a cattivo gioco, il negativo non serve mai se non a rovinare il benfatto.

Non sono mai stato così ricco da quando non ho niente, perché il niente per me ora è tutto.   Auguro uno stare bene al mondo a tutte e tutti quelli che hanno capito di avere tutto perché non hanno nulla… agli Altri Auguro un futuro migliore.

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