DICEMBRE. Solo per oggi. (Completo)

01 DICEMBRE 2017 Ara da mettere al 8 dicembre  S. Eligio

Dicembre se la fa comoda con Gesù che nasce e se la neve gli fa da contorno, i suoi ‘31’ giorni sono ricordi che dureranno almeno per il doppio del tempo. Gennaio ti riporta alla vita un po’ bruscamente con il rigore del suo gelo, per questo la “scasadà del Zenerü”, ( la scacciata del ‘Gennaione’ il 31 di Dicembre) esorta il ritorno di un tempo più clemente, non perciò saranno lustrini e luci in strada e nel cuore.

Dicembre è il mese del candore per eccellenza, vuol dire inverno conjk tutti i suoi magnifici colori sbiaditi, vuol dire serenità e culmine delle speranze di un anno appena trascorso… o appena iniziato. Dicembre porta candore negli animi e li avvicina di più alla vera luce quella da cui una volta irrorati saremmo luminosi.

02 DICEMBRE 2016 ARA  Santa Bibiana, Santa Viviana, Santa Evelina

03 DICEMBRE 2014   S. Francesco Saverio, S. Cassiano

Immacolata Concezione. E chi ci pensa più, e chi ha presente un concetto tanto puro e grande. Che poi non è colpa di nessuno, a nessuno si è inaridito il cuore a tal punto, e solamente una cosa che non ci appartiene più per una serie di sfortunate avveniristici accadimenti,  se non per la simbologia del Natale che incalza. Che la vita si è presentata sotto altro aspetto dinnanzi ai nostri occhi. E non c’è più spazio per sentimentalismi puri, e non è più cosa pensare, e lasciarsi trasportare da da velleità dell’anima, non c’è più tempo, non c’è più l’armonia necessaria, ci hanno asciugato l’umore dell’anima, ci hanno prosciugato le riserve idriche di sana bontà. I fatti nudi e crudi come si presentano, il problema dell’integrazione razziale, che non dovrebbe essere un problema se l’umanità non l’avesse trasformato tale, fatti criminosi di ignominia degradante, eclatanti storie di mala sanità, degrado sociale, disoccupazione  in costante aumento, problemi socio-economico di svariato genere, mafia, camorra, drangheta, cupole di ogni tipo, insomma stato nello stato, corruzione e… fermiamoci che l’elenco e’ troppo lungo e fa male solo il pensarlo, tanto la lista e’ lunga. E Lei li, paziente a tentare di aggiustare ciò che rompiamo in continuazione, Lei, l’immacolata concezione,  che sembra sempre più impotente davanti al trionfo del nostro male, imperterrita davanti ai secoli, in paziente e silente aspettativa, che prima o poi tutto finisca, e qualcuno, sempre meno, a sostenerla in questa estenuante lotta, o forse sempre più come io amo pensare. Che Lei l’immacolata l’ha promesso, che i momenti saranno duri e a volte brutali nella loro smarcante attualità, ma Vinceremo assicura, non abbiate paura, Vinceremo. Il bene prevarrà sul male, il bene trionfa sempre sul male, e nel frattempo noi abbiamo perso il puro e sano concetto dell’ immacolata Concezione, distratti dal tutto che non serve a niente, se non a far sorridere il male. E allora Madonna Santa, perdonaci, non perdere la calma, tu Regina dei cieli e della terra, continua con il tuo incessante aiuto, ignorando che noi sempre più ti ignoriamo, o verresti meno a ciò che ci hai promesso… Che vinceremo con il tuo aiuto, e verrà di nuovo il tempo in cui riprenderemo a Venerarti come tu meriti, si rafforzeranno gli animi e di nuovo entreremo in possesso di quel ormai flebile etereo pensiero che ci accomunava, e di nuovo abbasseremo lo sguardo per terra, immeritevoli d’altro, ogni volta che nomineremo il tuo nome Maria Vergine Santa, sospiro di Dio, Immacolata Concezione.

04 DICEMBRE 2014 ARA e 2020 da riportare al n.8   Santa Barbara, Santa Ada, Santa Isa, S. Addo, S. Cirano

◊Non esiste alcun uomo al mondo che non preghi. Prega anche chi pensa di non pregare.

Non esiste persona al mondo che non desideri un qualche cosa nel proprio cuore… e prega, auspica a se stesso che si avveri il suo desiderio, piccolo o grande sia… prega. Forse non prega un ‘Dio.’, ne Santi, ne “santoni”, ma comunque spera si avveri ciò che chiede dalla vita e prega… Dio., la buonasorte, una risposta filosofica, il ‘terrapiattismo’ (che “suona” stridulo il solo pronunciarlo come il “satanismo” ), il Buddismo, l’Induismo, e non per ultimo per importanza, l’Islamico, e ancora più di settecento credenze, religiosi o semplici ‘usanze di costume’ nel mondo, per finire a chi crede solo in se stesso che pregherà per sè relegando la possibilità di unire il suo cuore ad un altro… a altri, ma è una scelta, pertanto priva di ‘giudizio’… che possa giudicare un Altra persona con il diritto sacrosanto di farlo io non la conosco.

La preghiera è chiedere un qualcosa a qualcuno, a qualcosa, alla Natura, alla vita, e da qualunque parte del globo “parta” la preghiera, lo stesso sarà sempre dal cuore anche più acido, perché una preghiera è “chiedere” e non può venire che da lì. Il cuore è comandato dal sentimento dell’amore e Dio. è Amore, questa è la mia risposta di preghiera, ognuna e ognuno Persone possono cambiare la risposta in mille modi, ma all’Amore ci credono tutti. Preghiera.

05 DICEMBRE 2014 ARA S. Dalmazio, Santa  Crispina

06 DICEMBRE 2019 ARA   S. Nicola di Bari, Santa Angelica, S. Terzo, S. Fortunato, S. Emiliano

◊Due volte Mario non volle essere ricoverato in “officina”, la prima era marcata Romania.
A Bucarest rifiutò di farsi visitare in una struttura ospedaliera dove gli dissero che doveva portare lenzuola pulite, e la sera chiudere a chiave le medicine nel proprio comodino, un ricordo del 2001 ora probabilmente diverso, preferì portarsi a casa in Italia una “bella” infezione intestinale.

L’altra volta fu in Egitto a Sharm el-Sheikh, nemmeno si informò se esistesse una struttura di cura, e ancora si portò a casa una crisi d’asma, che però incoscientemente come di suo uso comune, non gli impedì di effettuare una immersione nell’acquario di Allah.

Anche con il fiato corto Mario riuscì ad avere il muso di una murena a pochi centimetri dal viso, come di vedere sguazzare allegramente una piccola razza, e centinaia di altre splendide creature nuotanti di Dio., di Allah che sono la stessa meravigliosa simbiosi d’amore sparso anche nel mar Rosso.
Sono tutte storie di vita comune, dove ci si rinfranca il corpo, la mente e lo spirito.

Due volte se ne andò dal l’ospedale Fenaroli di Alzano, ancora sanguinante dopo un altro grave incidente di moto, firmò e se ne andò.
Due, anche tre ore d’attesa, capì da sé di non essere fratturato e non avere bisogno di punti sutura per semplici escoriazioni, altre volte successe il contrario e fu ben curato da crisi polmonari d’ogni sorta.
Mario sa che tutto ciò non è il peggio… una capatina nei reparti di oncologia di ogni ospedale, dove ragazzini pelati sgranano gli occhi guardandoti con un perché, e noi ci si lamenta di cose futili e inutili che non abbiamo o che vorremmo avere…

Visitare qualche reparto terminale dove la gente ospitata per l’ultimo vano tentativo di salvezza terrena, non alza lo sguardo per vedere chi sei, perché sinceramente non gliene importa più nulla di saperlo, e la lista prosegue ma non cambierebbe in alcun modo pensare che siamo fortunati ad aver visitato quelle oasi di speranza e esserne felicemente usciti senza troppi danni, la, in tutti quegli ospedali.

Fortunati o meritevoli, e solo una linea sottile che divide le due teorie. E ora Mario sa che altra gente sofferente bisognosa di ‘riparazioni’ aspetta paziente che, lui o l’amata si riprenda, e ancora una volta a pregare e ringraziare Dio. o qualunque entità Divina in cui si creda… compreso il nulla per ciò che infonde nei cuori facendo visitare il lato migliore dell’ “officina” delle riparazioni umane…

07 DICEMBRE 2018 ARA    S. Ambrogio

08 DICEMBRE ARA del 01 12 2017 da riportare  Santa Immacolata concezione, Santa Concetta, Santa Immacolata, Santa Conchita

09 DICEMBRE 2017  S. Siro, S. Amleto, S. Cesare, S. Sirio

Non è facile dire a parole ciò che ti passa davanti agli occhi, sarebbe come chiedere al cuore di fermare un emozione che ti ha fatto stare bene

È facile dire a parole ti amo, il difficile è metterlo in pratica, ci sono mille modi per dire ti amo, uno solo è quello giusto, è quello vero.  Per qualcheduno, non è facile capirne le differenze che ci si illude di conoscere. Pretendere di conoscere l’Amore è pretendere di possedere il cielo ed io ne possiedo solo la parte che per grazia mi vien data per respirare… per questo mi illudo.

Non è facile sfuggire a se stessi, è scappare da una realtà che ci è stata cucita addosso, ma molti non amano gli si faccia un abito per una cerimonia a cui non vorrebbero partecipare. Imperativo e fuggire per primo da ipocrisie e falsità, delle maldicenze non ci si deve preoccupare perché si ritorcono sempre sulla bocca che le dice.

Poche le persone che non scappano dal quotidiano, e forse nessuna che non voglia tenersi per se qualche momento di privata solitudine.

Uno spazio di intimità personale ottenuto dal fuggire dalla realtà per qualche periodo di tempo… quel tanto che basta per tentare di sgarbugliare l’intricata matassa della vita. Quel gomitolo di filo d’Arianna che si sa solo quando ha iniziato ad avvolgere i nostri corpi ma non si sa quando, e se saremo in grado uscire da quel groviglio di fili…

10 DICEMBRE 2017.   S.V.B. Di Loreto, S. Amanzio, S. Boris, Santa Loredana, S. Nazareno.

… È facile che il cuore si colleghi in un abbraccio con l’Anima, come è facile vedere uno stormo di rondini che migrano per dirti che il sole quel giorno tramonterà prima per andare altrove portandosi con se i nostri pensieri che variano con la stagione che si sta cambiando l’abito.

Facile… difficile, basta saper mescolare le carte e tutto diventerà ciò che vogliamo sia, e per questo motivo parlerò scrivendo delle mie e delle vostre mani… quell’intreccio di dita che segna il tempo incipiente del nostro trascorrere che tanto confà con il facile fare e difficile metterlo in pratica… Alla fine rimane che è facile vivere ma ci vuole molto più coraggio per sopravvivere.

Uno spazio di intimità personale ottenuto dal fuggire dalla realtà per qualche periodo di tempo… quel tanto che basta per tentare di sgarbugliare l’intricata matassa della vita. Quel gomitolo di filo d’Arianna che si sa solo quando ha iniziato ad avvolgere i nostri corpi ma non si sa quando, e se saremo in grado uscire da quel groviglio.

Quel gomitolo che troppo frequentemente è avvolto a più di due mani ed è difficile sapere quando sono mani sincere, o invece imbrogliano la matassa. Allora bisogna che ci si prenda il giusto tempo per cercare di capire e comprendere, possibilmente senza addossare colpe ad… altre mani.

Mani che si intrecciano in supplichevole preghiera congiungendosi in segno di pace e serenità. Mani che implorano e mani che amano, le mani si stringono o si salutano, mani che dicono chi sei.
Mani nude e mani con guanti che non vorrebbero, mani che gesticolano per convincere o per insegnare.

Mani tranquille e mani che fremono e procurano sensazioni di erotismo supposti e poi consumati… Mani pulite che mentono perché possono dire molte cose, mani sporche di terra che possono dire solo verità.

Le mani lavorano, le mani amano, le mani soffrono, le mani oziano oppure si difendono. Il futuro è nelle nostre mani… per questo dobbiamo portare rispetto al presente non scordando il passato, solo in questo modo si “fanno i calli”, e che il mondo possa vivere un altro bel giorno illudendosi sia tale.

Scappare dalla realtà quotidiana ma solo momentaneamente e con la consapevolezza di ritornare con i piedi per terra per mettere in pratica il sollievo ricevuto da pochi attimi di tregua cercata nell’intimo del proprio animo che allegro volteggia tra i meandri della beatitudine.

Ho scritto qualcosa di ‘Noi’ parlando di me, un intreccio di pensieri e di mani perché tutti si prendano qualche momento per se’… e al cominciar del far della sera, il pensiero sia solo positivo che il negativo lo si affronta con la luce del sole in modo si vedano meglio le buche in strada. La sera e poi la notte, servono per portare consiglio e lasciare che la mente ci porti per qualche tempo nel posto che desideriamo sia.

11 DICEMBRE  2019  S. Damaso, S. Sabino,

PU YI, all’età di tre anni siede sul trono come l’ultimo Imperatore della Manciuria, un piccolo ometto a cui venne tolta la madre e il padre perché “divinizzato” e segregato in un magnifico nido d’oro, con al seguito migliaia tra eunuchi, ciambellani, balie, guardie, insegnanti e servitori di ogni specie. Il suo compito era di governare un popolo senza di fatto averne il potere perché altri per lui decidevano cosa doveva dire e fare, e alla fine, una enorme porta rossa sbarrava la strada per uscire dalla sua città, tenendolo di fatto prigioniero di se stesso.

Mario a tre anni viene mandato all’asilo del suo paese, Villa di Serio un paese della Lombardia,  assistito e sorvegliato da un nugolo di persone tra suore, cuochi, maestre e assistenti sociali. Il suo compito nel mondo se lo scelse da solo crescendo e decise di fare l’imprenditore, nessuno lo comandava o gli diceva ciò che doveva fare, a parte qualche particolare episodio in cui doveva chiedere prestiti alle banche per finanziare la sua impresa, anche se ufficialmente nulla era nero su bianco.

Mario era davvero una persona libera e non aveva nessun “portone rosso” chiuso davanti a se, a condizione che avesse i documenti in regola con la questura per poter espatriare, nessuna pendenza economica con l’agenzia delle tasse e la Guardia di Finanza non avesse nulla da eccepire, del resto anche i Carabinieri non creavano situazioni di ostacolo se non fosse anche solo sospettato ingiustamente di qualche reato di carattere civile.  Certo, alle elezioni politiche, era meglio che votasse per il partito di maggioranza, mettendo da parte le sue convinzioni e ideologie, del resto per ottenere gli appalti per far lavorare i suoi operai, doveva pur fare un piccolo sacrificio di rinuncia. Nessuno ha mai deciso per Mario, si doveva solo attenere ad una estenuante burocratica e onerosa condizione di vita dettata, ma niente più.

PU YI, l’ultimo Imperatore della Cina, fini’ la sua vita povero in canna e gli fecero  curare i giardini di Mao Setung dopo aver trascorso dieci anni di prigionia in un carcere riabilitativo comunista.

Mario, ora settantenne, vive del minimo della pensione statale in un monolocale di periferia, dopo aver scontato qualche mese di carcere per non essere riuscito a pagare le tasse imposte dal suo paese.

PU YI l’ultimo Imperatore del cielo sempre con un “Portone rosso” che gli sbarrava la strada davanti a se. MARIO, l’ultimo imprenditore Italiano con la porta sempre aperta sul l’inferno dei vivi. L’Ultimo figlio del Cielo e l’Ultimo della terra.

12 DICEMBRE  2020  S. B.V. Maria di Guadalupe, Santa Lena , S. Rosalinda

Di là del balcone, seduto vedo la nebbia che scende a coprire le case. I lampioni sembrano palle luminose color delle arance, sospese nel buio velato da una coltre nebulosa. Sale la nebbia agli irti colli… come sale uno stato d’estasi celestiale. È virgulto incontenibile per il mio spirito, è come stare nella ‘dimensione’ che più desidero. Il momento per ognuno di Noi. Il momento che dura il tempo di un momento per ritrovare se stessi. 

Una disamina dello spirito per poter continuare a sperare… a vivere, un momento di quiete, un momento di pace con il mondo.

13 DICEMBRE  2019.  Santa Lucia, S. Antioco, S. Oreste

Essere un buon Cristiano, non significa conoscere questo o quel passaggio della Bibbia alla perfezione, non significa andare alla messa con ritmi incessanti, non è necessario essere puri e immacolati, non è indispensabile pregare molto e sempre, non è obbligatorio essere casti, tutto ciò e consigliabile, non categorico. Per essere un buon Cristiano o semplicemente una bella persona, basta seguire un Comandamento che il Signore ci ha insegnato, rispettare il Prossimo tuo come te stesso. C’è dentro tutto l’impasto delle religioni e credenze, quello che ci serve. Io non ci sono ancora arrivato, ci sto provando… E voi? Buona vita al mio prossimo anche a chi non è Cristiano purché creda in qualcuno o qualcosa volto al bene, ugualmente tutto riconduce alla scala che porta in cielo. Santa Lucia oggi ne è testimone con gli occhi in mano.

14 DICEMBRE  2016  S. Giovanni della Croce, S. Pompeo

Un po’ come sentirmi addosso troppe responsabilità, senza contare il disagio mentale in cui mi pongo. E credo che ognuno si ponga come interrogativo il fatto di sentirsi troppe responsabilità addossate. È una questione di misura, come mangiare o bere troppo, lo stesso che sentire il peso dei doveri sempre più grevi che con l’età aumentano, quando che la tua mente e il tuo corpo non li vuole sopportare e o sopporta mal volentieri.

Come a dirsi che sei colmo di ‘imparare’, sei pieno di ‘imparare’, hai dato e per quel poco o tanto che puoi, darai… e ti basta un bicchiere di vino al circolo dei giovani  “anziani” che così chiamo il posto dove mi ritrovo dopo Messa alle cinque e mezzo, la su a Boario, che tanto per cambiare è il mio albero dei moroni, il mio rifugio dalla quotidianità, il mio rifugio dalla normalità, dalla consuetudine che appiattisce lo spirito e qualche volta può  distruggere gli animi.

Iniziano i discorsi da bar e io che non taccio mai,  inizio con il dire che il pernod che mi offrono, lo assaggiai  per la prima volta in Francia, lo stesso che vidi per la prima volta la baguette, il pane “lungo” francese che scherzando si dica sia nato per forma dall’essere trasportato con assoluta comodità, sotto le ascelle, permettendo di leggere comodamente un giornale mentre si cammina.

Il mio ricordo viene spento nel raccontarlo a Gidio, Salvatore, Bortolo, Simone, Mone per gli amici, Ivo, Ferdy, che poi è arrivato anche l’Eva che sta per Evaristo ( chi la visto… scherziamo noi ) insomma, non dura più di qualche minuto e vengo tacciato di bullismo, perché all’epoca del mio racconto di ben quarantatré anni or sono,  alcuni di loro ebbero a schernirmi  dicendo che fossero “sul campo” molto prima di me, e non per sapere come è fatto il pane francese, ma per duro lavoro.

Loro facevano i turni da boscaiolo, si comportavano da tali con il diritto di essere migranti in terra straniera, non come ora con i “nuovi migranti”.  Una sera il Gidio, dice al bel Luciano, senti un po’ stasera si fa la minestra per cena però la legna scarseggia, per cui visto che sei il più giovane, vai con la carretta e ne porti un bel po al fuoco che se ne ha di bisogno.

Ok, il Luciano parte con la sua folta chioma che piaceva molto alle ragazze del luogo, per Lui era l’età della stupidera come diciamo noi, che a diciassette anni non puoi che vivere tra le nuvole. Luciano si attarda, la legna non giunge, il Gidio arrabbiato lo va a cercare, e Lui, il tipo, è li che si dimena dallo scappare via da quella ragazzina che lo insegue, perché lo voleva tutto per se Alice, voleva il Luciano per fidanzato… e Lui scappa e il Gidio gli dice… acka dō marsu’, se ta riet mia sobet cô la legna, a tè là fo et me a te birbant dō birbant.   ( acka dō marsü… meglio non tradurlo… se non arrivi subito con la legna, te la faccio vedere io a Te birbante)

Salvatore incalza nel ribadire che è stata dura, però ora prendono anche la pensione francese…ben €48 mensili che accumulati alla pensione italiana, non fanno che far danno sforando  il budget programmato per la nostra sopravvivenza dai politici che ci governano e pensano basti e avanzi una pensione annua non superiore a quello che  “loro” percepiscono mensilmente e quindi presi in Italia, 48€ vanno a far perdere altri privilegi di ben maggiore misura economica.

Son discorsi così, a volte  senza capo né coda, come quello del Mone, che per sdrammatizzare dice, la Belen mi confonde perché ora è a Striscia la Notizia insieme a Michelle e adesso sono quattro le tette che vedo e mi confondo perché non so più da che parte guardare…. poi aggiunge parlando con me guardandomi negli occhi, non sto dicendo nulla di male…  sono Creature di Dio… Io alzo il calice al cielo e …brindo con un Viva Dio.

Sono momenti così che dopo quattro calici, due sarde e quattro patatine non sai più bene cosa dire e pensare, resta il fatto che trovarti in mezzo a quel gruppetto, allieta l’animo, quindi ognuna parola e piena di significato, degna di una storia da ascoltare, degna di un posto meraviglioso da vivere come tra la gente sincera di montagna…

15 DICEMBRE 2017 ARA.  Santa Virginia, Santa Cristiana, Santa Noemi, Santa Naomi, S. Crocefisso

16 DICEMBRE 2016 ARA.  Santa Adelaide, Santa Adelaide, S. Adone, Santa Albina

17 DICEMBRE  2020.   Santa Olimpia, S. Modesto, S. Lazzaro, Santa Olimpia

S’era fatto tardi quella sera. Si è cominciato con dei ‘bianchini’ come aperitivo e si è finita la serata a pane e salame e vino rosso.
Eravamo tutti allegri in quell’osteria fuori porta. C’era gente che s’era ritrovata per caso.
Gente che aveva fatto la passeggiata nel bosco, gli anziani delle case vicine che trascorrevano più ore dal Remigio che nella loro casa. Guardai l’orologio e m’accorsi dell’ora tarda. Alzai il culo da quella seggiola americana quasi appoggiata al bancone, con uno sforzo non indifferente sollevai il braccio in segno di saluto, al che mi aiutasse con la voce che oramai mi si era affievolita in flebile raucedine. Salutai, senza poter dire di aver riconosciuto realmente un qualcuno guardandoli in faccia uno per uno mentre quasi barcollante raggiunsi la porta d’ingresso dell’osteria.
Fuori, un aria frizzante mi rinveniva quel poco dal torpore di bianco e tinto che avevano innaffiato in abbondanza pane, salame e sarde con l’aglio.
Mi ripresi camminando sul sentiero che portava alla mia auto giù a valle. Pur molto allegro, guidai a fari accesi nella notte è feci felice e sereno ritorno a casa.
Adesso non frequento più osterie, perché molte sono fallite e altre non possono aprire i battenti. Non posso più guidare l’auto in stato di ebrezza, anche se ‘controllata’ e non posso farlo di notte perché c’è il coprifuoco alle 22. Non posso più uscire di casa. Non posso più respirare a pieni polmoni perché una pezza in faccia me lo impedisce. Niente da dire, mi sono proprio ‘procurato’
una bella eredità dal mio passato, vivo con dei rimpianti e indosso la mascherina.

18 DICEMBRE 2015 ARA… e 2020 da riportare al n.17   S. Graziano

◊Un ‘Christmas’ di tutto il mondo, è arrivata S. Lucia con gli occhi in mano e ha raccolto migliaia di migliaia di letterine poste ai suoi piedi. Letterine di bimbi benestanti e di ‘poveri’… che altre categorie del settore non son rimaste… le ha lette e le ha soddisfatte tutte quante, perché se un bimbo crede in un sogno lo rincorrerà per tutta la vita.

Poi è arrivato anche Babbo Natale o San Nicola di tutto il mondo, sta riposando seduto sulla slitta dopo aver ben rifocillato le sue adorate e servizievoli renne in attesa della consegna degli ultimi doni ai bimbi buoni e ai meno buoni, perché per il carbone ci pensa la befana il ‘sei’ di Gennaio a darlo ai cattivi.

In questo ‘Natale’ dove si indossano mascherine, coraggiosamente la gente ha illuminato balconi e abeti nel giardino in segno di ben augurante segno di fiducia e speranza che questa pestilenza con buona diligenza da parte di tutti, abbia a cessare.

Il municipio di ogni paese e città ha illuminato a festa i loro viali più belli, ad auspicio di un futuro migliore.

La risposta più adeguata alle circostanze che ogni ‘primo cittadino’ di ogni paese e città che intenda far fa capire ad un incontro di cuori… che molto altro non c’è da fare.

La pestilenza via etere va vinta con il buon senso e null’altro.

In questo caos di eventi straordinari natalizi si fa presto a perdere il lume della corretta ragione e comunque esiste sempre chi merita che la Befana gli porti carbone perché ha “puntato il dito” verso qualcosa o ‘qualcuno’ invece che pensare di “puntarlo” su se stesso e cercare di risolvere il problema.

Natale arriverà ancora con l’eterna rinascita di Gesù e quest’anno ci saranno più pastori e contadine ad adorarlo, il bue e l’asinello faranno meno fatica a riscaldare quella piccola Immensa creatura adagiata in lembi di paglia, il fiato di altre anime adoranti si è unito all’esiguo numero di partecipanti di prima covid… un vecchio adagio Cristiano recita a monito… “Quando nessuno mi vuol più, mi rivolgo al buon Gesù…che non se n’e Mai andato, ed è un’altra volta Natale.

Luci colorate o color del ghiaccio in ogni dove, avvolte da un silenzio interrotto solo da qualche automobile che sfreccia veloce su strade semi deserte prima del coprifuoco delle 22.

Ogni persona che incontri per le strade ti sembra abbia messo qualche kg. in più, al contrario incontri facce che di colore della loro pelle, non capisci a che etnia appartengano e poi parlando del più e del meno ti dicono di essere in dieta che non ritengono ferrea, ma in realtà è come dire di essere Leonardo Di Caprio nel film “La maschera di ferro”.

È Natale ancora, questo con mascherina, e la gente cosa pensi nei cuori… non si può sapere… si sa per certo che nella fantasia riposta nel cuore abbiamo avuto Santa Lucia, Babbo Natale e senza fantasia ma tanta gioia, Gesù, la Divinità incarnata per i credenti e la ‘Persona’ più buona che abbia mai calpestato questa terra per qualunque altra Religione, Ragione o Convinzione.

Gesù, l’unico figlio di Dio. o l’unica ‘Persona’ che non ha mai abbandonato di stringere la mano di chi soffre nel corso dei secoli, fra mille purulenti pestilenze naturali e chimiche, guerre e disastri naturali… molti in quelle situazioni non sapevano dove aggrapparsi se non alla speranza, alla fede, all’Amore e alla fine della loro ricerca di cammino… lo hanno finalmente ‘visto’ e gli hanno teso la mano.

Coltre nebulosa… intimità dei cuori, Pace dei sensi, armonia di vita rubata a ‘spiccioli’, il manto di foschia che ci avvolge, protegge dai cattivi pensieri, ci culla come suoi, ci ama come noi abbiamo nostro malgrado a volte abbiamo lei, la nebbia.

La neve non c’è più, o lo stesso è poca, e quella poca, arriva per beffa in anticipo alle le vacanze di questo Natale che non faremo.

La nebbia ci rincuora in un dolce ricordo, anche se per questo dobbiamo attribuire la mancanza di un vello bianco perché ‘mangia’ la neve, ma è quel che ci rimane, è quel che abbiamo seminato e nel ‘raccolto’ è così che deve andare.

Bisogna si veda questo Natale con una nuova prospettiva di pace, dobbiamo ricordare questo ‘olocausto’ per sempre perché ogni volta ci faccia capire quanto stavamo bene senza di lui.

Dobbiamo credere in un futuro migliore, un’altra opportunità che nasce dalle ceneri di una guerra senza colpevoli se non la stupidità umana.

Tutte le persone di buona volontà auspichino per una rinascita globale, per essere forti nell’affrontare il futuro, che non sarà inclemente nel presentarsi in nuove insidiose vesti, ma finché avremo Santa Lucia, San Nicola e Gesù che hanno un lasciapassare ad ‘onorem’ e sempre riposta ripagata speranza e riusciremo a vincere tutte le avverse situazioni che ci preparerà il mondo… che alla fin fine ci “prepariamo” Noi.

Abbracciamoci con l’amore, copre distanze senza limiti, trafora monti e attraversa i mari, niente e nessuno può fermare l’Amore. Buon Natale, allegri… in maschera come fosse sempre carnevale.

19 DICEMBRE 2014  ARA. S. Dario m., S. Anastasio

20 DICEMBRE 2019 ARA S. Liberato

◊Soffio. Qualcosa si muove nell’aria. È qualcosa di nuovo, forse il vento, forse un’idea perché non fa rumore, si sente solo percepito dal cuore.
È il pensiero che parte solitario e arriva ad un grande amore. È stato bello cominciare non sapendo che doveva finire, nel mezzo momenti belli e brutti, tristi o dolci come il miele di castagno che profuma d’amaro. Dolce e salato come un rapporto naufragato. Da sempre qualcosa si muove nell’aria, qualcosa che rende felici e infelici. Non fa rumore, sembra di respirare un’emozione che va diritta al cuore. Dolce e salato, chi fa ridere ha bisogno d’amore e sarà consolato, chi fa piangere, piangerà… ogni lacrima che scende per amore dai solchi di un viso, il Cielo le conterà una ad una e le riporterà sulla terra al mittente… non per rancore o vendetta ma, vita che restituisce il doppio di ciò che riceve in bianco e in nero. Si muove qualcosa nell’aria… è la vita che reclama un’altra storia d’amore e bussa insistente alla porta di chi non crede più possa nascere un fiore nel giardino del l’animo.
La vita non molla, si sente nell’aria, bussa, bussa alla porta e quando finalmente si apre, alita addosso un profumo di speranza. La vita chiude la porta da dove è entrata e ne apre sempre un’altra più grande… e si muove qualcosa nell’aria… è nato un nuovo amore.

21 DICEMBRE 2018 ARA   (18 dicembre 2015 va bene comunque?) S. Pietro Canisio, S. Temistocle

22 DICEMBRE  2017  S. Demetrio, S. Remo, S. Spartaco, S. Dimitri

Il veliero va’, e mi porta via, in alto mare,  e già, sei meno mia. Inevitabile ora mai ma come faccio ad immaginare che sarai di un altro uomo. ( Grande Lucio ) Il veliero va e ti porta via, dalla mia mente, dai miei pensieri che sciolte le vele, si gonfiano d’aria e danno forma a un idea.  L’ idea… prendere forma, immaginare un risultato positivo, pensare di avere ancora una volta, trovato la soluzione migliore ai propri affanni.

Il veliero che trasporta i nostri pensieri sembra voli sospinto nell’aria.
Non serve altro, basta solo che il veliero voli, il resto lo fa la nostra mente che innesca pensieri per belle idee che forse saranno non sempre dal final felice, ma son servite a credere in ciò che stavamo facendo, a credere in noi, che altro non serve.

Allora veleggio su di questo veliero, lo si immagini grigio e scuro come quello dei pirati con un vessillo issato che ricorda la morte… o lo si voglia immaginare color del faggio ornato di bianco con bordature azzurre, e sui pennoni più alti di questo veliero, svettare orgogliosi con dei drappi di candida stoffa.

Ognuno lo immagini del colore che preferisce ma si veleggi insieme a lui, sarà la culla dei desideri e delle speranze. Il veliero è un pensiero e il sogno lo abbraccia. Tanto fa che mi ritrovo nell’immaginario a  sognare e non ho nessuna intenzione di svegliarmi sia adesso giorno che notte.

23 DICEMBRE 2017   S. Ivo, S. Giovanni da Key, S. Dagoberto

Nei sogni ci sono colori e sfumature che si uniscono tra loro. Si vedono persone “chiare” come nitido è il loro sentimento, al contrario figure contorte grigie e nere come il malumore.  Non mancano quasi mai mari e monti sfuocati dai loro intenti e venti che da caldi d’un tratto diventano gelidi… son sogni.

Se in sogno vedo ‘bestie’ feroci che mi vogliono aggredire, la speranza in quei terribili momenti è trovare rifugio arrampicandomi su di un albero o un muro abbastanza alto così che nonostante denti e artigli arrivino quasi a ghermirmi i piedi, per fortuna, di soprassalto mi risveglio, agitato ma ancora intatto, in qualche modo ce l’ho fatta. Ripenso al sogno sperando di ricordare che muso avevano le bestie feroci nel sogno… nessun muso d’animale… solo ‘facce’ di uomini e poi il sogno svanisce con il primo sbadiglio e “stirata” di risveglio.

Sogno che la inutile brutalità  delle guerre possa finire, e sto per essere esaudito dal presente, tutte le super potenze sono dotate di bombe che autodistruggerebbero anche chi pigia il bottone… Sogno che tutta la gente possa avere quel poco di serenita’ che gli consenta di vivere felice e sogno che per quelle poche persone che non vogliono la felicità degli Altri, possano arrivare a capire che la cacca la fanno come tutti e prima o poi smetteranno per sempre di farla… come tutti… inutile comperare un Water d’oro.

Il sogno più bello mi riporta a Te Compagna di vita, ed è di volare trasportato dalle ali di un drago sopra questa giungla intrisa di nastri asfaltati per poterti raggiungere… Sono grandi falcate di drago quelle che fendendo l’aria mi spingono a Te. Sono grandi falcate d’ali di drago ciò che sento nel mio cuore quando il mio sguardo t’incontra. Il drago che io minuscolo cavalco sul suo dorso e che sputa fuoco su chi vuole farti del male mio Amore, sa vedere nei cuori e non sbaglia un sol colpo… e nel mio di cuore, ha letto che ti Amo.

Si dice di non essere ‘sognatori’ ma realisti… se scappare ogni tanto da un destino che ti insegue è un “mal agire” accetto di delinquere per Amore. Preferisco sentirmi a cavallo di un drago in tua difesa che non saperti felice mio Amore, e così spero per tutti gli altri miei sogni.

Firmato, il tuo Principe Azzurro.

24 DICEMBRE 2016.    Santa Paola Elisabetta Cerioli, Santa Adele, Santa Irma, Santa Adelia, S. Adelio

È un altra serata… e ho voglia di Pace… quando ero piccolo e veniva sera, non vedevo l’ora venisse il chiarore del giorno dopo… il Carosello finiva sempre troppo presto ed io a letto non riuscivo a dormire.

Pensavo a come avrei potuto fare il fucile di legno più bello, e non di meno studiavo il sistema per renderlo più offensivo possibile… ma le mollette migliori rimanevano quelle di legno perché quelle di plastica non erano ancora state inventate o io non ne vidi mai a quella età… e gli elastici che erano “proiettili” erano solo di un tipo… camera d’aria rossa di bicicletta e non c’era differenza alcuna tra le bici da donna e le bici con “canna” dei maschi.

Continuavo a pensare in quel lettuccio arrancato nello stipite cieco di un muro… per metà dentro il muro stesso e per l’altra metà fuori… che fuori è dove mi risvegliavo il mattino dopo, perché per pensare al mio ‘schioppo’ nuovo, mi giravo e rigiravo nell’angolo chiuso, quello che custodiva i miei desideri, una tana… un altro mio Albero dei moroni, un rifugio.

Altri giorni, in più tarda età quella dell’onnipotenza dei vent’anni, non speravo venisse il giorno dopo, speravo arrivasse la sera, per me stesso, per gli amici, per gli amori o presunti tali che ci si confonde spesso tra l’Amore e il Bene,… sono due belle definizioni di nobile sentimento ma ben distinte nei loro ruoli.

Le serate di adesso, sono un altro tipo di serata.
Le desidero come quando avevo la bella età della “stupidera” che significa una cosa a metà tra la stupidità e lo stupore.
E un altra serata desiderata è arrivata e me la godo nel modo più sereno, consapevole di aver fatto anche oggi quanto possibile per la mia famiglia e per le altre persone o forse non ho fatto abbastanza, il dubbio è bene rimanga, così domani farò di più.

Serata tranquilla come molte altre, a parte il liquore serale quotidiano che per scelta religiosa non berrò per i prossimi 40 giorni… un altra serata… e ho solo voglia di Pace,  la stessa che trovo nello sguardo di belle persone e che trovo negli occhi delle mie adorate nipoti e dei miei amati nipoti, tutti belli come la luna e il sole, l’orgoglio dei loro genitori… mie Sorelle, miei Fratelli con consorti che anche se con qualche innocente dissenso di tanto in tanto, Amo dal profondo del cuore.

Sono la mia Famiglia, sono ciò che siamo riusciti a mantenere da un passato con ‘valori’ sicuri ad un presente che di sicuro non ha nemmeno il domani… intanto nell’orticello del mio cuore coltivo anche un nutrito numero di persone che non sono della mia famiglia ma appartengono al mondo, quindi ancora di me, del mio sangue… gli Amici sinceri, quelli che non pensano di essere migliori di Te perché consapevoli che non esiste nessuno migliore di un altro… Più passa il tempo e più ho voglia di Pace perché dietro l’angolo c’è l’Amore.


25 DICEMBRE  2020   San Natale di Gesù, S. Nerea, Santa Eugenia

È arrivato un altra volta Natale.
Un ‘Christmas’ di tutto il mondo, è arrivata S. Lucia con gli occhi in mano e ha raccolto migliaia di migliaia di letterine poste ai suoi piedi. Letterine di bimbi benestanti e di ‘poveri’… che altre categorie del settore non son rimaste… le ha lette e le ha soddisfatte tutte quante, perché se un bimbo crede in un sogno lo rincorrerà per tutta la vita.

Poi è arrivato anche Babbo Natale o San Nicola di tutto il mondo, sta riposando seduto sulla slitta dopo aver ben rifocillato le sue adorate e servizievoli renne in attesa della consegna degli ultimi doni ai bimbi buoni e ai meno buoni, perché per il carbone ci pensa la befana il ‘sei’ di Gennaio a darlo ai cattivi.

In questo ‘Natale’ dove si indossano mascherine, coraggiosamente la gente ha illuminato balconi e abeti nel giardino in segno di ben augurante segno di fiducia e speranza che questa pestilenza con buona diligenza da parte di tutti, abbia a cessare.
Il municipio di ogni paese e città ha illuminato a festa i loro viali migliori, ad auspicio di un futuro migliore.
La risposta più adeguata alle circostanze che ogni ‘primo cittadino’ di ogni paese e città che intenda far fa capire ad un incontro di cuori… che molto altro non c’è da fare.

La pestilenza via etere va vinta con il buon senso e null’altro.
In questo caos di eventi straordinari natalizi si fa presto a perdere il lume della corretta ragione e comunque esiste sempre chi merita che la Befana gli porti carbone perché ha “puntato il dito” verso qualcosa o ‘qualcuno’ invece che pensare di “puntarlo” su se stesso e cercare di risolvere il problema.

Natale arriverà ancora con l’eterna rinascita nascita di Gesù e quest’anno ci saranno più pastori e contadine ad adorarlo, il bue e l’asinello faranno meno fatica a riscaldare quella piccola Immensa creatura adagiata in lembi di paglia, il fiato di altre anime adoranti si è unito all’esiguo numero di partecipanti di prima covid… un vecchio adagio Cristiano recita a monito… “Quando nessuno mi vuol più, mi rivolgo al buon Gesù…che non se n’e Mai andato, ed è un altra volta Natale.

Luci colorate o color del ghiaccio in ogni dove, avvolte da un silenzio interrotto solo da qualche automobile che sfreccia veloce su strade semi deserte prima del coprifuoco delle 22.
Ogni persona che incontri per le strade ti sembra abbia messo qualche kg. in più, al contrario incontri facce che di colore della loro pelle che non si  capisce a che etnia appartengano e poi parlando del più e del meno ti dicono di essere in dieta che non ritengono ferrea, ma in realtà è come dire di essere Leonardo Di Caprio nel film “La maschera di ferro”.

È Natale ancora, questo con mascherina, e la gente cosa pensi nei cuori… non si può sapere… si sa per certo che nella fantasia riposta nel cuore abbiamo avuto Santa Lucia, Babbo Natale e senza fantasia ma tanta gioia, Gesù, la Divinità incarnata per i credenti e la ‘Persona’ più buona che abbia mai calpestato questa terra per qualunque altra Religione, Ragione o Convinzione.
Gesù, l’unico figlio di Dio. o l’unica ‘Persona’ che non ha mai abbandonato di stringere la mano di chi soffre nel corso dei secoli, fra mille purulenti pestilenze naturali e chimiche, guerre e disastri naturali… molti in quelle situazioni non sapevano dove aggrapparsi se non alla speranza, alla fede, all’Amore e alla fine della loro ricerca di cammino… lo hanno finalmente ‘visto’ e gli hanno teso la mano.

Coltre nebulosa… intimità dei cuori, Pace dei sensi, armonia di vita rubata a ‘spiccioli’, il manto di foschia che ci avvolge, protegge dai cattivi pensieri, ci culla come suoi, ci ama come noi abbiamo lei, la nebbia.
La neve non c’è più, o lo stesso è poca, e quella poca, arriva per beffa in anticipo alle le vacanze di questo Natale che non faremo sciando.  La nebbia ci rincuora in un dolce ricordo, anche se per questo dobbiamo attribuire la mancanza di un vello bianco perche ‘mangia’ la neve, ma è quel che ci rimane, è quel che abbiamo seminato e nel ‘raccolto’ è così che deve andare.

Bisogna si veda questo Natale con una nuova prospettiva di pace, dobbiamo ricordare questo ‘olocausto’ per sempre perché ogni volta ci faccia capire quanto stavamo bene senza di lui.
Dobbiamo credere in un futuro migliore, un altra opportunità che nasce dalle ceneri di una guerra senza colpevoli se non la stupidità umana.

Tutte le persone di buona volontà auspichino per una rinascita globale, per essere forti nell’affrontare il futuro, che non sarà inclemente nel presentarsi in nuove insidiose vesti, ma finché avremo Santa Lucia, San Nicola e Gesù che hanno un ‘lasciapassare’ eterno e avremo sempre riposta e ripagata speranza e riusciremo a vincere tutte le avverse situazioni che ci preparerà il mondo.
Abbracciamoci con l’amore, copre distanze senza limiti e trafora monti e attraversa i mari, niente e nessuno può fermare l’Amore. Buon Natale, allegri… in maschera come fosse sempre carnevale.

26 DICEMBRE  2018.  S. Stefano

Silvano non dormiva. Proprio non ce la faceva a prender sonno. Allora mesto si avviò all’uscio della baita seguito dal fedele cane peloso che trascinava con se taccole che gli scendevano lungo tutto il magro corpo. Magro perché agile e pronto a recuperar la mucca che varca i confini del prato, e a ridosso c’è il bosco e là dentro è facile perdersi.

Una stuoia di taccole pelose per quel fedel cane con la sua coperta che lo ripara dal sole, dalla pioggia e la luna. Che lassù sui monti splende più che mai la luna. Irrora con la sua bianca luce le chiazze di terra incolta nel mezzo delle conifere, là dove l’uomo miete erba magra per farne del fieno, erba rivoltata più volte con fatica di braccia e gambe su e giù per le ripe agitando il rastrello in un andirivieni che pare estenuantemente perpetuo.

Ma lo stesso quest’erba magra da lui raccolta è molto generosa perché scoppia di vita. Silvano si accomoda a guardare il firmamento su di una panca di pietra che altri non è che la fondamenta stessa della baita che si poggia tra le poderose braccia di una grande roccia.

Bayus, il suo fedele cane da pastore, gli si accoccola tra le gambe, le altre due femmine pastore sono rimaste accanto al fuoco acceso per la polenta, il pane fresco quotidiano per uomini e cani. Tabacco forte, cartine e una slinguacciata di lingua in punta, ed ecco apparire tra le dita di Silvano una sigaretta bianca che si distingue nel blu della notte.

Una sferzata di fiammifero  sulla roccia della panca e dopo un poderoso respiro di fumo l’uomo lo rilascia come una piccola nuvola minacciosa a ciel sereno. Offusca la vista, annebbia la mente, rilassa il corpo. Gli occhi di Silvano vedono oltre il soffio di fumo scrutando curiosi tra le nebbie a cercar le stelle più belle, e Silvano, silente ascolta i suoni della valle. Ascolta l’enorme eco che si spande in uno scrosciar di torrente impetuoso ma non troppo perché l’estate ancora dilaga.

Un torrente come un toro senza corna. Quel suono di scroscio a valle  lontano che si acutizza nel mentre che Silvano si abbandona alla pace socchiudendo di quel poco gli occhi nella più bella delle beatitudini umane… il sognare ad occhi aperti. Intanto pensa al paese dove ha detto arrivederci ad una moglie e una bellissima adorata bambina. Silvano quel giorno di giugno, ha promesso a Maria e Elisa che sarebbe tornato da loro non più tardi di metà settembre. Nei monti più alti è meglio che non ci si fermi oltre.

27 DICEMBRE  2013   Santa famiglia di Nazareth, S. Giovanni ap. Santa Delfina, Santa Fabiola

Dedicata a due giovani unioni. Un Amore che nasce deciso, sicuro, certo, e dalle colline come fosse lo scrosciare  di un ruscello che ha rubato disgelo, questo amore  sfocia dolcemente verso la pianura in una sinfonia di suoni soavi che vogliono dire speranza tinta con i colori della gioia,  e dopo il loro incontrarsi eccolo divenire un impetuoso fiume in piena che straripa tutto l’affetto che porta con se…

Un Amore tra un mucchio di riccioli neri e una chioma scura come il bel buio di una notte senza luna che non importa non ci sia perché la luce è nel cuore di questa dolce creatura che non bastasse è donna.

Un Amore bello come un pino che nasce sul fianco di una montagna e si aggrappa con tutta la forza le sue radici alla pochezza della pur generosa terra cercata e trovata tra le aride rocce della vita.

Un magnifico pino che sfida il vento, il sole, la pioggia e la neve stando lì, abbarbicato con la forza di quel sentimento. L’intanto cresce dal timido e piccolo arbusto sempre verde qual era. Cresce sino a essere un maestoso albero che in un decennio è baluardo del viandante solitario.

E dopo dieci anni vissuti, i folti riccioli neri si sdoppiano sul volto di un Angelo e le chiome scure come la notte anch’esse adornano di quanto più bello si possa il viso di Benedetta che nacque prima per garantire con il suo stesso nome, protezione al l’adorato fratellino.

Così come ha fatto il pino con le sue aghiformi cime in continuo germoglìo per poi spargerne i semi in ogni dove perché l’Amore quello vero non ha confini ne per la natura, ne per gli uomini ed è per questo che oggi Mariangela e Massimiliano festeggiano il primo traguardo importante della loro vita consolidato nel l’Amore.

Dieci anni or sono si unirono intrecciando le loro radici nel terreno fertile e profondo del loro animo e si promisero davanti a Dio. fedeltà nel bene e nel male, così che nessuna tempesta li potesse cogliere in fallo, così che il loro Amore fosse sempre sorvegliato dal più alto dei cieli da quel Testimone che farà sempre crescere un fiore in tutte le stagioni nel giardino dei loro cuori. Dieci anni d’Amore e altri dieci per far nascere primule in primavera e una stella alpina d’inverno, proprio lì, accanto al pino che profuma di resina e augura a Mariangela Massimiliano Benedetta e Angelo un mondo di felicità serenità  e Amore.

28 DICEMBRE  2018  Santissimi Innocenti martiri, Santa Donna, S. Innocente, Santa Iolanda

Destino e Nuvole. Per ogni cometa che si vede passare nel cielo, una stella sta morendo. Ogni volta che spunta il sole torna a vivere il mondo. Così è come la vede uno spacciatore di sogni. È il punto di vista di chi nota un ramo secco e più in là un germoglio che sboccia.

Salire sulle nuvole del tempo e navigare verso nuovi orizzonti da raggiungere… altri traguardi da consolidare e difendere a spada tratta sempre più affilata di giustizia e amore, altre storie da raccontare al fornaio o al barista… e quando si è bevuto un bicchiere di vino in più, anche a piccoli e grandi di casa.

A salire sulle ali del destino anche se sorgono dubbi ma non se ne può fare a meno per cercare di cambiare le cose. Il destino passa inesorabile e dice ciò che si deve fare, e si voglia o meno, si sta ad ascoltare.

Risalire sul mantello bianco di una soffice coltre dove mena il vento che anch’essa  la porta, così che pure le nuvole obbediscano al loro destino
persuase sia tutto scritto scolpito nella roccia del firmamento… e come disse Andrea, quando nasci ti danno un biglietto indecifrabile, dentro il quale c’è scritto tutto il tuo avvenire.
Le malattie, il successo, l’insuccesso, gli incontri importanti, c’è scritto tutto lì, in quel biglietto tutto stropicciato. Anche il giorno e l’ora della tua morte, ed allora non ci puoi fare nulla se volando tra le nuvole esageri e voli più in alto di loro e dall’alto al basso si vedono piccine a grappoli come fossero pecorelle prima della tosa, lo stesso non si stanno dominando, si stanno ammirando con il rispetto dovuto… anche se stai sognando.

Che tutto ciò si veda in sogno o per un soffio di tempo rubato dal finestrino di un aereo, il dipinto negli occhi non cambia d’un sol colpo di pennello. Ma se è impossibile credere in un sogno è possibile credere che un uccello d’acciaio voli tra i cieli ma, allora mi chiedo il perché trovare risposte per degli oggetti e non cercare di avere certezze per una margherita che nasca in un giardino senza che nessuno ce l’abbia seminata.

Scendere dalle nuvole e salire sulla carrozza dei  pensieri pensando che se fossimo arrivati pochi secondi dopo, non avremmo potuto salirci perché qualcun altro avrebbe viaggiato al posto nostro trainato da una pariglia di cavalli, che di certo spronati al galoppo non avrebbero udito le urla disperate di chi supplicava i destrieri di tornare indietro per farli salire a bordo.

Non si faccia mai tardi ad un appuntamento con il destino, sarebbe come non avere olio nelle lampade per quando di notte arriva il “padrone” di casa.

29 DICEMBRE  2017   S. Tommaso Beket, S. Davide re

L’ALBERO DEI MORONI 

Era la fine degli anni 60.  Era l’epoca delle mie “elementari”, ci vestivano con un grembiule nero e un fiocco di colore blu più grande del nostri faccini.

Ricordo che annualmente venivamo visitati in classe di un otorino laringoiatra e da un oculista.   Fu a quel tempo che scoprii di essere miope di alcune diottrie e per essere coerente con la sfortuna, diedi lavoro anche all’otorino che mi trovò un doppio tappo bilaterale alle orecchie. resto a quei tempi ci i lavava con catino due volte la settimana.

Altro ricordo indelebile di quel periodo fu quando ci fecero fare un compito in classe che ci avrebbe collegato alla natura.  Ci coinvolsero nel dovere accudire a dei bellissimi bachi bianchi da seta per tutta la durata della loro metamorfosi.   La natura veniva coinvolta nella misura in cui si doveva procurare il fogliame dei Gelsi, l’albero dei Moroni   Mi arrampicavo su quell’albero solitario in un grande campo, era come rifugiarsi in alto, e di sotto ci vedevo il resto del mondo perché il mio mondo lo stavo vivendo sopra quei tre metri di albero nodoso, un guscio, un rifugio dalle mie problematiche ancora innocenti.

Mi sentivo di quel bene dentro, che quando dovevo scendere dal ‘morone’ ricominciavano le mie paure di bambino all’apparenza forte ma in realtà insicuro, ma allora non lo potevo sapere.

Ho più di quattro foto nella memoria che mi ricordano la scuola.   Mi viene in mente il maestro Manara, sembrava di avere il Duce buono in classe che portava delle Lacoste, mi piaceva la sua faccia era seria e buona. Poi ricordo i grembiuli bianchi delle bimbe con fiocco rosa annodato sotto il collo, e ancora le grandi aule gremite di almeno più di trenta alunni, i bachi da seta riposti e rifocillati nelle aule in quelle grandi cassette di legno che  in precedenza avevano contenuto frutta e verdura.

I miei pomeriggi venivano trascorsi in parte in quel campo dove troneggiava in un angolo l’albero dei ritiri con me stesso, il Gelso, il ‘morone’, il mio albero dei moroni… davanti un campo e assieme ad altri piccoli compagni, si giocava al calcio, piantavamo parallelamente due rami più o meno dritti che fungevano da porta e per meglio fossero visibili, vi si appendeva alle loro estremità i nostri giubbetti. La porta per una partitella di calcio era fatta, la porta, una sola perché si era sempre pochi giocatori…

Dopo cena, nelle belle serate estive si scorrazzava felici per il perimetro di quattro vie che facevano quadrato intorno alle rispettive abitazioni di ognuno di noi piccole pesti.   I più fortunati con me compreso, avevano la bici da cross con sella lunga e fiocchi di filamenti in gomma variopinti inseriti ai terminali del manubrio anch’esso specialmente ricurvo a corna d’alce per la una presa sicura, e lo stesso importava che facessero una grande scena.

Ovviamente non mancavano di prendere delle cartoline in disuso perché fossero affrancate alle forcelle con delle robuste molle franca panni rigorosamente di legno perché di plastica non le avevano ancora inventate… infatti dopo molti anni ebbi modo di conoscere una persona che di mestiere faceva il camionista che trasportava tra gli altri una barca lunga più di venti metri da un porto di mare all’all’altro, e il suo proprietario era uno tra i primi ad avere introdotto sul mercato internazionale le più moderne mollette franca panni di plastica.  Le cartoline sapientemente incastrate dalle forcelle ai raggi delle bici, facevano il martellante rumore di una specie di motore che aumentava di intensità a seconda del vigore della pedalata e noi si godeva di tanto inutile frastuono… al nostro passare ci dovevano ben sentire.

I meno fortunati, se così si può dire avevano le Bianchi con freni a bacchetta, solitamente dei loro papà, bici pesanti e ingombranti che obbligavano i loro improvvisati ciclisti a pedalare senza potersi sedere per arrivare e fare più forza sui pedali.

Quando qualcuno usava le bici  senza il ‘cannotto’ di mamma con i copri ruota di plastica che non permettevano le gonne si introducessero nei raggi in movimento, e non mancava neppure la categoria di mezzo che disponeva della Graziella della sorella maggiore con cestino bianco agganciato al manubrio… nel mentre si urlava, e le strade si riempivano di schiamazzi o si cantava qualche strofa di motivetti di Baglioni o di Celentano, Mina e Patty Bravo erano donne e noi “maschi” quindi non si cantava…

Era la fine degli anni 60, era il momento della spensieratezza ma i problemi per piccoli fossero, facevano a botte per avermi in esclusiva per loro… o semplicemente i pasticci me li sono sempre creati per la mia smania di vita, la mia smania di bruciare le tappe.  Ecco che io avevo tre metri di Cielo che poi divenne la soffitta di casa o come ora, un angolo sperduto di mondo dove di tanto in tanto ancora mi rifugio da cattiverie e angosce.

Tutti abbiamo un posto speciale per rintemprare lo spirito e fare due conti con il presente per dirgli cosa abbiamo combinato in passato, laggiù in un angolo di cuore ognuno di noi ha  il proprio “Albero dei Moroni”.

30 DICEMBRE  2017 S. Ruggero, S. Raniero

L’Amore è quando dopo la pioggia arriva il sereno e c’è un sole in cielo che non è uguale agli altri giorni ma di una lumine infinita.   È il confine dell’Amore, è dove inizia un nuovo magico splendore della luce. Quella luce che fa capolino dietro alle immense distese di mare o accarezza i clivi e   monti sfociando dilagante nelle pianure. È luce che irradia lo spirito, è Amore che viene distribuito a larghe manciate sparse a mano aperta in ogni dove, come fosse un contadino geloso che non vuole perdere un sol seme, non un sol chicco di grano.

Chissà perché per si abbia pensiero che la pioggia sia sinonimo di fastidioso argomento del tempo e non solo,  il peggio è che pare possa incutere tristezza ma in realtà è consapevolezza di un momento di pace e di vita.   Gli Inglesi certamente non ne traggono motivo di disgrazia, al contrario, pensano sia una “benedizione”, forse perché costretti dal clima dispettoso della loro terra che chiama acqua ogni giorno o forse perché hanno capito che l’acqua è semplicemente vita.

La pioggia, chi lo può sapere quante storie nuove abbia acceso la fiamma dell’Amore nei cuori di innamorati di tutte le età… E’ bello innamorarsi dietro una finestra che gocciola vita, magari con accanto un camino acceso e in sottofondo la musica di una canzone che non si scorda per tutta una vita.  La pioggia è bella e necessaria, come il sole… uno non può esistere senza l’altro e la ‘pena’ qualora acqua e luce decidessero di evitarsi,  sarebbe avere la fortuna di essere un ospite sull’Arca di Noe’ o di sopportare quaranta giorni di deserto come fece Gesù.

L’Amore è il confine tra il bene e il male… è un film visto e rivisto e anche noioso, vince sempre Lui.  Come quando una storia d’Amore sboccia in un  bocciolo di una rosa bianca di maggio o quando fiori non ce ne sono perché una storia finisce, quantunque non si voglia ostinatamente ammettere sia finita.  Una storia che finisce è perché non aveva senso il continuarla e quindi è sempre positivo come avere la possibilità di vedere sbocciare un altra rosa bianca di maggio, per questo è un noioso film, vince sempre l’Amore.

Parlare d’Amore e esserne consapevoli almeno in minima parte… perché ogni giorno si potrebbe dare di più. Probabilmente è la nostra sfida quotidiana, la nostra sfida terrena. Tutti Amano, anche i più duri di cuore.  Loro, semplicemente non sanno manifestarlo, o il loro ruolo nella vita non gli consente di essere se stessi.  È una sfida per tutti, belli e brutti, è la sfida della continua ricerca dell’Amore perché il male non abbia mai a sconfiggere la nostra volontà.

In questa ricerca ci si arrabatta ognuno per quel che può, l’importante non manchi mai la voglia di desiderare vedere Qualcuna o Qualcuno persona, fosse per Amore, fosse per Affetto, fosse per commentare un evento sportivo o un programma televisivo, in qualunque modo si deve cercare l’Amore che viene da un gesto, un sorriso, una condivisione, un banale ritrovarsi per un caffè.

E questo tramonto lo dice in un canto di malinconico sussurrar di brezza, contrastato da una sferzata di luce nuova irradiata da un sole rosso che saluta mezzo mondo e che utilizza l’emozione della malinconica sinfonia del vento, per trasformarlo in poesia per gli occhi di chi guarda. E in mezzo a questo guardare che si trova l’Amore.

31 DICEMBRE   2016.   S. Silvestro, Santa Fiore, Santa Ilaria, Santa Melania, S. Sesto, Santa Donata, S. Fiorello

Sono ricco perché non ho niente, e  il  niente ora è tutto per me. Si è veramente ricchi quando non si ha nulla e si pensa che il giorno che ha da venire, comunque verrà.  La certezza sta nel vedere che la bottiglia che osservi mentre si stringe tra le labbra l’ultimo bicchiere di vino, non è ancora vuota,  contiene ancora vino per il pranzo di domani… l’arte del saper approvvigionarsi del necessario, il ‘consumo superfluo’ sono tutti problemi che andiamo cercando per potercelo permettere.

Se credi nel domani hai capito che non lo devi sprecare per mantenere un tenore di vita che non ti puoi permettere e che nemmeno ti serve realmente   La vita è una realtà tanto evidente che non è fatta di sogni ma al momento stesso è impossibile vivere senza sognare. Si sogna se si crea la possibilità di colmare uno spazio vuoto nel presente per gli affetti e abbandonare l’inutile utilità del superfluo e la ricerca dell’effimero.

Qualunque cosa si desideri dalla vita, deve partire dal cuore, se non parte da lì, inutile proseguire.  Se si desidera una “cosa” inteso per disinteressato amore, ognuno avrà ciò che più avrà desiderato con il cuore.  Un cuore veramente aperto o almeno cercare il modo di aprirlo con tutta la volontà possibile. Se parla il cuore, parla il successo personale, che non vuol dire necessariamente il possedere delle  “cose” ma avere coscienza dei propri sentimenti e appieno gioirne.

Ognuno che chieda un qualcosa al mondo, quindi a noi stessi,  sa bene se la sua richiesta è lecita.  Ognuno in cuor suo, conosce dapprima la risposta, compreso chi si trova nella condizione di non aver scelto il suo ruolo di vita,  quindi sempre buon viso a cattivo gioco, il negativo non serve mai se non a rovinare il benfatto.

Non sono mai stato così ricco da quando non ho niente, perché il niente per me ora è tutto.   Auguro un bene stare al mondo a tutte e tutti quelli che hanno capito di avere tutto perché non hanno nulla… agli Altri Auguro un futuro migliore.

31 DICEMBRE 2015 E MEZZO PENSIERO CHE I SANTI OGGI SON TUTTI QUANTI in dovuto dovere di tempo all’incedere del ‘bisesto’.

Y Love Londra. Vuoi, che sia stato un periodo della mia vita un po’ giù di tono del solito,  vuoi che mio fratello Adelio, mosso a compassionevole amore fraterno abbia voluto che l’accompagnassi in uno dei suoi innumerevoli viaggi nel mondo, di fatto fui invitato con la mia compagna Patrizia a trascorrere con Lui e Anna, nella splendida città cosmopolita chiamata Londra. E ci si prepara prima, che la lingua da parlare non fu un gran problema, non è mai un problema muoversi e comunicare con la gente, comunque sempre se vuoi ti fai capire, o a gesti o con qualche stentata parola in inglese, e quindi si parte. Che il problema non era tanto il saper parlare correttamente la lingua, il problema era affrontare il viaggio in aereo, che da sempre per me, e’ l’equivalente di agonizzare per l’ansia tre giorni prima della partenza, rischiare di morire d’infarto durante il volo, e se sopravvivo, turbamenti e incubi, tre giorni prima del ritorno.

Che quella volta non potevo comportarmi così, ero da poco tempo con Patrizia, e come potevo presentarmi ai suoi occhi azzurri come un pavido, pauroso e piagnucoloso uomo!?  Dissi tra me e me, in qualche modo si farà, mi farò coraggio e sicuramente Patty mi aiuterà.  E passo addirittura all’epilogo di questo, stupido e un po’ vigliacco capitolo… Durante il decollo, nella nostra fila di tre posti, eravamo così composti: io sulla destra, la hostess nel mezzo che stringeva la mano a me, e Patrizia sulla sinistra che a sua volta stringeva la mano della hostess. E non fini li, mi incazzai parecchio pure con Adelio, che al di la del corridoio, nella nostra stessa corrispondenza di fila, consumava tranquillamente un pasto frugale offerto per il viaggio dagli stuard, che non ci sarebbe motivo per arrabbiarsi, non fosse che pensavo che mio fratello avesse più paura di me, invece aveva preso lezioni precedenti di volo “anti panico” non so bene dove è quando, e per di più se la rideva del terrore che invece avvolgeva me e Patty. Ma si arrivo’ in quella meraviglia di citta, che sembra ospiti il mondo intero fatto a pezzetti per farcelo stare tutto, non avevo visto mai tante etnie in un posto solo.

E racconterò le cose in ordine sparso, che la precisione dei dettagli non è mai stata amica mia, le emozioni abbisognano di sfumature particolari, per questo ci sono le riviste specializzate e dettagliate, e il primo luogo che mi viene alla mente, e’ Piccadilly Circus, una grande piazza londinese zeppa di negozi e persone ‘strane’, attrattiva turistica tanto da essere uno degli stessi simboli di Londra. Situata nella immediata adiacenza al quartiere Soho, che insieme a Piccadilly, fanno il centro della vita notturna Londinese, ed epicentro Gay della capitale, con i loro locali a luci rosse. Il capodanno di quell’anno lo festeggiammo proprio a Piccadilly Circus, migliaia di persone con noi, che nella loro confusione erano più ordinati che merce esposta in un super mercato, regolati da “bobbit” a cavallo che ben preservavano l’ordine, tanto che per ogni facinoroso ubriacone, scattava l’immediata forzata “rimozione”, che a Londra funziona così, come agli stadi, nessuna paratia di contenimento, nessuna barriera anti intrusione, ma tutti in ordine e tutti si possono divertire, che divertirsi non significa necessariamente rompere le palle agli altri rompendo barricate.

Uno dei posti più suggestivi, e’ certamente Buckingham Palace, e per la sua stupenda cancellata, e per il maestoso palazzo dietro che ospita la Regina, quando è a casa, con la bandiera londinese issata sino alla cima dell’asta se Elisabetta e’ a palazzo, a mezz’asta se non c’è.   E se si ha la pazienza di aspettare il momento propizio, si può ammirare il cambio della guardia, con le sentinelle in divisa impeccabile bianca e rossa con bottoni e alamari e mostrine d’oro, stivaloni a mezzo ginocchio neri, e il classico colbacco, che nel 1998 era ancora d’orso…

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