GIUGNO. Solo per oggi. (Completo)

01 GIUGNO 2018 Ara. S. Giustino, Santa Ermenegilda, Santa Lia, S. Panfilo, S. Graziano

Giugno, Iunior, deve il suo nome alla dea Giunone, moglie di Giove, divinità del matrimonio e del parto.  

Giugno era il mese dedicato al sole e alla libertà. Non v’è memoria di una canzone ‘moderna’ che si associ a Giugno o almeno non nei tormentoni o nelle canzonette che resteranno nel cuore degli innamorati.  Maggio ha infiammato i cuori, e ora si spenga quell’ardore che spesso si chiama erroneamente amore e lasci amori consolidati da Cupido a Giugno, il mese che annuncia l’estate e non chiede nulla per essere tanto bello. 

Giugno è bello… come il sole che rappresenta, come la dea Giunone che è andata in sposa al Re degli dei, Giove che per chiederle di impalmarla gli si presentò davanti con un braccio proteso e nella mano stringeva un fulmine, intanto saette e lampi si mischiavano nello scenario e fu allora che la chiese in sposa. Lui, Giove il Re degli dei voleva Giunone come non aveva desiderato mai alcuna dea così ardentemente.

Nemmeno la ‘Vergine Atalanta” riuscì a scalfire il cuore di Giove, a nulla valsero i doni di caccia dell’unica donna cacciatrice tra gli dei. Anche Afrodite fallì i tentativi di sedurre il re dei re. Lei era la dea della bellezza e dell’amore, veniva chiamata dai romani Venere e, secondo Omero era figlia di Zeus e della ninfa Dione. Nemmeno Juventa dea della giovinezza riuscì con la sua avvenenza a conquistare il cuore di Giove.

Giunone appare come divinità celeste dea del calendario, della donna e quindi della fecondità, e, in quanto Regina e degna compagna di Giove volle solo Lei… Giunone,Giugno.

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02 GIUGNO 2017 ARA.  S. Felice, S. Alcibiade, Santa Emilia, S. Erasmo, s. Foscolo, Santa Consuelo

Mi sto chiedendo perché porto occhiali color viola lilla, allora mi vien da pensare di cambiarne il colore con un altro di più sicura efficacia nella ricerca della buona sorte. Che di per sé è una cavolata, ma io non sono certo immune da chi vive di organigrammi e cazzate.

Poi il pensiero fugge e forse per logica analogica o forse perché la mente vuole solo giocare che mi riporta al quesito di quale colore dare ai miei occhiali, un colore che stimoli al meglio i miei desideri. Potrebbe essere il verde, è un colore “riposante” ma lo escludo perché di verde amo solo il colore della natura. Il giallo di certo non mi ispira, è un colore che associo al volto di un bambino innocente, non lo consiglierei ad un uomo adulto. Il giallo ispira quel pizzico di innocenza mista a follia, ed io ho sempre solo finto di essere un pazzo.

Desidero scomporre il mio corpo in tanti pezzi e ordinare, ad ognuno di loro, di ubbidire al comando del bene. Ma ancora sto cercando il colore adatto ai miei occhiali da vista. Per quelli da sole non ho dubbi, sono un esperto, neri in piena estate, con lenti verdi scure, in autunno trasparenti con lente a specchio, per l’inverno telaio in acciaio per la montatura e lenti gialle o arancioni.  Per il resto dell’anno, in qualunque occasione, una montatura tartaruga, con lente marrone che sfuma sul leggero…ed è come indossare il frac.

E allora torno all’argomento delle mie innocenti paranoie di adulto, su quale colore indossare intorno agli occhi. Il rosso mi è ambiguo, può dire rabbia, può dire Amore e perciò sconcerta. Potrei scegliere il blu, se non mi ricordasse il colore degli abiti di circostanza. Anche se il blu non è male, si potrebbe correggere con una sferzata di azzurro, ne verrebbe un celeste intenso, un celeste cobalto, un poco sintetico, quel tanto che basta forse a significare la nostra attuale esistenza.

Di solito preferisco colorare tutta la mia vita di solo bianco e nero. Si può dare un senso a tutte le cose, compreso anima e amore con questi due colori. Scegliete voi qual è il colore che più assomiglia alla B di bianco che può voler dire Benedetto, oppure alla N di nero che può significare il niente, il negativo, non fosse per l’inutilità del suo stesso colore. Il nero è sì importante, ma non vitale.

Il bianco è luce, il bianco è vita, il bianco è amore, il bianco è lo sfondo di ogni colore, il bianco è il colore che meglio fa da sfondo all’anima, lo sfondo migliore. Il blu cobalto lo userò per la montatura dei miei occhiali, il che mi illuderà sulla buona sorte e, illudersi ingenuamente significa per me “sperare” e la speranza non è mai vana se sostenuta da veri intendimenti di cuore, perciò il blu cobalto non sarà solo per gli occhiali, servirà in buona parte anche al corpo e al cuore.

Il bianco coprirà tutto come un manto di neve che terrà al calduccio più di metà della terra, sufficiente per dire: non ti offendere nero, mi è stato ordinato di combatterti con la spada di fuoco. Non ti offendere, nero, mi sei molto necessario e indispensabile per colorare ogni cosa, ma soprattutto per capire quanto sia bello il colore bianco. Buon bianco  a chi amo e chi amerò.

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03 GIUGNO 2016 ARA   S. Carlo, Santa Clotilde, Santa Olivia, S. Ovidio

Sorridi, la vita te lo lascia ancora fare, come il respirare. Siamo nati da desiderio umano che spesso si intreccia con il bene, e nel palcoscenico dei nostri sentimenti siamo tenuti a rendere conto di noi stessi con le nostre scelte, le nostre azioni, conseguenza invisibile solo al nostro sguardo fugace, esso sa individuare il bruscolino negli occhi altrui e non vede con chiarezza la trave nei propri, e di ciò che abbiamo ereditato nella misura dell’atto d’amore che ci ha generato.

Dopo i giochi spensierati di un’età sempre più corta, ci preparano alla realtà con una religione volta un Dio. buono e testimoni quasi sempre incapaci di aprirsi alla sua Vera Parola e a una politica di legge con testimoni ancor più fallibili perché privi di coscienza collettiva, avidi solo nel loro piccolo inutile, misero mondo effimero.

Sempre troppo presto pensiamo di essere finalmente adulti, è nostra profonda convinzione credere che non ci sia più nulla da imparare, se non pianificare ciò che di per sé alla fin fine è impossibile anche solo capire. Fosse mai che la scuola del vivere ha un inizio ma mai una fine, e programmare è l’illusoria sensazione di potere che mai realmente ti appartiene.

Così come il primo vagito esce da solo, arriva presto la voglia d’amare ma è difficile non scambiare questo sentimento con suo fratello, il bene, spesso inebria come il vino, ma ben presto confuso, ti ritrovi con il bicchiere vuoto ed è tutto da rifare.

Infranto uno dei due cuori, c’è un’altra vita da inventare, senza vagiti e giochi prima della dura risalita. Adesso piangi un Amore unico, ma le lacrime sono salate per ognuno, e l’Amore è uguale per chiunque perché fa bene da star male.

Quelli che accantonano i sentimenti più profondi perché incapaci o crudi dentro, trovano ispirazione nel loro ego, realizzando beni di evanescente palpabilità che li elevano alla pace terrena del possesso. Il loro motto è, meglio soffrire con le tasche piene di quello che voglio, ma la realtà è la vigliaccheria di non sapere lottare per ciò che serve in due vite, è come far vincere il corpo e uccidere anima e cuore, come legare l’asino dove vuole il padrone. La vera dignità sta nel dare tutto in tutti i sensi, per ottenere tutto a vantaggio di tutti a partire dalla persona che ami.

Per tutte le persone è stato bello, per chiunque è stato brutto, ma ognuno ha riso, nessuno escluso ha pianto, molti hanno amato, pochi hanno odiato. Il male deve esistere perché si conosca e trionfi il bene, e per distinguere queste cose che sono inestinguibili come il nostro esistere. Sorridi, la vita te lo lascia ancora fare come il respirare.

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04 GIUGNO 2020    S. Quirino, Santa Isabella, S. Rutilio

Il mozzicone. Piove a dirotto. Meglio che la grandine di altre volte. Ci dobbiamo adeguare, abituandoci alle bombe d’acqua, e non c’è più nord né sud che sia escluso dai capricci del tempo.

La vita ora è un’altra, un altro modo di doverla vivere. La Corea del Sud in casa sua ha fatto mille esperimenti sulla bomba atomica. Gli Americani li avevano preceduti di molti anni deturpando fauna e vegetazione dei bellissimi atolli isolati dalle Hawaii. Le automobili e tutti gli elettrodomestici di questo mondo, caldaie e fabbriche stanno lanciando bombe all’idrogeno ogni santo giorno. La Cina con il suo miliardo e mezzo di popolani, si è inventata un altro bel virus che ci ha messo in ginocchio.

Bisogna che non si gettino più mozziconi per la strada, tanto meno sacchetti di immondizia né di certo abbandonare rifiuti né sui monti, né al mare.
Bisogna ripartire da zero, e per farlo serve che i mozziconi di sigaretta siano gettati nel porta rifiuti apposito.

Ripartire da zero. Prima o poi quel maledetto petrolio finirà e allora sarà come sorgesse un altro sole. L’uomo imparerà a convivere con la forza accumulata degli elementi che vengono dal cielo. Sole, acqua, vento e tempesta, bisogna farsela amica la tempesta, lei è il “troppo”, è il male, e il male non va combattuto, va prima “capito”, assecondato, e poi superato… perché il bene vince sempre sul male. Anche dal semplice civile gesto di non buttare per strada una cicca di sigaretta, e da numero zero si passa al numero uno, il resto è vita di chi la vuol capire.

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05 GIUGNO 2020 ARA… e 2015 ARA da mettere al 13 Giugno.  S. Bonifacio, Fernando, S. Gualtiero

◊Intanto nascono nuovi amori con mascherina. E se negli anni 60 bastava avere un bel ciuffo di capelli e tanta spavalderia per conquistare il cuore dell’innamorata, oggi serve la mascherina che si può portare spavaldamente come l’accessorio indispensabile degli anni 2020. Con l’impero della gioventù i ragazzi la portano per rispetto e qualcuno che non ha ancora capito e probabilmente non capirà mai la porta appesa ad un solo orecchio e parla alla sua bella da pochi centimetri di distanza da Lei.

Era forse più colto di pensieri e parole un ragazzo degli anni “70” che praticava motocross in scarpe da ginnastica e pantaloncini corti per ben mostrare le sue qualità di autentico raider della strada? Certo che no, ma comandava l’irruenza dei suoi anni, la stessa che comanda ora. Adesso la ‘movida’ si pratica per strada, tra coppe di prosecco e bicchieri di vino, che gli impiastri di mango e papaia e noccioline vengono sempre prima come vero aperitivo, poi si passa ad altro.
Trasgredire è una regola quando si hanno vent’anni, a cinquanta qualche irriducibile non molla, ma i tanti si sono resi conto dei primi acciacchi che prima non avevano mai sentito, e non sono solo acciacchi del corpo… i più vengono dallo spirito.

Fermare la frenesia di un ragazzo degli anni “80” era come fermare un treno in corsa, la disco dance faceva sballare chiunque con Saturday Night Fever, la Febbre del Sabato Sera, e nessuna “mascherina” al mondo avrebbe retto nel contenere la loro smania di imitare Stephanie e Tony Manero, difficile contenere ora la naturale esplosione ormonale dei nostri giovani.
La stessa cosa accettare “un certo tipo di musica moderna” che nelle orecchie di un sessantenne, suona come la campana rotta deposta nel giardino del Cremlino, uguale che un bimbo di 10 anni sia obbligato a vedere una puntata di tribuna politica… di che nazione non importa… fanno tutte… dicono tutte le stesse cose, c’è chi vince e c’è chi perde, a vincere sono pochi, a perdere sono un infinità.

Indisciplinati in auto, bici, a piedi o a cavallo, indisciplinati che non rispettano le regole come chi non le ha più obbligatoriamente rispettate con il discioglimento definitivo del servizio di leva anno in cui morì Loleç, Papa Wojtyla. La gioventù ha come regola di base la ‘non regola’, ma è un passaggio necessario, senza questa esperienza spesso negativa, non si cresce. Si impara dagli errori, sbagli che abbiamo commesso tutti, e se adesso si porta la mascherina è perché si è sbagliato prima.

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06 GIUGNO 2014  S. Norberto, S. Claudio

Lasciamo libero sfogo alle nostre fantasie personali, corporali o spirituali esse siano. Il segreto sta nel saper di vivere una ‘fantasia’ essendo consapevoli della sua natura, e perciò non invadere “materialmente” le proprie fantasie con la vita degli Altri, qualora questi non fossero entrati a far parte dei tuoi sogni.

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07 GIUGNO 2019 ARA.  S. Roberto, S. Landolfo

Ogni volta mi chiedo quando avrò il piacere di ritenermi ancora come ora, un motociclista, un biker, un bastardo su due ruote con tatuaggi sui bicipiti. In teoria i tatuaggi dovrebbero intimidire e affascinare, a me rimane la Madonna delle Grazie su una spalla, e una Croce cinta d’alloro sull’altra che dopo un ventennio sbiadiscono sulla pelle ma mi si imprimono saldamente nell’anima, al riparo dalle cazzate che ancora combino, e di certo non intimoriscono nessuno.

Alla fine sono un motociclista bastardo, un biker ormai solitario che sogna, come quando aspettavo con ansia mi si sostituisse un carburatore 14 Bing con un 16 Dell’Orto, due cavalli in più aggiunti al motore del mio cinquantino Gerosa Zundapp, la mia prima moto da enduro che ebbi sulla soglia dei miei quattordici anni.

La moto è un pezzo di ferro, non ci si può innamorare ma si può essere conquistati dal senso di libertà che ti regala il vento in faccia e tanta innocente spavalderia che consumi viaggiando in sella ad una moto. Quel sentirsi a posto anche dopo 300 km macinati di fresco tra strade di molta polvere, sporchi sul giubbotto di pelle ma puliti dentro da pensieri indesiderati.

È una vera passione la moto anche se non può minimamente competere con l’amore che si prova per una persona. Lei, la ‘persona’, lo stesso ti ricorda che quando ti sei presentato in compagnia della moto, l’autostima era esplosa dal tachimetro che la misurava, e hai fatto palpitare il cuore di chi hai amato o di chi ancora si ama.

Ecco allora spiegato il motivo del perché si ama tanto la moto, forse perché non c’è un’età in cui si rallenta, ma si apre sempre più la manetta del gas e ti porta ad aver voglia di ripartire per un nuovo viaggio Le partenze sono sempre la parte migliore dei viaggi e di ogni altra cosa.

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08 GIUGNO 2020 S. Medardo, S. Dolcelino

Il sesso. Il sesso è una bella ‘malattia’ se presa con giuste dosi… perché il troppo ‘stroppia’.

Se piace bere, non si può per questo scolarsi un bottiglione di vino al giorno, se piace fumare è meglio siano il giusto numero di ‘canne’ o sigari e sigarette per la sopportazione del corpo, poche, ma ‘buone’.

Il sesso è la stessa cosa, incontrollabile a vent’anni e quel che accada accada, più razionale e consapevole dev’essere poi, dopo i vent’anni, perché il risultato del sesso è un figlio che non deve essere frutto di un concepimento avventato, magari da troppo alcol o “sigarette”.

Il sesso è una bella malattia, e se fatto con il giusto ‘dosaggio’, a seconda della propria età, può bastare a qualunque partner per dire Ti Amo… “servendo” così, corpo e cuore.

Il sesso per un maschio significa ardore, significa riqualificare la sua posizione di animale gerarchico, normale se ne serva per attestare la sua virilità intesa come posizione sociale. Il “maschio” di millenni d’anni fa, stabiliva la sua gerarchia predominante perché cacciava piccoli dinosauri per portar carne nella grotta alla sua donna e ai figli. Correva molti pericoli nel cercare di cacciare la sua preda, e spesso non faceva ritorno in quella grotta dove l’aspettava la prole con mamma.

Ci sono voluti millenni per capire che l’essere umano chiamato Donna dovesse essere considerata. Così come ci sono voluti cento anni per capire che è meglio non abusare di nulla… e non son bastati. Il dietologo dice che per dimagrire devi cominciare ad eliminare tutto ciò che ti piace.

Eravamo cacciatori ma già al tempo ignoravamo quanto fosse bella e importante la Donna. La Donna, infaticabile, laboriosa. Donna che nelle caverne aspettava l’uomo tornasse, nel mentre all’allattava una sua creatura, alimentando di tanto in tanto il fuoco con legna raccolta al costo della stessa vita, per scongiurare l’arrivo di animali carnivori.

Donna ieri, Donna oggi, la stessa donna che con il sesso dona piacere che se “usato” con cura e parsimonia, si arriva ad Amare anche senza di esso, con calma, bevendo mezzo litro di vino al giorno, e solo a pasto.

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09 GIUGNO 2014 S. Efrem, S. Feliciano, S. Primo

Quando un amore finisce vuol dire che non è mai cominciato. Difficile che un Amore vero sia tale se poi finisce… può essere interrotto per cause di forza maggiore ma interrompere non significa necessariamente che un Amore sia finito.  L’Amore è vita, non può finire.

Spesso si scambia l’Amore per il voler bene ma è tutta un’altra faccenda… il bene lo si mette nel più bello degli angoli del cuore, l’Amore che unisce due cuori innamorati è la realizzazione del più grande dei sogni, è la vita che devi vivere accanto alla persona che Ami, sennò ti manca l’aria che respiri. l’Amore sta al centro del cuore.

Sono molte le sfaccettature che fanno sì che un Amore prenda forma. È un po’ come comporre un quadro o scrivere un libro, non si può capire subito se il quadro lo guarderai orgoglioso per tutta una vita, così come rileggere ciò che hai scritto e non essere sicuro che piaccia nemmeno solo dopo un giorno.

Un Amore è un Amore punto e basta. Non sono ricordi di una situazione di benessere che ti sei creato per la consuetudine del vivere accanto ad un’altra persona. Un Amore è non poter fare a meno di condividere l’esatta metà della tua vita con chi Ami, non poter bere un bicchiere di vino insieme, non poter fare l’Amore con la persona che ti fa volare in alto che più in alto non si può. Una storia d’Amore è uguale a tutte le altre anche se ognuno pensa che la sua sia speciale e unica… convergono tutte all’Amore, per questo sono tutte uguali.

Il peggio è quando si guarda un quadro o si rilegge il proprio scritto e non piace più quello che si era pensato di aver creato. Si capisce di non aver creato un c…o… è un falso Amore… è cacca che comincia…

Infatti l’Amore può finire da parte di uno dei due partecipanti proprio perché non era mai cominciato. Già perché uno dei due non ha partecipato e in genere è chi lascia. Chi vorrebbe rimanere è chi Ama Veramente e ha partecipato. Ma le “cose” alla fin fine erano stabilite dal principio, basta pensarci… come si semina si raccoglie. Evidentemente non si è osservato crescere la pianticella che avrebbe dovuto ospitare e sorreggere un bel fiore. Il sole era troppo accecante e ha disturbato la reale visione della crescita della pianticella, troppa luce accecante nel cuore per poter vedere crescere giorno per giorno la pianticella, troppo ardore nelle vene.

Ora, quando finisce un Amore è perché non è mai cominciato. I nodi vengono al pettine e allora bisogna avere il coraggio di soffrire e dare un colpo deciso e recidere quel fiore mai nato che con tanta tracotanza ti ha tratto in inganno. Anche se sai che farà male dovrai sciogliere il nodo… ed esiste solo un modo per tentare di ricomporre quell’Amore creduto unico. Serve tutto quel poco di coraggio rimasto e ci si ritira silenti… è l’unico modo per sapere se c’è ancora interesse da parte di chi ti vuole ‘lasciare’.

L’indifferenza è un arma maligna, subdola, è per l’appunto il netto contrario del bene cioè dell’Amore, e quindi in tal caso, chiunque si stupisce nell’apprendere  l’indifferenza ad un dolore indelebile… ma se saranno rose, fioriranno.

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10 GIUGNO 2014.  Santa Faustina, Santa Diana, Santa Ghita

Ma perché un Amore non dovrebbe iniziare? Tutto ha un inizio su questa terra e tutto ha una fine, mai l’Amore. L’Amore sboccia, fiorisce e a volte appassisce ma si rigenera a vita nuova come da grande insegnamento Superiore.

Se si riesce ad aprire la mente e capirlo in fretta, se ne trae il beneficio di aspirare a essere un candidato perfetto per una nuova storia d’Amore sicuramente migliore di quella precedente.

Chi non capisce, significa solo che non vuole capire, preferisce commiserarsi e io, parlando del passato, sono uno di questi… Spesso si cade in depressione o in uno stato di impotenza tale da renderti inutile.

Nessuno è inutile, perciò è meglio cercare, tentare di “capire”. L’Amore è una brutta quanto bella bestia ma se lo sai conoscere, non gestire, può essere che nasca una storia d’Amore stupenda come la favola della Bella e la Bestia.

L’Amore è la cosa o la forma o il cuore che affascina più di tutto nella vita… La gente mira ai più disparati modi di interpretare il bene prezioso del suo tempo pensando di colmarlo nel migliori dei modi. Nel peggiore dei casi, tutto si riduce ad inseguire il mito del potere inteso per mascherato benessere. Al contrario, nella migliore delle aspettative, si vive d’Amore spesso sbagliando ma altrettanto spesso centrando l’obbiettivo prefissato.

L’Amore va vissuto sempre, ad ogni età e in molte circostanze. Vale sempre la pena di Amare, per quanto bene o male possa fare, vale sempre la pena di farlo, perché chi Ama vive e chi non Ama… muore dentro.

Importante è ricordare che chiusa una porta, si spalanca un’altra porta che regala meravigliose opportunità… Amare ora, Amare ancora… nessuna Donna e nessun Uomo si dimentichi che far piangere una persona già infelice per una deludente storia d’Amore è il più brutto degli abusi. Dio. conta le lacrime di chi piange… e chi fa piangere, piangerà tante volte quanto i granelli di sabbia del deserto, perchè l’amore non va bestemmiato, dev’essere lodato.

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11 GIUGNO 2020.   S. Barnaba, S. Fermo

Cerco di entrare nel verde dei tuoi occhi, ma non ti posso guardare come quando si faceva dopo aver fatto l’amore, avvinghiati l’un l’altra. Potrei ma ho scordato di farlo, e stupido ti guardo quando Tu non mi guardi e finisce nel tempo di un sospiro.

Il verde dei tuoi occhi lo cerco e lo immagino come l’acqua di mare in un atollo sperduto nell’Oceano che chete culla l’alghe. Momenti di ragazzi, momenti di gioventù dove comanda il cuore prima di tutto. Entro nel verde dei tuoi occhi e ancora cerco la certezza del futuro ma non riesco a guardarti negli occhi… riesco… ma non ce la faccio.

Adesso ho la barba bianca e ho paura di sfigurare. È facile dirsi ti amo dai venti ai trent’anni, poi, tutto si rafforza se è vero Amore, ma diventa sempre più difficile guardarsi negli occhi.

E questo non è che tanto amore che sempre più mi travolge e mi rende disarmato al doverlo ricambiare. Per fortuna o meglio per grazia, ancora comanda il cuore. Lui sa come trasmettere tanto ardore, passa dai pori della pelle, si insinua nelle trame dell’etere e raggiunge infallibilmente il bersaglio e comunica ciò che deve alla persona che ama… speriamo sia così, perché io la ‘mia’ Susanna l’Amo tanto, e se non ho più il coraggio di gioventù del saperle dire Ti Amo, guardandola per qualche istante nel profondo del verde dei suoi occhi, ciò non significa che per me non sia importante ogni giorno di più nella mia vita.
Auguro a tutti un amore profondo… prima o poi, che non esiste un termine per innamorarsi per la prima volta o ancora.

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12 GIUGNO 2021.  S. Onofrio, S. Guido

Pensieri stanchi di inseguirti come si insegue la luce, si rifugiano nel buio della notte ove assopiti riposano quel poco prima di ricominciare a tormentare il cuore con il frastuono dei sentimenti che cancellano la quotidianità di un giorno come un altro.

Pensieri stanchi di inseguirti con la luce che non fa respirare il corpo e getta ombre sull’animo… altro non sa da fare che ricucire un amore di pezza logora madida di gioie e dolori, non c’è più filo nella cruna del suo ago spuntato.

Pensieri stanchi di inseguirti con la luce e con il buio che tinge ricordi con gli stessi grigi colori facendo sentire dentro un vuoto mai colmo se non che di vana speranza… pensieri privi di orizzonti e spiagge certe dove approdare, come mai si partisse e mai si arrivasse, la mente abbandonata all’ignoto di una meta irraggiungibile, il sipario si abbassato d’una vita volata via sparpagliata nel nulla di amori sbagliati e perciò falliti, infranti e disperati che rincorrono la carrozza dei sogni d’oro del tempo che fu, ora trainata a gran forza da mille destrieri impazziti.

Pensieri stanchi senza Te, acciocchè non mi stanchi mai d’amarti. Dedicata al respiro di ogni Persona che crede nell’Amore.

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13 GIUGNO ARA doppio…  S. Antonio da Padova, Santa Antonella, S. Anthony

Le rondini all’imbrunire sembrano impazzite nel loro volteggiare forsennato. Stanno volando per prendere cibo, sembrano giocare tra loro, e si sfiorano in velocità pazzesche incrociandosi pericolosamente, ma sanno bene cosa fanno mentre stridono felici. E volano in cerchio attorno al grande campanile schizzando all’improvviso ovunque, come se il vento fosse la loro casa. Concorrenti senz’anima, essenze di vento, moscerini laboriosi sparsi nell’immenso lenzuolo azzurro steso dalla mano di Dio. che ha dotato loro di un anima invisibile ben grande.

Fra poco andranno nei loro nidi, qualcuna accudirà i suoi piccoli, altre coveranno le uova dei nascituri, e anche oggi che il sole saluta per ultimo le cime dei monti, la giornata è ingoiata dal tramonto e la luce si smorza.

E se le rondini domani avranno di che volare per vivere, noi ci affanneremo scioccamente per il solito nulla, che non di solo cibo viviamo, ma di altre mille velleità inutili.

Il volo delle rondini è il loro lavoro, il proprio giocare con la vita, il loro procreare, la loro unica occupazione per esistere. Che noi umani rimaniamo a terra senza volare, e ci inventiamo mille mestieri e mille cose pensando di vivere meglio, ma ogni volta che alziamo gli occhi e intravediamo quel volo cambia tutto. E sorrido.

Nel buio che invade i miei occhi affacciato alla finestra mi voglio ancora punire con l’ultima ‘cicca” che procura vane illusioni nel vizio. Il fragore sordo che proviene come una cupa cappa, avanza da altre città, inondandomi. L’aria scura e fresca mi sferza il viso e con l’anima ascolto Dio.

E di nuovo mi chiedo cosa farò della mia vita e ancora senza risposta, guardo in alto che prima o poi un senso mi verrà svelato. Buona notte a tutti quelli che sanno perché sono in terra, e buona notte a chi come me non lo ha ancora capito.

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14 GIUGNO 2014   S. Valerio, S. Rufino, Santa Rosamunda

Quando ero piccolo andavo dai nonni, mi ci portava di solito il papà, che poi per lui era quasi sempre una scusa per scaricarmi un paio d’ore che trascorreva al bar con gli amici a bere vino e giocare al biliardo. E mi lasciava là, in quella cucina troppo grande anche per i grandi, alta e scura dal fumo del calore della stufa a legna, che scaldava le gelide notti ”gennarine”, bolliva l’acqua per il risciacquo delle stoviglie dopo i pasti, e cosa essenziale, la nonna cucinava.

Ai miei tempi di ragazzino degli anni ‘sessanta’, quando andavo a trovare i nonni o parenti anziani, v’era sempre un sapore nell’aria ben definito. Non mi piaceva affatto quell’odore di aglio, o di cibo duro, che veniva emanato nelle stanze. Se chiudo gli occhi e respiro piano, posso ancora immaginarne lo sgradevole sapore.

In quegli anni ricordo mio nonno magro e penso alto, lo so dalle foto perché quando lo vedevo era sempre ‘lungo’ nel letto, con una cuffia bianca in testa tipo berretta, non di lana ma di cotone, che così, ricordo solo un prete nel vicentino, Don Arturo, ma è un altra storia. Il nonno, da rituale dopo qualche domanda banale, (sempre le stesse) in un tremante tentativo di dialetto bergamasco mi chiedeva chi fossi dei suoi nipoti e quanti anni avessi, poi chiamava mia nonna e si faceva dare il borsellino che stava lì sul comodino, era difficile per lui muoversi. Estraeva lentamente qualche moneta, di solito venti al massimo trenta lire, di quel metallo spento dall’usura del tempo che è l’alluminio, e me le porgeva con la mano tremante. La nonna a pochi passi si metteva in posizione di non essere da lui vista, e agitava la mano, a indicarmi di lasciar correre e ringraziare comunque.

Qualche minuto più tardi lei prendeva dalla grande tasca del suo grembiule a fiori, il suo borsello e ne toglieva una grassa moneta da cento lire, che pur ferro, luccicava come un dollaro d’argento, che lo dico ora, ma allora non sapevo nemmeno se e dove fosse l’America. Allora sì che si faceva festa, con cento lire mi compravo una cioccolata con panna, andavo all’oratorio a vedere un film con Giuliano Gemma, o Franco Franchi e Ciccio Ingrassia, e potevo farmi pure una castagnaccia in polvere, venduta in bustine di carta, accompagnata da una cannuccia per poterla tirar su con grosse aspirate di bocca. Non di meno le famose stringhe alla liquirizia, e ci stava pure una bibita al tamarindo nel contenitore di vetro spesso, all’epoca lattine e plastica non si sapeva cosa fossero. Ma la novità assoluta che veniva dall’America per la fantasia di noi ragazzini era la gomma da masticare Brooklyn, nei gusti bianco cocco e fragola…

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15 GIUGNO 2014   S. Vito, Santa Germana, S. Tristano, S. Vito, Santa Enrica

… Tutto questo succedeva il giorno dopo che il babbo m’aveva portato dalla nonna, mi ci portava sempre di sabato, ed era solo la domenica che, dopo che la mamma mi aveva vestito con scarpe lucide, calzettoni bianchi, pantaloni blu sopra il ginocchio e maglioncino che a spogliarlo faceva scintille, mi era permesso di spendere la famosa mancia dei nonni, unita alle cinquanta lire dei genitori. Con cento cinquanta lire e gli spiccioli del nonno mi facevo una domenica da urlo, da non dimenticare. Oggi sembra ridicolo, ma rubai da una cassetta di legno una banconota da diecimila lire ai miei genitori. Loro, più di quarantacinque anni or sono, gestivano un bar, ed io vedevo dove mio padre riponeva l’incasso della giornata che poi, una volta a settimana, portava in banca. Ebbene, quella volta con il cuore in gola, forse per gioco, senza cattiveria, mi impossessai impropriamente di una grossa banconota azzurra, 10.000£, senza effettivamente rendermi conto della gravità del mio gesto.

Vicino al bar gestito dai miei genitori, vi era quel negozio, quella drogheria, dove si vendeva dal salume ai libri di scuola, dal lucido da scarpe ai giocattoli, che per altri saranno stati tali, ma con i miei occhi di ragazzino pestifero, quell’armatura da gladiatore romano completa di spada ed elmo color grigio argento, erano come le vestigia di un imperatore, mica giocattoli.

Quando il droghiere, il signor Morosini, mi diede il resto, era talmente tanto l’avanzo, che già che c’ero mi comprai pure due splendide fondine da cowboy complete di pistole a cartucce di carta scoppiettante, cappello con stella in fronte, e gilet in finta pelle marrone. Considerate pure cioccolate con panna in quantità industriali e bibite a gogò per tutti gli amici che quel giorno ebbero la ventura di incontrarmi… e ancora avevo tremila e cinquecento lire di resto. Almeno quello fu recuperato dai miei a suon di scapaccioni ovviamente, quando la sera fui scoperto, tradito dal signor Morosini stesso, che non aveva bevuto la bugia che quella grossa somma mi fosse stata regalata per la mia promozione a scuola… anche perché a scuola ero una frana, uno ‘sbruffoncello’ che si illudeva di conoscere le risposte prima ancora fossero formulate le domande.

Anche i giocattoli sarebbero stati restituiti, non fosse che li sporcai a giocarci tutto un giorno intero sotto il ponte del fiume Serio in quella grossa cittadina dove abitavo, uno dei miei rifugi preferiti. Lì non ti vedeva nessuno, e poco importava se allora il fiume era sempre impetuoso e pericoloso, e nemmeno era troppo importante accendere il fuoco con la legna secca raccolta sugli argini, direttamente sopra le tubature del gas ricoperte solo da un esile strato di terra. L’incoscienza di fare determinate cose sconsiderate, non mi è passata ora che i cinquanta li ho festeggiati da tanto, troppo tempo, impossibile a dieci anni fossi cosciente… n’etait pas possible.

Questo per dare la giusta idea di cosa si potesse fare con circa ‘200’ lire a quei tempi, l’equivalente oggi di 10 centesimi, che tutti noi speriamo vengano soppresse, perché ci danno fastidio in tasca, e comunque non ci compriamo nulla. Di rado sento ancora quegli ‘odori di nonni’… non li sento più con il naso ma li sento con il cuore.

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16 GIUGNO 2017 ARA   S. Giulitta, S. Aureliano, S. Ferruccio

Sto pensando alle mie montagne. E stringo tra le mani il telefonino, che già usare il diminutivo è stupido perché in realtà è uno strumento di effimero piacere, il nostro inconscio lo sa. Il telefonino lo tengo in un astuccio, in un altro scomparto che si muove a ‘sportello’, ospita anche due tasche che accolgono carte di credito. Una carta ricaricabile… ne ho altre due, sempre ricaricabili, che in pratica significa avere il tuo denaro e non quello dell’istituto di credito a delinquere sulla psiche umana del buon vivere.

Insomma ho e possiedo i miei soldi. Che poi dire e scrivere possiedo, mi fa schifo quanto possedere il denaro che rappresenta una carta di credito ricaricabile. Il denaro è una cosa brutta, il denaro è lo sterco del diavolo. Allora ritorno alle mie montagne. Una fuga dal mondo che mi soffoca come scialli di seta fresca.

Valicheremo quella valle respirando il profumo del fiume, e mi riempirò lo sguardo nel meglio che conservo nel cuore, almeno ciò che ne rimane, dopo ciò che ha rubato il mio grande amore.  Il telefonino con la carta di credito li riporrò nel vano portaoggetti dell’auto. Un oggetto tra gli altri oggetti, cose inutili cose futili. Di lì a poco, senza di loro avrò tutto.

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17 GIUGNO 2020   S. Raniero, S. Adolfo, S. Geremia, S. Manuele

Sembra impossibile raggiungerti con lo sguardo. Sei talmente in alto che a malapena posso immaginare di arrivare alle nuvole, lassù, fin dove arriva il mio sguardo che oltre le ultime coltri nuvolose, paiano siano rimasugli di uova ‘in camicia’ sparpagliati nell’azzurro del Cielo.

Allora provo a raggiungerti con lo spirito, che parte dal vedere il cielo che va oltre l’infinito. Chiamo a rapporto il cuore che mi può aiutare, sospiro, e per un attimo ti raggiungo. Sento dentro il contatto della ‘Speranza’ e mi affido a ciò che vedo, il Cielo e vedo Te…Dio.

Sogno il giorno del nostro ritorno, odore di bosco, odore di un passato necessario al futuro, odore di dura e onesta verità rimasta.

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18 GIUGNO  2014   Santa Marina, S. Calogero, S. Medardo, Santa Osanna

L’amicizia è quella cosa di cui non si può fare a meno. Da ragazzi il tuo amico é chi gioca a palla con te, o con te fa una gita in bicicletta e affiancandoti fa bene attenzione di tenere il ritmo giusto di pedalata per andare alla stessa velocità e allora capita che questo amico “aiutato”, ti contraccambi mille anni dopo, incontrandolo, in un’altra parte di vita.

L’amico ha più le sembianze di un ragazzino, porta la barba bianca e qualche ruga sul muso, ma è ancora l’amico che hai disperso nell’adolescenza, ha cambiato faccia e ora è Lui che ti aiuta.

Sono due realtà che si sono incontrate dopo un bel pezzo di vita trascorsa, sono due persone che hanno fatto in modo disuguale il loro percorso, sempre comunque volto al bene, non solo proprio, ma molto spesso rivolto gli Altri. Forse è questo il “caso” che li accomuna rendendoli uguali, come il colore della pelle o lo stesso colore per tutti del sangue.
Allora, due amici si incontrano, forse per caso, ma il ‘caso’ è un dato di fatto, quindi, prima ancora comandano i loro cuori e poi arriva lo spirito che sigilla tutto.

Io non faccio più il ‘furbo’ nel dare al mio piccolo amico, una cartolina non plastificata che sui raggi della bici fa meno rumore della mia e Lui si rassegna a non avere un amico politico perché sono apartitico. Ma ci siamo incontrati e non ci si ‘incontra per caso’, ci si incontra per Amore.
Ciao amico di un tempo che fu, sia per Te il più bel giorno di sempre.

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19 GIUGNO 2020.  S. Romualdo, S. Gervasio, S. Protasio, S. Colmazio

Il tempo sembra, ma non è bizzarro, fa ciò che deve quando deve. Se il suo comportamento pare scombinato quando scarica bombe d’acqua al suolo, altro non si ha più di quanto non si meriti di aver voluto avere.

Il tempo non è pazzo e comanda alle viscere della terra che ha la pancia piena di magma, di riversarlo sulle pendici del monte eruttandola, sennò il mondo intero scoppierebbe. Ovvio che se la lava incontra ostacoli costruiti sul suo cammino, non li può evitare.

Il tempo è innocente quando butta giù neve a palate gigantesche, normale che al disgelo si formino valanghe, anormale sfidare la sorte nonostante la forte possibilità di risultare degli incoscienti e per questo perirne.

Il tempo crea tornado d’intensità tale da spazzare via tutto ciò che incontra sulla sua strada, forse bisognerebbe fare come il porcellino più furbo che costruisce la sua casa sulla roccia, anche il vento più forte ha paura di chi lì fa nascere nascere una stella alpina.

Il tempo è anche terremoto in terra e tsunami in mare, non guarda in faccia a nessuno e pure ti consiglia fondamenta solide per quanto possano bastare e servire a far continuare il vivere perché il sacco è ancora pieno, un sacco pieno di vita.

È come fosse un enorme sacco di farina per fare il pane. La vita è un sacco di farina che il gran Mugnaio ha confezionato per il mondo. Da quel sacco proviene la vita, se ne attinge a piene mani ogni giorno e chi tiene le dita più strette ottiene più doni. Tutti prendono a piene mani ciò che contiene il sacco della vita, le immergeranno in altre infinite storie dove annaspando possa essere una fonte ispiratrice per colorare il palcoscenico del vivere di ognuno, per trasmettere emozioni ai cuori.

Solo Babbo Natale svuota ma riempie il sacco che porta sulle spalle ogni anno, e ancora regala la neve che contiene pane. Sotto la neve c’è pane, lo sanno anche gli uccellini che si scambiano cinguettii nascosti tra le foglie dei sempreverdi. Il tempo non è mai più bizzarro di quanto lo siamo noi, si adegua, è accomodante, ma quando si arrabbia fa ricordare di essere padrone incontrastato di tutto.

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20 GIUGNO 2018 S. Ettore, Santa Consolata, Santa Benigna

Ero bello,  ora sono brutto, domani chissà. Le tenerezze le tengo per ultimo, quando è tutto apposto. La vita è un saliscendi con il passo che parte dal gradino più basso. Ogni giorno lo vivi o lo devi vivere. Meglio sempre si tenga un contatto con il bene che non sempre si può applicare ma partire dal farlo porta meglio, altrimenti non sarebbe valsa la pena di accettarlo nell’immaginario di un buon proponimento fatto di emozioni istantanee con l’intervento di qualche sprazzo di realtà già vissuta. Buttarsi nell’immenso spazio del bene sarà come un pensiero che varca la porta di una casa per trovarci una giovane coppia di sposi, che con giusto orgoglio mostrano il loro nido d’Amore.

È il cuore che ti insegna a pazientare e comanda i tuoi istinti. È il cuore che sta in mezzo ad un arena e, frusta alla mano doma tigri e leoni. Lui la sa lunga su tutto, lui viene prima di tutto. Tutto ciò che può fare il cuore è tutto ciò che un uomo può e deve avere, ed è il risultato di una vita.

Senza che il senno se ne renda conto, si  passa dal pensiero al cuore, ci vuole un passo da lì ad arrivare all’anima.  Pensiero, cuore e Anima. Un Passo. Un collegamento con l’infinito. Un ritrovarsi spersi in un mare di perché senza risposta. Oggi sono brutto, domani chissà.

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21 GIUGNO 2020  S. Luigi Gonzaga, S. Raimondo, S. Luigi, Santa Marzia, Santa Demetria, S. Gigi, S. Gino

♦Il primi giorni d’estate. Dopo molte primavere trascorse su questa terra accade sovente di sentire una canzone che ricorda i primi amori, che nella vita ci si innamora mille volte almeno.

Il romantico ricordo pare tutto è un chiassoso vociare che porta alla persona che si ama, sarebbe bello fermare il tempo e rivivere quegli istanti.

Amore senza parole che arrivano dritte al cuore e lo sconquassano di domande. Ogni sguardo, un segnale d’amore, dipende dal tal luccichio dei suoi occhi verdi come un lago un poco agitato, o marroni scuri come un mantello che protegge dall’inverno, azzurri come il cielo o blu come il mare. Basta un luccichio e l’amore trionfa.

Sarebbe bello rivivere quei momenti, consapevoli appieno solo ora di quanto fossero belli… era bello non capire niente… perché avevamo già tutto nei nostri vent’anni.

Sarebbe bello non capire niente anche ora… per qualche istante… ma è un bene che ci è riservato per sempre dove ci rincontreremo… in un altro posto… o forse non ci si rincontrerà mai in nessun posto… meglio pensare che sguardi che si incontrano a vent’anni possano mischiare il colore dei loro occhi per l’eternità.

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22 GIUGNO 2018   S. Paolino, S. Eberardo, S. Flavio

Prendere per il ‘culo’ la vita, perchè questa non prenda per i fondelli noi.

Per sentirci vecchi c’è tempo, non se ne ha voglia, per primis perchè non si è più ‘vecchi’ ma maturi, e comunque non attribuire al proprio aspetto fisico la responsabilità di una eventuale decadenza di pensiero… o il contrario.

Il pensiero di una persona non più giovanissima è maturato con l’esperienza e da quel poco o tanto di sapienza che si è saputo accumulare, per questo invecchia prima chi vuole invecchiare, e di acqua ne corre in quel fiume di parole che possono essere un volersi rifugiare da un mondo che non si riesce più ad affrontare.

Certo che si invecchia, si invecchia tutti prima o poi… ma tra il giusto meritarsi gli ultimi presunti anni di vita, in vera pace e non trascorrere più del doppio del tempo pensando di essere invecchiati ‘troppo’. Se si opta per sentirsi vecchi vent’anni prima di quanto in realtà non dovrebbe essere, si tratta perlopiù di persone che non vogliono più lottare ma solo borbottare. Invecchiare è bello perbacco! Invecchiare è come quando i ricordi di bambino raggiungono gli ambiti traguardi dell’adolescenza… oppure quando dall’essere adolescente si diventa un presunto uomo o Donna.

Tutti traguardi ambiti quanto intriganti, tutti passaggi di vita che lasciano il segno di magnifici ricordi, non meno belli di quelli che hanno da venire, e se si vivranno intensamente saranno ancora migliori. Invecchiare non è così brutto, all’unica condizione di non porsi troppi domande, le risposte di vita arrivano spontanee… da sole, vivendo, non vegetando.

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23 GIUGNO.  2018 S. Lanfranco, Santa Agrippina, Santa Zena.

Quante volte s’ode il rumoreggiare del tempo che brontolando si porta via un temporale…

Quante volte ho guardato e sentito da dietro quella piccola grata alla finestra di una casa di pietra, il lamentoso passaggio del maltempo. Un orda selvaggia di suoni e rumori avvolti in un mantello nero di una notte senza luna.

Quella finestrella mostra i monti grigi e cupi a sembrar giganti che, non cattivi ma severi, accolgono in un abbraccio l’acqua scacciata dal cielo, la vita di tutto e di tutti. Da quella piccola finestra dove i pensieri escono a cavallo dello sguardo per rientrare poco dopo trasportati dalle onde melodiose dei suoni della natura nel fantasticare di trovarsi in un oasi di verde.

Nel mentre le immagini appaiono chiare. Lo scoiattolo che tra le conifere, in un pertugio scavato dagli anni nel tronco di un albero, sta lì, rannicchiato su se stesso e, di tanto in tanto, socchiude gli occhi, spaventato al passar di una folgore che illumina, come fosse giorno, il suo rifugio.

Più in là, sotto una roccia, trovano riparo la mamma e la sua cerbiatta regalata di fresco al mondo. Accovacciate l’una all’altra, si sfiorano con i respiri… e sospiri ogni qual volta un lampo seguito da un tuono fa vibrare i loro mantelli adornati di bianchi pomelli.

Scende la pioggia. Scende copiosa come un cielo stellato in una notte d’estate. Scende scrosciante e festante come una fonte bellicosa che tra le vette impone il suo diritto al disgelo di primavera. Nella  sterminata valle, di sotto lo sguardo, le fronde riparano gli uccelli che, costretti dalla mala sorte di un tempaccio inclemente, si scambiano messaggi perlopiù nervosi e confusi, tanto da non sembrare scambi d’amore ma più come si volessero dire tra loro mille cose mai dette. Passeri appallottolati al riparo dalla pioggia, obbligati ad un pigolìo che non meno incessante di un forte rovesciar di pioggia, scemava l’insieme al brontolare di Zeus… e il temporale passò.

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24 GIUGNO. 2018. Natività di S. Giovanni Battista, S. Giabattista, S. Eros, S. Gian Piero

Cucù… Cucù… Cucù… Poi, il buio abbraccia il nero delle nuvole arrabbiate e da sera s’è fatta notte.

D’incanto il bosco svanisce dagli occhi, e nella mente riaffiora la realtà riportata al suo stadio naturale all’udire un ‘cucù’ emanato da un pennuto, che smette di cantare dopo gli ultimi tre “rintocchi”. Uguale che fossero i tre spari che annunciano la fine di uno spettacolo di fuochi d’artificio il giorno di S. Rocco.

Ed è li che mi risveglio al di qua delle spesse mura di pietra, e nell’addomesticarsi di luci e suoni penso a Zeus imbronciato perché non aveva recato troppi danni alla terra che a suo dire, avrebbe meritato maggior castigo.   Ostinato e testardo, ordinava ai  suoi soldati più coraggiosi di armarsi dei fulmini che ancora lampeggiavano tenui fra le loro mani e diventava difficile scagliarli tra le nuvole con l’ultimo vigore rimasto.

Indomiti e indefessi, pur certi della loro imminente dipartita, obbedivano. Gli ultimi sciatti lampi che frustavano il cielo sembravano ammonire gli uomini con bagliori di luce ”violeggiante’ che, anche se i tuoni e le saette non bestemmiavano più, incutevano timore. I pensieri sono ritornati tra le mura di casa e un buon bicchiere di vino serve a ricordare di esserci dentro protetto.

Protetto come un mendicante con il suo pezzo di cartone e una coperta per tutte le stagioni. Protetto dalle infamie del mondo, e anche da me stesso perché io sono il mondo… protetto.

Quelle mura che mi riparano tanto da lasciarmi giocare con la fantasia. Guardo fuori dalla piccola grata di dietro, una graziosissima finestra che di per se è già storia vissuta da almeno tre generazioni. Posso giocare con la mente ed entrare nel bosco attraverso sentieri semplicemente guardando dal pertugio di un antico fienile, vedo ciò che accade attraverso un piccolo scorcio d’azzurro e da lì osservo la natura e i suoi monti, e imperterrita grida che vive, l’incontrario dell’uccello ‘cucù’ che con gli ultimi tre rintocchi se ne va a dormire.

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È come guardare dalla cruna di un ago e scorgere il paradiso.

25 GIUGNO  2020  S. Prospero, S. Guglielmo, S. Eraldo, S. Massimo, S. Prospero, S. Massimiliano

Si sente provenire da lontano un borbottio del tempo. Chissà se sta brontolando perché fa troppo caldo. Chissà se il tempo stasera sarà piovoso. Il tempo è arrivato con uno stuolo di nuvole cariche di rabbia, annuncia il suo arrivo con loro alle spalle che si pavoneggiano nere e minacciose all’orizzonte.

Meglio si sia rispettosi e non lo si faccia arrabbiare il tempo. Giove non gradisce lo si prenda per i fondelli, dice che non è Balanzone ne Pulcinella. Non deve far ridere nessuno Lui, se si arrabbia sul serio scaglia saette lanciandole con tutta la potenza del suo braccio. Zeus, Giove per gli antichi romani, il Re dei re della mitologia greca.

Noi mortali qua sotto. Sotto il cielo, attaccati alla terra con l’inferno sotto i piedi. Noi uomini che crediamo nella mitologia del presente, siamo i re di noi stessi. Alcuni accadimenti della vita ci fanno paura, ma non lo diamo a vedere. Noi siamo i re di noi stessi. Ci rendiamo conto di non essere ‘nessuno’, quando sentiamo il fragore di un tuono che preannuncia l’arrivo su di una biga di due cavalli neri con Giove che li sprona a suon di frustate di saette. Zeus, Giove, il Re, e Noi ci rendiamo conto di essere tanto piccini all’arrivo del dio delle tempeste nei mari che alla fin fine è solo un brutto sogno. La Natura siamo Noi. Ne facciamo parte integrante e purtroppo, dominante.

Siamo i re di questa terra e ci caghiamo addosso al suono del fragor di un temporale… una volta!… adesso son bombe d’acqua, tornado e tempeste. Siamo Noi, siamo ciò che abbiamo dato alla Natura, e Lei risponde adeguatamente, con il solito garbo, ma lo stesso non si può esimere da rimandare sulla terra tutto il “bene” che gli è stato dato, magari il doppio perché la Natura e generosa!

La Natura siamo noi, i re che si inchinano al bagliore accecante di un solo attimo, e non abbiamo ancora capito che questo ‘bagliore accecante’ non è che una delle mille lampadine di luce nella stanza da letto dove Dio. riposa. Dio. è Amore e l’Amore è la base di qualunque credenza, filosofia, religione o appartenenza di pensiero al mondo. Esiste un solo Dio. ed è l’Amore, ognuno dia il nome che più gli aggrada, è sempre Amore, è sempre e solo Dio.

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26 GIUGNO 2020    S. Vigilio, S. Rodolfo, S. Deodato, Santa Lisa.

La ‘prima ‘volta’. Che forse non sarà stata di puro consapevole amore, ma celato nel cuore è speranza sia il più dolce dei momenti da ricordare per sempre.

Ti accarezzo la pelle ed è come vedere le stelle. Si imbattono gli occhi, e la luna e lì che ti guarda, sorride se c’è amore, malinconica se ancora ha da venire. La prima volta è la ‘prima volta’ e basta. C’è una prima volta per tutto, e rimane unica come il cuore che la comanda. C’è sempre un cuore di mezzo per un amore… a volte pulsa radioso, a volte si spezza d’un botto. Ma il cuore combatte, tiene sempre viva la fiamma che accende la scintilla dell’amore, se ne ha ne dà, se non ne ha, ne dà il doppio, perché indomito ne sfida la sorte che birichina si diverte.

Ti accarezzo il viso con il pensiero, sfioro le tue labbra con le mie e un fremito ci unisce a ricordare dolci momenti di virile gioventù. Non è un sogno, né finzione, semplicemente è realtà un poco su d’età. Che l’età conta, eccome se conta! Conta tanto ci si renda conto di vivere ogni decennio una nuova vita.

Oggi non sarà più come ieri, tant’è vero che non si conosce il numero dei capelli che abbiamo sul capo. Li conosce il ‘pelato’ ma non conosce il numero dei peli della sua barba. Questo è il mio decennio di uomo più che maturo, è il momento che, non sapendo più sfiorare labbra, esprima il mio Amore con altri gesti, altre parole, altre piccole gentilezze quotidiane.

C’è sempre una prima volta, inutile ricordare nostalgicamente ciò che è stato. È stato bello, è stato brutto, è stato quello che è stato, adesso bisogna pensare al presente e quel che per noi desideriamo ancora vivere, il Cielo sentenzi… pensiamo al futuro. A me, fra un altro decennio, basterebbe vedere altre albe e altri tramonti con chi Amo e poterle tenere la mano prima di addormentarmi.

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27 GIUGNO 2014 ARA   S. Cirillo, S. Ladislao, S. Tosco, S. Lelio

Questa storia comincia in una giornata di maltempo. Puglia, un mucchio di anni fa, sul versante garganico, tra Peschici e Vieste. Cammino lungo la costa in compagnia dei miei instancabili chiwawa, Roccia e Minnie, finisce la battigia del lungomare, e siamo costretti ad inerpicarci tra dolci saliscendi rocciosi, contornati da cespugli bassi, e di tanto in tanto dei cactus di fichi d’India ci ricordano che siamo a sud della nostra bella Italia.

Qualche raro scroscio di pioggia ci saluta portata dal vento, ma non infastidisce più di tanto, proseguiamo imperterriti il nostro cammino, ammirando la sconfinatezza del mare, che ogni qual volta superata un’ansa, si apre maestoso, presentandosi con un paradisiaco tricolore, di uno sfavillante verde smeraldo chiaro, per dar spazio ad un verde più scuro che sconfina in un profondo blu intenso, e così sino a giungere in prossimità di una torre, baluardo eretto in tempi remoti a difesa del territorio circostante.

Si erge sulla nostra sinistra con tutta la sua imponenza e noto che la sua forma, non è rotonda con merli di tipo medioevale alle sue sommità, bensì quadrangolare che si fa stretta salendo alla cima piatta, poche feritoie sui lati, e qualche rara finestrella. Davanti a sé, dalla parte opposta che da di spalle al mare, una scalinata stretta che conduce quasi a mezza altezza, ad una apertura, che pare un pertugio, tanto è piccola, in realtà si tratta dell’unica porta di accesso, della singolare costruzione in pietra di tufo.
È comunque evidente che la torre stessa non è riconducibile per forma e giovinezza alle torri saracene, anzi, mostra segni di evidente restauro. In quel mentre, Roccia il cucciolo maschio, abbaiando, dà segno della presenza di un uomo che, chino su un muretto a secco, “armeggia” sullo stesso con cazzuola, e al suo fianco, una carriola colma di pietre di tufo, appena tolte da una delle decine di piccole cave circostanti presenti sul luogo.

Mi avvicino incuriosito, saluto, e chiedo se posso avvicinarmi a quella magnifica torre, per ammirarne la fascinosa bellezza. Questi mi accorda il permesso, e vedendomi interessato, inizia a parlarmi orgogliosamente, della storia di quel bastione. Prima di cominciare però mi tende la mano, si presenta… Piacere, Michele, piacere mio, rispondo dicendo a mia volta il mio nome, e così inizia a parlarmi…

Questa torre è stata eretta in prima volta , nel lontano 1586 , dall’allora tribunale regio della provincia della terra di Bari, per ordine del Re Filippo secondo, sovrintendente supremo di queste terre, egli diede incarico ad un famoso architetto del Ducato di Milano di fortificare le difese, in prossimità del castello sito a Vieste ora sede di un distaccamento della Marina Militare Italiana. L’architetto riedificò ben 24 torri sulle macerie di altrettante preesistenti torri saracene questo dopo la famosa strage di Otranto, avvenuta nel 1480 per mano di invasori turchi…

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28 GIUGNO 2021   S. Ireneo, S. Sereno, S. Eraclide, Ireneo, S. Attilio

… Torre Porticello, era l’ultimo avamposto, appena prima del mastodontico Castello di Vieste, che aveva il compito preciso di segnalare con fumate di fuochi accesi sulla sua terrazza, l’eventuale malaugurato arrivo di nuovi invasori con le loro navi, qualora questi arrivassero da nord, in modo che, segnalata tale presenza, gli abitanti del castello potessero a loro volta inviare segnali di fumo a ritroso sino a Roma, per avvertire così in poco più di due ore il Papa. Egli, alleato di Re Filippo secondo, avrebbe repentinamente inviato truppe navali in soccorso, per debellare ogni tentativo di invasione sul nascere. Questa la più antica storia, ma in quella più recente si ha notizia che Torre Porticello, nella metà del 900, fu data in affido alla Guardia di Finanza, come del resto a quell’epoca gli furono affidati tutti i tipi di costruzioni adiacenti ai confini, come caselli ferroviari ed altro ancora.

Nel 1970, la stessa G. di F. “restituì” per probabili motivi politico-amministrativi il “bene” al comune di Vieste, che a sua volta mise in vendita la torre in questione.
Ne nacque un ristorante di lusso, ma al tempo, il turismo in Puglia era pressoché nullo, e fu destinato a fallire di lì a non molto.  Chissà poi per quale bizzarria del destino, un noto scrittore tedesco di romanzi polizieschi venne a conoscenza del fatto che Torre Porticello era di nuovo in vendita, e la comprò.

Molto semplicemente il nuovo acquirente, parte dei suoi anni li passò vacanziero, prima e dopo la seconda guerra mondiale, tra questi luoghi meravigliosi del nostro sud. Un po’ come spesso succede ora con gli inglesi, che fanno man bassa di splendidi poderi e casolari toscani, lasciati quasi all’abbandono da noi proprietari italiani, che privilegiamo le grandi, soffocanti città senz’anima.

E di anima invece lo scrittore tedesco ne doveva avere, comunque abbastanza per capire che la guerra che gli fu imposta di combattere in Italia, come ufficiale di alto rango, era crudele e inutile, come tutte le guerre, utile solo per l’orgoglio personale, la pazzia e la sete di potere di chi le fa nascere.

La saggezza di Hans andava oltre, egli aveva anche capito, che il mondo ha confini solo perché gli sono stati attribuiti da persone come sopra descritte, quindi senza nessuna valenza interiore, senza principi morali e umani. Ecco perché aveva scelto Torre Porticello, come uno stupendo posto qualsiasi del mondo, del suo mondo, che non aveva né confini né bandiere, lo stesso che venne chiesto ad Einstein da un soldato tedesco, di che nazionalità sei tu? e Albert rispose… sono della razza umana.

Hans lo scrittore era di quel mondo dove trascorrere ore ed ore, in compagnia discreta della sua adorata compagna e musa ispiratrice, la moglie, nonché del rumoreggiare battente delle onde che si infrangevano sugli scogli, a volte lievi, a volte cattive, e come accompagno sempre presente il tempo con il sibilare incessante del vento, anch’esso lieve o persistentemente cattivo ad annunciare burrasca. Così che con melodia mentale poter comporre nella quiete della sua torre dei magnifici manoscritti, prima per sé e poi per il mondo intero attraverso una casa editrice milanese.
La stessa il cui editore, qualche tempo dopo, rilevò Torre Porticello, alla mesta dipartita dell’anziano scrittore, quasi a volerne onorare il suo ricordo, il ricordo di un uomo che sebbene ottantaseienne, decise comunque di acquistare la magione, probabilmente consapevole e fiero di chiudere in bellezza eterea una sfolgorante carriera umana e artistica.

Si arrivò così all’anno 2001, data in cui l’editore fece ristrutturare completamente la torre, scegliendo per i lavori da svolgere un ex emigrato pugliese in quel di Milano, appunto l’amico Michele, che fu ben felice di ritornare alla sua terra d’origine per asserire a un compito sì tanto lusinghiero e gratificante. E ora Michele è qui innanzi a me, presso la roulotte dove ha scelto di vivere il resto della sua vita, nelle immediate vicinanze della “sua” torre, delle sue cave di tufo, del suo mare, della sua terra, e cazzuola alla mano a mo’ di spada e carriola appresso che sembra il suo destriero, sta lì a custodire e difendere tutto orgogliosamente, come fosse l’ultimo guardiano della Torre Porticello. E per qualche istante è diventato anche guardiano della mia anima.

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29 GIUGNO 2014   Santissimi Pietro e Paolo Apostoli
Un pallido rossore dietro le case e sopra il cielo che non sa dire niente con il suo colore astratto. Aspetta la notte per ridare vita al sonno del giorno, lei porterà con se stelle e comete invisibili. La notte si illuminerà di luce propria finché anch’essa si arrenderà al sole ed a un nuovo tramonto.
È la vita che si ripropone ogni giorno con vesti nuove, e se ne frega degli affanni, dei soprusi, degli abusi del genere umano. La vita sa che vivrà oltre le nostre rincorse all’inutile di tutto, perciò ogni giorno per lei è come fosse il primo giorno di nascita di ognuno di noi quando l’innocenza non aveva ancora dato spazio al sapere, e la vita così non può essere che migliore come del resto è ogni giorno per la vita stessa.
E invece che ‘innocenza’ l’uomo corre appresso al voler apprendere, senza rendersi conto che per raggiungere la strada del ‘sapere’, ci si imbatte spesso in un bivio che fa scegliere per forza la direzione giusta da prendere… e non sempre è quella giusta.
L’uomo non desidera essere ‘innocente’, fa troppo da sfigato, meglio si aspiri al ‘potere’… ed ecco che il rosso di un tramonto, il blu di un cielo apatico, la notte e l’alba di ogni giorno… se ne fregano della nostra ‘pochezza’.
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30 GIUGNO 2020   S. Ottone

Un caldo torrido annuncia che l’estate e arrivata. Maschere che coprono il volto come briganti non ci aiutano da essere sopportate. Fiato freddo respirato oltre un velo quando tutto è cominciato, fiato caldo ora che l’episodio pandemico non è ancora passato. Ma passerà e conteremo il numero di chi l’ha conosciuta tra bianche lenzuola o pochi stracci per terra… il CoronaV non ha fatto credito né sconti, si è presentato con il conto in mano, e tutti l’abbiamo pagato.

Si è pagato un conto salato per le vittime di tanta schifezza, ma resta un conto salato per chi resta. Il lavoro generale è andato in vacanza ma si è scordato di pagare le ‘tredicesime’, il povero è ancora più povero e il ricco ancora più ricco gode sereno le sue fortune.

Milioni di persone si sentono sole come mai è stato prima. Gli anziani, ancor più sperduti, di certo non riterranno più un posto sicuro la casa di riposo, e chi vive lontano dai figli, ambirà avvicinarsi a loro.
Sembra sia stata una ‘lezione’ molto dura… troppo… e se dopo la tempesta arriva sempre il sereno, nell’aria si percepisce che la ‘dura lezione’, sia servita. La gente che dice me ne frego si conta sulle dita delle mani, i giovani sono come sempre arrembanti, ma meno spavaldi e arroganti. Le ragazze mostrano orgogliose ciò di cui al meglio la Natura le ha dotate. Si comportano come solitamente fanno, loro sono ‘Donne’, erano già più consapevoli degli uomini molto prima si indossasse la mascherina.

È molto probabile che da questa guerra non si esca vincitori, ma ciò riguarda il presente, in futuro si farà Tesoro della grande sfida che ci ha falcidiato per grazia con la lama ben sollevata dal suolo. Si farà Tesoro del triste destino che ci ha accumunati. C’ha fatto riprovare l’immensa innocente sensazione del calore umano, parlare con il fornaio o con il vicino di casa, non più un saluto a mo’ di smorfia gentile, ma ci si parla un poco del più e del meno, e quando una cosa ascoltata non si capisce, si chiede di ripeterla.

Qualcosa è entrato nell’animo di ognuno di noi, tanto in negativo e ancor più in positivo. Accettiamo un’altra sfida con il futuro, prima o poi la mascherina se ne andrà e noi faremo in modo di non rimetterla per molto, molto tempo a venire, così che si possa mostrare il sorriso al portalettere… bella o brutta notizia ci abbia recapitato.

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