LUGLIO. Solo per oggi (completo)

01 LUGLIO 2020 S. Domiziano, S. Arsenio, S. Divo, Santa Ester, Santa Preziosa

Col bene che ti voglio. Iniziava così una canzone degli anni sessanta. A Luglio si miete l’oro, si miete il grano, si miete il pane.

Guardandole da lontano, le colline si stagliano come una nera chioma posta innanzi al tramonto. Si vedono i contorni riflessi dalla luce del giorno che senza sole si spegne lentamente. È estate, il bel vedere si impadronisce del buio fino a sera tarda, e lassù le colline dal dorso nero fan da contorno.

Non sono capelli, sono alberi di pino, faggio, betulla, e robinia e arbusti vari. Bello immaginarsi lì, nel mezzo, all’imbrunire di una giornata afosa, tanto calda da stupirsi se, sedendosi per terra in quel bosco collinare, si sente il culo bagnato dall’umidità del suolo. Magari davanti a una ‘Tribulina’, fumandoti una sigaretta di cui ricorderai di riporne il mozzicone a casa. Una prece, un sospiro di bel momento e ti rialzi con il sedere zuppo.

È ora di far ritorno sul balcone di casa, guardare ancora il tramonto, stupito come la prima volta che lo hai visto. Ultimo sorso di grappa e il bosco ritorna domani, alla stessa ora, non come un programma televisivo che dopo un po’ di tempo ha termine, ma come il moto perpetuo della vita, che non ti regala un’ora di spettacolo, ma ventiquattro ore al giorno per sognare. Luglio.

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02 LUGLIO 2014 S. Bernardino, S. Realino, Santo Dante, Santa Sante

Scrivo per Amore. Si era alla fine degli anni 80, un amico del passato che ora non c’è più, mi vide per un certo periodo di tempo abbacchiato e triste. Avevo alle spalle un matrimonio naufragato nel mare del nulla da pochi anni, e peggio, ora stavo cercando di dimenticare, altro amore donato in modo esagerato solo da parte mia.

Nuvole nere cariche di tempesta nel cuore e tristezza a grandi manciate, per ciò che “Gige” il mio amico più grande di me, da poco sposato con Giuliana, un’avvenente signora bionda, una sera mi invitò a mangiare la gallina bollita ripiena, ti porto in un posto caratteristico disse, mai potevo immaginare che quel due di gennaio di una fredda sera, divenisse tanto calda negli anni a venire.

All’epoca ero un po’ “fighetto”, e sinceramente non fui tanto entusiasta dell’invito, e per il cibo che mi si offriva, e per la serata in se stessa da trascorrere con sconosciuti in un rustico locale adibito a ristorante per pochi intimi amici. In pratica era la sala da pranzo dei custodi di una chiesetta, lassù in mezzo al bosco di conifere.

Ma tant’è che feci buon viso a cattivo gioco e, per non offendere l’amico, ci andai, sperando in cuor mio che il tutto finisse presto, così che sarei potuto tornare a casa per piangermi addosso, oppure chissà, finire la serata sul tardi in qualche locale di città a stordirmi e ubriacarmi di qualunque cosa potesse lenire il dolore invisibile del mal d’amore, che è come un cancro, se sei giovane come allora ero, ti aggredisce con più cattiveria e ne servono parecchi di bicchieri prima pieni e poi subito vuoti per lenire quel grande dolore.

Gige davanti a sua moglie e dietro io che lo seguivo sul quel sentiero buio illuminato da un lampioncino posto sul tetto della chiesetta, non riusciva con la sua debole luce a rompere l’oscurità che si era alleata con un’insidiosa e gelida nebbia. Riuscimmo a raggiungere l’uscio, e a gran voce l’amico con un poderoso “Permesso?” entrò, con noi al seguito.

Ci accolse un bell’uomo arzillo di mezza età che ci diede il benvenuto e si presentò fiero del nome importante che ha, piacere Flaminio, il piacere è mio, Bile, era il diminutivo di Annibale, allora usavo solo quello, subito dopo di lui mi venne presentata la moglie Caterina. Nel vederla esclamai alla “bulletto” quale ero, caspita che bella donna… Complimenti signora, non ha una figlia che le “avanza” per me?  Gige, quasi gridando, rispose in dialetto, adêlà lê (guardala lì). Mentre me lo diceva, seguivo il suo sguardo che si rivolgeva ad un punto della cucina, esattamente dietro la stufa a legna e, quasi nascosta dal tubo per il fumo, lei, che timidamente si scorse un po’ di più per farsi guardare e poter rispondere, piacere Susanna.

Basito, senza parole, bella come la mamma, con la metà degli anni. Non avrei mai immaginato che, in un contesto completamente contrario al mio modo di vedere l’esistenza, avrei quella sera incontrato la mia ragione di vita su questo mondo.

Non potevo nemmeno lontanamente prevedere ciò che il destino prodigo mi riservasse, e che in capo a venti giorni a venire, una sera, con tre borse di cellofan colme di vestiario, Susanna mi avrebbe seguito con la sua “126” rossa per occupare il mio monolocale lontano dalla sua chiesetta, dal suo bosco, tanto vicina al mio cuore, talmente vicina che piano piano lo ha perforato, lasciandomi inerme e indifeso innanzi al suo Amore che non domino più. Esso è divenuto padrone del mio esistere, senza di Lei su questa terra nulla conta… nulla. Sono passati tanti anni da quei dolci e lontani momenti, è cambiato tutto… Oggi  Ti Amo più d’allora Susanna.

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03 LUGLIO 2020 ARA  S. Tommaso

Un uomo si alza al mattino, la sera prima s’è addormentato in pace con i suoi problemi, sorride senza sorridere e inizia una nuova giornata con l’intento del bello. Colazione al bar, rigorosamente, maniacalmente al bar, è un senso di benessere, di libertà, prima che una sorta di condizionamento inizi per forza anche senza lo si voglia, droghe invisibili come il coronaV, a partire dai caffè che ci beviamo in un giorno.

Sorride quella persona, anche dopo la colazione, il momento che ruba al mondo, e tutto procede spedito e spensierato. Potendo esprimere il suo ‘io’ al meglio ci sbatte dentro anche quel poco, o quel tanto di artista sopito che c’è in lui ed ognuno di noi qualunque sia il lavoro si faccia, o la professione, che la sua quell’uomo nemmeno sa qual è da qualche anno a questa parte, cioè da quando i soliti burocrati decisero di staccare la spina al ceto medio, la sua ‘vecchia’ posizione sociale di cui conserva bei ricordi… anche non sapesse piantare e crescere una piantina di pomodoro.

Nel suo alternarsi di alti e bassi e umori scombinati al termine della giornata l’inconscio fa i conti con la mente e la coscienza, e se sta dentro un certo limite, ha passato una buona giornata, altrimenti pessima, e che si possa prevedere l’uno o l’altro caso, è alquanto improbabile.

Il Barbone che vive volontariamente per strada, si è stancato di tutto questo tenere insieme le cose e perciò stanco di tutta l’ipocrisia che ci pervade nostro malgrado ha deciso di staccare la spina con una vita tanto inutile e sprecata, e non fa più niente, cerca solo di sopravvivere. Meglio di quell’uomo che beve un caffè il mattino e spesso è l’unica cosa piacevole e spensierata della giornata… e meglio di me che credo di fare tutto e mi sbatto da mane a sera per controllare i miei stati d’animo, ma facciamo meno del senzatetto che non fa niente, senza tensioni, angosce, paranoie, insicurezze, incertezze, l’arte del non far niente per stare bene. il Barbone.

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04 LUGLIO 2015  Santa Elisabetta, Santa Betta, Santa Berta, S. Ulderico, S. Pier Giorgio

Alla fine ti rimangono solo i ricordi, ed è importante a quel punto non avere rimpianti. Basta una canzone di Battisti, o di Baglioni, o di Dalla… che intristisce un pochino, e la tenerezza si fa strada nel presente di quel momento. Ricordi con malinconia di quello che, bello o brutto… un tempo fu. Come quando ci si riuniva in una stanza di domenica, una stanza ricavata da uno scantinato, o da un solaio, una veloce spolverata con la scopa di saggina, una rinfrescata ai muri con colori vivi, diversi per ogni parete, qualche manifesto di Mal dei Primitiv, Celentano, i Pooh, e per i più nostalgici, Bobby Solo, un giradischi e tanti dischi in vinile. Un separé improvvisato per i più fortunati e bellocci che si dividevano le attenzioni delle ‘uniche’ due ragazze che in genere si riusciva ad invitare. Due ragazze dieci ragazzi, patatine, chinotto, spuma rossa, Martini bianco e rosso, in preventivo che di tanto in tanto una visita di un genitore che veniva a controllare che tutto fosse tranquillo e la festa aveva inizio.

Il primo amore che non capivi, o che non ti capiva, e la vita non riservava più gioie, inconsapevoli che non si era nemmeno cominciato a viverla. Le prime esperienze di lavoro con le aspettative di diventare chissà chi anche se eri stato assunto in fabbrica come dipendente. invidie, gelosie, amarezze, gioie, poche soddisfazioni, perché niente è sufficiente a vent’anni, niente basta, è tutto sempre da rifare, da inventare, senza rendersi conto che si sta vivendo un periodo della vita pieno di bellissime emozioni che non bastavano mai e non torneranno più.

I ricordi dovrebbero essere da insegnamento, pochi o nessuno alla fine avrebbero da ridire sul proprio passato, sono talmente tante le cose che passano per la testa di aver fatto che difficilmente non sei contento di ricordare. Con facce e fatti differenti della realtà quotidiana, si rivivono delle situazioni belle o dolorose della vita, che ancora oggi, cocciutamente continuiamo a offuscare quotidianamente dando spazio a malcontenti e malumori, lamentandoci del presente che non è come il passato, ma in realtà tra una decina di anni diventerà questo presente diventerà un bel ricordo, e ci lamenteremo del futuro presente.

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05 LUGLIO 2015 S. Antonio Maria Zaccaria, Santa Filomena.

Ero bello, ora sono brutto, domani chissà. Le tenerezze le tengo per ultimo, quando è tutto apposto. La vita è un saliscendi con il passo che parte dal gradino più basso. Ogni giorno lo vivi o lo devi vivere. Meglio sempre si tenga un contatto con il bene che non sempre si può applicare ma partire dal farlo porta meglio, altrimenti non sarebbe valsa la pena di accettarlo nell’immaginario di un buon proponimento fatto di emozioni istantanee con l’intervento di qualche sprazzo di realtà già vissuta. Buttarsi nell’immenso spazio del bene sarà come un pensiero che varca la porta di una casa per trovarci una giovane coppia di sposi, che con giusto orgoglio mostrano il loro nido d’Amore.
È il cuore che ti insegna a pazientare e comanda i tuoi istinti. È il cuore che sta in mezzo ad un arena e, frusta alla mano doma tigri e leoni. Lui la sa lunga su tutto, lui viene prima di tutto. Tutto ciò che può fare il cuore è tutto ciò che un uomo può e deve avere, ed è il risultato di una vita.
Senza che il senno se ne renda conto, si passa dal pensiero al cuore, ci vuole un passo da lì ad arrivare all’anima. Pensiero, cuore e Anima. Un Passo. Un collegamento con l’infinito. Un ritrovarsi spersi in un mare di perché senza risposta. Oggi sono brutto, domani chissà.
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06 LUGLIO 2015  Santa Maria Goretti, S. Isaia, S. Romolo.

La verità sta sempre nel mezzo. Quando due pensieri si contrappongono nel modo di intendere e di volere, cercano nel dialogo il miglior modo di incontrarsi e se ragionevoli entrambi, capiscono al fine di aver “parlato” la stessa lingua nel venirsi incontro, ammettendo ognuno le proprie esagerazioni estremiste che offuscano le proprie convinzioni spesso alterate da ego e alterigia. Nessuno ha ragione per lo stesso naturale contrario motivo che nessuno ha torto, e questa è la base fondamentale di ogni principio di dialogo si voglia intraprendere per instaurare un costruttivo nuovo modo di intendere e di pensare nel rispetto altrui.

Che poi, alla fin fine, il risultato diventa un prezioso alleato per ricomporre e riordinare nel modo più corretto il modo di porsi verso un altro futuro pensiero per rendere sempre più accettabile la convivenza e la condivisione con altre persone, in modo si possa usare mille colori per dire ti amo.

Il colore nero, se visto in tutte le sue corrette sfaccettature, può essere utile come sfondo per un bel quadro a colori, o per dire qual è il tuo umore in un dato momento, così come può significare un crollo in borsa o divenire al contrario il colore neutro di un sonno giusto e profondo. Il Nero è Nero, ma non vuole dire solo Nero.

Il Verde può assumere il colore della primavera o significare un cospicuo gruzzolo di denaro nascosto sotto il materasso, come al contrario, per indicare la deprecabile possibilità di essere al “Verde”. E ancora, se osservi in compagnia di altri occhi, il Verde a te pare intenso come il colore dei fili erba d’estate, mentre chi ti sta accanto, magari, soffre per un male, e perciò lo vede tenue come il colore della speranza che è quella che più gli serve. Ecco che l’erba è speranza di rinascita, insieme si fondono in un unico pensiero che accomuna senza disunire.

In una appartenenza politica dal momento in cui ne viene accettata una linea di programma, si instaura una forma di opposizione. Certo che è giusto sia così, per dar modo di esprimere differenti ideologie contrastanti, primo perché nessuno possiede il dono della verità assoluta, secondo perché in questo modo non si consente di far diventare proprie idee che potrebbero con il tempo divenire “imperative” e tristemente assolutiste. Se si guardassero e se si valutassero le varie situazioni con occhi di onesta dimessa tolleranza ed insieme si cercasse di vedere il colore che meglio si sposa con il bene di tutto e di tutti, si intingerebbe infinite volte il pennello nella tavolozza del pittore che vuole disegnare l’Universo, senza per questo dover per forza trovare un unico colore perché tutti sarebbero il composto di tutto, rendendo inutile l’esistenza stessa di una politica che miri in un senso piuttosto che un altro.

Se si osservasse bene il colore Bianco senza attribuirgli sfumature “ghiaccio” o di color “latte”, si capirebbe chiaramente che la verità sta al centro, e quantunque possa risultare persino scontato ripeterlo, nel mezzo ci sta sempre e solo il rispetto che va a braccetto con l’Amore, quello va ricercato e sempre perseguito perché tutti insieme si arrivi a riconoscere sotto la pelle di ognuno nel mondo, il colore Rosso del sangue di tutti.

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07 LUGLIO 2017 ARA  S. Claudio, S. Villibaldo

Suonano le campane nel piccolo paese montano. Suonano incessanti e talmente forte da risultare stridule e fastidiose. Un tempo le campane chiamavano moltitudini di fedeli, molto spesso “costretti” ad andare alla messa.

Nello stesso paese si è aperto un cantiere che era in stand-by da una decina d’anni. Inizia la costruzione di un eco-mostro nel bel mezzo della piccola piazza del piccolo paese di montagna e andrà a rovinare ciò che la natura ha lasciato inalterato per secoli, perché insieme verrà devastata una piccola graziosa area verde.

Un altro cantiere a cielo aperto come per dire che chi ama il bosco ha cura di lui e lo vorrebbe abbellire con del cemento. Le campane suonano impietose, irrispettose dei villeggianti e della gente del luogo. Alle sette del mattino l’Ave Maria anche quando non è necessario suonarla perché non c’è messa e qualcuno vorrebbe dormire di più.

Costruire dei box che vengono posizionati nell’unica area verde del vecchio borgo storico del piccolo grazioso paesino montano. Che importa se la piazza verrà penalizzata, un piccolo spazio rubato agli unici villeggianti che si ostinano a venire in cerca di frescura nei mesi di luglio e, a metà agosto, cosa importa se verrà deturpato l’unico pezzo di verde rimasto.

Invece umilieranno con i rumori dei macchinari nei mesi migliori, l’andirivieni di muratori che scavalcano sdraio posizionate nei centocinquanta metri quadri di verde rimasti per 20 persone, 7,5 metri quadri a testa e intorno la vista delle montagne infinite che si guarderanno da un pertugio di sottomissione. Si vedranno come fossero viste da casa in città, relegati su un terrazzo o alla meglio in un piccolo giardino. Quassù tra i monti ci rimane l’aria, chissà se qualcuno o qualcuna penserà mai di farcela pagare. In città succede già con i condizionatori, l’elettricità costa e loro senza non funzionano.

Ogni tanto, ripassando dal sentiero nel bosco, un vacanziero è fermo a rabberciare pezzi di muretto che hanno ceduto alle intemperie e, dopo diversi anni, ancora non si capacita del fatto che passando di lì mille persone, nessuna mai abbia raccolto una sola pietra per riposizionarla là dove era caduta.

Trapani e ruspe spaccheranno la roccia, copriranno il suono delle campane alle sette di mattino e la gente di quel posto non si sveglierà più con l’Ave Maria ma con il dolce fracasso degli uomini.

Il muretto a secco può anche cadere a pezzi perché non serve che lo sguardo del cuore per tornare al cantiere maleducato dell’inutilità. Il buon senso è perduto, così come la soluzione migliore, la più ovvia, vendere il terreno a pezzi per ognuno degli abitanti di villa Orsini con una somma che pro capite, pur irrisoria, avrebbe superato di gran lunga il guadagno inferiore in sfregio della natura e dei valori umani. E tutto rimarrebbe come la natura stessa desidera e per noi ci vorrebbe più cuore e meno cemento.

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08 LUGLIO 2016 ARA  Santa Aquila, Santa Priscilla, S. Pancrazio, S. Edgardo, S. Illuminato, S. Palmiro

Come non t’avessero mai cercata quella notte, luna, pensando tu non ci fossi. Invece all’improvviso sei apparsa dietro quelle nuvole scure e hai rischiarato il volto di Maria, una bambina da poco cresciuta a donna. Le hai carezzato le guance e acceso gli occhi tristi di un verde scuro come il profondo del lago.

Bagliori di chiarore saltellavano qua e là sulle rive del lago, e in mezzo danzavano come fosse un concerto di lucciole. La luna si divertiva con i due amanti che parlavano teneramente o forse nemmeno si dicevano nulla che quando in cattedra sale il professor amore, la sua voce si sente anche nel silenzio.

Il dolce fruscio delle onde, sbattendo sui ciottoli, intonava una ritmica melodia di pace, e tu eri con quel ‘lui’, quello a cui toccava pagare e quindi in quel tempo esserci, ed eri lontana dai profumi della tua terra, lontana dal tuo passato e vicina al tuo presente, incerta del futuro.

Promesse, speranze e frasi di tenerezza, oltre la realtà, dove Maria sentiva le storie di tutti bevendo e sorridendo mostrando seni prominenti  e gambe ‘scosciate’ che è il suo lavoro, là dove le luci stordiscono insieme alla musica che assordante stride.

Un bimbo a casa aspettava Maria e intanto crebbe con i nonni che anche aspettavano fiduciosi non il suo arrivo ma un suo aiuto fatto di cartamoneta. Il latte costa così come carne e pane, e i sentimenti son da mescolare con la speranza che prima o poi tutto finisca, ma non finisce mai la storia di un’intrattenitrice a pagamento… non è mai finita la storia di una donna che si vende per compiacere, è un destino che ti abbraccia per un gioco sporco e dignitoso nella sua costrizione che forse pensi duri poco, almeno fin che la carne non t’abbandona.

E ancora ti ritrovi con chi ti fa sognare, con chi ti fa vedere il cielo così come non l’hai mai visto al chiarore di quella luna. Non ci spera troppo Maria, troppe parole s’è portato via il vento tiepido del lago dorato, troppe volte ha trovato nel portafogli della persona che gli dormiva accanto le foto di figli come il suo. Lo stesso, Maria, nulla cambia se ti eri abituata a prendere le cose come vanno e non come volevi fossero, e allora a tua volta, non per cattiveria ma per necessità, ingannavi, illudevi, promettevi… come chiunque faceva con Te.

E hai imparato tanto bene da superare il maestro, l’uomo che ti stringeva  tra le braccia nel tuo turno di lavoro, ma nulla poteva sui tuoi sentimenti. E tu Maria, hai e avevi già pronte tutte le risposte in parole che ti servivano, e sapevi quando dare il primo bacio che poi segue altro, solo se era ‘conveniente’.

Maria non sa più quale è il bene e il male e brucia ogni possibilità di un vero Amore che passa con il treno del suo tempo, oramai le parole son le stesse dall’inizio alla fine, programmate così come i gesti o gli appuntamenti e indossa un’armatura di cosciente coraggio che la protegga da facili lusinghe.

Allora la luna è lì solo per te Maria, il vento che ti sibila una nenia soave, lo sciabordio dell’acqua che si infrange a riva, anche il sole, la pioggia, le nuvole e le stelle sono tue, uguali senza menzogna qua e al di là del mondo dove vivevi e ancora vivi con l’anima, dove a casa ti aspetta un amore vero, quello di una mamma che riabbraccerà suo figlio, e ogni volta penserai che farai di tutto perché almeno per Lui ci sia un futuro migliore e un amore vero… altre lune sbirceranno tra le nuvole per vedere altre storie, e altre mani e sguardi si incontreranno sulla riva del lago… e Tu Maria, ascolterai paziente che anche quella luna diventi sole il giorno dopo.

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09 LUGLIO 2020  S. Veronica, Santa Anatolia, Santa Veronica, Santa Abbondanza, S. Carmine, Santa Floriana

In realtà per me non è il 9 Luglio… ma il 14 Luglio. Mi sto “facendo” una Guinness nera di 4,2 gradi… va giù che è un piacere mentre aspetto un evento sportivo che compirà la mia squadra di calcio del ‘cuore’, e se ci fumo appresso un sigaro, ancora meglio. L’Atalanta disputa la vittoria con il Brescia. Due squadre antagoniste per ‘campanilismo’ fra ‘cugini’, e per un fattaccio accaduto anni or sono dove l’allora allenatore della squadra bresciana, fece ‘gestacci’ e improperi vari rivolti alla curva Nord dei bergamaschi.

Stasera queste due squadre si contendono. Ma non c’è più rivalità tra loro. Il covid19 ha messo tutti gli animi a tacere. Bergamo e Brescia, le città più colpite al mondo dal virus, rapportate al numero degli abitanti di ogni Stato. Non è più così importante oggi chi vinca. Vincerà il ‘migliore’ che ha avuto le stesse vittime nella sua città come il “peggiore”. Vincerà la squadra che in questo periodo di tempo ha più possibilità di emergere, ma non si dimentichi mai che il mondo gira e facendolo capovolge tutto, chiunque vinca oggi e domani.

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10 LUGLIO 2020  Santa Rufina, Santa Seconda, S. Michelangelo, S. Rufino

Le sfaccettature del nostro io interiore sono infinite. Il nostro corpo, macchina meravigliosa costruita dal cielo, subisce fatiche che sommate al risultato di una giornata trascorsa  sono impressionanti per il loro alto numero, alla fine difficilmente sopportabile.
Addossiamo al nostro corpo decine di imposizioni forzate, che lui sopporta con grande dignità. Dio. non chiede mai più di quanto una Persona possa dare, noi non chiediamo nemmeno il permesso al nostro corpo di abusarne quotidianamente.

Le sfaccettature del nostro io interiore sono infinite per il corpo, eterne per la mente. Al corpo si chiede che le mani di un agricoltore, dopo cinquant’anni nei campi, possano somigliare alle mani di un impiegato delle poste.

Alla mente, quindi al cuore e, per causa di forza maggiore, all’Anima, si chiede di fare tutto quello che si vuole, compreso il sapere di far del male, e lo stesso avere un futuro roseo nell’aldilà, per chi Crede e, per chi non Crede, saper di non aver vissuto invano, che è la stessa cosa. Chiediamo aiuto al corpo e chiediamo aiuto all’Anima e ci dimentichiamo troppo spesso di ringraziare per ciò che abbiamo.

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11 LUGLIO 2014 ARA  S. Benedetto da Norcia, S. Amabile, Santa Olga, S. Savino, S. Benedetto, S. Betto.

È bello essere innamorati, il più delle volte è un tormento con pochissimo spazio al piacere vero.
Sei corrisposto? Sei sicura che il suo sia un vero Amore? Domande del “tormento” e risposte sempre vaghe.
Questo quando si è giovani e spensierati, con il passare inclemente del tempo, il tormento dell’amore sfuma in altre categorie di dubbi.
Forse non ‘funziona’ più il suo modo di cucinare, o Lei non capisce perché “prima una volta al giorno” e adesso se va bene “una alla settimana”.
Poi arriva la terza età, quella che oggi si mescola spesso con la seconda età perché siamo un popolo di “vecchi”, i Gay finalmente si sono dichiarati e pare che non siano meno dell’esatta metà degli Etero, perciò è normale che da vecchi ci si senta meno vecchi… ed è la terza età dell’innamoramento.
Adesso non ci sono più dubbi, le coppie sono acclarate e quindi consolidate nel comune denominatore del “chi ti vuole più!” Allora non va più bene il volume alto della tv per Lui e Lei non sopporta più che si sbatta la bocca aperta mangiando.
Cosa rimane? Una tenerezza infinita che raccolta in un sacco si riempie d’amore profondo.
Non è ancora giunto il momento per me della terza età, ma se si equiparano a noi gli ‘ultra’, mi sento un pochino anch’io uno di loro… meglio perché prevedo il futuro è so che l’amerò ogni giorno di più anche quando dirà che russo tutta la notte.
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12 LUGLIO 2019 ARA  S. Fortunato, Santa Ermagora

Zù, una località lacustre che mi ricorda Luigi, ma la moto aveva già oltrepassato quelle quattro case e quel ristorante albergo a ridosso del lago che a guardarlo non ispirava alcun pensiero, molto bello ma talmente fuori luogo da risultare inquietante… una posizione strana, come dire che un antico maniero scozzese invece che adagiato sul lago del mostro di Lochness, fosse situato sulle spiagge della riviera romagnola.

Mi lasciai alle spalle quel tratto di strada che negli specchietti sembrò di vedere una vecchia pista per carri dei primi coloni americani, quelli dei centomila fucili contro una lancia piumata.

Il paesaggio ora cambia, è di nuovo un susseguirsi di curve che spuntano luminose sui gomiti dei monti che si tuffano nelle acque del lago d’Iseo che in quel punto s’imbrunisce come un improvviso temporale a ciel sereno. L’azzurro delle acque che bagnano Sarnico quando si abbracciano con i confini di Lovere da dove si trovavano le mie due ruote in quel momento, erano diventate di un blu molto intenso, acque di un lago serio, profondo, a volte un po’ cupo, forse l’unica reale connessione con il maniero scozzese.

Le curve son tante, e se da lontano si vedevano chiaramente, percorrendole non se ne vedeva una al di là della sua metà, e non bastasse, di tanto in tanto s’infilavano come aghi storti in una cruna di gallerie scavate nella roccia sul fianco della montagna che portano alla prossima gradita tappa, un grazioso paese arroccato sulle rocce a ridosso del lago, uno dei due paesi in cui riempire il cuore di altre  vivide emozioni e dimenticare Luigi… un ricordo scuro come le acque del suo lago.

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13 LUGLIO 2014 S. Enrico, S. Gioele

Un pezzo di luce che attraversa il bosco e arriva dritta addosso a chi ha voglia di scaldarsi un po’ il cuore. L’invito è in una baita. Qualche giorno prima eravamo al matrimonio di Angelo e della simpaticissima Nicoletta, e fu così che Aldo, il pastore fratello dello sposo in quel giorno festoso ci ha invitò nella sua baita d’alpeggio assieme ad altri amici qualche giorno dopo.

Una serata là, in mezzo ai boschi. Ognuno di noi portava qualcosa da mangiare. Io e la mia sposa eravamo “armati” di vino e torta. Due jeep stracariche di uomini e cibarie, cominciarono a salire tra i dolci saliscendi della valle Sedornia, cosi per qualche kilometro, sino ad arrivare allo slargo di San Carlo, attraversato da un chiassoso e limpido torrente in piena. Subito dopo, all’inizio di una ripida salita di fronte a noi, uno sciame di festanti pecore brucanti, qualche capra inerpicata nel bosco ripido, e davanti a tutti un cavallo dorato ben pasciuto di razza Avelignese, immancabili i cani da pastore, uno bianco, e uno nero, comandati a distanza con fischi e voce grossa da un ragazzo, Filippo, l’aiuto pastore di Aldo, che ci viene incontro, con l’incedere caratteristico di chi porta scarponi da montagna e giacchetta di velluto buttata sulle spalle, due bastoni, di aiuto e di comando, si avvicinarono a noi per augurarci il benvenuto. Scendiamo dalla jeep. Aldo ci viene incontro e spiega che in giornate di pioggia, il pascolo si protrae, perché le pecore se piove si riparano sotto le fronde degli alberi…

Aveva smesso da poco di piovere, bisognava approfittare e lasciarle pascolare il bestiame più possibile prima del ricovero, prima di essere alloggiate in un recinto che Filippo, apprendista pastore della Valle Seriana, si accingeva a preparare per la notte. Dopo i saluti di rito, Aldo per intrattenerci, si mette a parlare di quella pecora che di tanto in tanto l’anno precedente intravedeva nei suoi pascoli, ma nonostante tentasse di prenderla per trovarne un tatuaggio o un segno di riconoscimento per poter rintracciare il proprietario, e non vi riusciva mai.  Fabrizio con stupore, dopo la descrizione dettagliata della pecora disse: ma era la mia Nina, certo quella che persi in una notte di tempesta perché spaventata dai fulmini, ma non darti pensiero perché al primo arrivo della neve in novembre, è tornata, me la sono ritrovata nei pressi della stalla, e per giunta con il suo agnellino da poco partorito. Mi spiegano che non è singolare il caso in cui le pecore si allontanano dal gregge per partorire, come del resto fanno parecchi animali africani, standosene per lungo tempo in solitudine, e perché gelose del loro agnellino, e perché timorose, di essere disturbate nell’allevarlo, quindi accudirle indisturbate per i loro primi mesi…

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14 LUGLIO 2014 S. Camillo

…Radunato gli animali, rimontammo in auto per iniziare una salita ripida in mezzo al bosco, di fronte ad un massiccio roccioso imponente e maestoso, e ai suoi piedi in lontananza si intravide una magnifica baita di pietra, con lo sfondo di una valle sottostante e i colori del cielo indescrivibili. In piedi, come fosse un guardiano, davanti all’uscio, un uomo sulla ‘settantina’, Giuseppe, un altro pastore, che già avvisato, ci aspettava con il fuoco acceso, e la polenta pronta, solo da buttare sul tavolaccio per accompagnare le nostre cibarie portate da casa e cucinate dalle donne. Poco dopo arrivò anche la jeep di Aldo con Filippo che legava alla catena quei magnifici cani da pastore, fedelissimi instancabili lavoratori, e vennero rifocillati con grossi tozzi di pane. Una volta accomodati all’interno di quella fiabesca abitazione, rifugio del pastore delle anime belle, intorno al tavolo, tutti festanti con i bicchieri di vino in mano , mi alzo esco ancora un attimo per approfittare delle ultime luci violastre di quel paradisiaco cielo , e la mente mi sfugge in un ricordo tanto simile e bello…

…Quarant’anni prima ancora adolescente ricordo che chiesi ai miei genitori di poter andare con Silvano , un contadino di un paese che si chiama Fiorano, chiesi di andare con Lui all’alpeggio in quel di Orezzo per un mese e mezzo. Ottenuto il consenso dai miei genitori che lo stesso mi negavano sempre poco o nulla, ci avviammo su di una mulattiera. Avanti un mulo con il basto stracarico di tutte le masserizie necessarie alla sussistenza, dietro una ventina di mucche, poi noi, il pastore ed io, e nel mezzo due cani da pastore bergamasco. Bloda e Bayus. Anche li una splendida baita.

Piano superiore fienile e nostro ricovero con brande della seconda guerra mondiale, cucina con fuoco del camino sempre acceso, e pentola con polenta fresca ogni giorno. Al piano inferiore il reparto stallaggio per mucche e mulo. Silvano mi teneva occupato a far foglia secca rastrellata nel bosco. Caricavo il fogliame nella gerla che poi sarebbe servita da materasso per il giaciglio delle mucche. Oppure andavo al ruscello munito di mortaio di legno, l’acqua gelida facilitava il solidificarsi del burro, che a furia di agitare in alto e in basso l’attrezzo che serviva per farlo,  prendeva forma assumendo quel color ’giallino’ talmente buono che ti invitava a mangiarlo a grandi morsi su una fetta di pane…

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15 LUGLIO 2014 S. Bonaventura, S. Amerigo, S. Atanasio, S. Giacobbe, S. Rolando, Santa Rossana, S. Terenzio, s. Vladimiro

L’incarico più gravoso e pesante , rimaneva rastrellare il fieno tagliato con la falce dal bravo Silvano, su per quei ripidissimi prati, ma ancora più faticoso era riporre il fieno su quell’attrezzo di legno fatto a forma di binario alto circa un paio di metri, che poi con l’aiuto di forza e gravità si caricava verso valle sulle spalle. Il peso complessivo sembrava fosse di cento kg e ti spezzava la schiena ora che avevi percorso le poche centinaia di metri che ti separavano dal fienile, ma l’orgoglio non poteva venire meno davanti al contadino che spesso ridacchiava senza malizia dei miei sforzi, simpatiche sciocchezze per Silvano uso al lavoro duro.

Una notte fummo svegliati dal trambusto che si sentiva venire dalla stalla. Una mucca muggiva dolorante, la sotto nella stalla, scendemmo e fu subito chiaro il perché di questo muggito lamentoso, Bigia la mucca gravida non riusciva a partorire il suo vitellino… una specie di prolasso  vaginale, o tanto mi disse che fosse, ma abilmente e con sapienza dopo varie ore Silvano aiutò il parto del vitello. Il sabato sera si faceva festa dopo esserci ben lavati al fontanino, indossavamo i vestiti della festa, scarponi leggeri e via , lucerna alla mano accesa, imboccavamo il sentiero nel bosco che dopo circa un’ora ci portava in quella trattoria Belvedere in località Ganda.

Silvano beveva vino con altri avventori e giocava alla morra , oppure a carte e per me era una festa per una fetta di torta e poter vedere una trasmissione della Rai, allora unica emittente, ovviamente in bianco e nero. Si stava sicuri con i fedelissimi cani da pastore che alla bisogna diventavano di guardia, Bloda e Bajus. Ecco le stesse sensazioni meravigliose le ho riprovate quarant’anni dopo, in quel paradiso della Fontana Mora, sede della baita di Aldo, e per fortunata coincidenza era pure la vigilia del compleanno di Susanna, che in quella sera, grazie ad Aldo , Filippo, Giuseppe, Carlo, Rita, Fabrizio,  Alda e Francesca mi hanno permesso di invitare la mia signora in un ristorante non a cinque stelle ma sotto milioni di stelle. E le stelle sono buchi nel cielo dove si vede l’infinito.

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16 LUGLIO 2014 S. Carmelo, Santa Carmen, Santa Maria del Carmelo.

Un fico secco non produce che legna da ardere, un fuoco che lo stesso serve alla vita, come l’acqua, il vento, la folgore, il sole, la luna e le stelle. Quando dentro ci si sente un fico secco che non dà più frutti, si prova a rialzarsi sapendo che si può ancora ‘ardere’ e la speranza è l’indispensabile condimento perché tutto ciò avvenga. Ci si ‘rialza’ tutti, prima o poi, quelli che cadono e quelli che non sono mai caduti e non hanno ancora avuto l’occasione di sapere cosa significa “cadere”. Gente che a malapena sta in piedi vivendo giorni insipidi e a fatica supera con l’ottimismo che ha sempre la spia della riserva accesa, rimanendo quel tanto che basta di benzina per riportare a casa le membra e la mente stanca. Chi sta cadendo e poi cade, non ha nemmeno il tempo di rendersi conto che la sua vita è piatta, troppo impegnati a difendersi dalla noia del sentire il suo flebile respiro che nonostante tutto gli ricorda che bisogna continuare a vivere e il respiro degli altri non lo si sente proprio sprecando così il tempo prezioso della condivisione, è il compendio per un’esistenza a volte insipida. Bisogna fermare il mondo e dirgli che si ha ancora qualcosa da dargli, si può ancora stupire e meravigliare. Bisogna farglielo sapere pensando che lo si fa per un amore da difendere, basta un cane, perché vivere per qualcuno è vivere per qualcosa come saper pregare per gli altri è imparare la sublime arte del perdono. Facile scrivere questi pensieri in parole, difficilissimo metterle in piazza. Rialzarsi in piedi è una lotta continua al sapersi rimettere in gioco e non un insano modo di passare del tempo a cercare di raggiungere false chimere perché un fico secco serve ancora a qualcosa, può ardere nel camino di casa tua.

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17LUGLIO 2014 S. Alessio, Santa Generosa, Santa Teodada, S. Acillino.

Il pianeta terra s’é detto si sia formato insieme ad un universo di galassie, meteoriti e quant’altro c’è nel cielo.
Il pensiero moderno ha trovato una spiegazione vero simile alla logica e pur rimanendo nella teoria ha decretato con fermezza la data dell’inizio del mondo.
Nessuno può confutare tali affermazioni teoriche.
Al momento il genio umano ha dato una risposta del passato più remoto esista e adesso si cimenta nel sapere quanto altro ci sia da scoprire nell’infinito davanti ai nostri occhi. “Teorizzerá” come ha sempre fatto e sempre farà.
Da tal pensiero, un aiuto dal cielo in cui credo. Perché devo dubitare che sia stato Dio. a concepire e partorire il mondo. Dio., un entità Superiore eterogenea nello spazio ma presente nella carne che si ‘scontra’ con la teoria umana.
Teoria alla fin fine significa pensare di sapere, non è la certezza come del resto non è l’esatta certezza dei non credenti che Dio. sia verità assoluta.
Amare e rispettare l’assolutismo della teoria è aver messo insieme mille logiche, mille seghe mentali con la certezza di una risposta matematica, fatta di numeri e combinazioni celebrali varie.
Amare Dio. non è fatto di numeri. Amare Dio. è amare l’Amore, perché Lui è Amore allo stato puro, entra nella pelle e va nel sangue che arriva diretto al cuore.
Il cuore non riesce più a contenere quella straripante cascata d’amore e rompe gli argini allagando l’Anima.
Tutto questo sentimento non è solo Dio. che è Amore, è Amore che è Dio.
Dubbi sul pensiero teorico degli scienziati d’oggi, dubbi sul pensiero che porta a Dio.
Dubbi del cervello, certezze dell’Anima.
Potrebbe essere un'immagine raffigurante 1 persona, albero e attività all'aperto
18 LUGLIO 2020 S. Federico, S. Simone.
Noi si corre troppo. Un tempo l’umore dell’uomo in generale cambiava perlopiù qualche volta al mese. Con il passare di pochi decenni, si è passati ad aver la giornata storta settimanalmente, altri decenni e siamo arrivati ad averla una volta al dì, e adesso l’umore cambia tre volte al giorno. Si corre troppo.

Si sente solo un lamentoso abbaiare di cani. In quel momento, il pensiero vola insieme ai loro lamenti. E Noi si corre. I Cani latrano nella sera stanca, è l’ultimo vociar tra di loro prima del meritato riposo, dopo un estenuante giornata in cui s’è visto il “padrone” per 10 minuti all’ora del pasto… due carezze e un’altra giornata ad aspettar quei 10 minuti… perché anche il “padrone” corre, corre troppo veloce e non ha tempo per lui, ‘povero’ cane.

Il “padrone” vuole vedere e avere un quadro perfetto che riproponga quanto il destino gli riserbi. Il “padrone” corre senza rispetto del tempo che è il cugino diretto del destino, che ha sposato l’Indulgenza, sorella, non dello stesso padre di Alterigia la quale a sua volta sposò Narciso e diede alla luce l’unica figlia Superbia.

Correndo ogni giorno freneticamente senza rispetto per il tempo, il “padrone del cane” è come si trovasse seduto in un vagone del treno, sospeso a mezz’aria che sfreccia a velocità pazzesche tra le alghe dei grattacieli che si ergono alti da stupire lo sguardo. Ogni immagine giunge sfocata agli occhi dell’uomo che corre e non ha tempo per il cane, l’uomo corre e sfida il tempo… ma il tempo ha vinto in partenza.

Cambiamo d’umore tre volte al giorno, così come cambiamo ogni giorno la mascherina anti virus che dimentichiamo ogni volta si esce di casa almeno tre volte al giorno la ricompriamo in farmacia o dal tabaccaio. Ciononostante siamo avvertiti ogni giorno di non abbassare la guardia, del resto la mascherina la dobbiamo usare ancora fino alla fine del mese… salvo ulteriori proroghe.

Stiamo correndo sul treno insieme al “padrone” del cane, incontro al destino, troppo veloci. Le immagini sfocano e il destino ride di noi. Domani accarezzo un’ora il mio compagno cane.

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19 LUGLIO 2020  S. Simmaco, Santa Giusta, Santa Mila.

Quando si hanno vent’anni di fare il guardiano di un faro a picco sulla scogliera, con un piccolo giardino sul versante del promontorio marino che ti dà ortaggi freschi tutto l’anno, è impensabile.
A vent’anni non è nemmeno concepito il pensiero di diventare un guardiano del faro.

Non è nemmeno tenuta in considerazione la possibilità di passare due ore di ‘libertà’ al giorno all’osteria del paese, giù, sulla costa frastagliata dal mare, a bere un calice di vino novello e scambiare quattro chiacchiere in compagnia dell’oste Salvatore, e i soliti astanti… Giacomo, Jak per gli amici, Massimo, Carlo, Charlye per gli amici, Antonino, Tünì per gli amici, e ancora Giovanni, pescatori a riposo.

Un paio di volte la settimana, Angelo, conversa tra un sorso e l’altro anche con Fausto, Guido e Alex che lavorano i vigneti in riva al mare. Parla anche con Maria e Santina le figlie del fattore Arnaldo e di Mariagrazia, Gegia per gli amici, che vanno all’osteria perché ogni tanto passa il Pier, l’idraulico, magari in compagnia di Aldo, quello che vuole andarsene da quella striscia di terra bagnata dal mare, vuole andare in una grande città con cemento e asfalto in abbondanza, boschi e mari vederli in cartolina.

Vuole fare il modello… perché è davvero molto bello il ragazzo! Due ore al giorno all’osteria, poi, su di un faro a far la veglia al mare per tutte le altre ore… in compagnia del suono del mare, di un cielo stellato o macchiato ma sempre stupendo da vedere.

Due ore all’osteria per essere in compagnia della famiglia di Salvatore, l’oste, Gloria, la figlia che ogni famiglia al mondo vorrebbe avere, occhi grandi e scuri a ricordare la sabbia del deserto, sguardo dolce e delicato che la Gioconda le assomiglia. Gloria, la sorella Marianna e suo fratello Giuseppe, tre belle persone da vedere e per parlare del più e del meno con loro. Due ore di libertà quotidiane a vent’anni sono impensabili, inconcepibili, a cinquant’anni ripensandoci spesso ci si rende conto che a questa immaginaria proposta che la vita ti ha dato quella volta, a vent’anni, non era poi tanto male.
Certo si dovevano vivere mille guai di cuore e di terra, si dovevano vivere mille cocenti delusioni d’amore, mille sonore battute d’arresto con l’ego, mille preoccupazioni per il futuro, mille e ancora mille sconfitte morali per una giovine vita che doveva essere vissuta al massimo dei giri, non a fare il guardiano del faro.

Si doveva vivere tutto ciò che l’energia ormonale potesse sfogare, e il cinquantenne questo lo sa bene avendo in gioventù largamente abusato del suo corpo e della sua mente più in là del consentito. Ma ora ripensandoci, forse preferirebbe guardare i tramonti dietro i grandi vetri che con l’imbrunire mandano segnali d’aiuto ai naviganti, e durante il giorno spaziare spensierato lo sguardo nel nulla che si perde all’orizzonte del mare. Preferirebbe tramonti tinti di rosso e albe celesti, mari calmi o agitati, l’uno insegna la quiete, l’altro l’ammonimento a ricordare che la Natura e padrona.

Forse il cinquantenne preferirebbe raccogliere ortaggi freschi dal suo orticello invece che farsi provare la febbre al supermercato, magari parlare con uno degli avventori all’unica osteria del paese, che peraltro son tutti esistiti veramente con altre storie di vita ai monti, al mare, in pianura e sulle colline, sui fiumi e laghi e ora hanno raggiunto la luce del faro più bello del Cielo.

Senza più problemi, senza più preoccupazioni, il cinquantenne nel frattempo è diventato un sessantenne, il tempo che gli è servito a capire ancora una cosa, preferirebbe, senza ‘forse’, essere stato da sempre il guardiano del faro… anche a vent’anni, ma se non si vive, non si scopre.

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20 LUGLIO 2018 ARA S. Elia, S. Geronimo, S. Apollinare, Santa Marina

Nella vita spesso si aspetta e ci si aspetta sempre un qualcosa o qualcuno. Ci si aspetta di innamorarsi, ci si aspetta di condividere con una persona i momenti felici di una vita, magari si aspetta per avere un figlio, poi ci si aspetta che stia bene e che abbia una vita serena, fatta di successi e di gratificazioni. Sin da piccoli ci si attende che i genitori siano sempre pronti a soddisfare i nostri desideri e i padri e le madri si attendono che i propri figli non disilludano poi le loro speranze.

Quante volte abbiamo aspettato con ansia la chiamata o un messaggio di una persona a cui teniamo in modo particolare. Quante volte abbiamo aspettato una persona anche solo per bere un caffè. Quanto abbiamo aspettato una partita della nostra nazionale ai mondiali di calcio. Abbiamo aspettato anche per avere un governo, quello fatto di politici poi ministri o ministri e poi politici. Siamo sempre in attesa di risposte, in attesa di incontri più o meno legittimi, in attesa di risultati positivi o negativi, in attesa di dati, in attesa di riscontri, in attesa degli eventi, in attesa di una mano protesa o di una carezza. In attesa di un semplice saluto, in attesa di uno sguardo che vada oltre gli occhi.

Il nostro animo non sempre riesce a distinguere cosa davvero abbiamo la possibilità di aspettare e cosa possiamo aspettarci dai fatti concreti, dalle persone, ma soprattutto a volte anche da noi stessi. È la nostra ragione che dovrebbe farlo. Ed è la stessa nostra ragione che spesso non riesce a prendere il sopravvento sull’animo, creando malesseri non sempre definiti. A volte si aspetta invano che alcune persone non deludano ma spesso si è stati delusi da loro, ma è anche molto probabile che anche altre persone si fossero aspettate da noi qualcosa per cui abbiamo eluso le loro aspettative. Aspettare significa confidare in qualcosa che desideriamo possa accadere… anche un cane aspetta tutto il giorno dietro la porta che ritorni il suo “padrone”.

Quindi bisogna anche sapere aspettare. Lo si può fare in innumerevoli modi, con pazienza, con ansia, con bramosia, con disprezzo, con timore, con coraggio, con rassegnazione o con opposizione, con odio o con amore. Innumerevoli volte abbiamo aspettato il nostro turno e innumerevoli volte non abbiamo saputo aspettare abbastanza. Aspettare significa pazientare e la pazienza è la virtù dei forti perchè si ha il tempo di riflettere… all’unica condizione non ci si illuda di aspettare un mondo migliore, quello non arriva… ce lo dobbiamo ‘costruire’. Tempo al tempo.

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21 LUGLIO 2017 ARA        S. Lorenzo, S. Daniele, S. Danilo

A quest’ora è il far della sera tarda, e allora buonasera sera. Buonasera anche a te ombra lieve, che avanzi rappresentando la tua stessa magnificenza. Il tuo morbido abbraccio avvolge come niente potrebbe alcunché di meglio il tuo scurire per gradi la serenità profusa dal cuore. Nuvole nell’aria si ammassano minacciose, la pioggia non tarderà ad arrivare. Così come quando qualcosa minaccia il nostro intimo, si addensano nubi che ‘chiamano’ pioggia sull’anima. E se per la pioggia in testa ci ripariamo con l’ombrello, per l’animo usiamo l’amore per ripararci dalla pioggia acida della cattiveria.

O sera, serata bella come ogni altro termine del giorno, tu più di tutti sconfiggi gli affanni. Tutti si rifugiano dentro te sera, per porsi al riparo dagli affanni che hai respirato nel giorno appena passato.

Dopo la sera le persone di notte dormono sonni giusti e le pecore, rimanendo tali, invece che dormire riposano… due sorgenti di pensieri diversi ma ugualmente identiche. C’è sempre un punto fermo, un ‘centro’. Quando le persone non capiscono come fare ad amare, non sanno pensare ad altro che al contrario… odiare. Le persone che sanno amare sono più esposte alle intemperie e spesso si rifugiano sotto i tetti, si difendono dalla stupidità e dalla cattiveria che spesso associate creano venti freddi di ansie, gelosie e invidie.

Persone di buon senso, portate sempre in tasca con voi un cappello, perché le nubi di Fantozzi ci sono anche se il sole brilla alto nel cielo. Ma dietro le nuvole c’è sempre il sole. È solo a sera che si ha una sufficiente dose di pace. È solo con il calare della notte che si ha qualche momento di tregua, anche se le nuvole stanno mandando pioggia sul mondo, non bagneranno lo spirito a riparo sotto le nostre speranze, scateniamo la fantasia nel credere che la notte sia l’inverno, il mattino sia l’autunno, il pomeriggio sia l’estate e la sera di ogni giorno sarà primavera, e la primavera è vita, e la vita è amore.

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22 LUGLIO 2016 ARA  Santa Maria Maddalena, Santa e S. Amore.

Il bosco non è intriso di fantastiche e poco rassicuranti visioni ma al contrario, passeggiandoci, fa pensare proprio a quello strano senso di impotenza. Il provare la sensazione di leggera inquietudine come pensare di trovarsi soli in quel ritaglio d’immenso silenzio con il buio, Forse non tanto per il pericolo nella misura che ognuno si possa immaginare, ma soprattutto perché il ricordo del focolare di casa ti culla, e in quel momento il tutto fa a pugni con il bosco e i suoi pericoli.

Allora l’immagine arriva in bianco e nero, a colori rimane il luogo dove ci si trova mentre pensi a tutti quegli imponenti, nervosi, boriosi e maestosi alberi che sbattono la vita su di te, ripulendo le scorie di cemento della città ridando essenza al cielo e verità di vento.

Ed è lì, nel bosco in contrapposizione del timore che nasce nel ventre di ciò che nato prima di noi e del calore di casa che ridà quella sicurezza che non è racchiusa sotto una coperta calda ma nel muschio e odore di funghi che si sparge tra i pini e nel naso… è lì che ci si sente piccoli piccoli come scoiattoli, in un mondo incantato nato prima di ogni altra cosa e vivrà fino alla fine dei tempi. Ed io che sono di passaggio mi lascio attraversare dal bosco e divento parte dell’universo.

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23 LUGLIO 2020      Santa Brigida di Svezia, S. Apollinare, Santa Vanna, Santa Romola

Chi ha tempo per i ricordi ha più tempo per sé stesso. Chi non ha tempo per i ricordi, ha tempo solo per il futuro. È l’insieme di quelle emozioni che cambiano con le stagioni e con gli anni che passano. I ricordi sono il passato e, belli o brutti che siano, lo stesso sono cosparsi di nostalgia. Il futuro si insegue senza sapere con precisione cosa noi si stia facendo. I ricordi son nostalgici e malinconici, meglio avere tempo per il presente, pensare poco al passato e, invece che inseguire il futuro, tornare a sognare, che è la stessa cosa ma si fa meno fatica. Meglio vivere il presente, giorno per giorno, ora per ora così per sempre.

La regola per riuscire a vivere il presente è saper sopportare, almeno per tre volte al giorno, di pensare a fine giornata di quando si è sbagliato a parlare con le persone con cui si ha avuto modo di interloquire. Errori che, da anni, invano si cerca di eliminare. Ma vivere il presente quotidianamente significa anche rimanerci male per un semplice saluto mal contraccambiato con una bocca storta, un diverbio tra un muratore e il manovale o collega o impiegato che sia. È all’ordine del giorno per chiunque, anche tra i barboni che si contengono un pezzo di cartone che li ripari dai rigori della notte. Una scadenza da pagare, un amore che è bello da vivere, perché comunque sia è un amore da vivere con i suoi ‘risvolti’ e le sue infinite sfaccettature, alla fin fine, un’altra preoccupazione quotidiana.

Di certo non mancano a tutte le ore del giorno anche le occasioni rosa, quelle della bocca che si spalanca a stupore. Un rimborso che si aspetta da molto tempo o quel giorno si è stati più zitti del solito parlando meno e ascoltando di più. Capitano anche i momenti dei giorni belli in cui l’amore va a gonfie vele senza vento in poppa e ancora la pastasciutta servita in tavola con un bicchier di vino. Mille cose belle da vedere, basta volgere lo sguardo al cielo o ai monti, o al mare.

È già difficile ma sopportabile vivere tutte queste emozioni in un sol giorno, che appare inopportuno pensare al passato che significa rimpianto, appare assurdo rincorrere il futuro che ti incanala in un turbine di emozioni da sembrare un tornado di confusione. Viviamo il presente così come ci vien dato, che poi Noi così ce lo siamo creiamo.

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24 LUGLIO 2015 ARA… e 2020 di ARA da mettere al n. 28 S. Cristina, S. Cecilio

Giorni così, giorni dove il ‘diverso” non suscita curiosità ma paura. Che ne so, sarà il caldo. O forse è sempre stato così, ognuno di noi appartiene ad un passato costruito dai nostri padri con usi e costumi diversi. E così sorgono discriminazioni, pensieri contrari, incomprensioni quasi sempre dettate dall’ignoranza e dalla paura del ‘diverso”, da te. E la gente si affronta discutendo in assemblee o in riunioni di gruppi che sono toccati nel vivo da situazioni in cui si trovano a convivere forzatamente. Poi si torna alla cosiddetta normalità e anche i dissapori e le piccole incomprensioni scompaiono, ma nostro malgrado ci si ritrova a discutere con il vicino di casa siciliano, milanese o semplicemente tuo compaesano.

La cattiveria che usi nei confronti di chi non fa la ‘differenziata’ in modo adeguato non è di grado inferiore a quella che usi con il somalo che vive nel tuo quartiere. L’astio che c’è con l’amico dirimpettaio perché il cane ha sporcato nel giardino condominiale e non ha pulito, è talmente pesante da creare vero imbarazzo nel solo continuare a salutarsi, a volte diviene persino più forte che il malumore nell’accettare una moschea musulmana nei pressi della tua chiesa.

E se un gruppo di peruviani si riunisce nei pressi della tua abitazione per un barbecue, pur conoscendoli uno per uno, non tolleri nemmeno per una sera che si intrattengano a schiamazzare allegramente mezz’ora dopo l’orario consentito.

Lo stesso che litigare furiosamente con la maestra che ha alzato la voce con tuo figlio a scuola perché disturbava in classe. Con molta più furia mostri i denti per un episodio del genere, che nell’accettare di avere nella stessa classe di tuo figlio degli asiatici. Si discute animatamente con il parroco del paese perché non ti ha concesso l’orario che desideravi per occupare il campo di calcio per una partita e lo boicotti non andando più alla messa ostacolandolo con ogni mezzo, un vigore che non useresti nei confronti di un raggruppamento di Rom, assembrato vicino a casa tua.

Da piccolo il babbo mi portava spesso al sud per lavoro e mi affidava a dei gentili signori che, durante la giornata lavorativa, si prendevano cura di me. Oppure rimanevo in compagnia di persone anziane che facevano da custode alle navi attraccate al porto che  mi facevano giocare ai pirati sul molo. Oppure quando dei pescatori mi portavano con loro ad una battuta di pesca istruendomi sul modo di pescare, o quando le signore più o meno anziane, mi portavano nell’orto per farmi imparare l’arte ortolana e molte altre cose ancora…

Tutta gente del sud che si prendeva cura amorevolmente di un ragazzino del nord così che, più di quarant’anni or sono, quando tornavo al nord, non riuscivo a capire perché i miei compaesani fossero così ostili e prevenuti con la gente del meridione e spesso chiedevo il perché a mio padre. Egli mi spiegava che gli idioti ci sono dappertutto, in ogni nazione e cultura, così come la brava e onesta gente, perciò mi invitava ad avere compassioni per gli idioti che in realtà peccano solo d’ignoranza e nulla più. Il ‘diverso’ è un altra persona, il ‘diverso’ siamo noi tutti. C’è bisogno d’amore per Dio per tutto quante le ore di ogni giorno.

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25 LUGLIO  2014 ARA  S. Giacomo, S. Cristoforo, S. Iacopo, Santa Tea, Santa Valentina

Quante volte il giorno lasciava posto alla sera che aspettava il buio ed io ero lì, attore di un’ennesima storia cucita di fresco sulla mia pelle e nascosta alla mia coscienza, per non dovermi il giorno dopo fare troppe scomode domande. Di buio nell’anima ce n’era di troppo. Quante volte.

Quante volte giungendo la notte, invece che ammirare il cielo stellato, aprivo le porte alla mia vanità e davo sfoggio dell’uomo che non ero, trascinandomi in vana gloria di conquistatore, con l’aiuto di esaltazioni artificiali utili a rendermi leone per il film che stavo girando, lasciandomi misera pecora di pezza al loro svanire. Quante volte il cuore della notte invece di portarmi beati sonni, si sprecava in una continua quanto inutile ricerca di lussuriose chimere di evanescente convinzione e strafottente onnipotenza. Quante innumerevoli volte ho visto l’alba scambiandola per fastidioso chiarore che mi disturbava gli occhi arrossati, stanchi e storditi da eccessi spropositati di troppe cose ingurgitate e fumate.

Quante volte non ho visto sorgere il sole in tutto il suo splendore. Quante volte, durante le prime ore del mattino, non ho costruito la mia vita insieme al resto del mondo e ho dormito sonni tormentati e neri. Quante volte nei miei brevi meriggi non ho ammirato il sole nella sua sfolgorante lucentezza, fonte di vita e di gioia, le nuvole nel loro rincorrersi a volte giocoso altre minaccioso, con il vento che le comanda, e il miracolo della pioggia nella sua rigenerante e benefica discesa.

Così costruivo fragili mura su fondamenta di sabbia, obbligandomi sempre a reinventare i natali nella flebile speranza di trovare prima o poi la roccia su cui poggiare il mio destino. Quante volte sentivo dentro di me un grido che scompariva al mio disdegno nell’udirlo, sordo al cuore. Poi lentamente iniziai ad ascoltarlo e, da stridulo che dapprincipio mi giungeva, lentamente cominciò a farsi insistentemente dolce, soave e rassicurante armoniosa pace.

Adesso che conosco la notte con le sue miriadi di occhi luminosi, l’alba e il tramonto dipinti di un rosso che cambia in ogni istante di intensità nel suo apparire e scomparire, la natura nell’esplosione di profumi e colori che mi pervade mi scoppia dentro. Quante volte dirò grazie per aver avuto un’altra possibilità. Quante volte.

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26 LUGLIO 2019 ARA  Santa Anna, S. Gioacchino, Santa Camilla, S. Valente, Santa Anika, Santa Annalisa

Feriscimi il cuore. Ch’io viva in Te e il mio cuore desideri ritornare alla sua patria solo dopo che avrò saputo meritare la tua fiducia. Feriscimi il cuore. Ch’io capisca quanto male potrei farti se non t’amassi. Mi ferisco il cuore al pensiero di cosa Tu sia per me, ciò sapendo non son degno d’averti o bella e silente creatura. I miei occhi si riempiono di Te anche quando non vedono i tuoi, linfa vitale che lenisce pene e angosce e cuori feriti. Invece Tu ci sei. Sei presente come l’acqua alla fonte, la neve sui monti e la sabbia sferzata dal vento nel deserto. Sei la presenza d’ogni mio giorno, sei la luce che entra dentro e illumina la voglia di vivere. Sei lo sguardo più dolce di sempre e il tuo sorriso è il trionfo di chi ti sa amare. Le tue parole scorrono dalla bocca sinfoniche come un cinguettar di passeri a primavera, a volte severe ma sempre sincere. I tuoi gesti son gentili e morbidi, manna che scende dal cielo per sfamare l’animo e guardarti è il suo più bel regalo. Feriscilo questo cuore, non smettere mai di farlo, capirà quanto e bello amare, lasciami solo qualche goccia di sangue perchè possa battere ancora quel che basta per desiderare di poter continuare ad amarti… o mio Signore in cielo o mio Amore in terra.

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27 LUGLIO 2020  Santa Natalia, S. Arnaldo, Natalia, S. Pantaleone, Santa Venere, Santa Asia, Santa Venera

Destini che si inseguono in sussulti d’amore e si rincorrono tenendosi per mano. La storia che si ripete da Adamo ed Eva ad ora, ognuna con i suoi risvolti è uguale a tutte le altre storie. A chi va bene, a chi va male, a chi poteva far di meglio e per chi non c’era nulla da fare… a chi va bene, a chi va male, destini che si tengono per mano.

Le storie d’Amore tutte diverse tra loro, sono tutte uguali. Sono le stesse vissute dai nonni e dagli antenati, usi e costumi d’altri tempi, ma unico fine custodito nella speranza di un cuore… l’amore. Chi non ha dato Amore è perché non l’ha mai conosciuto, nessuno glielo ha insegnato, nemmeno mamma e papà. Chi d’Amore ne è stato pervaso, ne ha regalato anche a chi non lo voleva, e ha trionfato qualunque sia stato il risultato di quel cedere a mani e cuore pieni. Chi ha dato in quantità Amore e ne ha ricevuto il doppio e conosce un pezzo di Paradiso.

Moltitudini di gente nel mondo, miriadi di facce, una completamente diversa da un’altra, lo stesso uniti da un unico destino finale. Tutto uguale, come nell’amore, eppure ci complichiamo la vita a voler guidare il nostro destino quando è già scritto. È tutto ‘uguale’, siamo Tutti ‘Uguali’… perché affannarci nel cercare un altra realtà.

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28 LUGLIO 2015 ARA… e 2020 ARA doppio S. Nazario, S. Celso

Chi ha tempo per i ricordi ha più tempo per sé stesso. Chi non ha tempo per i ricordi, ha tempo solo per il futuro. È l’insieme di emozioni che cambiano con le stagioni e gli anni che passano. I ricordi sono il passato e, belli o brutti che siano, sono comunque cosparsi di nostalgia. Il futuro si insegue senza sapere con precisione cosa si stia facendo.

I ricordi son nostalgici e malinconici, meglio avere tempo per il presente, pensare poco al passato e invece che inseguire il futuro, tornare a sognare… che è la stessa cosa ma si fa meno fatica. Meglio vivere il presente, giorno per giorno, ora per ora così per sempre.

La regola per riuscire a vivere il presente è saper sopportare di pensare a fine giornata quanti sbagli abbiamo fatto nel parlare con le persone con cui si ha avuto modo di interloquire. Errori che da anni invano si cerca di eliminare… spesso, si parla troppo e a vanvera.

Ma vivere il presente quotidianamente significa anche rimanerci male per un semplice saluto mal contraccambiato da una bocca storta, un diverbio tra un muratore e un manovale o collega o impiegato sia, è all‘ordine del giorno per chiunque, anche tra i barboni che si contengono un pezzo di cartone che li ripari dai rigori della notte. Una scadenza, un anniversario, un amore bello da vivere, perché comunque sia un amore deve essere vissuto per poter dire cosa e come è stato con le sue infinite sfaccettature, alla fin fine, un’altra preoccupazione quotidiana, altri ricordi, alcuni da scartare, altri da conservare.

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29 LUGLIO 2020 S. Marta, S. Maria, S. Lazzaro, S. Lupo

La gente si diverte, è Luglio, è estate ma i più son rimasti senza soldi e con vacanze corte. Il covid-19 non ha risparmiato nessuno che già ‘tirasse’ a campare. Nei paesi di altre parti del mondo stanno vivendo la stessa guerra contro nessuno, la stessa che Noi abbiamo passato. Preferiamo stare in Italia, con pochi soldi ma al riparo da ciò che abbiamo già pagato a caro prezzo per le vittime di tale catastrofe “mentale”… che “andarsela a cercare” è proprio da imbecilli e Noi tutti ce la siamo cercata.

Difficile adesso dimenticare quel corteo di camion militari che trasportavano vittime, alcune delle quali senza nome. Difficile non ricordare una scia di mezzi verdi che ci hanno riportato indietro di ottant’anni alla seconda guerra mondiale, questa di guerra la si è combattuta senza mandatari, solo per la stupidità umana.

Luglio, un sole cocente e di tanto in tanto una bufera incombente. Non esiste più la via di mezzo, non c’è più tepore nei cuori, solo ansie e preoccupazioni. O ci si ubriaca da non capire dove siamo, o si è miti come passerotti a primavera. Facciamo tutto come il tempo… perché Noi siamo il tempo… Noi siamo il virus.

È Luglio, il mese che anticipa l’eccellenza d’Agosto, tempo di barbecue, tempo di vacanza dopo che si è trascorso tre mesi nell’ozio, tempo di quel che dev’essere il mese che rappresenta l’estate, la gioia, il sole.

Il covid-19  ci ha detto di stare a casa, anche il Sud Italia ci dice la stessa cosa… il Nord Italia, quello delle Alpi, non ci ha detto di restare a casa, ci ha semplicemente ‘selezionati’ più di quanto già non faceva prima. Rimarremo a casa con pochi spiccioli sufficienti per andare ai laghi o ai monti che qui abbondano, barbecue in giardino ma in compagnia di nuovi amici, il vicino di casa che prima salutavi a malapena, l’amico che si è rincontrato dopo molti anni. Sarà un po’ come essere a Rimini, nei bei tempi della riviera romagnola, meta di un tempo felice per persone di tutte le età, con la sostanziale differenza che ora se vedi un amico per strada lo saluti cordialmente, se lo vedevi all’ora, al mare, sbuffavi dicendo, ma anche qui lo dovevo trovare?  È Luglio, lasciamoci andare quel poco, è tempo di vacanza e, senza fare troppi chilometri, ci sono nuovi amici a portata di mano… perchè il male accomuna.

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30 LUGLIO 2014 S. Pietro Crisologo, S. Abdone

I passato dovrebbe essere da insegnamento, poche persone o nessuno alla fine avrebbe da ridire sul proprio passato, sono talmente tante le cose che passano per la testa e abbiamo fatto che difficilmente non si è contenti di ricordarlo.  Quando capita un sogno nella notte, quasi sempre ripercorre il passato con facce e fatti differenti dalla realtà. Si rivivono situazioni belle e dolorose della vita, che ancora oggi, continuiamo a offuscare quotidianamente dando spazio a malcontenti e malumori, lamentandoci del presente che pare non sia come il passato, ma in realtà tra una decina di anni diventerà bello, e ci lamenteremo del futuro presente.

E si corre, si corre sempre, freneticamente alla ricerca di qualcosa che non serve. Anticipiamo i tempi, sprecando le nostre energie e il nostro denaro per armamenti a salvaguardia di una difesa che, dovesse necessitare, sarebbe inutile in caso di un terzo conflitto mondiale, il nucleare non risparmierebbe nessuno. Spendiamo miliardi in ricerche di altri pianeti con tecnologie sofisticatissime, e qua sulla terra non siamo in grado di debellare efficacemente un’invasione di locuste, che portano migliaia di persone a morire di fame.

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31 LUGLIO 2014 S. Ignazio, Santa Daniela, S. Calimero, S. Germano, Santa Alfonsa, Santa Danila

Di nuovo c’è che le tue parole erano acqua dolce di fonte e oggi sono acqua salata di mare. Dolce e salato non a tutti piace. Le tue gesta erano mani che raccoglievano margherite, ora son colpi di falce che mietono il grano. Il tuo amore che per me era prorompente come una folata di vento, si è trasformato in un flebile spiffero che ruba spazio a una finestra semi aperta. Ho sbagliato qualcosa, il fuoco è acqua fresca e il sole sorge sempre avvolto dalle nuvole.

Un tempo noi due si era come un’alba radiosa allo schiuder d’occhi, oggi siamo due tramonti carichi di pioggia, qualcosa ha disturbato il nostro benessere che ha inceppato gli ingranaggi dell’orologio del campanile del nostro paese. A volte basta un niente che scivola tra le mani nude come l’amore che sfugge davanti ai tuoi desideri, sfugge ai tuoi sogni, per un ingranaggio che s’è inceppato e non scandisce più le ore.

C’è bisogno di un buon orologiaio che sappia sistemare al meglio quel pezzo claudicante dell’orologio del campanile. Un orologiaio che sappia far scorrere nell’animo al momento giusto acqua salata e acqua dolce, un orologiaio che sappia scrivere parole d’amore che oltre cogliere margherite o mieter di falce sappia apprezzare l’ebrezza della sera con l’aria frizzante che pare sia primavera.

Un orologiaio che metta al suo posto le cose e renda il fuoco degno di ardere nel suo nome, lasciando che anche l’acqua abbia il suo vitale contributo al mondo. Quell’orologiaio, potrei essere io, potremmo essere noi e di nuovo schiuder gli occhi all’alba e benedire tramonti piovosi che portano vita. Quell’orologiaio sono io, probabilmente non mi sono ricordato di ingrassare per bene gli ingranaggi dei nostri cuori, e sbagliando pensavo il guasto fosse Lei, un suo ingranaggio. Ma la croce è fatta di due bastoni, come gli ingranaggi di un orologio sono tanti, la colpa non è mai di una sola persona. La colpa non è di nessuno dei due perché ognuno ha commesso degli errori di valutazione, per questo non è importante quale sia l’ingranaggio che ha guastato un amore, l’importante è che l’amore sia riparato…  L’Amore ‘ricucito’ è un Amore forte, lo sa chi lo ricuce non dimenticando di passare più volte ago e filo tra i suoi ingranaggi, così che l’orologio dell’amore funzioni ancora.

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