LUGLIO Trecentosessantacinque & MEZZO Pensiero

01 LUGLIO 2020 S. Domiziano, S. Arsenio, S. Divo, Santa Ester, Santa Prezioza

Col bene che ti voglio. Iniziava così una canzone degli anni sessanta. A Luglio si miete l’oro, si miete il pane, si miete il grano.

Guardandole da lontano, allo sguardo, le colline si stagliano come una nera chioma posta innanzi al tramonto. Si vedono i contorni riflessi dalla luce del giorno che senza sole si spegne lentamente. È estate, il bel vedere si impadrona del buio fino a sera tarda, e lassù le colline dal dorso nero fan da contorno. Non sono capelli, sono alberi di pino, faggio, betulla, e rubinia e arbusti vari. Bello immaginarsi lì, nel mezzo, all’imbrunire di una giornata afosa, tanto calda da stupirsi se sedendosi per terra in quel bosco collinare, senti il culo bagnato dall’umidità del suolo. Magari davanti a una ‘Tribulina’ fumandoti una sigaretta di cui ricorderai di riporne il mozzicone a casa tua. Una prece, un sospiro di bel momento e ti rialzi con il culo bagnato.

È ora di far ritorno sul balcone di casa, guardare ancora il tramonto stupito come la prima volta che lo hai visto, l’ultimo sorso di grappa e il bosco ritorna domani, alla stessa ora, non come un programma televisivo che dopo un po’ di tempo ha termine, ma come il moto perpetuo della vita, che non ti regala un ora di spettacolo, ma ventiquattro ore al giorno per sognare. Luglio.

02 LUGLIO 20014 S. Bernardino, S. Realino, Santo Dante, Santa Sante

Scrivo per Amore. Si era alla fine degli anni 80, un mio amico del passato che ora non c’è più, mi vide per un certo periodo di tempo abbacchiato e triste, avevo alle spalle un matrimonio naufragato nel mare del nulla da pochi anni, e peggio, ora stavo cercando di dimenticare gioco forza, un nuovo amore donato in modo esagerato solo da parte mia. La situazione era davvero triste nel suo contesto, così che “Gige” il mio amico più grande di me, da poco sposato con Giuliana, una avvenente  signora bionda, una sera mi invito’ a mangiare la gallina bollita ripiena, ti porto in un posto caratteristico disse, mai potevo immaginare che quel due di gennaio di una fredda sera, divenisse tanto calda negli anni a venire.  All’epoca ero un po’ “fighetto”, e sinceramente non fui tanto entusiasta dell’invito, e per il cibo che mi si offriva, e per la serata in se stessa da trascorrere con sconosciuti in un rustico locale adibito a ristorante per pochi intimi amici. In pratica era la cucina da pranzo dei custodi di una chiesetta, lassù in mezzo al bosco di conifere. Ma tante’ che feci buon viso a cattivo gioco, e per non offendere l’amico ci andai, sperando in cuor mio che il tutto finisse presto, così che sarei potuto tornare a casa per piangermi addosso, oppure chissà, finire la serata sul tardi in qualche locale di città a stordirmi e ubriacarmi di qualunque cosa potesse lenire il dolore invisibile del mal d’amore, che è come un cancro, se sei giovane come allora ero, ti aggredisce con più cattiveria e ne servono parecchi di bicchieri prima pieni e poi subito vuoti. Gige davanti a sua moglie e dietro io che lo seguivamo sul quel sentiero buio illuminato da un lampioncino posto sulla cima del tetto della chiesetta, ma che non riusciva con la sua debole luce a rompere l’oscurità che si era alleata con una insidiosa e gelida nebbia, lo stesso raggiungemmo l’uscio d’ingresso, e a gran voce l’amico con un poderoso  “Permesso?” vi entro’ con noi al seguito. Ci accolse bell’uomo arzillo di mezza età che ci diede il benvenuto e si presento’ fiero del nome importante che ha, piacere Flaminio, il piacere e mio, Bile, era il diminutivo di Annibale ed allora usavo solo quello, subito dopo dietro di lui mi venne presentata la moglie Caterina, alche’ nel vederla esclamai alla “bulletto” quale ero, caspita che bella donna… Complimenti signora, non ha una figlia che le “avanza” per me?  Rispose Gige quasi gridando in dialetto,…Adêlà lê… (guardala li) e mentre me lo diceva seguivo il suo sguardo che si rivolgeva ad un punto della cucina, esattamente dietro la stufa a legna, quasi nascosta dal tubo per il fumo, lei che timidamente si scorse un po’ di più per farsi guardare e per poter rispondere, piacere Susanna, basito senza parole, bella come la mamma, con la metà degli anni. Non avrei mai immaginato che in un contesto completamimageente contrario al mio modo di vedere la vita, avrei quella sera incontrato la mia ragione di vita su questo mondo. Non potevo nemmeno lontanamente prevedere ciò che il destino prodigo mi riservasse, e che in capo a venti giorni a venire, una sera con tre borse di cellophan colme di vestiario, Susanna mi seguisse con la sua “126” rossa per occupare il mio monolocale lontano dalla sua chiesetta, dal suo bosco, lontano dalla sua giovane vita e tanto vicina al mio cuore, talmente vicina che piano piano lo ha perforato, lasciandomi inerme e indifeso innanzi al suo Amore che non domino più perché è divenuto padrone della mia stessa vita che senza di Lei su questa terra nulla conta… nulla. Sono passati tanti anni da quei dolci e lontani momenti, è cambiato tutto… Oggi  Ti Amo più d’allora Susanna.

 

03 LUGLIO 2020 ARA  S. Tommaso

 

04 LUGLIO 2015  Santa Elisabetta, Santa Betta, Santa Berta, S. Ulderico, S. PierGiorgio

Che poi ti rimangono solo i ricordi, ed è importante a quel punto non avere rimpianti. Basta una canzone di Battisti, o di Baglioni, o di Dalla… Che intristisce un pochino, e la tenerezza si fa strada nel presente di quel momento. Ricordi con malinconia a quello che fu, bello o brutto…fu. Come quando ci si riuniva in una stanza di domenica, una stanza ricavata da uno scantinato, o da un solaio, una veloce spolverata con la scopa di saggina, una rinfrescata ai muri con colori vivi, diversi per ogni parete, qualche manifesto di Mal dei Primitiv, Celentano, i Phoo, e per i più nostalgici, Bobby Solo, un giradischi e tanti dischi in vinile. Un separe’  improvvisato con un lettuccio, per i più fortunati e bellocci, due ragazze, dieci ragazzi, e la festa aveva inizio, con contorno di patatine, chinotto, spuma, Martini bianco e rosso…

Di tanto in tanto la visita di un genitore che veniva a controllare che tutto fosse tranquillo, a disturbare il fortunato che a turno di qualche mezz’ora si appartava nel separe’ a baciare, e per i più osé, ci scappava pure la “palpatina”. Il giorno dopo tutto il resto della vita, il primo amore che non capisci, o che non ti capisce, tu che vorresti farla finita perché la vita non ti riserva più gioie, e non sai che non hai nemmeno cominciato a vivere, le prime esperienze di lavoro, dove ti aspetti di diventare chissà chi, anche se sei stato assunto in fabbrica come operaio, le stupide ed inutili invidie, le gelosie, le amarezze, le gioie, poche le soddisfazioni, perché niente e’ sufficente a vent’anni, niente basta, e tutto sempre da rifare, da inventare, e non ti rendi conto che stai vivendo un periodo della tua vita che non tornerà più, certe bellissime emozioni che mai ti bastavano non torneranno più. Solo ogni decennio capisci ripensandoci, di aver vissuto delle bellissime esperienze, qualunque esse siano state, anche le più negative, e’ sbagliando che si impara, e comunque dopo un errore si apre sempre una situazione migliore di quella precedente, ed è a questo punto che il segreto sarebbe di vivere il presente consapevoli che è bello, che la vita e’ bella…

 

05 LUGLIO 2015 S.Antonio Maria Zaccaria sac., Santa Filomena

… I ricordi ci dovrebbero essere da insegnamento, pochi o nessuno alla fine avrebbe da ridire sul suo passato, sono talmente tante le cose che ti passano per la testa di aver fatto, che difficilmente non sei contento di ricordare, e quando ti capita un sogno nella notte, quasi sempre ripercorre il tuo passato, e con facce e fatti differenti dalla realtà, tu rivivi delle situazioni belle e dolorose della tua splendida vita, che ancora oggi, continuiamo a offuscare quotidianamente dando spazio a malcontenti e malumori, lamentandoci del presente che non è come il passato, ma in realtà tra una decina di anni diventerà bello, e ci lamenteremo del futuro presente.  E si corre, si corre sempre, freneticamente alla ricerca di qualcosa che non ci serve, e per esempio, anticipiamo i tempi sprecando le nostre energie e il nostro denaro per armamenti a salvaguardia di una difesa che, dovesse necessitare,  sarebbe inutile in caso di un terzo conflitto mondiale,  il nucleare non risparmierebbe nessuno, intanto nel mondo, ogni anno muoiono di fame milioni di persone; spendiamo miliardi in ricerche di altri pianeti con tecnologie sofisticatissime, e qua sulla terra non siamo in grado di debellare efficacemente un invasione di locuste, che portano morte per fame a migliaia di persone…

 

06 LUGLIO 2015  Santa Maria Goretti, S. Isaia, S. Romolo, Santa Domenica

La verità sta sempre nel mezzo. Quando due pensieri si contrappongono nel modo di intendere e di volere, cercano nel dialogo il miglior modo di incontrarsi e se ragionevoli entrambi, capiscono al fine di aver “parlato” la stessa lingua nel venirsi incontro, ammettendo ognuno le proprie esagerazioni estremiste che offuscano le proprie convinzioni spesso alterate da ego e alterigia  Nessuno ha ragione per lo stesso naturale contrario motivo che nessuno ha torto, e questa è la base fondamentale di ogni principio di dialogo si voglia intraprendere per instaurare un costruttivo nuovo modo di intendere e di pensare nel rispetto altrui.

Che poi, alla fin fine il risultato diventa un prezioso alleato per ricomporre e riordinare nel modo più corretto il modo di porsi verso un altro futuro pensiero per rendere sempre più accettabile la convivenza e la condivisione con altre persone

Il colore Nero, se visto in tutte le sue corrette sfaccettature, può essere utile da sfondo per un bel quadro a colori, o dire quale è il tuo umore in un dato momento, così come può significare un crollo in borsa o divenire al contrario il colore Neutro di un sonno giusto e profondo    Il Nero è Nero, ma non vuole dire solo Nero

Il Verde può assumere il colore della primavera o significare un cospicuo gruzzolo di denaro nascosto sotto il materasso, come essere inteso al rovescio per indicare la deprecabile possibilità di essere al “Verde”  Ed ancora se osservi in compagnia di altri occhi, il Verde a te pare intenso come il colore dei fili erba d’estate, mentre chi ti sta accanto, magari, soffre per un male, e perciò lo vede tenue come il colore della speranza  che è quella che più gli serve.  Ecco che l’erba è speranza di rinascita, insieme si fondono in un unico pensiero che accomuna e non disunisce

Lo stesso che un appartenenza politica, che dal momento ne viene accettata una “linea”, subito si  instaura una forma di opposizione  Certo che è giusto sia, così per dar modo di esprimere differenti ideologie contrastanti, capo primo perché nessuno possiede il dono della verità assoluta, e ancora perché in questo modo non si consente di far diventare proprie idee che potrebbero con il tempo divenire “imperative” e tristemente assolutiste   Se si guardassero e se si valutassero le varie situazioni con occhi di onesta dimessa tolleranza ed insieme si cercasse di vedere il colore che meglio si sposa con il bene di tutto e di tutti, si intingerebbe infinite volte il pennello nella tavolozza del pittore che vuole disegnare l’Universo, senza per questo dover per forza trovare un unico colore perché tutti sarebbero il composto di tutto, rendendo inutile l’esistenza stessa di una politica che miri in un senso piuttosto che un altro

Se si osservasse bene il colore Bianco senza attribuirgli sfumature “ghiaccio” o di color “latte”, si capirebbe chiaramente che la verità sta al centro, e quantunque possa risultare persino scontato ripeterlo, nel mezzo ci sta sempre e solo il rispetto che va a braccetto con l’Amore, quello va ricercato e sempre perseguito perché  tutti insieme si arrivi a riconoscere sotto la pelle di ognuno nel mondo, il colore Rosso del sangue di tutti.

 

07 LUGLIO 2017 ARA  S. Claudio, S. Villibaldo

 

08 LUGLIO 2016 ARA  Santa Aquila, Santa Priscilla, S. Pancrazio, S. Edgardo, S. Illuminato, S. Palmiro

 

09 LUGLIO 2020  S. Veronica, Santa Anatolia, Santa Veronica, Santa Abbondanza, S. Carmine, Santa Floriana

In realtà per me non è il 9 Luglio… ma il 14 Luglio. Mi sto “facendo” una Guinness nera di 4,2 gradi… va giù che è un piacere intanto che aspetto un evento sportivo che compirà la mia squadra di calcio del ‘cuore’, e se ci fumo appresso un sigaro, ancora meglio. L’Atalanta si disputa la vittoria con il Brescia. Due squadre antagoniste, e per ‘campanilismo’ fra ‘cugini’, e per un ‘fattaccio’ accaduto anni or sono dove l’allora allenatore della squadra bresciana, fece ‘gestacci’ e improperi rivolti alla curva Nord dei bergamaschi.

Stasera queste due squadre si contendono. Ma non c’è più rivalità tra loro. Il covid19 ha messo tutti gli animi a tacere. Bergamo e Brescia le città più colpite dal virus al Mondo… rapportate al numero degli abitanti di ognuno Stato. Non è più così importante oggi chi vinca. Vincerà il ‘migliore’ che ha avuto le stesse vittime nella sua città come il “peggiore”. Vincerà la squadra che in questo periodo di tempo ha più possibilità di emergere, ma non si dimentichi mai che il mondo gira… chiunque vinca oggi e domani.

 

10 LUGLIO 2020  Santa Rufina, Santa Seconda, S. Michelangelo, S. Rufino

Le sfaccettature del nostro io ‘dentro’ sono infinite. Il nostro corpo, ‘macchina’ meravigliosa costruita dal cielo, subisce fatiche che assommate al risultato di una giornata trascorsa sono impressionanti per il loro alto numero alla fine difficilmente sopportabile.
Addossiamo al nostro corpo decine di imposizioni forzate, che lui sopporta con grande dignità. Dio. non chiede mai più di quanto una Persona possa dare, noi non chiediamo nemmeno il ‘permesso’ al nostro corpo di abusarne quotidianamente… è questo è il nostro corpo, la carne.

Le sfaccettature del nostro io ‘dentro’ sono infinite per il corpo, eterne per la mente. Al corpo si chiede  alle mani di un agricoltore dopo cinquant’anni nei campi, di somigliare alle mani di un impiegato delle poste… alla mente, quindi al cuore e per causa di forza maggiore all’Anima, si chiede di fare tutto quello che si vuole compreso il ben sapendo di far male, e lo stesso avere un futuro roseo nell’aldilà… per chi Crede… per chi non Crede, saper di non aver vissuto invano… che è la stessa ‘cosa’.

Chiediamo aiuto al corpo e chiediamo aiuto all’Anima e ci dimentichiamo troppo spesso di ringraziare per ciò che abbiamo.

 

11 LUGLIO 2014 ARA  S. Benedetto da Norcia, S. Amabile, Santa Olga, S. Savino, S. Benedetto, S. Betto

 

12 LUGLIO 2019 ARA  S. Fortunato, Santa Ermagora

 

13 LUGLIO 2014 S. Enrico, S. Gioele

imageUn pezzo di luce che attraversa il bosco e arriva dritta addosso a chi ha voglia di scaldarsi un po’ il cuore. L’invito è in una baita. Qualche giorno prima eravamo ad un matrimonio, di Angelo e della simpaticissima Nicoletta. E cosi Aldo, il pastore fratello dello sposo ci ha invitato nella sua baita assieme ad altri amici. Una serata. là, in mezzo ai boschi. Ognuno di noi portava qualcosa da mangiare. Noi eravamo “armati” di torta di mele. Due jeep stracariche di uomini e cibarie, cominciano ad inerpicarsi tra i dolci saliscendi della valle Sedornia, cosi per qualche kilometro, sino ad arrivare allo slargo di San Carlo, attraversato da un chiassoso e limpido torrente in piena. Subito dopo, all’inizio di una ripida salita di fronte a noi, uno sciame di festanti pecore brucanti, qualche capra inerpicata nel bosco ripido, e davanti a tutti un cavallo ben pasciuto dorato, di razza Avelignese, immancabili i cani da pastore, uno bianco, e uno nero, comandati a distanza con fischi e voce grossa da un ragazzo, Filippo, l’aiuto pastore di Aldo, che ci viene incontro, con l’incedere caratteristico di chi porta scarponi da montagna e giacchetta di velluto buttata sulle spalle senza maniche infilate, due bastoni di aiuto e di comando, si avvicinano a noi per augurarci il benvenuto. Scendiamo dalla jeep. Aldo ci viene incontro e spiega che in giornate di pioggia, il pascolo si protrae, perché le pecore se piove si riparano sotto le fronde degli alberi…

14 LUGLIO 2014 S. Camillo

Aveva smesso da poco di piovere, bisognava approfittare e lasciarle pascolare il bestiame più possibile prima del ricovero, prima di essere alloggiate in un recinto che Filippo, apprendista pastore della Valle Seriana, si accingeva a preparare per la notte. Dopo i saluti di rito, Aldo per intrattenerci, si mette a parlare di quella pecora che di tanto in tanto, l’anno precedente intravedeva nei suoi pascoli, ma nonostante tentasse di prenderla per trovarne il proprietario, non vi riusciva mai.  Fabrizio con stupore, dopo la descrizione dettagliata della pecora disse: ma era la mia Nina, certo quella che persi in una notte di tempesta perché spaventata dai fulmini, ma non darti pensiero perché al primo arrivo della neve in novembre, è tornata, me la sono ritrovata nei pressi della stalla, e per giunta con il suo agnellino da poco partorito. Mi spiegano che non è singolare il caso in cui le pecore si allontanano dal gregge per partorire, come del resto fanno parecchi animali africani, standosene per lungo tempo in solitudine, e perché gelose del loro agnellino, e perché timorose, di essere disturbate nell’allevarlo, quindi accudirle indisturbate per i loro primi mesi…

 

15 LUGLIO 2014 S. Bonaventura, S. Amerigo, S. Atanasio, S. Giacobbe, S. Rolando, Santa Rossana, S. Terenzio, s. Vladimiro

Rimontammo in auto per iniziare una salita ripida in mezzo al bosco, di fronte un massiccio roccioso, imponente e maestoso, e ai suoi piedi una magnifica baita in pietra, con lo sfondo di una valle sottostante e i colori del cielo indescrivibili. In piedi a mo di guardiano, davanti all’uscio, un uomo sulla ‘settantina’, Giuseppe, un altro pastore, che già avvisato, ci aspettava con il fuoco acceso, e la polenta solo da buttare sul tavolaccio pronta per accompagnare le nostre cibarie portate da casa e cucinate dalle donne, torta e vino compresi. Poco dopo arrivò anche la jeep di Aldo con Filippo che legava alla catena quei magnifici cani da pastore, fedelissimi instancabili lavoratori, rifocillati con grossi tozzi di pane. Una volta accomodati all’interno di quella fiabesca abitazione, rifugio del pastore delle anime belle, intorno al tavolo, tutti festanti con i bicchieri di vino in mano , mi alzo esco ancora un attimo per approfittare delle ultime luci violastre di quel paradisiaco cielo , e la mente mi sfugge in un ricordo tanto simile e bello…

16 LUGLIO 2014 S. Carmelo, Santa Carmen, Santa Maria del Carmelo

Quarant’anni prima ancora adolescente ricordo che chiesi ai miei genitori di poter andare con Silvano , un contadino di un paese che si chiama Fiorano, chiesi di andare con Lui all’alpeggio in quel di Orezzo per un mese e mezzo. Ottenuto il consenso dai miei genitori che lo stesso mi negavano sempre poco o nulla Avanti un mulo con il basto stracarico di tutte le masserizie necessarie alla sussistenza, dietro una ventina di mucche, poi noi, il pastore ed io, e nel mezzo due cani da pastore bergamasco. Bloda e Bayus. Anche li una splendida baita. Piano superiore fienile e nostro ricovero con brande della seconda guerra mondiale, cucina con fuoco sempre acceso, e pentola con polenta fresca ogni giorno. Al piano inferiore il reparto stallaggio per mucche e mulo. Silvano mi teneva occupato a far foglia secca rastrellata nel bosco. Caricavo il fogliame nella gerla che poi sarebbe servita da materasso per il giaciglio delle mucche. Oppure andavo al ruscello munito di mortaio di legno, l’acqua gelida facilitava  il solidificarsi del burro, che a furia di agitare in alto e in basso, il meccanismo prendeva forma assumendo quel color ’giallino’ talmente buono che ti invitava a mangiarlo a grandi morsi su una fetta di pane…

17LUGLIO 2014 S. Alessio, Santa Generosa, Santa Teodada, S. Acillino

L’incarico più gravoso e pesante , rimaneva rastrellare il fieno tagliato con la ranza per i bergamaschi, la falce del bravo Silvano, su per quei ripidissimi prati, ma ancora più faticoso era riporre il fieno su quell’attrezzo di legno fatto a forma di binario alto circa un paio di metri, che poi con l’aiuto di forza e gravità si caricava sulle spalle. Il peso complessivo sembrava fosse di cento kg e ti spezzava la schiena ora che avevi percorso le poche centinaia di metri che ti separavano dal fienile, ma l’orgoglio non poteva venire meno davanti al contadino che spesso ridacchiava senza malizia dei miei sforzi, simpatiche sciocchezze per Silvano uso al lavoro duro. Una notte fummo svegliati dal trambusto che si sentiva venire dalla stalla. Una mucca muggiva dolorante, la sotto nella stalla, scendemmo e fu subito chiaro il perché di questo muggito lamentoso, Bigia la mucca gravida non riusciva a partorire il suo vitellino… una specie di prolasso  vaginale, o tanto mi disse che fosse, ma abilmente e con sapienza dopo varie ore Silvano aiutò il parto del vitello. Il sabato sera si faceva festa dopo esserci ben lavati al fontanino, indossavamo i vestiti della festa, scarponi leggeri e via , lucerna alla mano accesa, imboccavamo il sentiero nel bosco che dopo circa un’ora ci portava in quella trattoria Belvedere in località Ganda. Silvano beveva vino con altri avventori e giocava alla morra , oppure a carte e per me era una festa per una fetta di torta e poter vedere una trasmissione della Rai, allora unica emittente , ovviamente in bianco e nero. Si stava sicuri con i fedelissimi cani da pastore che alla bisogna diventavano di guardia, Bloda e Bajus. Ecco le stesse sensazioni meravigliose le ho riprovate quarant’anni dopo, in quel paradiso della Fontana Mora, sede della baita di Aldo, e per fortunata coincidenza era pure la vigilia del compleanno di Susanna, che in quella sera, grazie ad Aldo , Filippo, Giuseppe, Carlo, Rita, Fabrizio,  Alda e Francesca mi hanno permesso di invitare la mia signora in un ristorante non a cinque stelle ma sotto milioni di stelle. E le stelle sono buchi nel cielo dove si vede l’infinito.

 

18 LUGLIO 2020 S. Federico, S. Simone

Noi si corre troppo. Un tempo l’uomore dell’uomo in generale cambiava perlopiù qualche volta al mese, con il passare di pochi decenni, si è passati ad aver la giornata storta settimanalmente, altri decenni e siamo arrivati ad averla una volta al dì, e adesso tre volte al giorno. Si corre troppo.

Si sente solo un lamentoso abbaiare di cani. In quel momento, il pensiero vola insieme ai loro lamenti. E Noi si corre. I Cani latrano nella sera stanca, è l’ultimo vociar tra di loro prima del meritato riposo, dopo un estenuante giornata in cui s’è visto il “padrone” per 10 minuti all’ora del pasto… due carezze e un altra giornata ad aspettar quei 10 minuti… perché anche il “padrone” corre, corre troppo veloce e non ha tempo per lui… ‘povero’ cane.

Il “padrone” vuole vedere un quadro perfetto che riproponga quanto il destino gli riserbi. Il “padrone” corre senza rispetto del tempo che è il cugino diretto del destino, che ha sposato l’Indulgenza, sorella non dello stesso padre di Alterigia la quale a sua volta sposò Narciso e diede alla luce l’unica figlia Superbia.

Correndo ogni giorno freneticamente senza rispetto per il tempo, il “padrone del cane” è come si trovasse seduto in un vagone del treno, sospeso a mezz’aria che sfreccia a velocità pazzesche tra le alghe dei grattacieli che si ergono alti da stupire lo sguardo. Ogni immagine giunge sfocata agli occhi dell’uomo che corre e non ha tempo per il cane, l’uomo corre e sfida il tempo… ma il tempo ha vinto in partenza.

Cambiamo d’umore tre volte al giorno, così come cambiamo ogni giorno la mascherina anti virus che dimentichiamo ogni volta si esce di casa almeno tre volte al giorno la ricompriamo in farmacia o dal tabaccaio. Tutto ciò nonostante siamo avvertiti ogni giorno di non abbassare la guardia, del resto la mascherina la dobbiamo usare ancora fino alla fine del mese… salvo ulteriori proroghe. Stiamo correndo sul treno insieme al “padrone” del cane… incontro al destino… troppo veloci… le immagini sfocano è il destino ride di noi. Domani accarezzo un ora il mio compagno cane.

 

19 LUGLIO 2020  S. Simmaco, Santa Giusta, Santa Mila

Quando si hanno vent’anni pensare di fare il guardiano di un faro a picco sulla scogliera, con un piccolo giardino sul versante del promontorio marino che ti da ortaggi freschi tutto l’anno, è impensabile.
A vent’anni non è nemmeno concepito il pensiero di diventare un guardiano del faro.

Non è nemmeno tenuta in considerazione la possibilità di passare due ore di ‘libertà’ al giorno all’osteria del paese, giù, sulla costa frastagliata dal mare a bere un calice di vino novello e scambiare quattro chiacchiere in compagnia dell’oste Salvatore, e i soliti astanti… Giacomo, Jak per gli amici, Massimo, Carlo, Charlye per gli amici, Antonino, Tünì per gli amici, e ancora Giovanni, i pescatori a riposo.

Un paio di volte la settimana, Angelo, conversa tra un sorso e l’altro anche con Fausto, Guido e Alex che lavorano i vigneti in riva al mare. Parla anche con Maria e Santina le figlie del fattore Arnaldo e di MariaGrazia, ‘Gegia’ per gli amici, che vanno all’osteria perché ogni tanto passa l’ ‘Alborghet’… l’idraulico, magari in compagnia di Aldo, ’quello’ che vuole andarsene da quella striscia di terra bagnata dal mare, vuole andare in una grande città con cemento e asfalto in abbondanza, boschi e mari vederli in cartolina.

Vuole fare il modello… perché è davvero molto bello il ragazzo! Due ore al giorno all’osteria, poi, sù d’un faro a far la veglia al mare per tutte l’altre ore… in compagnia del suono del mare, di un cielo stellato o macchiato ma sempre stupendo da vedere. Due ore all’osteria per essere in compagnia della famiglia di Salvatore, l’oste… Gloria la figlia che ogni famiglia al mondo vorrebbe avere, occhi grandi e scuri a ricordare la sabbia del deserto, sguardo dolce e delicato che la Gioconda l’assomiglia. Gloria, la sorella Marianna e suo fratello Giuseppe, tre belle persone da vedere e per parlare del più e del meno con loro. Due ore di libertà quotidiane a vent’anni sono impensabili, inconcepibili… a cinquant’anni ripensandoci spesso ci si rende conto che a questa immaginaria proposta che la vita ti ha dato quella volta… a vent’anni, non era poi tanto brutta.
Certo si dovevano vivere mille guai di cuore e di terra, si dovevano vivere mille cocenti delusioni d’amore, mille sonore battute d’arresto con l’ego, mille preoccupazioni per il futuro, mille e ancora mille sconfitte morali per una giovine vita che doveva essere vissuta al massimo dei giri… non a fare il guardiano del faro.

Si doveva vivere tutto ciò che l’energia ormonale potesse sfogare, e il cinquantenne questo lo sa bene avendo in gioventù largamente abusato del suo corpo e della sua mente più in là del consentito. Ma ora ripensandoci, forse preferirebbe guardare i tramonti dietro i grandi vetri che con l’imbrunire mandano segnali d’aiuto ai naviganti, e durante il giorno spaziare spensierato lo sguardo nel nulla che si perde all’orizzonte del mare…  preferirebbe tramonti tinti di rosso e albe celesti, mari calmi o agitati, l’uno insegna la quiete, l’altro l’ammonimento a ricordare che la Natura e padrona.

Forse il cinquantenne preferirebbe raccogliere ortaggi freschi dal suo orticello invece che farsi provare la febbre al supermercato, magari parlare con uno degli avventori all’unica osteria del paese, che peraltro son tutti esistiti veramente con altre storie di vita ai monti, al mare, in pianura e sulle colline, sui fiumi e laghi e ora hanno raggiunto la luce del faro più bello del Cielo.
Senza più problemi, senza più preoccupazioni… il cinquantenne nel frattempo è diventato un sessantenne, il tempo che gli è servito a capire ancora una cosa… preferirebbe senza ‘forse’ essere stato da sempre il guardiano del faro… anche a vent’anni, ma se non si vive, non si scopre.

 

20 LUGLIO 2018 ARA S. Elia, S. Geronimo, S. Apollinare, Santa Marina

 

21 LUGLIO 2017 ARA        S. Lorenzo, S. Daniele, S. Danilo

 

22 LUGLIO 2016 ARA       Santa Maria Maddalena, Santa e S. Amore

 

23 LUGLIO 2020      Santa Brigida di Svezia, S. Apollinare, Santa Vanna, Santa Romola

Chi ha tempo per i ricordi ha più tempo per sé stesso. Chi non ha tempo per i ricordi, ha tempo solo per il futuro. È l’insieme di emozioni che cambiano con le stagioni e gli anni che passano. I ricordi sono il passato, e belli o brutti siano, lo stesso sono cosparsi di nostalgia. Il futuro si insegue senza sapere con precisione cosa si stia facendo. I ricordi son nostalgici e malinconici, meglio avere tempo per il presente, pensare poco al passato e invece che inseguire il futuro, tornare a sognare… che è la stessa cosa ma si fa meno fatica. Meglio vivere il presente, giorno per giorno, ora per ora così per sempre.

La ‘regola’ per riuscire a vivere il presente è sper sopportare almeno per tre volte al giorno, di pensare a fine giornata di quando si è sbagliato a parlare con le persone che si ha avuto modo di interloquire. Errori che da anni invano si cerca di eliminare… spesso, parlare troppo e a vanvera. Ma vivere il presente quotidianamente significa anche rimanerci male per un semplice saluto mal contraccambiato con bocca storta, un diverbio tra un muratore e manovale o collega o impiegato sia, è ‘ordine’ del giorno per chiunque, anche tra i barboni che si contengono un pezzo di cartone che li ripari dai rigori della notte… una scadenza da pagare, un amore che è bello da vivere… perché comunque sia è un amore da vivere con i suoi ‘risvolti’ e le sue infinite sfaccettature, alla fin fine, un altra preoccupazione quotidiana.

Di certo non mancano tutte l’ore del giorno anche le occasioni rosa, quelle della bocca che si spalanca a stupore. Un rimborso che si aspetta da molto tempo o quel giorno si è stati più zitti del solito parlando meno e ascoltando di più. Capitano anche i momenti dei giorni belli in cui l’amore va a gonfie vele senza vento in poppa… e ancora la pastasciutta servita in tavola con un bicchier di vino. Mille cose belle da vedere, basta volgere lo sguardo al cielo o ai monti, o al mare.

È già difficile ma sopportabile vivere tutte queste emozioni in un sol giorno, che appare inopportuno pensare al passato che significa rimpianto, appare assurdo rincorrere il futuro che ti incanala in un turbine di emozioni da sembrare un tornado di confusione. Viviamo il presente così come ci vien dato, e poi Noi ci siamo creato.

 

24 LUGLIO 2015 ARA… e 2020 di ARA da mettere al n. 28 S. Cristina, S. Cecilio

 

25 LUGLIO  2014 ARA  S.Giacomo, S. Cristoforo, S. Iacopo, Santa Tea, Santa Valentina

 

26 LUGLIO 2019 ARA  Santa Anna, S. Gioacchino, Santa Camilla, S. Valente, Santa Anika, Santa Annalisa

 

27 LUGLIO 2020  Santa Natalia, S. Arnaldo, Natalia, S. Pantaleone, Santa Venere, Santa Asia, Santa Venera

Destini che si inseguono in sussulti d’amore e si rincorrono tenendosi per mano. La storia che si ripete da Eva a ora, ognuna con i suoi risvolti è uguale a tutte le altre storie. A chi va bene, a chi va male, a chi poteva far di meglio e per chi non c’era nulla da fare… a chi va ‘bene’, a chi va ‘male’, destini che si tengono per mano.

Le storie d’Amore tutte diverse tra loro, sono tutte uguali. Sono le stesse vissute dei nonni e degli antenati, uso e costumi d’altri tempi, ma unico fine costudito nella speranza di un cuore… l’amore. Chi non ha dato Amore è perché non l’ha mai conosciuto, nessuno glielo ha insegnato, nemmeno mamma e papà. Chi d’Amore ne è stato pervaso, ne ha regalato anche a chi non lo voleva, e ha trionfato qualunque sia stato il risultato di quel cedere a mani e cuore pieni. Chi ha dato in quantità Amore e ne ha ricevuto il doppio, conosce un pezzo di Paradiso.

Moltitudine di gente nel mondo, miriadi di facce una completamente diversa da un’altra, lo stesso uniti da un unico destino finale. Tutto uguale, come nell’amore, eppure ci complichiamo la vita a voler guidare il nostro destino quando è già scritto. È tutto ‘uguale’, siamo Tutti ‘Uguali’… perché affannarci nel cercare un altra realtà.

 

28 LUGLIO 2015 ARA… e 2020 ARA doppio S. Nazario, S. Celso

 

29 LUGLIO 2020 S. Marta, S. Maria, S. Lazzaro, S. Lupo

La gente si diverte, è Luglio, è estate ma i più son rimasti senza soldi e con vacanze corte. Il covid19 non ha risparmiato nessuno che già ‘tirasse’ a campare. Nei paesi di altre parti del mondo, stanno vivendo la stessa guerra contro nessuno che abbiamo passato Noi. Ma preferiamo stare in Italia, con pochi soldi ma al riparo di ciò che abbiamo già pagato a caro prezzo per le vittime di tale catastrofe “mentale”… che “andarmela a cercare” è proprio da imbecilli, e Noi tutti c’è la siano cercata. Difficile adesso dimenticare quel corteo di camion militari che trasportavano vittime alcune senza nome. Difficile ricordare una striscia di mezzi verdi che ci hanno riportato indietro di ottant’anni alla seconda guerra mondiale, questa invece combattuta senza mandatari, solo per la stupidità umana.

Luglio, un sole cocente e di tanto in tanto una bufera incombente. Non esiste più la via di mezzo, non c’è piu tepore nei cuori, solo ansie e preoccupazioni. O ci si ubriaca da non capire dove siamo, o si è miti come un passerotto a primavera. Facciamo tutto come il tempo… perché Noi siamo il tempo… Noi siamo il virus.  È Luglio, il mese che anticipa l’eccellenza d’Agosto, tempo di barbecue, tempo di vacanza dopo che si è trascorso tre mesi nell’ozio, tempo di quel che dev’essere il mese che rappresenta l’estate, la gioia, il sole.

Il covid19  ci ha detto stai a casa, anche il Sud Italia ci ha detto state a casa… il Nord Italia delle nostre Alpi non ci ha detto di restare a casa, ci ha semplicemente ‘selezionati’ più di quanto già non facevano prima. Rimarremo ‘a casa’ con pochi spiccioli sufficienti per andare ai laghi o ai monti che qui abbondano, barbecue in giardino ma in compagnia di nuovi amici… il vicino di casa che prima salutavi a malapena, l’amico che si è rincontrato dopo molti anni, sarà un po’ come si fosse a Rimini nei bei tempi della riviera romagnola, meta di un tempo felice di persone a tutte le età, con la sostanziale differenza che ora se vedi un amico per strada lo saluti cordialmente, se lo vedevi all’ora, al mare, sbuffavi dicendo, ma anche qui lo dovevo trovare?  È Luglio, lasciamoci andare quel poco, e tempo di vacanza e senza fare troppi chilometri, ci sono nuovi amici a portata di mano.

 

30 LUGLIO 2014 S. Pietro Crisologo, S. Abdone

I ricordi ci dovrebbero essere da insegnamento, pochi o nessuno alla fine avrebbe da ridire sul suo passato, sono talmente tante le cose che ti passano per la testa di aver fatto, che difficilmente non sei contento di ricordare, e quando ti capita un sogno nella notte, quasi sempre ripercorre il tuo passato, e con facce e fatti differenti dalla realtà, tu rivivi delle situazioni e belle e dolorose della tua splendida vita, che ancora oggi, continuiamo a offuscare quotidianamente dando spazio a malcontenti e malumori, lamentandoci del presente che non è come il passato, ma in realtà tra una decina di anni diventerà bello, e ci lamenteremo del futuro presente.  E si corre, si corre sempre, freneticamente alla ricerca di qualcosa che non ci serve, e per esempio, anticipiamo i tempi sprecando le nostre energie e il nostro denaro per armamenti a salvaguardia di una difesa che, dovesse necessitare,  sarebbe inutile in caso di un terzo conflitto mondiale,  il nucleare non risparmierebbe nessuno, intanto nel mondo, ogni anno muoiono di fame milioni di persone; spendiamo miliardi in ricerche di altri pianeti con tecnologie sofisticatissime, e qua sulla terra non siamo in grado di debellare efficacemente un invasione di locuste, che portano morte per fame a migliaia di persone…

31 LUGLIO 2014 S. Ignazio, Santa Daniela, S. Calimero, S. Germano, Santa Alfonsa, Santa Danila

L’orologio dell’Amore.
Di nuovo c’è che le tue parole erano acqua di fonte e oggi sono acqua di mare. Dolce e salato non tutti piace. Le tue gesta eran colpi di falce che mietevano il grano, ora son mani che raccolgono margherite. Il tuo amore per me era prorompente con una folata di vento, si trasformato un un flebile spiffero che ruba spazio a una finestra semi aperta. Ho sbagliato qualcosa, il fuoco è acqua fresca e il sole sorge sempre avvolto dalle nuvole.

Un tempo noi due si era come un alba radiosa allo schiuder d’occhi, oggi siamo due tramonti carichi di pioggia. Si è inserito qualcosa che ha disturbato il nostro benessere, un elemento della natura o del tempo, che ha inceppato gli ingranaggi dell’orologio del campanile del nostro paese. A volte basta un niente che va tutto a ‘rane’… che quelle a mani nude non le prendi mai. La rana, l’Amore che sfugge davanti ai tuoi desideri, sfugge davanti ai tuoi sogni, per un ingranaggio che s’è inceppato e non scandisce bene le ore.

C’è bisogno di un buon orologiaio che sappia sistemare al meglio quel pezzo claudicante dell’orologio del campanile. Un orologiaio che sappia far scorrere nell’animo al momento giusto acqua salata e acqua dolce, un orologiaio che sappia scrivere parole d’amore oltre che ranzar di falce o cogliere margherite, e invece che folate di vento o spifferi in una sera di calura, arrivi l’ebrezza della sera con l’aria frizzante che pare sia primavera.

Un orologiaio che metta al suo posto le cose e renda il fuoco degno di ardere nel suo nome, lasciando che anche l’acqua abbia il suo vitale contributo al mondo. Quell’orologiaio, potrei essere io. Potremmo di nuovo schiuder gli occhi all’alba e benedire tramonti piovosi che portano vita. Quell’orologiaio sono io… probabilmente non mi sono ricordato di ingrassare per bene gli ingranaggi dei nostri cuori, e sbagliando pensavo il guasto fosse Lei… un suo ingranaggio. Ma la croce è fatta di due bastoni, come gli ingranaggi di un orologio sono tanti, la colpa non è mai di una sola persona… la colpa non è di nessuno dei due perché ognuno ha commesso degli errori di valutazione, per questo non è importante quale sia l’ingranaggio che ha guastato un amore, l’importante è che l’amore sia riparato… dal pezzo rotto tuo e dal pezzo rotto suo. L’Amore ‘ricucito’ è un Amore forte, chi lo ricuce non dimentica di passare più volte l’ago con il filo tra le trame.

 

 

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