MAGGIO Trecentosessantacinque & un po’

01 MAGGIO 2020 S. GIUSEPPE artigiano, S. Achille, S. ALFIO, S. Amatore, S. Pasquale, S. Vivaldo, S. Eufemio, S. Sigismondo

Quando si fa sesso non si fa l’Amore… Maggio lo sa e infonde negli animi della gente un aurea mansuetudine al quale è difficile sfuggire… si è più predisposti a fare l’Amore prima del sesso.

Primo Maggio, mese delle rose, mese della Madonna perché a Lei piacciono le rose e i suoi colori li adopera per ogni specifica manifestazione di gioia. Primo Maggio mese delle rose e a mia mamma piacevano molte le rose che per grazia selvatiche aveva fuori casa, altrimenti le avrebbe viste solo ai funerali. In Onore alla sua memoria presente, nella casa dove vivo, ho piantato rose bianche e rosse che si intrecciano a formare un arco sopra l’uscio a beneficio di chi varca la soglia, ho coronato una Madonnina di rose bianche che da sulla scala che scende, e ancora ne ho interrate due nel punto più nascosto del giardino.

Primo Maggio di più quarant’anni addietro c’era la corsa degli asini a Seriate, un sacrosanto pretesto per gli uomini che si potevano ubriacare di vita e di vino, politiche con risvolti cruenti, la malavita che spavalda agiva a viso scoperto, ora è andata a scuola ed è più spietata di prima, senza un entità, solo giacche e cravatte, non hanno più un volto, non hanno più un anima. Primo Maggio festa dei lavoratori, quarantatré anni fa si festeggiava tra le strade con bandiere rosse, oggi non ci sono né bandiere ne lavoratori… strade deserte, come i valori che se ne vanno con i ricordi. Un giorno di vacanza in più.

 

02 MAGGIO 2017  S. Anastasio, S, Celeste,, S. Flaminio

Le rondini all’imbrunire sembrano impazzite nel loro volteggiare forsennato. Stanno volando per prendere cibo, l’intanto che lo fanno sembrano giocare tra loro, e si sfiorano in velocità incrociandosi pericolosamente, ma sanno bene cosa fanno mentre stridono felici. E volano in cerchio attorno al campanile di montagna schizzando all’improvviso, ora a destra, ora a manca, come il Cielo fosse la loro casa, il proprio riferimento.

Così come sembrano incrociare e svolazzare con il gioco di una scia luminosa nel cielo appena sorta dal passaggio di un concorrente senz’anima.  Sembrano moscerini laboriosi sparsi nell’immenso lenzuolo azzurro steso dalla mano di Dio.  Fra poco andranno nei loro nidi, qualcuna accudirà i suoi piccoli, altre coveranno le uova dei nascituri ritardatari, e anche oggi che il sole saluta le cime dei monti, la giornata e giunta al termine.

I rintocchi delle campane suonano nove volte, lasciando ogni volta una scia di secondo suono che avvertono noi e le rondini che il giorno va ad aspettare l’alba, che a rinnovata vita e nuovo celebrativo vigore, segnerà  altri voli, altre storie di vita per noi. E se le rondini avranno di che volare per vivere, noi ci affanneremo scioccamente per il solito nulla, che non di solo cibo viviamo, ma di altre mille velleità inutili non ci nutriamo. Il volo delle rondini e’ il loro lavoro, il proprio giocare con la vita, il loro procreare, la loro unica occupazione per esistere.

Che noi umani rimaniamo a terra senza volare, e ci inventiamo mille mestieri e mille cose ancora pensando di vivere meglio, ed ecco che per il solo poter volare come le rondini, molti di noi anche domani andranno da fattucchiere, maghi, paragnostici, psicologi, prano terapeuti,  e ingurgiteremo mille colori di altrettante pillole anti stress. Seguiranno filosofie alternative di vita sempre nuove perché sconosciute, per cercare di controllare la valanga di emozioni che invade quotidianamente il nostro emisfero mentale ed emotivo, e nel contempo, provare ad arginare lo straripare di cose inutili che siamo usi fare per fronteggiare il nostro vivere. Il mondo delle rondini e’ il cielo,… E il nostro?

 

 

03 MAGGIO S. FILIPPO, S.GIACOMO E SANTA VIOLA, Santa zvioletta 2015 ore 22.15

imageDevo salvare la mia anima. Che lavorare per vivere, è già un andicapp da qualunque salvataggio.  È una giungla caotica oramai, sempre più si grida al si salvi chi può. E come si fa a vivere in rettitudine. Che ti frega dell’età e dell’ardore, quando Dio ti lascia giovane dentro, e se ti ha pure fatto dono di un grande senso dell’ottimismo, diventa tutto una lama a doppio taglio, ma in qualche momento di debolezza ci penso, devo salvare la mia anima, senno’ e’ aver predicato bene e razzolato male, e così non va, non può andare, dov’è la coerenza, lassù mica Può sempre starnutire e girar via lo sguardo quando si sbaglia, e non si sbaglia poco. Devo salvare la mia anima, che sembra bigotto dirla in questo modo, ma ci credo e devo pur farlo. Ad ogni occasione di preghiera nuova insegnata dal destino che te l’ha posta sulla strada, rispondo con fermezza e non a caso, ma perché si dice destino, ma in realtà Qualcuno l’ha già scritto per te, che poi le sfumature e i colori, alla fine le lascia dipingere a chi li dipinge, che i colori della vita li decidiamo noi, e saranno scuri e grigi, o un arcobaleno, un po’ come la fortuna e la sfiga, che esistono nella misura che abbiamo deciso che ci sia. Ad ogni preghiera nuova, che si impara su di un libricino o una rivista del canonica alla fine ci trovi che servono un certo numero di litanie recitate con una certa frequenza, per un determinato tempo, ma se non c’è il giusto sentore, se non si è  collegati  degnamente a chi ti vuoi rivolgere, e come leggere qualcosa di cui non ne conosci la vera ragione, e non consegui il relativo risultato.

Come si fa a salvare la propria anima!? E’ sufficiente ciò che faccio?  E cosa e’ la sufficenza, quanto e quando è la misura colma. Si perde troppo spesso il filo logico conduttore, si perde spesso il contatto con quello che serve per un collegamento con lo spirito, anche senza logicità, che non è indispensabile quando sei mosso da propositi puri, il più sta nell’averli, che è dura. E il male e’ li, sempre pronto a fare il suo dovere, lui non ha dubbi ne tentennamenti, lui fa quello che deve fare, sempre incessantemente, e butta buio su parecchio tempo di una tua giornata, lavora bene lui. Di bello, per dirla in questo termine, c’è  la consapevolezza di non essere al top con quel ‘collegamento di qua’, ma sempre in cammino per sentieri sicuri… dura solo pochi anni, e il conto lo presenta l’eternità, Non ho altro tra le mani per difendermi da quel gran lavoratore stacanovista che è il male, e la percezione e che non basti, non sia sufficiente, e spesso non e’ una percezione, ma un dato di fatto. A vent’anni sei il padrone del mondo e non devi niente a nessuno, a quaranta, il mondo che ti apparteneva ora è casa,  se si ha la fortuna di possederne una, a sessanta sei in affitto, e nemmeno sai per quanto tempo riuscirai ancora a pagarne la pigione, a settant’anni un raffreddore ti lascia nudo e inerme, senza spada per combattere, e con che cosa combattiamo poi, se non abbiamo conquistato niente prima. Devo salvare la mia anima.

 

04 MAGGIO 2018 Ara S. Floriano, S. Silvano, S. Fulvio, S. Porfirio

Cerco di entrare nel verde dei tuoi occhi, ma non ti posso guardare come quando si faceva dopo l’amore avvinghiati l’un l’altra… potrei ma ho scoradato di farlo, e stupido ti guardo quando Tu non mi guardi e finisce nel tempo di un sospiro. Il verde dei tuoi occhi lo cerco e l’immagino come i momenti più belli tra noi. Momenti di ragazzi, momenti di gioventù dove comanda il cuore prima di tutto. Entro nel verde dei tuoi occhi e ancora cerco la certezza del futuro… ma non riesco a guardarti negli occhi… riesco… ma non c’è la faccio. Adesso ho la barba bianca e ho paura di sfigurare. È facile dirsi ti amo dai venti ai trent’anni, poi, tutto si rafforza se è vero Amore, ma diventa sempre più difficile guardarsi negli occhi. E non è che tanto amore che sempre più mi travolge e mi rende disarmato al doverlo ricambiare. Per fortuna o meglio per grazia, ancora comanda il cuore… Lui sà come trasmettere tanto ardore, passa dai pori della pelle, si insinua nelle trame dell’etere e raggiunge infallibilmente il bersaglio e comunica ciò che deve alla persona che ama… speriamo sia così, perché io la ‘mia’ Susanna l’Amo tanto e se non ho più il coraggio di gioventù dal sapergli dire Ti Amo guardandola per qualche istante nel profondo del verde dei suoi occhi, ciò non significa perché per me sia importante ogni giorno di più della mia vita.
Auguro a tutti un amore profondo… prima o poi, che non esiste un termine per innamorarsi per la prima volta o ancora.

 

05 MAGGIO 2020. ARA 2017 S. ILARIO, S. GOTTARDO, S. Leo, S. Nunzio, Santa Penelope, Santa Tosca

 

06 MAGGIO 2016 ARA S.LUCIO, S. MARIANO, Santa Prudenzia, S. Violante, Santa Annarosa

 

07 MAGGIO 2016 S.FLAVIO S. BENEDETTO, S. VITTORE, S. Augusto, Santa Virginia, Santa Flavia

Cara amica ti scrivo. Un amica, che tale dovrebbe essere una persona che conosci da un po e che con Lei hai trascorso del tempo il quale ci ha visti partecipi protagonisti di alcune vicende e molte se non troppe vicissitudini, verbali ma anche palpabili.

Un amica lo diventa per caso, ma mai per caso, non te la scegli e Lei arriva, legata ad una situazione ancor prima che dall’amore che si elegge a tale sinonimo d’unione fraterna.

E sei arrivata Tu con il fascino speciale di un traguardo irraggiungibile, una imbratta pagine vuote che sai riempire di cuore e di vita, una traduttrice simultanea di sentimenti, e ti ho seguita fin dove ho potuto e voluto tentando di mirarne le gesta, ma presto mi sono reso conto che i comportamenti son propri di ognuno, e ancora sono stantio a capirne i perché  dominato dal cuore, ma vi rinuncio anche se bramoso di risposte, a volte è bene non capire ciò che è meglio non sapere.

Sei arrivata Tu con il tuo entusiasmo forse sempre o quasi malgrado a volte sopito, con quella gioia di dire chi sei e irrompi nell’esporti a “guerriglia”, con tocca e fuggi che lasciano stupiti e fa confondere i sensi nel ‘giudizio’ da darti, semmai si possa esprimere in un qual modo il volerti conoscere.

La vita è una scuola di sentimenti emotivi che apre i battenti ogni giorno dalla propria nascita, e li chiude al tramonto dimenticandosi di morire, e il voto finale che prendi non ti lascia mai pago di niente perché ancora avresti voluto dare, quindi bisogna sapersi contentare, e mi contento di ciò che conosco di Te amica mia.

Solo la parsimonia e la tolleranza mi sono supplenti, e se ben li ascolto mi portano a capire non tutto ma molto del pensiero altrui, e non ultimo, a volte aggiungo la pazienza.

Di te ho capito l’essenza di essermi amica, che tutto trascende dalla normalità del quotidiano pensiero, così ti tengo, così ti ho, ti apprezzo e pure ti stimo ed evito il contrasto di un unione carnale del vissuto, per immergermi nell’ignoto del solo fremere di cuore nel sapere chi sei al di là del tuo volto.

D’accordo, prima o poi ci faremo quella birra che forse non ci “faremo” mai, perché è già chiaro che ce la siamo già “fatta”. Ciao Amica Mia.

 

O8 MAGGIO 2020 S.BENEDETTO, S. Bonifacio, Santa Diletta, S. Generoso, Santa Norma, S. Dionisio.  2015 ARA… questo da mettere al n.11 …  e 2020 Ara da mettere al 15 Maggio

FILUMENA, UNA MADRE SENZA RETORICA

Si può amare una mamma che è stata una prostituta per 25 anni, che non
ha mai rincalzato una coperta durante una febbre o sfiorato la fronte
di un figlio con una carezza? Si può amare una mamma che non è in grado
di dare un nome al padre di ciascuna delle sue tre creature? Si può
amare una mamma che non ha mai versato una lacrima, muovendosi con
lucidità, freddezza e cinismo nella battaglia della vita? Una mamma che
compare all’improvviso a tre ragazzi, senza mai un segno prima?
Solo il grande Eduardo poteva inventare un personaggio forte,
spigoloso, rude e profondo come Filumena Marturano. Un prototipo di
donna e mamma che spazza via la retorica sdolcinata dell’angelo del
focolare, dell’essere asessuato, senza sentimenti e passioni. Sempre un
passo indietro, sempre nell’ombra, sempre con un sorriso.
E mentre l’Italia cantava «sono tutte belle le mamme del mondo»,
Eduardo prende un percorso impervio, contro tutte le credenze e le
percezioni idilliache.
Togliendo il velo della sacralità, delle esaltazioni edipiche. La
famiglia gira sempre attorno alla grandezza di una mamma, ma si parte
dal futuro non dal passato. Non dall’amore, il cuore, le tenerezze, i
canoni classici tramandati da secoli. Si parte dal dramma, dagli inferi
delle esistenze, dagli ultimi. Filumena avrà un nucleo familiare, dopo
avere abbandonato quello originario da ragazzina, per la vita da
marciapiedi; per dare piacere a chi compra il suo corpo e per sfamare i
fratellini. Lo mette insieme dopo vicende strazianti, falsità, inganni,
espedienti amari. Una collezione di reati più vicina all’epilogo in un
carcere che all’eldorado di una famiglia. Dopo aver stuzzicato con un
raggiro la voglia di paternità di un facoltoso con il cuore vuoto e la
testa offuscata dall’egoismo. Fingerà di essere in agonia per strappare
un matrimonio, conquistarsi un marito, un nome. Ma il
pensiero resteranno i figli.
Eduardo non crede alle feste delle mamme, alle regine domestiche. Crede
nelle donne, nel loro coraggio, nella forza che hanno di risalire dagli
abissi. La maternità come dedizione e non come scopo. I suoi figli
arrivano per caso, non voluti. Tranne uno, forse, frutto di un amplesso
con in testa un sentimento. «I figli non si pagano», dice al suo
cliente-amante. Filumena è una donna pratica, l’essere mamma l’è servito
per radunare quattro maschi estranei e trasformarli in una famiglia. Non
c’è moralismo o lezioni da impartire. Chi oggi vive questa festa con
amarezza perché non ha un figlio cui dedicare amore, non deve provare
disagi o il senso di un’esistenza incompiuta. Prima di mamme, si è
donne. Ed è già tanto. Il meglio.
Roberto Marino/Mimì/ Quotidiano del Sud

 

09 MAGGIO 2014 ARA S. Isaia, Santa Luminosa, Santa Carla, Santa Carolina, S. Beato (occupato da doppio ARA)

 

10 MAGGIO 2019 Ara S. Alfio,, S. Giobbe, S. Cataldo

Tra le mani non ho niente, solo tu mi ascolterai, così recita una melodia di un mondo che non c’è se non nella nostra anima, che è più che averla stretta nel cuore.

Si va in cerca di pace e armonia, si vaga con cuore pesante in un sentiero che si spera porti al viale della serenità, si accendono ricordi vividi e lucidi che sbaragliano se non per molto ciò che basta a rintemprarti in un rinnovato fiducioso camminare con i tuoi pensieri. Perché e’ solo tuo quel pensare, e di nessun altro in quel momento, si apre una nuvola di speranza  eterea presenza, come tirarti le coperte sul viso a ripararti dalle insidie quotidiane, chiedere quel l’attimo di tregua dal mondo.

È un cerchio che ti rende immune dalle cattiverie che al fine son solo vivere, riappropriarti di qualcosa che qualcuno o nessuno ti toglie, ma riconquisti un terreno perduto. Cammina che ti passa, passeggia in compagnia della tua ombra nella vita al riverbero del sole, il te stesso che fai rivivere.

Nessuno ci ha obbligato ad avere due auto quando ce n’è d’avanzo d’una, e nemmeno di due cellulari e due televisori con mille canali anche se ne vedi solitamente tre, e due computer, non sia mai che uno si guasti e ci rimani senza per qualche giorno, neanche di un frigorifero americano che ti spara ghiaccio per dei cocktail che non ti fai mai se non quando l’hai acquistato, perché l’aperitivo e’ d’obbligo al bar, e neppure avevi bisogno di avere due cappotti per un inverno che a malapena hai vissuto perché la neve non hai avuto il tempo di toccarla se non per calpestarla, così come per dieci paia di pantaloni e altrettante scarpe per ogni occasione che sempre sono due, calda e fredda,  ma meglio abbondare che deficere, meglio avere un pensiero in più per la testa che mancarti nell’armadio un colore di una maglia che non metti…ma almeno c’è.

E cerchi pace, armonia e serenità, pensando di rilassarti quel tanto che basta per una buona pensata che ti faccia star bene con il consumo che si è impadronito del l’essenza di ciò che realmente ti serve, immerso come sei nel trovare nuove soluzioni a del benessere superfluo quanto i tuoi pensieri. E cammini intanto che la natura si fa vedere con i suoi colori, afferri tra le mani un fiore che se ci pensi non costa nulla, ed è tanto bello nella sua straordinaria semplicità. Osservi i petali rosei e i gialli pistilli, per qualche attimo ritorni uomo, cioè sei un fanciullo con mente libera e cuore aperto, e bisognerebbe afferrare quell’attimo d’insieme con il creato e farlo vivere con la tua carne, capire cosa significa esistere.

Potresti essere nudo, ricco dei colori che ti circondano, e vivo con l’aria che respiri, basterebbe niente per avere tutto, noi si cerca oro nelle tasche, ma basterebbe un sorriso  e un fiore tra le dita.

11 MAGGIO S. Ignazio, S.Fabio, Santa Stella, S. Fabio, S. Gandolfo, S. Velio.  (occupato dal doppio ARA)

 

12 MAGGIO 2020 S. Leopoldo, S. Danilo, Santa Imelda, S. Pancrazio, S. Brancaleone, S. Nereo, Santa Dania, S. Nerino

Aggrapparti alle ali di un Angelo, le serate volano nello spazio insieme ai nostri pensieri per incontrare i giorni e le albe che verranno. L’aurora raccoglierà il rossore riflesso di un sole che spunta da una parte del mondo, e se sarà pioggia, ombrelli, se neve cappotti e guanti di lana. C’è sempre un rimedio nella vita e l’unica volta che non c’è si va in un posto migliore, dove non fa mai ne troppo caldo né troppo freddo.

Fra le piume d’ali che svolazzano nell’etere dello spazio infinito, gli uomini sono alla ricerca di emozioni d’un giorno o di un ora… di minuti, lo spazio di un respiro greve come un giorno d’arsura quanto lieve come violette che sbocciano a primavera… sono pochi attimi intensi vissuti con gli occhi rovesciati dietro le palpebre rivolte al cielo, e lo ringraziano.

Sarà quel che sarà e intanto si vola. Si vola sul mondo che fa immaginare quello che si desidera. Un viaggio nella pace dei sentimenti di ognuno, dove le ‘cose’ che si vedono dall’alto hanno tinte di colori vivaci che sanno accendere lo spirito, e per questo vedere quella luce che serve per illuminare il cammino della nostra vita, e Dante perdoni lo storpio dell’uso delle sue parole, ma a fin di bene ogni ‘cosa’ può essere perdonata.

Si perdona per chi ha sbagliato per necessità, si perdona una bugia che suo malgrado e servita a far del bene, si perdona un amico e si perdona un amore fallito perché si è capito che la croce è fatta di due bastoni… il bastone corto, e quello lungo… ogni uno con la sua precisa parte per comporre la croce che ognuno deve portare in spalla per dare un senso alla propria esistenza… e quindi, al proprio cammino d’amore.

Si perdona il tempo che a volte dispettoso ci perseguita e altre benigno ci rende partecipi di seminare grano e coltivare patate. Si perdona spesso, molto, ma il problema più grande rimane saper perdonare se stessi. Sarà quel che sarà perché nessuno può guidare il suo destino… ad eccezione di Mandela, l’invincibile che disse… “Non importa quanto stretto sia il passaggio, quanto piena di castighi la vita, io sono il padrone del mio destino: io sono il capitano della mia anima.”

Il comandante del nostro destino, e cosa grande da dire, più ‘comodo’ abbandonarsi al fato a volte grato o ingrato senza misura di chi arriva prima per importanza… bianco e nero si sovrapporranno come il sole sorga in una parte lasciando nel buio l’altra metà di mondo, e allora senza arrendersi, continuando tra nubi scure e bagliori di speranza, la lotta nella trincea della vita, ancora una volta e per sempre sarà quel che sarà.

 

13 MAGGIO 2014.   S. Maria di Fatima, S. Gherardo

Se non sei soddisfatta-o della tua vita, regalati una scatola vuota e riempila di fiducia, di speranze e di aspettative, spargi sopra d’essa un pizzico di follia, allegria e simpatia, non dimenticare prima di richiuderla di soffiarci sopra un po’ d’amore, poi chiudi gli occhi e sogna. Se domani ti svegli e non è cambiato nulla, hai dimenticato “il soffio” o hai soffiato senza avere amore nel cuore.

 

14 MAGGIO S. Mattia, S. Ampelio, Santa Cora, Santa Gemma

Stupisce sempre il modo in cui i sensi scatenano la memoria… mangiare un piatto di minestra ricorda di quando si era bambini ma tutte le verdure che ci sono, viste singolarmente non dicono nulla, è una parte dell’ippocampo dove si formano le connessioni neurali, i nostri sensi permettono ai neuroni di esprimere segnali esattamente agli stessi punti del cervello precedentemente usati, cioè dove si deposita la memoria, lì si assembrano singolarmente il gusto di ognuna verdura della minestra, e da lì la minestra ti riempie lo stomaco e lo spirito. Si è fatto del bene al corpo, al gusto e allo spirito, un “trio” perfetto, un connubio di beltade. Dopo la minestra una fetta di pane e salame e un bicchier di vino, caffè e ammazza caffè… il pasto è consumato. Ma “l’ippocampo” non ha ancora finito il suo lavoro d’ogni giorno. Deve mettere insieme un mucchio di altre sensazioni trasmesse dal gusto sposato con il palato, deve ancora mescolare il tutto per l’immaginazione mista a realtà in cui l’individuo che mangia, nel mentre assapora associa il tutto nei ricordi a Lui cari. Nell’ ippocampo del cranio, c’è la zona di ammon che subito viene alla luce del pensiero di pensare al dio Ammone, Re Egizio, forse la fratellanza fra le due parti celebrali risale al tempo dei Faraoni, forse no, ma di certo portano beneficio alla nostra immaginazione, ai nostri sogni… senza di quale si muore senza morire.

 

15 MAGGIO S. Achille, Santa Dionisia, S. Torquato, S. Cassio  ARA doppio 2020

 

16 MAGGIO 2020 S. Ubaldo, S. Adamo, Santa Margherita, S. Teobaldo, Santa Ubalda, S. Onorato, Santa Massima, Santa Greta.

Ci sono scrittori che narrano con orgoglio gesta di altri scrittori. Fatti e parole che evocano grandi verità, lo stesso mi chiedo, perché se sei uno scrittore parli con entusiasmo di un altro scrittore? Si, quello scrittore è famoso e ha detto e scritto cose interessanti, ma ognuno di noi è uno scrittore vero, devi scrivere di Te e non di altri. Gli “Altri” hanno fatto la loro parte ora tocca a Noi, agli scrittori “della domenica”, o a chi vorrebbe scrivere e non ha mai scritto, a chi sogna di farlo e a chi non gliene frega niente ma si fa solo bella figura nel dire che si è letto un libro.

La vita non è fatta di libri, la vita è fatta di tristi realtà e sogni che anelano realtà. I libri sono pensieri di persone che hanno trovato forza e coraggio di scrivere delle cose dettate dal cuore, cose vissute o viste vivere da altre persone, e per quelli che non lo fanno, il merito è doppio, perché hanno la santa pazienza di leggere ciò che altri hanno scritto.
È la solita sinfonia d’Amore, un filo invisibile che unisce il bene dal male e intrecciandosi, sono tanto molteplici le radici del bene, che sempre sovrastato quelle del male.
C’è Carma, c’è Spirito, c’è Credenza, c’è Ego e fiducia e tutto che si intreccia affinché il bianco sia sempre più abbondante del nero
e ognuno tragga le sue conclusioni a beneficio di se stesso e di chi gli sta accanto.

 

17 MAGGIO 2020 s. Pasquale, Santa Basilia, Santa Basilea

Era ed è un momento triste, delicato, era un momento così, triste e delicato. Delicato perché portato dal vento fatto di respiri umani e triste perché di bello non c’era e non c’è niente. Un esperimento sbagliato, pipistrelli che cagano sulla testa di altri animanili perlopiù esotici, lo smog di cui è responsabile il mondo intero, che ha creato deforestazione, e inaridimento del suolo universale, un insieme di colpe per indicare il pollice all’insù o all’ingiù verso qualcuno o “qualcosa” come se si potesse immaginare anche lontanamente ciò che ci può accadere o quel che accadrà a seconda di come alla “Cesare” verseremo il pollice. 

È difficile, ma non impossibile che qualcuno come Mandela sia il “comandante del proprio destino”. 

Per chi capisca il senso del suo messaggio, significa comportarsi verso il mondo e chi lo abita vivendo il presente senza ipocrisie o falsi moralismi, specialmente se animati e condizionati da “mode”, usi e costumi proposti dal secondo millennio che si corona di gloria per i risultati ottenuti sulla Luna e su Marte, ma adesso con il coronaV, si è preso una vacanza con il biglietto di sola andata. Si vergogna un poco il mondo, si vede perché s’è coperto le guance di rosso, che forse sono roghi scatenati nelle foreste per colpa del furioso innalzamento della temperatura globale. Bisogna prenderla godendo dei propri risultati e non essere invidiosi di quelli ottenuti dagli Altri. Se sei contento del tuo vicino, non puoi che essere contento di Te stesso. 

È un momento molto delicato, si sta vedendo ad occhio nudo ciò che siamo e dove arriviamo… e dove potremo forse arrivare.       Un punto d’arrivo. Un bivio della vita. Siamo sulla cima di un monte e come un uovo in bilico alla sua sommità, basta un fremito di cuore per pendere a favore o sfavore, per cadere a manca o a destra, a sinistra o a ponente… basta un fremito di cuore e siamo in balia del destino, tempo futuro, tempo che non si può programmare, tempo di Dio. tempo Nostro, tempo mio. Oggi di cento anni or sono, nasceva il Grande Karol Józef Wojtyla, Papa Giovanni Paolo II, Lōlèc per gli amici cioè per tutti, a Lui dedicato il pensiero del giorno.

 

18 MAGGIO 2018 ARA S. Felice, Santa Enrica, S. Venanzio, Santa Luciana, Santa Vincenza, S. Enrico.

 

19 MAGGIO 2017 ARA  S. Crispino, Santa Gisella, S. Ivone, Santa Giselda

 

20 MAGGIO 2016 ARA S. Bernardino,  Santa Lidia, S. Anastasio

 

21 MAGGIO 2020 S. Vittorio, S. Adalrico,

Ha fatto l’amore tante volte con sua moglie. L’aveva fatto amandola come persona e stimandola per la sua laboriosità e per il suo modo di vedere le cose con coscienza. L’aveva amata per le torte che Lei preparava per Lui, anche se in realtà Lui scopri dopo tanti anni, che piacevano più a Lei.

L’aveva amata alla follia quando pensò non fosse più ‘sua’, l’aveva amata per il suo perdono, Lui l’aveva amata e rispettata come quando si guarda una donna negli occhi e dentro una vocina ti dice che non la meriti. Ci sono molti modi per dire ti Amo, e lo stesso si finisce sempre nel modo migliore per dirlo, facendo l’amore. Però in questo caso l’amore si divide in due modi di essere interpretato è generalmente prevale quello di fare all’amore con l’irruenza di un ventenne, ad eccezione della prima volta, il primo fremito di intenso piacere che si assapora saziandosi solo di baci e languide carezze per poi esplodere in un piacere che difficilmente si riprova… bene o male l’intensità del rapporto abbia avuto successo è sempre un bel ricordo, ovviamente non per i disgraziati casi di violenza subita, ma questo è un argomento che non riguarda Donne e Uomini con il passare del tempo diventa difficile fare l’amore con il rispetto della prima volta che passa direttamente alla “fase 2” per dirla alla “covi d”, e diventa un impetuosa esplosione di ormoni e questo atteggiamento è difficile da cambiare tra una coppia da almeno vent’anni. E allora Lui l’amava, e si rese conto di dover tornare a fare all’amore come la prima volta, sempre più consapevole che il sesso è molto, ma non è tutto, il vero Amore è fatto di ben altra pasta. Lui l’amava, e oggi la ama di più.

 

22 MAGGIO  2015 ARA e 2020 ARA da mettere al 9 di Maggio.  Santa Rita, Santa Giulia, Santa Annarita

 

23 MAGGIO 2014 ARA S. Desiderio

 

24 MAGGIO 2019 ARA Ascensione di nostro Gesù Cristo, Santa Maria Ausiliatrice, S. Albano

 

25 MAGGIO 2016,  S. Beda, S. Adelmo, Santa Orietta, S. Zenobio

Rumoreggia… e non è “agli irti colli rumoreggia il mar”
Qui tra le montagne si sente l’eco che riflette sui dorsali degli irti monti, aumentando d’intesita’… e come il tempo ti dicesse…. ora comando io, sono stanco di sentire le vostre lagne da umani discontenti. Troppe notizie che passano via etere senza chiedere il permesso al tempo, e ora lui il Tempo, non ci sta’

E il tuono continua a parlare, a volte urla per meglio farsi sentire. Il vento rincara con folate che anch’esse gridano di fare silenzio,…. adesso si ascolta il tempo che con la sua palpabile presenza si impone imprecando

Ora è salito in cattedra una voce più grande di noi umani, parla il Tempo, parla Dio. Non resta che raccogliere le sfumature di tanta bellezza e potenza, inchinare il capo socchiudendo gli occhi in segno di reverenza e respirarla a pieni polmoni con grossi sorsi d’aria… Aria, una delle sorelle naturali del tempo.

I primi goccioloni non tardano ad arrivare, e battono sui tetti con prepotenza sferzando ancor più sui vetri delle piccole finestre di case rupestri di montagna. Allora, a quei tempi non serviva una grande vista con luce all’interno dei casolari, le finestre dovevano servire solo per un ricambio d’Aria.

Il contadino montanaro di vedere monti e orizzonti sconfinati ne aveva ben donde, e la luce invadeva i suoi occhi sin dalle prime luci dell’alba. Solo l’aria andava ‘respirata’… senza nemmeno l’interruzione delle meritate poche ore di sonno del contadino montanaro, i suoi sogni, non erano altro che il proseguo della sua realtà quotidiana.

Con i cuori un poco intimoriti di uomini e animali, si stava su per baite con i Cani sotto i portici. Gli uomini con una mano si stringevano intorno al collo i colletti della giacca di velluto grosso appoggiata sulle spalle, a coprirsi dal cambio dei tempi… da caldo, a freddo, in un attimo in cui l’abbraccio del chiaro e dello scuro si sposano per un attimo.
Una cicca di toscano in bocca e si stava ad ammirare la potenza del tempo l’intanto che il buio diveniva sovrano su tutto, digerivano con un gotto di grappe, e ringraziavano supplichevoli chiedendo in cuor nostro clemenza alla forza degli elementi, che incombente avea furia di arrivare con tono di voce severo.

Le capre negli alti alpeggi ben sapevano dove si trovava quel fitto cespuglio scovato dalla loro voracità, l’avevano nascosto in modo si fosse formasse un tetto di neve al di sopra del loro riuscire a brucare, le capre lo sapevano, non restava loro che scavare per avere un pasto magro anche d’inverno.

Le mucche hanno solo la loro pelle per riparo dalle intemperie di tarda primavera.
Solo quelle gravide portavano un tappeto di canapaccio di yuta avvolto tra reni e collo, là, sui monti.

Mentre le pecore furbe e più piccole, sapevano entrare nel bosco senza timori per ripararvici ed uscirne con la stessa disinvoltura di come fossero entrate e forse non “asciutte”, ma sicuramente avevano preso molta meno acqua piovana dei cani da pastore bergamasco che vegliavano le pecore ai margini del bosco, al di là degli alberi, sotto le intemperie più dure.

Allora come ora silenzio!… parla il Tempo che è stanco di stare ad ascoltare le nostre lamentele.

 

26 MAGGIO 2020  S. Filippo

Il tempo fa i capricci, servirebbe sole e quiete e arriva acqua e tormenta. Il ragazzino della porta accanto gioca a Futt Boll, non sa cosa regalare alla sua giovane promessa. Adolescente, è la prima volta che si deve preoccupare di compiacere la compagna di banco, e adesso tutto si complica perché la piccola adorata amica del cuore non siede più da tre mesi accanto a Filippo. Cosa regalarle per il suo compleanno. Adesso che la grandine ha rotto fiori e petali dei gerani del suo giardino, cosa può farle in dono, dopo che il fiore del glicine è sparpagliato per terra. Ci pensa a lungo Filippo, Carlotta merita il meglio… magari ci scappa il primo bacio. I fiori nel giardino son spariti e con loro gli scheletriti rimasugli e Filippo non ha l’età per comperarli dal fioraio. Un anello e roba da grandi. Un libro?… ne leggiamo già troppi per la scuola. Poi, all’improvviso, il viso di Filippo si illumina… ok.ci sono! Regalerò a Carlotta un bella mascherina colorata, la porterà sul viso ogni volta che esce di casa così penserà sempre a me. Il tempo è bizzarro e non mi fa giocare, come la “mascherina”, ma uno fa ciò che vuole, l’altra… uguale.

 

27 MAGGIO S. Agostino, S. Oliviero

 

28 MAGGIO 2019 S. Emilio, S. Priamo

Se Dio. mi assolve, lo fa solo per insufficienza di prove. ( Alda Merini, solo titolo) Stá m’pê n’tat chè te ende.

Sta m’pê acâ, t’ha dō fè quat chę ten volet, ma sta m’pê n’tat chè prôe a endit. M’à ôcôr ôl post n’dè stala. Zęmò la Gigia e la Belā jié malmetide e i s’ta stręcę, senza parlá del Bigio, ö l’asnì ché pôarì pò a lü al gávres la só de dí, ché da quand l’é riat ôl Barú, jha metit n’dõ cantú. Ôl Barone, l’è ü caalú de tata stasa, e l’ha ôcupat ôl post piô bel, chel visì ala fraschera, n’dô öna ôlta a ghera la Morena che ades ôl padrü al vol vendì per la manera che l’é stôfa dè fá lac. I cavrę per fürtüna jé n’dô notra banda, n’del sò sęrai, fò di bale… mancheręs a c’ha de iga la spôsà dè cavrú n’dè stala.

La mucca Morena non serve più a nessuno, va in pensione e se muore presto è meglio per tutti, la Gigia e la Belā, fanno le mucche signorine da latte perché son giovani e se ne fregano della Morena… ancora non sanno che troppo presto anche loro non serviranno più a nessuno. La Morena ha fatto il suo tempo, ha fatto solo latte per tutta la vita, nient’altro… provasse uno di Noi a fare la stessa cosa per tutti i giorni della nostra vita… e ci riuscisse… che a malapena, tra mille lamenti, lavoriamo 40 ore settimanali, meno di un terzo del tempo a disposizione di una settimana. Il Bigio, l’asinello, si accontenta di quel che meglio riesce ad evitare per non lavorare, e del posto nella stalla non gliene frega nulla, lo mettano pure dove gli pare, son lontani i tempi in cui lo legavano ad una macina e per troppe ore girava in tondo senza mai fermarsi… forse non è scemo, e intelligente, si accontenta di ciò che ha. Provassimo noi a fare la stessa cosa per tutti i giorni della nostra vita a lavorare per 10/12 ore per sempre… a malapena, tra lamenti e improperi vari, facciamo 40/44 ore settimanali, occupando la metà di un terzo della nostra vita, e comunque non per sempre, a Dio. piacendo, esiste anche la vecchiaia. Le mucche e le capre l’anno sempre scanzonato perché prendeva le botte invece che ubbidire.

Il cavallo chiamato Barone, deve ringraziare la nobiltà rappresentata dal suo stesso nome, gliel’hanno dato di diritto anche se non sa fare un cazzo se non tirare un calesse la domenica mattina per il “padrone”. Barone, per un cavallo significa ‘stazza’, muscoli e taglia al di sopra della media, e uno Shire Irlandese non può che esserne orgoglioso, e se la tira un po’.
Mi viene in mente di paragonare il cavallo Irlandese ad un uomo qualsiasi del mondo. Barone pretende un posto più largo nella stalla, così come la Gigia, la Bigia e la Minä, perciò la ‘sciüra Morena quattro tette stanche, se ne deve andare.
Un po’ come quando una persona deve al contrario del suo volere, separarsi dal suo essere parte della vita finora vissuta. Un uomo per stare largo nella stalla, non nitrisce nervoso e non ammonisce muggendo, aggredisce e se necessario uccide. L’animale si lamenta di una situazione sgradevole, finché s’abitua e si sottomette al proprio destino, così come l’asino da soma porti in continuazione su e giù dal porto a Santorini passeggeri scomodi e goffi. L’asen l’ha c’etat de fa öl sò doęr.   L’hé mia bambo l’asen, l’ha pensat che l’é mei sö è zhò d’öna ria che girá inturen à önà masna tôt öl dé per semper finché tè môret. Per questo l’asino sembra stupido, prende le botte per non voler ubbidire, quando in realtà è più nobile di sentimenti del cavallo Barone tutto muscoli e poco cervello. Al meno lui, l’Asino, si oppone alla tirannia del padrone anche se prende le botte. L’ uomo come il Barone fa il netto contrario, prende le botte e finge di non “sentirle” nemmeno. Dio. Mi perdoni se mangio ancora carne di mucca.

 

29 MAGGIO 2015 S. Massimino, Santa Orsola

Erano passati pochi mesi dal più grave incidente che per sventura mi fosse mai capitato, ancora convalescente in quel 2008, io e mia moglie fummo invitati in pellegrinaggio a Medjugorie da un gruppo di preghiera di un paese di montagna dove noi si villeggiava nei periodi festivi.

Accettammo, ed io che ancora mi reggevo con l’aiuto delle stampelle, siamo partiti per quell’evento come per ringraziare la Madonna della grazia ricevuta di essere ancora in vita.

Il viaggio in pullman fu estenuante considerate le mie condizioni di salute, ricordo che quelle sedici ore parvero giorni e giorni, ma tra barzellette, canti, e preghiere, si arrivò. Non fu certo idilliaco l’ingresso alla cittadina di Medjugorie, sembrava d’essere arrivati in posto di villeggiatura sull’adriatica d’Italia. Negozi in ogni luogo che vendevano statuine e souvenir sacri, bancarelle a destra e sinistra della strada, un mercanteggiare di immagini sacre e blasfemie in terracotta. Normale, mi dissi, quella ‘povera gente’ ci viveva di quel commercio e in un certo qual modo, la Madonna ha aiutato anche loro, i superstiti di una lunga e sanguinosa guerra fraticida. Non nascosi comunque il mio disappunto, mi pareva un oltraggio alla santità del luogo, ancora adesso al solo ricordo, sono infastidito.

La gente si accalcava per le strade come formiche impazzite affamate di santità, alla ricerca di quella verità che davano già per scontata dalla fede, prima ancora partissero, io ero uno di Loro, cercavo solo di rimanere con un piede sulla terra, per non sconfinare nella tristezza dell’esaltazione che tanto detesto.

Il giorno seguente ci recammo senza ordine composto, in un bel giardino e nel suo mezzo un bellissimo Cristo in croce si ergeva imponete ma dimesso e sofferente come l’ultimo degli ultimi. Dal suo ginocchio una piaga, una ferita che lacrimava in continuazione gocce oleose di liquido umano… senza smettere mai… una dopo l’altra incessantemente. L’ incredulità Di S. Tommaso faceva pensare a mille “meccanismi” del perché di questo sangue bianco versato senza sosta, ma senza risposte non rimane che la Fede.

Ad un centinaio di metri circa un enorme piazzale circolare con relative panchine convesse, al suo termine, pochi gradini è un palco rialzato enorme, ai suoi lati una decina di sacerdoti e preti a sinistra, a destra altrettanti, seduti su delle sedie ricevevano confessioni e dispensavano assoluzioni a chiunque… non a me. Non scorderò mai l’amarezza e l’umiliazione che provai quando rifiutarono la mia confessione perché sono divorziato. A nulla valse il mio timido e imbarazzante tentativo di spiegare che la mia coscienza era apposto, e non mi servì nemmeno dire che avessi da tempo avviato le pratiche per l’annullamento del matrimonio alla Sacra Rota, fui liquidato con una medaglietta della Madonna di Medjugorie che ancora conservo… è sempre conserverò, Lei e innocente, non ha colpe ne responsabilità delle decisioni umane.

Che bello se Papa Francesco all’epoca avesse già pronunziato le storiche parole… “Chi sono Io per giudicare gay e divorziati!! Forse ad essere umiliati sarebbero gli stessi che mi congedarono ipocritamente con una medaglietta, hanno obbedito ad un ordine scritto su un foglio di carta e non hanno saputo ascoltare il loro cuore. La sera, cena in compagnia, Rosario subito dopo davanti al ‘grande‘ Cristo che lacrima e poi a nanna che il mattino la sveglia sarebbe stata al primo canto del gallo, ci saremmo recati a Mostar meta del viaggio di quel giorno, erano ancora ben visibili i segni di una guerra appena passata, colpi di mitragliatore e di mortaio a centinaia sulle pareti di case, palazzi, scuole e ospedali.

Era come vedere un telegiornale di una decina d’anni prima, quelli che a cena tra un piatto e l’altro ti facevan sospirare pensando… povera gente, e finiva lì, si cambiava canale perché in fondo non riguardava la nostra Italia, tanto stava succedendo ad altri, e poi così lontano! Tanto lontano che se le fazioni in guerra avessero sbagliato l’impostazione del tiro di un cannone a lunga gittata, poteva tranquillamente cadere sulla terra italica.

 

30 MAGGIO 2015 S. Giovanna d’Arco, S. Ferdinando

Trovandoci in quel posto, ci si rende conto che non era poi tanto lontano dalla nostra realtà, era solo a poche ore di strada da Te e da ma, dalla cucina di casa nostra dove si mangiava tranquillamente mentre la gente moriva… e d mitra e di fame, lì proprio fuori casa tua.

Ma attraversando il ponte stretto dove il territorio si divide fra Cristiani e Mussulmani, un prete che ci accompagnava in abiti borghesi, ci invito a spogliare catenine d’oro con croci, sembrò un esagerazione ma

in principio mi sembro’ una esagerazione, ma non la pensai così appena giunti dalla parte opposta, sguardi palesemente ostili ci seguivano costantemente, e fu un sollievo quando solo un’ora dopo decidemmo di andarcene. Tutto questo il mattino, di pomeriggio avevamo in programma di partecipare in un paese sulla strada di ritorno, ad una conferenza di padre Tomislav Vlasic, grande sostenitore Mariano, perseguitato dalle autorità  militari appena dismesse, che lo incarcerarono perché ritenuto un personaggio scomodo e sovversivo. Sala gremita, non meno di 500 persone, Padre Tomislav inizia il suo simposio, i toni sono subito accesi, e sembra voler gettare moniti a tutti noi anziché preghiere. Inveisce con toni duri contro consumismo e il capitalismo, quasi rendendoci responsabili diretti, e ai più piacque, a me non molto, del resto pur rispettandolo non sono nemmeno un grande sostenitore di  Padre Pio, per le stesse ragioni, li rispetto e mi astengo dall’andare oltre ogni mia personalissima impressione. Più tardi in quello stesso giorno, cena e poi Rosario e alle 10 a nanna. Il mattino seguente sveglia alle sei e camminata sul colle di Maria, il krizevac, che per me, fu li che Lei apparve. Su quel colle, la gente cambia, si trasforma, entra in un aurea di misticismo, tutti sono estasiati, illuminati, cominci a percorrere quel sentiero costellato da varie stazioni come la via Crucis, e preghi, e ti senti con tutti, e tutti si sentono con te.

Qualcuno piange di gioia, qualcun altro piange di disperazione implorando chissà quale grazia, che poi le grazie son tutte uguali, son tutte chieste per disperazione e pietà, e stato forse uno dei luoghi in cui ho sentito di più la gente “vera” non bigotta, sincera, non falsa e ipocrita, umile, non esaltata. Quel mattino abbandonai le stampelle, e io con Maria Rosa  salimmo scalzi, e se per le prime centinaia di metri sarebbe comune a tutti percorrere, assicuro che arrivare all’ultimo kilometro e’ davvero dura… per poi, inginocchiarsi per percorrere una ripida scalinata di altre centinaia di gradini per raggiungere così la tanto agognata meta, la grande croce, che si erge imponente come a gratificarti del tuo sacrificio, e ancora desidero ricordare che da circa quattro mesi, l’unica volta che riuscii ad inginocchiarmi, fu in chiesa al matrimonio di mio nipote, al Santus nel ricevimento dell’Ostia, ma allora mi aiutarono a rialzarmi.  E il giorno seguente la sveglia fu alle quattro, perché  era il due di Settembre, e come ogni due del mese la Madonna appare a Miriam, ultima veggente rimasta ad avere regolarmente la visione della Vergine.  Un capannone enorme con ampie balconate, e centinaia di sedie, faceva da sala-chiesa di ricevimento per il grandioso evento, alle sei di mattina si era praticamente tutti assiepati, ammassati in un frastornante chiacchierio. Altre centinaia di persone si erano accomodate nel giardino adiacente l’edificio, e “seguivano” l’Apparizione dell’Immacolata, tramite schermi video giganti e potenti casse acustiche…

 

31 MAGGIO 2015  S. Silvio, Santa Petronilla, S. Battista

Noi invece si era lì su di una balconata,nemmeno troppo lontana, poche decine di metri dall’altare che ospitava la statua della Vergine. 8.30, il vociare frastornante si elevò a voce grossa di stupore e ammirazione, fece il suo ingresso Miriam la Veggente, l’estenuante attesa era giunta  al termine. Miriam si rivolge con un sorriso a noi pubblico, da quegli occhi azzurri di chi a visto Nostra Signora e sofferto la guerra, sembra salutare con tenerezza uno per uno tutti noi, senza parole, con il sorriso. Delle persone aiutano Miriam ad avvicinarsi all’altare della Vergine Immacolata Maria, e li ivi giunta inizia a pregare inginocchiata. Si fecero le nove e Miriam da una posizione statica, si raddrizzò dall’incurvatura del suo corpo, il suo viso si illumino’ come di stupore e i suoi occhi si sgranarono, per poco dopo lasciar scendere vere copiose lacrime di gioia, era li, davanti a lei, Maria nel suo sfolgorante candore che parlava attraverso la figlia, perché questa ci traducesse più tardi il suo divino messaggio. Il silenzio poteva essere tagliato a fette tanto era sepolcrale, tanto era riverente, ogni tanto un rumore… Qualcuno veniva meno, sveniva, qualcun’ altro singhiozzava, altri ancora piangevano a dirotto con lamenti strazianti, ognuno a modo suo mostrava o celava gelosamente la propria emozione.

Un quarto d’ora di silente preghiera e Miriam si mise le mani sul viso come a riprendersi da uno stato di trans, e faceva il suo ultimo segno della croce per poi lentamente rialzarsi tra il vociare che ora aveva ripreso a pieno ritmo il suo rumoreggiare. Tutto era finito la Madonna era apparsa come sempre puntuale per il suo messaggio d’amore, ad intercedere per noi presso Suo Figlio Gesu’. Messaggio che poco dopo ci venne tradotto in più lingue, e per i più pazienti consegnato anche scritto. Non per noi che impazienti fummo accompagnati in una abitazione li vicino, vi abitava un’ altra veggente e fatto straordinario in una camera da letto spoglia non più usa alla bisogna, vi era una croce alta circa due metri dipinta sulla bianca e nuda parete. Cosa aveva di straordinario? Nulla se si fa eccezione per il fatto che la croce era grondante di sangue fresco che sostituiva i colori che davano forma alla croce stessa. Sbalorditivo! e questo poco dopo essere stati testimoni della apparizione della Madonna, come dire la ciliegina sulla torta.

Che il mattino che segue partiamo, e ce ne torniamo al nostro paese, e le emozioni forti son finite, ma non abbiamo tenuto conto di con chi avevamo a che fare, così che dopo un ora circa di viaggio, mentre tutti parlottavano di quella esperienza  meravigliosa, d’improvviso una signora con noi grida qualcosa e indica con il dito fuori dal finestrino, prima uno e poi l’altra tutti guardiamo nella direzione indicata, lassù nel cielo, il sole come impazzito comincio’ a roteare, facendo dei cerchi prima in senso orario, poi anti orario, mandando nel contempo lampi accecanti diversi tra loro. Le grida di stupore si moltiplicarono, o molti come me non avevan parole, fatto sta che per molti minuti la Santissima, ha così voluto salutarci, difficile pensare a rimbambimento collettivo, eravamo più di cinquanta persone, nessuno disse di non aver visto il sole giocare in quel modo bizzarro. Non sono tornato esaltato da quel pellegrinaggio e come se avessi sempre saputo che la Madonna e’ la, come e’ in ogni posto dove viene venerata, la sola riflessione e che non ho mai visto n’è sentito, che una guerra potesse cessare improvvisamente d’incanto, come e’ cessata in Bosnia Erzegovina, una guerra finita di colpo senza vinti ne vincitori tra i contendenti. Ma il vincitore unico, e chi attira ogni anno milioni di pellegrini fedeli e non, la dove la gente moriva per l’odio, ora regna la Regina della Pace, la Madonna Immacolata di Medjugorie.

 

 

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