MAGGIO

01 MAGGIO S. GIUSEPPE artigiano, festa dei lavoratori.

Primo Maggio, mese delle rose, mese della Madonna perché a Lei piacciono le rose e i suoi colori li adopera per ogni specifica manifestazione di gioia. Primo Maggio mese delle rose e a mia mamma piacevano molte le rose che per grazia selvatiche aveva fuori casa, altrimenti le avrebbe viste solo ai funerali. In Onore alla sua memoria presente, nella casa dove vivo, ho piantato rose bianche e rosse che si intrecciano a formare un arco sopra l’uscio a beneficio di chi varca la soglia, ho coronato una Madonnina di rose bianche che da sulla scala che scende, e ancora ne ho interrate due nel punto più nascosto del giardino. Primo Maggio di più quarant’anni addietro c’era la corsa degli asini a Seriate, un sacrosanto pretesto per gli uomini che si potevano ubriacare di vivo, politiche con risvolti cruenti, la malavita che spavalda agiva a viso scoperto, ora è andata a scuola ed è più spietata di prima, senza un entità, solo giacche e cravatte, non hanno più un volto, non hanno più un anima. Primo Maggio festa dei lavoratori, quarantatré anni fa si festeggiava tra le strade con bandiere rosse, oggi non ci sono né bandiere ne lavoratori… strade deserte, come i valori che se ne vanno con i ricordi. Un giorno di vacanza in più.

 

02 MAGGIO S. ANASTASIO

 

 

03 MAGGIO S. FILIPPO, S.GIACOMO E SANTA VIOLA.

 

04 MAGGIO 2018 Ara S. FLORIANO, S. SILVANO

 

05 MAGGIO 2017 Ara S. ILARIO, S. GOTTARDO

Stupisce sempre il modo in cui i sensi scatenano la memoria… mangiare un piatto di minestra ricorda di quando si era bambini ma tutte le verdure che ci sono, viste singolarmente non dicono nulla, è una parte dell’ippocampo dove si formano le connessioni neurali, i nostri sensi permettono ai neuroni di esprimere segnali esattamente agli stessi punti del cervello precedentemente usati, cioè dove si deposita la memoria, lì si assembrano singolarmente il gusto di ognuna verdura della minestra, e da lì la minestra ti riempie lo stomaco e lo spirito. Si è fatto del bene al corpo, al gusto e allo spirito, un “trio” perfetto, un connubio di beltade. Dopo la minestra una fetta di pane e salame e un bicchier di vino, caffè e ammazza caffè… il pasto è consumato. Ma “l’ippocampo” non ha ancora finito il suo lavoro d’ogni giorno. Deve mettere insieme un mucchio di altre sensazioni trasmesse dal gusto sposato con il palato, deve ancora mescolare il tutto per l’immaginazione mista a realtà in cui l’individuo che mangia, nel mentre assapora associa il tutto nei ricordi a Lui cari. Nell’ ippocampo del cranio, c’è la zona di ammon che subito viene alla luce del pensiero di pensare al dio Ammone, Re Egizio, forse la fratellanza fra le due parti celebrali risale al tempo dei Faraoni, forse no, ma di certo portano beneficio alla nostra immaginazione, ai nostri sogni… senza di quale si muore senza morire.

 

06 MAGGIO 2016 Ara S.LUCIO, S. MARIANO

Ci sono scrittori che narrano con orgoglio gesta di altri scrittori. Fatti e parole che evocano grandi verità, lo stesso mi chiedo, perché se sei uno scrittore parli con entusiasmo di un altro scrittore? Si, quello scrittore è famoso e ha detto e scritto cose interessanti, ma ognuno di noi è uno scrittore vero, devi scrivere di Te e non di altri. Gli “Altri” hanno fatto la loro parte ora tocca a Noi, agli scrittori “della domenica”, o a chi vorrebbe scrivere e non ha mai scritto, a chi sogna di farlo e a chi non gliene frega niente ma si fa solo bella figura nel dire che si è letto un libro.

La vita non è fatta di libri, la vita è fatta di tristi realtà e sogni che anelano realtà. I libri sono pensieri di persone che hanno trovato forza e coraggio di scrivere delle cose dettate dal cuore, cose vissute o viste vivere da altre persone, e per quelli che non lo fanno, il merito è doppio, perché hanno la santa pazienza di leggere ciò che altri hanno scritto.
È la solita sinfonia d’Amore, un filo invisibile che unisce il bene dal male e intrecciandosi, sono tanto molteplici le radici del bene, che sempre sovrastato quelle del male.
C’è Carma, c’è Spirito, c’è Credenza, c’è Ego e fiducia e tutto che si intreccia affinché il bianco sia sempre più abbondante del nero e ognuno tragga le sue conclusioni a beneficio di se stesso e di chi gli sta accanto, scrivendo o leggendo.

 

07 MAGGIO S.FLAVIO S. BENEDETTO, S. VITTORE

 

08 MAGGIO S.BENEDETTO. 2015 Ara… questo da mettere al n.11 …  e 2020 Ara da mettere al 7 Maggio

FILUMENA, UNA MADRE SENZA RETORICA

Si può amare una mamma che è stata una prostituta per 25 anni, che non
ha mai rincalzato una coperta durante una febbre o sfiorato la fronte
di un figlio con una carezza? Si può amare una mamma che non è in grado
di dare un nome al padre di ciascuna delle sue tre creature? Si può
amare una mamma che non ha mai versato una lacrima, muovendosi con
lucidità, freddezza e cinismo nella battaglia della vita? Una mamma che
compare all’improvviso a tre ragazzi, senza mai un segno prima?
Solo il grande Eduardo poteva inventare un personaggio forte,
spigoloso, rude e profondo come Filumena Marturano. Un prototipo di
donna e mamma che spazza via la retorica sdolcinata dell’angelo del
focolare, dell’essere asessuato, senza sentimenti e passioni. Sempre un
passo indietro, sempre nell’ombra, sempre con un sorriso.
E mentre l’Italia cantava «sono tutte belle le mamme del mondo»,
Eduardo prende un percorso impervio, contro tutte le credenze e le
percezioni idilliache.
Togliendo il velo della sacralità, delle esaltazioni edipiche. La
famiglia gira sempre attorno alla grandezza di una mamma, ma si parte
dal futuro non dal passato. Non dall’amore, il cuore, le tenerezze, i
canoni classici tramandati da secoli. Si parte dal dramma, dagli inferi
delle esistenze, dagli ultimi. Filumena avrà un nucleo familiare, dopo
avere abbandonato quello originario da ragazzina, per la vita da
marciapiedi; per dare piacere a chi compra il suo corpo e per sfamare i
fratellini. Lo mette insieme dopo vicende strazianti, falsità, inganni,
espedienti amari. Una collezione di reati più vicina all’epilogo in un
carcere che all’eldorado di una famiglia. Dopo aver stuzzicato con un
raggiro la voglia di paternità di un facoltoso con il cuore vuoto e la
testa offuscata dall’egoismo. Fingerà di essere in agonia per strappare
un matrimonio, conquistarsi un marito, un nome. Ma il
pensiero resteranno i figli.
Eduardo non crede alle feste delle mamme, alle regine domestiche. Crede
nelle donne, nel loro coraggio, nella forza che hanno di risalire dagli
abissi. La maternità come dedizione e non come scopo. I suoi figli
arrivano per caso, non voluti. Tranne uno, forse, frutto di un amplesso
con in testa un sentimento. «I figli non si pagano», dice al suo
cliente-amante. Filumena è una donna pratica, l’essere mamma l’è servito
per radunare quattro maschi estranei e trasformarli in una famiglia. Non
c’è moralismo o lezioni da impartire. Chi oggi vive questa festa con
amarezza perché non ha un figlio cui dedicare amore, non deve provare
disagi o il senso di un’esistenza incompiuta. Prima di mamme, si è
donne. Ed è già tanto. Il meglio.
Roberto Marino/Mimì/ Quotidiano del Sud

 

09 MAGGIO 2014 Ara S. ISAIA

 

10 MAGGIO 2019 Ara S.ALFIO, S. GIOBBE,

 

11 MAGGIO S.IGNAZIO, S.FABIO

 

12 MAGGIO S. LEOPOLDO

Aggrapparti alle ali di un Angelo, le serate volano nello spazio insieme ai nostri pensieri per incontrare i giorni e le albe che verranno. L’aurora raccoglierà il rossore riflesso di un sole che spunta da una parte del mondo, e se sarà pioggia, ombrelli, se neve cappotti e guanti di lana. C’è sempre un rimedio nella vita e l’unica volta che non c’è si va in un posto migliore, dove non fa mai ne troppo caldo né troppo freddo.

Fra le piume d’ali che svolazzano nell’etere dello spazio infinito, gli uomini sono alla ricerca di emozioni d’un giorno o di un ora… di minuti, lo spazio di un respiro greve come un giorno d’arsura quanto lieve come violette che sbocciano a primavera… sono pochi attimi intensi vissuti con gli occhi rovesciati dietro le palpebre rivolte al cielo, e lo ringraziano.

Sarà quel che sarà e intanto si vola. Si vola sul mondo che fa immaginare quello che si desidera. Un viaggio nella pace dei sentimenti di ognuno, dove le ‘cose’ che si vedono dall’alto hanno tinte di colori vivaci che sanno accendere lo spirito, e per questo vedere quella luce che serve per illuminare il cammino della nostra vita, e Dante perdoni lo storpio dell’uso delle sue parole, ma a fin di bene ogni ‘cosa’ può essere perdonata.

Si perdona per chi ha sbagliato per necessità, si perdona una bugia che suo malgrado e servita a far del bene, si perdona un amico e si perdona un amore fallito perché si è capito che la croce è fatta di due bastoni… il bastone corto, e quello lungo… ogni uno con la sua precisa parte per comporre la croce che ognuno deve portare in spalla per dare un senso alla propria esistenza… e quindi, al proprio cammino d’amore.

Si perdona il tempo che a volte dispettoso ci perseguita e altre benigno ci rende partecipi di seminare grano e coltivare patate. Si perdona spesso, molto, ma il problema più grande rimane saper perdonare se stessi. Sarà quel che sarà perché nessuno può guidare il suo destino… ad eccezione di Mandela, l’invincibile che disse… “Non importa quanto stretto sia il passaggio, quanto piena di castighi la vita, io sono il padrone del mio destino: io sono il capitano della mia anima.”

Il comandante del nostro destino, e cosa grande da dire, più ‘comodo’ abbandonarsi al fato a volte grato o ingrato senza misura di chi arriva prima per importanza… bianco e nero si sovrapporranno come il sole sorga in una parte lasciando nel buio l’altra metà di mondo, e allora senza arrendersi, continuando tra nubi scure e bagliori di speranza, la lotta nella trincea della vita, ancora una volta e per sempre sarà quel che sarà.

 

13 MAGGIO S. MARIA di FATIMA

Se non sei soddisfatta-o della tua vita, regalati una scatola vuota e riempila di fiducia di speranze e di aspettative, spargi sopra d’essa un pizzico di follia, allegria e simpatia, non dimenticare prima di richiuderla di soffiarci sopra un po’ d’amore, poi chiudi gli occhi e sogna. Se domani ti svegli e non è cambiato nulla, hai dimenticato “il soffio” o hai soffiato senza avere amore nel cuore.

 

14 MAGGIO S. MATTIA

 

15 MAGGIO S. ACHILLE

 

16 MAGGIO S. UBALDO

Ci sono scrittori che narrano con orgoglio gesta di altri scrittori. Fatti e parole che evocano grandi verità, lo stesso mi chiedo, perché se sei uno scrittore parli con entusiasmo di un altro scrittore? Si, quello scrittore è famoso e ha detto e scritto cose interessanti, ma ognuno di noi è uno scrittore vero, devi scrivere di Te e non di altri. Gli “Altri” hanno fatto la loro parte ora tocca a Noi, agli scrittori “della domenica”, o a chi vorrebbe scrivere e non ha mai scritto, a chi sogna di farlo e a chi non gliene frega niente ma si fa solo bella figura nel dire che si è letto un libro.

La vita non è fatta di libri, la vita è fatta di tristi realtà e sogni che anelano realtà. I libri sono pensieri di persone che hanno trovato forza e coraggio di scrivere delle cose dettate dal cuore, cose vissute o viste vivere da altre persone, e per quelli che non lo fanno, il merito è doppio, perché hanno la santa pazienza di leggere ciò che altri hanno scritto.
È la solita sinfonia d’Amore, un filo invisibile che unisce il bene dal male e intrecciandosi, sono tanto molteplici le radici del bene, che sempre sovrastato quelle del male.
C’è Carma, c’è Spirito, c’è Credenza, c’è Ego e fiducia e tutto che si intreccia affinché il bianco sia sempre più abbondante del nero
e ognuno tragga le sue conclusioni a beneficio di se stesso e di chi gli sta accanto.

 

17 MAGGIO 2020 s. Pasquale

Era ed è un momento triste, delicato, era un momento così, triste e delicato. Delicato perché portato dal vento fatto di respiri umani e triste perché di bello non c’era e non c’è niente. Un esperimento sbagliato, pipistrelli che cagano sulla testa di altri animanili perlopiù esotici, lo smog di cui è responsabile il mondo intero, che ha creato deforestazione, e inaridimento del suolo universale, un insieme di colpe per indicare il pollice all’insù o all’ingiù verso qualcuno o “qualcosa” come se si potesse immaginare anche lontanamente ciò che ci può accadere o quel che accadrà a seconda di come alla “Cesare” verseremo il pollice. 

È difficile, ma non impossibile che qualcuno come Mandela sia il “comandante del proprio destino”. 

Per chi capisca il senso del suo messaggio, significa comportarsi verso il mondo e chi lo abita vivendo il presente senza ipocrisie o falsi moralismi, specialmente se animati e condizionati da “mode”, usi e costumi proposti dal secondo millennio che si corona di gloria per i risultati ottenuti sulla Luna e su Marte, ma adesso con il coronaV, si è preso una vacanza con il biglietto di sola andata. Si vergogna un poco il mondo, si vede perché s’è coperto le guance di rosso, che forse sono roghi scatenati nelle foreste per colpa del furioso innalzamento della temperatura globale. Bisogna prenderla godendo dei propri risultati e non essere invidiosi di quelli ottenuti dagli Altri. Se sei contento del tuo vicino, non puoi che essere contento di Te stesso. 

È un momento molto delicato, si sta vedendo ad occhio nudo ciò che siamo e dove arriviamo… e dove potremo forse arrivare.       Un punto d’arrivo. Un bivio della vita. Siamo sulla cima di un monte e come un uovo in bilico alla sua sommità, basta un fremito di cuore per pendere a favore o sfavore, per cadere a manca o a destra, a sinistra o a ponente… basta un fremito di cuore e siamo in balia del destino, tempo futuro, tempo che non si può programmare, tempo di Dio. tempo Nostro, tempo mio. Oggi di cento anni or sono, nasceva il Grande Karol Józef Wojtyla, Papa Giovanni Paolo II, Lōlèc per gli amici cioè per tutti, a Lui dedicato il pensiero del giorno.

 

18 MAGGIO 2018 Ara S. FELICE

 

19 MAGGIO 2017 Ara S. CRISPINO

 

20 MAGGIO 2016 Ara S. BERNARDINO, SANTA LIDIA

Rumoreggia… e non è “agli irti colli rumoreggia il mar”
Qui tra le montagne si sente l’eco che riflette sui dorsali degli irti monti, aumentando d’intesita’… e come il tempo ti dicesse…. ora comando io, sono stanco di sentire le vostre lagne da umani discontenti. Troppe notizie che passano via etere senza chiedere il permesso al tempo, e ora lui il Tempo, non ci sta’

E il tuono continua a parlare, a volte urla per meglio farsi sentire. Il vento rincara con folate che anch’esse gridano di fare silenzio,…. adesso si ascolta il tempo che con la sua palpabile presenza si impone imprecando

Ora è salito in cattedra una voce più grande di noi umani, parla il Tempo, parla Dio. Non resta che raccogliere le sfumature di tanta bellezza e potenza, inchinare il capo socchiudendo gli occhi in segno di reverenza e respirarla a pieni polmoni con grossi sorsi d’aria… Aria, una delle sorelle naturali del tempo.

I primi goccioloni non tardano ad arrivare, e battono sui tetti con prepotenza sferzando ancor più sui vetri delle piccole finestre di case rupestri di montagna. Allora, a quei tempi non serviva una grande vista con luce all’interno dei casolari, le finestre dovevano servire solo per un ricambio d’Aria.

Il contadino montanaro di vedere monti e orizzonti sconfinati ne aveva ben donde, e la luce invadeva i suoi occhi sin dalle prime luci dell’alba. Solo l’aria andava ‘respirata’… senza nemmeno l’interruzione delle meritate poche ore di sonno del contadino montanaro, i suoi sogni, non erano altro che il proseguo della sua realtà quotidiana.

Con i cuori un poco intimoriti di uomini e animali, si stava su per baite con i Cani sotto i portici. Gli uomini con una mano si stringevano intorno al collo i colletti della giacca di velluto grosso appoggiata sulle spalle, a coprirsi dal cambio dei tempi… da caldo, a freddo, in un attimo in cui l’abbraccio del chiaro e dello scuro si sposano per un attimo.
Una cicca di toscano in bocca e si stava ad ammirare la potenza del tempo l’intanto che il buio diveniva sovrano su tutto, digerivano con un gotto di grappe, e ringraziavano supplichevoli chiedendo in cuor nostro clemenza alla forza degli elementi, che incombente avea furia di arrivare con tono di voce severo.

Le capre negli alti alpeggi ben sapevano dove si trovava quel fitto cespuglio scovato dalla loro voracità, l’avevano nascosto in modo si fosse formasse un tetto di neve al di sopra del loro riuscire a brucare, le capre lo sapevano, non restava loro che scavare per avere un pasto magro anche d’inverno.

Le mucche hanno solo la loro pelle per riparo dalle intemperie di tarda primavera.
Solo quelle gravide portavano un tappeto di canapaccio di yuta avvolto tra reni e collo, là, sui monti.

Mentre le pecore furbe e più piccole, sapevano entrare nel bosco senza timori per ripararvici ed uscirne con la stessa disinvoltura di come fossero entrate e forse non “asciutte”, ma sicuramente avevano preso molta meno acqua piovana dei cani da pastore bergamasco che vegliavano le pecore ai margini del bosco, al di là degli alberi, sotto le intemperie più dure.

Allora come ora silenzio!… parla il Tempo che è stanco di stare ad ascoltare solo noi
Buonaseratamieamateemieiamati, dagli Spiazzi con Amore

 

21 MAGGIO S. VITTORIO

Ha fatto l’amore tante volte con sua moglie. L’aveva fatto amandola come persona e stimandola per la sua laboriosità e per il suo modo di vedere le cose con coscienza. L’aveva amata per le torte che Lei preparava per Lui, anche se in realtà Lui scopri dopo tanti anni, che piacevano più a Lei.

L’aveva amata alla follia quando pensò non fosse più ‘sua’, l’aveva amata per il suo perdono, Lui l’aveva amata e rispettata come quando si guarda una donna negli occhi e dentro una vocina ti dice che non la meriti. Ci sono molti modi per dire ti Amo, e lo stesso si finisce sempre nel modo migliore per dirlo, facendo l’amore. Però in questo caso l’amore si divide in due modi di essere interpretato è generalmente prevale quello di fare all’amore con l’irruenza di un ventenne, ad eccezione della prima volta, il primo fremito di intenso piacere che si assapora saziandosi solo di baci e languide carezze per poi esplodere in un piacere che difficilmente si riprova… bene o male l’intensità del rapporto abbia avuto successo è sempre un bel ricordo, ovviamente non per i disgraziati casi di violenza subita, ma questo è un argomento che non riguarda Donne e Uomini con il passare del tempo diventa difficile fare l’amore con il rispetto della prima volta che passa direttamente alla “fase 2” per dirla alla “covi d”, e diventa un impetuosa esplosione di ormoni e questo atteggiamento è difficile da cambiare tra una coppia da almeno vent’anni. E allora Lui l’amava, e si rese conto di dover tornare a fare all’amore come la prima volta, sempre più consapevole che il sesso è molto, ma non è tutto, il vero Amore è fatto di ben altra pasta.

Lui l’amava, e oggi la ama di più.

 

22 MAGGIO 2015 Ara… e 2020 Ara da mettere al 31 di Maggio. S. RITA

 

23 MAGGIO 2014 Ara S. DESIDERIO

 

24 MAGGIO 2019 Ara S. ASCENSIONE DI NOSTRO GESÙ CRISTO, SANTA MARIA AUSILIATRICE

 

25 MAGGIO S. BEDA

 

26 MAGGIO S. FILIPPO

 

27 MAGGIO S. AGOSTINO

 

28 MAGGIO S. EMILIO

 

29 MAGGIO S. MASSIMINO, SANTA ORSOLA

 

30 MAGGIO S. GIOVANNA D’ARCO

 

31 MAGGIO S. SILVIO

 

 

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