NOVEMBRE. Pensieri. Solo per oggi. (Completo)

01 NOVEMBRE 2020.  Santa solennità di tutti i Santi.

E’ il primo giorno di Novembre che nell’anno liturgico, festeggia tutti i Santi nei Loro rispettivi nomi  battesimali. 
Solo che i Santi si riconoscevano dal sorriso, ora sono mischiati alle disgrazie degli umani e indossano mascherine chirurgiche, perciò sono difficilmente distinguibili sopra tutto per chi alla loro “Santità”  non ci credeva da prima.

Tantissimi Santi si sono prodigati nella preghiera per far cessare pandemie e guerre e molti ci sono riusciti.
Oggi i Santi oltre a essere considerati “fuori moda”, in aggiunta portano la mascherina, ma il pensare che S. Francesco portasse sulla bocca una linda mascherina chirurgica vestito con pochi stracci e sandali lerci ai piedi fa impressione, al tal punto da invadere i cuori di immensa tristezza nell’immaginare di vederlo parlare  dietro una benda sulla bocca a un uccellino poggiato su di un ramo… non si capirebbero.

Non vien voglia di pensare ad un Santo ora, vien voglia di pensare come alla passata gioventù dove sprizzavamo ottimismo da tutti i pori della pelle e ce ne sbattevamo di mascherine e ‘arresto forzato’… e di “Santi”.

Ognissanti, questo è il loro giorno sul calendario.
Santi del passato, figure malinconiche che si spengono sempre più nel ‘Credo’, sembrano vecchi retaggi del passato, ma il premio Nobel Beata Madre Teresa di Calcutta non è ‘passato’.
Senza mascherine ha prestato servile servizio nei suoi ottantasette anni di vita per tutti i derelitti e dimenticati della terra, ha ‘aperto’ novantanove centri nel mondo che ancora sussistono oggi con la loro importante opera umanitaria… centri dove possono morire mano nella mano malati terminali con malattie facilmente trasmissibili all’uomo. 

Dieci Ottobre duemila venti Carlo Acutis è stato proclamato beato dalla chiesa cattolica Cristiana e sarà il Santo Patrono di Internet… che un Santo più moderno di così!!!
Del resto non è vero che i Santi non si riconoscono più perché non coperti di stracci con la mascherina in viso, il beato Carlo l’avrebbe indossata senza imbarazzo in jeans e tra le mani un p.c. portatile e Madre Teresa l’avrebbe portata con l’unico abito da sempre indossato. 
Meglio si ritorni al pensiero di buona speranza e spavaldo ottimismo giovanile.
La paura spesso è figlia dell’ignoranza amiche entrambe dei virus di tutti i tempi.  

Ci sono ancora i Santi, ci sono ancora… per chi li sa vedere, per chi li sa ascoltare… con o senza mascherina in faccia.

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02 NOVEMBRE  2015. Commemorazione di tutti i defunti, S. Tobia.

Gesualdo, un fotomodello che se n’è andato da questo mondo per un incidente in bici occorsogli il primo giorno di lavoro della sua vita, prima d’allora aveva rischiato la pelle ogni santo giorno iniettandosi schifezze nelle vene d’ogni tipo.

Alex che se n’è andato per un miscuglio di droghe e eccessiva mancanza di fiducia nel prossimo suo, ancora tredicenne decise per lui che fosse meglio così e morì.
Fulvia, sua sorella dai folti e lunghi capelli rossi, artista pittrice troncata sul nascere da una maledetta malattia. 

A Giorgio e Dario, Charlie e Gegia non ha retto il fegato e anche fossero pentiti dopo una mezza vita vissuta e dissoluta sono andati oltre. 

Giovanni era il ‘bullo’ che doveva dimostrare di non avere paura di niente ed è affogato in quella pozza giù al fiume, Guido suo amico, fragile dolce Guido che come Alex non ha retto ai ritmi assurdi della vita e si è lasciato andare.

Giacomo ha interrotto volutamente la sua vita tribolata…  ha scelto due fili di rame che pendevano da un soffitto per porre fine alla sua esistenza.

Laura non si è mai drogata, ha sempre avuto una vita agiata, ma non era la vita che Lei desiderava e si è recisa una vena che l’ha dissanguata… Anche Virginia non si è mai drogata ma non ha retto al declino della sua avvenenza e ha deciso di farsi trovare penzolante da un soffitto dal marito al suo ritorno a casa.

Tonino non aveva retto alla fine di un grande Amore, cambiò modo di vivere, cambiò nazione, ma la sua fragile natura lo riportava sempre a casa, con tutti i suoi problemi così che l’ultima volta a riportarlo a casa fu una bara d’argento venuta da oltre oceano… come Maria, quella bella impiegata riccia che anch’essa scottata da un amore, lo ha cercato in un Altra parte del mondo… ed è tornata d’oltre mare come Tonino, in una bara d’argento.

Carissimo Roberto, tu facevi apparire tutto splendente e pieno di vita, d’amore e di gioia, che persone come te nemmeno fanno fatica a proporsi, qualsiasi cosa volessi trasmettere, un cancro ti ha portato via dai tuoi due figli, dalla moglie e dagli amici, lo stesso successe a Lucia che se ne andò per lo stesso motivo lasciando dietro s’è il dolore di una famiglia e una figlia ancor giovanissima da crescere.

Massimo una brutta malattia del sangue ha interrotto bruscamente la sua esistenza che per Lui era già finita tempo prima con l’inesorabile declino di ciò che un giorno orgogliosamente fu.

 Sia il giorno di tutti Voi Amici di un tempo, nessuno ha sbagliato, avete solo vissuto.

Fra questi non c’era nessuna persona di ‘potere’, quindi Dio. perdonerà tutte e tutti anche e sopra tutto chi di loro per disperazione si è tolto la vita… tutte persone che non hanno retto con l’impatto di questa vita consumistica che macina tutto, sentimenti compresi. 

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03 NOVEMBRE 2017   S. Martino da Porres, Santa Silvia, Santa Dalila, Santa Silvia, S. Uberto, S. Giusto.

Felicità vuol dire essere in pace con se stessi ed il mondo intero.
 
Felicità vuol dire non fare promesse che non si mantengono, non avere invidie, gelosie, ipocrisie, non fare cattiverie, maldicenze, spergiuri, non offendere in alcun modo nessun altra persona.
 
Felicità vuol dire che non si è mai fatto pensieri, parole, opere senza fallire nell’intento buono del volerle realizzare a fin di bene.
 
Felicità e saper amare una persona, un cane, un fiore, è saper cogliere lo splendore di un alba al mare e un tramonto fra i monti… vuol dire rispetto per il creato.
 
Felicità vuol dire che non si è mai fatto pensieri, parole, opere senza fallire nell’intento di volerle realizzare a fin di bene. Impossibile non si sia almeno una volta nella vita invidiato qualcuno, non si sia mai stati gelosi, ipocriti, cattivi o pettegoli, e non siano stati fatti falsi giuramenti fosse anche per promettere innocentemente ad un bimbo ancora altre caramelle, così che nell’attesa si addormentasse e non ne chiedesse più.
 
Ancor meno possibile e che si sia sempre rispettato il prossimo come se stessi, però è possibile che ognuno di noi abbia amato una persona, un animale o un fiore… è possibilissimo che si sia ammirato un alba o un tramonto e si sia amato un compagno o una compagna, quindi non è impossibile essere felici, basta impiegare tutto il tempo ad amare persone, animali e la natura così da non avere più tempo per sbagliare.
 
Felicità è saperla raggiungere rispettando il prossimo tuo come te stesso… l’amore apparirà per diretta conseguenza.
 
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04 NOVEMBRE 2019 S. Carlo Borromeo.
 
Si fanno quasi un centinaio di respiri in un ora di vita ed è la vita stessa che ti prende per mano regalando il primo respiro facendosi padrona del resto dei respiri e sospiri che verranno in una intera esistenza.
 
Bisogna prendere il giusto ritmo della vita per respirare meglio, bisogna là si lasci correre e noi rallentare per ammirare un tramonto che si è lasciato alle spalle… aumentando i respiri solo quando arrivando al cuore ti vogliono far conoscere l’Amore che comanderà il vento perchè sparga nello spazio infinito la vanità che ha trovato nel suo continuo vagare nel cercar di raggiungere gli animi della gente.
 
Dare vita alla vita è respirare, meglio sia un sano respiro, sincero che non trema, amorevole, che sussurrato in un orecchio sappia far fremere per essere amato.
Il respiro ci segue accompagnato dalla vita ed entrambi fanno respirare la nostra parte interiore, un involucro di emozioni che si travestono da cavalieri della mente che montando il loro destriero cavalcano verso mondi ignoti nascosti negli angoli più remoti dell’inconscio.  
 
Non é stato un buon anno, ma lo stesso non è che l’epilogo di un uso smodato e insensato del nostro pianeta che dopo essere stato surriscaldato sciogliendo la vita ai poli, spogliato di foreste ai tropici, deturpato e vilipeso in ogni dove grazie all’immensa alterigia e scelleratezza umana che ci ha fatto quest’ultimo “regalo” inquinando l’aria di tutto il mondo con un virus… era solo una questione di tempo ed è successo ora.
 
Ci sono rimasti gli abbracci mai dati, ma mai così tanto desiderati, la cupidigia sopita in ogni cuore, la solidarietà del vicino di casa che prima non si conosceva, e i luoghi di culto sempre più assiepati.
Ci ricorderemo di cambiare la rotta che ci porta verso le isole ammaglianti delle sirene di Omero, e tutto può avvenire in un sospiro che entra nel corpo per far respirare l’anima.
 
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05 NOVEMBRE  2015  S. Guido Maria Conforti, Santa Elisa, S. Zaccaria.

Quando ricevi una delusione per qualcosa provocato da una ‘qualcuna persona’, prenditi un po di tempo, fermati, e pensa, fatti due conti, pensieri che anche capovolti nell’ordine divengono indissolubili e vanno ragionati nell’insieme del loro intimo e ne verrà un disegno perfetto. 

Mi ha spezzato il cuore, è uguale che dire ho il cuore a pezzi, e nel mezzo ci sta la spiegazione, che la croce e fatta da due pezzi di legno, uno più lungo dell’altro e separati non la compongono. 
La soluzione paziente è il chiodo che tiene unita la croce, è sempre lì nel mezzo come la verità, allora ci si può fermare nel bel mezzo di una splendida giornata di sole anche se il clima somiglia sempre più agli uomini e ne copia i lati strani, perché è autunno inoltrato e ci confonde col suo tepore.

Seduti a ridosso di una cascatella del fiume di tutti, osservando l’acqua che scende copiosa dal salto scosceso la si sente rumoreggiare di scroscio che nell’insieme si fonde in una nenia di un unico afono suono che lascia pensare senza disturbo di niente, è un contorno di ciò che la mente comincia a mettere a fuoco con un pensiero di storia di vita tra affanni e piccole gioie, il normale scorrere del vivere con il meritevole risultato di ognuno che si senta bene con se stesso.

Guardare “l’armonia” del quadro che ci sta di fronte che a larghe pennellate si presenta chiaro come lo spumeggiare biancastro dell’acqua di fiume che sbatte sulle pietre, come fosse un pianoforte a coda e d’incanto intoni le note di una musica suadente, e di colpo svanisce ogni dubbio su cosa si può aver sbagliato, e tutto l’impasto darà colore ai pensieri con i toni adatti alla propria tela da dipingere.  

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06 NOVEMBRE 2015 S. Emiliano.

È facile  che  il  cuore  si  colleghi  in  un  abbraccio con  l’Anima, come è facile vedere uno stormo di rondini migratrici per dirti che il sole quel giorno tramonta prima  per  andare altrove portandosi via pensieri che variano con la stagione che si sta cambiando l’abito.

Facile… difficile, basta che con le mani si  sappia mescolare  le  carte nel gioco della vita  e  diventerà  tutto ciò che vogliamo sia, così che le mani possano parlare per Noi.

Mani  che  si intrecciano  in  supplichevole preghiera congiungendosi  in  segno  di  pace  e  serenità.
Mani  che  implorano e mani  che  amano, le mani che si stringono in un saluto, mani  a  dire  chi  sei.
Mani nude e mani con guanti per proteggere o per ingannare, mani per convincere  o  per insegnare.

Mani tranquille  e  mani che fremono  e  procurano sensazioni di erotismo supposti  e  poi consumati.
Mani pulite  che  mentono perché possono dire molte cose, mani sporche di terra dicono solo verità.
Mani  che  lavorano, mani  che  amano,  mani  che  soffrono, mani  che  oziano  oppure  si  difendono.
Mani che nel palmo stringono  il  futuro perciò si  deve portare rispetto  al  presente non scordando il passato,  e  così si “facciano i calli”, e  che  il  mondo possa vivere  un altro giorno con mani non sporche.

Mani… quell’intreccio  di  dita  che  segna  il  tempo incipiente del nostro trascorrerlo e si intrecciano sulla pancia quando si è finito di viverlo. 

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07 NOVEMBRE 2014  S. Ernesto, Santa Carina, Santa Urania, S. Ercolano.

E’ bello scrivere, è come svuotare quella incontenibile sensazione di “troppo pieno” nell’io di ognuno.
Scaricare le incombenze scrivendo, ‘svuota’… buttar giù parole e dare un senso alla vita altrimenti spesso noiosa, sciatta, chiusa in una scatola buttata in un fiume che anche sei un mago non ne esci. 
Poi si rilegge ciò che si scrive, si corregge qualcosa che a volte si deve, così che altre menti possano capire per dare un senso logico alla loro eventuale lettura, al contrario lo scrivere servirebbe solo a chi lo fa, e il ‘senso’ non ha più senso quando si serve solo a se stessi.

Con l’intento dello scrivere sarebbe bello raggiungere uno stadio ottimale per tutti, toccare il cuore della gente, trasmettere emozioni evitando le banalità, cose scontate come le belle ritmate e seducenti frasi commoventi piene di buon senso… le odiose ‘frasi fatte’ create egoisticamente per chi le scrive ma non per tutti… nulla a che vedere con stati emozionali allo stato puro di ogni singolo individuo che anche risultassero ingenue sarebbero parole scritte con il cuore.
Bello scrivere, buttare giù nero su bianco per prendere i pensieri e farli diventare carne e parole.

Chiunque sa scrivere come chiunque sa disegnare, basta prendere carta e penna per trasformare i pensieri in parole, ognuno le sue, o prendere tra le mani  pennello e tavolozza con tanti colori e dar sfogo a ciò che si ha dentro, e ne viene fuori il proprio se stesso.

Chi l’ha detto che Picasso è meglio di me o di Te… qualche esperto ha capito i suoi tratti e ciò che voleva trasmettere, se altri capissero cosa vogliamo dire noi con i nostri ‘scarabocchi’ ne trarrebbero le logiche considerazioni che lo stesso non sfigurerebbero con un dipinto di Pablo… uguale che un grande nome della letteratura di cui si sono capite le sue emozioni nel suo scrivere… così come si potrebbero capire le nostre emozioni con ciò che scriveremmo.  

 Allora dunque si dipinga e si  scriva, che scrivo anch’io e dipingi Tu, ma nessuno si scordi d’amare, per quello non ci vuole ne dote ne laurea serve solo il ‘solito’ cuore… il resto conta poco.

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08 NOVEMBRE 2019 ARA.  S. Goffredo, S. Quarto, S. Diodato.

Dopo aver avuto un battibecco con la persona che amo, ho visto volare delle anatre nella notte.
Ho capito di aver commesso uno sbaglio perché navigare con cuore amaro nel mare del più grande dei sentimenti è come remare contro l’avversa corrente della baia di S. Francisco che ti riporta sempre nel carcere di Alcatraz… l’amore è un mare molto agitato.

Si trattava di un malinteso di certo non abbastanza importante da rovinare l’armonia che lega l’esatta metà di una mela, litigare animosamente con la compagna o con l’amico del cuore o con il resto del mondo lascia l’amaro in bocca, ma può tornare il sereno con la pace interiore ritrovando forza, saggezza e coraggio nel saper chiederne perdono.

Una distrazione del nostro modo di vivere, un errore da e per amore quindi una gran colpa non è, anzi non c’é colpa alcuna se si ammette il torto… oggi ho sbagliato io e domani può capitare a lei. 
Già, il perdono è strano, se non si riesce a darlo ci si illude di avere lo stesso il quadro della vita bell’e dipinto davanti a te, ma in realtà non hai nemmeno iniziato ad intingere il pennello nell’impasto dei colori.

Ok, le chiederò perdono ma prima di farlo scendo in giardino accompagnando il cagnolino Roccia a fare la pipì, e mi ritrovo in un prato prima delle dovute scuse, colpa del Roccia, colpa di me che per pretesto lo portavo a fare pipì, mi serviva tempo per passare dall’impulsivo presuntuoso momento di uno sbaglio alla pacata realtà a cui voglio appartenere, pregustandomi anzi tempo in prestito il perdono.

Accendo una sigaretta e sento starnazzare una coppia di anatre che mi volano sulla testa.
Starnazzavano freneticamente, e in un nonnulla sbattendo nervosamente le ali sorvolavano lo spazio di essere viste e ascoltate. Sembrava stessero fuggendo. 
Pensai che forse erano state scacciate dalla loggia del loro ruscello da altre anatre, sennò perché dovrebbero volare chiassose con tanto furore all’ora tarda della sera, un’anatra di città mai si sognerebbe di viaggiare migrando nelle tenebre.
Forse erano in ‘estro’, e si rincorrevano in un rituale d’amore.

Distratto dal frusciare di quel volo d’anatre, ritornai ai miei pensieri… ormai è fatta, e fui pervaso da un senso di soave sicurezza al piacere terreno che sapeva di grappa che avevo bevuto in un intruglio d’emozioni distillate in nettare di mite saggezza… la raggiungerò e le dirò quanto l’amo. 
Ci vuole coraggio nel chiedere scusa e anche nel saper perdonare, ma raggiunto da entrambi l’accordo si può ammirare insieme il volo di anatre in amore.

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09 NOVEMBRE 2018   S. Oreste, S. Teodoro.

La vetta di ogni monte è furba e nonostante mostri continuamente i suoi muscoli, aspetta silente e mite là dove si voglia o si desideri scoprire.

Per attirare l’attenzione, la vetta si adorna di stelle alpine, e le pone sulla nuda roccia perché meglio risplenda la loro bellezza, un fiore tanto bello quanto lei è raro ammirarlo e viene meno il vano pensiero di cercare di capire perché una regina di fiori mostri la sua beltà nascendo da un pertugio della roccia. 

Nel mio credo, la Madonna è sempre rappresentata in vesti sgargianti per i luoghi di culto, ma umile come vederla in fuga a dorso d’asino coperta di stracci quando si presenta nei nostri cuori ed è Lei la mia stella alpina oltre ogni vetta.

Per grazia dispongo di un’ammirazione che raggiunge limiti del non oltre pensando a Maria, oso paragonare la bellezza di una stella alpina alla Madonna… in realtà so di non osare più di tanto perchè il creatore del magnifico fiore è suo Figlio Gesù.

Sarebbe bello morire ai piedi di una vetta sui monti, perché di tutto ciò che ho avuto, visto e vissuto nella vita il pensiero che non mi ha mai abbandonato è quella robusta capanna in tronchi di pino, dove mi piacerebbe dire che i migliori anni della mia vita iniziano domani… impossibile sognare di meglio.

Mi piacerebbe fosse lì.

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10 NOVEMBRE  2019  S. Leone I Magno, Santa Fiorenza, Santa Ninfa.

Sò bôtat sōh sôlā pultrüna, l’è l’ürā de n’dā n’lèc e sô chê in mõdanda ê maglīēta.  
L’êè sô, n’dô n’camera de lèc è metè söh ōl pigiama, turne  n’sala, ė ghê dighe ala mē spüsa… anvai in lèc!?

Sono sul divano in mutande e maglietta, vista l’ora tarda mi alzo e vado in camera da letto, indosso il pigiama e ritorno in salotto chiedendo a mia moglie se andiamo a riposare.

A stô punto l’sô piõ cōsa pensá… o sõ fò di strāss perché ô biìt ō bicēr dé ví in piô è stô bhê, senó stô bhê è sõ fò di strãss n’dônōtra manērā… saràl püsibel caà söh öl pigiama per indá a ciamá la mōēr e düsí caalfó dú minüc dopo!?

A quel punto non sapevo più se pensare, se di avere il cervello “fuori dagli stracci” per aver bevuto troppo vino, e lo stesso mi sentivo bene, oppure stavo semplicemente bene “fuori dagli stracci” in un modo diverso.
Sarà mai possibile indossare il pigiama, chiamare la moglie per andare a letto e doverlo spogliare due minuti dopo!?

Al s’è liberat  n’pô di palcia n’del servel e n’del cör… lè turnada la ôia de scrif, chel al tè tira n’sema perché gaôl tace grii n’del cò chei nas dal cör, a condisiù chē al lacrime mia sanch.

Che s’è liberato un po’ di fango dal cervello e dall’animo e torna la voglia di scrivere ma per scrivere è necessaria molta fantasia che nasce nel cuore solo se non lacrima sangue.

Chè ghè toca dè robá n’pò de tep per entrà nel nostr serç dè eta, per stà con noter stess, con chel che an voleres fa, an voleres igha, n’voleres sognà… e alüra fôrsa per chei come mê è come tê… me proe a scrif, te fa l’amur… e tê zogâ, grigna, schersa, chè domá l’é onoter dè.
Noter an sè mei perché mi stá bhe con chel neghot che n’gha.

Ci tocca rubare un po’ di tempo per entrare nel cerchio di vita, per stare con noi stessi, con quello che vorremmo fare, avere, sognare…  E allora forza per quelli come me e Te… io provo a scrivere, e Tu fai l’amore, e tu gioca, e tu ridi, e tu scherza, che domani è un altro giorno. 
Noi siamo meglio, perchè stiamo bene  con quel niente che abbiamo.

Ciaö nhé bēlā zēt, se và capita de metsô ōl pigiama e pò n’da n’lec è caâl fò sôbet dopo, figa mia trop caso, l’é n’atem de smariment po ta s’à riprendet sôbet e la etâ la an’nac.

Heilá, ciao bella gente, se vi capita di indossare il pigiama e poi subito coricarsi e doverlo spogliare poco dopo, non fateci troppo caso… è un attimo di smarrimento, poi ci si riprende subito e la vita continua.

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11 NOVEMBRE 2020 S. Martino di Tours.

L’ importante nella vita è salire sul cavallo giusto, perché se fai come Zorro che in fuga dai ‘soldados’ saltando da un balcone si ritrova sotto il culo un pony invece che un destriero, ecco che la vita si complica e cominciano i guai.

Che poi non è detto che salire in sella ad uno stallone bianco di nome Marengo faccia la differenza se poi finisci come il suo ‘padrone’ Bonaparte, del resto i nostri Alpini hanno difeso i confini dei monti italiani a dorso di umili ma forti muli come Focus Junior l’ultimo a prestare servizio militare. 

Cometa, Ballerina, Fulmine, Donnola, Freccia, Saltarello, Donato, Cupido e Rudolph, i cavalli di Babbo Natale hanno sempre fatto bella mostra di se nel mondo intero arrivando puntuali ogni anno nei secoli quando c’è la consegna dei doni.
Le renne solcano i cieli galoppando alla ricerca di un camino, protendendo orgogliose il palco fluente per arrivare puntuali ad ogni consegna a ‘grandi e piccini’.

Che essere regina non ci vuol niente se nasci nell’alveare giusto nel momento giusto… un ape regina e uno sciame di sudditi che porta rispetto, uguale che Zorro dal balcone sia saltato su Tornado il cavallo giusto per la fuga dal sergente Garcia, così come fece Garibaldi che montando Marsala guidò i suoi “mille” alla vittoria.

Sancho Panza non si sentiva sminuito nel servire Don Chisciotte della Mancia montando in groppa ad un ‘ciuco scalcinato’ e non non si sentì sminuito nemmeno Gesù a dorso d’asino il giorno delle palme al suo ingresso a Gerusalemme.

L’importante nella vita è cavalcare il tempo con la cavalcatura giusta… siano cavalli, draghi, asini o altri animali, cavalchiamo sui nostri pensieri nei tortuosi sentieri dell’ignoto, Mandela ha cavalcato l’onda del proprio destino e noi possiamo cavalcare sull’immensa onda nel mare dell’amore di Gandhi fidandoci di un domani migliore che se scendiamo dal cavallo “giusto” siamo fermi… ma dobbiamo rimanerci il tempo necessario per dare metà mantello a un povero  e poi ripartire alla ricerca di altri poveri da aiutare… come fece San Martino.

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12 NOVEMBRE 2018.  S. Giosafat, S. Renato, S. Diego, S. Aurelio, S. Diego, S. Renato.

Nel buio di una notte che scema, si sente solo l’allegro chiacchiericcio del torrente accompagnato da un tenue armonioso  ‘starnazzare’ di rumori  clementi all’udito del mondo che non respira ancora profondamente.  
Ogni un qual tanto il soave ‘suono’ di vita assopita viene interrotto da qualche rumore, e l’incantesimo si rompe nel sentire il fastidiosissimo ululare di una  sirena stridula di perfezione, ed è un guaio per il pensiero che è ancora immerso nel finale di un sogno.
Si sente, lo senti quello sfregare di note su parti d’acciaio finché lentamente sfuma col macinare metri d’asfalto spegnendosi come fosse entrato in un enorme cono vuoto di gelato. 

L’intanto il risveglio è osservare il cielo per ricollegarsi allo stesso come fosse la risposta di esistere, così che la sera si possa di nuovo stare a  guardar le stelle.

Succede spesso, di non volersi svegliare sentendo una sirena “ululare”, in una notte dove le stelle sono coperte da capricci nuvolosi del tempo, il loro padrone.  
Forse perché le stelle le cerchi nel cielo e anche si nascondessero al nostro sguardo, si guarda in alto, lassù  c’è qualcuno o qualcosa che per fare star bene al cuore non è necessario si veda,  e allora se non si vedono le stelle, pazienza… beato chi le vede senza vederle che è lo stesso principio della Fede che si bea di non vedere ma di ‘credere’. 

Intanto trascorrono le ore del giorno e s’è fatta un altra volta l’ora tarda della sera, che anch’ella si mischia con il rumoreggiare del ruscello che continua ad ammaliare stordendo in una soave omelia chi la ascolta. 
Musica torrenziale da sogno che fa pensare ad un gigante che sbadiglia al risveglio, un guardiano di casa che mostra i muscoli avanzando senza sosta nello strisciante scrosciare al fiume che lo porterà con se sino al mare che a sua volta lo restituirà all’infinito ciclo della vita come il più bello dei sogni di una donna all’altare.

Il pensiero s’è fatto cheto e sereno da far capire che ci vuole un niente per stare bene, basta saper ascoltare la melodia della vita di tutte le stagioni così si possa combattere contro il suono stridulo di una sirena nella notte.

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13 NOVEMBRE 2019  S. Eugenio, Santa Agostina.

Non si può dividere un qualcosa che non si è accumulato prima, il niente è indivisibile.
É come l’amore, non si può dividere per poterlo distribuire se non si è accumulato prima.
È la storia di Dario, un ragazzo nato e cresciuto in un paese dal nome ungherese pur essendo in terra calabra.

I genitori erano di altra nazionalità e per esigenze più o meno giustificabili, lo lasciarono in affido ad una famiglia calabrese. Tempi duri, era da poco scemata la seconda guerra mondiale partorita dalle menti confuse di menzogneri ideali d’uguaglianza e prosperità, e la famiglia calabra composta da mamma Concetta, babbo Fedele e figlia Agostina che aimè di bellezza aveva solo il cuore, si sfamava con la raccolta delle arance, e tanto bastava riuscendo ad ospitare anche Dario, un giovane aitante ebreo che tutti chiamavano simpaticamente Jimmy, anche a lui non piacesse molto perché più che ungherese pareva un ‘nomignolo’ americano.

Per Jimmy, vivere in un paese di duecento e poco più anime, fatti due conti significava ridurre al lumicino il numero delle possibilità di maritarsi.
Così che dall’alto dei suoi trent’anni non conosceva amore e conseguente fu che andò per ragionamenti, pensò male di maritarsi con la sedicenne Agostina… senza amore, per convenienza, sposarla significava ereditare di diritto l’aranceto del padre Fedele che contava più di trecento alberi… e così fu.

Voleva amore ‘vero’ quel ragazzo, ma non disdegnava per questo il corteggiare la misera messe di fanciulle in primavera con sensi accesi che albergavano in quello sperduto paese di pietre e calce. 
Voleva amore quel ragazzo ma non contento di possedere un ricco podere, circuì Adelmo, quel signore grassone attempato che aveva una proprietà confinante con quella di Jimmy e non gli fu difficile ottenerla con quattro soldi dopo tre bicchieri di vino bevuti tra risa malfidenti con il malcapitato Adelmo.

Voleva amore quel ragazzone dagli occhi azzurri freddi come il clima della sua terra d’origine, ma non conoscendolo sapeva solo impartire ordini e l’ordine è la parte costituente di ogni regime autoritario, niente a che vedere con affari di cuore.

Jimmy, voleva un figlio maschio e invece ebbe due figlie, Serenella avuta da sua moglie Agostina e Carla da Linda la bella locandiera in carne che servì abbondanti caraffe di vino la serata del contratto “truffa” tra il suo amante e Adelmo… 

14 NOVEMBRE 2019  S. Nicola Tavelić, S. Venerando, S. Filomeno.

… La vita trascorse per Jimmy come chiunque, inesorabile con gioie e dolori senza un vero amore, finché nel tempo a venire una siccità troppo testarda di quell’anno, bruciò di colpo i suoi frutteti, l’arsura mandò in fumo il raccolto e la maggior parte degli alberi scomparve tra le ceneri. 
Jimmy non aveva risparmiato sino ad allora, così che investendo tutto il denaro raccolto per acquistare nuovi terreni, si ritrovò sul lastrico… ma i guai non vengono sempre soli, a volte si accompagnano con guai della loro ‘risma’. 
Papà Fedele venne a mancare in quel triste frangente, ora Jimmy diventato povero, doveva badare anche alla suocera oltre che a moglie e figlie. 

Uno starnuto.
Uno starnuto di un Santo, una distrazione d’un battito di ciglia, basta un niente per essere quantificato tempo immenso per ogni minuto di un Angelo Custode, bastò quell’attimo a distruggere tutto.
Semplice starnuto o una distrazione voluta…  del resto il male viene sempre ripagato con se stesso.

All’osteria Linda non degnava più d’uno sguardo Jimmy che adesso di vino ne beveva da mane a sera perché senza agrumi da cogliere preferiva sbronzarsi per dimenticare…  a volte faceva servire al marito il bicchiere di vino bevuto a credito.
Si era spento il sorriso sulle labbra di Linda, e non solo perché Jimmy era diventato improvvisamente povero, anche perchè Carla la figlia illegittima di Jimmy era incinta di un uomo già sposato che abitava in un paese vicino e quindi non voleva riconoscere il nascituro. 
Carla era incinta e Romeo se ne fotteva e Jimmy rimaneva a guardare impotente dal poter dire un qualcosa di buono in merito, essendo lui stesso un fedifrago. 

Non sono più trenta gli anni di Jimmy, ormai erano oltre la mezza di un secolo. 
Anche la suocera giunse al termine della sua vita… Carla se ne andò dal paese in cerca di fortuna altrove con il figlio ancora in fasce, Serenella che di bello ha preso solo il cuore che era già votato al figlio del mugnaio con cui si sposò,  un ragazzone tutto muscoli, poco cervello ma tanto cuore… e anch’ella se ne andò

Dario ‘rimase’ solo con Agostina e per lui ora non contavano più labbra sinuose, fianchi stretti e seni che sembrano ebri di latte da sballo per la poppata di un neonato, Jimmy ora finalmente riusciva a vedere il colore degli occhi di Agostina e ci si specchiava estasiato come vedesse una grossa ancora gettata nel mare agitato della sua vita.

Adesso osservava una ad una tutte le gesta gentili che compiva la sua sposa magari nel porgergli un piatto di minestra o nell’avergli rammendato un calzino bucato. 
Adesso la sentiva vicina come a sentire il calore della sua pelle in quel letto che si è fatto piccolo ma fino ad allora tanto grande da aver paura di starci. 
Jimmy non si era innamorato di Agostina, ma ora conosceva il suo amore, e come i guai non vengono da soli, anche le gioie si accompagnano, perché come si semina si raccoglie.

Dario si innamorò di Agostina e scoprì che pur non avendo più nulla, aveva tutti gli aranceti del mondo.

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15 NOVEMBRE 2014 S. Alberto Magno, S. Arturo, S. Enea, S. Leopoldo.

Si va alla ricerca di spazi sempre più grandi e si finisce sempre in un angolino di tutto.
Puoi avere una casa con giardino spazioso, puoi avere in affido un bosco o l’ansa di una baia marina, ma di giorno sei intorno ad un tavolo posto al centro fra quattro angoli di parete per un pasto, la sera sei in un angolo del divano, e la notte sei in un angolo retto nel tuo giaciglio.
Puoi avere tutto lo spazio che vuoi ma finirai sempre come una coppia di giovani innamorati che per i primi tempi vivono negli angoli di un monolocale soppalcato… in un angolo!
Bisogna saper uscire da questi “angoli”.
Se costretti facciamo di necessità virtù e ammiriamo tutto lo spazio infinito che il nostro sguardo possa avere e anche un cieco non vedrà angoli nel suo mondo immaginario.

Fumo bevo grappa e osservo l’orizzonte dal terrazzo.
Al mio fronte un caseggiato lungo venti famiglie con una quindicina di luci accese che si spargono come zucchero granellato su una torta appena tolta dal forno.
Da molte finestre provengono bagliori violastri di apparecchi televisivi che riflettono ombre a forma d’uomo… persone e cose.

Alzando lo sguardo vedo due lampioni accesi e sopra loro un magnifico quarto di luna, e alla sua sinistra, dal l’altro lato Sirio, la stella che si accende e brilla prima di tutte le altre.

Dietro le quinte di questo scenario del Creato, un blu inchiostro a colorare i confini del l’universo con un manto di stelle capricciose che giocano a ‘nascondino’ e si fan vedere quando vogliono.

Bello essere in un angolo del terrazzo a guardare persone, case e cielo, un angolo dove poter ritrovare pace ammirando meraviglie del creato… e ad ognuno il proprio finale di racconto… e di “vita d’angolo”.

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16 NOVEMBRE  ARA 2017.  Santa Margherita di Scozia reg., Santa Geltrude, S. Elpidio.

Mi piacerebbe riprovare a volare sopra un aquilone gigante trainato da una Jeep tra le colline toscane, o come quella volta che a trainarmi fu un motoscafo tra le flebili onde di un lago nel bergamasco… in entrambi i casi è finita a ruzzoloni… ho volato solo in aereo e in sogno.
Mi piacerebbe passare una notte appeso ad un picco a 3000 metri di quota, rannicchiato in una tenda che mi fa da guscio, sospeso nel vuoto… fidarsi di una tenda, un pezzo di stoffa che conserva la mia incolumità, di certo per quella notte non dormirei per la paura ma mi piacerebbe.

Mi piacerebbe ritornare per una volta ancora a Bhrascov in Romania, nel castello del conte Dracula per sorridere ad ogni parola che delle guide locali enfatizzano con una loro interpretazione sull’appartenenza del castello, mettendo sempre in evidenza il fatto che sia stato governato e vissuto dallo stesso conte Dracula. 
In realtà il conte  Vladimir “Dracula” quel castello nemmeno sapeva che fosse suo e non vi abitò mai, se per averlo usato come scuderia per i suoi pregiatissimi cavalli… ma chi se ne frega… ci ritornerei ancora.
Sì, mi piacerebbe essere a bordo di una nave rompighiaccio diretta nei fiordi più a nord del pianeta per assistere ad una transumanza di balene mentre che sul ponte bevo un punch al mandarino. 

Mi piacerebbe cavalcare di nuovo una settimana intera con altri sessantaquattro cavalieri sui monti del Trentino… con Lampo, quel mio focoso cavallo Maremmano… Guido, il veterano capo guida acconsentì a che nelle passeggiate a cavallo fosse sempre il primo della fila, Lampone detto Lampo, era talmente impetuoso che pur di stare davanti a tutti dava in escandescenza.
Mi piacerebbe ancora avvinghiarmi ubriaco e fiducioso al collo del cavallo che di notte percorreva il sentiero lungo il fiume per riportarmi a casa evitando i rami più alti perchè non mi facessi male. 

Mi piacerebbe trascorrere un periodo di pace interiore in un monastero Buddhista e, se lì per me non ci fosse posto, mi piacerebbe trascorrere un periodo di pace interiore da San Francesco ad Assisi o da San Gennaro a Napoli.
Mi piacerebbe vivere in Siberia al sicuro dietro le travi di una solida capanna sommersa dalla neve, così come vivrei in un monte alto più di duemila metri munito di carne secca e acqua fresca di sorgiva, con carta e penna per scrivere tutto quello che vivendo proverei nel mio cuore.
Mi piacerebbe ripetere i miei mille viaggi già fatti e mi piacerebbe farne altri mille che non ho mai fatto. 
Mi piacerebbe innamorarmi ancora della stessa e unica persona che amo. 
Mi piacerebbe affrontare le paure senza mai avere paura, semmai solo timore ma non della vita e tanto meno degli uomini…

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17 NOVEMBRE 2017 Santa Elisabetta d’Ungheria, S. Eugenio.

Novembre piove ancora.
Piove un altra volta e il suo infinito di gocce d’acqua bagna tutto ciò che incontra alla fine del loro tuffo sul mondo. 
La pioggia scende come fossero miriadi di stelle cadenti e batte sulle teste e sui cuori… in caduta libera sull’ipocrisia, sulla maldicenza e lo spergiuro, ma non li monda, pulisce solo strade di sporcizia.
Non è compito dell’acqua lavare la cattiveria, il suo dovere e ben più nobile compito, regala la vita.
Scende acqua dal cielo, a volte è sospirata e benedetta perché è la benvenuta, dopo un lungo periodo in cui il sole l’ha fatta da padrone… i campi sterminati l’hanno chiamata a gran voce e anche le aiuole di casa, così come gli alberi i monti e il mare, tutto il creato urlò al vento che portasse pioggia e non tempesta.
A volte è maledetta perché la natura mostra tutto il suo sdegno per chi vive da padrone nel suo regno, allora si arrabbia e si annuncia con lampi e tuoni e arriva rumorosa, incontenibile tanto da mettere in ginocchio la boria dell’uomo.

La pioggia scende e quanto bagna tanto non si tira indietro dal far nascere nuovi amori. 
Sembra di vederlo quel ragazzo che in auto sotto la pioggia battente si tira su il bavero del giubbotto per darsi un tono. 
Batte forte il suo cuore mentre la sua bella, correndo con l’ombrello calcato addosso, sta arrivando dall’uscita di casa per gettarsi fra le braccia del suo innamorato, è allora che ‘nasce’ un bimbo sotto la pioggia, è uguale di quando in un prato fa nascere un fiore. 

La pioggia cade sul mondo e bagna ubriachi e drogati, scende su cattedrali e chiese, scende su preti e suore, scende su donne e uomini, cade su cani e gatti.
Intanto da qualche grigia parte del mondo piove su guerre e ingiustizie, ma per benevolenza, in qualche punto colorato della terra piove molto di più su albe e tramonti.

La pioggia è una scommessa senza che si vinca mai, al meglio si pareggia e se con lei si perde comunque bagna tutto, gioie e dolori.

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18 NOVEMBRE 2016 ARA S.  S. Noé, Santa Alda, S. Frediano.

É il ‘diciotto’ Novembre ma sto scrivendo ora, di sera, che è il venti Ottobre, una cosa strana come strana è la vita… e spesso è meglio non porsi dei perché e mettersi fiduciosi in ‘mani sicure’.

La vita che ci insegue con ritmi sempre più incalzanti, la vita che ci perseguita con il suo trascorrere del tempo, e Noi lì, nel bel mezzo a beccar frutta marcia alla gogna.
La vita è pesante per ognuna entrata di denaro mensile che una persona possa percepire, meritare o rubare…

La vita pretende un tributo presente, quotidiano metodico.
È un esattore delle tasse che non fa mai un giorno di ferie… ne comandato da festività e ne per riposo del corpo.
La vita non ha ‘corpo’… la vita è “Corpo” sempre vivo a cui bisogna si porti il giusto rispetto con motivazioni umane, dettate dal cuore… che io senza di quello non ci ragiono.

La vita è un Dono.
È un Dono della terra, o delle stelle… magari della luna o può anche essere un Dono dal Cielo… e qui non si discute! Il Cielo è l’immenso dell’Universo.
Oltre l’universo non c’è nulla, c’è un buco nero, ha detto per tutta la sua vita quel famoso scienziato paralizzato su di una sedia.

Il nulla disse Stevens,  il “buco nero”… oltre, il nulla… nessun dio.
Ma se non c’è niente oltre il nulla da chi e da cosa siamo nati?  Anche Margherita e Albert scienziati di più grande spessore scientifico non credevano in un dio, ma affermarono che se tanto scalpore avesse fatto nei cuori di miliardi di persone nel mondo, il Dio. dei Cristiani aveva diritto almeno al beneficio del dubbio. 

Mi si possa perdonare ma non sono istruito come un fisico teorico… per colpa della mia Fede che è certezza e non teoria, senza volerlo, ho parlato ancora del mio Dio.  

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19 NOVEMBRE   2018   S. Fausto.

Ero un brutto, ora sono bello, domani chissà… le tenerezze le tengo per ultimo, quando è tutto apposto.
La vita è un saliscendi con il passo del gradino più basso, ogni giorno lo vivi e lo devi e nel frattempo è sempre meglio si tenga un contatto con il bene che non sempre si può applicare ma partire dal farlo porta meglio. 
Meglio che peggio disse qualcuno di tutti i tempi… e arriva ad un dunque questo pensiero, altrimenti  non sarebbe valsa la pena di accettarlo nell’immaginario di un discorso.

Un discorso mnemonico, fatto di emozioni istantanee con l’intervento di qualche sprazzo di  realtà già vissuta, che  alla fin fine nel suo insieme è surreale ma è bello buttarsi nell’immenso spazio della fantasia.
Il pensiero già prima che essere è un varcare la porta di una casa per trovarci ospiti da una giovane coppia di sposi, che con orgoglio mostrano il loro nido d’Amore.
L’aspettativa è vedere un qualcosa che piaccia, anche se purtroppo dapprima sappiamo di già di dover disquisire per un qualcosa che non ci piace anche ci piacesse.

L’arroganza umana non vuol capire che il pensiero è ciò che spinge un uomo e una  Donna a trovare le più naturali possibili somiglianze con il fardello del nostro fare di ogni giorno… e quindi accomunarci con il pensiero degli Altri.  
Ogni momento della giornata ha bisogno di pensieri, soprattutto nei momenti bui.
Pensieri decisionali, pensieri gestionali ma poi per grazia si ricevono pensieri di svago e cultura ognuno per quel che può… pensieri d’Amore.

Sono molti i pensieri che in un giorno possono interessare la vita di tutti.
Pensando, si può fare meno fatica usando semplicemente il buon senso che alla fine è il cuore.
È il cuore che ti dice esattamente cosa fare, è il cuore che ti insegna a pazientare, è il cuore che ti dice quando non è più tuo perché appartiene ad un altra persona e ti senti in paradiso… è lui che comanda i tuoi istinti. 
È il cuore che sta in mezzo ad un arena, e frusta alla mano, doma leoni e tigri, lui la sa lunga su tutto, lui viene prima di tutto e ciò che può fare è tutto ciò che un uomo possa e debba avere, è il suo risultato in questa vita.

E senza che il senno se ne renda conto, si  passa dal pensiero al cuore, è facile si arrivi oltre… ci vuole un passo da lì ad arrivare all’Anima. 
È un passo.
Pensiero, cuore e Anima… un passo e sei in collegamento con l’infinito.

Un ritrovarsi spersi in un mare di perché senza risposta… e allora ti rivolgi ancora e per sempre all’Anima che è venuta dal cuore e l’ha portata tra le braccia di un pensiero… ero brutto, sono bello… domani chissà.

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20 NOVEMBRE 2015   S. Ottavio, S. Benigno, S. Edmondo.

Destino e Nuvole.
Per ogni cometa che si vede passare nel cielo, una stella sta morendo.
Ogni volta che spunta il sole torna a vivere il mondo, così è come la vede uno spacciatore di sogni.
È il punto di vista di chi nota un germoglio che sboccia su di un ramo che pareva secco.

Salire sulle nuvole del tempo e navigare verso nuovi orizzonti da raggiungere… altri traguardi da consolidare e difendere a spada tratta sempre più affilata di giustizia e amore, altre storie da raccontare al fornaio o al barista… salire sulle ali del destino anche se sorgono dubbi ma non se ne può fare a meno per cercare di cambiare le cose.
Il destino passa inesorabile e dice ciò che si deve fare, e si voglia o meno, si sta ad ascoltare.

Salire sul bianco mantello delle nuvole così che pure loro obbediscano al destino persuase sia tutto scritto scolpito nella roccia del firmamento… e come disse Andrea, quando nasci ti danno un biglietto indecifrabile, dentro il quale c’è scritto tutto il tuo avvenire.

Le malattie, il successo, l’insuccesso, gli incontri importanti, c’è scritto tutto lì, in quel biglietto tutto stropicciato…  anche il giorno e l’ora della tua morte, ed allora non ci puoi fare nulla se volando tra le nuvole esageri e voli più in alto di loro e dall’alto al basso si vedono piccine a grappoli come fossero pecorelle prima della tosa, lo stesso non si stanno dominando, si stanno ammirando con il rispetto dovuto… anche se stai sognando.

Che tutto ciò si veda in sogno o per un soffio di tempo rubato dal finestrino di un aereo, il dipinto negli occhi non cambia d’un sol colpo di pennello, e se è impossibile credere in un sogno è possibile credere che un uccello d’acciaio voli tra i cieli, ma allora perché trovare risposte per degli oggetti e non cercare di avere certezze per una margherita che nasca in un giardino senza che nessuno ce l’abbia seminata.

Scendere dalle nuvole e salire sulla carrozza dei pensieri trainata da una pariglia di cavalli pensando che se fossimo arrivati pochi secondi dopo, non avremmo potuto salirci perché qualcun altro avrebbe viaggiato al posto nostro.

Non si faccia mai tardi ad un appuntamento con il destino, sarebbe come non avere olio nelle lampade per quando di notte arriva il “padrone” di casa… “Quello” che comanda destino e nuvole.

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21 NOVEMBRE 2014 Presentazione della Beata Vergine al Tempio, S. Celso

Piove, che detta così è un’immensità di gocce che cadono dal cielo copiose e uniformi, per la scienza è un addensamento di vapore acqueo che prende forma in nuvola, ed è un po’ come strizzare con forza un cencio bagnato, sembra di vederlo fare da due mani possenti e gigantesche, lassù, nel cielo plumbeo.

Che bello sarebbe vedere cadere la pioggia con il sole che ancora splende nel cielo, ma anche se talora accade, è sempre per pochi attimi, e gli adulti dicono ai bimbi da dietro le finestre bagnate… si pettinano le streghe! 
E intanto piove e piove ancora, il ticchettio incensante sul tetto e sui davanzali non dà tregua… è autunno, che è il suo tempo, è il suo vestito naturale, insieme ai colori brunastri della natura con il grigiore che sta invadendo prepotentemente gli orizzonti quasi a dare un tono definito all’inverno che avanza, il tutto insieme alla pioggia, contorno per eccellenza.

A qualcuno piace uscire per strada e vestirsi di pioggia, o andare per il bosco, o in riva ad un fiume, o al lago o in mezzo al mare, e sentirsi scivolare addosso quella miriade di goccioline fa venire in mente di pensare a quei momenti per bearsi di un miscuglio d’emozioni non ben definite ma chiare al cuore.

Buttare l’ombrello, passeggiare con l’acqua che scende a rivoli tra i tuoi capelli e dalle sopracciglia, sino ad infilarsi giù per la schiena fra tremiti e brividi che si confondono con i tuoi pensieri più intimi.
Camminare sotto la pioggia senza riparo nella tristezza o al contrario nella felicità più totale. 

La pioggia è l’elemento naturale più potente a disposizione della natura, è impossibile fermarla, la sua forza è incontrollabile più del fuoco che prima o poi si spegne, del vento, che prima o poi cessa la sua furia. 
La pioggia ha la stessa forza dell’Amore, il male si può fermare, lei e l’amore no.

La pioggia serve a bagnare il mondo di vita.

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22 NOVEMBRE 2019 Santissimo Cristo Re, Santa Cecilia, Santa Ernesta.

Sono da poco sbiaditi sogni e pensieri fatui nella mente di chi si sveglia e sbadigliando annuncia un altro giorno di vita che ancora risorge… l’uomo sbadigliando rinasce un’altra volta dalle macerie del terremoto delle azioni che sconquassano ogni periodo di vita, obbligando a ricostruire ogni volta la stessa chiesa, le stesse case, stesse strade che sorgono nei meandri della mente. 
È come essere stati registi di un film vietato ai minori, “girato” e sceneggiato per compiacere il pubblico e se stessi… ma la censura della vita implacabile interviene. 

In ogni vicenda di scena “girata” c’è dolore e gioia ricevute quanto date, l’odio non è quasi mai contemplato perché anche molti l’abbiano solo sfiorato, per spavento non l’hanno più considerato.
Piccolo viaggio con la mente ogni giorno, da casa a dove si respira aria pura e ritorno.

Un viaggio con sé stessi per immergersi fra errori e piaceri passati mescolando entrambi per estrarne buon senso e saggezza per il futuro, consapevoli che la scuola di vita non chiuderà mai i battenti e sarà sempre un continuo andare a caccia di voti.

Un viaggio con sé stessi dove riaffiorano volti ed emozioni, parole e azioni, albe e tramonti, dove la mente spazia serena, libera di giocare con grigiore e colore… un altro “ciak” sul palcoscenico del mondo, un’altra storia da vivere e descrivere nel proprio cuore.

Lasciar che la mente vaghi tra mille pensieri, navigare senza barriere e a volte lasciare che valichi ad oltranza tutti i confini che si è conosciuti.
Pensieri e meditazioni, supposizioni e per malasorte giudizi… la mente vaga nelle insenature della vita, e voluttuosa si inerpica su cime impossibili e onde di mare non cavalcabili.

La mente dilaga nell’uomo e nascosta tra le viscere di un cervello risponde ad emozioni ricevute sul suo corpo.

La mente siamo noi… nel bene e nel male, nessun li separi… bianco e nero esisteranno sempre.

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23 NOVEMBRE 2018  S. Clemente, Santa Adelinda, S. Clemente, S. Adelasio

Guardandomi allo specchio ho voglia di altre parole.
Perché le parole possono essere proiettili, ma anche squadre di soccorso… e allora vengano pure dette tutte le parole e i pensieri facciano un passo in avanti…  che vi faccio vedere come si crea una tempesta di pensieri e parole passando lo sguardo sopra antiche fotografie impolverate. 

Fotografie che ingialliscono col tempo ma non dentro la testa di ognuno che le ha fotografate con inchiostro di vita indelebile facendo riaffiorare memorie e ricordi pervasi da dolci malinconie o altre che stringono il cuore per cui ancora si pone mille domande del… “se avessi fatto meglio a fare così colò o colà” e dopo averci vanamente pensato l’ennesima volta per avere una risposta, io e cuore torniamo di nuovo al presente e ci accontentiamo di quello… e riprendiamo a guardare fotografie strappalacrime di mamma, papà, sorelle e fratelli amici e parenti… con chi ancora c’è.

C’è ancora tanto da scatenare in pensieri e parole… sfogliando le fotografie recenti arriva il sorriso sul viso ad asciugare l’ultima malinconica lacrima che aveva pervaso lo spirito addentrandosi un po troppo in là nel passato…  sono foto dei nipoti, i figli del parentato, degli amici, del vicino di casa, quand’anche la persona con cui si parla il giorno di mercato o con chi beve caffè… i figli di tutti loro… mille inviti a cerimonie, mille fotografie, mille sorrisi… e ancora mille pensieri e parole che si dicono senza dirle nel silenzio di quando si guardano i ricordi… allora venite avanti, parole e pensieri giuochiamo un po’ con date e sentimenti.

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24 NOVEMBRE   2017.  Santa Flora.

È un altra serata… e ho voglia di Pace… quando ero piccolo e veniva sera, non vedevo l’ora venisse il chiarore del giorno dopo… il Carosello finiva sempre troppo presto ed io a letto non riuscivo a dormire.

Pensavo a come avrei potuto fare il fucile di legno più bello, e non di meno studiavo il sistema per renderlo più offensivo possibile… ma le mollette migliori rimanevano quelle di legno perché quelle di plastica non erano ancora state inventate, gli elastici, (proiettili) erano solo di un tipo… camera d’aria rossa di bicicletta.

Altri tempi, sino all’età dell’onnipotenza dei vent’anni quando non speravo più venisse il giorno dopo, speravo invece che arrivasse la sera, per me stesso, per gli amici, per gli amori o presunti tali che ci si confonde spesso con l’Amore e il Bene,… sono due definizioni di nobile sentimento ma ben distinte nei loro ruoli.

Altro tempo ancora, le serate di adesso sono un altro tipo e me le godo nel modo più sereno, consapevole di aver fatto anche oggi quanto possibile per la mia famiglia e per le altre persone o forse non ho fatto abbastanza, il dubbio è bene rimanga, così domani farò cercherò di fare di più.

Serate tranquille come molte altre,  e ho solo voglia di Pace, la stessa che trovo nello sguardo di bella gente che mi aiuta a non scordare di essere riuscito a mantenere un passato con ‘valori’ sicuri invece che un presente che di sicuro non ha nemmeno il domani… 

Serate di quiete dove nell’orticello del mio cuore coltivo interesse per persone che appartengono al mondo, quindi ancora me, con sangue rosso come il mio… gente che non pensa di essere migliore di qualcun altro perché consapevoli che la ‘perfezione’ su questo pianeta non esiste… allora più passa il tempo e più cresce la voglia di Pace perché dietro l’angolo c’è l’Amore.

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25 NOVEMBRE 2017.  Santa Caterina d’Alessandria.

Abbraccio il cielo con lo sguardo a rimirarne le molteplici eteree sfumature di bellezza assoluta, poi guardo le case rupestri poggiate su di una collina e con la fantasia del mio presente mi immergo nel loro orgoglioso passato.  

Nella visione riconosco la bellezza e la fierezza  di quei tempi… ma serviva anche la “durezza” per forgiare ‘veri uomini’ e vere donne’… gente che si spaccava la schiena nei boschi a tagliare alberi e poi nelle segherie o tra campi irti con fieno da fare… e forgiare ‘vere donne’ che badavano al bestiame nelle stalle, cucinare, lavare, pulire e partorire… donne a cogliere cicoria nei prati incontaminati di quel tempo e per paga d’entrambi solo del cibo da dare per primo ai figli della famiglia… 

Quattro case di pietra riunite in un borgo, la luna, le stelle… brividi sulla pelle.
Il silenzioso rumore della notte con la mente che ascolta ciò che vuole sentire e vede ciò che vuole vedere navigando libera, senza confini, senza costrizioni che ne mortificano le qualità rinchiudendola in un recinto troppo piccolo per i miei sogni.

É bello sognare un po’… anche a occhi aperti… oggi è stato vedere quel borgo con la sua gente, domani potrei essere su una spiaggia ai Caraibi.

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26 NOVEMBRE  2019.  S. Corrado, S. Leonardo, S. Delfino, S. Bellino, S. Bello

Stasira ghô viá la mē Spüsa.

Questa sera la mia sposa non c’è, è andata ad una dimostrazione di creme o ben non so cosa fosse.
La mia sposa era meglio che andasse a ballare piuttosto che pensare di diventare magari più bella unta di creme.
Sino all’ultimo momento, non m’ha detto dove andava accompagnata dalla cognata e la sua amica… è furba la mia donna, come tutte le donne.
S’é fatta furba da quando ha capito che io non ho più voglia di fare “bordello“… forse perché passo i sessant’anni, ma più di tutto è perché ne ho ‘fatte abbastanza’ di “bordellate”.

Allora che vada con sua cognata e la sua amica o con chi alla fine si trovi al meglio, aspetterò con i miei cagnolini d’oro, la mia Minnie e il mio Roccia mi tengono compagnia… e ci bevo sopra una grappa dietro l’altra, così “impara” a lasciarmi a casa da solo. Io non porto rancore, sto bene anche da solo, con i miei due cagnolini.
Quando la ‘bella’ arriverà, fingo indifferenza… io lo sò, Lei si sentirà in colpa, e chissà che non mi capiti che per questo mi si conceda ancora una volta.  
Intanto fumo una sigaretta e butto fuori il fumo che vola via con i miei pensieri… memorie e realtà del presente.

Mio nonno nelle serate di freddo, dopo aver cenato con patate bollite e un gnocco di polenta appoggiato sulla stufa a legna, andava nella stalla al tepore del fiato delle mucche e raccontava storie ai nipoti.
Raccontava loro del lupo cattivo che rapiva i bambini che non facevano giudizio… la voce del nonno si faceva bassa, fine fine, un po’ tenebrosa, e iniziava la sua storia…

Quando veniva buio, il lupo passava casa per casa e se vedeva una mamma scontenta, portava via il bimbo o la bimba cattiva… i bambini ascoltavano il nonno a bocca aperta, senza fiatare.
Più di tutti ‘pensava male chi aveva pucciato’ il dito nel vaso della marmellata, o chi fosse andato al fiume senza il permesso di mamma e papà.
La paura era tanta da sentir solo il respiro delle vacche… poi all’improvviso il nonno disse, su, andiamo a letto a dormire adesso figlioli, che domattina ci dobbiamo alzare prima che il gallo canti. 
Nipoti, dovete aiutarmi a mungere le mucche prima di andare a scuola, e dopo pranzo andremo a far foglia per il giaciglio del bestiame… ma non era finita.
Verrà ancora domani sera e vi racconterò come è finita la fiaba del lupo e inizierò un altra storia.
L’Annibale aspetterà ancora la sua donna che andrà a fare una ceretta, e che non si porti con sé anche i cani, rimarrebbe da solo con i suoi sognanti e strambi pensieri…

27 NOVEMBRE 2019.  S. Virgilio, S. Gustavo, S. Zefiro, Santa Gustavina.

… Stasira, ghô vià la mē spüsa.

Len’dacia a ōna dimostrasiū de creme o al sō mia mē cosa l’era.
La mē spüsa l’era mei che l’handāā a balā invece che a pensā de dientá magare piö bēlā perché ûnciadā de creme.
L’ha ma mia dic fina l’holtem che l’andāā alā dimostraziü… la mā mia dic fina in ôltem che l’ha n’dāā con la cognadā e la sō amisa… ha l’he furba la mē flommla, come tōtē i done.
Le se facia fürba da quando l’há capit che mē, ghö mia pìõ oia dè sbordelâ! 
Al sará che ié piô de sesanta, e amó piō de tot ōl perché n’no face a sē dè sordèlade.

Alurā, chē l’andaghe cô la cognadā è la só amisa o con chi ala fī, là se troa piō bhē… mē stō chē a spetā quanch che l’a rierá. 
Intat i mē cagní d’or, la mē Mini e öl mē Rocia i ma the compagnia e ghā biè drê öna grapa viá dre l’otra… issé l’ha m’para a lasām a cá de per me.
Ma mē ghō mia rabia, sto bhē a de per mē cōnt… coi mē dù cagnī… quand che la bēla la riā, fō a finta de negōt.
 Mē l’sò, l’Ē, la sā sentirà n’colpa, e chillasà che me capitē mia che la ma faghe contet a mō ôna ōlta.
 N’tat mè föme öna sigareta e i mê pensêr i vulá n’sema al föm chè böte fò n’sema ai memorie dolse e laur del present…

Ōl mē nōnō n’dí serade dē frēc, dopo it senāt con önā patata buida e ü gnoç de polenta púgiàt sölä stüä a lègna, l’indaā nelā stālā al calür del fiāt di hachę, e a l’glhá contàā shö i storie ai nēuc.  
Al ghė pārlāā del lupo catif c’hal rapìã i scętí ch’aī fàā mia giôdesē… la üs del nōnō la sera faccia basā, fina fina, n’pō tenebrusa, e l’tecàā a contá sô la storia…

Quan chel vegniā fosc, ōl lupo l’pāsāā cá per cá è sal vedià o al sentìà ōna mama scontētā, al portàā vià ol fiölet o la fiöla cātiā… i neùcç i scōltāà ōl nōnō a bocā dervidā sensā fìatá.
Piö de tōt, i pensāà mal chi ierā puciāt i dit nel vaš per rōbà la mārmelāda o chi ierā n’dač al fiōm sensā pērmēs de nesü… gnià de mader gnià de pader.
Ōl terur l’era come la lama d’ō cortel bel mūlat, al teaā l’aria dēlā stalā che t’ha sentiet adoma ol respir di acke.
Po all’impruisa ōl nõnõ al disia, sá n’endem in lēc ades fiōī che domanmatina an ghá de leá shō al prim cant del gal.
Neüc car, al sī che ghī de otam a mōnsz i acke prima de n’dā a scōlā e dopo it disnat an vá a fá la fōiā n’del bosch per goerná õl besciam.  
El vegnerá amó a domassira e vè cōnteró shó come l’e n’dacia a finí chelā del lupo e cominserò ōnōtra storia, el Nibel li speterá amó la shō dona che la n’darà a fa la cērētā, e sperem che la pōrte mia viá pò ai cágnì, al resteres de per lù coi sò strambe penser. 

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28 NOVEMBRE 2015   S. Giacomo della Marca, Santa Teodora.

Ciak si gira.
Io mi beo della piacevolissima compagnia di due rompiscatole di cani, i più piccoli che mamma natura abbia ‘confezionato”.
II maschio alfa che di ‘alfa’ non ha nulla a parte gli “attributi” anche si chiami Roccia… la timida e indifesa femminuccia si chiama Minnie, ma Mini basta e avanza… otto chili di cane in due. E tutto comincia quando di soprassalto mi trovo catapultato in una situazione strana fatta di immagini. 
Già perché non capisco cosa caspita ci facciano i miei due piccoli ‘messicani’ al terzo piano di un prestigioso palazzo in città.

Roccia in braccio ad un signore che a stento lo trattiene per la collottola perchè si divincola in modo forsennato, l’altra, la femminuccia Mini che invece segue mestamente con orecchie abbassate una signora sullo stesso terrazzino, che ben riguardandola mi sembrò… è proprio lei, un giudice della corte suprema del foro di Milano, la signora MariaGrazia… io la conosco, è stata una mia graditissima cliente quando avevo una bottega di antiquariato proprio vicino a dove vive lei, in quel sontuoso palazzo, e lui l’uomo sarà il fratello avvocato o un parente dal momento che non mi risulta fosse sposata.

Sento un improvvisa vampata di calore che dai piedi salendo mi pervade fermandosi con tutto il suo impeto sul mio viso, e non riesco a trattenermi dal gridare a faccia in su, che cosa ‘cazzo’ ci facciano i miei cagnolini da loro, e continuo ad inveire dicendo che se non me li restituiscono immediatamente, giudice o chi che siano, salgo, e spacco tutto. 
È questione di un attimo che non vedo più i miei cagnolini e nemmeno i loro presunti rapitori.

È  questione di un attimo… un altro attimo e mi trovo in compagnia di un bel ragazzo, ma la sua bellezza non me lo fa piacere più di tanto, anzi c’è molta ostilità, almeno da parte mia, e con lui c’è mia moglie Susy… o almeno, non la vedo chiaramente ma intuisco che è con lui, e non con me, ne con lui, ne con me… fra noi.  
Mi sento di nuovo pervaso da una strana sensazione di calore assalirmi come una vampata improvvisa, questa volta mista a impotenza, mi incazzo ma non reagisco, anzi sono fortemente interessato e affascinato da una motocicletta che mi lascia intuire sia di proprietà del “belloccio” antipatico.
La moto non è particolarmente bella, anzi, è spoglia, semplice, disadorna di particolari, ma mi piace del perché non so, e desidero a tutti i costi averla cominciando a trattarne l’acquisto con il ragazzo, lasciando da parte l’impeto di prenderlo a pugni per gelosia.

Questa era una mia notte preceduta da un giorno intero con la conseguente sera e poi la notte.
Mi sono destato, era solamente uno strano sogno! nessuno ha ‘rubato’ niente a nessuno.
Oggi è un altra storia, gli attori sono pronti, il giorno è nato pronto, io sarò pronto appena avrò bevuto l’ultimo sorso di cappuccino e premerò quel piccolo tasto che accende il telefonino, e allora…  

Ancora una volta, un nuovo film, tra finzione e verità, tra bugie e trasparenza, tra sogni e realtà, coraggio è un altro giorno, oggi non si sogna… stanotte chissà… Ciak si gira.

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29 NOVEMBRE 2015 S. Bernardo di Nazareth, S. Fedro.

Sentirsi bene dentro, non è cosa da poco, è il massimo a cui si possa aspirare.
Sentirsi bene dentro vuol dire che si è accesa una fiammella di speranza per il modo in cui si vede la vita ognuno di noi.
Il modo in cui un individuo possa ancora ricominciare ogni giorno.
La vita è fatta così… tanto ti da, tanto ti toglie, e più riesce a darti e meno ti toglie, perché gli rimane meno tempo per ostacolarti.
 
Avere un sogno che si riaccende e nutrire il corpo e spirito di speranza, è sorridere a un destino che si può quantomeno addomesticare… destino, destinare, porre in quel posto ma se ci aggiungiamo i sogni ad occhi aperti, possiamo far si di predisporre un piccolo cambiamento di passo al nostro destino stesso.
Non bisogna mai smettere di sognare, senza sogni e speranze è la morte, e nessuno vuole morire se non ha altra scelta… che guarda caso riguarda non avere più sogni.
 
Sentirsi bene dentro non è cosa da poco, è ‘sentire’ di appartenere ancora al mondo, alle persone che stimi e che ami, onorare con il comportamento errori che puoi aver ‘sbagliato’ nella vita stessa.
Sentirsi bene dentro è avere una pace interiore, il muscolo più forte di te che ti aiuta negli affanni quotidiani e ti stimola negli affari di cuori.
Sentirsi bene dentro significa aver fatto tutto quanto è stato possibile fare durante la giornata trascorsa, l’oltre, per persone sincere, è disumano.
 
Sentirsi bene dentro è come mi sento io ora e vorrei che così si sentissero tutte le persone del mondo in questo momento… forse non è possibile, ma tentar non nuoce, e lo stesso una traccia d’Amore lascia sempre il segno del tuo passo sul bagnasciuga in riva al mare.
 
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30 NOVEMBRE 2015   S. Andrea apostolo.

Potresti essere nudo ma vestito dei colori che ti circondano e vivo con l’aria che respiri, basterebbe niente per avere tutto,  noi  si  cerca  oro  nelle tasche, ma  basterebbe  un  fiore  tra  le  dita  delle  mani.

Allora lascia che  il  tempo scorra, non  lo  si può  fermare.

Questo penso  della vita, che abbia  per  compagna  la  morte.

Una storia  è  bella  quando  finisce, solo allora  si  capisce veramente  il  finale  di racconto.

Lasciare che una storia non finisca mai e l’interrogarsi oltre ogni sopportabile limite allo scoprire chi siamo e perché viviamo e se non si può affermare con certezza sia bello nascere, allo stesso tempo non possiamo affermare sia brutto morire. 

Intanto vivo la vita così come mi viene data da vivere nella convinzione che ognuno ha il suo percorso da fare su questa terra… fermo le emozioni più belle e le stampo nel cuore, quelle non se ne andranno e rimarranno giovani  per  tutta la vita… anche  in  un  mese  grigio  come  Novembre.

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