NOVEMBRE. Solo per oggi. (4)

01 NOVEMBRE 0102    Santa solennità di tutti i Santi

1primo giorno di Novembre che nell’anno liturgico, festeggia tutti i Santi nei Loro rispettivi nomi di Battesimo. Solo che i Santi si riconoscevano dal sorriso, ora sono mischiati alle disgrazie degli umani e indossano mascherine chirurgiche, perciò sono difficilmente distinguibili sopratutto per chi in Loro non credeva prima.

Molti Santi del passato hanno placato epidemie in ogni dove nel mondo, prima fra tutte, se per pandemia intendiamo la peste, Santa Rosalia “eris in peste Patrona” che fece si dopo aver chiesto a dei fedeli di pregare tutti insieme, per la salvezza concessa da parte del Cardinale palermitano di quel inizio “1600” di due donne ingiustamente condannate a morte. La grazia arrivò così come arrivarono preghiere sincere al Cielo e di lì al giorno dopo calò drasticamente il numero delle povere vittime del terribile morbo della peste fino a scomparire del tutto.

Tantissimi Santi si sono prodigati nel far cessare pandemie e guerre e molti ci sono riusciti… tutti quelli che c’hanno provato, sennò non sarebbero dei Santi. E oggi oltre a essere “fuori moda”, in aggiunta portano la mascherina, che se la porta un medico con il camice bianco la mascherina non stona, così come la portasse un distinto signore in giacca e cravatta che entra in un laboratorio sterile, o un operaio che non vuole respirare polvere di cantiere con la camicia a ‘quadrettoni’ e l’elmetto giallo in testa… ma il pensare che S. Francesco porti sulla bocca una mascherina chirurgica vestito con pochi stracci fa impressione, al tal punto che come un immensa tristezza invaderebbe i cuori che nel vederlo parlare di dietro una benda a un uccellino poggiato su di un ramo.

Verrebbe voglia di mandare tutto a “farsi benedire”, ricominciare a pensare come alla passata gioventù dove sprizzavamo ottimismo da tutti i pori della pelle… invece la paura si è insinuata nei nostri animi, è ciò non giova perché la storia insegna che nei secoli le pandemie si sono susseguite e sopratutto propagate grazie alla paura dettata dall’ignoranza della gente. Ed è difficile adesso fare dietro front, difficili per molti di noi che non riconoscono il Santo di dietro la mascherina che gli è stato più caro nel remoto della sua storia di vita, sembra di pensare ad un passato con il biglietto di sola andata per il percorso di vita di ognuno di Noi.

Ognissanti. Questo è il loro giorno su questo calendario. Certo non è bello immaginare la ‘protezione’ dei Santi del passato, sembrano figure malinconiche che si spengono sempre più e di certo non ti aspetti nessun aiuto da Loro, sono solo vecchi retaggi del passato. “10” Ottobre 2020, Carlo Acuti è stato proclamato beato dalla chiesa cattolica Cristiana. Da essere proclamato beato a essere Santo è un piccolo saltello, e Carlo sarà il Patrono  di Internet. Meglio si ritorni al pensiero di buona speranza e ottimismo spavaldo giovanile. La paura talvolta è figlia dell’ignoranza amiche entrambe dei virus di tutti i tempi, del resto non è vero che i Santi non si riconoscono più perché coperti di stracci con la mascherina in viso, il beato Carlo la indossa in jeans e tra le mani ha un p.c. portatile

02 NOVEMBRE  3281  Commemorazione di tutti i defunti, S. Tobia

03 NOVEMBRE 2017 ARA  S. Martino da Porres, Santa Silvia, Santa Dalila, Santa Silvia, S. Uberto, S. Giusto

04 NOVEMBRE 2016 ARA S. Carlo Borromeo, S. Amauri, S. Arrigo, S. Vitale, S. Chiaro

05 NOVEMBRE  2015  S. Guido Maria Conforti, Santa Elisa, S.

Quando ricevi una delusione per qualcosa provocato da un  ‘qualcuno’, prenditi un po di tempo, fermati, e pensa, fatti due conti, pensieri che anche capovolti nell’ordine divengono indissolubili e vanno ragionati nell’insieme del loro intimo. Mi ha spezzato il cuore, è uguale che dire ho il cuore a pezzi, e nel mezzo ci sta la spiegazione, che la croce e fatta da due pezzi di legno, uno più lungo dell’altro, ma separati non la compongono, e siccome si parlava d’amore la faccenda può essere intesa in molti altri modi e le delusioni hanno altre cento facce con mille colori, e esiste sempre un ‘qualcosa’ ed un ‘qualcuno’ che li dipinge.

La soluzione paziente è il chiodo che tiene unita la croce, è sempre lì nel mezzo come la verità, o come una bella rosa rossa al centro di un aiuola ma quasi mai nessuno la coglie, forse è più comodo aggirarla e passare oltre per vincere la propria vanità,  in realtà è solo il più semplice dei modi per arrivare ad un accordo che pacifichi entrambi gli animi.

Allora mi fermo nel bel mezzo di una splendida giornata di sole, il clima somiglia sempre più agli uomini e ne copia i lati strani, perché è autunno inoltrato e ci confonde.  Sono seduto a ridosso di una cascatella del mio fiume, il fiume di tutti. Osservo l’acqua che scende copiosa dal salto scosceso e sento il rombo melodioso che la compone, in ogni rivolo colgo un piccolo rumoreggiare di scroscio che nell’insieme si fonde in una nenia di un unico afono suono e ti lascia pensare senza disturbo di niente, è un contorno di ciò che la mente comincia a mettere a fuoco con una storia di vita, e in questo preciso istante assiemi i giorni trascorsi, tra affanni, piccole gioie e il normale scorrere del tuo vivere, e ti godi il meritato riposo del giusto, che è il meritevole risultato di ognuno che si senta bene con se stesso. L’armonia del quadro che hai di fronte, a larghe pennellate ti si presenta chiara come lo spumeggiare biancastro dell’acqua che sbatte sulle pietre senza spigoli, come che un grande pianoforte a coda stia d’incanto per intonare le note di una musica suadente, e di colpo svanisce ogni dubbio su cosa puoi avere sbagliato, perché tutto l’impasto sta dando colore ai tuoi pensieri con i toni adatti alla tuo operare.

06 NOVEMBRE 2015 ARA e 2020 che va posizionato al n. 5  S. Leonardo, S. Emiliano

07 NOVEMBRE 2014 ARA. S. Ernesto, Santa Carina, Santa Urania, S. Ercolano

08 NOVEMBRE 2019 ARA.  S. Goffredo, S. Quarto, S. Diodato

09 NOVEMBRE 2018 ARA. s. Oreste, S.Teodoro

10 NOVEMBRE  2019  S. Leone I Magno, Santa Fiorenza, Santa Ninfa

Sò bôtat sōh sôlā pultrüna, l’è l’ürā de n’dā n’lèc. Sò in mõdanda ê maglīēta.  L’êè sô, n’dô n’camera de lèc è metè söh ōl pigiama. Turnė n’sala, ė ghê dighe ala mē spüsa… anvai in lèc!?

Sono sul divano in mutande e maglietta, vista l’ora tarda mi alzo e vado in camera da letto, indosso il pigiama e ritorno in salotto chiedendo a mia moglie se andiamo a riposare.

A stô punto l’sô piõ cōsa pensá. O sõ fò di strāss perché ô biìt ō bicēr dé ví in piô è stô bhê, senó stô bhê è sõ fò di strãss n’dônōtra manērā.  Sarál püsibel caà söh öl pigiama per indá a ciamá la mōēr e düsí caalfó dú minüc dopo!?

A quel punto non sapevo più se pensare di avere il cervello “fuori dagli stracci” per aver bevuto troppo vino, e lo stesso mi sentivo bene, oppure stavo semplicemente bene “fuori dagli stracci” in un modo diverso. Sarà mai possibile indossare il pigiama, chiamare la moglie per andare a letto e doverlo spogliare due minuti dopo!?

Al s’è liberat  n’pô di fang n’del servel e n’del cör… la turna la ôia de scrif, chel al tè tira n’sema perché gaôl tace grii n’del cò chei nas dal cör, a condisiù chē al lacrime mia sanc.

Che s’è liberato un po’ di fango dal cervello e dall’animo.  Che torna la voglia di scrivere.  Per scrivere è necessaria molta fantasia che nasce nel cuore solo se non lacrima sangue.

Chè ghè toca dè robá n’pò de tep per entrà nel nostr serç de eta, per stà con noter stess, con chel che an voleres fa, igha, sognà… è alüra fôrsa per chei come mê è come tê… me proe a scrif, te fa l’amur… e tê zogâ, grigna, schersa, chè domá l’é onoter dè. Noter an sè mei perché mi stá bhe con chel neghot che n’gha.

Ci tocca rubare un po’ di tempo per entrare nel cerchio di vita, per stare con noi stessi, con quello che vorremmo fare, avere, sognare…  E allora forza per quelli come me e Te… io provo a scrivere, e tu fai l’amore, e tu gioca, e tu ridi, e tu scherza, che domani e’ un’altro giorno.   Noi siamo meglio, siamo molto meglio con quel niente che abbiamo.

Ciaö nhé bēlā zēt, se và capita de metsô ōl pigiama e pò n’da n’lec è caâl fò sôbet, figa mia trop caso, l’é n’atem de smariment po ta s’à riprendet sôbet.

Heilá, ciao bella gente, se vi capita di indossare il pigiama e poi subito coricarsi e doverlo spogliare poco dopo, non fateci troppo caso… è un attimo di smarrimento, poi ci si riprende subito.

11 NOVEMBRE 2020 S. Martino di Tours

É l’11 Novembre ma sto scrivendo ora, di sera, che è il 20 Ottobre, una cosa strana come strana è la vita… e spesso è meglio non porsi dei perché e mettersi fiduciosi in ‘Mani’ sicure.

La vita che ci insegue con ritmi sempre più incalzanti, la vita che ci perseguita con il suo trascorrere del tempo. E Noi lì, nel bel mezzo a beccar frutta marcia alla gogna. La vita è pesante per ognuna entrata di denaro mensile che una persona possa percepire… meritare o rubare…

La vita pretende un tributo presente, quotidiano metodico. È un esattore delle tasse che non fa mai un giorno di ferie… ne comandato da festività e ne per riposo del corpo. La vita non ha ‘corpo’… la vita è “Corpo”. E mi devo sforzare di tralasciare i particolari che la mia Religione m’insegna nel portar giusto paragone  come bene assoluto della vita, in segno di rispetto a chi non appartiene al mio Credo. E… cerco altre logiche motivazioni umane, dettate dal cuore… che io senza di quello non ci ragiono.

La vita è un Dono. È un Dono della terra, o delle stelle… magari della luna o può anche essere un Dono dal Cielo… e qui non si discute! Il Cielo è l’immenso dell’Universo. Oltre l’universo non c’è nulla, c’è un buco nero, ha detto per tutta la sua vita quel famoso scienziato.

Il nulla disse Stevens,  il “buco nero”… oltre, il nulla. Ma se non c’è nulla oltre il nulla da chi e da cosa siamo nati?  Perdonatemi… senza volerlo, ho parlato ancora del mio Dio.

12 NOVEMBRE 2018.  S. Giosafat, S. Renato, S. Diego, S. Aurelio, S. Diego, S. Renato

Nel buio di una notte che scema, si sente solo l’allegro chiacchiericcio del torrente accompagnato da un tenue armonioso  starnazzare di rumori  clementi all’udito del mondo che non respira ancora profondamente.  Ogni un qual tanto il soave ‘suono’ di vita assopita viene interrotto da qualche rumore, e l’incantesimo si rompe nel sentire il fastidiosissimo ululare di una  sirena stridula di perfezione, ed è un guaio per il pensiero che è ancora immerso nel finale di un sogno. Si sente, lo senti quello sfregare di parti d’acciaio finché lentamente sfuma col macinare metri d’asfalto spegnendosi come fosse entrato in un cono vuoto di gelato. Ma il male liberato nell’aria c’è, anche all’alba la sirena della autoambulanza lo ricorda.

L’intanto il risveglio è osservare il cielo per ricollegarsi allo stesso come fosse alla risposta di esistere, così che la sera si possa di nuovo stare a  guardar le stelle.

Succede spesso, di non volersi svegliare in quel modo, anche quando la sera e la notte,  le stelle sono coperte da un capriccio del tempo, il suo padrone.  Forse perché le stelle le cerchi nel cielo e anche si nascondessero al nostro sguardo, si guarda il cielo, e lassù  c’è qualcuno o qualcosa che per fare star bene al cuore non è necessario si veda,  e allora se non si vedono le stelle, pazienza… beato sia chi le vede senza vederle.

E ritorna il pensiero che vien più gradito se frivolo.  Intanto l’ora tarda della sera, si mischia con il suono del ruscello e continua ad ammaliare stordendo in una soave omelia quanto chi la predica, e per questo conta molto la “faccia” di chi la dice, il ruscello ha una faccia sincera, come quando dietro un viso c’è il cuore di una persona.

Quella musica torrenziale da sogno fa pensare ad un gigante che rumoreggia per farsi sentire, un guardiano di casa che mostra i muscoli avanzando senza sosta nello scrosciare al fiume che lo porterà con se sino al mare che lo restituirà all’infinito ciclo della vita.

Perciò è ancora un sentir fluir d’acqua con un orchestra di suoni che le fa da stuolo lungo quanto il più bello dei sogni di una donna all’altare.

È ancora un celestiale udir di forte ruscello primaverile che corre, salta e si accavalla intrecciandosi in un ballo, finché sul far della notte, quell’acqua  sembra danzare fra cristalli di luce irrorati dai raggi di una luna che li bacia nonostante si debba far largo tra la moltitudine di rami di fresco esplosi alla vita.   Il pensiero s’e’ fatto cheto e sereno tanto da far capir che ci vuole un niente per stare bene, basta saper ascoltare il suono della vita di tutte le stagioni in modo si possa combattere il suono stridulo di una sirena nella notte.

13 NOVEMBRE 2019  S. Eugenio, Santa Agostina

Non si può dividere un qualcosa che non si è accumulato prima, il niente è indivisibile.  É come l’amore, non si può dividere per poterlo distribuire se non si è accumulato prima. È la storia di Dario, un ragazzo nato e cresciuto in un paese dal nome ungherese pur essendo in terra calabra.

I genitori erano di altra nazionalità e per esigenze più o meno giustificabili,  lo lasciarono in affido ad una famiglia calabrese. Tempi duri. Da poco scemata la seconda guerra mondiale partorita dalle menti confuse di menzogneri ideali d’uguaglianza e prosperità e la famiglia calabra composta da mamma Concetta, babbo Fedele e figlia Agostina che aimé di bellezza aveva solo il cuore, si sfamava con la raccolta delle arance, e tanto bastava riuscendo ad ospitare anche Dario, che lo chiamavano tutti simpaticamente Jimmy anche a lui non piacesse molto perché più che ungherese pareva un ‘nomignolo’ americano.

Per Jimmy, vivere in un paese di duecento e poco più anime, di cui la metà  con più di cinquant’anni e l’altra metà divisa fra bimbi, adolescenti e ragazzi, fatti due conti significava ridurre al lumicino il numero delle possibilità di maritarsi. Così che dall’alto dei suoi trent’anni non conosceva amore e conseguente fu che andò per ragionamenti, pensò male di maritarsi con la sedicenne Agostina… senza amore, per convenienza, sposarla significava ereditare di diritto l’aranceto del padre Fedele che contava più di trecento alberi… e così fu.

Voleva amore quel ragazzo, ma non disdegnava per questo il corteggiare la misera messe di fanciulle in primavera con sensi accesi che albergavano in quello sperduto paese di pietre e calce. Voleva amore quel ragazzo ma non contento di possedere un ricco podere, circuì Adelmo, quel signore grassone attempato che aveva una proprietà confinante con quella di Jimmy e non gli fu difficile ottenerla con quattro soldi dopo tre bicchieri di vino bevuti tra risa e malfidenza con il malcapitato Adelmo.

Voleva amore quel ragazzone dagli occhi azzurri freddi come il clima della sua terra d’origine, ma non conoscendolo sapeva solo impartire ordini e l’ordine è la parte costituente di ogni regime autoritario, niente a che vedere con affari di cuore.

Jimmy, voleva un figlio maschio e invece ebbe due figlie, una da Agostina sua moglie e una da Linda la bella locandiera che servì abbondanti caraffe di vino la serata del contratto truffa tra il suo amante e Adelmo che adesso di vino ne beveva da mane a sera perché senza agrumi da cogliere preferiva sbronzarsi forse per dimenticare…

14 NOVEMBRE 2019  S. Nicola Tavelić, S. Venerando, S. Filomeno.

… La vita trascorse per Jimmy come chiunque, inesorabile con gioie e dolori, finché negli anni a venire una siccità troppo testarda, brució di colpo il frutteto, nel senso biblico del significato, perché l’arsura mandó in fumo il raccolto di una intera stagione. Jimmy non aveva risparmiato sino ad allora, così che investendo tutto il denaro raccolto per acquistare nuovi terreni, si ritrovò sul lastrico, senza il becco di un quattrino per controbattere la malasorte che gli aveva regalato troppo sole.

Ma i guai non vengono mai soli, si accompagnano con “compagni” della loro risma. Babbo Fedele venne a mancare in quel triste frangente, ora Jimmy diventato povero, doveva badare anche alla suocera oltre che moglie e figlie. Probabilmente i guai vengono sempre accompagnati, ma bisogna proprio che un Santo protettore in Cielo si distragga e volga lo sguardo altrove per non accorgersi di una numerosa comitiva di guai che gozzovigliava allegramente dalle parti di Jimmy e che quando fu chiamata al proprio destino fosse e rimanesse numerosa.

Uno starnuto. Uno starnuto di un Santo, una distrazione d’un battito di ciglia, basta un niente per essere quantificato tempo immenso per ogni minuto di un Angelo custode… che magari non si tratta di un semplice starnuto, ma di una distrazione voluta.

All’osteria Linda non degnava più d’uno sguardo Jimmy,  a volte faceva servire al marito il bicchiere di vino bevuto a credito, si era spento il sorriso sulle labbra di Linda, e non solo perché Jimmy era diventato improvvisamente povero, anche la figlia di Lei e del ‘cornuto’ era incinta di padre che abitava in un paese vicino ma non voleva riconoscere il nascituro. Leonora era incinta e Romeo se ne fotteva, Jimmy stava a guardare senza ne fare, ne potere nulla se non finire il suo bicchiere di vino che avrebbe pagato forse in futuro.

Non sono più trenta gli anni di Jimmy , sono oltre gli “anta” che si avvicinano correndo alla mezza di un secolo.  Gli ‘rimase’ la moglie Agostina e la figlia Luisa che di bello ha preso tutto dalla madre, cioè solo il cuore, che è già votato al figlio del mugnaio, un ragazzone tutto muscoli, poco cervello e tanto cuore, lo stesso che rispetta e ama Luisa… gli ‘rimase’ solo Agostina e ora per Jimmy non contano più labbra sinuose, fianchi stretti e seni che sembrano ebri di latte da sballo per la poppata di un neonato, Jimmy ora finalmente vede il colore degli occhi di Adele e ci si specchia estasiato.

Ora osserva tutte le gesta gentili che compie la sua sposa nel porgergli un piatto di minestra. Adesso la sente vicina come a sentire il calore della sua pelle in quel letto che si è fatto piccolo ma fino ad allora tanto grande da aver paura di starci. Jimmy non si era innamorato di Agostina, ma ora conosceva il suo amore, e come i guai non vengono da soli, anche le gioie si accompagnano, perché come si semina si raccoglie e se si semina pioggia sarà tempesta, se si semina sole sarà l’aurora… Dario si innamorò di Agostina e scoprí che pur non avendo più nulla, aveva tutto.

È una foto vecchia Gigi. Pesavo 8 chili di più ma ero felice come lo sono adesso. Per questo ho scritto una fiaba, perché non è una fiaba, è la storia della mia vita. Sono contento del tuo mi ‘piace’, significa che mi vuoi bene e io ho imparato a volertene perché lo meriti. Anche a me piace la tua pagina di facebook, sopratutto per il sottile sarcasmo che usi per dare un significato particolare alle vignette… che poi come degno compagno di sarcasmo c’è Ivano… il malandrino Ivano, che se non ci fosse, bisognerebbe inventarlo. Bravo, bravi, grazie Gigi per la tua gentilissima attenzione ai miei scritti, li scrivo con il cuore e ci tengo siano visti.

15 NOVEMBRE 2014 S. Alberto Magno, S. Arturo, S. Enea, S. Leopoldo

La pioggia.  Pioggia, un immensità di gocce che cadono dal cielo copiose e uniformi, un addensamento di vapore acqueo che prende forma in nuvola, ed è un po’ come strizzare con forza un cencio bagnato, e sembra di vederlo fare da due mani possenti e gigantesche, lassù, in alto, nel cielo scuro. A volte la pioggia cade con il sole che ancora splende nel cielo e quando accade, gli adulti dicono ai bimbi da dietro le finestre bagnate che si stanno pettinando le streghe! e il tutto dura poco sennò che favola sarebbe! Piove, il ticchettio incessante sul tetto, e sui davanzali, non da tregua, è autunno, che è il suo tempo, è il suo vestito naturale, insieme ai colori brunastri della natura, e il grigiore che sta invadendo prepotentemente gli orizzonti quasi a dare un tono definito all’inverno che avanza, il tutto insieme alla pioggia, il contorno per eccellenza.

A qualcuno piace vestirsi di pioggia, uscire nella strada, o andare per il bosco, o in riva ad un fiume, o al lago o in mezzo al mare, e sentirsi scivolare addosso quella miriade di goccioline, magari rivolgendo lo sguardo al cielo e pensare a qualche cosa di bello per fermare quel momento, un miscuglio di emozioni, ma chiare al tuo cuore. Buttare l’ombrello, passeggiare con l’acqua che scende a rivoli tra i tuoi capelli e da sopra le ciglia, sino ad infilarsi giù per la schiena, fra tremiti e brividi che si confondono con i tuoi pensieri più intimi… camminare sotto la pioggia senza riparo.

A qualcuno piace vedere la pioggia da dietro una finestra di casa, al riparo, afferrarsi le braccia con le mani e sentire il calore della fiamma che arde nel camino, e non di rado un pensiero va a chi non è cosi fortunato…  chissà com’è per loro la pioggia, probabilmente altro disagio in più. La pioggia è l’elemento naturale più potente a disposizione della natura, impossibile fermarla, la sua forza è incontrollabile, può essere  paragonata all’Amore, il male si può fermare, il bene e l’Amore no.  Ma serve, la pioggia serve. Occorre per irrorare i campi, serve per trasformarsi in neve, dare sollievo ai deserti, a rinfrescare i boschi d’estate, ad alimentare i mari, serve ai nostri cuori aridi ed ai nostri animi asciutti… Il sole serve ad illuminare e scaldare il pianeta, la pioggia a bagnare il mondo di vita.

16 NOVEMBRE  5555 Santa Margherita di Scozia reg., Santa Geltrude, S. Elpidio

17 NOVEMBRE 2017 ARA Santa Elisabetta d’Ungheria, S. Eugenio

18 NOVEMBRE 2016 ARA S.  S. Noé, Santa Alda, S. Frediano

19 NOVEMBRE   5271    S. Fausto

20 NOVEMBRE 2015 ARA e 2020 che va posizionato al n.19   S. Ottavio, S. Benigno, S. Edmondo

21 NOVEMBRE 2014 ARAPresentazione della Beata Vergine al Tempio, S. Celso

22 NOVEMBRE 2019 ARA Santissimo Cristo Re, Santa Cecilia, Santa Ernesta

23 NOVEMBRE 2018 ARA   S. Clemente, Santa Adelinda, S. Clemente, S. Adelasio

24 NOVEMBRE   8879   Santa Flora

25 NOVEMBRE  4455   Santa Caterina d’Alessandria

26 NOVEMBRE  2019.  S. Corrado, S. Leonardo, S. Delfino, S. Bellino, S. Bello

Stasira ghô viá la mē Spüsa. Questa sera la mia sposa non c’è. Questa sera la mia sposa non c’è è andata ad una dimostrazione di creme o ben non so cosa fosse. La mia sposa era meglio che andasse a ballare piuttosto che pensare di diventare magari più bella unta di creme. Sino all’ultimo momento, non m’ha detto che andava alla ‘dimostrazione’. Non mi ha detto fino all’ultimo momento che andava con la cognata e la sua amica. È furba la mia donna, come tutte le donne. S’é fatta furba da quando ha capito che io non ho più voglia di fare “bordello“. Forse perché ho sessant’anni, ma più di tutto è perché ne ho ‘fatte abbastanza’. Allora che vada con sua cognata e la sua amica o con chi alla fine si trovi al meglio, aspetterò con i miei cagnolini d’oro, la mia Minnie e il mio Roccia mi tengono compagnia e ci bevo sopra una grappa dietro l’altra, così “impara” a lasciarmi a casa da solo. Io non porto rancore, sto bene anche da solo, con i miei due cagnolini. Quando la ‘bella’ arriverà, fingo indifferenza. Io lo só, Lei si sentirà in colpa, e chissà che non mi capiti che per questo mi si conceda ancora una volta. Intanto mi fumo una sigaretta e i miei pensieri volano insieme al fumo che sbuffo insieme al pensiero di dolci ricordi.  Mio nonno nelle serate di freddo, dopo aver cenato con patate bollite e un gnocco di polenta appoggiato sulla stufa a legna, andava nella stalla al tepore del fiato delle mucche e raccontava storie ai nipoti. Gli parlava del lupo cattivo che rapiva i bambini che non facevano giudizio. La voce del nonno si faceva bassa, fine fine, un po’ tenebrosa, e iniziava a raccontare una storia… Quando veniva buio, il lupo passava casa per casa e se vedeva una mamma scontenta, portava via il bimbo o la bimba cattiva. I bambini ascoltavano il nonno a bocca aperta, senza fiatare. Più di tutti la pensavano male chi aveva ‘pucciato’ il dito nel vaso della marmellata, o chi fosse andato al fiume senza il permesso di mamma e papà. Il terrore era come la lama di un coltello ben affilato, tagliava l’aria della stalla che si sentiva solo il respiro delle vacche. Poi all’improvviso il nonno disse, su, andiamo a letto a dormire adesso figlioli, che domattina ci dobbiamo alzare prima che il gallo canti. Nipoti cari sapete bene che dovete aiutarmi a mungere le mucche prima di andare a scuola, e dopo pranzo andremo a far foglia per il giaciglio del bestiame. Verrà ancora domani sera e vi racconterò come è finita la storia del lupo e inizierò un altra storia. L’Annibale in futuro aspetterà ancora la sua donna che sarà andata a fare una ceretta o altro, e speriamo non si porti con sè anche i cani sennò rimane da solo con i suoi pensieri sognanti. Buona età a tutti, belli e brutti…

27 NOVEMBRE 2019.  S. Virgilio, S. Gustavo, S. Zefiro, Santa Gustavina.

… Stasira, ghô vià la mē spüsa. Len’dacia a ōna dimostrasiū de creme o al sō mia mē cosa l’era. La mē spüsa l’era mei che l’handāā a balā invece che a pensā de dientá magare piö bēlā perché ûnciadā de creme. L’ha ma mia dic fina l’holtem che l’andāā alā dimostraziü. La mā mia dic fina in ôltem che l’ha n’dāā con la cognadā e la sō amisa. A l’he furba la mē flommla, come tōtē i fommle. Le se facia fürba da quando l’há capit che mē, ghö mia pìõ oia dè sbordelâ! Al sará che ié piô de sesanta, e amó piō de tot ōl perché n’no face a sē. Alurā, chē l’andaghe cô la cognadā è la só amisa o con chi ala fī, là se troa piō bhē… mē stō chē a spetālā quanch che l’a rierá. Intat i mē cagní d’or, la mē Mini e öl mē Rocia i ma thè compagnia e ghā biè drê öna grapa viá dre l’otra… issé l’ha m’para a lasām a cá de per me. Ma mē ghō mia rabia, sto bhē a de per mē cōnt… coi mē dù cagnī. Qual che la bēla la riā, fō a finta de negōt. Mē l’sò, l’Ē, la l’sā sentirà n’colpa, e chillà sà che me capitē mia che la ma faghe contet a mō ôna ōlta. N’tat mè föme öna sigareta e i mê pensêr i vulá n’sema al föm chè böte fò n’sema ai memorie dolse del me pasat… Ōl mē nōnō n’dí serade dē frēc, dopo it senāt con önā patata buida e ü gnoç de polenta púgiàt sölä stüä a lègna, l’indaā nelā stālā al calür del fiāt di hachę, e a l’glhá contàā shö i storie ai nēuc. Al ghė pārlāā del lupo catif c’hal rapìã i scętí c’aī fàā mia giôdesē. La üs del nōnō la sera faccia basā, fina fina, n’pō tenebrusa, e l’tecàā a contá sô la storia… Quan chel vegniā fosc, ōl lupo l’pāsāā cá per cá è sal vedià o al sentìà ōna mama scontētā, al portàā vià ol fiölet o la fiöla cātiā. I neùcç i scōltāà ōl nōnō a bocā dervidā sensā fìatá. Piö de tōt, i pensāà mal chi ierā puciāt i dit nel vaš per rōbà la mārmelāda o chi ierā n’dač al fiōm sensā pērmēs de nesü… ghé mama ne papà. Ōl terur l’era come la lama d’ō cortel bel mūlat, al teaā l’aria dēlā stalā che t’ha sentiet adoma ol respir di acke. Po all’impruisa ōl nõnõ al disia, sá n’endem in lēc ades fiōī che domanmatina an ghá de leá shō al prim cant del gal. Neüc car, al sī che ghī de otam a mōnsz i acke prima de n’dā a scōlā e dopo disnat an vá a fá la fōiā n’del bosch per goerná õl besciam. El vegnerá amó a domassira e vè cōnteró shó come l’e n’dacia a finí chelā del lupo e cominserò ōnōtra storia, el Nibel li speterá amó la shō dona che la sarà n’dacia a far la cērētā o d’oter, e sperem che la pōrte mia viá pò ai cá senò reste de per mê coi me penser. Buna etā a tōcc, bei ę brōcc.

28 NOVEMBRE 2015   S. Giacomo della Marca, Santa Teodora

imageCIAK SI GIRA.

Io mi beo della piacevolissima compagnia di due rompiscatole di cani, i più piccoli che mamma natura ha ‘confezionato’. Il maschio alfa che di ‘alfa’ non ha nulla si chiama Roccia, la timida e indifesa femminuccia si chiama Minnie, ma Mini basta e avanza… 8 chili di cane in due. E tutto comincia quando di soprassalto mi trovo catapultato in un pensiero strano. Già perché non capisco cosa caspita ci facciano i miei due piccoli messicani al terzo piano di un prestigioso palazzo in città.

Uno, il maschio in braccio ad un signore che a stento lo trattiene per la collottola, l’altra, la femminuccia che invece segue mestamente con orecchie abbassate una signora, sullo stesso terrazzino, che ben guardandola mi sembrò… è proprio lei, un giudice della corte suprema del foro di Milano, la signora Mariagrazia. Io la conosco, e’ stata una mia graditissima cliente quando avevo una bottega di antiquariato, proprio vicino a dove vive lei, in quel sontuoso palazzo, e lui l’uomo sarà il fratello o un parente, dal momento che non mi risulta fosse sposata.

Sento un improvvisa vampata di calore che mi pervade fermandosi con tutto il suo impeto sul mio viso, e non riesco a trattenermi dal gridare a faccia in su, che cosa ‘cazzo’ ci facciano i miei cagnolini da loro, e continuo ad inveire dicendo che se non me li restituiscono immediatamente, giudice o chi che siano, salgo, e spacco tutto. È questione di un attimo che non vedo più i miei cagnolini e nemmeno i loro presunti rapitori.

È  questione di un attimo e mi trovo in compagnia di un bel ragazzo, ma la sua bellezza non me lo fa piacere più di tanto, anzi c’è molta ostilità, almeno da parte mia, e con lui c’è mia moglie Susy… o almeno, non la vedo chiaramente ma intuisco che è con lui, e non con me, anche se lei è tra noi, ne con lui, ne con me… fra noi.  Mi sento di nuovo pervaso da una strana sensazione di calore assalirmi come una vampata improvvisa, questa volta mista a impotenza, mi incazzo ma non reagisco, anzi sono fortemente interessato e affascinato da una motocicletta che mi lascia intuire sia di proprietà del l’’antipatico’. La moto non è particolarmente bella, anzi, e’ spoglia, semplice, disadorna di particolari, ma mi piace del perché non so, e desidero averla cominciando a trattarla con il ragazzo, lasciando da parte l’impeto di prenderlo a pugni per gelosia.

Questa era una mia notte preceduta da un giorno intero con la conseguente sera. Mi sono destato, era un sogno! Oggi e’ un altra storia, gli attori sono pronti, il giorno e’ nato pronto, io sarò  pronto appena avrò bevuto l’ultimo sorso di cappuccino e premerò quel piccolo tasto che accende il telefonino, e allora…  Ancora una volta, un nuovo film, tra finzione e verità, tra bugie e trasparenza, tra sogni e realtà, coraggio e’ un altro giorno, oggi non si sogna… Ciak si gira.

29 NOVEMBRE 2015 S. Bernardo di Nazareth, S. Fedro

Incredibile, ma credibile con il senno di poi. Che la colazione al bar, in genere mi rigenera, forse perché  fin tanto che non e’ terminata non apro il contatto con il mondo, e non accendo di proposito il telefonino, quindi sono Annibale, che anche una litania al terzo Mistero del Dolore recita: Coronazione di spine a Gesù; Ti chiedo e ti prego per e con l’indispensabile intercessione di Maria Tua Sposa, di avere un grande disprezzo del mondo. Disprezzo del mondo che abbiamo creato, non della gente. Allora accendo il telefonino alle 9 e lo spengo alle 19.30.

Ma poi, dopo aver letto qualche rara notizia seria e molte stupidaggini sul quotidiano, scambio qualche sana e ingenua battuta con altri avventori, dove ovviamente non può mancare l’accenno al tempo e alla squadra di calcio del cuore.  Poi, più per forza che per amore, bisogna obbligatoriamente pigiare quel tastino che ti fa’ aprire il contatto con tutto, che per la maggior parte vorresti… si avvia il telefonino. Di fatto  lo squillo di introduzione che hai programmato arriva puntuale come le tasse, e se prima ti piaceva ora lo odi quel suono ormai stridulo. Ed è solo la prima telefonata, e ti si chiede da parte di un qualcuno, di fare una certa cosa, che tu trovi assurdo compiere, è già motivo di discussione, che con certa gente era meglio nemmeno iniziare ad avere rapporti.  Con il secondo trillo non va altrimenti del primo, altra persona che se non ci fosse, non solo sarebbe un enorme vantaggio per me, ma per molti altri… ma la terra è di tutti, persone “sbagliate” e persone giuste, che una senza l’altra non potrebbe coesistere.

Che allora chiamo io, tento di giostrarmela come meglio credo e posso, difatti mettendoci una buona carica di quell’entusiasmo che al mattino mi assiste, imposto quello che sarà l’unica cosa positiva della giornata, le mie batterie sono cariche… anche quella del telefono. A tarda mattinata alcuni dubbi mi tormentano, e’ sempre così che mi guasto del tempo prezioso, casualmente sono nei pressi di un cimitero dove ho di più caro tutto ciò che avevo e avrò, i miei genitori.

Prima di entrare per una prece, chiamo un amico, e per sentire come va, e per chiedere un piacere che favorirà entrambi, che quando si aiuta, sempre ci si aiuta. Certo non immaginavo che peggiorasse il mio stato d’animo che si voleva stabilizzare in preghiera, ma lo stesso, inverso , non pensavo sentirmi dire ciò che udii dall’altro capo del telefono. Ma cazzo, chi lui? Ē già, proprio lui!  Ma non ci credo! Credici… Addirittura il nostro amico dei tempi andati è finito là, in quella topaia di comunità? Lui il “maestro”, il bullo, il sicuro di se… quello che diceva Lui era ‘legge’ e tutti gli altri giudizi non contavano…

30 NOVEMBRE 2015   S. Andrea ap.

… Ti dico di si, e nemmeno in una camera isolata, ma in mezzo a tutti, in camerata, e senza nemmeno un paio di mutande pulite per cambio.

Riattacco io… va bene! qualcosa si farà, ma bada io ne rimango fuori, almeno nel senso che non voglio sappia che sto facendo qualcosa per lui, di me ha sempre avuto poca stima e troppa confidenza, col tempo tutto mi si ritorcerebbe contro, ok? Certo, va bene ci si vede sabato e qualcosa faremo.

Oggi non rientro per pranzo, non faccio spadellare mia moglie, e approfitto per farmi firmare quel contratto pubblicitario con quei miei amici del ristorante. Nel primo pomeriggio faccio un salto in quel posto, e ci porto anche Susy, così mi tiene compagnia. Strada facendo, squilla ancora il telefono , lui caspita! E quello di Brescia, che insiste perché lo aiuti a pagare le bollette della luce, non capisco la sua insistenza, del resto ci siamo conosciuti solo in un occasione tempo fa, dove si, mi aveva favorito in un affare ma era già stato lautamente ricompensato, speriamo di poter fare qualcosa anche per lui. Del resto non mi posso esimere dall’aiutare nemmeno l’altro di Pavia, si trova senza l’acqua corrente in casa, gli hanno interrotto il servizio per morosità, e speriamo che Piero, in carcere si sia fatto bastare quel poco che gli ho mandato.

E’ buffo, solo oggi ad altrettante persone ho detto di pazientare per quello che devo dare loro da molto tempo, dal lontano tempo di qualche anno fa, in cui il ceto medio a cui appartenevo e stato drasticamente soppresso, per lasciare il posto solamente a due categorie, i ricchi e i poveri, relegando me di conseguenza alla seconda ovviamente, ma lo stesso io, luce ed acqua in casa ancora c’è l’ho, insieme a una dose inesauribile di ottimismo autolesionista, quindi qualcosa faremo anche per quest’ultimi.

Ultimo appuntamento di giornata, che Dio se lo invochi ingraziandoti la sua Mamma, non ti abbandona, e di riffa o di raffa, il tuo angelo custode te lo attiva sempre, e questo ‘angelo’ stasera per me aveva le sembianze di Giuseppe, l’ultima persona che ho visto, un Angelo a ‘paga fissa’. Tutto bene allora, che tanto son di strada, ed è da tempo che volevo fermarmi da quella persona amica, la sua razza e’ del mondo, come disse Alfred,  ma nello specifico e’ iraniano, e tratta tappeti antichi con tanto di negozio  con esperienza pluridecennale, ed essendomi rinfrancato moralmente, mi va di sistemare una questione che mi stava a cuore da tempo, per un mio acquisto di qualche anno prima, questa volta spero di tener testa, alla proverbiale capacità di trattare degli arabi in genere! La batteria del telefonino, e’ poco meno della metà, e si pigi il pulsante, togliamoci la maschera dell’attore quotidiano, alla cena di casa mia, sono io, di nuovo me stesso… spengo il telefono.

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