OTTOBRE. Solo per oggi (completo)

01 OTTOBRE 2020 Santa Teresa del Bambin Gesù. S. Remigio

Ottobre, è ora di rivedere felpe e maglie di lana. Si fa la conta degli amori perduti o di quelli appena sbocciati, qualcuna o qualcuno spera ancora, la speranza è sempre l’ultima a morire è questo mese la rafforza ancora di più tra un bicchiere di vino e un dolce ricordo. È il mese delle castagne e dei buoni propositi, l’inverno è alle porte… forse per chi ancora ‘spera’ è bene si bussi a un altra porta… se ne aprirà una più grande, e per chi si sente in Paradiso è meglio scendano quel tanto da saper mettere radici in un terreno più umile e sicuro.

Ottobre è un bel mese che sono belli tutti i mesi dell’anno… ad eccezione di “quel mese” che proprio non va giù per via di sfortunate ‘coincidenze’ ma se ben ci si pensa, non si è trattato solo di coincidenza, quel che accade ‘deve’ accadere. Ottobre è il mese di belli pensieri, è la fine di un estate sempre più afosa e tribolata da tempeste improvvise e marasmi d’ogni tipo. Ottobre ti dà le castagne e un clima mite… è un bel mese… è un mese che ti fa pensare e sognare, ti fa entrare in un bosco con il tappeto di foglie sotto i piedi, ti fa passeggiare sulla riva di un mare un poco agitato intanto che i pensieri sono pesanti come la scia di impronte che si lasciano nella sabbia bagnata.

Ottobre è un mese mite… come Febbraio, come Marzo… il loro compito e di mediare un passaggio di temperatura ad un altro… non è facile per ‘lui’… l’Ottobre. Si imbatte nel malumore della gente che reclama una temperatura, è uno dei mesi che fa da pagliaccio e che prende le torte in faccia al luna park. Per grazia è anche il mese che ti fa ricordare di andare nel bosco… eran mesi che non si faceva, sentire il suo profumo ancora vivo che pulsa gli ultimi giorni di vita del fogliame. Si ritorna per qualche ora nella natura… per buttare lo sguardo nell’infinito delle foglie e perdersi tra di esse, in un piacevole ‘nulla’. Attimi preziosi per la mente che nello spazio di pochi secondi, riassetta il suo ‘sistema’… e si dà pace. Attimi d’Ottobre.

02 OTTOBRE 2014 Festa dei nonni. S. Berengario

Mio nonno Annibale è nato nel fine “800” ed è mancato nel “900”. Nel mentre guardo una sua foto nelle mie memorie, cerco di associare il suo viso al mio e ancor prima cerco di associarlo al viso di mio padre. Non vedo nessuna similitudine ne con me ne con suo figlio. Lo sguardo severo e sommesso come tutti gli sguardi dei contadini mezzadri di quell’epoca, non fa trafelate nulla ‘al di fuori’ del foulard che porta al collo mio nonno sotto il colletto di una camicia bianca che significava per Lui… non ho niente ma sono orgoglioso di quello che ho. Noi, niente a che vedere con uno sguardo severo perché io e papà non l’abbiamo mai avuto anche quando sarebbe ‘servito’.

Io porto i foulard e mi piacciono quanto piacevano a Lucio Battisti, e mio papà portava sempre camice bianche ogni volta che si sentiva libero è bello… laggiù in riva ad un fiume con i piedi nudi e pantaloni arrotolati dalla caviglia sino a metà polpaccio, andava a caccia di trote che si nascondevano sotto le pietre… con la camicia bianca slacciata di tre bottoni sul petto… era felice.

Mio nonno Annibale stette molto male poco prima che mia mamma mi desse alla luce. Era in età avanzata e si era preoccupati per la sua salute, così, come da tradizione fu promesso di tramandare il suo nome e dal momento che nacqui di lì a pochi giorni della ‘promessa’ mi diedero per nome Annibale. Mio nonne visse ancora per una quindicina d’anni dalla mia nascita per grazia sua.
Forse è un nome che cambierei, certamente è un nome che non voglio cambiare. Annibale è un nome della Storia ed è affascinante pensare che una donna dell’inizio “800” diede alla luce un figlio dandogli per nome Annibale.
A quell’epoca l’istruzione era ridotta ai minimi termini, per cui affascina sapere che ci fosse una mente tanto aperta da aver studiato la Storia e da lì il nome per il suo nascituro con tutte le connessioni del caso.

Quando ero piccolo, papà Giuseppe mi portava da mio nonno Annibale, in quella grande stanza al piano superiore con al centro una stufa a legna, nonna Maria mi faceva accomodare vicino al grande letto alto pieno di cuscini bianchi. Mio nonno era sotto le coperte con le braccia distese al di fuori con le dita delle mani incrociate a mo’ di preghiera. Una cuffia bianca sulla testa pelata e un sorriso tenue stampato sulle labbra. Io cominciavo a parlare di me e nel frattempo mia nonna mi aveva dato dei biscotti da mangiare, preparava il caffè per due parenti del piano di sotto della grande cascina rurale che salivano volentieri per scambiare due parole con il nipote “prodigio”.  Poco dopo, tutti riuniti, seduto accanto al letto del nonno mi fu chiesto da Martino e la sua sposa Rita cosa mi sarebbe piaciuto fare da grande. Risposi guardando il nonno… mi piacerebbe fare il ‘poliziotto’ oppure guidare le ruspe giganti. Nel mentre le dicevo con la convinzione di un bimbo di 10anni, stupivo gli astanti e il nonno metteva mano al Borsellino appoggiato sul comodino, estraeva una moneta di latta da 10£. e me la poneva come a ringraziarmi di quanto fossi stato bravo.

Ore di biliardo e calici di vino dopo, mio padre mi veniva a riprendere per portarmi a casa, la nonna sulla soglia della porta, prima di salutarmi, mi dava una moneta di ferro da cento lire dicendomi di scusare il nonno che non conosceva più il valore della moneta corrente, era rimasto alle 10£. che con al massimo ci compravi le caramelle, per Lui valevano 100£. La differenza era che con la moneta pesante di ferro ci compravi anche il castagnaccio, si beveva un chinotto mentre si guardava un film al cinema dell’oratorio.

Guardando meglio la foto del nonno una somiglianza c’è… anzi due, no, tre… il naso storto, le origini contadine perche amo la terra e le piante ed aveva anche lo sguardo di chi ha vissuto. Forse non ho ancora vissuto abbastanza… ma somiglio molto a nonno Annibale.

03 OTTOBRE 2014.  S. Gerardo di Brogne, S. Candido

Torno a casa dai miei cagnolini, li accudisco prima, e poi vado con loro nel bosco, mentre che leggo un libro di una cara amica che desidera un mio modesto parere al riguardo avendolo Lei scritto.  Inciampo di tanto in tanto sul sentiero costernato da ciottoli e sassi, arrivo al punto dove questa estate ho iniziato a costruire un muro a secco, la, dove spunta il sentiero dove il Tullio faticosamente l’ha tracciato, e già che ci sono ne proseguo un pezzo a destra e sinistra. Le preghiere quotidiane le ho già dette il mattino di ritorno dal mio amico Claudio, che anch’esso ho visto al suo allevamento per quel favore che mi ha fatto. E ora mai se fatta l’ora di riportare verso casa il corpo e i cani, che sanno da sfamare con pollo e crocchette… svelto, che dopo sono atteso da Carlo, che mi ha invitato a cena perché oggi Lui compie una ragguardevole età che guarda caso sono i miei stessi anni di vita con tre giorni in meno, motivo per cui ci prendiamo sempre in giro perché Carlo a onor del vero e più giovane di me di tre giorni, quindi io son l’anziano fra i due.

Il resto degli invitati, e’ bella e brava gente con l’insieme dei suoi figli che amo e la moglie simpaticissima nella sua malcelata timidezza. La serata finisce con una bevuta senza misura come nostro solito. E sto bene, di un bene che non so spiegare, che nessuno e niente oggi mi può ferire,

Mi piacerebbe tanto darvi anche solo un po’ di quello che sento nel mio io ora… immaginate un momento molto felice della vostra vita, e moltiplicate il tutto per mille e vi arrivi tutto l’amore che potete immaginare, perché vi amo, come amo ciò che sento, e sento ciò che amo.

04 OTTOBRE 2014  S. Francesco d’Assisi, Santa Berenice, S. Petronio

Sento ciò che Amo. Si sente sento dentro un emozione forte, un misto tra voler bene, essere felici, uno strafare d’amore. Non si sa bene da dove venga, pare dal cuore, ma nemmeno, forse dallo stomaco, e non si può dire dall’anima, non si è ancora  sicuri di esserne degno. E penso quanto sarebbe bello si potesse trasmettere questa sensazione a tutti al mondo, per far star bene, o anche solo per far pensare che c’è speranza, c’è amore, che si può fare all’amore e non si può odiare, non si può pensare al peggio quando dentro batte una forte emozione.

E lo stesso abbiamo ben presente il nostro presente, quindi da dove arriva questo star bene? Siam certi,  rispondiamo, è la speranza, forse tutto si può sistemare, qualunque sia il problema che assilla ognuno di Noi nel quotidiano trascorrere di vita, che non c’è problema che non si possa risolvere se ti senti così.

Per me e’ un regalo del Signore, o della Madonna, ma per un non credente potrebbe essere negativo e non positivo…  bianco e non nero, fortunato e non, che mi frega, io lo chiamo ‘azzurro’, e sto bene, come faccio a dirlo al mondo affinché serva anche a Lui. Perché è incontenibile, non si può tener dentro, domani può finire ed io non so come dirlo, ma sto proprio di un bene che ne ho d’avanzo per il colore della pelle di ognuno.  almeno per oggi la vita non ha ostacoli se non ci sono ‘alt’ superiori, eppure è un giorno come un altro, o forse no.

Stamane una brava persona mi ha aiutato come comunque sta facendo da anni, un Angelo mandatomi dal cielo, e il cielo stesso lo aiuterà, poi sono andato da quell’altra persona nel primo pomeriggio, il netto contrario del primo, una persona cattiva se non malvagia che inverso mi ha minacciato velatamente per un nostro regresso, il cielo sentenzierà, vive male chi ha rancore nel cuore.

05 OTTOBRE  2014 S. Placido, S. Attila, Santa Felicia, Santa Tullia, Santa Flaviana

Quando due ideologie si contrappongono nel modo di intendere e volere, cercano nel dialogo la miglior risposta per ‘incontrarsi’ e se ragionevoli entrambi, al fine capiscono di aver parlato la stessa lingua nell’interesse senza ‘colore’ del popolo, ammettendo ognuno le proprie convinzioni spesso alterate da ego e alterigia.

Nessuno ha ragione per lo stesso naturale contrario che nessuno ha torto, e questa è la base fondamentale di ogni principio di dialogo che voglia intraprendere per instaurare un costruttivo nuovo modo di intendere e pensare… Buon lavoro ‘politici’.

06 OTTOBRE 2017 ARA  S. Bruno, Santa Alberta, S. Bruno

07 OTTOBRE  2018  S. Beata Vergine del Rosario, S. Adelchi, S. Becco, S. Adalgiso, S. Rosario, Santa Adelca

Si giudica ma non si ascolta. Cosa ne pensa Alfredo di quel giudizio dato per la più bella d’Italia. Quei voti dati per la vittoria di Miss Italia anche a giudizio avvenuto sono discutibili, magari parlandone in un bar che lascia trapassare ogni discorso dalle sue mura, modificato, ingigantito, esasperato, il tutto per stupire e poter criticare.
Per questo Alfredo, persona distinta e raffinata, inventore di mille mestieri e possessore del solo vestito in doppiopetto grigio che indossa con il cambio di poche camice e molte cravatte sbiadite dal tempo, ama confrontarsi ancora con i pareri della gente nel credere in un futuro migliore e nei ritagli di tempo ci stanno pure i “90”, “60”, “90”. Per questo Alfredo ama opinare, forse perché ‘dire la sua è gratis’, e una nobile opinione non conosce prezzo, del resto è ciò che gli rimane oltre l’abito con quattro camicie sbiadite e cravatte senza colore.

Lorenzo, non ne capisce nulla di ‘miss’, o quel che capisce, lo capisce solo Lui. Non veste in doppiopetto, anche perché ha molti anni meno di Alfredo,  jeans e maglietta d’estate, maglione e giubbotto in inverno. Lorenzo non da giudizi sulla donna più bella d’Italia… se ne frega lui, ha interesse solo per il giuoco del calcio. Lorenzo probabilmente non ha vinto la sfida con la vita, per questo è divorziato e pensa solo alla squadra del suo cuore parlandone sin dal mattino con gazzetta sportiva in mano e nel l’altra la tazzina del caffè che nel frattempo puntualmente si fredda e lo butta giù d’un botto non ricordandosi di non averlo nemmeno zuccherato, una ciofeca, come la sua vita in jeans e maglietta… senza opinioni.

Andrea non esprime opinioni, ascolta e valuta, poi in separata sede, al riparo da maldicenze e invidie di gruppo, sentenzia giudicando su carta stampata e anche sul cielo. Andrea è un distinto signore di tanti di quegli anni che si piega in due ogni volta che si solleva da una sedia… Lui è stato un politicante, veste in abito blu, camicia bianca e cravatta nera. Iniziò la sua carriera politica che indossava gessati di tessuto che pungevano la pelle, e negli anni sessanta passò agli abiti in blu che non smette mai di portare anche adesso. Non ha tempo per dire il suo parere o la sua opinione sulla donna ritenuta più bella d’Italia, è impegnato sui fatti politici di fazioni diverse, come non ha tempo di cambiare il colore dei vestiti. è troppo occupato a guadagnare più denaro possibile anche ora che è in pensione. Perciò se ne frega e dopo aver bevuto il caffè al bar, tira diritto per la sua strada… e lascia che di “misure” se ne occupino altre persone.

Alfredo esprime un opinione su Miss Italia e arrotolandosi con le dita un barbiglio di baffo, di sotto sogghigna perché al fin fine non gliene frega niente…… Lorenzo ha una sola opinione della bellezza e la dedica per intero alla sua squadra di calcio, Andrea annuisce e non gliene importa nulla, tutti giudicano, nessuno ascolta. Le Miss Italia, siamo ognuno di noi, elette quindi giudicate, la critica migliore secondo il parere di chi la esprime, ma si giudica e non si ascolta.

08 OTTOBRE  2020  S. Pelagia, S. Ivano, Santa Onesta, Santa Porzia, S.Taide, Santa Lorenza

Chi non ha pietà per un animale, non è degno di avere il dubbio che ci sia differenza tra un uomo e un animale. Chi non ha pietà per un animale non ha pietà per nessun uomo… un vero uomo e una vera donna non possono rimanere indifferenti davanti a una grande e piccola tragedia come l’abbandono di un cane o un gatto per strada… gli stessi che spingono il bottone più piccolo dello sciacquone… meno acqua rubata a chi ne ha più bisogno.

Pietà per me, pietà per Noi, pietà per Tutti… anche per gli Animali.

09 OTTOBRE 2020 ARA S. Diomede, S. Abramo

10 OTTOBRE 2014 ARA… e 2015 da mettere al numero 9. S. Daniele, S. Alderico, Santa Dana

11 OTTOBRE 2019 ARA  S. Giovanni XXIII, S. Filippo diac., Santa Emanuela, S. Fosco, S. Placido

12 OTTOBRE 2018 ARA  S. Serafino di montegranaro, S. Amico, S. Amore, S. Serafino

13 OTTOBRE  2016 S. Edoardo, S. Benedetto

Per punire chi si fosse macchiato di un delitto, d’eresia, d’infamia, di furti, di violenze e di qualunque altra forma di crimine, nel lontano medioevo, venivano applicate ai condannati il più delle volte sommariamente, svariate forme di tortura.

Pene corporali, inflitte ai malcapitati, mediante strumenti di atroce crudeltà, che spesso portavano alla morte il condannato, non certo prima e dopo una lunga agonia, tale si premuniva fare il boia, specializzato alla bisogna.

Il medio evo, certamente non fu un buon periodo per vivere, sopratutto se paragonate alla luce dei nostri comodi standard moderni. La maggior parte del popolo era poverissimo, soffriva spesso di malattie, e la loro vita stessa, era nelle mani dei ricchi proprietari feudali, o invasori di varie etnie. Quindi impossibile per quella povera gente permettersi di pagare, anche solo una multa, la loro mano veniva recisa, così come poteva accadere alla lingua. Se le autorità desideravano far confessare una qualunque cosa, anche di non commesso realmente, vi riusciva facilmente,  con l’uso di indicibili torture, con marchingegni, che erano veramente spaventosi anche al solo vedersi.

I giudicati di eresia che perlopiù eran semplici persone ‘eccentriche’, venivano bruciati sul rogo, ovviamente vivi. Dalla Spagna poi furono importate svariati strumenti di tortura, in occasione della santa inquisizione,  ( che usare la parola “santa” disgusta, ma è solo per indicare il periodo storico ) per esempio la gogna, dove il prigioniero condannato di reati lievi, era imprigionato in ceppi di legno, mani e piedi, ed era esposto al pubblico ludibrio, nella pubblica via, e chiunque lo desiderasse, poteva esercitare sul malcapitato, qualunque genere di torture: dal solletico senza sosta, al lancio di cibarie marcie, fustigazioni, schiaffeggi, e altro ancora, senza contare sputi e insulti ripetuti all’infinito.

Poi la “stiratura”, che consisteva nell’adagiare l’individuo su di un tavolaccio con al suo centro un cilindro chiodato, che roteava ogni qualvolta la persona che era legata mani e piedi alle estremità della tavola veniva ” stirata” in pratica tesa allo spasimo.  La famosa “gabbia”, il condannato vi entrava a forza in posizione eretta, perché il boia si avvedeva di sceglierle apposta strette per infliggere più dolore, dopodiché si appendeva, in genere alla sommità di una torre, e lo si lasciava morire di fame e di sete, anche se di solito, moriva prima, mangiato vivo dai corvi, che iniziavano con cavargli gli occhi.

E non si può dimenticare  ‘la pera vaginale’, quel “simpatico oggetto, fatto a forma di cavaturaccioli, che inserito nella vagina, o analmente, si allargava sino alla lacerazione degli stessi organi procurandone dopo molte ore di spasmi, la morte.  Torture come quella tedesca che sfoggiava la famosa  Vergine di Norimberga, uno strumento di tortura con la forma in ferro di una donna vestita dell’epoca, una volta aperto il davanti, vi si introduceva la vittima, nulla di grave, se non fosse che al suo interno, vi erano degli aculei che sapientemente posti, trafiggevano in più parti il corpo della persona introdotta senza lederne mortalmente gli organi vitali, in modo che l’agonia si protraeva il più possibile. Noi Italiani non volevamo certo essere inferiori agli spagnoli e ai tedeschi, e oltre che applicare con cinismo, e chissà forse anche con sadico piacere tali torture, a nostra volta “inventammo” lo squartamento di tutti e quattro gli arti. Il solito condannato, veniva legato alle estremità degli arti, ( polsi e caviglie ) e ogni uno a sua volta assicurato alla sella di un cavallo, quest’ultimo assieme agli altri tre, veniva spronato in direzioni opposte l’uno all’altro, cosicché da procurare appunto lo squartamento. O ancora quel triangolo appuntito di legno, dove la vittima vi veniva “calata” a gambe divaricate per poter offrire la cavità anale alla suddetta punta del triangolo, quest’ultima la tortura preferita da Vladimir l’ impalatore ( Dracula) molti anni dopo a venire…

14 OTTOBRE 2016   S. Callisto, Santa Fortunata, Santa Guendalina.

… Oggetti di tortura del passato che si possono “ammirare” nel museo di Amsterdam e in tempi più recenti anche nel castello di Peschici, sul Gargano in Puglia, quindi nella nostra Italia, da qui mi sorge spontanea la domanda! Quando sono iniziate queste orribili pratiche di confessione forzata? E quando sono terminate? Ed è quantomeno inquietante la risposta che ci si può dare… si, perché, son mai finite?

Gli  strumenti di tortura del medio evo furono sostituiti, dalle armi, anch’esse  portatrici di dolore e morte.

Nel 12 aprile 1861 iniziò la guerra fratricida di secessione americana che fini nel 12 aprile di quattro anni dopo, (1865) con il bilancio catastrofico di 620 mila vittime e un numero di molti più invalidi permanenti, questi i numeri dello scontro di entrambe le due fazioni. Da la, ci si sposta nel 1915 al 1918 prima guerra mondiale, con cinque nazioni principalmente coinvolte, tra cui l’Italia che conto’ da sola 700mila morti, dei 120,000 uomini impiegati.

Il totale stimato delle vittime contate a fine conflitto mondiale, fu di  otto milioni  cinquecentomila e ovviamente un numero maggiore di invalidi. Passerò oltre, alla seconda guerra mondiale, per  citare lo sterminio nelle camere a gas ( l’olocausto) di circa 6/7milioni tra…malati di mente, omosessuali, testimoni di Geova, e ancora, Rom, Sinti, e altre popolazioni slave e ovviamente Ebrei. Ci penso’ quella geniale mente malata demoniaca di adolf  hitler a dare seguito a tutto ciò, mentre un altro demente malato demoniaco nella vicina Russia. Senza destare lo stesso scalpore, ma facendo molte più vittime  del suo degno antagonista, Stalin non voleva essere certo da meno,  infatti, reprimeva con la sua giustizia privata, ogni forma di ribellione e di insurrezione, con torture, morte e deportazioni. Almeno 20.000.000 ( venti milioni ) di persone, perirono per mano di questo demonio con baffi.

Nel 1945, precisamente l’8 agosto, l’America rispose all’attacco di Pearl bar or, lanciando enola gay, una terribile bomba nucleare, che provoco’ 254.000 ( duecento cinquantaquattro mila ) morti, per lo più civili.  Tra il sessantotto e i primi anni settanta, Corea del Nord, Vietnam, Cambogia, Laos, venivano decimati a migliaia, sperimentando di persona, le terribili armi chimiche, inerente il “nepal”, sostanza incendiaria che ci riporta di colpo al medio evo, rievocando una delle più antiche torture, il rogo.

Questi solo alcuni esempi di torture e dei morti provocati dalle stesse, ma per fortuna ai tempi nostri, sembra che siano diminuite in gran numero, almeno per la grande maggioranza dei casi. Ora per punire la gente che compie delle malefatte, o peggio che evade le tasse, esiste una tortura efficacissima, invisibile… Si chiama terrore psicologico, il tormento più infimo, più infame tra tutti, viene indotto gradualmente nella tua mente, senza che l’individuo se ne avveda, creando angosce, paure, insicurezze, frustrazioni e malcontento generale. I nuovi feudatari in giacca e cravatta infatti cominciano con prometterti riforme e lavoro che tu non avrai mai, e lentamente, ma inesorabilmente, inducono chi li ha votati, imprenditori, artigiani e operai, ad un lento e progressivo salassamento di tasse, contributi, e ancora tasse… ma le chiamano con altri nomi, tanto ridicoli da offendere l’opinione pubblica delle persone al disfacimento fisico e psitico e inducendo persino qualcuno al suicidio.

Altri imbracciano un mitragliatore e fanno stragi in uffici pubblici, scuole e ritrovi, senza un senso apparente, per non  contare un sempre crescendo impulso alla immoralità totale, e alla mancanza di quel minimo di rispetto reciproco e di solidarietà umana, che almeno una volta apparentemente esisteva.

I nostri moderni regnanti (politici di ogni categoria e colore di pelle e bandiera, non hanno più bisogno dell’uso delle torture, con le loro relative apparecchiature per essere messe in pratica, quando una persona e’ messa in condizione di non poter provvedere al mantenimento della sua famiglia, e’ quanto di peggio si possa fare ad uomo, non esiste forma sadica che regga il confronto… ci pensiamo da noi stessi ad infliggerci le pene più crudeli, prima e quando arriva la cartella esattoriale, a morire poi, fisicamente e nello spirito che l’Anima è l’unica cosa che ci rimane.

15 OTTOBRE  2017 Santa Teresa d’Avila, Santa Edda, S. Ruggero

Il vero sapore libero… conta se per oggi si abbia guadagnato abbastanza per soddisfare le nostre esigenze ma se la mia Susy dice che la cervicale la opprime, io quel giorno non ho guadagnato niente.
Lo stesso che se la mia Mini ( mia Adorata Cagnolina Minnie )  ingurgita un osso e gli si conficca di traverso, io ho rovinato la mia giornata… e non solo.    Se gli Altri stanno poco bene, non può essere una buona giornata, al contrario si deve lottare perché gli Altri stiano bene e fare diventi un buon giorno.

Non sono le medicine o pastiglie che possono guarire il malessere altrui, bensì il tuo Amore può lenire per primo il disagio di un malessere
Il sapere trasmettere Amore gratuito e quindi sofferto, è assorbire un poco o forse più del non stare bene di una persona a noi Cara. Il non stare bene degli Altri che è affar Loro oggi, domani può servire a Te e diventa affar Tuo… che il domani è come l’oggi uguale e sistematico come il mangiare, il bere e il respirare… lo si fa sempre e quindi comunque si Ama sempre.        Il vero sapore della libertà è saper Amare.

Siamo stati invitati ad una festa di un nostro bar di montagna. Non ci andremo, abbiamo vissuto troppi di quei momenti che ora li viviamo nel momento stesso che ci hanno invitati, è stata di già una bellissima festa.

Il vero sapore della libertà è saper Amare perché sembra facile a dirsi,… ma molto difficile al farsi   Amare Tutte le persone del mondo è possibile solo a Dio..

Chi appena si avvicina all’Amare il proprio vicino di casa è già sul sentiero del bene e se persegue quel tanto che ci vuole per imparare ad Amare anche chi sta nel quartiere più lontano del suo paese, si è sulla strada illuminata che porta a scoprire quale è Il Vero Sapore della Libertà… Sapere Amare, non c’è altra plausibile spiegazione.

Il vero sapore della Libertà è non avere nulla vicino che ti dica di dire o di fare qualche cosa che non si voglia fare. Vento a parte e il calore del Sole, il bagnato della pioggia sulla pelle e sopra la testa tante Stelle con il buio e la Luce che aprono ogni giorno il sipario della vita.

Il Vero Sapore della Libertà è sentire ogni giorno il tuo Spirito cosa ti dice di fare…  serve per imparare ad aprire a tutto gas il carburatore che alimenta il motore che produce energia d’Amore, Anima del cuore.

Il vero Sapore della Libertà ha il gusto di  grandi sferzate di vento sul viso mentre corri in sella ad una moto su dei tornanti in sublime solitudine,… che non significa essere soli nel mondo, significa vivere un momento che appartiene nell’intimo di solo Te.

16 OTTOBRE  2020 S. Edvige

Una scimmia disse alle altre del suo gruppo, io sono più forte di voi e andrò sola alla conquista dei confini del mondo.
Vedrò le cinque torri che si ergono come dita protese verso il cielo. La scimmia detto fatto dall’alto della sua superbia, si rifornì di noccioline e partì verso mondi sconosciuti…  cammina, cammina…

La domenica di mattino è il giorno all’ascolto di proferir della SacraParola, litanie di fede e di rito d’ogni giorno, e poi per pranzo, polenta funghi e formaggio che cola, un immancabile bicchier di vino e un sigaro da fumare in un giardino o nel prato.

Niente di meglio che guardare le cime delle montagne ‘mangiate’ da una coltre di nubi che minacciano pioggia. Il grande platano con accanto la quercia centenaria non muovono foglia mentre più in basso arrendevoli e più deboli, la betulla, faggio e il rubino, sventolano le cime dei loro rami mosse dal vento che scende dai monti. Gettare lo sguardo al confine del suo vedere e immergerlo nella soffice bambagia nebulosa. Nel mentre interrogare l’intimo tirando un grosso respiro per farlo diventare qualche attimo dopo un sospiro di sollievo perché le preoccupazioni si sono disperse nell’umidità del vento e rimangono solo momenti di serenità che si sono mescolate con il dolce far niente dell’Amore, perché a tutto pensa il cuore.

La scimmia raggiunse un immensa radura dove oltre il nulla. Ce l’ho fatta!… pensò tra se la scimmia orgogliosa quanto vanitosa. Davanti a lei quell’immensa distesa di verde e cinque torri che raggiungevano il cielo… oltre il nulla, pensò bene di seminare alcune noccioline per poter dimostrare al suo ritorno nella tribù dei primati di aver raggiunto la meta e quindi poter ritornare al punto di conoscere tutto quanto si potesse sapere alla fine del mondo.

Dio. capovolse la sua mano e la scimmia che era nel suo palmo con le cinque dita erette, cadde nel vuoto del nulla perché niente aveva imparato che Lui non volesse e l’alterigia della scimmia non l’aiutò venendo di colpo umiliata.
La domenica regala serenità

17 OTTOBRE   2015  S. Ignazio di Antiochia, Santa Eloisa, Santa Marisa, S. Rodolfo, Santa Luigia, Santa Gina

È Ottobre. Tiepidi evanescenti pensieri in questa fresca umidiccia serata. L’estate zoppica e ancora non se n’è andata dagli armadi, tanto è il cotone come troppo il colore sui suoi scaffali.  La pelle  non è malata dal pallore invernale, ancora vuole debolmente dirti è farti credere che ‘scuro’ è bello e la bruna non resiste.

C’è stasi, è come si dovesse entrare in un altra stanza dove trovi un altra ‘dimensione’, e aprire quella porta senza voler realmente varcarne la soglia con sincera volontà.  Difficile abbandonare  le sbicchierate urlate a voce grossa nelle notti calde, condite da inutili quanto necessarie grasse risate, per passare poi a un  repentino buon film che al momento che lo guardi proprio non capisci perché mischi ad altro pensare, un po’ come voler leggere un libro senza la giusta sintonia con ciò che ti circonda, lo stesso che indossare una felpa il mattino, per rimanere a mezze maniche e così a singhiozzo sino al pomeriggio… nella stagione del melograno.  Non sai più cosa fare in mezzo ai colori del bosco che da tinta unita calda, diviene brullo variopinto in attesa dell’arresa delle foglie.

Il mare sulle rive aveva colori chiari, ora s’incupisce per un nonnulla, il fiume prima cheto che lo capivi dallo scintillio del sole che giocava con il suo rio sottile, ora rumoreggia largo e scuro, gonfio di rabbia sopita scagliata dai monti dove nasce.

Varcata la soglia, ci si trasferisce in un altra fase… che la vita è tutta una storia fatta di piccole memorie, composte in un immenso puzzle che termina quando finisce la tua fantasia, spegnendoti la fiamma del sentimento che tiene insieme la carne.  Chissà perché la stagione estiva ti porta ad essere spavaldo allegro ad oltranza e profumi di avventura, mentre adesso sembra che tutto debba assumere il volto serio del che cosa farò da grande.   Forse lo dice il buon senso che il sole mette allegria, mentre la pioggia porta rigori, o semplicemente i due elementi si divertono a giocare tra di loro influenzando l’umore della gente, mischiando le carte con sorrisi e pianti, gaiezza e seriosita’ in uno scherzoso farci vivere.

È così che vanno le cose quando arriva il sapore dell’intimità che si veste d’autunno, in questo modo ti senti quando apri una farinosa castagna cotta che l’hai già mangiata di voglia prima che con la bocca, un attimo ti vesti e poco dopo ti svesti, come le tue idee e pensieri, li devi accatastare nel giusto comparto che  dal verde della chioma degli alberi, passa al bruno finché si spoglia, per accogliere a mani nude la coltre bianca, il soffice manto, la neve.

Qualche tempo prima a buio stellato con finestre spalancate sul mondo, lasciavi che i lampi festosi e tonanti dei fuochi d’artificio invadessero le stanze, illuminandoti con bagliori scioccanti a occhi e cuore.

Ora soltanto il  rilassante ticchettio della pioggia battente sui tetti delle case, che come  in un duetto,  associa ritmicamente il crepitio del socco che arde allegramente nel camino, ed insieme regalano momenti di pace interiore e pian piano prendono forma frivoli pensieri sfuggenti, divenendo composte sensazioni di spicciola saggezza, intanto che la fiamma, che ti accarezza di tepore.  Con lo sguardo oltre il vetro che ancor non s’appanna,  la natura con simpatia mi prende in giro con falsaprimavera che porta inganno ma adesso è tempo di un altro tempo, è tempo di nuove passioni, è autunno, è Ottobre.

18 OTTOBRE   2017  S. Luca

imageC’era una volta…

Una mamma e un papà, un giorno chiesero al Cielo di poter avere una bella bimba che potesse allietare la loro vita.  Ma badate bene, non volevano un maschietto, volevano una bella bambina! E come non bastasse, non ne volevano una qualsiasi, i due genitori avevano già avuto due splendide bimbe, belle come il sole, e brave come di meglio non si poteva desiderare, e allora cosa chiedere di più, perché chiedevano al Cielo un altra perla che aggiungesse Luce al loro focolare. Una Principessa, questa volta desideravano avere una Bellissima Principessa.

I problemi che sorsero per la richiesta che i due sposi avevano fatto al Cielo erano tanti, primo fra tutti fu che le Principesse nascevano solo nei Castelli e nelle fiabe, e poi tutti sanno che per essere una Principessa il papà bisogna che sia un Re e mamma una Regina e poi neppure possedevano un Castello, e non vivevano in una fiaba, ma in una casa di città.

Allora che fare, oramai era troppo tardi per fermare la cicogna che volava con le sue grandi ali nel l’azzurro del Cielo, il fagotto che portava con se, conteneva di già una bellissima bambina con gli occhi chiari come le nuvole, aveva due guanciette paffutelle e rosa, agitava le manine e con grandi vagiti si faceva sentire al mondo. Era davvero bello quel batuffolo vispo e  cicciottello, e anche se Lei non aveva il vestitino azzurro delle Pricipessine, mamma e papà la amarono da subito e la chiamarono Beatrice e ringraziarono il Cielo per avergli portato quella splendida creaturina.

Beatrice cresceva felice, giocava con le amatissime sorelle, andava a scuola volentieri, e voleva bene ai suoi genitori, ogni tanto mentre faceva i compiti, si fermava con lo sguardo fisso al soffitto e pensava alle Pricipesse delle favole, le immaginava e vedeva come fossero lì con Lei, poi come d’incanto riprendeva a studiare e interrompeva quel sogno ad occhi aperti, ma la sera quando andava a dormire, dopo aver detto le preghiere al buon Gesù Beatrice si addormentava cullata dai sogni che continuava a fare, ma ora con gli occhi chiusi, e sognava di essere in un grande Castello tutto d’oro luccicante, e sulle quattro torri poste ad ogni suo lato, sventolavano bandiere con tante perline colorate che anch’esse luccicavano di mille bagliori con i raggi del sole e brillavano nella notte con la luna che le illuminava.

Al Castello fu dato il nome Felicius, e sul suo ponte levatoio vi  facevan la guardia due soldati vestiti di bianco, sul loro elmo una grossa piuma di struzzo veniva  spostata dal vento, ma loro fermi, impassibili brandivano una spada infuocata che tenean fissa davanti al petto impugnandone l’elsa e le lame non erano d’acciaio ma di fuoco a difesa di qualunque ignobil Drago avesse avuto l’ardire di provare a rapire la bellissima Principessa Beatrice.

Molte altre guardie sorvegliavano giorno e notte quella splendida fanciulla, la Principessina Beatrice era al sicuro tra le mura di Felicius, non aveva nulla da temere, e viveva felice con le sorelle  Bebenia e Lucreziana Principesse anche loro, insieme al papà Re Adeliuno e mamma Regina Rossitania.

Ma un triste giorno, mentre giocava nel cortile della reggia, un ombra sinistra volteggiava minacciosa sopra di Lei, era un Drago verde alato che all’improvviso calò in picchiata e ghermendola con i suoi potenti artigli, in un lampo se la portò lassù in alto nel cielo infinito.  Il papà Re e mamma Regina erano disperati, così come lo furono le adorate sorelle Principesse… Nessuno si dava pace per il rapimento improvviso della piccola adorabile Principessa Beatrice che lasciò tutti in una profonda disperazione…

19 OTTOBRE 2017 S. Paolo della Croce, Santa Cleopatra, Santa Laura, Santa Loretta.

… Seguirono giorni di dolore, le guardie uscivano di buon mattino alla ricerca della sfortunata Principessa, ma a tarda sera tornavano sconsolate e tristi per dover dire che non avevano trovato traccia alcuna di Lei.  Finché un giorno papà Re Adeliuno, fece affiggere dei manifesti in tutta la regione del suo regno di Bergamolandia, l’editto diceva… Il giovine  virgulto che riporterà la Principessa Beatrice tra le mura del Castello Felicius, sana e salva, l’ avrà in promessa sposa alla età del giusto convolar di nozze e regnerà al mio posto come unico Re di queste terre.

Giunsero da ogni dove schiere di giovin virgulti e baldi cavalieri, quasi tutti Principi delle contee vicine.   Milanolandia, Veneziolandia, Bolognilandia e Torinolandia inviarono subito i loro migliori guerrieri con scintillanti armature, spade e lance bene affilate, e spavaldamente cavalcavano dei magnifici destrieri purosangue.

Giorni dopo, per ultimo,  dalla vicina Pavesilandia, giunse il Pricipino Alessandrino, non aveva alcunché di armatura, ne spade, ne lance affilate e nemmeno possedeva un destriero, ma con passo sicuro procedeva a piedi con a tracolla una bisaccia, al suo interno un giaciglio di pagliericcio e accovacciato nel mezzo, un grosso uovo verdolino di Drago.

Al cospetto del Re e della Regina, promise di ritornare vincitore, e si incamminò verso le montagne rocciose di Trentinolandia. Passò del tempo  e poi settimane, piano piano fecero ritorno tutti i Principi a cavallo, erano tutti a mani vuote, tristi e sconsolati riposero le loro armi nelle fondine e si congedarono dal Re di Bergamolandia. Uno solo non fece ritorno, il Principe Alessandrino, di Lui non si seppe più nulla, sino a quel giorno…

Una guardia, di lontano scorse una figura che sopraggiungeva sul viale alberato di ciliegio in fiore che portava a Felicius, spostando con la mano di poco la piuma bianca che svolazzando dinanzi agli occhi lo infastidiva, vide meglio e si accorse che le figure eran due persone che camminando si tenean per mano e lentamente che avanzavano, entrambe le persone prendean forma sino a divenir due giovinetti di bel l’aspetto, e allora la bianca guardia esclamo’ a gran voce… È LA PRINCIPESSA BEATRICE CON IL PRINCIPE ALESSANDRINO…PRESTO IMMANTINENTE, AVVERTITE LE MAESTÀ NOSTRE!!! Poco dopo  Felicius era in festa, una grande folla si era accalcata di fuori dalle mura e osannava i due bentornati piccoli regnanti, intanto a Castello dopo essersi ben ripuliti e  rifocillati, il Re Adeliuno volle subito sapere come Alessandrino riuscì a liberare l’adorata figlia Beatrice.

Molto semplice rispose quasi timidamente il Principino, appena avuta notizia del rapimento della Principessa che il Drago verde fece, mi recai dalla maga Susitanna, colei che vive negli acquitrini dove noi di Pavesilandia si raccoglie il riso, Lei sorridendo mi disse che era già al corrente del perché di quel rapimento, il Drago verde che in realtà è una Draghessa, vide giocare gioiosa nei giardini di palazzo Reale la bella Principessa Beatrice e essendo che non aveva figli, decise di rapirla per sottrarla a chi ne aveva più d’una.

Bisognava solo di andare dalla Draghessa con un uovo di Drago verde, che dopo una breve periodo di cova gli avrebbe dato un piccolo Draghino, così che fosse come uno scambio dove nessuno rimaneva offeso o ferito. La Draghessa era sola soletta, e malata, ma non di un mal di pancia e nemmeno di un mal di capo, era malata al cuore che era triste, voleva solo un po d’amore che pensava di avere con quella bianca cucciola d’uomo.  Fu molto felice di quello scambio, mi ringraziò  si scusò con la Principessa Beatrice, e si raccomandò tanto di chiedere scusa prima fra tutti alla Regina Madre Rossitania, …e questa è la fine del sogno…

La luce dell’ alba irradio’  la stanza di Beatrice, e Lei si svegliò di soprassalto e il sogno come era cominciato svani’. Si alzò dal letto, si lavò il visino e si lavò i denti, poi colazione con caffellatte, un bacio a mamma e papà e via a scuola a prendere ottimi voti in tutte le materie.

Il pomeriggio di ritorno a scuola, la merendina i compiti e poi un poco di giochi con le amate sorelle e il suo cagnolino Gepponio, una cena con tutta la famiglia, quel poco di teleschermo permesso e poi di nuovo a letto a sognare ancora un poco, altri Regni, altri Principi, altre Principesse da sognare sino al mattino. Ogni sera, mamma e papà prima di rimboccare le coperte alla piccola brava bambina, si guardano l’un l’altro compiaciuti per Lei e sorridendo si dicono di aver avuto ciò che più desideravano, una stupenda Principessina da amare, perché Principessa se non si nasce, si può diventare, come Te Beatrice.  E vissero tutti felici e contenti.

20 OTTOBRE 2017 ARA  S. Cornelio Santa Aurora

21 OTTOBRE 2014.    (2016 ARA da spostare al 22)  S. Orsola, S. Bertoldo, S. Dacio, Santa Zaira, S.Artemisio, Santa Ursula, Santa Celina, Santa Clementina

Il tenue crepitio di una buona legna di faggio, che fa poco fumo emanando un intenso calore da dietro quel vetro che ormai veste di moderno i nostri camini. Le castagne appena tolte dal forno della cucina, e fuori dalla finestra una cappa grigiastra che ha preso il sopravvento sull’ultimo sole, che non ne voleva sapere di arrendersi, e finche ha potuto, faceva capolino sino a qualche ora prima, tra la coltre nuvolosa che inesorabile l’ha lentamente soffocato, nascondendolo definitivamente dalla nostra vista, al nostro piacere.

Una alzata di spalle sommessa, un borbottio lamentoso, di non si sa ben cosa, indirizzato alla noia che incomberà nostro malgrado, inghiottiamo una castagna, e prima di un’altra la innaffiamo con buon bicchiere di vino, che prima uno e dopo l’altro, stiamo li a pensare che tra un soffio di tempo sarà di nuovo Natale. Nemmeno l’ora zoppa ci aveva avvertito di questo cambiamento di stagione, il sole ingannevole, sembrava non andarsene più in altri posti, quasi a voler farsi perdonare, di quell’estate mai vista, se non sul calendario, di quella estate che ci aveva accomunati ai nostri fratelli scozzesi e inglesi, con giacche di gomma e ombrelli.

Già, quel sole che ormai non serviva più ne per far scura la pelle, ne per maturare l’uva, serviva solo a riscaldare i cuori da dietro le finestre degli uffici, dov’ era tornata la noia di tempo sprecato, di un inutile tempo dedicato al logorio della mente e alla disfatta dell’intelletto… ‘fermi sul pezzo’. Adesso, il paesaggio circostante, di colpo ti fa vedere i colori con il loro giusto tono. L’ erba si è ammosciata e vuole riposare, gli alberi e le foglie in un ultimo anelito di vita, fanno sfoggio di molteplici colori, dall’arancio allegro di alcuni, al bruno marrone di altri, al rosso di chi si sta arrendendo, al color giallo di chi si è arreso prima che una coltre biancastra di milioni di stelline li copra.

E intanto, si sorseggia ancora del vino, che ti butta giù ingordamente l’ultima castagna nel gargarozzo e guardi quella fiamma che arde allegramente in una tumultuosa danza di gioia, e ti cambi d’abito dentro di te, cambi vestito ai tuoi pensieri, che l’autunno non è meno bello di altre stagioni, ha la sua da dare e da dire. Le strade si riempiranno di colori di plastica, la gente farà festa, che anche quest’anno si festeggia, un dolce evento, nonostante tutto, malgrado tutto, che non possiamo non sperare, che non si può morire dentro prima, mai. La natura si veste di nuovi esaltanti colori, e anche noi ci cambiamo d’abito, e ne mettiamo uno pesante e gioioso, fin dentro il cuore, e avanza della stoffa per coprire anche l’anima, se lo desideriamo. E’ arrivato l’ inter mezzo, ma non è la primavera, non sono i suoi colori, … è l’autunno.

22 OTTOBRE  ARA 2016.   S. Giovanni Paolo II, S. Donato, S. Apollo

23 OTTOBRE 2015 ARA… e 2020 da riportare al n. 22  S. Giovanni da Capestrano, S. Manlio

24 OTTOBRE 2014 ARA S. Antonio Maria Clavet, S. Raffaele,

25 OTTOBRE 2019 ARA   Santa Daria, S. Miniato, S. Gavino, Santa Tabita, S. Daria

26 OTTOBRE 2018 ARA S. Alfredo, S. Evaristo

27 OTTOBRE 2018  S. Fiorenzo

La droga… le droghe. Che se fossero legalizzate, darebbero libertà di scelta a chi ne vuole fare uso, scartando di fatto il consumo a largo raggio nel tempo… perché ciò che è proibito è come fosse l’erba più verde e bella nel giardino del tuo vicino di casa.

Fosse legale non sarebbe proebita e quindi si tratterebbe come il caffè, prima droga di dipendenza quotidiana, dove chi ne abusa è in minoranza e chi ne prende una dose mite è in stragrande maggioranza. Perché il caffè è  una droga legalizzata, potendo usufruirne a volontà, l’abuso è  spesso ignorato.

L’alcool  rimane sempre al primo posto per il consumo nel mondo tra le droghe legalizzate e anche in questo caso la maggior parte delle persone se ne avvantaggia non abusandone. La droga e furba e intelligente… la nostra ignoranza nel conoscere il potere della sua intelligenza non ha confini. La droga apre orizzonti nuovi e con lei si scoprono mondi nuovi, bisogna saperla dosare e nessuno lo sa fare, quindi fosse legale ed economica molta gente avrebbe la possibilità di capire che a lungo andare non è un bene.  È come mangiare la cioccolata con panna, una tazza è buonissima, due son buone, tre son troppe e non avendo problemi per procurarsela, la quarta tazza di cioccolata con panna si evita volentieri. Chi persevera con droga o cioccolata ed esagera, ha altri problemi alla base da sistemare nel suo esistere. Chissà quanti uomini dell’etá della pietra avranno ingerito sostanze stupefacenti e avranno anche imparato a discernerla tra mille fiori, piante e foglie e se ne saranno serviti giusto il fabbisogno per evadere da una realtà quotidiana talmente ‘pesante’ da sopportare che stroncherebbe la vita nel giro di 15 giorni di una persona dei nostri tempi… ammesso e non sempre concesso, che nell’arco della durata dei quindici giorni, una fiera selvaggia non l’avesse aggredita. Non avendo proibizionismi di sorta, l’uomo antico non aveva bisogno di evadere oltre, il rimanente in forze e lucidità lo preservava per il fabbisogno della sua compagna e dei suoi figli… come madre natura ‘comanda’.

Legalizzando la droga in genere, si ridurrebbe certamente il consumo, la libertà di scelta è sempre il motore di spinta per riflettere e ragionare bene su ciò che è bene o male di quel che si sta facendo. La libertà di scelta, è libertà di decidere se drogarsi o meno senza l’influenza negativa della trasgressione che infiamma gli animi del proebito e scatena inutili e dannosi entusiasmi.  Libertà di scelta è ottenere un prodotto controllato e a prezzi più economici, debellando di fatto il commercio illecito alla base, quindi niente trafficanti di droga, niente spacciatori. Un discorso che si potrebbe allargare alla prostituzione in genere, e bisognerebbe reimpugnare la legge della chiusura delle  “case chiuse”.

28 OTTOBRE 2019 S. Simone e Giuda app., Santa Cirilla, S. Taddeo, S. Simeone, Santa Simona, S. Giuda

Auree “magnonche sensazioni”.  Ottobre, abbraccia le anime come un velo di sposa adagiato sul capo e sensazioni di benessere pervadono gli esseri che vivono  questi momenti
Ora è sera, l’aria è umida e l’autunno, si sente sui visi. Gli alberi silenti abbassano di un poco la cresta come fossero obbedienti votivi, si inchinano al “nuovo signore” in arrivo che si stringe tra le dita di una mano il manto gelido del l’inverno…  che pare morte ma è riposo della terra e selezione degli animali in natura. Vinca il più forte e abbia ancor più gloria il perdente, qui… o la.
Ora è notte che copre mille mondi in metà mondo.
Ora è l’alba e poi farà giorno, stasera è un altra volta che la sottile nebbia bagnerà il volto delle persone.  Bisogna ancora andare oltre, dove il ghiaccio sul fiume sia solido e lo si possa attraversare sereni con pensieri e parole. Bisogna andare incontro a una nuova stagione che non umetta i visi ma li accarezza di gelo, e gli alberi inerti lascino al fin  vedere ciò che l’estate ha nascosto… altri scorci di vita dietro i rami nudi.  Lo sguardo di nuovo si apra spazi su case e chiese, posti vissuti da persone e animali al di là di dove non si poteva vedere prima, oscurati da prepotenti foglie che rubavano ricco sole. Altri battiti di cuore che fan su e giù con l’umore del l’animo inizia flebile per raggiungere un finale che moltiplica e ancor più esalta. Il futuro è nelle  mani della natura, per questo si deve rispettare il passato… E adesso è di nuovo la fine del giorno di tardo d’ottobre, si scrive e si pensa o si guarda la tv… o si fa al l’amore, che è la cosa di gran lunga migliore.

29 OTTOBRE  2018  Santa Ermelinda, Santa Cordelia, Santa Ermenelinda, S. Narciso, Santa Eusebia

Amore ‘amichevole’. Si vorrebbe scoprire cose e mondi nuovi, e non sappiamo distinguere un amicizia vera da una menzogna. Bisogna che in un momento di quiete si fermi il corpo e si liberi la mente per pensare.

Un albero nasce e cresce di germoglio in germoglio e non si cura di sapere se il vento spirerà forte o leggero, non si cura di pioggia o troppo sole, non ha bisogno di sapere se un amicizia e franca e sincera, ogni albero pensa per se stesso e si affida agli elementi della natura, consapevole che lei penserà bene anche per gli altri. L’albero non ha bisogno di sapere perché un presunto amico o amica ti menta.

Ci si pongono  mille domande per cercare di capire un altra persona che si ritiene tua amica ma a volte dice bugie, e scartato il fattore timidezza che in genere si usa come scudo bugiardo, eliminata la probabilitá di voler compiacere a tutti i costi, scartata anche la possibilità di una insana invidia non rimane che il triste motivo di bugia patologica, quella che nemmeno ci si rende conto di dire cose false, così l’insieme diviene imperscrutabile, allora ci si affida a tre croci ponendoci nel mezzo tra ladri e assassini, perché scagli la prima pietra chi non ha mai peccato e Pasqua, senza amicizie particolari, arriverà anche il prossimo anno testimoniando di essere sempre viva con la sua presenza

L’albero non ha bisogno di innamorarsi, il suo Sposo l’ha impalmata dalla nascita e l’accompagnerá anche fosse abbattuto da un fulmine. Gli Adamo e le Eva nel mondo si fanno in quattro per cercare di capire se la freccia ha colpito il centro del cuore amato e ancor più si disperano nel dubbio tormentoso di essere stati a loro volta colpiti al cuore per amore. È difficile ma non impossibile capire se si è amati e se succede che malauguratamente  così non sia, rimane sempre la scelta di cambiare strada e andare per nuovi orizzonti.

Più difficile provare a capire se un amicizia è cristallina come l’acqua che sgorga da una fonte o confonderla con quella che scende da un rubinetto, entrambe simili per trasparenza ma il sapore è del tutto differente.  É molto  difficile capire l’amicizia.  L’amore lo si legge negli occhi che brillano, l’amicizia porta sempre occhiali da sole come il giocatore baro di poker. L’albero prende ciò che viene, vento, pioggia e sole, così fa il cuore per amicizia e Amore.

30 OTTOBRE  2020.  S. Gemano, S. Vittorio, Santa Benvenuta, S. Gerardo

Ciò che si legge ogni giorno non si è capaci di ripeterlo parola per parola una sola volta dopo anni della stessa lettura. È come far imparare all’asino per sua volontà, a girare in tondo e far girare la macina da mane a sera per tutta la vita, non accadrà mai. Si fanno polente di farina gialla tutti i giorni dell’anno in terra bergamasca, ma ogni giorno vien diversa di gusto per ognuno che la cuoce… così che come in terra sicula, una triglia cucinata nello stesso identico modo per due volte pur se fatto dallo stesso cuoco. Ciò che si legge ogni giorno per giorni e giorni a venire, il giorno dopo non si è in grado di ripeterlo a voce per intero senza sbagliare… anche il Prete sfoglia pagine di Sapere nel officiare la S. Messa… anche se la dice ogni giorno da anni. Forse non è la ‘quantità’ che conta, ma la ‘qualità’ di ciò che rimane nel cuore.

31 OTTOBRE  2020.   Santa Lucilla, S. Volfango

L’ha raccontata in un omelia della Messa un Padre Monfortano…
A quei tempi contadini di inizio secolo scorso, in casa, durante le dure giornate d’inverno c’era sempre un nonno e una nonna… Lei che rassettava e Lui accanto al camino che si sfregava le mani beato.
La nonna venne a mancare, rimase solo il nonno e altro che sfregare le mani accanto all’allegro chiacchiericcio del fuoco nel camino non sapeva fare, le sue ormai deboli ossa lo stavano abbandonando.
Erano rimasti in cinque in quella famiglia. Nonno, suo figlio Tarcisio, la nuora Adelaide e due bambini, uno maschietto di nome Mauro e una femminuccia che di nome faceva Maria.
La sera Adelaide cucinava la minestra, la serviva in piatti poveri ma bianchi a figli e marito, mentre per il Nonno Anselmo, la minestra gli veniva servita accanto al suo adorato camino vivo, ma in una scodella di terracotta e non in un piatto di ceramica.
Anselmo tremava ogni giorno di più nel reggere quella scodella bollente, il suo tremore aumentava sempre di più nei mesi e perciò una sera gli cadde dalle e si rovesciò rovinosamente a terra rompendosi in tanti pezzi.

Adelaide per punire questo gesto secondo Lei inconsulto, decise di lasciare i cocci della scodella per terra… per giorni, perché così il malcapitato nonno Anselmo si ricordasse del piccolo disastro che aveva combinato.
Il figlio Tarcisio invece, per ‘punire’il padre, gli comprò una ciottola di legno, così che se il nonno la dovesse ancora rovesciare con il tremolio delle mani, questa non si romperebbe rimbalzando agilmente.
Passarono alcuni giorni e una sera, il piccolo Mauro sedette accanto al nonno e cominciò a raccogliere i cocci della scodella di andata in frantumi, alche il padre visibilmente stupito si alzò dalla sedia impagliata e si avvicinò al figlio seguito dall’altrettanto stupita moglie, e chiese lui, perché raccogli i cocci della scodella rotta del nonno?
Cerco di rimetterla insieme, rispose Mauro.
E perché? Replicò papà Tarcisio.
Perché ho capito come fare con voi, miei genitori, quando sarete vecchi. Comincerò con il darvi la ciottola che avete scartato e quando non basterà, vi darò una bella ciottola di legno.

Finisce la funzione della S. Messa, c’è una canzone che si canta in coro ad inneggiare Maria come saluto finale, e a metà di questo inno il Prete o Frate o Padre Missionario o altro delegato ministro di Dio abbia officiato la Messa, si accomiata nella Sagrestia. Lo raggiungo, mi congratulo con una gomitata e una strizzata d’occhi per il bel pezzo dell’omelia… racconto carico di umanità e sensibilizzazione umana, complimenti Padre… Lui sorride, mi guarda dritto negli occhi piccoli e sinceri e mi dice, fratello caro, non l’ho scritta io questa bellissima storia d’Amore!
L’ha scritta il grande Poeta…
si, rispondo, io prima che me lo dicesse Lei Padre non lo sapevo e adesso che lo so lo ripeto anche ad altri come me…

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