SETTEMBRE. Solo per oggi. (Completo)

01 SETTEMBRE 2020 S. Egidio, S. Giosuè

Settembre scappa fulmineo come è il suo nome che ha una lettera in più a comporlo rispetto a tutti gli altri mesi. È lungo Settembre, si comporta d’atleta consumato, si erge e da ‘lungo’ diventa alto e gioca a Basket con altri undici avversari. Avversari del tempo, che ognuno dei mesi fa quello che deve perché si faccia ricordare nel cuore di ogni uomo, inteso per primo da cuore di Donna. La vita è piena di ‘aspettative’ che non smettono mai di camminare.
Noi uomini da bambini si ’aspetta’ di diventare grandi in fretta. Da adolescenti si ‘aspetta’ accelerando con la voglia di vivere, poco più in là con gli anni desideriamo il ‘primo Amore’ che profuma d’innocenza, travisato da alcune persone che non sentono alcun profumo… il bianco e il nero e esistono… ma prevale sempre il ‘bianco’.
Diventiamo adulti e ci aspettiamo sia un roseo futuro, difficoltà a parte, poi, diventiamo ‘molto’ adulti e le ‘aspettative’ scemano insieme ai ricordi. L’anziana persona si ’aspetta’ di vivere più a lungo, soprattutto quando gli viene augurato ancora cent’anni di vita, dove solitamente la risposta è che oramai è finita… sono solo parole di circostanza, ma il cuore di chi ha veramente vissuto gli anni della sua vita, muore il più tardi possibile… contro tutte le ‘aspettative’.

L’ ‘aspettativa’ è sperare in un qualcosa di ‘materiale’, una serie di circostanze terrene che a volte si combinano al meglio e altre al peggio delle situazioni della vita. Alla fin fine è ciò che una persona crea nella propria vita stessa, è la risposta al comportamento di ognuna persona e sarà il risultato finale delle proprie azioni tradotte in ‘aspettative’.

“Cose materiali”, tutte incertezze, l’unica Certezza è che dalla propria Anima possa partire un messaggio di pace in modo il tutto converga alle ‘aspettative’… sia un mese qualsiasi o sia questo un ‘lungo’ Settembre.

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02 SETTEMBRE 2018. S. Elpidio, S. Ottaviano, S. Gianfranco.

Pensieri all’ombra del banano. Si è da poco concluso il “Mondiale” di calcio 2018. Bello! Interessante, simpatico.  La possibilità di assistere ad un mondiale senza l’assillante prerogativa che noi Italiani si dovesse partecipare per vincere, infatti siamo stati clamorosamente eliminati nei preliminari. Ringrazio il triste fato perché da principio inconsapevole, e nel mentre mi sono poi reso conto che in realtà non avevo mai assistito sul teleschermo a tante partite disputate da molti paesi del mondo, all’infuori che, tra gli altri, noi, l’Italia, la gloriosa detentrice di ben quattro titoli mondiali.

Da ragazzo non me ne fregava niente del calcio, amavo solo compagnia femminile e le moto. Rimango come allora, non me ne frega niente di più di quanto possa dare di tempo in avanzo al calcio… ma vedendoli, premio l’impegno e la disciplina sportiva di tanti atleti. Come sempre scelgo e prediligo il lato umano dello sport e non entro nel contesto giusto quanto veritiero che quei calciatori, quelle star, quei ragazzi, dovrebbero percepire molto meno di quanto denaro la vita possa offrire a chiunque ma lasciamogli auto lussuose rare e donne affascinanti. Lasciamo che abbiano più di quanto si possa mai desiderare avere per tanti uomini sulla terra in termini di vile denaro e guardiamo al puro e sottile lato sportivo.

Tanto, solo chi di quei calciatori avrà il bene di un animo puro raggiungerà il vero successo… l’Amore. Se avranno la sventura di non conoscere l’Amore, a nulla servirà l’eccessivo benessere che il destino ha riservato loro. La Croazia si è classificata Seconda ai mondiali del “18” ma di certo è arrivata Prima nella storia calcistica della sua vita… battendo squadre nazionali sino ad ora, molto più quotate di loro, calcisticamente parlando. Ma non ha vinto la Croazia, ha vinto il Cuore della Croazia che calciando una palla, rivendicavano le loro sofferenze, rivendicavano un popolo fiero che ha unito lo sport per la salvaguardia della sua buona immagine che non è quella di “gente dura” ma bensì di gente abituata alla “durezza”.

Questo per me ora significa il calcio, questo nuovo mio atteggiamento alla vita che uso per tenermi al passo con i tempi, e nel contempo non disdegno cento altre discipline sportive, e non per abitudine, perché odio le abitudini… nemmeno ai miei adorati cagnolini permetto di essere abitudinari, l’abitudine uccide la fantasia e senza fantasia non si sogna e i sogni nel bene e nel male sono la ricarica dell’anima. I sogni possono essere belli o brutti. Tutto dipende dalla personale disposizione d’animo e il risultato dei sogni ne è la naturale conseguenza. No! Mai per consuetudine, e tantomeno per fanatismo. Seguo il giuoco del calcio con il cuore, così come seguo la nostra mia “squadra del cuore” non per quello che “darà” ma per quanto mi da in amore urbano.

Condivisione al di là di ogni di ogni concettuale dinamica sportiva. Ho conoscenza di pochi club di calcio che vanno ossequiosamente ai funerali di un defunto semplicemente parente di un ultras o di un tifoso che ne faccia richiesta… conosco pochissimi club che organizzino Il Dea festival con lo scopo principale di devolvere ogni guadagno in beneficenza. La mia squadra regala una maglietta ad ogni neonata/o. Mille e più persone al servizio del bene. Per primo mi interessa questo aspetto della vicenda sportiva, l’aspetto umano… di cuore. La Croazia ha un ministro Donna, un forte segnale di democrazia che la stessa ha dimostrato abbracciando uno ad uno vinti e vincitori. Non mi sono divertito mai quanto l’Italia che stava a guardare… senza competere, senza un interesse primario, imparziale se non per “punte” di simpatia. Un altra bella lezione di vita. I calciatori Italiani hanno guadagnato un dono prezioso con questa sconfitta, una dose di sana umiltà che li farà diventare leoni travestiti da pecore ai prossimi mondiali di calcio e avranno un cuore da leoni nel dimostrare ancora la loro presenza nel mondo dello sport. All’insegna dello sport “vero”.

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03 SETTEMBRE 2020 S. Gregorio Magno, Santa Clelia, S. Marino

Come è bella la notte con i suoi colori blu. Ci si immerge nel suo silenzio insieme ai pensieri che sembrano fluttuare nello spazio infinito. La notte è amica della malinconia del passato e ti fa respirare il presente. Incute timore la notte che non usa candele per illuminare, ma può anche portare la più bella delle luci nel cuore di chi si innamora al chiarore di una luna piena.

Cammina, cammina, mi sono perso nel bosco. Il sole scompare con gli ultimi bagliori di dietro alle cime dei pini, l’azzurro si fa cupo e la notte sembra fare il suo ingresso nel posto del tempo che ha a disposizione sulla terra. I già deboli suoni che provenivano da valle scemano fino a spegnersi, e il blu, diventa sempre più blu. Sono nel bosco, ma qui non ci sono ne lupi ne orsi, le vipere di notte dormono nelle loro tane, rimangono uccelli notturni che di certo non aiutano al sonno ma non fanno del male.

Qualcuno mi verrà a cercare, il telefono “non ha campo”, sono andato a funghi, mia moglie lo sa. Mia moglie sa anche che potrei aver trovato molti funghi e per festeggiare mi sarei fermato in quella trattoria a metà monte. E io sto qui a guardar le stelle tra le fronde e non so se sia meglio accovacciarmi ai piedi di un grande albero, o salirci sopra ai rami più alti. Se sto a terra pensai, mi bagno il culo dall’erba che di notte viene irrorata dalla fontana della natura…se salgo su un ramo, sarò scomodo per tutta la notte. Sono stato in piedi tutta la notte, appoggiato ad un enorme faggio dalla pelle liscia, guardavo la notte e parlavo con lei. Fingevo sicurezza ma in cuor mio le parlavo per essere rassicurato nel silenzio buio della sua risposta. La temevo quella notte, non era fosca, ma la temevo lo stesso, non era casa mia, era il bosco, un posto magico di giorno, timorato di notte.

Il tempo passò, forse non molto in fretta, ma inesorabile passò, si fece l’alba. La notte mi aveva tenuto compagnia e mi aveva protetto… lo dimostrò con il sorriso che si aperse azzurro a farsi largo tra le pieghe buie, un sorriso dolce, di speranza… poi mi incamminai in chiari sentieri sicuri e raggiunsi casa. La notte è Bella quanto il giorno… ognuna e ognuno dev’essere vissuta nel modo migliore.

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04 SETTEMBRE 2014 Santa Rosalia, Santa Dina, S. Mosè, Santa Prospera, S. Scipione

Sara l’età. Che niente è come prima, tutto cambia, tutto è cambiato. Sarà l’età, sarà il normale percorrere del tempo, ma le cose non stanno più al punto di prima. Le prospettive si evolvevano con un incedere caparbio, ma dopo un periodo burrascoso e cupo, tutto si riaccendevano a nuova vita. Il lavoro con inventiva lo cambiavi con l’aggiunta di grande entusiasmo e un pizzico di ottimismo. Adesso per quanto si rimanga fermi sulle proprie posizioni, per quanto si aggiunga ottimismo al tutto, nulla si sposta da quel che è, sempre e comunque una dura lotta, non di rado quasi alla stregua della sopravvivenza.

Finiti i tempi in cui dopo del giusto lavoro ti prendevi delle pause ristoratrici con il corpo e con l’animo, ora si è sempre sotto un incessante pressione psicologica a tratti snervante. Eppur la mente tiene, anche quando entrando in un bar dopo tanti anni di assenza, mi rivolsi a una giovane donna dietro il bancone, e chiedendo un caffè con un tiepido sospiro le dissi… belli i tempi che frequentavo questo locale, che bei momenti… e non ricevendo alcuna risposta che inducesse al proseguo delle mie parole, pensai che giustamente a lei non gliene potesse calar di meno, e bloccai il discorso. Quindi ci sono! Anche se per un attimo pensai di coinvolgerla in un ricordo a me caro, mi resi conto che non era tenuta ne obbligata a tal incombenza nella risposta, allora sfumo, lascio perdere non insisto, quindi ci sono… non sono ancora diventato petulante e rincoglionito!

Di certo è un poco triste chiedere una, due, tre informazioni per recarti in una tal via e sentirti rispondere due volte su tre in uno stentato italiano… no so… no capisco, e non c’entra il razzismo, è solo un po’ triste che alle nostrane massaie che facevano la spesa siano state sostituite da badanti e collaboratrici domestiche d’oltralpe. Entrando poi nei negozi per proporre la tua mercanzia, e davvero deludente e anche un po’ avvilente vedere le facce dei negozianti che pensavano fosse entrato un cliente e nel migliore dei casi fanno notare una smorfia malcelata di diniego, nei peggiori ti raccontano di non poterti accontentare, perché tanto non si vende più nulla, che le tasse uccidono, che qualcuno pensa di chiudere bottega. Visi tristi, storie tristi, che ti fanno esaurire il poco entusiasmo che ti rimane. Non avrei di certo mai pensato trent’anni fa, di pensare quanto sarebbe bello vivere in una baita in montagna con due mucche, una pecora, due capre galline e conigli, con un pezzetto di orto per le poche verdure di stagione. Di certo no, la visione e le prospettive erano ben altre, e non è detto migliori, ma altre, non me lo sarei mai immaginato un epilogo tanto strano, tanto diverso. E solo questione di adeguarsi, scacciare la malinconia insieme a quel velo di tristezza, pensare che la vita prosegue e lasciare che il peggio ti scorra accanto, senza ferirti, senza farti male, e prendere nel rispetto altrui, tutto ciò che rimane, …una baita, due mucche, una pecora, due capre galline e conigli, con un pezzetto di terra per l’orto e un pezzetto di quell’ottimismo perduto.

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05 SETTEMBRE 2017 Santa Teresa di Calcutta, S. Berto, S. Giordano

Quando succede qualche cosa di strano o di insolito in un “paesone”di provincia, le voci corrono come fosse un tam tam battuto su dei tamburi nella foresta.  Dove non arriva il nitido suono del tamburo, arriva l’eco che ne sfalsa a volte poco a volte molto il significato stesso del messaggio in note… lo amplifica a tal punto che è come mangiare un insalata con il doppio condimento d’aceto.

Avviene quando corre la notizia del Pierino di turno che ha comprato cento galline al mercato… ma il suo pollaio in realtà ospita solo un gallo e non può soddisfare la voglia di procreare di cento galline.   Oppure quando una coppia  sposata siano diventate amanti di altre persone da quando sono state viste parlare tra di loro per due minuti al caffè del paese.

Il tam tam dei tamburi affievolisce il suono scemando nella foresta, al contrario il tam tam dei pettegolezzi aumenta il suo rumoreggiare e la sua importanza con il passare dei giorni, alla fine sembra un fiume in piena di notizie che si mescolano nel fango della menzogna e delle falsità, la parte vera di ogni storia è sepolta da macerie di ipocrisia.

Questa era l’introduzione del voler dire e spiegare di quello che è successo in quel grande paese di non poche anime.  È in quel posto che nasce questa storia  che giunge con un tam tam prolungato di chissà quali lidi e chissà quanti giorni che hanno un poco ‘sporcato’ il racconto alterandone il significato e alla fine non si sbroglia la matassa ma si va per logica deduzione.

In uno dei bar di un paese Lombardo, sono passate da poco le dieci di sera, a quell’ora s’à da sgombrare e tornarsene a casa… o rimanere ad ascoltare altri ubriachi come ‘te’.

Così che Mario il macellaio è seduto al tavolo in compagnia di Aldo il parrucchiere di tutti i sessi che stampa fulmini sulle rasature dei più giovani. Con loro c’è anche Amilcare il fornaio che sforna il ‘pan boccone’ per persone che amano il morbido, e sfilatini croccanti che ricordano la baguette per i più virgulti  giovanotti.  Con loro c’è pure Giorgio p, il dott. commercialista che imbratta carte e applica leggi approvate per diminuire il benessere di ognuno di noi  e poco lontano in un altro tavolo sono seduti Gianni e Mauro due dipendenti di una locale officina meccanica, e ancora il Luigi il taglialegna.

Mario comincia a raccontare di una storia che pare sia realmente accaduta, i due meccanici e Luigi si avvicinano al loro tavolo trascinando con una mano le sedie di sotto il sedere, e con l’altra mano sorreggono un bicchiere semi colmo di un qualche cosa da bere… e vogliono ascoltare…

Il Mario è persona rispettabile, taglia e affetta nel modo migliore un quarto di bue,  e regge più di un bicchiere di vino in compagnia al bar, persona che si ascolta quindi… così che inizia a raccontare di un tale concittadino del paese che amava talmente tanto la moglie che alla sua prematura scomparsa decise di seppellire con Lei tutti i loro averi… e non solo gli averi del cuore ma anche gli averi materiali, oro gioielli e un ingente somma di denaro che quest’uomo affranto dal dolore, fece tramutare in pesanti lingotti d’oro facendoli liquefare, e appunto li seppellì insieme alla sua amata e insieme al suo cuore che da quel giorno giurò non fosse mai stato più di nessun altra donna e povero di averi e di sentimenti fece ritorno nel caldo sole della sua regione, fosse stato l’ultimo dei suoi desideri…

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06 SETTEMBRE  2017.  S. Umberto, Santa Eva

… Mario stesso non sapeva quale fosse il nome dello sventurato marito che tanto amava la sua dolce metà, e tanto meno conosceva il nome della donna che aveva lasciato un vuoto tanto grande da far rinunciare a gioire dei beni materiali il marito che in questo modo pensava di onorarne al meglio un soave ricordo. Un tesoro sepolto insieme al corpo di una Donna, in quel preciso paese, e Mario a sua volta lo seppe di “seconda mano”… o “terza?”… l’eco dei tam tam in città non finisce mai si mescola al fango delle chiacchiere.

… Quindi difficile risalire ad un preciso periodo in cui individuare la sepoltura di una giovane donna deceduta di malattia del secolo, e il marito dopo quel tempo tornò da dove veniva per dimenticare… come infatti fece per rendere più lieve il dolore che gli ricordavano momenti di vita vissuti al parco o al cinematografo o in quella piazza dove l’amata applaudiva l’arrivo della banda musicale sulle note del l’Inno Nazionale. Erano giorni di festa erano giorni d’Amore.

È una storia come tante, ma incuriosisce saperne di più e ognuno fa le proprie domande… principalmente ci si chiede chi possa essere la defunta e ovviamente dove sia stata sepolta… insieme al tesoro.   Subito il Mauro supportato da Gianni suo compagno di lavoro adduce che sono sicuramente da cercare tra le tombe più belle… Luigi non disse nulla, ascoltò.

Quell’Angelo alato o quella tomba di marmo nero venato di verde potrebbero essere il suo loculo, disse Gianni, invece Giorgio smentisce la versione dei due amici, sicuramente dice il commercialista, il marito della donna non voleva si creasse l’interesse per eventuali “trafugatori”, oggi nei cimiteri si portano via pochi kilogrammi di rame, figurarsi se non si ruberebbe un tesoro nascosto… No! secondo Giorgio la Donna è sepolta in un umile tomba. Per il Dott. Giorgio e pure per Amilcare fornaio il tesoro è sepolto nei modesti “colombari”, fosse per confondere, per non dare nell’occhio.

Le discussioni tra gli astanti notturni del bar, si infittirono, chi diceva questo e chi asseriva quest’altro, certo un tesoro nascosto che per il suo valore stimato dalle supposizioni, poteva cambiare la vita di molti quindi non solo incuriosiva, allettava e stuzzicava l’interesse di tante persone… e il mistero si infittì così come le chiacchiere che miseramente si spensero con il passare del tempo.

Passarono gli anni e tutti preferirono pensare e credere che fosse una bella fiaba la storia triste di un Amore tanto grande finito in tragedia, e con il tempo non se ne parlava più in paese… sino al giorno che… Il Giorgio commercialista, Mario il macellaio, Amilcare il fornaio e Aldo il parrucchiere, una sera si ritrovarono assieme in un ristorante, per commemorare la loro amicizia che fu estesa anche per simpatia acquisita a Mauro e Gianni… i due metalmeccanici, così che anche loro fossero presenti all’allegro convitto.

Gioco forza in una rimpatriata di amici, chissà mai chi iniziò a riparlare di ‘quella storia’.  Fu che dopo molti anni si stava ancora riparlando di quella vicenda un po’ fiabesca e intrigante. Ricominciarono gli interrogativi… C’erano tutti quella sera a cena… mancava solo il Luigi… al che uno chiese cosa ne fosse stato di Lui… qualcuno rispose non so… Solo Gianni disse di avere ricevuto una cartolina qualche tempo addietro, proveniva dalla Florida che lo ritraeva nella piscina di casa sua in compagnia di una bionda mozzafiato… Luigi al tempo del fatto era il becchino…  Chi muore tace e chi rimane si dà pace… Tesoro ritrovato, storia finita…

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07 SETTEMBRE 2017  S. Grato, S. Guido

Re di Côppe. Sono un re.  Sono il re ci Côppe, non il re di Spade, e nemmeno il re di Denari o di Bastoni. Per ordine non di importanza, “Côppe” è come dire che sono un re neutrale. Re di Côppe è la carta rappresentata da torri che sono difese dalla carta di Spade che brandita può incutere rispetto a difesa delle  stesse torri, le nostre case, i nostri focolari domestici.

Il re di Denari un sole rosso ricamato che ricorda la cultura Maya… quindi “potere”… quindi oro e oggi denari,  e il re di Bastoni non è lì a difenderti come la spada fa con le torri, il bastone e lì a ricordarti quanto bene faccia il “potere” e il denaro ma quanto di molto peggio possa essere l’esatto contrario se adoperato contro te stessi.

Quanto è deleterio il rovescio della medaglia che rappresenta il “potere, che logora chi non c’è l’ha” disse Andreotti, ma di persone come Lui, nel ‘bene’ e nel ‘male’ ne abbiamo avute pochissime… Nessuno di Noi restanti  moltitudini di persone sapremo mai se il Giulio aveva torto o ragione.  Personalmente devo dire di sentirmi a mio agio in un ottimo umile re di Côppe che difende le sue torri a motivo principale di un esistenza terrena atta a difendere le  persone che ci abitano.  È l’aiuto necessario per incamminarsi sul sentiero giusto, tentare di raggiungere la felicità terrena… è sapere con certezza di non avere vissuto invano nel difendere i propri affetti famigliari e sociali.

L’Amore ha molti volti che ristorano l’animo e possono dare altri buoni  motivi per essere felici di aver vissuto, e ancor più di godersi il presente aspettando serenamente il domani… dalla parola “potere” si è passati alla parola Amore.  Non ci voleva… ancora una volta la parola Amore è arrivata al cuore prima che potessi valutare al meglio il significato della parola “potere”… forse ‘ci voleva’.  Ancora una volta trovo giusta risposta solo nell’Amore.  Del resto basta immaginare di pensare alla parola “potere”.   ‘Volere è potere’, recitava la massima di quell’uomo troppo ambizioso, e gli epiloghi al riguardo si sprecano negativamente a partire dalla miriade di morti in guerra che c’erano andati come eroi, ma in realtà erano ingenui martiri mandati al sacrificio per onore del “POtere”… ed è solo uno dei suoi mille maligni significati. Qualcuno deve averlo!… Perché?. Un ‘Pastore’ che guida il gregge ci vuole sempre, a condizione che dia un Nome ad ognuna delle sue Pecore e invece chi ha il “potere” su questa terra non solo non da un nome alle sue Pecore, ma spesso si dimentica di dargli da mangiare.

AMore al massimo può significare l’esclamazione che facciamo quando gustiamo un gelato, aaaammmm! Qualunque altra similitudine stona, non resta che chiamarlo Amore nella sua interezza.

L’ Amore è una fortezza protetta da torri come l’asso di Côppe. L’Amore è una Spada di fuoco che protegge le persone all’interno del castello. L’Amore non è nella carta del re di Denari che ti fa avere il denaro per vivere, ma il vero amore non vive per lui. L’Amore per il re di Bastoni, è  quando si fa di necessità una virtù affrontandola e superandola con il coraggio necessario… e la giusta dose di bastonate.

L’Amore è uno solo e copre ogni altro simbolo, di Re ne conosco solo uno e regna nel mio cuore, non solo come entità divina ma soprattutto come Maestro di Vita per tutti in tutti i tempi.  Anche io sono un re su questa terra, il re di Coppe ed ogni giorno mischio le carte perché la vita è un gioco… basta non barare.

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08 SETTEMBRE 2017 ARA  S. Natività di Maria, Santa Addolorata, Santa Bellina

Il riverbero dei lampioni emana colore della carne di salmone, illumina a giorno le foglioline di quella pianta ornamentale da giardino che orgogliosa e frettolosa vuole raggiungere in altezza il balcone da dove si fa vedere bella dal resto del mondo. Foglie che brillano come avessero mille diamanti cosparsi sui rami vestiti ma altro non sono che gocce di pioggia appena scese. E il chiarore della notte irradiata dalla luce della luna che unisce il caramello sul gelato.

È la luna che aggiunge il tocco finale di luminescenza naturale al brillare di gocce d’acqua che sembrano diamanti adagiati con cura nelle braccia del fogliame agitato dal vento. È solo un altro meraviglioso gioco della natura che non finisce mai di stupire con le sue ingenue ma immani creature. Nel mentre gli occhi accarezzano questo splendore, la brezza di un’aria frizzantina strascico di un vestito da sposa accompagna ad andarsene la sfuriata di pioggia che è appena fuggita forse in altri luoghi, accarezza la pelle degli uomini che si abbracciano rabbrividendo quel che basta per godersi finalmente un po’ di agognata frescura.

Poi ancora lo sguardo sconfina in quella radura e ai suoi margini la cresta di una fila di alberi e dietro di loro il saliscendi di dolci colline che invano tentano di raggiungere le miriadi di stelle che in ordine sparso brillano in cielo. Attorno è buio, è notte, è ora che tutto riposi. A rimirar la sera guardando il crepuscolo oltre le colline, ed è curioso pensare che dall’altra parte del mondo inizi un nuovo giorno. Ciò che per noi è appena passato, per qualcun altro è solo l’inizio di una nuova giornata. In Cina le strade si affollano di moltitudini di gente metodica quando da altre parti si dorme un sonno profondo. Al di qua della penombra sorseggio un goccio di alcol e scaccio con manate repentine dei moscerini, attratti dal profumo inebriante del whisky contenuto nel bicchiere.

Anche i moscerini un poco si sbronzano. Invece in India, aldilà del crepuscolo, le strade a quell’ora si riempiono di mucche sacre e di troppe persone nello stesso tempo…poi un bel tuffo nel Gange per ristorare fisico e animo che bontà loro, così fanno in quella parte di mondo.

Io me ne sto qua con i moscerini a cui non è rimasto altro che la luce sintetica dell’hp perché l’alcol me lo sono scolato tutto… allora mi insidiano i capelli e svolazzano dispettosi davanti al viso. Beh, forse è meglio avere tra i piedi un moscerino che avere un serpente nel giardino.  Infatti è senz’altro meglio avere tra i piedi un semplice scocciatore che un falso amico. Ci sono gli amici del cuore che invidiano una bella storia d’amore, incapaci di gestirne una propria e altri amici e le amiche che pensano ingenuamente di ingannare chi l’amicizia la conosce per davvero.

Meglio un moscerino che ti ronza in faccia che un falso amico ma per grazia esistono anche gli amici veri, quelli per cui non ti devi preoccupare di quello che dici in loro compagnia e, quando serve, puoi contare sempre su di loro.

Su come sapere se si tratta di vera amicizia, lasciamo lavorare i nostri sensi ma se proprio si vuole averne certezza, spero che capiti di ascoltare una persona che vi dica  di essere angosciata dell’avanzata età del suo amato cane meticcio e profondamente dispiaciuta del degrado fisico del suo Roky che lo vedeva spegnersi ogni giorno sempre più. Chi ama i cani è più che probabile che ami ‘anche’ gli uomini. I moscerini scacciateli ma non schiacciateli, servono per cibo alle rondini che hanno i piccoli ancora nel nido e appena svezzati dovranno migrare in loro compagnia. E se una rondine spicca il volo per andare al di là del crepuscolo, è segno che tra un anno ritornerà per annunciare una nuova primavera. Speranza per il futuro di trovare altri amici veri, perché la vita continua… al di la di ogni tramonto, all’insorgere di ogni alba.

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09 SETTEMBRE 2019.  ARA 2016 S. Pietro Claver, S. Omero, S. Sergio, S. Beltramo

Quella notte Silvano non dormiva. Proprio non ce la faceva a prender sonno. Allora mesto si avviò all’uscio della baita seguito dal fedele cane peloso che trascinava con se taccole che gli scendevano lungo tutto il magro corpo. Magro perché agile e pronto a recuperar la mucca che varca i confini del prato, e a ridosso c’è il bosco e là dentro è facile perdersi.

Una stuoia di taccole pelose per quel fedele cane con la sua coperta che lo ripara dal sole, dalla pioggia e dal chiarore della luna. Che lassù sui monti splende più che mai la luna. Irrora con la sua bianca luce le chiazze di terra incolta nel mezzo delle conifere, là dove l’uomo miete erba magra che lo sesso “scoppia” di vita per farne del fieno, erba rivoltata più volte con fatica di braccia e gambe su e giù per le ripe agitando il rastrello in un andirivieni che pare estenuantemente perpetuo.

Silvano si accomoda a guardare il firmamento su di una panca di pietra che altri non è che la fondamenta stessa della baita che si poggia tra le poderose braccia di una grande roccia.

Bayus, il suo fedele cane da pastore, gli si accoccola tra le gambe, le altre due femmine pastore sono rimaste accanto al fuoco acceso per la polenta, il pane fresco quotidiano per uomini e cani. Tabacco forte, cartine e una slinguacciata in punta, ed ecco apparire tra le dita di Silvano una sigaretta bianca che si distingue nel blu della notte.

Una sferzata di fiammifero  sulla roccia della panca e dopo un poderoso respiro di fumo l’uomo lo rilascia come una nuvola minacciosa a ciel sereno. Fumo che offusca la vista, annebbia la mente, rilassa il corpo, gli occhi di Silvano vedono oltre il soffio nuvoloso scrutando curiosi tra le nebbie a cercar le stelle più belle, e Silvano, silente ascolta i suoni della valle, ascolta l’enorme eco che si spande in uno scrosciar di torrente impetuoso giù a valle ma non troppo perché l’estate ancora dilaga.

Un torrente come un toro senza corna. Quel suono di scroscio a valle  lontano che si acutizza nel mentre che Silvano si abbandona alla pace socchiudendo di quel poco gli occhi nella più bella delle beatitudini umane… il sognare ad occhi aperti. Intanto pensa al paese dove ha detto arrivederci ad una moglie e una bellissima adorata bambina. Silvano quel giorno di giugno, ha promesso a Maria e Elisa che sarebbe tornato da loro non più tardi di metà settembre. Nei monti più alti è meglio che non ci si fermi oltre.

È una vita da pastore quella di Silvano, l’ha scelta lui stesso con il beneplacito di Maria sua sposa,  che accondiscende per amore a privarsi del suo ‘Sil’ per alcuni mesi all’anno e per farsi coraggio pensa come trascorrerà con lui interminabili notti coperti da un manto di neve.

Ma per Silvano altre notti sempre più insonni.  L’estate volge al termine, lo si vede dalla rugiada che copiosa ammanta ogni cosa. È settembre inoltrato e arriva puntuale l’alba in cui ‘Sil’ carica il mulo di formaggi freschi e un poco anche stagionati. Masserizie in spalla sullo zaino e una fila di mucche seguite dai vitelli e vitelloni e dietro loro il fedele Bayus, Bloda e Barbina che scodinzolano l’intanto che abbaiano festosi. Si ritorna a valle, si ritorna a casa con mucche stracche come il loro stracchino.

Elisa e la sul viale d’ingresso e aspetta nel sentire il campanaccio di Mira la mucca più anziana sempre prima dopo il mulo, dopo aver udito quel suono di campana festoso come una primavera, sa che poi riabbraccerà il suo papà. Maria e dietro la finestra che di tanto in tanto, sempre più spesso sbircia dalla tendina… ha messo il grembiale buono e sotto, il vestito più scollato che ha. La vita è lavoro, è pazienza, è speranza,  e se ben fatto, il tutto viene condito dalla Sapienza, che di meglio non c’è.

Piccole immense emozioni che fanno della lontananza una virtù e danno un profondo senso alla vita di Silvano, Maria e Elisa che sanno aspettare, e nel mentre respirano aria pura non contaminata da ipocrisie e falsità.  In ogni desiderio più ambito sono queste le vere occasioni in cui ci sentiamo di appartenere ad un qualcosa… ad un qualcuno,  sentendoci sicuri e protetti, come si sente protetto Silvano dai sui cani, quindi con tutto l’amore si possa mai ricevere. I monti, i prati scoscesi con erba che profuma al taglio, il torrente a valle, le capre, le mucche, i cani, i muli,  i formaggi, il burro, il latte e a qualche volta il miele, Silvano e la sua famiglia, sono gli ingredienti necessari per stare bene.

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10 SETTEMBRE  2020  S. S. Nicola da Tolentino, Santa Candida, S. Salvo

La luna è alta nel cielo e porta consigli bizzarri soprattutto in amore perciò si riflette a bocca aperta nello starla a guardarla. È lì che troneggia ammantata di blu con collane attorno al collo di nuvole bianche. La luna è bella come il sole, ma solo Lei puoi ammirare, del sole rimane la forte luce che non ispira pensieri se non chiudere gli occhi per dare sollievo allo sguardo. La luna è la sorella maggiore del sole. Lei è nata dall’oscurità dei tempi, e per questo ha il compito di portar consiglio aiutata da un altra sorella, la notte che mostra il blu benefico e avvolgente di sana sicurezza.

Elementi del tempo che attorno a noi abbiamo addomesticato e abbiamo fatto come si fa per l’amore dato a un cane che abbiamo viziato e drogato di mala civiltà rimpinzandolo fino a farlo vomitare, e lui, il cane grasso fa la cacca quando e dove vuole.  Infatti invece che pioggia arrivano uragani, e invece che il caldo dell’estate abbiamo il torrido del Sahara, l’inverno arriva a sprazzi quando gli pare dopo essersi sbronzato con pattumiera che viene da ogni parte del mondo e da quando in qua, solitamente dimentica a casa il cappotto perché ormai non gli serve più e gli orsi polari muoiono, senza cibo, senza ghiaccio.

La luna porta consiglio… o forse fa solo riflettere, che vuol dire ancora la stessa cosa, così che due pensieri si uniscano in una sola risposta. Il suo consiglio inizia dal momento che la si guarda, se si ha tempo per guardare la luna è segno di speranza, è un momento intimo che annaspa per uscire dal vivere monotono e si è di già ricevuto un consiglio prezioso, prendersi qualche momento di pausa che appartiene a tutti dopo una giornata di lavoro con gioie e dolori.

La luna è alta nel cielo, ma non si impone… dopotutto ora che brilla è per il riflesso del sole e grazie al fratello è potuta uscire dal buio delle tenebre. Lei è modesta, discreta, non si intromette… illumina leggera come la luce di un lampioncino nel giardino. Vien da ridere a pensare che la luna sia stata conquistata perché qualche uomo ha calpestato il suo suolo. Nessuno ha conquistato niente. “Certi” consigli non si conquistano, si meritano… e solo la Luna li può dare.

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11 SETTEMBRE 2020 ARA S. Proto, S. Giacinto, S. Almiro

Vedrai. Vedrai che primavera verrà. Sarà ancora una volta un’esplosione di piante in fiore. Fioriranno il pesco e fiorirà il ciliegio e le fragole faranno capolino a mostrar il pallore delle loro guance rosse. Arriverà la primavera che con il cuore gli uomini desiderano venga prima di quando deva, è per ciò son già tutti con la testa a viole. Che i bucaneve sono attesi dai montanari con la neve ormai fradicia sotto la suola degli scarponi, lo stesso tempo in cui gli animi dei marinai attendono i germogli nelle aiuole sul lungomare e sarà per loro il segnale che i loro pescherecci in porto salpino a nuove messi.

Vedrai succederà ancora così che il mondo si nutrirà ancor prima del germoglio del fiore e ne si sentirà il profumo, assaporeremo lo star bene di un alba boreale fra i ghiacci o al tramonto in fronte al curvo orizzonte del mare dopo scemato un temporale, e se con il sentimento non andremo così lontano, i cuori rimangano sparsi tra clivi e colli, pianure attraversate da fiumi e bagnati da laghi, che il far del giorno e della sera non son meno belli di nessun nascere o addormentarsi del giorno.

Vedrai, sarà ancora primavera, altri amori nasceranno insieme alle primule, e quel giallognolo ardore ornerà di colore un’altra storia. Altri amori e altri dolori, nell’eterno dissapore tra il male e il bene, sarà ancora primavera per molte volte a venire, il quanto rimanga di rispetto dell’uomo per la natura. Rimarranno tante primavere quanto rimane al mare per vomitare altra plastica e alle vette più alte dei monti sputare bombole vuote d’ossigeno, incuria e maleducazione nel trionfo di nuove conquiste anelando altre sonore sconfitte perchè con la natura non si scherza.

Sarà un’altra primavera dove giganteschi aloni di stornelli sbandati non migreranno, orche confuse spiaggeranno, altre donne saranno immolate nella bestemmia di un dichiarato menzognero amore. Sarà ancora il tempo di sfoderare l’arma migliore a disposizione del male, la differenza del colore della pelle degli uomini che alcuni sapranno fare e altri disfare, così che in ogni caso l’equilibrio non venga disturbato da troppo benessere o da eccessivo malessere, un guadagnarsi il dono della vita che prevarrà su tutte le stagioni del cuore.

Vedrai con i tuoi occhi il buio di una notte senza luna e sentirai sulla pelle la testarda nebbiolina del dubbio che si insinuerà nel l’animo a cercar di confondere le emozioni in un rimescolare i ricordi su di un fuoco vivace, ma  arriveranno risposte che spegneranno ogni fiamma con aliti d’anima colorati dal risveglio della natura.  Vedrai, sarà ancora un rifiorir di rose, sarà ancora un dare per avere e più si darà, più si avrà. Vedrai ancora un giorno nuovo e ad ogni risveglio vedrò ancora il chiarore nei tuoi occhi per poter dire che sarà ancora un bel giorno di un altra primavera.

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12 SETTEMBRE 2014 ARA S. s. Nome di Maria, Santa Marilena, S. Franco, Santa Maria Sole

Niente è come prima, tutto cambia, tutto è cambiato. Sarà l’età, sarà il normale percorrere del tempo, ma le cose non stanno più al punto di prima le prospettive si evolvono ma con un passo diverso.  Un tempo non troppo remoto dopo un periodo burrascoso e cupo, tutto si riaccendeva a nuova vita. Il lavoro lo si poteva sostituire in un attimo con un altro, bastava entusiasmo e un pizzico di ottimismo. Adesso no. Adesso, per quanto tu rimanga fermo sulle tue posizioni, per quanto aggiungi ottimismo al tutto, nulla si sposta da quel che è, sempre e comunque una dura lotta, spesso quasi alla stregua della sopravvivenza. Finiti i tempi in cui, quando staccavi la spina e non ce n’era più per nessuno, una pausa da riempire di vita corpo e anima.

Niente da fare, ora si sta sempre sotto un’incessante pressione psicologica, a tratti snervante come quando oggi, entrando in un bar dopo tanti anni di assenza, rivolgendomi a una giovane donna dietro il bancone, chiesi un caffè, le buttai addosso un tiepido sospiro e dissi… belli i tempi in cui frequentavo questo locale, che bei momenti… lei indifferente non rispose. Perfetto, non gliene fregava niente, ma mica sono cambiato solo io, no, è cambiato il mondo e bisogna si balli anche non se ne abbia la voglia. Meglio lasciar perdere, non sono ancora petulante e rincoglionito.

Esco dal bar e giro per il paese, devo andare in un posto che non conosco. Chiedo informazioni per raggiungere una tal via e ti rispondono due su tre persone in uno stentato italiano, no so! no capire!  Niente razzismo, solo un po’ triste che alle nostrane massaie che facevano la spesa, si siano sostituite badanti e collaboratrici domestiche d’oltralpe. Entrando poi nei negozi per proporre la tua mercanzia, è davvero deludente e anche un po’ avvilente vedere le facce dei negozianti, che pensavano fosse entrato un cliente e  quando invece scoprono che sono un rappresentante di prodotti fanno notare una smorfia malcelata di diniego, o ti raccontano di non poterti accontentare perché tanto non si vende più nulla, che le tasse li uccidono, e qualcuno pensa di chiudere bottega.

Visi tristi, storie tristi che ti fanno esaurire il poco entusiasmo che rimane. Trent’anni fa era per me impensabile pensare a quanto sarebbe stato bello vivere in una baita in montagna con animali e un orticello. La visione e le prospettive erano ben altre, non per forza migliori ma altre. Non mi sarei mai immaginato un epilogo tanto strano, tanto diverso. Forse ci si deve solo saper adeguare, scacciare la malinconia insieme a quel velo di tristezza, pensare che la vita prosegue e lasciare che il peggio ti scorra accanto senza ferirti, senza farti male e prendere nel rispetto altrui, tutto ciò che rimane… una baita, due mucche, una pecora, due capre, galline e conigli, con un pezzetto di terra per l’orto e un pezzetto di quell’ottimismo perduto… che in fondo basta sapersi meravigliare e lo si ritrova.

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13 SETTEMBRE 2019 ARA S. Giovanni Crisostomo, S. Amato, S. Maurilio

14 SETTEMBRE 2018 ARA  S. Crescenzio, Santa Santa, S. Croce Cornelio, S. Cipriano.

Sono stanco di ascoltare la gente dirmi: “tratti i tuoi cagnolini come se fossero i tuoi figli”. Lo so che non sono figli miei ma sono i miei cagnolini. Ho due cani che adoro e che, a differenza di un figlio, non diventeranno mai maggiorenni, non se ne andranno da casa, e non mi cureranno quando invecchierò, non diventeranno mai indipendenti né autosufficienti, avranno sempre bisogno di me per mangiare e bere, o semplicemente fare un po’ di esercizio in una camminata. Non diventeranno mai adolescenti e non sentirò frasi tipiche di quell’età che mi dicano: “tu non mi capisci” o “che palle che sei papà” e nemmeno potrò mai sentirmi dire “ti voglio bene”, “grazie”, “ho bisogno di te”. Non mi giudicheranno, non contesteranno le mie idee e le mie decisioni, non mi diranno mai nulla di tutto questo… mi diranno molto di più i loro occhi, il loro sguardo.

Non vedrò mai una parte di me nei miei cani, né fisica né mentale, insomma nessun carattere ereditario. Vedrò Roccia e Minnie crescere ed invecchiare ed io, non solo sarò colui che se ne prenderà cura in quella tappa, ma anche colui che li vedrà andarsene per sempre. Semplicemente questo sarà il nostro destino. I miei cani sono animali, non persone né tantomeno i figli che non ho mai avuto. Ciononostante io sì, mi reputo il padre e Susy la madre. Ironico? In un mondo sregolato e con poco freno inibitore, poca morale e quasi zero valori ognuno trasgredisce nella sua misura  morale e  credo sia ben chiaro quello che rappresenta un figlio e per ciò  i miei cani non sono figli nostri ma noi sì, ci consideriamo i loro genitori. Più amo i cani, più ho compassione per gli umani.

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15 SETTEMBRE  2020. Santa B.V. Maria S. Baldo, Santa Dolores, Santa Melita, S. Orlando, Santa Melitina

Maledetta prima ‘pera’. Citava così un post sui ‘social’ con due belle facce sorridenti di due tossici sulla trentina. Il sorriso non era di certo il ritratto di una pubblicità di un dentifricio… e qualche dente sia a uno che all’altro mancavano. In genere è l’eroina che mangia i denti, ma ormai ci si confonde con anfetamine di qualunque genere che nel giro di pochi mesi, distruggono i sensi più di cocaina e crac. Metanfetamine, il nuovo sballo senza ritorno delle droghe moderne. Non si torna più indietro quando si fa uso di metanfetamina, è un viaggio con il solo biglietto d’andata, e chi ne fa uso, probabilmente non credeva in altro futuro che quello. O forse è nato con il destino già scritto che fosse per Lui. Poteva capitare a chiunque… è toccata a Lui o a Lei, quella persona che non ha saputo superare le onde del ‘Rif’ che lo separavano dal pescare molto pesce grosso per sfamare il suo villaggio che vive sull’atollo.

È toccata a Lui, come poteva capitare a Noi, è perciò che nel buon senso non si condanna un drogato, ma lo si aiuta… ha sbagliato… e scagli la prima pietra chi non ha mai sbagliato.

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16 SETTEMBRE ARA 2016 del n. 9 )  S. s. Cornelio, S. Cipriano, Santa Editta, Santa Eufemia, Santa Innocenza, Santa Ludmilla.

Bucolico. Lì per lì è una parola che mi fa ridere, e non mi piace che io debba memorizzarla per dire la stessa cosa scrivendo che mi sono veramente divertito sulla montagna insieme a quei pastori. Ho cenato con loro dopo che avevano governato il bestiame e hanno dato il giusto compenso ai loro fedelissimi cani: tre grossi tozzi di pane raffermo e più tardi anche gli avanzi di succulente costine, le mie mi assicurai di non morderle più di tanto.

Per loro era una fatica immane, su e giù dalla riva del monte, tutto il giorno ad abbaiare, a correre, a sorvegliare il bestiame che sembra sempre voler eludere la loro sorveglianza per dispetto o per gioco, cercando sempre spazi proibiti per brucare e far dannare così i poveri pastori a quattro zampe che non mancano mai di guardare lo sguardo severo e vigile dei loro “padroni”.

Padroni l’ho messo tra virgolette perché per me non sono padroni di niente, di tanto amore non può essere che il degno e unico padrone, Dio. Quattro bicchieri di buon vino forte, nostrano, verace come le mani che lo versano, mani robuste, mani che hanno dentro sé l’ebbrezza del profumo della terra. Quelle mani poi giocano alla morra, i numeri scorrono rapidi tra bocche sicure, alle quali in realtà trema un poco la voce. Il vino aiuta parecchio ad aumentare la sicurezza di quella gente e ci rende un poco spavaldi.

Si discute ad esempio per quel numero gridato che lo stesso non si è capito bene o per aver gettato a dita aperte un due che si è aperto come in segno di vittoria mentre dalla sua bocca usciva un ‘tre’… sono le grappe che ora si fanno sentire. Che poi si parla, si ride e si scherza sul più piccolo degli stanti, l’ultimo arrivato,18 anni. Non è stato a pascolare il gregge con il padre, che fa il pastore dall’altra parte della valle, tutto per un lieve dissenso tra i due. Il padre lo riteneva ancora un cucciolo non in grado di badare alle bestie, lui, offeso, si è offerto ad un altro pastore.

Bucolico: ma che parola diversa da ciò che vuole intendere, quantomeno strana. E quando lo si sa, per quanto mi riguarda, evito ben volentieri di usare quella parola che non va a braccetto con nessuna sua sillaba con il vero intento del suo intendimento. Se non si sa descrivere, basta si pensi ad una baita, pastori, agnelli, cani, stelle a milioni sopra la tua testa piegata all’indietro con la bocca spalancata di stupore, il suono della notte che si erge maestoso sopra i tuoi pensieri. Te lì sotto, un brulichio di luci a valle che così da lontano paiono candele accese, sparse in ogni dove a comporre un presepio dei giorni nostri, uno spettacolo nello spettacolo… bucolico… no, semplicemente bello.

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17 SETTEMBRE  2020 S. Roberto Bellarmino, Santa Colomba, S. Roberto

Come quando succede che non ci sei, sempre mi manchi. Mi manchi ancor più prima Tu manchi, per me è come sapere di dover ‘prendere’ un volo in aereo… sto male prima di ‘partire’. Non è un male brutto, è un ‘male’ che fa bene… è la certezza di avere accanto una persona indispensabile che amo… come respirare. Perciò ti Amo di quell’amore unico che non ho mai potuto dare ad un altra Donna, e non potrò mai più dare ad un Altra che Te, Susanna.

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18 SETTEMBRE 2016  S. Sofia, Santa Arianna, S. Eustorgio, S. Riccardo

Un mio carissimo amico di origini napoletane fa per nome Pietro, e per tutti Piero. Anche Giovanni è di origini napoletane, per me, Giovanni o’ ferroviere perché ha lavorato tanti anni in ferrovia come capotreno. Così che dopo alcuni giorni di trattativa mi accordo con entrambi i miei amici napoletani, per andare in visita a quella splendida città, che sino ad allora avevo visto solo di passaggio.

La gita non era al solo scopo di visitare la città partenopea, ma si univa l’utile al dilettevole, in quanto io all’epoca antiquario avrei visitato il meglio del settore dei lampadari d’epoca, lampade da terra, pareti e mobilia, e la mia consorte desiderava tanto avere una borsa “original tarocco” di Louis Vuitton. Proprio così, e Piero sapeva come condurmi in un certo posto dove all’epoca venivano confezionate quelle borse clandestinamente e quindi pagate un decimo del loro reale valore.

Giovanni l’avremmo trovato sul posto, in coincidenza di un suo viaggio in treno, proprio in quel di Napoli, ed essendo quest’ultimo più anziano di Piero, assicurava a me e Susanna una totale integrità, qualora fosse capitato qualche inconveniente nel visitare la Napoli di San Gennaro, di Totò e di Maradona, Napoli e la sua bella gente.

Partenza un mattino di primavera, con il “freccia rossa” un treno velocissimo e poche ore dopo arrivo alla stazione centrale di Napoli. All’arrivo, appena scesi, Piero cercava con lo sguardo qualcuno, al che io e Susy chiedemmo spiegazione, e lui per tutta risposta salutò una persona che passo svelto incedeva presso di noi. Un signore distinto sulla quarantina, che appena innanzi noi, si presentò… piacere Antonio, io sono il presidente du’ quartiere, e stringendoci le mani, aggiunse… Il mio “lavoro” è assicurarmi che voi vi troviate bene in questa città, e nel possibile che non vi manchi nulla, e per qualsiasi problema voi possiate avere, contate pure su di me, Piero saprà come rintracciarmi.

Rimanemmo basiti, increduli, ma non era finito il nostro stupore che ci invitò a poche centinaia di metri per indicarci l’alloggio che aveva preparato per il nostro soggiorno! Ecco disse Antonio, questo è l’hotel dove alloggerete. Un bellissimo albergo d’epoca con fregi a sbalzo al suo esterno e affreschi meravigliosi al suo interno. Ringraziammo.

Ci accomodammo nelle nostre stanze, ben tenute e pulite. Intanto s’era fatta sera, e dopo un’ora mentre eravamo nella hall ad aspettare Piero per raggiungere Giovanni e andarcene tutti e quattro a cena, Susy ed io notiamo un andare e venire di persone in divisa, per lo più poliziotti, ma anche finanzieri e militari, tutti presumibilmente graduati a giudicare dalle loro mostrine sulle spalle. Arriva Piero al quale chiedemmo spiegazioni, comunque ben contenti dalla situazione stessa, e lui candidamente rispose che non ne sapeva nulla, aveva programmato tutto il presidente di quartiere, Antonio. Fu solo dopo una mezz’ora circa, che riuniti a Giovanni, chiedemmo a lui una spiegazione, che ci disse essere un albergo frequentato prevalentemente da graduati militari in visita di lavoro in quella città. Bene dissi io, meglio così, saremo più al sicuro, e Giovanni aggiunse, meglio un cazzo, se c’è una bomba da piazzare per sovversione, e proprio li che l’andrebbero a mettere, perfetto siamo nella cacca dissi sorridendo guardando Susanna per cercare di sdrammatizzare e infonderle coraggio.

Pazienza, non succederà proprio in questi giorni, dissi tra me e me, Giovanni nel frattempo stava arrivando a prenderci guidando un ‘600’ prestata per l’occasione da una sua parente che viveva a Secondigliano. A bordo Giovanni ci chiese cosa avremmo voluto mangiare per cena, ovviamente trovandoci nella capitale della pizza, rispondemmo a tre voci pizza! E allora pizza sia, disse Giovanni, e vi porterò dove per me la fanno migliore che in tutta Napoli, al quartiere Forcella, ho la macchina di mia cugina e penso ci faranno entrare! Nemmeno abbiamo il tempo di capire perché abbia fatto quella affermazione strana, che imboccato un viottolo, all’improvviso ci si para davanti all’auto a gambe divaricate un ragazzino appena adolescente che di fatto obbliga Giovanni a fermarsi bruscamente. Il ragazzino sta lì in piedi, immobile, a gambe divaricate e braccia incrociate, canticchia una canzoncina, e non dice altro.

Giovanni ci invita a non dire e fare e dire nulla, lo scugnizzo dopo qualche minuto di sguardi alla targa dell’auto e a noi nell’abitacolo, si avvicina al finestrino abbassato dell’auto e ancora non dice nulla mentre Giovanni, invece spiega chi siamo e da dove veniamo, e perché ci troviamo li. A questo punto sempre senza parlare il ragazzino si scosta come a dire, passate pure, e noi si proseguì…

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19 SETTEMBRE 2014 San Gennaro, S. Abbine, S. Alfonso, S. Arnolfo, S. Carlo, S. Ciriaco, S. Elio, Santa Costanza

(Napoli)… Proseguimmo tra quelle viuzze piene di vita, che nella loro semplicità sembrano casette di cartone poste vicino alla capanna di Betlemme, e invece che i pastori, vi si trova uno sciamare di gente che scorrazza allegramente e rumorosamente in sella ai loro scooter, ma non con a bordo uno o due passeggeri rigorosamente senza casco, no, tre passeggeri, perché stiamo entrando nel territorio delle persone di Napoli che ‘contano’, nel famoso quartiere Forcella. Raggiungiamo l’agognata pizzeria, un macelleria degli anni ’60’ in disuso, locali semi piastrellati da quei 10×10 bianchi e in un angolo il forno rigorosamente a legna. Abbiamo mangiato una strepitosa, calda, fragrante pizza che così non si era mai gustato in vita nostra, caffè, stupore e la sera finì.

Il giorno appresso, io Susy e Piero destinazione “fabbrica” di borse. Per strada, sul lungomare, castell’ Ovo magnifico maniero che sta a guardia dello stupendo golfo di Napoli, poi via dentro vicoli stretti e gradinate di marmo convesso, esercenti che allegramente e chiassosamente invitavano ad acquistare la loro merce, e noi che intanto si camminava.  Il teatro S. Carlo dove Totò calcava le scene insieme all’indimenticabile Eduardo e Peppino De Filippo suoi incomparabili compagni di scena. Antistante, piazza del Plebiscito che per la sua naturale conformazione, se la percorrevi bendato, ci si ritrova sempre a destra o a sinistra, come salire sulla torre di Pisa dove salire i gradini, si è sempre appoggiati di spalla alla parete per non cadere. Vetrine orafe, e svariate botteghe all’aperto che esponevano statuine da presepe e di personaggi di tutto il mondo, arte napoletana.

Che come inizia tutto finisce, come la nostra breve vacanza- lavoro in quella splendida città, che poco prima di ripartire, all’uscita dell’albergo, di nuovo si ripresenta Antonio, ‘o presidente du’ quartiere’, con in mano un pacchettino contenente due grosse paste, una per me e una per Susy, e con un gran sorriso ci chiede se tutto è andato bene e auspica in un nostro gradito ritorno. Non faccio fatica a raccogliere l’invito, Napoli è una delle più belle città del mondo, trovandoti nel suo cuore, non si fatica a credere che ogni anno in questo giorno si sciolga la reliquia del sangue di S. Gennaro allo sguardo di migliaia di fedeli.

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20 SETTEMBRE 4831 Santa Susanna, S. Candida, S. Filippo, Santa Fausta, S. Giancarlo, S. Eustachio

Lettera d’Amore alla mia Susanna. Nessuno è migliore di un altra persona perché ognuno da il massimo di quel e può dare.  È di seguito che in amore trionfa l’affetto e la sincerità, tutto quello che può dare lo spirito molto più di quanto non dia il corpo. Cercare di non fare rumore e saper accettare chi siamo per trasformarlo in quanto possiamo donare.  È come dare un bacio al mondo quando si illumina di cielo e accarezzare la terra quando si rimbocca le coperte con un manto stellato che nel l’ammirarlo ci vedo il tuo volto nel mezzo delle le stelle più belle… la più luminosa fra tutte.

Se sogni, non potresti trovarti in un posto migliore, puoi arrivare a sentire profumo di rose, ed ecco che la realtà si incrocia con il sogno e io vedo Te nel mio più bello. A questo tuo importante traguardo di vita dire ti amo suona come un colore sbiadito dal tempo, mentre invece è un continuo rifiorir di rose e il suo profumo ogni giorno si fa sentire di più. Il ti Amo mia dolce sposa è un perpetuo dirti che senza te non so vivere.

Verrai con me lontano, oltre i confini di adesso dove il cuore ama stare, oltre i confini del mare. Incontreremo voci suoni e mille colori e li vivremo camminando su di un prato o volando tra le nuvole. La mia mano stringerà la tua in ogni dove e asciugherò lacrime ai tuoi muti perché. Ti porterò in un posto dove raccoglierò il tuo sorriso per poi spargerlo nel mondo in una notte senza luna così che in un manto di stelle possano brillare i tuoi occhi. Dirti ti Amo è nulla al quanto vorrebbe dire il mio cuore per Te usando mille parole, ma farò come come dice lui e ne dirò due… Ti Amo.

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21 SETTEMBRE 2020 S. Matteo, Santa Bernarda, S. Giona

Settembre è il mese più “sillabato” dei suoi altri 10 Apostoli del tempo. Chissà perché si è ‘usciti’ con una “e” di troppo nel dire S e t t e m b r e, forse perché è il nono mese e apposta ha nove sillabe che compongono il suo nome. Anche Giugno ha lo stesso numero di vocali e sillabe, ma il numero più alto di tutti i mesi è Settembre. Che non significa nulla per importanza, ma lo stesso ognuno si arma d’amore per il mese in cui è nato e si crea o a volte si inventa il suo mese speciale. Oggi è il mio compleanno. Sono del “58”. Era una meta che non m’ero prefisso, sapevo arrivasse come arriveranno anche altri anni che al Cielo piacendo verranno ancora ma il tempo è passato tanto in fretta che mi sembra ancora di sentire il sapore delle mie adolescenti primavere. Mi sembra ancora di vedere la mamma che mi rimbocca le pesanti coperte e trapunte fin sopra il naso perché il riscaldamento nelle case del 58 non era di termosifoni, ma c’erano ancora le “monache”, un involucro lamellare arcuato lungo cinque spanne d’uomo aperte, alte tre per altezza e lo stesso in larghezza, al centro un catino di ferro bucherellato, involucro ovale che conteneva brace ancora ardente di faggio maturo. Si riponeva la “monaca” sotto le lenzuola di cotone grosso e prima di coricarmi, la mamma la toglieva per metterla nel suo letto matrimoniale… ma la brace ardente ormai era diventata cenere spenta.

La mamma prendeva spesso cenere spenta e quando in tavola c’era un qualcosa di buono, Lei aveva sempre dolore di pancia e non poteva mangiarlo… per darlo ai figli…  con Lei, Marianna finisce il mio pensiero in questo giorno che la ringrazio ancora una volta di avermi messo al mondo e posso festeggiare questo mio compleanno.

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22 SETTEMBRE 2017 ARA  S. Maurizio, S. Ignazio da Santhià, S. Silvano, S. Tazio

Sono un re. Sono il re di coppe, non il re di spade e nemmeno il re di bastoni. Non per ordine di importanza, parlo di coppe come a dire che sono un re neutrale. La carta di coppe è rappresentata da torri che sono difese dalla carta di spade che, brandita, può incutere il rispetto al fine di difendere le torri, la nostra casa… i nostri focolari domestici. I re di denari e bastoni li associo a un sole rosso ricamato che ricorda la cultura Maya, quindi al potere, quindi oro e oggi denari. Il bastone non è lì a difendere come la spada fa con le torri, il bastone è lì a  ricordarti quanto bene faccia il potere e il denaro, ma quanto di peggio possa capitarti, se lo usi male.

Quanto deleterio è il rovescio della medaglia che rappresenta il potere? “Il potere logora chi non ce l’ha” diceva Andreotti. Personalmente devo dire di sentirmi a mio agio con un ottimo “umile” re di coppe, che difende le sue torri. Per chi sta nelle torri, difendere le persone che ci abitano è motivo principale di un’esistenza terrena nel difendere i propri affetti famigliari.

L’amore ha molti più volti del potere e può dare altri buoni motivi per essere felici di aver vissuto e, ancor più, di godersi il presente, aspettando serenamente il domani. Dalla parola potere si è passati alla parola amore. Non ci voleva, ancora una volta questa parola è arrivata al cuore prima che potessi valutare al meglio il significato della parola potere… volere e potere recitava quella nefasta frase, e la storia racconta delle miriadi di morti in guerra, “partiti e non ancora tornati”, ingenui martiri mandati al sacrificio per servire il potere altrui.

L’amore è una fortezza protetta da torri come lo è l’asso di coppe all’interno del castello. Anch’io sono un re su questa terra, il re di coppe, e ogni giorno mischio le carte. Perché la vita è un gioco.

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23 SETTEMBRE 2021.  S. Pio da Pietralcina, S. Libero, Santa Lina, S. Lino, Santa Rebecca, Santa Tecla.

Con un po’ d’esperienza che viene con gli anni che passano, non è difficile prevedere il futuro per se stessi.
Gira che ti rigira, le parti caratteriali della propria personalità emergono dalle sabbie mobili del passato, riuscendo a far si che si preveda ciò che accadrà nel proseguo della nostra vita.
Allora è cosa buona che si argini per bene con dei sacchi di sabbia il fiume dei pensieri che esondano. Il fiume dei nostri errori, la “fiumana” delle nostre gioie e dolori così che sia prevedibile un nuovo ‘sbaglio’ per lasciar il posto alle gioie e che i dolori servano solo da ‘lezione’.
Non è difficile prevedere il futuro, basta si sappia vivere bene il presente.

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24 SETTEMBRE 2017   S. Pacifico, Santa Amata, Santa Mercedes.

Esperienza di cuori. È un altra volta la fine di un estate.  È un altra voglia di sole di mare e di avventure.  Sembra di parlare ad un passato talmente remoto di non averne memoria. Noi giovanissimi maschietti ci si preparava con la maglietta migliore, i jeans puliti di fresco, strappati in ogni dove, cinturone con fibbia in bronzo e Clark ai piedi anche se d’estate, unica alternativa stivali a punta il che per la morte del piede il risultato estetico risultava ancora più efficace.

Giunta la sera una doccia e un pizzico di profumo che durava il tempo necessario delle prime ore, e dopo un “negroni” o due Campari con il bianco, aveva inizio il frutto delle più sfrenate frenetiche fantasie, e la speranza era sempre quella… voglia di avventura, voglia di provare il brivido nuovo di una conquista, voglia di vedere negli occhi di una persona, una nuova unione, un nuovo stare in due.

Ora per quelli della mia generazione i tempi son cambiati, ne in bene ne in peggio… semplicemente si ha voglia di altre cose.  L’età che si conta insieme alle rughe del viso e delle mani che non  permettono sentimentalismi nuovi, occorre consolidare ciò che si ha nel cuore e fare spazio alla persona che lo sta occupando…

E spesso essere ‘persone pe bene’  è saper tornare sui propri passi… oppure proseguire ad oltranza, andare avanti… con la consapevolezza di essere nel giusto.  Il fine è sapere da che parte del fiume stare… in modo che il mal tempo non  possa danneggiare la tua barca, e si possa così raggiungere il mare… o fare in modo di avere un colore ben distinto nell’Anima, o bianco o nero che altro non serve.

Questo Ilaria e Gigi lo sanno bene… loro ci tengono a tenere vivi i quasi vent’anni che li separano che il Gigi ne ha di più di anni e non è facile contenere l’ardore e l’impeto di una più giovane sposa, ogni cosa possa servire alla bisogna sa da fare per raggiungere lo scopo agognato… essere Amati.

Che l’Amore è il più potente dei collanti e così i “due” fanno esperienze nuove… come entrare in un posto a luci rosse paonazzi di giusto imbarazzo a comprare accessori di lattice.  Ilaria  non disdegna neppure di farsi trovare “particolarmente attraente ” per il suo uomo come quella volta che agghindata come una “sciantosa” si presentò uscendo dal bagno con un gomito appoggiato all’uscio in una veste rossa che a malapena lasciava spazio a fraintendimenti perché sotto il vestito… niente.

Gigi che forse stanco di aspettare la sua musa si era un poco appisolato, reagendo d’impatto le disse di spogliarsi e venire a letto… per dormire… perché la Ilaria più che una sciantosa le sembrava un toreador. Sono tentativi innocenti di tener saldo un rapporto Amoroso, si fa di tutto per Amore…

Sul viale alberato tempestato di mille luci di quel paese di mare, ci sono ancora storie di vita per noi non più giovanissimi, solo che adesso non è più tempo di scegliere e cercare nuovi Amori bisogna consolidare e rafforzare ciò che rimane, bisogna prendere le pannocchie deposte nel granaio nelle stagioni precedenti…

Sarebbe bello dire ti Amo alla stessa persona a cui l’hai detto in jeans strappati e maglietta sdrucita quando ti spruzzavi un poco di profumo prima di uscire… solo così si costruisce qualcosa senza sprecare nulla… Sarebbe bello succedesse non si scollasse mai un Amore… anche a costo di entrare in un sexy shop, anche al costo soave di passeggiare su quei viali di Jesolo mano nella mano come due ragazzini innamorati consapevoli che il solo provare è indice di sicuro cammino verso un vero Amore…

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25 SETTEMBRE 2020 ARA S. Firmino, Santa Aurelia

Come è bella la notte con i suoi colori blu. Ci si immerge nel suo silenzio insieme ai pensieri che sembrano fluttuare nello spazio infinito. La notte è amica della malinconia del passato mentre respiri il presente. Incute timore la notte che non usa candele per illuminare, ma al contrario può anche portare la più bella delle luci nel cuore di chi si innamora al chiarore di una luna piena.

La notte è riposo per mente e corpo o lo scatenare le menti per eccitare gli animi. La notte porta un sospiro di sollievo e refrigerio a settembre, come porta brina, neve e gelo più avanti, perché la notte ha il compito di ammantare il mondo di buio e calma apparente, di uno stop temporaneo alle insidie di ogni giorno.

Cammina, cammina, mi sono perso nel bosco. Il sole scompare con gli ultimi bagliori di dietro alle cime dei pini, l’azzurro si fa cupo e la notte sembra fare il suo ingresso nel posto del tempo che ha a disposizione sulla terra. I già deboli suoni che provenivano da valle scemano fino a spegnersi, e il blu, diventa sempre più blu. Sono nel bosco, ma qui non ci sono né lupi né orsi, le vipere di notte dormono nelle loro tane, rimangono uccelli notturni che di certo non aiutano al sonno ma non fanno del male.

Qualcuno mi verrà a cercare, il telefono “non ha campo”, sono andato a funghi, mia moglie lo sa. Mia moglie sa anche che potrei aver trovato molti funghi e per festeggiare mi sarei fermato in quella trattoria a metà monte. E io sto qui a guardar le stelle tra le fronde e non so se sia meglio accovacciarmi ai piedi di un grande albero, o salircisi sopra ai rami più alti. Se sto a terra pensai, mi bagno il culo dall’erba che di notte viene irrorata dalla fontana della natura…se salgo su un ramo, sarò scomodo per tutta la notte. Sono stato in piedi tutta la notte, appoggiato ad un enorme faggio dalla pelle liscia, guardavo la notte e parlavo con lei. Fingevo sicurezza ma in cuor mio le parlavo per essere a mia volta rassicurato nel silenzio buio della sua risposta. La temevo quella notte, non era fosca, ma la temevo lo stesso, non era casa mia, era il bosco, un posto magico di giorno, timorato di notte.

Il tempo passò, forse non molto in fretta, ma inesorabile passò, si fece l’alba. La notte mi aveva tenuto compagnia e mi aveva protetto… lo dimostrò con il sorriso che si aperse azzurro a farsi largo tra le pieghe buie, un sorriso dolce, di speranza… poi mi incamminai in chiari sentieri sicuri e raggiunsi casa. La notte è Bella quanto il giorno… ognuno dev’essere “presa e preso” nel modo migliore.

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26 SETTEMBRE 2014 ARA e 2015 da spostare al 25 Santa Cosma, S. Eusebio, S. Cosimo, S. Damiano

♦ricontrollare perchè c’è già altrove Ho voglia ancora di sentire il calore sulla mia pelle, quel caldo che ti lascia asciutto. Voglio sentire ancora quel gusto forte del sole, concentrato nel peperoncino di Calabria. Ho voglia di rivivere l’emozione di un appuntamento, quella sensazione di nodo alla gola pochi istanti prima che lei arrivi. Quando la vedi avvicinarsi, ti prepari le battute, non vedi l’ora che schiocchi il primo bacio dopo un bicchiere di vino.

Ho voglia di sentire il gusto di un buon liquore di malto e torba, negli occhi i colori accesi di un kilt, lo scuro dei fiumi e il vento freddo in faccia, la fierezza del popolo della Scozia. Ho voglia di andarmene per una volta ancora, in quel paese che sa di vecchio e di cose passate, con gente che non ha più un’identità se non per gli altri, che vorrebbe ricostruirsi ma non sa come fare. Ho voglia di farmi ancora male con il cuore, con quella che non vuole essere la donna che io invece immagino invecchiare con me, tanto penso d’amare. E pensare che senza di lei nulla avrebbe senso, niente può sostituirla e farmi male, perché star male per lei e vivere comunque, meglio di sicuro che lasciarsi vivere e vegetare con i miei sentimenti, forse per scoprire, dopo aver tanto sofferto, che non era grande quell’amore. 

Ho voglia ancora di bere vodka come fosse acqua minerale tanto fa freddo nella gelida Mosca. Rivedermi con quella gente ostile, ostile come la sua gelida terra che nessun nemico ha mai lasciato la invadesse, e nessun amico ha mai permesso che l’amasse. Voglio ancora sentire i sapori di casa mia in primavera, le lumache stracotte e quasi bruciate che cucinava la mia mamma accompagnandole con erbette o cicoria appena colte nel prato vicino, e lei che si privava di quelle leccornie per lasciare che io e mio padre ne mangiassimo, dicendoci di non aver molto appetito. Generosa per i suoi figli, immensa in quell’amore.

Ho voglia ancora di pulizia e di una corsa in moto tra quelle splendide vallate, senza fermarmi sino al confine. La Svizzera l’ho sempre solo amata di passaggio, tutto il fascino mi svaniva d’incanto come l’interesse dei suoi abitanti e della sua cioccolata senza gusto, che non sporca, come gli ingranaggi dei suoi inutili e precisi orologi. Ho voglia ancora di quelle crociere in nave di plastica e lampadine che ti fanno sentire chi non sei, mangiando cose che non sai, che il tutto va bene allora che il gioco è bello se dura poco, e vedi trenta posti di paesi differenti senza aver visto nulla, e ti spiegano usi e costumi che dimentichi pochi giorni dopo il tuo ritorno e non hai capito niente, ma vorrei lo stesso.

Ho voglia di rivivere quel pomeriggio di domenica in cui ti dissi subito dopo pranzo dai tuoi vado a farmi un giro in quel paesello di montagna e nel tardo pomeriggio rincasando ti dissi ho trovato la casa dei nostri sogni. Lì ci rifugiammo dalle insidie del mondo. Ho voglia di partire, io e te, senza chiedere nulla nessuno. Ho voglia di tutto e non ho più voglia di niente, ho voglia.

27 SETTEMBRE 2019 ARA  4149  S. Vincenzo de Paoli, S. Fidenzio,

Magnifiche sensazioni di benessere invadono il mio spirito. L’immagine riflessa è di una biforcazione di due rami in fondo allo sguardo, che vedono immaginariamente il mio corpo vestito di scarponcini da montagna e da pantaloncini a gambe corte, io, proteso a quattro membra avvinghiato alla base e al l’estremo dei rami biforcuti di un grosso platano in segno di pace. là in alto, dove mi piace stare… vicino a chi dico io che È Immensamente più grande di chiunque e qualunque cosa, l’Amore, che io chiamo Dio. e che ognuno chiama e chiamerà come meglio il suo cuore gli consigli.
Mi vedo la, su quell’albero maestoso che reclama la mia presenza, un atto dovuto per dimostrare ancora una volta i limiti delle proprie possibilità. Salire seminudi e arrampicarsi sull’albero come si faceva da ragazzi, sfidare l’altezza che ci separa dal terreno e con qualche sbucciata di pelle raggiungere la meta.
La meta che non deve essere necessariamente di aver fatto il proprio dovere lavorando, ogni tanto bisogna sfidare se stessi in natura, perché un conto verde in banca non dà la vera felicità.
Confrontarsi con la natura invece che con la politica o il lavoro, vedere chi sei come Uomo o Donna. Dove è arrivato il percorso del tuo cammino, a che punto si è nel l’affrontare ciò che ci rimane.
Se dopo un abbondante mezzo secolo si riesce a salire sul platano per scattare una fotografia irripetibile, si possono ancora sopportare “balletti di danza” tra “bianchi, verdi, rossi e neri“, e dire di tutti buone e cattive parole.
Si può ancora lottare per convivere tra tutti i colori di pelle di ogni Popolo. Si può ancora cercare di vivere… invece che sopravvivere. Buona giornata al mondo.

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28 SETTEMBRE 2018 ARA S. Venceslao, S. Amalio,

♦Un monte senza fumo tutto nudo erutta luce multicolore che si espande in un cono etereo. Come se il vulcano, indossando pantaloni neri e una camicia a fiori, si stesse specchiando mentre sbuffa. La luce emanata dalle viscere della terra sembra ferire con un colpo di spada il blu della notte che, arrendevole, lascia illuminare uno spicchio di cielo come fosse un’alba, come fosse giorno e tramonto insieme. Sono tanti i pensieri che frullano per la testa, e tutti li rincorro sperando di catturarli e farli prigionieri. Con il passare del tempo però, diventa sempre più difficile e rimangono a galla i più belli, quelli brutti vengono trasformati in fotografie, abbandonate in una piega della memoria.

Ricordi di un’esistenza incollata nell’anima al primo vagito di un bimbo che nasce. Ognuno seguirà il suo destino, ognuno la propria storia, una bella, una brutta, una storia mite, violenta, coraggiosa o codarda. Una storia avventurosa, dove la voglia di crescere in fretta fa fare molte scelte sbagliate, impastando menzogne e verità in un’alchimia di siero delle streghe.

Voglia di avventura alla ricerca del mondo scoprendone pur sempre poco, rispetto al tempo impiegato e sprecato da vanitosa superbia. Il tempo passa e il passato di una persona avventurosa si rivive in un film. Una storia avventurosa, un destino cucito sulla pelle di chi preferisce continuare a sognare il suo sceneggiato a colori perché non vuole mai perdere la speranza, così da raggiungere il più in fretta il cuore della gente. Anno dopo anno, traguardo dopo traguardo, in continua ricerca di se stessi, con gente e posti sempre differenti tra loro per idee e culture dove ci si confronta per vivere condividendo. L’avventura, la continua ricerca e scoperta di cose nuove per non essere annoiati di ieri, ansiosi del presente e sognatori del domani. Lo spirito di avventura non porta grandi certezze ma in cambio fa in modo che l’età non si conti mai e semplicemente si viva.

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Il bucaneve è il coraggioso fiore che con il suo candore aizza per primo la spada contro l’inverno che non se ne vuole andare. “Achille, mi è caduta di nuovo la palla nel suo cortile…” Un melograno matura in autunno dopo pesche e albicocche: non è avventuroso ma cauto. Ha più sete d’avventura il timido bucaneve che l’indomito cavaliere azzurro domina il rigore degli ultimi rigori del freddo. “Achille, signor Achille – grida un ragazzino verso me – mi scusi, è caduta di nuovo la palla nel suo cortile…” e improvvisamente mi risveglio dal dolce torpore che aveva invaso i miei occhi nel vedere la luce sprigionata da quell’immaginario vulcano che feriva la notte con “60” fasci luminosi, “60” amori vissuti, “60” delusioni, “60” gioie e “60” anni vissuti con voi. Devo fare ancora molte cose a Dio. piacendo, e fra le tante non mi darò pace finché non diverrò un bucaneve.

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29 SETTEMBRE  2020  S. Alarico, S. Michele, S. Gabriele, S. Raffaele

Scrivere anche se non succede niente.
Ma qualcosa succederà.
Verremo perdonati vedrai.

Senza bandiere o bande di musicanti.
Eccoci, due vecchi pazzi che corrono o sorridono.
Solo per essere giudicati anche quando i fuochi si sono spenti.

Giudichiamo l’esperienza del gioco della vita o del dolore.
Noi torniamo sempre in due e vicini al cielo.
Per dimenticare quello che abbiamo e il niente che ci rimane.

Una carezza o illusione ce la possiamo sempre dare.
Balliamo perché le carte lo permettono.
La terra farà il resto.

Ma domani!
Adesso voglio continuare a vivere!
Scrivere, vederti.
Eccoci, due vecchi pazzi che corrono o sorridono.
Solo per essere giudicati anche quando i fuochi si sono spenti.
Tutto andrà bene vedrai.
Ma solo se restiamo due amici che scrivono parole…

che sanno riaccendere il fuoco vivace dell’amore.

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30 SETTEMBRE. 1234. S. Dino, S. Girolamo, Santa Rachele, Santa Sonia, Santa Sofia.

Sciolte le vele, i pensieri si gonfiano d’aria e le idee prendono forma. L’ idea, prende forma, immaginare un risultato positivo, pensare di avere ancora una volta trovato la soluzione migliore ai propri affanni.
Il veliero che trasporta la nostra mente sembra volare sospinto nell’aria.
Non serve altro, basta solo che il veliero voli, il resto lo fa la nostra mente che innesca pensieri per belle idee…
Forse saranno idee non sempre dal finale felice, ma son servite a credere in ciò che stavamo facendo, a credere in noi, che altro non serve.
Allora veleggiamo su di questo veliero, lo si immagini grigio e scuro come quello dei pirati con un vessillo che ricorda la morte… o lo si voglia immaginare color del faggio ornato di bianco con bordature azzurre, e sui pennoni più alti di questo veliero, svettare orgogliosi dei drappi di candida stoffa incolore.

Certamente Settembre anche quest’anno, non è stato un mese qualunque.

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