Malta.

Mille novecento ottanta, il ‘sacro’ giorno del dolce far niente se non riposare e divertirsi per i giovani che vestono con jeans di almeno due taglie in più del necessario tenuti su in vita da un cinturone con fibbia grande che li tira sù il più possibile in vita così che si vedano gli stivaletti a punta consumati sull’asfalto a cavallo di una Vespa Primavera 125, ma oggi è venerdì che è un giorno ancora più importante è ci si può ubriacare sbracati sulla poltroncina di una discoteca in compagnia di altri allegroni e impenitenti trasgressori del quieto vivere… per i più fortunati la notte finisce in un auto appartati sulla cima di una collina a pomiciare a tutto spiano, per i più sfigati a vomitare da soli sul water di casa con mamma e papà che hanno lasciato la porta della loro camera da letto semiaperta per chiederti di tanto in tanto se ti e passata la sbornia, e che non vedono l’ora che venga il mattino tardi del giorno successivo per rimproverarti urlando nel mentre che a fatica ciondolando raggiungi la cucina dove c’è apparecchiato in tavola per il pranzo, ma Tu nemmeno hai voglia di bere un caffè e poco dopo torni a letto per prepararti ad un altra folle sconsiderata nottata di fuoco.

Soldi non mancavano mai così come il lavoro che abbondava per chiunque avesse un minimo di voglia di lavorare, e se capitava che questo o quel “padrone” come ancora si chiamava all’epoca il datore di lavoro ti rompevano le scatole per i continui ritardi al mattino o per scarso rendimento non era di certo un problema, accanto alla carrozzeria dove facevi il “bocia” c’era Gino con la sua officina meccanica che avrebbe assunto un giovanotto che a parole sembrasse almeno volenteroso. Esisteva anche la categoria di giovani lavoratori che lavoravano saltuariamente e venivano pagati a giornata senza retribuzioni sindacali così che in una settimana si iniziava al martedì magari a scaricare camion di traslochi o a fare da manovale presso qualche artigiano e si finiva di venerdì così che si potesse andare al lago o in montagna o a visitare qualche città per poi passarvi un paio di notti da urlo e rincasare di domenica… il lunedì ci si riposava da immani baraonde.

Ovviamente solo persone timorose con poche possibilità di riuscita sceglievano un lavoro in fabbrica che a quei tempi era roba da sfigati salariati, a meno che si trattasse del solito furbetto che più che lavorare in un anno sfruttava più giorni con la mutua, appoggiati dal dottore compiacente che non gliene fregava più di tanto di fare gli interessi di un azienda essendo anch’esso uno stipendiato fisso, i controlli per la degenza erano quasi inesistenti e per il mutuato erano più i giorni che faceva a Riccione che in fabbrica, per molti giovani era quasi una vergogna lavorare con stipendio fisso a vent’anni. La politica era roba per ‘vecchi’ che a quei tempi erano i cinquantenni e che comunque dovevano solo scegliere fra Almirante, Berlinguer e Andreotti… destra, sinistra, centro.

Mille novecento novanta. Boria, ego, spavalderia e quant’altro ispiri onnipotenza erano alle stelle. Ti piaceva un auto? Preferivi una moto?… una barca, un camper o qualsiasi altra diavoleria che ti potesse fare un figurone con la ‘tipa’ o con gli amici, quattro cambiali e tutto era risolto… mezzo di godimento nelle tue mani. Al bar si poteva “segnare” su di un notes a righe il conto, e pagare alla fine del mese o appena si fosse in condizione di farlo, tanto i conti venivano quasi sempre gonfiati debitamente dall’oste che in questo modo applicava interessi che lo avvantaggiavano comunque… così nei ristoranti, dal gioielliere, così nella boutique sotto casa e in mille altri posti ancora dove eri conosciuto. Funzionava che se al bar dovevi pagare subito bevevi un paio di birre in una sera, se pagavi del tempo dopo ti ubriacavi quasi regolarmente tutto il mese… pagare subito, una pizza e coca cola, caffè e buonasera, pagare poi, risotto di seppia e fritto misto annaffiati da Pinot, dolce e ammazzacaffè… dall’orefice pagare subito, un anellino d’oro per la ‘bella’ il giorno degli innamorati, pagare dopo, un brillante che faceva morire d’invidia tutte le amiche della fidanzata… pagare subito un pantalone e una maglia, e borsetto rigorosamente ‘firmati’… tanto i soldi in qualche modo c’erano… o di “riffa” o di “raffa” i di consacrazione al consumismo più sfrenato, non si segna più niente perché per colpa di qualcuno non si fa più credito a nessuno, ma c’è ancora un poco di lavoro ed è relativamente facile ottenere un prestito in banca… ergo, auto, gioielli, abiti, motoscafi e quant’altro serva ad apparire anche se si spende più di quello che si incamera. Duemila dieci. Il lavoro comincia a scarseggiare, così come la fiducia delle banche… bisogno di un elettrodomestico o di un accessorio per la casa? Un prestito fatto da un agenzia subalterna agli istituti di credito ed è ‘fatta’.

È dal duemila dieci che comincia la tragica discesa monetaria. D’un botto ciò che valeva ‘mille’ vale ‘cento’, ed ognuno a modo suo si adegua e restringe le proprie possibilità. Poi arriva il Duemila Venti, che bisognerebbe si iniziasse a non considerare il perché è stato scritto con l’iniziale maiuscola, non essendo un pregio ma altresì una grandissima catastrofe aereo-anti-ecologica, un virus maledetto da chissà quale mente contorta partorita in un pensiero nato in laboratorio… di quale città? Da quale Paese del globo proviene questo covid 19? Non è importante saperlo perché c’è coinvolto il mondo intero che, corre veloce, talmente veloce che è sempre più difficile da inseguire. Se il Duemila Dieci è stato l’anno della discesa economica, il duemila venti è stato un ritrovato valore perduto… e valori perduti. Si sono ridimensionati tutti quanti, e per i pochi che non ce l’han fatta perché destinati ad abbandonare la scena con la dignità di andarsene per sempre. La dignità che li porterà nel Cielo ed esista o meno una giustizia divina, avranno di certo lasciato un forte ricordo di ‘piccoli re’ decaduti.

La mia ennesima avventura inizia con la ‘decadenza’ del Duemila Dieci fino ad arrivare arrancando al quel fatidico Duemila diciassette. Anno buono per il vino, ma ad ora, non per me. A quell’epoca stavo uscendo da uno ‘stadio’ della mia vita, il secondo dal primo che nel Duemila Dieci ci aveva già ridimensionato, nel Duemila Diciassette vivevo di quel che riuscivo a racimolare per quietare animo e ‘bollette’ e non ero l’eletto immolato per finire i suoi giorni da ‘re’, perciò me la passavo piuttosto male.

Ho preso a calci le notti per starti più vicino… le primule le vedevo dal fioraio mentre che gli passavo accanto e non ho visto il grano maturare per molto tempo, il telefono non squillava mai se non per dirmi cose che non mi interessava sapere. Cadono stelle e io sto nelle stalle del mio stallo, aspetto nuove primavere di vita e coccolo il tempo sperando non fugga senza che me ne accorga. Ora penso sia meglio io vada con i miei pensieri in campi Elisi ad aspettare nuove albe che portino sole pioggia e neve Ora penso sia il tempo di mietere il grano e affrontare il domani con ciò che verrà…
Ora penso sia tempo di non pensare più a nulla se non vivere.

Buona giornata a chi ha smesso di pensare a cose che lasciano l’amaro in bocca e Buona giornata a chi si rimette nelle mani del destino cucito su misura di chi ha capito e chi capirà,… io voglio bene a tutti…belli e brutti. Questo stato d’animo mi ha preparato l’ennesimo piatto che la vita mi ha servito su di un vassoio d’argento, come la testa recisa di Giovanni ‘il’ Battista che fu presentata alla capricciosa malvagia Salomè “servita” su di un piatto d’argento, San Giovanni ha creduto per ciò che è morto e io per ciò che mi rimane voglio credere ancora una volta in qualcuno… un compagno, un amica, un qualcuno che con Te avrebbe fatto l’affare della vita, che alla mia età significa il desiderare di essere lasciati in pace da tutto e da tutti per il resto che ci rimane da vivere… che non è mai abbastanza.

Anche me ne senta molti meno ho “62” anni, e questa storia è cominciata che ne avevo “58” un anno che credevo fosse il migliore della mia vita. Ho “58” anni e sono nato nel 1958. Lo stesso anno che ha proclamato Papa Giovanni XXIII. Il Papa ‘buono’, il Papa che il giorno della massima ecclesiastica elezione in terra, disse… “E quando tornerete a casa, date un carezza ai vostri bambini e dite loro che gliela data il Papa”. Sono nato io in quell’anno e mi aspettavo che il destino che mi è stato cucito addosso, fosse clemente con i miei bisogni corporali e spirituali, come fosse una sorta di riscatto… e ancora non so se fosse stato un anno ‘buono’, ma di certo so che Dio. non da mai un “peso” insopportabile ad ognuno di noi, quindi starò a “vedere” cosa succederà ancora nella mia spasmodica ricerca agli ‘eroi’ in cui ho riposto troppo spesso le mie aspettative di vita, le mie speranze, il mio cercare finalmente il modo di essere ciò che mio malgrado non sono.


I miei eroi, che mi videro adolescente, erano e ancora sono, Topolino, Alan Ford, Tex Willer e Zagor, fumetti che in certe sere iniziavo a leggere con una voracità da consumato lettore…
Capace che in una sola serata leggessi e rileggessi un paio di Topolino, Tex Willer, e anche 3 Alan Ford e se non pago facevo notte anche con un paio di Zagor che sfogliandolo aspettavo sempre con ansia arrivasse il racconto dello ‘sfortunato’ Cico suo inseparabile compagno di avventure. Topolino era ‘l’antipasto’ e ancor più piacevole se nell’avventura di ‘turno’ ci fosse la figura di Paperon De Paperoni, lo zio straricco di Paolino Paperino, sempre costretto in avventure pericolose quando non impossibili.
De Paperoni, era lo zio di Paperino e i suoi nipoti, Qui, Quo, Qua… che le loro storie non mi piacevano particolarmente, le trovavo troppo ingenue e noiose.

Il gagliardo Paperon De Paperoni, fece fortuna accumulando beni partendo dal primo Centesimo di dollaro guadagnato nella sua lunga interminabile carriera di vita.
Un ‘cent’ che costudiva gelosamente nel l’intero enorme forziere che conteneva tutto il suo patrimonio, e dove spesso nuotava tra dollari d’oro e un mare di banconote lanciandosi da un trampolino. Solo ora, da adulto capisco che bisognava partire da un ‘centesimo’ come fece l’arzillo vegliardo con la tuba, invece scegliendo i miei eroi tra chi parte da un milione di dollari come aspettativa d’inizio, ho ottenuto l’effetto contrario di quanto avevo calcolato per il percorso della mia vita.

Non sono mai stato dalla parte dello ‘stra fortunato’ Gastone cugino dell’invece ‘stra sfortunato’ Paolino Paperino, sono sempre stato dalla parte del commissario Basettoni che senza l’indispensabile aiuto di Topolino non avrebbe mai risolto un solo caso poliziesco, il mio cuore propendeva per Pippo e il suo fedele cane Pluto entrambi con la testa fra le nuvole. Sono sempre stato dalla parte di Gambadilegno che nonostante i suoi innumerevoli “colpi” ha sempre collezionato anni di carcere più che la famigerata banda bassotti, altra categoria di ‘sfigati’ a cui amo appartenere.

Gli eroi del mio passato… Ero e sono dalla parte di Alan Ford, il biondino magro e secco che gestiva come copertura, un negozio di fiori nei bassifondi di New York, per conto del N.1 il capo di tutta la ‘baracca’ con più di mille anni sulle spalle, e insieme a Lui, il Conte, un lord decaduto che se poteva rubava anche le caramelle nelle tasche di un bimbo, Geremia che per via dei suoi acciacchi perenni era già troppo che stesse in un angolo del negozio ad innaffiare tre vasi mezzi rotti con un solo fiore al centro, quasi appassito, una margherita, un crisantemo e un tulipano fuori stagione. Infine Bob Rok, sfigato cronico che del negozio di fiori era Paperino e Paperoga messi assieme… alto non più di un metro e tanta voglia di crescere, con un “nasone” abnorme, spropositato davvero.
La disgrazia lo accompagnava sin dal mattino, e il povero Bob Rok aveva sempre il grugno accigliato, tranne che per qualche rara volta in cui sorrideva illudendosi in un qualcosa di buono che regolarmente subito dopo scemava insieme alle sue aspettative… e ritornava il grugno perenne per il resto della giornata.

Sono sempre stato dalla parte di Tex Willer, perché Lui é Aquila della notte, un capo Navajo che difendeva a costo della sua stessa vita i pellerossa legittimi proprietari della terra che possedevano pacificamente da sempre, aiutato dai suoi inseparabili pards, il figlio Kit Willer, Piccolo falco in lingua Navacho, avuto dalla moglie Lilyth, un indiana venuta a mancare prematuramente per un infezione da vaiolo, fatta “scoppiare” per vendetta da parte di due loschi individui per essere stati più volte ostacolati da Tex e i suoi pards nel vendere wischey e armi ai ‘Pellerossa’, regalarono coperte infette nella riserva indiana dove viveva la bellissima Lilyth. Kit Carson l’inseparabile compagno di ventura che Tex ama chiamare “matusalemme” per infierire ironicamente sulla sua data di nascita così chiamandolo. Kit Carson, ‘Capelli d’Argento’ per il popolo navacho… un po’ come fosse il il “N.1” in Alan Ford che aveva conosciuto nel suo “misterioso” passato ultracentenario anche il Generale Caster nonostante si fosse negli anni prossimi al secondo millennio.

Ultimo pards ma non ultimo fra i primi, il grande Tiger Jak, Lilyth apparteneva alla gloriosa tribù Navajo e Tiger ne faceva parte, perciò fratello di sangue di Aquila della Notte e amico consacrato per la vita nel difendere a muscoli, colpi di frecce e proiettili, i sacrosanti diritti del popolo nativo dei “Pellerossa’ Navacho.

Loro, gli inseparabili ‘pards’ sanno tenere a bada le trame oscure del grande re del male… Mefisto.
Vestito di nero con l’abito indossato che sembra sia stato appeso ad un manichino tanto sia magra la sua costituzione…. con quei suoi capelli color del ghiaccio, dritti e fini come bava di seta che gli scendono sulle spalle per arrivare a mezzo busto.
Mefisto, baffi e capelli argentei come fosse in un altro fumetto… Gandalf, ne “Il signore degli anelli” nato più di cent’anni dopo che ricorda la spasmodica conquista di un ‘anello’.
Mefisto il padrone delle tenebre, colui che con la forza della mente maligna, spostava montagne e faceva crollare edifici intorno ai suoi nemici, ma la spuntava sempre Tex e i suoi inseparabili amici… nessuno poteva ostacolare la sete di giustizia che albergava nei loro cuori. Sono sempre stato dalla parte dei più “deboli” ma più nobili di altri cuori contriti.

Poi il tempo passa anche se non ancora abbastanza, così gli eroi dei fumetti cambiano e invece che su carta viaggiano su due ruote. Giacomo Agostini, campione mondiale di motociclismo su MV Agusta pluri iridato tuttora imbattuto, infiammò il mio spirito motociclistico che per me aveva il significato di libertà. Mi trovai in casa sua quel giorno, avevo su per giù una quindicina d’anni, ero lì con il babbo per eseguire lavori idraulici. Si era precisamente nello scantinato dove il fuoriclasse, costudiva gelosamente i suoi trofei e tutti i caschi che fino ad allora aveva indossato nelle più importanti competizioni mondiali. Fui abbagliato da quell’eroe che nacque in me quel giorno, affascinato, estasiato… così che ne seguirono molti altri nel corso degli anni a venire…
Marco Luchinelli Suzuki, un solo titolo mondiale ma mille emozioni. Kenny Roberts, il pazzo che in curva scivolava rovinosamente a terra insieme alla moto nel tanto che brandiva il manubrio e la teneva “su di giri” con sgasate poderose per non far spegnere il motore della sua Suzuki due tempi, si rialzava con il manubrio della sua moto ben saldo e mai ‘mollato’, riprendeva la corsa e saliva su uno dei gradini del podio a fine gara.
Casey Stoner glorioso vincitore del titolo di campione del mondo 2007 su Ducati, quello che di meglio per due anni non ha saputo fare un altro super campione di motociclismo… Valentino Rossi, che in sella alla prestigiosa marca italiana Ducati, proprio non ci volle stare… cosa ci sei venuto a fare… ancor mi chiedo.
Barry Sheene, aveva più fratture lui che uno scheletro umano gettato dal quinto piano di un palazzo… ma ‘apriva’ comunque il gas senza ritegno.
Francesco Papi era pelato e sotto il casco anche quel giorno in cui la sua moto “500” due tempi, si inchiodò sul rettilineo grippando alla folle velocità di 250km., aveva un paio di mutandine di sua moglie appiccicate sulla ‘pelata’ come portafortuna ma quel giorno era Paperoga non Gastone e il tanga glielo tolse una persona addetta ai primi soccorsi. Eroi che tentai nel tempo di imitare in varie specialità a due ruote dalle gomme artigliate per il fuoristrada alle slic da pista.

Eroi del motociclismo delle domeniche altrimenti noiose accompagnate sulle note melodiose di Lucio Battisti, barry White, Donna Summer, Mina, Dalla, Venditti, Tina Turner e cento altri fino alla sconfinante melodia d’orchestra del maestro americano, Burt Bacharach, e ancora fino a scivolare con l’immagine delle indimenticabili colonne sonore dei film Western all’italiana dirette da Ennio Morricone.

E il tempo passa e ancora si ‘cresce’… di nuovo cambiano gli eroi, e arrivano di corsa i Pompieri, sprezzanti e indomiti del pericolo, si gettano a capofitto nelle fiamme per salvare qualche vita in pericolo, passa dell’altro tempo ancora e di nuovo si ‘cresce’… i pompieri da eroi diventano semplicemente brave persone che compiono il loro dovere e lavoro… non meno pericoloso che un muratore salga su di una impalcatura di molti piani senza adeguate protezioni… magari perché immigrato clandestino, magari perché ha una famiglia numerosa da sfamare… anche loro allora sono eroi… no! È brava gente, ci vuole di più per essere eroi è ‘solo’ gente onesta.

E dopo molti si ‘cresce’, ancora si ‘cresce’, sempre, fino alla fine, i nuovi eroi diventano S.‘Giôanì’, S. Lolėc, beata Maria Teresa, Francesco Santo e Papa, Gandhi, Nelson, Dalai Lama, e mille altre stupende persone fino ad arrivare a mio cugino Aristide che ha salvato 4 gattini abbandonati in una cesta accanto al bidone dei rifiuti.

Non ci si ferma, si ‘cresce’ un altra volta, altri eroi, Mario, Fabio, Lucia, Maria, Antonio, Pasquale, Andrea, Luca, Marina, Susanna e Francesca, Infermieri di un ospedale in emergenza covid in Italia, dott. Francesco, dott. Marino, dott. Ernesto, dott. Camillo, dottoressa Rosanna e Luisa i loro caporeparto… dottori e infermieri che combattono contro Mefisto il re nero del male… il re bianco etereo del covid 19.

Tutti eroi di bene e male di un ormai lontano passato della mia adolescenza e eroi del presente, poi si cresce e si usano mascherine per scongiurare di essere intubati, e i nuovi eroi sono dottori, medici, infermieri e personale addetto alla pulizia. Chissà quanti Paperino, Paperoga, Alan Ford, Bob Rok e indiani maltrattati non saranno eletti Santi in Cielo, intanto si prega, non esiste alcun uomo al mondo che non preghi. Prega anche chi pensa di non pregare. Non esiste persona al mondo che non desideri un qualche cosa nel proprio cuore… e prega, auspica a se stesso che si avveri il suo desiderio, piccolo o grande sia… prega. Forse non prega un dio, ne Santi, ne “santoni”, ma comunque spera si avveri ciò che chiede dalla vita e prega per la buonasorte o una risposta filosofica, prega per il Buddismo, l’Induismo, l’Islamico, il Cristianesimo e per assurdo prega anche il ‘“terrapiattista” una nuova filosofia di vita che nel suo credo esiste solo se stessi e dice che la terra sia piatta e convinti che tutti gli uomini del mondo siano strumentalizzati, manipolati e ingannati, e ancora si prega per più di altre ottocento ‘Credenze religiose’ o semplici ‘usanze di costume’ sparse nel mondo, persino si prega per un dio del male, molto più potente di cento ‘Mefisto’.

C’e anche chi crede solo in se stesso e pregherà per sè relegando la possibilità di unire il suo cuore ad un altro… a altri, ma è una scelta, pertanto priva di ‘giudizio’… che chi possa giudicare un altra persona qui sulla terra con il diritto sacrosanto di farlo io, ancora non conosco.

La preghiera è chiedere un qualcosa a qualcuno, alla Natura, alla vita, e da qualunque parte del globo o delle stelle dove hanno pregato anche gli astronauti “parta” la preghiera, lo stesso sarà sempre dal cuore anche più acido, perché una preghiera è “chiedere” e non può venire che da lì.

Il cuore è comandato dal sentimento dell’amore e la mia risposta al riguardo é Dio. che è Amore. Questa è la mia risposta di preghiera, ognuna e ognuno Persone possono cambiare la risposta in mille modi, ma all’Amore ci credono tutti. Preghiera un modo come un altro per chiedere venia al tempo che inclemente incalza, nuovi eroi o presunti tali che si identificano nel nostro immaginario per dar spirito alla nostra esistenza, coraggio per continuare nell’estenuante lotta alla ‘vivenza’.

Purtroppo gli eroi non sono sempre chi dice di esserlo… anzi quasi mai. Si mascherano da eroi per far ‘perdere le loro tracce’, in realtà sono spesso approfittatori o disperati in cerca di aiuto senza avere il coraggio e l’umiltà necessaria per chiederlo e cercano di infondere fiducia a chi in loro la ripone. È la storia di Claudio, un eroe senza colpa se non quella di essere un ingenuo e ignaro partecipe di un ‘destino’ cucitogli addosso e dipinto per Lui, oppure un eroe senza onore. Claudio un eroe mascherato ma non come l’Uomo Ragno, la sua faccia era pulita e bellissima quando si presentò in quel 27 Luglio 2017, apparentemente pareva non portasse nessuna maschera. Il signor Claudio con secondo nome che ricordava il mare e un cognome che non si dice. Un ‘signore’ distinto, alto 1.80, fisico asciutto con vita stretta e spalle larghe da ex pilota di automobilismo privato qual fu.

27, 7, 2017… tre 7, doppio ‘2’, uno ‘o’ e un solo ‘1primo’, un bell’intrigo di numeri, bisognerebbe saperli ‘sbrogliare’ con l’aiuto degli astri, e di ‘Mago Merlino” ma non esistono né uno né l’altro se non nella fantasia, e allora adesso più di tre anni dopo che fare? Le ho provate tutte… e non so ancora se sono stato gabbato o se arriverà prima o poi un lieto fine… mi ‘rimane’ la Fede, quella del cuore e null’altro. Otterrei la risposta che ancora non mi sono dato del perché ho scelto Claudio come nuovo ‘eroe’ a quasi sessant’anni d’età.

Sto fumando una sigaretta nel tanto che sorseggio mezza tazzina di grappa…. cosa che faccio da anni dopo ogni pasto, è l’appagamento di tutte le cose che vorrei, ma non riesco a fare. Fumare un sigaro e bere un ‘goccio’ di grappa è lo scacciare cattivi pensieri… è tirare giù la saracinesca di una bottega a sera inoltrata. E allora c’è tempo per pensare e sentire quello che altrimenti non puoi udire. Sul ‘solito’ balcone di casa, sento l’annuncio con il suono delle campane del paese che daranno i rintocchi dell’ora in cui mi trovo. Sono le otto, otto rintocchi che si susseguono inseguiti da altre campane che vogliono dire la stessa melodiosa cosa contemporaneamente.

Si sente chiaramente il melenso suono dei rintocchi del pesante batacchio che picchia sulla campana. Un tempo si sentivano così bene solo di notte le campane, quando il silenzio aveva gremito metà del mondo anche se in genere, era meglio che a vent’anni non si sentissero affatto quelle campane, a parte l’essere di notte in riva al mare in compagnia della luna e di un amore che stava nascendo, per il resto a quell’ora era solo essere volutamente incoscienti e il suono di campane che annunciavano lentamente ma inesorabilmente la fine dell’incoscienza spesso cercata e desiderata, più che piacevole giungeva stridulo. Adesso si sente chiaramente il suono armonioso delle campane, c’è il covid a tenerci stretti i nostri più reconditi sopiti sentimenti. C’è covid in cattedra signori, e il suono delle campane non ha ostacoli, non si sente più il frastuono della vita che intralcia l’annuncio sonoro che ti fa sentire ancora al mondo a quella tal ora. Dopo questa catastrofe batteriologica ci rimarranno molte ferite, e non ci scorderemo mai più il suono delle campane e delle sirene. C’è il covid19 e c’è Claudio ancora “posteggiato” in Africa con tutto il seguito della banda Bassotti che lo seguono da casa… in Italia.

Sono passati tre lunghissimi interminabili anni da quando scelsi un nuovo eroe nella mia vita, per inganno o malasorte quel giorno che conobbi Claudio si travestì da Robin Hood, colui che in Inghilterra nella Contea di Nottinghamshire si rifugiava nella sua foresta di Sherwood dopo ogni furto perpetrato ai danni di ricchi Lord a beneficio dei poveri nei villaggi martoriati da tasse sempre più pressanti.

Vidi per la prima volta Claudio con questo tipo di sguardo… era vestito di verde, arco e frecce in spalla e cappello con piume di fagiano ai lati, come quello degli Alpini anche se con la tesa più lunga sul davanti del viso… Robin Hood che ruba ai ricchi per dare ai poveri e io che non ero povero in canna, ma zeppo di debiti e guai del mio travagliato passato vidi come il più bello dei miraggi la proposta che quel giorno mi fece ‘RobinClôd’, fu come se nel mentre parlasse guardandomi dritto negli occhi senza mai abbassare lo sguardo nemmeno per un battito di ciglio, i miei guai fossero d’incanto finiti… pensai. Finalmente mi dissi, con questo nuovo “eroe” posso cambiare vita e dedicarmi solo a scrivere libri. Claudio parlava spiegandomi nel dettaglio il motivo della sua richiesta che poi tanto per non cambiare, era di denaro… ed io guardavo le sue labbra che si muovevano frenetiche del voler dire, ma invece vedevo una casetta di legno sulla cima di una collina e sotto di lei la vastità di un mare agitato…

Ero al sicuro tra le sue pareti, le alte onde schiumanti di rabbia non mi potevano raggiungere. Scrivevo su di un tavolino con carta e penna e un bicchier di vino accanto al camino acceso dove davanti erano ‘acciambellati’ i miei due cagnolini sui loro cuscini, e la mia adorata compagna fumava beatamente una sigaretta davanti alla finestra di tanto in tanto rabbrividendo a osservare il gelo fuori che faceva a pugni con il dolce tepore di dentro.

Dovetti gioco forza tornare nella realtà all’interno del locale… Claudio era nei dettagli della sua richiesta… e anche non lo ascoltassi più perché l’avevo già vestito con calzamaglia e blusa di flanella color verde e piume in testa, in quei momenti ero altrove con la mente e con il cuore.

Avevo già accettato… aveva già accettato per me la mente che aveva prevalso sul cuore e il cuore suggerisce sempre di avere pazienza per ponderare con diligenza ogni singola proposta. Ma mi piacque Claudio, mi piacque a prima vista. Era vestito con pantaloni grigi ben stirati con la riga nel mezzo, camicia azzurra con colletto steccato azzurro modello antecedente di una abbondante decina d’anni come del resto i calzoni e i mocassini… ma tutto ben curato, riga nel mezzo, colletti stirati e mocassini tirati a lucido di fresco.

Il giorno prima dell’appuntamento con il mio “nuovo eroe”, ricevetti una telefonata da Dario. Dario lo conobbi un paio mesi prima per via di Ugo che me lo presentò. Ugo un ancora relativamente ‘giovane’ ex politico con un passato alle spalle come primo cittadino più giovane d’Italia, oltre essere stato una pedina importante per un movimento politico del nord Italia, coraggio da leone per gli “affari”, forse agnello davanti all’evidenza… come Claudio… molto fumo… poco arrosto.

Ugo quel giorno di due mesi prima conoscessi Claudio, mi presentò l’ing. Dario che era accompagnato da un altro ingegnere, Vinicio, un aspirante attivista politico, una persona garbata nel linguaggio e nei modi, distinto professore insegnante che non ho mai capito bene a chi è per cosa facesse da docente, del resto è impossibile capire perfettamente un politico, della lingua biforcuta dei serpenti è impossibile conoscere esattamente il suo muoversi, gli occhi della brava gente sanno focalizzare solo una lingua per volta… Ugo, forse l’anello di tutto l’intrigo, forse un ignaro attore assoldato dal destino… chissà se si saprà mai la verità. Sarebbe bello poterla conoscere… la verità, non per vendetta o per colpe strane, ognuno viene attratto da un qualcosa di particolare nell’accettare una determinata situazione di vita. Ognuno è libero di scegliere cosa fare e per chi è cosa farlo. Inutile quindi addossare responsabilità con una graduatoria il più malvagia possibile, tutti hanno colpa dal momento in cui hanno partecipato nell’attrattiva della conquista di denaro facile e “veloce”.

Sarebbe come voler imprigionare il destino dopo un lungo processo che dura da anni. Il destino è fatto di momenti, e questi sfuggono veloci ad ogni minuto che si trascorre perché il tempo vola. Non si può processare il destino perché o è già passato o non ha ancora da venire… il futuro non ci è dato conoscere. Non c’è niente e nessuno da processare se non se stessi.

Conobbi Dario e Vinicio in un paio di appuntamenti che mi proposero presunto lavoro o affari, io mi presentai da loro con Egidio, un dott. commercialista conoscenza di un passato nemmeno troppo remoto, essendo stato super revisore contabile del l’allora studio dove tenevo la contabilità, pensai così di farmi aiutare per colmare alcune lacune nella mia memoria in merito al lavoro che avrei dovuto eventualmente svolgere per il ‘docente’ e l’ingegnere. Fu così che io e Egidio venimmo presentati ad alcune persone per appunto presunti lavori, feci la mia offerta e non ricevetti nessuna risposta positiva in merito, uguale, perdita di tempo in questa e quell’altra fabbrica per molti giorni, pranzi e cene sul gobbo, benzina consumata dalla Jaguar di Egidio. Un mese quasi due di questo tira molla e poteva già bastare l’aver capito che si trattava di cose campate in aria a parole ma non di fatti concreti. Dario al primo appuntamento in quel grande centro commerciale alle porte di Milano, dopo avermi esposto l’affare che avremmo potuto concludere con il primo industriale che ci fecero incontrare, mi parlò consecutivamente di altri cento “ presunti affari” e ogni uno era più consistente dell’altro nella misura economica e questo mi lasciò molto perplesso… troppa Grazia S. Antonio… poi mi parlò di se e di come mi avrebbe firmato documenti importanti per la modica spesa di una cena per due in un ristorante qualunque casomai mi fosse in futuro servito quel tipo di servizio, in pratica passò dal propormi affari da milioni di euro a ‘cose’ da poche centinaia di eur, in aggiunta al peggio prima che ci lasciassimo mi chiese 200€ perché aveva smarrito il portafogli o l’aveva dimenticato a casa. Certo non fu un buon segnale, anzi fu un “buon campanello d’allarme”.

Forse mi ingannò il fatto che nel frattempo, tra un perdita di tempo e l’altra, venni allettato dall’affascinante proposta che mi fece Vinicio, quella di entrare in politica con un immediato ruolo da leader, così che mantenni un legame di amicizia con i due ‘allegroni’ nonostante la cattiva impressione che io e Egidio giustamente si fece su di loro. Nei mesi a venire, dopo parole che erano scorse come un fiume in piena, promesse e gratificazioni verbali, mi resi conto che il buon Vincenzo mirava solo a impostare tra le sue fila, un numero consistente di persone che praticamente dovevano costruire il muro su cui si sarebbe eretto il “busto” della sua presidenza… e gli altri ‘sotto’, molto ‘sotto’… semmai si sarebbero visti ancora.

Purtroppo questo avvenne qualche mese dopo che feci il “grande affare” della mia vita con Claudio nel senso di disfatta totale e quindi anche mi resi conto di aver fatto da giullare a Vinicio, la “frittata era di già fatta. L’avevamo già fatta ed eravamo in buon numero di persone anche se a pagarne le conseguenze siamo solo io e in minima parte il malcapitato Egidio… e chissà quando e come potrà mai finire, iniziò tutto con 300mila€ per passare a2milioni, 2milioni e mezzo di euro che avrei dovuto percepire e non presi mai se non in sogno, in compenso un mezzo milione di euro mi rimasero sul gobbo da restituire a persone che pretendono gli si renda il tutto con minacce e interessi vertiginosi.

… il giorno prima dell’appuntamento con Claudio, una telefonata da parte di Dario. Dario? Era quindici giorni che non mi tormentava più con presunti affari milionari… e prestami 100€ o prestami l’auto che la mia l’hanno sequestrata i vigli perché ero sprovvisto di assicurazione obbligatoria… mi diede un appuntamento il giorno dopo promettendomi che non mi sarei pentito quella volta, mi promise che si trattava di “cosa” sicura e comunque avrei deciso liberamente dopo aver parlato con un ‘industriale’ se mi fosse o meno interessato alla loro proposta. Parla con il signor Claudio mi disse al telefono, è un affare da fare semplice e “sicuro”. Signor Claudio, “il Robin Hood”.

Così il giorno dopo, un giorno d’estate, avendo accettato la proposta di Dario, mi presentai all’appuntamento che fu a Bergamo nello studio di Egidio che divideva con un altro commercialista che di fatto era il proprietario dello studio associato. Aspettai Claudio e Dario sulla strada assolata di luglio e di lì a poco dopo le 16, vidi un auto che si avvicinava e parcheggiava ai miei piedi. Scese Dario l’ing. distinto fintanto che non apriva bocca, accompagnato da un altra persona di piccola statura che disse poi di essere Omar, un amico commercialista di Claudio che con la sua presenza, voleva sigillare e avvalorare le parole che mi sarebbero state dette al riguardo “dell’affare della mia vita” e dal momento che l’appuntamento era nello studio del mio amico commercialista, probabilmente ha pensato di poter essere utile nel confermare con dati tecnici il ‘parlare’ di Claudio che anche lui nel frattempo scese dall’auto.

Claudio si presentò con un caloroso stretta di mano, mano morta da Omar e un semplice cenno con sorriso da Dario. Primo campanello d’allarme prima ancora che si salisse i due piani del palazzo che portavano allo studio di Egidio… io li, mi spiace non salgo disse il sign. Claudio, scusate ma anni or sono ho avuto un brutto dissapore con il proprietario dello studio… tale Pinco e Pallino associati… niente da ridire non fosse che nel dirci questo non aveva un viso sereno come chi ha avuto un semplice ‘dissapore’ con qualcuno, era piuttosto il volto preoccupato di una persona inquieta. Dirottammo al di là della strada l’appuntamento, chiamai al telefono Egidio e gli chiesi di scendere al bar di fronte il suo ufficio. Il bar era curiosamente inserito nel contesto di un negozio che vendeva cibo e accessori per cani e gatti, ma ci consentirono lo stesso di sederci in uno dei loro tavolini per bere un caffè. Tutti seduti, io, Giorgio e la Banda Bassotti al completo… peccato solo non ci fosse il commissario Basettoni insieme a Topolino, la storia che stava per iniziare, avrebbe avuto ben altro felice epilogo.

Dario lo voglio paragonare “al Conte” di Alan Ford, un nobile decaduto che avrebbe venduto ghiaccio al polo nord pur di intascare qualche soldo, con la sola differenza che il Conte Oliver era intelligente, Dario un disperato che rimase in disparte al cerchio creato dagli altri astanti intorno al tavolino. Ancora da scoprire dopo più di tre anni se era Giuda che prese 30 denari, o fosse in buona fede pensando di guadagnare soldi facili.

E Claudio iniziò a parlare del perché della richiesta d’appuntamento. Per “indorare la pillola”, si identificò dapprima come un ex industriale che acquistò a suo tempo lotti di terreno per la realizzazione di immobili e villette a schiera in punti disparati nella nostra regione lombarda, e non mancarono certo i nomi altisonanti di industriali che avrebbero lavorato con lui nella realizzazione, ancora oggi sono persone rispettabili nel loro settore edilizio… e ok! “la supposta era entrata”, poi finalmente arrivò al nocciolo della questione. Claudio disse che inseguiva un progetto da anni e vi aveva investito quasi 400mila€ e la ragion per cui si trovava al nostro cospetto era che per la risoluzione del problema doveva avere ancora 110mila€ per poter ‘sbloccare la situazione. Si trattava del fatto che dopo estenuanti pratiche burocratiche era quasi riuscito ad ottenere l’appalto per la costruzione di un edificio ospedale a Malta. Si trattava di un ultima trance per accedere al tesoro di Alì Babà segregato nell’isola del tesoro, Malta dove sarebbe sorto un ‘edificio’ ospedale perché in realtà doveva essere una clinica specializzata per la riabilitazione di chi paraplegico o infermo totale potesse “indossare” l’apparecchiatura Metallica che li facesse camminare autonomamente sorreggendo il corpo. Due mesi… Massimo tre dove il cliente per la degenza sarebbe stato trasferito nei confortevoli locali di un castello da restaurare proprio a poche centinaia di metri, anche quest’ultimo compreso nel progetto. Per “sole” 2500€ al giorno per 60/90 giorni il paziente infermo diventava Lazzaro si alzava e camminava.

Costo totale dell’opera 100Milioni di euro che sarebbero state immediatamente versate nelle tasche di Claudio e Stefano, un tipo ora in pensione che diceva fosse stato “uno” che lavorava per un ente di sicurezza internazionale, gli venisse ordinato, trasportava da un capo all’altro del mondo una valigetta che consegnava rigorosamente chiusa, a Ministri e Segretari di Stato, senza che fosse mai a conoscenza del contenuto della valigetta nera 24ore, anche se in realtà per via di pettegolezzi di palazzo dove aveva sede la sua agenzia d’intelligenza, sapeva benissimo che non sempre la ventiquattr’ore nera conteneva dei documenti, spesso c’era il contenuto economico sotto forma di pietre preziose per poter scatenare una “piccola guerra”, o al meglio ma sempre peggio, poteva contenere la garanzia di una vita agiata a chi si fosse impossessato del suo contenuto. Insomma, Stefano il socio di Claudio che operava direttamente da Malta e si spostava a Bruxelles o in Belgio a seconda di documenti da procurare e far vidimare. Cento milioni di eurocasch per ‘99’ anni di usucapione e sfruttamento dei beni terreni e immobili con annesso il beneplacito da parte del municipio per la realizzazione e l’urbanistica dei fabbricati, ‘99’ nove anni, Claudio ci vide la sua vita e ci vide anche il futuro per i propri figli e nipoti… i pronipoti avrebbero vissuto di rendita pure loro.Ma torniamo all’allegro convitto riunito di tutta la Banda Bassotti, a grandi linee avevo capito, a Claudio servivano 100mila€ per sbloccare una situazione che gli era già costata di tasca propria quasi 400mila€, e 10/ 15mila€ per sostenere le spese di viaggio e consegnare il denaro da un commercialista a Bruxelles che si sarebbe immediatamente attivato per la risoluzione del contratto. A voi, disse Claudio rivolgendo lo sguardo a me e il resto della combriccola, vi corrispondo entro 4/5 giorni 50mila€ di più di quanto mi darete.

Passarono un bel po di secondi tra lo stupore generale, smisi di sognare, non vedevo più la casetta di legno sulla scogliera, vedevo distintamente il viso senza un filo di barba di Claudio, come ripreso da un pensiero veloce che mi era balenato in mente, mi rivolsi a Egidio, Omar e Dario chiedendo loro se per cortesia potevano allontanarsi da me e Claudio per qualche istante. Per niente stupiti così fecero e si diressero al banco per bersi un altro caffè lasciandoci soli.

In pochi secondi avevo già fatto i miei conti, guardai Claudio fissandolo dritto negli occhi e gli dissi, signor Claudio, lei è una persona che ispira fiducia so che ha una bella famiglia con tre figli e una bella moglie, si presenta bene e mi sembra sincero, però ho da farle una controproposta. Lei per questa situazione ci darebbe la somma di 50mila€ che per 4 o 5 giorni è una cifra importantissima, molto al di là di qualsiasi interesse legale esistente al mondo, ma io in cambio ho da dirle altresì che in questo momento le banche danno soldi solo a chi ne ha già di suo e 110/115mila€ adesso probabilmente le darebbero solo al primo ministro italiano ma solo con adeguate garanzie. Quindi 50mila€ sono tante ma divise in due o tre persone che riunirò per racimolare la somma, non cambiano la vita, diventano relativamente poche, quindi io le propongo che accetto di cercare di trovarle la somma che Lei chiede a due condizioni, cioè che oltre le 50mila€ mi faccia un prestito personale di 300mila€ che mi defalcherà mano mano dal lavoro che io verrò a fare con le mie squadre di elettricisti, muratori, imbianchini e idraulici per la sua clinica prima, e poi per sistemare il castello per la degenza, la seconda condizione e che non posso trovare il denaro se non in una buona quindicina di giorni. Non mi importa di imbarcarmi in questa storia per guadagnare (si fa per dire) 10.000mila€ e inoltre sono stanco di fare cose losche, ho già pagato il fio di troppe stupidaggini che ho compiuto in passato, con quel che le contropropongo mi sento più tutelato e sopratutto sarà tutto certificato come per legge. Inoltre chiesi che per garantire l’operazione Claudio firmasse alcuni assegni senza data con l’importo iniziale pattuito, e questo fu il primo problema, disse che in banca a Bergamo non aveva movimentato il conto ormai da anni essendo che operava all’estero i suoi interessi, al che mi fece una controproposta, cioè di darmi assegni di una sua parente che all’epoca era impiegata con un ruolo di alta responsabilità in una importante industria bergamasca. Tre assegni con la modica cifra di 50mila€ cad. Accettai pensando che fosse solo per garanzia ovviamente, anche perché oggettivamente assegni di un così elevato importo, non potevano certo essere riscossi perché non v’era una fattura e perciò non giustificabili fiscalmente, una formalità quindi. Claudio con pochissimi attimi di esitazione, quasi come facesse parte di un copione non dover dire subito si, mi allungò la mano attraverso il tavolino attendendo la mia in risposta, ma lo fermai e con un cenno richiamai gli altri dal banco bar e solo davanti a loro dopo aver spiegato velocemente il nostro nuovo accordo strinsi la mano forte di Claudio. Una bella stretta di mano a sigillo di un accordo che non fu mai rispettato dal bell’uomo sbarbato, ma questo fu solo l’inizio di un lungo, lunghissimo Calvario che non ebbe solo “3 cadute” ma “30” come i denari d’argento di Giuda avuti per un tradimento che voleva comprare un campo… e invece si impiccò ad un albero secco come era l’umore della sua anima nel momento di voler espiare la colpa, il respiro dell’anima.

Si fanno quasi un centinaio di respiri in un ora, come lo sbatter d’ali d’un secondo di un colibrì in volo. Quasi cento volte, il battito di un cuore umano che batte in un ora, non di un colibrì, quello batte in una vita milioni di volte più del nostro. Il respiro è la vita, ed è Lei stessa che ti prende per mano regalando il primo respiro, e lì si fa padrona del resto dei respiri che verranno in una esistenza.

Implacabile e veloce la vita corre e trascina con se in un tunnel sin dal primo respiro. Il famoso tunnel, che la scienza chiama ‘buco nero’, oltre quale il nulla, quel buco nero che vede ogni morituro e ne testimonia l’esistenza chi riesce ad uscirne miracolosamente indenne… e dice di aver visto la Luce oltre il nulla. Un tunnel che la vita percorre con un vortice intriso di gioie e dolori, per questo i respiri di un uomo a volte sono turbati e affannosi, altri gioiosi e sereni. Bisogna prendere il giusto ritmo della vita per respirare meglio, bisogna là si lasci correre e noi rallentare per ammirare un tramonto che si è lasciato alle spalle… aumentando i respiri solo quando arrivano al cuore che ti vuol far conoscere l’Amore.

La vita è bene farsela amica, Lei non morirà, per questo non invecchierà dispensando giovanili consigli a chi avrà buone orecchie per saperli ascoltare. Se invece la vita sta stretta come un abito di due taglie in meno a chi la indossa, non potrà di certo godere di un consiglio amichevole da mamma vita, che al contrario comanderà che il vento sparga per il mondo la vanità che ha trovato nel suo continuo vagare nel cercar di raggiungere i cuori degli uomini con verbo di verità.

Dare vita alla vita, è respirare, meglio sia un sano respiro, sincero che non trema, amorevole, che sussurrato in un orecchio sa far fremere per essere amato. Il respiro ci segue accompagnato dalla vita ed entrambi fanno respirare l’anima. Il respiro dell’Anima, involucro di emozioni che si travestono da cavalieri della mente che montando il loro nobile destriero cavalcano mondi ignoti nascosti negli angoli più remoti dell’inconscio della mente la quale non riesce a trattenere l’impeto di ciò accade e lo rilascia al cuore che la trattiene quel tanto da sapere se è cosa buona.

E stato un anno da non scordare mai più. È stato un anno che ci ha tradito sin dal principio dicendo due volte “chi ha venti, ha vinto”, un anno che ha collaudato la stupidità umana a braccetto con l’impotenza. Governanti incapaci, tv spazzatura, social addomesticati per ‘intontire’ la gente, falsi ideali mascherati da personaggi che hanno svilito la morale faticosamente conquistata nel corso dei secoli scorsi a partire dai contadini dalle mani rugose, il lavoro che premia sempre meno i deboli ingigantendo l’ovile degli emarginati e arricchisce a dismisura poche persone che erano già ricche di loro. Una nazione che quest’anno ci ha tolto il respiro portando nelle case di tutto il mondo un nemico invisibile, un continente con gli occhi a mandorla che secondo le previsioni ha anticipato di cinque anni il diventare la prima potenza mondiale scavalcando di fatto “50” stelle. Un anno dove non sono cessate le guerre, ma le hanno imbavagliate con un problema maggiore e sono sempre più ‘accese’.

Non é stato un buon anno, ma lo stesso non è che l’epilogo di un uso smodato e insensato del nostro pianeta che dopo essere stato surriscaldato sciogliendo la vita ai poli, spogliato di foreste, deturpato e vilipeso in ogni dove, grazie all’immensa alterigia umana, ci ha fatto quest’ultimo “regalo” inquinando l’aria di tutto il mondo con un virus… era solo una questione di tempo ed è successo ora. Ci sono rimasti gli abbracci non dati, ma mai così tanto desiderati, la cupidigia sopita in ogni cuore, la solidarietà del vicino di casa che prima non si conosceva se non per nome, e i luoghi di culto sempre più assiepati. Ci ricorderemo di cambiare la rotta che ci porta verso le isole ammaglianti delle sirene di Omero, e tutto può avvenire in un sospiro che entra nel corpo per far respirare l’anima.

E di nuovo si ritorna all’estate del 2017. Sono passati 15 giorni dal ‘patto’ e con comprensibile indulgenza, i finanziatori, e io, l’eletto responsabile di tutto nel bene e nel male, aspettavamo con ansia ogni giorno la telefonata da Claudio, diceva che era insorto un intoppo burocratico e per questo si ritardava il giorno per firmare i vari contratti in uno studio di Bruxelles per “99” anni di concessione a costruire e rifacimento del castello della clinica a Malta.

Insomma Robin Hood era in sella al suo Mustang e dalla foresta di Sherwood si trasferì per incanto in una vasta prateria davanti agli occhi. Cento altri cavalieri coloni americani accanto a lui alla distanza di un miglio l’uno d’all’altro, tutti pronti per il via che veniva dato da un colpo di pistola… stava ad indicare che la corsa aveva inizio. Allo sparo si spronavano i poveri cavalli, che stramazzavano al suolo dopo che sfiniti non avevano più forze e fiato. Lì, dove il cavallo moriva, era il punto estremo di terra raggiunto dal colono e quindi di diritto conquistato per gentile concessione degli Stati Uniti d’America. Disdetta solo che mentre i coloni correvano a spron battuto per conquistare proprietà terriera, pur sapendolo, ignorarono totalmente che il popolo fiero dei Pellerossa Indiani d’America fossero i legittimi proprietari da secoli e secoli prima ancora di Tex Willer.

Claudio era lì, come fosse davanti al cordone di partenza del palio di Siena montando un cavallo senza sella e a briglie quasi sciolte, che schiumava rabbia dalla bocca. Era lì a sostenere la squadra che l’aveva eletto primo cavaliere di una importante contrada di Firenze. E ci fu un altro campanello d’allarme… RobinClod non era esattamente un fantino con i suoi “182” centimetri d’altezza. Ma oramai il primo acconto di 62mila€ era già stato versato da Gianni tramite regolare bonifico bancario, dopo venti giorni di insistenza da parte mia…io, il responsabile, il ‘poveraccio’ ricco di parole e ottimismo gratuito per tutti. A quei “62” si erano aggiunti 25mila€ che Giorgio il commercialista amico mio, riuscì a ‘trovare’ tramite un altro suo amico che conosceva altri amici… il direttore di una importante sala ludica in città, un industriale sulla soglia del tramonto per raggiunti limiti d’età e quindi poteva usufruire per poco tempo di una parte della sua liquidazione, e furono versate altre 25mila€ rispettabile artigiano di nome Andrea faceva il responsabile per loro, lo stesso che io feci per altri. 112mila€ già versate con regolari bonifici bancari. Casuale, finanziamento.

“15” giorni di ritardo per firme e controfirme su documenti internazionali, poi altri “15” e inizio degli estenuanti “abbi fede” rivolto quotidianamente ai primi due partecipanti dell’avventurosa impresa economico sociale al quale si unì una terza persona, il sig. Battista che convinsi a versare il rimanente della somma chiesta da RobinClod, cioè 28mila€ di cui 18mila€ dopo circa tre settimane dalla partenza del nostro “paladino” che pensai io al recapito mediante bonifici bancari nella unica banca in città dove Claudio in passato aveva operato con ingenti somme di denaro per i suoi affari da grosso impresario edile e che adesso non gli rimaneva che il triste ricordo ma conservava per sua fortuna, ancora il numero di conto corrente.

Nel frattempo per non stare con le mani in mano, presi contatto con un amico capomastro che con la sua squadra avrebbe eretto mura, un altro amico elettricista per la delicata operazione di istallare apparecchiature sofisticatissime, e poi in famiglia mi rivolsi per chiedere una squadra di isolatori addetti alla coibentazione e insonorizzazione delle varie sale con materiali termo isolanti, e di certo non poteva mancare il falegname, e scelsi una persona a cui dovevo del denaro da tempo e intendevo così appianare il debito. Ci credevo in quel che stavo facendo e ai tre iniziali finanziatori davo sempre parole di conforto e speranza spiegando ciò che Robin spiegava a me in modo più che soddisfacente con regolari telefonate per il prolungarsi della “operazione”.

Ci credevo a tal punto che alla gente che reclutai per i lavori da eseguire alla realizzazione della clinica, avevo detto loro che sarebbe stata una specie di lavoro-vacanza, in trasferta per alcuni mesi, lontano dalla routine quotidiana di sempre e… lontano da mogli e figli che si amano sopra ogni cosa, ma tra i trenta e quarant’anni d’età media di ognuno, era bello ‘scordarsi’ del proprio nucleo famigliare, un po’ come succedeva nelle feste di paese dove veniva ‘concesso’ agli uomini almeno per una volta la settimana di bere vino e birra in misure abbondanti in compagnia di altri allegroni… e sono ancora qui che ‘la racconto’ tre anni e mezzo dopo.

È tutto innevato. Cadono frotte di neve dai rami spogli che piegati dal peso si liberano da esso. Tutta la città è coperta da una coltre di neve. Sembra che abbia steso un enorme mantello per coprire le nostre disgrazie, sulle macerie di un nostro triste presente. Sembra come la neve abbia schiacciato a terra la pestilenza di un virus che librava felice nell’aria. La neve ha imbiancato i cuori e regalato qualche momento di pausa ai nostri timori. Beffarda, è arrivata senza possa essere calpestata e “sciata”, si è messa in cattedra e con il suo candore ammonisce il male scuro… la neve dice… sono io la cura, la Natura. Sotà la nif il pan… s’disia a Milan… e l’ha disia pô a la me mama” quand’era crocerossina nel “42” a Milano. Sotto la neve il pane, dicevano a Milano e lo diceva anche la mia mamma…

Mi immergo nel mio mondo cercando risposte che non trovo da tempo. Dei momenti con me stesso per ritrovare una serenità ora offuscata, ma tento costantemente di mandare via la nebbia dei dubbi, con larghe manate. È bello sentirsi padrone di qualcosa anche se consapevole, non si è padroni di nulla.

Siamo padroni solo di noi stessi e io per questo mi immergo nel magico mondo di alberi brulli che fan vedere solo il loro scheletro, così che i miei pensieri non si oppongano a foglie rigogliose, e scivolano fino a vedere più in là del mio sguardo. 

E sono in un mondo fatato, fatto di alberi luci, silenzio e come unico strumento musicale, il suono suadente del ruscello che scroscia gentilmente a valle.

Dei momenti da cui distogliermi da una realtà che mi opprime per come mi sia stata cucita addosso, ed io che con le forbici, non smetto tentare di tagliare il groppo, il nodo giusto che tagliato sbrogli la matassa della mia vita. È storia di tutti, è storia di vita, e ognuno nel mondo trovi qualche momento per se stesso per capire come si possa convivere rispettando il prosssimo suo come se stesso… c’è tutta la formula del saper vivere. Momenti in cui mi sono distolto dalla realtà che non sempre reggo, ma siccome ancor oggi rimango nel sogno che RobinClod ha creato nel mio essere… anche se adesso tutto è cambiato e tuttora presente. Non penso più alla casetta di legno sulla scogliera, penso solo alla felicità di poter rifondere i miei finanziatori, se così per gentilezza si possano identificare… penso con tristezza anche allo stesso Claudio, ha lasciato moglie e figli a casa dove oramai a questo punto esiste uno sfratto da tempo eseguibile ma solo rimandato per pandemia, e non bastasse la moglie sembra non ne voglia più sapere di Lui e mi fu detto che aveva forti intenzioni di tornare in Sardegna dalla madre. Non parlo più frequentemente al telefono con Claudio, adesso si trova in Africa che per stare in tema di dea… mooolto bendata, vi andò l’ultima volta tra la fine di Gennaio o l’inizio di Febbraio… qualche giorno dopo il suo arrivo, il mondo venne blindato e Lui in terra straniera fu “mascherato” in una “quarantena” che dura da un sacco di tempo… perché l’invisibile e “bianco”. Sapevo sarebbe finita in questo modo.
Mi immaginavo un futuro dove mi trovavo sommerso dalla neve in una baita d’alta montagna.
Viveri a sufficienza e persino la tv satellitare.
Vicino alla baita una stalla con dentro una mucca e una capra da mungere che per raggiungerle dovevo scavare un tunnel… le galline per le uova e l’asinello per il basto a primavera.
Sapevo che saremmo tutti finiti così sommersi dalla neve rifugiati in una baita soli con i nostri pensieri.
E siamo tutti lì dietro il vetro di una finestra ma senza puntare inutilmente nessun fucile contro un nemico invisibile.
Non manca nulla, o manca ancor più di prima ma le cose spesso vanno come devono andare malgrado la volontà personale e non si può che sperare in un futuro migliore… la libertà di quando pensavamo di stare peggio e che ora con tutta questa neve appare come sia stato il meglio.
Sapevo che finiva così, c’era troppo ‘male’ intorno, ed era solo una questione di tempo perché quest’ultimo atto autopunitivo diventasse una coltre di neve abbondante che ci costringesse a parlarci di nuovo da porta a porta, magari per chiedere un po’ di vino in cambio di un cotechino.
Ma tornerà il sole e scioglierà la neve che ha preso il colore dell’aria che culla e spande in ogni dove effluvi maligni senza colore, apparecchieremo di nuovo la tavola con una bottiglia di vino in giardino… stavolta senza scordarci di invitare il vicino che porterà un cotechino.
Sapevo che sarebbe arrivata una grande nevicata, a qualcuno lo disse una vecchia ferita, ad altri lo dice un callo, a me l’ha detto il cuore.

Ad ora, 11” mesi di banane e pollo, per il povero Claudio, parcheggiato in casa di uno dei suoi “contatti” con “l’affare” per cui si trovava lì nel Mali, e adesso che è in Italia è la fine dell’anno e ci sono gli O gradi ‘meno’, da Lui ci sono “40” gradi ‘più’ Povero Claudio… peccato solo che non abbia mai ricevuto una videochiamata con il suo viso in primo piano e alle spalle un bel casco di banane ancora sull’albero. L’unica volta che in una delle nostre sempre più rare telefonate osai chiederglielo, sorrise imbarazzato e mi disse che era una stupidaggine ma che lo stesso mi avrebbe accontentato… mesi dopo risuonava ancora nelle mie orecchie quella risatina isterica che feci esprimendo non solo il mio di desiderio ma sopratutto quello di altri ‘investitori’ che volevano almeno uno straccio di prova che avvalorasse la sua mancanza dall’Italia, ormai giunta ad un anno dall’inizio della pandemia del Febbraio e tre anni e mezzo dall’inizio avventura.

Un paio d’anni fa da una mia amica che gestiva un bar sul confine della città, diedi appuntamento a Claudio per uno dei tanti colloqui chiarificatori a quattrocchi, e questi si presentò a Claudia con il suo ineccepibile savoir fer, e poco dopo gli venne presentato anche il figlio che studia medicina. Poi dopo convenevoli vari, ci appartammo in un tavolino e dopo aver sorseggiato del caffè e parlato delle “nostre cose” c’è ne andammo. Il primo ad uscire dal locale salutando tutti fu Claudio, io mi fermai per un ultimo saluto a Claudia e suo figlio e Lei guardandomi dritta negli occhi, con fare severo mi disse… stai attento, quell’uomo, Claudio… è un ‘attore’… un grande ‘attore’ e suo figlio accanto annuiva con il capo per avvalorare il parere della mamma.

Con il senno di poi ripensai a quel “stai attento”, parole che mi rimbombavano in testa come tanti colpi di scopa che la mamma mi dava da piccolo quando combinavo una marachella. Siamo in inverno, fine Gennaio 2021, i giorni “della merla” i più freddi dell’anno e sto ancora aspettando di ricevere quella foto che lo avrebbe ritratto in calzoncini corti e camicia a mezze maniche, terra rossa sotto i piedi e pianta di banane con caschi rigonfi dei suoi frutti.

Ci sono stati altri “stai attento, quello è un attore”, il più insistente e ripetuto, veniva da Claudio, stesso nome, altra persona, un amico mio da sempre, in pratica amici da quando avevamo 13 anni e ci conoscemmo su quel ponticello dove io e mio fratello più grande ci fermammo e abbassando il finestrino con la manovella chiesi se sapesse dove era la via G. Acerbis, e Lui, faccia da presa in giro mi indicò un bivio davanti al muso della nostra allora lussuosa auto come a dire… sono arrivati i bulli da città e subito da bravi adolescenti in realtà ‘bulletti’ entrambi ci detestammo, ma siccome chi disprezza di bocca ama di cuore, di lì a pochissimo tempo diventammo buoni amici. Claudio è una brava persona come tutti con i suoi pregi e i suoi difetti e se il suo pregio maggiore è essere un gran lavoratore e persona attenta a spendere il suo denaro, uno dei suoi peggiori difetti era ed è tuttora il suo pessimo carattere che non socializza certo con chiunque e ciò gli procura un sacco di guai con il rapporto che ha con la clientela, gestendo con Mary e figlia un allevamento di cani. A nulla valsero tutte le volte che confidandomi con Claudio, il marito di Mary che inveiva contro di me dicendomi che Lui l’avrebbe preso a calci in culo quel presunto grande industriale e invece che soldi gli avrebbe detto di andare a lavorare come manovale in un impresa di muratori, perché mi stava buggerando.

Anche Sandro con quella sua barba bianca da saccente cinese, mi mise in guardia, anzi non mi disse nulla, disse tutto direttamente a Robin Clod nel suo ufficio il giorno che all’inizio di questa tribolata vicenda lo portai al cospetto di Sa, abbreviativo di come amo chiamare Sandro, sperando divenisse un nostro ‘finanziatore’ ma venne liquidato al primo appuntamento in ufficio perché chiese delle garanzie come ogni cauto imprenditore avrebbe fatto a fronte di una richiesta di somma molto importante… e Claudio ovviamente glissò adducendo mille scuse… anche allora non mi fu sufficiente l’avvertimento, ormai l’immagine della casetta di legno sulla scogliera a ridosso delle colline mi si era stampato indelebile nella testa.

Intanto i giorni passavano come coltelli affilati nei fianchi di una carcassa di cervo appena cacciato, guardare infliggere quei colpi è come si stringa lo stomaco a rigore di un disagio è così mi sentivo dentro nei più giorni di un mese. I finanziatori s’eran fatti impazienti dopo un mese di scuse o presunte tali avanzate da Claudio, che una reggeva l’altra, perché nessuno poteva conoscere in realtà che a Bruxelles si stesse aspettando quel ministro di quel paese che doveva apporre il suo benestare sui documenti ma cagionevole di salute non si sapeva quando potesse arrivare. Era difficile mettere in dubbio che dopo tre mesi la firma fu apposta ma per un tal motivo doveva essere autenticata da un super visore contabile che veniva dal Belgio e comunque aveva bisogno di essere “unto” con una beneplacita pacca sulla spalla a forma rettangolare di banconote nuove di zecca. Ormai si era in ballo e ci fu bisogno di un nuovo finanziatore, e chi li aveva già messi, cominciava a far la voce grossa con il responsabile in Italia. Io. Un nuovo finanziatore per gli altri partecipanti alla favola di Biancaneve che ancor oggi non è stata baciata dal rospo, una vecchia conoscenza per me che già da anni mi servivo e ‘Gli’ servivo con richieste di denaro. Tirai in ballo anche Jonny che ci “finanziò” in varie occasioni a partire dal ‘belga’… molte trance di denaro ogni volta discusso con le ‘cattive’ e a suon di impegni e con interessi non di certo bancari o postali per l’ottenimento fino ad arrivare a circa 70mila€ nel corso di tre anni, e da sei mesi a questa parte Jonny non caccia più una lira per RobinClod . E ancora era difficile dubitare che si fosse innescata un altra complicazione per la risoluzione del contratto ma si aggiunse una fantomatica società russa che aveva concorso all’appalto dell’ospedale clinica e bisognava si sveltissero ulteriormente le pratiche e manco dirlo a Claudio serviva altro denaro per la sua famiglia… in quell’occasione costò 4000€ l’iscrizione all’università di suo figlio… e poi serviva altro denaro per ‘ungere altre porte’, perché a Malta ci furono disordini politici interni cui, vide protagonista il ‘16’ Ottobre una blogger maltese impegnata in numerose inchieste e attiva contro la corruzione, fu assassinata in un attentato dinamitardo. Ciao Daphne.

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