Dove sei ricordo

Qualcosa si muove nell’aria. È qualcosa di nuovo, forse il vento, forse un idea perché non fa rumore, si sente solo percepito dal cuore.
È il pensiero che parte solitario e arriva ad un grande amore. È stato bello cominciare non sapendo che doveva finire, nel mezzo momenti belli e brutti, tristi o dolci come il miele di castagno che profuma d’amaro. Dolce e salato come un rapporto naufragato. Da sempre qualcosa si muove nell’aria, qualcosa che rende felici e infelici. Non fa rumore, sembra di respirare un emozione che va diritta al cuore. Dolce e salato, chi fa ridere ha bisogno d’amore e sarà consolato, chi fa piangere, piangerà… ogni lacrima che scende per amore dai solchi di un viso, il Cielo le conterà una ad una e le riporterà sulla terra al mittente… non per rancore o vendetta ma, vita che restituisce il doppio di ciò che riceve in bianco e in nero. Si muove qualcosa nell’aria… è la vita che reclama un altra storia d’amore e bussa insistente alla porta di chi non crede più possa nascere un fiore nel giardino del l’animo.
La vita non molla, si sente nell’aria, bussa, bussa alla porta e quando finalmente si apre, alita addosso un profumo di speranza. La vita chiude la porta da dove è entrata e ne apre sempre un’altra più grande… e si muove qualcosa nell’aria… è nato un nuovo amore.E Tu dove sei ora. Mi chiedo se ti nascondi ancora dietro i rami di un albero per sbirciare giù, a valle, sperando possa nascere un fiore. Lo stesso sicura di Te oltre ogni limite.  Timida e gagliarda che avevi costruito un castello intorno al nostro amore. Amore di ragazzi. Una sera mi scesero due lacrime, chiedevo al Cielo mi facesse fidanzare. Ero stanco. 17 anni e mi sentivo già grande, piansi pregando Dio. davanti al bancone di quella ‘latteria’ in cui nel tempo d’un soffio, per la prima volta ti vidi e fui esaudito. Iniziò un amore di rispetto che per me, rimase tale e per Te andò dove deve andare un sentimento ‘pulito’… nel ‘magico castello’. Ma un castello non mi poteva rinchiudere a lungo. Le agiatezze presunte mi lusingarono ma preferendo in qualche modo “guadagnarmele”, scelsi un altro modo per poter dire che c’ò provato, tanto per rimettermi in gioco ogni volta… perché chi lotta, vive. Lei, la mia futura sposa si presentò nel migliore dei modi in tutte le situazioni che richiedono moralità, rettitudine e fedeltà.  La mia moralità me la sto ancora ‘costruendo’, la rettitudine è motivo principe di ogni riflessione che faccio quotidianamente la sera da tempo immemore dopo che ho fumato e bevuto una tazzina di grappa… per la fedeltà non ho mai fatto ‘sacrifici’ di sorta, a volte, mio malgrado, sicuro di essere un incallito donnaiolo che non aveva nessun tipo di freno inibitore che mi potesse trattenere dal passare una serata al lume di candela con una persona, anche non fosse la donna a cui avevo giurato amore prima di uscire di casa. La solita scusa, il ‘solito’ vile e banale pretesto di dover partecipare a una noiosissima rimpatriata tra coetanei… o qualche altra stronzata suo pari. Mi resi conto presto di avere questa attitudine a ‘tradire’. Un tradimento che lasciava sempre l’amaro in bocca, prima e dopo averlo compiuto… il più delle volte se non tutte, mi pentivo di essere stato con una persona che per farci l’amore, dovessi prima farmi un bicchierino. A Mario piaceva il preludio di intraprendere una situazione dove poter sfoggiare tutta la sua arte da ‘conquistadores’, una cenetta dove incantare al suono del piffero il cobra che esce dalla cesta. L’Amore vero e aspettare la persona che ami, Lei che torna da una vacanza, e nemmeno lasci che varchi la soglia per fare l’amore con lei subito, dietro la porta… e quel che non si spoglia si strappa, con bagagli ancora a terra. Qualcuno capisce presto, altri come me, tardi. Ma non è mai troppo tardi per dire al mondo che sei vivo. C’è sempre un tempo per questo. Ci fidanzammo, il lunedì non ci si vedeva e nemmeno di mercoledì… o forse giovedì, comunque i giorni di “libertà vigilata” erano due per ogni settimana. Il venerdì sera la tv con i suoi genitori seduti sul divano del ‘salotto’, magari dopo aver consumato un lauto pranzo a base di polpettone, con l’aggiunta di un bicchiere di vino, seduti intorno a un tavolino ricoperto di formica azzurra che lo stesso mi sembrava di essere a capotavola nel grande salone del castello dei nostri sogni… o più dei suoi, che lo scoprii poi. Il sabato era il solito rituale di sempre, nella casa di Lei, pulizie come fosse primavera e sbocciassero fiori nuovi nei prati o la neve li coprisse… a mezzogiorno prosciutto crudo tagliato fquella drogheria con il padrone che era oltre la pensione da un pezzo, ma il S.Daniele l’aveva buono solo lui.pomeriggio dopo un sonnellino ‘giretto’ in centro per shopping che comunque si finiva sempre in quella b un giubbotto per me è una gonna per Lei, si spendeva una buona parte dello stipendio di un mese, in cambio un foulard di Versace regalo ai clienti migliori a Natale. La domenica di mattino niente Messa, perché ci si credeva, ma a Gesù tanto doveva “bastare il sol ‘crederci’, allora una passeggiata tra le colline in compagnia dei nostri cani da pastore bergamasco e pranzo da quel ‘signore scapolo’ che preparava da mangiare per una decina di persone che si prenotassero per tempo, dove gli scontrini fiscali non erano nemmeno ‘usati’ dalle trattorie in paese aperte tutta la settimana, figuriamoci in mezzo al bosco. I cani legati fuori ad aspettarci, Bloda, Baiüs e la “zia” Barbina. Il pomeriggio una passeggiata nella parte vecchia della città per sfoggiare l’ultimo capo acquistato. Quattro anni di fidanzamento che avrebbero fatto capire anche a un ‘tonto’ che quello era il castello di Lei e non il mio. Anche a un ‘tonto’, non a Mario che credeva di non esserlo perché tronfio dei suoi vent’anni aveva di fatto già avviato una vita parallela meno noiosa e sistematica, pensando così fosse, pensando così si facesse per gli ultimi anni di ‘liberta’ a disposizione di un uomo degli anni “80”. Ci sposammo, un bel matrimonio con tanto bene per me e amore per Lei. La differenza tra i due sentimenti è enorme, ma c’è chi la ‘vede’ subito e chi non la ‘vede’ mai, io la vidi nel mezzo di due anni trascorsi nel continuato della routine dei giorni vissuti nel fidanzamento… sabato pulizie generali, mobilia ribaltata e accatastata a lato come fosse sempre primavera, ed era allora che si estraevano i tre pennelli di puro pelo di cinghiale. ‘Uno’ per la pulizia di zoccoli e piastrelle da cucina, uno per pulire i contorni della tv che per passarle pennellate su tutto il dorso del tubo catodico dell’apparecchio televisivo, che più grosso era, più erano il numero dei suoi pollici per grandezza… e noi eravamo ‘due sbruffoncelli’ e di pollici ne avevamo quanto ne avessero potuto inventarne. Il terzo e il più piccolo pennello fatto con pelo di un animale meno ruvido di quello del cinghiale, serviva a spennellare le superfici delle cornici della camera letteralmente detta ‘da letto’, cioè per dormirci dentro, che altro difficilmente succedeva che dormirci… le solite passeggiate del sabato pomeriggio tra le vie del centro a sprecar denaro per dare un senso a ciò che di sbagliato s’era già fatto per apparire. Le solite passeggiate domenicali che per grazia mi rinfrancavano lo spirito quando ai piedi avevo scarponcini e jeans con un bel giubbotto scozzese. Perciò il pensiero di Mario non s’addormentava presto. Si faceva notte, e ‘quelle ore’ passavano con Lui che pensava… pensava… pensava a quella vita che non gli apparteneva perché un leone adulto non si farà mai addomesticare, perché un cane adulto che ‘perde’ il suo ‘padrone’, non sarà mai del tutto felice con ‘quello nuovo’.

 

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