Ricordi

Era un uomo sulla quarantina.
La sua vita prima d’allora era stata contornata da successi e insuccessi… come chiunque.
Ho la fotografia di un ricordo che mi riporta sempre a lui quando mi viene in mente.
Era una sera d’estate e ci invitò in quella bella casa montana a mezza valle.
Invitò I miei suoceri, mia moglie ed io.

Cenammo con cibi prelibati e vini pregiati e dopo cena, un ammazza caffè nel giardino di casa e nel mentre si raggiungeva il grande prato che ghermiva la casa, quell’uomo parlò a cuore aperto.
Era stanco di una vita greve e ambiva a diventare un ‘qualcosa’, un ‘qualcuno’ e la sua vita scorresse agiata per se e i suoi cari.
Quella sera in un suo ricordo ci confidò che lui aveva giurato a se stesso che non avrebbe mai più dovuto preoccuparsi di che vivere agiatamente e camminando disse queste parole senza ordine preciso ma di significato certo…
Mi colpirono quelle parole.

Passarono gli anni e quell’uomo dava segni di sfarzo in ogni dove e i suoi invitati a pranzo o cena, avevano di che ricordarsene per essere stati bene.
Alle 5.30 di mattino non s’alzava per andare su di un cantiere di Milano o di Bologna, ci mandava un prestanome che di fatto ‘prestava’ solo il nome, uno che cambiava in meglio la sua vita per un anno… o pensava di cambiarla in meglio un anno e mezzo, due al massimo, e poi gli veniva sequestrata l’auto intestata alla ditta puntualmente fallita al secondo anno di vita e smetteva di prendere l’assegno mensile e da lì iniziava il calvario di tutta una vita per riparare agli errori di pochi giorni di effimera gioia, gioia cercata, gioia pretesa, gioia agognata da chissà quanti anni di tormenti interiori… gioia… pausa per un po’… ma l’ennesima dannata tentazione.

Già quell’uomo lavorava… di testa ma non di calli alle mani, mi colpì quella notte che ci disse, io non voglio più essere una nullità.
Per molti anni ho ripensato a questa sua frase, e per altrettante volte mi ci sono ritrovato nell’immedesimare la stessa scena ribaltata su di me… che bello poter avere la forza di cambiare la propria vita con la forza degli intenti… che grande uomo quell’uomo pensai.

Altri anni passati, e di quell’uomo se ne parla sempre meno… pare si sia trasferito in un altro paese straniero.
Non fa più il muratore, si è buttato nel ramo delle dolci estasi ammaestrate, lavora per il benessere senza ritorno di tante persone. Forse del tutto un lavoro non è perché il lavoro ripaga in denaro, la giustizia ripaga con la detenzione forzata, ed è proprio ciò che capitò a quell’uomo.
Ora è tornato, ha scontato la sua pena, chissà se avrà ancora accanto quella bella mora piena d’amore pur avendo vent’anni di meno e comunque essere almeno il triplo più aggraziata di lui… chissà… chissà cosa mangia ora quell’uomo… e… se mangia con qualcuna o con qualcuno.
Non è più un bel pensiero quella fotografia del passato… peccato che ho capito solo tardi che chi fa per se fa per tre… l’aiuto sincero vie da sé, inutile rincorrere i sogni degli altri… non sono nostri.

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