Stavo raccontando questo a Nicoletta, prima di visitare la sua casa, stavo dicendo delle nostre gloriose gesta, e ancor più puntavo il dito su di me che di anni ne ho 10 in più di Susy. Mi vantai con Niky di quello che feci, intanto guardavo gli arredi di casa, tende e divani… fui colpito da molti quadri che ritraevano Angelo, berretta di lana in testa e con alle spalle montagne ghiacciate con vette innevate.

Angelo, entrò in quel momento che si io e Susy si stava per andare… entrò dalla porta annunciandosi con il “permesso” anche se a casa sua, e furono saluti e abbracci di rito. Ci risedemmo, tutti e quattro, bevemmo ancora vino e mangiammo altro formaggio, quella volta di capra e non di mucca, sempre nel l’ovile accanto alla stalla di sotto. Tronfio raccontai anche ad Angelo di aver camminato a lungo per i tre rifugi che visitammo. Lui ascoltava, annuiva e faceva smorfie di stupore misto ad ammirazione. Appagato il mio ego, per essere parimenti gentile con Angelo e Niky, iniziai con i complimenti per l’arredo del loro appartamento, poi mi rivolsi a Lui, e incuriosito gli chiesi, dimmi un po’ Angelo, cosa sono tutte quelle foto affisse alle pareti della camera da letto e nel l’anticamera che ti ritraggono in tuta invernale ai piedi di monti pieni di rispetto!?

Quasi imbarazzato, Angelo mi rispose che sono ricordi di sei vette conquistate oltre i ‘seimila’ e una di ‘settemila’… paonazzo non seppi che dire… e Angelo continuò dicendo che tre mesi prima, ogni sera dopo il lavoro, per allenarsi ad ogni scalata, andava da Valbondione al rifugio Curò e alle 9 di sera rincasava per doccia e cena, poi a nanna presto. Praticamente faceva ogni giorno per tre mesi il percorso che feci con Susy in tre giorni, con pasti, pernottamenti e sollazzi vari, per poi, dulcis in fundo, scalare un ‘seimila’. Fu un bel matrimonio quello di Nicoletta la sarta di sangue Portoghese e l’Angelo di sangue Bergamasco, fu un bello sposalizio quel giorno a S. Lucio. Lei arrivò da una strada nel bosco vestita di bianco trasportata sul rimorchio di un trattore da montagna, Lui l’aspettava con i suoi oltre trent’anni, timido come chi non si aspetta un evento tanto felice.

E ancora vengo trasportato dagli effluvi dei ricordi, anche se avevo aumentato il ritmo di marcia… continuavo a pensare a quel matrimonio… uno degli invitati era Domenico, il “Meco”… cantai con Lui al matrimonio, saranno state le 5 del pomeriggio e non eravamo ubriachi… di più, perciò dire che stavamo cantando è una bestemmia. Urlavamo a squarciagola anche le canzoni degli Alpini più tristi. Raramente nella mia lunga vita ho avuto il piacere di assaporare delle sensazioni tanto sublimi. Non stavamo fingendo, io e il Meco, scarabocchiavamo canzoni e prima che dalla bocca passavano dal cuore.

Il Meco è un grand’uomo di nome e di fatto, come Angelo lo sposo, forse qualcosa in più, e il perché si saprà leggendo. Vive le sue giornate di duro lavoro e in qualunque momento ha un sorriso per tutti, e le notti le passa con la sua Adorata Michela, una ragazza ormai donna, completamente Disabile di corpo ma è di già la più Abile nelle aperture del Cielo con l’Anima… lo fu da quando nacque.

E Domenico, il Meco, ogni notte gli veglia accanto per accudirla ad ogni suo vagito d’aiuto. Ogni notte. Dopo una dura giornata di lavoro. Meco è un signor muratore, ho cantato con Lui quel giorno, alle cinque del pomeriggio e non eravamo ubriachi, di più… ma se ricordo ancora quella bella faccia da brav’uomo che sapeva riempirmi il cuore nel l’intanto che cercavo di accordarmi al suono della sua voce nel l’intonare con Lui, vuol solo dire che è un brav’uomo. Sposato con una brava donna, Caterina. Son tutte brave le Caterina, Lei in particolar modo non finisce mai di stupire. Caterina è un delicato fuscello chiomato d’oro che la si può amare perché sembra una bambola famosa, ma il Meco ben sa che se si arrabbia la Caterina son guai, e per rendersene conto basta vederla cantare nel coro della sua Parrocchia, quel l’esile pulcino biondo, “tira fuori” acuti da far accapponare la pelle, e non bastasse, è Lei la mamma di Michela. Una splendida coppia benedetta da Dio.

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