Charlie

Erano gli anni tra il 1998 e il 1999, non ricordo con precisione, Impossibile però dimenticare l’amico Charlie che mi venne presentato da Ivano, un artista con il pennello in mano. Affittai ai piedi di Città Alta un negozio di antiquariato in una via storica, S. Tommaso detta anche la ‘via della milizia’ che, durante seconda guerra mondiale, era così chiamata dai soldati che vi si recavano a prostitute.

Ivano un giorno si presentò nel mio negozio, che detti il nome “La Bottega del Re” e, come solo lui sapeva fare, mi chiese se volevo prendere a bottega un aiutante, dal momento che io comunque dovevo assentarmi parecchie volte la settimana.

È un bravissimo ragazzo, disse, anche se con un trascorso di tossicodipendenza, ora non si fa più, beve qualche birra e fuma qualche canna ma tranquillo non si fa più ed è onesto, di lui ti puoi fidare. Va beh, quando me lo presenti? È qua fuori dal negozio! Il tipo se ne stava mestamente appoggiato alla moto di Ivano. Non aveva un buon aspetto, magro, scavato in viso, con i capelli biondi, belli ma sporchi e non curati, nemmeno i jeans e la maglietta erano lindi, per non parlare delle scarpe lise e buche   

 Indignato chiesi a Ivano chi m’avesse portato. Per risposta venni tacciato di pregiudizi nei confronti di una persona che nemmeno sapevo chi fosse, e siccome sono per mia natura incline ad essere accomodante, accettai qualche minuto più tardi di far entrare quel ragazzo nel negozio.

Una volta lì facemmo subito conoscenza, piacere dissi io, mi chiamo Annibale, per gli amici Bile, piacere rispose lui, io sono Carlo per gli amici Charlie. Ok Charlie, raccontami di te. Certo, sono stato per lunghi anni a servizio di parrucchieri famosi prima di diventare a mia volta proprietario, con dipendenti, di uno splendido salone di parrucchiere prevalentemente per signore, perciò ho una certa predisposizione al contatto con la gente. 

Lo assunsi. Iniziò così un meraviglioso rapporto di amicizia che ben poco aveva a che fare con il lavoro. Charlie, una volta ripulitosi per bene, stimolato probabilmente da una ritrovata vitalità e comunque supportato da qualche soldo che da tempo non aveva, si rivelò una persona davvero speciale, spavaldo ma senza boria, la sua parlata era fine mai rozza, anche il suo accostare con disinvoltura sempre quei tre capi d’abbigliamento che lo contraddistinguevano tra mille, e ovviamente il saperli indossare, sempre allegro, spensierato. Era un eterno ragazzone di quarant’anni che non ne voleva sapere di responsabilità e tantomeno di crescere.

Le donne per lui non erano mai state un problema, il suo fascino era un dono divino, i soldi li usava con una parsimonia maniacale, come uno spilorcio, quindi non rappresentavano un gran problema.

Ricordo la sua personalità, il suo essere Charlie, ogni locale figo della Bergamo by night era di suo dominio. Opportunista, non concedeva spazio a chicchessia, non fosse per un suo tornaconto, la moto, la sua immensa passione. Fu con lui che, di comune accordo, decidemmo di non mollare la moto nemmeno per un solo mese, di un intero anno, ci fosse stato sole, pioggia o neve e di rigore fiume di birra alla spina.     

Poi nella sua vita comparve Gegia, un’altra matta come un cavallo, l’unica differenza era che lei non portava bene l’alcol o meglio, diciamo che l’avrebbe retto anche meglio di noi, non fosse che beveva molto più di noi. A lei della moto non fregava molto, in compenso beveva vino e super alcolici, e fumava Marlboro rosse in quantità industriali, ma era una vera Signora, molto colta.  Lavorava da anni in un negozio di abbigliamento per donne di una certa estrazione sociale, le classiche persone con la “puzza sotto il naso”, ma la sera si trasformava e diventava una ‘compagnona’ con cui era piacevolissimo trascorrere la serata.

Che coppia, che personaggi straordinari, ma aimè, pochi anni dopo, Gegia morì improvvisamente. Fu un duro colpo per la sua bellissima figlia avuta molti anni prima di aver conosciuto Charlie. Anche per noi amici fu un grande dispiacere, poi passò altro tempo e la nostra amicizia si ruppe.

Charlie per il suo maledetto squallido opportunismo che tutto calpestava, sentimenti compresi, offese infatti la nostra amicizia per mero interesse, aizzato da una terza persona che di amicizia non ne aveva mai capito un cazzo e non ne capirà nemmeno mai, quindi, arrabbiato per il suo comportamento, non volli più essergli amico. Non doveva essere una cosa definitiva, gli avrei dato il giusto tempo per rendersi conto dei suoi sbagli. 

Nonostante qualche sua avvisaglia di pentimento, la ‘lezione’ proseguì per due anni e più. Solo ora mi pento amaramente di non aver mollato prima perché Charlie, un anno dopo l’inattesa morte di Gegia, morì a sua volta. 

 Ho dentro di me, cucito addosso, dappertutto, il rammarico di non aver saputo perdonare. Così che sulla sua tomba ancora oggi glielo dico… ‘Charlie sei uno stronzo ad  avermi piantato in questo modo’. Poi guardo la sua foto, che si distingue tra mille, e sorrido pensando che ci rincontreremo e rifaremo quelle magnifiche cavalcate in sella alle nostre moto e sconsiderate bevute di birra.

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