Rimangono solo i ricordi.

Alla fine ti rimangono solo i ricordi, ed è importante a quel punto non avere rimpianti. Basta una canzone di Battisti, o di Baglioni, o di Dalla… che intristisce un pochino, e la tenerezza si fa strada nel presente di quel momento. Ricordi con malinconia di quello che, bello o brutto… un tempo fu. Come quando di domenica ci si riuniva in una stanza ricavata da uno scantinato, o da un solaio, una veloce spolverata con la scopa di saggina, una rinfrescata ai muri con colori vivi, diversi per ogni parete, qualche manifesto di Mal dei Primitiv, Celentano, i Pooh, e per i più nostalgici, Bobby Solo, un giradischi e tanti dischi in vinile. Un separé improvvisato per i più fortunati e bellocci che si dividevano le attenzioni delle ‘uniche’ due ragazze che in genere si riusciva ad invitare. Due ragazze dieci ragazzi, patatine, chinotto, spuma rossa, Martini bianco e rosso, in preventivo che di tanto in tanto una visita di un genitore che veniva a controllare che tutto fosse tranquillo e la festa aveva inizio. Il primo amore che non capivi, o che non ti capiva, e la vita non riservava più gioie, inconsapevoli che non si era nemmeno cominciato a viverla. Le prime esperienze di lavoro con le aspettative di diventare chissà chi anche se eri stato assunto in fabbrica come dipendente. Invidie, gelosie, amarezze, gioie, poche soddisfazioni, perché niente è sufficiente a vent’anni, niente basta, è tutto sempre da rifare, da inventare, senza rendersi conto che si stava vivendo un periodo della vita pieno di bellissime emozioni che non bastavano mai e non torneranno più.

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