Malta 2

E altri mesi passarono tra ‘scuse’ e impedimenti vari, l’intanto la mia vita era un sentirmi protetto solo tra le mura di casa.

Appoggiato con la pancia al balcone, con il piede sinistro ben piantato a terra e il ginocchio teso all’indietro… la gamba destra con il piede sollevato sulle punte a ginocchio rilasciato sul davanti… il tutto con lo sguardo rivolto ai confini illuminati del prato dove mangio, bevo, vivo e sopratutto amo stare. Il resto intorno è qualche lampione illuminato sul mio davanti, e oltre il buio tempestato di luci di case sparse sulla collina, e fra loro spiccano le palline di luci su di un campanile del paese più a valle.

È stata una buona serata tra amici. Abbiamo gustato pesce innaffiato da abbondanti sorsi di prosecco, riso di cose frivole e parlato di cose serie, ora la sera è notte, gli amici se ne vanno a una data ora che giustamente imposta alla fin fine accontenta tutti i lavoratori… che dopo le dieci di sera, si possono godere ancora in santa pace a casa loro un oretta di tranquillità personale.

Se così è per loro, lo è anche per me e Susy, che soddisfatti della cena ben riuscita e della bella compagnia, facciamo ognuna i nostri rituali di relax, Lei si sdraia sul divano puff annesso, io, con la gamba sinistra e piede ben piantato per terra…

Intanto tutto attorno è silenzio e poesia, tutto tace pur gridando dentro il cuore la sua eterea bellezza… e di tanta magnificenza mi sciolgo nel buio delle tenebre… a gamba destra con il piede sollevato sulle punte a ginocchio rilasciato sul davanti… con in bocca una sigaretta rollata e nella mano una tazzina di grappa alla liquirizia… e buona notte… anche quel giorno se n’è andato, domani sarebbe dipeso tutto da chi mi avrebbe telefonato per rompermi le scatole e la sera di nuovo sul balcone di casa con sigaro e grappa speranzoso di non essere angosciato dal vedere draghi e streghe invece che luci e buio blu.

Magari sarà un buon giorno e mi sentirò meglio e scenderò nel giardino per guardare i nudi alberi severi con il vestito dell’inverno è farò ancora per l’ennesima volta pensieri con ciò che mi era stato promesso dal ‘buon Robin Clod’… e come sempre mi fermavo alla cifra che avrei dovuto riscuotere pensando che forse non avrebbe cambiato radicalmente la mia vita ma sicuramente mi avrebbe fatto sentire meglio nel contesto del mio quieto vivere… se lo sto raccontando è perché non è ancora successo.

Intanto il mio appoggiarmi sconsolato al balcone spaziando lo sguardo al cielo diveniva il pensiero ricorrente, fantasticare anche se solo per qualche momento che tutto potesse finalmente finire. Ma puntualmente è successo ciò che succede quando vedi il tuo corpo e la tua mente che si sta chiedendo un ‘qualcosa’… un ‘angioletto’ su di una spalla, è un ‘diavoletto’ sull’altra, ognuno che dice la sua. L’ ‘angioletto’ che dice al suo orecchio… vedrai, sembra un sogno, ma tutto avverrà d’incanto e la tua vita cambierà nel più roseo degli accadimenti…. il ‘diavoletto’ urla forte sulla sua spalla e intontisce l’orecchia che lo ascolta… non verrà nessun bel momento con le tue illusioni. Già, io mi illudo di aver trovato la strada giusta per un altra mia rinascita, io mi imbevo di ottimismo sempre, a dismisura persino, e il “diavoletto” mi dice che sono un “pollo da spennare per bene”. In verità sono stato spennato per ben benino da ‘RobinClod’, ma ancora non ho capito se ha usato l’acqua calda per farmi meno male o se invece le piume me le volesse strappare una ad una con lentezza e acqua fredda. E rimango lì con lunghi sorsi di grappa e ancor più lunghi sospiri scagliati nel cielo come fossero grida d’aiuto.

E in tutte quelle volte che per mesi e mesi mi sono appoggiato al balcone non successe nulla, infatti, passò Natale ora le promesse si allungavano di tre o quattro mesi ogni volta, sempre con strabilianti quando inediti fotogrammi di un film che non s’era manco visto… finché Claudio dovette rincarare la dose delle sue lusinghe di guadagno che aveva promesso da dare a tutti, anche se arrivati a quel punto si incominciava a sperare in cuor proprio che sarebbe stato bello recuperare almeno il ‘perduto capitale iniziale’… quasi tutti lo pensarono, me compreso, nessuno osava dirlo perché forte era il mio sostenimento a quella causa persa in partenza… persa dopo il primo rinvio. Ma quell’uomo sapeva e sa introdurmi in mondo che io immagino puro, o almeno penso e credo. Difficile dubitare di una persona che sta vivendo con te una simile tragicommedia, sopratutto da convalidata nelle varie spiegazioni con logica finale. Dopo nove mesi l’ennesimo inghippo che non pareva fosse tale… come sempre e nell’intanto si continua a sognare.

Il sogno è una realtà dell’inconscio. È una parte latente dei nostri più ambiti desideri o al contrario dei nostri più tristi momenti.
Sognare è bello quando il mattino sei persino infastidito dal risveglio che interrompe un idilliaco sogno nella quiete del sonno della notte. Subito la mente ancora annebbiata, fa ricorso a un disperato bisogno di ricordare ciò che ti ha fatto tanto star bene… di solito nel ricomporre velocemente il ricordo si riesce a focalizzare le immagini salienti del sogno, ma non c’è quasi mai un finale a lieto fine, ed è proprio quello che la mente insegue, e anche se lo si voglia ricostruire nel migliore dei modi e quindi inventarti con fantasia il finale di quel sogno, pur bello sia non ha più il “gusto” del sogno che la notte si stava facendo… come a dire che ogni giorno dobbiamo qualcosa al mondo.

Se si tratta di un brutto sogno non è un sogno ma un incubo, una parte di ognuno che sta a significare un malessere che viene dal profondo dell’animo. Una mente serena non può che partorire sonni e sogni sereni all’unica eccezione che gli sia chiesta la Santità.
E ogni uno dei due modi di ‘sognare’ ha la sua ragione logica per la stessa definizione di un dato di fatto. Pericoloso è quando si sogna ad occhi aperti, quando il sogno ce lo creiamo da Noi… lo adattiamo alle nostre esigenze, alle nostre speranze a tutto in ciò che abbiamo creduto in una intera vita. Pericoloso, perché non sempre si riesce a realizzare un sogno fatto ad occhi aperti… ma bisogna ‘buttarsi’, e inseguire quel sogno di volare come Icaro che dopo pochi anni è diventato un Boeing “358”. Ed è caduto Icaro ma altri si sono rialzati per Lui. E noi perché dobbiamo perdere una opportunità come sognare a occhi aperti.

Non rimane altro da fare quando con coscienza si pensa di aver fatto tutto il possibile perché non si sprecasse tempo inutile e non si facesse sprecare ad altre persone, un po’ come quando una persona guida l’auto in stato d’ebrezza, non solo corre il pericolo di farsi del male, ma peggio mette in pericolo la vita degli Altri. Questo era lo stato d’animo con cui affrontavo è ancora in parte sto affrontando molte delle mie serate sul balcone… sguardo fisso al Cielo con sospiri a intermittenza quasi regolari e qualche domanda che si crea nella mente sul perché mi sono imbarcato in questa avventura. Inutile mi colpevolizzi innalzandomi a sommo saccente che tutto ha capito, non ho capito un cazzo, mi sono lasciato trasportare dall’istinto che si è mascherato con una casetta di legno su di un irto scoglio battuto dalle onde nervose del mare. Un tempo lo scopo di un presunto ‘affare’ era il vedere un auto nuova nel cortile di casa, o una moto per intraprendere un nuovo viaggio quindi non è cambiata un cazzo… sono sempre a caccia di un miraggio, forse perché amo sognare come sognai anche lo stesso giorno di un pomeriggio d’estate quando conobbi Claudio e la famigerata banda Bassotti… niente altro che un gruppo di persone disperate forse più di me.

La vita di ognuno.

LA VITA DI OGNUNO.

Questa sera mi ha chiamato al telefono un mio giovane amico, un giovanissimo amico.
Tanto giovane che stupisce come possa già avere cognizione della sua ‘arte’… è un aspirante regista che per diventarlo a pieno titolo ha solo bisogno di inviare uno dei suoi cortometraggi ad una qualche casa cinematografica.
È molto bravo Andrea, è un talento naturale… che io chiamo ‘Dono di Dio.’
Mi telefona e si inizia con il parlare del testo e del contesto del film a maniche corte che sta girando, con anche la mia immeritevole partecipazione nella parte di attore autobiografico.
Che già è bello a più di sessant’anni sentirsi ‘considerato’ da un Qualcuno, se poi questa persona non arriva ai “20”, allora è un tripudio di belle sensazioni.

Sono le otto di sera… parliamo, domande e risposte reciproche, ogni tanto si decide di inviarci immagini fotografate di ciò che si vuol dire di quell’oggetto o di quel tipo di abbigliamento.
Ogni qual tanto Andrea interviene con un messaggio vocale, io controllo la voce con qualche leggero colpo di tosse, e se è ancora “buona” dopo caffè con grappa rispondo a mia volta con un messaggio vocale, ma se i fumi dell’alcool accompagnati da una sigaretta non consentono la voce di esprimersi al meglio, faccio il ‘figo’ e rispondo con un messaggio scritto e andiamo avanti per un bel pezzo.

Conoscendo quel ragazzo, son convinto che dopo la nostra mezz’ora di ‘chiacchierata’ tra video e messaggi vari, spenderà ancora molto tempo prima di addormentarsi, non basterà un film di Olmi o di Visconti a sedare la sua sete di sapere sul cinema… la sua passione, la sua Arte che riunisce la fotografia con il suono, i ‘tempi’, ritmi, con lo sguardo sempre vigile a ogni piccolo dettaglio, e cosa più importante di tutto, saper dire all’attore cosa è come deve dire una battuta, correggendogli il volto con smorfie o pieghe di piacere o di diniego sulla pelle, sulle labbra, nello sguardo… anche le sopracciglia contano come si pongano… bisogna si conosca il cuore delle persone per fare tutto questo, e di nuovo tanto stupore che sia fatto da un diciottenne.

Finisce la telefonata video sms tra me e Endryu come amorevolmente chiamo il mio giovane amico, che non è altro che una ignorante interpretazione “ingletizzata” dal mio sciocco cervello che ama sempre scherzare… e che per grazia fa, non reggerei le brutture di una vita senza barcollare.
Allora esco sul balcone armato di sigaretta rollata con filtro di cartone… una ‘bomba’ che mi esplode dentro attraverso i polmoni e mi sconquassa i pensieri cercando di disorientarmi, ma io, che mi sono abituato a questo sballo dei sensi… li raggruppo tutti e li piego al mio volere che tende a pensieri soavi e ‘leggeri’ come l’aria.
E penso a quel ragazzo, Andrea… ha diciotto anni e si arrovella in mille perché sulla scena da girare fino a notte tarda.

Io alla sua età ero fidanzato, ai miei tempi ci si vedeva con la ‘bella’ quattro volte la settimana alla stessa ora, martedì e giovedì dalle “20e30” a due ore dopo, sabato a pranzo e la sera si usciva dalle “8e30” alla “1na meno un quarto”, di solito era una pasticceria o una pizzeria e il resto in “camporella”… in auto in un posto appartato a pomiciare… che altro non accadeva.

Magari sul ciglio di un colle guardando le luci dei lampioni a valle che creavano presepi anche d’estate… erano salvagenti dei nostri timidi e imbarazzanti momenti del nostro tacere.
Tante altre volte ci sono stati silenzi da rompere con il piacere dello sguardo, quando si brama l’amore si vede senza vedere.
Forse rimasugli di nobiltà e rettitudine ormai fuori moda, ma era l’epoca in cui ancora le ragazze volevano arrivare vergini all’altare, o almeno la mia fidanzata era una di questi dinosauri di sana onestà.

Martedì, giovedì, sabato e domenica facoltativa, dipendeva che si fosse andati nei boschi con i cani il mattino o al bar in paese per l’aperitivo… ‘se nei boschi” niente “timbrata” di domenica sera, ‘se al bar”… ci si vedeva la sera per un bel ’Via col Vento’ o ‘Dottor Zhivago’, che per pietà, dopo aver piegato per più volte il capo sbattendo il mento contro me stesso, venivo dispensato dal doverlo guardare fino alla fine perché Morfeo mi si disegnava in faccia… o era quello che volevo si vedesse.

Quindi, o ero libero di domenica sera, o ero ‘libero’ comunque alle ‘22’ di un altra domenica.
Perfetto in ogni caso perché era a quell’ora che mi risvegliavo per incanto dopo aver dato l’ultimo bacio sulle scale alla mia fidanzata… che al tempo “ragazza” “suonava male”, salivo in auto e a tutta birra andavo a casa di un mio amico.
I suoi genitori non c’erano, erano alla casa al mare, noi si era a casa loro al nord… io, l’amico e la sorella.
Bella la sorella del mio amico, alta quanto basta, capelli riccioli e folti color di un bosco in autunno, occhi scuri come quelli di mamma che hanno preso il sole al lontano sud della nostra penisola.
Bella la sorella del mio amico, soda come un uovo ben cotto uguale come la pasta al dente, nemmeno ricordo perché abbiamo iniziato il rituale di queste folli notti domenicali… ricordo Invece che dopo aver scambiato quattro parole con l’amico, poco prima della mezzanotte preparavo un paio di bicchieri di Martini bianco con una fetta di limone per ognuno, salutavo l’amico e andavo in camera da letto dai genitori dei fratelli, e con i bicchieri colmi appoggiati al comodino, aspettavo con ansia sentire la chiave nella toppa della porta d’ingresso che girava per aprirsi… era la sorella del mio amico che tornava dopo la serata trascorsa con il suo fidanzato.

Inutile ora scendere in dettagli tanto ‘giovanili’ dal farmi arrossire, era un gioco in cui ognuno dei due partecipanti era fidanzato e per giustificare le nostre manchevolezze inventammo il bel gioco di imparare l’uno dall’altra come si facesse l’amore… forse voleva andare vergine all’altare anche il fidanzato della sorella del mio amico, così pretesto raggiunto.

Andrea non ha tempo per queste cose pensai risvegliato dall’aria gelida che mi arrivava da sotto la giacca a vento che indossavo sul balcone dove stavo fumando.
Era talmente gelida quell’aria che dovevo ragionare in fretta e bene prima di rientrare tra il tepore del casolare che fa si pensare, ma molto più lentamente e spesso ti abbandona a pensieri più frivoli.

Andrea sta pensando al suo futuro, o forse non lo fa per nulla perché ad un ‘piccolo genio’ non si chiederà mai cosa farà del suo futuro, risponderebbe sempre la “cosa” che sta facendo.
Dunque Andrea si sta costruendo i pilastri di una vita di successo… ed io alla sua età avevo appena iniziato a costruire i pilastri della mia disfatta inanellando tante storie nel futuro come quelle con la sorella del mio amico e al mio triplo e anche più di età maggiore di Andrea… il mio ‘risultato finale’ è un vero fiasco.
Ho fatto sprecare e o sprecato del tempo prezioso inseguendo gonnelle senza ci fosse amore, per arrivare a capire che ne bastava “una” purché fosse quella “giusta”… come il mio amore che ho il piacere immenso e l’onore di ‘avere’ adesso.

Andrea sta costruendo se stesso, non spreca tempo, Lui ha già capito che l’Amore non va cercato… arriva da solo o non arriva mai se lo cerchi morbosamente… meglio ‘desideralo’ non ‘volerlo’. Sono contento che un ragazzo così giovane abbia in sé tanta saggezza, vuol dire che siamo in buone mani.
Mi rimane una consolazione, Andrea mi sta ad ascoltare, Andrea gira un cortometraggio sul mio personaggio in uno spezzone di storia da me vissuta che ‘giusta’ o ‘sbagliata’ sia stata che Lui non avrebbe il tempo da vivere… ad ognuno il suo.

2021

Duemila ventuno, si stanno chiudendo i battenti di quel cancello oltre il quale era entrato un ospite indesiderato sfuggito da un laboratorio cinese nello scorso anno bisesto e… molto funesto. Ho parlato, scritto e commentato poco di quel bugiardo Duemila venti che si è da subito presentato con l’inganno di un bel doppio “20”, perché “chi ha venti ha vinto” recita un vecchio detto popolare, ma Noi si è solo perso. Allora di necessità virtù ed è inutile puntare il dito contro qualcosa o qualcuno da incolpare, bisognerebbe incolpare il mondo intero compreso me stesso. Inutile si incolpi Plus il mio sarto cinese, Lui è solo uno del miliardo e mezzo di cinesi che è scappato dal sovrappopolamento di una nazione per buona metà è ancora “dittatoriale”. Inutile si incolpi questo o quel politico italiano, tedesco o americano, non sapendo cosa fare qualunque altra fazione politica, al posto loro avrebbe fatto meglio in un modo ma probabilmente male in un altro, il virus è invisibile perciò difficile se non impossibile sapere cosa faccia durante il giorno sopratutto ora che ci ha sconvolto ricorrenze e anniversari e mescolato le carte fra gioie e dolori di ognuno. Il virus è semplicemente un male che che ha indossato la corona di re e comanda le guerre che già esistevano e che ancora ci sono, la fame nel mondo, disboscamento, inquinamento, soprusi e delinquenza comune, malcostume, ignoranza e pestilenze varie sotto controllo ma mai vinte. È un re potente il covid e non si può di certo controbattere con lamentele e disordini… bisogna rimboccare le maniche e lavorare per un futuro migliore per il bene comune. Bisogna si ritorni a sperare e non dimenticarsi mai di sognare… senza sogni le nostre legioni sono impotenti e non brandiscono la spada vittoriosa che ci possa salvare. Perciò vieni pure tra Noi “2021” e tu sia il benvenuto, tutti insieme riusciremo ad incoronare il Re del bene, il più grande condottiero che sia mai esistito che abbiamo mandato in esilio insieme alla Regina Felicità, facciamoli ritornare nelle nostre Patrie, nei nostri cuori… Lui e Lei sono i Re indiscussi dell’Amore. Riproviamoci, ancora e sempre. Buon Anno nuovo.

Dove sei ricordo

Qualcosa si muove nell’aria. È qualcosa di nuovo, forse il vento, forse un idea perché non fa rumore, si sente solo percepito dal cuore.
È il pensiero che parte solitario e arriva ad un grande amore. È stato bello cominciare non sapendo che doveva finire, nel mezzo momenti belli e brutti, tristi o dolci come il miele di castagno che profuma d’amaro. Dolce e salato come un rapporto naufragato. Da sempre qualcosa si muove nell’aria, qualcosa che rende felici e infelici. Non fa rumore, sembra di respirare un emozione che va diritta al cuore. Dolce e salato, chi fa ridere ha bisogno d’amore e sarà consolato, chi fa piangere, piangerà… ogni lacrima che scende per amore dai solchi di un viso, il Cielo le conterà una ad una e le riporterà sulla terra al mittente… non per rancore o vendetta ma, vita che restituisce il doppio di ciò che riceve in bianco e in nero. Si muove qualcosa nell’aria… è la vita che reclama un altra storia d’amore e bussa insistente alla porta di chi non crede più possa nascere un fiore nel giardino del l’animo.
La vita non molla, si sente nell’aria, bussa, bussa alla porta e quando finalmente si apre, alita addosso un profumo di speranza. La vita chiude la porta da dove è entrata e ne apre sempre un’altra più grande… e si muove qualcosa nell’aria… è nato un nuovo amore.E Tu dove sei ora. Mi chiedo se ti nascondi ancora dietro i rami di un albero per sbirciare giù, a valle, sperando possa nascere un fiore. Lo stesso sicura di Te oltre ogni limite.  Timida e gagliarda che avevi costruito un castello intorno al nostro amore. Amore di ragazzi. Una sera mi scesero due lacrime, chiedevo al Cielo mi facesse fidanzare. Ero stanco. 17 anni e mi sentivo già grande, piansi pregando Dio. davanti al bancone di quella ‘latteria’ in cui nel tempo d’un soffio, per la prima volta ti vidi e fui esaudito. Iniziò un amore di rispetto che per me, rimase tale e per Te andò dove deve andare un sentimento ‘pulito’… nel ‘magico castello’. Ma un castello non mi poteva rinchiudere a lungo. Le agiatezze presunte mi lusingarono ma preferendo in qualche modo “guadagnarmele”, scelsi un altro modo per poter dire che c’ò provato, tanto per rimettermi in gioco ogni volta… perché chi lotta, vive. Lei, la mia futura sposa si presentò nel migliore dei modi in tutte le situazioni che richiedono moralità, rettitudine e fedeltà.  La mia moralità me la sto ancora ‘costruendo’, la rettitudine è motivo principe di ogni riflessione che faccio quotidianamente la sera da tempo immemore dopo che ho fumato e bevuto una tazzina di grappa… per la fedeltà non ho mai fatto ‘sacrifici’ di sorta, a volte, mio malgrado, sicuro di essere un incallito donnaiolo che non aveva nessun tipo di freno inibitore che mi potesse trattenere dal passare una serata al lume di candela con una persona, anche non fosse la donna a cui avevo giurato amore prima di uscire di casa. La solita scusa, il ‘solito’ vile e banale pretesto di dover partecipare a una noiosissima rimpatriata tra coetanei… o qualche altra stronzata suo pari. Mi resi conto presto di avere questa attitudine a ‘tradire’. Un tradimento che lasciava sempre l’amaro in bocca, prima e dopo averlo compiuto… il più delle volte se non tutte, mi pentivo di essere stato con una persona che per farci l’amore, dovessi prima farmi un bicchierino. A Mario piaceva il preludio di intraprendere una situazione dove poter sfoggiare tutta la sua arte da ‘conquistadores’, una cenetta dove incantare al suono del piffero il cobra che esce dalla cesta. L’Amore vero e aspettare la persona che ami, Lei che torna da una vacanza, e nemmeno lasci che varchi la soglia per fare l’amore con lei subito, dietro la porta… e quel che non si spoglia si strappa, con bagagli ancora a terra. Qualcuno capisce presto, altri come me, tardi. Ma non è mai troppo tardi per dire al mondo che sei vivo. C’è sempre un tempo per questo. Ci fidanzammo, il lunedì non ci si vedeva e nemmeno di mercoledì… o forse giovedì, comunque i giorni di “libertà vigilata” erano due per ogni settimana. Il venerdì sera la tv con i suoi genitori seduti sul divano del ‘salotto’, magari dopo aver consumato un lauto pranzo a base di polpettone, con l’aggiunta di un bicchiere di vino, seduti intorno a un tavolino ricoperto di formica azzurra che lo stesso mi sembrava di essere a capotavola nel grande salone del castello dei nostri sogni… o più dei suoi, che lo scoprii poi. Il sabato era il solito rituale di sempre, nella casa di Lei, pulizie come fosse primavera e sbocciassero fiori nuovi nei prati o la neve li coprisse… a mezzogiorno prosciutto crudo tagliato fquella drogheria con il padrone che era oltre la pensione da un pezzo, ma il S.Daniele l’aveva buono solo lui.pomeriggio dopo un sonnellino ‘giretto’ in centro per shopping che comunque si finiva sempre in quella b un giubbotto per me è una gonna per Lei, si spendeva una buona parte dello stipendio di un mese, in cambio un foulard di Versace regalo ai clienti migliori a Natale. La domenica di mattino niente Messa, perché ci si credeva, ma a Gesù tanto doveva “bastare il sol ‘crederci’, allora una passeggiata tra le colline in compagnia dei nostri cani da pastore bergamasco e pranzo da quel ‘signore scapolo’ che preparava da mangiare per una decina di persone che si prenotassero per tempo, dove gli scontrini fiscali non erano nemmeno ‘usati’ dalle trattorie in paese aperte tutta la settimana, figuriamoci in mezzo al bosco. I cani legati fuori ad aspettarci, Bloda, Baiüs e la “zia” Barbina. Il pomeriggio una passeggiata nella parte vecchia della città per sfoggiare l’ultimo capo acquistato. Quattro anni di fidanzamento che avrebbero fatto capire anche a un ‘tonto’ che quello era il castello di Lei e non il mio. Anche a un ‘tonto’, non a Mario che credeva di non esserlo perché tronfio dei suoi vent’anni aveva di fatto già avviato una vita parallela meno noiosa e sistematica, pensando così fosse, pensando così si facesse per gli ultimi anni di ‘liberta’ a disposizione di un uomo degli anni “80”. Ci sposammo, un bel matrimonio con tanto bene per me e amore per Lei. La differenza tra i due sentimenti è enorme, ma c’è chi la ‘vede’ subito e chi non la ‘vede’ mai, io la vidi nel mezzo di due anni trascorsi nel continuato della routine dei giorni vissuti nel fidanzamento… sabato pulizie generali, mobilia ribaltata e accatastata a lato come fosse sempre primavera, ed era allora che si estraevano i tre pennelli di puro pelo di cinghiale. ‘Uno’ per la pulizia di zoccoli e piastrelle da cucina, uno per pulire i contorni della tv che per passarle pennellate su tutto il dorso del tubo catodico dell’apparecchio televisivo, che più grosso era, più erano il numero dei suoi pollici per grandezza… e noi eravamo ‘due sbruffoncelli’ e di pollici ne avevamo quanto ne avessero potuto inventarne. Il terzo e il più piccolo pennello fatto con pelo di un animale meno ruvido di quello del cinghiale, serviva a spennellare le superfici delle cornici della camera letteralmente detta ‘da letto’, cioè per dormirci dentro, che altro difficilmente succedeva che dormirci… le solite passeggiate del sabato pomeriggio tra le vie del centro a sprecar denaro per dare un senso a ciò che di sbagliato s’era già fatto per apparire. Le solite passeggiate domenicali che per grazia mi rinfrancavano lo spirito quando ai piedi avevo scarponcini e jeans con un bel giubbotto scozzese. Perciò il pensiero di Mario non s’addormentava presto. Si faceva notte, e ‘quelle ore’ passavano con Lui che pensava… pensava… pensava a quella vita che non gli apparteneva perché un leone adulto non si farà mai addomesticare, perché un cane adulto che ‘perde’ il suo ‘padrone’, non sarà mai del tutto felice con ‘quello nuovo’.

 

Natale. Solo per oggi.

È arrivato un altra volta Natale.
Un ‘Christmas’ di tutto il mondo, è arrivata S. Lucia con gli occhi in mano e ha raccolto migliaia di migliaia di letterine poste ai suoi piedi. Letterine di bimbi benestanti e di ‘poveri’… che altre categorie del settore non son rimaste… le ha lette e le ha soddisfatte tutte quante, perché se un bimbo crede in un sogno lo rincorrerà per tutta la vita.

Poi è arrivato anche Babbo Natale o San Nicola di tutto il mondo, sta riposando seduto sulla slitta dopo aver ben rifocillato le sue adorate e servizievoli renne in attesa della consegna degli ultimi doni ai bimbi buoni e ai meno buoni, perché per il carbone ci pensa la befana il ‘sei’ di Gennaio a darlo ai cattivi.

In questo ‘Natale’ dove si indossano mascherine, coraggiosamente la gente ha illuminato balconi e abeti nel giardino in segno di ben augurante segno di fiducia e speranza che questa pestilenza con buona diligenza da parte di tutti, abbia a cessare.
Il municipio di ogni paese e città ha illuminato a festa i loro viali migliori, ad auspicio di un futuro migliore.
La risposta più adeguata alle circostanze che ogni ‘primo cittadino’ di ogni paese e città che intenda far fa capire ad un incontro di cuori… che molto altro non c’è da fare.

La pestilenza via etere va vinta con il buon senso e null’altro.
In questo caos di eventi straordinari natalizi si fa presto a perdere il lume della corretta ragione e comunque esiste sempre chi merita che la Befana gli porti carbone perché ha “puntato il dito” verso qualcosa o ‘qualcuno’ invece che pensare di “puntarlo” su se stesso e cercare di risolvere il problema.

Natale arriverà ancora con l’eterna rinascita nascita di Gesù e quest’anno ci saranno più pastori e contadine ad adorarlo, il bue e l’asinello faranno meno fatica a riscaldare quella piccola Immensa creatura adagiata in lembi di paglia, il fiato di altre anime adoranti si è unito all’esiguo numero di partecipanti di prima covid… un vecchio adagio Cristiano recita a monito… “Quando nessuno mi vuol più, mi rivolgo al buon Gesù…che non se n’e Mai andato, ed è un altra volta Natale.

Luci colorate o color del ghiaccio in ogni dove, avvolte da un silenzio interrotto solo da qualche automobile che sfreccia veloce su strade semi deserte prima del coprifuoco delle 22.
Ogni persona che incontri per le strade ti sembra abbia messo qualche kg. in più, al contrario incontri facce che di colore della loro pelle, non capisci a che etnia appartengano e poi parlando del più e del meno ti dicono di essere in dieta che non ritengono ferrea, ma in realtà è come dire di essere Leonardo Di Caprio nel film “La maschera di ferro”.

È Natale ancora, questo con mascherina, e la gente cosa pensi nei cuori… non si può sapere… si sa per certo che nella fantasia riposta nel cuore abbiamo avuto Santa Lucia, Babbo Natale e senza fantasia ma tanta gioia, Gesù, la Divinità incarnata per i credenti e la ‘Persona’ più buona che abbia mai calpestato questa terra per qualunque altra Religione, Ragione o Convinzione.
Gesù, l’unico figlio di Dio. o l’unica ‘Persona’ che non ha mai abbandonato di stringere la mano di chi soffre nel corso dei secoli, fra mille purulenti pestilenze naturali e chimiche, guerre e disastri naturali… molti in quelle situazioni non sapevano dove aggrapparsi se non alla speranza, alla fede, all’Amore e alla fine della loro ricerca di cammino… lo hanno finalmente ‘visto’ e gli hanno teso la mano.

Coltre nebulosa… intimità dei cuori, Pace dei sensi, armonia di vita rubata a ‘spiccioli’, il manto di foschia che ci avvolge, protegge dai cattivi pensieri, ci culla come suoi, ci ama come noi abbiamo lei, la nebbia.
La neve non c’è più, o lo stesso è poca, e quella poca, arriva per beffa in anticipo alle le vacanze di questo Natale che non faremo. La nebbia ci rincuora in un dolce ricordo, anche se per questo dobbiamo attribuire la mancanza di un vello bianco perche ‘mangia’ la neve, ma è quel che ci rimane, è quel che abbiamo seminato e nel ‘raccolto’ è così che deve andare.

Bisogna si veda questo Natale con una nuova prospettiva di pace, dobbiamo ricordare questo ‘olocausto’ per sempre perché ogni volta ci faccia capire quanto stavamo bene senza di lui.
Dobbiamo credere in un futuro migliore, un altra opportunità che nasce dalle ceneri di una guerra senza colpevoli se non la stupidità umana.

Tutte le persone di buona volontà auspichino per una rinascita globale, per essere forti nell’affrontare il futuro, che non sarà inclemente nel presentarsi in nuove insidiose vesti, ma finché avremo Santa Lucia, San Nicola e Gesù, avremo sempre riposta e ripagata speranza e riusciremo a vincere tutte le avverse situazioni che ci preparerà il mondo.
Abbracciamoci con l’amore, copre distanze senza limiti e trafora monti e attraversa i mari, niente e nessuno può fermare l’Amore. Buon Natale, allegri… in maschera come fosse sempre carnevale.

Donna

Hai saputo cogliere una margherite nei mari di sale a soccorso di fragili virilità. Dalle macerie di amori sbagliati salvasti chi amasti con tutto l’ardore che una donna possiede.

Sei la ‘musa’, sei la casa, sei la famiglia, sei l’amore, sei la luce di ogni cuore. A Te Mamma, a Te Amore, a Te Donna, possa il Signore perdonarmi se qualche volta non ho colto il tuo splendore.

Pregare.

Non esiste alcun uomo al mondo che non preghi. Prega anche chi pensa di non pregare. Non esiste persona al mondo che non desideri in qualche cosa nel proprio cuore… e prega, auspica a se stesso che si avveri il suo desiderio, piccolo o grande sia… prega. Forse non prega un ‘Dio.’, ne Santi, ne “santoni”, ma comunque spera si avveri ciò che chiede dalla vita e prega… Dio., la Buonasorte, una risposta filosofica, il ‘terrapiattismo’ che “suona” stridulo il solo pronunciarlo come il “satanismo’’, il Buddismo, l’Induismo, e non per ultimo per importanza l’Islamico, per assurdo il ‘terrapiattismo’ una nuova filosofia di vita che dice la terra sia piatta e convinti che tutti gli uomini del mondo siano strumentalizzati, manipolati e ingannati, e ancora più di altre ottocento credenze religiose o semplici ‘usanze di costume’ nel mondo che la pensano a modo loro.

C’e anche chi crede solo in se stesso e pregherà per sè relegando la possibilità di unire il suo cuore ad un altro… a altri, ma è una scelta, pertanto priva di ‘giudizio’… che chi possa giudicare un Altra persona con il diritto sacrosanto di farlo io non la conosco. La preghiera è chiedere un qualcosa a qualcuno, a qualcosa, alla Natura, alla vita, e da qualunque parte del globo “parta” la preghiera, lo stesso sarà sempre dal cuore anche più acido, perché una preghiera è “chiedere” e non può venire che da lì. Il cuore è comandato dal sentimento dell’amore e Dio.che è Amore, questa è la mia risposta di preghiera, ognuna e ognuno Persone possono cambiare la risposta in mille modi, ma all’Amore ci credono tutti. Preghiera un modo come un altro per chiedere venia al tempo che inclemente incalza, nuovi eroi o presunti tali che si identificano nel nostro immaginario per dar spirito alla nostra esistenza, coraggio per continuare nell’estenuante lotta alla sopravvivenza. Purtroppo gli eroi non sono sempre chi dice di esserlo… anzi quasi mai. Si mascherano da eroi per far ‘perdere le loro tracce’, in realtà sono spesso approfittatori o disperati in cerca di aiuto e cercano di infondere fiducia a chi in loro la ripone. È la storia di Claudio, un eroe senza colpa se non quella di essere un ingenuo e ignaro partecipe di un ‘destino’ cucitogli addosso e dipinto per Lui. Claudio un eroe mascherato ma non come l’Uomo Ragno, la sua faccia era pulita e bellissima quando si presentò in quel 27 Luglio 2017, apparentemente pareva non portasse nessuna maschera. Il signor Claudio con secondo nome che ricordava il mare. Un ‘signore’ distinto, alto 1.80, fisico asciutto con vita stretta e spalle larghe da ex pilota di automobilismo privato qual fu. 27, 7, 2017… tre 7, doppio ‘2’, uno ‘o’ e un solo ‘1primo’.

Malta.

Anche me ne senta molti meno ho “62” anni, e questa storia è cominciata che ne avevo “58” un anno che credevo fosse il migliore della mia vita. Ho “58” anni e sono nato nel 1958. Lo stesso anno che ha proclamato Papa Giovanni XXIII. Il Papa ‘buono’, il Papa che il giorno della massima ecclesiastica elezione in terra, disse… “E quando tornerete a casa, date un carezza ai vostri bambini e dite loro che gliela data il Papa”. Sono nato io in quell’anno e mi aspettavo che il destino che mi è stato cucito addosso, fosse clemente con i miei bisogni corporali e spirituali, come fosse una sorta di riscatto… e ancora non so se fosse stato un anno ‘buono’, ma di certo so che Dio. non da mai un “peso” insopportabile ad ognuno di noi, quindi starò a “vedere” cosa succederà ancora nella mia spasmodica ricerca agli ‘eroi’ in cui ho riposto troppo spesso le mie aspettative di vita, le mie speranze, il mio cercare finalmente il modo di essere ciò che mio malgrado non sono.


I miei eroi, che mi videro adolescente, erano e ancora sono, Topolino, Alan Ford, Tex Willer e Zagor, fumetti che in certe sere iniziavo a leggere con una voracità da consumato lettore…
Capace che in una sola serata leggessi e rileggessi un paio di Topolino, Tex Willer, e anche 3 Alan Ford e se non pago facevo notte anche con un paio di Zagor che sfogliandolo aspettavo sempre con ansia arrivasse il racconto dello ‘sfortunato’ Cico suo inseparabile compagno di avventure. Topolino era ‘l’antipasto’ e ancor più piacevole se nell’avventura di ‘turno’ ci fosse la figura di Paperon De Paperoni, lo zio straricco di Paolino Paperino, sempre costretto in avventure pericolose quando non impossibili.
De Paperoni, era lo zio di Paperino e i suoi nipoti, Qui, Quo, Qua… che le loro storie non mi piacevano particolarmente, le trovavo troppo ingenue e noiose.

Il gagliardo Paperon De Paperoni, fece fortuna accumulando beni partendo dal primo Centesimo di dollaro guadagnato nella sua lunga interminabile carriera di vita.
Un ‘cent’ che costudiva gelosamente nel l’intero enorme forziere che conteneva tutto il suo patrimonio, e dove spesso nuotava tra dollari d’oro e un mare di banconote lanciandosi da un trampolino. Solo ora, da adulto capisco che bisognava partire da un ‘centesimo’ come fece l’arzillo vegliardo con la tuba, invece scegliendo i miei eroi tra chi parte da un milione di dollari come aspettativa d’inizio, ho ottenuto l’effetto contrario di quanto avevo calcolato per il percorso della mia vita.

Non sono mai stato dalla parte dello ‘stra fortunato’ Gastone cugino dell’invece ‘stra sfortunato’ Paolino Paperino, sono sempre stato dalla parte del commissario Basettoni che senza l’indispensabile aiuto di Topolino non avrebbe mai risolto un solo caso poliziesco, il mio cuore propendeva per Pippo e il suo fedele cane Pluto entrambi con la testa fra le nuvole. Sono sempre stato dalla parte di Gambadilegno che nonostante i suoi innumerevoli “colpi” ha sempre collezionato anni di carcere più che la famigerata banda bassotti, altra categoria di ‘sfigati’ a cui amo appartenere.

Gli eroi del mio passato… Ero e sono dalla parte di Alan Ford, il biondino magro e secco che gestiva come copertura, un negozio di fiori nei bassifondi di New York, per conto del N.1 il capo di tutta la ‘baracca’ con più di mille anni sulle spalle, e insieme a Lui, il Conte, un lord decaduto che se poteva rubava anche le caramelle nelle tasche di un bimbo, Geremia che per via dei suoi acciacchi perenni era già troppo che stesse in un angolo del negozio ad innaffiare tre vasi mezzi rotti con un solo fiore al centro, quasi appassito, una margherita, un crisantemo e un tulipano fuori stagione. Infine Bob Rok, sfigato cronico che del negozio di fiori era Paperino e Paperoga messi assieme… alto non più di un metro e tanta voglia di crescere, con un “nasone” abnorme, spropositato davvero.
La disgrazia lo accompagnava sin dal mattino, e il povero Bob Rok aveva sempre il grugno accigliato, tranne che per qualche rara volta in cui sorrideva illudendosi in un qualcosa di buono che regolarmente subito dopo scemava insieme alle sue aspettative… e ritornava il grugno perenne per il resto della giornata.

Sono sempre stato dalla parte di Tex Willer, perché Lui é Aquila della notte, un capo Navajo che difendeva a costo della sua stessa vita i pellerossa legittimi proprietari della terra che possedevano pacificamente da sempre, aiutato dai suoi inseparabili pards, il figlio Kit Willer, Piccolo falco in lingua Navacho, avuto dalla moglie Lilyth, un indiana venuta a mancare prematuramente per un infezione da vaiolo, fatta “scoppiare” per vendetta da parte di due loschi individui per essere stati più volte ostacolati da Tex e i suoi pards nel vendere wischey e armi ai ‘Pellerossa’, regalarono coperte infette nella riserva indiana dove viveva la bellissima Lilyth. Kit Carson l’inseparabile compagno di ventura che Tex ama chiamare “matusalemme” per infierire ironicamente sulla sua data di nascita così chiamandolo. Kit Carson, ‘Capelli d’Argento’ per il popolo navacho… un po’ come fosse il il “N.1” in Alan Ford che aveva conosciuto nel suo “misterioso” passato ultracentenario anche il Generale Caster nonostante si fosse negli anni prossimi al secondo millennio.

Ultimo pards ma non ultimo fra i primi, il grande Tiger Jak, Lilyth apparteneva alla gloriosa tribù Navajo e Tiger ne faceva parte, perciò fratello di sangue di Aquila della Notte e amico consacrato per la vita nel difendere a muscoli, colpi di frecce e proiettili, i sacrosanti diritti del popolo nativo dei “Pellerossa’ Navacho.

Loro, gli inseparabili ‘pards’ sanno tenere a bada le trame oscure del grande re del male… Mefisto.
Vestito di nero con l’abito indossato che sembra sia stato appeso ad un manichino tanto sia magra la sua costituzione…. con quei suoi capelli color del ghiaccio, dritti e fini come bava di seta che gli scendono sulle spalle per arrivare a mezzo busto.
Mefisto, baffi e capelli argentei come fosse in un altro fumetto… Gandalf, ne “Il signore degli anelli” nato più di cent’anni dopo che ricorda la spasmodica conquista di un ‘anello’.
Mefisto il padrone delle tenebre, colui che con la forza della mente maligna, spostava montagne e faceva crollare edifici intorno ai suoi nemici, ma la spuntava sempre Tex e i suoi inseparabili amici… nessuno poteva ostacolare la sete di giustizia che albergava nei loro cuori. Sono sempre stato dalla parte dei più “deboli” ma più nobili di altri cuori contriti.

Poi il tempo passa anche se non ancora abbastanza, così gli eroi dei fumetti cambiano e invece che su carta viaggiano su due ruote. Giacomo Agostini, campione mondiale di motociclismo su MV Agusta pluri iridato tuttora imbattuto, infiammò il mio spirito motociclistico che per me aveva il significato di libertà. Mi trovai in casa sua quel giorno, avevo su per giù una quindicina d’anni, ero lì con il babbo per eseguire lavori idraulici. Si era precisamente nello scantinato dove il fuoriclasse, costudiva gelosamente i suoi trofei e tutti i caschi che fino ad allora aveva indossato nelle più importanti competizioni mondiali. Fui abbagliato da quell’eroe che nacque in me quel giorno, affascinato, estasiato… così che ne seguirono molti altri nel corso degli anni a venire…
Marco Luchinelli Suzuki, un solo titolo mondiale ma mille emozioni. Kenny Roberts, il pazzo che in curva scivolava rovinosamente a terra insieme alla moto nel tanto che brandiva il manubrio e la teneva “su di giri” con sgasate poderose per non far spegnere il motore della sua Suzuki due tempi, si rialzava con il manubrio della sua moto ben saldo e mai ‘mollato’, riprendeva la corsa e saliva su uno dei gradini del podio a fine gara.
Casey Stoner glorioso vincitore del titolo di campione del mondo 2007 su Ducati, quello che di meglio per due anni non ha saputo fare un altro super campione di motociclismo… Valentino Rossi, che in sella alla prestigiosa marca italiana Ducati, proprio non ci volle stare… cosa ci sei venuto a fare… ancor mi chiedo.
Barry Sheene, aveva più fratture lui che uno scheletro umano gettato dal quinto piano di un palazzo… ma ‘apriva’ comunque il gas senza ritegno.
Francesco Papi era pelato e sotto il casco anche quel giorno in cui la sua moto “500” due tempi, si inchiodò sul rettilineo grippando alla folle velocità di 250km., aveva un paio di mutandine di sua moglie appiccicate sulla ‘pelata’ come portafortuna ma quel giorno era Paperoga non Gastone e il tanga glielo tolse una persona addetta ai primi soccorsi. Eroi che tentai nel tempo di imitare in varie specialità a due ruote dalle gomme artigliate per il fuoristrada alle slic da pista.

Eroi del motociclismo delle domeniche altrimenti noiose accompagnate sulle note melodiose di Lucio Battisti, barry White, Donna Summer, Mina, Dalla, Venditti, Tina Turner e cento altri fino alla sconfinante melodia d’orchestra del maestro americano, Burt Bacharach, e ancora fino a scivolare con l’immagine delle indimenticabili colonne sonore dei film Western all’italiana dirette da Ennio Morricone.

E il tempo passa e ancora si ‘cresce’… di nuovo cambiano gli eroi, e arrivano di corsa i Pompieri, sprezzanti e indomiti del pericolo, si gettano a capofitto nelle fiamme per salvare qualche vita in pericolo, passa dell’altro tempo ancora e di nuovo si ‘cresce’… i pompieri da eroi diventano semplicemente brave persone che compiono il loro dovere e lavoro… non meno pericoloso che un muratore salga su di una impalcatura di molti piani senza adeguate protezioni… magari perché immigrato clandestino, magari perché ha una famiglia numerosa da sfamare… anche loro allora sono eroi… no! È brava gente, ci vuole di più per essere eroi è ‘solo’ gente onesta.

E dopo molti si ‘cresce’, ancora si ‘cresce’, sempre, fino alla fine, i nuovi eroi diventano S.‘Giôanì’, S. Lolėc, beata Maria Teresa, Francesco Santo e Papa, Gandhi, Nelson, Dalai Lama, e mille altre stupende persone fino ad arrivare a mio cugino Aristide che ha salvato 4 gattini abbandonati in una cesta accanto al bidone dei rifiuti.

Non ci si ferma, si ‘cresce’ un altra volta, altri eroi, Mario, Fabio, Lucia, Maria, Antonio, Pasquale, Andrea, Luca, Marina, Susanna e Francesca, Infermieri di un ospedale in emergenza covid in Italia, dott. Francesco, dott. Marino, dott. Ernesto, dott. Camillo, dottoressa Rosanna e Luisa i loro caporeparto… dottori e infermieri che combattono contro Mefisto il re nero del male… il re bianco etereo del covid 19.

Tutti eroi di bene e male di un ormai lontano passato della mia adolescenza e eroi del presente, poi si cresce e si usano mascherine per scongiurare di essere intubati, e i nuovi eroi sono dottori, medici, infermieri e personale addetto alla pulizia. Chissà quanti Paperino, Paperoga, Alan Ford, Bob Rok e indiani maltrattati non saranno eletti Santi in Cielo, intanto si prega, non esiste alcun uomo al mondo che non preghi. Prega anche chi pensa di non pregare. Non esiste persona al mondo che non desideri un qualche cosa nel proprio cuore… e prega, auspica a se stesso che si avveri il suo desiderio, piccolo o grande sia… prega. Forse non prega un dio, ne Santi, ne “santoni”, ma comunque spera si avveri ciò che chiede dalla vita e prega per la buonasorte o una risposta filosofica, prega per il Buddismo, l’Induismo, l’Islamico, il Cristianesimo e per assurdo prega anche il ‘“terrapiattista” una nuova filosofia di vita che nel suo credo esiste solo se stessi e dice che la terra sia piatta e convinti che tutti gli uomini del mondo siano strumentalizzati, manipolati e ingannati, e ancora si prega per più di altre ottocento ‘Credenze religiose’ o semplici ‘usanze di costume’ sparse nel mondo, persino si prega per un dio del male, molto più potente di cento ‘Mefisto’.

C’e anche chi crede solo in se stesso e pregherà per sè relegando la possibilità di unire il suo cuore ad un altro… a altri, ma è una scelta, pertanto priva di ‘giudizio’… che chi possa giudicare un altra persona qui sulla terra con il diritto sacrosanto di farlo io, ancora non conosco.

La preghiera è chiedere un qualcosa a qualcuno, alla Natura, alla vita, e da qualunque parte del globo o delle stelle dove hanno pregato anche gli astronauti “parta” la preghiera, lo stesso sarà sempre dal cuore anche più acido, perché una preghiera è “chiedere” e non può venire che da lì.

Il cuore è comandato dal sentimento dell’amore e la mia risposta al riguardo é Dio. che è Amore. Questa è la mia risposta di preghiera, ognuna e ognuno Persone possono cambiare la risposta in mille modi, ma all’Amore ci credono tutti. Preghiera un modo come un altro per chiedere venia al tempo che inclemente incalza, nuovi eroi o presunti tali che si identificano nel nostro immaginario per dar spirito alla nostra esistenza, coraggio per continuare nell’estenuante lotta alla ‘vivenza’.

Purtroppo gli eroi non sono sempre chi dice di esserlo… anzi quasi mai. Si mascherano da eroi per far ‘perdere le loro tracce’, in realtà sono spesso approfittatori o disperati in cerca di aiuto senza avere il coraggio e l’umiltà necessaria per chiederlo e cercano di infondere fiducia a chi in loro la ripone. È la storia di Claudio, un eroe senza colpa se non quella di essere un ingenuo e ignaro partecipe di un ‘destino’ cucitogli addosso e dipinto per Lui, oppure un eroe senza onore. Claudio un eroe mascherato ma non come l’Uomo Ragno, la sua faccia era pulita e bellissima quando si presentò in quel 27 Luglio 2017, apparentemente pareva non portasse nessuna maschera. Il signor Claudio con secondo nome che ricordava il mare e un cognome che non si dice. Un ‘signore’ distinto, alto 1.80, fisico asciutto con vita stretta e spalle larghe da ex pilota di automobilismo privato qual fu.

27, 7, 2017… tre 7, doppio ‘2’, uno ‘o’ e un solo ‘1primo’, un bell’intrigo di numeri, bisognerebbe saperli ‘sbrogliare’ con l’aiuto degli astri, e di ‘Mago Merlino” ma non esistono né uno né l’altro se non nella fantasia, e allora adesso più di tre anni dopo che fare? Le ho provate tutte… e non so ancora se sono stato gabbato o se arriverà prima o poi un lieto fine… mi ‘rimane’ la Fede, quella del cuore e null’altro. Otterrei la risposta che ancora non mi sono dato del perché ho scelto Claudio come nuovo ‘eroe’ a quasi sessant’anni d’età.

Sto fumando una sigaretta nel tanto che sorseggio mezza tazzina di grappa…. cosa che faccio da anni dopo ogni pasto, è l’appagamento di tutte le cose che vorrei, ma non riesco a fare. Fumare un sigaro e bere un ‘goccio’ di grappa è lo scacciare cattivi pensieri… è tirare giù la saracinesca di una bottega a sera inoltrata. E allora c’è tempo per pensare e sentire quello che altrimenti non puoi udire. Sul ‘solito’ balcone di casa, sento l’annuncio con il suono delle campane del paese che daranno i rintocchi dell’ora in cui mi trovo. Sono le otto, otto rintocchi che si susseguono inseguiti da altre campane che vogliono dire la stessa melodiosa cosa contemporaneamente.

Si sente chiaramente il melenso suono dei rintocchi del pesante batacchio che picchia sulla campana. Un tempo si sentivano così bene solo di notte le campane, quando il silenzio aveva gremito metà del mondo anche se in genere, era meglio che a vent’anni non si sentissero affatto quelle campane, a parte l’essere di notte in riva al mare in compagnia della luna e di un amore che stava nascendo, per il resto a quell’ora era solo essere volutamente incoscienti e il suono di campane che annunciavano lentamente ma inesorabilmente la fine dell’incoscienza spesso cercata e desiderata, più che piacevole giungeva stridulo. Adesso si sente chiaramente il suono armonioso delle campane, c’è il covid a tenerci stretti i nostri più reconditi sopiti sentimenti. C’è covid in cattedra signori, e il suono delle campane non ha ostacoli, non si sente più il frastuono della vita che intralcia l’annuncio sonoro che ti fa sentire ancora al mondo a quella tal ora. Dopo questa catastrofe batteriologica ci rimarranno molte ferite, e non ci scorderemo mai più il suono delle campane e delle sirene. C’è il covid19 e c’è Claudio ancora “posteggiato” in Africa con tutto il seguito della banda Bassotti che lo seguono da casa… in Italia.

Sono passati tre lunghissimi interminabili anni da quando scelsi un nuovo eroe nella mia vita, per inganno o malasorte quel giorno che conobbi Claudio si travestì da Robin Hood, colui che in Inghilterra nella Contea di Nottinghamshire si rifugiava nella sua foresta di Sherwood dopo ogni furto perpetrato ai danni di ricchi Lord a beneficio dei poveri nei villaggi martoriati da tasse sempre più pressanti.

Vidi per la prima volta Claudio con questo tipo di sguardo… era vestito di verde, arco e frecce in spalla e cappello con piume di fagiano ai lati, come quello degli Alpini anche se con la tesa più lunga sul davanti del viso… Robin Hood che ruba ai ricchi per dare ai poveri e io che non ero povero in canna, ma zeppo di debiti e guai del mio travagliato passato vidi come il più bello dei miraggi la proposta che quel giorno mi fece ‘RobinClôd’, fu come se nel mentre parlasse guardandomi dritto negli occhi senza mai abbassare lo sguardo nemmeno per un battito di ciglio, i miei guai fossero d’incanto finiti… pensai. Finalmente mi dissi, con questo nuovo “eroe” posso cambiare vita e dedicarmi solo a scrivere libri. Claudio parlava spiegandomi nel dettaglio il motivo della sua richiesta che poi tanto per non cambiare, era di denaro… ed io guardavo le sue labbra che si muovevano frenetiche del voler dire, ma invece vedevo una casetta di legno sulla cima di una collina e sotto di lei la vastità di un mare agitato…

Ero al sicuro tra le sue pareti, le alte onde schiumanti di rabbia non mi potevano raggiungere. Scrivevo su di un tavolino con carta e penna e un bicchier di vino accanto al camino acceso dove davanti erano ‘acciambellati’ i miei due cagnolini sui loro cuscini, e la mia adorata compagna fumava beatamente una sigaretta davanti alla finestra di tanto in tanto rabbrividendo a osservare il gelo fuori che faceva a pugni con il dolce tepore di dentro.

Dovetti gioco forza tornare nella realtà all’interno del locale… Claudio era nei dettagli della sua richiesta… e anche non lo ascoltassi più perché l’avevo già vestito con calzamaglia e blusa di flanella color verde e piume in testa, in quei momenti ero altrove con la mente e con il cuore.

Avevo già accettato… aveva già accettato per me la mente che aveva prevalso sul cuore e il cuore suggerisce sempre di avere pazienza per ponderare con diligenza ogni singola proposta. Ma mi piacque Claudio, mi piacque a prima vista. Era vestito con pantaloni grigi ben stirati con la riga nel mezzo, camicia azzurra con colletto steccato azzurro modello antecedente di una abbondante decina d’anni come del resto i calzoni e i mocassini… ma tutto ben curato, riga nel mezzo, colletti stirati e mocassini tirati a lucido di fresco.

Il giorno prima dell’appuntamento con il mio “nuovo eroe”, ricevetti una telefonata da Dario. Dario lo conobbi un paio mesi prima per via di Ugo che me lo presentò. Ugo un ancora relativamente ‘giovane’ ex politico con un passato alle spalle come primo cittadino più giovane d’Italia, oltre essere stato una pedina importante per un movimento politico del nord Italia, coraggio da leone per gli “affari”, forse agnello davanti all’evidenza… come Claudio… molto fumo… poco arrosto.

Ugo quel giorno di due mesi prima conoscessi Claudio, mi presentò l’ing. Dario che era accompagnato da un altro ingegnere, Vinicio, un aspirante attivista politico, una persona garbata nel linguaggio e nei modi, distinto professore insegnante che non ho mai capito bene a chi è per cosa facesse da docente, del resto è impossibile capire perfettamente un politico, della lingua biforcuta dei serpenti è impossibile conoscere esattamente il suo muoversi, gli occhi della brava gente sanno focalizzare solo una lingua per volta… Ugo, forse l’anello di tutto l’intrigo, forse un ignaro attore assoldato dal destino… chissà se si saprà mai la verità. Sarebbe bello poterla conoscere… la verità, non per vendetta o per colpe strane, ognuno viene attratto da un qualcosa di particolare nell’accettare una determinata situazione di vita. Ognuno è libero di scegliere cosa fare e per chi è cosa farlo. Inutile quindi addossare responsabilità con una graduatoria il più malvagia possibile, tutti hanno colpa dal momento in cui hanno partecipato nell’attrattiva della conquista di denaro facile e “veloce”.

Sarebbe come voler imprigionare il destino dopo un lungo processo che dura da anni. Il destino è fatto di momenti, e questi sfuggono veloci ad ogni minuto che si trascorre perché il tempo vola. Non si può processare il destino perché o è già passato o non ha ancora da venire… il futuro non ci è dato conoscere. Non c’è niente e nessuno da processare se non se stessi.

Conobbi Dario e Vinicio in un paio di appuntamenti che mi proposero presunto lavoro o affari, io mi presentai da loro con Egidio, un dott. commercialista conoscenza di un passato nemmeno troppo remoto, essendo stato super revisore contabile del l’allora studio dove tenevo la contabilità, pensai così di farmi aiutare per colmare alcune lacune nella mia memoria in merito al lavoro che avrei dovuto eventualmente svolgere per il ‘docente’ e l’ingegnere. Fu così che io e Egidio venimmo presentati ad alcune persone per appunto presunti lavori, feci la mia offerta e non ricevetti nessuna risposta positiva in merito, uguale, perdita di tempo in questa e quell’altra fabbrica per molti giorni, pranzi e cene sul gobbo, benzina consumata dalla Jaguar di Egidio. Un mese quasi due di questo tira molla e poteva già bastare l’aver capito che si trattava di cose campate in aria a parole ma non di fatti concreti. Dario al primo appuntamento in quel grande centro commerciale alle porte di Milano, dopo avermi esposto l’affare che avremmo potuto concludere con il primo industriale che ci fecero incontrare, mi parlò consecutivamente di altri cento “ presunti affari” e ogni uno era più consistente dell’altro nella misura economica e questo mi lasciò molto perplesso… troppa Grazia S. Antonio… poi mi parlò di se e di come mi avrebbe firmato documenti importanti per la modica spesa di una cena per due in un ristorante qualunque casomai mi fosse in futuro servito quel tipo di servizio, in pratica passò dal propormi affari da milioni di euro a ‘cose’ da poche centinaia di eur, in aggiunta al peggio prima che ci lasciassimo mi chiese 200€ perché aveva smarrito il portafogli o l’aveva dimenticato a casa. Certo non fu un buon segnale, anzi fu un “buon campanello d’allarme”.

Forse mi ingannò il fatto che nel frattempo, tra un perdita di tempo e l’altra, venni allettato dall’affascinante proposta che mi fece Vinicio, quella di entrare in politica con un immediato ruolo da leader, così che mantenni un legame di amicizia con i due ‘allegroni’ nonostante la cattiva impressione che io e Egidio giustamente si fece su di loro. Nei mesi a venire, dopo parole che erano scorse come un fiume in piena, promesse e gratificazioni verbali, mi resi conto che il buon Vincenzo mirava solo a impostare tra le sue fila, un numero consistente di persone che praticamente dovevano costruire il muro su cui si sarebbe eretto il “busto” della sua presidenza… e gli altri ‘sotto’, molto ‘sotto’… semmai si sarebbero visti ancora.

Purtroppo questo avvenne qualche mese dopo che feci il “grande affare” della mia vita con Claudio nel senso di disfatta totale e quindi anche mi resi conto di aver fatto da giullare a Vinicio, la “frittata era di già fatta. L’avevamo già fatta ed eravamo in buon numero di persone anche se a pagarne le conseguenze siamo solo io e in minima parte il malcapitato Egidio… e chissà quando e come potrà mai finire, iniziò tutto con 300mila€ per passare a2milioni, 2milioni e mezzo di euro che avrei dovuto percepire e non presi mai se non in sogno, in compenso un mezzo milione di euro mi rimasero sul gobbo da restituire a persone che pretendono gli si renda il tutto con minacce e interessi vertiginosi.

… il giorno prima dell’appuntamento con Claudio, una telefonata da parte di Dario. Dario? Era quindici giorni che non mi tormentava più con presunti affari milionari… e prestami 100€ o prestami l’auto che la mia l’hanno sequestrata i vigli perché ero sprovvisto di assicurazione obbligatoria… mi diede un appuntamento il giorno dopo promettendomi che non mi sarei pentito quella volta, mi promise che si trattava di “cosa” sicura e comunque avrei deciso liberamente dopo aver parlato con un ‘industriale’ se mi fosse o meno interessato alla loro proposta. Parla con il signor Claudio mi disse al telefono, è un affare da fare semplice e “sicuro”. Signor Claudio, “il Robin Hood”.

Così il giorno dopo, un giorno d’estate, avendo accettato la proposta di Dario, mi presentai all’appuntamento che fu a Bergamo nello studio di Egidio che divideva con un altro commercialista che di fatto era il proprietario dello studio associato. Aspettai Claudio e Dario sulla strada assolata di luglio e di lì a poco dopo le 16, vidi un auto che si avvicinava e parcheggiava ai miei piedi. Scese Dario l’ing. distinto fintanto che non apriva bocca, accompagnato da un altra persona di piccola statura che disse poi di essere Omar, un amico commercialista di Claudio che con la sua presenza, voleva sigillare e avvalorare le parole che mi sarebbero state dette al riguardo “dell’affare della mia vita” e dal momento che l’appuntamento era nello studio del mio amico commercialista, probabilmente ha pensato di poter essere utile nel confermare con dati tecnici il ‘parlare’ di Claudio che anche lui nel frattempo scese dall’auto.

Claudio si presentò con un caloroso stretta di mano, mano morta da Omar e un semplice cenno con sorriso da Dario. Primo campanello d’allarme prima ancora che si salisse i due piani del palazzo che portavano allo studio di Egidio… io li, mi spiace non salgo disse il sign. Claudio, scusate ma anni or sono ho avuto un brutto dissapore con il proprietario dello studio… tale Pinco e Pallino associati… niente da ridire non fosse che nel dirci questo non aveva un viso sereno come chi ha avuto un semplice ‘dissapore’ con qualcuno, era piuttosto il volto preoccupato di una persona inquieta. Dirottammo al di là della strada l’appuntamento, chiamai al telefono Egidio e gli chiesi di scendere al bar di fronte il suo ufficio. Il bar era curiosamente inserito nel contesto di un negozio che vendeva cibo e accessori per cani e gatti, ma ci consentirono lo stesso di sederci in uno dei loro tavolini per bere un caffè. Tutti seduti, io, Giorgio e la Banda Bassotti al completo… peccato solo non ci fosse il commissario Basettoni insieme a Topolino, la storia che stava per iniziare, avrebbe avuto ben altro felice epilogo.

Dario lo voglio paragonare “al Conte” di Alan Ford, un nobile decaduto che avrebbe venduto ghiaccio al polo nord pur di intascare qualche soldo, con la sola differenza che il Conte Oliver era intelligente, Dario un disperato che rimase in disparte al cerchio creato dagli altri astanti intorno al tavolino. Ancora da scoprire dopo più di tre anni se era Giuda che prese 30 denari, o fosse in buona fede pensando di guadagnare soldi facili.

E Claudio iniziò a parlare del perché della richiesta d’appuntamento. Per “indorare la pillola”, si identificò dapprima come un ex industriale che acquistò a suo tempo lotti di terreno per la realizzazione di immobili e villette a schiera in punti disparati nella nostra regione lombarda, e non mancarono certo i nomi altisonanti di industriali che avrebbero lavorato con lui nella realizzazione, ancora oggi sono persone rispettabili nel loro settore edilizio… e ok! “la supposta era entrata”, poi finalmente arrivò al nocciolo della questione. Claudio disse che inseguiva un progetto da anni e vi aveva investito quasi 400mila€ e la ragion per cui si trovava al nostro cospetto era che per la risoluzione del problema doveva avere ancora 110mila€ per poter ‘sbloccare la situazione. Si trattava del fatto che dopo estenuanti pratiche burocratiche era quasi riuscito ad ottenere l’appalto per la costruzione di un edificio ospedale a Malta. Si trattava di un ultima trance per accedere al tesoro di Alì Babà segregato nell’isola del tesoro, Malta dove sarebbe sorto un ‘edificio’ ospedale perché in realtà doveva essere una clinica specializzata per la riabilitazione di chi paraplegico o infermo totale potesse “indossare” l’apparecchiatura Metallica che li facesse camminare autonomamente sorreggendo il corpo. Due mesi… Massimo tre dove il cliente per la degenza sarebbe stato trasferito nei confortevoli locali di un castello da restaurare proprio a poche centinaia di metri, anche quest’ultimo compreso nel progetto. Per “sole” 2500€ al giorno per 60/90 giorni il paziente infermo diventava Lazzaro si alzava e camminava.

Costo totale dell’opera 100Milioni di euro che sarebbero state immediatamente versate nelle tasche di Claudio e Stefano, un tipo ora in pensione che diceva fosse stato “uno” che lavorava per un ente di sicurezza internazionale, gli venisse ordinato, trasportava da un capo all’altro del mondo una valigetta che consegnava rigorosamente chiusa, a Ministri e Segretari di Stato, senza che fosse mai a conoscenza del contenuto della valigetta nera 24ore, anche se in realtà per via di pettegolezzi di palazzo dove aveva sede la sua agenzia d’intelligenza, sapeva benissimo che non sempre la ventiquattr’ore nera conteneva dei documenti, spesso c’era il contenuto economico sotto forma di pietre preziose per poter scatenare una “piccola guerra”, o al meglio ma sempre peggio, poteva contenere la garanzia di una vita agiata a chi si fosse impossessato del suo contenuto. Insomma, Stefano il socio di Claudio che operava direttamente da Malta e si spostava a Bruxelles o in Belgio a seconda di documenti da procurare e far vidimare. Cento milioni di eurocasch per ‘99’ anni di usucapione e sfruttamento dei beni terreni e immobili con annesso il beneplacito da parte del municipio per la realizzazione e l’urbanistica dei fabbricati, ‘99’ nove anni, Claudio ci vide la sua vita e ci vide anche il futuro per i propri figli e nipoti… i pronipoti avrebbero vissuto di rendita pure loro.Ma torniamo all’allegro convitto riunito di tutta la Banda Bassotti, a grandi linee avevo capito, a Claudio servivano 100mila€ per sbloccare una situazione che gli era già costata di tasca propria quasi 400mila€, e 10/ 15mila€ per sostenere le spese di viaggio e consegnare il denaro da un commercialista a Bruxelles che si sarebbe immediatamente attivato per la risoluzione del contratto. A voi, disse Claudio rivolgendo lo sguardo a me e il resto della combriccola, vi corrispondo entro 4/5 giorni 50mila€ di più di quanto mi darete.

Passarono un bel po di secondi tra lo stupore generale, smisi di sognare, non vedevo più la casetta di legno sulla scogliera, vedevo distintamente il viso senza un filo di barba di Claudio, come ripreso da un pensiero veloce che mi era balenato in mente, mi rivolsi a Egidio, Omar e Dario chiedendo loro se per cortesia potevano allontanarsi da me e Claudio per qualche istante. Per niente stupiti così fecero e si diressero al banco per bersi un altro caffè lasciandoci soli.

In pochi secondi avevo già fatto i miei conti, guardai Claudio fissandolo dritto negli occhi e gli dissi, signor Claudio, lei è una persona che ispira fiducia so che ha una bella famiglia con tre figli e una bella moglie, si presenta bene e mi sembra sincero, però ho da farle una controproposta. Lei per questa situazione ci darebbe la somma di 50mila€ che per 4 o 5 giorni è una cifra importantissima, molto al di là di qualsiasi interesse legale esistente al mondo, ma io in cambio ho da dirle altresì che in questo momento le banche danno soldi solo a chi ne ha già di suo e 110/115mila€ adesso probabilmente le darebbero solo al primo ministro italiano ma solo con adeguate garanzie. Quindi 50mila€ sono tante ma divise in due o tre persone che riunirò per racimolare la somma, non cambiano la vita, diventano relativamente poche, quindi io le propongo che accetto di cercare di trovarle la somma che Lei chiede a due condizioni, cioè che oltre le 50mila€ mi faccia un prestito personale di 300mila€ che mi defalcherà mano mano dal lavoro che io verrò a fare con le mie squadre di elettricisti, muratori, imbianchini e idraulici per la sua clinica prima, e poi per sistemare il castello per la degenza, la seconda condizione e che non posso trovare il denaro se non in una buona quindicina di giorni. Non mi importa di imbarcarmi in questa storia per guadagnare (si fa per dire) 10.000mila€ e inoltre sono stanco di fare cose losche, ho già pagato il fio di troppe stupidaggini che ho compiuto in passato, con quel che le contropropongo mi sento più tutelato e sopratutto sarà tutto certificato come per legge. Inoltre chiesi che per garantire l’operazione Claudio firmasse alcuni assegni senza data con l’importo iniziale pattuito, e questo fu il primo problema, disse che in banca a Bergamo non aveva movimentato il conto ormai da anni essendo che operava all’estero i suoi interessi, al che mi fece una controproposta, cioè di darmi assegni di una sua parente che all’epoca era impiegata con un ruolo di alta responsabilità in una importante industria bergamasca. Tre assegni con la modica cifra di 50mila€ cad. Accettai pensando che fosse solo per garanzia ovviamente, anche perché oggettivamente assegni di un così elevato importo, non potevano certo essere riscossi perché non v’era una fattura e perciò non giustificabili fiscalmente, una formalità quindi. Claudio con pochissimi attimi di esitazione, quasi come facesse parte di un copione non dover dire subito si, mi allungò la mano attraverso il tavolino attendendo la mia in risposta, ma lo fermai e con un cenno richiamai gli altri dal banco bar e solo davanti a loro dopo aver spiegato velocemente il nostro nuovo accordo strinsi la mano forte di Claudio. Una bella stretta di mano a sigillo di un accordo che non fu mai rispettato dal bell’uomo sbarbato, ma questo fu solo l’inizio di un lungo, lunghissimo Calvario che non ebbe solo “3 cadute” ma “30” come i denari d’argento di Giuda avuti per un tradimento che voleva comprare un campo… e invece si impiccò ad un albero secco come era l’umore della sua anima nel momento di voler espiare la colpa, il respiro dell’anima.

Si fanno quasi un centinaio di respiri in un ora, come lo sbatter d’ali d’un secondo di un colibrì in volo. Quasi cento volte, il battito di un cuore umano che batte in un ora, non di un colibrì, quello batte in una vita milioni di volte più del nostro. Il respiro è la vita, ed è Lei stessa che ti prende per mano regalando il primo respiro, e lì si fa padrona del resto dei respiri che verranno in una esistenza.

Implacabile e veloce la vita corre e trascina con se in un tunnel sin dal primo respiro. Il famoso tunnel, che la scienza chiama ‘buco nero’, oltre quale il nulla, quel buco nero che vede ogni morituro e ne testimonia l’esistenza chi riesce ad uscirne miracolosamente indenne… e dice di aver visto la Luce oltre il nulla. Un tunnel che la vita percorre con un vortice intriso di gioie e dolori, per questo i respiri di un uomo a volte sono turbati e affannosi, altri gioiosi e sereni. Bisogna prendere il giusto ritmo della vita per respirare meglio, bisogna là si lasci correre e noi rallentare per ammirare un tramonto che si è lasciato alle spalle… aumentando i respiri solo quando arrivano al cuore che ti vuol far conoscere l’Amore.

La vita è bene farsela amica, Lei non morirà, per questo non invecchierà dispensando giovanili consigli a chi avrà buone orecchie per saperli ascoltare. Se invece la vita sta stretta come un abito di due taglie in meno a chi la indossa, non potrà di certo godere di un consiglio amichevole da mamma vita, che al contrario comanderà che il vento sparga per il mondo la vanità che ha trovato nel suo continuo vagare nel cercar di raggiungere i cuori degli uomini con verbo di verità.

Dare vita alla vita, è respirare, meglio sia un sano respiro, sincero che non trema, amorevole, che sussurrato in un orecchio sa far fremere per essere amato. Il respiro ci segue accompagnato dalla vita ed entrambi fanno respirare l’anima. Il respiro dell’Anima, involucro di emozioni che si travestono da cavalieri della mente che montando il loro nobile destriero cavalcano mondi ignoti nascosti negli angoli più remoti dell’inconscio della mente la quale non riesce a trattenere l’impeto di ciò accade e lo rilascia al cuore che la trattiene quel tanto da sapere se è cosa buona.

E stato un anno da non scordare mai più. È stato un anno che ci ha tradito sin dal principio dicendo due volte “chi ha venti, ha vinto”, un anno che ha collaudato la stupidità umana a braccetto con l’impotenza. Governanti incapaci, tv spazzatura, social addomesticati per ‘intontire’ la gente, falsi ideali mascherati da personaggi che hanno svilito la morale faticosamente conquistata nel corso dei secoli scorsi a partire dai contadini dalle mani rugose, il lavoro che premia sempre meno i deboli ingigantendo l’ovile degli emarginati e arricchisce a dismisura poche persone che erano già ricche di loro. Una nazione che quest’anno ci ha tolto il respiro portando nelle case di tutto il mondo un nemico invisibile, un continente con gli occhi a mandorla che secondo le previsioni ha anticipato di cinque anni il diventare la prima potenza mondiale scavalcando di fatto “50” stelle. Un anno dove non sono cessate le guerre, ma le hanno imbavagliate con un problema maggiore e sono sempre più ‘accese’.

Non é stato un buon anno, ma lo stesso non è che l’epilogo di un uso smodato e insensato del nostro pianeta che dopo essere stato surriscaldato sciogliendo la vita ai poli, spogliato di foreste, deturpato e vilipeso in ogni dove, grazie all’immensa alterigia umana, ci ha fatto quest’ultimo “regalo” inquinando l’aria di tutto il mondo con un virus… era solo una questione di tempo ed è successo ora. Ci sono rimasti gli abbracci non dati, ma mai così tanto desiderati, la cupidigia sopita in ogni cuore, la solidarietà del vicino di casa che prima non si conosceva se non per nome, e i luoghi di culto sempre più assiepati. Ci ricorderemo di cambiare la rotta che ci porta verso le isole ammaglianti delle sirene di Omero, e tutto può avvenire in un sospiro che entra nel corpo per far respirare l’anima.

E di nuovo si ritorna all’estate del 2017. Sono passati 15 giorni dal ‘patto’ e con comprensibile indulgenza, i finanziatori, e io, l’eletto responsabile di tutto nel bene e nel male, aspettavamo con ansia ogni giorno la telefonata da Claudio, diceva che era insorto un intoppo burocratico e per questo si ritardava il giorno per firmare i vari contratti in uno studio di Bruxelles per “99” anni di concessione a costruire e rifacimento del castello della clinica a Malta.

Insomma Robin Hood era in sella al suo Mustang e dalla foresta di Sherwood si trasferì per incanto in una vasta prateria davanti agli occhi. Cento altri cavalieri coloni americani accanto a lui alla distanza di un miglio l’uno d’all’altro, tutti pronti per il via che veniva dato da un colpo di pistola… stava ad indicare che la corsa aveva inizio. Allo sparo si spronavano i poveri cavalli, che stramazzavano al suolo dopo che sfiniti non avevano più forze e fiato. Lì, dove il cavallo moriva, era il punto estremo di terra raggiunto dal colono e quindi di diritto conquistato per gentile concessione degli Stati Uniti d’America. Disdetta solo che mentre i coloni correvano a spron battuto per conquistare proprietà terriera, pur sapendolo, ignorarono totalmente che il popolo fiero dei Pellerossa Indiani d’America fossero i legittimi proprietari da secoli e secoli prima ancora di Tex Willer.

Claudio era lì, come fosse davanti al cordone di partenza del palio di Siena montando un cavallo senza sella e a briglie quasi sciolte, che schiumava rabbia dalla bocca. Era lì a sostenere la squadra che l’aveva eletto primo cavaliere di una importante contrada di Firenze. E ci fu un altro campanello d’allarme… RobinClod non era esattamente un fantino con i suoi “182” centimetri d’altezza. Ma oramai il primo acconto di 62mila€ era già stato versato da Gianni tramite regolare bonifico bancario, dopo venti giorni di insistenza da parte mia…io, il responsabile, il ‘poveraccio’ ricco di parole e ottimismo gratuito per tutti. A quei “62” si erano aggiunti 25mila€ che Giorgio il commercialista amico mio, riuscì a ‘trovare’ tramite un altro suo amico che conosceva altri amici… il direttore di una importante sala ludica in città, un industriale sulla soglia del tramonto per raggiunti limiti d’età e quindi poteva usufruire per poco tempo di una parte della sua liquidazione, e furono versate altre 25mila€ rispettabile artigiano di nome Andrea faceva il responsabile per loro, lo stesso che io feci per altri. 112mila€ già versate con regolari bonifici bancari. Casuale, finanziamento.

“15” giorni di ritardo per firme e controfirme su documenti internazionali, poi altri “15” e inizio degli estenuanti “abbi fede” rivolto quotidianamente ai primi due partecipanti dell’avventurosa impresa economico sociale al quale si unì una terza persona, il sig. Battista che convinsi a versare il rimanente della somma chiesta da RobinClod, cioè 28mila€ di cui 18mila€ dopo circa tre settimane dalla partenza del nostro “paladino” che pensai io al recapito mediante bonifici bancari nella unica banca in città dove Claudio in passato aveva operato con ingenti somme di denaro per i suoi affari da grosso impresario edile e che adesso non gli rimaneva che il triste ricordo ma conservava per sua fortuna, ancora il numero di conto corrente.

Nel frattempo per non stare con le mani in mano, presi contatto con un amico capomastro che con la sua squadra avrebbe eretto mura, un altro amico elettricista per la delicata operazione di istallare apparecchiature sofisticatissime, e poi in famiglia mi rivolsi per chiedere una squadra di isolatori addetti alla coibentazione e insonorizzazione delle varie sale con materiali termo isolanti, e di certo non poteva mancare il falegname, e scelsi una persona a cui dovevo del denaro da tempo e intendevo così appianare il debito. Ci credevo in quel che stavo facendo e ai tre iniziali finanziatori davo sempre parole di conforto e speranza spiegando ciò che Robin spiegava a me in modo più che soddisfacente con regolari telefonate per il prolungarsi della “operazione”.

Ci credevo a tal punto che alla gente che reclutai per i lavori da eseguire alla realizzazione della clinica, avevo detto loro che sarebbe stata una specie di lavoro-vacanza, in trasferta per alcuni mesi, lontano dalla routine quotidiana di sempre e… lontano da mogli e figli che si amano sopra ogni cosa, ma tra i trenta e quarant’anni d’età media di ognuno, era bello ‘scordarsi’ del proprio nucleo famigliare, un po’ come succedeva nelle feste di paese dove veniva ‘concesso’ agli uomini almeno per una volta la settimana di bere vino e birra in misure abbondanti in compagnia di altri allegroni… e sono ancora qui che ‘la racconto’ tre anni e mezzo dopo.

È tutto innevato. Cadono frotte di neve dai rami spogli che piegati dal peso si liberano da esso. Tutta la città è coperta da una coltre di neve. Sembra che abbia steso un enorme mantello per coprire le nostre disgrazie, sulle macerie di un nostro triste presente. Sembra come la neve abbia schiacciato a terra la pestilenza di un virus che librava felice nell’aria. La neve ha imbiancato i cuori e regalato qualche momento di pausa ai nostri timori. Beffarda, è arrivata senza possa essere calpestata e “sciata”, si è messa in cattedra e con il suo candore ammonisce il male scuro… la neve dice… sono io la cura, la Natura. Sotà la nif il pan… s’disia a Milan… e l’ha disia pô a la me mama” quand’era crocerossina nel “42” a Milano. Sotto la neve il pane, dicevano a Milano e lo diceva anche la mia mamma…

Mi immergo nel mio mondo cercando risposte che non trovo da tempo. Dei momenti con me stesso per ritrovare una serenità ora offuscata, ma tento costantemente di mandare via la nebbia dei dubbi, con larghe manate. È bello sentirsi padrone di qualcosa anche se consapevole, non si è padroni di nulla.

Siamo padroni solo di noi stessi e io per questo mi immergo nel magico mondo di alberi brulli che fan vedere solo il loro scheletro, così che i miei pensieri non si oppongano a foglie rigogliose, e scivolano fino a vedere più in là del mio sguardo. 

E sono in un mondo fatato, fatto di alberi luci, silenzio e come unico strumento musicale, il suono suadente del ruscello che scroscia gentilmente a valle.

Dei momenti da cui distogliermi da una realtà che mi opprime per come mi sia stata cucita addosso, ed io che con le forbici, non smetto tentare di tagliare il groppo, il nodo giusto che tagliato sbrogli la matassa della mia vita. È storia di tutti, è storia di vita, e ognuno nel mondo trovi qualche momento per se stesso per capire come si possa convivere rispettando il prosssimo suo come se stesso… c’è tutta la formula del saper vivere. Momenti in cui mi sono distolto dalla realtà che non sempre reggo, ma siccome ancor oggi rimango nel sogno che RobinClod ha creato nel mio essere… anche se adesso tutto è cambiato e tuttora presente. Non penso più alla casetta di legno sulla scogliera, penso solo alla felicità di poter rifondere i miei finanziatori, se così per gentilezza si possano identificare… penso con tristezza anche allo stesso Claudio, ha lasciato moglie e figli a casa dove oramai a questo punto esiste uno sfratto da tempo eseguibile ma solo rimandato per pandemia, e non bastasse la moglie sembra non ne voglia più sapere di Lui e mi fu detto che aveva forti intenzioni di tornare in Sardegna dalla madre. Non parlo più frequentemente al telefono con Claudio, adesso si trova in Africa che per stare in tema di dea… mooolto bendata, vi andò l’ultima volta tra la fine di Gennaio o l’inizio di Febbraio… qualche giorno dopo il suo arrivo, il mondo venne blindato e Lui in terra straniera fu “mascherato” in una “quarantena” che dura da un sacco di tempo… perché l’invisibile e “bianco”. Sapevo sarebbe finita in questo modo.
Mi immaginavo un futuro dove mi trovavo sommerso dalla neve in una baita d’alta montagna.
Viveri a sufficienza e persino la tv satellitare.
Vicino alla baita una stalla con dentro una mucca e una capra da mungere che per raggiungerle dovevo scavare un tunnel… le galline per le uova e l’asinello per il basto a primavera.
Sapevo che saremmo tutti finiti così sommersi dalla neve rifugiati in una baita soli con i nostri pensieri.
E siamo tutti lì dietro il vetro di una finestra ma senza puntare inutilmente nessun fucile contro un nemico invisibile.
Non manca nulla, o manca ancor più di prima ma le cose spesso vanno come devono andare malgrado la volontà personale e non si può che sperare in un futuro migliore… la libertà di quando pensavamo di stare peggio e che ora con tutta questa neve appare come sia stato il meglio.
Sapevo che finiva così, c’era troppo ‘male’ intorno, ed era solo una questione di tempo perché quest’ultimo atto autopunitivo diventasse una coltre di neve abbondante che ci costringesse a parlarci di nuovo da porta a porta, magari per chiedere un po’ di vino in cambio di un cotechino.
Ma tornerà il sole e scioglierà la neve che ha preso il colore dell’aria che culla e spande in ogni dove effluvi maligni senza colore, apparecchieremo di nuovo la tavola con una bottiglia di vino in giardino… stavolta senza scordarci di invitare il vicino che porterà un cotechino.
Sapevo che sarebbe arrivata una grande nevicata, a qualcuno lo disse una vecchia ferita, ad altri lo dice un callo, a me l’ha detto il cuore.

Ad ora, 11” mesi di banane e pollo, per il povero Claudio, parcheggiato in casa di uno dei suoi “contatti” con “l’affare” per cui si trovava lì nel Mali, e adesso che è in Italia è la fine dell’anno e ci sono gli O gradi ‘meno’, da Lui ci sono “40” gradi ‘più’ Povero Claudio… peccato solo che non abbia mai ricevuto una videochiamata con il suo viso in primo piano e alle spalle un bel casco di banane ancora sull’albero. L’unica volta che in una delle nostre sempre più rare telefonate osai chiederglielo, sorrise imbarazzato e mi disse che era una stupidaggine ma che lo stesso mi avrebbe accontentato… mesi dopo risuonava ancora nelle mie orecchie quella risatina isterica che feci esprimendo non solo il mio di desiderio ma sopratutto quello di altri ‘investitori’ che volevano almeno uno straccio di prova che avvalorasse la sua mancanza dall’Italia, ormai giunta ad un anno dall’inizio della pandemia del Febbraio e tre anni e mezzo dall’inizio avventura.

Un paio d’anni fa da una mia amica che gestiva un bar sul confine della città, diedi appuntamento a Claudio per uno dei tanti colloqui chiarificatori a quattrocchi, e questi si presentò a Claudia con il suo ineccepibile savoir fer, e poco dopo gli venne presentato anche il figlio che studia medicina. Poi dopo convenevoli vari, ci appartammo in un tavolino e dopo aver sorseggiato del caffè e parlato delle “nostre cose” c’è ne andammo. Il primo ad uscire dal locale salutando tutti fu Claudio, io mi fermai per un ultimo saluto a Claudia e suo figlio e Lei guardandomi dritta negli occhi, con fare severo mi disse… stai attento, quell’uomo, Claudio… è un ‘attore’… un grande ‘attore’ e suo figlio accanto annuiva con il capo per avvalorare il parere della mamma.

Con il senno di poi ripensai a quel “stai attento”, parole che mi rimbombavano in testa come tanti colpi di scopa che la mamma mi dava da piccolo quando combinavo una marachella. Siamo in inverno, fine Gennaio 2021, i giorni “della merla” i più freddi dell’anno e sto ancora aspettando di ricevere quella foto che lo avrebbe ritratto in calzoncini corti e camicia a mezze maniche, terra rossa sotto i piedi e pianta di banane con caschi rigonfi dei suoi frutti.

Ci sono stati altri “stai attento, quello è un attore”, il più insistente e ripetuto, veniva da Claudio, stesso nome, altra persona, un amico mio da sempre, in pratica amici da quando avevamo 13 anni e ci conoscemmo su quel ponticello dove io e mio fratello più grande ci fermammo e abbassando il finestrino con la manovella chiesi se sapesse dove era la via G. Acerbis, e Lui, faccia da presa in giro mi indicò un bivio davanti al muso della nostra allora lussuosa auto come a dire… sono arrivati i bulli da città e subito da bravi adolescenti in realtà ‘bulletti’ entrambi ci detestammo, ma siccome chi disprezza di bocca ama di cuore, di lì a pochissimo tempo diventammo buoni amici. Claudio è una brava persona come tutti con i suoi pregi e i suoi difetti e se il suo pregio maggiore è essere un gran lavoratore e persona attenta a spendere il suo denaro, uno dei suoi peggiori difetti era ed è tuttora il suo pessimo carattere che non socializza certo con chiunque e ciò gli procura un sacco di guai con il rapporto che ha con la clientela, gestendo con Mary e figlia un allevamento di cani. A nulla valsero tutte le volte che confidandomi con Claudio, il marito di Mary che inveiva contro di me dicendomi che Lui l’avrebbe preso a calci in culo quel presunto grande industriale e invece che soldi gli avrebbe detto di andare a lavorare come manovale in un impresa di muratori, perché mi stava buggerando.

Anche Sandro con quella sua barba bianca da saccente cinese, mi mise in guardia, anzi non mi disse nulla, disse tutto direttamente a Robin Clod nel suo ufficio il giorno che all’inizio di questa tribolata vicenda lo portai al cospetto di Sa, abbreviativo di come amo chiamare Sandro, sperando divenisse un nostro ‘finanziatore’ ma venne liquidato al primo appuntamento in ufficio perché chiese delle garanzie come ogni cauto imprenditore avrebbe fatto a fronte di una richiesta di somma molto importante… e Claudio ovviamente glissò adducendo mille scuse… anche allora non mi fu sufficiente l’avvertimento, ormai l’immagine della casetta di legno sulla scogliera a ridosso delle colline mi si era stampato indelebile nella testa.

Intanto i giorni passavano come coltelli affilati nei fianchi di una carcassa di cervo appena cacciato, guardare infliggere quei colpi è come si stringa lo stomaco a rigore di un disagio è così mi sentivo dentro nei più giorni di un mese. I finanziatori s’eran fatti impazienti dopo un mese di scuse o presunte tali avanzate da Claudio, che una reggeva l’altra, perché nessuno poteva conoscere in realtà che a Bruxelles si stesse aspettando quel ministro di quel paese che doveva apporre il suo benestare sui documenti ma cagionevole di salute non si sapeva quando potesse arrivare. Era difficile mettere in dubbio che dopo tre mesi la firma fu apposta ma per un tal motivo doveva essere autenticata da un super visore contabile che veniva dal Belgio e comunque aveva bisogno di essere “unto” con una beneplacita pacca sulla spalla a forma rettangolare di banconote nuove di zecca. Ormai si era in ballo e ci fu bisogno di un nuovo finanziatore, e chi li aveva già messi, cominciava a far la voce grossa con il responsabile in Italia. Io. Un nuovo finanziatore per gli altri partecipanti alla favola di Biancaneve che ancor oggi non è stata baciata dal rospo, una vecchia conoscenza per me che già da anni mi servivo e ‘Gli’ servivo con richieste di denaro. Tirai in ballo anche Jonny che ci “finanziò” in varie occasioni a partire dal ‘belga’… molte trance di denaro ogni volta discusso con le ‘cattive’ e a suon di impegni e con interessi non di certo bancari o postali per l’ottenimento fino ad arrivare a circa 70mila€ nel corso di tre anni, e da sei mesi a questa parte Jonny non caccia più una lira per RobinClod . E ancora era difficile dubitare che si fosse innescata un altra complicazione per la risoluzione del contratto ma si aggiunse una fantomatica società russa che aveva concorso all’appalto dell’ospedale clinica e bisognava si sveltissero ulteriormente le pratiche e manco dirlo a Claudio serviva altro denaro per la sua famiglia… in quell’occasione costò 4000€ l’iscrizione all’università di suo figlio… e poi serviva altro denaro per ‘ungere altre porte’, perché a Malta ci furono disordini politici interni cui, vide protagonista il ‘16’ Ottobre una blogger maltese impegnata in numerose inchieste e attiva contro la corruzione, fu assassinata in un attentato dinamitardo. Ciao Daphne.

Siamo fermi.

L’aria che ‘tira’ è quella che è, bisogna stare attenti a respirarla perché potrebbe rivelarsi fatale. In questo periodo della nostra vita, siamo tutti intimoriti dal susseguirsi di “cose” più grandi di noi e parecchi ‘grand’uomini’ si sono ridimensionati e se ne stanno a cuccia. All’inizio non ci si credeva a questo nuovo flagello pandemico, ma ora eccoci qua mano nella mano con tuttii continenti di questo mondo. Non è un buon momento per l’animo e lo spirito, i sorrisi si contano e i momenti di follia sono basiti. Viene alla mente di quando si era dei ragazzetti e si andava per ‘morose’, in quei momenti l’animo e lo spirito nemmeno si sapeva esistessero, perché da giovani si è sempre felici, anche nelle avversità. L’emozione del primo bacio, preparato e agognato da mesi e mesi se non di anni, non poteva essere disturbato da nessun elemento esterno, chimico o naturale che fosse. Semmai era un problema per i più grandi, noi non si aveva vent’anni e non c’era nessun motivo che ci potesse preoccupare più di quel ‘bacio’ da dare. Il look down imposto dai nostri genitori, era l’orario per tornare a casa la sera o la notte, che poi ci fosse stato il terremoto ad Avellino, ci toccava quel tanto di essere una brutta notizia e nulla più anche se qualcuno andò poi ad aiutare in qualche modo quella popolazione, ma in quel momento la disgrazia più grande era fare ritorno a casa. Non preoccupava niente di più non fosse che arrivasse la sera dei giorni ‘comandati’ per vedere la nostra fidanzata. Giorni alterni di visita in cui si passavano ore sul divano di casa, Lei e Lui seduti al centro mano nella mano, ai lati mamma e papà… il più bel momento era quando finito il film di prima serata, (che poi alla tv la seconda serata nemmeno c’era) la fidanzatina ti accompagnava giù nell’androne del condominio, e a quel punto erano fugaci baci e palpeggiate qua e là, se l’uomo in quel momento era atterrato sulla luna, c’avremmo pensato il giorno dopo. La fidanzata vuole essere moglie, nessun problema, nessun ostacolo poteva arginare la straripante boria dei nostri vent’anni, il lavoro abbondava, muscoli, cervello e cuore avrebbero fatto il resto. Unico look down non commettere crimini dal momento che il pane si aveva in abbondanza. Rimaneva solo che pensare al domani che era già ‘presente‘ nelle nostre mani. Adesso il look down ci è imposto. Nessuno si può muovere in determinate ore della nostra giornata. E i giovani? I giovani si buttano sui social e non sapranno mai cosa significa andare a gamberi con un lucerna ad acetilene di notte su per quella stretta valle attraversata da un torrente limpido, alle büse della Nesa. I giovani si “buttano” sui social e non sapranno mai cosa significa trovarsi in un gruppo su quella collina a mangiare una pizza margherita piegata in due fatta a pezzi in tre bocconi nell’attesa di incontrare le ‘belle’ quando la notte fa sentire il suo respiro. Respingere con tutto il proprio sapere il desiderio della tua ragazza o del tuo ragazzo, ogni loro richiesta di voler rincasare. Ancora un poco dai! Qualche minuto… e intanto s’era fatto notte quando baci e carezze non bastavano mai. Si faceva di tutto perché la ‘bella’ rimanesse ancora con noi in quel bel prato, arrivavamo bugie fin a promettere mari e monti. Adesso siamo in look down, pigiamo tasti per trasmettere emozioni.

Roccia e Minnye un pezzo pubblicato per facebook e il rimante per un nuovo libro.

Spalla del libro… o “spalle”.

Vorrei dire tante di quelle cose belle, che non so da dove cominciare. Ho l’animo in festa, mi sono procurato una quindicina di giorni di tranquilla sopravvivenza della mia famiglia, che è composta dalla mia inseparabile compagna di vita Susanna e dei miei adorati cagnolini inteso per piccoli Chiwawa, ma ahimè già adulti per i loro sette anni moltiplicati per sette. Roccia e Minnie, non li considero miei figli perché sono una delle poche persone al mondo che ringrazia Dio. di non aver potuto avere figli, nessun mistero, semplicemente non era mio ‘compito’ su questa terra, e l’aver trovato la compagna di vita che anch’essa non spasma dal desiderio di essere madre per lo stesso mio semplice motivo ha compensato perfettamente il Nostro status mente e corpore facendo sfociare tutto nel meglio che potesssi desiderare in amore in questa vita… del resto è una ‘scelta’ che fanno anche gli emissari di Dio. così come molte altre culture e religioni di altra appartenenza.

Quindi i cagnolini non si debbano considerare il ”cambio” dell’amore che una madre e un padre nutra per un loro figlio.
È un altro tipo di ‘cosa’… è un altro tipo d’Amore. Un fanciullo dona amore al primo sguardo e una madre nel corso della sua crescita lo vedrà con grandi sorrisi ma saranno anche pianti e lamenti.

Un Cane ti dona Solo Amore dal primo giorno che lo vedi grande come un pacchetto di sigarette, a quando per bere sta seduto sulla sua grossa pancia e gli occhi gli son fatti languidi e traboccanti d’amore, fino alla ‘fine’… senza lamenti e pianti… solo un imbecille può trattar male un Cane, una persona senza cuore ne per se ne per gli Altri.
Imparagonabile l’Amore che una Madre e un Padre nutra per i propri figli, imparagonabile all’amore che si dà a un cane, sono due ‘cose’ diverse è un altro tipo d’amore… andrebbero uniti.

Sono una coppia di cani, in questo caso una femmina e un maschio. Loro si amano a tal punto che per dimostrarlo si fanno volutamente del male. Piccole scaramucce da cani affezionati uno all’altra per incontrare il sorriso del “padrone”. Innocenti dimostrazioni di forza, un po’ come fanno i leoni che copulano mordendo dolcemente il collo della leonessa, ma anche se i possenti ruggiti che emettono durante la ‘copula’, fan  tremar le ossa, nulla si frappone nel loro istinto al godersi momenti d’estasi impagabili.

Comincia tutto quando il Roccia poggia tre pezzetti di biscottini sul divano e li controlla seduto ma, in seria posizione.   È stanco, ha mangiato da poco e al dover sbafarsi anche quei tre biscottini, gli si antepone l’usarli per adescare la curiosità è così infastidire la sua cagnolina.

Forse è per stuzzicarla e avere attenzioni particolari che escogita invogliare la Minnie a desiderare ardentemente i suoi biscottini, e ovviamente il ‘macho’ aspetta che lei abbia divorato la sua parte. E il Roccia i suoi biscottini rimasti, li sorveglia con sguardo fisso ma con il capino rivolto verso di lei. Continua a sorvegliare i biscottini con occhietti sempre più spenti e oramai come fosse una bilancia a cui gli venga tolto il peso per gradi, e lentamente l’ago pende sul Roccia, il corpulento maschio alfa di Chiwawa di ben quattro chili. Pende il “capino” da una parte appisolandosi e di scatto a tratti lo rialza… è come si suol dire, pesa le mele. A tratti gli si chiudono gli occhietti per riaprirsi nervosi ad ogni sussulto al solo volar di mosca.

Ōl Rociā āl  pisâ  i  pōm (il Roccia pesa le mele)  e si perde nei suoi pensieri che pagherei chissà quanto il poterli conoscere… sopratutto quando ho bevuto una tazzina di grappa e fumato un sigaro.

Probabilmente non c’è nessun pensiero nel ‘capino’ del mio Rocìa, e ancor di più “pagherei” per poter conoscere dove si ‘trova’, in che ’dimensione’ si trova’ con i pensieri… se pensieri sono, e ancor di più m’intrigo. Di qualunque cosa si tratti, si tratta di beatitudine celeste, uno ‘stadio’ che qua sulla terra raggiungeremmo solo con la santità… perciò pagherei… e molto.

La Mini, non fa cenno di resa, è come lo lasciasse giocare e finge un sonno sveglio anche perché non si sente un granché bene, gli duole una zampetta o forse finge gli faccia male perché non mostra segni di gonfiore ma fa comodo farsi compatire… una carezza in più per lei è una in meno per il Rocìa. Altra estenuante diatriba fra il loro contendersi le maggiori attenzioni dalle persone che li accudiscono amorevolmente… che poi sarebbe la mia compagna ed io. Amore completamente ricambiato al di più di cento volte, forse ‘studiando’ un cane, che per forza non deve essere di razza pura ( che poi la razza pura è indistinguibile perché non esiste), gli occhi di un cane di qualsiasi razza o quelli di un meticcio, sono assolutamente identici l’uno dall’altro, sono occhi che parlano d’amore, è l’ultima frase non sia cosa fatta per la bisogna, sono occhi languidi, vispi, allegri, tristi, malinconici, amorevoli, arrendevoli, sottomessi, grintosi e festosi. Gli occhi dei cani sono lo specchio del loro essere animali. Indifesi, timide creature del Creato, perciò degne del massimo rispetto. Ed è ovvio e scontato per un cuore puro, associare gli occhi di qualsiasi altra specie animale a ciò che descritto per gli occhi di un cane… ma si sta scrivendo di loro… i nobili cani che in questo racconto si fanno portavoce di tutti loro fratelli e sorelle animali.

La Minnie è una opportunista perché quando va a dormire si lascia mordicchiare le orecchie dal Roccia se in cambio vuole che lui gliele lecchi per pulirgliele ma se è stanca gli ringhia contro come per dire lasciami stare.  Sembra di vedere le gag di Sandra e Vianello, un continuo cercare di allontanarsi per non poter fare a meno l’uno dell’altro, che è ciò che dovremmo fare noi ‘umani’.

La Mini è furba, è femmina ed è normale sia così, che per fortuna dell’uomo la furbizia delle ‘femmine’ non è mai maliziosa se parlandogli si usa il linguaggio dell’amore, altrimenti diviene una lama a doppio taglio… e fa male. La Mini adora le castagne, bollite o caldarroste, le divora con una avidità incredibile. Quando solo ne sente il rumore dal rimuoverle in cucina dal loro involucro, si erge con le zampette sulla spalliera del divano dove stava comodamente oziando contornata dalla sua copertina personale in pile leopardato. Una copertina che portai dalla Romania in una delle mie numerose visite in questa meravigliosa terra a Est.

Un lembo di stoffa comprato nel lontano “2003” in un mercatino di Bacaü, una ridente cittadina che via monti, faceva da confine con la Moldavia. Minnie a quel tempo non era ancora nata e nemmeno la sua mamma… in un paese dell’Est Europa. Si perché l’amico che mi diede la Mini disse che era di nazionalità italiana… ma io sentii subito che non poteva essere nata in Italia. Sentivo ‘chiaramente’ ‘l’odore’ dei paesi da cui proveniva un cucciolo di cane.

Quattro anni di ‘allevatore’ di cani e un minimo d’esperienza nelle nari mi è rimasto, ma lo stesso tutto ciò non ha importanza perché un cane può venire anche dall’inferno per essere accolto… tanto, sarebbe stato espulso dalle viscere infuocate della terra, perché di amore ‘indistruttibile’, e quindi non può fare e dare che amore… ma ho ‘lasciato’ la Mini con le sue zampette tese e gli occhi sbarrati sulla sponda del divano. Lei è la, la Mini e in pol position, ha sentito che si cucinavano castagne, che cotte al forno, arrostite al fuoco o bollite con alloro e un pizzico di sale, per la più che cucciolotta Mini non faceva e non fa differenza alcuna.  Sembra una tossico dipendente da castagne. Nessun altro tipo di cibo la rende con lo sguardo più severo.

Gliela si può sbriciolare o lasciare le due metà di una castagna integre, la Mini le pulisce con cura maniacale. Un cane a cui piacciono le castagne in modo spasmodico. Incomprensibile. Quante cose cerchiamo di imparare e una Mini e lì pronta a farti abbassare le arie, pensavi di conquistare il mondo è non sai comprendere il tuo cane. Perché comprenderlo? È un cane! che importanza ha comprenderlo? Un cane ha Amore dentro se, quanto noi umani non potremmo avere in mille vite, un Cane è un animale nobile come il maiale, come lo scarafaggio, come il leone… difficile comprendere perché non può essere un lecito dubbio del che non sia nobile quanto l’uomo.

“La vita coi cani è strana. Diventerai, senza nessuno che te lo insegni o ti spieghi come farlo, il capo branco di un cane che sarà pronto a qualunque cosa per te non appena saprà riconoscere il tuo odore e la tua voce.
La vita coi cani è misteriosa. Sarai spiato da un Grande Fratello peloso che non perderà nessun tuo movimento, specialmente quando capirà dove sono la cucina ed il recipiente dei biscotti.
La vita coi cani è crescere. Non puoi farci niente, non puoi fermare il tempo perché quel cucciolo che hai tenuto in braccio crescerà troppo velocemente, per diventare il grande amico che ti vorrà accompagnare ovunque andrai. I cuccioli durano troppo poco.
La vita coi cani è confronto. Avrai sempre uno sguardo con il quale misurarti, affogherai senza poterti salvare nelle profondità inimmaginabili degli occhi di un cane. Dove la gente crede che non ci sia un’anima.
La vita coi cani è sincera. Non avrai bisogno di raccontar loro una bugia o delle storie inventate perché tanto, qualunque cosa tu dica loro, i cani la sanno. Sempre.
La vita coi cani è scomoda. Ti ritroverai una sera d’inverno, con la tramontana che ti graffia il viso ed il gelo che ti arriva alle ossa, a passeggiare da solo con il tuo cane che corre e scodinzola felice, incurante del vento che gli arruffa il pelo e del caldo che avete lasciato in casa.
La vita coi cani è buffa. Parlerai con un essere che non ti potrà mai rispondere e che però ascolterà ogni tua parola, con così tanta attenzione ed interesse che non ritroverai in nessun altro uomo o donna al mondo.
La vita coi cani è ritorno a casa. Nessuno come il tuo cane sarà felice di vederti ogni volta che spunterai dalla porta dalla quale ti ha visto andar via; imparerà i tuoi orari, riconoscerà il tuo passo e sarà lì ad aspettarti, anche quando sarà vecchio e stanco, saltando di gioia come se non ti vedesse da un mese.
Anche se sei uscito per comprare il giornale.
La vita coi cani è rinuncia. Perderai a poco poco quella porzione di divano su cui stavi tanto comodo, dove ti godevi il riposo ed il meritato relax dopo giornate faticose e noiose. E la cosa bella sarà che non ti dispiacerà affatto.
La vita coi cani è comunione. Dividerai il tuo ultimo boccone con il tuo cane, perché non potrai resistere al suo sguardo implorante che hai incrociato purtroppo per te mentre stavi cenando.
La vita coi cani è insegnamento. Sono loro che ti mostreranno, semplicemente correndo in un prato o sulla riva del mare, la bellezza di una giornata di sole e l’importanza di stupirsi -ogni volta- davanti alle cose semplici.
La vita coi cani è amore. Quello che proverai ad emulare, che proverai a restituire al tuo cane senza però riuscirci. Ma cimentarti in questa prova sarà una delle tue imprese più entusiasmanti.
La vita coi cani è un viaggio. Nessun sentiero di montagna ti sembrerà lo stesso dopo che lo avrai percorso insieme al tuo cane: ricorderai profumi, odori e colori del bosco che prima non avevi sentito o visto; proprio come succederà per il tratto di vita che farete insieme.
La vita coi cani è una parentesi. Per te è una parte della tua vita, un dolce intervallo fra mille impegni e anni da riempire di cose da fare, un breve cammino insieme ad un cane che tu ben sai, ad un certo punto, si fermerà per lasciarti andare da solo. Invece per il tuo cane, la tua vita è tutto.”

Io e Susy desiderammo avere come compagno un Cane. Forse più io che la mia compagna desideravo avere un Cane… o meglio, un cagnolino. Dopo un periodo di stasi, a metà della vita d’un secolo, riaffiorarono i ricordi di un bel passato e tra le tante ‘attività’ intraprese fino ad allora della mia gioventù, intrapresi pure l’essere un allevatore multirazze canine. All’epoca rispettavo gli animali con il timore di non dovergli fare mai del male, lo stesso non andavo oltre e come li rispettavo, li ignoravo. Funzionava così al tempo, dividevo un allevamento di cani con un amico di vecchia data, ma se di notte ci trovavamo in discoteca, di certo non impazzivo all’idea di dover abbandonare la bella di turno per una ‘barboncina’ che doveva partorire, la, al “canile”. Mille cose sono successe nella mia vita nel corso di quei quattro meravigliosi lunghissimi anni, e uno in particolare mi rimase in mente. Io e Claudio andammo per la ‘raccolta’ annuale dei cuccioli di ogni razza allevati con cura da alcune persone ungheresi. Ad aspettarci oltre confine, un viale disseminato di auto a destra e sinistra, tutte con il culo della macchina rivolto al centro, bagagliai ben aperti per mostrare la preziosa mercanzia. Erano gli anni “80” e quanto benessere c’era in Italia, tanta povertà c’era in Ungheria. Un viale di un centinaio di metri, e tanti cofani aperti. Si comprava (è brutto dirlo) di tutto, ma mandavo avanti Claudio quando nel bagagliaio c’erano cani da caccia che da noi, in Italia, abbondavano come il numero degli stessi cacciatori italiani. Non ero un “affarista” nel trattare animali, non avrei saputo dire di no a sguardi pietosi di persone che con occhi languidi ti supplicavano di comperare i suoi Bracchi o Setter. Infatti rimanevo un passo indietro a Claudio, ma ciò non impedì a Adrienn di avvicinarsi a me sospinta da una mano sulla sua spalla del padre Andràs. Era una ragazza bruna che dall’apparenza pare avesse “16” anni o su per giù, i suoi occhi eran gonfi di lacrime e quando mi giunse vicina, aprì il bavero del suo spinoso cappotto e apparve la testolina bianca con una chiazza marrone di un minuscolo cane… me lo porse e sbiaciscò in un dialetto a me incomprensibile alcune parole. Feci avvicinare l’uomo che accompagnava me e Claudio in quella ‘raccolta’ che aveva l’incarico di farci da interprete, mi rivolsi alla ragazza dai folti capelli corvini e le  chiesi a gesti di ripetere con calma ciò che mi aveva detto poc’anzi. Piangendo Adrienn si rivolse all’interlocutore e tra le lacrime gli spiegò se io volessi “acquistare” quel meraviglioso cucciolo di Chiwawa. Era evidente che non se ne voleva separare per nessun motivo al mondo, ma il padre con sguardo serioso la ammoniva dal prendere quella decisione. Parlai a Alexander di questa strana per me inquietante vicenda, gli dissi di dire a Adrienn che gli avrei dato un terzo di quanto mi aveva chiesto per cedere il suo amato cucciolo, alla condizione che se lo tenesse per sé. Il padre capì e rispose seccato in vece della figlia che se Adrienn non mi avesse dato quella testolina chiazzata, l’avrebbe castigata severamente! Mi fu tradotto in simultanea, guardai la ragazzina negli occhi dopo avergli sollevato il mento con due dita, gli dissi in italiano mentre Alexander traduceva, porto via il tuo meraviglioso cagnolino e lo terrò come fosse un figlio… tuo papà vuole questo è io ti prometto che lo amerò come l’avresti amato Tu. Diedi il triplo di quanto volevo regalare perché il cagnolino rimanesse con Adrienn e presi tra le braccia il testolina macchiata caffè-latte mentre i singhiozzi di Adrienn si allontanavano con Lei che correva disperata in fondo al viale stringendosi con forza al petto, quel bavero di cappotto ancora caldo del cucciolo che teneva in grembo.  Io che fino ad allora ho avuto l’onore di dividere momenti della mia vita con Pastori bergamaschi, Pastori tedeschi, Rhoot Wailer Terrier di vario tipo e meticci che non scorderò mai, mi ero ritrovato ad avere uno scricciolo di cane caliente messicano d’origine e per circostanze misteriose avuto in affido in terra ungherese fredda un Chiwawa. Tornati in Italia con un notevole ‘carico di bestioline’ graziose che vennero dissetate di acqua ogni 3 ore di viaggio, le sistemammo in un giaciglio caldo nell’allevamento e dopo averle rifocillate con abbondante cibo tornai dalla mia compagna di quel tempo, Patrizia, fu Lei che mi consigliò di chiamare il mio maschietto messicano, Roccia… così agli occhi azzurri di Patty parve è così lo chiamai.

Affettuosissimo cagnolino macchiato che amava starmi sulla spalla quando ero in poltrona e se con la coda dell’occhio lo guardavo ‘storto’, prima mostrava i denti per dissuadermi e se continuavo a guardarlo, passava all’attacco con velocissimi ‘morsetti’ al naso con la velocità di un colibrì, la sfida era evitare quei morsi del Roccia, ma non mi riusciva quasi mai. Mangiava pollo, solo pollo bollito e sbagliai ad assecondarlo perché era sempre in disordine con il pancino e per questo leccava l’erba del giardino in continuazione per procurarsi conati di vomito.