DICEMBRE. Trecentosessantacinque & MEZZO Pensiero

01 DICEMBRE 2017 Ara da mettere al 8 dicembre

Dicembre se la fa comoda con Gesù che nasce e se la neve le fa da contorno, i suoi 31 giorni sono un ricordo che dura almeno per il doppio. Gennaio ti riporta alla vita un po’ bruscamente con il rigore del suo gelo, per questo la “scasadà del Zenerü”, ( la scacciata del ‘Gennaione’ il 31 di Dicembre) esorta il ritorno di un tempo migliore. scacciata

 

 

02 DICEMBRE 2016 Ara

 

03 DICEMBRE 2014

L’IMMACOLATA CONCEZIONE.

E chi ci pensa più, e chi ha presente un concetto tanto puro e grande. Che poi non è colpa di nessuno, a nessuno si è inaridito il cuore a tal punto, e solamente una cosa che non ci appartiene più per una serie di sfortunate avveniristici accadimenti,  se non per la simbologia del Natale che incalza. Che la vita si è presentata sotto altro aspetto dinnanzi ai nostri occhi. E non c’è più spazio per sentimentalismi puri, e non è più cosa pensare, e lasciarsi trasportare da da velleità dell’anima, non c’è più tempo, non c’è più l’armonia necessaria, ci hanno asciugato l’umore dell’anima, ci hanno prosciugato le riserve idriche di sana bontà. I fatti nudi e crudi come si presentano, il problema dell’integrazione razziale, che non dovrebbe essere un problema se l’umanità non l’avesse trasformato tale, fatti criminosi di ignominia degradante, eclatanti storie di mala sanità, degrado sociale, disoccupazione  in costante aumento, problemi socio-economico di svariato genere, mafia, camorra, drangheta, cupole di ogni tipo, insomma stato nello stato, corruzione e… fermiamoci che l’elenco e’ troppo lungo e fa male solo il pensarlo, tanto la lista e’ lunga. E Lei li, paziente a tentare di aggiustare ciò che rompiamo in continuazione, Lei, l’immacolata concezione,  che sembra sempre più impotente davanti al trionfo del nostro male, imperterrita davanti ai secoli, in paziente e silente aspettativa, che prima o poi tutto finisca, e qualcuno, sempre meno, a sostenerla in questa estenuante lotta, o forse sempre più come io amo pensare. Che Lei l’immacolata l’ha promesso, che i momenti saranno duri e a volte brutali nella loro smarcante attualità, ma Vinceremo assicura, non abbiate paura, Vinceremo. Il bene prevarrà sul male, il bene trionfa sempre sul male, e nel frattempo noi abbiamo perso il puro e sano concetto dell’ immacolata Concezione, distratti dal tutto che non serve a niente, se non a far sorridere il male. E allora Madonna Santa, perdonaci, non perdere la calma, tu Regina dei cieli e della terra, continua con il tuo incessante aiuto, ignorando che noi sempre più ti ignoriamo, o verresti meno a ciò che ci hai promesso… Che vinceremo con il tuo aiuto, e verrà di nuovo il tempo in cui riprenderemo a Venerarti come tu meriti, si rafforzeranno gli animi e di nuovo entreremo in possesso di quel ormai flebile etereo pensiero che ci accomunava, e di nuovo abbasseremo lo sguardo per terra, immeritevoli d’altro, ogni volta che nomineremo il tuo nome Maria Vergine Santa, sospiro di Dio, Immacolata Concezione.

 

04 DICEMBRE 2014 Ara… e 2020 da riportare al n.8

 

05 DICEMBRE 2014 Ara

 

06 DICEMBRE 2019 Ara

 

07 DICEMBRE 2018 Ara

 

08 DICEMBRE ARA del 01 12 2017 da riportare

 

09 DICEMBRE

 

10 DICEMBRE

 

11 DICEMBRE

 

12 DICEMBRE

 

13 DICEMBRE

 

14 DICEMBRE

 

15 DICEMBRE 2017 Ara

 

16 DICEMBRE 2016 Ara

 

17 DICEMBRE

 

18 DICEMBRE 2015 Ara… e 2020 da riportare al n.17

 

19 DICEMBRE 2014 Ara

 

20 DICEMBRE 2019 Ara

 

21 DICEMBRE 2018 Ara

 

22 DICEMBRE

 

23 DICEMBRE

 

24 DICEMBRE

 

25 DICEMBRE

 

26 DICEMBRE

 

27 DICEMBRE

 

28 DICEMBRE

 

29 DICEMBRE

 

30 DICEMBRE

 

31 DICEMBRE

 

31 DICEMBRE 2015 E MEZZO PENSIERO.

I LOVE LONDRA

Vuoi, che sia stato un periodo della mia vita un po’ giù di tono, vuoi che mio fratello Adelio, mosso a compassionevole amore fraterno abbia voluto che l’accompagnassi in uno dei suoi innumerevoli viaggi nel mondo, di fatto fui invitato con la mia compagna Patrizia a trascorrere con Lui e Anna, nella splendida città cosmopolita chiamata Londra. E ci si prepara prima, che la lingua da parlare non fu un gran problema, non è mai un problema muoversi e comunicare con la gente, comunque sempre se vuoi ti fai capire, o a gesti o con qualche stentata parola in inglese, e quindi si parte. Che il problema non era tanto il saper parlare correttamente la lingua, il problema era affrontare il viaggio in aereo, che da sempre per me, e’ l’equivalente di agonizzare per l’ansia tre giorni prima della partenza, rischiare di morire d’infarto durante il volo, e se sopravvivo, turbamenti e incubi, tre gioni prima del ritorno.

Che quella volta non potevo conportarmi così, ero da poco tempo con Patrizia, e come potevo presentarmi ai suoi occhi azzurri come un pavido, pauroso e piagnucoloso uomo!?  Dissi tra me e me, in qualche modo si farà, mi farò coraggio e sicuramente Patty mi aiuterà.  E passo addirittura all’epilogo di questo, stupido e un po’ vigliacco capitolo… Durante il decollo, nella nostra fila di tre posti, eravamo così composti: io sulla destra, la hostess nel mezzo che stringeva la mano a me, e Patrizia sulla sinistra che a sua volta stringeva la mano della hostess. E non fini li, mi incazzai parecchio pure con Adelio, che al di la del corridoio, nella nostra stessa corrispondenza di fila, consumava tranquillamente un pasto frugale offerto per il viaggio dagli stuard, che non ci sarebbe motivo per arrabiarsi, non fosse che pensavo che mio fratello avesse più paura di me, invece aveva preso lezioni precedenti di volo “anti panico” non so bene dove è quando, e per di più se la rideva del terrore che invece avvolgeva me e Patty. Ma si arrivo’ in quella meraviglia di citta, che sembra ospiti il mondo intero fatto a pezzetti per farcelo stare tutto, non avevo visto mai tante etnie in un posto solo.

E racconterò le cose in ordine sparso, che la precisione dei dettagli non è mai stata amica mia, le emozioni abbisognano di sfumature particolari, per questo ci sono le riviste specializzate e dettagliate, e il primo luogo che mi viene alla mente, e’ Piccadilly Circus, una grande piazza londinese zeppa di negozi e persone ‘strane’, attrattiva turistica tanto da essere uno degli stessi simboli di Londra. Situata nella immediata adiacenza al quartiere Soho, che insieme a Piccadilly, fanno il centro della vita notturna Londinese, ed epicentro Gay della capitale, con i loro locali a luci rosse. Il capodanno di quell’anno lo festeggiammo proprio a Piccadilly Circus, migliaia di persone con noi, che nella loro confusione erano più ordinati che merce esposta in un super mercato, regolati da “bobbit” a cavallo che ben preservavano l’ordine, tanto che per ogni facinoroso ubriacone, scattava l’immediata forzata “rimozione”, che a Londra funziona così, come agli stadi, nessuna paratia di contenimento, nessuna barriera anti intrusione, ma tutti in ordine e tutti si possono divertire, che divertirsi non significa necessariamente rompere le palle agli altri rompendo barricate.

Uno dei posti più suggestivi, e’ certamente Buckingham Palace, e per la sua stupenda cancellata, e per il maestoso palazzo dietro che ospita la Regina, quando è a casa, con la bandiera londinese issata sino alla cima dell’asta se Elisabetta e’ a palazzo, a mezz’asta se non c’è.   E se si ha la pazienza di aspettare il momento propizio, si può ammirare il cambio della guardia, con le sentinelle in divisa impeccabile bianca e rossa con bottoni e alamari e mostrine d’oro, stivaloni a mezzo ginocchio neri, e il classico colbacco, che nel 1998 era ancora d’orso…

 

 

NOVEMBRE Trecentosessantacinque & MEZZO Pensiero

01 NOVEMBRE

 

02 NOVEMBRE

 

03 NOVEMBRE 2017 Ara

 

04 NOVEMBRE 2016 Ara

 

05 NOVEMBRE

 

06 NOVEMBRE 2015 Ara… e 2020 che va posizionato al n. 5

 

07 NOVEMBRE 2014 Ara

 

08 NOVEMBRE 2019 Ara

 

09 NOVEMBRE 2018 Ara

 

10 NOVEMBRE

 

11 NOVEMBRE

 

11 NOVEMBRE

 

12 NOVEMBRE

 

13 NOVEMBRE

 

14 NOVEMBRE

 

15 NOVEMBRE 2014

LA PIOGGIA

Pioggia, un immensità di gocce che cadono dal cielo copiose e uniformi, un addensamento di vapore acqueo che prende forma in nuvola, ed è un po’ come strizzare con forza un cencio bagnato, e sembra di vederlo fare da due mani possenti e gigantesche, lassù, in alto, nel cielo scuro. A volte la pioggia cade con il sole che ancora splende nel cielo e quando accade, gli adulti dicono ai bimbi da dietro le finestre bagnate che si stanno pettinando le streghe! e il tutto dura poco sennò che favola sarebbe! Piove, il ticchettio incessante sul tetto, e sui davanzali, non da tregua, è autunno, che è il suo tempo, è il suo vestito naturale, insieme ai colori brunastri della natura, e il grigiore che sta invadendo prepotentemente gli orizzonti quasi a dare un tono definito all’inverno che avanza, il tutto insieme alla pioggia, il contorno per eccellenza.

A qualcuno piace vestirsi di pioggia, uscire nella strada, o andare per il bosco, o in riva ad un fiume, o al lago o in mezzo al mare, e sentirsi scivolare addosso quella miriade di goccioline, magari rivolgendo lo sguardo al cielo e pensare a qualche cosa di bello per fermare quel momento, un miscuglio di emozioni, ma chiare al tuo cuore. Buttare l’ombrello, passeggiare con l’acqua che scende a rivoli tra i tuoi capelli e da sopra le ciglia, sino ad infilarsi giù per la schiena, fra tremiti e brividi che si confondono con i tuoi pensieri più intimi… camminare sotto la pioggia senza riparo.

A qualcuno piace vedere la pioggia da dietro una finestra di casa, al riparo, afferrarsi le braccia con le mani e sentire il calore della fiamma che arde nel camino, e non di rado un pensiero va a chi non è cosi fortunato…  chissà com’è per loro la pioggia, probabilmente altro disagio in più. La pioggia è l’elemento naturale più potente a disposizione della natura, impossibile fermarla, la sua forza è incontrollabile, può essere  paragonata all’Amore, il male si può fermare, il bene e l’Amore no.  Ma serve, la pioggia serve. Occorre per irrorare i campi, serve per trasformarsi in neve, dare sollievo ai deserti, a rinfrescare i boschi d’estate, ad alimentare i mari, serve ai nostri cuori aridi ed ai nostri animi asciutti… Il sole serve ad illuminare e scaldare il pianeta, la pioggia a bagnare il mondo di vita.

 

 

16 NOVEMBRE

 

17 NOVEMBRE 2017 Ara

 

18 NOVEMBRE 2016 Ara

 

19 NOVEMBRE

 

20 NOVEMBRE 2015 Ara… e 2020 che va posizionato al n.19

 

21 NOVEMBRE 2014 Ara

 

22 NOVEMBRE 2019 Ara

 

23 NOVEMBRE 2018 Ara

 

24 NOVEMBRE

 

25 NOVEMBRE

 

26 NOVEMBRE

 

27 NOVEMBRE

 

28 NOVEMBRE 2015

 

imageCIAK SI GIRA.

Io mi beo della piacevolissima compagnia di due rompiscatole di cani, i più piccoli che mamma natura ha ‘confezionato’. Il maschio alfa che di ‘alfa’ non ha nulla si chiama Roccia, la timida e indifesa femminuccia si chiama Minnie, ma Mini basta e avanza… 8 chili di cane in due. E tutto comincia quando di soprassalto mi trovo catapultato in un pensiero strano. Già perché non capisco cosa caspita ci facciano i miei due piccoli messicani al terzo piano di un prestigioso palazzo in città.

Uno, il maschio in braccio ad un signore che a stento lo trattiene per la collottola, l’altra, la femminuccia che invece segue mestamente con orecchie abbassate una signora, sullo stesso terrazzino, che ben guardandola mi sembrò… è proprio lei, un giudice della corte suprema del foro di Milano, la signora Mariagrazia. Io la conosco, e’ stata una mia graditissima cliente quando avevo una bottega di antiquariato, proprio vicino a dove vive lei, in quel sontuoso palazzo, e lui l’uomo sarà il fratello o un parente, dal momento che non mi risulta fosse sposata.

Sento un improvvisa vampata di calore che mi pervade fermandosi con tutto il suo impeto sul mio viso, e non riesco a trattenermi dal gridare a faccia in su, che cosa ‘cazzo’ ci facciano i miei cagnolini da loro, e continuo ad inveire dicendo che se non me li restituiscono immediatamente, giudice o chi che siano, salgo, e spacco tutto. È questione di un attimo che non vedo più i miei cagnolini e nemmeno i loro presunti rapitori.

È  questione di un attimo e mi trovo in compagnia di un bel ragazzo, ma la sua bellezza non me lo fa piacere più di tanto, anzi c’è molta ostilità, almeno da parte mia, e con lui c’è mia moglie Susy… o almeno, non la vedo chiaramente ma intuisco che è con lui, e non con me, anche se lei è tra noi, ne con lui, ne con me… fra noi.  Mi sento di nuovo pervaso da una strana sensazione di calore assalirmi come una vampata improvvisa, questa volta mista a impotenza, mi incazzo ma non reagisco, anzi sono fortemente interessato e affascinato da una motocicletta che mi lascia intuire sia di proprietà del l’’antipatico’. La moto non è particolarmente bella, anzi, e’ spoglia, semplice, disadorna di particolari, ma mi piace del perché non so, e desidero averla cominciando a trattarla con il ragazzo, lasciando da parte l’impeto di prenderlo a pugni per gelosia.

Questa era una mia notte preceduta da un giorno intero con la conseguente sera. Mi sono destato, era un sogno! Oggi e’ un altra storia, gli attori sono pronti, il giorno e’ nato pronto, io sarò  pronto appena avrò bevuto l’ultimo sorso di cappuccino e premerò quel piccolo tasto che accende il telefonino, e allora…  Ancora una volta, un nuovo film, tra finzione e verità, tra bugie e trasparenza, tra sogni e realtà, coraggio e’ un altro giorno, oggi non si sogna… Ciak si gira.

29 NOVEMBRE 2015

Incredibile, ma credibile con il senno di poi. Che la colazione al bar, in genere mi rigenera, forse perché  fin tanto che non e’ terminata non apro il contatto con il mondo, e non accendo di proposito il telefonino, quindi sono Annibale, che anche una litania al terzo Mistero del Dolore recita: Coronazione di spine a Gesù; Ti chiedo e ti prego per e con l’indispensabile intercessione di Maria Tua Sposa, di avere un grande disprezzo del mondo. Disprezzo del mondo che abbiamo creato, non della gente. Allora accendo il telefonino alle 9 e lo spengo alle 19.30.

Ma poi, dopo aver letto qualche rara notizia seria e molte stupidaggini sul quotidiano, scambio qualche sana e ingenua battuta con altri avventori, dove ovviamente non può mancare l’accenno al tempo e alla squadra di calcio del cuore.  Poi, più per forza che per amore, bisogna obbligatoriamente pigiare quel tastino che ti fa’ aprire il contatto con tutto, che per la maggior parte vorresti… si avvia il telefonino. Di fatto  lo squillo di introduzione che hai programmato arriva puntuale come le tasse, e se prima ti piaceva ora lo odi quel suono ormai stridulo. Ed è solo la prima telefonata, e ti si chiede da parte di un qualcuno, di fare una certa cosa, che tu trovi assurdo compiere, è già motivo di discussione, che con certa gente era meglio nemmeno iniziare ad avere rapporti.  Con il secondo trillo non va altrimenti del primo, altra persona che se non ci fosse, non solo sarebbe un enorme vantaggio per me, ma per molti altri… ma la terra è di tutti, persone “sbagliate” e persone giuste, che una senza l’altra non potrebbe coesistere.

Che allora chiamo io, tento di giostrarmela come meglio credo e posso, difatti mettendoci una buona carica di quell’entusiasmo che al mattino mi assiste, imposto quello che sarà l’unica cosa positiva della giornata, le mie batterie sono cariche… anche quella del telefono. A tarda mattinata alcuni dubbi mi tormentano, e’ sempre così che mi guasto del tempo prezioso, casualmente sono nei pressi di un cimitero dove ho di più caro tutto ciò che avevo e avrò, i miei genitori.

Prima di entrare per una prece, chiamo un amico, e per sentire come va, e per chiedere un piacere che favorirà entrambi, che quando si aiuta, sempre ci si aiuta. Certo non immaginavo che peggiorasse il mio stato d’animo che si voleva stabilizzare in preghiera, ma lo stesso, inverso , non pensavo sentirmi dire ciò che udii dall’altro capo del telefono. Ma cazzo, chi lui? Ē già, proprio lui!  Ma non ci credo! Credici… Addirittura il nostro amico dei tempi andati è finito là, in quella topaia di comunità? Lui il “maestro”, il bullo, il sicuro di se… quello che diceva Lui era ‘legge’ e tutti gli altri giudizi non contavano…

 

30 NOVEMBRE 2015

… Ti dico di si, e nemmeno in una camera isolata, ma in mezzo a tutti, in camerata, e senza nemmeno un paio di mutande pulite per cambio.

Riattacco io… va bene! qualcosa si farà, ma bada io ne rimango fuori, almeno nel senso che non voglio sappia che sto facendo qualcosa per lui, di me ha sempre avuto poca stima e troppa confidenza, col tempo tutto mi si ritorcerebbe contro, ok? Certo, va bene ci si vede sabato e qualcosa faremo.

Oggi non rientro per pranzo, non faccio spadellare mia moglie, e approfitto per farmi firmare quel contratto pubblicitario con quei miei amici del ristorante. Nel primo pomeriggio faccio un salto in quel posto, e ci porto anche Susy, così mi tiene compagnia. Strada facendo, squilla ancora il telefono , lui caspita! E quello di Brescia, che insiste perché lo aiuti a pagare le bollette della luce, non capisco la sua insistenza, del resto ci siamo conosciuti solo in un occasione tempo fa, dove si, mi aveva favorito in un affare ma era già stato lautamente ricompensato, speriamo di poter fare qualcosa anche per lui. Del resto non mi posso esimere dall’aiutare nemmeno l’altro di Pavia, si trova senza l’acqua corrente in casa, gli hanno interrotto il servizio per morosità, e speriamo che Piero, in carcere si sia fatto bastare quel poco che gli ho mandato.

E’ buffo, solo oggi ad altrettante persone ho detto di pazientare per quello che devo dare loro da molto tempo, dal lontano tempo di qualche anno fa, in cui il ceto medio a cui appartenevo e stato drasticamente soppresso, per lasciare il posto solamente a due categorie, i ricchi e i poveri, relegando me di conseguenza alla seconda ovviamente, ma lo stesso io, luce ed acqua in casa ancora c’è l’ho, insieme a una dose inesauribile di ottimismo autolesionista, quindi qualcosa faremo anche per quest’ultimi.

Ultimo appuntamento di giornata, che Dio se lo invochi ingraziandoti la sua Mamma, non ti abbandona, e di riffa o di raffa, il tuo angelo custode te lo attiva sempre, e questo ‘angelo’ stasera per me aveva le sembianze di Giuseppe, l’ultima persona che ho visto, un Angelo a ‘paga fissa’. Tutto bene allora, che tanto son di strada, ed è da tempo che volevo fermarmi da quella persona amica, la sua razza e’ del mondo, come disse Alfred,  ma nello specifico e’ iraniano, e tratta tappeti antichi con tanto di negozio  con esperienza pluridecennale, ed essendomi rinfrancato moralmente, mi va di sistemare una questione che mi stava a cuore da tempo, per un mio acquisto di qualche anno prima, questa volta spero di tener testa, alla proverbiale capacità di trattare degli arabi in genere! La batteria del telefonino, e’ poco meno della metà, e si pigi il pulsante, togliamoci la maschera dell’attore quotidiano, alla cena di casa mia, sono io, di nuovo me stesso… spengo il telefono.

 

OTTOBRE Trecentosessantacinque & MEZZO Pensiero

01 OTTOBRE 2020

Ottobre, è ora di rivedere felpe e maglie di lana. Si fa la conta degli amori perduti o di quelli appena sbocciati, qualcuna o qualcuno spera ancora, la speranza è sempre l’ultima a morire è questo mese la rafforza ancora di più tra un bicchiere di vino e un dolce ricordo. È il mese delle castagne e dei buoni propositi, l’inverno è alle porte… forse per chi ancora ‘spera’ è bene si bussi a un altra porta… e per chi si sente in Paradiso è meglio scendano quel tanto da saper mettere radici in un terreno sicuro. Ottobre è un bel mese che sono belli tutti i mesi dell’anno… ad eccezione di “quel mese che proprio non va giù per via di sfortunate coincidenze ma se ben ci si pensa, si è trattato solo di coincidenza.

 

02 OTTOBRE

 

03 OTTOBRE

 

04 OTTOBRE

 

05 OTTOBRE

 

06 OTTOBRE 2017 Ara

 

07 OTTOBRE

 

08 OTTOBRE

 

09 OTTOBRE 2020 Ara

 

10 OTTOBRE 2014 Ara… e 2015 da mettere al numero 9

 

11 OTTOBRE 2019 Ara

 

12 OTTOBRE 2018 Ara

 

13 OTTOBRE

 

14 OTTOBRE

 

15 OTTOBRE

 

16 OTTOBRE

 

17 OTTOBRE

 

18 OTTOBRE

 

19 OTTOBRE

 

20 OTTOBRE 2017 Ara

 

21 OTTOBRE 2016 Ara

 

22 OTTOBRE

 

23 OTTOBRE 2015 Ara… e 2020 da riportare al n. 22

 

24 OTTOBRE 2014 Ara

 

25 OTTOBRE 2019 Ara

 

26 OTTOBRE 2018 Ara

 

27 OTTOBRE

 

28 OTTOBRE

AUREE MAGNONCHE SENSAZIONI

Ottobre, abbraccia le anime come un velo di sposa adagiato sul capo e sensazioni di benessere pervadono gli esseri che vivono  questi momenti
Ora è sera, l’aria è umida e l’autunno, si sente sui visi. Gli alberi silenti abbassano di un poco la cresta come fossero obbedienti votivi, si inchinano al “nuovo signore” in arrivo che si stringe tra le dita di una mano il manto gelido del l’inverno…  che pare morte ma è riposo della terra e selezione degli animali in natura. Vinca il più forte e abbia ancor più gloria il perdente, qui… o la.
Ora è notte che copre mille mondi in metà mondo.
Ora è l’alba e poi farà giorno, stasera è un altra volta che la sottile nebbia bagnerà il volto delle persone.  Bisogna ancora andare oltre, dove il ghiaccio sul fiume sia solido e lo si possa attraversare sereni con pensieri e parole. Bisogna andare incontro a una nuova stagione che non umetta i visi ma li accarezza di gelo, e gli alberi inerti lascino al fin  vedere ciò che l’estate ha nascosto… altri scorci di vita dietro i rami nudi.  Lo sguardo di nuovo si apra spazi su case e chiese, posti vissuti da persone e animali al di là di dove non si poteva vedere prima, oscurati da prepotenti foglie che rubavano ricco sole. Altri battiti di cuore che fan su e giù con l’umore del l’animo inizia flebile per raggiungere un finale che moltiplica e ancor più esalta. Il futuro è nelle  mani della natura, per questo si deve rispettare il passato… E adesso è di nuovo la fine del giorno di tardo d’ottobre, si scrive e si pensa o si guarda la tv… o si fa al l’amore, che è la cosa di gran lunga migliore.

 

 

29 OTTOBRE

 

30 OTTOBRE

 

31 OTTOBRE

 

 

 

 

SETTEMBRE Trecentosessantacinque & MEZZO Pensiero

01 SETTEMBRE 2020

Settembre scappa fulmineo come è il suo nome più lungo di tutti gli altri mesi. È lungo Settembre, ma si comporta d’atleta consumato, è se si erge da lungo diventa alto e gioca a Basket con altri undici avversari. Avversari del tempo, che ognuno dei mesi fa quello che deve perché si faccia ricordare nel cuore di ogni uomo, inteso per primo da cuore di Donna.

 

02 SETTEMBRE 8027

 

03 SETTEMBRE 3821

 

04 SETTEMBRE 2014

SARÀ L’ETÀ

he niente è come prima, tutto cambia, tutto è cambiato. Sarà l’età, sarà il normale percorrere del tempo, ma le cose non stanno più al punto di prima. Le prospettive si evolvono, ma con un incedere a rilento, che un tempo,dopo un periodo burrascoso, cupo, tutto si riaccendeva a nuova vita. Il lavoro con inventiva lo cambiavi con l’aggiunta di grande entusiasmo e un pizzico di ottimismo. ma ora per quanto tu rimanga fermo sulle tue posizioni, per quanto aggiungi ottimismo al tutto, nulla si sposta da quel che è, sempre e comunque una dura lotta, quasi alla stregua della sopravvivenza. Finiti i tempi in cui dopo del giusto lavoro ti prendevi delle pause ristoratrici con il corpo e con l’animo, stai sempre sotto un incessante pressione psicologica, a tratti snervante. eppure la mente tiene, anche quando oggi entrando in un bar dopo tanti anni di assenza, ti rivolgi a una giovane donna dietro il bancone, e chiedendo un caffè, ti rivolgi a lei con un tiepido sospiro e dici… belli i tempi che frequentavo questo locale, che bei momenti…, e non ricevendo alcuna risposta che induca al proseguo, penso che giustamente a lei non gliene possa calar di meno, e blocco il discorso. quindi ci sono, anche se per un attimo ho pensato di coinvolgerla in un ricordo a me caro, mi sono reso conto che non è tenuta, ne obbligata a tal incombenza, allora sfumo, lascio perdere, quindi ci sono… non sono ancora diventato petulante e rincoglionito! Di certo è un poco triste chiedere una, due, tre informazioni per recarti in una tal via, e sentirti rispondere, due su tre in uno stentato italiano… no so… no capisco, e non c’entra il razzismo, è solo un po’ triste che alle nostrane massaie che facevano la spesa, si sian sostituite badanti e collaboratrici domestiche d’oltralpe. Entrando poi nei negozi per proporre la tua mercanzia, e davvero deludente e anche un po’ avvilente vedere le facce dei negozianti che pensavano fosse entrato un cliente, che nel migliore dei casi fanno notare una smorfia malcelata di diniego, nei peggiori ti raccontano di non poterti accontentare, perché tanto non si vende più nulla, che le tasse li uccidono, che qualcuno pensa di chiudere bottega. Visi tristi, storie tristi, che ti fanno esaurire il poco entusiasmo che ti rimane. Non avrei di certo mai pensato trent’anni fa, di pensare quanto sarebbe bello vivere in una baita in montagna con due mucche, una pecora, due capre galline e conigli, con un pezzetto di orto per le poche verdure di stagione. Di certo no, la visione e le prospettive erano ben altre, e non è detto migliori, ma altre, non me lo sarei mai immaginato un epilogo tanto strano, tanto diverso. E solo questione di adeguarsi, scacciare la malinconia insieme a quel velo di tristezza, pensare che la vita prosegue e lasciare che il peggio ti scorra accanto, senza ferirti, senza farti male, e prendere nel rispetto altrui, tutto ciò che rimane, …una baita, due mucche, una pecora, due capre galline e conigli, con un pezzetto di terra per l’orto e un pezzetto di quell’ottimismo perduto.

 

05 SETTEMBRE

 

06 SETTEMBRE

 

07 SETTEMBRE 2017

RE DI CÔPPE.

Sono un re.  Sono il re ci Côppe, non il re di Spade, e nemmeno il re di Denari o di Bastoni. Per ordine non di importanza, “Côppe” è come dire che sono un re neutrale. Re di Côppe è la carta rappresentata da torri che sono difese dalla carta di Spade che brandita può incutere rispetto a difesa delle  stesse torri, le nostre case, i nostri focolari domestici.

Il re di Denari e di Bastoni  sono abbinati al significato che può dare, il primo un sole rosso ricamato che ricorda la cultura Maya… quindi “potere”… quindi oro e oggi denari,  e il re di Bastoni non è lì a difenderti come la spada fa con le torri, il bastone e lì a ricordarti quanto bene faccia il “potere” e il denaro ma quanto di molto peggio possa essere l’esatto contrario se adoperato contro te stesso.

Quanto è deleterio il rovescio della medaglia che rappresenta il “potere, che logora chi non c’è l’ha” disse Andreotti, ma di persone come Lui, nel ‘bene’ e nel ‘male’ ne abbiamo avute pochissime… Nessuno di Noi restanti  moltitudini di persone sapremo mai se il Giulio aveva torto o ragione.  Personalmente devo dire di sentirmi a mio agio in un ottimo umile re di Côppe che difende le sue torri e chi ci abita.  Abitare nelle torri, è motivo principale di un esistenza terrena atta a difendere le  persone che ci abitano.  È l’aiuto necessario per incamminarsi sul sentiero giusto, tentare di raggiungere la felicità terrena… è sapere con certezza di non avere vissuto invano nel difendere i propri affetti famigliari e sociali.

L’Amore ha molti volti che ristorano l’animo e possono dare altri buoni  motivi per essere felici di aver vissuto, e ancor più di godersi il presente aspettando serenamente il domani… dalla parola “potere” si è passati alla parola Amore.  Non ci voleva… ancora una volta la parola Amore è arrivata al cuore prima che potessi valutare al meglio il significato della parola “potere”… forse “ci voleva “.  Ancora una volta trovo giusta risposta solo nell’Amore.  Del resto basta immaginare di pensare alla parola “potere”!, inizia per POtere.   ‘Volere è potere’, recitava la massima di quell’uomo troppo ambizioso, e gli epiloghi al riguardo si sprecano negativamente a partire dalla miriade di morti in guerra che c’erano andati come eroi, ma in realtà erano ingenui martiri mandati al sacrificio per onore del “POtere”… ed è solo uno dei suoi mille maligni significati. Qualcuno deve averlo!… Perché?. Un ‘Pastore’ che guida il gregge ci vuole sempre, a condizione che dia un Nome ad ognuna delle sue Pecore e invece chi ha il “potere” su questa terra non solo non da un nome alle sue Pecore, ma spesso si dimentica di dargli da mangiare.

AMore al massimo può significare l’esclamazione che facciamo quando gustiamo un gelato, aaaammmm! Qualunque altra similitudine stona, non resta che chiamarlo Amore nella sua interezza.

L’ Amore è una fortezza protetta da torri come l’asso di Côppe. L’Amore è una Spada di fuoco che protegge le persone che si Amano all’interno del castello. L’Amore è  il segno della carta del re di Denari che ti fa avere il denaro che serve per vivere, non che si debba vivere per lui…  L’Amore per il re di Bastoni, è  quando si fa di necessità una virtù affrontandola e superandola con il coraggio necessario.

L’Amore è uno solo e copre ogni male, e a proposito… di Re ne conosco solo uno e regna nel mio cuore, non solo come entità divina ma sopratutto come Maestro di Vita per tutti in tutti i tempi.  Anche io sono un re su questa terra, il re di Coppe ed ogni giorno mischio le carte perché la vita è un gioco… basta non barare.

 

 

08 SETTEMBRE 2017 Ara

 

09 SETTEMBRE 2016 Ara

 

10 SETTEMBRE

 

11 SETTEMBRE 2020 Ara

 

12 SETTEMBRE 2014 Ara

 

13 SETTEMBRE 2019 Ara

 

14 SETTEMBRE 2018 Ara

 

15 SETTEMBRE

 

16 SETTEMBRE

 

17 SETTEMBRE

 

18 SETTEMBRE

NAPOLI

Un mio carissimo amico fa per nome Pietro, ma per me e per tutti Piero. Lui è di origini napoletane, essendo di fatto nato a Napoli. Anche un’altro amico mio e’ di origini napoletane, Giovanni, per me Giovanni o’ ferroviere, perché ha lavorato tanti anni in ferrovia come capotreno. Così che dopo alcuni giorni di trattativa mi accordo con entrambi i miei amici napoletani, per andare in visita a quella splendida città, che sino ad allora, ho visto solo di passaggio perché in viaggio al sud per altre mete. La gita non era al solo scopo di visitare la città partenopea, ma si univa l’utile al dilettevole, in quanto mia moglie desiderava tanto avere una borsa “original tarocco” di Louis Vuitton. Proprio così, perché Piero sapeva come condurmi in un certo posto dove all’epoca venivano confezionate quelle borse clandestinamente, Giovanni l’avremmo trovato sul posto, in coincidenza di un suo viaggio in treno, proprio in quel di Napoli, ed essendo quest’ultimo più anziano di Piero, assicurava a me e Susanna una totale integrità, qualora fosse capitato qualche inconveniente, dal momento che lo scopo borsa non era esattamente nella normale completa legalità, anche se è doveroso precisare che ovviamente lo scopo principale era visitare Napoli, la città Natale tra gli altri, di uno, se non il primo grande incomparabile principe Antonio De Curtis in arte Totò.

Per ciò che riguarda l’altra parte  più importante del viaggio, si andava a Napoli anche per aquistare lampadari e appliques Stile Maria Teresa, perché all’epoca gestivamo la bottega del Re, una graziosa bottega di antiquariato, ai piedi di Città Alta, in Bergamo. Partenza un mattino di primavera, con il “freccia rossa” e poche ore dopo arrivo a Napoli, stazione centrale. All’ arrivo, appena scesi, Piero cercava con lo sguardo qualcuno, al che io è Susy chiedemmo spiegazione, e lui per tutta risposta saluto’ una persona che passo svelto incedeva presso di noi. Un signore distinto sulla quarantina, che appena arrivato innanzi noi, si presento’ piacere Antonio, io sono il presidente du’ quartiere, e stringendo la mano prima a me è poi a Susy, aggiunse… Il mio “lavoro” e’ assicurarmi che voi vi troviate bene in questa città, e nel possibile che non vi manchi nulla, e per qualsiasi problema voi possiate avere, contate pure su di me, Piero saprà come rintracciarmi. Rimanemmo basiti, increduli, ma non era finito il nostro stupore che ci invito’ a poche centinaia di metri per indicarci l’alloggio che aveva preparato per il nostro soggiorno! Un bellissimo albergo d’epoca con fregi a sbalzo al suo esterno e affreschi meravigliosi al suo interno, ecco disse, questo e’ il vostro hotel. Non ci rimase che ringraziarlo senza parole, e subito dopo salutandoci di nuovo, se ne andò. Ci fecero accomodare nelle nostre rispettive stanze, vecchie, ma ben tenute e pulite. Intanto s’era fatta sera, e dopo un’ora mentre eravamo nella hall ad aspettare Piero per raggiungere Giovanni e andarcene tutti e quattro a cena, Susy ed io notiamo un andarivieni di persone in divisa, per lo più poliziotti, ma anche finanzieri e militari, tutti presumibilmente graduati a giudicare dalle loro mostrine sulle spalle. Arriva Piero, e naturalmente non manchiamo di chiedere spiegazioni, comunque ben contenti dalla situazione stessa, e lui candidamente rispose che non ne sapeva nulla, aveva programmato il tutto il presidente di quartiere, Antonio. Fu solo dopo una mezz’ora circa, che riuniti a Giovanni, chiedemmo a lui una spiegazione, che ci disse essere un albergo frequentato prevalentemente da graduati militari in visita di lavoro in quella città. Bene dissi io, meglio così, saremo più al sicuro, e Giovanni aggiunse, meglio un cazzo, se c’è una bomba da piazzare per sovversione, e proprio li che l’andrebbero a mettere, perfetto siamo nella cacca dissi sorridendo guardando Susanna per cercare di sdrammatizzare e infonderle coraggio.

Pazienza, non succederà proprio in questi giorni, dissi tra me e me, e il pensiero mi venne interrotto da Giovanni che nel frattempo arrivava guidando la 600 con noi prestata per l’occasione da una sua parente che viveva a Secondigliano. A bordo Giovanni ci chiese cosa avremmo voluto mangiare per cena, ovviamente trovandoci nella capitale della pizza, rispondemmo a tre voci pizza! E allora pizza sia, disse Giovanni, e vi porterò dove per me la fanno migliore che in tutta Napoli, al quartiere Forcella, ho la macchina di mia cugina e penso ci faranno entrare! Nemmeno abbiamo il tempo di capire perché abbia fatto quella affermazione strana, che imboccato un viottolo, all’improvviso ci si para davanti all’auto a gambe divaricate, un ragazzino appena adolescente che di fatto obbliga Giovanni a fermarsi bruscamente. Sta lì immobile a gambe divaricate e braccia incrociate, canticchia una canzoncina, e non dice altro.

Giovanni ci invita a non dire e fare nulla, lo scugnizzo dopo qualche minuto di sguardi alla targa dell’auto e a noi nell’abitacolo, si avvicina al finestrino che nel frattempo era stato già abbassato, e ancora non dice nulla mentre Giovanni, invece spiega chi siamo e da dove veniamo, e perché ci troviamo li. A questo punto sempre senza parlare il ragazzino si scosta come a dire, passate pure, e noi si prosegue…

 

19 SETTEMBRE 2014 San Gennaro, S. Abbine, S. Alfonso, S.Arnolfo, S. Carlo, S. Ciriaco

NAPOLI E S.GENNARO.

… Tra quelle viuzze piene di vita, che nella loro semplicità sembrano casette di cartone poste vicino alla capanna di Betlemme, e invece che i pastori, vi si trova uno sciamare di gente che scorrazza allegramente e rumorosamente in sella ai loro scooter, ma non con a bordo uno o due passeggeri rigorosamente senza casco, no tre passeggeri, perché stiamo entrando nel territorio delle persone che a Napoli ‘contano’, stiamo entrando nel famoso quartiere Forcella.

Ovviamente a quel punto capiamo perché non ci potrà succedere nulla, il fatto che siamo passati indenni da quello strano controllo senza parole di poco prima, ci da la serena tranquillità di sceglierci con calma e cura il posto dove andare a mangiare la pizza. Che a quel punto parla Piero, che ci indica senza indugio un posto in quella casa li vicino, che sembrava un negozio di macelleria di quelli che noi del nord abbiamo dismesso negli anni 60. E non di meno il suo interno, entriamo da una seracinesca arrugginita, ma non ci fermiamo al piano terra bensì saliamo delle scale anguste, che portano al piano superiore, dove troviamo un locale semi piastrellato da quei 10×10 bianchi come usavano appunto nelle macellerie vecchia maniera e in un angolo il forno rigorosamente a legna.

Che poco importa come fosse la stanza, dal momento che era ben pulita, e che ancora più importante abbiamo mangiato una strepitosa, calda, fragrante pizza che così non si era mai gustato nella nostra vita,  devo dire che in un certo qual modo c’è lo aspettavamo, si sa, la pizza di Napoli e maestra nel mondo! E non bastasse aggiungo che il tutto fu ad un prezzo irrisorio. E tra stupori e meraviglie, la sera fini. Il giorno appresso, io Susy e Piero destinazione “fabbrica” si fa per dire di borse, che prima di andarci, abbiamo colto l’occasione di visitare i meravigliosi vicoli di Napoli, e essendo di domenica, approfittammo pure di visitare il mercato rionale più grande che si tiene nei pressi del lungomare, in prossimità di castello l’Ovo magnifico maniero che sta a guardia dello stupendo golfo di Napoli, che pareva di guardare una cartolina illustrativa tanto era bello.

Gli esercenti che allegramente e chiassosamente ti invitano ad acquistare la loro merce, e noi che intanto si camminava tra i vicoli, immancabilmente tappezzati da splendidi oracoli per lo più intitolati a S. Gennaro e a innumerevoli Madonne e Santi, praticamente uno ogni venti metri. Prendemmo un taxi per percorrere l’ultimo tratto, e salendo sul mezzo, anche nell’abitacolo dell’auto, ‘santini’ appesi in ogni dove, immancabile una tra i ‘Santi, la foto di Maradona, venerato e amato dai napoletani.

Il pomeriggio visita vera e propria alla città, finalmente potemmo ammirare il glorioso teatro S. Carlo maestoso e affascinante come ciò che aveva rappresentato, e dove Totò calcava le scene insieme all’indimenticabile Eduardo e Peppino De Filippo suoi incomparabili compagni di scena. Antistante quello,  la famosa piazza del Plebiscito, che per la sua naturale conformazione, se la percorrevi bendato, come da consiglio di Piero, ti ritrovavi sempre alla sua estrema destra o alla sua estrema sinistra… un po’ come salire sulla torre di Pisa dove sali i gradini, sempre appoggiato di spalla alla parete per non cadere. E poi ancora innumerevoli vetrine orafe, e svariate botteghe all’aperto che esponevano statuine da presepe e di personaggi di tutto il mondo, da presidenti americani a politici europei e italiani… napoletani maestri in quel tipo di arte. Il giorno dopo di lunedì un salto da qualche antiquario per i lampadari, abtayour  e appliques d’ogni tipo, rigorosamente da persone che li gestivano quasi tutti con il cognome Esposito, bei acquisti, ma non convenienti come speravamo, del resto l’originalità e la qualità si pagano.

Bella gente, e a mio dire, brava gente i napoletani, che poi la brutta gente intesa per mascalzoni, la trovi in ogni angolo del mondo, e generalmente per mia esperienza personale, quest’ultima te la cerchi se sei spavaldo e irrispettoso e non ti comporti da ospite, ma la fai da padrone. Che come inizia tutto finisce, come la nostra breve vacanza- lavoro in quella splendida città di Napoli, che poco prima di partire, all’uscita dell’albergo, di nuovo si ripresenta Antonio, ‘o presidente du’ quartiere’, con in mano un pacchettino contenente due grosse paste, una per me e una per Susy, e con un gran sorriso ci chiede se tutto è andato bene e auspica in un nostro ritorno. Non faccio fatica a raccogliere l’invito, Napoli e’ stata ed e’ una delle più belle città del mondo, trovandoti nel suo cuore, non si fatica a credere che ogni anno in questo giorno si sciolga la reliquia del sangue di S.Gennaro allo sguardo di migliaia di fedeli.

 

 

20 SETTEMBRE

 

21 SETTEMBRE

Settembre è il mese più “sillabato” dei suoi altri 10 Apostoli del tempo. Chissà perché si è ‘usciti’ con una “e” di troppo nel dire S e t t e m b r e, forse perché è il nono mese e apposta ha nove sillabe che compongono il suo nome. Anche Giugno ha lo stesso numero di vocali e sillabe, ma il numero più alto di tutti i mesi è Settembre. Che non significa nulla per importanza, ma lo stesso ognuno si arma d’amore per il mese in cui è nato e si crea o a volte si inventa il suo mese speciale. Oggi è il mio compleanno. Sono del “58”. Era una meta che non m’ero prefisso, sapevo arrivasse come arriveranno anche altri anni che al Cielo piacendo verranno ancora ma il tempo è passato tanto in fretta che mi sembra ancora di sentire il sapore delle mie adolescenti primavere. Mi sembra ancora di vedere la mamma che mi rimbocca le pesanti coperte e trapunte fin sopra il naso perché il riscaldamento nelle case di 62 anni fa, non era esattamente fatto da termosifoni, ma c’erano ancora le “monache”, un involucro lamellare arcuato lungo cinque spanne d’uomo aperte, alte tre per altezza e lo stesso in larghezza, al centro un catino di ferro che conteneva uno ‘scaldino’… involucro ovale che conteneva brace ancora ardente di faggio maturo. Si riponeva la “monaca” sotto le lenzuola di cotone grosso e prima di coricarmi, la mamma la toglieva per metterla nel suo letto matrimoniale… ma la brace ardente ormai era diventata cenere spenta.

Sarà

 

 

22 SETTEMBRE 2017 Ara

 

23 SETTEMBRE 2016 Ara

 

24 SETTEMBRE

 

25 SETTEMBRE 2020 Ara

 

26 SETTEMBRE 2014 Ara… e 2015 da spostare al 25

 

27 SETTEMBRE 2019 Ara

 

28 SETTEMBRE 2018 Ara

 

29 SETTEMBRE

 

30 SETTEMBRE

AGOSTO Trecentosessantacinque & MEZZO Pensiero

01 AGOSTO 2015

Agosto,moglie mia non ti conosco, recitava uno scherzoso modo di dire del passato, adesso là si conosce molto bene perché non si va più da nessuna parte senza di Lei, sono finiti i tempi spensierati di quando la moglie partiva con mamma e figli per le lunghe vacanze d’Agosto. Ora è tutto take away… si parte il venerdì sera e si torna la domenica… con la moglie i figli e la suocera.

Nei primi anni cinquanta, immediato dopo guerra, il popolo Italiano si preparava alla rinascita. C’era tutto da ricostruire, da riorganizzare, l’industria si preparava al grande salto economico e si organizzava per divenire lider in molteplici settori primo fra tutti quello automobilistico. Il prestigioso marchio Ferrari riprendeva a “correre”, mentre il gruppo Fiat,di suo, rilanciava con una produzione imponente il settore delle utilitarie che presto nel mondo ebbero un enorme successo. Non di meno mille altri settori decollarono, dagli elettrodomestici, alla metal meccanica, all’industria chimica, a quella alberghiera che visse una nuova giovinezza a partire dalla riviera Romagnola, occupata per prima dagli stessi invasori vinti dagli “alleati”, che nel periodo dell’occupazione stessa, ebbero modo di conoscere e apprezzarne la bellezza del nostro bel paese. Successo nell’industria tessile al nord e delle acciaierie al sud, Migliaia di posti occupati dagli artigiani in svariati “campi” e primo assoluto fra tutti ci fu il boom edilizio, che vedeva protagonista un esercito di operatori, dal manovale muratore, al “palazzinaro” imprenditore. Tutti godevano di un lavoro impiegatizio o manuale, le vacanze si svolgevano con regolarità a Natale, Pasqua e ad Agosto e in quelle occasioni principalmente, le grandi industrie chiudevano i battenti per ferie. Poi pian piano le cose cambiarono, i politici degli anni ottanta- novanta, rubarono a man bassa quanto più potevano al popolo, corrotti e collusi di ogni specie fecero la loro comparsa infierendo sul poco rimasto, e si sa, l’esempio vien dall’alto, così che anche un nugolo di cittadini seguirono a ruota i malfattori riducendo l’Italia a ciò che rimane.

Ce ne accorgemmo nelle estati che andarono dal 2005 in poi,  quando ad Agosto andammo tutti in ferie e il paesaggio desertico delle aziende e delle fabbriche non mutarono d’aspetto nemmeno a Settembre… nemmeno a Ottobre, nemmeno ora… moltissimi non riaprirono più e tantissima gente si ritrovo’ ad inventarsi una nuova vita e un nuovo lavoro, e per molti altri la disperazione del nulla. Agosto, rimane sempre nei cuori come sole, mare, e gioia.

 

02 AGOSTO

 

03 AGOSTO 2018 Ara

 

04 AGOSTO 2017 Ara

 

05 AGOSTO 2016 Ara

 

06 AGOSTO

 

07 AGOSTO 2015 Ara… e 2020 Ara da mettere al 6

 

08 AGOSTO 2014 Ara

 

09 AGOSTO 2019 Ara

 

10 AGOSTO

 

11 AGOSTO 2014 ore 22

imageE sto li, di fronte a questo immenso mare vuoto. Ai lati dello sguardo dei bellissimi monti verdeggianti, solcati da torrenti e rigagnoli in punti che non s’erano mai visti prima, molta è la pioggia caduta quest’anno, e nel suo mezzo lo sguardo volge al grande vuoto della valle, attraversata dal serpeggiare del fiume  che rumoreggia misto al frastuono lontano del quotidiano scorrere del lavorio umano. Le chiese di montagna sono sempre poste strategicamente nella migliore posizione del paese e sul suo piccolo piazzale antistante la vista spazia e corre via veloce. E non ci stavo pensando prima, ma aiutando Don Osvaldo a trasportare una damigiana di buon vino in casa sua, uscendo mi trovo di fronte uno spettacolo che mi toglie il fiato, una vista che di colpo mi mette in pace con il mondo, non è la prima volta, ma spesso si guarda senza vedere, e si sente senza ascoltare, e in quegli istanti altro non c’è che rimirare si tanta bellezza nel bel mezzo dell’estate come da calendario, e di sole, nemmeno l’ombra!

Respiro con calma in modo lungo, quasi sembra un sospiro, come a dire che chi ha creato tutto ciò, non può essere che l’amore, l’onnipresente amore che di anno in anno fa germogliare a nuova vita la vita. E’ maestoso tutto ciò che mi si presenta innanzi gli occhi, e’ spavaldo e imponente come la vita stessa, come il palpitare frenetico del tempo, che non conosce ostacoli ne limiti, e’ grandioso come l’oceano che ha per solo limite l’orizzonte che si piega circolare nei confini del nostro mondo.  E nell’immenso sfavillio di forme e colori, mi abbandono a pace interiore sentendomi piccolo piccolo davanti al Creato, quasi mi spiace del dopo, del domani, che mio malgrado mi riporterà  inesorabile in città al presente fatto di tutto, ma che a me non serve a nulla.

E sono quei monti, quelle valli lussureggianti, quell’enorme brulichio d’alberi, quel cielo che si fa pulito dopo l’ennesimo temporale, che fermano il mio pensiero, rendendolo assorto, incantato. Tutta quella luce mi pervade in un oblio che penetra dentro, mi acceca i sensi, inibisce la mente, e mi lascio trasportare da mille sensazioni che si mescolano tra loro portandomi diritto al mio cuore, alla mia anima, al mio cielo, e alzo lo sguardo, ancora un po’ più su, e ringrazio… Di colpo tutto il resto e’ senza senso, non ha nessuna importanza ciò che è stato fatto e detto, non ha nessuna importanza ciò che ho sentito e visto, in questa o quella situazione, dove ho dato ragione a lui, e criticato lei, quasi mi vergogno un poco di aver anche solo sprecato del prezioso tempo e buon senso giudicando e sentenziando, per lo sciocco interesse di compiacere uno, a discapito di un altro, creando solo confusione più di quella che già per se esiste nei cuori della gente.

Al cospetto del onnipotente spettacolo della Natura  e come se di colpo la mia coscienza volesse diventare linda come quella incantevole visione, e per questo quasi mi vergogno, essermi frapposto a si tanta naturale bellezza, e di essere stato un meschino giudicante, io che non sono nemmeno in grado di far nascere per mia volontà un filo d’erba, che non ho potere di far cadere una goccia di pioggia dal cielo, io, che non posso comandare un solo battito del mio cuore. All’improvviso dalla porta laterale, esce Tino, il sagrestano , che a voce forte mi saluta, ridestandomi dal mio dolce sogno ad occhi aperti; contraccambio il saluto, e con un soffocato sospiro, mi avvio verso casa, lasciandomi alle spalle quei soavi momenti, ma portandomi addosso un animo più pulito, e predisposto ad un futuro di certo meno ipocrita, che l’ipocrisia la detesto in tutte le sue forme.

 

12 AGOSTO

 

13 AGOSTO

 

14 AGOSTO

 

15 AGOSTO

 

16 AGOSTO

 

17 AGOSTO

 

18 AGOSTO

 

19 AGOSTO

 

20 AGOSTO

 

21 AGOSTO

 

22 AGOSTO

 

23 AGOSTO

 

24 AGOSTO

 

25 AGOSTO 2017 Ara

 

26 AGOSTO 2016 Ara

 

27 AGOSTO Ara doppio 2020

 

28 AGOSTO 2015 Ara… e 2020 Ara da mettere al 27

 

29 AGOSTO 2014 Ara

 

30 AGOSTO 2019 Ara

 

31 AGOSTO 2018 Ara

LUGLIO Trecentosessantacinque & MEZZO Pensiero

01 LUGLIO

Col bene che ti voglio. Iniziava così una canzone degli anni sessanta. A Luglio si miete l’oro, si miete il pane, si miete il grano.

Guardandole da lontano, allo sguardo, le colline si stagliano come una nera chioma posta innanzi al tramonto. Si vedono i contorni riflessi dalla luce del giorno che senza sole si spegne lentamente. È estate, il bel vedere si impadrona del buio fino a sera tarda, e lassù le colline dal dorso nero fan da contorno. Non sono capelli, sono alberi di pino, faggio, betulla, e rubinia e arbusti vari. Bello immaginarsi lì, nel mezzo, all’imbrunire di una giornata afosa, tanto calda da stupirsi se sedendosi per terra in quel bosco collinare, senti il culo bagnato dall’umidità del suolo. Magari davanti a una ‘Tribulina’ fumandoti una sigaretta di cui ricorderai di riporne il mozzicone a casa tua. Una prece, un sospiro di bel momento e ti rialzi con il culo bagnato.

È ora di far ritorno sul balcone di casa, guardare ancora il tramonto stupito come la prima volta che lo hai visto, l’ultimo sorso di grappa e il bosco ritorna domani, alla stessa ora, non come un programma televisivo che dopo un po’ di tempo ha termine, ma come il moto perpetuo della vita, che non ti regala un ora di spettacolo, ma ventiquattro ore al giorno per sognare. Luglio.

02 LUGLIO 2015

SCRITTO D’AMORE

Si era alla fine degli anni 80, un mio amico del passato che ora non c’è più, mi vide per un certo periodo di tempo abbacchiato e triste, avevo alle spalle un matrimonio naufragato nel mare del nulla da pochi anni, e peggio, ora stavo cercando di dimenticare gioco forza, un nuovo amore donato in modo esagerato solo da parte mia. La situazione era davvero triste nel suo contesto, così che “Gige” il mio amico più grande di me, da poco sposato con Giuliana, una avvenente  signora bionda, una sera mi invito’ a mangiare la gallina bollita ripiena, ti porto in un posto caratteristico disse, mai potevo immaginare che quel due di gennaio di una fredda sera, divenisse tanto calda negli anni a venire.  All’epoca ero un po’ “fighetto”, e sinceramente non fui tanto entusiasta dell’invito, e per il cibo che mi si offriva, e per la serata in se stessa da trascorrere con sconosciuti in un rustico locale adibito a ristorante per pochi intimi amici. In pratica era la cucina da pranzo dei custodi di una chiesetta, lassù in mezzo al bosco di conifere. Ma tante’ che feci buon viso a cattivo gioco, e per non offendere l’amico ci andai, sperando in cuor mio che il tutto finisse presto, così che sarei potuto tornare a casa per piangermi addosso, oppure chissà, finire la serata sul tardi in qualche locale di città a stordirmi e ubriacarmi di qualunque cosa potesse lenire il dolore invisibile del mal d’amore, che è come un cancro, se sei giovane come allora ero, ti aggredisce con più cattiveria e ne servono parecchi di bicchieri prima pieni e poi subito vuoti. Gige davanti a sua moglie e dietro io che lo seguivamo sul quel sentiero buio illuminato da un lampioncino posto sulla cima del tetto della chiesetta, ma che non riusciva con la sua debole luce a rompere l’oscurità che si era alleata con una insidiosa e gelida nebbia, lo stesso raggiungemmo l’uscio d’ingresso, e a gran voce l’amico con un poderoso  “Permesso?” vi entro’ con noi al seguito. Ci accolse bell’uomo arzillo di mezza età che ci diede il benvenuto e si presento’ fiero del nome importante che ha, piacere Flaminio, il piacere e mio, Bile, era il diminutivo di Annibale ed allora usavo solo quello, subito dopo dietro di lui mi venne presentata la moglie Caterina, alche’ nel vederla esclamai alla “bulletto” quale ero, caspita che bella donna… Complimenti signora, non ha una figlia che le “avanza” per me?  Rispose Gige quasi gridando in dialetto,…Adêlà lê… (guardala li) e mentre me lo diceva seguivo il suo sguardo che si rivolgeva ad un punto della cucina, esattamente dietro la stufa a legna, quasi nascosta dal tubo per il fumo, lei che timidamente si scorse un po’ di più per farsi guardare e per poter rispondere, piacere Susanna, basito senza parole, bella come la mamma, con la metà degli anni. Non avrei mai immaginato che in un contesto completamimageente contrario al mio modo di vedere la vita, avrei quella sera incontrato la mia ragione di vita su questo mondo. Non potevo nemmeno lontanamente prevedere ciò che il destino prodigo mi riservasse, e che in capo a venti giorni a venire, una sera con tre borse di cellophan colme di vestiario, Susanna mi seguisse con la sua “126” rossa per occupare il mio monolocale lontano dalla sua chiesetta, dal suo bosco, lontano dalla sua giovane vita e tanto vicina al mio cuore, talmente vicina che piano piano lo ha perforato, lasciandomi inerme e indifeso innanzi al suo Amore che non domino più perché è divenuto padrone della mia stessa vita che senza di Lei su questa terra nulla conta… nulla.

Sono passati quasi trentadue anni da quel lontano momento e da quei dolci momenti è cambiato tutto… Oggi  Ti Amo più d’allora Susanna.

 

03 LUGLIO 2020 ARA

 

04 LUGLIO

 

05 LUGLIO

 

06 LUGLIO 2016

LA VERITÀ STA SEMPRE NEL MEZZO.

Quando due pensieri si contrappongono nel modo di intendere e di volere, cercano nel dialogo il miglior modo di incontrarsi e se ragionevoli entrambi, capiscono al fine di aver “parlato” la stessa lingua nel venirsi incontro, ammettendo ognuno le proprie esagerazioni estremiste che offuscano le proprie convinzioni spesso alterate da ego e alterigia  Nessuno ha ragione per lo stesso naturale contrario motivo che nessuno ha torto, e questa è la base fondamentale di ogni principio di dialogo si voglia intraprendere per instaurare un costruttivo nuovo modo di intendere e di pensare nel rispetto altrui.

Che poi, alla fin fine il risultato diventa un prezioso alleato per ricomporre e riordinare nel modo più corretto il modo di porsi verso un altro futuro pensiero per rendere sempre più accettabile la convivenza e la condivisione con altre persone

Il colore Nero, se visto in tutte le sue corrette sfaccettature, può essere utile da sfondo per un bel quadro a colori, o dire quale è il tuo umore in un dato momento, così come può significare un crollo in borsa o divenire al contrario il colore Neutro di un sonno giusto e profondo    Il Nero è Nero, ma non vuole dire solo Nero

Il Verde può assumere il colore della primavera o significare un cospicuo gruzzolo di denaro nascosto sotto il materasso, come essere inteso al rovescio per indicare la deprecabile possibilità di essere al “Verde”  Ed ancora se osservi in compagnia di altri occhi, il Verde a te pare intenso come il colore dei fili erba d’estate, mentre chi ti sta accanto, magari, soffre per un male, e perciò lo vede tenue come il colore della speranza  che è quella che più gli serve.  Ecco che l’erba è speranza di rinascita, insieme si fondono in un unico pensiero che accomuna e non disunisce

Lo stesso che un appartenenza politica, che dal momento ne viene accettata una “linea”, subito si  instaura una forma di opposizione  Certo che è giusto sia, così per dar modo di esprimere differenti ideologie contrastanti, capo primo perché nessuno possiede il dono della verità assoluta, e ancora perché in questo modo non si consente di far diventare proprie idee che potrebbero con il tempo divenire “imperative” e tristemente assolutiste   Se si guardassero e se si valutassero le varie situazioni con occhi di onesta dimessa tolleranza ed insieme si cercasse di vedere il colore che meglio si sposa con il bene di tutto e di tutti, si intingerebbe infinite volte il pennello nella tavolozza del pittore che vuole disegnare l’Universo, senza per questo dover per forza trovare un unico colore perché tutti sarebbero il composto di tutto, rendendo inutile l’esistenza stessa di una politica che miri in un senso piuttosto che un altro

Se si osservasse bene il colore Bianco senza attribuirgli sfumature “ghiaccio” o di color “latte”, si capirebbe chiaramente che la verità sta al centro, e quantunque possa risultare persino scontato ripeterlo, nel mezzo ci sta sempre e solo il rispetto che va a braccetto con l’Amore, quello va ricercato e sempre perseguito perché  tutti insieme si arrivi a riconoscere sotto la pelle di ognuno nel mondo, il colore Rosso del sangue di tutti.

 

07 LUGLIO 2017 ARA

 

08 LUGLIO 2016 ARA

 

09 LUGLIO

 

10 LUGLIO

 

11 LUGLIO 2014 ARA

 

12 LUGLIO 2019 ARA

 

13 LUGLIO 2014

imageUn pezzo di luce che attraversa il bosco e arriva dritta addosso a chi ha voglia di scaldarsi un po’ il cuore. L’invito è in una baita. Qualche giorno prima eravamo ad un matrimonio, di Angelo e della simpaticissima Nicoletta. E cosi Aldo, il pastore fratello dello sposo ci ha invitato nella sua baita assieme ad altri amici. Una serata. là, in mezzo ai boschi. Ognuno di noi portava qualcosa da mangiare. Noi eravamo “armati” di torta di mele. Due jeep stracariche di uomini e cibarie, cominciano ad inerpicarsi tra i dolci saliscendi della valle Sedornia, cosi per qualche kilometro, sino ad arrivare allo slargo di San Carlo, attraversato da un chiassoso e limpido torrente in piena. Subito dopo, all’inizio di una ripida salita di fronte a noi, uno sciame di festanti pecore brucanti, qualche capra inerpicata nel bosco ripido, e davanti a tutti un cavallo ben pasciuto dorato, di razza Avelignese, immancabili i cani da pastore, uno bianco, e uno nero, comandati a distanza con fischi e voce grossa da un ragazzo, Filippo, l’aiuto pastore di Aldo, che ci viene incontro, con l’incedere caratteristico di chi porta scarponi da montagna e giacchetta di velluto buttata sulle spalle senza maniche infilate, due bastoni di aiuto e di comando, si avvicinano a noi per augurarci il benvenuto. Scendiamo dalla jeep. Aldo ci viene incontro e spiega che in giornate di pioggia, il pascolo si protrae, perché le pecore se piove si riparano sotto le fronde degli alberi…

14 LUGLIO 2014

Aveva smesso da poco di piovere, bisognava approfittare e lasciarle pascolare il bestiame più possibile prima del ricovero, prima di essere alloggiate in un recinto che Filippo, apprendista pastore della Valle Seriana, si accingeva a preparare per la notte. Dopo i saluti di rito, Aldo per intrattenerci, si mette a parlare di quella pecora che di tanto in tanto, l’anno precedente intravedeva nei suoi pascoli, ma nonostante tentasse di prenderla per trovarne il proprietario, non vi riusciva mai.  Fabrizio con stupore, dopo la descrizione dettagliata della pecora disse: ma era la mia Nina, certo quella che persi in una notte di tempesta perché spaventata dai fulmini, ma non darti pensiero perché al primo arrivo della neve in novembre, è tornata, me la sono ritrovata nei pressi della stalla, e per giunta con il suo agnellino da poco partorito. Mi spiegano che non è singolare il caso in cui le pecore si allontanano dal gregge per partorire, come del resto fanno parecchi animali africani, standosene per lungo tempo in solitudine, e perché gelose del loro agnellino, e perché timorose, di essere disturbate nell’allevarlo, quindi accudirle indisturbate per i loro primi mesi…

 

15 LUGLIO 2014

Rimontammo in auto per iniziare una salita ripida in mezzo al bosco, di fronte un massiccio roccioso, imponente e maestoso, e ai suoi piedi una magnifica baita in pietra, con lo sfondo di una valle sottostante e i colori del cielo indescrivibili. In piedi a mo di guardiano, davanti all’uscio, un uomo sulla ‘settantina’, Giuseppe, un altro pastore, che già avvisato, ci aspettava con il fuoco acceso, e la polenta solo da buttare sul tavolaccio pronta per accompagnare le nostre cibarie portate da casa e cucinate dalle donne, torta e vino compresi. Poco dopo arrivò anche la jeep di Aldo con Filippo che legava alla catena quei magnifici cani da pastore, fedelissimi instancabili lavoratori, rifocillati con grossi tozzi di pane. Una volta accomodati all’interno di quella fiabesca abitazione, rifugio del pastore delle anime belle, intorno al tavolo, tutti festanti con i bicchieri di vino in mano , mi alzo esco ancora un attimo per approfittare delle ultime luci violastre di quel paradisiaco cielo , e la mente mi sfugge in un ricordo tanto simile e bello…

16 LUGLIO 2014

Quarant’anni prima ancora adolescente ricordo che chiesi ai miei genitori di poter andare con Silvano , un contadino di un paese che si chiama Fiorano, chiesi di andare con Lui all’alpeggio in quel di Orezzo per un mese e mezzo. Ottenuto il consenso dai miei genitori che lo stesso mi negavano sempre poco o nulla Avanti un mulo con il basto stracarico di tutte le masserizie necessarie alla sussistenza, dietro una ventina di mucche, poi noi, il pastore ed io, e nel mezzo due cani da pastore bergamasco. Bloda e Bayus. Anche li una splendida baita. Piano superiore fienile e nostro ricovero con brande della seconda guerra mondiale, cucina con fuoco sempre acceso, e pentola con polenta fresca ogni giorno. Al piano inferiore il reparto stallaggio per mucche e mulo. Silvano mi teneva occupato a far foglia secca rastrellata nel bosco. Caricavo il fogliame nella gerla che poi sarebbe servita da materasso per il giaciglio delle mucche. Oppure andavo al ruscello munito di mortaio di legno, l’acqua gelida facilitava  il solidificarsi del burro, che a furia di agitare in alto e in basso, il meccanismo prendeva forma assumendo quel color ’giallino’ talmente buono che ti invitava a mangiarlo a grandi morsi su una fetta di pane…

17LUGLIO 2014

L’incarico più gravoso e pesante , rimaneva rastrellare il fieno tagliato con la ranza dall’esperto Silvano, su per quei ripidissimi prati, ma ancora più faticoso era riporlo su quell’attrezzo di legno fatto a forma di binario alto circa un paio di metri, che poi con l’aiuto di forza e gravità si caricava sulle spalle. Il peso complessivo sembrava fosse di cento kg e ti spezzava la schiena ora che avevi percorso le poche centinaia di metri che ti separavano dal fienile, ma l’orgoglio non poteva venire meno davanti al contadino che spesso ridacchiava senza malizia dei miei sforzi, simpatiche sciocchezze per Silvano uso al lavoro duro. Una notte fummo svegliati dal trambusto che si sentiva venire dalla stalla. Una mucca muggiva dolorante, la sotto nella stalla, scendemmo e fu subito chiaro il perché di questo muggito lamentoso, Bigia la mucca gravida non riusciva a partorire il suo vitellino… una specie di prolasso  vaginale, o tanto mi disse che fosse, ma abilmente e con sapienza dopo varie ore Silvano aiutò il parto del vitello. Il sabato sera si faceva festa dopo esserci ben lavati al fontanino, indossavamo i vestiti della festa, scarponi leggeri e via , lucerna alla mano accesa, imboccavamo il sentiero nel bosco che dopo circa un’ora ci portava in quella trattoria Belvedere in località Ganda. Silvano beveva vino con altri avventori e giocava alla morra , oppure a carte e per me era una festa per una fetta di torta e poter vedere una trasmissione della Rai, allora unica emittente , ovviamente in bianco e nero. Si stava sicuri con i fedelissimi cani da pastore che alla bisogna diventavano di guardia, Bloda e Bajus. Ecco le stesse sensazioni meravigliose le ho riprovate quarant’anni dopo, in quel paradiso della Fontana Mora, sede della baita di Aldo, e per fortunata coincidenza era pure la vigilia del compleanno di Susanna, che in quella sera, grazie ad Aldo , Filippo, Giuseppe, Carlo, Rita, Fabrizio,  Alda e Francesca mi hanno permesso di invitare la mia signora in un ristorante non a cinque stelle ma sotto milioni di stelle. E le stelle sono buchi nel cielo dove si vede l’infinito.

 

18 LUGLIO

 

19 LUGLIO

 

20 LUGLIO 2018 ARA

 

21 LUGLIO 2017 ARA

 

22 LUGLIO 2016 ARA

 

23 LUGLIO

 

24 LUGLIO 2015 ARA… e 2020 di ARA da mettere al numero 23

 

25 LUGLIO  2014 ARA

 

26 LUGLIO 2019 ARA

 

27 LUGLIO

 

28 LUGLIO 2015 ARA… e 2020 Ara da mettere al 23

 

29 LUGLIO

 

30 LUGLIO

 

27 LUGLIO

 

28 LUGLIO 2014 S. Pietro crisologo.

GRANDE DONO LA VITA.

Che poi ti rimangono solo i ricordi, ed è importante a quel punto non avere rimpianti. Basta una canzone di Battisti, o di Baglioni, o di Dalla… Che intristisce un pochino, e la tenerezza si fa strada nel presente di quel momento. Ricordi con malinconia a quello che fu, bello o brutto…fu. Come quando ci si riuniva in una stanza di domenica, una stanza ricavata da uno scantinato, o da un solaio, una veloce spolverata con la scopa di saggina, una rinfrescata ai muri con colori vivi, diversi per ogni parete, qualche manifesto di Mal dei Primitiv, Celentano, i Phoo, e per i più nostalgici, Bobby Solo, un giradischi e tanti dischi in vinile. Un separe’  improvvisato con un lettuccio, per i più fortunati e bellocci, due ragazze, dieci ragazzi, e la festa aveva inizio, con contorno di patatine, chinotto, spuma, Martini bianco e rosso…

29 LUGLIO 2014

Di tanto in tanto la visita di un genitore che veniva a controllare che tutto fosse tranquillo, a disturbare il fortunato che a turno di qualche mezz’ora si appartava nel separe’ a baciare, e per i più osé, ci scappava pure la “palpatina”. Il giorno dopo tutto il resto della vita, il primo amore che non capisci, o che non ti capisce, tu che vorresti farla finita perché la vita non ti riserva più gioie, e non sai che non hai nemmeno cominciato a vivere, le prime esperienze di lavoro, dove ti aspetti di diventare chissà chi, anche se sei stato assunto in fabbrica come operaio, le stupide ed inutili invidie, le gelosie, le amarezze, le gioie, poche le soddisfazioni, perché niente e’ sufficente a vent’anni, niente basta, e tutto sempre da rifare, da inventare, e non ti rendi conto che stai vivendo un periodo della tua vita che non tornerà più, certe bellissime emozioni che mai ti bastavano non torneranno più. Solo ogni decennio capisci ripensandoci, di aver vissuto delle bellissime esperienze, qualunque esse siano state, anche le più negative, e’ sbagliando che si impara, e comunque dopo un errore si apre sempre una situazione migliore di quella precedente, ed è a questo punto che il segreto sarebbe di vivere il presente consapevoli che è bello, che la vita e’ bella…

30 LUGLIO 2014 S. Ignazio

… I ricordi ci dovrebbero essere da insegnamento, pochi o nessuno alla fine avrebbe da ridire sul suo passato, sono talmente tante le cose che ti passano per la testa di aver fatto, che difficilmente non sei contento di ricordare, e quando ti capita un sogno nella notte, quasi sempre ripercorre il tuo passato, e con facce e fatti differenti dalla realtà, tu rivivi delle situazioni e belle e dolorose della tua splendida vita, che ancora oggi, continuiamo a offuscare quotidianamente dando spazio a malcontenti e malumori, lamentandoci del presente che non è come il passato, ma in realtà tra una decina di anni diventerà bello, e ci lamenteremo del futuro presente.  E si corre, si corre sempre, freneticamente alla ricerca di qualcosa che non ci serve, e per esempio, anticipiamo i tempi sprecando le nostre energie e il nostro denaro per armamenti a salvaguardia di una difesa che, dovesse necessitare,  sarebbe inutile in caso di un terzo conflitto mondiale,  il nucleare non risparmierebbe nessuno, intanto nel mondo, ogni anno muoiono di fame milioni di persone; spendiamo miliardi in ricerche di altri pianeti con tecnologie sofisticatissime, e qua sulla terra non siamo in grado di debellare efficacemente un invasione di locuste, che portano morte per fame a migliaia di persone…

31 LUGLIO 2014

La nostra tecnologia è sofisticata a tal punto di robotizzare e meccanizzare gran parte dei nostri lavori manuali, e non sappiamo arginare per tempo un fiume che esonda, o fermare prima di grossi danni un incendio boschivo, e molte altre situazioni simili dove siamo inermi di fronte alla forza della natura nonostante il nostro spavaldo saper fare. Quanta strada percorsa dai tempi delle cantine e i solai, dove già Celentano ci metteva in guardia: “la dove c’era l’erba ora c’è una città e quella casa in mezzo al verde dove sarà aaaa”… Ma allora  importava solo di diventare grandi in fretta, avere una compagna subito, un buon lavoro all’istante, tanti soldi presto, successo in tutto immediatamente, rendendomi conto molto poi che avevo già tutto …. poco meno di vent’anni. Amo mia moglie, amo la mia famiglia, amo la natura, amo i miei cani, amo la gente, amo il mondo, amo te che stai leggendo, Amo Dio che mi ha creato.

 

 

GIUGNO Trecentosessantacinque & MEZZO Pensiero

01 GIUGNO 2018 ARA DA SPOSTARE AL 12 Giugno

Giugno, Iunior, deve il suo nome alla dea Giunone, moglie di Giove divinità del matrimonio e del parto.  Giugno era il mese dedicato al sole e alla libertà…  Non v’è memoria di una canzone ‘moderna’ che si associ a Giugno o almeno non si contemplino i “tormentoni”, ‘canzonette’ che resteranno nel cuore degli innamorati. Lui vuole essere il mese dell’Amore, se Maggio ha infiammato i cuori, e ora si spenga quell’ardore che spesso si chiama amore. Giugno è il mese che annuncia l’estate e non chiede nulla per essere tanto bello. Ma la gente si lamenta del cambio di stagione, fa caldo adesso… si lamenta lo stesso anche di quando piove o c’è la neve, la gente non ce la fa a stare senza lamentarsi.

Ma Giugno è bello… come il sole che rappresenta, come la dea Giunone che è andata in sposa al Re degli dei, Giove… gli si è presentato davanti con un braccio proteso che nella mano stringeva un fulmine, intanto saette e lampi si mischiavano nello scenario e fu allora che la chiese in sposa. Lui, Giove il Re degli dei voleva Giunone come non aveva desiderato mai alcuna dea così tanto. Nemmeno la ‘Vergine Atalanta” riuscì a scalfire il cuore di Giove, a nulla valsero i doni di caccia dell’unica donna cacciatrice tra gli dei. Anche Afrodite fallì i tentativi di sedurre il Re dei re. Afrodite la dea della bellezza e dell’amore, chiamata dai romani Venere e per parer di Omero, figlia di Zeus e della ninfa Dione, al contrario invece, Esiodo, disse che era nata a primavera dalla spuma del mare fecondata dai genitali di Urano scagliati in mare da Cronos, anche Lei non conquistò il suo cuore. È così Juventa dea della giovinezza, Era, e ancora e ancora… ma Giove volle solo Lei, Giunone, Giugno.

 

02 GIUGNO 2017 ARA

 

03 GIUGNO 2016 ARA

 

04 GIUGNO

IL MOZZICONE

Piove a dirotto. Meglio che la grandine di ieri. Ci dobbiamo adeguare abituandoci alle bombe d’acqua, e non c’è più nord ne sud che sia escluso dai capricci del tempo. La vita ora è un altra, un altro modo di doverla vivere. La Corea del Sud in casa sua ha fatto mille esperimenti sulla bomba atomica. Gli Americani li avevano preceduti di molti anni deturpando fauna e vegetazione dei bellissimi atolli isolati dalle Hawaii. Le automobili e tutti gli elettrodomestici di questo mondo, caldaie e fabbriche stanno lanciando bombe all’idrogeno ogni santo giorno. La Cina con i suo miliardo e mezzo di popolani, si è inventata un altro bel virus che ci ha messo in ginocchio.
Bisogna si faccia come non gettare più mozziconi per la strada, tanto meno sacchetti di immondizia e di certo non bisogna abbandonare rifiuti ne sui monti, ne al mare.
Bisogna ripartire da zero, e per farlo, serve che i mozziconi di sigaretta siano gettati nel porta rifiuti apposito. Ripartire da zero. Prima o poi quel maledetto petrolio finirà e allora sarà come sorgesse un altro sole. L’uomo imparerà a convivere con la forza accumulata degli elementi che vengono dal cielo. Sole, acqua, vento e tempesta… che bisogna si faccia amica la tempesta, lei è il “troppo” è il male, e il male non va combattuto, va prima “capito”, assecondato, e poi superato… perché il bene vince sempre sul male… anche dal semplice civile gesto non si buttare per strada una cicca di sigaretta, e da numero zero si passa al numero 1, il resto è vita di chi la vuol capire.

 

05 GIUGNO 2020 ARA… e 2015 ARA da mettere al 13 Giugno

 

06 GIUGNO 2014 ARA

 

07 GIUGNO 2019 ARA

 

08 GIUGNO 2020 S. Quirino

IL SESSO.

Il sesso è una bella ‘malattia’ se presa con giuste dosi… perché il troppo ‘stroppia’. Se piace bere, non si può per questo bere un bottiglione di vino al giorno, se piace fumare è meglio siano il giusto numero di ‘canne’ o sigari e sigarette per la sopportazione del corpo, poche, ma ‘buone’. Il sesso è la stessa cosa, incontrollabile a vent’anni e quel che accada, accada, più razionale e consapevole dev’essere poi… dopo i vent’anni, perché un figlio non deve essere frutto di un concepimento avventato, magari dal troppo di alcool o “sigarette”. Il sesso è una bella malattia, e se fatto con il giusto ‘dosaggio’, a seconda della propria età, può bastare al qualunque partner per dire Ti Amo… “servendo” così, corpo e cuore.

Il sesso per un maschio significa ardore, significa riqualificare la sua posizione di animale gerarchico, normale se ne serva per attestare la sua virilità intesa come posizione sociale. Il “maschio” di millenni d’anni fa, stabiliva la sua gerarchia predominante perché cacciava piccoli dinosauri per portar carne nella grotta a donna e figli. Correva molti pericoli nel cercare di cacciare la sua preda, e spesso non faceva ritorno in quella grotta dove l’aspettavo prole con mamma.

Ci sono voluti millenni per capire che l’essere umano chiamato Donna fosse considerata. Così come ci sono voluti cento anni per capire di non abusare di nulla. Il dietologo dice che per dimagrire, devi cominciare ad eliminare tutto ciò che ti piace. Si era cacciatori ma già al tempo ignoravamo quanto fosse bella e importante la Donna. La Donna, infaticabile, laboriosa, Donna che nelle caverne aspettava l’uomo che tornasse nel mentre all’allattava una sua creatura, alimentando di tanto in tanto il fuoco con legna raccolta al costo della sua stessa vita, per scongiurare l’arrivo di animali carnivori.

Donna ieri, Donna oggi, la stessa donna che con il sesso dona piacere e se “usato” con cura e parsimonia, si arriva ad Amare anche senza sesso… con calma… bevendo mezzo litro di vino al giorno, e, solo a pasto.

 

09 GIUGNO 2014 S. Efrem, S. Feliciano,

QUANDO UN AMORE FINISCE VUOL DIRE CHE NON ERA MAI COMINCIATO.

Difficile un Amore vero fosse tale se poi finisce… può essere interrotto per cause di forza maggiore ma interrompere non significa necessariamente che un Amore sia finito.  L’Amore e vita, non può finire.

Spesso si scambia l’Amore per il voler bene ma è tutta un altra faccenda… si vuole bene a mamma, è un bene infinito ma quando Mamma non c’è più, soffri ma te ne fai una ragione e si mette nel più bello degli angoli del cuore.

L’Amore che unisce due cuori innamorati è la realizzazione del più grande dei sogni;  vivere accanto alla persona che Ami, sennò ti manca l’aria che respiri.

Sono molte le “sfaccettature ” che fanno si che un Amore prenda “forma”   È un po’ come comporre un quadro o scrivere un libro, non si può capire subito se il quadro lo guarderai orgoglioso per tutta una vita… lo stesso che rileggere ciò che hai scritto e non  essere sicuri che piaccia nemmeno solo dopo un giorno.

Un Amore è un Amore punto e basta.  Non sono ricordi di una situazione di benessere che ti sei creato per la consuetudine del vivere accanto ad una altra persona… Che un Amore è non poter fare a meno di condividere l’esatta metà della tua vita con chi Ami, non poter bere un bicchiere di vino insieme, non poter fare l’Amore con la persona che ti fa volare in alto che più in alto non si può Una storia d’Amore è uguale a tutte le altre anche se ognuno pensa la sua sia ‘speciale’ e unica… convergono tutte all’Amore, per questo sono tutte uguali…

Il peggio è quando si guarda un quadro o si rilegge se stesso e non piace più quello che si era pensato di aver creato perché capisci di non aver creato un c…o… è un falso Amore… è cacca che comincia…

Infatti  l’Amore puo’ finire da parte di uno dei due partecipanti… proprio perché non era mai cominciato…   Già perché uno dei due non  ha ‘partecipato’ ed in genere è chi “lascia”.    Chi vorrebbe rimanere è chi Ama Veramente… e ha partecipato… ma le “cose” alla fin fine, erano stabilite dal principio, basta pensarci,…  come si semina si raccoglie, evidentemente non si è osservato crescere la pianticella che avrebbe dovuto ospitare e sorreggere un bel fiore.  Perché in genere si è ‘presa’ la vita con la leggerezza dell’età, che suggeriva strani modi per divertire, e che ancora suggerirà a altre nuove leve. Il ‘sole’ era troppo accecante è ha disturbato la reale visione della crescita della pianticella, troppa luce nel cuore per poter vedere crescere giorno per giorno la pianticella, troppo ardore nelle vene.

Ora, quando finisce un Amore, perché non è mai cominciato, i nodi vengono al pettine e allora bisogna avere il coraggio di soffrire e dare un colpo deciso e recidere quel fiore non nato che di tanta tracotanza ti ha tratto in inganno. Anche se sai farà male dovrai sciogliere il nodo… ed esiste solo un modo per tentare di ricomporre quell’Amore creduto unico… Serve tutto quel poco di coraggio rimasto e ci si ritira silenti… è l’unico modo per vedere se c’è ancora interesse da parte di chi ti vuole ‘lasciare’. L’indifferenza è un arma maligna, subdola, ma è per l’appunto il netto contrario del bene cioè dell’Amore,  e quindi in questo qual caso chiunque si stupisce nell’apprendere di chi rimane indifferente ad un dolore indelebile che si credeva causato, e se son rose fioriranno…

 

10 GIUGNO 2014

QUANDO UN AMORE FINISCE VUOL DIRE CHE NON È MAI COMINCIATO.

… In realtà il dolore esiste… eccome se esiste!  ma il prezzo da pagare in realtà è molto esiguo poiché la propria personale dignità ne trae beneficio e vantaggio in tutti i sensi… che la persona che Ami torni sui suoi passi o meno. Qualunque sia il risultato, si accumula tanta autostima sufficiente per ricucire una storia “strappata” o di poter guardare ancora in un campo dove fioriscono fiori meravigliosi…

Ma perché un Amore non dovrebbe iniziare. Tutto ha un inizio su questa terra e tutto ha una fine, mai l’Amore. L’Amore sboccia, fiorisce e a volte appassisce ma si rigenera a vita nuova come da grande insegnamento Superiore.

Se si riesce ad aprire la mente e capirlo in fretta, se ne trae il beneficio di aspirare a essere un candidato perfetto per una nuova storia d’Amore sicuramente migliore di quella precedente.

Chi non capisce gli significa solo che non vuole capire,  perché preferisce commiserarsi e io, parlando del passato, sono uno di questi… Spesso si cade in depressione o in uno stato di impotenza tale da renderti inutile… Nessuno è inutile, perciò è meglio cercare, tentare di “capire”.  L’Amore è una brutta quanto bella  bestia ma se lo sai conoscere, non gestire! ma conoscere,  può essere che nasca una storia d’Amore stupenda come la favola della Bella e la Bestia ( che la parola “gestire” mi fa cagare, va bene solo se parli di cose, non di sentimenti )

L’Amore è la cosa o la forma o il cuore che affascina più di tutto nella vita… La gente mira ai più disparati modi di interpretare il bene prezioso del suo tempo pensando di colmarlo nel migliori dei modi… Che poi nel peggiore dei casi, tutto si riduce ad inseguire il mito del potere inteso per mascherato benessere. Al contrario nella migliore delle aspettative, si vive d’Amore spesso sbagliando ma altrettanto spesso centrando l’obbiettivo prefisso… bisogna sempre tenere sotto osservazione quella piantina, quel fiore…

L’Amore va vissuto sempre, ad ogni età e in molte circostanze. Vale sempre la pena di Amare, per quanto bene o male possa fare, vale sempre la pena di Farlo, perché chi Ama vive e chi non Ama… muore dentro.

Importante è ricordare che chiusa una porta, si spalanca un altra porta che regala meravigliose opportunità,… Amare ora, Amare ancora… Nessuna Donna e nessun Uomo si dimentichi che far piangere una persona infelice per una deludente storia d’Amore, è il più brutto degli abusi. Dio. conta le lacrime di chi piange… e chi fa piangere, piangerà tante volte quanto i granelli di sabbia del deserto.

 

11 GIUGNO 3451

 

12 GIUGNO ARA del 1mo Giugno 2018

 

13 GIUGNO ARA doppio

 

14 GIUGNO

 

15 GIUGNO

 

16 GIUGNO 2017 ARA

 

17 GIUGNO 2020

Sembra impossibile raggiungerti con lo sguardo. Sei talmente in alto, che a malapena posso immaginare di arrivare alle nuvole, lassù fin dove arriva il mio sguardo che oltre le ultime coltri nuvolose, paiano siano rimasugli di uova ‘in camicia’ sparpagliati nell’azzurro del Cielo.

Allora provo a raggiungerti con lo spirito, che parte dal vedere il cielo che va oltre l’infinito. Chiamo a rapporto il cuore che mi può aiutare, sospiro, e per un attimo ti raggiungo. Sento dentro il contatto della ‘Speranza’ e mi affido a ciò che vedo… il Cielo, è vedo Te… Dio.

 

18 GIUGNO

L’amicizia è quella cosa di cui non si può fare a meno. Da ragazzi il tuo amico é chi gioca a palla con te, o con te in bici, affiancandoti fa bene attenzione di tenere il ritmo giusto di pedalata per andare alla stessa velocità. E se tu metti la cartolina affrancata con le mollette di legno a una forcella della tua bici, per fare il “rumore del motore”, che non c’è, Lui ti chiede se puoi fargli quella modifica… l’amico ti chiede di aiutarlo a fare quella ‘modifica’. E allora capita che questo amico “aiutato”, ti contraccambi mille anni dopo. Reincontrandolo, in un altra parte di vita. Non ha più le sembianze di un ragazzino, porta la barba bianca e qualche ruga sul muso. Ma è ancora l’amico che hai perso nell’adolescenza, ha cambiato faccia e ora è Lui che ti aiuta. Magari non dice niente… ma dice sempre tutto. Magari dice tutto e io affascinato non sono in grado di capire nulla.
Sono due realtà che si sono incontrate dopo una vita trascorsa, sono due persone che hanno fatto in modo disuguale il loro percorso di vita… sempre comunque volto al bene, non solo proprio, ma molto spesso per gli Altri. Forse è questo il “caso” che li accomuna rendendoli uguali, come il colore della pelle o lo stesso colore per tutti del sangue.
Allora, due amici si incontrano, forse per caso, ma il ‘caso’ è un dato di fatto, quindi, prima ancora comandano i loro cuori e poi arriva lo spirito che sigilla tutto.

Io non faccio più il ‘furbo’ nel dare al mio piccolo amico, una cartolina non plastificata che sui raggi della bici fa meno rumore della mia. E Gigi si rassegna a non avere un amico politico perché sono apartitico. Ma ci siamo incontrati… e non ci si ‘incontra per caso’, ci si incontra per Amore.
Ciao Gigi, Buon Compleanno 🎂🎊🎁🎈🎉 sia per Te il più bel giorno

 

19 GIUGNO 2020 ARA… e ARA 2015 da mettere al 20 Giugno

 

20 GIUGNO

 

21 GIUGNO

IL PRIMO GIORNO D’ESTATE.

Dopo cinquanta primavere trascorse su questa terra accade sovente di sentire una canzone che ricorda i primi amori, che nella vita ci si innamora per mille volte almeno. Il romantico ricordo pare tutto un ‘bailame’ ma è un chiassoso vociare che porta alla persona che si ama. Si vissero i momenti più belli, li hanno vissuto gli sguardi tra birra e incroci con i ‘suoi’ occhi. Sarebbe bello fermare il tempo e rivivere quei momenti. Amore senza parole che arrivano dritte al cuore e lo sconquassano di domande. Ogni sguardo, un segnale d’amore, dipende dal tal luccichio dei suoi occhi verdi come un lago un poco agitato o marroni scuri come un mantello che protegge dall’inverno, azzurri come il cielo o blu come il mare. Basta un brillar di ‘luccìchio’ e l’amore trionfa. Sarebbe bello rivivere quei momenti, consapevoli appieno solo ora quanto fossero belli… era bello non capire niente… perché avevamo già tutto a partire dei nostri vent’anni.
Sarebbe bello non capire niente anche ora… per qualche istante… ma è un bene che ci è riservato per sempre dove ci rincontreremo… in un altro posto… o forse non ci si rincontrerà mai in nessun posto… meglio pensare che sguardi che si incontrano a vent’anni possano mischiare il colore dei loro occhi per l’eternità.

 

22 GIUGNO 2018 ARA

 

23 GIUGNO

 

24 GIUGNO

 

25 GIUGNO

 

26 GIUGNO 2020

DEDICATO A TUTTE LE DONNE DEL MONDO.

La ‘prima ‘volta’. Che forse non sarà stata di puro consapevole amore, ma celato nel cuore è speranza sia il più dolce dei momenti da ricordare per sempre. Ti accarezzo la pelle ed è come vedere le stelle. Si imbattono l’occhi e la luna e lì che che ti guarda, sorride se c’è amore, malinconica se ancora ha da venire. La prima volta è la ‘prima volta’ e basta. C’è una prima volta per tutto, e rimane unica come il cuore che la comanda. C’è sempre un cuore di mezzo per un amore… a volte pulsa radioso, a volte si spezza d’un botto. Ma il cuore combatte, tiene sempre viva la fiamma che accende la scintilla dell’amore, se ne ha ne da, se non ne ha, ne da il doppio perché indomito ne sfida la sorte che birichina si diverte.

Ti accarezzo il viso con il pensiero, sfioro le tue labbra con le mie e un fremito ci unisce a ricordare dolci momenti di virile gioventù. Non è un sogno, ne finzione e semplicemente realtà un poco sù d’età. Che l’età conta, eccome se conta! Conta tanto ci si renda conto di vivere ogni decennio una nuova vita. Oggi non sarà più come ieri, tant’è vero che non si conosce il numero dei capelli che abbiamo sul capo. Li conosce il ‘pelato’ ma non conosce il numero dei peli della sua barba. Questo è il mio decennio di uomo più che maturo, è il momento che non sapendo più sfiorare labbra, esprima il mio Amore con altri gesti, altre parole, altre piccole gentilezze quotidiane.

C’è sempre una prima volta, inutile ricordare nostalgicamente ciò che è stato. È stato bello, è stato brutto, è stato quello che è stato, adesso bisogna pensare al presente e quel che per noi desideriamo ancora vivere, il Cielo sentenzi… pensiamo al futuro. A me, fra un altro decennio, basterebbe vedere altre albe e altri tramonti con chi Amo e potessi tenerle la mano prima di addormentarmi.

 

27 GIUGNO 2014 ARA

 

28 GIUGNO 2019 ARA

 

29 GIUGNO 2014

IL BARBONE.

Che ti alzi al mattino, e se la sera prima ti sei addormentato in pace con te e i tuoi problemi, sorridi senza sorridere, e inizi una nuova giornata con l’intento del bello. Mi prendo la libertà di una colazione al bar, rigorosamente, maniacalmente al bar, è un senso di benessere, di libertà, che poi una sorta di condizionamento inizia per forza, anche se non vuoi, droghe invisibili come il coronaV, a partire dai caffè che ci beviamo in un giorno.

Sorrido anche dopo la colazione, il momento che rubo al mondo, e tutto procede spedito e spensierato, puoi esprimere il ‘tuo’ io al meglio, e ci sbatti dentro anche quel poco, o quel tanto di artista sopito che c’è in te, qualunque sia il tuo lavoro, la tua professione, che la mia nemmeno so quale e’ da qualche anno a questa parte, cioè da quando hanno deciso i soliti ignoti, di staccare la spina al ceto medio, la mia ‘vecchia’ posizione sociale di cui ho bei ricordi… a parte che non sapevo piantare un pomodoro.

Che una maledetta schifosissima guerra si combatte sempre da qualche parte, ogni giorno e nello stesso modo di sempre, per il soliti motivi, interesse e potere di qualche stronzo che non ha capito che dovrà crepare anche ‘lui’ comunque e quantunque cosa faccia, e alla fine tutto ciò che ha fatto non servirà a nulla, e nulla sarà valso il suo affanno e la sua gratuita crudeltà.

Nulla, io continuo a mangiare, nel mio alternarsi di alti e bassi di umori scombinati, e al termine della giornata l’inconscio, fa i conti con la mente e la coscienza, e se stai dentro a un certo limite, hai passato una buona giornata, altrimenti e pessima, e che si possa prevedere l’uno o l’altro caso, e’ alquanto improbabile.  Per questo penso che un Barbone che vive volontariamente per strada, si sia stancato di tutto questo tenere insieme le cose, sia stanco di tutta l’ipocrisia che ci pervade nostro malgrado  e decida di staccare la spina con una vita tanto inutile e sprecata, e conseguentemente non faccia più niente, e cerca solo di sopravvivere, meglio di noi, di me che credo di fare tutto, e mi sbatto da mane a sera per controllare i miei stati d’animo, ma faccio meno di lui che non fa niente, senza tensioni, angosce, paranoie, insicurezze, incertezze, l’arte del non far niente…il Barbone.

 

 

30 GIUGNO

Un caldo torrido annuncia l’arrivo dell’estate. Maschere che coprono il volto come briganti non ci aiutano da essere sopportate. Fiato freddo respirato oltre un velo quando tutto è cominciato, fiato caldo ora che l’episodio pandemico non è ancora passato. Ma passerà e conteremo il numero di chi l’ha conosciuta di persona tra bianche lenzuola o pochi stracci per terra… il coronaV non ha fatto credito ne sconti, si è presentato con il conto in mano, e tutti l’abbiamo pagato.

Si è pagato un conto salato per le vittime di tanta schifezza, ma resta un conto salato per chi resta. Il lavoro generale è andato in vacanza ma si è scordato di pagare le ‘tredicesime’, il povero è ancora più povero e il ricco gode sereno le sue fortune. Milioni di persone si sentono sole come mai fosse stato prima. Gli anziani ancor più sperduti di certo non riterranno più un posto sicuro la casa di quiete, e chi vive lontano dai figli, ambirà avvicinarsi loro.
Sembra sia stata una ‘lezione’ molto dura… troppo… e se dopo la tempesta arriva sempre il sereno, nell’aria si percepisce che la ‘dura lezione’, sia servita. La gente che dice me ne frego si conta sulle dita delle mani, i giovani sono come sempre arrembanti, ma meno spavaldi e arroganti. Le ragazze mostrano orgogliose ciò di cui al meglio la Natura le ha dotate… si comportano come solitamente fanno, loro sono ‘Donne’, erano già più consapevoli degli uomini molto prima si indossasse la mascherina.

È molto probabile che da questa guerra non si esca vincitori, ma ciò riguarda il presente, in futuro si farà Tesoro della grande sfida che ci ha falcidiato per grazia con la lama ben sollevata dal suolo. Si farà Tesoro del triste destino che ci ha accumunato. C’ha fatto riprovare l’immensa innocente sensazione del calore umano… parlare con il fornaio o con il vicino di casa, non più un saluto a mo’ di smorfia gentile, ma ci si parla un poco del ‘più e del meno’, e quando una cosa ascoltata non si capisce, si chiede di ripeterla.

Qualcosa è entrato nell’animo di ognuno di noi, tanto in negativo e ancor più in positivo. Accettiamo un altra sfida con la vita, prima o poi la ‘mascherina sé ne andrà, e noi se abbiamo capito la ‘lezione’ faremo in modo di non rimetterla per molto, molto tempo a venire, così che si possa mostrare il sorriso al ‘portalettere’… bella o brutta notizia ti abbia recapitato.

MAGGIO Trecentosessantacinque & MEZZO Pensiero

01 MAGGIO S. GIUSEPPE artigiano, festa dei lavoratori.

Quando si fa sesso non si fa l’Amore… Maggio lo sa e infonde negli animi della gente un aurea mansuetudine al quale è difficile sfuggire… si è più predisposti a fare l’Amore prima del sesso.

Primo Maggio, mese delle rose, mese della Madonna perché a Lei piacciono le rose e i suoi colori li adopera per ogni specifica manifestazione di gioia. Primo Maggio mese delle rose e a mia mamma piacevano molte le rose che per grazia selvatiche aveva fuori casa, altrimenti le avrebbe viste solo ai funerali. In Onore alla sua memoria presente, nella casa dove vivo, ho piantato rose bianche e rosse che si intrecciano a formare un arco sopra l’uscio a beneficio di chi varca la soglia, ho coronato una Madonnina di rose bianche che da sulla scala che scende, e ancora ne ho interrate due nel punto più nascosto del giardino.

Primo Maggio di più quarant’anni addietro c’era la corsa degli asini a Seriate, un sacrosanto pretesto per gli uomini che si potevano ubriacare di vita e di vino, politiche con risvolti cruenti, la malavita che spavalda agiva a viso scoperto, ora è andata a scuola ed è più spietata di prima, senza un entità, solo giacche e cravatte, non hanno più un volto, non hanno più un anima. Primo Maggio festa dei lavoratori, quarantatré anni fa si festeggiava tra le strade con bandiere rosse, oggi non ci sono né bandiere ne lavoratori… strade deserte, come i valori che se ne vanno con i ricordi. Un giorno di vacanza in più.

 

02 MAGGIO S. ANASTASIO

 

 

03 MAGGIO S. FILIPPO, S.GIACOMO E SANTA VIOLA. 2015 ore 22.15

imageDevo salvare la mia anima. Che lavorare per vivere, è già un andicapp da qualunque salvataggio.  È una giungla caotica oramai, sempre più si grida al si salvi chi può. E come si fa a vivere in rettitudine. Che ti frega dell’età e dell’ardore, quando Dio ti lascia giovane dentro, e se ti ha pure fatto dono di un grande senso dell’ottimismo, diventa tutto una lama a doppio taglio, ma in qualche momento di debolezza ci penso, devo salvare la mia anima, senno’ e’ aver predicato bene e razzolato male, e così non va, non può andare, dov’è la coerenza, lassù mica Può sempre starnutire e girar via lo sguardo quando si sbaglia, e non si sbaglia poco. Devo salvare la mia anima, che sembra bigotto dirla in questo modo, ma ci credo e devo pur farlo. Ad ogni occasione di preghiera nuova insegnata dal destino che te l’ha posta sulla strada, rispondo con fermezza e non a caso, ma perché si dice destino, ma in realtà Qualcuno l’ha già scritto per te, che poi le sfumature e i colori, alla fine le lascia dipingere a chi li dipinge, che i colori della vita li decidiamo noi, e saranno scuri e grigi, o un arcobaleno, un po’ come la fortuna e la sfiga, che esistono nella misura che abbiamo deciso che ci sia. Ad ogni preghiera nuova, che si impara su di un libricino o una rivista del canonica alla fine ci trovi che servono un certo numero di litanie recitate con una certa frequenza, per un determinato tempo, ma se non c’è il giusto sentore, se non si è  collegati  degnamente a chi ti vuoi rivolgere, e come leggere qualcosa di cui non ne conosci la vera ragione, e non consegui il relativo risultato.

Come si fa a salvare la propria anima!? E’ sufficiente ciò che faccio?  E cosa e’ la sufficenza, quanto e quando è la misura colma. Si perde troppo spesso il filo logico conduttore, si perde spesso il contatto con quello che serve per un collegamento con lo spirito, anche senza logicità, che non è indispensabile quando sei mosso da propositi puri, il più sta nell’averli, che è dura. E il male e’ li, sempre pronto a fare il suo dovere, lui non ha dubbi ne tentennamenti, lui fa quello che deve fare, sempre incessantemente, e butta buio su parecchio tempo di una tua giornata, lavora bene lui. Di bello, per dirla in questo termine, c’è  la consapevolezza di non essere al top con quel ‘collegamento di qua’, ma sempre in cammino per sentieri sicuri… dura solo pochi anni, e il conto lo presenta l’eternità, Non ho altro tra le mani per difendermi da quel gran lavoratore stacanovista che è il male, e la percezione e che non basti, non sia sufficiente, e spesso non e’ una percezione, ma un dato di fatto. A vent’anni sei il padrone del mondo e non devi niente a nessuno, a quaranta, il mondo che ti apparteneva ora è casa,  se si ha la fortuna di possederne una, a sessanta sei in affitto, e nemmeno sai per quanto tempo riuscirai ancora a pagarne la pigione, a settant’anni un raffreddore ti lascia nudo e inerme, senza spada per combattere, e con che cosa combattiamo poi, se non abbiamo conquistato niente prima. Devo salvare la mia anima.

 

04 MAGGIO 2018 Ara S. FLORIANO, S. SILVANO

Cerco di entrare nel verde dei tuoi occhi, ma non ti posso guardare come quando si faceva dopo l’amore avvinghiati l’un l’altra… potrei ma ho scoradato di farlo, e stupido ti guardo quando Tu non mi guardi e finisce nel tempo di un sospiro. Il verde dei tuoi occhi lo cerco e l’immagino come i momenti più belli tra noi. Momenti di ragazzi, momenti di gioventù dove comanda il cuore prima di tutto. Entro nel verde dei tuoi occhi e ancora cerco la certezza del futuro… ma non riesco a guardarti negli occhi… riesco… ma non c’è la faccio. Adesso ho la barba bianca e ho paura di sfigurare. È facile dirsi ti amo dai venti ai trent’anni, poi, tutto si rafforza se è vero Amore, ma diventa sempre più difficile guardarsi negli occhi. E non è che tanto amore che sempre più mi travolge e mi rende disarmato al doverlo ricambiare. Per fortuna o meglio per grazia, ancora comanda il cuore… Lui sà come trasmettere tanto ardore, passa dai pori della pelle, si insinua nelle trame dell’etere e raggiunge infallibilmente il bersaglio e comunica ciò che deve alla persona che ama… speriamo sia così, perché io la ‘mia’ Susanna l’Amo tanto e se non ho più il coraggio di gioventù dal sapergli dire Ti Amo guardandola per qualche istante nel profondo del verde dei suoi occhi, ciò non significa perché per me sia importante ogni giorno di più della mia vita.
Auguro a tutti un amore profondo… prima o poi, che non esiste un termine per innamorarsi per la prima volta o ancora.

 

 

05 MAGGIO 2017 Ara S. ILARIO, S. GOTTARDO

Stupisce sempre il modo in cui i sensi scatenano la memoria… mangiare un piatto di minestra ricorda di quando si era bambini ma tutte le verdure che ci sono, viste singolarmente non dicono nulla, è una parte dell’ippocampo dove si formano le connessioni neurali, i nostri sensi permettono ai neuroni di esprimere segnali esattamente agli stessi punti del cervello precedentemente usati, cioè dove si deposita la memoria, lì si assembrano singolarmente il gusto di ognuna verdura della minestra, e da lì la minestra ti riempie lo stomaco e lo spirito. Si è fatto del bene al corpo, al gusto e allo spirito, un “trio” perfetto, un connubio di beltade. Dopo la minestra una fetta di pane e salame e un bicchier di vino, caffè e ammazza caffè… il pasto è consumato. Ma “l’ippocampo” non ha ancora finito il suo lavoro d’ogni giorno. Deve mettere insieme un mucchio di altre sensazioni trasmesse dal gusto sposato con il palato, deve ancora mescolare il tutto per l’immaginazione mista a realtà in cui l’individuo che mangia, nel mentre assapora associa il tutto nei ricordi a Lui cari. Nell’ ippocampo del cranio, c’è la zona di ammon che subito viene alla luce del pensiero di pensare al dio Ammone, Re Egizio, forse la fratellanza fra le due parti celebrali risale al tempo dei Faraoni, forse no, ma di certo portano beneficio alla nostra immaginazione, ai nostri sogni… senza di quale si muore senza morire.

 

06 MAGGIO 2016 Ara S.LUCIO, S. MARIANO

 

07 MAGGIO S.FLAVIO S. BENEDETTO, S. VITTORE

 

08 MAGGIO S.BENEDETTO. 2015 Ara… questo da mettere al n.11 …  e 2020 Ara da mettere al 7 Maggio

FILUMENA, UNA MADRE SENZA RETORICA

Si può amare una mamma che è stata una prostituta per 25 anni, che non
ha mai rincalzato una coperta durante una febbre o sfiorato la fronte
di un figlio con una carezza? Si può amare una mamma che non è in grado
di dare un nome al padre di ciascuna delle sue tre creature? Si può
amare una mamma che non ha mai versato una lacrima, muovendosi con
lucidità, freddezza e cinismo nella battaglia della vita? Una mamma che
compare all’improvviso a tre ragazzi, senza mai un segno prima?
Solo il grande Eduardo poteva inventare un personaggio forte,
spigoloso, rude e profondo come Filumena Marturano. Un prototipo di
donna e mamma che spazza via la retorica sdolcinata dell’angelo del
focolare, dell’essere asessuato, senza sentimenti e passioni. Sempre un
passo indietro, sempre nell’ombra, sempre con un sorriso.
E mentre l’Italia cantava «sono tutte belle le mamme del mondo»,
Eduardo prende un percorso impervio, contro tutte le credenze e le
percezioni idilliache.
Togliendo il velo della sacralità, delle esaltazioni edipiche. La
famiglia gira sempre attorno alla grandezza di una mamma, ma si parte
dal futuro non dal passato. Non dall’amore, il cuore, le tenerezze, i
canoni classici tramandati da secoli. Si parte dal dramma, dagli inferi
delle esistenze, dagli ultimi. Filumena avrà un nucleo familiare, dopo
avere abbandonato quello originario da ragazzina, per la vita da
marciapiedi; per dare piacere a chi compra il suo corpo e per sfamare i
fratellini. Lo mette insieme dopo vicende strazianti, falsità, inganni,
espedienti amari. Una collezione di reati più vicina all’epilogo in un
carcere che all’eldorado di una famiglia. Dopo aver stuzzicato con un
raggiro la voglia di paternità di un facoltoso con il cuore vuoto e la
testa offuscata dall’egoismo. Fingerà di essere in agonia per strappare
un matrimonio, conquistarsi un marito, un nome. Ma il
pensiero resteranno i figli.
Eduardo non crede alle feste delle mamme, alle regine domestiche. Crede
nelle donne, nel loro coraggio, nella forza che hanno di risalire dagli
abissi. La maternità come dedizione e non come scopo. I suoi figli
arrivano per caso, non voluti. Tranne uno, forse, frutto di un amplesso
con in testa un sentimento. «I figli non si pagano», dice al suo
cliente-amante. Filumena è una donna pratica, l’essere mamma l’è servito
per radunare quattro maschi estranei e trasformarli in una famiglia. Non
c’è moralismo o lezioni da impartire. Chi oggi vive questa festa con
amarezza perché non ha un figlio cui dedicare amore, non deve provare
disagi o il senso di un’esistenza incompiuta. Prima di mamme, si è
donne. Ed è già tanto. Il meglio.
Roberto Marino/Mimì/ Quotidiano del Sud

 

09 MAGGIO 2014 Ara S. ISAIA (occupato da doppio Ara)

 

10 MAGGIO 2019 Ara S.ALFIO, S. GIOBBE,

 

11 MAGGIO S.IGNAZIO, S.FABIO (occupato dal doppio Ara)

 

12 MAGGIO S. LEOPOLDO

Aggrapparti alle ali di un Angelo, le serate volano nello spazio insieme ai nostri pensieri per incontrare i giorni e le albe che verranno. L’aurora raccoglierà il rossore riflesso di un sole che spunta da una parte del mondo, e se sarà pioggia, ombrelli, se neve cappotti e guanti di lana. C’è sempre un rimedio nella vita e l’unica volta che non c’è si va in un posto migliore, dove non fa mai ne troppo caldo né troppo freddo.

Fra le piume d’ali che svolazzano nell’etere dello spazio infinito, gli uomini sono alla ricerca di emozioni d’un giorno o di un ora… di minuti, lo spazio di un respiro greve come un giorno d’arsura quanto lieve come violette che sbocciano a primavera… sono pochi attimi intensi vissuti con gli occhi rovesciati dietro le palpebre rivolte al cielo, e lo ringraziano.

Sarà quel che sarà e intanto si vola. Si vola sul mondo che fa immaginare quello che si desidera. Un viaggio nella pace dei sentimenti di ognuno, dove le ‘cose’ che si vedono dall’alto hanno tinte di colori vivaci che sanno accendere lo spirito, e per questo vedere quella luce che serve per illuminare il cammino della nostra vita, e Dante perdoni lo storpio dell’uso delle sue parole, ma a fin di bene ogni ‘cosa’ può essere perdonata.

Si perdona per chi ha sbagliato per necessità, si perdona una bugia che suo malgrado e servita a far del bene, si perdona un amico e si perdona un amore fallito perché si è capito che la croce è fatta di due bastoni… il bastone corto, e quello lungo… ogni uno con la sua precisa parte per comporre la croce che ognuno deve portare in spalla per dare un senso alla propria esistenza… e quindi, al proprio cammino d’amore.

Si perdona il tempo che a volte dispettoso ci perseguita e altre benigno ci rende partecipi di seminare grano e coltivare patate. Si perdona spesso, molto, ma il problema più grande rimane saper perdonare se stessi. Sarà quel che sarà perché nessuno può guidare il suo destino… ad eccezione di Mandela, l’invincibile che disse… “Non importa quanto stretto sia il passaggio, quanto piena di castighi la vita, io sono il padrone del mio destino: io sono il capitano della mia anima.”

Il comandante del nostro destino, e cosa grande da dire, più ‘comodo’ abbandonarsi al fato a volte grato o ingrato senza misura di chi arriva prima per importanza… bianco e nero si sovrapporranno come il sole sorga in una parte lasciando nel buio l’altra metà di mondo, e allora senza arrendersi, continuando tra nubi scure e bagliori di speranza, la lotta nella trincea della vita, ancora una volta e per sempre sarà quel che sarà.

 

13 MAGGIO S. MARIA di FATIMA

Se non sei soddisfatta-o della tua vita, regalati una scatola vuota e riempila di fiducia di speranze e di aspettative, spargi sopra d’essa un pizzico di follia, allegria e simpatia, non dimenticare prima di richiuderla di soffiarci sopra un po’ d’amore, poi chiudi gli occhi e sogna. Se domani ti svegli e non è cambiato nulla, hai dimenticato “il soffio” o hai soffiato senza avere amore nel cuore.

 

14 MAGGIO S. MATTIA

 

15 MAGGIO S. ACHILLE

 

16 MAGGIO S. UBALDO

Ci sono scrittori che narrano con orgoglio gesta di altri scrittori. Fatti e parole che evocano grandi verità, lo stesso mi chiedo, perché se sei uno scrittore parli con entusiasmo di un altro scrittore? Si, quello scrittore è famoso e ha detto e scritto cose interessanti, ma ognuno di noi è uno scrittore vero, devi scrivere di Te e non di altri. Gli “Altri” hanno fatto la loro parte ora tocca a Noi, agli scrittori “della domenica”, o a chi vorrebbe scrivere e non ha mai scritto, a chi sogna di farlo e a chi non gliene frega niente ma si fa solo bella figura nel dire che si è letto un libro.

La vita non è fatta di libri, la vita è fatta di tristi realtà e sogni che anelano realtà. I libri sono pensieri di persone che hanno trovato forza e coraggio di scrivere delle cose dettate dal cuore, cose vissute o viste vivere da altre persone, e per quelli che non lo fanno, il merito è doppio, perché hanno la santa pazienza di leggere ciò che altri hanno scritto.
È la solita sinfonia d’Amore, un filo invisibile che unisce il bene dal male e intrecciandosi, sono tanto molteplici le radici del bene, che sempre sovrastato quelle del male.
C’è Carma, c’è Spirito, c’è Credenza, c’è Ego e fiducia e tutto che si intreccia affinché il bianco sia sempre più abbondante del nero
e ognuno tragga le sue conclusioni a beneficio di se stesso e di chi gli sta accanto.

 

17 MAGGIO 2020 s. Pasquale

Era ed è un momento triste, delicato, era un momento così, triste e delicato. Delicato perché portato dal vento fatto di respiri umani e triste perché di bello non c’era e non c’è niente. Un esperimento sbagliato, pipistrelli che cagano sulla testa di altri animanili perlopiù esotici, lo smog di cui è responsabile il mondo intero, che ha creato deforestazione, e inaridimento del suolo universale, un insieme di colpe per indicare il pollice all’insù o all’ingiù verso qualcuno o “qualcosa” come se si potesse immaginare anche lontanamente ciò che ci può accadere o quel che accadrà a seconda di come alla “Cesare” verseremo il pollice. 

È difficile, ma non impossibile che qualcuno come Mandela sia il “comandante del proprio destino”. 

Per chi capisca il senso del suo messaggio, significa comportarsi verso il mondo e chi lo abita vivendo il presente senza ipocrisie o falsi moralismi, specialmente se animati e condizionati da “mode”, usi e costumi proposti dal secondo millennio che si corona di gloria per i risultati ottenuti sulla Luna e su Marte, ma adesso con il coronaV, si è preso una vacanza con il biglietto di sola andata. Si vergogna un poco il mondo, si vede perché s’è coperto le guance di rosso, che forse sono roghi scatenati nelle foreste per colpa del furioso innalzamento della temperatura globale. Bisogna prenderla godendo dei propri risultati e non essere invidiosi di quelli ottenuti dagli Altri. Se sei contento del tuo vicino, non puoi che essere contento di Te stesso. 

È un momento molto delicato, si sta vedendo ad occhio nudo ciò che siamo e dove arriviamo… e dove potremo forse arrivare.       Un punto d’arrivo. Un bivio della vita. Siamo sulla cima di un monte e come un uovo in bilico alla sua sommità, basta un fremito di cuore per pendere a favore o sfavore, per cadere a manca o a destra, a sinistra o a ponente… basta un fremito di cuore e siamo in balia del destino, tempo futuro, tempo che non si può programmare, tempo di Dio. tempo Nostro, tempo mio. Oggi di cento anni or sono, nasceva il Grande Karol Józef Wojtyla, Papa Giovanni Paolo II, Lōlèc per gli amici cioè per tutti, a Lui dedicato il pensiero del giorno.

 

18 MAGGIO 2018 Ara S. FELICE

 

19 MAGGIO 2017 Ara S. CRISPINO

 

20 MAGGIO 2016 Ara S. BERNARDINO, SANTA LIDIA

Rumoreggia… e non è “agli irti colli rumoreggia il mar”
Qui tra le montagne si sente l’eco che riflette sui dorsali degli irti monti, aumentando d’intesita’… e come il tempo ti dicesse…. ora comando io, sono stanco di sentire le vostre lagne da umani discontenti. Troppe notizie che passano via etere senza chiedere il permesso al tempo, e ora lui il Tempo, non ci sta’

E il tuono continua a parlare, a volte urla per meglio farsi sentire. Il vento rincara con folate che anch’esse gridano di fare silenzio,…. adesso si ascolta il tempo che con la sua palpabile presenza si impone imprecando

Ora è salito in cattedra una voce più grande di noi umani, parla il Tempo, parla Dio. Non resta che raccogliere le sfumature di tanta bellezza e potenza, inchinare il capo socchiudendo gli occhi in segno di reverenza e respirarla a pieni polmoni con grossi sorsi d’aria… Aria, una delle sorelle naturali del tempo.

I primi goccioloni non tardano ad arrivare, e battono sui tetti con prepotenza sferzando ancor più sui vetri delle piccole finestre di case rupestri di montagna. Allora, a quei tempi non serviva una grande vista con luce all’interno dei casolari, le finestre dovevano servire solo per un ricambio d’Aria.

Il contadino montanaro di vedere monti e orizzonti sconfinati ne aveva ben donde, e la luce invadeva i suoi occhi sin dalle prime luci dell’alba. Solo l’aria andava ‘respirata’… senza nemmeno l’interruzione delle meritate poche ore di sonno del contadino montanaro, i suoi sogni, non erano altro che il proseguo della sua realtà quotidiana.

Con i cuori un poco intimoriti di uomini e animali, si stava su per baite con i Cani sotto i portici. Gli uomini con una mano si stringevano intorno al collo i colletti della giacca di velluto grosso appoggiata sulle spalle, a coprirsi dal cambio dei tempi… da caldo, a freddo, in un attimo in cui l’abbraccio del chiaro e dello scuro si sposano per un attimo.
Una cicca di toscano in bocca e si stava ad ammirare la potenza del tempo l’intanto che il buio diveniva sovrano su tutto, digerivano con un gotto di grappe, e ringraziavano supplichevoli chiedendo in cuor nostro clemenza alla forza degli elementi, che incombente avea furia di arrivare con tono di voce severo.

Le capre negli alti alpeggi ben sapevano dove si trovava quel fitto cespuglio scovato dalla loro voracità, l’avevano nascosto in modo si fosse formasse un tetto di neve al di sopra del loro riuscire a brucare, le capre lo sapevano, non restava loro che scavare per avere un pasto magro anche d’inverno.

Le mucche hanno solo la loro pelle per riparo dalle intemperie di tarda primavera.
Solo quelle gravide portavano un tappeto di canapaccio di yuta avvolto tra reni e collo, là, sui monti.

Mentre le pecore furbe e più piccole, sapevano entrare nel bosco senza timori per ripararvici ed uscirne con la stessa disinvoltura di come fossero entrate e forse non “asciutte”, ma sicuramente avevano preso molta meno acqua piovana dei cani da pastore bergamasco che vegliavano le pecore ai margini del bosco, al di là degli alberi, sotto le intemperie più dure.

Allora come ora silenzio!… parla il Tempo che è stanco di stare ad ascoltare solo noi
Buonaseratamieamateemieiamati, dagli Spiazzi con Amore

 

21 MAGGIO S. VITTORIO

Ha fatto l’amore tante volte con sua moglie. L’aveva fatto amandola come persona e stimandola per la sua laboriosità e per il suo modo di vedere le cose con coscienza. L’aveva amata per le torte che Lei preparava per Lui, anche se in realtà Lui scopri dopo tanti anni, che piacevano più a Lei.

L’aveva amata alla follia quando pensò non fosse più ‘sua’, l’aveva amata per il suo perdono, Lui l’aveva amata e rispettata come quando si guarda una donna negli occhi e dentro una vocina ti dice che non la meriti. Ci sono molti modi per dire ti Amo, e lo stesso si finisce sempre nel modo migliore per dirlo, facendo l’amore. Però in questo caso l’amore si divide in due modi di essere interpretato è generalmente prevale quello di fare all’amore con l’irruenza di un ventenne, ad eccezione della prima volta, il primo fremito di intenso piacere che si assapora saziandosi solo di baci e languide carezze per poi esplodere in un piacere che difficilmente si riprova… bene o male l’intensità del rapporto abbia avuto successo è sempre un bel ricordo, ovviamente non per i disgraziati casi di violenza subita, ma questo è un argomento che non riguarda Donne e Uomini con il passare del tempo diventa difficile fare l’amore con il rispetto della prima volta che passa direttamente alla “fase 2” per dirla alla “covi d”, e diventa un impetuosa esplosione di ormoni e questo atteggiamento è difficile da cambiare tra una coppia da almeno vent’anni. E allora Lui l’amava, e si rese conto di dover tornare a fare all’amore come la prima volta, sempre più consapevole che il sesso è molto, ma non è tutto, il vero Amore è fatto di ben altra pasta.

Lui l’amava, e oggi la ama di più.

 

22 MAGGIO Santa Rita. 2015 Ara… e 2020 Ara da mettere al 9 di Maggio.

 

23 MAGGIO 2014 Ara S. DESIDERIO

 

24 MAGGIO 2019 Ara S. ASCENSIONE DI NOSTRO GESÙ CRISTO, SANTA MARIA AUSILIATRICE

 

25 MAGGIO S. BEDA

 

 

 

26 MAGGIO S. FILIPPO

FILIPPO

Il tempo fa i capricci, servirebbe sole e quiete e arriva acqua e tormenta. Il ragazzino della porta accanto gioca a Futt Boll, non sa cosa regalare alla sua giovane promessa. Adolescente, è la prima volta che si deve preoccupare di compiacere la compagna di banco, e adesso tutto si complica perché la piccola adorata amica del cuore non siede più da tre mesi accanto a Filippo. Cosa regalarle per il suo compleanno. Adesso che la grandine ha rotto fiori e petali dei gerani del suo giardino, cosa può farle in dono, dopo che il fiore del glicine è sparpagliato per terra. Ci pensa a lungo Filippo, Carlotta merita il meglio… magari ci scappa il primo bacio. I fiori nel giardino son spariti e con loro gli scheletriti rimasugli e Filippo non ha l’età per comperarli dal fioraio. Un anello e roba da grandi. Un libro?… ne leggiamo già troppi per la scuola. Poi, all’improvviso, il viso di Filippo si illumina… ok.ci sono! Regalerò a Carlotta un bella mascherina colorata, la porterà sul viso ogni volta che esce di casa così penserà sempre a me. Il tempo è bizzarro e non mi fa giocare, come la “mascherina”, ma uno fa ciò che vuole, l’altra… uguale.

 

 

27 MAGGIO S. AGOSTINO

 

28 MAGGIO S. EMILIO

SE DIO. MI ASSOLVE, LO FA SOLO PER INSUFFICIENZA DI PROVE. ALDA MERINI. (solo titolo)

Stá m’pê n’tat chè te ende.

Sta m’pê acâ, t’ha dō fè quat chę ten volet, ma sta m’pê n’tat chè prôe a endit. M’à ôcôr ôl post n’dè stala. Zęmò la Gigia e la Belā jié malmetide e i s’ta stręcę, senza parlá del Bigio, ö l’asnì ché pôarì pò a lü al gávres la só de dí, ché da quand l’é riat ôl Barú, jha metit n’dõ cantú. Ôl Barone, l’è ü caalú de tata stasa, e l’ha ôcupat ôl post piô bel, chel visì ala fraschera, n’dô öna ôlta a ghera la Morena che ades ôl padrü al vol vendì per la manera che l’é stôfa dè fá lac. I cavrę per fürtüna jé n’dô notra banda, n’del sò sęrai, fò di bale… mancheręs a c’ha de iga la spôsà dè cavrú n’dè stala.

TRADUZIONE:

La mucca Morena non serve più a nessuno, va in pensione e se muore presto è meglio per tutti, la Gigia e la Belā, fanno le mucche signorine da latte perché son giovani e se ne fregano della Morena… ancora non sanno che troppo presto anche loro non serviranno più a nessuno. La Morena ha fatto il suo tempo, ha fatto solo latte per tutta la vita, nient’altro… provasse uno di Noi a fare la stessa cosa per tutti i giorni della nostra vita… e ci riuscisse… che a malapena, tra mille lamenti, lavoriamo 40 ore settimanali, meno di un terzo del tempo a disposizione di una settimana. Il Bigio, l’asinello, si accontenta di quel che meglio riesce ad evitare per non lavorare, e del posto nella stalla non gliene frega nulla, lo mettano pure dove gli pare, son lontani i tempi in cui lo legavano ad una macina e per troppe ore girava in tondo senza mai fermarsi… forse non è scemo, e intelligente, si accontenta di ciò che ha. Provassimo noi a fare la stessa cosa per tutti i giorni della nostra vita a lavorare per 10/12 ore per sempre… a malapena, tra lamenti e improperi vari, facciamo 40/44 ore settimanali, occupando la metà di un terzo della nostra vita, e comunque non per sempre, a Dio. piacendo, esiste anche la vecchiaia. Le mucche e le capre l’anno sempre scanzonato perché prendeva le botte invece che ubbidire.

Il cavallo chiamato Barone, deve ringraziare la nobiltà rappresentata dal suo stesso nome, gliel’hanno dato di diritto anche se non sa fare un cazzo se non tirare un calesse la domenica mattina per il “padrone”. Barone, per un cavallo significa ‘stazza’, muscoli e taglia al di sopra della media, e uno Shire Irlandese non può che esserne orgoglioso, e se la tira un po’.
Mi viene in mente di paragonare il cavallo Irlandese ad un uomo qualsiasi del mondo. Barone pretende un posto più largo nella stalla, così come la Gigia, la Bigia e la Minä, perciò la ‘sciüra Morena quattro tette stanche, se ne deve andare.
Un po’ come quando una persona deve al contrario del suo volere, separarsi dal suo essere parte della vita finora vissuta. Un uomo per stare largo nella stalla, non nitrisce nervoso e non ammonisce muggendo, aggredisce e se necessario uccide. L’animale si lamenta di una situazione sgradevole, finché s’abitua e si sottomette al proprio destino, così come l’asino da soma porti in continuazione su e giù dal porto a Santorini passeggeri scomodi e goffi. L’asen l’ha c’etat de fa öl sò doęr.   L’hé mia bambo l’asen, l’ha pensat che l’é mei sö è zhò d’öna ria che girá inturen à önà masna tôt öl dé per semper finché tè môret. Per questo l’asino sembra stupido, prende le botte per non voler ubbidire, quando in realtà è più nobile di sentimenti del cavallo Barone tutto muscoli e poco cervello. Al meno lui, l’Asino, si oppone alla tirannia del padrone anche se prende le botte. L’ uomo come il Barone fa il netto contrario, prende le botte e finge di non “sentirle” nemmeno. Dio. Mi perdoni se mangio ancora carne di mucca.

 

 

29 MAGGIO S. MASSIMINO, SANTA ORSOLA

Erano passati pochi mesi dal più grave incidente che mi fosse mai capitato, ancora convalescente in quel 2008, io e mia moglie fummo invitati da un gruppo di preghiera di un paese di montagna vicino al nostro in pellegrinaggio a Medjugorie. Accettammo, ed io che ancora mi reggevo solo con stampelle, andammo a quell’evento  come per un ringraziamento alla Madonna per grazia ricevuta.

  Il viaggio in pullman fu estenuante nelle mie condizioni, ricordo che quelle 16 ore parvero giorni, ma tra barzellette, canti, e preghiere si arrivo’. Non fu certo idilliaco l’ingresso alla cittadina di Medjugorie,  pareva d’essere arrivato in una cittadina marittima adriatica, negozi e bancarelle a destra e sinistra, un mercanteggiare di immagini sacre, di statuine, souvenir, era normale mi dissi, quella povera gente, ci viveva di quel commercio e in un certo qual modo la Madonna in questo ha aiutato anche loro, non nascosi lo stesso il mio disappunto, pareva che tutto ciò oltraggiasse la santità del luogo, ancora oggi il pensiero mi infastidisce.

La gente si accalcava per le strade come formiche laboriose e affamate di santità in cerca di quella verità che davano già per scontata prima di partire, e giusto sia così, io ero uno di loro, cercando solo di rimanere con un piede nella realtà, per non sconfinare nell’esaltazione che tanto detesto.

Il giorno seguente, ci recammo senza ordine composto, in un bel giardino e nel suo centro un bellissimo Cristo si ergeva imponente e sofferente, all’altezza del Suo ginocchio, una piaga, una ferita che lacrimava sempre, in continuazione, senza smettere mai, una goccia oleosa che circa ogni minuto scendeva incessante. Che tu incredulo, puoi pensare a tutti i meccanismi del mondo, ma non te lo sai spiegare se non interviene la fede.

Ad un centinaio di metri circa un enorme piazzale circolare con relative panchine convesse, al suo termine, pochi gradini e un palco rialzato enorme e ai suoi lati, una decina di sacerdoti a sinistra e altrettanti a destra, seduti su delle sedie ricevevano le confessioni di chiunque… non di me. Non scorderò mai l’amarezza e l’umiliazione che provai quando rifiutarono la mia confessione perché sono divorziato. A nulla valse il timido e imbarazzante tentativo di spiegare che la mia coscienza era apposto, e ne che avessi da tempo avviato le pratiche dell’annullamento alla Sacra Rota, fui liquidato con una medaglietta della Madonna di Medjugorie che ancora conservo.

Che bello se Papa Francesco all’epoca avesse già pronunziato le storiche parole…Chi sono Io per giudicare Gay e divorziati!! Forse ad essere umiliati sarebbero gli stessi che mi congedarono ipocritamente con una ‘medaglietta’… hanno ascoltato un ordine e non il cuore.

La sera Cena in compagnia, Rosario davanti al grande Cristo, e a nanna, che il mattino la sveglia era alle sei. Il giorno seguente ci recammo a Mostar meta del  viaggio odierno, erano ben visibili i segni di una guerra appena passata, colpi di mitragliatori e mortai a centinaia sulle facciate delle case dei palazzi delle scuole e perfino degli ospedali. Di colpo era come vedere i telegiornali di una decina d’anni prima, quelli che a cena, tra un piatto e l’altro ti facevano dire… Povera gente e finiva li, cambiavi canale, perché in fondo non ti riguardava, perché tanto succedeva ad altri, e poi è tutto tanto lontano!… …

 

30 MAGGIO S. GIOVANNA D’ARCO

Sul posto ti rendi conto che non era lontano, era solo a poche ore di strada da te, dalla tua cucina dove mangiavi tranquillamente, mentre la gente moriva, e di mitra e di fame, li proprio fuori casa tua. Ma attraversiamo il ponte stretto dove si divide il territorio tra Cristiani e Mussulmani, un prete che ci accompagnava in abiti borghesi, ci invito’ a spogliare catenine e croci, in principio mi sembro’ una esagerazione, ma non la pensai così appena giunti dalla parte opposta, sguardi palesemente ostili ci seguivano costantemente, e fu un sollievo quando solo un’ora dopo decidemmo di andarcene.

Tutto questo il mattino, di pomeriggio avevamo in programma di partecipare in un paese sulla strada di ritorno, ad una conferenza di padre Tomislav Vlasic, grande sostenitore Mariano, perseguitato dalle autorità  militari appena dismesse, che lo incarcerarono perché ritenuto un personaggio scomodo e sovversivo. Sala gremita, non meno di 500 persone, Padre Tomislav inizia il suo simposio, i toni sono subito accesi, e sembra voler gettare moniti a tutti noi anziché preghiere. Inveisce con toni duri contro consumismo e il capitalismo, quasi rendendoci responsabili diretti, e ai più piacque, a me non molto, del resto pur rispettandolo non sono nemmeno un grande sostenitore di  Padre Pio, per le stesse ragioni, li rispetto ma non vado oltre.

Più tardi a cena, poi Rosario e alle 10 a nanna. Il mattino seguente sveglia alle sei e camminata sul colle di Maria, il krizevac, che per me, fu li che Lei apparve. Su quel colle, la gente cambia, si trasforma, entra in un aurea di misticismo, tutti sono estasiati, illuminati, cominci a percorrere quel sentiero costellato da varie stazioni come la via Crucis, e preghi, e ti senti con tutti, e tutti si sentono con te.

Qualcuno piange di gioia, qualcun altro piange di disperazione implorando chissà quale grazia, che poi le grazie son tutte uguali, son tutte di disperazione e di pietà, e stato forse uno dei luoghi in cui ho sentito di più la gente “vera” non bigotta, sincera, non falsa e ipocrita, umile, non esaltata. Quel mattino abbandonai le stampelle, e io con Maria Rosa  salimmo scalzi, e se per le prime centinaia di metri sarebbe comune a tutti percorrere, assicuro che arrivare all’ultimo kilometro e’ davvero dura… per poi, inginocchiarsi per percorrere una ripida scalinata di altre centinaia di gradini per raggiungere così la tanto agognata meta, la grande croce, che si erge imponente come a gratificarti del tuo sacrificio, e ancora desidero ricordare che da circa quattro mesi, l’unica volta che mi inginocchiai, fu in chiesa al matrimonio di mio nipote, al Santus nel ricevimento dell’Ostia, ma allora mi aiutarono a rialzarmi.  E il giorno seguente la sveglia fu alle quattro, perché  era il due di Settembre, e come ogni due del mese la Madonna appare a Miriam, ultima veggente rimasta ad avere regolarmente la visione della Vergine.  Un capannone enorme con ampie balconate, e centinaia di sedie, faceva da sala-chiesa di ricevimento per il grandioso evento, alle sei di mattina si era praticamente tutti assiepati, ammassati in un frastornante chiacchierio. Altre centinaia di persone si erano accomodate nel giardino adiacente l’edificio, e “seguivano” l’Apparizione dell’Immacolata, tramite schermi video giganti e potenti casse acustiche… …

 

31 MAGGIO S. SILVIO

Noi invece si era lì su di una balconata,nemmeno troppo lontana, poche decine di metri dall’altare che ospitava la statua della Vergine. 8.30, il vociare frastornante si elevò a voce grossa di stupore e ammirazione, fece il suo ingresso Miriam la Veggente, l’estenuante attesa e’ al termine. Questa si rivolge con un sorriso a noi pubblico, da quegli occhi azzurri di chi a sofferto la guerra, sembra salutare con tenerezza uno per uno tutti noi, senza parole, con il sorriso. Delle persone addette alla sicurezza, ma sopratutto al pronto soccorso, aiutano Miriam ad avvicinarsi all’altare della Vergine Immacolata Maria, e li ivi giunta inizia a pregare inginocchiata.

Si fecero le nove e Miriam da una posizione statica, si raddrizzò dall’incurvatura del suo corpo, il suo viso si illumino’ come di stupore e i suoi occhi si sgranarono, per poco dopo lasciar scendere vere copiose lacrime di gioia, era li, davanti a lei, Maria nel suo sfolgorante candore che parlava attraverso la figlia, perché questa ci traducesse più tardi il suo divino messaggio. Il silenzio poteva essere tagliato a fette tanto era sepolcrale, tanto era riverente, ogni tanto un rumore… Qualcuno veniva meno, sveniva, qualcun’ altro singhiozzava, altri ancora piangevano a dirotto con lamenti strazianti, ognuno a modo suo mostrava o celava gelosamente la propria emozione.

Un quarto d’ora dopo Miriam si metteva le mani sul viso come a riprendersi da uno stato di trans, e faceva il suo ultimo segno della croce per poi lentamente rialzarsi tra il vociare che ora aveva ripreso a pieno ritmo il suo rumoreggiare. Tutto era finito la Madonna era apparsa come sempre puntuale per il suo messaggio d’amore, ad intercedere per noi presso Suo Figlio Gesu’. Messaggio che poco dopo ci venne tradotto in più lingue, e per i più pazienti consegnato anche scritto. Non per noi che impazienti fummo accompagnati in una abitazione li vicino, vi abitava un’ altra veggente e fatto straordinario in una camera da letto non più usa alla bisogna, vi era una croce alta circa due metri dipinta sulla bianca e nuda parete. Cosa aveva di straordinario? Nulla se si fa eccezione per il fatto che la croce era grondante di sangue fresco che sostituiva i colori che davano forma alla croce stessa. Sbalorditivo! e questo poco dopo essere stati testimoni della apparizione della Madonna, come dire la ciliegina sulla torta.

Che il mattino che segue partiamo, e ce ne torniamo al nostro paese, e le emozioni son finite, ma non abbiamo tenuto conto di con chi avevamo a che fare, così che dopo un ora circa di viaggio, mentre tutti parlottavano di quella esperienza  meravigliosa, d’improvviso una signora con noi grida qualcosa e indica con il dito fuori dal finestrino, prima uno e poi l’altra tutti guardiamo nella direzione indicata, lassù nel cielo, il sole come impazzito comincio’ a roteare, facendo dei cerchi prima in senso orario, poi anti orario, mandando nel contempo lampi accecanti diversi tra loro. Le grida di stupore si moltiplicarono, o molti come me non avevan parole, fatto sta che per molti minuti la Santissima, ha così voluto salutarci, difficile pensare a rimbambimento collettivo, eravamo più di cinquanta persone, nessuno a detto di non aver visto il sole giocare in quel modo bizzarro. Non sono tornato esaltato da quel pellegrinaggio e come se avessi sempre saputo che la Madonna e’ la, come e’ in ogni posto dove viene venerata, la sola riflessione e che non ho mai visto n’è sentito, che una guerra potesse cessare improvvisamente d’incanto, come e’ cessata in Bosnia Erzegovina, una guerra finita di colpo senza vinti ne vincitori tra i contendenti. Ma il vincitore unico, e chi attira milioni di pellegrini fedeli e non ogni anno, la dove la gente moriva per l’odio, ora regna la Regina della Pace, la Madonna Immacolata di Medjugorie.

 

 

APRILE Trecentosessantacinque & MEZZO Pensiero

01 APRILE 4574  Santa Dora, Santa Irene, S. Ugo, Santa Bartolomea

Aprile ‘suona’ di nobile in tutti i sensi. Aprile, sembra dire Apri la porta, Apri il cuore… Apri… ti. Trenta giorni di serenità, le vacanze di Natale sono finite da tre mesi e le prossime vacanze estive in arrivo saranno fra altri tre mesi, si è nel mezzo, si sta in pace a guardare i primi germogli fioriti del pesco e del ciliegio. Questo giorno ci si aspetta un ‘pesce d’Aprile’ come quando negli anni della scuola elementare, con una pacca sulla spalla si attaccava un pesce di carta appiccicaticcio a forma di pesce d’Aprile.

 

02 APRILE 2020 S. Abbondio, Santa Ginevra, Santa Igina, Santa  Irminia, Santa Isacco, Santa Isotta, S. Miriam, S. Urbano S. Francesco da Paola

Per immaginare cosa significa  ‘il vedere’ per una persona miope, bisogna ricordare il passaggio che è trascorso tra un televisore e un altro nuovo che abbiamo posseduto. Partendo dal 1950, anno di nascita dell’apparecchio televisivo in cui le immagini erano in bianco e nero, ogni 7 anni successivi il televisore prodotto, migliorando corrispondeva a una diottria acquisita per l’occhio umano. Il netto contrario è il ‘vedere’ come una persona miope cioè perdere una diottria circa ogni 7 anni “sgranando” sempre più l’immagine e usando sempre più altri sensi per vedere. E se gli occhi sono lo specchio dell’anima, per un non vedente è l’anima lo specchio degli occhi. Bisogna sempre si faccia bene attenzione a ciò che si guarda, con gli occhi e con il cuore.

 

 

03 APRILE S. Riccardo, S. Sisto

UNA STORIA A LIETO FINE

un mondo di luce ovattata trapassa il buio che l’abbraccia, Maria esce di casa. Servirà ai tavoli di un punto di ristoro. Giorgio, l’autista di un filobus versa l’ultimo tributo del suo orario di lavoro timbrando il ‘cartellino’. La città si scurisce assumendo colori di pace. È un momento in cui tutto tace. È sera tarda. Poi, la notte aggredirá la penombra e la tregua svanirà con schiamazzi e vomiti di chi ha abusato nel cercare di voler star bene… contorneranno i pochi rintocchi delle ore corte della notte.  Giorgio, l’autista, conserva nella mente quel viale alberato che ha appena percorso per ricoverare il suo mezzo… forse perché quella immagine è l’unica compagna di vita che… ha.  Sono le 22 e poco più, Maria inizia il turno di notte e a quell’ora inizia il suo sculettare tra i tavoli. Maria lavora duro, ha avuto Gloria, sua figlia, ma da quel grande amore che pareva avere da ….Carlo, ora non rimane che un mucchio di tristi ricordi, escluso il più bel fiore di mamma, Gloria. Carlo, il padre di Gloria, principe forse azzurro, s’é sbiadito di brutto, forse la sua nuova compagna sbaglia il tipo di sapone nel lavargli i vestiti.

Di fatto Carlo e Maria non stanno più insieme con i corpi ma solo con i cuori che sono rivolti alla loro ‘cucciola’. Ma se Carlo come Maria ci mette il cuore, per disdetta e codardìa non ci mette i soldi, allora Maria prende la prima comanda al tavolo 7 e dietro le finestre incalzano le prime tenebre.

Giorgio è un uomo di trent’anni  passati e ancora vive con la adorata mamma Adele. Una storia in passato l’ha avuta quel Giorgio, ma Luisa non perdona. Luisa era la ghuisa del cuore, anche per Lui una triste storia d’amore fallita miseramente in un continuo non riuscire a starle dietro. Per quanto Giorgio facesse e si impegnasse, Luisa non pareva gradire gli sforzi da Lui profusi che anche fosse ricambiato dal bene, non era amore… forse Luisa fingeva… e dunque non è bello. Per questo la ghuisa o la contesa in singolar tenzone che si voglia dire, ebbe ad essere come logico pensare che ci fu nessun vincitore, solo vinti. Si era finalmente deciso a vivere una vita serena con la madre, piuttosto che non essere corrisposto con il cuore.  Giorgio quella sera tarda decide di farsi una pizza. È il giorno in cui se la può permettere, secondo i suoi canoni di gestione economica, e si avvia alla tavola calda dove guarda caso, lavora Maria…

04 ARILE 2017 S. Isidoro, S. Platone

…Ed è lei poco dopo che con fare gentile chiede cosa Giorgio voglia per cena, e Giorgio vuole una pizza alla marinara con mozzarella e molti “ciuffetti di mare” il tutto innaffiato con mezzzo litro di vino sfuso frizzante, e per non fare brutta figura, una mezza bottiglia di minerale con gas con cui riempirà l’ultimo bicchiere per lasciarlo pieno. I due si incontrano con uno strano sguardo. Maria guarda Giorgio con il distacco che riserba ad un un cliente, e poi, guardandolo meglio gli risulta simpatico quel viso di ‘mammone’. Giorgio al contrario è affascinato. Folgorato. Non può nemmeno capire perché una ragazza tanto bella possa servire ai tavoli tra mille quotidiani immaginabili commenti sulla sua avvenenza, che i perlopiù son volgari. E come se Giorgio volesse portarla subito via dagli sguardi indiscreti, da chi non la merita… ma è impotente.

Così rompe la routine del suoi risparmi e frequenta spesso quel locale dove lavora Maria. Mangia tante di quelle pizze da passare dalla marinara alle quattro stagioni senza disdegnare la quattroformaggi che di più montano non v’è. Ingrassa di qualche kilo e Maria non per tutto questo daffare comincia a degnarlo di attenzione. Maria non è abituata a tante tenere effusioni d’amore quale una rosa rossa che Giorgio innamorato perso dona ogni volta prima della comanda della pizza. Forse non è per Lei il più affascinante degli uomini, ma nessun uomo prima andava a prendere Gloria all’asilo. Nessuno prima d’ora aveva portato in riva al mare Maria sussurrandole parole d’amore. È da cosa nasce cosa, entrambi ritrovarono il gusto della vita di coppia così che nacque Luca il fratellino di Gloria che adesso aveva l’età per essere accompagnata a scuola. Carlo se n’è andato anche dalla “nuova” compagna e Luisa aveva trovato quasi subito un sostituto che potesse comandare a bacchetta. Sarebbe una storia a lieto fine non fosse che due persone rimasero infelici. Ma chi fa del male riceve altrettanto perché come si semina si raccoglie… quindi ad ognuno i suoi frutti,  a qualcuno fragole rosse e succose a qualcun altri una mela bacata.

 

O5 APRILE 2019 ARA  S. Diogene, Santa Irene, S. Vincenzo

 

06 APRILE 2018 ARA   S. Celestino, S. Prudenzio, Santa Celine, S. Guglielmo

 

07 APRILE 2017 ARA   S. Cristiano, S. Ermanno, S. Giovanni Battista

 

08 APRILE 2016 ARA   S. Dionigi, S. Macaria, Santa Giulia

 

09 APRILE 2020 ARA   S. Cleo, Santa Cleofe, Santa Ilda, S. Tancredi, S. Demetrio

 

10 APRILE 2015 ARA e 10 APRILE 2020 ARA che andrà al 09 APRILE. S. Ezechiele, Santa Maddalena

 

11 APRILE 2014 ARA  S. Angelo, S. Stanislao,

 

12 APRILE 2020  S. Alfiero, S. Zeno, S. Zenone, S. Giulio

LA VITA RALLENTA.

Adesso la vita rallenta. I suoi ritmi vengono stemperati da esigenze di prima necessità, e la vita rallenta. Si ha più tempo per riflettere e perciò prevale su tutto il sostentamento, primo ‘accessorio’ per la salute corporea. A seguire quella della coscienza prima, e con il senno di poi, all’anima. Per necessità virtù, nei paesi per così dire ‘sviluppati’ bisogna si pensi necessariamente anche a luce, gas e acqua che ogni due mesi presentano inesorabilmente il conto. Per questa emergenza umanitaria si doveva contare sull’aiuto economico della nostra comunità Europea, che ‘non ci ha lasciato a piedi, non siamo stati scaricati’, ma non s’è vista nemmeno l’unità che ci saremmo aspettati, solo parole, fatti e soldi un altra volta… forse. Ferro e ceramica son saltati per l’industria italiana, surclassati da alcuni paesi come Russia e Cina, non hanno ancora osservato la restrizione di stare tutti in casa. Quattro miliardi su sette della popolazione mondiale rispetta le norme. Le regole giustamente imposte, e “qualcuno le evade” come quei paesi che continuano a produrre a discapito dei loro lavoratori e di chi possano a loro volta infettare. Non siamo stati scaricati, siamo ignorati e l’Italia al proposito si è pronunciata rispondendo che Noi italiani, abbiamo il settanta per cento della cultura mondiale, se non bastasse il restante trenta per cento lo deteniamo da sempre per le nostre offerte vacanziere sulle splendide rive dei nostri mari e dei nostri laghi, sulle cime dei nostri monti e verdeggianti pianure attraversate da fiumi, gli avidi irresponsabili si tengano ferro e ceramica. C’è la faremo tutti, anche chi ora non vuol capire. Capirà. Non era così un tempo, ma purtroppo c’è ne rendiamo conto solo ora, ma come diceva quel maestro alla Rai negli anni “60”, ‘non è mai troppo tardi per imparare’.

 

13 APRILE 2020  S. Marzio

“La vita rallenta”

In questo frammento di disumana verità, il corpo sta fermo e la mente spazia libera nell’aria veloce come il vento, leggera come una piuma, e irrorata da dolci emozioni si libra serena in un futuro incerto. La guida è quella dello spirito e rimarrà per sempre per scongiurare che nessuno mai nasca per il solo morire. Vivo perché respiro e penso, sospiro, e mi dileguo nei meandri dei sogni più luminosi di una fantasiosa realtà che affascina l’anima che mi sarà d’importante sostegno. Volo, e sogno per creare la quiete di un sogno pulito. Voliamo per dare colore ai sogni, voliamo liberi nell’aria che non è solo nostra e perciò si accompagna a un mischiarsi di cose brutte e belle sottili come lei, tanto sottili da essere invisibili ed insieme le arrivano al cuore per ferirlo o per guarirlo. Fu il mercoledì delle ‘ceneri’ che nessun Cristiano poté recarsi in chiesa per ricevere dal sacerdote le ceneri sul capo ricordandoti che polvere eravamo e polvere diventeremo, Pasqua, dopo quaranta giorni dall’inizio pandemico, oggi i più fortunati hanno pranzato all’aperto nel loro giardino a debita distanza uno dall’altra, i più sfortunati invece non hanno mangiato per niente come molti altri giorni della loro esistenza. Oggi dodici Aprile è ancora una volta Pasqua e la fervida speranza è che non risorga solo Cristo ma tutti insieme dalle ceneri di questa terribile pestilenza. Stiamo già risorgendo, nessuno ricorda di aver mai ricevuto tanti auguri da amici e parenti per questo lieto giorno. Oggi è Pasqua del 2021, domani è un altro giorno.

 

14 APRILE 2019  S. Ermenegildo, S. Valeriano

Conti gli anni della tua vita? Mettiti davanti ad un tramonto sul balcone di casa tua, o siediti su di un sasso in mezzo ad un prato. La giornata e’ da poco passata, e tu, ti sei prodigata o prodigato nel viverla, che è quello ciò che fai ogni giorno, onori il tuo essere davanti a ciò e chi ami, di fronte al mondo a volte e benigno a volte ostile, ma tu vai avanti… E guardi le montagne che si fan nere piano piano, guardi il mare che si fa scuro, saluti il sole che se ne va dietro l’orizzonte pianeggiante, che ovunque tu ti trovi, al momento non conta nulla, c’è il tramonto che saluta il giorno che hai trascorso, e pensi e ripensi se quello che hai fatto e bello e onesto, o non pensi niente perché sei nella beatitudine del giusto.

Perché tu sei stata grande, piccola, piccolo, immensa, immenso, poco, tanto, mille le tue varianti, una la tua costante, credere nel domani, cercare di amare anche chi non ami, credere sempre in un futuro migliore, ma anche uguale, che nessuno può scalfire una persona se crede in se stessa, ammesso che non venga demolita da un ‘credo’ fasullo altrui, e a te non successe, la tua integrità ne è testimone fulgida. E trovi il tempo per altri tramonti, e trovi la misericordia che ti avanza spicciola per chi ne ha di bisogno, e trovi una parola per chi ne abbisogna, rifugiata li, nel tuo castello che ti sei costruita e costruito con nuove realtà, che mattone dopo mattone continui a costruire con gente nuova, che coinvolgi, che stimoli, che irradi con il tuo sorriso. Perché il mondo e’ dove te lo costruisci, la vita nasce e rinasce dove tu desideri sia la culla, che muore chi vuole morire, vive chi vuole vivere, e spazio e ombre non fanno paura, non si temono se la forza che alimenta tutto e’ l’amore. E sei di nuovo di fronte a un tramonto che ti chiede conto di chi sei, cosa sei e dove vuoi andare, e tu, rispondi con un sospiro e un sorriso a labbra chiuse e cuore aperto, l’aria frizzante di questo mese ti confonde e insieme ti ristora, il bello che entra nei tuoi occhi chiari ti inebria di luce tua, perché ti invade l’anima che ti crea la calma e la pace interiore. A te donna o uomo dai tanti volti dal lungo passato un bel presente e un radioso futuro, questo tramonto ti parla con i suoi colori e i suoi profumi di un tiepido germoglio di primavera, a te si presenta per dirti che sei più giovane di ieri, perché oggi la vita e sbocciata nuova nel tuo cuore, con tutta la forza illuminante della tua voglia di esistere e di regalare un nuovo sorriso a chiunque incroci il tuo sguardo. I tuoi pensieri volano nell’immensità del tramonto che intanto si vela di scuro per salutare sorella notte che con le sue stelle aspetterà una nuova alba per festeggiare un nuovo giorno che ti vedrà protagonista di un altro giorno di gioia e di bellezza.

 

15 APRILE S. Annibale, Santa Anastasia, S. Prisco

Annibale era un ragazzo di origini siciliane, figlio di nobili origini, rimase orfano a meno di due anni d’età del padre Cavaliere stimato e molto abbiente. Annibale a sette anni fu affidato ad un convento collegiale dove si distinse subito per generosità e impegno sociale. Un giorno si presentò al suo convento un giovane orfano che fatto il suo ingresso in sala mensa, venne deriso da tutti gli astanti perché lercio negli indumenti che indossava e sporco come uno spazzacamino, piedi scalzi e viso scavato dai solchi della fame. Annibale si alzò dal suo posto e porse la sua razione di cibo al malcapitato ora ben capitato.

Da quel giorno Annibale si pose al servizio di tutti i barboni stremati da una terribile pestilenza che all’epoca ammorbo’ la Sicilia e quindi abbisognavano di cibo e cure più che sempre.  Nel passare degli anni a venire di quel inizio 900 inizio’ gli studi teologici per poter divenire un uomo di Dio, un giorno appena preso le vesti di Padre Annibale, si recò in una località per un pellegrinaggio Spirituale in compagnia di un suo confratello. Nel mentre che erano seduti sulle panche del vagone del treno dove stavano viaggiando, entrò un miserabondo che chiese l’elemosina adducendo di averne bisogno per sfamare la sua famiglia. Subito Padre Annibale mise la mano in tasca ed estrasse due monete da Cinquanta Lire, avendo donato tutto il suo cospicuo patrimonio al servizio dei poveri era tutto ciò che possedeva, nulla più.

Il compagno di viaggio con Lui, altro Padre dello stesso Ordine lo ammonì dicendogli che almeno avrebbe potuto dargli solo una moneta da Cento Lire, e lo sgridò in malo modo… era tutto ciò che possedevano in quel momento.  Qualche giorno dopo, appena di ritorno al loro convento di appartenenza, a Padre Annibale fu consegnata in busta anonima contenente la somma di Mille Lire, andò dall’amico prete e gli disse, hai visto! Abbiamo avuto dieci volte quanto donato, se ti avessi dato retta avremmo solo la metà, cioè Cinquecento Lire. Non fu che uno dei tanti episodi caritatevoli che caratterizzò il cammino di Padre Annibale, intelligente uomo di Fede e grande carità.  Venne consacrato Santo nel 2004 da Papa Giovanni Paolo II in seguito ad alcuni miracoli attribuiti alla Sua persona e da allora, dopo la sua morte, fu annoverato nel calendario liturgico di tutti i Santi il 15 Aprile di ogni anno a venire.

Io, per pura “coincidenza”  porto il suo nome, Annibale. All’epoca di quando nacqui, nel lontano 1958, ero il quinto genito di una numerosa famiglia, al tempo si usava dare, (anche contro la volontà dei genitori naturali) il nome di un parente stretto da poco defunto. Mio nonno Annibale, non era defunto quando impose di darmi il suo nome, era in procinto di morire in seguito ad una grave malattia, a metà  del novecento, bastava una polmonite a compromettere il futuro vitale di una persona, così che mi fu dato il suo nome per sua esplicita volontà. Il nonno buon anima, si spense al mondo al compimento del mio quindicesimo anno di età, ed io ebbi con largo anticipo la sua eredità nominale. Certo, la mia mamma non poteva minimamente immaginare dell’esistenza passata di Padre Annibale, non ne sentì mai fare alcunché di parola al riguardo,  così che tantomeno fosse conosciuto dai genitori del nonno alla fine degli anni 800, data della sua nascita, e ancor meno la mia mamma poteva mai anche lontanamente immaginare che fu proclamato Santo Annibale nel 2004 da Papa Woytyla, e quindi annoverato nei calendari Italiani.  Ma cosa davvero straordinaria e’ il fatto che ora, il 15 Aprile, data di calendario in cui si festeggia Sant Annibale, nasceva nel 1927 Marianna, la mia mamma.

Coincidenza!? Non penso, mi beo dell’ illusione sia altro che trascende dal naturale per sfociare nel mondo non del tutto fantastico che con il tempo mi sono costruito,  e tanto per rimanere in tema aggiungo pure che oggi si commemora la conversione di San Paolo sulla via di Damasco. Altro personaggio biblico in cui mi identifico nel somigliarli, certo non ho mai perseguitato dei Cristiani, ma lo stesso in passato non sono stato un grande Amico di Nostro Signore.  Convertito San Paolo e Sant’ Annibale, convertito io che non sarò mai santo…se non agli occhi di DIO, se saprò meritarlo, perché TUTTE/I siamo in “odore” di Santità, basta lasciare una strada incerta per la Maestra.

 

 

16 APRILE 2014  Santa Grazia, S. Lamberto, S. Gioacchino, Santa Bernadette/a

Riavvolgere il nastro della vita e pensare a quando giovani e meno giovani, si pensava solo a fare tacche sul calcio della pistola per ogni cuore conquistato, per ogni cuore infranto, per ogni falso amore accumulato, preoccupandosi solo di superare in numero questa o quell’amico, o presunto tale, perché quando esiste questo tipo di rivalità, l’amicizia si è ben nascosta. Il rifugio  nei meandri della stupidità che spadroneggia a si giovine età. ‘Bisognava’ esagerare, andare oltre, entrare nel proibito della libidine, nel desiderare la donna o l’uomo altrui, cosicché tutto fosse più esaltante ed eccitante, ovviamente il tutto contornato da libagioni sfrenate, gigantesche bevute, e pure qualcosa che superasse il tutto, e che mettesse una bella firma alla stupidità d’ognuno con allucinanti e svariate forme di libido, in modo fosse tutto a “mille”.

Che il corpo sopporta tutto, tanto troppo ma non per sempre, prima o poi ti presenta il conto, il mio per fortuna non è stato salato. La mente sopporta molto meno, e il conto te lo presenta subito, mandando a spasso voglia di fare, voglia di lavorare, voglia di creare, per lasciare solo il vuoto della mera carne. E per chi va troppo oltre rischia di non rendersi conto che il suo tempo inesorabilmente finisce e spesso non ne rimane abbastanza per rimediare. Per provare a ricominciare, per gustare le semplici meravigliose cose che la vita ti può offrire. Un amore vero, o l’amore vero, verso gli altri, che smetti di pensare di ‘fregare’ per un miserabile tornaconto. Al contrario si inizia a costruire un dialogo confrontandoti. Si vive insieme, ed insieme costruisci una nuova realtà, poco forse, ma sempre meglio del nulla che ti distrugge, del niente che ti annulla facendoti amico di quel satana, che ti ha fatto diventare quel grande latin lover, quello più intelligente di tutti, il migliore nelle file dell’esercito del male, non nell’esercito di quel Cristo, che voleva per te , quell’amore puro, sublime, innocente che gratifica l’anima e lo spirito elevandoti ad ambire al più bello dei premi, l’eterna beatitudine. Riavvolgere il nastro e sbagliare ancora… con moderazione.

 

 

17 APRILE 2014  S. Aniceto, S.Arcangelo, Santa Vanda, Santa Isidora, S. Roberto

La coerenza è il più bel sogno irrealizzato al mondo. E ben pensandoci, sarebbe bello capire da chi e perché è stata “coniata” si tal parola, probabilmente da sempre il significato più attendibile del “monito” e non propriamente una affermazione o un dato di fatto. La coerenza è quella tal parola il cui significato per logica è da affiancare al genere umano. Non è possibile dire che quel frigorifero è stato coerente con il libretto di istruzioni, che lo dava funzionante per venti anni almeno, mentre sarebbe corretto dire quell’uomo e stato coerente con se stesso, nel corso della sua vita ha sempre lavorato e badato alla sua famiglia senza perdere un giorno, mai. E qui casca l’asino nessun uomo può parlare per se o per altri usando la parola coerenza che significa costanza, in pratica è una definizione che non esiste, o meglio esiste ma inutile.

Essere coerenti significa fare le stesse cose che ci ripromettiamo di fare, sempre, metodicamente, continuamente e nessuno ma proprio nessuno a partire da me sa tener fede alla coerenza, quindi la facciamo la proposta di togliere la parola coerente dal dizionario Italiano?  No… rimaniamo cosi. Illudiamoci di essere tutti uniti, insieme, compatti, fingiamo di compiere sempre azioni non contradditorie rispetto alle proprie azioni e idee, teniamocela ancora, se perdiamo anche la speranza e la conseguente illusione che la coerenza non c’è, è finita. Tiriamocela ancora quella parola anche se serve poco. Coerenza.

 

18APRILE 4040  S. Galdino

 

19APRILE 2018 ARA  Santa Emma

 

20APRILE 2018  Santa Sara, Santa Agnese Santa Adalgisa, Santa Odetta, Santa Ildegonda

 

21 APRILE 2017 ARA  S. Anselmo, S. Caio

 

22APRILE 2016 ARA   S.Leonida, S. Muzio, S. Virginio

 

23 APRILE 8990  S. Adalberto, S. Giorgio, Santa Norina

 

24 APRILE 2015 ARA  Santa Melissa, S. Tiberio, S. Onorio, S. Fedele

 

25 APRILE 2014 ARA  S. Baldassarre, S. Doda, Santa Franca, S. Marco, S.Erminio

 

26 APRILE 9090  Santa Alida, S. Anacleto

 

27 APRILE 3562   S. Antimo, Santa Zita, S. Simeone

 

28 APRILE 5577  Santa Valeria, S. Pierluigi

 

29 APRILE 4422  Santa Caterina, Santa Rina

 

30 APRILE 3132. Santa Rosamunda, S. Lodovico, S.Pio

MARZO Trecentosessantacinque & MEZZO Pensiero

01 MARZO 2020 S.Albino, S.Silvio.

Marzo è pazzerello… era ‘pazzerello’, ora è pazzo come ‘Noi’ e son trenta giorni che passano con pioggia violenta e piccole bufere improvvise, ma rimane pur sempre… i giardini di marzo si vestono di nuovi colori, e le giovani donne si vestono di nuovi amori… Lucio lo sapeva e lo sappiamo anche Noi che il ventun Marzo inizia la Primavera.

Vento, vento che vieni da ponente e mi sbatti in faccia l’umidità della notte che ancora mi tormenta di pensieri e parole, vento portati via promesse mai mantenute e l’ipocrisia della gente, portale nei deserti la dove solo serpenti e scorpioni se ne possano servire.

Vento, vento di maestrale, accarezzami la pelle senza farmi male e chiudendo l’occhi sentirò il profumo del mare invece che l’odore del male, vento, sarà come fossi su una barca da te cullato, lasciando a riva falsi sorrisi e sguardi invidiosi.

Vento, vento che vieni da chissà dove penetrandomi sin dentro fammi quel poco rabbrividire e portami con te in un altro mondo, un mondo dove i sogni son realtà e nella valigia del mio viaggio ci sia tutto il necessario ma priva di avidità e potere.

Vento, soffiami addosso sinuoso e leggero come quando accompagni una foglia che cade da un albero e delicatamente la posi a terra, e se altro per me non puoi fare, fai di me ciò che vuoi ma lasciami l’amore senza di lui non so stare.

 

02 MARZO 2018 Santa Agnese, Santa Delinda, Santa Gennaro, S. Ulrico.

QUELL’ALLEGRONE DEL TEMPO.

Il tempo sembra, ma non è bizzarro, fa ciò che deve quando deve, e se il suo comportamento pare scombinato quando scarica bombe d’acqua al suolo, altro non si ha più quanto non si meriti di aver voluto avere.

Il tempo non è pazzo e comanda alle viscere della terra che ha la pancia piena di magma, di riversarla sulle pendici del monte eruttandola, sennò il mondo intero scoppierebbe. Ovvio che se la lava incontra ostacoli costruiti sul suo cammino non li possa evitare. Il tempo è innocente quando butta giù neve a palate gigantesche… normale che al disgelo si formino valanghe, anormale sfidare la sorte nonostante la forte possibilità di risultare degli incoscienti e per questo perirne.

Il tempo crea tornadi di intensità tale da spazzare via tutto ciò che incontra sulla sua strada, forse bisognerebbe fare come il porcellino più furbo che costruisce la sua casa e cose sulla roccia, anche il vento più forte ha paura di chi non fa nascere un fiore se non la sola Stella Alpina. Il tempo è anche terremoto in terra e tsunami in mare, essi non guardano in faccia nessuno e pure loro ti consigliano fondamenta solide per quanto possano bastare e servire a far continuare una vita perché il sacco è ancora pieno, un sacco pieno di vita.

È come fosse un enorme sacco di farina per fare il pane. La vita è un sacco di farina che il gran Mugnaio ha confezionato per il mondo. Da quel sacco proviene la vita, se ne attinge a piene mani ogni giorno e chi tiene le dita più strette ottiene piu doni. Tutti prendono a piene mani ciò che contiene il sacco della vita, anche il clochard che meschino ha molti buchi nel guanti di lana e non trattiene che poche briciole.

Golosamente molte mani si immergeranno in altre infinite storie di vita rimestando e annaspando tra la farina perché invece che polenta possa essere una fonte ispiratrice per colorare il palcoscenico del vivere di ognuno per trasmettere emozioni ai cuori. Solo Babbo Natale svuota ma, riempie il sacco che porta sulle spalle ogni anno e ancora regala la neve che contiene pane… sotto la neve c’è pane, lo sanno anche gli uccellini che si scambiano cinguettii nascosti tra le foglie dei sempreverdi.

Il tempo non è mai più bizzarro di quanto lo siamo noi, si adegua, è accomodante il tempo, ma quando si arrabbia fa ricordare di essere il padrone.

 

03 Marzo 2020 S. Marino, S. Asterio Santa Camelia Santa Cunegonda S. Innocenzo S. Tiziano

MALATTIA DELL’ANIMA.

Sono passati molti giorni da quando abbiamo ripreso con vigore a pregare. Altro probabilmente non c’era da fare, pregare il fato, pregare il destino sia celeste, pregare Dio. Altro non c’era da fare. Arrivavano le notizie sul numero dei morti per coronav come fossero una raffica di mitra e peggio che ucciderti, ti ferivano non mortalmente, ma in modo la tua pena potesse proseguire. Chissà cosa si chiede un carcerato all’ergastolo, chissà quante volte s’è posto la domanda del morire suicida o per una condanna a morte piuttosto che essere recluso a vita. Allora non rimane che pregare, ognuno il suo ego, ognuno il suo Credo. Che poi il “Credo”, non è voler un rifuggire dalla realtà per immergersi in una fiaba, è seguire semplicemente il percorso di vita o di fiaba che una persona si sceglie senza costrizione alcuna. È la consapevolezza che le fiabe son sogni, e senza sogni una persona muore prima ancora di morire, perciò se l’insegnamento terreno di Gesù Cristo, lo si voglia vedere come fiaba o con l’Anima, vedrò sempre messaggi di pace. Cerco “alleati” della vita, li cerco e non li trovo più. Gli “alleati” che avevo lo facevano per interesse, e ora vogliono solo riscuotere e non più per interesse aiutare. Tutti implacabilmente comprensivi. Trovare la forza e il coraggio di rimettersi ad una entità divina per il significato stesso della parola Divina, per significare Amore, semplicemente Amore. Riporlo per poi riceverlo centuplicato. È difficile in un mare di guai, è quasi impossibile… l’unica cosa lo renda possibile è il contatto con il Cielo, là c’è Amore, là c’è Dio.

 

 

04 GENNAIO S. Casimiro, S.Nestore, S. Lucio, S.Casimiro

 

05 GENNAIO S.Lucio, S.Adriano

 

06 GENNAIO Santa Coletta, S.Ezio

 

07 GENNAIO S.s.Perpetua Felicita

 

08 MARZO Festa delle Donne Santa Beata 2019 ARA

 

09 MARZO Santa Francesca S.Paciano, S.Domenico Savio 2018 ARA

 

10 MARZO S. Vittore, S. Crescente, S. Gaio, 2017  ARA

 

11 MARZO S. Costantino, S.Ramiro 2016 ARA

 

12 MARZO S. Luigi Orione, S. Innocenzo, S.Aureliano

 

13 MARZO Santa Patrizia, Santa Eufrasia, S. Fedele, Santa Letizia, S.Rodrigo, S. Salomone 2014 ARA

 

14 MARZO Santa Matilde, S. Lazzaro

 

15 MARZO Santa Luisa, Santa Lucrezia, S. Tranquillo, S. Zaccaria.

 

16 MARZO S. Eriberto, S. Abramio, S. Agapito, S. Eriberto, S. Tatiano, S. Natale

 

17 MARZO S. Patrizio

 

18 MARZO S. Salvatore, S. Christian

 

19 MARZO festa del papà S. Giuseppe, S. Quinto, S. Quintiliano,Santa Sibilla

 

20 MARZO S. Alessandra, Santa Claudia

 

21 MARZO S. Serapione, S. Nicola

 

22 MARZO Santa Lea, Santa Nilde, Santa Pasqua, S. Benvenuto 2019 ARA

 

23 MARZO S. Rebecca, 2018 ARA

 

24 MARZO S. Romolo, Santa Attilia

 

25 MARZO Santa Annunziata, Santa Ave.  2016/17 ARA

controllare se questo è ripetuto perché risulta doppio, oppure compare doppio nel calendario Araberara e quindi va controllato testo x testo se si verifica un doppione si scarta, se sono due testi diversi, riempirà il numero di una casella vuota di pensieri.

 

26 MARZO S. Emanuele

 

27 MARZO S. Reperto S. Arcibaldo, Santa Augusta   2014 ARA

 

28 MARZO S. Prisco, S. Doroteo 2014 ARA

 

29 MARZO S. Secondo

 

30 MARZO S. Leonardo, S. Decimo, S. Regolo, S. Decio, S.Decio, S. Beniamino

 

 

31 MARZO 2014 S.Guido

L’amore non ha confini non ha età e non è mai tabù. L’espressione dell’amore e forse uno degli argomenti più variegati tra i sentimenti associati. Certo e’ quantomai complesso, ed ognuno in base alle sue esperienze ha la sua in merito da dire, che poi paiono tutte uniche e complesse ma sono banalmente e inesorabilmente tutte uguali tra loro. Il comune denominatore e’, che nonostante tutto e’ una esperienza da vivere, perché l’amore e naturalmente “vita”, la tua vita, la mia vita, la vita di Tutti, l’amore e’ di per se vita. Dio e’ Amore. Ci sono molti modi di amare, tutti quanti amiamo chi in un modo chi nell’altro. Si può amare l’altrui sesso, o una persona dello stesso sesso, che differenza c’è? E’ forse diverso il modo di amare qualcuno, l’amore e’ amore quando viene trasmesso con rispetto, con gioia, con… Amore.

Ricorderò sempre quel ragazzo. Si era in un cantiere di Torino per lavoro, e nella pausa pranzo, seduti su di una latta vuota rovesciata, si mangiava un panino e si beveva una birra. Spesso mi parlava di quella ragazza. Giorno dopo giorno mi parlava di quella ragazza…ne era innamorato perso, si capiva chiaramente. Dopo qualche giorno che lo ascoltavo, chiesi da quanto durava la loro storia, Luca mi rispose che non era mai iniziata, al che giustamente stupito gli dissi, ma stai scherzando? Sono giorni che mi parli di Lei e tu nemmeno ci stai insieme… Luca mi rispose, io vorrei ma lei non è convinta, non ancora. Quindi? Dico io… E lui di nuovo, la amo talmente tanto che se le facessi pressione la condizionerei… Non è così che funziona, amare una persona riprende Luca, vuol dire prima di tutto rispettarla, quando, e se sarà, me lo farà sapere. E’ se non prendesse mai la decisione a tuo favore, ribadisco io! Non importa continuerò ad amarla senza pretendere nulla, stando nell’ombra, come ora del resto, amandola e rispettandola.

Rimasi basito, Luca all’ora aveva diciotto anni, e’ stata una lezione di vita sull’amore che non dimenticherò mai per il resto della mia vita. Ecco perché l’amore non è mai tabù, chiunque può e ha il diritto di amare, anche un prete, un vescovo, un cardinale, una suora, l’amore non è mai peccato. Cosa può fare un prete per reprimere quel sentimento che è proprio di Dio. e perché lo deve fare, chi gli impedisce di Amare. Se corrisposto abbandonerà la veste, o se vuole continuare ad essere di Cristo, potrà continuare a coltivare il suo amore in segreto tra se’ e se’ pagando il fio del suo amore negato evitando il lato materiale, tenendo fede al suo voto di castità, ancor più onorando una sacra promessa di fede, ancora non v’è affatto la necessità di reprimere un amore platonico che è nato dal cuore, dall’anima.

Del resto e’ semplice… Perché Dio permetterebbe che una manifestazione d’amore scaturisca nel cuore di quel prete, di quel vescovo, di quel cardinale o di quella suora se fosse peccato. L’amore non è mai peccato, non può in alcun modo esserlo, Dio. stesso e’ amore, impossibile che la sua stessa essenza sia male, sia peccato. Impossibile. Il peccato semmai e conseguenza delle azioni che seguono l’innamoramento e si determinano a seconda delle situazioni. Un caso particolarmente delicato, come l’innamorarsi della persona che già è legata sentimentalmente ad un altra persona, sposata o meno che sia… Ebbene se ad entrambi succede di innamorarsi, per brutta si presenti la situazione, vuol solo dire che l’amore che stanno lasciando, non era vero Amore, non è mai esistito non essendo amore vero, alla fine e’ assolutamente giustificabile il dolore che purtroppo questa nuova coppia debba recare all’ex compagna o compagno, la sincerità è verità e richiedono sempre un tributo pesante a chi desideri essere della loro congrega di guerrieri veritieri.

I due nuovi innamorati saranno felici, e con il tempo se i loro ex sapranno comprendere, come e’ giusto sia, avranno la possibilità di ricrearsi a loro volta una nuova vita, un nuovo amore, sicuramente migliore del precedente. Papa Francesco ha aperto un nuovo tipo di dialogo, rivolgendosi alle coppie divorziate e alle coppie gay, in un suo recente famoso discorso ha clamorosamente detto testuali parole: Chi sono Io per poter giudicare!…. Grande Papa, grande uomo, grandissimo ministro di Dio., per rimanere in tema religioso, ma non solo perché il tema e’ di moralità e di etica ed entrambe vanno oltre ogni credenza, costume o religione. Nonostante ciò, l’esempio è prettamente religioso… Il demonio tenta gli uomini su e per azioni che loro stessi dovranno compiere, e tenta di indurli così in peccato attraverso subdoli illusioni e inganni terreni per potergli carpire l’anima. E’ difficile che il male raggiunga l’Anima e quando raramente succede è colpa di uno starnuto malandrino del l’ Arcangelo Gabriele che, distraendosi regala un secondo di troppo alle fiamme del fuoco furtivo. E di nuovo l’amore incalza sovrano. Innamorarsi di per se’ non è ancora un azione compiuta, e’ chiaro che nessuno possa evitare di innamorarsi, quindi nessuno sta peccando nel momento stesso che questa cosa accade a discapito della propria volontà perché comandata dai sentimenti.

E’ il modo successivo di porsi che determinerà o meno il peccato. E’ il proseguo che fa’ l’uomo peccatore o retto sia. Chiunque può e ha il diritto di innamorassi di chicchessia. E’ nostro piacere comportaci da persone come Luca, aspettare pazientemente di essere contraccambiati o avere la forza di desistere, la dove si sta peccando nel l’insistere se non si è contraccambiati… l’Amore non è mai uno sbaglio, non è mai peccato, il vero Amore non è comandato da nessuna decisione, il vero Amore si deve vivere sempre, con il corpo e con il cuore e se ancora non è possibile si vive con l’Anima… che basta e avanza per saper Amare ogni volta che il cuore batte più forte.