Così andò quella volta che conobbi l’Amore.

Ti ho conosciuto una sera d’inverno e da allora per me è sempre estate. Eri lì con la tua avvenenza di non ancora vent’anni, i folti e lunghi capelli corvini coprivano il viso piccino, ma il tuo sorriso non è cambiato mai. Non fu un colpo di fulmine, avevo un altro percorso da fare, non ero ancora pronto per un vero Amore, non lo conoscevo ancora e Tu lo hai capito per questo preferisti allontanarti da me tuo indegno compagno di vita che per un po’ si trascorse insieme. Perderti fu come perdere tutto ciò che avevo e desideravo dalla vita, fu come aver perso il treno… ma scattò qualcosa in me che mi disse di correre, e io corsi, correvo velocemente fino ad aggrapparmi a quel vagone, dove all’interno c’eri Tu che andavi sui binari nella stessa direzione di quel che il Cielo voleva che andassi, mi sono innamorato di Te Donna, soave indispensabile guerriera e compagna insostituibile delle mie gioie, ho conosciuto grazie a Te l’Amore che tanto avevo rincorso inutilmente, e ora ho tutto… anche non avessi niente. L’Amore sulla terra è Donna e perciò estendo a tutte le donne del mondo il mio più reverente e sincero Augurio per la vostra Festa, la Festa dell’Amore. Siate felici il più che desiderate. W Tu Amore mio, W tutte le Donne.

Sera

O sera che arrivi d’incanto e fai pace con l’animo…. arrivi di soppiatto al tremante tuo insinuare il giorno portandogli via i colori. Sei tu sera Celeste che respingi i mali del giorno avvolgendoli in un manto di blu ch’è come il tetto di una casa che protegge dalla pioggia. Sei tu sera fatata che dai respiro agli affanni e aneli amore per tutto. Se sei fredda sera, vai ‘gustata’ a bavero alzato, se sei calda è bello rifugiarsi tra due alberi che respirano aria fresca che vien dai monti e si libra leggera tra le trame del tuo turno scuro di esistere. Sei tu sera benedetta che respiri inostri timori, così come perdoni le nostre colpe. Sera bella, sera fatata, ogni calar del sole appari timida nell’abbraccio di luce che spavalda se ne va con un sogghigno che furbo ruba tempo al tempo. Sei tu sera e nessuno si stupisce più nel vederti o sentire il tuo profumo, arrivi puntuale come un respiro e tenace come il batter di cuore perciò sei l’universo e noi granelli di sabbia sparsi in una vasca da bagno. La sera rimbocca le coperte alla notte che stanca perenne vuol dormire, la notte non vuol sentire vomiti e rimpianti, orge e schiamazzi… non vuol vedere “spade” usate due volte o vetrine sfondate da assordanti bordate di malandrini, la notte vuol dormire sognando l’operaio che fa il notturno sorvegliando un bene altrui, o guidando un tram stanco con due persone ciondolanti a bordo… e la sera le rimbocca le coperte. La sera di Dante e la sera dei ‘giusti’, la sera triste e la sera allegra, la sera cupa e la sera bella… non cambia mai colore, non si vede nulla e si accende la fantasia che da pace e speranza nel cuore. Ciao Sera.

Malta inizio

Mille novecento ottanta. Domani è sabato, il ‘sacro’ giorno del dolce far niente se non riposare e divertirsi per i giovani che vestono con jeans di almeno due taglie in più del necessario tenuti su in vita da un cinturone con fibbia grande che li tira sù il più possibile in vita così che si vedano gli stivaletti a punta consumati sull’asfalto a cavallo di una Vespa Primavera 125, ma oggi è venerdì che è un giorno ancora più importante è ci si può ubriacare sbracati sulla poltroncina di una discoteca in compagnia di altri allegroni e impenitenti trasgressori del quieto vivere… per i più fortunati la notte finisce in un auto appartati sulla cima di una collina a pomiciare a tutto spiano, per i più sfigati a vomitare da soli sul water di casa con mamma e papà che hanno lasciato la porta della loro camera da letto semiaperta per chiederti di tanto in tanto se ti e passata la sbornia, e che non vedono l’ora che venga il mattino tardi del giorno successivo per rimproverarti urlando nel mentre che a fatica ciondolando raggiungi la cucina dove c’è apparecchiato in tavola per il pranzo, ma Tu nemmeno hai voglia di bere un caffè e poco dopo torni a letto per prepararti ad un altra folle sconsiderata nottata di fuoco. Soldi non mancavano mai così come il lavoro che abbondava per chiunque avesse un minimo di voglia di lavorare, e se capitava che questo o quel “padrone” come ancora si chiamava all’epoca il datore di lavoro ti rompevano le scatole per i continui ritardi al mattino o per scarso rendimento non era di certo un problema, accanto alla carrozzeria dove facevi il “bocia” c’era Gino con la sua officina meccanica che avrebbe assunto un giovanotto che a parole sembrasse almeno volenteroso. Esisteva anche la categoria di giovani lavoratori che lavoravano saltuariamente e venivano pagati a giornata senza retribuzioni sindacali così che in una settimana si iniziava al martedì magari a scaricare camion di traslochi o a fare da manovale presso qualche artigiano e si finiva di venerdì così che si potesse andare al lago o in montagna o a visitare qualche città per poi passarvi un paio di notti da urlo e rincasare di domenica… il lunedì ci si riposava da immani baraonde. Ovviamente solo persone timorose con poche possibilità di riuscita sceglievano un lavoro in fabbrica che a quei tempi era roba da sfigati salariati, a meno che si trattasse del solito furbetto che più che lavorare in un anno sfruttava più giorni con la mutua, appoggiati dal dottore compiacente che non gliene fregava più di tanto di fare gli interessi di un azienda essendo anch’esso uno stipendiato fisso, i controlli per la degenza erano quasi inesistenti e per il mutuato erano più i giorni che faceva a Riccione che in fabbrica, per molti giovani era quasi una vergogna lavorare con stipendio fisso a vent’anni. La politica era roba per ‘vecchi’ che a quei tempi erano i cinquantenni e che comunque dovevano solo scegliere fra Almirante, Berlinguer e Andreotti… destra, sinistra, centro. Mille novecento novanta. Boria, ego, spavalderia e quant’altro ispiri onnipotenza erano alle stelle. Ti piaceva un auto? Preferivi una moto?… una barca, un camper o qualsiasi altra diavoleria che ti potesse fare un figurone con la ‘tipa’ o con gli amici, quattro cambiali e tutto era risolto… mezzo di godimento nelle tue mani. Al bar si poteva “segnare” su di un notes a righe il conto, e pagare alla fine del mese o appena si fosse in condizione di farlo, tanto i conti venivano quasi sempre gonfiati debitamente dall’oste che in questo modo applicava interessi che lo avvantaggiavano comunque… così nei ristoranti, dal gioielliere, così nella boutique sotto casa e in mille altri posti ancora dove eri conosciuto. Funzionava che se al bar dovevi pagare subito bevevi un paio di birre in una sera, se pagavi del tempo dopo ti ubriacavi quasi regolarmente tutto il mese… pagare subito, una pizza e coca cola, caffè e buonasera, pagare poi, risotto di seppia e fritto misto annaffiati da Pinot, dolce e ammazzacaffè… dall’orefice pagare subito, un anellino d’oro per la ‘bella’ il giorno degli innamorati, pagare dopo, un brillante che faceva morire d’invidia tutte le amiche della fidanzata… pagare subito un pantalone e una maglia, e borsetto rigorosamente ‘firmati’… tanto i soldi in qualche modo c’erano… o di “riffa” o di “raffa” i di consacrazione al consumismo più sfrenato, non si segna più niente perché per colpa di qualcuno non si fa più credito a nessuno, ma c’è ancora un poco di lavoro ed è relativamente facile ottenere un prestito in banca… ergo, auto, gioielli, abiti, motoscafi e quant’altro serva ad apparire anche se si spende più di quello che si incamera. Duemila dieci. Il lavoro comincia a scarseggiare, così come la fiducia delle banche… bisogno di un elettrodomestico o di un accessorio per la casa? Un prestito fatto da un agenzia subalterna agli istituti di credito ed è ‘fatta’. È dal duemila dieci che comincia la tragica discesa monetaria. D’un botto ciò che valeva ‘mille’ vale ‘cento’, ed ognuno a modo suo si adegua e restringe le proprie possibilità. Poi arriva il Duemila Venti, che bisognerebbe si iniziasse a non considerare il perché è stato scritto con l’iniziale maiuscola, non essendo un pregio ma altresì una grandissima catastrofe aereo-anti-ecologica, un virus maledetto da chissà quale mente contorta partorita in un pensiero nato in laboratorio… di quale città? Da quale Paese del globo proviene questo covid 19? Non è importante saperlo perché c’è coinvolto il mondo intero che, corre veloce, talmente veloce che è sempre più difficile da inseguire. Se il Duemila Dieci è stato l’anno della discesa economica, il duemila venti è stato un ritrovato valore perduto… e valori perduti. Si sono ridimensionati tutti quanti, e per i pochi che non ce l’han fatta perché destinati ad abbandonare la scena con la dignità di andarsene per sempre. La dignità che li porterà nel Cielo ed esista o meno una giustizia divina, avranno di certo lasciato un forte ricordo di ‘piccoli re’ decaduti. La mia ennesima avventura inizia con la ‘decadenza’ del Duemila Dieci fino ad arrivare arrancando al quel fatidico Duemila diciassette. Anno buono per il vino, ma ad ora, non per me. A quell’epoca stavo uscendo da uno ‘stadio’ della mia vita, il secondo dal primo che nel Duemila Dieci ci aveva già ridimensionato, nel Duemila Diciassette vivevo di quel che riuscivo a racimolare per quietare animo e ‘bollette’ e non ero l’eletto immolato per finire i suoi giorni da ‘re’, perciò me la passavo piuttosto male. Ho preso a calci le notti per starti più vicino… le primule le vedevo dal fioraio mentre che gli passavo accanto e non ho visto il grano maturare per molto tempo, il telefono non squillava mai se non per dirmi cose che non mi interessava sapere. Cadono stelle e io sto nelle stalle del mio stallo, aspetto nuove primavere di vita e coccolo il tempo sperando non fugga senza che me ne accorga. Ora penso sia meglio io vada con i miei pensieri in campi Elisi ad aspettare nuove albe che portino sole pioggia e neve Ora penso sia il tempo di mietere il grano e affrontare il domani con ciò che verrà…
Ora penso sia tempo di non pensare più a nulla se non vivere. Buona giornata a chi ha smesso di pensare a cose che lasciano l’amaro in bocca e Buona giornata a chi si rimette nelle mani del destino cucito su misura di chi ha capito e chi capirà,… io voglio bene a tutti…belli e brutti. Questo stato d’animo mi ha preparato l’ennesimo piatto che la vita mi ha servito su di un vassoio d’argento, come la testa recisa di Giovanni ‘il’ Battista che fu presentata alla capricciosa malvagia Salomè “servita” su di un piatto d’argento, San Giovanni ha creduto per ciò che è morto e io per ciò che mi rimane voglio credere ancora una volta in qualcuno… un compagno, un amica, un qualcuno che con Te avrebbe fatto l’affare della vita, che alla mia età significa il desiderare di essere lasciati in pace da tutto e da tutti per il resto che ci rimane da vivere… che non è mai abbastanza.

Malta 2

E altri mesi passarono tra ‘scuse’ e impedimenti vari, l’intanto la vita di Rodolfo era un sentirsi protetto solo tra le mura di casa.

Appoggiato con la pancia al balcone, con il piede sinistro ben piantato a terra e il ginocchio teso all’indietro… la gamba destra con il piede sollevato sulle punte a ginocchio rilasciato sul davanti… il tutto con lo sguardo rivolto ai confini illuminati del prato dove mangio, bevo, vivo e sopratutto amo stare. Il resto intorno è qualche lampione illuminato sul mio davanti, e oltre il buio tempestato di luci di case sparse sulla collina, e fra loro spiccano le palline di luci su di un campanile del paese più a valle.

È stata una buona serata tra amici. Abbiamo gustato pesce innaffiato da abbondanti sorsi di prosecco, riso di cose frivole e parlato di cose serie, ora la sera è notte, gli amici se ne vanno a una data ora che giustamente imposta alla fin fine accontenta tutti i lavoratori… che dopo le dieci di sera, si possono godere ancora in santa pace a casa loro un oretta di tranquillità personale.

Se così è per gli invitati, lo è anche per Vanessa, la moglie di Rodolfo che ha cucinato e soddisfatto per la ottima cena ben riuscita una buona compagnia, dopo questo io e lei facciamo ognuna i nostri rituali di relax, Lei si sdraia sul divano puff annesso, io, con la gamba sinistra e piede ben piantato per terra…

Intanto tutto attorno è silenzio e poesia, tutto tace pur gridando dentro il cuore la sua eterea bellezza… e di tanta magnificenza si scioglie il buio delle tenebre… a gamba destra con il piede sollevato sulle punte a ginocchio rilasciato sul davanti… con in bocca una sigaretta rollata e nella mano una tazzina di grappa alla liquirizia… e buona notte… anche quel giorno se n’è andato, domani sarebbe dipeso tutto da chi avrebbe telefonato a Rodolfo per rompergli le scatole e la sera di nuovo sul balcone di casa con sigaro e grappa speranzoso di non essere angosciato dal vedere draghi e streghe invece che luci e buio blu.

Magari sarà un buon giorno e mi sentirò meglio e scenderò nel giardino per guardare i nudi alberi severi con il vestito dell’inverno è farò ancora per l’ennesima volta pensieri con ciò che mi era stato promesso dal ‘buon Robin Clod’… e come sempre mi fermavo alla cifra che avrei dovuto riscuotere in acconto a dei presunti lavori pensando che forse non avrebbe cambiato radicalmente la mia vita ma sicuramente mi avrebbe fatto sentire meglio nel contesto del mio quieto vivere… ma non è ancora successo.

Intanto il mio appoggiarmi sconsolato al balcone spaziando lo sguardo al cielo diveniva il pensiero ricorrente, fantasticare anche se solo per qualche momento che tutto potesse finalmente finire… e iniziare. Ma puntualmente è successo ciò che succede quando vedi il tuo corpo e la tua mente che si stanno chiedendo un ‘qualcosa’… un ‘angioletto’ su di una spalla, e un ‘diavoletto’ sull’altra, ognuno che dice la sua. L’ angioletto che dice all’orecchio… vedrai, sembra un sogno, ma tutto avverrà d’incanto e la tua vita cambierà… sull’altra spalla intontendo l’orecchia che lo ascolta… non verrà nessun bel momento con le tue illusioni. Già, pensò Rodolfo, io mi illudo di aver trovato la strada giusta per un altra rinascita, io mi imbevo sempre di ottimismo, a dispetto del “diavoletto” che mi dice che sono un “pollo da spennare per bene”. In verità sono stato spennato per ben benino da ‘RobinClod’, ma ancora non ho capito se ha usato l’acqua bollente per farmi meno male nel togliermi le piume o se invece me le volesse strappare una ad una con lentezza e acqua fredda. E rimango lì con lunghi sorsi di grappa e ancor più lunghi sospiri scagliati nel cielo come fossero grida d’aiuto.

E in tutte quelle volte che per mesi e mesi Rodolfo si è appoggiato al balcone non successe nulla, infatti, passò Natale e ora le promesse si allungavano di tre o quattro mesi ogni volta, sempre con strabilianti quando inediti fotogrammi di un film che non s’era manco visto… finché Claudio dovette rincarare la dose delle sue lusinghe di guadagno che aveva promesso da dare a tutti, anche se arrivati a quel punto si incominciava a sperare in cuor proprio che sarebbe stato bello recuperare almeno il ‘perduto capitale iniziale’… quasi tutti lo pensarono, Rodolfo compreso, nessuno osava dirlo perché forte era il suo sostenimento a quella causa persa in partenza… persa dopo il primo rinvio. Ma quell’uomo sapeva e conosce il mondo che Rodolfo immagina puro, impossibile dubitare di una persona che sta vivendo con te una simile tragicommedia, sopratutto se convalidata nelle varie spiegazioni con contorno di logiche conclusioni… ma Gianni si stancò, si stufò dell’ennesimo inghippo che non pareva fosse tale… come sempre e nell’intanto si continua a sognare.

Gianni non voleva più sognare e una sera di un anno dopo, la seconda estate di questa vicenda, mandò a casa di Rodolfo un messaggio fatto di un “omone” e altri due energumeni che intimavano la restituzione del suo denaro perché se ne voleva lavare le mani… come Pilato, ma se il governatore romano Pilato non aveva alcun motivo di condannare Gesù, Gianni era memore di un trascorso… che tanto per non cambiare coinvolgeva un paio d’anni prima il malcapitato Rodolfo e anche per questo sentendosi ingannato, Gianni si infuriò.

Ugo, due anni addietro disse a Rodolfo che aveva ‘trovato’ delle persone disposte a monetizzare le cambiali. In pratica gli amici di Ugo, avrebbero accettato di scambiare cambiali con un tasso di sconto irrilevante, ma la bella notizia era che non avrebbero badato troppo al sottile nel ‘giudicare i nominativi dei firmatari degli effetti bancari, non avrebbero indagato sul buon nome d’appartenenza nella ‘centrale rischi’ indetta dalle banche, il buon Ugo che insegue i sogni come se non fosse mai sveglio, disse che i ‘signori’ di Milano avevano canali diversi da quelli usuali e che quindi si sarebbero fidati più di lui che delle firme apposte in calce alle cambiali. Questo disse Ugo a Rodolfo e lo stesso gli credette come purtroppo per la sua garbata eloquenza ha sempre creduto da che lo conosce. Ogni promessa in questo mondo di falsari alla Peppino e Totò, è un sogno ad occhi aperti per gente delusa da una vita sbagliata, e ancora una volta Rodolfo si fa capo e garante di questa nuova avventura finanziaria. Riunisce un gruppo di disperati come lui e li rende firmatari di cambiali che con molta probabilità non verranno mai pagate e come ovvio succede in questo genere di trattative, il buon Rudy dovette sborsare 9.000euro procapite e per far ciò chiese la somma necessaria che ammontava a 38.000euro al Gianni, che già conosceva per altri piccoli prestiti precedenti e sempre dignitosamente onorati dal Rodolfo di turno.

La trattativa tra Ugo, Rodolfo e i ‘milanesi’ che di Milano oltre l’ubicazione avevano solo le cartoline dei parenti affisse in assolate stanze di case del sud, ma ‘lavoravano’ lì, a Milano, con un ufficio accanto al Duomo, che per quanto si dovesse scendere delle scale anguste come per andare in cantina, avevano dei magnifici uffici proprio sotto di un cortile maestoso quanto severo con le sue statue in pietra centenarie. Finalmente dopo mesi di trattative varie, si arrivò al fatidico appuntamento per portare la nostra ‘cartaccia’ in cambio di denaro sonante… che Rudy chiese a Ugo come ci avrebbero dato quel denaro quel giorno, e lui rispose… aprono il baule dell’auto parcheggiata nel cortile, e tanto ci devono, e tanto ci danno… a… ok. Esclamò Rodolfo, e ci ritrovammo a quel tavolo ovale, giù, nell’ufficio cantina accanto al Duomo. Eravamo io, Egidio il mio amico commercialista, uno di quelli che intascò una parte dei soldi che chiesi in prestito a Gianni, quindi un firmatario di una cifra molto superiore a quella ricevuta in compenso per il presunto ‘affare’, forse l’unico insieme a Rudy che avrebbe restituito gran parte del ‘firmato’, Egidio era li come mio consigliere e accompagnatore e quel giorno per questo arrivai a Milano a bordo della sua Jaguar bianca, poi accanto a noi seduti il buon Ugo e dall’altro lato del tavolo i tre milanesi… di cui non ricordo il nome di nessuno di loro.

Quello più vicino alla mia sedia che su per giù avrà avuto 40,45anni, con accento non certo meneghino, mi si rivolge diretto e sbattendo le mani l’una contro l’altra mi disse… ‘cìà’ sentiamo questi signori di cosa hanno bisogno. Sempre rivolgendosi a Rodolfo aggiunse… datemi le vostre generalità commerciali, ditemi con che istituti di credito lavorate e presentatemi anche in seguito via fax, i vostri bilanci azienda… Non aveva ancora finito quell’uomo di dire l’ultima parola che Rodolfo si alzò di scatto dalla sedia e ritto poggiò le nocchia delle due mani sopra il cristallo di quel grande tavolo ovale, dirise lo sguardo severo verso Ugo alternandolo ad ogni parola allo sguardo del suo interlocutore e sbottò rabbiosamente…Ma… scusate tutti ‘signori’, io sono in trattativa da un paio di mesi con voi tramite il ‘sign’ Ugo, s’era sempre parlato di sconto effetti… se volevamo provare ad avere credito presso le banche, ci saremmo rivolti direttamente a loro medesime… ribatte repentinamente l’interlocutore, appunto che vi diamo una mano a cercare il canale ‘bancario’ adatto alle vostre esigenze… qualche secondo di interminabile silenzio e Rodolfo che sempre ritto in piedi aveva ora le braccia conserte guardò Ugo e come rispondendo a tutti gli disse… un altra delle tue troyate, sai bene che nessuna banca al mondo ci darebbe credito date le nostre credenziali… ci hai fatto perdere un sacco di tempo inutilmente e perdipiù debbo restituire i soldi a Gianni e dirgli che non ci sarà alcun guadagno. Ma no! Che dice Rodolfo, disse un altro dei tre ‘milanesi’, noi vi possiamo aiutare anche in altro modo, si sieda Rodolfo, le spiego… questa persona aprì un grande foglio davanti a se e lo spiattellò sul tavolo rivolto ai tre bergamaschi, vedete, questa e una macchina ‘sforna pizza’ automatizzata, per ora è solo sul mercato americano, ma contiamo di espanderla anche in Europa a partire dall’Italia, se vi interessa vi possiamo fornire l’esclusiva rappresentanza per la modica somma di… alla fine di tutto dopo quasi due mesi di trattative, riunioni, pranzi e convitti vari, invece che darcene ci chiedevano soldi per una fottuta macchina sforna pizze americana che avrebbe funzionato solo con turisti appunto americani, asiatici e orientali, in sostanza fallimento garantito… o forse semplicemente il voler portar via a dei malcapitati i soldi di una eventuale partecipazione ad un proposta fallimentare… una truffa insomma, lì, accanto al Duomo. Rodolfo si alzò senza rispondere nulla, Egidio si alzò subito dopo e si avvicinarono alla porta d’uscita, con la mano sul pomolo della porta Rodolfo accennò un saluto ai tre ‘milanesi’ e Ugo che rimase seduto con loro, Egidio congedandosi sussurrò un deluso “…ngiorno…” e la porta non fu nemmeno richiusa alle sue spalle.

A Rodolfo non rimase che dire tutto a Gianni il giorno seguente, che non la prese per niente bene… si sentì preso per i fondelli e con 38milaeuro di ammanco insieme al presunto guadagno. Rodolfo lo invitò a stare calmo che ciò che s’era perso, si sarebbe recuperato con i guadagni della clinica di Claudio, o chissà che altro diavolo stava facendo in Africa.

Ma si stancò e pretese un pagamento rateale da Rodolfo che subito si fece garante dell’impegno, prima d’onore che poi di denaro, l’africano’ non aveva nemmeno il becco di un quattrino e non gli era rimasto nemmeno uno straccio di credibilità bancaria dal momento che aveva protestato delle cambiali a nome personale e anche aziendale, quindi, l’omone’ e gli altri due compari fecero visita per conto di Gianni alla sorella di Claudio che avvallò delle cambiali di suo fratello controfirmandole. Era stanco Gianni, ma il peggio e che si era sentito preso in giro da Rodolfo che fino ad allora era stata la persona di cui più si fidava… e volle togliersi da quella strana storia di sorprese, promesse e miraggi. Questo successe nella seconda estate dall’inizio di questa farsa… ma per fortuna si continua a sognare, perchè è il solo modo per evadere da una realtà che sta stretta come un vestito di due taglie in meno.

Il sogno è una realtà dell’inconscio. È una parte latente dei nostri più ambiti desideri o al contrario dei nostri più tristi momenti.
Sognare è bello quando il mattino sei persino infastidito dal risveglio che interrompe un idilliaco sogno nella quiete della notte. Subito la mente ancora annebbiata, fa ricorso a un disperato bisogno di ricordare ciò che ti ha fatto tanto star bene… di solito nel ricomporre velocemente il ricordo si riesce a focalizzare le immagini salienti del sogno, ma non c’è quasi mai un finale a lieto fine, ed è proprio quello che la mente insegue, e anche se lo si voglia ricostruire nel migliore dei modi e quindi inventarti con fantasia il finale, pur bello sia non ha più il “gusto” del sogno che la notte si stava facendo… come a dire che ogni giorno dobbiamo qualcosa al mondo.

Se si tratta di un brutto sogno non è un sogno ma un incubo, una parte di ognuno che sta a significare un malessere che viene dal profondo dell’animo. Una mente serena non può che partorire sonni e sogni sereni all’unica eccezione che gli sia chiesta la Santità.
E ogni uno dei due modi di ‘sognare’ ha la sua ragione logica per la stessa definizione di un dato di fatto. Pericoloso è quando si sogna ad occhi aperti, quando il sogno ce lo creiamo da Noi… lo adattiamo alle nostre esigenze, alle nostre speranze a tutto in ciò che abbiamo creduto in una intera vita. Pericoloso, perché non sempre si riesce a realizzare un sogno fatto ad occhi aperti… ma bisogna ‘buttarsi’, e inseguire quel sogno di volare come Icaro che anche cadde, dopo pochi anni è diventato un Boeing “358”. È caduto Icaro ma altri si sono rialzati per Lui. E noi perché dobbiamo perdere una opportunità come sognare a occhi aperti di volare.

Non rimane altro da fare quando con coscienza si pensa di aver fatto tutto il possibile perché non si sprecasse tempo inutile e non si facesse sprecare ad altre persone, un po’ come quando una persona guida l’auto in stato d’ebrezza, non solo corre il pericolo di farsi del male, ma peggio mette in pericolo la vita degli Altri. Questo era lo stato d’animo con cui Rodolfo stava e sta ancora in parte affrontando molte delle sue serate sul balcone… sguardo fisso al Cielo con sospiri quasi regolari e qualche domanda che si crea nella mente sul perché si imbarcò in questa avventura. Inutile si colpevolizzasse innalzandosi a sommo saccente che tutto ha capito, non aveva capito un cazzo, si è lasciato trasportare dall’istinto che si è mascherato con una casetta di legno su di un irto scoglio battuto dalle onde nervose del mare. Un tempo lo scopo di un presunto ‘affare’ per Rodolfo era il vedere un auto nuova nel cortile di casa, o una moto per intraprendere un nuovo viaggio quindi non è cambiata un… cazzo, è sempre a caccia di un miraggio, forse perché ama sognare come sognò anche lo stesso giorno di un pomeriggio d’estate quando conobbe Claudio e la famigerata banda Bassotti… niente altro che un gruppo di persone disperate forse più di lui.

Fortunatamente Rodolfo riusciva ad alternare questa estenuante intricata attesa con l’avvento di liete ricorrenze, ed era l’8 Marzo di un altro anno e scrisse al suo amore per ringraziarla di rimanergli felicemente al fianco anche dopo 30anni, non dimentico di tutte le altre creature donne che aveva deluso o fatto felici.

Ti ho conosciuto una sera d’inverno e da allora per me è sempre estate. Eri lì con la tua avvenenza di non ancora vent’anni, i folti e lunghi capelli corvini coprivano il viso piccino, ma il tuo sorriso non è cambiato mai. Non fu un colpo di fulmine, avevo un altro percorso da fare, non ero ancora pronto per un vero Amore, non lo conoscevo ancora e Tu lo hai capito per questo preferisti allontanarti da me tuo indegno compagno di vita che per un po’ si trascorse insieme. Perderti fu come perdere tutto ciò che avevo e desideravo dalla vita, fu come aver perso il treno… ma scattò qualcosa in me che mi disse di correre, e io corsi, correvo velocemente fino ad aggrapparmi a quel vagone, dove all’interno c’eri Tu che andavi sui binari nella stessa direzione di quel che il Cielo voleva che andassi, mi sono innamorato di Te Donna soave e indispensabile guerriera, compagna insostituibile delle mie gioie, ho conosciuto grazie a Te l’Amore che tanto avevo rincorso inutilmente, e ora ho tutto… anche non avessi niente. L’Amore sulla terra è Donna e perciò estendo a tutte le donne del mondo il mio più reverente e sincero Augurio per la vostra Festa, la Festa dell’Amore. Siate felici il più che desiderate. W Tu Amore mio, W tutte le Donne.

E se le sere passavano senza grossi problemi per almeno una decina di giorni, cosa rara, l’angoscia faceva largo ad una pacata speranza nell’esasperante attesa di un Robin Hood , e Rodolfo continuava a nutrirsi di sogni…

Velo d’incanto che passeggi allegramente con il giorno, portati con te i miei intenti e depositali dolcemente sulle guance di un mare cheto da far si che parlino con i pesci assorti nel loro mutismo più saggio di chi parla troppo, che “un bel tacer non fu mai scritto”. Velo d’incanto che accarezzi la sera, ti chiedo che il cuore batta senza fremere e il mio bene diriga lo sguardo sulla persona che Amo… gli occhi stendano il loro vedere su un tappeto fluttuante tra le nuvole e incontrino altri occhi di persone ed insieme si voli verso lidi sereni. Velo d’incanto che avvolgi la notte, fa che le tue ali si carichino del fardello, peso dei miei pensieri stanchi, affinché leggeri si librino nell’animo con te dolce coltre leggiadra d’essenza di vita, affinché viva nel giusto sonno e tornare ad impregnarmi di sogni celesti.

Altre sere quand’erano sul finire questi rari momenti di stasi, Rudy iniziava ad innervosirsi e scriveva con la pretesa filosofica che non possedeva se non per conoscenza di vita e addirittura per dispetto al suo destino amava poetizzare.

Qual’é la verità d’ognuno, quale sarà la mia…

La verità dei Credenti è stata scritta sulla pietra, poi su pergamena, poi ancora su carta e adesso si scrive nell’aria… via etere all’indirizzo civico nel paese del mondo, nella via di Tutti, al numero di ognuno.

La verità dei non ‘Credenti’ è stata scritta nel cemento, poi su lastre di marmo, poi ancora su lastre di ottone e adesso si scrive nell’aria… via etere all’indirizzo di se stessi.

La verità di chi non è ‘bianco’ o ‘nero’, è stata scritta nella sabbia che poi senza alcun domani e altre scritte, se l’è portata via l’aria… senza etere, senza futuro.

La verità va sempre cercata nella convinzione di non raggiungerla mai, e quindi, inseguirla sempre per cercare di migliorarsi nel profondo rispetto dell’altrui Persona. Rodolfo la verità l’ha trovata in Dio., altri la cerchino tra ‘lastre di marmo’ o nel vento, e sia Pace per Tutti arrivarci almeno vicini.

E poi tutto si imbruniva nel cuore e si doveva riaffrontare draghi e streghe nei meandri della mente, così che il telefono squillò di un suono amaro e di colpo puntualmente riportava alla triste realtà di avere un cuore contrito da dolore umano. La triste realtà di affrontare la realtà, che non è altri che il destino di ognuno deciso dalle proprie parole e azioni, quindi nulla da recriminare, ma solo da arrotolare le maniche della camicia… e lavorare. La telefonata in arrivo è via internet, così chiamava Claudio da quando si trasferì in Africa, RobinClod tra banane e sole accecante… Dalle ultime scartoffie e firme varie, Claudio si trovava a Bruxelles, come ci finì in una città africana?

Da un capo del telefono Rudy… ciao Claudio, e mi risponde buongiorno come va, qui tutto bene, mi trovo a Bruxelles e sto per partire per l’Africa mi è stata fatta una proposta al quale non credo certo poter rifiutare… ma mi serve il tuo consiglio… “che tradotto, per Claudio significava mi servono altri soldi”, torno in Italia prima di partire per dove t’ho detto è così ti spiego tutto… ma Claudio, dico io, e il contratto per la clinica?… non ti preoccupare la faccenda è ancora in piedi, ma ho di meglio tra le mani, molto meglio e non me lo lascio sfuggire…fra due giorni arrivo, ti chiamo e ci incontriamo alle “piscine”… solito posto, solito bar, solita ora di mattino, stavolta credimi mi disse RobinClod, stavolta ci siamo e cambieremo la nostra vita… in un botto, in un lampo… non illudermi ancora Claudio perché sono allo stremo… non ti preoccupare la nostra vita cambierà ciao, ciao, arrivederci a presto… Ok. Claudio ciao grazie.

Due giorni e ci saremmo incontrati in quel bel bar, due giorni in cui toccavo il Cielo con un dito, mangiavo molto e bevevo tanto, e facevo l’Amore. Due giorni che assommati alle altre rare decine di giorni pari a poco più di un sol mese di quiete e per gli altri dieci mesi e mezzo di un anno era l’inferno dei vivi dove presunti amici improvvisamente diventavano cravattai, gente onesta ma esausta che minacciava denuncia alle autorità di giustizia competenti e altre persone ancora che molto gentilmente ti ricordavano di non scordarti di loro perché quando noi si chiese non esitarono un secondo per aprire il borsello per darci quanto c’era contenuto… era la “categoria” di persone che più lacerava il cuore di Rodolfo senza per questo incutergli paura, ma profondo rispetto. Due giorni e si sarebbero incontrati. Giunta la prima sera appresso quella telefonata, a Rodolfo venne in seno un bel presagio che di forza scacciava la tristezza dei pensieri che lo avevano tristemente accompagnato fino ad allora e pensava così sul balcone di casa nelle tristi notti…

Un bagliore strano che si vede di sotto il pino seduto per terra.
Uno strano luccichio che da forme diverse agli aghiformi che lo compongono, aghi di natura baciati dal bagliore di una carezza della luce che dipinge dove trova, sfumature arancioni, direttamente dalla luce di un lampione.
Scorgendo più in là con la testa lo sguardo quel bagliore assume la forma di un uccellino appallottolato su se stesso per la notte…

L’intanto si sente il rumore di un motore che avanza sulla strada al di là della siepe, è un auto che si illumina al suo passaggio sfrecciando veloce che da tempo si è abituati a rincorrer le ore per sfuggire all’ignoto di un etere maligna che si fa trasportare dall’aria… e l’orario di ritiro con il buon senso si rispetta. Sembra si sia nella scena di un film di fantascienza girato negli anni “70” che parla del 2024. Distruzione e grigiore ovunque, qualche sopravvissuto vestito di borchie e stracci, alla continua estenuante ricerca dell’acqua e della benzina. Non c’è più nulla intorno a Loro, solo cenere e desolazione in ogni dove, e vince il più forte come mille anni fa.

Un armonia di suoni, di un bel vedere, ed è bello stare al di qua della staccionata… e tu sei lì che ti corrodi d’invidia di ti ruba il tempo, sei lì gelosa e geloso della vita. Così passarono anche il giorno appresso e l’altro ancora e ci si vide alla stessa ora allo stesso bar. Dopo i primi convenevoli di saluto uno all’altro ci saremmo detti che avevamo poco tempo a disposizione… e solitamente finiva che le mogli ci chiamavano al telefono per il pranzo dopo che dalle 9.30 di mattino si era bevuto due caffè e una spremuta e detto un milione di cose.

Lui quella mattina, come di solito era bello come un fiore maturo, fisico atletico, immancabile camicia bianca slacciata d’un bottone, scarpa lucida e pantalone con riga ben stirata nel mezzo. Capelli ben pettinati e sorriso smagliante, una forte stretta di mano mi invitò a sedere e mentre sorseggiava il caffè iniziò a parlarmi di questa novità e mi disse, a Bruxelles incontrai uno dei prestanome dei finanziatori della clinica, una sera mi prese da parte e invitandomi a cena mi propose un affare… mi disse lascia perdere la clinica, troppa burocrazia internazionale, troppo sbattimento per pochi soldi. Morice un sudafricano di lingua francese mi ha fatto la sua proposta… disse che se io (Claudio) mi fossi recato in Africa con Lui, avrei fatto da prestanome per le due aziende con cui mi proponevo per l’ospedale a Malta, in pratica avrei dovuto trasferire delle ingenti fonti di denaro in un altro capo del mondo che non fosse l’africa.

Claudio guardandomi con gli occhi che uscivano dalle orbite per l’emozione del solo raccontarlo, cercava di cogliere dello stupore dal mio viso per cercare approvazione. Io da subito credetti a quell’uomo che comunque aveva di già conquistato la mia fiducia, ma evidentemente non lo facevo trasparire, e Lui allora rincalzò togliendo di tasca il telefonino come per convincermi ulteriormente e farmi partecipe della sua esultanza… estrasse il telefonino di tasca con fare furtivo, si guardò a destra e sinistra perché nessuno lo osservasse e mi mostrò la fotografia di una stanza di modeste dimensioni con due case scure di generose dimensioni con il coperchio rovesciato all’indietro mostrando per intero il loro contenuto… pacchetti di dollari americani che solo a voler immaginare quanto potessero contenere, non si arrivava a capire esattamente la somma approssimativa del totale… troppi milioni… una fotografia del genere la vidi solo in un filmato speciale girato al tempo della guerra che vide coinvolto Saddam Hussein… nel film trasmesso da una emittente americana, vidi una stanza con tre pareti zeppe di dollari accatastati su dei bancali, al centro una piccola scrivania con un militare altamente graduato seduto di dietro che firmava per il lasciapassare di ingenti quantità di denaro che servivano a finanziare l’ennesima azione di guerra volta al nemico di turno del suo petrolio. Per avvalorare il suo parlare, Claudio mi mostrò una fotografia impressa nella memoria del suo telefonino… due casse piene di denaro. Una foto che solo dopo Rodolfo realizzò possa essere stata facilmente presa da un altro migliaio simili da un qualunque sito web, ma che anche ora non poteva smentire categoricamente la completa veridicità perché ho è stato tutto magicamente architettato o al contrario, non può essere che veritiera, in tutt’e due i casi inconfutabili fino a prova contraria, come del resto tutta la vicenda che vide e vede coinvolta la banda Bassotti e il commissario Basettoni.

Al momento, continuò Claudio conversando sempre più animatamente anche se pareva bisbigliasse per non farsi sentire da due signorine sedute in un tavolino accanto al nostro che in realtà pareva si interessassero solo al cocktail che avevano di fronte… al momento le casse sono ricoverate in un paese in guerra, sono in un camion parcheggiato in un deposito presso una dogana africana e ben protetti dall’immunità diplomatica che il buon Stefano aveva provveduto a ottenere essendo quest’ultimo il socio di Claudio che di suo aveva già accettato con i nuovi intermediari africani, certo che lo stesso Claudio e anche noi finanziatori avremmo aderito a questa nuova invitante quanto strampalata impresa… del resto non avevamo altra scelta che bere tutto il vino nel bicchiere sperando di non vedere il fondo. È così Claudio mi si rivolse con voce ancora più decisa bisbigliata con forza nel mentre avvicinava il suo viso al mio dicendomi, è fatta, è solo una questione di pochi giorni, il carico partirà per lo Stato africano controllato dal fratello del candidato alla presidenza di quel paese africano e darà disposizioni per la consegna, poi con questo ‘fratello’ andremo a depositare in due conti correnti bancari che provvederò ad aprire con l’intestazione di mie due società sovrinteso dal commercialista della società africana che mi ha proposto questa nuova opportunità… io ascoltai basito, non vedevo più la casetta di legno poggiata su di uno scoglio al riparo delle onde di un mare agitato, vedevo altre casette di legno accanto alla mia che avrei regalato ad ognuno dei miei fratelli e nipoti… ma! a una condizione… si era seduti da più di un ora a quel tavolino e si era giunti al fatidico ma!? Che tradotto significava ‘denaro’ da sborsare… Ma, disse Claudio continuando, il denaro partirà da quel posto solo dopo aver unto gli ingranaggi che compongono questo meccanismo intricato di fatti e persone! Servono altre 110.000,00€… “50” per sbloccare il carico dall’aereo porto, altre “50” per accaparrarmi la possibilità di avere un contatto diretto con dei ‘giapponesi’ a cui invierò i dollari per “pulirli” e ritrovarmeli depositati in banche italiane… e dieci per le mie spese di trasferimento aereo e non ultimo dare la mancia anche al portiere d’albergo che in Africa senza ‘mance’ non ottieni assolutamente nulla. Centodiecimilaeuro!? Sbottai, bella mancia! dove cazzo pensi possa andare ancora a prenderli! Claudio mi afferrò con la mano un polso intimandomi di abbassare il tono della voce! Ma io rincalzai con lo stesso tono aggiungendo se non fosse impazzito nel farmi una richiesta del genere… e mare e casette scomparvero d’un botto dalla mente di Rodolfo.

Calmati, mi disse Claudio stringendomi più forte il polso, “40mila€” li abbiamo già, pensa Stefano a questa incombenza, sono “settantamila€” che servono, lo so è lo stesso un forte somma, ma tu pensa ai tuoi due milioni e un extra di cinquecento mila euro che ti verranno in tasca, pagheresti comodamente i 150mila che hai sborsato fin ora e i settantamila rimanenti… risposi io con voce più pacata ma sempre alterata che veramente i “150” erano superati da un pezzo e bisognava aggiungere gli interessi che come già detto non erano di certo bancari o postali… e Lui nemmeno mi fece finire la frase che incalzò dicendomi… “150”, “200mila€” più i settantamila che servono che importanza possono avere… “270”, “300”, “400” che ti frega… sempre più di due milioni che rimangono puliti nelle tue tasche, potrai cambiare vita pagare tutti i debiti e ci dovranno delle scuse quei detrattori che finora ci hanno assillato quando non terrorizzato. Mi calmai, non avevo altra scelta che ascoltare ancora una volta una richiesta di denaro assurda, impotente di fronte alla realtà dei fatti. Bisognava che ricaricassi lo spirito e con il sorriso sulle labbra di un disperato cercassi quella famigerata somma. Almeno quella notte e altre che seguirono per una quindicina di giorni avevo di che rincuorare i creditori, così che potessi trascorrere qualche altra serata serena nel mentre che pensavo a chi è dove rivolgermi per avere quei sodi… almeno in quelle sere potevo continuare a scrivere e sognare…

O sera che arrivi d’incanto e fai pace con l’animo…. arrivi di soppiatto al tremante tuo insinuare il giorno portandogli via i colori. Sei tu sera Celeste che respingi i mali del giorno avvolgendoli in un manto di blu ch’è il tetto di una casa che protegge dalla pioggia. Sei tu sera fatata che dai respiro agli affanni e aneli amore per tutto.

Se sei una fredda sera, vai ‘gustata’ a bavero alzato, se sei calda è bello rifugiarsi tra due alberi che respirano aria fresca che vien dai monti e si libra leggera tra le trame del tuo turno scuro di esistere.
Sei tu sera benedetta che respiri inostri timori, così come perdoni le nostre colpe.

Sera bella, sera fatata, ogni calar del sole appari timida nell’abbraccio di luce che spavalda se ne va con un sogghigno che furbo ruba tempo al tempo. Sei tu sera e nessuno si stupisce più nel vederti o sentire il tuo profumo, arrivi puntuale come un respiro e tenace come il batter di cuore perciò sei l’universo e noi granelli di sabbia sparsi in una vasca da bagno.

La sera rimbocca le coperte alla notte che stanca perenne vuol dormire, la notte non vuol sentire vomiti e rimpianti, orge e schiamazzi… non vuol vedere “spade” usate due volte o vetrine sfondate da assordanti bordate di malandrini, la notte vuol dormire sognando l’operaio che fa il notturno sorvegliando un bene altrui, o guidando un tram stanco con due persone ciondolanti a bordo… e la sera le rimbocca le coperte. La sera di Dante e la sera dei ‘giusti’, la sera triste e la sera allegra, la sera cupa e la sera bella… non cambia mai colore, non si vede nulla e si accende la fantasia che da pace e speranza nel cuore.

Ovviamente provai per primo da Antonio, quello splendido Angelo mandato dal cielo che fino ad allora ci aveva lautamente e generosamente rifornito di denaro… uno di ‘quelli’ che aveva dato i risparmi di una vita messi a disposizione per un sogno che cambiava in continuazione le sue vesti. In cambio cambio gli si promise e poi si diede per garanzia un appartamento su di un pezzo di carta che apparteneva alla sorella e altre garanzie sotto forma di effetti bancari firmate a mio nome e controfirmati da Robin Hood, e qualcosa come 20.000€ si ottennero ancora da ma eravamo lontani dal restante 50.000€ che servivano… fu un altro cercare ultimi ritagli di autostima rimasti, dovetti calarmi le brache e mandare affanculo l’ultimo barlume di orgoglio che mi era rimasto e mi rivolsi ad un mio fratello che in passato mi aveva già salvato per due volte da una disastrosa situazione economica.

… e Rodolfo si racconta…

La prima volta che mi venne in soccorso “moneta” mio fratello maggiore, avevo poco meno di trent’anni ed ero da poco separato dalla moglie che avevo lasciato perché mi innamorai di un altra donna… con la testa non ci stavo più e per conquistare il cuore amaro della persona di cui mi ero innamorato, dedicavo moltissimo tempo a correr dietro alla sua gonnella piuttosto che lavorare e così accumulai un sacco di debiti e rivedo ancora la scena di quel giorno che stavo bevendo un brodo caldo a casa di una mia sorella dove ero stato in visita a mia madre anch’essa ospite per gli ultimi giorni della sua breve vita a causa di una malattia incurabile come sono quasi tutte le forme di cancro in stadio avanzato… stavo sorseggiando il brodo e suonò il campanello, era mio fratello che era anch’egli in visita a nostra mamma, mi vide stanco e triste e chiese cosa caspita mi stesse succedendo, mi scappò una grossa lacrima  e zero parole, al che sopraggiunse dalla cucina nostra sorella con un bicchiere di vino che portava al fratello e pensò Lei a spiegare cosa mi stesse succedendo. Mariangela iniziò con un sorrisetto un poco beffardo e ammonitore nei miei confronti e rivolgendosi a Leonardo gli spiegò che avevo accumulato un sacco di debiti con la banca e con alcune persone che non avrebbero aspettato molto a lungo che glieli restituissi… Leonardo si sedette fronte me, fece un lungo sospiro, abbassò lo sguardo sul bicchiere di vino che impugnava tra le dita della mano e senza guardarmi mi chiese quanto mi servisse… singhiozzando risposi 30milioni di Lire! Non rispose nulla, mise la mano nell’interno della giacca, estrasse il portafogli e vi tirò fuori il blocchetto degli assegni, e ne firmò uno da Trenta milioni di lire, lo staccò dal carnet, alzò lo sguardo e mi disse… io non pagherei niente e nessuno, mi rifarei una vita ripartendo da zero e poi con il tempo semmai riparerai i tuoi errori con più possibilità di ora che se li restituisci risolvi il problema solo temporaneamente… si alzò dalla sedia, bevve il vino e rivolgendosi a mia sorella Mariangela gli disse, salgo a trovare mamma, che era in un lettino al piano superiore e consumava con fatica uno degli ultimi giorni della sua vita. Non avevo la benché minima intenzione di non pagare niente e nessuno come Leonardo mi consigliò e ovviamente sbagliai clamorosamente, come quando dieci anni dopo ancora Leonardo dopo avermi prestato un altra importantissima somma, mi aveva consigliato di non intraprendere l’attività di antiquario in quella via… la città era il luogo ideale ma Leonardo mi ammonì dopo avermi fatto alcune domande… dove si trova la bottega dove vuoi aprire l’attività? In città risposi, bene, in che via? quella ai piedi del borgo storico ancora risposi, parcheggio? No! non c’è perché è una via storica e quindi il traffico è regolamentato sul suo ciottolato… mmmhh! E già qui casca l’asino, senza parcheggio non avrai molto successo disse Leonardo e mi fece l’ultima domanda chiedendomi quanto fosse l’affitto mensile e io orgoglioso risposi 500 mila lire, poco no!? e Leonardo si poco, e poco incasserai perché è proporzionale al posto che ti sei scelto con un misero ‘passaggio’ e zero parcheggio! È così ancora come da sua premonizione accadde, anni di lavoro gettati al vento e altre 100milioni di lire sborsate da Leonardo per salvarmi il culo ancora una volta. Un altra volta il dover fare i conti con una vita disordinata e piena di preoccupazioni con l’aggravante di volermi consolare con donne, auto e moto di alto livello come era il resto del mio vivere sempre al di sopra delle mie reali possibilità, non bastasse la bastonata finale me la dava la mia immensa generosità quasi sempre mal riposta. Un altra volta a dovermi reinventare una vita nuova, un altro modo di esistere cercando di colmare un barile d’acqua bucato in basso…

Purtroppo questa volta mio fratello non poteva intervenire. Dopo che nel suo ufficio mi recai per parlargli di questa nuova esigenza spiegandone un poco confusamente il perché, mi disse… sono talmente stupido che se potessi ancora te li darei quei soldi che mi chiedi… ma non li ho, il settore edilizio è crollato e io con ‘lui’… non posso aiutarti. Un tonfo al cuore… non perché non ottenni i 50.000€ che mi servivano, ma perché mi vergognai di averglieli chiesti… ma così andò è così si scrive.

Passarono alcuni mesi e si era di gran lunga fuori dal tempo massimo che serviva a suggellare il ‘contratto’ per lo sdoganamento del tesoro contenuto in due robuste casse nere che per non destare sospetti furono registrate alla loro partenza come “rose del deserto”, rocce di fattura calcarea da sembrare appunto rose  manipolate dal vento del deserto e per questo ne giustificavano il peso e anche il discreto valore per cui fossero trasportate con viaggi aerei da uno Stato ad un altro.
Curioso fu il fatto che comunque Claudio non demordeva nonostante avesse più volte fissato date che non avrebbero dato spazio ad altro tempo per racimolare ciò che serviva, anzi sollecitava in continuazione e diceva di qualcosa che si stava muovendo anche da parte del suo fido Stefano, che si stava prodigando per procurarsi una parte di denaro mancante e invitava Rodolfo a continuare la ricerca almeno per altre 30.000€ che “20” le avrebbe procurate appunto Stefano. Stava aggiustando il tiro RobinClod, nel tanto cercava di prendere quel che il bersaglio regalava alle sue frecce, nel frattempo per Rodolfo l’estate trascorse con altre serate interminabili a tirar boccate di aria calda e fumare sigarette nervose con l’animo che angosciato non lo lasciava mai in pace perché mescolava ricordi di giornate trascorse nell’ansia con lo scudo sempre in mano per difendersi dagli attacchi continui e incessanti dai cosiddetti finanziatori che non sapevano più cosa inventarsi per terrorizzarlo perché a quel punto della vicenda si fecero convinti che Rudy e Claudio fossero complici di una trama per “bidonare” denaro alla gente, e comunque non la pensassero tutti in questo modo, era lo stesso un loro modo per sfogarsi dall’aver investito del denaro a fondo perduto e altri ancora semplicemente avevano dato gran parte se non tutto dei loro risparmi e si lamentavano con Rodolfo, sempre e solo con lui, visto che il buon Claudio era sempre in viaggio e ogni volta che si assentava per qualche giorno, puntualmente diventavano lunghi e interminabili mesi. Intanto si stava avvicinando l’autunno del secondo anno di questa tribolata vicenda e sembrava sempre più flebile la speranza di recuperare i famosi “30.000” mancanti, ma ebbe ancora un guizzo vitale e si fece coraggio nonostante fosse estenuato… arrivati a questo punto della vicenda capi che non c’era altro modo che raccogliere tutte le forze rimaste e passare all’attacco con i suoi sostenitori aguzzini. Era stanco di rincuorare tutti con parole di speranza e subire insulti e improperi, usò le maniere forti e si rivolse a due dei ‘soci’ e disse loro che se non avessero fatto ancora quel passo… quello di dare ancora a RobinClod la somma di denaro che chiedeva assicurando che sarebbe tutto finito, potevamo scordarsi di tutto e anche lo avessero torturato o ammazzato,  i soldi versati prima sarebbero definitivamente sfumati nel nulla. Andò prima da prima da Antonio che era il più ‘malleabile’ perché comprensivo, questi si mise le mani nei capelli e quasi scacciò a malo modo il malcapitatoRudy che non demorse e il giorno seguente rincalzò per la richiesta con una lunga telefonata e i fatti presero un altra piega quando lo stesso Rodolfo disse che avrebbe perso tutto ciò che aveva già dato e che a quel punto era la somma più importante versata da tutti gli altri sostenitori perché in gran parte fu usata per Claudio ma non di meno a sua insaputa se ne servi per sedare quel poco gli animi più facinorosi di alcuni ‘soci’ del malaffare. Dopo alcuni giorni di telefonate e battibecchi il povero Antonio cedette e si rese disponibile a versare altre 20.000€ che in poi alla fine della trattativa divennero “22.000” alla sola condizione fosse finita quella brutta vicenda.

Ne mancavano ancora “8.000” e Rudy si rivolse ad Andrea, uno di quelli che veniva ‘rifocillato’ con ingenti somme di denaro di Antonio. Un arzillo ‘signore’ non certo giovanissimo che aveva trascorso una parte della sua vita in carcere per aver compiuto alcune rapine e furti in gioventù, lui era una delle persone che aveva già avuto a che fare con Rodolfo perché quest’ultimo si era servito dei suoi prestiti di denaro in più occasioni nel corso del passato… prestiti che venivano restituiti con una percentuale di “mance” come piaceva chiamare lo stesso Andrea, in realtà interessi che non erano certamente legali per non usare altri termini che sanno di marcio, interessi che applicava alla rinfusa senza più una precisa valenza perchè a oramai era tutta una favola. Andò da lui il ‘povero’ Rudy per racimolare quest’altra trance di denaro e dopo aver combinato una serie di promesse sotto forma di assegni bancari postdatati ovviamente di cifre largamente superiori al richiesto, assegni il più delle volte ‘prestati’ da amici più o meno facoltosi, perché stesso Rodolfo da tempo non aveva più assegni bancari per colpa di un ‘protesto’ subito per errore dallo stesso Andrea che accettò perché alla fine non si trattava di dare un bel niente a Claudio, bensì li avrebbe prestati a Rudy che ricevette 7.000€ così che si arrivò alla somma totale di 29.000€. Si fece autunno inoltrato che Rodolfo telefonò tronfio di un altro risultato ottenuto a Claudio dicendogli che lui aveva recuperato 29.000€ e che non avrebbe mosso un dito di più, esortò lo stesso Claudio che da RobinClod era stato ‘ribattezzato l’africano’ perché passava più tempo in Africa che a casa sua, dove del resto era meglio ci stesse il meno possibile perché aveva dei pessimi rapporti in famiglia, moglie e figli non ne potevano più di quella stramba situazione… erano abituati ad un marito e padre imprenditore che in passato li aveva sempre mantenuti in agiatezze e adesso non avevano nemmeno il necessario per pagare l’affitto e per vivere. Ho trovato ancora una volta i soldi disse al telefono Rodolfo parlando con ‘l’africano’ ma questa volta non desiderava ma voleva garanzie sicure sul risultato di questa sua nuova richiesta, non voleva finire ancora in altri guai più grossi di quelli che già gli aveva procurato. Che ti devo dire, rispose dall’altro capo del telefono Claudio l’ultima volta che mi hai spedito 1.500€ con il transfert money internazionale, li hai fatti recapitare nel posto in Africa in cui mi trovo… si ricordo rispose Rodolfo, in verità non solo li trasferii al tuo indirizzo, ma ci fu anche la complicazione che Claudio non poteva ricevere tutta la somma per intero perché aveva finito il credito mensile sulla sua carta e quindi dovetti inviartela per metà e mia moglie dovette versarti l’altra metà rimanente e tu chiesi ad un tuo compagno africano che parlava francese di inviarmi i suoi dati per riavere tutta la somma per intero. 

Ok! Forse era poco avere la certezza che Claudio fosse in Africa, ma era meglio di niente e ancora una volta Rodolfo accontentò Claudio e accontentò la sua coscienza che comunque continuava a credere in quel bell’uomo gentile. E iniziarono le trattative telefoniche tra i due per la consegna del denaro. Disse Claudio a Rodolfo, porta il denaro alla stazione centrale di Milano… il tal giorno alla tal ora, che si era prossimi all’inverno che era di lì ad un mese che fosse Natale…

Rudy, scese nei particolari e chiese dove e a chi dovesse portare la somma e gli vennero dati i dettami di quell’operazione… li porti a Milano disse Claudio, vai con l’auto sino a dove c’è la torre di Mediaset, da la proseguirai con la metropolitana sino alla stazione centrale, ti mando una persona a prendere il denaro… che persona? chiese Rodolfo, non mandarmi il classico ‘boss’ dei poveri che con accento superbo mi voglia intimorire… no! Rispose l’africano dall’altro capo del telefono, arriverà una ‘signorina’ di nazionalità francese, minuta e gentile, nessuno ti intimorirà, vi scambierete il pacchetto del denaro in modo il più possibile discreto… deciderete voi come e quando. Rodolfo all’ora e il giorno stabilito così fece… autostrada A4 direzione Milano e metrò che lo condusse alla stazione centrale ferroviaria, nel tragitto Rodolfo fu preso da panico per quella scellerata azione da film di spionaggio, in cuor suo pensava con grande timore che quei tre grossi pacchetti di monete da 20\50 e 100euro imboscati tra la cinta in vita dei pantaloni fossero l’ennesima bufala nei suoi confronti e nei confronti degli altri. Si rammaricava sopratutto di dover dare ancora tutto quel ben del celo, rimanendo con un sacco di debiti insoluti, e di lì a poco era Natale… mentre il metrò sballottava il meschino Rudy, questi pensò di sfilare una decina di pezzi da cento da uno dei pacchetti, disse tra sé e sé, se Claudio ha accettato di abbassare le sue pretese da 70 a 30mila euro prima e poi da 30mila euro a 29mila, accetterà certamente di accettarne anche 28mila euro… cosi mi farò anch’io a Natale il panettone con lo spumante… e tolse mille euro dagli altri soldi sapientemente imboscati. Per aver fatto questa scelta Rodolfo, era molto dubbioso sul buon esito di questa situazione e di quell’ultimo introito di denaro a Claudio, ma come in altre situazioni precedenti, non aveva scelta nel dover e poter credere al bell’uomo che veniva dal mare, recita una canzone di Dalla, ma di lui dopo quasi due anni ancora non si sapeva con certezza da dove fosse provenuto… dal mare, dalla terra, dal cielo o dagli inferi della sfiga più nera… e Rudy arrivò alla stazione con largo anticipo di quel pomeriggio grigio come il suo cuore quel giorno. Aveva con sé il numero di telefono della signorina che doveva incontrare e la contattò con una mezz’ora d’anticipo. La ‘francesina’ con carnagione e lineamenti magrebini arrivò nel grande salone d’ingresso della stazione, e avvicinandosi dopo un gesto di reciproca intesa, Rudy gli tese la mano salutandola. Lei era molto imbarazzata e in uno stentato italiano, per prima cosa disse a Rudy che lei non centrava nulla e in realtà era arrivata dalla Francia con un volo aereo, lo stesso che avrebbe preso un ora dopo il nostro incontro al vicino aereo porto di Linate da dove era sbarcata poco prima. Sto facendo un favore ad un amico che si trova in Africa con Claudio, e quando avremo risolto il nostro impegno, lo chiamerò in modo che questi consegni l’equivalente di ciò che lei mi darà, detratto dell’interesse che tra lui e il signor Claudio avranno pattuito, che Rodolfo seppe poi che fu del 10% sul totale consegnato… 2800euro per il disturbo di quella signorina per una giornata di lavoro, altra cazzata che si aggiungeva a tutte le altre stoltezze compiute da Claudio con la complice dabbenaggine dei finanziatori e del suo titolare prestanome, l’imbecille di questa intricata vicenda. Bene disse Rodolfo guardandosi in giro, io vado avanti, fuori dall’androne di questa stazione, c’è un vialetto di una cinquantina di metri, lo percorra signorina e arrivata al termine sulla sua destra noterà un bar che fa da angolo ad un sontuoso palazzo, io sarò li che l’aspetto, ordini un caffè e mentre io avrò finito il mio, salgo le scale che noterà siano all’interno del locale, sopra ci sono delle toilette li scambieremo i miei ‘doni’. Coì fecero i due, e dopo una decina di minuti si ritrovarono stretti stretti nell’angusta anticamera dei bagni uomo donna, Isabelle si portò sul davanti una borsetta e rapidamente la aprì tenendola con la patta alzata come ad invitare Rodolfo a infilarci il malloppo… Troppo piccola sbottò lui, è una borsa troppo piccola… e intanto cominciò a infilarvi il primo pacchetto da cento euro, poi il secondo e il terzo un po’ spingendo riuscì a trovare una sistemazione. Isabelle richiuse in tutta fretta, alzò lo sguardo per cercare gli occhi di Rodolfo che era più alto di lei di almeno 20 centimetri, lo salutò con un filo di voce e senza ringraziare o aggiungere nulla se ne andò ridiscendendo le scale. Rudy la seguì di lì a poco, ma lei si era gia dileguata tra la calca di gente che normalmente affolla i viali antistanti la stazione, come liberato da un fardello che pareva pesare cento chili, subito inforcò il telefonino, chiamo dall’altra parte del mondo Claudio per avvertirlo che l’operazione era stata eseguita e anche per informarlo che la somma agli ultimi momenti fu detratta di 1000euro… Claudio disse che era già al corrente di tutto perchè Isabelle aveva già avvertito il compare che si trovava con l’africano e che aveva già provveduto a consegnare il 90% in 50pezzi rossi da 500euro. Operazione conclusa, l’ultima cazzata in denaro fatta nei confronti di ‘Claudio Malta’ così l’aveva segnato sulla rubrica Rodolfo, alias Robin Hood, alias RobinClod, e da lì in poi Claudio l’africano’… dovevano trascorrere pochi giorni dal versamento di quel denaro a Milano, le casse con il denaro sarebbero state caricate su un cargo che le portava in un vicino aeroporto dove il fratello dell’imminente futuro governatore di quel paese, sarebbe andato con l’autista e Claudio al seguito a bordo di una grossa jeep.

Altri giorni di quiete dove anche ci fossero state le solite complicazioni di tempo per cui si ritardasse per chissà quale nuovo strabiliante motivazione, il povero Rodolfo poteva avere pace di qualche serata da passare sul balcone a pensare, mangiare molto, bere vino e grappa e fumarsi le sue sigarette rollate senza che ne cibo ne fumo gli andassero di traverso come troppo spesso accadeva.

Era notte fonda e il pensiero correva al domani, il buio avvolgeva la stanza e insieme mescolava il presente con il passato.
Momenti belli e momenti amari che camminavano mano per mano con vita vissuta.
La vita era lì con i due compagni che accompagnava i loro passi e di continuo sospirava sopita e annoiata di un viaggio ben conosciuto.
La vita ha fatto una lunga esperienza di sé e conosce bene le carte che deve giocare ad ogni ruolo, e birichina si diverte a giocare con loro.
Le gira, le mischia e le sparge alla rinfusa sul palcoscenico della sua vita stessa, chiude gli occhi, e come l’unica grande chiromante, allunga una mano alla rinfusa sulle carte sparse, ne prende una, apre gli occhi la guarda e se sarà ‘settebello’ che splende di sette soli sarà un buon giorno, saranno momenti belli… se la carta che la chiaroveggente ‘vita’ vedrà aprendo l’occhi sarà di un ‘cavaliere scuro’, non sarà una buona giornata.
Questo il destino, questo è il ‘fato’… di sicuro invece è che con buona volontà si possa cavalcare il destino che per quanto sia recalcitrante, sarà sempre il nostro impegno domare… per sentirci bene, per sentirci meglio, per sentirci vivi…

Molto birichina la vita con le carte in mano, birichina con chi si ostina a sbagliare con cocciutaggine come spesso faceva l’ingenuo Rodolfo che ogni volta gli veniva proposto un qualcosa, vedeva quella casa sugli scogli al riparo dalle mareggiate e lui dentro che con viveri, carta e penna si godeva le serate con la sua amata e i suoi cani. In quei pochi giorni di quiete che presagivano il più bello dei Natale passati, la vita aumentò la dose dall’essere solamente ‘birichina’ con Rodolfo e le carte che gli rimasero in mano furono solo cavalieri tenebrosi e neri come la pece che impietose mostrarono il loro volto di giustizia o ingiustizia, che sempre ‘robe d’uomini si trattava’ e dissero al malcapitato Rudy che era stato convocato in tribunale per una sentenza penale che lo riguardava… proprio in quei giorni di tregua, proprio in mezzo a luci e colori che si mischiavano con la neve, nel mentre si mangiavano caldarroste passeggiando nei viali della città e si beveva vin brùlè al calduccio di qualche caffetteria.

Si trattava di un episodio capitato a Rodolfo almeno una decina di anni prima, un altra occasione che era meglio non fosse, dove Il destino servì su di un piatto d’argento una nuova opportunità più che allettante a Rudy, anche in quell’occasione, tanto per non cambiare, parve gli fosse stata dettata dalla disperazione. Donne auto e moto, e quella volta fu la sua grande passione a tradirlo, fu la moto che lo condusse a cavallo di mezza vita, una decina d’anni prima di quel quasi Natale 2019.

Rodolfo ricorda… Un giorno di una decina d’anni prima venni contattato da un amico che di professione fa l’imprenditore edilizio e forse fu per questo che mi invitò ad un appuntamento per una possibile “società” da ‘aprire’ con il capo di un Racing Team… declinando di fatto la richiesta che a sua detta non confaceva con la sua attività anche se come al solito si trattava tuttalpiù di sponsorizzare un Team malandato più per la cattiva conduzione economica del ‘capo’ che mi propose dapprima di monetizzare dei suoi assegni post datati per un totale di 40euro in cambio di ciò che a me andava di chiedergli come guadagno, quindi interesse. Risposi subito che l’unica volta nella vita che mi improvvisai a fare lo ‘strozzino’, fu vent’anni addietro e dopo solo pochi mesi chiusi i battenti e ci rimisi 270 milioni delle vecchie £. … persino una casalinga riuscì a lasciarmi senza 47 di quei milioni, ogni volta che alla scadenza degli impegni cartacei che i ‘clienti’ mi lasciavano in mano non andavano a buon fine, finiva che invece di ‘punirli’, davo loro altro denaro dopo aver ascoltato le loro presunte disgrazie e lamentele, ergo non avrei mai più tentato o voluto fare il ‘cravattaro’ o strozzino che dir si voglia. Ecco che allora il ‘capo team’ tale ‘sign. Nazareno Murifiora’ si rivolse a me dicendo che avrei deciso io il compenso purché gli fosse data la somma richiesta che doveva appunto servire a rinfoltire il suo vivaio piloti che erano impegnati in attività agonistica nel motocross, o per meglio dire motoregolarità, disciplina sportiva su due ruote artigliate spinte da un potente motore che quattro o due tempi che contempla, sterrati, sentieri di montagna e anche tratti di strade asfaltate.

Murifiora che di nome faceva Nazareno ma di fatto era il netto contrario di un così nobile nome biblico, si presentò il giorno fissato dall’ amico muratore, fu nei pressi di un cimitero di montagna dove a bordo di una splendida V7 3000 dal finestrino della porta di guida, sbocciava la carpa pelata del distinto Nazareno.

Scese dall’auto e mi venne incontro con una ossequiosa inclinazione in avanti porgendomi la mano sicura e tesa… ci presentammo e a quel punto, l’amico impresario si congedò andandosene.

Io ti ho ‘chiesto’ e Tu mi hai ‘dato’… o uomo, o donna, non potrai mai sapere quanto ti avrei dato io se Tu m’avessi ‘chiesto’…
dal cuore nasce l’Amore che nessun portafoglio può contenere…

La vita di ognuno.

LA VITA DI OGNUNO.

Questa sera mi ha chiamato al telefono un mio giovane amico, un giovanissimo amico.
Tanto giovane che stupisce come possa già avere cognizione della sua ‘arte’… è un aspirante regista che per diventarlo a pieno titolo ha solo bisogno di inviare uno dei suoi cortometraggi ad una qualche casa cinematografica.
È molto bravo Andrea, è un talento naturale… che io chiamo ‘Dono di Dio.’
Mi telefona e si inizia con il parlare del testo e del contesto del film a maniche corte che sta girando, con anche la mia immeritevole partecipazione nella parte di attore autobiografico.
Che già è bello a più di sessant’anni sentirsi ‘considerato’ da un Qualcuno, se poi questa persona non arriva ai “20”, allora è un tripudio di belle sensazioni.

Sono le otto di sera… parliamo, domande e risposte reciproche, ogni tanto si decide di inviarci immagini fotografate di ciò che si vuol dire di quell’oggetto o di quel tipo di abbigliamento.
Ogni qual tanto Andrea interviene con un messaggio vocale, io controllo la voce con qualche leggero colpo di tosse, e se è ancora “buona” dopo caffè con grappa rispondo a mia volta con un messaggio vocale, ma se i fumi dell’alcool accompagnati da una sigaretta non consentono la voce di esprimersi al meglio, faccio il ‘figo’ e rispondo con un messaggio scritto e andiamo avanti per un bel pezzo.

Conoscendo quel ragazzo, son convinto che dopo la nostra mezz’ora di ‘chiacchierata’ tra video e messaggi vari, spenderà ancora molto tempo prima di addormentarsi, non basterà un film di Olmi o di Visconti a sedare la sua sete di sapere sul cinema… la sua passione, la sua Arte che riunisce la fotografia con il suono, i ‘tempi’, ritmi, con lo sguardo sempre vigile a ogni piccolo dettaglio, e cosa più importante di tutto, saper dire all’attore cosa è come deve dire una battuta, correggendogli il volto con smorfie o pieghe di piacere o di diniego sulla pelle, sulle labbra, nello sguardo… anche le sopracciglia contano come si pongano… bisogna si conosca il cuore delle persone per fare tutto questo, e di nuovo tanto stupore che sia fatto da un diciottenne.

Finisce la telefonata video sms tra me e Endryu come amorevolmente chiamo il mio giovane amico, che non è altro che una ignorante interpretazione “ingletizzata” dal mio sciocco cervello che ama sempre scherzare… e che per grazia fa, non reggerei le brutture di una vita senza barcollare.
Allora esco sul balcone armato di sigaretta rollata con filtro di cartone… una ‘bomba’ che mi esplode dentro attraverso i polmoni e mi sconquassa i pensieri cercando di disorientarmi, ma io, che mi sono abituato a questo sballo dei sensi… li raggruppo tutti e li piego al mio volere che tende a pensieri soavi e ‘leggeri’ come l’aria.
E penso a quel ragazzo, Andrea… ha diciotto anni e si arrovella in mille perché sulla scena da girare fino a notte tarda.

Io alla sua età ero fidanzato, ai miei tempi ci si vedeva con la ‘bella’ quattro volte la settimana alla stessa ora, martedì e giovedì dalle “20e30” a due ore dopo, sabato a pranzo e la sera si usciva dalle “8e30” alla “1na meno un quarto”, di solito era una pasticceria o una pizzeria e il resto in “camporella”… in auto in un posto appartato a pomiciare… che altro non accadeva.

Magari sul ciglio di un colle guardando le luci dei lampioni a valle che creavano presepi anche d’estate… erano salvagenti dei nostri timidi e imbarazzanti momenti del nostro tacere.
Tante altre volte ci sono stati silenzi da rompere con il piacere dello sguardo, quando si brama l’amore si vede senza vedere.
Forse rimasugli di nobiltà e rettitudine ormai fuori moda, ma era l’epoca in cui ancora le ragazze volevano arrivare vergini all’altare, o almeno la mia fidanzata era una di questi dinosauri di sana onestà.

Martedì, giovedì, sabato e domenica facoltativa, dipendeva che si fosse andati nei boschi con i cani il mattino o al bar in paese per l’aperitivo… ‘se nei boschi” niente “timbrata” di domenica sera, ‘se al bar”… ci si vedeva la sera per un bel ’Via col Vento’ o ‘Dottor Zhivago’, che per pietà, dopo aver piegato per più volte il capo sbattendo il mento contro me stesso, venivo dispensato dal doverlo guardare fino alla fine perché Morfeo mi si disegnava in faccia… o era quello che volevo si vedesse.

Quindi, o ero libero di domenica sera, o ero ‘libero’ comunque alle ‘22’ di un altra domenica.
Perfetto in ogni caso perché era a quell’ora che mi risvegliavo per incanto dopo aver dato l’ultimo bacio sulle scale alla mia fidanzata… che al tempo “ragazza” “suonava male”, salivo in auto e a tutta birra andavo a casa di un mio amico.
I suoi genitori non c’erano, erano alla casa al mare, noi si era a casa loro al nord… io, l’amico e la sorella.
Bella la sorella del mio amico, alta quanto basta, capelli riccioli e folti color di un bosco in autunno, occhi scuri come quelli di mamma che hanno preso il sole al lontano sud della nostra penisola.
Bella la sorella del mio amico, soda come un uovo ben cotto uguale come la pasta al dente, nemmeno ricordo perché abbiamo iniziato il rituale di queste folli notti domenicali… ricordo Invece che dopo aver scambiato quattro parole con l’amico, poco prima della mezzanotte preparavo un paio di bicchieri di Martini bianco con una fetta di limone per ognuno, salutavo l’amico e andavo in camera da letto dai genitori dei fratelli, e con i bicchieri colmi appoggiati al comodino, aspettavo con ansia sentire la chiave nella toppa della porta d’ingresso che girava per aprirsi… era la sorella del mio amico che tornava dopo la serata trascorsa con il suo fidanzato.

Inutile ora scendere in dettagli tanto ‘giovanili’ dal farmi arrossire, era un gioco in cui ognuno dei due partecipanti era fidanzato e per giustificare le nostre manchevolezze inventammo il bel gioco di imparare l’uno dall’altra come si facesse l’amore… forse voleva andare vergine all’altare anche il fidanzato della sorella del mio amico, così pretesto raggiunto.

Andrea non ha tempo per queste cose pensai risvegliato dall’aria gelida che mi arrivava da sotto la giacca a vento che indossavo sul balcone dove stavo fumando.
Era talmente gelida quell’aria che dovevo ragionare in fretta e bene prima di rientrare tra il tepore del casolare che fa si pensare, ma molto più lentamente e spesso ti abbandona a pensieri più frivoli.

Andrea sta pensando al suo futuro, o forse non lo fa per nulla perché ad un ‘piccolo genio’ non si chiederà mai cosa farà del suo futuro, risponderebbe sempre la “cosa” che sta facendo.
Dunque Andrea si sta costruendo i pilastri di una vita di successo… ed io alla sua età avevo appena iniziato a costruire i pilastri della mia disfatta inanellando tante storie nel futuro come quelle con la sorella del mio amico e al mio triplo e anche più di età maggiore di Andrea… il mio ‘risultato finale’ è un vero fiasco.
Ho fatto sprecare e o sprecato del tempo prezioso inseguendo gonnelle senza ci fosse amore, per arrivare a capire che ne bastava “una” purché fosse quella “giusta”… come il mio amore che ho il piacere immenso e l’onore di ‘avere’ adesso.

Andrea sta costruendo se stesso, non spreca tempo, Lui ha già capito che l’Amore non va cercato… arriva da solo o non arriva mai se lo cerchi morbosamente… meglio ‘desideralo’ non ‘volerlo’. Sono contento che un ragazzo così giovane abbia in sé tanta saggezza, vuol dire che siamo in buone mani.
Mi rimane una consolazione, Andrea mi sta ad ascoltare, Andrea gira un cortometraggio sul mio personaggio in uno spezzone di storia da me vissuta che ‘giusta’ o ‘sbagliata’ sia stata che Lui non avrebbe il tempo da vivere… ad ognuno il suo.

2021

Duemila ventuno, si stanno chiudendo i battenti di quel cancello oltre il quale era entrato un ospite indesiderato sfuggito da un laboratorio cinese nello scorso anno bisesto e… molto funesto. Ho parlato, scritto e commentato poco di quel bugiardo Duemila venti che si è da subito presentato con l’inganno di un bel doppio “20”, perché “chi ha venti ha vinto” recita un vecchio detto popolare, ma Noi si è solo perso. Allora di necessità virtù ed è inutile puntare il dito contro qualcosa o qualcuno da incolpare, bisognerebbe incolpare il mondo intero compreso me stesso. Inutile si incolpi Plus il mio sarto cinese, Lui è solo uno del miliardo e mezzo di cinesi che è scappato dal sovrappopolamento di una nazione per buona metà è ancora “dittatoriale”. Inutile si incolpi questo o quel politico italiano, tedesco o americano, non sapendo cosa fare qualunque altra fazione politica, al posto loro avrebbe fatto meglio in un modo ma probabilmente male in un altro, il virus è invisibile perciò difficile se non impossibile sapere cosa faccia durante il giorno sopratutto ora che ci ha sconvolto ricorrenze e anniversari e mescolato le carte fra gioie e dolori di ognuno. Il virus è semplicemente un male che che ha indossato la corona di re e comanda le guerre che già esistevano e che ancora ci sono, la fame nel mondo, disboscamento, inquinamento, soprusi e delinquenza comune, malcostume, ignoranza e pestilenze varie sotto controllo ma mai vinte. È un re potente il covid e non si può di certo controbattere con lamentele e disordini… bisogna rimboccare le maniche e lavorare per un futuro migliore per il bene comune. Bisogna si ritorni a sperare e non dimenticarsi mai di sognare… senza sogni le nostre legioni sono impotenti e non brandiscono la spada vittoriosa che ci possa salvare. Perciò vieni pure tra Noi “2021” e tu sia il benvenuto, tutti insieme riusciremo ad incoronare il Re del bene, il più grande condottiero che sia mai esistito che abbiamo mandato in esilio insieme alla Regina Felicità, facciamoli ritornare nelle nostre Patrie, nei nostri cuori… Lui e Lei sono i Re indiscussi dell’Amore. Riproviamoci, ancora e sempre. Buon Anno nuovo.

Dove sei ricordo

Qualcosa si muove nell’aria. È qualcosa di nuovo, forse il vento, forse un idea perché non fa rumore, si sente solo percepito dal cuore.
È il pensiero che parte solitario e arriva ad un grande amore. È stato bello cominciare non sapendo che doveva finire, nel mezzo momenti belli e brutti, tristi o dolci come il miele di castagno che profuma d’amaro. Dolce e salato come un rapporto naufragato. Da sempre qualcosa si muove nell’aria, qualcosa che rende felici e infelici. Non fa rumore, sembra di respirare un emozione che va diritta al cuore. Dolce e salato, chi fa ridere ha bisogno d’amore e sarà consolato, chi fa piangere, piangerà… ogni lacrima che scende per amore dai solchi di un viso, il Cielo le conterà una ad una e le riporterà sulla terra al mittente… non per rancore o vendetta ma, vita che restituisce il doppio di ciò che riceve in bianco e in nero. Si muove qualcosa nell’aria… è la vita che reclama un altra storia d’amore e bussa insistente alla porta di chi non crede più possa nascere un fiore nel giardino del l’animo.
La vita non molla, si sente nell’aria, bussa, bussa alla porta e quando finalmente si apre, alita addosso un profumo di speranza. La vita chiude la porta da dove è entrata e ne apre sempre un’altra più grande… e si muove qualcosa nell’aria… è nato un nuovo amore.E Tu dove sei ora. Mi chiedo se ti nascondi ancora dietro i rami di un albero per sbirciare giù, a valle, sperando possa nascere un fiore. Lo stesso sicura di Te oltre ogni limite.  Timida e gagliarda che avevi costruito un castello intorno al nostro amore. Amore di ragazzi. Una sera mi scesero due lacrime, chiedevo al Cielo mi facesse fidanzare. Ero stanco. 17 anni e mi sentivo già grande, piansi pregando Dio. davanti al bancone di quella ‘latteria’ in cui nel tempo d’un soffio, per la prima volta ti vidi e fui esaudito. Iniziò un amore di rispetto che per me, rimase tale e per Te andò dove deve andare un sentimento ‘pulito’… nel ‘magico castello’. Ma un castello non mi poteva rinchiudere a lungo. Le agiatezze presunte mi lusingarono ma preferendo in qualche modo “guadagnarmele”, scelsi un altro modo per poter dire che c’ò provato, tanto per rimettermi in gioco ogni volta… perché chi lotta, vive. Lei, la mia futura sposa si presentò nel migliore dei modi in tutte le situazioni che richiedono moralità, rettitudine e fedeltà.  La mia moralità me la sto ancora ‘costruendo’, la rettitudine è motivo principe di ogni riflessione che faccio quotidianamente la sera da tempo immemore dopo che ho fumato e bevuto una tazzina di grappa… per la fedeltà non ho mai fatto ‘sacrifici’ di sorta, a volte, mio malgrado, sicuro di essere un incallito donnaiolo che non aveva nessun tipo di freno inibitore che mi potesse trattenere dal passare una serata al lume di candela con una persona, anche non fosse la donna a cui avevo giurato amore prima di uscire di casa. La solita scusa, il ‘solito’ vile e banale pretesto di dover partecipare a una noiosissima rimpatriata tra coetanei… o qualche altra stronzata suo pari. Mi resi conto presto di avere questa attitudine a ‘tradire’. Un tradimento che lasciava sempre l’amaro in bocca, prima e dopo averlo compiuto… il più delle volte se non tutte, mi pentivo di essere stato con una persona che per farci l’amore, dovessi prima farmi un bicchierino. A Mario piaceva il preludio di intraprendere una situazione dove poter sfoggiare tutta la sua arte da ‘conquistadores’, una cenetta dove incantare al suono del piffero il cobra che esce dalla cesta. L’Amore vero e aspettare la persona che ami, Lei che torna da una vacanza, e nemmeno lasci che varchi la soglia per fare l’amore con lei subito, dietro la porta… e quel che non si spoglia si strappa, con bagagli ancora a terra. Qualcuno capisce presto, altri come me, tardi. Ma non è mai troppo tardi per dire al mondo che sei vivo. C’è sempre un tempo per questo. Ci fidanzammo, il lunedì non ci si vedeva e nemmeno di mercoledì… o forse giovedì, comunque i giorni di “libertà vigilata” erano due per ogni settimana. Il venerdì sera la tv con i suoi genitori seduti sul divano del ‘salotto’, magari dopo aver consumato un lauto pranzo a base di polpettone, con l’aggiunta di un bicchiere di vino, seduti intorno a un tavolino ricoperto di formica azzurra che lo stesso mi sembrava di essere a capotavola nel grande salone del castello dei nostri sogni… o più dei suoi, che lo scoprii poi. Il sabato era il solito rituale di sempre, nella casa di Lei, pulizie come fosse primavera e sbocciassero fiori nuovi nei prati o la neve li coprisse… a mezzogiorno prosciutto crudo tagliato fquella drogheria con il padrone che era oltre la pensione da un pezzo, ma il S.Daniele l’aveva buono solo lui.pomeriggio dopo un sonnellino ‘giretto’ in centro per shopping che comunque si finiva sempre in quella b un giubbotto per me è una gonna per Lei, si spendeva una buona parte dello stipendio di un mese, in cambio un foulard di Versace regalo ai clienti migliori a Natale. La domenica di mattino niente Messa, perché ci si credeva, ma a Gesù tanto doveva “bastare il sol ‘crederci’, allora una passeggiata tra le colline in compagnia dei nostri cani da pastore bergamasco e pranzo da quel ‘signore scapolo’ che preparava da mangiare per una decina di persone che si prenotassero per tempo, dove gli scontrini fiscali non erano nemmeno ‘usati’ dalle trattorie in paese aperte tutta la settimana, figuriamoci in mezzo al bosco. I cani legati fuori ad aspettarci, Bloda, Baiüs e la “zia” Barbina. Il pomeriggio una passeggiata nella parte vecchia della città per sfoggiare l’ultimo capo acquistato. Quattro anni di fidanzamento che avrebbero fatto capire anche a un ‘tonto’ che quello era il castello di Lei e non il mio. Anche a un ‘tonto’, non a Mario che credeva di non esserlo perché tronfio dei suoi vent’anni aveva di fatto già avviato una vita parallela meno noiosa e sistematica, pensando così fosse, pensando così si facesse per gli ultimi anni di ‘liberta’ a disposizione di un uomo degli anni “80”. Ci sposammo, un bel matrimonio con tanto bene per me e amore per Lei. La differenza tra i due sentimenti è enorme, ma c’è chi la ‘vede’ subito e chi non la ‘vede’ mai, io la vidi nel mezzo di due anni trascorsi nel continuato della routine dei giorni vissuti nel fidanzamento… sabato pulizie generali, mobilia ribaltata e accatastata a lato come fosse sempre primavera, ed era allora che si estraevano i tre pennelli di puro pelo di cinghiale. ‘Uno’ per la pulizia di zoccoli e piastrelle da cucina, uno per pulire i contorni della tv che per passarle pennellate su tutto il dorso del tubo catodico dell’apparecchio televisivo, che più grosso era, più erano il numero dei suoi pollici per grandezza… e noi eravamo ‘due sbruffoncelli’ e di pollici ne avevamo quanto ne avessero potuto inventarne. Il terzo e il più piccolo pennello fatto con pelo di un animale meno ruvido di quello del cinghiale, serviva a spennellare le superfici delle cornici della camera letteralmente detta ‘da letto’, cioè per dormirci dentro, che altro difficilmente succedeva che dormirci… le solite passeggiate del sabato pomeriggio tra le vie del centro a sprecar denaro per dare un senso a ciò che di sbagliato s’era già fatto per apparire. Le solite passeggiate domenicali che per grazia mi rinfrancavano lo spirito quando ai piedi avevo scarponcini e jeans con un bel giubbotto scozzese. Perciò il pensiero di Mario non s’addormentava presto. Si faceva notte, e ‘quelle ore’ passavano con Lui che pensava… pensava… pensava a quella vita che non gli apparteneva perché un leone adulto non si farà mai addomesticare, perché un cane adulto che ‘perde’ il suo ‘padrone’, non sarà mai del tutto felice con ‘quello nuovo’.

 

Natale. Solo per oggi.

È arrivato un altra volta Natale.
Un ‘Christmas’ di tutto il mondo, è arrivata S. Lucia con gli occhi in mano e ha raccolto migliaia di migliaia di letterine poste ai suoi piedi. Letterine di bimbi benestanti e di ‘poveri’… che altre categorie del settore non son rimaste… le ha lette e le ha soddisfatte tutte quante, perché se un bimbo crede in un sogno lo rincorrerà per tutta la vita.

Poi è arrivato anche Babbo Natale o San Nicola di tutto il mondo, sta riposando seduto sulla slitta dopo aver ben rifocillato le sue adorate e servizievoli renne in attesa della consegna degli ultimi doni ai bimbi buoni e ai meno buoni, perché per il carbone ci pensa la befana il ‘sei’ di Gennaio a darlo ai cattivi.

In questo ‘Natale’ dove si indossano mascherine, coraggiosamente la gente ha illuminato balconi e abeti nel giardino in segno di ben augurante segno di fiducia e speranza che questa pestilenza con buona diligenza da parte di tutti, abbia a cessare.
Il municipio di ogni paese e città ha illuminato a festa i loro viali migliori, ad auspicio di un futuro migliore.
La risposta più adeguata alle circostanze che ogni ‘primo cittadino’ di ogni paese e città che intenda far fa capire ad un incontro di cuori… che molto altro non c’è da fare.

La pestilenza via etere va vinta con il buon senso e null’altro.
In questo caos di eventi straordinari natalizi si fa presto a perdere il lume della corretta ragione e comunque esiste sempre chi merita che la Befana gli porti carbone perché ha “puntato il dito” verso qualcosa o ‘qualcuno’ invece che pensare di “puntarlo” su se stesso e cercare di risolvere il problema.

Natale arriverà ancora con l’eterna rinascita nascita di Gesù e quest’anno ci saranno più pastori e contadine ad adorarlo, il bue e l’asinello faranno meno fatica a riscaldare quella piccola Immensa creatura adagiata in lembi di paglia, il fiato di altre anime adoranti si è unito all’esiguo numero di partecipanti di prima covid… un vecchio adagio Cristiano recita a monito… “Quando nessuno mi vuol più, mi rivolgo al buon Gesù…che non se n’e Mai andato, ed è un altra volta Natale.

Luci colorate o color del ghiaccio in ogni dove, avvolte da un silenzio interrotto solo da qualche automobile che sfreccia veloce su strade semi deserte prima del coprifuoco delle 22.
Ogni persona che incontri per le strade ti sembra abbia messo qualche kg. in più, al contrario incontri facce che di colore della loro pelle, non capisci a che etnia appartengano e poi parlando del più e del meno ti dicono di essere in dieta che non ritengono ferrea, ma in realtà è come dire di essere Leonardo Di Caprio nel film “La maschera di ferro”.

È Natale ancora, questo con mascherina, e la gente cosa pensi nei cuori… non si può sapere… si sa per certo che nella fantasia riposta nel cuore abbiamo avuto Santa Lucia, Babbo Natale e senza fantasia ma tanta gioia, Gesù, la Divinità incarnata per i credenti e la ‘Persona’ più buona che abbia mai calpestato questa terra per qualunque altra Religione, Ragione o Convinzione.
Gesù, l’unico figlio di Dio. o l’unica ‘Persona’ che non ha mai abbandonato di stringere la mano di chi soffre nel corso dei secoli, fra mille purulenti pestilenze naturali e chimiche, guerre e disastri naturali… molti in quelle situazioni non sapevano dove aggrapparsi se non alla speranza, alla fede, all’Amore e alla fine della loro ricerca di cammino… lo hanno finalmente ‘visto’ e gli hanno teso la mano.

Coltre nebulosa… intimità dei cuori, Pace dei sensi, armonia di vita rubata a ‘spiccioli’, il manto di foschia che ci avvolge, protegge dai cattivi pensieri, ci culla come suoi, ci ama come noi abbiamo lei, la nebbia.
La neve non c’è più, o lo stesso è poca, e quella poca, arriva per beffa in anticipo alle le vacanze di questo Natale che non faremo. La nebbia ci rincuora in un dolce ricordo, anche se per questo dobbiamo attribuire la mancanza di un vello bianco perche ‘mangia’ la neve, ma è quel che ci rimane, è quel che abbiamo seminato e nel ‘raccolto’ è così che deve andare.

Bisogna si veda questo Natale con una nuova prospettiva di pace, dobbiamo ricordare questo ‘olocausto’ per sempre perché ogni volta ci faccia capire quanto stavamo bene senza di lui.
Dobbiamo credere in un futuro migliore, un altra opportunità che nasce dalle ceneri di una guerra senza colpevoli se non la stupidità umana.

Tutte le persone di buona volontà auspichino per una rinascita globale, per essere forti nell’affrontare il futuro, che non sarà inclemente nel presentarsi in nuove insidiose vesti, ma finché avremo Santa Lucia, San Nicola e Gesù, avremo sempre riposta e ripagata speranza e riusciremo a vincere tutte le avverse situazioni che ci preparerà il mondo.
Abbracciamoci con l’amore, copre distanze senza limiti e trafora monti e attraversa i mari, niente e nessuno può fermare l’Amore. Buon Natale, allegri… in maschera come fosse sempre carnevale.

Donna

Hai saputo cogliere una margherite nei mari di sale a soccorso di fragili virilità. Dalle macerie di amori sbagliati salvasti chi amasti con tutto l’ardore che una donna possiede.

Sei la ‘musa’, sei la casa, sei la famiglia, sei l’amore, sei la luce di ogni cuore. A Te Mamma, a Te Amore, a Te Donna, possa il Signore perdonarmi se qualche volta non ho colto il tuo splendore.

Pregare.

Non esiste alcun uomo al mondo che non preghi. Prega anche chi pensa di non pregare. Non esiste persona al mondo che non desideri in qualche cosa nel proprio cuore… e prega, auspica a se stesso che si avveri il suo desiderio, piccolo o grande sia… prega. Forse non prega un ‘Dio.’, ne Santi, ne “santoni”, ma comunque spera si avveri ciò che chiede dalla vita e prega… Dio., la Buonasorte, una risposta filosofica, il ‘terrapiattismo’ che “suona” stridulo il solo pronunciarlo come il “satanismo’’, il Buddismo, l’Induismo, e non per ultimo per importanza l’Islamico, per assurdo il ‘terrapiattismo’ una nuova filosofia di vita che dice la terra sia piatta e convinti che tutti gli uomini del mondo siano strumentalizzati, manipolati e ingannati, e ancora più di altre ottocento credenze religiose o semplici ‘usanze di costume’ nel mondo che la pensano a modo loro.

C’e anche chi crede solo in se stesso e pregherà per sè relegando la possibilità di unire il suo cuore ad un altro… a altri, ma è una scelta, pertanto priva di ‘giudizio’… che chi possa giudicare un Altra persona con il diritto sacrosanto di farlo io non la conosco. La preghiera è chiedere un qualcosa a qualcuno, a qualcosa, alla Natura, alla vita, e da qualunque parte del globo “parta” la preghiera, lo stesso sarà sempre dal cuore anche più acido, perché una preghiera è “chiedere” e non può venire che da lì. Il cuore è comandato dal sentimento dell’amore e Dio.che è Amore, questa è la mia risposta di preghiera, ognuna e ognuno Persone possono cambiare la risposta in mille modi, ma all’Amore ci credono tutti. Preghiera un modo come un altro per chiedere venia al tempo che inclemente incalza, nuovi eroi o presunti tali che si identificano nel nostro immaginario per dar spirito alla nostra esistenza, coraggio per continuare nell’estenuante lotta alla sopravvivenza. Purtroppo gli eroi non sono sempre chi dice di esserlo… anzi quasi mai. Si mascherano da eroi per far ‘perdere le loro tracce’, in realtà sono spesso approfittatori o disperati in cerca di aiuto e cercano di infondere fiducia a chi in loro la ripone. È la storia di Claudio, un eroe senza colpa se non quella di essere un ingenuo e ignaro partecipe di un ‘destino’ cucitogli addosso e dipinto per Lui. Claudio un eroe mascherato ma non come l’Uomo Ragno, la sua faccia era pulita e bellissima quando si presentò in quel 27 Luglio 2017, apparentemente pareva non portasse nessuna maschera. Il signor Claudio con secondo nome che ricordava il mare. Un ‘signore’ distinto, alto 1.80, fisico asciutto con vita stretta e spalle larghe da ex pilota di automobilismo privato qual fu. 27, 7, 2017… tre 7, doppio ‘2’, uno ‘o’ e un solo ‘1primo’.