Scrivere

♦E stiano di un gran bene tutte e tutti quelli che pensano di raggiungere la verità del sangue. Oggi ho pregato Dio, mi potesse aiutare ad essere ciò che sono, senza essere ciò che faccio. Facesse congiungere la mia doppia personalità in quella unica che preferisco, e non è ciò che faccio. Oggi l’ho dico scrivendo ciò che più mi piace assicuro essere cose per cui la mia meraviglia non viene mai meno ma aumenta sempre più.

La mia meraviglia più grande è stupirmi di ciò che scrivo quando mi leggo e mi rileggo. È bello capire che in fondo non hai capito un cazzo. Ad ogni traguardo di pensiero raggiunto, ci si deve rimboccare le maniche e andare oltre, alla ricerca di altri pensieri con relative risposte. E va bene così, che a volte capire troppo fa male. Beata ignoranza, gridava quell’uomo disperato dall’essere stato gabbato dal cervello ‘fino’ del contadino. Beata ignoranza, grido anch’io. E poi ti consola l’essere consapevole di conoscere le tue differenze, la migliore si eleva al sottoporsi in prove anche estenuanti per dare sempre una più adeguata risposta al tuo perché della vita, al tuo perché del vivere. E perché si arrivi a discorsi tanto assurdi quanto comunque veri e presenti, bisogna che arrivi il domani, che ci vedrà in parte rigenerati dai profumi dell’alcol o di chissà quali alchimie cerebrali che si sviluppano nell’involucro della nostra personale sapienza che sta per quel che ognuno di noi possa avere ricevuto da mamma natura. Adesso voglio cambiare sinfonia, quel che ho scritto lo capisco solo io, perché agli altri, di stare a studiare parola per parola le mie paranoie cerebrali, non gliene può fregar di meno… buona giornata lo stesso.

Roberto

Dedicata a Roberto. Che non ho avuto il tempo necessario per capirti, ma da quel poco, è straripata la tua carica umana con tutta la sua irruenza. Che quando una persona è stata ciò che tu sei stato, non ha bisogno di molto tempo per presentarsi, di dire al mondo chi sei. I tuoi occhi parlavano per te, senza parole, i tuoi gesti gentili erano palpabili, come era palpabile il senso di pace che si percepiva nell’ascoltarti. O come quando con l’entusiasmo che ti contraddistingueva, mi presentasti per la prima volta il tuo locale Il Trio Condor, pizze da sogno e primi unici, la in quella stretta via di quel grazioso paesino di montagna.

Carissimo Roby, tu facevi apparire tutto splendente e pieno di vita, d’amore e di gioia, che persone come te nemmeno fanno fatica a proporsi, qualsiasi cosa volevi trasmettere. E mi elencavi con fervido entusiasmo, i piatti che insieme ai tuoi fratelli avevi programmato per noi, e alla fine del pasto, desideravi sapere se ben c’eravamo trovati, perché quello era il tuo fine, fare le cose per bene, perché tu eri e sei una persona per bene, che il bene non passa nemmeno se non sei su questa terra, il bene lascia il segno per sempre, come lo hai lasciato tu nel cuore dei tuoi cari, e di chi ti ha davvero apprezzato e voluto bene, era impossibile non volertene.

E ancora poco più… almeno per me, lo stesso entusiasmo quando volevi imparare a suonare la fisarmonica, lo stesso sguardo tanto bello, l’immutato entusiasmo alla vita, quasi come a significare che te ne era destinata poca. Quattro bicchieri di vino e tanta, tanta umanità che sprizzavi da tutti i pori della tua pelle, della tua anima.

Fino a quel giorno, che ti rincontrai, quel mattino in cui ti rividi e bevemmo insieme un cappuccino, e io d’impeto t’abbracciai, con troppo entusiasmo, e tu Roby, mi ammonisti per non essere troppo irruento, i punti di sutura dopo il tuo intervento per quel merda di male, erano freschi, ma ancora di certo non ti lamentasti, nulla poteva scalfire minimamente la tua voglia di vivere, e tantomeno il tuo entusiastico modo di prendere la vita, la stessa che aveva già deciso che una persona così preziosa, era sprecata qui sulla terra, e a discapito perenne della tua Eli, e i tuoi cari figli,  ti aveva già destinato altrove, perché gli Angeli servono giovani al Signore. Ciao Roby, sorridici dal cielo, e irrora il mondo di gioia, che per questo sei stato destinato. Ti voglio bene, bello Spirito.

Droga

La droga e le droghe. Che se fossero legalizzate, darebbero libertà di scelta a chi ne vuole fare uso, scartando di fatto il consumo a largo raggio nel tempo… perché ciò che è proibito è come fosse l’erba più verde e bella nel giardino del tuo vicino di casa.

Fosse legale si tratterebbe come il caffè, prima droga di dipendenza quotidiana, dove chi ne abusa è in minoranza e chi ne prende una dose mite è in stragrande maggioranza. Perché il caffè è  una droga legalizzata e potendo usufruirne a volontà, l’abuso è  ignorato dalla legalità.

L’alcool  rimane sempre al primo posto per il consumo nel mondo tra le “droghe” legalizzate e anche in questo caso la maggior parte delle persone se ne avvantaggia non abusandone in larga scala. La droga e furba e intelligente… la nostra ignoranza nel conoscere il potere della sua intelligenza non ha confini. La droga apre orizzonti nuovi e con lei si scoprono mondi nuovi, bisogna saperla dosare e nessuno lo sa fare, quindi fosse legale ed economica molta gente avrebbe la possibilità di capire che a lungo andare non è un bene. È come mangiare la cioccolata con panna, una tazza è buonissima, due son buone, tre son troppe e non avendo problemi per procurarsela, la quarta tazza di cioccolata con panna si evita volentieri.

Chi persevera con droga o cioccolata ed esagera, ha altri problemi alla base da sistemare nel suo esistere. Chissà quanti uomini dell’età della pietra avranno ingerito sostanze stupefacenti e avranno anche imparato a discernerla tra mille fiori, piante e foglie e se ne saranno serviti giusto il fabbisogno per evadere da una realtà quotidiana talmente ‘pesante’ da sopportare che stroncherebbe la vita nel giro di 15 giorni di una persona dei nostri tempi. Non avendo proibizionismi di sorta, l’uomo antico non aveva bisogno di evadere oltre.

Legalizzando la droga in genere, si ridurrebbe certamente il consumo, la libertà di scelta è sempre il motore di spinta per riflettere e ragionare bene su ciò che è bene o male di quel che si sta facendo. La libertà di scelta, è libertà di decidere se drogarsi o meno senza l’influenza negativa della trasgressione che infiamma gli animi del proibito e scatena inutili e dannosi entusiasmi.  Libertà di scelta è ottenere un prodotto controllato e a prezzi più economici, debellando di fatto il commercio illecito alla base, quindi niente trafficanti di droga, niente spacciatori. Un discorso che si potrebbe allargare alla prostituzione in genere, e bisognerebbe impugnare di nuovo la legge della chiusura delle  “case chiuse”.

un giorno qualunque

Mi sveglio al mattino, mi alzo, mi lavo i denti e indosso dei vestiti, badando di essere il più possibile coordinato nei colori e mi guardo bene dal mettere qualcosa di già indossato il giorno prima, ma soprattutto mi assicuro che non ci sia una benché minima macchia. Esco di casa, dopo aver girato la chiave nella toppa della porta con quattro mandate, abbasso la mano sul pomo del chiavistello e faccio due giri in senso anti orario. Tolgo le chiavi e le metto al sicuro in una tasca vuota, l’unica rimasta tale. Nelle altre tasche ci sono sigarette, accendino, chiavi della macchina, chiavi del magazzino in cui mi devo recare. Non manca il portafogli con qualche spicciolo, carta di credito per ogni evenienza non calcolata, come un guasto all’automobile, una multa.

Poi ho ancora con me l’equivalente in denaro per poter portare fuori a cena mia moglie una volta tanto, prendendo una contravvenzione, sfumerebbe anche quella possibilità. Metti il caso di esserti dimenticato di revisionare l’auto, è sufficiente una macchina dei vigili urbani semi nascosta con loro che si buttano improvvisamente che quasi non li eviti e magari rischi di investirli. Sei fuori di pochi giorni oltre la data di scadenza e una multa salata è sono il giusto castigo, sempre se paghi entro cinque giorni, in caso contrario aumenta del 30 per cento… ti hanno già concesso molto lasciandoti portare a casa il tuo mezzo invece che sequestrarlo… che gentili.

Abito a 800 metri da dove sono stato fermato ma potrebbe accadere di tutto… i freni di un’auto non controllata potrebbero provocare un brutto incidente. Se non funzionasse un indicatore di direzione, o un fanalino di segnale d’arresto… qualcuno magari potrebbe tamponarti. Se perdessi una macchiolina d’olio e un ciclista ci scivolasse portando con sé il resto del gruppo, facendosi male in 27? Mille altre cose potrebbero andare storte solo per una revisione “fuori” di pochi giorni.

È inutile supplicare le Forze dell’ordine dicendo loro che devi lavorare due giorni per pagare la somma di più di 100 euro, inutile appellarsi alla loro indulgenza e al loro senso civico, errore grave e non perdonabile. Qualcuno disse che basta che ad un asino si faccia indossare una divisa che questi diventa un generale. Credo fosse Totò, ma si sbagliava, non doveva offendere l’asino. Ovviamente non vale per tutti, gli insensibili e gli idioti sono merce rara di questi tempi, ma la loro mamma è sempre incinta e anche se si tenta di debellarli, si trovano comunque “asini in divisa”.

Ho un orario preciso per la colazione, faccio un rapido resoconto, già stanco per tutto ciò che devo fare, poi il pranzo… meglio concedersi un solo bicchiere di vino, non mi posso distrarre se voglio “portare a casa il pane”. Altrimenti rischio di farmi fare le scarpe da qualcuno più affamato di me.

Il pomeriggio è già programmato come da copione e il rientro è per cena. Chiave nel portoncino di casa, ascensore, le mie solite quattro mandate alla porta che richiudo poi dietro di me. Pezzi di giornata di inizio autunno, la seconda parte è tutta da vivere e mi rimbalzerà addosso come foglie che scivolano al vento e si rovesciano sul mio umore che va ovunque.

500

Cinquecento. Questo è il mio scritto n. 500. Cinquecento volte in cui per sette anni ho scritto tentando di compiacere chi mi leggesse, nel corso di quegli anni ho scritto sei libri. Ho cominciato a scrivere che non avevo sette anni e quando non scrivevo con la penna scrivevo con il cuore. Ho scritto anche quando non sapevo di scrivere, dai “20” ai 47 anni… c’è sempre di mezzo quel “7”… e io amo il “3”… ho scritto anche allora che non mi importava di farlo con la penna, ma stavo scrivendo nel cuore ciò che dovevo scrivere adesso.

Ho raggiunto molto prima il traguardo delle “10.000” Persone che hanno visitato il mio sito, che non il traguardo dei “500” testi da me scritti. Sono solo numeri nella loro misera somma totale, non sono niente al cospetto di un o una qualsiasi follower ‘dipendente’ di appena vent’anni… capace pure che l’ultimo o l’ultima ‘influencer’ nella lista dei “bravi”, si porti a casa in un ora tutto quello che io ho cercato di costruire in una vita e da sette anni senza sosta. Sono partito da zero ma ero già a mille per poter scrivere non dovendomi mai vergognare nel rileggermi, poter riuscire a scolpire nella roccia i miei pensieri nel rispetto Altrui, con l’illusione profonda di essere stato d’aiuto a qualcuno.

Sennò a che serve scrivere qualcosa per qualcuno. Bello si lasci il proprio pensiero ai posteri, ma ancor meglio si lasci buon senso piuttosto che inutili retoriche. Nel corso della mia vita ho cercato in mille modi di aiutare il prossimo non sempre riuscendoci e Dio. Stesso mi è testimone, la mia vanità giovanile è straripata come un fiume in piena, non ho saputo domare l’impeto della mia arroganza e le avversità si sono accumulate. Per grazia mi è stata data un altra possibilità di riscatto terreno. 

Ho deciso di dedicare il mio 500ntesimo articolo a Me stesso. (non ho mai scritto prima ‘me’ o ‘io’ con l’iniziale Maiuscola… e non lo ripeterò fino al n. “1000” ) È un piccolo segno di umiltà che ho imparato dalla mia compagna che da anni possiede un auto cabriolet che ha vent’anni ma non la scopre mai perché si vergogna di tanto lusso.  Ho scritto di persone e fatti mai inventati, posso cercare di poetizzare o di romanzare, ma sono solo capace di unire i miei sogni con fatti realmente accaduti… a Me, e a chi ho avuto il piacere o il dispiacere di incontrare sul mio cammino.

Io sono l’un per cento quotidiano dei follower del meno quotato influencer del momento… significherebbe scalare il destino è valicare la sorte. Significherebbe vivere la vita che ho sempre desiderato vivere… con persone nuove a cui smettere di ‘chiedere’ e altre persone a cui dare… non ‘persone’ speciali, semplicemente altre persone, altre esperienze, altre conquiste, altre sconfitte, altro modo di vivere un decennio contandoli e vivendoli uno per uno, anno dopo anno uno per uno… e continuerò a scrivere.  Cercherò di non parlare scrivendo autobiograficamente ma il mio cuore arriverà dove deve, nel bene augurante sospiro di sollievo ai Vostri Cuori.

Boario e il mio addio.

Suonano le campane nel piccolo paese montano. Suonano incessanti e talmente forti da risultare stridule e fastidiose. Un tempo le campane chiamavano moltitudini di fedeli, molto spesso alcuni di loro “costretti” ad andare alla messa.

Nello stesso paese si è aperto un cantiere che era in stand-by da una decina d’anni. Inizia la costruzione di un eco-mostro nel bel mezzo della piccola piazza del piccolo paese di montagna e andrà a rovinare ciò che la natura ha lasciato inalterato per secoli, perché insieme verrà devastata una piccola graziosa area verde.

Probabilmente il cantiere era fermo per mancanza di fondi e per incomprensioni burocratiche con l’amministrazione. Si è costruito un muretto a secco lassù nel bosco, e una santella le fa da contorno, e insieme una serie di piccoli mucchi di sassi che ricordano i trulli di Alberobello.

Un altro cantiere a cielo aperto come per dire che si ama il bosco, si ha cura di lui e lo si abbellisce. Le campane suonano impietose, irrispettose degli orari dei villeggianti e della gente del luogo. Alle sette del mattino l’Ave Maria, soprattutto nel fine settimana, non è necessario suonarla, primo perché non c’è messa, secondo perché qualcuno vorrebbe dormire di più.

È un castigo sentirle suonare anche il primo mattino dell’anno, quando ci si è coricati all’alba, e suonano a festa per delle mezze ore. Così come sono inutili alle tre o alle quattro di pomeriggio, per una quindicina di minuti. I fedeli, me compreso, non aumentano. In genere si tratta sempre di quelle dieci persone, domenica a parte, quando il numero sale di poco grazie ai turisti che non trovano posto in piazza per i loro mezzi di locomozione.

Due mesi di lavoro per costruire dei box che vengono posizionati nell’unica area verde del vecchio borgo storico del piccolo grazioso paesino montano. Che importa se la piazza verrà penalizzata, un piccolo spazio rubato agli unici villeggianti che si ostinano a venire in cerca di frescura nei mesi di luglio e, a metà agosto, cosa importa se verrà deturpato l’unico pezzo di verde rimasto e, se le venti famiglie che ne avevano beneficiato sinora avessero indorato la pillola con del miele, avrebbero potuto aspettare settembre.

Invece ci umilieranno con i rumori dei macchinari, l’andirivieni di muratori che scavalcano sdraio posizionate nei centocinquanta metri quadri di verde che rimangono, 7,5 metri quadri a testa e intorno a noi le montagne infinite che guardiamo da un pertugio di sottomissione. E le guardiamo come le guardassimo da casa nostra in città, relegati su un terrazzo o alla meglio in un piccolo giardino. Quassù tra i monti ci rimane l’aria, chissà se qualcuno o qualcuna penserà mai di farcela pagare. In città succede già con i condizionatori, l’elettricità costa e loro senza non funzionano.

Ogni tanto, ripassando dal sentiero nel bosco, mi fermo a rabberciare pezzi di muretto che hanno ceduto alle intemperie e, dopo diversi anni, ancora non mi capacito del fatto che, passando di lì mille persone, nessuna mai nessuna raccolga una sola pietra per riposizionarla là dove era caduta. Però pensandoci bene magari tutto viene fatto di proposito… per noi.

Sì, perché i trapani e le ruspe che spaccheranno la roccia copriranno il suono delle campane alle sette di mattino.  Sembrano non portare rispetto ma in realtà svegliarsi con Maria è un bel risveglio, preludio di una buona giornata.

Il muretto a secco può anche cadere a pezzi perché non serve che lo sguardo del cuore per tornare al cantiere maleducato dell’inutilità. Il buon senso è perduto, così come la soluzione migliore, la più ovvia, vendere il terreno a pezzi per ognuno degli abitanti di villa Orsini con una somma che pro capite, pur irrisoria, avrebbe superato di gran lunga il guadagno inferiore in sfregio della natura e dei valori umani. E tutto rimarrebbe come natura desidera, per noi ci vorrebbe più cuore e meno cemento.

Fico secco.

Un fico secco non produce che legna da ardere, un fuoco che lo stesso serve alla vita, come l’acqua, il vento, la folgore, il sole, la luna e le stelle. Quando dentro ci si sente un fico secco che non dà più frutti, si prova a rialzarsi sapendo che si può ancora ‘ardere’ e la speranza è l’indispensabile condimento perché tutto ciò avvenga. Ci si ‘rialza’ tutti, prima o poi, quelli che cadono e quelli che non sono mai caduti e non hanno ancora avuto l’occasione di sapere cosa significa “cadere”. Gente che a malapena sta in piedi vivendo giorni insipidi e a fatica supera con l’ottimismo che ha sempre la spia della riserva accesa, rimanendo quel tanto che basta di benzina per riportare a casa le membra e la mente stanca.

Chi sta cadendo e poi cade, non ha nemmeno il tempo di rendersi conto che la sua vita è piatta, troppo impegnati a difendersi dalla noia del sentire il suo flebile respiro che nonostante tutto gli ricorda che bisogna continuare a vivere e il respiro degli altri non lo si sente proprio sprecando così il tempo prezioso della condivisione, è il compendio per un’esistenza a volte insipida.

Bisogna fermare il mondo e dirgli che si ha ancora qualcosa da dargli, si può ancora stupire e meravigliare. Bisogna farglielo sapere pensando che lo si fa per un amore da difendere, basta un cane, perché vivere per qualcuno è vivere per qualcosa come saper pregare per gli altri è imparare la sublime arte del perdono. Facile scrivere questi pensieri in parole, difficilissimo metterle in piazza. Rialzarsi in piedi è una lotta continua al sapersi rimettere in gioco e non un insano modo di passare del tempo a cercare di raggiungere false chimere perché un fico secco serve ancora a qualcosa, può ardere nel camino di casa tua.

Divorzio all’italiana

Primo tentativo di annullamento di matrimonio di una persona che ha confuso il bene con l’amore naufragato per futili motivi… Altro denaro da versare, e sentiti a testimoniare in una sede di Milano, con avvocato, giudice ecclesiastico e un prete come scrivente. Tutti abbiamo dato la stessa versione dei fatti,  nessuna discordanza anche se siamo stati sentiti uno ad uno in separati momenti della giornata, del resto non c’era nulla da inventare, la verità e’ facile da ricordare, per la natura stessa del significato della sua parola, ergo tutto perfetto.

Verdetto finale comunicatomi alcuni giorni dopo, … La domanda di annullamento del mio matrimonio era stata respinta, motivo i testimoni erano stati giudicati sinceri, mentre io no, pur rilasciando  la stesa identica versione dei fatti. Dopo quasi tre anni, esterrefatto, incredulo e deluso, con le lacrime agli occhi sto per uscire mesto mesto dall’ufficio del esimio avvocato, che mi ferma sull’uscio del suo ufficio consolandomi e rassicurandomi, mi disse che se ci fossimo appellati con altre 4500.00 euro di spese, di sicuro avremmo vinto la causa.

La stessa causa che fu vinta da gente che ha compiuto nefandezze inenarrabili ma con il portafoglio ben più fornito del mio. Ovviamente disgustato me ne andai, e ancora oggi a distanza di molti anni, mi vergogno io per i rappresentanti della giustizia divina in terra, e mi dispiaccio allo stesso tempo perché io in Dio. ci credo veramente, e avrei portato al Suo cospetto l’immenso amore e rispetto che unisce me e la mia compagna da oltre un trentennio. Il matrimonio che ho celebrato in municipio… un’altra stupida e inutile invenzione convenzionale di questa terra, che disprezzo sempre con più convinzione, come consiglio e comandamento di Nostro Signore.

Questa è l’educazione cattolica, questo è l’indirizzo umano che ci dovrebbe avvicinare a Dio. …  che ci perdoni tutti quanti per storpiare in modo tanto blasfemo la Sua parola e i suoi insegnamenti, e sempre Sia Lodato per avermi dato il Santo Dono della Fede, in modo da distogliermi totalmente dall’insegnamento umano, e sempre Sia Lodato per illuminarmi e indicarmi la strada in mezzo al buio dell’avidità, della ipocrisia, della cupidigia, della stoltezza, e di farmi Luce con il bene nel torpore del male. E ancora ringrazio Dio Trino, la Madonna e tutti i Santi, di avermi insegnato che i biscotti si può chiedere di averli, piuttosto che ottenerli con sotterfugi e inganni, chiedi e ti sarà dato.

Il Perdono

Il perdono è il contrario dell’odio e del male che sono lì, accanto a chiunque e si manifesta trionfante in mille forme di mala umanità. Solo deboli, e insoddisfatti perenni lasciano che il loro cuore venga oscurato da nubi minacciose, difficile scalare il monte con piedi e anima nudi ma lo è anche stare dalla parte di chi perdona sette volte sette. Perdonare e passare oltre è l’unica soluzione che faccia scomparire l’odio che amaro spinge sui cuori. Perdonare è un dono di gran lunga più grande del coraggio. Il perdono va oltre il coraggio. Saper perdonare è la liberazione dell’animo, per questo è tanto difficile mettere in pratica la sua verità. Saper perdonare, prima pareggia e poi vince sull’atto di coraggio più grande che è immolarsi per un fratello. Lo pareggia e di merito lo supera perché perdonare non è ‘solo’ donare la propria vita per gli Altri, significa continuare a saper vivere la propria con dignità per aiutare Altri fratelli con rispetto.

Io qui.

Io qui, al di la del mio sguardo che scruta il nulla di una fascia di cielo, e in quello spazio la mente in estasi fa riposare i pensieri sparpagliandoli in un altra dimensione, come una madre portasse i suoi figli al nido.

Io qui, fermo in un punto con il corpo e le mie convinzioni che pur aggrappandosi all’appiglio del bene, vogliono fuggire via, insieme ai pensieri che fluttuano pacificamente nell’aria, io immobile, ma nessun zavorra può ormeggiare le mie convinzioni, sono libere in quel momento di vita e vogliono giocare con l’infinito che può prosciugare menti e pensieri il solo cercare di comprendere.

E sto qui, sereno, senza pensare a niente che è il futuro di tutta la gente, penserò dopo a questo ‘ferragosto’ che è alla vigilia dell’ennesimo anno della mia vita. Penserò dopo a perchè il giorno di domani è tanto speciale nei cuori come fosse Natale, penserò dopo perchè in quel giorno dovrò portare una rosa rossa alla persona che amo, penserò dopo il perchè quel giorno mezzo mondo si muove sfidando calure mai sentite sulla pelle. Penserò all’importanza del 15 Agosto… penserò poi… intanto mi sono perso nel nulla insieme ai miei pensieri… poi spero tanto che le mie ‘convinzioni’ che stanno giocando con il vento, tornino da me, anche se qualcuna non tornerà più, arrabbiata dal mio comportamento che festeggia un giorno qualunque senza nessuna reale ragione apparente.