Tutta luce in una stanza

Ombre nere, e Te che mi fai star bene. Tutta la luce in una stanza, una fiamma sempre accesa e acqua che disseta la voce del cuore che sei Tu mio Amore. Avanzare nel buio di una notte cercando una luna nascosta tra pensieri nuvolosi che ti inseguono oltre il niente e ti trovano fra queste quattro mura… tutta luce in una stanza. La tua presenza è sogno dolce… amaro in lontananza… è come il vento che spira d’ogni dove senza saper dove andare, e aspetti il suo placarsi. Sei la torcia che arde dentro come fosse un manto di stelle nel Cielo. Tutta luce in una stanza.

Andrea e Giorgia

Folate di vento che intimoriscono cuori e pensieri che si intrecciamo furiosi fra i rami nudi. Alberi mossi a danza con braccia alzate, e ondeggiando non riescono a nascondere la luna. A passi lenti con cuore veloce.

Un altra giornata si è spenta ed è l’alba del tormento più grande degli innamorati che hanno imboccato una strada a ‘senso unico’, quelli che vivono una storia d’amore con un solo partecipante. Che per Andrea, Giorgia é la sola che conta fra tutte le donne del mondo. Andrea che vive la sua storia d’amore offuscato dal tormento di averla senza poterla mai “avere”.  Il giunger della sera non è amico e la notte ancor meno che con il suo lungo silenzio attanaglia i sentimenti e li stringe in una morsa che toglie il respiro. Meglio il giorno che ha da venire che obbliga a faccende di vita e con il suo chiarore scaccia pensieri ossessivi. Giorgia che è il sole nascente dal bel tempo e irrora i fiori di luce. È la rugiada che bagna fiori e dona la vita. Il sole che nel cuore brilla anche di notte e regalando musica e colori.

Andrea sente musica e vede colori quando sta con Giorgia ed è una sinfonia di emozioni che scendono da un rivo di rubato disgelo da una fonte senza fine… una fonte da cui ci si può tutti dissetare e Andrea per questo è tormentato. Passano i giorni, i mesi e gli anni. Il fiore sta appassendo ma l’amore d’Andrea, risorge fresco come il sole ogni volta che tiene acceso quel lume di poco chiarore… che all’improvviso risplende come fosse luce di torcia. Giorgia ora ha capito o l’aveva sempre saputo. Gli piaceva crogiolarsi nella noia del suo trascorrere, forse illudendosi potesse far finire una giornata grigia nel vederci al suo posto un giorno splendente, il tutto con un sorso d’acqua bevuto a palmo aperto dal rivo. Ora sa che Andrea non beveva mai dal rivo per lasciar posto ai desideri dell’amata. Beveva alla fonte inesauribile del suo amore che non attende mai alcun disgelo. Torcia, luce e rugiada fanno nascere un fiore nuovo che emana un delicato profumo che chi ha saputo amare ossequioso respira. È nata una rosa rossa.

Gli occhi più belli.

Se guardo negli occhi di un gatto, nelle sue pupille ci vedo Nefertiti sposa di Akhenaton, ci vedo le dune sabbiose del loro antico deserto che lambiscono le ‘zampe’ di Giza, sfinge che protegge le tre piramidi di Cheope, Chefren e Micerino. Ci vedo l’amore.

In quegli occhi felini fieri si vedono orizzonti lontani, sin alle origini. Sin da quando una tigre ad occhi socchiusi segue silente la sua preda tra il largo fogliame del sottobosco di una giungla dei paesi dove le albe scaturiscono colori e timori che paiono una bocca di vulcano che si spalanca in un eruzione. In quegli occhi di gatto vedo quelli di una lince che a passi felpati poggia sapientemente l’impronta nella neve in cerca anch’essa della sua preda… ma è a fin di bene, ha due cuccioli nella tana da sfamare, con una cattura non ci compra un auto nuova… e ci ‘vedo’ amore.

Negli occhi di un cane, ci ‘vedo’ l’amore. Quando un cane ti guarda, che di solito è ‘fissarti’, non si coglie nessuna ‘sensazione fuorviante’. Ci ‘vedo’ la bontà per prima cosa, e poi il ‘vederci’ la tenerezza e l’affido con cui si concede a chiunque li accarezzi. Non si ‘vede’ malizia, perfidia, ipocrisia, maldicenza… non ci vedo nulla che solo Amore. Ci vedo la bontà per prima cosa, e poi segue il ‘veder’ la tenerezza, l’affido con cui si concedano a chiunque gli faccia una carezza. Ci vedo quell’amore che dovrebbe esistere tra tutti gli uomini. Come i gatti, come i cani.

Sarà quel che sarà

Aggrapparti alle ali di un Angelo, le serate volano nello spazio insieme ai nostri pensieri per incontrare i giorni e le albe che verranno. L’aurora raccoglierà il rossore riflesso di un sole che spunta da un altra parte del mondo, e se invece sarà pioggia, ombrelli, se neve cappotti e guanti di lana. C’è sempre un rimedio nella vita e l’unica volta che non c’è si va in un posto migliore, dove non fa mai freddo.

Fra le piume d’ali che svolazzano nell’etere dello spazio infinito, gli uomini sono alla ricerca di emozioni d’un giorno o di un ora… di minuti, di respiri grevi come un giorno d’arsura quanto lievi come violette che sbocciano in primavera… e alla fine sono pochi attimi intensi vissuti con gli occhi rovesciati dietro le palpebre che guardano rivolte al cielo e lo ringraziano.

Sarà quel che sarà e intanto si vola. Si vola sul mondo che fa immaginare quello che si desidera. Un viaggio nella pace dei sentimenti di ognuno, dove le ‘cose’ che si vedono dall’alto hanno tinte di colori vivaci che sanno accendere lo spirito, e per questo vedere quella luce che serve per illuminare il cammino della nostra vita, e Dante possa perdonare lo storpio dell’uso delle sue parole, ma a fin di bene ogni ‘cosa’ può essere perdonata.

Si perdona il rubare per necessità, perdonare una bugia che serva a far del bene, si perdona un amico e si perdona un amore fallito perché si è capito che la croce è fatta di due bastoni… il bastone corto, e quello lungo… ogni uno con la sua precisa parte per comporre la croce che ognuno deve portare in spalla per dare un senso alla propria esistenza… e quindi, alla propria storia d’amore.

Si perdona il tempo che maligno ci perseguita e benigno ci rende partecipi di seminare grano e coltivare patate. Si perdona spesso, molto, ma il problema più grande rimane saper perdonare se stessi. Sarà quel che sarà perché nessuno può guidare il suo destino… ad eccezione di Mandela, l’invincibile che disse… “Non importa quanto stretto sia il passaggio, quanto piena di castighi la vita, io sono il padrone del mio destino: io sono il capitano della mia anima.”Il comandante del nostro destino, e cosa grande da dire, più ‘comodo’ abbandonarsi al fato a volte grato o ingrato senza misura di chi arriva prima per importanza… bianco e nero si sovrapporranno come il sole sorga in una parte del mondo… e allora senza arrendersi, continuando tra nubi scure e bagliori di speranza, la lotta nella trincea della vita, ancora una volta e per sempre sarà quel che sarà.

Sei ancora qui. A.C.

Bello averti nei miei pensieri in una sera di quiete del l’anima. 

Sono su un cuscino di stelle partorito da un tralcio di vite nei campi, e tra visioni fluttuanti,  ancor più ti vedo d’incanto e volo con gli occhi nel mentre ti vengo a cercare sulle ali d’aliante o su di un tappeto volante.

È solo un ricordo che non vuole sia dimenticato, un altro modo di dire che di Te non mi sono scordato.

È un tempo che non dev’essere sprecato e tutto il resto per adesso sia dimenticato.

Star bene con un passato senza prepotenze e lascia fuori casa dolori e esperienze.

Fuori dal l’uscio di ieri ci sono pensieri che possono macchiare solidi sogni che non vogliono essere cancellati da nubi grigie in cielo, e se del doman non v’è certezza, sia ciò che sia… purché sia.

Destino che cambia quando cambia il cuore che oggi non ha voglia di pensare e si ferma a riposare.

Seduto su di un sasso al l’ombra di una quercia in un momento d’amore che s’è perso, poi solo Tu nel mezzo del mio universo.

Piove. A.C.

Piove.

È quasi Natale e piove. Fosse neve accontenterebbe i monti e scontenterebbe le città.
Invece piove a dirotto con sferzate di vento che fa tremare l’abete ricolmo di sfere e luci colorate… le palle di Natale… e non è contento nessuno.
Fa caldo.
Fa troppo caldo negli ultimi anni e quando arriva il freddo è il momento in cui si sente voglia di primavera.
È tutto scombussolato come lo sono gli animi della gente.
Le castagne arrivano a settembre piuttosto che a ottobre, e si va a prenderle senza giacca, nei boschi o al supermercato, ancora non si è messo a riposo la due ruote, fa caldo.
I cachi arrivano sulle mensole della cucina un mese prima che a novembre, e i fichi secchi ‘arrivano’ in bella confezione di un colore che del sole ne hanno visto gran poco.
A dicembre il melograno trionfa a condizione lo si lasci ‘riposare’ un paio di settimane in un luogo asciutto.

La gente una volta nel periodo natalizio si riuniva in grandi banchetti conviviali tra le mura domestiche, ora è alla ricerca del locale “in” che prepara cibi che sanno di burro, e vino che costa dieci volte di più di sempre.
Però si ha l’occasione di vedere quel “tipo fico” che sta con la sua “tipa fica” e se va bene, si riesce pure ad ammiccare un sorriso nella loro direzione dopo attimi interminabili di snervante attesa, dopo che stanchi occhi sbirciavano malcelati per cogliere il momento propizio.
Un semplice saluto in un sorriso rubato tra una portata e l’altra che “serve” all’autostima ormai tanto spenta di chi si accontenta di un così misero vigore.

Quando i mesi eran giusti e la luce artificiale non c’era, le fragole eran rosse a marzo inoltrato, le prime pesche eran gialle a luglio e le mele a ottobre e poi era bello riunirsi in serate di famiglia tra le mura di casa.
Due o tre mamme si ‘immollavano’ alla cucina, e chi preparava il coniglio arrosto con patate al forno, e chi pensava al contorno e l’immancabile polenta, la torta era esclusiva delle nonne e quella alle mele era un ‘classico’, le nonne più giovani, le più ‘sprint’, aggiungevano noci e abbondavano con il velo di zucchero.
Agli uomini era riservato l’onore della scelta del vino che come solito veniva servito come ai tempi di Gesù… si serviva prima quello buono e quando i commensali erano in un altra visione del mondo in cui venivano trasportati da fumi alcolici, si serviva vino di ogni giorno.

Poi si rideva, si scherzava senza malizia deridendo la donna o l’uomo del gruppo ancora scapoli a trent’anni o perché una giovane coppia di sposi non aveva avuto figli dopo ben tre anni di matrimonio e si consigliava al l’uomo di indossare gli scarponi da neve prima di un amplesso…

Si rideva del bimbo che stupiva a bocca aperta quando il nonno gli rivolgeva gioviali parole che uscivano rauche e parevano severe da dietro quei lunghi baffi bianchi.
A tarda sera gli ultimi bicchieri e il saluto ai nonni di casa che preferivano coricarsi, non prima gli si avesse augurato altri cent’anni di vita… e loro rispondevano sospirando, magari!

Serate al posto giusto nel mese giusto, perché al tempo non nevicava a febbraio e marzo, e nessuno elemosinava sorrisi…
O è ora il posto giusto al momento giusto!?
È Natale, e lo scopriremo al dessert… mangeremo panettone o colomba pasquale…

Dove vivi tu… A.C.

DOVE VIVI TU.

L’alba raccoglie il resto delle mie malinconie sparse nelle lenzuola che per dispetto mi riportano fra queste quattro mura bianche che non parlano di niente. Il sole sorge laggiù, dove vivi tu, e appena sveglio, scalda tiepido come i cuori che versano luce senza ardore. Il mio amore si mostra giovane tra il vecchiume di una città che ancora dorme, e spinto da manciate di semi sparsi a mani aperte in ogni solco, spavaldo spazia tra le dune di un deserto di pensieri per cercare di arenare in una landa sicura. Vedo tra luci stanche e un poco addormentate della mente, il sorriso sulle tue labbra ha la forma di un bacio senza tempo che ogni volta riesce a stupire. È l’alba, e di nuovo mi nutro di sogni che parlano di Te che giochi a nascondino al di là sole che nasce… ed io vorrei ‘gridare liberi tutti’ ‘per ‘poterti salvare’. Ad occhi aperti, bagnati da quel velo di tristezza di quando mi manchi che a Te mi incatena. Non so cosa fare quando la botte che mi racchiude vien buttata giù dalla cascata del fiume delle parole e giorni vissuti con Te. Ho paura di morir d’amore dopo un tuffo nel tuo cuore… paura di sciogliermi dalle catene e riaffiorare in una pozza d’acqua senza veda il tuo sguardo sulle rive. Sei al di là del sole, sei oltre le cime dei monti al di là del mare. Sei tutto ciò che desidero sia con me ora, e pur sei tanto lontana, io t’aspetto da sempre e vorrei fosse per sempre. Devi fare un gran salto e scavalcare il sole e lo potrai fare solo con l’amore. Io t’aspetto intanto che abbraccio il mio cuscino e ti rivedo nel mondo che vorrei… dove vivi Tu. Come avere le parole sulle dita o le dita sulla punta delle parole e rimanere senza l’inizio di un esempio. Come quando sto con Te. Non ‘sei come’. Non ‘sei’ più. Dove vivo io, ‘sei’.

Momenti di quiete, di pace. A.C.

Fra poco qualcuno diventerà più saggio o avrà semplicemente una ruga in più sul viso.
Momenti di quiete.
Momenti di malinconie leggere come l’aria e dolci come il miele. Momenti amari come la prima ciliegia a primavera che pur giovane è frutto di desiderio.

In aiuto alla Madonna il fiato caldo di un bue e un asinello a riscaldare il Bimbo appena nato, a breve verrà capovolta la ‘grande’ clessidra e sarà un altro anno.
Momenti di quiete, di pace.
Momenti sereni ‘guadagnati’ tra gli stracci o seduti comodi in poltrona, e nel mezzo chi preferisce ‘l’uguaglianza’, soffre quel che deve soffrire perché ognuno la sua ‘croce’ deve portare.

Perciò sia l’augurio più bello a quei Senatori che anche questo nuovo anno, nell’aula Magna eleggeranno il loro “capo” in veste bianca e cinto d’alloro fra i capelli, che a sua volta eleggerà Senatore a vita il suo più bel cavallo.

Un augurio sincero di momenti sereni che separano lo scorrere di ogni giorno, dallo ‘stare a galla’ per non affogare, e il proprio gladiatore tutto ‘spada e borchie’ scenderà nell’arena reclamando sangue, e non importa se mille schiavi soffriranno per preparare lo spettacolo, è sempre per la ‘faccia dell’Imperatore’ sulla moneta che si combatte… per cui si vive o si muore a seconda lui voglia.

Momenti che ci ‘lasciano stare’ e stanno a guardare… allora che s’aprano i cuori a buttare addosso al mondo amore in ogni posto la mente voglia andare. Momenti per parlare con il vicino di casa da balcone a balcone nel tanto si fuma una e si sciacqua in bocca la tazzina di grappa.
Momenti da dedicare con più forza a chi si ami, e, a quelle persone nel cuore ma che non si vanno quasi mai a trovare.

Sono giorni di quiete e tutto si spegne. L’astio sonnecchia, la ‘rabbia’ ha smesso d’infuriare e guardinga mostra solo i denti.
L’odio si fa da parte dopo aver incontrato lo sguardo di un bambino… e dietro di “lui” il vuoto del niente di questi momenti di pace… davanti l’odio, l’amore, che come un principe azzurro a cavallo di un superbo destriero, galopperà fino ad accogliere con braccia aperte un tempo nuovo.
Sarà un altra volta che si riavvolge il nastro della propria vita per rivedere le gioie e i dolori,
riponendo nel l’animo sorrisi, e per le lacrime, affiggere un biglietto nella memoria da rileggere ogni qual volta si senta ’puzza di bruciato’.

Ma adesso si sente profumo di festa, festeggiamo un altr’anno che nasce con la fiducia di un cane che dorme sopra i piedi del “padrone”, e lasciamo che mari e monti con pioggia e sole dettino la loro legge… i cuori delle persone facciano tutto ciò che serve per godersi questi momenti d’amore.
Sia un felice anno per ogni respiro di Donna si senta…

Ti Amo e non so dirtelo a parole. A.C.

Ti Amo e non so dirtelo a parole…

Il pensiero vola e si posa nel posto dove sei amore mio bello, ed è come volare su una nuvola a cavallo di un drago… raggiungerti, e sconfiggere chi ti fa del male, e si inchini davanti alla mia Regina.

Il pensiero vola a Te amore mio, bel sogno ad occhi aperti senza risveglio. Ti Amo’ significa mi manchi e ti amerò anche domani di più di quanto t’amo adesso, il mio respiro ha bisogno di Te che sei la mia presenza senza sosta. Pensieri che si fan dolci come zucchero filato da mangiare d’un fiato come la voglia d’averti, come la voglia di aspettare un tuo arrivo anche se non sei mai partita, così che ogni istante d’attesa mi parli di Te.

Come avere le parole sulle dita o le dita sulle punte delle parole e rimanere senza il principio di un esempio… allora te lo dico adesso che non è solo sesso, te lo dico ora che onde giganti non mi fanno raggiungere quella scogliera dove poter cogliere un fiore da darti.

Te lo dico adesso che la luna mi guarda e vorrebbe asciugare lacrime salate di un mare in tempesta. Te lo dico adesso che vivi accanto a un amore con i colori dell’inverno. Te lo dico ora, senza parole, con l’amore nel cuore che esce dallo sguardo e ti viene a cercare. Te lo dico ora con il cuore che ti ama e aspetta di vederti in un’altra primavera.

Soffio. A.C.

Soffio.

Qual cosa si muove nell’aria. È qualcosa di nuovo, forse il vento, forse un idea perché non fa rumore, si sente solo percepito dal cuore.
È il pensiero che parte solitario e arriva ad un grande amore. È stato bello cominciare non sapendo che doveva finire, nel mezzo momenti belli e brutti, tristi o dolci come il miele di castagno che profuma d’amaro. Dolce e salato come un rapporto naufragato. Da sempre qualcosa si muove nell’aria, qualcosa che rende felici e infelici. Non fa rumore, sembra di respirare un emozione che va diritta al cuore. Dolce e salato, chi fa ridere ha bisogno d’amore e sarà consolato, chi fa piangere, piangerà… ogni lacrima che scende per amore dai solchi di un viso, il Cielo le conterà una ad una e le riporterà sulla terra al mittente… non per rancore o vendetta ma, vita che restituisce il doppio di ciò che riceve in bianco e in nero. Si muove qualcosa nell’aria… è la vita che reclama un altra storia d’amore e bussa insistente alla porta di chi non crede più possa nascere un fiore nel giardino del l’animo.
La vita non molla, si sente nell’aria, bussa, bussa alla porta e quando finalmente si apre, alita addosso un profumo di speranza. La vita chiude la porta da dove è entrata e ne apre sempre un’altra più grande… e si muove qualcosa nell’aria… è nato un nuovo amore.