Il futuro è la chiave di tutto

La mente e piena di cupi pensieri, ma non ha voglia di pensare a ‘quelli.
Era bello quando a sera dai sentieri ritornavo a casa avvolto dal profumo del bosco, e dopo una doccia mi attendeva una cena degna di un Re preparata dalla mia Regina… che consumavo lentamente sorseggiando abbondanti ‘boccate’ di vino, e nell’intanto sbirciavo tra le grate di una piccola finestra ammirando ciò che di meglio la natura potesse fare con la potenza delle montagne emerse per ‘volere’ e i suoi confini di spazio infinito che ad un certo punto li si osservi, saranno sogni ad occhi aperti.

Sembra una vita appartenuta ad altra persona tanto è stato bello preparasi in tutte quelle bellissime cene con gli amici, che perlopiù erano a dir poco stravaganti.
Vestirsi come meglio stupire i presenti, quel mettersi allo specchio per Loro.
Un appuntamento galante durava l’intero giorno fin dal mattino, anche fosse alle nove di sera, non di meno logorroici i preparativi dei giorni precedenti all’incontro tanto l’ansia mordeva il freno, chissà se sarebbe capitato un ‘qualcosa’ che placasse gli ormoni.
Era bello avere quel fuoco nelle vene che scorreva come a dire che sei il più forte, anche se quando era vero Amore ti struggeva il cuore e inconsapevole eri il più debole dei deboli.

È stato bello quel tempo che l’età consisteva nell’essere un semplice numero anagrafico, poteva caderti il mondo addosso, ma l’avresti risollevato perché non c’era del tempo che scorresse tra Te e la tua età.
Era bello andare in Paesi stranieri, gustare la loro cultura, il cibo era buono perché era strano, sentir parlare un altra lingua faceva sentire banali, almeno fino a quando una volta ritornati a casa, si diceva che il cibo non italiano fa schifo o giù di lì, e la Loro ‘parlata’ era stridula e malcapibile… ma era bello andarci in quei posti, conoscevi altra gente anche se quasi sempre per primo conoscevi i loro problemi e questo non è bello per lo spirito, ma allo stesso tempo lo ritempra come si battesse innumerevoli volte colpi di martello su di una lama di Damasco a formare petali di rose sull’acciaio temprato… e in quel frangente ci si ricordava di essere semplici ospitati.

È stato bello ubriacarsi con gli anziani dopo la Messa delle 17… eran le 19.30 e il problema più grande dopo essermi deliziato dei racconti a me antichi che soavi giungevano come sogni raccontati, carezze di piume per le orecchie… il problema più grande era rincasare per la cena che il sol pensiero intriso di alcool me la faceva rigurgitare prima di averla consumata… ma il mio amore, clemente, lasciava che prima russassi fino a tarda sera sulla mia poltrona rossa damascata di bianco con castelli scozzesi.

Perciò era bello, come era bello il Natale con quel suo intrigarsi nel profondo dell’animo e farti vedere mille luci in paese e mille nel cuore… la Pasqua che se non credi nel Risorto credi quello che ti da la gioia della Primavera lasciava nell’anima un profumo di palma e rosa… il periodo delle feste comandate, dove anche si commemori una guerra vissuta dai Bersaglieri, al suon della fanfara una lacrima scappa anche a chi non ha fatto il servizio militare.
Un invito a matrimonio era una ricorrenza speciale, di rigore abito nuovo e cercare di essere il più simpatico degli invitati, almeno di lasciare un ricordo… che qualcuno lo rendeva indelebile dopo aver ingurgitato fiumi di alcool.

È stato bello, perché la vita è bella e va vissuta al meglio delle possibilità proprie che non c’entrano nulla con il denaro… quello non aiuta… confonde.
Il presente lo stiamo vivendo ed è qualcosa di negativo che viaggia nell’aria, quello che sporca la mente di cattivi pensieri… è qualcosa nell’aria che se ne sta finalmente andando con il vento che lo portò. Il cuore ringrazia se si smette di pensare al presente, fare ricordo dei momenti migliori del passato per preparare un futuro ancora più bello.

Il fiore nascosto 2021

Ogni giorno abbellisco il mio giardino, e memore di un ricordo adolescente, aggiungo un fiore là dove è l’angolo più nascosto.
Papà diceva sempre che il lavoro più bello deve sempre essere svolto dove non si vede, perché dove si vede e persino troppo facile far bene.
Come dire che far del bene non va mostrato come un trofeo della propria persona, se meriti lo sapranno gli altri e ancora prima lo sa Dio. che è la più bella garanzia che il fiore nascosto sia il più bello del giardino.
Deporre un fiore in un angolo nascosto, e come ci si rivolgesse con fare ‘sacro’ a dire che il bello è anche dove non si vede… e io, il mio Dio. non l’ho mai visto.

È dire che quel bel fiore sorride alla spinosa mora che è nata ribelle e si insinua in ogni dove, sorride alle erbacce e le cicorie in fiore. Sorride a tutte e a tutti quel bel fiore nascosto, e dice loro, io son bello ma fragile e la mia bellezza svanirà presto, se non mi colgono gelate di freddo polare, sarò ancora tra voi un altr’anno, qui, nell’angolo nascosto.
Con voi erbacce che mi avete protetto dall’impeto del vento e dalle sferzate di acqua e gelo che arrivavano dalle colline.
Io sono un fiore bello, ma sono ancor più fragile in un angolo nascosto.
Ho bisogno di amici, e perché non il rovo, sterpaglia e la cicoria in amore?
Abbiamo tutti bisogno di “Qualcuno” in ogni momento.
Ognuno si scelga l’appartenenza su questa terra che ha guidato il suo cuore nel corso della sua esistenza e faccia appello al senso di comunione fraterna.
Siamo in un angolo nascosto, difficile da individuare ma volando sulle ali dell’etere il male ci ha trovati lo stesso.
Allora non resta che chiedere la collaborazione del rovo di more, dell’erbaccia selvaggia e la cicoria che in primavera mostra il suo sole più bello.
Con loro, con la fede e speranza Vinceremo. E Ognuno pensi e preghi il suo Dio. compresi quelli che osano pensare di esserlo… sono già perdonati. Vinceremo, e saremo tutti migliori dentro.

Ti vedo

Ti vedo nello sguardo di un cane o in un merlo che rovista tra l’erba dopo un temporale scemato alla ricerca di cibo.
Ti vedo nel bel operare degli uomini e ti vedo tra le stelle, le nuvole in cielo.
Ti vedo nell’acqua di un torrente che ruba disgelo e ti vedo tra le cime dei monti innevati da un bianco candore.
Ti vedo nel verde di un prato a primavera e nei fiori che ha partorito, ti vedo in un matrimonio che genera figli dell’Amore… ti vedo dappertutto mio Gesù.

Un Amico di giorni felici

Come è difficile sapere come sarebbe stata la nostra fotografia.

Tra persone inconsapevoli e alberi pieni di foglie.
Tra un suonatore di fisarmonica e sole.

Sedie impagliate davanti ad una tavola imbandita.
Bimbi che si rincorrono facendosi male giocando ai cappelloni.

Da noi si chiamavano così i cowboy.
Senza un ritorno pieno di polvere per abbracciare chi bionda e pettinata gli correva incontro dopo aver messo le vacche nel recinto.

Come è bello sapere di avere facile o partita vinta.
Sorridere a salve tra mille viaggi nel deserto.

Ma ci avvicina la fortuna o tutto quello che vuoi.
Ma ci avvicinano le cose che fanno anche piangere e le occasioni.

Tra persone inconsapevoli e alberi pieni di foglie.
Tra un suonatore di fisarmonica e sole.

Tu che dai le carte e io che ho perso fantasia e giudizio.

Bella la nostra fotografia… Gigi

Ed è una storia che riguarda Te, compresa come si comprende il vivere, per chi è abituato a soffrire ma anche a gioire, si scrisse un libro insieme per questo motivo… per il motivo o per meglio dire l’’ideale di ognuno da ricercare in due mondi di fantasia diverse l’una dall’altra… e ci incontrammo, e ora non più, l’uno che l’altro siamo molto impegnati con i nostri fastasmi del passato che non ci lasciano stare… almeno si riconducano al cuore con un dolce pensiero di tanto in tanto… Annibale

Riflessioni di vita quotidiana

La tv non è sempre spazzatura, a volte capita di imbattersi in un canale di buona cultura generale che trasmette messaggi di un voler narrar una parte di storie di vita odierna.
Tv contemporanea quindi, trasmissioni televisive fra le mille a disposizione e questa è la storia dei giorni nostri che narra del transito di milioni di passeggeri aerei in tutto il mondo.
Solitamente sono più sorvegliate le nazioni che producono clandestinamente la droga e perciò trafficano allo sdoganamento oltre confine e per far ciò si servono di disperati in cerca di facile guadagno… queste persone vengono imbottite di sostanze stupefacenti nascoste tra gli abiti, quando non la inghiottono per poterle defecare dal loro involucro che in genere è un profilattico, oppure la occultano ben nascosta in doppi fondi nel bagaglio da viaggio.

Tutto questo avviene negli aereo porti di tutto il mondo, e per non farci mancare nulla, si traffica anche di medicinali che per la maggior parte dei casi, miscelati in misura smodata, fungono da potenti droghe allucinogene… ma anche di contanti in valuta sicura… milioni di pesos in cambio di poche migliaia di dollari, non di meno si traffica in animali esotici, per la maggior parte a rischio di estinzione, come si portasse una giraffa nel giardino di casa a Bolzano o avere per cucciolo un S. Bernardo a Rimini.

Molte le trasmissioni televisive che hanno toccato l’argomento di sorveglianza speciale negli aereo porti e manco a dirlo, le prime a diffonderle sono stati gli Americani con il loro mezzo secolo e poco più di stati… la maggior parte del sud è piena di contadini che grazie al clima e alla fame, coltivano canapa indiana o coca, ecco che molte stazioni aeree sono munite di squadre speciali di militari addetti all’individuare questi loschi e proibiti ‘traffici’. Policìa, Police, Politie, Polìcia e altre polizie locali e affiliate.

Tutte brave persone, almeno quelle viste in tv, persone che fanno il loro dovere e con molta umanità, comprendono per la maggior parte delle situazioni, che le persone sospette fermate al terminal d’imbarco e poi trovate con le mani nel sacco, sono vittime di criminali che li hanno illusi di facili guadagni, quando addirittura non sono stati costretti da un vile e pregevole ricatto.

Tutte brave persone i poliziotti di quegli aereo porti.
Italia, Aereo imbarco di Fiumicino, Roma… Polizia aereo portuale, fermano un sospetto… un giovanotto sulla trentina, viene accompagnato severamente in un posto dove viene interrogato e ammonito severamente… tanto severamente che appena scoperto la natura del sospetto ora divenuto certezza, e pur essendo evidente la manipolazione psicologica sullo sventurato trentenne gli viene detto subito quanti anni di galera si prenderà quella persona.
Gli viene detto con sguardi severi di chi la notte prima è stato respinto dal talamo, o da chi pensa di essere cornificato, una cattiveria che supera di gran lunga la polizia del cartello di Medellín in Colombia.
Polizia di frontiera aereo portuale Italiana… speriamo non si arrivi ad avere agenti che mettono a terra un extracomunitario con un ginocchio alla gola per 9 minuti in modo da soffocare il fermato.

Ricordi

Era un uomo sulla quarantina.
La sua vita prima d’allora era stata contornata da successi e insuccessi… come chiunque.
Ho la fotografia di un ricordo che mi riporta sempre a lui quando mi viene in mente.
Era una sera d’estate e ci invitò in quella bella casa montana a mezza valle.
Invitò I miei suoceri, mia moglie ed io.

Cenammo con cibi prelibati e vini pregiati e dopo cena, un ammazza caffè nel giardino di casa e nel mentre si raggiungeva il grande prato che ghermiva la casa, quell’uomo parlò a cuore aperto.
Era stanco di una vita greve e ambiva a diventare un ‘qualcosa’, un ‘qualcuno’ e la sua vita scorresse agiata per se e i suoi cari.
Quella sera in un suo ricordo ci confidò che lui aveva giurato a se stesso che non avrebbe mai più dovuto preoccuparsi di che vivere agiatamente e camminando disse queste parole senza ordine preciso ma di significato certo…
Mi colpirono quelle parole.

Passarono gli anni e quell’uomo dava segni di sfarzo in ogni dove e i suoi invitati a pranzo o cena, avevano di che ricordarsene per essere stati bene.
Alle 5.30 di mattino non s’alzava per andare su di un cantiere di Milano o di Bologna, ci mandava un prestanome che di fatto ‘prestava’ solo il nome, uno che cambiava in meglio la sua vita per un anno… o pensava di cambiarla in meglio un anno e mezzo, due al massimo, e poi gli veniva sequestrata l’auto intestata alla ditta puntualmente fallita al secondo anno di vita e smetteva di prendere l’assegno mensile e da lì iniziava il calvario di tutta una vita per riparare agli errori di pochi giorni di effimera gioia, gioia cercata, gioia pretesa, gioia agognata da chissà quanti anni di tormenti interiori… gioia… pausa per un po’… ma l’ennesima dannata tentazione.

Già quell’uomo lavorava… di testa ma non di calli alle mani, mi colpì quella notte che ci disse, io non voglio più essere una nullità.
Per molti anni ho ripensato a questa sua frase, e per altrettante volte mi ci sono ritrovato nell’immedesimare la stessa scena ribaltata su di me… che bello poter avere la forza di cambiare la propria vita con la forza degli intenti… che grande uomo quell’uomo pensai.

Altri anni passati, e di quell’uomo se ne parla sempre meno… pare si sia trasferito in un altro paese straniero.
Non fa più il muratore, si è buttato nel ramo delle dolci estasi ammaestrate, lavora per il benessere senza ritorno di tante persone. Forse del tutto un lavoro non è perché il lavoro ripaga in denaro, la giustizia ripaga con la detenzione forzata, ed è proprio ciò che capitò a quell’uomo.
Ora è tornato, ha scontato la sua pena, chissà se avrà ancora accanto quella bella mora piena d’amore pur avendo vent’anni di meno e comunque essere almeno il triplo più aggraziata di lui… chissà… chissà cosa mangia ora quell’uomo… e… se mangia con qualcuna o con qualcuno.
Non è più un bel pensiero quella fotografia del passato… peccato che ho capito solo tardi che chi fa per se fa per tre… l’aiuto sincero vie da sé, inutile rincorrere i sogni degli altri… non sono nostri.

Malta. (Prefazio)

Perché Malta. Perché appena ho sentito il suo nome mi sono brillati gli occhi di sotto le lenti a contatto, unire il mar Mediterraneo ad una affascinante penisola baciata dal sole dell’Africa all’isola della Sicilia, è stato come m’immergessi in una fiaba ma con i piedi ben piantati per terra.

Malta un nome bello, ‘pulito’ di colore… malta… calce, bianco quindi, la stessa tonalità dell’onestà. Lo stesso candore trasmesso all’animo, e perciò perché dubitare delle parole di un uomo che ha pronunciato il suo nome con candide intenzioni, Malta… insieme a proposte allettanti di lavoro e relativi sontuosi guadagni… come dubitare. Come fare a frenare il cuore che ti ha mostrato i lati nascosti della mente che conservano speranze e aspettative, come fare a cancellare la visione di una vita nuova a 58 anni, il riscatto di una vita sprecata nel profilo economico e incasinata per tutte le altre ragioni di vita.

Il sogno di Malta, lingua di terra nel mare da conoscere e curiosare tra le usanze locali che han sempre qualcosa da dire e da insegnare, sentire il mare arrabbiato che batte sulla scogliera dove a monte si erge la casetta di tronchi che mi sono costruito nello spazio di pochi minuti, e ho trovato anche il giusto tempo per pensare di avere con me la mia adorata moglie dietro quelle robuste piccole finestre che respingono le grida del vento e fan giungere all’interno un suono soave di uno sciamare di onde che si infrangono miti sulle spiagge, quando invece sono alte, forti, e insidiose urlano a squarciagola.

Perché Malta, perché è storia vera e io non so scrivere di nulla che non sia realmente accaduto. Nomi sfalsati, e mille altre peripezie non dette avvenute all’interno di questo pezzo di vita ma nulla di contraffatto oltre ciò. Malta, il massimo del mio risultato emozionale ‘esotico’, l’avventura che non mi aspettavo più da molti anni e che rivivevo quelle vissute ormai come troppo malinconici ricordi. Forse sapevo da subito che era troppo bello per essere vero, forse potrebbe diventare vero, tant’è che non mi sono ancora rassegnato e pur non avendola mai vista ancora amo Malta… ‘lei’ non centra con i miei intrighi.

Così andò quella volta che conobbi l’Amore.

Ti ho conosciuto una sera d’inverno e da allora per me è sempre estate. Eri lì con la tua avvenenza di non ancora vent’anni, i folti e lunghi capelli corvini coprivano il viso piccino, ma il tuo sorriso non è cambiato mai. Non fu un colpo di fulmine, avevo un altro percorso da fare, non ero ancora pronto per un vero Amore, non lo conoscevo ancora e Tu lo hai capito per questo preferisti allontanarti da me tuo indegno compagno di vita che per un po’ si trascorse insieme. Perderti fu come perdere tutto ciò che avevo e desideravo dalla vita, fu come aver perso il treno… ma scattò qualcosa in me che mi disse di correre, e io corsi, correvo velocemente fino ad aggrapparmi a quel vagone, dove all’interno c’eri Tu che andavi sui binari nella stessa direzione di quel che il Cielo voleva che andassi, mi sono innamorato di Te Donna, soave indispensabile guerriera e compagna insostituibile delle mie gioie, ho conosciuto grazie a Te l’Amore che tanto avevo rincorso inutilmente, e ora ho tutto… anche non avessi niente. L’Amore sulla terra è Donna e perciò estendo a tutte le donne del mondo il mio più reverente e sincero Augurio per la vostra Festa, la Festa dell’Amore. Siate felici il più che desiderate. W Tu Amore mio, W tutte le Donne.

Sera

O sera che arrivi d’incanto e fai pace con l’animo…. arrivi di soppiatto al tremante tuo insinuare il giorno portandogli via i colori. Sei tu sera Celeste che respingi i mali del giorno avvolgendoli in un manto di blu ch’è come il tetto di una casa che protegge dalla pioggia. Sei tu sera fatata che dai respiro agli affanni e aneli amore per tutto. Se sei fredda sera, vai ‘gustata’ a bavero alzato, se sei calda è bello rifugiarsi tra due alberi che respirano aria fresca che vien dai monti e si libra leggera tra le trame del tuo turno scuro di esistere. Sei tu sera benedetta che respiri inostri timori, così come perdoni le nostre colpe. Sera bella, sera fatata, ogni calar del sole appari timida nell’abbraccio di luce che spavalda se ne va con un sogghigno che furbo ruba tempo al tempo. Sei tu sera e nessuno si stupisce più nel vederti o sentire il tuo profumo, arrivi puntuale come un respiro e tenace come il batter di cuore perciò sei l’universo e noi granelli di sabbia sparsi in una vasca da bagno. La sera rimbocca le coperte alla notte che stanca perenne vuol dormire, la notte non vuol sentire vomiti e rimpianti, orge e schiamazzi… non vuol vedere “spade” usate due volte o vetrine sfondate da assordanti bordate di malandrini, la notte vuol dormire sognando l’operaio che fa il notturno sorvegliando un bene altrui, o guidando un tram stanco con due persone ciondolanti a bordo… e la sera le rimbocca le coperte. La sera di Dante e la sera dei ‘giusti’, la sera triste e la sera allegra, la sera cupa e la sera bella… non cambia mai colore, non si vede nulla e si accende la fantasia che da pace e speranza nel cuore. Ciao Sera.

Malta inizio

Mille novecento ottanta. Domani è sabato, il ‘sacro’ giorno del dolce far niente se non riposare e divertirsi per i giovani che vestono con jeans di almeno due taglie in più del necessario tenuti su in vita da un cinturone con fibbia grande che li tira sù il più possibile in vita così che si vedano gli stivaletti a punta consumati sull’asfalto a cavallo di una Vespa Primavera 125, ma oggi è venerdì che è un giorno ancora più importante è ci si può ubriacare sbracati sulla poltroncina di una discoteca in compagnia di altri allegroni e impenitenti trasgressori del quieto vivere… per i più fortunati la notte finisce in un auto appartati sulla cima di una collina a pomiciare a tutto spiano, per i più sfigati a vomitare da soli sul water di casa con mamma e papà che hanno lasciato la porta della loro camera da letto semiaperta per chiederti di tanto in tanto se ti e passata la sbornia, e che non vedono l’ora che venga il mattino tardi del giorno successivo per rimproverarti urlando nel mentre che a fatica ciondolando raggiungi la cucina dove c’è apparecchiato in tavola per il pranzo, ma Tu nemmeno hai voglia di bere un caffè e poco dopo torni a letto per prepararti ad un altra folle sconsiderata nottata di fuoco. Soldi non mancavano mai così come il lavoro che abbondava per chiunque avesse un minimo di voglia di lavorare, e se capitava che questo o quel “padrone” come ancora si chiamava all’epoca il datore di lavoro ti rompevano le scatole per i continui ritardi al mattino o per scarso rendimento non era di certo un problema, accanto alla carrozzeria dove facevi il “bocia” c’era Gino con la sua officina meccanica che avrebbe assunto un giovanotto che a parole sembrasse almeno volenteroso. Esisteva anche la categoria di giovani lavoratori che lavoravano saltuariamente e venivano pagati a giornata senza retribuzioni sindacali così che in una settimana si iniziava al martedì magari a scaricare camion di traslochi o a fare da manovale presso qualche artigiano e si finiva di venerdì così che si potesse andare al lago o in montagna o a visitare qualche città per poi passarvi un paio di notti da urlo e rincasare di domenica… il lunedì ci si riposava da immani baraonde. Ovviamente solo persone timorose con poche possibilità di riuscita sceglievano un lavoro in fabbrica che a quei tempi era roba da sfigati salariati, a meno che si trattasse del solito furbetto che più che lavorare in un anno sfruttava più giorni con la mutua, appoggiati dal dottore compiacente che non gliene fregava più di tanto di fare gli interessi di un azienda essendo anch’esso uno stipendiato fisso, i controlli per la degenza erano quasi inesistenti e per il mutuato erano più i giorni che faceva a Riccione che in fabbrica, per molti giovani era quasi una vergogna lavorare con stipendio fisso a vent’anni. La politica era roba per ‘vecchi’ che a quei tempi erano i cinquantenni e che comunque dovevano solo scegliere fra Almirante, Berlinguer e Andreotti… destra, sinistra, centro. Mille novecento novanta. Boria, ego, spavalderia e quant’altro ispiri onnipotenza erano alle stelle. Ti piaceva un auto? Preferivi una moto?… una barca, un camper o qualsiasi altra diavoleria che ti potesse fare un figurone con la ‘tipa’ o con gli amici, quattro cambiali e tutto era risolto… mezzo di godimento nelle tue mani. Al bar si poteva “segnare” su di un notes a righe il conto, e pagare alla fine del mese o appena si fosse in condizione di farlo, tanto i conti venivano quasi sempre gonfiati debitamente dall’oste che in questo modo applicava interessi che lo avvantaggiavano comunque… così nei ristoranti, dal gioielliere, così nella boutique sotto casa e in mille altri posti ancora dove eri conosciuto. Funzionava che se al bar dovevi pagare subito bevevi un paio di birre in una sera, se pagavi del tempo dopo ti ubriacavi quasi regolarmente tutto il mese… pagare subito, una pizza e coca cola, caffè e buonasera, pagare poi, risotto di seppia e fritto misto annaffiati da Pinot, dolce e ammazzacaffè… dall’orefice pagare subito, un anellino d’oro per la ‘bella’ il giorno degli innamorati, pagare dopo, un brillante che faceva morire d’invidia tutte le amiche della fidanzata… pagare subito un pantalone e una maglia, e borsetto rigorosamente ‘firmati’… tanto i soldi in qualche modo c’erano… o di “riffa” o di “raffa” i di consacrazione al consumismo più sfrenato, non si segna più niente perché per colpa di qualcuno non si fa più credito a nessuno, ma c’è ancora un poco di lavoro ed è relativamente facile ottenere un prestito in banca… ergo, auto, gioielli, abiti, motoscafi e quant’altro serva ad apparire anche se si spende più di quello che si incamera. Duemila dieci. Il lavoro comincia a scarseggiare, così come la fiducia delle banche… bisogno di un elettrodomestico o di un accessorio per la casa? Un prestito fatto da un agenzia subalterna agli istituti di credito ed è ‘fatta’. È dal duemila dieci che comincia la tragica discesa monetaria. D’un botto ciò che valeva ‘mille’ vale ‘cento’, ed ognuno a modo suo si adegua e restringe le proprie possibilità. Poi arriva il Duemila Venti, che bisognerebbe si iniziasse a non considerare il perché è stato scritto con l’iniziale maiuscola, non essendo un pregio ma altresì una grandissima catastrofe aereo-anti-ecologica, un virus maledetto da chissà quale mente contorta partorita in un pensiero nato in laboratorio… di quale città? Da quale Paese del globo proviene questo covid 19? Non è importante saperlo perché c’è coinvolto il mondo intero che, corre veloce, talmente veloce che è sempre più difficile da inseguire. Se il Duemila Dieci è stato l’anno della discesa economica, il duemila venti è stato un ritrovato valore perduto… e valori perduti. Si sono ridimensionati tutti quanti, e per i pochi che non ce l’han fatta perché destinati ad abbandonare la scena con la dignità di andarsene per sempre. La dignità che li porterà nel Cielo ed esista o meno una giustizia divina, avranno di certo lasciato un forte ricordo di ‘piccoli re’ decaduti. La mia ennesima avventura inizia con la ‘decadenza’ del Duemila Dieci fino ad arrivare arrancando al quel fatidico Duemila diciassette. Anno buono per il vino, ma ad ora, non per me. A quell’epoca stavo uscendo da uno ‘stadio’ della mia vita, il secondo dal primo che nel Duemila Dieci ci aveva già ridimensionato, nel Duemila Diciassette vivevo di quel che riuscivo a racimolare per quietare animo e ‘bollette’ e non ero l’eletto immolato per finire i suoi giorni da ‘re’, perciò me la passavo piuttosto male. Ho preso a calci le notti per starti più vicino… le primule le vedevo dal fioraio mentre che gli passavo accanto e non ho visto il grano maturare per molto tempo, il telefono non squillava mai se non per dirmi cose che non mi interessava sapere. Cadono stelle e io sto nelle stalle del mio stallo, aspetto nuove primavere di vita e coccolo il tempo sperando non fugga senza che me ne accorga. Ora penso sia meglio io vada con i miei pensieri in campi Elisi ad aspettare nuove albe che portino sole pioggia e neve Ora penso sia il tempo di mietere il grano e affrontare il domani con ciò che verrà…
Ora penso sia tempo di non pensare più a nulla se non vivere. Buona giornata a chi ha smesso di pensare a cose che lasciano l’amaro in bocca e Buona giornata a chi si rimette nelle mani del destino cucito su misura di chi ha capito e chi capirà,… io voglio bene a tutti…belli e brutti. Questo stato d’animo mi ha preparato l’ennesimo piatto che la vita mi ha servito su di un vassoio d’argento, come la testa recisa di Giovanni ‘il’ Battista che fu presentata alla capricciosa malvagia Salomè “servita” su di un piatto d’argento, San Giovanni ha creduto per ciò che è morto e io per ciò che mi rimane voglio credere ancora una volta in qualcuno… un compagno, un amica, un qualcuno che con Te avrebbe fatto l’affare della vita, che alla mia età significa il desiderare di essere lasciati in pace da tutto e da tutti per il resto che ci rimane da vivere… che non è mai abbastanza.