Agosto

Un affare mi venne proposto e per compenso una parte in denaro e per il saldo un cavallo. Già, il mio primo cavallo arrivò così, ti do tre milioni di lire e Ulisse, un cavallo mezzo sangue italiano e arabo mi disse “Gige”, è bravo, docile, mansueto, va bene per te che non sei un esperto. 

Ulisse era, come si dice in gergo, “rotto in bocca”, e una volta preso il galoppo non si fermava mai. Solo mesi dopo venni a sapere che Gige me lo aveva dato perché un giorno, in prossimità di un funerale, si scagliò a spron battuto tra la folla, facendo cadere rovinosamente la bara con feretro annesso.

Cedetti Ulisse a un altra persona, e andai al mercato di un importatore di cavalli. Mi avvicinai al recinto dei cavalli Argentini, e lo vedi lì il ‘mezzosangue’, in mezzo a cento, bello, impetuoso, nervoso, fiero.  A nulla valsero i tentativi del capo mandriano, il gaucho che mi diceva implorante, no buono per te, cavallo per ‘grande’ cavaliere… e lo presi. Baio scuro, bello. Ricordo che spesi la stessa cifra del suo ‘acquisto’ per agghindarmi a tono. Sembrava che io e Kenzo dovessimo partecipare alle finali dei campionati del mondo di Dressage. Anche la mia nuova fiamma aveva una splendida cavalla arabo-polacca, ma si stancò trasmettendo la passione al papà e con Lui ci recammo da Piero a Ossimo un ridente paesino montano nel bresciano.  Mi innamorai di Solita, una bella argentina maculata incinta che ci diede uno splendido puledro, che purtroppo morì pochi giorni dopo la nascita. Sempre da Piero acquistai un cavallo del Don, Bauwer e, anche se Flaminio, mio suocero, mi sconsigliò di prenderlo perché era “intero” cioè con gli attributi, io non sentii ragione e lo volli.
Due giorni dopo lo riportammo dall’ex proprietario, aveva demolito la stalla a suon di calci tanto era impetuoso, ed era pure impossibile cavalcarlo tanto era brioso e incontenibile. Dopo quella esperienza,  Benvenuto, un maestro di cavalli, mi consigliò una magnifica cavalla tedesca alta due metri al garrese, bianca, con macule leopardate (Ubero). Il suo nome mai fu più appropriato, si chiamava Signora, era stupenda, non fosse che era un’ex “saltatrice d’ostacoli” e dopo una lunga carriera, non ne voleva giustamente più sapere di cavalcare a ritmi forsennati e nemmeno di fare tutto quello che un esuberante cavaliere come me volesse, e allora dopo poco tempo, ciao Signora…

Londra

Inghilterra, conservatrice a tutto campo, preserva bellezze che raccontano la storia. Magnifica la cattedrale di Westminster, dove entrando si è nel mezzo di una parte importante della storia del mondo, a partire del primo sovrano che nel 1066 vi fu incoronato Guglielmo il conquistatore, e in tempi più recenti, Re Giacomo, e la Regina Elisabetta I. Negli androni del seminterrato si possono vedere e calpestare lapidi commemorative di illustri nobili ivi sepolti da, Lord Byron, Charleston Dichens, William Shakespeare, Oscar Wilde, Winston Churchill, e molti altri personaggi che hanno fatto la storia d’Inghilterra e del mondo intero.  Ultima ma non per importanza, l’indimenticabile Principessa del Galles Lady Diana Spencer, che nella cattedrale stessa vi furono svolti i suoi tristi omaggi funebri.

Il quartiere di Portobello Road, con le sue vie multicolore e i suoi negozi stracolmi di souvenir e curiosità di ogni genere, e li vicino, un castello meraviglioso, residenza estiva dei reali, dove un ala è aperta ai visitatori.  L’Abbei road NW8 city of Westminster, il più prestigioso locale dei Beatles, un lange bar con al suo interno una sorta di museo stravagante allestito per il famoso gruppo musicale, dove si può ammirare uno dei reggiseni da scena di Veronica Ciccone.

Una bella coda di almeno tre quarti d’ora, per entrare nel locale allestito per Hard Rock café, dove una maglietta autobiografica costa tre giorni di lavoro.  Facce strane, come quelle degli Ebrei con barba e cappello a tesa dritta, che non regalano troppa confidenza e uomini elegantissimi di origine africana che passeggiano con capelli lunghissimi a treccine da ‘rastafariano’, donne con chioma rasata da una parte, e capelli lunghi e fluenti dall’altra, colorati come fosse un carnevale di plastica.

Una città Londra, che ben si sposa con il promiscuo razziale, nel rispetto di ogni tendenza sessuale, religiosa e politica, una città che vale la pena di vedere e visitare per la sua straordinaria moltitudine di stranezze e ambiguità, che comunque vivono di fatto in uno dei posti più conservatori del mondo, e anche per perciò affascina, e sarà per questo che invade gli occhi e i sensi. Da Bergamo… a casa, su viale Papa Giovanni a “far vasche”, pensando a te. I Love Londra. E’ un altro anno, saranno altre gioie e meno dolori perchè chiusa una porta, la speranza spalanca un portone per orizzonti migliori.

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Biker

É un’altra estate che se ne va, piano piano meno chilometri da macinare dietro la visiera scura del casco. Ogni volta mi chiedo quanto avrò il piacere di ritenermi ancora come ora, un motociclista, un bikers, un ‘bastardo’ su due ruote con tatuaggi sui bicipiti. Che se i tatuaggi dovrebbero  intimidire e affascinare, a me rimane la Madonna delle Grazie su una spalla, e una Croce cinta d’Alloro sull’altra che dopo un ventennio sbiadiscono sulla pelle ma mi si imprimono saldamente nell’Anima… al riparo dalle cazzate che ancora combino.

Ma alla fine sono un motociclista ‘bastardo’, un bikers ormai solitario che sogna come quando aspettavo con ansia mi si sostituisse un carburatore “14” Bing con un “16” Dell’Orto… due cavalli in più aggiunti al motore mio ‘cinquantino’ Gerosa Zundāpp…
La moto è un pezzo di ferro e non ci si può innamorare ma ci si può innamorare del senso di libertà che  ti regala il vento in faccia e tanta innocente spavalderia. Quel sentirsi a posto anche dopo trecento kilometri macinati di fresco tra strade di molta polvere, sporchi sul giubbotto di pelle ma puliti e liberi dentro da pensieri indesiderati.

È una vera passione la moto, anche se non può minimamente competere con l’amore che si prova per una Persona che ci possa innamorare, e ‘lei’ gelosa si vendica ricordandoti che quando ti sei presentato a cavalcioni sulla sua sella, hai fatto palpitare il cuore di chi hai amato o di chi ami.

Con il passare del tempo il tuo corpo ti suggerisce di frequentare meno la palestra e fare più passeggiate nei boschi o in riva al mare. Avanti nel tempo non si beve e non si mangia più senza conoscerne la quantità.  Mille cose hanno assunto una dimensione diversa del solito modo d’essere di una persona con molte primavere che si è  caricata sulle spalle… è tutto come prima ma al rallentatore. Ecco la spiegazione del perché  si amino tanto le due ruote, forse perché invece che rallentare, si apre sempre più la manetta del gas, e ti fa rimanere un “giovane vecchio bikers” testardo e indomabile ‘bastardo’.

Al di la del balcone.

Di là del balcone, seduto vedo la nebbia che scende a coprire le case. I lampioni sembrano palle luminose color delle arance, sospese nel buio velato da una coltre nebulosa. Sale la nebbia agli irti colli… come sale uno stato d’estasi celestiale. È virgulto incontenibile per lo spirito, è come stare nella ‘dimensione’ che più desidero. Il momento per ognuno di Noi. Il momento che dura il tempo di un momento per ritrovare se stessi in una disamina dello spirito per poter continuare a sperare… a vivere, un momento di quiete, un momento serenità con il mondo, un momento dove il mondo non esiste.

Sul far della sera

Sul fare della sera. Guardo la notte e mi arriva in faccia il fresco di aria montana. È il momento di pensare… che tutto il giorno una persona pensa, ma cosa abbia da dire di tutto ciò che ha pensato, lo si può solo capire sul fare della sera, prima, difficilmente si riesce a mettere insieme un qualcosa.

Arrivano idee nuove tutte da sistemare al loro posto, ma giungono strampalate nel suo insieme da principio, poi nel loro astratto prendono gradatamente forma, e nello spazio di pochi minuti, vengono alla mente cose sempre più ‘chiare’, che  fan sentire partecipi, il ‘durante’ è di rigore perché siamo lo spazio temporale di noi stessi.

Si insinua nel pensiero una saggezza costruita nel tempo, un cerchio che si crea intorno al proprio esistere.   I discorsi nella mente sono perlopiù sogni ad occhi aperti che paiono miraggi o lo stesso difficili pensieri da applicare alla reale quotidianità.

Ciò nonostante sono cassetti chiusi della memoria che una volta aperti fanno correre la fantasia.   Fantasticare è bello perché sinonimo di sognare… anche ad occhi aperti che è ancor meglio.

Significa che sei ancora bambino e i bambini non sanno mentire, fanno ciò che credono sia giusto fare senza essere influenzati da “elementi” esterni che confondano la mente… credendo perciò di avere fatto la cosa giusta, senza ipocrisia e senza falsità.

Allora perché non sognare, perché non regalarsi dei momenti nostri, intimità personale gratuita che viene scagliata come fosse un boomerang e ritorna indietro carica di vitalità, che non solo serve per se stessi, ma sarà un prezioso riflesso di bene gratuito che ognuno che sogna può regalare ad altri che non sognano perché incapaci di farlo.

Non è facile isolarsi dalla quotidianità, non è per niente facile entrare nel cerchio della “normalità. È più facile a dirsi che il farsi… ma anche se non sempre, ci si deve sforzare quel poco per raggiungere il proprio intimo perchè giova stare soli di tanto in tanto non fosse che per confermare la propria esistenza.

Credibilità e onore.

Ultimamente mi chiedo spesso se la credibilità sia più nobile dell’onore. Allora cerco lo spunto per cercare di dissipare ogni dubbio e lo cerco nella vita quotidiana in ciò che faccio e in ciò che poi in genere scrivo. Quando leggendo prego, rileggo per innumerevoli volte litanie e frasi raccolte da Santi, Profeti e Filosofi di ogni appartenenza religiosa o Atea. Affacciato sul balcone di casa, con la pancia appoggiata al cornicione, mi fumo una sigaretta rollata e sorseggio del liquore scozzese. L’aria sferza quel poco la pelle così che mi toglie il torpore dell’alcol, mentre cerco di pregare, distratto di tanto in tanto dallo sciabordio del suono che un’automobile che alla strada rilascia al suo passaggio.

Ancor più mi distraggo se qualche passante percorre la strada sull’unico marciapiede che mi sta di fronte.
Ascolto i discorsi senza o per volere di un’eterea forza contraria che beffarda vuole creare disturbo alla mia voglia di sapienza ultraterrena. Passeggiano parlando tra di loro con discorsi preparati da fare all’amica o all’amico, o ancora all’innamorata di turno. Sembrano frasi provenienti dalla trama di un film già girato. Discorsi e frasi adatti ad una passeggiata e, per quanto siano futili ma non inutili, mi costringono sornione ad ascoltare. Un uomo con i toni alti sembra voglia fare un simposio allo scopo di colpire al cuore la persona desiderata.

Altre voci intanto intavolano discorsi filosofici e un po’ contorti prima di arrivare alla questione politica e dopo, solo molti passi dopo, finalmente si svela l’appartenenza politica. Persone etichettate dal sistema, persone inermi, ingenue, persone incolpevoli.

Si sentono fragorose risate di giovani con zaino in spalla, cappuccio della felpa calzato sul capo, ma sento anche risatine d’amore. Non ho mai sentito piangere su questa strada che taglia in due il contatto che ho con la natura, non ho ancora sentito piangere.

Rileggo alcune litanie e mi concentro con più vigore vergognandomi un poco di doverlo fare, ma lo scopo è raggiunto. Altre distrazioni appariranno d’incanto in mezzo ai miei pensieri, sicuramente più lievi e meno cupi, come il vedere la cima maestosa della quercia che svetta più alta delle betulle, delle robinie e delle nocciole.

Le spine che difendono i rovi le ho eliminate, le uniche spine che amo sono a difesa delle rose, uno dei più bei fiori del creato. Alla peggio mi può capitare di distrarmi nel gettare lo sguardo su quel cumulo di luci che sembrano siano state lanciate a mano aperta da un gigante su quella cima del monte, sembrano bottoni dorati appuntati sul cappotto in pelle di un marinaio olandese che stranamente mi ricollega come un lampo ai ricordi migliori che alloggiano nella mia mente, la montagna. Montagna che è sincera così come il suo ciglio severo.

Le spine dei rovi le ho recise, non mi piacciono le spine dei rovi, sono sottili quasi invisibili e si insinuano in ogni dove. Sono come i pensieri maligni che albergano i miei sogni. Abbasso gli occhiali sul naso e li allontano un po’ dagli occhi per meglio vedere lo schermo dove scrivo. Leggendo vedo ciò che desidero avere dalla vita, invece se sollevo lo sguardo nella parte alta, vedo tutto sfocato e mi rendo conto che corrisponde alla mia realtà quotidiana. Rileggerò mille e poi mille volte ancora quelle frasi che mi ispirano, cercando di riuscire a stabilire il contatto ottimale che collega il mio spirito e la mia anima.

Non ricordo mai a memoria le parole delle litanie nella loro interezza ma mi dico che l’importante è non abbandonare il significato del perché prego. Nel frattempo spero di riuscire a darmi una risposta valida alla domanda che mi infastidisce e mi dà quel poco di tormento. Credibilità e Onore. Al momento penso che la credibilità per sussistere debba dipendere dall’Onore. Punto e a capo.

Buon lavoro politici

Quando due ideologie si contrappongono nel modo di intendere e volere, cercano nel dialogo la miglior risposta per ‘incontrarsi’ e se ragionevoli entrambi, al fine capiscono di aver parlato la stessa lingua nell’interesse senza ‘colore’ del popolo, ammettendo ognuno le proprie convinzioni spesso alterate da ego e alterigia.

Nessuno ha ragione per lo stesso naturale contrario che nessuno ha torto, e questa è la base fondamentale di ogni principio di dialogo che voglia intraprendere per instaurare un costruttivo nuovo modo di intendere e pensare… Buon lavoro ‘politici’.

Re di Côppe. Sono un re.  Sono il re ci Côppe, non il re di Spade, e nemmeno il re di Denari o di Bastoni. Per ordine non di importanza, “Côppe” è come dire che sono un re neutrale. Re di Côppe è la carta rappresentata da torri che sono difese dalla carta di Spade che brandita può incutere rispetto a difesa delle  stesse torri, le nostre case, i nostri focolari domestici.

Il re di Denari un sole rosso ricamato della cultura Maya… quindi “potere”… quindi oro e oggi denari,  e il re di Bastoni non è lì a difenderti come la spada fa con le torri, il bastone e lì a ricordarti quanto bene faccia il “potere” e il denaro ma quanto di molto peggio possa essere l’esatto contrario se “usato” male. 

Quanto è deleterio il rovescio della medaglia che rappresenta il “potere, che logora chi non c’è l’ha” disse Andreotti, ma di persone come Lui, nel ‘bene’ e nel ‘male’ ne abbiamo avute pochissime… Nessuno di Noi restanti  moltitudini di persone sapremo mai se il Giulio aveva torto o ragione.  Personalmente devo dire di sentirmi a mio agio in un ottimo umile re di Côppe che difende le sue torri a motivo principale di un esistenza terrena atta a difendere le  persone che ci abitano.  È l’aiuto necessario per incamminarsi sul sentiero giusto, tentare di raggiungere la felicità terrena… è sapere con certezza di non avere vissuto invano nel difendere i propri affetti famigliari e sociali.

L’Amore ha molti volti che ristorano l’animo e possono dare altri buoni  motivi per essere felici di aver vissuto, e ancor più di godersi il presente aspettando serenamente il domani… dalla parola “potere” si è passati alla parola Amore.  Non ci voleva… ancora una volta la parola Amore è arrivata al cuore prima che potessi valutare al meglio il significato della parola “potere”… forse ‘ci voleva’.  Ancora una volta trovo giusta risposta solo nell’Amore.  Del resto basta immaginare di pensare alla parola “potere”.   ‘Volere è potere’, recitava la massima di quell’uomo troppo ambizioso, e gli epiloghi al riguardo si sprecano negativamente a partire dalla miriade di morti in guerra che c’erano andati come eroi, ma in realtà erano ingenui martiri mandati al sacrificio per onore del “potere”… ed è solo uno dei suoi mille maligni significati e qualcuno dice deve averlo!… Perché?. Un ‘Pastore’ che guida il gregge ci vuole sempre, a condizione che dia un Nome ad ognuna delle sue Pecore e invece chi ha il “potere” su questa terra non solo non da un nome alle sue Pecore, ma spesso si dimentica di dargli da mangiare.

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L’Amore è uno solo e copre ogni altro simbolo, di Re ne conosco solo uno e regna nel mio cuore, non solo come entità divina ma soprattutto come Maestro di Vita per tutti in tutti i tempi.  Anche io sono un re su questa terra, il re di Coppe ed ogni giorno mischio le carte perché la vita è un gioco… basta non barare.

Suzza.

Come quando succede che non ci sei, sempre mi manchi. Mi manchi ancor più prima Tu manchi, per me è come sapere di dover ‘prendere’ un volo in aereo… sto male prima di ‘partire’. Non è un male brutto, è un ‘male’ che fa bene… è la certezza di avere accanto una persona indispensabile che amo… come respirare. Perciò ti Amo di quell’amore unico che non ho mai potuto dare ad un altra Donna, e non potrò mai più dare ad un Altra che Te, Susanna.

Anche i moscerini un poco si sbronzano.

Il riverbero dei lampioni emana colore della carne di salmone, illumina a giorno le foglioline di quella pianta ornamentale da giardino che orgogliosa e frettolosa vuole raggiungere in altezza il balcone da dove si fa vedere bella dal resto del mondo. Foglie che brillano come avessero mille diamanti cosparsi sui rami vestiti ma altro non sono che gocce di pioggia appena scese. E il chiarore della notte irradiata dalla luce della luna che unisce il caramello sul gelato.

È la luna che aggiunge il tocco finale di luminescenza naturale al brillare di gocce d’acqua che sembrano diamanti adagiati con cura nelle braccia del fogliame agitato dal vento. È solo un altro meraviglioso gioco della natura che non finisce mai di stupire con le sue ingenue ma immani creature. Nel mentre gli occhi accarezzano questo splendore, la brezza di un’aria frizzantina strascico di un vestito da sposa accompagna ad andarsene la sfuriata di pioggia che è appena fuggita forse in altri luoghi, accarezza la pelle degli uomini che si abbracciano rabbrividendo quel che basta per godersi finalmente un po’ di agognata frescura.

Poi ancora lo sguardo sconfina in quella radura e ai suoi margini la cresta di una fila di alberi e dietro di loro il saliscendi di dolci colline che invano tentano di raggiungere le miriadi di stelle che in ordine sparso brillano in cielo. Attorno è buio, è notte, è ora che tutto riposi. A rimirar la sera guardando il crepuscolo oltre le colline, ed è curioso pensare che dall’altra parte del mondo inizi un nuovo giorno. Ciò che per noi è appena passato, per qualcun altro è solo l’inizio di una nuova giornata. In Cina le strade si affollano di moltitudini di gente metodica quando da altre parti si dorme un sonno profondo. Al di qua della penombra sorseggio un goccio di alcol e scaccio con manate repentine dei moscerini, attratti dal profumo inebriante del whisky contenuto nel bicchiere.

Anche i moscerini un poco si sbronzano. Invece in India, aldilà del crepuscolo, le strade a quell’ora si riempiono di mucche sacre e di troppe persone nello stesso tempo…poi un bel tuffo nel Gange per ristorare fisico e animo che bontà loro, così fanno in quella parte di mondo.

Io me ne sto qua con i moscerini a cui non è rimasto altro che la luce sintetica dell’hp perché l’alcol me lo sono scolato tutto… allora mi insidiano i capelli e svolazzano dispettosi davanti al viso. Beh, forse è meglio avere tra i piedi un moscerino che avere un serpente nel giardino.  Infatti è senz’altro meglio avere tra i piedi un semplice scocciatore che un falso amico. Ci sono gli amici del cuore che invidiano una bella storia d’amore, incapaci di gestirne una propria e altri amici e le amiche che pensano ingenuamente di ingannare chi l’amicizia la conosce per davvero.

Meglio un moscerino che ti ronza in faccia che un falso amico ma per grazia esistono anche gli amici veri, quelli per cui non ti devi preoccupare di quello che dici in loro compagnia e, quando serve, puoi contare sempre su di loro.

Su come sapere se si tratta di vera amicizia, lasciamo lavorare i nostri sensi ma se proprio si vuole averne certezza, spero che capiti di ascoltare una persona che vi dica  di essere angosciata dell’avanzata età del suo amato cane meticcio e profondamente dispiaciuta del degrado fisico del suo Roky che lo vedeva spegnersi ogni giorno sempre più. Chi ama i cani è più che probabile che ami ‘anche’ gli uomini. I moscerini scacciateli ma non schiacciateli, servono per cibo alle rondini che hanno i piccoli ancora nel nido e appena svezzati dovranno migrare in loro compagnia. E se una rondine spicca il volo per andare al di là del crepuscolo, è segno che tra un anno ritornerà per annunciare una nuova primavera. Speranza per il futuro di trovare altri amici veri, perché la vita continua… al di la di ogni tramonto, all’insorgere di ogni alba.