“500” CINQUECENTO.

Questo è il mio scritto n. 500. Cinquecento volte in cui per sette anni ho scritto tentando di compiacere chi mi leggesse, nel mentre del corso di quegli anni ho scritto sei libri e sono al termine del “7”ttimo. Ho cominciato a scrivere che non avevo sette anni e quando non scrivevo con la penna scrivevo con il cuore. Ho scritto anche quando non sapevo di scrivere, dai “27” ai 47 anni… c’è sempre di mezzo quel “7”… e io amo il “3”… ho scritto anche allora che non mi importava di farlo con la penna, ma stavo scrivendo nel cuore ciò che dovevo scrivere adesso.

Ho raggiunto molto prima il traguardo di “10.000” Persone che hanno visitato il mio sito, che non il traguardo di “500” testi da me scritti. Sono solo numeri nella loro misera somma totale, non sono niente al cospetto di un o una qualsiasi follower ‘dipendente’ di appena vent’anni… capace pure che l’ultimo o l’ultima ‘influencer’ nella lista dei “bravi”, si porti a casa in un ora tutto quello che io ho cercato di costruire in una vita… da sette anni senza sosta… quindi son “niente”. Sono partito da zero ma ero già a mille con l’ego per poter scrivere non dovendomi mai vergognare nel rileggermi… poter correggere qualcosa forse, ma mai il “concetto” dei miei pensieri.  Poter riuscire a scolpire nella roccia i miei pensieri nel rispetto Altrui, con l’illusione profonda di essere stato d’aiuto a qualcuno e nocivo a nessuno.

Sennò a che serve scrivere qualcosa per qualcuno. Bello si lasci il proprio pensiero ai posteri, ma ancor meglio si lasci buon senso piuttosto che inutili retoriche. Nel corso della mia vita ho cercato in mille modi di aiutare il prossimo, e Dio. Stesso mi è testimone, ma la mia vanità giovanile è stata straripante come un fiume in piena, non ho saputo domare l’impeto della mia arroganza, e le avversità si sono accumulate. Per grazia mi è stata data un altra possibilità di riscatto terreno. Sto scrivendo come feci all’inizio di sette anni or sono… parlo solo di me, come quando giovane ero spavaldo e parlavo spesso mentre il mio interlocutore non aveva finito il suo defluire di parole… ma è un occasione speciale, adesso so che è sbagliato.

Stavolta è tutto calcolato, è “spavalderia calcolata”, ho deciso di dedicare il mio 500ntesimo articolo a Me stesso. (non ho mai scritto prima ‘me’ o ‘io’ con l’iniziale Maiuscola… e non lo ripeterò fino al capitolo n. “1000” È un piccolo segno di umiltà che ho imparato dalla mia compagna che da anni possiede un auto cabriolet ma non la scopre mai. Ho scritto di persone e fatti mai inventati, non sò inventare nulla… posso cercare di poetizzare, di romanzare, ma sono solo capace di unire i miei sogni con fatti realmente accaduti… a me, e a chi ho avuto il piacere o il dispiacere di incontrare sul mio cammino…che in ogni caso è sempre un esperienza positiva. “ Un buon Carabiniere deve conoscere bene i ladri sennò non li cattura”. Conoscere il “male” non è sempre un male, anzi, non lo è mai se ci si ferma alla prima paletta alzata dell’ ‘alt’. “Alt fermi tutti… bocce a terra”, questo punto s’ha da rivedere e se si ammette che la tua boccia e più lontana dal ‘boccino’ di quella del tuo avversario, sei già sulla giusta strada per la ‘salvezza interiore’.

Io sono l’un per cento quotidiano dei follower del meno quotato o della influencer del momento… beati gli ultimi perché saranno i primi…

Significherebbe scalcare il destino è valicare la sorte. Significherebbe vivere la vita che ho sempre desiderato vivere… con persone nuove a cui smettere di ‘chiedere’ e altre persone a cui dare… non ‘persone’ speciali, semplicemente altre persone, altre esperienze, altre conquiste, altre sconfitte, altro modo di vivere un decennio contandoli e vivendoli uno per uno… stagione per stagione e per questo continuerò a scrivere… domani è il”501”.

 

Finale di un capitolo di vita.

Finale di un capitolo di vita. Da quella casa riparto, quel cascinale nella città, che era fuori moda già ai tempi della mia fanciullezza. Uno degli ultimi baluardi di un capitolo che si era abbarbicato in quella fase di vita, forse speranzoso ma di certo spavaldo di non cedere all’incalzare del tempo, che inesorabile rubava spazio ed essenza.

Come un vecchio mausuleo che sta li a ricordare come si viveva nei primi del novecento. E noi, io e la mia famiglia, con un piede dentro ed uno fuori da questa realtà, perché ci piaceva vivere in due condizioni, che la prima soddisfaceva i miei genitori, o almeno uno di loro, e la seconda era rincorsa da noi figli con quella smania che ti fa desiderare tutto e subito, dettame di un età virgulta, smania e desiderio di tutto, che poi spesso per chi ne abusa non da niente… e per grazia degli altri 5 fratelli solo io ne abusai. Per determinate persone la vita è rincorsa alla velocità del suono, e quando meno te ne accorga, si è già presa una bella fetta di te, lasciandoti l’amaro in bocca nel dire… avrei potuto fare, avrei potuto dire, non avrei dovuto fare e non dire.

Che i più saggi dicono che non si vive di rimpianti, ed io con loro, ma non del tutto, ancora sto analizzando ed elaborando questo importante messaggio, per potergli attribuire una mia risposta. In fondo sono rimasto ciò che ero, un inguaribile inseguitore di sogni, che qualche d’uno li ho realizzati, molti no. I sogni sono tanti, e i di più non son sogni ma spesso scomode realtà, come trovare l’amore con la A maiuscola, che ringrazio Dio. di avermene fatto dono. Segue appiccicata come un francobollo, una bella famiglia, dei figli di cui si possa essere orgogliosi, il lavoro, che non è inteso per un mero stipendio, almeno per me che non è mai stato lo scopo principale, ma bensì, che ti piaccia e non ti faccia sentire di sprecare il tempo. Perché ‘uno’ di tempo abbiamo, non ‘due’, ‘uno’, e va vissuto a ‘mille’, sennò non ha senso nulla, vivere per morire è un concetto, vivere e poi, solo poi morire, è tutto un altro modo di vedere la faccenda.

Da qui il mio “nì” al non avere mai dei rimpianti, e spero con il tempo di farlo diventare un sì, ma pur ottimista, dubito.  Di una cosa son certo, l’amore che ho per i miei respiri, l’amore che ho per tutta la gente, e per questo ringrazio mia madre di avermi saputo trasmettere amore allo stato Puro, e mio padre che da piccolo mi ha fatto conoscere usi e costumi di gran parte del Sud della nostra bella Italia, che quando tornavo al nord dove abitavo non mi riusciva di capire perché ci fosse della stupida disparità tra nord e sud, le differenze per me erano ridicole, perché proprio non esistevano, dai risultati finali lo stesso identici nelle singole analisi, ma qui “se la gioca” ancora oggi l’ignoranza e la destabilizzazione voluta da qualcuno per meri interessi, perlopiù politici.

Ma sono altri discorsi, che si era nel mio gran viaggiare, metà da turista, e metà da ospite in terra “straniera” che la seconda è l’unica che ritengo valida veramente, o perlomeno con un significato più forte della prima. Che quando ero in giro con Papà, nei suoi tanti viaggi per lavoro, mica potevo seguirlo a sette anni sulle navi attraccate al porto di Brindisi, dove lui di fatto lavorava, o di Taranto, o di Lecce, c’era sempre il guardiano di “turno” che mi intratteneva durante il giorno, e mi faceva giocare nel porto, con conchiglie e pietruzze di pirite, che agli occhi di un bambino com’io ero, erano pezzi d’oro facenti parte del tesoro dei pirati. Altrimenti, mi imbarcavano con i pescatori del luogo per una istruttiva partita di pesca. Ancora ricordo come ritornati in porto, battevano decine di volte a terra, i poveri polpi catturati, e per finirli, e per rendere la carne più morbida, ed io che mi sforzavo di capire il loro strano e bel dialetto mentre che parlavano tra di loro rivolgevano lo sguardo al mio timido sorriso. Anche a Bari non capiva nulla di ciò che dicevano quando si aprivano quelle bocche rugose arse dal sole ma lo stesso era simpatico il loro dialetto. ’Plateale’ e importante il Napoletano, ‘serioso’ il Siculo e chi più ne ha ne metta per il dialetto Sardo che se non ci fosse, bisognerebbe inventarlo. Che se un meridionale poteva sentire il nostro  dialetto a prescindere da quanto si possa capire, non gli sarebbe  risultato  certo orecchiabilmente migliore del proprio, e sicuramente non più simpatico, ed ecco che alla fine son tutti uguali, semplice!

E ancora quando nei miei viaggi di gioventù con fame di sapere e di avere, ho avuto modo di gustare la squisita ospitalità Calabrese, con le signore vestite di nero senza età, che se chiedevo una zucchina, me ne andavo con la sporta piena di tutti gli ortaggi possibili. I Sardi e i  Corsi, due civiltà dissimili profondamente, ma entrambi rispettosi ed attenti all’accoglienza del prossimo, ti basta di riempire lo sguardo nel verde azzurro dei suoi mari, e se non ci devi vivere, altro non mi è servito.

Che il mare di Sardegna, lo ritengo a mio personale giudizio il più bel mare che  abbia mai visto, e una decina almeno ho avuto fortuna di vedere.  Non da meno sono legato a bei ricordi di mille estati folli passate in innumerevoli paesi della Costa Adriatica, la nostra “Las Vegas” che con i suoi 150 km. di spiagge  e tradizione alberghiera non è da meno a nessun luogo al mondo che abbia le stesse caratteristiche. Come non da meno a nessun’altra città, abbiamo all’inizio di questa costa, la splendida Venezia che per quanto l’abbiano ad imitare, e’, e rimane sempre unica, ma di questa città non nutro un particolare piacevole ricordo, forse perché il mio approccio era legato ad una triste strana storia d’amore, e ciò ne ha condizionato le visite future alla bella città lagunare, piazza S. Marco e’ l’unico posto che non mi rende tristezza nel suo insieme, e se aggiungo che il suo famoso carnevale mi mette tristezza al contrario che rallegrarmi, il quadro grigio e’ completo. In tutta la mia esistenza, tante volte mi sono chiesto perché il carnevale non mi piaccia, e siccome non mi sono mai dato una risposta soddisfacente al riguardo, ci rinuncio e vado oltre, che si vive anche senza maschere.

 

Anno “bisesto”, anno “funesto”

S. Osv.aldo, Santa Ila.ria, S. Augu.sto… tre Santi che ci arrivano a ‘pezzi’ ma pur mantengono la Loro immensa coerenza anche solo pronunciati. Tutti gli anni di questo “29 Febbraio” che s’ha da pronunciare una volta ogni  4 anni… e perché si dica “bisesto” invece che “quartesco” lo spiega il modo di accumulare il tempo dei Giuliani e Gregoriani con due calendari diversi di parecchie misure tra loro. Ma ancora più certamente la terra gira su se stessa per qualche ora e minuto in più del nostro calendario di 365 giorni scandito da 24 ore cadauno… l’accumulo di questo tempo da vita al “360seiesimo” giorno bisestile che ‘cade’ sempre nel mese più corto dell’anno, Febbraio. E allora niente da dire… anno bisesto, anno funesto recita un antico adagio popolare, e per mantener fede a tale nefasto presagio augurale, c’ha regalato mascherine che non si indossano solo a carnevale ma anche ad Agosto. Meglio regalare all’ultimo giorno di Dicembre il commemorare metà di un racconto, l’altra metà la rimandiamo all’anno nuovo… il 1primo Gennaio, così da non far torto a nessuno, e se fra 2 anni l’anno non è ‘bisesto’ noi umani lo interpretiamo “bi”… forse io lo interpreto così… “ bi, bisesto, bis… doppio, non quadruplo. Come se a S.Osvaldo, Santa Ilaria e S.Augusto si potessero abbreviarne i nomi nominandoli. Poi… dopo altri due anni mi ricorderò del vero anno bisestile… un altra occasione per scrivere dell’emozione di un regalo… un giorno in più.

 

 

Tre, Agosto, piove.

Oggi è lunedì, ma non necessariamente in questo giorno in cui si svolge lo scenario della Natura che ha deciso di rispondere al richiamo di aiuto che proveniva dalla terra, è il Lunedì del 3 di Agosto di quest’anno del 2020 con ancora il covid19 che sembra uno scialle di seta attorcigliato intorno alle spalle.

La seta respira, ma il collo è ancora ingombro. Piove a dirotto, fuori dal balcone. È meraviglioso aspettare che la pioggia scenda insistente dopo lunghi giorni in cui gli alberi chiamavano aiuto di quiete e i prati ingialliti reclamavano ossequiosi refrigerio lungo le loro larghe piaghe ai piedi aperte nella terra inaridita, è un incanto dell’animo che respira pace. Si nutriranno i giovani ultimi germogli e le ‘vecchie’ foglie… batte forte la pioggia sul parapetto del balcone, tanto forte che le dolci ‘campanelle’ bianche, viola e lillà sono state riparate sotto il tetto di casa con le mani di chi le ama e non vuole che il ticchettio della pioggia rovini le loro deboli campane di petali delicati.

Quanto è bello sentire il suono battente della pioggia dopo lunghi giorni di calura insistente. È bello sentirla scendere schioccando baci sul suolo o mare incontri, affacciarsi alla finestra di casa e sentirla cantare, e le sue dolci note riempiano gole assetate… Vieni copiosa pioggia, benedizione e punizione, bagna tutto nel modo giusto e se proprio non puoi farne a meno, imita gli umani ed esagera pure.

 

8 Gennaio di tanti anni fa…

Sono stato iniziato a nuova vita, e da subito mi hanno detto senza dirmelo, come dovevo vivere. Ad ognuno alla sua nascita, vengono insegnati e impartiti compiti e doveri, mentre i diritti sono mere chimere da inseguire e mai realmente possedere, e i valori, realtà da rievocare ad ogni ricorrenza di commemorazione. Le società forgiano le persone con religione e politica, e anche se pensi di essere indipendente e autosufficiente nel prendere le tue decisioni, lo stesso e senza te ne renda conto sei condizionato  dal credere ad una presunta entità superiore che amministri la tua anima nel modo terreno, e non di meno sei influenzato e in tal casi peggio, costretto ad appartenere a  questo o quel partito perché così fan tuttiper il quieto vivere e non ci si esime.

Se non accetti questo modo di essere,  sei un rivoluzionario, un disfattista,  un anti clericale, una persona non degna di stima e fiducia, come se per questi due “valori” ci sia qualcuno che possa erigersi a sommo giudice e decidere che posto avrai nella società con il relativo grado acquisito.

Ed e’ a questo proposito che voglio essere risarcito, in primis perché nessuno poteva e doveva condizionarmi e per secondo ma non in ordine di importanza, poteva in alcun modo giudicare e conseguentemente affidarmi  un ruolo tra gli uomini.

In tenera età mi dissero che esisteva il diavolo che mi avrebbe portato tra le fiamme dell’inferno se non avessi ubbidito alla mamma, così che per combinare ingenue marachelle del tipo di rubare un biscotto invece che chiederlo, andavo oltre per sfidare la sorte, mi facevo maliziosamente furbo per eludere una giusta sorveglianza, mancandole di rispetto ripetutamente e conseguentemente peccare ad oltranza.

Mi avessero spiegato di chiederli i biscotti, consigliandomi di non abusarne perché mi sarebbe venuto il mal di pancia, avrei semplicemente capito ciò che era giusto e sbagliato, senza confondermi le idee sul bene e il male. Da grande le cose per me non cambiarono,  mi sposai a 21 anni, confondendo il voler bene con il vero amore, e  quasi subito capii che in pratica non avevo una moglie ma una sorella in più.

Me ne resi conto perché dopo nemmeno un anno avevo un amante extra coniugale,  e senza vanto ne seguirono altre. Così cercai il coraggio che non avevo, trovai onesto e giusto che la mia ex moglie potesse rifarsi una vita l’intanto che era ancora giovanissima, e ovvio la stessa cosa anche per me,  e ci separammo.

Finalmente arrivo’ anche l’amore con la A maiuscola, e dopo circa venti anni di convivenza, ritenemmo fosse giusto sposarsi in chiesa davanti a Dio la mia amata, così che chiesi alla Sacra Rota l’annullamento del primo matrimonio. Mi imposero di scegliermi un avvocato ecclesiastico, e scelsi un ragazzone di bell’aspetto sui quaranta anni, e quello fu il mio primo errore inconsapevole, dovevo da subito immaginare che non poteva avere l’esperienza necessaria per raggiungere l’agognato scopo, e comunque non sarebbe mai stato all’altezza della situazione essendo facilmente fallibile per lo scarso peso legale legato alla sua giovane età, ma mi fidai confidando nelle mie legittime ragioni.

Iniziarono le lunghe, estenuanti, logorroiche e a volte umilianti visite dall’esimio avvocato della fede, ( che è blasfemo il solo dirlo ) ovviamente accompagnandomi con lauti e sonanti acconti in denaro spiegai le mie ragioni, che di migliori ancora oggi non ne so trovare, a partire dal fatto che all’epoca del mio primo fidanzamento con la ex moglie, la donna spesso desiderava arrivare illibata all’altare, non fosse che poi, dopo quattro anni di fidanzamento, avemmo imbarazzo e inesperienza tali da non farci “consumare” per altri otto mesi da sposati.

Non bastasse, aggiunsi che in seguito ad una cura cortisonica subita da piccino, ero totalmente sprovvisto di spermatozoi, quindi incapace ( per mia fortuna ) di procreare, e dulcis in fundo la ragione più semplice, più sincera e veritiera, fu quella, come già detto, che mi resi conto per tragica inesperienza data l’età, di non amare la persona sposata,  e piuttosto che passare con lei una vita di indifferenza e non rispetto, mi sembro’ giusto e doveroso interrompere una farsa tanto triste e deludente, senza per questo che ci sia stata colpa alcuna da entrambe le parti.

Intanto l’esimio avvocato del foro clericale, mi sconsiglio’ vivamente di “usare” l’ultima mia ragione, scartò pure la sterilità, e lo stesso, non mi considero’  nemmeno l’aver “consumato” dopo parecchi mesi, con le conseguenti difficoltà psicologiche che deteriorarono il nostro proseguo sessuale per il resto della durata del matrimonio stesso.

Mi fu invece consigliato ( che quando si consiglia in quel modo, la parola giusta e’ IMPOSTO ) di far pressione sul fatto che io contravvenni più volte al mio impegno matrimoniale accoppiandomi in relazioni extraconiugali, adducendo inoltre che l’alta corte giudicante del clero, ne avrebbe tenuta la giusta considerazione, assicurandomi di fatto il risultato vincente finale.

E allora accettai con riluttanza e tanta vergogna di portare a testimonianza un amico di “scappatelle” e addirittura una amante ora mia amica, e lascio all’immaginazione di chi legge l’insulto sopportato per amore dalla mia compagna, promessa sposa.

Altro denaro da versare, e sentiti a testimoniare in una sede di Milano, con avvocato, giudice ecclesiastico e un prete come scrivente. Tutti abbiamo dato la stessa versione dei fatti,  nessuna discordanza anche se siamo stati sentiti uno ad uno in separati momenti della giornata, del resto non c’era nulla da inventare, la verità e’ facile da ricordare, per la natura stessa del significato della sua parola, ergo tutto perfetto.

Verdetto finale comunicatomi alcuni giorni dopo, … La domanda di annullamento del mio matrimonio era stata respinta, motivo i testimoni erano stati giudicati sinceri, mentre io no, pur rilasciando  la stesa identica versione dei fatti. Dopo quasi tre anni, esterrefatto, incredulo e deluso, con le lacrime agli occhi sto per uscire mesto mesto dall’ufficio del esimio avvocato, che mi ferma sull’uscio del suo ufficio consolandomi e rassicurandomi, mi disse che se ci fossimo appellati con altre 4500.00 euro di spese, di sicuro avremmo vinto la causa.

La stessa causa che fu vinta da gente che ha compiuto nefandezze inenarrabili ma con il portafoglio ben più fornito del mio. Ovviamente disgustato me ne andai, e ancora oggi a distanza di molti anni, mi vergogno io per i rappresentanti della giustizia divina in terra, e mi dispiaccio allo stesso tempo perché io in Dio ci credo veramente, e avrei portato al Suo cospetto l’immenso amore e rispetto che unisce me e la mia compagna da ormai venticinque anni. Il matrimonio che ho celebrato in municipio… un’altra stupida e inutile invenzione convenzionale di questa terra, che disprezzo sempre con più convinzione, come consiglio e comandamento di Nostro Signore.

Questa e’ l’educazione cattolica, questo e’ l’indirizzo umano che ci dovrebbe avvicinare a Dio. …  che ci perdoni tutti quanti per storpiare in modo tanto blasfemo la Sua parola e i suoi insegnamenti, e sempre Sia Lodato per avermi dato il Santo Dono della Fede, in modo da distogliermi totalmente dall’insegnamento umano, e sempre Sia Lodato per illuminarmi e indicarmi la strada in mezzo al buio dell’ avidità, della ipocrisia, della cupidigia, della stoltezza, e di farmi Luce con il bene nel torpore del male. E ancora ringrazio Dio Trino, la Madonna e tutti i Santi, di avermi insegnato che i biscotti si può chiedere di averli, piuttosto che ottenerli con sotterfugi e inganni, chiedi e ti sarà dato.

Voglio essere risarcito per questo danno alla mia Anima, e per tutte le volte che un presunto emissario di Dio mi ha ‘anche’ ingannato, tentando di darmi una immagine distorta di quel Dio che il mio cuore vede per grazia ricevuta, Unico e Perfetto, negli uomini, tra gli uomini, sopra di loro. Voglio essere risarcito per tutte quelle volte che mi sono vergognato di mangiare alla faccia di milioni di persone che sono morte per fame, per colpa di qualche politicante,  che ha e spreca molto di più di quanto necessità, rendendomi contro la mia volontà un complice silente e impotente spettatore, sotto i falsi colori della sua bandiera.

Voglio essere risarcito per le innumerevoli ingiustizie che lo stesso mondo politico mi ha propinato, indorandomi la pillola  con falsità, malignità, e ipocrisie. Voglio essere risarcito da un mondo che si è appropriato della riserva d’amore che mi era stata regalata alla mia nascita… e mi sarà tutto debitamente restituito, pezzo per pezzo, quando  sulla bilancia della giustizia Divina, si contrapporranno i due pesi di ciò che ho dato, e ciò che mi è stato tolto. A quel punto ognuno risponderà ( me compreso ) delle proprie responsabilità, allora e solo allora vedremo chi si è comportato con cuore puro o cupo…e non ci sarà somma al mondo che possa far tornare qualcuno sui suoi passi, ed io sarò ricco, d’amore e di giustizia, non per una vita, ma per l’eternità. Voglio essere risarcito da questo mondo, desidero, chiedo e prego, di essere risarcito dal Cielo.

 

Saggezza in briciole

Il paradosso del nostro tempo, nella storia e’ che abbiamo edifici sempre più alti, ma moralità più basse, autostrade sempre più larghe, ma orizzonti più stretti.

Spendiamo di più ma abbiamo meno. Compriamo di più, ma godiamo meno. Abbiamo case grandi e famiglie più piccole, più comodità, ma meno tempo per godersela.

Abbiamo più istruzione, ma meno buon senso, più conoscenza, ma meno giudizio, più esperti e ancor più problemi, più medicine ma meno benessere, beviamo troppo, fumiamo troppo, spendiamo senza ritegno, ridiamo troppo poco, godiamo troppo veloci, ci arrabbiamo spesso, facciamo le ore piccole e ci alziamo stanchi, vediamo troppa tv e preghiamo di rado.

Abbiamo migliorato le nostre priorità ma ridotto i nostri valori. Parliamo troppo, amiamo poco e odiamo spesso. Abbiamo imparato come guadagnarci da vivere ma non come vivere. Abbiamo aggiunto anni alla vita, ma non vita agli anni. Siamo andati e tornati dalla luna, ma non riusciamo ad attraversare la strada per incontrare un nuovo vicino di casa. Abbiamo conquistato lo spazio esterno, ma non lo spazio interno, abbiamo creato cose più grandi ma non migliori. Abbiamo sporcato l’aria e inquinato l’anima. Abbiamo dominato l’atomo, ma non i pregiudizi.

Scriviamo di più ma impariamo di meno, pianifichiamo di più ma realizziamo meno. Abbiamo imparato a sbrigare, ma non ad aspettare. Costruiamo computer più grandi per contenere più informazioni, per produrre più coppie di ciò che si scrive e comunichiamo sempre meno. Questi sono i tempi del fast food della digestione veloce, grandi uomini e piccoli caratteri, ricchi profitti e povere relazioni. Questi sono i tempi di due redditi e più divorzi, case più belle ma famiglie distrutte. Questi sono i tempi dei viaggi veloci, e dei usa e getta, della moralità a produrre delle relazioni di una notte, E’ un tempo in cui ci sono tante cose in vetrina e non in magazzino, un tempo in cui la tecnologia può farti arrivare questa lettera, in cui puoi scegliere di condividere queste considerazioni con altri, o di cancellarle. La vita non si misura da quanti respiri si fanno, ma da quanti ti tolgono il respiro.

 

Ma non è la stessa ‘cosa’.

Avessimo pensato solo a vivere di pane e d’Amore, avremmo di che sfamarci tranquillamente come fanno le formiche che sono infinitamente più numerose degli uomini. Purtroppo ogni Stato del mondo spende più soldi  per gli armamenti che per sfamare i popoli indigenti, impossibile a questo punto sperare Noi si viva autonomamente come gli uccellini che sono infinitamente più numerosi di degli umani. Adesso noi uomini tuttalpiù possiamo mettere dei teloni sopra la schiena di qualche ghiacciaio per rallentare il loro disgelo che ogni anno aumenta ma non siamo in grado di sfamare i bambini d’Africa e di ogni parte del mondo che ogni giorno muoiono di fame. Chissà se quella mela colta senza permesso ha causato tutto questo.

Pur essendo cattolico praticante, non credo che Adamo istigato da Eva abbiano trasgredito ad un “ordine superiore”. Dio. c’è ma non penso abbia avuto tempo di mettere alla prova l’uomo e la Donna in un giuoco un poco subdolo come quello del “se cogli la mela non va bene”. Del resto non ha neanche detto che ha sfamato di “cibo” 5000 persone che lo stavano ad ascoltare,  più donne e bambini… il tutto con solo cinque pesci e due pani… e più probabile che Gesù rivolgendosi ai suoi Apostoli, abbia detto, sfamate voi il popolo che ha bisogno di ‘verità ‘ e sapere. L’uomo ha travisato, ha allungato la mano sulla mela… sulle mele perché non si è accontentato di una… ne ha prese molte, e Dio. stava a guardare.

L’uomo ha costruito grandi città è reso migliore la vita di pochi e ha innalzato una barriera di ferro sempre più alta con il resto del mondo. Il contrario che se le formiche non lavorassero nel bene comune o le api non portassero miele alla loro regina. Al contrario del fatto che gli uccellini invece che avere il cibo dalla natura, perdano la retta via e si adattino a ricevere cibo dagli uomini come alcuni gabbiani. Gabbiani ignari, gabbiani come molti uomini che hanno colto la mela proibita e ora dipendono dalle loro grandi città e si sfamano di rifiuti.

Copriamo la schiena di un ghiacciaio come il pastore copre con un panno la schiena della mucca partoriente… ma non è la stessa cosa,  piantiamo una nuova pianticella nella jungla amazzonica, come nel giardino si coprono di rete fina i gerani in ‘vista’ di una tempesta, fingendo di non pensare alle specie di animali che ormai non hanno tempo di aspettare un frutto futuro da quei giovani alberi… ma non è la stessa cosa.

Se all’inizio dei tempi avessimo pensato a vivere di pane e amore, adesso saremmo tutti ricchi.

 

Amore e orologi

Di nuovo c’è che le tue parole erano acqua di fonte e oggi sono acqua di mare. Dolce e salato non tutti piace. Le tue gesta eran colpi di falce che mietevano il grano, ora son mani che raccolgono margherite. Il tuo amore per me era prorompente con una folata di vento, si trasformato un un flebile spiffero che ruba spazio alla finestra semi aperta. Ho sbagliato qualcosa, il fuoco è acqua fresca e il sole sorge sempre avvolto dalle nuvole.

Un tempo noi due si era come un alba radiosa allo schiuder d’occhi, oggi siamo due tramonti carichi di pioggia. Si è inserito qualcosa che ha disturbato il nostro benessere, un elemento della natura o del tempo, che ha inceppato gli ingranaggi dell’orologio del campanile del nostro paese. A volte basta un niente che va tutto a ‘rane’… che quelle a mani nude non le prendi mai. La rana, l’Amore che sfugge davanti ai tuoi desideri, sfugge davanti ai tuoi sogni, per un ingranaggio che s’è inceppato e non scandisce bene le ore.

C’è bisogno di un buon orologiaio che sappia sistemare al meglio quel pezzo claudicante dell’orologio del campanile. Un orologiaio che sappia far scorrere nell’animo al momento giusto acqua salata e acqua dolce, un orologiaio che sapesse scrivere parole d’amore oltre che ranzar di falce o cogliere margherite, e invece che folate di vento o spifferi, in una sera di calura, arrivi l’ebrezza della sera con l’aria frizzante che pare sia primavera. Un orologiaio che metta al suo posto le cose e renda il fuoco degno di ardere nel suo nome, lasciando che anche l’acqua abbia il suo vitale contributo al mondo. Quell’orologiaio, potrei essere io. Potremmo di nuovo schiuder gli occhi all’alba e benedire tramonti piovosi che portano vita. Quell’orologiaio sono io… probabilmente non mi sono ricordato di ingrassare per bene gli ingranaggi dei nostri cuori, e sbagliando pensavo il guasto fosse Lei… un suo ingranaggio. Ma la croce è fatta di due bastoni, come gli ingranaggi di un orologio sono tanti, la colpa non è mai di una sola persona… la colpa non è di nessuno dei due perché ognuno ha commesso degli errori di valutazione, per questo non è importante quale sia l’ingranaggio che ha guastato un amore, l’importante è che l’amore sia riparato… dal pezzo tuo e dal pezzo di Lei.

Luglio

La gente si diverte, è Luglio, è estate ma i più son rimasti senza soldi e con vacanze corte. Il covid19 non ha risparmiato nessuno che già ‘tirasse’ a campare. Nei paesi di altre parti del mondo, stanno vivendo la stessa guerra contro nessuno che abbiamo passato Noi. Ma preferiamo stare in Italia, con pochi soldi ma al riparo di ciò che abbiamo già pagato a caro prezzo per le vittime di tale catastrofe “mentale”… che “andarsela a cercare” è proprio da imbecilli, e Noi tutti c’è la siano cercata… e l’abbiamo pure trovata! Difficile dimenticare quel corteo di camion militari che trasportavano vittime alcune senza nome. Difficile ricordare una striscia di mezzi verdi che ci hanno riportato indietro di ottant’anni. La seconda guerra mondiale, combattuta senza mandatari, solo per la stupidità umana.

Luglio, un sole cocente e di tanto in tanto una bufera incombente. Non esiste più la via di mezzo, non c’è piu tepore nei cuori, solo ansie e preoccupazioni. O ci si ubriaca da non capire dove siamo, o si è miti come un passerotto a primavera. Facciamo tutto come il tempo… perché Noi siamo il tempo… Noi siamo il virus.  È Luglio, il mese che anticipa l’eccellenza d’Agosto, tempo di barbecue, tempo di vacanza dopo che si è trascorso tre mesi nell’ozio, tempo di quel che dev’essere il mese che rappresenta l’estate, la gioia, il sole. Il covid19  ci ha detto stai a casa, anche il Sud Italia ci ha detto state a casa… il Nord Italia delle nostre Alpi non ci ha detto di restare a casa, ci ha semplicemente ‘selezionati’ più di quanto già non facevano prima.

Rimarremo ‘a casa’ con pochi spiccioli sufficienti per andare ai laghi o ai monti che qui abbondano, barbecue in giardino ma in compagnia di nuovi amici… il vicino di casa che prima salutavi a malapena, l’amico che si rincontrato dopo molti anni, sarà un po’ come si fosse a Rimini nei bei tempi della riviera romagnola, meta di un tempo felice di persone a tutte le età, con la sostanziale differenza che ora se vedi un amico per strada lo saluti cordialmente, se lo vedevi all’ora, al mare, sbuffavi dicendo, ma anche qui lo dovevo trovare? É Luglio, lasciamoci andare quel poco, e tempo di vacanza e senza fare troppi chilometri, ci sono nuovi amici a portata di mano.

Rondini di maggio

 

Le rondini all’imbrunire sembrano impazzite nel loro volteggiare forsennato. Stanno volando per prendere cibo, l’intanto che lo fanno sembrano giocare tra loro, e si sfiorano in velocità incrociandosi pericolosamente, ma sanno bene cosa fanno mentre stridono felici. E volano in cerchio attorno al campanile di montagna schizzando all’improvviso, ora a destra, ora a manca, come il Cielo fosse la loro casa, il proprio riferimento.

Così come sembrano incrociare e svolazzare con il gioco di una scia luminosa nel cielo appena sorta dal passaggio di un concorrente senz’anima. Sembrano moscerini laboriosi sparsi nell’immenso lenzuolo azzurro steso dalla mano di Dio. Fra poco andranno nei loro nidi, qualcuna accudirà i suoi piccoli, altre coveranno le uova dei nascituri ritardatari, e anche oggi che il sole saluta le cime dei monti, la giornata e giunta al termine.

I rintocchi delle campane suonano nove volte, lasciando ogni volta una scia di secondo suono che avvertono noi e le rondini che il giorno va ad aspettare l’alba, che a rinnovata vita e nuovo celebrativo vigore, segnerà altri voli, altre storie di vita per noi. E se le rondini avranno di che volare per vivere, noi ci affanneremo scioccamente per il solito nulla, che non di solo cibo viviamo, ma di altre mille velleità inutili non ci nutriamo. Il volo delle rondini e’ il loro lavoro, il proprio giocare con la vita, il loro procreare, la loro unica occupazione per esistere.

Che noi umani rimaniamo a terra senza volare, e ci inventiamo mille mestieri e mille cose ancora pensando di vivere meglio, ed ecco che per il solo poter volare come le rondini, molti di noi anche domani andranno da fattucchiere, maghi, paragnostici, psicologi, prano terapeuti, e ingurgiteremo mille colori di altrettante pillole anti stress. Seguiranno filosofie alternative di vita sempre nuove perché sconosciute, per cercare di controllare la valanga di emozioni che invade quotidianamente il nostro emisfero mentale ed emotivo, e nel contempo, provare ad arginare lo straripare di cose inutili che siamo usi fare per fronteggiare il nostro vivere. Il mondo delle rondini e’ il cielo,… E il nostro?… il mio cane sta a guardare.