L’inquinamento del globo parte dal nostro cuore.

L’inquinamento del mondo parte dal nostro cuore.

Non una faccia d’uomo è uguale ad un altra, non un palco di renna è identico ad un altro e tra milioni e milioni di foglie ognuna è diversa da un altra. Un fulmine non cade mai nello stesso punto anche se Zeus perennemente arrabbiato ne scaglia in grande quantità ogni giorno su di questo mondo. Non esiste un monte che solo si somigli ad un altro, così come nessun fiume in terra scorrendo percorre lo stesso tratto, i mari si somigliano molto ma sono salati in modo differente come diverso è il loro colore. Non s’é mai vista una nuvola della stessa forma di un altra ne un cielo con parimenti tonalità d’azzurro.

Il clima cambia da mane a sera a seconda dei ritmi stagionali di ogni nazione, adesso è sicuro sia aumentata dappertutto  la temperatura sul nostro universo, e Greta, una sedicenne che proviene da uno dei paesi svedesi con il tasso più alto di suicidi del pianeta per l’insofferenza al saper vivere, alza la voce e grida a squarciagola il suo messaggio d’allarme al surriscaldamento globale. I suoi comizi sono seguiti da proseliti di migliaia di persone che invadono Kilometri di strade che percorrono a piedi con cartelli alla mano per inneggiare la salvaguardia di ciò che rimane di questo vivere e immondano il suolo che calpestano di sporcizia e maleducazione civile.

Intanto, oggi camminando nel bosco si nota un televisore anni 80 con tubo cadodico gettata nella scarpata che ieri non c’era. Chi l’ha fatto non ha sentito Greta. Adesso, passeggiando sulla spiaggia tra gli effluvi di un aria salmastra gli occhi si socchiudono in un piacevole respiro di pace, e quando aimé si riaprono, vedono bottigliette di plastica e cellophane sospinti a riva da onde deboli mattutine. Chi ha gettato rifiuti che sono  arrivati al mare non ha sentito Greta. Ora, fiumi e ruscelli hanno acque che assumono i colori varianti tra il violaceo e un verdognolo che sa di putrido, inquinamento di scarichi industriali, laghi con proebizione alla balneazione… responsabili di aziende e gente comune sicuramente non hanno sentito Greta. Forse per il semplice motivo che Greta è in ritardo per essere ascoltata. Forse perché non era una ragazzina di sedici anni che si doveva mettere in cattedra per ammonirci severamente sulla incombente catastrofe ambientale, probabilmente assoldata per due soldi a farsi autrice di un ultimo appello disperato all’umanita intera. Sedici anni non possono alimentare il sentimento di propositi tanto nobili, non certo perché manca il cuore, ma di certo manca l’esperienza di vita per capire quello che realmente si vuole dire.

Bisognerebbe che quando mamma e papà vanno a fare una passeggiata nel bosco e danno la merendina ai figli mentre camminano, non permettano che questi gettino la confezione sul sentiero e gli spieghino anche il perché non farlo. Gli stessi genitori che ai fiumi e al mare proebiscano ai figli di gettare in acqua o sulla spiaggia qualunque genere di oggetto di scarto non biodegradabile e anzi gli facciano imparare il rispetto dell’ambiente e di chi lo vive, insegnando loro che qualora vedranno in futuro ruscelli fiumi e mari schiumanti di luridume ne denuncino la provenienza. Bisognerebbe che ogni volta si fumi una sigaretta conservare in tasca il mozzicone spento sino a gettarlo nel cestino apposito più vicino. Inutile stare ora a sentire la ragazzina Greta, dipendeva e dipende dall’insegnamento di mamme e papà.

Non un solo viso, albero o elemento in natura è stato creato uguale ad un altra, solo la stupidità umana è rimasta tale e quale e mille Greta affamate non me ce lo possono solo che ricordare… nulla più.

Desiderio.

Desiderio.

A volte si attende un momento particolare. Il momento di imprimere un ricordo nelle menti molto distratte. È arrivato, è arrivato il momento che più si cerca e meno si trova, per questo è un momento speciale.

Ho tre nuovi desideri da cercare di far miei, inseguirli e raggiungerli. Sono desideri riposti nel l’angolo delle cose meno importanti per cui si debba averne cura particolare, quindi in grande maggioranza, i desideri pur futili possano apparire non sono mai banali. L’obbiettivo vuol dire il centro di un desiderio, e per fare centro bisogna che il cuore sia connesso, senza di lui non ha senso prefiggersi la ragione vitale di tirare dal l’arco una freccia sperando sia centro. Ho tre nuovi desideri da raggiungere, uno l’ho già raggiunto… partire da casa e arrivare sulla collina e ridiscenderla quel poco. Il secondo desiderio che mi sono prefisso è di partire da casa, salire sulla collina, scenderla e attraversando vie e paesi ritornare al punto di partenza, il focolare.

Il terzo desiderio è nato oggi, adesso, dopo una voce sentita. La voce di un amico. Un amico è colui che oltre il bicchiere di vino, si divide il sentimento di sentire sulla propria pelle lo stato d’animo della persona che ha di fronte. Amico è chi si interessa tanto di un altro amico a tal punto di permettersi di giudicarlo… ed è un errore. Un battibecco, forse iniziato per eccesso di giudizio, senz’altro mosso da ideali di vera amicizia. Mi son sentito di dare e non ricevere. Mi son sentito di non riuscire a lenire il dolore di un amico, e ferito, ho indossato l’armatura di difesa del giudizio… che non mi spetta, e si creò un diverbio tra noi, due amici. Non mi spetta l’arroganza del giudizio, non spetta a nessun umano. E si è creato un dissapore. Qualche messaggio via etere, sintetico e a tratti sprezzante. I pollici alzati al l’insú di internet non sono un saluto sincero. Una rottura, poi d’incanto l’amico scrive senza pollice alzato, e in attimo è tutto finito. Il rancore svanisce in un essenza di pace. Ho da ringraziare per questo miracolo d’amore. Siamo ancora più amici di ieri con il tacito accordo di lasciare che ognuno sia ciò che ha scelto di essere… volente o nolente. Che ognuno sia chi appare sul palcoscenico della vita presentando la sua maschera di scena. Dietro le quinte si strappano a due mani facce false dal viso, per far apparire rughe di speranze e sogni.

Il terzo desiderio è di percorrere quel sentiero che mi porta alla meta ma, non solitario come una tigre dopo la monta, mi farebbe piacere fosse con il mio amico ritrovato. Un tardo pomeriggio d’inverno, sarebbe bello partire con lui su per la china. Torce accese su per il sentiero irto come la nostra voglia d’arrivare, e guadagnata la cima per sederci uno accanto l’altro su di una roccia con un bicchier di vino in una mano, e un sigaro nel l’altra. Magari senza scendere a valle, tant’è che il sogno si può interrompere in qualsiasi momento. E questo è il mio ultimo desiderio.

 

Il giudizio. C.41 P.386 26 Dicembre 2018

Il giudizio.

Oggi è il 25 di Dicembre, per un bel pezzo di mondo oggi è Natale, che se era ieri è uguale.  Per un bel pezzo di mondo oggi di duemila e quasi vent’ anni or sono nasceva il Cristo, un bambino saggio di nome Gesù che adolescente insegnava verità ai dotti del Tempio. Sacerdoti che non hanno saputo interpretare il verbo di verità assoluta e anni dopo lo hanno immolato per sedare le loro paure. La paura del “nuovo” quindi di verità. Oggi è Natale, lo vedi per le strade e lo senti sotto la pelle, adesso è Natale per tutti, anche per chi non sa che Gesù ha detto, Ama il Prossimo tuo come te stesso.

Non è facile dire a parole ciò che ti passa davanti agli occhi, sarebbe come chiedere al l’animo di fermare un emozione che ti ha fatto stare bene, allora scatta un immagine celeste in testa, e con il cuore impari ad amare.

È facile dire a parole ti amo il difficile è metterlo in pratica, perché il più delle volte si dice ti amo perché si deve dire…

Ci sono mille modi per dire ti amo, uno solo è quello giusto è quello vero, qualche persona purtroppo non capirà mai la differenza che mi illudo di conoscere.

A molti fa timore ancora Gesù, perciò lo bestemmiano, molti hanno ancora paura del nuovo. L’uomo bianco non smette di diffidare del l’uomo dal colore di una pelle diversa, anche se i suoi antenati erano neri, lo stesso si ostina a non voler pensare che il sangue è rosso per ognuno di noi. Puntiamo il dito dito per giudicare e lo si fa sovente senza pensare, forse non sanno o si sono dimenticati di quel l’uomo inginocchiato che con la punta del dito tracciava segni sulla sabbia, a cui fu chiesto cosa si sarebbe dovuto fare di una prostituta e adultera trascinata per i capelli al suo cospetto perché la giudicasse. Quegli uomini gridavano a gran voce che la donna fosse lapidata e Gesù rispose… scagli la prima pietra chi non ha mai peccato… e tutti se ne andarono, nessuno scaglió una pietra contro la Donna.

É facile che il cuore si colleghi in un abbraccio con l’ Anima, basta non giudicare. Sia buona vita per tutti. Belli e Brutti.

Lettera d’amore. C.1 ( doppio 1, i ragazzi del paese che non è… passato e presente, due n.1)P.351

Lettera d’amore…

Alla mia SUSANNA

Nessuno è migliore di un altra persona perché ognuno da il massimo di quel che può dare. È di seguito che in amore trionfa l’affetto e la sincerità, tutto ciò che può dare lo spirito, molto più di quanto non dia il corpo. Cercare di non fare rumore e saper accettare chi siamo per trasformarlo in quanto possiamo donare. È come dare un bacio al mondo quando si illumina di cielo e accarezza la terra quando si rimbocca le coperte con un manto stellato che nel l’ammirarlo ci vedo il tuo volto nel mezzo delle le stelle più belle, la più luminosa fra tutte.

Se sogni, non potresti trovarti in un posto migliore, puoi arrivare a sentire profumo di rose, ed ecco che la realtà si incrocia con il sogno. A questo tuo importante traguardo di vita, dire ti amo suona come un colore sbiadito dal tempo, mentre invece è un continuo rifiorir di rose e il suo profumo ogni giorno si fa sentire di più. Il ti Amo mia dolce sposa è un perpetuo dirti che senza te non so stare.

con me lontano, oltre i confini di adesso dove il cuore 💔 ama stare, oltre i confini del mare. Incontreremo voci suoni e mille colori e li vivremo camminando su di un prato o volando tra le nuvole. La mia mano stringerà la tua in ogni dove e asciugherò lacrime ai tuoi muti perché.Ti porterò in un posto dove raccoglierò il tuo sorriso per poi spargerlo in ogni dove, nel mondo 🌏 Lo farò in una notte senza luna così che in un manto di stelle possano brillare i tuoi occhi. Dirti ti Amo è nulla al quanto vorrebbe dire il mio cuore per Te usando mille parole, ma farò come dice lui e ne dirò una sola. Buon Compleanno Susanna e se non è il giorno in cui sei nata, lo festeggio insieme a Te come fosse un giorno qualsiasi, speciale, un altro splendido traguardo della Tua vita che festeggi con il cuore ed il sorriso dell’eterna bambina che per me sei e sempre sarai.

Facile. C40 P326 06 12 18

FACILE.

Non è facile dire a parole ciò che ti passa davanti agli occhi, sarebbe come chiedere al cuore di fermare un emozione che ti ha fatto stare bene. Al cuor non si comanda, le emozioni te le devi guadagnare, quando son belle ringrazia, quando son brutte prega e ringrazierai ancora.

È facile dire a parole ti amo il difficile è metterlo in pratica, perché il più delle volte si dice ti amo perché si deve dire ad un certo punto di una relazione, dove il tempo trascorso insieme ha bisogno di una risposta.

Ci sono mille modi per dire ti amo, uno solo è quello giusto, è quello vero, qualche persona purtroppo non capirà mai la differenza che io stesso mi illudo di conoscere, per questo penserà che l’amore non esista, ignorante nel non sapere che ogni nascituro è investito di naturale splendore che si fa colore per adulare l’Amore.

Non è facile vivere. Ognuno ha un compito da svolgere come pure il barbone che ha abbandonato agiatezze perché spinto dalla situazione, perde tutto, ma non la libertà di essere una persona come tutte. Non è facile vivere, ci vuole coraggio.Ci vuole cuore.

È facile che il cuore si colleghi in un abbraccio con l’Anima, come è facile vedere uno stormo di uccelli che migrano come fanno le rondini per dirti che le vacanze di sole sono finite, ma arriva una castagna arrostita accompagnata da un bicchier di vino, ed è ora di un altra primavera anche se vestita di bruno.

Facile, difficile, la vita è una partita. Basta saper mescolare le carte e tutto diventerà ciò che vogliamo sia, e nel dubbio si scelga l’amore. L’Amore vero, sincero. Lo si dia agli alberi, agli uccelli o a un cane, se non lo si vuol o non si può dare ad una persona, ma si sparga a piene mani l’Amore, si riversi su qualcosa o su qualcuno in modo che ritorni a beneficio dei cuori.

Come mi fermassi a parlare ad uno sconosciuto. C.38 P.740 03 12 18

Come mi fermassi a parlare con uno sconosciuto.

Che già la parola sconosciuto va bene per la scienza, non certo per indicare umanamente una Persona. Sconosciuto, è fuori luogo per indicare un individuo.

Individuo, altro termine che con la sua parola non raggiunge i cuori. Sconosciuto è la parola che incita alla diffidenza, al l’anti comunione. Nella parola Persona invece c’è il modo di porsi con disponibilità verso un dialogo umano, c’è il disegno di Dio. dico io. Perciò sarebbe meglio dire con le parole, Persona di cui non si conosce il passato, un modo più gentile per incontrare i cuori. Un buon primo passo per vincere le reticenze verso il Prossimo, dando a quest’ultimo la possibilità di presentarsi.

Del resto non conoscevo, un ragazzo che vive sul confine tra la Romania e la Moldavia. Radhu è il cugino di Ēlēna, una ragazza Romena con sangue zingaro che ha vissuto in Italia per alcuni anni, lavorando come entraineuse in locali notturni.  Radhu non mi conosceva, ma quella sera di molti anni or sono, mi invitò a cena nella sua casa fatta di tufo e calce. Eravamo una quindicina tra uomini e donne  io il solo Italiano fra Romeni e Zingari. Portai salame e formaggi nostrani e vino buono. Mi presero in giro… tronfi, mi presentarono i loro prodotti tipici,  carne essiccata di pecora, formaggio di latte caprino, e  vino direttamente pigiato in autunno da piedi nudi di bimbi e anziani. Si fece una grande festa in mio onore e io ubriaco di euforia che puzzava di vinaccia, ho battuto Radhu giocando a braccio di ferro.

Jmmy è un ragazzo Indiano, appartenente alla religione Sic, i signori con i coltelli fatti a lingua di serpente.  Puliva le cacche di cani in un canile senza sosta di alcuna domenica, ma qualche anno dopo, non c’era più lavoro per Lui. Allora si trasferì e trovò lavoro altrove  come mungitore di mucche, che accudiva a Natale quanto a Pasqua. Non munge più. È il capo tavola di altri nove camerieri e controlla che tutto funzioni per il meglio.

Amhet, è un bel l’uomo sulla cinquantina. Pelle scura anche d’inverno, occhi profondi e barba lunga, nera corvina come i suoi riccioli che ricordano più un Marocchino che lui Egiziano. Osservante Mussulmano. Serioso conoscitore di computer e quindi attento osservatore di tutto ciò che avviene nel mondo… che lui sogna migliore…

Michele e Gjovalin sono due fratelli Albanesi magri e secchi. Sono arrivati in Italia con propositi malsani ma hanno da subito capito che la loro intelligenza non andava sprecata mettendosi a disposizione del disordine sociale. Cristiani cattolici non praticanti. Così che Michele aperse i battenti di una pizzeria e Gjovalin istalla tuttora apparecchi ludici concessi. (purtroppo)

Ljuba, e Alina sono Mamma e figlia Ucraine, bariste per scelta, Ortodosse per vlontà celeste. Parlano della terra d’origine descrivendo la loro umile casa come fosse la più bella reggia. Ascoltandole, immagini  il loro cielo come fosse il più azzurro del mondo, fiori e profumi sublimi son di contorno a tutto il loro bel vedere.

Gālinā, è una Moscovita Atea che di lavoro faceva e farà l’interprete, non appartiene a nessuna religione se non quella politica quindi ideologica, a volte spende ancora qualche lacrima rimpiangendo Stalin.

Rham e Rajes sono padre e figlio Indiani, giardinieri umili e stimati.  Nonni contadini che venerano Visnú, Il Dio con tante braccia e tanto cuore. Rham vorrebbe morire in India, Rajes rimanere in Italia, intanto, a testa bassa chiedono per una giornata di lavoro, ciò che il “padrone” decide “giusto” per il loro compenso.

Abdu, è un ragazzone alto due metri e una spanna e gioca in una squadra di pallacanestro. Abdu è  Protestante, e quando smetterà di giocare a basket, vuole fare il Predicatore, sposarsi e avere tanti figli con nomi biblici.

Flavia la Brasiliana, Boriana la Bulgara, Hans il Tedesco, Vittorio e Michelle Francesi e cento altre persone che colorano il mondo con storie e sorrisi. Cattolici, Buddisti, Induisti, Islamisti. Persone che non conoscevo.  Persone sconosciute, sin tanto che non mi sono fermato a parlare con loro, e capisco ora l’importante torto umano di non avere fuso l’acciaio delle spade per farne aratri, preferendo il difendersi a spada tratta, che mietere grano. Così che le coscienze si placassero e gli animi ricevessero una risposta ai loro perché. Così che il ragazzo Senegalese spesso laureato, potesse avere la sua moneta al l’angolo della strada.

Sconosciuto è brutto, perciò Buon Natale a tutti.

 

Dicembre. C.37 P. 633 28 11 18

Dicembre.

Il Natale non si sente più. Come le quattro stagioni si è dimezzato, il Natale non si sente più nel l’animo come un tempo. È un antico dilemma. Del resto avranno pensato così anche le persone prima di noi. I nostri vecchi pensavano la stessa cosa borbottando nella stalla, mentre si fumavano un quarto di Garibaldi. Smuovevano il capo di sotto il cappello a lunghe tese portato alto dopo cena, in un raro momento di riposo. Borbottavano il loro dissenso, perché nella stalla i bambini non li stavano più a sentire. Quei bimbi sospirati a scuola avevano imparato a mettere le barre sul quaderno a righe. Le barre, le x, i puntini e i pallini, tutti ben ordinati, nel tanto che la maestra insegnava l’A b c. Avevano ben altro da pensare quei bimbi, che stare ad ascoltare il nonno che raccontava fiabe al tepore di una stalla. Quaderni e libri era il nuovo interesse dei bambini, mucche e asini e odor di stalle, erano ormai volutamente, tristemente dimenticate. E per i nonni fu come se stesse svanendo lentamente il Natale stesso. Svanivano ricordi dolci e amari, ma indispensabili esperienze a monito del futuro di ognuno. Lentamente ma inesorabilmente svaniva una parte dei sogni più belli per riservarne il minimo rimasto nel continuare a vivere… perché senza sogni si muore prima.

Ecco dopo che quei nonni sentirono nella stalla il Natale lentamente svanire, la nuova generazione li andò a trovare per le loro onoranze funebri. Ma oramai la nuova generazione di nuovo non aveva più nulla, e perciò erano diventati nonni anche essi. Non erano più nelle stalle, ma stipati in appartamenti di ringhiera con grasse lavandaie di sotto, che cantavano felici mentre sbattevano le lenzuola sulla pietra bagnata dal l’acqua dei Navigli. Fu un bel periodo per quei nonni del dopo guerra, di certo migliore dei nonni del triste primo novecento, sconfortati da un Natale ribelle e dalla fame a cui erano rassegnati. Nel l’era successiva i nonni di ‘ringhiera’ lavorando in fabbrica non erano più mezzadri affamati ma operai della Fiat e a pancia piena amavano addobbare la casa per le feste natalizie,  alberelli con palline colorate e presepi di statuine di gesso dipinte a mano. Gesù con un volto mai uguale ma sempre Unico. Era Natale.

Poi venne il turno dei loro rimpianti di un Natale che non si sentiva più come un tempo.  Un Natale che sospirando si svolgeva con parate filocomuniste che inneggiavano alla libertà e ugualitá. Fonte d’ispirazione proveniente da quella Nazione dove di libero e uguale, c’era solo fame e miseria. Lotte politiche armate vestite di nero o di rosso, e Stato nello Stato, dominio fuori legge. Non c’era più posto per Gesù Bambino.

Tocca alla nostra generazione, adesso i nonni siamo noi. Anni 20, poi il 68 e adesso il 2018. Il Natale anche per noi non sembra più quello di un tempo. Si rimpiangono mangiate pantagrueliche davanti a un gigantesco tacchino arrosto con milioni di patate arrosto che gli fanno da contorno, ma ancor più il dividerlo con almeno dodici commensali tra famiglia e parenti stretti. Vino e allegria. A tavola dopo pranzo si raccontava barzellette o si passava allo sfogliare foto tra risate grasse di come ci si meravigliava nel l’essere ora così diversi. Riaffioravano bei o malinconici ricordi. Molte risa, qualche lacrima, era Natale. La news generation il presepio non lo fa più, ma avranno anche loro qualcosa da rimpiangere per un Natale che non si sente più come un tempo. Ma di Natale si parlerà sempre e ancora, perché il Natale nasce ogni volta che un bimbo viene al mondo. Ogni volta che chiudendo gli occhi sogneremo di essere in una stalla ad ascoltare la storia del lupo cattivo raccontata dal nonno. Natale non ha età. Natale è ogni volta che siamo felici.

 

 

 

Vorrei che la luna mi baciasse cap. 33 P.333 21 11 18

Vorrei che la luna mi baciasse.

Vorrei che la luna mi baciasse in fronte come il sole la bacia sulle sue rotondità più belle. Le sue chiappe.  E quando piena e prepotente si fa largo tra il buio della notte per raggiungere il mio sguardo e i miei pensieri, schioccasse,caso mai, quel bacio tanto forte da farlo sentire perché il mondo mi possa invidiare, nel contempo adularne il fato felice.

Vorrei mi baciasse, per dopo impegnarmi ad affrontare un percorso, sapendo che c’è una dura salita da affrontare. Ad ogni lampione che illumina color salmone la strada che percorro ormai buia, fermarsi per prendere fiato, e leggere un passaggio di verità su di un libricino di fede o nei nostri  pensieri più intimi costuditi nella torre meglio protetta del castello costruito dentro di noi.  Affrontare quella strada sino alla cima di quella collina, per poi fermarsi qualche attimo ad assaporare mezza vittoria conquistata. Il rimanente esatto, è uguale solo nei passi già fatti, ma per niente simile perché non sono in salita, il resto è tutta discesa. Raggiunta la cima, siamo di già arrivati… son quelli i momenti da godere, corpo e mente ringraziano. La luna è piena e lucente o culla di Pierrot un poco sbiadita, e, a fasi alterne, sta a guardare. La luna guarda. Guarda i volti di gente sotto i ponti e illuminandoli di forza  e speranza, li incoraggia nel continuare a vivere. La luna mette un sicuro sigillo ad un nuovo amore che nasce, usando ceralacca in abbondanza a garanzia di due persone che si baciano senza oltre al chiaror del suo risplendere. Due cuori ispirati da brezza che sibilando celestestiali melodie, che comunque vada, sforneranno sempre persone felici.

Vorrei, mi piacerebbe tanto che la luna mi baciasse in fronte. Un desiderio bislacco  pieno di signifificato sincero come il festeggiare la nascita di una bimba sotto di queste stelle che le fanno da contorno, e insieme a me, stiamo a guardare un fiore che nasce, illuminato dalla luna.

Volare sulle ali del tempo. C.17 P. 267 02 11 18

Volare sulle ali del tempo.

Quantificare il tempo è come misurare l’aria. Ieri è passato ed è comunque inquantifico che a dirla in modo più semplice lo stesso non si quantifica.

Il tempo è aria che ti scorre sulla pelle. Ti accarezza cullandoti in una dimensione senza il tempo. Il tempo senza la dimensione del tempo che ti trasporta automatico al vivere senza avere una reale dimensione del tempo stesso.

È lui il padrone di noi. Ce lo ricorda ad ogni suon di campana che s’ode al l’imbrunire della sera che incalza ammorbando i rumori.       Il venir buio vede le persone a tavola dopo una giornata di lavoro, o di tribolazioni varie, che oggigiorno il lavoro e solo saper vivere e molto spesso sopravvivere. E il tempo è li onnipresente come le nostre credenze che altro non sono che un riparo alle insidie della vita. Intanto lui, anche in questo momento ci avvolge…

il tempo scandito da campane, suoni rumori e anche pace. l tempo é come l’amore che fa ciò che vuole. E’ come piantar patate e raccogliere rape e se il tempo non si può cambiare, al cuor non si comanda.  Intanto il nostro viso cambia davanti allo specchio dove ad occhio spento ci stiamo spazzolando i denti… e ancora non sappiamo dare un volto al tempo. Lui ci sfugge perfido e soave come un’anguilla sguscia tra le mani dopo la cattura.
Il tempo è quella cosa che è meglio si faccia Amico. Sapere che alla fine vince sempre lui non ci può che indurre al totale rispetto di quella cosa senza volto, il tempo.

Uno. Oggi sono contento C.2 P. 712 17 10 18

UNO.

Oggi sono contento…

Sono di tanto contento detto alla Fiorentina. Sö contêt, a dirla alla Bergamasca che poi ogni mondo è paese. Son contento in Italiano e felice in tutte le lingue del Mondo.

Non è facile essere contenti. Bisogna sudarsela. È un farsi largo tra le preoccupazioni quotidiane. Essere contenti capita di rado. Per i più fortunati si è contenti e felici un tre giorni al mese. Essere contenti e felici significa raggiungere uno stato mentale di assoluta quiete interiore. L’eccezione conferma la regola del possibile anche se raro. Qualche eletto si bea di molti più giorni che di tre nel l’arco di una trentina. Anime elette, anime nobili… perlopiù i poveri. Loro sono persone che dividono ventiquattro ore tra lavoro o che di altra occupazione si tratti, casa, dormire e per qualcuno pregare, per altri sperare che è la stessa cosa.

Quantificare il tempo e come misurare l’aria. Ieri è passato ed è comunque inquantifico che a dirla in modo più semplice lo stesso non si quantifica. Il tempo è aria che ti scorre sulla pelle. Ti accarezza cullandoti in una dimensione senza tempo… il tempo senza la dimensione del tempo che ti trasporta automatica al vivere senza avere una reale dimensione del tempo stesso.

Andiam per foto, andiam per fotogrammi di ricordi, ma la realtà ci sfugge tra le dita delle mani. È lui il padrone di noi, l’incessante onnipresente tempo. Ce lo ricorda ad ogni suon di campana che s’ode al l’imbrunir della sera che incalza ammorbando i rumori, così che divengano momenti di quiete.

Il dolce timido suono delle campane che aiuta a sopravvivere avvolgendoti in una coperta di speranza. Sopravvivere anche al prezzo di fare quello che non si dovrebbe fare, che pesa sullo stomaco come un macigno di pietra dura per chiunque sia costretto a non seguire le regole. Che poi nessuno è costretto. È il disegno della vita che ci è stata assegnata.  Nessuno è più cattivo di un altro, è solo il posto assegnato e di dove ci si  ritrova a recitare il ruolo della vita.

Allora, forse è per colpa di quel macigno che i giorni di felicità sian tre su trenta. E quel masso da portare non pesa sullo stomaco solo di chi non segue le regole, fa sentire il suo enorme peso anche a chi ha la responsabilità di dare lavoro alla gente, di chi non arriva alla fine del mese.

Tre giorni di quiete in cui son contento. Tre giorni in ordine sparso mai uguale al mese precedente. Meglio non conoscere il futuro. Sarebbe bello ma forse è ancor meglio che ogni giorno ognuno porti la croce o si prenda le sue incombenze quotidiane che dir si voglia. È il sistema migliore per arrivare a evadere la mente. Avessimo la totale contentezza e felicità ogni giorno, a lungo andare finiremmo per disconoscerla. La felicità si raggiunge con sacrificio e sofferenza, che portano l’essere vivente a raggiungere il meglio del suo stato d’animo. La felicità va conquistata non a suon di spada, ma a suon d’Amore per poter dire ogni giorno… sono contento.

Tccè giônni al mese, ammia, m’abbastano p’sse contentū e feliscē… e oggi sono contento perché io e mia moglie, abbiamo fatto al l’Amore

Come il tempo io resto.
Lo leggo sul volto dell’ombra che incontro.
Lo sento toccando le mani che stringo.
Lo guardo nel vento e sul prato che pesto.
Lo vivo sputando e caparbio imprecando.
Lo passo sul fuoco che non si è mai spento.
Lo meno in avanti con quello ho fatto.
Lo immagino ancora con quello che vivo.
Lo stringo sul cuore che ancora mi porta.
Non ho più paura per la sera o la fine,
di quella che resta, di quella che viene.
Di quello che ancora mi continua a stupire.
L’ amore che Lei mi prepara contenta.
Lo vivo così, lo leggo sul volto.
Lo sento toccando le mani che stringo.
Lo vedo negli occhi dell’ amore che ho,
come il campo che pesto, come le ore che sono.
Amore dovuto, motivo per restare.
Il tempo lo sai, non ci può più lasciare.
Il tempo ci vuole, e ne chiediamo ancora.
Col tempo io resto.
Col tempo io sono.
Contento di noi.
Felici del dono.

Come il tempo, io resto!