Il tempo cambia. C.14 P.739 13 Agosto 18

Aria di pioggia.  Il mio Tempo preferito. Frastuoni di tuoni brontoloni e bagliori improvvisi di lampi accecanti in cielo, riportano al l’ordine ogni velleità. Tutto si ridimensiona. L’uomo si fa piccolo e ora comanda la vita.  Dietro tutto ciò si può notare l’assoluta dominanza della natura è si sta piccini piccini al rifugio di un riparo domestico e al nascosto di brutte cose.. Oggi, adesso comanda il tempo. Rumoreggia tutto attorno e le tenebre anticipano la loro venuta calando un sipario sopra i nostri pensieri. Piove. Ora goccioloni d’acqua trasportata dal vento si fanno sentire sulla pelle. Basta sole. Non è il suo momento. Il sole ha stancato con la sua asfissiante presenza. Si è capito il senso, del resto noi abbiamo alzato la temperatura, noi abbiamo sconvolto l’eco esistenza, ora sale in cattedra il vento che benigno travestito da maligno, adombra i cuori intimorendoli di un sano rispetto. Ricordo di quel l’anno in Calabria che moto parcheggiate ai bordi di una rudimentale tettoia fatta di bambù, nonostante il loro peso aumentato dai bagagli, le moto barcollavano sui loro cavalletti ubriache, a volte  cullate, a volte strapazzate da folate di vento impetuoso, mentre noi affannosamente si bucava con coltelli la volta di cellophane posta sopra le arelle perché  gonfie di pioggia pesante rischiavano di crollarci in testa.  Ma ricordo che anche in Puglia ai piedi di una torre Saracena il tempo bestemmiava la sua rabbia al mondo, e si cercò rifugio sotto un anfratto diroccato e si stette tremanti ad aspettare la clemenza di Eolo.

In Scozia, i fiumi si fecero più scuri di torba e nel bed & breakfast  si riposava sonnecchiando svegliati da rumori assordanti e guardando dalle piccole finestre si poteva vedere il nero arrivare minaccioso dal lago di Lochness che brandiva alle spalle il castello di Highlander. Si stava su lettucci separati ad aspettare l’ora di cena.  Ancora, sul l’Adamello un giorno arrivò furente una bufera estiva che ghermì tutti i reparti delle giovani marmotte, glorioso gruppo di boy scout. Così che sotto un anfratto di roccia ci rifugiammo abbracciati ad attendere la sfuriata degli elementi che ci aveva colto con vestigia leggere.

Come non è diverso il maltempo quando si abbatte sopra i tetti delle case di una parte della foresta che avvolge le zone di confine tra la Romania e la Moldavia. In una capanna di cacciatori, bagliori di lampi accecanti invadevano ogni pertugio di spazio libero, le coperte puzzolenti di capra si tiravano fin sopra la bocca, proprio sotto il naso, a sentirne meglio il maleodorante odore che emanavano, quasi ci volessimo nascondere da tutto quella caciara temporalesca.

Si stava navigando verso l’isola d’Elba. Una mareggiata improvvisa si presentò con fulmini e tuoni che alzavano le onde innanzi noi di sei, sette metri. Non si poteva attraccare perché avremmo rischiato di naufragare impiastricciati tra i rottami contro gli scogli e si rimase uniti sotto coperta a sperare che Nettuno esaurisse la sua rabbia. Quando il tempo si guasta sulle vette dei monti, i rifugi si riempiono la bocca del loro stesso nome e riparano cuori e anime scaldandoli con abbondanti bevute alcoliche che stordiscono per infondere coraggio. Come quando in Abruzzo scoppió un temporale e noi si andò a cercare di recuperare le pecore impaurite sparse nel bosco che sotto gli alberi speravano di trovare riparo dalle intemperie, ignare che  in realtà erano bersaglio facile per saette capricciose. Tre ore per radunare tutti i batuffoli di lana grezza e poi vin brûlé a volontà. La pioggia mi ha regalato uno dei più bei compleanni che abbia avuto modo di festeggiare la mia adorabile compagna. Eravamo in viaggio, io con la mia moto e Susy con la sua mentre Luca e Daniela facevano da apripista nel viaggio.  Stanchi, assettati e affamati. L’Inghilterra ci aveva messo alla prova sin dalle scogliere di Dover, dapprima per la guida a sinistra e poi per un vento che a malapena ci faceva stare in sella. Nubi nere come la pece e pioggia scrosciante ci obbligò ad una sosta a Londra. Una sosta forzata ma non troppo, poco dopo si era al riparo tra le mura di un albergo che ospitò i nostri corpi e diede una ventata di freschezza ai nostri spiriti. La pioggia arriva imbronciata o quieta, annunciata o improvvisa, intima come una poesia che si insinua nelle strade delle città così come tra mari e monti dove riporta la vita. La pioggia… il mio tempo preferito.

Informati del nostro star bene C.12 P.421 11 Agosto 18

Informati del nostro star bene.

È contorto il sentiero che porta ai cuori della gente. Quel labirinto in cui tutto si imbriglia in pensieri confusi speranzosi di trovare la via d’uscita. La prova da sostenere ogni giorno per rimanere abbarbicati ad uno sciocco vanesio modo di vivere perché quasi sempre di vanità si tratta. Ogni controversia e difficoltà nella vita è data da un comportamento futile quanto inutile ed é sempre per alter ego che ci spinge in lidi poco raggiungibili, perché anche si raggiungano non fanno altro che alimentare il desiderio di volere altre spiagge dove approdare.

In sostanza è fare male a se stessi ma noi lo scambiamo erroneamente nel cercare di potenziare il nostro sapere, che spegnendosi lentamente, si è fermato il momento che ha desiderato oltre il necessario… cioè quasi sempre.  Amiamo cose fatti e persone ma non si disdegna di avere più del superfluo. I “fatti” li usiamo a seconda di come ci viene meglio e le persone le usiamo ad uso e consumo a seconda di come ci conviene. Ipocrisia? No! Nessuno è ipocrita anche se nel l’uomo è insita l’ipocrisia sin dalle cellule riproduttive di una gestazione. Come porre rimedio alle problematiche dell’ipocrisia, c’è solamente da chiedersi ogni fine di un giorno il perché quel giorno abbiamo vissuto. Sarà in quegli istanti che emergeranno fotografici pensieri in cui rivedremo e ci riascolteremo. Quante stupidaggini avremmo evitato con il senno di poi,  quante inutili puerili critiche da cortile eviteremmo in futuro?!  Quanto più amore si potrebbe dare invece che sprecarlo nel vano tentativo di averlo quando al contrario siamo già pieni d’amore, non lo fossimo sarebbe il caos della ragione. Non fossimo dotati d’Amore, non riusciremmo mai a districarci nei sentieri contorti che portano ai cuori della gente. Forse la vita andrebbe presa a dorso di un asino con la bella che ti abbraccia da dietro, magari inforcando maldestramente un giornale da sfogliare mangiando notizie prese a casaccio da poche righe lette alla rinfusa. Un uomo e una donna che si amano percorrono la strada di casa a dorso di un asino mentre uno di loro sfoglia un giornale… un modo come un altro per evadere dal l’ipocrisia e presentarsi nel vivere per ciò che siamo in realtà.  Uomini che senza un asino non vivrebbero felici e le notizie le apprenderebbero comunque ma quelle del vicino di casa non dal mondo di cui tutti facciamo parte. È contorto il sentiero che porta ai cuori della gente, per fortuna possiamo essere informati del nostro star bene.

Spira un forte vento. C.58 P.471 01 Agosto 2018

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Spira un forte vento nella mia anima. È un vento di sollievo e mi trasporta verso lidi ignoti. Lidi freschi, lidi nuovi di pensieri irrorati da ossigeno che traspaiono nella mente come nuovi orizzonti da raggiungere, nuove avventure alla scoperta di emozioni che nascono. È questo il motivo principe di ogni età. Continuare a sognare ad occhi aperti, se li chiudi vedi buio quando li riapri vedi ciò che potresti fare e ti rimbocchi le maniche per migliorare.  Magari per sognare di diventare donna o uomo senza età perchè non si conta, l’eta si vive… anche sognando, sopratutto sognando. Sognare ad occhi aperti è quel sentimento che pochi ammettono ma tutti fanno, forse stanchi e delusi, allora bisogna si lasci un po’ di spazio alla fantasia e permettere che almeno i sogni rimangano intimi. Tarpare le ali al fantasticare è spegnersi dentro e non troppo lentamente… ognuno muore se vuole morire e dovendo ognuno muoia sereno… che è la stessa cosa di voler vivere o morire. Spira un forte vento sul mio corpo. Una infuriata del tempo ha appena lasciato questo posto e l’aria è  frizzante. Spira un vento d’aria fresca, si sente benefico, accarezza la pelle facendola accapponare quel poco, e al pensiero di un giorno passato tra la calura estenuante, non vien che di sognare… a occhi aperti.  Meglio un sogno vago che un presunto amico, sarebbe lo stesso che scartare senza esclusione di colpi altre future situazioni di amicizia… magari migliori o comunque che valgano la pena di essere vissute più di quelle solo probabili.  Una unica amicizia ti porta inesorabilmente a storie e situazioni di vita spaventosamente uguali e statiche come la loro inutilità. Una storia passata è bella da rivivere nei cuori così come storie negative che purtroppo sono e rimangono esperienze da non dimenticare ma pur sempre da accantonare.  Uguali significa sempre le stesse cose dette e fatte o che si faranno senza il fascino di validi e nuovi insegnamenti per il cuore essendo frutto di una sola esperienza che dopo anni non ha altro da aggiungere. Dividere morbosamente un amicizia ostinandosi nel chiamarla “unica” sino a che i capelli non ingrigiscano, significa il mancare un qualcosa o un qualcuno nella propria vita. Gli Amici van bene ma quando sono tanti… come i sogni perché quelli non sono inesorabilmente unici, ma rincorrono le proprie emozioni cambiando di mille colori. Spira un forte vento nella mia anima, un vento d’estate che profuma di pesche mentre persone stanche, percorrono strade fiacche. Gente quel poco annoiata di chi trascorre la fine di un estate inclemente… ma arriveranno castagne e il cielo ci mostrerà altri modi di vivere, così che il mondo ci riempirà di nuove emozioni misteriose da scoprire. Nuovi odori e sapori, nuove gioie e anche arzille delusioni, nuovi amori e nuove amicizie.

Accarezzami vento fresco.

Non si era mai vista un Italia così bella. C.5 P.420 30 Luglio 2018

Non si era mai visto un Italia così bella. Volando tra due ali sopra le nuvole in un clima di celato timore, si guarda la vita tenendola tra le mani per quel senso di possesso senza confini che si ha nello sguardo, nello spazio libero, tra due ali avvolte in batuffoli di seta.  Ma la vita va affrontata con rispetto, e si fa risentire il celato timore di essere un moscerino a motore nel l’azzurro infinito, che funziona perfettamente senza carburante. Una vita mal spesa potrebbe deprimere. Sarebbe lo stesso che ascoltare un telegiornale per intero dove la ricerca della lacrima ad ogni costo è di rigore, volando tra le nuvole torna il sorriso e si dimenticano dispiaceri e disgrazie viste e ascoltate.

Rogne, solo cose che appesantiscono il cuore quando invece il mondo al di sopra di noi è aria pura e lo si capisce osservandolo dal ’alto… non troppo in alto perché ci potremmo imbattere in qualche detrito che abbiamo abbandonato nel cosmo dopo una missione spaziale.

Osservando sin dal mattino la vita come si vuole presentare, sicuramente si comincerebbe il criticare il cappuccino preso al bar. Perché  troppo caldo o perché troppo freddo, piuttosto che se c’è poco latte o viceversa molto caffè… se la schiuma è troppa o se è poca. Addirittura ci si potrebbe anche imbattere nel pensiero che la mamma lo faceva meglio. Quindi pensando in positivo, meglio berlo quel cappuccino e va bene così com’è perché è già tanto che ce lo si possa permettere.

Bella l’Italia vista così, dall’alto è palpabile, rugosa, la senti tra le dita. Si vedono monti, pianure e mari. Si vede tutto chiaramente, senza fingere ottimismo o peggio ostentare sicurezza. Si deve solo essere veramente se stessi,  felici di appartenere ad un tesoro tanto bello, l’ Italia.

Bisogna possedere Amore e il bene della Sapienza per poter dire di non di governare ma di collaborare. Di coesistere invece che disunirsi. Di condividere piuttosto che accumulare. Per questo se si guarda l’Italia dal l’alto, intanto si è in Cielo, e ci si rende conto che nessuno ha avuto mai il diritto di appropriarsene. Nessuna guerra a nessun titolo è valsa la pena per conquistare la terra d’Italia e del mondo… e tanto meno del cielo. Nessuno ha mai conquistato nulla, si è semplicemente appropriato di una terra a disposizione di tutti e fra questi per primi gli animali da cui noi deriviamo. È bella l’Italia… guardiamola dal l’alto… non per fuggire dalla realtà ma per assaporare la vera libertà.

Sorrido e scodinzolo C.22 P.546 29 Luglio 2018

Quando un cane “ fa andare la coda” è contento. Quando un cane  scodinzola felice lo fa solo  per l’unico scopo di compiacere chi riceve il suo affetto…    La coda del cane è la bocca dell’uomo ma quando una persona ride non sempre lo fa per compiacere chi riceve il suo sorriso… molto spesso si ride per “dovere”, a volte si ride per invidia, si ride per rabbia e per fortuna si ride sopratutto per dichiarare uno stato d’animo gioioso… Il cane ride scodinzolando e lo fa con il solo scopo d’amare.  Le persone vivono con la ragione, il cane d’istinto di cui é stato creato, ma gli uomini dotati di intelligenza debbono necessariamente spingersi oltre nel cercare risposte al l’infinito, e nella spasmodica ricerca, ad ogni domanda segue una naturale conseguente risposta che cambia ogni volta che si crede di avere trovato quella giusta. Studia, osserva e impara che invece di ridere solo per amore il massimo che l’uomo sa ottenere come risposta alle proprie domande è di aver cosparso di rottami il cosmo.  Non sapendo scodinzolare sarebbe meglio guardare un tramonto.

Si fa presto a dire, si potrebbe guardare un tramonto. Il tramonto lo guarda chi vive sui monti alti e osserva il calar della sera  per ricordare a se stesso che è l’ora del riposo ma ancor prima bisogna che i cani da pastore siano rifocillati con pagnotte di pane raffermo, non prima di averli legati uno per ogni lato della casa, perché il loro lavoro non finisce mai, sorvegliano giorno e notte, casa, padrone e bestiame. Il tramonto lo può vedere un pescatore a riposo in porto da un freddo pungente che sferza i cuori e ghiaccia anche l’anima. Ma non lo vedrà solo allora. Lo vedrà ogni sera a bordo di quel peschereccio arrugginito sbattuto come un guscio di noce in balia dei gelidi mari del nord, e quando il sole rosso lentamente scompare inghiottito dalle acque dietro il rotondo del mondo, è allora che il pescatore salirà sul ponte e dopo aver regalato uno sguardo al bello infinito di un tramonto, fino a notte fonda ritirerà nasse dai fondali marini cariche di granchi.

Per gente di monti e mari è possibile vedere il giorno e la notte che si uniscono in un abbraccio. Più difficile é il guardare un tramonto con gli occhi di un genitore che con fatica tira a campare. Difficile lo possa serenamente vedere con prole e una moglie che vivono al quinto piano di un palazzo di cinquanta famiglie situato in un quartiere affollato di una grande città. Quel l’uomo  il suo tramonto immaginario nella speranza di una situazione migliore, perché per andare avanti c’è bisogno di speranza, c’è bisogno di credere in un mondo migliore che nel l’umiltà di non aspettarsi nulla in cambio, certamente verrà.  Il predisporsi alla speranza che si intravede a braccetto con la fiducia, otterrà un magnifico effetto, altrimenti sarà una vana ricerca del l’impossibile.  Riempire gli occhi e il cuore di sole, portatore del l’ultimo saluto a metà della terra che si tinge di rosso indossando l’accappatoio prima del giusto riposare. Un tramonto che ognuno deve vedere nel suo cuore prima che altrove… poi ci sarà certamente un alba di serenità.  Non sapendo scodinzolare, sarebbe meglio fermarsi a guardare un tramonto.

Oggi sposi. C.44 P.499 17 Luglio 2018

Una promessa per sempre.

Rapallo, era estate. Lui biondo alto e secco che sembrava un rappresentante del l’Ikea che venisse dalla Svezia. Lei mora, una bella ragazza anch’essa alta che sembrava Heidi provenire dal Trentino. Sara invece veniva da Bergamo e Omar da Alessandria, ragazzi alle prime esperienze nello stesso locale per il lavoro di servire ai tavoli di una sala da pranzo.

Malandrino il destino che occhi chiari e occhi scuri si incrociarono mille e mille volte al giorno tra un piatto servito e l’altro, così che lo sguardo di entrambi divenne un pensiero fisso nella mente di ognuno… un pensiero d’Amore, e di li a non molto il primo bacio ai piedi di una luna che furba li fece innamorare.

Omar aveva tanto bisogno d’amore, troppo poco ne aveva ricevuto in passato, talmente poco che ebbe paura a dichiararsi apertamente alla sua Sara nei primi approcci sul nascere della loro avventura ma Lei era già interessata al loro futuro e non al passato di Omar, quello era un triste fardello che l’amore avrebbe seppellito insieme ai ricordi più tristi per lasciare riaffiorare solo i più belli.

La faccenda si fece seria, i baci divennero sempre più numerosi e non rimasero solo quelli perché diventarono uno splendido batuffolo con occhietti vispi di nome Riccardo. Non ci fu più posto per Heidi e Ikea, i due oramai erano una famiglia costruita sulle rocce dell’Amore come l’edera che si avvinghia in ogni pertugio.  Amore con la A maiuscola così che furono e sono Sara, Omar e Riccardo.   Giuntii al punto di questo rifiorir di rose rosse Omar disse a Sara…

Verrai con me lontano, oltre i confini d’adesso dove il cuore ama stare, oltre i confini del mare, oltre le dita dei monti che invano cercano di dare il “5” al cielo.

Incontreremo voci suoni e mille colori e li vivremo camminando su di un prato o volando tra le nuvole. La mia mano stringerà la tua, e in ogni dove asciugherò lacrime ai tuoi muti perché.

Ti porterò in un posto dove raccoglierò il tuo sorriso per poi spargerlo nel mondo, in una notte senza luna così che in un manto di stelle possano brillare fra tutte i tuoi occhi… e io, mi ci possa riflettere per vedere l’amore che hai dentro… ti accoglierò nel mio abbraccio e sentirai di aver trovato un approdo dove i tuoi pensieri trovano casa. E quando sarai pronta, se vorrai, allargherò le braccia così che le tue ali possano dispiegarsi… e sarà una gioia infinita per il mio cuore, vederti librare libera e leggera trasportata dalle nostre comuni emozioni verso un domani di serenità… e Sara sospirando sentí un profumo…  e disse sì.  Il resto della storia é da vivere dentro la storia dove ci sono mille  amici che vi condurranno per mano nel l’Eden dei prati più verdi e ci potrete vedere e contare uno ad uno perché siamo tante margherite che vi sorridono augurandovi che la vostra storia sia benedetta dal bene.

All’ombra del banano

ALL’OMBRA DEL BANANO

Si è da poco concluso un “Mondiale”di calcio. Bello! Interessante, simpatico.  La triste possibilità di assistere ad un mondiale senza l’assillante prerogativa che noi Italiani si dovesse partecipare per vincere, infatti siamo stati clamorosamente eliminati nei preliminari. Ringrazio il triste fato perché da principio inconsapevole, e nel mentre mi sono poi reso conto che in realtà non avevo mai assistito sul teleschermo a tante partite disputate da molti paesi del mondo, all’infuori che, tra gli altri, di noi, l’Italia, la gloriosa detentrice di ben quattro titoli mondiali.

Da ragazzo non me ne fregava niente del calcio, amavo solo compagnia femminile e le moto. Rimango come allora, non me ne frega niente di più di quanto possa dare di tempo in avanzo al calcio… ma vedendoli, premio l’impegno e la disciplina sportiva di tanti atleti. Come sempre scelgo e prediligo il lato umano dello sport e non entro nel contesto giusto quanto veritiero che quei calciatori, quelle star, quei ragazzi, dovrebbero percepire molto meno di quanto denaro la vita possa offrire a chiunque ma lasciamogli auto lussuose rare e donne affascinanti. Lasciamo che abbiano più di quanto si possa mai desiderare avere per qualunque uomo sulla terra in termini di vile denaro e guardiamo al puro e sottile lato sportivo.

Tanto, solo chi di quei calciatori avrà il bene di un animo puro raggiungerà il vero successo. L’Amore. Se avranno la sventura di non conoscere l’Amore, a nulla servirà l’eccessivo benessere che il destino ha riservato loro. La Croazia si è classificata Seconda ai mondiali del “18” ma di certo è arrivata Prima nella storia calcistica della sua vita… battendo squadre nazionali sino ad ora, molto più quotate di loro, calcisticamente parlando. Ma non ha vinto la Croazia, ha vinto il Cuore della Croazia che calciando una palla, rivendicavano le loro sofferenze, rivendicavano un popolo fiero che ha unito lo sport per la salvaguardia della sua buona immagine che non è quella di “gente dura” ma bensì di gente abituata alla “durezza”.

Questo per me ora significa il calcio, questo nuovo mio atteggiamento alla vita che uso per tenermi al passo con i tempi, e nel contempo non disdegno cento altre discipline sportive, e non per abitudine, perché odio le abitudini… nemmeno ai miei adorati cagnolini permetto di essere abitudinari, l’abitudine uccide la fantasia e senza fantasia non si sogna e i sogni nel bene e nel male sono la ricarica dell’anima. I sogni possono essere belli o brutti. Tutto dipende dalla personale dispozione d’animo e il risultato dei sogni ne è la naturale conseguenza. No! Mai per consuetudine, e tantomeno per fanatismo. Seguo il giuoco del calcio con il cuore, così come seguo la nostra mia “squadra del cuore” non per quello che “darà” ma per quanto mi da in amore urbano.

Condivisione al di là di ogni di ogni concettuale dinamica. Ho conoscenza di pochi club di calcio che vanno ossequiosamente ai funerali di un defunto semplicemente parente di un ultras o di un tifoso che ne faccia richiesta… conosco pochissimi club che organizzino Il Dea festival con lo scopo principale di devolvere OGNi guadagno in beneficenza. La mia squadra regala una maglietta ad ogni neonata/o. Mille e più persone al servizio del bene. Per primo mi interessa questo aspetto della vicenda sportiva, l’aspetto umano… di cuore. La Croazia ha un ministro Donna, un forte segnale di democrazia che la stessa ha dimostrato abbracciando uno ad uno vinti e vincitori. Non mi sono divertito mai quanto l’Italia che stava a guardare… senza competere, senza un interesse primario, imparziale se non per “punte”di simpatia. Un altra bella lezione di vita. I calciatori Italiani hanno guadagnato un dono prezioso con questa sconfitta, una dose di sana umiltà che li farà diventare leoni travestiti da pecore ai prossimi mondiali di calcio. Saranno nobili pecore vestite di bianca umiltà verso i loro avversari ma avranno un cuore da leoni nel dimostrare ancora la loro presenza nel mondo dello sport. All’insegna dello sport.

 

 

 

 

 

La vita è una figata. C.45 P.365 14 Luglio 2018

Sono pieno di cose belle da dire. Quelle brutte mi rimbalzano anche perché ognuno in genere ha quello che desidera avere, e trovarsi in situazioni sgradevoli allo spirito spesso significa non volere che gli avvenimenti cambino nell’ambito della propria vita. Chi non cambia il proprio sgradevole modo di vivere e perché alla fin fine non sa come fare o semplicemente non vuole cambiare. Inutile lamentarsi di ciò che non si ha, ancor più inutile pensare di cambiare con il solo lamentarsi del destino avverso. Si deve vivere con ciò che abbiamo a disposizione e saper trasformare in oro il ferro… non è impossibile, basta cambiare nella mente il colore dei metalli e lo spirito subirà l’influenza dei diversi colori nel cuore e agirà di conseguenza.

Sono pieno solo di belle cose da dire e non so da che parte iniziare. Il mondo è pieno di colori ad ogni stagione. Si prende il celeste del mondo mischiandolo al verde degli alberi per dare luce agli occhi.  Una pennellata di buio illuminato dal chiaror pallido della luna e sole giallo che accende la vita ad ogni alba irrorata dal rosso prestato dai tramonti, e ancora è festa dentro. Persino quando il blu del cielo infittisce le sue trame, regalando lo spettacolo di lampi  che si accendono e si spengono in bagliori violastri, e quando tutto si cheta un meraviglioso arcobaleno di tutte le tinte più belle del creato, sta ad indicare la pentola d’oro ai suoi pie… la pentola da dove Bebe ha attinto il senso del suo vivere senza usare le mani perché la malasorte travestita dal vestito nero di una malattia gliele portò via assieme alle braccia e le gambe ma che con due ruote e infinita volontà non le hanno impedito di diventare la migliore a tirar di scherma nel mondo… Bebe ha visto tutti i colori dell’arcobaleno anche quando questi  volevano ghermirla con il fosco della disperazione. Sono pieno di cose belle da dire, quelle brutte le lascio nel mondo senza luce, senza suoni, senza colori perché mi possono solo ferire, voglio luce dentro cosi possa illuminare con l’esempio altri fratelli nel buio… come dice Bebe la vita è una figata.

La porta chiusa C.59 P.454 14 Luglio 2018

La porta è ancora chiusa.

Nella vita spesso si aspetta. E ci aspetta sempre qualcosa. O qualcuno.
Ci si aspetta di innamorarsi, ci si aspetta di condividere con una persona i momenti felici di una vita, magari si aspetta per avere un figlio, poi ci si aspetta che stia bene e che abbia una vita serena fatta di successi e di gratificazioni. Sin da piccoli ci si attende che i genitori siano sempre pronti a soddisfare i nostri desideri e i padri e le madri si attendono che i propri figli non disilludano poi le proprie speranze.

Quante volte abbiamo aspettato con ansia la chiamata di una persona a cui teniamo in modo particolare? O un suo messaggio? Quante volte abbiamo aspettato una persona anche solo per bere un caffè?
Quanto abbiamo aspettato una partita della nostra Nazionale ai mondiali di calcio (e quanto ancora la dovremo aspettare?). Abbiamo aspettato anche per avere un governo, quello fatto di politici poi ministri o ministri e poi politici.

Siamo sempre in attesa di risposte, in attesa di incontri più o meno legittimi, attese di risultati positivi o negativi, in attesa di dati, in attesa di riscontri, in attesa degli eventi, in attesa di una mano protesa o di una carezza, in attesa di un semplice saluto, in attesa di uno sguardo che vada oltre gli occhi.

Il nostro animo non sempre riesce a distinguere cosa davvero abbiamo la possibilità di aspettare e cosa possiamo aspettarci dai fatti concreti, dalle persone ma soprattutto, a volte, anche da noi stessi.
E’ la nostra ragione che dovrebbe farlo. Ed è la stessa nostra ragione che spesso non riesce a prendere il sopravvento sull’animo creando malesseri non sempre definiti.
Ho aspettato invano che alcune persone non mi deludessero ma spesso sono stato deluso da loro.
E’ molto probabile che anche altre persone si fossero aspettate da me qualcosa per cui ho eluso le loro previsioni.
Aspettare significa confidare in qualcosa che desideriamo possa accadere, aspettare può anche rivelare
una forma di rivalsa per qualcosa che c’è stato e si aspetta il momento giusto per rifarsi di un torto subìto.
Tempo al tempo.
Quindi bisogna anche saper aspettare. Le forme per aspettare sono davvero innumerevoli…con pazienza oppure con ansia, con bramosia o con disprezzo, con timore o con coraggio, con rassegnazione o con opposizione, con amore o con odio…
Innumerevoli volte abbiamo aspettato il nostro turno. E innumerevoli volte non abbiamo saputo aspettare abbastanza. Ricordo i giorni di pesca. Spesso non sapevo aspettare.

Il mio cagnolino aspetta…ogni volta davanti ad una porta chiusa. E sa aspettare, con pazienza, con fervore e con tanta passione e spera che forse, un giorno, quella porta si possa aprire ancora per lui.

Emilio.

 

 

Lettera d’amore.

Alla mia SUSANNA.

Nessuno è migliore di un altra persona perché ognuno da il massimo di quel che può dare.  È di seguito che in amore trionfa l’affetto e la sincerità, tutto quello che può dare lo spirito molto più di quanto non dia il corpo. Cercare di non fare rumore e saper accettare chi siamo per trasformarlo in quanto possiamo donare. é come dare un bacio al mondo quando si illumina di cielo e accarezzare la terra quando si rimbocca le coperte con un manto stellato che nel l’ammirarlo ci vedo il tuo volto nel mezzo delle le stelle più belle, la più luminosa fra tutte.

Se sogni, non potresti trovarti in un posto migliore, puoi arrivare a sentire profumo di rose, ed ecco che la realtà si incrocia con il sogno. A questo tuo importante traguardo di vita dire ti amo suona come un colore sbiadito dal tempo, mentre invece è un continuo rifiorir di rose e il suo profumo ogni giorno si fa sentire di più. Il ti Amo mia dolce sposa è un perpetuo dirti che senza te non so stare.

Verrai con me lontano, oltre i confini di adesso dove il cuore 💔 ama stare, oltre i confini del mare. Incontreremo voci suoni e mille colosri e li vivremo camminando su di un prato o volando tra le nuvole. La mia mano stringerà la tua in ogni dove e asciugherò lacrime ai tuoi muti perché.Ti porterò in un posto dove raccoglierò il tuo sorriso per poi spargerlo nel mondo 🌏 in una notte senza luna così che in un manto di stelle possano brillare i tuoi occhi. Dirti ti Amo è nulla al quanto vorrebbe dire il mio cuore per Te usando mille parole, ma farò come come dice lui e ne dirò una sola.  Buon Compleanno Susanna un altro splendido traguardo della Tua vita che festeggi con il cuore ed il sorriso dell’eterna bambina che per me sei e sempre sarai.