Pregare.

Non esiste alcun uomo al mondo che non preghi. Prega anche chi pensa di non pregare. Non esiste persona al mondo che non desideri in qualche cosa nel proprio cuore… e prega, auspica a se stesso che si avveri il suo desiderio, piccolo o grande sia… prega. Forse non prega un ‘Dio.’, ne Santi, ne “santoni”, ma comunque spera si avveri ciò che chiede dalla vita e prega… Dio., la Buonasorte, una risposta filosofica, il ‘terrapiattismo’ (che “suona” stridulo il solo pronunciarlo come il “satanismo’’, il Buddismo, l’Induismo, e non per ultimo per importanza, l’Islamico, e ancora più di quasi ottocento credenze, religiosi o semplici ‘usanze di costume’ nel mondo, per finire a chi crede solo in se stesso che pregherà per sè relegando la possibilità di unire il suo cuore ad un altro… a altri, ma è una scelta, pertanto priva di ‘giudizio’… che chi possa giudicare un Altra persona con il diritto sacrosanto di farlo io non la conosco. La preghiera è chiedere un qualcosa a qualcuno, a qualcosa, alla Natura, alla vita, e da qualunque parte del globo “parta” la preghiera, lo stesso sarà sempre dal cuore anche più acido, perché una preghiera è “chiedere” e non può venire che da lì. Il cuore è comandato dal sentimento dell’amore e Dio.che è Amore, questa è la mia risposta di preghiera, ognuna e ognuno Persone possono cambiare la risposta in mille modi, ma all’Amore ci credono tutti.

Preghiera un modo come un altro per chiedere venia al tempo che inclemente incalza, nuovi eroi o presunti tali che si identificano nel nostro immaginario per dar spirito alla nostra esistenza, coraggio per continuare nell’estenuante lotta alla sopravvivenza.

Purtroppo gli eroi non sono sempre chi dice di esserlo… anzi quasi mai. Si mascherano da eroi per far ‘perdere le loro tracce’, in realtà sono spesso approfittatori o disperati in cerca di aiuto e cercano di infondere fiducia a chi in loro la ripone. È la storia di Claudio, un eroe senza colpa se non quella di essere un ingenuo e ignaro partecipe di un ‘destino’ cucito addosso e dipinto per Lui.

Malta.

Anche me ne senta molti meno ho “62” anni.
I miei eroi di un tempo che mi vedeva adolescente, erano e ancora sono, Alan Ford, Tex Willer e Zagor, fumetti che in certe sere iniziavo a leggere con una voracità da consumato lettore..
Capace che in una sola serata leggessi un paio di Topolino, due Tex Willer, e anche 3 Alan Ford e se non pago facevo notte anche con un paio di Zagor che sfogliandolo aspettavo sempre con ansia arrivasse il racconto dello ‘sfortunato Paolino Paperino, ancor più se nell’avventura di ‘turno’ ci fosse la figura di Paperon De Paperoni, suo zio straricco che lo costringeva sempre in avventure pericolose quando Impossibili.
De Paperoni, era lo zio di Paperino e i suoi nipoti, Qui, Quo, Qua… che le loro storie non mi piacevano particolarmente, le trovavo troppo ingenue e noiose.

Il gagliardo Paperon De Paperoni, fece fortuna accumulando beni partendo dal primo Centesimo di dollaro guadagnato nella sua lunga interminabile carriera di vita.
Un ‘cent’ che costudiva più gelosamente nel l’intero enorme forziere che conteneva tutto il suo patrimonio, e dove spesso nuotava tra dollari d’oro e un mare di banconote lanciandosi da un trampolino.

Non sono mai stato dalla parte dello strafortunato cugino di Paolino Paperino, Gastone, sono sempre stato dalla parte del commissario Basettoni che senza l’indispensabile aiuto di Topolino non avrebbe mai risolto un solo caso poliziesco, il mio cuore propendeva per Pippo e il suo fedele cane Pluto entrambi con la testa fra le nuvole. Sono sempre stato dalla parte di Gambadilegno che nonostante i suoi innumerevoli “colpi” ha sempre accumulato anni di carcere più che la famigerata banda Bassotti.

Gli eroi del mio passato… Ero e sono dalla parte di Alan Ford, il biondino magro e secco che gestiva come copertura, un negozio di fiori nei bassifondi di New York, per conto del N.1 il capo di tutta la ‘baracca’ con più di mille anni sulle spalle, e insieme a Lui, il Conte, un lord decaduto che se poteva rubava anche le caramelle nelle tasche di un bimbo, Geremia che per via dei suoi acciacchi perenni era già troppo che stesse in un angolo del negozio ad innaffiare tre vasi mezzi rotti con un solo fiore, una margherita, un crisantemo e un tulipano fuori stagione. Infine Bob Rok, sfigato cronico che del negozio di fiori era il garzone tuttofare sfigato come Paperino e Paperoga… alto non più di un metro e tanta voglia di crescere, con un “nasone” abnorme, spropositato davvero.
La disgrazia lo accompagnava sin dal mattino, e il povero Bob Rok aveva sempre il grugno accigliato, tranne che per qualche rara volta in cui sorrideva illudendosi in un qualcosa di buono che regolarmente subito dopo scemava insieme alle sue aspettative… e ritornava il grugno perenne per il resto della giornata.

Sono sempre stato dalla parte di Tex Willer, perché Lui é Aquila della notte, un capo Navajo che difendeva a costo della sua stessa vita i pellerossa legittimi proprietari della terra che possedevano pacificamente da sempre aiutato dai suoi inseparabili pards, il figlio Kit Willer, Piccolo falco, avuto dalla moglie navaho Lilyth venuta a mancare prematuramente per un infezione da vaiolo, fatta ‘scoppiare’ da due loschi figuri che per vendetta di essere ostacolati da Tex nel vendere Wischey e armi ai pellerossa, regalarono coperte infette nella riserva indiana dove viveva la bellissima Lilyth.


Sono sempre stato dalla parte dei più “deboli” ma più nobili di altri cuori contriti.

Poi il tempo passa e si ‘cresce’ ma non ancora abbastanza, così gli eroi cambiano, Agostini, campione mondiale di motociclismo su MV Agusta plurimo Iridato tuttora imbattuto.
Marco Luchinelli Suzuki, un solo titolo mondiale ma mille emozioni. Kenny Roberts, il pazzo che in curva scivolava rovinosamente a terra insieme alla moto nel tanto che brandiva il manubrio e la teneva “su di giri” con sgasate poderose per non far spegnere il motore della sua Suzuki due tempi, si rialzava con il manubrio della sua moto ben saldo e mai ‘mollato’, riprendeva la corsa e saliva sul terzo gradino del podio a fine corsa.
Casey Stoner glorioso vincitore del titolo di campione del mondo 2007 su Ducati, quello che di meglio per due anni non ha saputo fare un altro super campione di motociclismo… Valentino Rossi, che in sella alla prestigiosa marca italiana Ducati, proprio non ci volle stare… che ci sei venuto a fare.
Barry Sheene, aveva più fratture lui che uno scheletro umano gettato dal quinto piano di un palazzo… ma ‘apriva’ comunque il gas senza ritegno.
Francesco Papi era pelato e sotto il casco anche quel giorno in cui la sua moto “500” due tempi, si inchiodò sul rettilineo grippando alla folle velocità di 250km., aveva un paio di mutandine di sua moglie appiccicate sulla ‘pelata’ come portafortuna ma quel giorno era Paperoga non Gastone.

Eroi del motociclismo delle domeniche altrimenti noiose accompagnate sulle note di Lucio Battisti, barry White, Donna Summer, Mina, Dalla, Venditti…
E il tempo passa e ancora si ‘cresce’… di nuovo cambiano gli eroi, e arrivano di corsa i Pompieri, sprezzanti e indomiti del pericolo, si gettano a capofitto nelle fiamme per salvare qualche vita… passa dell’altro tempo ancora e di nuovo si ‘cresce’… i pompieri son brave persone che compiono il loro dovere e lavoro… non meno pericoloso che un muratore salga su di una impalcatura di molti piani senza adeguate protezioni… magari perché immigrato clandestino, magari perché ha una famiglia numerosa da sfamare… anche loro allora sono eroi… no! È brava gente, ci vuole di più per essere eroi è ‘solo’ gente onesta.

E dopo molti si ‘cresce’, ancora si ‘cresce’, sempre, fino alla fine, i nuovi eroi diventano S.‘Giôanì’, S. Lolėc, beata Maria Teresa, Francesco Santo e Papa, Gandhi, Nelson, Dalai Lama, e mille altre stupende persone fino ad arrivare a mio cugino Aristide che ha salvato 4 gattini abbandonati in una cesta accanto al bidone dei rifiuti.

Non ci si ferma, si ‘cresce’ un altra volta, altri eroi, Mario, Fabio, Lucia, Maria, Antonio, Pasquale, Andrea, Luca, Marina, Susanna e Francesca, Infermieri di un ospedale in emergenza covid in Italia, dott. Francesco, dott. Marino, dott. Ernesto, dott. Camillo, dottoressa Giorgia e dottoressa MariaLuisa, i loro responsabili di reparto.

Tex e compagni, non sono spunto per individuare un eroe sfigato se pur felice a cui appartiene la mia categoria di uomo su questa terra. Cosa potrei mai dire di Kit, il figlio di Aquila della notte, ragazzo di esemplari virtù, umile e servizievole.
Cosa posso dire di Kit Carson, il leggendario lupo grigio compagno inseparabile di Tex, Carson, ‘Capelli d’argento’ per la lingua del popolo Navaho.
Infine cosa dire di Tiger Jak, il leggendario pellerossa più coraggioso fra cento altri capi tribù del suo popolo, fiero difensore del diritto Indiano.
Loro sanno tenere a bada le trame oscure del grande re del male… Mefisto.
Vestito di nero con l’abito indossato che sembra sia stato appeso ad un manichino tanto sia magra la sua costituzione…. con quei suoi capelli argentei, dritti come pali che gli scendono sulle spalle per arrivare a mezzo busto.
Mefisto, baffi e capelli come fosse in un fumetto nato quasi cent’anni dopo che ricorda la spasmodica conquista di un ‘anello’.
Mefisto il padrone delle tenebre, colui che con la forza della mente maligna, spostava montagne e faceva crollare edifici intorno ai suoi nemici, ma la spuntava sempre Tex e i suoi inseparabili amici… nessuno sfigato.
Mefisto… covid 19.

Tutti eroi di bene e male di un ormai lontano passato della mia adolescenza… poi si cresce e si usano mascherine per scongiurare di essere intubati, e i nuovi eroi sono dottori, medici, infermieri e personale addetto alla pulizia. Chissà quanti Paperino, Paperoga, Alan Ford, Bob Rok e indiani maltrattati non saranno eletti Santi ma lo saranno in Cielo.

Siamo fermi.

L’aria che ‘tira’ è quella che è, bisogna stare attenti a respirarla perché potrebbe rivelarsi fatale. In questo periodo della nostra vita, siamo tutti intimoriti dal susseguirsi di “cose” più grandi di noi e parecchi ‘grand’uomini’ si sono ridimensionati e se ne stanno a cuccia. All’inizio non ci si credeva a questo nuovo flagello pandemico, ma ora eccoci qua mano nella mano con tuttii continenti di questo mondo. Non è un buon momento per l’animo e lo spirito, i sorrisi si contano e i momenti di follia sono basiti. Viene alla mente di quando si era dei ragazzetti e si andava per ‘morose’, in quei momenti l’animo e lo spirito nemmeno si sapeva esistessero, perché da giovani si è sempre felici, anche nelle avversità. L’emozione del primo bacio, preparato e agognato da mesi e mesi se non di anni, non poteva essere disturbato da nessun elemento esterno, chimico o naturale che fosse. Semmai era un problema per i più grandi, noi non si aveva vent’anni e non c’era nessun motivo che ci potesse preoccupare più di quel ‘bacio’ da dare. Il look down imposto dai nostri genitori, era l’orario per tornare a casa la sera o la notte, che poi ci fosse stato il terremoto ad Avellino, ci toccava quel tanto di essere una brutta notizia e nulla più anche se qualcuno andò poi ad aiutare in qualche modo quella popolazione, ma in quel momento la disgrazia più grande era fare ritorno a casa. Non preoccupava niente di più non fosse che arrivasse la sera dei giorni ‘comandati’ per vedere la nostra fidanzata. Giorni alterni di visita in cui si passavano ore sul divano di casa, Lei e Lui seduti al centro mano nella mano, ai lati mamma e papà… il più bel momento era quando finito il film di prima serata, (che poi alla tv la seconda serata nemmeno c’era) la fidanzatina ti accompagnava giù nell’androne del condominio, e a quel punto erano fugaci baci e palpeggiate qua e là, se l’uomo in quel momento era atterrato sulla luna, c’avremmo pensato il giorno dopo. La fidanzata vuole essere moglie, nessun problema, nessun ostacolo poteva arginare la straripante boria dei nostri vent’anni, il lavoro abbondava, muscoli, cervello e cuore avrebbero fatto il resto. Unico look down non commettere crimini dal momento che il pane si aveva in abbondanza. Rimaneva solo che pensare al domani che era già ‘presente‘ nelle nostre mani. Adesso il look down ci è imposto. Nessuno si può muovere in determinate ore della nostra giornata. E i giovani? I giovani si buttano sui social e non sapranno mai cosa significa andare a gamberi con un lucerna ad acetilene di notte su per quella stretta valle attraversata da un torrente limpido, alle büse della Nesa. I giovani si “buttano” sui social e non sapranno mai cosa significa trovarsi in un gruppo su quella collina a mangiare una pizza margherita piegata in due fatta a pezzi in tre bocconi nell’attesa di incontrare le ‘belle’ quando la notte fa sentire il suo respiro. Respingere con tutto il proprio sapere il desiderio della tua ragazza o del tuo ragazzo, ogni loro richiesta di voler rincasare. Ancora un poco dai! Qualche minuto… e intanto s’era fatto notte quando baci e carezze non bastavano mai. Si faceva di tutto perché la ‘bella’ rimanesse ancora con noi in quel bel prato, arrivavamo bugie fin a promettere mari e monti. Adesso siamo in look down, pigiamo tasti per trasmettere emozioni.

Roccia e Minnye un pezzo pubblicato per facebook e il rimante per un nuovo libro.

Spalla del libro… o “spalle”.

Vorrei dire tante di quelle cose belle, che non so da dove cominciare. Ho l’animo in festa, mi sono procurato una quindicina di giorni di tranquilla sopravvivenza della mia famiglia, che è composta dalla mia inseparabile compagna di vita Susanna e dei miei adorati cagnolini inteso per piccoli Chiwawa, ma ahimè già adulti per i loro sette anni moltiplicati per sette. Roccia e Minnie, non li considero miei figli perché sono una delle poche persone al mondo che ringrazia Dio. di non aver potuto avere figli, nessun mistero, semplicemente non era mio ‘compito’ su questa terra, e l’aver trovato la compagna di vita che anch’essa non spasma dal desiderio di essere madre per lo stesso mio semplice motivo ha compensato perfettamente il Nostro status mente e corpore facendo sfociare tutto nel meglio che potesssi desiderare in amore in questa vita… del resto è una ‘scelta’ che fanno anche gli emissari di Dio. così come molte altre culture e religioni di altra appartenenza.

Quindi i cagnolini non si debbano considerare il ”cambio” dell’amore che una madre e un padre nutra per un loro figlio.
È un altro tipo di ‘cosa’… è un altro tipo d’Amore. Un fanciullo dona amore al primo sguardo e una madre nel corso della sua crescita lo vedrà con grandi sorrisi ma saranno anche pianti e lamenti.

Un Cane ti dona Solo Amore dal primo giorno che lo vedi grande come un pacchetto di sigarette, a quando per bere sta seduto sulla sua grossa pancia e gli occhi gli son fatti languidi e traboccanti d’amore, fino alla ‘fine’… senza lamenti e pianti… solo un imbecille può trattar male un Cane, una persona senza cuore ne per se ne per gli Altri.
Imparagonabile l’Amore che una Madre e un Padre nutra per i propri figli, imparagonabile all’amore che si dà a un cane, sono due ‘cose’ diverse è un altro tipo d’amore… andrebbero uniti.

Sono una coppia di cani, in questo caso una femmina e un maschio. Loro si amano a tal punto che per dimostrarlo si fanno volutamente del male. Piccole scaramucce da cani affezionati uno all’altra per incontrare il sorriso del “padrone”. Innocenti dimostrazioni di forza, un po’ come fanno i leoni che copulano mordendo dolcemente il collo della leonessa, ma anche se i possenti ruggiti che emettono durante la ‘copula’, fan  tremar le ossa, nulla si frappone nel loro istinto al godersi momenti d’estasi impagabili.

Comincia tutto quando il Roccia poggia tre pezzetti di biscottini sul divano e li controlla seduto ma, in seria posizione.   È stanco, ha mangiato da poco e al dover sbafarsi anche quei tre biscottini, gli si antepone l’usarli per adescare la curiosità è così infastidire la sua cagnolina.

Forse è per stuzzicarla e avere attenzioni particolari che escogita invogliare la Minnie a desiderare ardentemente i suoi biscottini, e ovviamente il ‘macho’ aspetta che lei abbia divorato la sua parte. E il Roccia i suoi biscottini rimasti, li sorveglia con sguardo fisso ma con il capino rivolto verso di lei. Continua a sorvegliare i biscottini con occhietti sempre più spenti e oramai come fosse una bilancia a cui gli venga tolto il peso per gradi, e lentamente l’ago pende sul Roccia, il corpulento maschio alfa di Chiwawa di ben quattro chili. Pende il “capino” da una parte appisolandosi e di scatto a tratti lo rialza… è come si suol dire, pesa le mele. A tratti gli si chiudono gli occhietti per riaprirsi nervosi ad ogni sussulto al solo volar di mosca.

Ōl Rociā āl  pisâ  i  pōm (il Roccia pesa le mele)  e si perde nei suoi pensieri che pagherei chissà quanto il poterli conoscere… sopratutto quando ho bevuto una tazzina di grappa e fumato un sigaro.

Probabilmente non c’è nessun pensiero nel ‘capino’ del mio Rocìa, e ancor di più “pagherei” per poter conoscere dove si ‘trova’, in che ’dimensione’ si trova’ con i pensieri… se pensieri sono, e ancor di più m’intrigo. Di qualunque cosa si tratti, si tratta di beatitudine celeste, uno ‘stadio’ che qua sulla terra raggiungeremmo solo con la santità… perciò pagherei… e molto.

La Mini, non fa cenno di resa, è come lo lasciasse giocare e finge un sonno sveglio anche perché non si sente un granché bene, gli duole una zampetta o forse finge gli faccia male perché non mostra segni di gonfiore ma fa comodo farsi compatire… una carezza in più per lei è una in meno per il Rocìa. Altra estenuante diatriba fra il loro contendersi le maggiori attenzioni dalle persone che li accudiscono amorevolmente… che poi sarebbe la mia compagna ed io. Amore completamente ricambiato al di più di cento volte, forse ‘studiando’ un cane, che per forza non deve essere di razza pura ( che poi la razza pura è indistinguibile perché non esiste), gli occhi di un cane di qualsiasi razza o quelli di un meticcio, sono assolutamente identici l’uno dall’altro, sono occhi che parlano d’amore, è l’ultima frase non sia cosa fatta per la bisogna, sono occhi languidi, vispi, allegri, tristi, malinconici, amorevoli, arrendevoli, sottomessi, grintosi e festosi. Gli occhi dei cani sono lo specchio del loro essere animali. Indifesi, timide creature del Creato, perciò degne del massimo rispetto. Ed è ovvio e scontato per un cuore puro, associare gli occhi di qualsiasi altra specie animale a ciò che descritto per gli occhi di un cane… ma si sta scrivendo di loro… i nobili cani che in questo racconto si fanno portavoce di tutti loro fratelli e sorelle animali.

La Minnie è una opportunista perché quando va a dormire si lascia mordicchiare le orecchie dal Roccia se in cambio vuole che lui gliele lecchi per pulirgliele ma se è stanca gli ringhia contro come per dire lasciami stare.  Sembra di vedere le gag di Sandra e Vianello, un continuo cercare di allontanarsi per non poter fare a meno l’uno dell’altro, che è ciò che dovremmo fare noi ‘umani’.

La Mini è furba, è femmina ed è normale sia così, che per fortuna dell’uomo la furbizia delle ‘femmine’ non è mai maliziosa se parlandogli si usa il linguaggio dell’amore, altrimenti diviene una lama a doppio taglio… e fa male. La Mini adora le castagne, bollite o caldarroste, le divora con una avidità incredibile. Quando solo ne sente il rumore dal rimuoverle in cucina dal loro involucro, si erge con le zampette sulla spalliera del divano dove stava comodamente oziando contornata dalla sua copertina personale in pile leopardato. Una copertina che portai dalla Romania in una delle mie numerose visite in questa meravigliosa terra a Est.

Un lembo di stoffa comprato nel lontano “2003” in un mercatino di Bacaü, una ridente cittadina che via monti, faceva da confine con la Moldavia. Minnie a quel tempo non era ancora nata e nemmeno la sua mamma… in un paese dell’Est Europa. Si perché l’amico che mi diede la Mini disse che era di nazionalità italiana… ma io sentii subito che non poteva essere nata in Italia. Sentivo ‘chiaramente’ ‘l’odore’ dei paesi da cui proveniva un cucciolo di cane.

Quattro anni di ‘allevatore’ di cani e un minimo d’esperienza nelle nari mi è rimasto, ma lo stesso tutto ciò non ha importanza perché un cane può venire anche dall’inferno per essere accolto… tanto, sarebbe stato espulso dalle viscere infuocate della terra, perché di amore ‘indistruttibile’, e quindi non può fare e dare che amore… ma ho ‘lasciato’ la Mini con le sue zampette tese e gli occhi sbarrati sulla sponda del divano. Lei è la, la Mini e in pol position, ha sentito che si cucinavano castagne, che cotte al forno, arrostite al fuoco o bollite con alloro e un pizzico di sale, per la più che cucciolotta Mini non faceva e non fa differenza alcuna.  Sembra una tossico dipendente da castagne. Nessun altro tipo di cibo la rende con lo sguardo più severo.

Gliela si può sbriciolare o lasciare le due metà di una castagna integre, la Mini le pulisce con cura maniacale. Un cane a cui piacciono le castagne in modo spasmodico. Incomprensibile. Quante cose cerchiamo di imparare e una Mini e lì pronta a farti abbassare le arie, pensavi di conquistare il mondo è non sai comprendere il tuo cane. Perché comprenderlo? È un cane! che importanza ha comprenderlo? Un cane ha Amore dentro se, quanto noi umani non potremmo avere in mille vite, un Cane è un animale nobile come il maiale, come lo scarafaggio, come il leone… difficile comprendere perché non può essere un lecito dubbio del che non sia nobile quanto l’uomo.

Droga e droghe Solo per oggi.

La droga… le droghe. Che se fossero legalizzate, darebbero libertà di scelta a chi ne vuole fare uso, scartando di fatto il consumo a largo raggio nel tempo… perché ciò che è proibito è come fosse l’erba più verde e bella nel giardino del tuo vicino di casa.

Fosse legale non sarebbe proebita e quindi si tratterebbe come il caffè, prima droga di dipendenza quotidiana, dove chi ne abusa è in minoranza e chi ne prende una dose mite è in stragrande maggioranza. Perché il caffè è  una droga legalizzata, potendo usufruirne a volontà, l’abuso è  spesso ignorato.

L’alcool  rimane sempre al primo posto per il consumo nel mondo tra le droghe legalizzate e anche in questo caso la maggior parte delle persone se ne avvantaggia non abusandone. La droga e furba e intelligente… la nostra ignoranza nel conoscere il potere della sua intelligenza non ha confini. La droga apre orizzonti nuovi e con lei si scoprono mondi nuovi, bisogna saperla dosare e nessuno lo sa fare, quindi fosse legale ed economica molta gente avrebbe la possibilità di capire che a lungo andare non è un bene.  È come mangiare la cioccolata con panna, una tazza è buonissima, due son buone, tre son troppe e non avendo problemi per procurarsela, la quarta tazza di cioccolata con panna si evita volentieri. Chi persevera con droga o cioccolata ed esagera, ha altri problemi alla base da sistemare nel suo esistere. Chissà quanti uomini dell’etá della pietra avranno ingerito sostanze stupefacenti e avranno anche imparato a discernerla tra mille fiori, piante e foglie e se ne saranno serviti giusto il fabbisogno per evadere da una realtà quotidiana talmente ‘pesante’ da sopportare che stroncherebbe la vita nel giro di 15 giorni di una persona dei nostri tempi… ammesso e non sempre concesso, che nell’arco della durata dei quindici giorni, una fiera selvaggia non l’avesse aggredita. Non avendo proibizionismi di sorta, l’uomo antico non aveva bisogno di evadere oltre, il rimanente in forze e lucidità lo preservava per il fabbisogno della sua compagna e dei suoi figli… come madre natura ‘comanda’.

Legalizzando la droga in genere, si ridurrebbe certamente il consumo, la libertà di scelta è sempre il motore di spinta per riflettere e ragionare bene su ciò che è bene o male di quel che si sta facendo. La libertà di scelta, è libertà di decidere se drogarsi o meno senza l’influenza negativa della trasgressione che infiamma gli animi del proebito e scatena inutili e dannosi entusiasmi.  Libertà di scelta è ottenere un prodotto controllato e a prezzi più economici, debellando di fatto il commercio illecito alla base, quindi niente trafficanti di droga, niente spacciatori. Un discorso che si potrebbe allargare alla prostituzione in genere, e bisognerebbe reimpugnare la legge della chiusura delle  “case chiuse”.

“500” CINQUECENTO.

Questo è il mio scritto n. 500. Cinquecento volte in cui per sette anni ho scritto tentando di compiacere chi mi leggesse, nel mentre del corso di quegli anni ho scritto sei libri e sono al termine del “7”ttimo. Ho cominciato a scrivere che non avevo sette anni e quando non scrivevo con la penna scrivevo con il cuore. Ho scritto anche quando non sapevo di scrivere, dai “27” ai 47 anni… c’è sempre di mezzo quel “7”… e io amo il “3”… ho scritto anche allora che non mi importava di farlo con la penna, ma stavo scrivendo nel cuore ciò che dovevo scrivere adesso.

Ho raggiunto molto prima il traguardo di “10.000” Persone che hanno visitato il mio sito, che non il traguardo di “500” testi da me scritti. Sono solo numeri nella loro misera somma totale, non sono niente al cospetto di un o una qualsiasi follower ‘dipendente’ di appena vent’anni… capace pure che l’ultimo o l’ultima ‘influencer’ nella lista dei “bravi”, si porti a casa in un ora tutto quello che io ho cercato di costruire in una vita… da sette anni senza sosta… quindi son “niente”. Sono partito da zero ma ero già a mille con l’ego per poter scrivere non dovendomi mai vergognare nel rileggermi… poter correggere qualcosa forse, ma mai il “concetto” dei miei pensieri.  Poter riuscire a scolpire nella roccia i miei pensieri nel rispetto Altrui, con l’illusione profonda di essere stato d’aiuto a qualcuno e nocivo a nessuno.

Sennò a che serve scrivere qualcosa per qualcuno. Bello si lasci il proprio pensiero ai posteri, ma ancor meglio si lasci buon senso piuttosto che inutili retoriche. Nel corso della mia vita ho cercato in mille modi di aiutare il prossimo, e Dio. Stesso mi è testimone, ma la mia vanità giovanile è stata straripante come un fiume in piena, non ho saputo domare l’impeto della mia arroganza, e le avversità si sono accumulate. Per grazia mi è stata data un altra possibilità di riscatto terreno. Sto scrivendo come feci all’inizio di sette anni or sono… parlo solo di me, come quando giovane ero spavaldo e parlavo spesso mentre il mio interlocutore non aveva finito il suo defluire di parole… ma è un occasione speciale, adesso so che è sbagliato.

Stavolta è tutto calcolato, è “spavalderia calcolata”, ho deciso di dedicare il mio 500ntesimo articolo a Me stesso. (non ho mai scritto prima ‘me’ o ‘io’ con l’iniziale Maiuscola… e non lo ripeterò fino al capitolo n. “1000” È un piccolo segno di umiltà che ho imparato dalla mia compagna che da anni possiede un auto cabriolet ma non la scopre mai. Ho scritto di persone e fatti mai inventati, non sò inventare nulla… posso cercare di poetizzare, di romanzare, ma sono solo capace di unire i miei sogni con fatti realmente accaduti… a me, e a chi ho avuto il piacere o il dispiacere di incontrare sul mio cammino…che in ogni caso è sempre un esperienza positiva. “ Un buon Carabiniere deve conoscere bene i ladri sennò non li cattura”. Conoscere il “male” non è sempre un male, anzi, non lo è mai se ci si ferma alla prima paletta alzata dell’ ‘alt’. “Alt fermi tutti… bocce a terra”, questo punto s’ha da rivedere e se si ammette che la tua boccia e più lontana dal ‘boccino’ di quella del tuo avversario, sei già sulla giusta strada per la ‘salvezza interiore’.

Io sono l’un per cento quotidiano dei follower del meno quotato o della influencer del momento… beati gli ultimi perché saranno i primi…

Significherebbe scalcare il destino è valicare la sorte. Significherebbe vivere la vita che ho sempre desiderato vivere… con persone nuove a cui smettere di ‘chiedere’ e altre persone a cui dare… non ‘persone’ speciali, semplicemente altre persone, altre esperienze, altre conquiste, altre sconfitte, altro modo di vivere un decennio contandoli e vivendoli uno per uno… stagione per stagione e per questo continuerò a scrivere… domani è il”501”.

 

Finale di un capitolo di vita.

Finale di un capitolo di vita. Da quella casa riparto, quel cascinale nella città, che era fuori moda già ai tempi della mia fanciullezza. Uno degli ultimi baluardi di un capitolo che si era abbarbicato in quella fase di vita, forse speranzoso ma di certo spavaldo di non cedere all’incalzare del tempo, che inesorabile rubava spazio ed essenza.

Come un vecchio mausuleo che sta li a ricordare come si viveva nei primi del novecento. E noi, io e la mia famiglia, con un piede dentro ed uno fuori da questa realtà, perché ci piaceva vivere in due condizioni, che la prima soddisfaceva i miei genitori, o almeno uno di loro, e la seconda era rincorsa da noi figli con quella smania che ti fa desiderare tutto e subito, dettame di un età virgulta, smania e desiderio di tutto, che poi spesso per chi ne abusa non da niente… e per grazia degli altri 5 fratelli solo io ne abusai. Per determinate persone la vita è rincorsa alla velocità del suono, e quando meno te ne accorga, si è già presa una bella fetta di te, lasciandoti l’amaro in bocca nel dire… avrei potuto fare, avrei potuto dire, non avrei dovuto fare e non dire.

Che i più saggi dicono che non si vive di rimpianti, ed io con loro, ma non del tutto, ancora sto analizzando ed elaborando questo importante messaggio, per potergli attribuire una mia risposta. In fondo sono rimasto ciò che ero, un inguaribile inseguitore di sogni, che qualche d’uno li ho realizzati, molti no. I sogni sono tanti, e i di più non son sogni ma spesso scomode realtà, come trovare l’amore con la A maiuscola, che ringrazio Dio. di avermene fatto dono. Segue appiccicata come un francobollo, una bella famiglia, dei figli di cui si possa essere orgogliosi, il lavoro, che non è inteso per un mero stipendio, almeno per me che non è mai stato lo scopo principale, ma bensì, che ti piaccia e non ti faccia sentire di sprecare il tempo. Perché ‘uno’ di tempo abbiamo, non ‘due’, ‘uno’, e va vissuto a ‘mille’, sennò non ha senso nulla, vivere per morire è un concetto, vivere e poi, solo poi morire, è tutto un altro modo di vedere la faccenda.

Da qui il mio “nì” al non avere mai dei rimpianti, e spero con il tempo di farlo diventare un sì, ma pur ottimista, dubito.  Di una cosa son certo, l’amore che ho per i miei respiri, l’amore che ho per tutta la gente, e per questo ringrazio mia madre di avermi saputo trasmettere amore allo stato Puro, e mio padre che da piccolo mi ha fatto conoscere usi e costumi di gran parte del Sud della nostra bella Italia, che quando tornavo al nord dove abitavo non mi riusciva di capire perché ci fosse della stupida disparità tra nord e sud, le differenze per me erano ridicole, perché proprio non esistevano, dai risultati finali lo stesso identici nelle singole analisi, ma qui “se la gioca” ancora oggi l’ignoranza e la destabilizzazione voluta da qualcuno per meri interessi, perlopiù politici.

Ma sono altri discorsi, che si era nel mio gran viaggiare, metà da turista, e metà da ospite in terra “straniera” che la seconda è l’unica che ritengo valida veramente, o perlomeno con un significato più forte della prima. Che quando ero in giro con Papà, nei suoi tanti viaggi per lavoro, mica potevo seguirlo a sette anni sulle navi attraccate al porto di Brindisi, dove lui di fatto lavorava, o di Taranto, o di Lecce, c’era sempre il guardiano di “turno” che mi intratteneva durante il giorno, e mi faceva giocare nel porto, con conchiglie e pietruzze di pirite, che agli occhi di un bambino com’io ero, erano pezzi d’oro facenti parte del tesoro dei pirati. Altrimenti, mi imbarcavano con i pescatori del luogo per una istruttiva partita di pesca. Ancora ricordo come ritornati in porto, battevano decine di volte a terra, i poveri polpi catturati, e per finirli, e per rendere la carne più morbida, ed io che mi sforzavo di capire il loro strano e bel dialetto mentre che parlavano tra di loro rivolgevano lo sguardo al mio timido sorriso. Anche a Bari non capiva nulla di ciò che dicevano quando si aprivano quelle bocche rugose arse dal sole ma lo stesso era simpatico il loro dialetto. ’Plateale’ e importante il Napoletano, ‘serioso’ il Siculo e chi più ne ha ne metta per il dialetto Sardo che se non ci fosse, bisognerebbe inventarlo. Che se un meridionale poteva sentire il nostro  dialetto a prescindere da quanto si possa capire, non gli sarebbe  risultato  certo orecchiabilmente migliore del proprio, e sicuramente non più simpatico, ed ecco che alla fine son tutti uguali, semplice!

E ancora quando nei miei viaggi di gioventù con fame di sapere e di avere, ho avuto modo di gustare la squisita ospitalità Calabrese, con le signore vestite di nero senza età, che se chiedevo una zucchina, me ne andavo con la sporta piena di tutti gli ortaggi possibili. I Sardi e i  Corsi, due civiltà dissimili profondamente, ma entrambi rispettosi ed attenti all’accoglienza del prossimo, ti basta di riempire lo sguardo nel verde azzurro dei suoi mari, e se non ci devi vivere, altro non mi è servito.

Che il mare di Sardegna, lo ritengo a mio personale giudizio il più bel mare che  abbia mai visto, e una decina almeno ho avuto fortuna di vedere.  Non da meno sono legato a bei ricordi di mille estati folli passate in innumerevoli paesi della Costa Adriatica, la nostra “Las Vegas” che con i suoi 150 km. di spiagge  e tradizione alberghiera non è da meno a nessun luogo al mondo che abbia le stesse caratteristiche. Come non da meno a nessun’altra città, abbiamo all’inizio di questa costa, la splendida Venezia che per quanto l’abbiano ad imitare, e’, e rimane sempre unica, ma di questa città non nutro un particolare piacevole ricordo, forse perché il mio approccio era legato ad una triste strana storia d’amore, e ciò ne ha condizionato le visite future alla bella città lagunare, piazza S. Marco e’ l’unico posto che non mi rende tristezza nel suo insieme, e se aggiungo che il suo famoso carnevale mi mette tristezza al contrario che rallegrarmi, il quadro grigio e’ completo. In tutta la mia esistenza, tante volte mi sono chiesto perché il carnevale non mi piaccia, e siccome non mi sono mai dato una risposta soddisfacente al riguardo, ci rinuncio e vado oltre, che si vive anche senza maschere.

 

Anno “bisesto”, anno “funesto”

S. Osv.aldo, Santa Ila.ria, S. Augu.sto… tre Santi che ci arrivano a ‘pezzi’ ma pur mantengono la Loro immensa coerenza anche solo pronunciati. Tutti gli anni di questo “29 Febbraio” che s’ha da pronunciare una volta ogni  4 anni… e perché si dica “bisesto” invece che “quartesco” lo spiega il modo di accumulare il tempo dei Giuliani e Gregoriani con due calendari diversi di parecchie misure tra loro. Ma ancora più certamente la terra gira su se stessa per qualche ora e minuto in più del nostro calendario di 365 giorni scandito da 24 ore cadauno… l’accumulo di questo tempo da vita al “360seiesimo” giorno bisestile che ‘cade’ sempre nel mese più corto dell’anno, Febbraio. E allora niente da dire… anno bisesto, anno funesto recita un antico adagio popolare, e per mantener fede a tale nefasto presagio augurale, c’ha regalato mascherine che non si indossano solo a carnevale ma anche ad Agosto. Meglio regalare all’ultimo giorno di Dicembre il commemorare metà di un racconto, l’altra metà la rimandiamo all’anno nuovo… il 1primo Gennaio, così da non far torto a nessuno, e se fra 2 anni l’anno non è ‘bisesto’ noi umani lo interpretiamo “bi”… forse io lo interpreto così… “ bi, bisesto, bis… doppio, non quadruplo. Come se a S.Osvaldo, Santa Ilaria e S.Augusto si potessero abbreviarne i nomi nominandoli. Poi… dopo altri due anni mi ricorderò del vero anno bisestile… un altra occasione per scrivere dell’emozione di un regalo… un giorno in più.

 

 

Tre, Agosto, piove.

Oggi è lunedì, ma non necessariamente in questo giorno in cui si svolge lo scenario della Natura che ha deciso di rispondere al richiamo di aiuto che proveniva dalla terra, è il Lunedì del 3 di Agosto di quest’anno del 2020 con ancora il covid19 che sembra uno scialle di seta attorcigliato intorno alle spalle.

La seta respira, ma il collo è ancora ingombro. Piove a dirotto, fuori dal balcone. È meraviglioso aspettare che la pioggia scenda insistente dopo lunghi giorni in cui gli alberi chiamavano aiuto di quiete e i prati ingialliti reclamavano ossequiosi refrigerio lungo le loro larghe piaghe ai piedi aperte nella terra inaridita, è un incanto dell’animo che respira pace. Si nutriranno i giovani ultimi germogli e le ‘vecchie’ foglie… batte forte la pioggia sul parapetto del balcone, tanto forte che le dolci ‘campanelle’ bianche, viola e lillà sono state riparate sotto il tetto di casa con le mani di chi le ama e non vuole che il ticchettio della pioggia rovini le loro deboli campane di petali delicati.

Quanto è bello sentire il suono battente della pioggia dopo lunghi giorni di calura insistente. È bello sentirla scendere schioccando baci sul suolo o mare incontri, affacciarsi alla finestra di casa e sentirla cantare, e le sue dolci note riempiano gole assetate… Vieni copiosa pioggia, benedizione e punizione, bagna tutto nel modo giusto e se proprio non puoi farne a meno, imita gli umani ed esagera pure.

 

8 Gennaio di tanti anni fa…

Sono stato iniziato a nuova vita, e da subito mi hanno detto senza dirmelo, come dovevo vivere. Ad ognuno alla sua nascita, vengono insegnati e impartiti compiti e doveri, mentre i diritti sono mere chimere da inseguire e mai realmente possedere, e i valori, realtà da rievocare ad ogni ricorrenza di commemorazione. Le società forgiano le persone con religione e politica, e anche se pensi di essere indipendente e autosufficiente nel prendere le tue decisioni, lo stesso e senza te ne renda conto sei condizionato  dal credere ad una presunta entità superiore che amministri la tua anima nel modo terreno, e non di meno sei influenzato e in tal casi peggio, costretto ad appartenere a  questo o quel partito perché così fan tuttiper il quieto vivere e non ci si esime.

Se non accetti questo modo di essere,  sei un rivoluzionario, un disfattista,  un anti clericale, una persona non degna di stima e fiducia, come se per questi due “valori” ci sia qualcuno che possa erigersi a sommo giudice e decidere che posto avrai nella società con il relativo grado acquisito.

Ed e’ a questo proposito che voglio essere risarcito, in primis perché nessuno poteva e doveva condizionarmi e per secondo ma non in ordine di importanza, poteva in alcun modo giudicare e conseguentemente affidarmi  un ruolo tra gli uomini.

In tenera età mi dissero che esisteva il diavolo che mi avrebbe portato tra le fiamme dell’inferno se non avessi ubbidito alla mamma, così che per combinare ingenue marachelle del tipo di rubare un biscotto invece che chiederlo, andavo oltre per sfidare la sorte, mi facevo maliziosamente furbo per eludere una giusta sorveglianza, mancandole di rispetto ripetutamente e conseguentemente peccare ad oltranza.

Mi avessero spiegato di chiederli i biscotti, consigliandomi di non abusarne perché mi sarebbe venuto il mal di pancia, avrei semplicemente capito ciò che era giusto e sbagliato, senza confondermi le idee sul bene e il male. Da grande le cose per me non cambiarono,  mi sposai a 21 anni, confondendo il voler bene con il vero amore, e  quasi subito capii che in pratica non avevo una moglie ma una sorella in più.

Me ne resi conto perché dopo nemmeno un anno avevo un amante extra coniugale,  e senza vanto ne seguirono altre. Così cercai il coraggio che non avevo, trovai onesto e giusto che la mia ex moglie potesse rifarsi una vita l’intanto che era ancora giovanissima, e ovvio la stessa cosa anche per me,  e ci separammo.

Finalmente arrivo’ anche l’amore con la A maiuscola, e dopo circa venti anni di convivenza, ritenemmo fosse giusto sposarsi in chiesa davanti a Dio la mia amata, così che chiesi alla Sacra Rota l’annullamento del primo matrimonio. Mi imposero di scegliermi un avvocato ecclesiastico, e scelsi un ragazzone di bell’aspetto sui quaranta anni, e quello fu il mio primo errore inconsapevole, dovevo da subito immaginare che non poteva avere l’esperienza necessaria per raggiungere l’agognato scopo, e comunque non sarebbe mai stato all’altezza della situazione essendo facilmente fallibile per lo scarso peso legale legato alla sua giovane età, ma mi fidai confidando nelle mie legittime ragioni.

Iniziarono le lunghe, estenuanti, logorroiche e a volte umilianti visite dall’esimio avvocato della fede, ( che è blasfemo il solo dirlo ) ovviamente accompagnandomi con lauti e sonanti acconti in denaro spiegai le mie ragioni, che di migliori ancora oggi non ne so trovare, a partire dal fatto che all’epoca del mio primo fidanzamento con la ex moglie, la donna spesso desiderava arrivare illibata all’altare, non fosse che poi, dopo quattro anni di fidanzamento, avemmo imbarazzo e inesperienza tali da non farci “consumare” per altri otto mesi da sposati.

Non bastasse, aggiunsi che in seguito ad una cura cortisonica subita da piccino, ero totalmente sprovvisto di spermatozoi, quindi incapace ( per mia fortuna ) di procreare, e dulcis in fundo la ragione più semplice, più sincera e veritiera, fu quella, come già detto, che mi resi conto per tragica inesperienza data l’età, di non amare la persona sposata,  e piuttosto che passare con lei una vita di indifferenza e non rispetto, mi sembro’ giusto e doveroso interrompere una farsa tanto triste e deludente, senza per questo che ci sia stata colpa alcuna da entrambe le parti.

Intanto l’esimio avvocato del foro clericale, mi sconsiglio’ vivamente di “usare” l’ultima mia ragione, scartò pure la sterilità, e lo stesso, non mi considero’  nemmeno l’aver “consumato” dopo parecchi mesi, con le conseguenti difficoltà psicologiche che deteriorarono il nostro proseguo sessuale per il resto della durata del matrimonio stesso.

Mi fu invece consigliato ( che quando si consiglia in quel modo, la parola giusta e’ IMPOSTO ) di far pressione sul fatto che io contravvenni più volte al mio impegno matrimoniale accoppiandomi in relazioni extraconiugali, adducendo inoltre che l’alta corte giudicante del clero, ne avrebbe tenuta la giusta considerazione, assicurandomi di fatto il risultato vincente finale.

E allora accettai con riluttanza e tanta vergogna di portare a testimonianza un amico di “scappatelle” e addirittura una amante ora mia amica, e lascio all’immaginazione di chi legge l’insulto sopportato per amore dalla mia compagna, promessa sposa.

Altro denaro da versare, e sentiti a testimoniare in una sede di Milano, con avvocato, giudice ecclesiastico e un prete come scrivente. Tutti abbiamo dato la stessa versione dei fatti,  nessuna discordanza anche se siamo stati sentiti uno ad uno in separati momenti della giornata, del resto non c’era nulla da inventare, la verità e’ facile da ricordare, per la natura stessa del significato della sua parola, ergo tutto perfetto.

Verdetto finale comunicatomi alcuni giorni dopo, … La domanda di annullamento del mio matrimonio era stata respinta, motivo i testimoni erano stati giudicati sinceri, mentre io no, pur rilasciando  la stesa identica versione dei fatti. Dopo quasi tre anni, esterrefatto, incredulo e deluso, con le lacrime agli occhi sto per uscire mesto mesto dall’ufficio del esimio avvocato, che mi ferma sull’uscio del suo ufficio consolandomi e rassicurandomi, mi disse che se ci fossimo appellati con altre 4500.00 euro di spese, di sicuro avremmo vinto la causa.

La stessa causa che fu vinta da gente che ha compiuto nefandezze inenarrabili ma con il portafoglio ben più fornito del mio. Ovviamente disgustato me ne andai, e ancora oggi a distanza di molti anni, mi vergogno io per i rappresentanti della giustizia divina in terra, e mi dispiaccio allo stesso tempo perché io in Dio ci credo veramente, e avrei portato al Suo cospetto l’immenso amore e rispetto che unisce me e la mia compagna da ormai venticinque anni. Il matrimonio che ho celebrato in municipio… un’altra stupida e inutile invenzione convenzionale di questa terra, che disprezzo sempre con più convinzione, come consiglio e comandamento di Nostro Signore.

Questa e’ l’educazione cattolica, questo e’ l’indirizzo umano che ci dovrebbe avvicinare a Dio. …  che ci perdoni tutti quanti per storpiare in modo tanto blasfemo la Sua parola e i suoi insegnamenti, e sempre Sia Lodato per avermi dato il Santo Dono della Fede, in modo da distogliermi totalmente dall’insegnamento umano, e sempre Sia Lodato per illuminarmi e indicarmi la strada in mezzo al buio dell’ avidità, della ipocrisia, della cupidigia, della stoltezza, e di farmi Luce con il bene nel torpore del male. E ancora ringrazio Dio Trino, la Madonna e tutti i Santi, di avermi insegnato che i biscotti si può chiedere di averli, piuttosto che ottenerli con sotterfugi e inganni, chiedi e ti sarà dato.

Voglio essere risarcito per questo danno alla mia Anima, e per tutte le volte che un presunto emissario di Dio mi ha ‘anche’ ingannato, tentando di darmi una immagine distorta di quel Dio che il mio cuore vede per grazia ricevuta, Unico e Perfetto, negli uomini, tra gli uomini, sopra di loro. Voglio essere risarcito per tutte quelle volte che mi sono vergognato di mangiare alla faccia di milioni di persone che sono morte per fame, per colpa di qualche politicante,  che ha e spreca molto di più di quanto necessità, rendendomi contro la mia volontà un complice silente e impotente spettatore, sotto i falsi colori della sua bandiera.

Voglio essere risarcito per le innumerevoli ingiustizie che lo stesso mondo politico mi ha propinato, indorandomi la pillola  con falsità, malignità, e ipocrisie. Voglio essere risarcito da un mondo che si è appropriato della riserva d’amore che mi era stata regalata alla mia nascita… e mi sarà tutto debitamente restituito, pezzo per pezzo, quando  sulla bilancia della giustizia Divina, si contrapporranno i due pesi di ciò che ho dato, e ciò che mi è stato tolto. A quel punto ognuno risponderà ( me compreso ) delle proprie responsabilità, allora e solo allora vedremo chi si è comportato con cuore puro o cupo…e non ci sarà somma al mondo che possa far tornare qualcuno sui suoi passi, ed io sarò ricco, d’amore e di giustizia, non per una vita, ma per l’eternità. Voglio essere risarcito da questo mondo, desidero, chiedo e prego, di essere risarcito dal Cielo.