Charlie

Erano gli anni tra il 1998 e il 1999, non ricordo con precisione, Impossibile però dimenticare l’amico Charlie che mi venne presentato da Ivano, un artista con il pennello in mano. Affittai ai piedi di Città Alta un negozio di antiquariato in una via storica, S. Tommaso detta anche la ‘via della milizia’ che, durante seconda guerra mondiale, era così chiamata dai soldati che vi si recavano a prostitute.

Ivano un giorno si presentò nel mio negozio, che detti il nome “La Bottega del Re” e, come solo lui sapeva fare, mi chiese se volevo prendere a bottega un aiutante, dal momento che io comunque dovevo assentarmi parecchie volte la settimana.

È un bravissimo ragazzo, disse, anche se con un trascorso di tossicodipendenza, ora non si fa più, beve qualche birra e fuma qualche canna ma tranquillo non si fa più ed è onesto, di lui ti puoi fidare. Va beh, quando me lo presenti? È qua fuori dal negozio! Il tipo se ne stava mestamente appoggiato alla moto di Ivano. Non aveva un buon aspetto, magro, scavato in viso, con i capelli biondi, belli ma sporchi e non curati, nemmeno i jeans e la maglietta erano lindi, per non parlare delle scarpe lise e buche   

 Indignato chiesi a Ivano chi m’avesse portato. Per risposta venni tacciato di pregiudizi nei confronti di una persona che nemmeno sapevo chi fosse, e siccome sono per mia natura incline ad essere accomodante, accettai qualche minuto più tardi di far entrare quel ragazzo nel negozio.

Una volta lì facemmo subito conoscenza, piacere dissi io, mi chiamo Annibale, per gli amici Bile, piacere rispose lui, io sono Carlo per gli amici Charlie. Ok Charlie, raccontami di te. Certo, sono stato per lunghi anni a servizio di parrucchieri famosi prima di diventare a mia volta proprietario, con dipendenti, di uno splendido salone di parrucchiere prevalentemente per signore, perciò ho una certa predisposizione al contatto con la gente. 

Lo assunsi. Iniziò così un meraviglioso rapporto di amicizia che ben poco aveva a che fare con il lavoro. Charlie, una volta ripulitosi per bene, stimolato probabilmente da una ritrovata vitalità e comunque supportato da qualche soldo che da tempo non aveva, si rivelò una persona davvero speciale, spavaldo ma senza boria, la sua parlata era fine mai rozza, anche il suo accostare con disinvoltura sempre quei tre capi d’abbigliamento che lo contraddistinguevano tra mille, e ovviamente il saperli indossare, sempre allegro, spensierato. Era un eterno ragazzone di quarant’anni che non ne voleva sapere di responsabilità e tantomeno di crescere.

Le donne per lui non erano mai state un problema, il suo fascino era un dono divino, i soldi li usava con una parsimonia maniacale, come uno spilorcio, quindi non rappresentavano un gran problema.

Ricordo la sua personalità, il suo essere Charlie, ogni locale figo della Bergamo by night era di suo dominio. Opportunista, non concedeva spazio a chicchessia, non fosse per un suo tornaconto, la moto, la sua immensa passione. Fu con lui che, di comune accordo, decidemmo di non mollare la moto nemmeno per un solo mese, di un intero anno, ci fosse stato sole, pioggia o neve e di rigore fiume di birra alla spina.     

Poi nella sua vita comparve Gegia, un’altra matta come un cavallo, l’unica differenza era che lei non portava bene l’alcol o meglio, diciamo che l’avrebbe retto anche meglio di noi, non fosse che beveva molto più di noi. A lei della moto non fregava molto, in compenso beveva vino e super alcolici, e fumava Marlboro rosse in quantità industriali, ma era una vera Signora, molto colta.  Lavorava da anni in un negozio di abbigliamento per donne di una certa estrazione sociale, le classiche persone con la “puzza sotto il naso”, ma la sera si trasformava e diventava una ‘compagnona’ con cui era piacevolissimo trascorrere la serata.

Che coppia, che personaggi straordinari, ma aimè, pochi anni dopo, Gegia morì improvvisamente. Fu un duro colpo per la sua bellissima figlia avuta molti anni prima di aver conosciuto Charlie. Anche per noi amici fu un grande dispiacere, poi passò altro tempo e la nostra amicizia si ruppe.

Charlie per il suo maledetto squallido opportunismo che tutto calpestava, sentimenti compresi, offese infatti la nostra amicizia per mero interesse, aizzato da una terza persona che di amicizia non ne aveva mai capito un cazzo e non ne capirà nemmeno mai, quindi, arrabbiato per il suo comportamento, non volli più essergli amico. Non doveva essere una cosa definitiva, gli avrei dato il giusto tempo per rendersi conto dei suoi sbagli. 

Nonostante qualche sua avvisaglia di pentimento, la ‘lezione’ proseguì per due anni e più. Solo ora mi pento amaramente di non aver mollato prima perché Charlie, un anno dopo l’inattesa morte di Gegia, morì a sua volta. 

 Ho dentro di me, cucito addosso, dappertutto, il rammarico di non aver saputo perdonare. Così che sulla sua tomba ancora oggi glielo dico… ‘Charlie sei uno stronzo ad  avermi piantato in questo modo’. Poi guardo la sua foto, che si distingue tra mille, e sorrido pensando che ci rincontreremo e rifaremo quelle magnifiche cavalcate in sella alle nostre moto e sconsiderate bevute di birra.

Stavo raccontando questo a Nicoletta, prima di visitare la sua casa, stavo dicendo delle nostre gloriose gesta, e ancor più puntavo il dito su di me che di anni ne ho 10 in più di Susy. Mi vantai con Niky di quello che feci, intanto guardavo gli arredi di casa, tende e divani… fui colpito da molti quadri che ritraevano Angelo, berretta di lana in testa e con alle spalle montagne ghiacciate con vette innevate.

Angelo, entrò in quel momento che si io e Susy si stava per andare… entrò dalla porta annunciandosi con il “permesso” anche se a casa sua, e furono saluti e abbracci di rito. Ci risedemmo, tutti e quattro, bevemmo ancora vino e mangiammo altro formaggio, quella volta di capra e non di mucca, sempre nel l’ovile accanto alla stalla di sotto. Tronfio raccontai anche ad Angelo di aver camminato a lungo per i tre rifugi che visitammo. Lui ascoltava, annuiva e faceva smorfie di stupore misto ad ammirazione. Appagato il mio ego, per essere parimenti gentile con Angelo e Niky, iniziai con i complimenti per l’arredo del loro appartamento, poi mi rivolsi a Lui, e incuriosito gli chiesi, dimmi un po’ Angelo, cosa sono tutte quelle foto affisse alle pareti della camera da letto e nel l’anticamera che ti ritraggono in tuta invernale ai piedi di monti pieni di rispetto!?

Quasi imbarazzato, Angelo mi rispose che sono ricordi di sei vette conquistate oltre i ‘seimila’ e una di ‘settemila’… paonazzo non seppi che dire… e Angelo continuò dicendo che tre mesi prima, ogni sera dopo il lavoro, per allenarsi ad ogni scalata, andava da Valbondione al rifugio Curò e alle 9 di sera rincasava per doccia e cena, poi a nanna presto. Praticamente faceva ogni giorno per tre mesi il percorso che feci con Susy in tre giorni, con pasti, pernottamenti e sollazzi vari, per poi, dulcis in fundo, scalare un ‘seimila’. Fu un bel matrimonio quello di Nicoletta la sarta di sangue Portoghese e l’Angelo di sangue Bergamasco, fu un bello sposalizio quel giorno a S. Lucio. Lei arrivò da una strada nel bosco vestita di bianco trasportata sul rimorchio di un trattore da montagna, Lui l’aspettava con i suoi oltre trent’anni, timido come chi non si aspetta un evento tanto felice.

E ancora vengo trasportato dagli effluvi dei ricordi, anche se avevo aumentato il ritmo di marcia… continuavo a pensare a quel matrimonio… uno degli invitati era Domenico, il “Meco”… cantai con Lui al matrimonio, saranno state le 5 del pomeriggio e non eravamo ubriachi… di più, perciò dire che stavamo cantando è una bestemmia. Urlavamo a squarciagola anche le canzoni degli Alpini più tristi. Raramente nella mia lunga vita ho avuto il piacere di assaporare delle sensazioni tanto sublimi. Non stavamo fingendo, io e il Meco, scarabocchiavamo canzoni e prima che dalla bocca passavano dal cuore.

Il Meco è un grand’uomo di nome e di fatto, come Angelo lo sposo, forse qualcosa in più, e il perché si saprà leggendo. Vive le sue giornate di duro lavoro e in qualunque momento ha un sorriso per tutti, e le notti le passa con la sua Adorata Michela, una ragazza ormai donna, completamente Disabile di corpo ma è di già la più Abile nelle aperture del Cielo con l’Anima… lo fu da quando nacque.

E Domenico, il Meco, ogni notte gli veglia accanto per accudirla ad ogni suo vagito d’aiuto. Ogni notte. Dopo una dura giornata di lavoro. Meco è un signor muratore, ho cantato con Lui quel giorno, alle cinque del pomeriggio e non eravamo ubriachi, di più… ma se ricordo ancora quella bella faccia da brav’uomo che sapeva riempirmi il cuore nel l’intanto che cercavo di accordarmi al suono della sua voce nel l’intonare con Lui, vuol solo dire che è un brav’uomo. Sposato con una brava donna, Caterina. Son tutte brave le Caterina, Lei in particolar modo non finisce mai di stupire. Caterina è un delicato fuscello chiomato d’oro che la si può amare perché sembra una bambola famosa, ma il Meco ben sa che se si arrabbia la Caterina son guai, e per rendersene conto basta vederla cantare nel coro della sua Parrocchia, quel l’esile pulcino biondo, “tira fuori” acuti da far accapponare la pelle, e non bastasse, è Lei la mamma di Michela. Una splendida coppia benedetta da Dio.

Dio. è Amore.

Dio. è Amore. L’amore non ha confini, non ha età e non è mai tabù.
L’espressione dell’amore è forse uno degli argomenti più variegati tra i sentimenti associati.
Certo è quanto mai complesso, e ognuno in base alle sue esperienze ha qualcosa da dire. Queste paiono tutte uniche e intricate ma sono banalmente e inesorabilmente uguali tra loro.
Il comune denominatore è che, nonostante tutto, ogni esperienza sia da vivere.  L’esperienza dell’amore è naturalmente “vita”, la vita di Tutti. 
Ci sono molti modi di amare, tutti quanti amiamo, chi in un modo chi nell’altro.
Si può amare l’altrui sesso, o una persona dello stesso sesso, che differenza c’è? si tratta sempre di indiscusso ‘Amore’.
È forse diverso il modo di amare qualcuno? L’amore è amore quando viene trasmesso con rispetto, con gioia, con… amore. È il modo successivo di porsi che determinerà o meno il ‘peccato’, che prima che verso Dio. si fa verso se stessi.

Ecco perché l’amore non è mai tabù, chiunque può e ha il diritto di amare, anche un prete, un vescovo, un cardinale, una suora, l’amore non è mai peccato. Cosa può fare un prete per reprimere quel sentimento che è proprio di Dio., e perché lo deve fare, nessuno gli può impedire di Amare.

Ancora non v’è affatto la necessità di reprimere un amore platonico che è nato dal cuore, dall’anima.
Del resto è semplice, perché Dio. permetterebbe che una manifestazione d’amore scaturisca nel cuore di quelle persone Consacrate se fosse peccato?  L’amore non è mai peccato, non può in alcun modo esserlo, Dio. stesso è amore, figuriamoci se la sua stessa essenza è peccato.
Il peccato semmai è conseguenza delle azioni che seguono l’innamoramento, che si determinano a seconda delle situazioni, vuol solo dire che l’amore trionfa laddove sboccia e alla fine è assolutamente giustificabile il dolore che purtroppo provoca a chi si era legati sentimentalmente, anche perchè tra loro non era amore, quello vero è un fiore raro e fiorisce in una sola stagione nella vita, gli altri sono tentativi di un germoglio che non aprirà mai i suoi petali al sole, non con quella persona.  La sincerità è verità e richiedono sempre un tributo pesante a chi desideri la felicità. 

E di nuovo l’amore incalza sovrano. Innamorarsi di per sé non è ancora un’azione compiuta, è chiaro che nessuno può evitare di innamorarsi, quindi nessuno sta peccando nel momento stesso che questa cosa accade a discapito della propria volontà. L’Amore non è mai uno sbaglio, non è mai peccato, il vero Amore non è comandato da nessuna decisione, il vero Amore si deve vivere sempre, con il corpo e con il cuore e se ancora non è possibile si vive con l’Anima. Non è miliardi di miliardi il numero più grande che ci sia, un numero grande è anche ‘solo 2’.

Tanta voglia di vivere

Sto seduto dietro un tavolo dirimpetto ad una finestra a grate, che non è quella di un carcere, ma quella di casa nostra in montagna, che le finestre son così in montagna, da tempo immemore, probabilmente uno dei più antichi sistemi anti furto inventati.

Il camino se la ride scoppiettando, e fuori l’imbrunire incalza, ma ancora ben si vedono, a quadri composti, le montagne mezze innevate da una recente nevicata, sono avvolte da un gelido abbraccio di nuvole, mentre di tanto in tanto, il sole che tramonta dietro le cime, illumina i bizzarri giochi di vento che sollevano la neve giocando con essa.  Non so se continuare la lettura di un Kerouac, iniziato la notte prima, o se scrivere qualcosa come del resto ho già iniziato a fare.

Poco fa, passeggiando nel bosco con la mia compagna e i nostri due cagnolini, stavamo parlando del primo viaggio che io e Susanna facemmo insieme, parecchi anni or sono, troppi per precisarli.

Si era di primavera, io non avevo trent’anni, e Susy non ancora venti. Ci eravamo conosciuti da pochi mesi, ed io forse per impressionarla, forse e senza forse perché ero e sono così, un mezzogiorno di venerdì gli proposi di andare a vedere un gran premio di moto delle “mezzo litro due tempi” che si disputava il giorno appresso con le prove di rito, per poi di seguito la domenica nella gara vera e propria. Naturalmente a Susy dissi che si trattava di un viaggio di piacere, ma in realtà univo l’utile al dilettevole per accattivarmi le sue grazie, ma in cuor mio a quell’epoca, non volli perdermi la grande sfida finale di quell’anno, tra Eddie Lawson, Kevin Schwanctz, Waine Rainey, Pier Francesco kili, e Freddy spencer, il mio mito Campione del mondo, Marco Lucchinelli, e altri ancora che non ricordo.

Così che, se a mezzogiorno decisi la partenza, alle tre del pomeriggio si era di già in viaggio con tutto quel che avevo in tasca e non solo, al volante della mia Jaguar di dieci o forse più anni, ma bella come il sole, destinazione Austria, circuito di Salzburgring.

Qualche ora di viaggio a velocità sostenuta ed eccoci alla frontiera, non saprei più dire quale, e lì la prima spiacevole sorpresa, i documenti della Jaguar non erano del tutto in regola, o meglio loro sì, ma non avevo ancora espletato tutte le regolari pratiche del passaggio. Che fare? Niente paura che io di incoscienza ci vivevo, lasciammo l’auto in un parcheggio, e accettammo un passaggio da un camionista, che non so bene nemmeno cosa dissi per la circostanza, pochi minuti di marcia, e una volta giunti in Austria, ci fermammo in un posto di ristoro per soli camionisti. Appena entrammo nel locale, il rumoroso chiacchierio di qualche attimo prima si interruppe di botto, guardandomi in giro notai che Susanna, la mia compagna, era l’unica donna del luogo, ed era bella, ancor più bella con l’avvenenza dei suoi vent’anni. Loro tutti omoni, con tanto di tatuaggi e catene che partivano dai passanti dei pantaloni per finire dietro, nelle tasche posteriori a difesa dei portafogli. Qualcuno addirittura in lingua straniera le gridava qualcosa da lontano, complimenti presumo, era come se io non ci fossi nemmeno. Confesso che provai imbarazzo e anche un po’ di timore, per fortuna mi sentivo rassicurato dal nostro gentile amico camionista, che intanto sorrideva divertito dalla situazione, ma rimaneva il fatto che lui poco dopo ci avrebbe scaricato in qualche posto, per farci poi proseguire il viaggio da soli.

Un po’ spaventato, decisi allora di ritornare sui nostri passi, e tornammo a riprenderci l’auto al parcheggio. Ma non mi scoraggiai, chiesi di un altro ingresso doganale, sperando in una sorveglianza dei documenti meno rigorosa. E andò così. Riuscimmo ad entrare in un altro posto doganale, ricordo che la sera eravamo entrati all’interno del circuito, ovviamente nella zona riservata al parcheggio degli spettatori, e siccome non avevo con me granché di soldi, feci intendere a Susy che preferivo dormire in auto per non lasciarla incustodita, seppur non giovanissima era pur sempre una Jaguar, e lei acconsentì di buon grado. Penso che per Susy fosse la prima esperienza così, e io sornione e un po’ beffardo ne profittai, del resto a quella età avremmo dormito nel letto di un fiume vivo, qualora l’avessimo deciso.

I sedili reclinati erano comodi, purtroppo però, verso le cinque del mattino l’Austria si presentò con il suo biglietto da visita, gelido come del resto è in primavera da quelle parti, e siccome il riscaldamento dell’auto era logicamente spento, pensai di nuovo di unire l’utile al dilettevole, e lascio immaginare come ci si scaldò vicendevolmente.

Nulla ormai ci poteva fermare, o farci desistere. Fummo ricambiati al mattino del giorno seguente, perché la gara fu uno spettacolo nello spettacolo, e non solo perché io vidi dal vivo i miei campioni in competizione, ma fu bello vedere lo stupore negli occhi di Susy, che non aveva mai avuto modo prima di allora di guardare un G. P.

La sera di quel giorno, contate le lire rimaste, decisi che ci potevamo fermare una notte ancora, ma in una modesta pensione questa volta, e per la bisogna ci recammo alla vicina Salisburgo. Il mattino seguente ricordo che andammo ad un mercatino dell’usato che era di strada per il ritorno, nei pressi di Innsbruck, dove dettato dalla mia sana incoscienza, volli regalare a Susanna una sveglia a carica manuale, che ancora oggi conserviamo gelosamente in bella mostra sul camino di casa, a perenne ricordo di quella fantastica gita. Ovviamente tutto questo aumentava notevolmente il rischio di rimanere senza il denaro per la benzina del ritorno, ma andò così, del resto io ero abituato a sfidare il destino, quando il problema era solo il vil denaro.

Solo pochi giorni or sono, al bar del mio paesello di montagna, in compagnia di alcuni ragazzi, parlavo di alcuni miei avventurosi viaggi con loro, e guardandomi ammirati mentre li raccontavo, questi si interrogavano sul fatto di poter a loro volta farli, di tanto in tanto, ma poi sbottavano pensando che ci vuole denaro e tempo. No aggiungevo io, ci vuole solo un pizzico di incoscienza, e tanta voglia di vivere!

Paolino Paperino

Due sosia. Due persone molto simili tra loro per sesso e figura e per potersi trovare in due posti diversi nello stesso momento fanno un piccolo azzardato passo verso l’ubiqiutá degli “dei” sperando di fare un grande passo, diventare cartoni animati, noi, gli uomini sosia dei cartoon.  L’orso Yoghi e l’ orsachiotto Bubu difendono con indomito coraggio Cindy, l’orsachiotta, figlia di una famiglia di bravi orsi. Disdetta che Yoghi abbia il vizio di mangiare i dolci rubandoli dai cestini della merenda di ignari gitanti, torte appena sfornate e appoggiate sui davanzali delle finestre a rinfrescare.  Si crede furbo Yoghi ma in realtà la sua ingenuità lo fa puntualmente incappare sul Ranger Smith, anche perché lo stesso Yoghi non vuol mai stare a sentire il suo timido compagno d’avventure Bubu che lo consiglia di non rubare cestini e torte. Yoghi è uno sfigato cronico ma si può consolare perché oltre raschiare il barile, c’è anche scavare nella terra e i Wile E. Coyote non ha rivali per sfortuna cronica. Quasi certamente, Wile E. Coyote, anche la catturasse, non mangerebbe mai la preda ambita Beep Bepp. Quell’uccellaccio del malaugurio che con il suo “Biip Biip” scoraggia qualsiasi tentativo di Wile E. Coyote di poterlo cucinare arrostito su brace generosa. È come cercare pagliuzze d’oro setacciando sabbia sulle rive del Rio Negro per Yosemite Sam, che di professione è un pistolero alto un metro e tanta voglia di crescere e dalle sue colt spara raffiche di proiettili all’impazzata, senza mai colpire il bersaglio, come Taddeo che spara in aria al cielo. Wile E. Coyote è un ‘lupoide’ che si crede furbo ma rasenta l’ingenuità totale, tanto da sembrare persino Bubu, quel tenero orsacchiotto compagno inseparabile di Yoghi, parenti alla lontana di Bugs Bunny il coniglio più furbo di tutti, mangia carote in quantità e le coglie direttamente dall’orto del guardingo Taddeo che ha sempre in spalla il suo fucile da caccia. Ha sparato mille cartuccie il prode cacciatore Taddeo, ma non ha mai colpito Bugs Banny e mai lo colpirà… uguale al suo amico Yosemite Sam che spara all’impazzata senza mai colpire il bersaglio. Come del resto il gatto Silvestro non catturerà mai il timido uccellino Titty, si sognerà solo e sempre il leccarsi i baffi mentre immaginariamente vede il piccolo pulcino giallo che va arrosto, e Mr. Magoo nonostante non ci veda una mazza eviterà certamente di incappare in un incidente che lo possa anche solo scalfire, il suo fondoschiena non ha limiti di grandezza. Questi sono i cartoni animati, i nostri sosia nella vita, quelli che nessuno è vittima di un altra “vittima”. È la bomba che scoppia accanto a Paperoga colpendo solo Paperino che nella vita reale è uno sfortunato quotidiano ma domani ancor peggio pronto a ricevere un altra bomba… Siamo un po’ tutti come degli Yoghi o dei Wile E. Coyote, dei Taddeo e diavoli di Tasmania o dei gatto Silvestro, ‘sfortunelli’ ma tutti molto simpatici come Paolino Paperino… Il migliore.

Il futuro è la chiave di tutto

La mente e piena di cupi pensieri, ma non ha voglia di pensare a ‘quelli.
Era bello quando a sera dai sentieri ritornavo a casa avvolto dal profumo del bosco, e dopo una doccia mi attendeva una cena degna di un Re preparata dalla mia Regina… che consumavo lentamente sorseggiando abbondanti ‘boccate’ di vino, e nell’intanto sbirciavo tra le grate di una piccola finestra ammirando ciò che di meglio la natura potesse fare con la potenza delle montagne emerse per ‘volere’ e i suoi confini di spazio infinito che ad un certo punto li si osservi, saranno sogni ad occhi aperti.

Sembra una vita appartenuta ad altra persona tanto è stato bello preparasi in tutte quelle bellissime cene con gli amici, che perlopiù erano a dir poco stravaganti.
Vestirsi come meglio stupire i presenti, quel mettersi allo specchio per Loro.
Un appuntamento galante durava l’intero giorno fin dal mattino, anche fosse alle nove di sera, non di meno logorroici i preparativi dei giorni precedenti all’incontro tanto l’ansia mordeva il freno, chissà se sarebbe capitato un ‘qualcosa’ che placasse gli ormoni.
Era bello avere quel fuoco nelle vene che scorreva come a dire che sei il più forte, anche se quando era vero Amore ti struggeva il cuore e inconsapevole eri il più debole dei deboli.

È stato bello quel tempo che l’età consisteva nell’essere un semplice numero anagrafico, poteva caderti il mondo addosso, ma l’avresti risollevato perché non c’era del tempo che scorresse tra Te e la tua età.
Era bello andare in Paesi stranieri, gustare la loro cultura, il cibo era buono perché era strano, sentir parlare un altra lingua faceva sentire banali, almeno fino a quando una volta ritornati a casa, si diceva che il cibo non italiano fa schifo o giù di lì, e la Loro ‘parlata’ era stridula e malcapibile… ma era bello andarci in quei posti, conoscevi altra gente anche se quasi sempre per primo conoscevi i loro problemi e questo non è bello per lo spirito, ma allo stesso tempo lo ritempra come si battesse innumerevoli volte colpi di martello su di una lama di Damasco a formare petali di rose sull’acciaio temprato… e in quel frangente ci si ricordava di essere semplici ospitati.

È stato bello ubriacarsi con gli anziani dopo la Messa delle 17… eran le 19.30 e il problema più grande dopo essermi deliziato dei racconti a me antichi che soavi giungevano come sogni raccontati, carezze di piume per le orecchie… il problema più grande era rincasare per la cena che il sol pensiero intriso di alcool me la faceva rigurgitare prima di averla consumata… ma il mio amore, clemente, lasciava che prima russassi fino a tarda sera sulla mia poltrona rossa damascata di bianco con castelli scozzesi.

Perciò era bello, come era bello il Natale con quel suo intrigarsi nel profondo dell’animo e farti vedere mille luci in paese e mille nel cuore… la Pasqua che se non credi nel Risorto credi quello che ti da la gioia della Primavera lasciava nell’anima un profumo di palma e rosa… il periodo delle feste comandate, dove anche si commemori una guerra vissuta dai Bersaglieri, al suon della fanfara una lacrima scappa anche a chi non ha fatto il servizio militare.
Un invito a matrimonio era una ricorrenza speciale, di rigore abito nuovo e cercare di essere il più simpatico degli invitati, almeno di lasciare un ricordo… che qualcuno lo rendeva indelebile dopo aver ingurgitato fiumi di alcool.

È stato bello, perché la vita è bella e va vissuta al meglio delle possibilità proprie che non c’entrano nulla con il denaro… quello non aiuta… confonde.
Il presente lo stiamo vivendo ed è qualcosa di negativo che viaggia nell’aria, quello che sporca la mente di cattivi pensieri… è qualcosa nell’aria che se ne sta finalmente andando con il vento che lo portò. Il cuore ringrazia se si smette di pensare al presente, fare ricordo dei momenti migliori del passato per preparare un futuro ancora più bello.

Il fiore nascosto 2021

Ogni giorno abbellisco il mio giardino, e memore di un ricordo adolescente, aggiungo un fiore là dove è l’angolo più nascosto.
Papà diceva sempre che il lavoro più bello deve sempre essere svolto dove non si vede, perché dove si vede e persino troppo facile far bene.
Come dire che far del bene non va mostrato come un trofeo della propria persona, se meriti lo sapranno gli altri e ancora prima lo sa Dio. che è la più bella garanzia che il fiore nascosto sia il più bello del giardino.
Deporre un fiore in un angolo nascosto, e come ci si rivolgesse con fare ‘sacro’ a dire che il bello è anche dove non si vede… e io, il mio Dio. non l’ho mai visto.

È dire che quel bel fiore sorride alla spinosa mora che è nata ribelle e si insinua in ogni dove, sorride alle erbacce e le cicorie in fiore. Sorride a tutte e a tutti quel bel fiore nascosto, e dice loro, io son bello ma fragile e la mia bellezza svanirà presto, se non mi colgono gelate di freddo polare, sarò ancora tra voi un altr’anno, qui, nell’angolo nascosto.
Con voi erbacce che mi avete protetto dall’impeto del vento e dalle sferzate di acqua e gelo che arrivavano dalle colline.
Io sono un fiore bello, ma sono ancor più fragile in un angolo nascosto.
Ho bisogno di amici, e perché non il rovo, sterpaglia e la cicoria in amore?
Abbiamo tutti bisogno di “Qualcuno” in ogni momento.
Ognuno si scelga l’appartenenza su questa terra che ha guidato il suo cuore nel corso della sua esistenza e faccia appello al senso di comunione fraterna.
Siamo in un angolo nascosto, difficile da individuare ma volando sulle ali dell’etere il male ci ha trovati lo stesso.
Allora non resta che chiedere la collaborazione del rovo di more, dell’erbaccia selvaggia e la cicoria che in primavera mostra il suo sole più bello.
Con loro, con la fede e speranza Vinceremo. E Ognuno pensi e preghi il suo Dio. compresi quelli che osano pensare di esserlo… sono già perdonati. Vinceremo, e saremo tutti migliori dentro.

Ti vedo

Ti vedo nello sguardo di un cane o in un merlo che rovista tra l’erba dopo un temporale scemato alla ricerca di cibo.
Ti vedo nel bel operare degli uomini e ti vedo tra le stelle, le nuvole in cielo.
Ti vedo nell’acqua di un torrente che ruba disgelo e ti vedo tra le cime dei monti innevati da un bianco candore.
Ti vedo nel verde di un prato a primavera e nei fiori che ha partorito, ti vedo in un matrimonio che genera figli dell’Amore… ti vedo dappertutto mio Gesù.

Un Amico di giorni felici

Come è difficile sapere come sarebbe stata la nostra fotografia.

Tra persone inconsapevoli e alberi pieni di foglie.
Tra un suonatore di fisarmonica e sole.

Sedie impagliate davanti ad una tavola imbandita.
Bimbi che si rincorrono facendosi male giocando ai cappelloni.

Da noi si chiamavano così i cowboy.
Senza un ritorno pieno di polvere per abbracciare chi bionda e pettinata gli correva incontro dopo aver messo le vacche nel recinto.

Come è bello sapere di avere facile o partita vinta.
Sorridere a salve tra mille viaggi nel deserto.

Ma ci avvicina la fortuna o tutto quello che vuoi.
Ma ci avvicinano le cose che fanno anche piangere e le occasioni.

Tra persone inconsapevoli e alberi pieni di foglie.
Tra un suonatore di fisarmonica e sole.

Tu che dai le carte e io che ho perso fantasia e giudizio.

Bella la nostra fotografia… Gigi

Ed è una storia che riguarda Te, compresa come si comprende il vivere, per chi è abituato a soffrire ma anche a gioire, si scrisse un libro insieme per questo motivo… per il motivo o per meglio dire l’’ideale di ognuno da ricercare in due mondi di fantasia diverse l’una dall’altra… e ci incontrammo, e ora non più, l’uno che l’altro siamo molto impegnati con i nostri fastasmi del passato che non ci lasciano stare… almeno si riconducano al cuore con un dolce pensiero di tanto in tanto… Annibale

Riflessioni di vita quotidiana

La tv non è sempre spazzatura, a volte capita di imbattersi in un canale di buona cultura generale che trasmette messaggi di un voler narrar una parte di storie di vita odierna.
Tv contemporanea quindi, trasmissioni televisive fra le mille a disposizione e questa è la storia dei giorni nostri che narra del transito di milioni di passeggeri aerei in tutto il mondo.
Solitamente sono più sorvegliate le nazioni che producono clandestinamente la droga e perciò trafficano allo sdoganamento oltre confine e per far ciò si servono di disperati in cerca di facile guadagno… queste persone vengono imbottite di sostanze stupefacenti nascoste tra gli abiti, quando non la inghiottono per poterle defecare dal loro involucro che in genere è un profilattico, oppure la occultano ben nascosta in doppi fondi nel bagaglio da viaggio.

Tutto questo avviene negli aereo porti di tutto il mondo, e per non farci mancare nulla, si traffica anche di medicinali che per la maggior parte dei casi, miscelati in misura smodata, fungono da potenti droghe allucinogene… ma anche di contanti in valuta sicura… milioni di pesos in cambio di poche migliaia di dollari, non di meno si traffica in animali esotici, per la maggior parte a rischio di estinzione, come si portasse una giraffa nel giardino di casa a Bolzano o avere per cucciolo un S. Bernardo a Rimini.

Molte le trasmissioni televisive che hanno toccato l’argomento di sorveglianza speciale negli aereo porti e manco a dirlo, le prime a diffonderle sono stati gli Americani con il loro mezzo secolo e poco più di stati… la maggior parte del sud è piena di contadini che grazie al clima e alla fame, coltivano canapa indiana o coca, ecco che molte stazioni aeree sono munite di squadre speciali di militari addetti all’individuare questi loschi e proibiti ‘traffici’. Policìa, Police, Politie, Polìcia e altre polizie locali e affiliate.

Tutte brave persone, almeno quelle viste in tv, persone che fanno il loro dovere e con molta umanità, comprendono per la maggior parte delle situazioni, che le persone sospette fermate al terminal d’imbarco e poi trovate con le mani nel sacco, sono vittime di criminali che li hanno illusi di facili guadagni, quando addirittura non sono stati costretti da un vile e pregevole ricatto.

Tutte brave persone i poliziotti di quegli aereo porti.
Italia, Aereo imbarco di Fiumicino, Roma… Polizia aereo portuale, fermano un sospetto… un giovanotto sulla trentina, viene accompagnato severamente in un posto dove viene interrogato e ammonito severamente… tanto severamente che appena scoperto la natura del sospetto ora divenuto certezza, e pur essendo evidente la manipolazione psicologica sullo sventurato trentenne gli viene detto subito quanti anni di galera si prenderà quella persona.
Gli viene detto con sguardi severi di chi la notte prima è stato respinto dal talamo, o da chi pensa di essere cornificato, una cattiveria che supera di gran lunga la polizia del cartello di Medellín in Colombia.
Polizia di frontiera aereo portuale Italiana… speriamo non si arrivi ad avere agenti che mettono a terra un extracomunitario con un ginocchio alla gola per 9 minuti in modo da soffocare il fermato.